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domenica 2 giugno 2013

I medici del Sol Levante, gli esperimenti segreti giapponesi 1932-1945


TITOLO: I medici del Sol Levante, gli esperimenti segreti giapponesi 1932-1945
AUTORE: Daniel Barenblatt
CASA EDITRICE: Rizzoli
PAGINE: 302
COSTO: 15 €
ANNO: 2004
FORMATO: 23 cm X 18 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788817001397

Dal 1932 al 1945 più di 500 mila persone furono uccise ad opera delle truppe imperiali tramite armi biologiche, il programma di guerra batteriologica era affidato al generale Shiro Ishii, creatore e comandate dell'Unità 731.
Il Giappone utilizzò per la prima volta nella storia dell'umanità armi biologiche su vasta scala in tutte le nazioni invase, ma in particolare in Cina. Nel 1997 alcune vittime cinesi intentarono causa al governo giapponese allo scopo di ricevere un risarcimento e le scuse ufficiali dallo Stato nipponico. La corte giapponese respinse le loro richieste pur ammettendo i fatti.
L'unità 731 aveva vari laboratori, chiamati anche “squadre”, per produrre gli agenti patogeni: la squadra Ejima produceva il bacillo della dissenteria; la Tabui il tifo; la Setogawa il colera. I germi erano rilasciati dell'aria o nei pozzi d'acqua, oppure iniettati negli alimenti (poi distribuiti gratuitamente); infine inoculati direttamente nei prigionieri, anche tramite finte vaccinazioni (anche su bambini e neonati). Per attuare questo sterminio fu necessaria la partecipazione attiva, oltre che dei militari, di migliaia di scienziati e medici civili, costoro dopo la guerra tornarono quasi tutti ad una normale vita, privata, accademica e professionale, senza che nessun tribunale si occupasse mai di loro (tranne una sparuta minoranza).
Oltre alle testimonianze del processo cominciato nel 1997 in Giappone il saggio riporta alcune inchieste giornalistiche e le testimonianza dell'unico processo militare all'Unità 731, quello compiuto dai sovietici a Habarovsk nel 1949. I fatti emersi in tale processo furono bollati come propaganda comunista dagli Stati Uniti, nei decenni successivi si comprese che quelle prove erano autentiche, e che la difesa americana era una menzogna con uno scopo ben preciso.
Ancora oggi il Giappone, oltre a rifiutarsi di scusarsi per tali operazioni, non rende pubblico nessuno dei suoi documenti segreti in merito alle Unità 731.

Il primo capitolo racconta la storia dell'ideatore del programma di guerra batteriologica giapponese, il dottor Shiro Ishii, che a tale scopo costituì le Unite 731. Il dottor Ishii fin dal 1927 ebbe “l'illuminazione” di usare le armi biologiche, nonostante il Giappone avesse firmato nel 1925 il divieto al loro usa, anche se non aveva ratificato il trattato. Questa sua prima proposta al governa nipponico fu respinta, in quel periodo il primo ministro era Giichi Tanaka, e i militari non avevano ancora preso totalmente il potere. Inoltre nelle guerre precedentemente combattute dal Giappone (1894/95 e 1904/05) i prigionieri nemici furono sempre trattati con rispetto, ma il dottor Ishii riteneva lecito (ed utile) utilizzare esseri umani come cavie da laboratorio. Purtroppo il dottor Ishii era molto ambizioso e sognava di guidare un apparato segreto di guerra batteriologica, con tutti gli onori che ciò avrebbe comportato, quindi non rinunciò. Il dottor Ishii proveniva da una ricca e antica famiglia aristocratica, e sviluppò profondamente un naturale disprezzo per i suoi non pari, inoltre era dotato di un'intelligenza eccezionale, che utilizzò nel peggiore dei modi. Ishii divenne un personaggio importante quando inventò il filtro Ishii (gli diede il suo nome), che permetteva ai soldati di bere qualsiasi tipo di acqua trovata in combattimento, in modo da evitare l'insorgere di malattie, il filtro Ishii evitava al soldato di dover bollire l'acqua reperita. Ishii era molto stravagante, e con una personalità ben poco giapponese, per dimostrare l'efficacia del suo filtro arrivava ad urinare e bere di fronte a chi doveva valutarlo la sua urina filtrata.
Dopo il rifiuto del governo Tanaka ad istituire un corpo di guerra batteriologica Ishii partì per un lungo viaggio in varie nazioni del mondo, allo scopo di approfondire il tema della guerra batteriologica. Al suo ritorno in patria nel 1930 il governo Tanaka non c'era più, ed il clima è diventato favorevole alle sue idee. Ancora nel 1931 gli studi di Ishii erano di carattere difensivo e senza esperimenti sugli uomini, ma in quel periodo già affermava che: “Ci sono due tipi di ricerca sulle armi batteriologiche, A e B. A è la ricerca finalizzata all'offensiva, B è ricerca difensiva. Lo studio di vaccini è di tipo B, e questo si può fare in Giappone. Tuttavia, la ricerca di tipo A può essere condotta all'estero.”
Le armi di tipo A furono sperimentate in Manciuria dal 1932, nella città di Harbin, ma secondo Ishii questo primo centro, essendo posto in città, non consentiva la segretezza, quindi ottenne l'apertura di un secondo centro in un luogo più isolato, il villaggio di Beiyinhe. Ishii usava il codice “Unita Togo” per identificare le sue sperimentazioni. I prigionieri destinati ad essere cavie ricevevano un trattamento più che buono per quei tempi, ed erano nutriti accettabilmente, ma tutto questo era dovuto al desiderio che i risultati degli esperimenti non fossero inficiati dal loro stato precario di salute. Anche se, dopo tutti gli esperimenti biologici, le vittime fossero sopravvissute le aspettava un'iniezione di cianuro, nessuno poteva e doveva rimanere in vita. Di certo i prigionieri delle Unità 731 furono sottoposti ai seguenti virus: l'antrace, la peste bubbonica, il tifo, il paratifo, il tetano, il colera, la gangrena gassosa, la differite, la pertosse, la tularemia, la dissenteria, la salmonellosi, la scarlattina da streptococco A, la meningite batterica, la tubercolosi, l'encefalite delle zecche, la sifilide, la febbre gialla, la meningite virale, la polmonite virale, la febbre emorragica Songo, il vaiolo, l'epatite A e B.
Gli esperimenti esulavano anche dalla guerra batteriologica, lo scopo era di sperimentare qualsiasi cosa, per quanto sadica ed assurda. Per esempio un test prevedeva la valutazione di quanto sangue si poteva prelevare da un corpo umano prima che questo morisse per ipovolemia. Molti morirono per elettrocuzione, altri per i tentativi di trasfusioni sanguigne tra animali (di solito cavalli) ed umani. Per analizzare gli organi dei prigionieri infettati questi erano sezionati vivi, senza anestesia, per impedire che l'anestesia potesse alterare i risultati. A Beiyinhe era presente un efficiente forno crematorio per liberarsi dei corpi, ben prima di Auschwitz.
I campioni di tessuti e organi umani con i relativi risultati erano inviati regolarmente presso l'università di Kanagawa a Tokyo, inizialmente gli scienziati di Tokyo non compresero cosa succedesse a Beiyinhe, in breve, però, compreso la natura di quegli esperimenti, non protestarono. Nel 1933 il generale Saburo Endo ispezionò il centro di Beiyinhe, valutò il centro superbamente e considerò il costo di 200 mila yen non irragionevole visti i risultati ottenuti. Inoltre affermò il suo stupore ed ammirazione per un luogo dove scienziati e medici erano liberi di sperimentare qualsiasi ipotesi e dare sfogo a qualsiasi curiosità senza il benché minimo vincolo etico. Gli esperimenti di Beiyinhe furono anche filmati, e dal 1935 mostrati ai livelli di comando superiori, come Hideki Tojo.
Nel 1940 Ishii fece riprendere le operazioni aeree di bombardamento biologico della città di Ningbo, l'agente biologico era la peste bubbonica, l'obbiettivo erano civili inermi. Questo filmato fu fatto visionare ad una platea importante, alcuni degli scienziati più famosi del Giappone, generali e membri della famiglia imperiale, tra cui il principe Takeda e il principe Mikasa, rispettivamente cugino e fratello dell'imperatore Hirohito.
Nel 1934 dal centro di Beiyinhe ci fu una fuga di circa 20 prigionieri, questo fece decidere a Ishii di radere al suolo il centro perché poco sicuro. Nel 1936 Hirohito autorizzò il rafforzamento dell'Unità Togo di Ishii. Da quel momento furono costruiti numerosi centri di ricerca, posti, però, il luoghi poco accessibili, in ciascuno di questi centri lavoravano dalle 100 alle 500 persone, fino ad arrivare a 3000, il quartiere generale era posto a Pingfan. Nel 1941 il complesso di Pingfan fu ufficialmente nominato “Unità 731”. Secondo la testimonianza resa al processo di Habarovsk dal generale Ryuji Kajitsuka (uno dei sostenitori di Ishii) l'Unità Ishii (poi Unità 731) fu creata su ordine di Hirohito del 1936. Pingfan, dove lavorava Ishii, era così importante che il suo personale arrivò fino al numero di 1000 persone, tra cui medici e ricercatori provenienti dalle migliori università. In occasione dell'apertura di Pingfan Ishii proferì questo discorso: “La nostra missione divina di medici è di sfidare tutti i microrganismi patogeni; di bloccare loro tutte le possibili vie d'accesso al corpo umano; di annientare tutta la materia estranea che vive nel nostro corpo e i individuare la terapia più efficace. Tuttavia, il lavoro di ricerca che ora intraprenderemo è all'esatto opposto di questi principi e potrà essere causa di tormento per le nostre coscienze di medici. Ciò nondimeno, io vi chiedo di condurre queste ricerche mosso da una doppia aspirazione: in primo luogo, in quanto medico, dal desiderio di fare qualsiasi sforzo per trovare la verità nelle scienze naturali, nella ricerca e nella scoperta del mondo sconosciuto; in secondo luogo, in quanto soldato, dalla volontà di costruire con successo un'arma potente contro il nemico.”
Ma nel centro di Pingfan c'erano anche tutte le comodità per i medici e le loro famiglie, vicino a strutture dedite allo sterminio e alla tortura sistematica. Si stima che in totale, dalla sua costituzione fino al 1945, le Unità 731 arrivarono ad impiegare fino a 20000 persone provenienti da tutti i campi scientifici. Con un così alto numero di persone coinvolte è palese che il tipo di esperimenti svolti da Ishii fosse conosciuto in gran parte delle università giapponesi, senza contare l'apparato burocratico/amministrativo.
Ishii chiamava le vittime dei suoi esperimenti “il prezioso materiale umano” per gli esperimenti.
Uno dei luoghi più terribili di Pingfan era la prigione centrale, l'edificio Ro, diretta dal fratello di Ishii. In questa struttura potevano essere imprigionati fino a 400 tra uomini, donne e bambini. Ufficialmente, per la popolazione cinese della zona, il centro di Pingfan era una semplice segheria, quindi il personale giapponese iniziò a scherzare sul fatto che allora i prigionieri erano pezzi di legno. Infatti i prigionieri erano chiamati col termine di “maruta”, cioè “pezzo di legno”. Il tecnico Yoshio Shinozuka ricorda un modo di dire molto comune: “Quanti pezzi di legno hai segato oggi? Nel mio laboratorio ne abbiamo segati due!”.
Viene riportata la testimonianza di di Naokato Ishibashi fatta negli anni 90 sul suo “lavoro” a Pingfan. E' riportata anche la testimonianza di Kiyoshi Kawashima al processo di Habarovsk riguardo al trattamento subito da una donna russa e a suo figlio di 2 anni.
Nel 1994 la giornalista giapponese Rumiko Nishino scoprì il tipo di esperimenti riguardanti le malattie veneree a cui erano sottoposte le donne. Inizialmente le malattie veneree erano iniettate, ma il risultato era insoddisfacente, quindi si passo ad obbligare uomini infetti ad avere rapporti sessuali con donne sane, che venivano “seguite” durante tutta la malattia. Alcune erano vivisezionate vive per verificare il progresso dell'infezione, ad altre era permesso portare a termine la gravidanza, in modo da analizzare meglio il figlio infetto.
L'Unità 731 si occupava anche dei metodi per infettare le popolazioni, bombe speciali, contaminazioni delle fonti idriche, uso di insetti come le pulci o di ratti infetti.
L'Unità 731 studiava e produceva anche i vaccini, sia per i militari che per i civili, ovviamente nipponici. Vaccini, che dopo essere stati sperimentati su cavie umane, erano prodotti e venduti dalla case farmaceutiche giapponesi. Furono pubblicati oltre cento articoli su riviste scientifiche per illustrare i risultati degli esperimenti su questi vaccini, ovviamente non potevano scrivere che le cavie fossero umane, infatti riportavano che erano scimmie. Nonostante ciò era facile capire la verità, infatti quando la scimmia era umana era riportata come scimmia generica o “scimmie della Manciuria”. Ma anche quelli che non conoscevano la fama di Ishii o di Naito (che di solito firmavano questi articoli scientifici) avrebbero potuto intuire la verità. Per esempio in uno di questi articoli si riportava la temperatura corporea di una di queste scimmie, 40,2 gradi, nessuna scimmia può raggiungere queste temperature, invece l'uomo si.
Ishii fu il creatore anche degli incubatori per generare gli agenti patogeni, quelle che vennero chiamate “le stufe Ishii”.
Per diffondere i germi patogeni le normali bombe per agenti chimici si rivelarono inadatte, l?unità 731 sperimentò nuovi proiettili più efficaci, come la bomba HA, la bomba Uji e “Uji modello 50”. Dal 1939 al 1945 oltre 2000 bombe “Uji modello 50” furono sganciate su essere umani. Esisteva anche un modello di bomba Uji con le pareti in ceramica, da usare come proiettili da artiglieria. Nel 1943 ci furono 2 epidemie di colera nelle province di Yunnan e Shandong, in entrambe morirono circa 200 mila civili, le due epidemie furono provocate da attacchi biologici dell'Unità 731. Nei vari centri delle Unità 731 furono uccise in esperimenti circa 20000 prigionieri, solo a Pingfan circa 3000.
Molti esperimenti dell'Unità 731 erano mossi solo da una domanda: “Che cosa succederebbe se facessimo questa cosa d una persona?”.
Ad un prigioniero vennero amputate le mani ed riattaccate la destra al posto della sinistra e viceversa. Altri erano appesi per i piedi per vedere in quanto tempo morissero, altri furono bolliti, altri morirono dentro un'enorme centrifuga, altri furono esposti a livelli letali di radiazioni, ad altri fu iniettata urina di cavallo nei reni.
Durante il processo di Habarovsk il tenete colonnello Toshihide Nishi testimoniò sugli esperimenti riguardanti l'assideramento. Per poter compiere tali esperimenti anche in periodi non invernali fu costruito un laboratorio per il congelamento, dove le temperature potevano arrivare a meno 70 gradi. Poi c'erano gli esperimenti sulla disidratazione e sulla denutrizione. Inoltre c'era un test specifico che induceva la disidratazione per mezzo di flussi di aria calda che trasformavano le vittime in mummie.
Oltre a Pingfan esistevano numerosi altri centri dell'Unità 731, alcuni erano specializzati in un preciso aspetto della guerra biologica. L'Unità Songo, anche Unità 673, si occupava della febbre emorragica ed allevava grandi quantità di pulci, ma anche topi infetti e roditori selvatici infetti. L'Unità 543, situata vicino alla frontiera sovietica e in altre 2 città, si occupava di esperimenti su gruppi isolati di civili. L'Unità 731 di Dairen fu chiamata Istituto Sanitario della Ferrovia della Manciuria del sud, ed assieme alle Unità 731 di Harbin e Mukden avevano un compito strategico antisovietico. Una delle Unita 731 più importanti era l'Unità 100 (o Unità Wakamatsu), che si occupava della guerra biologica contro animali e piante, cioè bestiame e raccolti, in modo da affamare le popolazioni ostili. L'Unità 100 era diretta da Yujiro Wakamatsu, vi lavorava un personale di circa 800 persone. Oltre alla distruzione dei raccolti e del bestiame l'Unità 100 faceva esperimenti sui prigionieri. Furono scoperte 2 raccolte di referti riguardanti numerose autopsie, il “Rapporto A” e il “Rapporto G”. Nel primo c'erano i casi di 30 persone infettate con l'antrace, nel secondo di 21 prigionieri infettati con la morva. Questi rapporti erano precisi e maniacalmente dettagliati riguardo lo svilupparsi della malattia fino alla morte e relativa autopsia (oppure dell'autopsia mentre il prigioniero era ancora in vita), ma mai ci sono i nomi, solo numeri, “Paziente numero...”.
Il 18 aprile del 1939 Ishii creò un'altra Unità 731 nella città di Nanchino, che era stata appena occupata dai giapponesi, si chiamava Unità 1644, comandata da Tomosada Masuda. Vi lavoravano circa 1500 persone e si occupava di produrre batteri e pulci infette. Tra l'Unità 1644 e il Kyu Ken, una divisione dell'esercito sulle armi segrete chimiche, si sviluppò una forte collaborazione. Ai prigionieri erano iniettati veleni di serpente (anche quello del cobra), la tossina del pesce palla Fugu, l'acido cianitrico, solventi come l'acetone. Viene riportata la testimonianza del 1997 di Hiroshi Matsumoto.
La posizione dell'Unità 1644 era ottimale per attacchi biologici in tutta la Cina, in merito è riportata la testimonianza di Tsuro Nishishima.
Il primo combattimento in battaglia dell'Unità 731, e non più contro inermi civili, avvenne durante l'attacco nipponico contro i sovietici nel 1939 a Nomonhan. Il debutto fu un fallimento, ma Ishii fu decorato e Hirohito decretò un aumento di personale e fondi per le Unità 731.
E' riportata la memoria scritta del missionario statunitense Archie Crouch, che viveva a Ningb, bombardata dall'Unità 1644 e /31 di Pechino con le pulci della peste.
Nel 1940 Ishii e l'Unità 100 diffusero i batteri del colera a Changchun, dopo che la gente si ammalò Ishii insistette con le autorità locali per inoculare il vaccino, che era anch'esso infettato. Il veterano Tsuro Shinohara racconta di un'operazione a Jilin, in cui i batteri della peste furono iniettati in dolciumi, poi regalati ai bambini cinesi.
La mente di Ishii diede vita alle Unità per la purificazione dell'acqua mobili (UPA), che oltre a diffondere batteri rapivano i contadini cinesi vivisezionandoli in loco. C'erano 13 grandi unita UPA e più di 40 UPA più piccole.
Il dottore Ken Yuasa nel 1993 raccontò delle sue vivisezioni senza anestesia sui prigionieri vivi.
E' riportata la storia degli attacchi biologici nipponici nella zona di Zhejiang. Nel 1942 le Unità 731 e 1644 attaccarono la città di Baoshan col colera, ci furono circa 200 mila vittime. L'Unità 113 si occupò di contaminare la provincia dello Yunnan, che ra una via per i rifornimenti antigiapponesi, la zona fu così tanto infestata da impedire il suo uso per i rifornimenti e permettere alle truppe giapponesi di spostare le truppe ivi dislocate perché inutili, per Ishii fu un grande successo.
Sempre nei pressi di Baoshan le Unità 113 e 1644 si unirono con l'Unità 8640 (o Unità Nami). Lo scopo era una nuova tattica per espandere il contagio, prima si infettava la popolazione, poi si bombardava la città radendola al suolo, in questo modo la popolazione sfollata fuggiva nelle città vicine contagiando altre persone.
L'Unità 100 colpì la popolazione cinese anche dopo la resa nipponica. Ovviamente i germi dispersi dalle Unità 731 non cessarono di vivere al momento della resa, ancora negli anni 2000 si trovavano roditori positivi ai test sulla peste diffusi dai giapponesi.
Le vittime di questa guerra batteriologi per difetto furono almeno 580 mila.

L'ottavo capitolo del libro cerca di rispondere alla domanda: “Gli Usa sapevano?”.
I soldati statunitensi ed alleati furono sottoposti agli esperimenti delle Unità 731, ma durante la guerra gli Usa sapevano degli esperimenti giapponesi? Il rapporto scientifico cinese del 1942 chiamato “Rapporto Chen” denunciava l'attività di guerra biologica nipponica, inoltre fu pubblicato un articolo di 2 medici occidentali, King e Pollitzer, che denunciava la medesima pratica. Senza contare che man mano che gli Usa riconquistavano territori e facevano prigionieri giapponesi venivano a conoscenza del programma di guerra batteriologo, degli esperimenti su cavie umane e dell'esistenza di Ishii.
Perché queste informazioni non furono pubblicizzate sugli organi di stampa americani o inglesi?
Firmata la resa gli americani mandarono in Giappone Murray Sanders allo scopo di ottenere informazioni scientifiche sulla guerra biologica giapponese. Ad accoglierlo fu il dottor Naito, uno dei più stretti collaboratori di Ishii. Inizialmente Naito ammise le loro ricerche nel campo batteriologico, ma negò categoricamente fosse mai stato posto in atto o sperimentato su persone. Naito chiedeva a Murray l'immunità per i membri delle Unità 731 in cambio della consegna di tutti i risultati scientifici accumulati in quegli anni. Sanders informò MacArthur che accettò lo scambio, immunità ed anonimato per chi confessava e consegnava la documentazione scientifica. In quello stesso periodo i sovietici chiesero la consegna di Ishii, non solo gli usa rifiutarono di consegnarlo e di non processarlo mai, ma posero il segreto su tutte le attività dell'Unità 731.
L'ultimo capitolo si concentra sulla vita normale che i membri delle Unità 731 condussero dopo l'immunità statunitense.
In questo contesto è trattata l'ipotesi che Ishii si recò in Corea nel 1952, durante la guerra di Corea, per aiutare gli Usa in vari attacchi biologici contro le truppe comuniste. Sono riportate le accuse del periodo con annessi fatti (ipotetici?).
In quest'ultimo capitolo sono riportate le attività, anche di successo, che i membri (con nome e cognome) dell'Unità 731 svolsero dopo la guerra.


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