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martedì 27 aprile 2021

Cartoon Rock, quando la musica si anima


TITOLO: Cartoon Rock, quando la musica si anima
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 206
COSTO: 16 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892770089


Tengo sempre d'occhio le case editrici che pubblicano libri sugli anime, e mi stava sorprendendo che Valeria Arnaldi non avesse pubblicato nulla per la collana "Ultra Shibuya" dalla fine del 2019, solo che controllavo la fonte errata. Questa volta ha pubblicato un libro per una nuova casa editrice, la Arcana. 
Mi pare giusto ricordare il mio pregiudizio sui titoli della "Ultra Shibuya", leggendo le altre recensioni al link li si potrà capire più dettagliatamente la mia critica, che riepilogo:
quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paiono esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.

Con la nuova casa editrice era cambiato il trend?
Intanto il costo è sensibilmente minore, da 23 euro (costo dei sui ultimi due libri) a 16 euro, probabilmente dovuto alla carta non patinata, al formato leggermente più piccolo e alle immagini in bianco e nero. 
Su 206 pagine 31 di queste hanno immagini senza scritto, ed altre 30 hanno immagini con scritto, ben quasi 100 pagine sono scritte completamente, un record. 
Restano le immagini senza didascalia, c'è poco meno di una pagina e mezzo di bibliografia, ma manca la sitografia, che avrebbe dovuto (secondo me) comprendere varie pagine di Wikipedia sul mondo delle idol, quindi le "wikipediate" restano presenti (a mio avviso). Le lunghe frase ad effetto supercazzola non mancano, che non vuol dire "concetti errati", ma tante righe per rimarcare più volte la stessa cosa.
Quindi cambiare la casa editrice aveva portato qualche miglioramento, ma non molti. 
Solo che la Arcana è un marchio "LIT Edizioni", quindi è una "Ultra Shibuya" con un altro nome e meno costosa   ^_^
La Arcana, guardando il suo catalogo di libri on line, si occupa di musica.
Mi rendo conto che fino ad ora non ho trattato ancora il tema del libro: musica ed animazione.

Ho scritto più volte su questo blog che il connubio musica/sigle(BGM (che pochissimi trattano) ed anime è uno dei temi poco trattati dalla saggistica, e forse qualche appassionato con conoscenze musicali dovrebbe provare a scrivere qualcosa di organico. Spero che prima o poi ciò capiti.
Questo libro si occupa di tutta l'animazione che ha usato la musica come soggetto o nella trama, allargando la platea all'animazione statunitense, ma comunque la parte su quella giapponese è maggioritaria (lo dimostra la copertina). Solo che lo scritto non procede per tutte le pagine con il medesimo criterio. Quando si tratta l'animazione americana (dal dopoguerra agli anni 70) all'inizio del libro si citano le canzoni che ebbero successo, o comunque sono riportati i nomi delle musiche. Quando si passa all'animazione giapponese si leggono quasi sempre le sinossi dei vari anime o lungometraggi, la singola "song" nipponica non è più quasi presa in considerazione. 
Quindi ci si ritrova a leggere titoli e titoli di anime con la trama ed eventuali momenti importanti della serie, in pratica una selezione di serie animate giapponesi con soggetto musicale. Esiste il genere shojo, shonen, majokko etc. etc. e pure quello musicale. E' comunque una selezione per genere (fatto che ha un suo interesse), ma non mi aggiunge nulla dal punto di vista musicale, come, invece, qualcosa si era letto per il versante statunitense.
Dei 22 capitoli del libro quelli a tema animazione giapponese sono:
Kiss me Licia; Nel cielo dal gran manto blu (Creamy); Da adorare (le idol, anche animate); Dall'infelicità fino ai riflettori... e alla morte (il suicidio...); Nuovi idolo (altre serie con idol o musica); Il potere del canto (musica e combattimenti); Vocazione e competizione ("Piano Forest" e "Bugie d'aprile"); Passione & Professione ("Nana" e "Carole & Tuesday"); Hatsune Miku (le idol virtuali, vocaloid). 

Mi pare di aver notato che la pagina di Wikipedia sulle idol abbia dato molti spunti al libro, ognuno valuterà in prima persona se io sia in errore:

domenica 16 febbraio 2020

Dagli Antenati ai Pronipoti i fumetti di Hanna & Barbera




TITOLO: Dagli Antenati ai Pronipoti i fumetti di Hanna & Barbera
AUTORE: Alberto Becattini e Alessandro Tesauro
CASA EDITRICE: Alessandro Tesauro Editore
PAGINE: 265
COSTO: 22,9€
ANNO: 2019
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788886819305

Non sono un fan dei fumetti di "Hanna & Barbera", da bambino penso di averne sfogliati al massimo una decina di numeri, semplicemente preferivo i cartoni animati, inoltre sono un po' più piccolo degli autori, che ricordano la prima trasmissione alla Rai di un cartone animato dello studio statunitense.
Nonostante ciò ho comprato il libro, in quanto è una esauriente trattazione del mercato editoriale italiano della "Hanna & Barbera", e non solo sul versante fumettistico, sono presenti anche gli album di figurine e i cartonati (libri illustrati).
Nella prima parte del libro si effettua un commento sullo studio di animazione, le pubblicazioni di fumetti e lo sbarco editoriale in Italia, non mancano le notizie inerenti l'animazione sulla Rai, compresi gli spot di Carosello prodotti da studi italiani.
La seconda parte è un particolareggiato index su tutto quello che venne pubblicato in cartaceo.
A mio avviso il libro si integra bene con un altro titolo più di carattere saggistico:
Hanna & Barbera, i personaggi le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva

Forse il prezzo del libro è un po' altino, considerando che gran parte di esso è formato da un index, e le immagini, tranne una parte finale a colori, sono tutte in bianco e nero.


venerdì 13 dicembre 2019

"Hanna & Barbera Show" - Album figurine Panini 1978


Prima dello sbarco sul suolo terrestre italico di Goldrake & company, l'album di "Hanna & Barbera Show" era il mio preferito in assoluto, visto che conteneva i personaggi che allietavano i nostri pomeriggi televisivi
Le figurine totali sono 263 (salvo un mio errore di conteggio), e quindi non "quasi 300" come ci dicono Hanna e Barbera in seconda pagina, però considerando che il formato dell'album è da 10 cm x 26 cm, con 32 pagine disponibili per attaccare figurine, ogni singola pagina era ben piena.
Sono presenti sia i singoli personaggi nella classica figurina rettangolare, tipo campionato di calcio, che le figurine di "porzioni di scenari", che erano quelle che un po' detestavo, in quanto, se posizionate male, rendevano la tavola assai brutta.
L'album non contiene trame di episodi come avverrà con i cartoni animati giapponesi, ma vi sono presentati i personaggi di ben 32 serie della casa di produzione hollywoodiana.
Tra i personaggi dell'album sono presenti alcuni comprimari che penso di non aver mai visto, tipo Eufrasia(...) in "Ginxi, Pixi e Dixi", ma c'è pure qualche intera serie che non rammento, come "Tornado Kid".
La presenza di questi personaggi secondari, come la doppia pagina per i "Figli degli Antenati", che non mi pare da noi godessero di grande fama e repliche televisive, mi fa sorgere il dubbio che l'album possa essere una riproposizione in chiave italica di una versione statunitense, ma con il testo sotto la figurina che tenga conto del doppiaggio italiano.
Infatti per Napo Orso Capo si può leggere:
"Con il suo inconfondibile accento partenopeo maschera la volontà di emergere come capo".



Yoghi e Bubu, i figli degli Antenati, i Pronipoti e Wachy Races (chiamata "Le corse pazze") hanno una doppia pagina, come doppia è il bello scenario della pagina centrale di una domenica a Bedrock.
Questo sopra è un esempio di quello che io intendo per pagina con figurine di "porzioni di scenari".
Dovevi far combaciare tutti i lati della figurina con il contesto disegnato, sperando che le proporzioni fossero corrette, infatti capitava, non di rado, che da una parte i margini combaciassero, e da un altro lato no... assai frustante... anche perché, una volta appoggiata la figurina, rischiavi non ti si staccasse più, oppure rovinasse la carte della pagina... brutti ricordi   ^_^




Difficile, anzi, quasi impossibile stilare una classifica dei personaggi Hanna & Barbera preferiti, ma basandomi solo su quelli di questo album, posso almeno declamare quello che non mi garbava per nulla: Braccobaldo...
Eppure era il testimonial della casa di produzione...
La mia top five, tra quelli qui presentati, non può altro che essere:
Lupo de Lupis (che mi ha ispirato nelle fregature della vita...);
gli Antenati (Wilma dammi la clava!);
Dastardly e Muttley (medaglia medaglia medaglia);
Napo Orso Capo (un orso partenopeo con la capigliatura afro: irraggiungibile);
Wachy Races 

Menzione speciale per Svicolone  ^_^

giovedì 8 agosto 2019

Le anime disegnate, il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre (nuova edizione)




TITOLO: Le anime disegnate, il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre
AUTORE: Luca Raffaelli
CASA EDITRICE: Tunuè
PAGINE: 292
COSTO: 28 €
ANNO: 2018
FORMATO: 24 cm X 16 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867903160

E' questa la quarta copertina del saggio di Luca Raffaelli che uscì nel 1994, uno dei primissimi saggi che si occupò anche dell'animazione giapponese, dato che sono trattati i tre principali filoni:
Walt Disney; Hanna & Barbera/Warner/MGM; anime.

Le prime due copertine furono pubblicate da Castelvecchi: la prima vede Bugs Bunny che bacia il cacciatore Elmer; la seconda riporta la silhouette di Willy il coyote.
La terza copertina è pubblicata dalla casa editrice Minimun Fax, e vede un mix di personaggi.

Di norma sono un po' restio a ricomprare una riedizione, anche quando è "riveduta ed ampliata o aggiornata", mi sa tanto di minestra riscaldata, che poi mangio lo stesso, però rispendere una cifra maggiore per un libro che già ho mi scoccia...
Ci sono delle eccezioni, e questa è una di loro.
Io comprai l'edizione con Willy il coyote in copertina, sempre Castelvecchi, ergo datata 1998. In questi 21 anni qualcosa è cambiato nell'animazione mondiale, mi pareva giusto rileggere come la pensava Raffaelli.
Un altro buon motivo per ri-prendere questo libro è la rilegatura: copertina rigida, bella rilegatura, formato non piccolo.
Nella libreria ci sta proprio bene  ^_^
Ho provato a valutare quanti paragrafi o capitoli ci fossero in più rispetto all'edizione del 1998, ma la comparazione risulta un po' ardua, di certo lo scritto è maggiore, e comunque fa riferimento ai fatti fino al 2018, anno di pubblicazione.
Quindi, se non avete mai letto una delle precedenti edizioni, il saggio va acquistato per forza, ma anche se avete la prima o la seconda copertina (made in Castelvecchi), l'acquisto è a mio avviso motivato. Non saprei valutare quanto migliorativa sia questa edizione Tunuè rispetto all'edizione di Minumin Fax.




Mettendo a confronto le quattro copertine ho notato quanto gli appassionati di animazione giapponese devono aver conquistato mercato editoriale negli ultimi 21 anni, mi spiego meglio.
Nelle prime due copertine (1994 e 1998) ci sono solo personaggi della Warner.
Nella terza copertina (2005) venne disegnato un Frankestein di vari personaggi: il muso di Braccobaldo; la testa di Bart Simpson; le orecchie di Topolino; una manica di quello che parreebbe essere il vestito di Biancaneve.
L'unico segno dell'animazione giapponese sembrerebbe essere l'occhio destro, in stile shojo.
In questa coperta ci sono Topolino e Goldrake che si stringono le mani, fifty-fifty.
Quando comprai l'edizione del 1998 (con Willy il coyote) dovetti leggere il sottotitolo del libro e l'indice per accertarmi che trattasse anche di cartoni animati giapponesi. Si vede che la casa editrice non puntava molto sui fan degli anime, veniva considerato più di richiamo il mondo dell'animazione statunitense.
Nel 2005 la copertina era più variegata, ma ci voleva un "occhio" attento per notare quella citazione visiva buttata un po' lì.
Nel 2019 i vecchi e brutti cartoni animati giapponesi hanno raggiunto la parità con il Dio Disney, un qualsiasi "vecchio" appassionati di anime riconoscerà subito la potente mano di Goldrake.
Qualche passo avanti rispetto a quando i nippocartoon erano violenti e diseducativi, lo abbiamo fatto.
Raffaelli divide il saggio in tre capitoli, uno per la Disney, uno per le altre case di produzioni statunitensi, e l'ultimo sui cartoni animati giapponesi.
Per ogni tipologia viene ripercorsa la sua storia, dagli autori alle problematiche di produzione, fino all'impatto che ebbero in Italia.
Lo scritto fila via liscio, leggibilissimo, senza paroloni complessi, comprensibile e piacevole.
Nella parte sull'animazione giapponese, oltre alla cronistoria della prima invasione, si fa riferimento alle polemiche che si scatenarono sulla carta stampata (presente anche dell'edizione del 1998), ed in questo frangente ho apprezzato l'autocritica di Raffaelli rispetto alla sua posizione anti-cartoni animati giapponesi nel periodo 1978/1980.
Recuperando vecchi saggi sull'animazione ho potuto leggere posizioni (legittime) abbastanza negative di vari esperti, che poi cambiarono idea senza colpo ferire.
Segue l'indice del saggio per valutarne il contenuto e rapportarlo con la propria eventuale precedente edizione  ;)

lunedì 19 novembre 2018

Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni - La fonte travisata di Paolo Cucco sugli anime fatti al computer?




TITOLO: Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni
AUTORE: Giannalberto Bendazzi
CASA EDITRICE: Edizioni il Formichiere
PAGINE: 250
COSTO: 10 €
ANNO: 1978
FORMATO: 21 cm X 11 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN:


Nel post precedente (qui sotto) in cui mostro il "Tv Sorrisi e Canzoni" n° 51 dal 17 al 23 dicembre 1978 c'è l'articolo di Paolo Cucco su "Atlas Ufo Robot", in cui il giornalista ribadisce che quei cartoni animati giapponesi erano fatti con l'ausilio del computer.
Fu lo stesso Cucco nell'aprile dello stesso anno ad inserire nel dibattito italico la favola degli anime fatti al computer:
TV Sorrisi e Canzoni N° 14 dal 2 al 8 aprile 1978 - "Atlas Ufo Robot" (genesi della bufala degli anime fatti al computer?), di Paolo Cucco + prima puntata di Goldrake!

Mi son sempre chiesto Paolo Cucco da quale fonte ebbe la notizia.
Perché riporta la fake news appena la serie inizia, il primo giornalista in assoluto (secondo me), e la ripresero su tutte le testate, nonostante che qualche sparuto collega si fosse occasionalmente preso la briga di smentirla, in quanto priva di un qualsivoglia collegamento con la realtà su come lavorassero le case di produzioni nipponiche, che svolgevano tutto il lavoro di disegno e colorazione a mano!
Eravamo negli anni 70, era possibile che venisse usato un fantasmagorico computer per cartoni animati a basso costo?
Era chiaramente un'informazione errata, gravemente errata, che permise ad una larga parte della stampa di criticare ancor di più i cartoni animati giapponesi. Perché, invece, quando la Disney utilizzerà la computer grafica negli anni 90, sarà motivo di sperticate lodi verso gli autori statunitensi e le loro tecnologie all'avanguardia, ma quando i giornalisti pensavano lo facessero i giapponesi negli anni 70, era causa di vergogna e sinonimo di pessima animazione   ^_^

Nel servizio del dicembre 1978 il giornalista riporta la seguente citazione dal saggio di Giannalberto Bendazzi "Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni":
"In Giappone anziché puntare sul grazioso e fondarsi sulla musica e sugli intermezzi cantati e ballati, come quello americano, il lungometraggio preferì in generale un montaggio rapidissimo, un'azione mozzafiato, la descrizione di mondi chimerici, non disdegnando la violenza.".

Una descrizione chiara e corretta di quello che catturò noi tutti.
Ho recuperato il libro in questione, e la citazione è corretta.



Apprendiamo assai tardivamente che Paolo Cucco ebbe come fonte sull'animazione giapponese il saggio di Giannalberto Bendazzi, che non si dilunga moltissimo sugli anime, solo 7 pagine su 250, ma che ai tempi era una delle poche fonti disponibili, o comunque la più recente, essendo il saggio di Bendazzi stato pubblicato proprio in quel 1978. Ergo quelle ivi contenute erano per il giornalista le informazioni più attuali.
Preciso che non ho letto tutte le 250 pagine del saggio di Bendazzi, mi sono limitato alle parti inerenti il Giappone, oltre che a scorrerlo con attenzione, cosa che mi ha permesso di individuare la parte del saggio che posso ipotizzare sia stata la fonte originaria della panzana dei cartoni animati fatti al computer.
Sia chiaro, la mia è solo un'ipotesi, ma partendo dalla considerazione che la falsa notizia sugli anime fatti al computer venne data, e sapendo che Paolo Cucco consultò questo saggio, la mia conclusione logica è che il giornalista, con uno sforzo immane di fantasia, la estrapolò senza motivo da queste righe.
Non essendo riportato il mese di pubblicazione del saggio, ho però il dubbio se Paolo Cucco ebbe già a disposizione il libro di Bendazzi per l'articolo dell'aprile 1978. Sui quotidiani ho trovato notizia del saggio solo dal novembre del 1978, però considerando che la velocità di promozione di un libro nel 1978 non poteva essere quella di oggi, non è da escludere che fosse stato pubblicato all'inizio dell'anno, oppure che Paolo Cucco ne ebbe una qualche anteprima.
E' chiaro che sto facendo delle ipotesi   ^_^

Sono quattro le parti del saggio che ho trovato funzionali alle notizie che ricerco per questo blog.
Due sono inerenti all'animazione giapponese pre e post seconda guerra mondiale, e nella parte del dopo guerra ci sono alcuni accenni agli anime che avremmo visto anche noi successivamente all'aprile 1978.
Una riguarda il crollo della qualità dell'animazione statunitense, non giapponese, ma made in Usa, da quando le produzioni vennero commissionate dalla televisione e non più dal cinema. Quindi meno soldi, un numero maggiore di minuti da produrre, con il risultato finale che la qualità crollò:
"L'animazione parziale diventò la regola, e fu anzi spinta agli estremi limiti del sopportabile. Gli animatori tentarono di risparmiare, riutilizzando di volta in volta gli stessi cicli di disegni usati in precedenza: una camminata, un movimento delle labbra.".

La quarta è inerente l'utilizzo del computer nell'animazione sperimentale statunitense. Bendazzi spiega in modo dettagliato questo aspetto, con tanto di marca dei computer, nomi degli autori e titoli dei cortometraggi.
Ed è a questo punto che ho collegato la fantasia dei cartoni animati giapponesi fatti al computer scritta da Paolo Cucco, con i cortometraggi sperimentali statunitensi fatti realmente al computer riportati nel saggio di Bendazzi.
Chissà, magari il giornalista di TV Sorrisi e Canzoni avrà pensato che se alla fine degli anni 60 gli americani usavano il computer in via sperimentale, i giapponesi con tutta la loro tecnologia miniaturizzata all'avanguardia potevano averli usati per creare così tante scene mozzafiato, innovative e tanto colorate.
E' importante specificare che Bendazzi non afferma mai che l'animazione giapponese usasse il computer, anzi, sottolinea che in Giappone avevano così tante serie da fare per la televisione che appaltavano i lavori a studi coreani, anche per abbassare i costi. Mi pare implicito che tutto il lavoro non fosse fatto al computer.

lunedì 13 novembre 2017

Hanna & Barbera, i personaggi le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).


TITOLO: Hanna & Barbera, i personaggi  le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva
AUTORE: Marco P. Gasparetti
CASA EDITRICE: Nicola Pesce Editore
PAGINE: 287
COSTO: 14,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano   
CODICE ISBN: 9788894818024

Il nome "Hanna & Barbera" è indissolubilmente legato ai nostri ricordi di bambini, quando i cartoni animati erano trasmessi col contagocce, magari la domenica mattina, oppure in orari ben definiti e veramente brevi...
I personaggi della casa di produzione statunitense furono così tanti che ognuno di noi ne ricorda con piacere almeno una decina, probabilmente di più. Certo, questi cartoons vennero surclassati dal punto di vista narrativo, grafico, contenutistico e musicale dai cartoni animati giapponesi, ma spesso i due gruppi coesistevano pacificamente nei nostri palinsesti personali. E' questo il motivo fondamentale che deve invogliare alla lettura di questo saggio di Marco Gasparetti sui cartoni della "Hanna & Barbera".
Viene presentata sia la storia personale di William Hanna e Joseph Barbera, che quello dello studio di animazione, senza dimenticare la genesi dei singoli personaggi che ci tennero compagnia da bambini.
Lo scritto scorre fluido, risultando interessante e divertente. L'unico appunto, se lo si può chiamare così, ma è più che altro un desiderio personale, è l'assenza di un capitolo a se stante sugli stupendi adattamenti italici. Non che manchino tali informazioni, ma sono inserite all'interno dei singoli paragrafi sui personaggi, risultando, a mio avviso, un po' frammentarie.
I primi tre capitoli raccontano l'incontro tra i due autori statunitensi, oltre che la loro carriera personale. Con il quarto capitolo si arriva al 1937, Hanna e Barbera (senza la &) sono approdati alla MGM, che ha creato uno studio di animazione in concorrenza con la Disney. Il loro primo lavoro assieme fu quello del gatto Jasper e del topo Jinx, i precursori del famoso due Tom e Gerry, che sono, per chi non lo sapesse, sempre del duo Hanna e Barbera.
L'era post MGM è il fulcro del quinto capitolo, dove si racconta come i due autori, rimasti disoccupati per la chiusura degli studi d'animazione della MGM, fondarono la "Hanna & Barbera", stavolta  con la &.
I due autori furono i primi a pensare che i cartoni animati potessero essere prodotti direttamente per la televisione, e non più per il cinema. Ovviamente il budget disponibile per una serie o una singola puntata era molto più basso di quello per un corto di Tom e Gerry, quindi Hanna e Barbera utilizzarono quella che in patria ribattezzarono come "animazione limitata". Inoltre certe scene in televisione non si potevano utilizzare a causa dei codici a tutela del minore, quindi, oltre al cambio di tecnica di animazione, bisognava modificare le tematiche. L'animazione limitata statunitense puntò sui dialoghi in trame autoconclusive, a differenza di quella nipponica, che era molto più articolata e profonda. In particolare i cartoni della "Hanna & Barbera" puntavano molto sulle caratterizzazioni delle voci dei doppiatori, un po' come successe negli adattamenti italiani. Probabilmente oggi, i "puristi" italici del doppiaggio, griderebbero allo scandalo nel sentire un personaggio parlare in dialetto emiliano o napoletano, ma cosa sarebbero Svicolone e Napo Orso Capo senza le inflessioni dialettali?
Il sesto capitolo si concentra appunto sull'analisi di questa "animazione limitata" in salsa statunitense, capitolo molto interessante, che si chiude con il paragrafo che la mette a confronto con la "scuola" nipponica e di altri studios. Mi sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento sulle differenze tra la tecnica "Hanna & Barbera" e quella degli studi d'animazione giapponesi, dato che il paragrafo è di solo 2 pagine scritte...
Dall'ottavo capitolo in poi inizia una divertentissima ed interessante carrellata di cartoni e personaggi di H&B (vedasi scan dell'indice). Viene raccontata la genesi di ogni serie e personaggio, con la sinossi della prima puntata, ognuno ritroverà la storia dei propri personaggi preferiti.

Tra le tante curiosità presenti nel saggio, metto il video di uno stupendo spot automobilistico brasiliano del 2014, non conta la marca dell'auto, contano i personaggi!
Un vero peccato che non sia mai giunto in Italia... una menzione d'onore a Penelope Pitstop!!!


             

sabato 9 gennaio 2016

"Wacky Races, the weirdo world of wheels" - febbraio 1971


Ci si poteva dividere tra chi considerava più potente Goldrake o Mazinga Z (dei mentacatti in erba...) oppure più mortifera Candy Candy o Charlotte, ma tutti concordavamo nel considerare il cartone Wacky Races uno spasso. Ovviamente non trasmetteva alcun messaggio valoriale, non aveva proprio nulla da trasmettere, se non due piacevoli risate, ma Dick Dastardly e Muttley erano, e restano, impareggiabili.
"Doppio e triplo accidenti!"  ^_^
Non ho mai visto un fumetto italico delle Wacky Races, non dico non ne siamo mai stati pubblicati, ma io non ne ho memoria, ergo, quando ho trovato questo fumetto Statunitense non me lo sono fatto scappare. Anche perchè contiene qualche pubblicità per bambini del periodo che mi ha lasciato abbastanza sorpreso, più simili a quellle dei giocattoli presenti in Giappone negli stessi anni ( catalogo nipponico 1  catalogo nipponico 2  ) che di quelle italiche ( Corriere dei giocattoli, catalogo Natale 1970).
Il fumetto è successivo al cartone, e i disegni sono identici a quelli che abbiamo visto in tv, a differenza di ciò che capitava spesso nelle pubblicazioni italiane che obbligavano il bambino ad un certo dose di adattamento e fantasia ( La Banda TV Ragazzi , N° 17 - luglio 1980 ).
Il numero conteneva due storie complete, cosa assai apprezzabile, visto che ho sempre detestato il dover aspettare una settimana o un mese per sapere cosa succedeva dopo...
Un esempio delle pubblcità presenti, cosa poteva mai desiderare un bambino nel 1971?
Ma ovviamente un paio di stivaloni per sgambettare i ladri di auto!!!
Scemo io che avrei voluto videogiochi :]
E le altre pubblcità sono anche "peggio"!


I nostri eroi sono nella penisola di Baja, in California, che pare esista veramente:
https://it.wikipedia.org/wiki/Bassa_California

Mi pare che nel fumetto i corridori siamo molto più aggressivi che nel cartone, parecchio di più... ma dov'è la "Doppio Zero"?!  ^_^

venerdì 24 aprile 2015

Gli Horripilant atterrano a Bedrock - Hanna & Barbera 1972


I cartoni della Hanna & Barbera erano più statici di una polaroid, e più logorroici di un editoriale di Scalfari (nonostante ciò non attiravano gli strali dei giornalisti italiani), eppure ci piacevano. Un po' perchè non è che ci fosse molto da scegliere, infatti con l'avvento dei "cartoni animati giapponesi" finirono parecchio in secondo piano, ma anche perchè nella moltitudine di personaggi presentati c'era sempre quello (o quelli) di cui ti innamoravi: "The Hanna Barbera Treasury".
Una delle trovate che ai tempi mi era piaciuta di più era quella degli Horripilant, una sorta di Famiglia Addams preistorica, presentati all'interno degli Antenati: Verdicchio (lui); Criptella (lei); Pistacchio (il figlio); Schneider (il ragno); Vulty (l'avvoltoio).
Fred e Wilma, dopo anni di rapporti di buon vicinato coi simpatici Rubble, si ritrovavano i vicini che nessuno vorrebbe avere: la Famiglia Addams...
Il cartonato che racconta del primo incontro tra gli Horripilant e i Flintstones contiene nove storie, ma solo in quattro ci sono gli orripilanti vicini preistorici. Una quinta parla incredibilmente di calcio, e qui bisognerebbe capire se il cartonato fu una creazione italica, e quindi il tema calcio è quasi logico, oppure statunitense, ergo il foootball doveva avere già i suoi estimatori nel 1972!
Ipotizzo che il cartonato sia stato opera italiana, visti i credits finali.
Le altre storie sono abbastanza neutre, nulla di particolare, come tante delle puntate de "Gli Antenati".
Ma è il caso di partire con il primo incontro tra Fred e Verdicchio (parente di Verdini...?), come si può notare Fred li squadra già da lontano, e non è molto contento di ciò che vede.
La prima storia l'ho scannerizzata tutta, con le altre otto mi son limitato alle scan dei disegni riguardanti le storie con gli Horripilant.




domenica 13 luglio 2014

Festacolor Braccobaldo Show Harbert - 1967 (Give-A-Show Projector)


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


Prima, ma mooolto prima, di poter usare computer, tablet, DVD, VHS o anche solo il "Visore Mupi V35", per vedere i propri cartoni preferiti a casa esisteva solo il Festacolor della Harbert, cioè un semplice proiettore di diapositive.
Probabilmente per un giovane lettore under 20 la cosa parrà degna di poca nota, abituato questo a poter riprodurre in ogni dove ed in ogni momento il proprio cartone, telefilm o film preferito, ma nei primi anni 70 era un piacere unico riuscire a vedere su un muro le immagini di Magilla Gorilla o degli Antenati. Eravamo conciati proprio male...
La Harbert Italia produsse il nostro Festacolor su licenza della "Kenner Products Company" (Cincinnati Ohio, USA), infatti non era un prodotto italiano, ma statunitense, conosciuto negli Usa come "Give-A-Show Projector".
Il Festacolor in Italia ebbe una lunga ed onorata carriera, inizialmente era dedicato a tutti i bambini, ma con l'avvento dei vari Visori Mupi e dei cine-proiettori giocattolo, che finalmente mostravano i cartoni veramente animati, venne indirizzato ai bambini più piccoli. Consultando le pubblicità presenti su Topolino e qualche catalogo (che mostro più sotto) direi che la sua carriera sia durata dalla metà degli anni 60 fino almeno al 1979, ma probabilmente era in vendita anche nei primi anni 80, benché non più pubblicizzato.
Questo esemplare è del 1967, oltre che sulla confezione è ben evidenziato sulle diapositive.



Ho trovato una pubblicità statunitense del Festacolor Harbert/Give-A-Show Projector, molto carina.

                             


venerdì 14 febbraio 2014

The Wacky Races Handbook, the complete guide to the wackiest race on earth


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


TITOLO: The Wacky Races Handbook, the complete guide to the wackiest race on earth
AUTORE:
CASA EDITRICE: Egmont
PAGINE: 85
COSTO: 10 sterline
ANNO: 2010
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9781405252027

Purtroppo libretti come questi non vengono tradotti in italiano, anche se l'inglese con cui è scritto è comprensibilissimo (l'ho capito io!), eppure è stato stampato in Italia... tradurlo no?
Ovviamente delle 11 autovetture, con relativi piloti e pilotesse (compresi mostri, cavernicoli e animali vari), la star indiscussa non può che essere la mitica “Doppio Zero” (in originale “Mean Machine”), intanto perché è una bella auto da corsa, e poi perché il suo equipaggio è sinonimo di disonestà, anti sportività, carognaggine e, soprattutto, sfiga colossale.
Il manuale della Wacky Races analizza tutte le gare svolte nel campionato, ci sono delle schede su ogni auto da corsa, sui personaggi della serie, e parecchie curiosità, tra cui un'intervista nientepopòdimenoche a Muttley!
Una parte del libro è dedicata ai trabocchetti del duo della Doppio Zero, e persino alla serie “Dastardly e Muttley e le macchine volanti”.
Un libro con tante immagini, che riducono lo scritto e ne permettono la lettura anche a chi ha un inglese assai claudicante, ma se siete stati un fan della serie cercate di recuperare questo manuale, non ne rimarrete delusi.
Tra i tanti segreti svelati, oltre ai disegni originali (ed immagino riservatissimi) dei mezzi, c'è anche il vincitore finale del campionato, con tanto di classifica a metà campionato e classifica finale.


lunedì 9 dicembre 2013

The Hanna - Barbera Treasury, rare art & mementos from your favorite cartoon classic


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).


TITOLO: The Hanna - Barbera Treasury, rare art & mementos from your favorite cartoon classic
AUTORE: Jerry Beck
CASA EDITRICE: Hardcover
PAGINE: 156
COSTO: 25/50€
ANNO: 2007
FORMATO: 29 cm X 26 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9781933784281

Questo libro mi tentava ogni qual volta mi recavo in libreria, però nel 2008 costava intorno ai 50 euro, ergo ho sempre evitato di acquistarlo. All'ultima fiera di Lucca l'ho trovato a 25 euro ancora imbustato, e quindi mi son fatto tentare, ed ho fatto bene. Principalmente perchè è un bel libro (anche se del testo capisco ben poco...), belle immagini e bei "Treasury", e poi ho scoperto che su Amazon lo vendono a più di 150 euro!!! Con un picco di 260 euro!!!!!!!!!!!!!!!
I cartoni di Hanna & Barbera (che da bambino ero convinto fossero italiani, la qual cosa mi inorgogliva) mi hanno accompagnato fino all'avvento dei "cartoni animati giapponesi, ed in alcuni casi assieme a loro (Gli Impossibili, Space Ghost, gli Erculoidi, la Wacky Races). Erano intutilmente verbosi, statici, ci mostravano la quotidianità statunitense (non la nostra), con personaggi caricaturali (che sono le accuse mosse contro gli anime...), però erano divertenti, e l'affetto è rimasto. Un "Wilma dammi la clava!!!" o un "medaglia medaglia medaglia" di Muttley hanno ancora il loro valore. Questo libro ti permette di vedere e tenere in mano parte di quella magia ormai persa.
A causa della mia ignoranza in fatto di idiomi stranieri (e pure col mio non son messo troppo bene...) non potrò recensire il libro per i suoi contenuti informativi (a parte l'utilità della Timeline finale), mi limiterò alle immagini e ai suoi "tessssori" (detto alla Gollum).
A questo scopo, oltre alle immancabili scan, ho ripreso 5 brevi filmati in cui sottolineo in cosa consistono i "tesori" del libro.
Dopo ogni filmato posterò le immagini fino al punto in cui arriva il video.