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sabato 11 ottobre 2025

Storia dello Studio Ghibli



TITOLO: Storia dello Studio Ghibli
AUTORE: a cura di Toshio Suzuki
CASA EDITRICE: Dynit
PAGINE: 450
COSTO: 22 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788833556871


(ringrazio Massimo Nicora per avermi segnalato questo titolo, ed altri... tanti altri...)

La storia dello "Studio Ghibli" curata dallo "Studio Ghibli" stesso, in pratica tutta bibliografia per la saggistica futura a tema.
Anche se, a mio avviso, non è propriamente la "storia dello Studio Ghibli", ma una serie molto lunga e dettagliata di aneddoti pubblici ed interni allo "Studio Ghibli" proposti in stretto ordine cronologico sullo "Studio Ghibli".
Ogni capitolo affronta un film da "Nausicaa della valle del vento" in poi, con l'aggiunta del museo e del parco Ghibli, ma non è che in quel capitolo si troverà proprio tutto quello che si immagina sia presente in una riproposizione storica su uno specifico argomento. Il curatore del libro, scritto da altri due dipendenti dello studio (Shinsuke Nonaka e Ryota Fujitsu), Toshio Suzuki, riporta varie dichiarazioni dei tanti artisti dello studio e li lega con il suo ruolo di presidente, quindi con i suoi aneddoti.
Tra l'altro una parte delle citazioni presenti è dei due scritti "Dove torna il vento" (1 - 2), quindi qualcosa lo avevo già letto. Diciamo che il libro è uno scritto più completo della medesima farina da cui nascono i due libri di "Dove torna il vento" più "I geni dello Studio Ghibli", con l'aggiunta, comunque, di altre citazioni.
Ogni capitolo è agevole da leggere, non pesante, non ci sono analisi, è una auto biografia dei film ghibliani.
L'indice, purtroppo, è mancante dei titoli dei singoli paragrafi, che avrebbero meglio illustrato il suo contenuto totale, le scan del sommario sono a fine post, come sempre.
Non mi è parso utile, per illustrare il titolo, procedere come sempre per capitoli, in quanto i film dello "Studio Ghibli" sono ben conosciuti ad ogni appassionato, e quello che c'è di più in ogni racconto sono gli aneddoti legati tra di loro dal curatore.
Sono riportati i dubbi di Miyazaki, Takahata e Suzuki su come gestire i vari film, sia dalla loro ideazione che sul versante promozionale, comprese le varie difficoltà sorte in fase di produzione. Son sempre riportate la descrizione del cast che vi partecipò. Non manca la parte della creazione dello "Studio Ghibli" con l'idea di assumere in pianta stabile i disegnatori, questione che poi è naufragata con l'assorbimento dal parte della "Nippon Television" nel 2024.
Si può apprezzare la crescita dello "Studio Ghibli" (dipartimenti di fotografia, editoriale e merchandising, per esempio), sia come personale che come tecnologia disponibile per fare film sempre ai passi con i tempi (son descritte varie tecniche di animazione), oppure andare in controtendenza e decidere di fare animazione disegnata a mano.
In alcuni frangenti mi sarei immaginato qualche spiegazione in più, tipo il perché Marco Pagot sia un maiale, ma spesso Miyazaki tergiversa, spesso, e forse è giusto che certe cose restino nel limbo di chi le ha create.
Mi aspettavo anche qualche chicca sul pessimo accordo, dal punto di vista del rispetto artistico delle opere, tra lo "Studio Ghibli" e la "Buone Vista" della "Disney", ma su questo aspetto di sorvola  ^_^
Interessante, dal punto di vista delle similitudini tra Italia e Giappone, il racconto burocratico per la costruzione del "Museo Ghibli", una "donazione onerosa", perché il comune non poteva vendere quel terreno.
Ci possono essere delle "dimenticanze", tipo quando nel capitolo 14 su "Il castello errante di Howl" si parla della tecnica di animazione "harmony", già usata ai tempi di "Nausicaa della valle del vento" per gli Ohmu, solo che nel capitolo relativo, il primo, questa cosa non è descritta.
Nel totale definirei il libro la "storia degli aneddoti dello Studio Ghibli", non perfettamente organica come esposizione, ma sempre interessante.
Sono riportati, per esempio, i dubbi di Miyazaki sul far fare il regista al figlio per "I racconti di Terramare", ma mancano le critiche che sapevo il padre avesse fatto a Goro al momento della proiezione (mi pare visto in un documentario).
Speravo di capire meglio "Il ragazzo e l'airone", ma non l'ho capito, colpa mia  :]

giovedì 14 agosto 2025

Fiabe e leggende Studio Ghibli



TITOLO: Fiabe e leggende Studio Ghibli
AUTORE: Ippei Otsuka
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 310
COSTO: 17 €
ANNO: 2025
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 988885457805


Ringrazio Massimo Nicora per avermi sottoposto l'uscita del seguente titolo (mi fa spendere un sacco di soldi...).
L'idea del libro l'ho trovata molto interessante, visto che nella saggistica sullo "Studio Ghibli" è sempre piena di rimandi agli scritti che hanno ispirato questo o quel film, avere la possibilità di leggerli è un buon tassello che ne aiuta la comprensione. A maggior ragione perché questi scritti riportati nel libro non sono stralci dei classici romanzi iper citati, ma piccoli racconti più o meno conosciuti (almeno come citazione) che magari son pure poco agevoli da rintracciare, cosa che per noi ha fatto Ippei Otsuka.
In pratica ogni scheda è preceduta da una brevissima (troppo spiccia, forse) introduzione "A proposito...", in cui si illustra il film e si spiega quale scritto è stato inserito come ispirazione del film in oggetto. 
Una piccola critica nasce dal fatto che non sempre, dopo aver letto le varie non usuali fonti di ispirazione, poi si capisce quale sia stata scelta... forse, sotto al titolo del brano, si poteva scrivere qualcosa in più che facesse da riferimento all'introduzione appena letta.
Per esempio per il film della "Toei" del 1969 "Il gatto con gli stivali" nell'introduzione si fa riferimento alle varie versioni della fiaba (anno 1550, 1634, 1697, 1797), ma poi quale di questa ci viene fatta leggere?
Immagino sia quella di Perrault del 1697, ma non lo si poteva riportare  tra parentesi sotto al titolo?
Per "Conan il ragazzo del futuro" stranamente non si cita neppure nell'introduzione il romanzo "The incredibile tide" (l'unico che ho letto come fonte miyazachiana, molto tempo addietro), ma un racconto sull'isola di Gunkanjima, a cui Miyazaki si è/sarebbe ispirato per tratteggiare Indastria. Solo che non si capisce da cosa è tratto questo scritto, una memoria? Un racconto? Un fatto storico? 
Ho cercato informazioni on line, ma non ho trovato nulla.

La scelta dei temi riportati è sempre molto particolare, per esempio per "Il castello errante di Howl" viene inserita la fiaba russa "Vassilissa la bella" oppure per "Arrietty" la leggenda  del folklore irlandese "Un prestito fatato". Per "La grande avventura del piccolo principe Valiant" si riporta un racconto degli Ainu.
Ovviamente sono riportati nell'introduzione (tranne per "Conan il ragazzo del futuro") anche i titoli dei romanzi maggiormente riconosciuti, ma l'autore si focalizza su questi scritti magari meno noti.
Più di un film è accompagnato da più scritti, fino ad un massimo di  quattro ("Principessa Mononoke" e "La città incantata"). 

Per evitare di doversi basare solo sui miei vaneggiamenti, riporto qui sopra la parte in cui l'autore spiega questa sua scelta.
Una cosa che mi pare di aver notato è che in fase di traduzione è rimasto chiaro che l'autore si rivolgeva ai suoi connazionali nipponici, lo si capisce quando, per illustrare il film di "Kiki delivery service", si tratteggia la figura della Befana, che per noi italiani non sarebbe stato necessario più di tanto spiegare, non in quel modo, ma per i giapponesi si. Infatti come fonte di "Kiki" viene inserito lo scritto "La notte dell'Epifania", che probabilmente avrò letto alle elementari.
Consultando l'indice del libro qui sotto si potranno leggere i titoli degli scritti riportati come fonte di ispirazione del film o di singole scene. 

Mi pare di aver notato una piccola imprecisione, quando a pagina 225 (nel capitolo su "Porco Rosso") si afferma che nel 1949 "I fratelli Dinamite" di Toni e Nino Pagot fu il primo lungometraggio animato italiano, ma la primogenitura andrebbe ascritta ex equo anche al film "La rosa di Bagdad".
Forse questo errorino si poteva correggere in fase di traduzione. 
Per il resto mi è parso un buon titolo che porta delle informazioni in più, cioè la lettura delle fonti, non rielabora quelle già lette e rilette.

venerdì 25 luglio 2025

Ghibliverso - La guida all'universo dello Studio Ghibli: libri, musica, manga e tanto altro



TITOLO: Ghibliverso - La guida all'universo dello Studio Ghibli: libri, musica, manga e tanto altro
AUTORE: Michael Leader e Jake Cunningham
CASA EDITRICE: Salani
PAGINE: 192
COSTO: 22,90 
ANNO: 2025
FORMATO: 24 cm x 19 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791259574480


Questa recensione sarà abbastanza ripetitiva rispetto agli altri due libri scritti dal due anglosassone di esperti dello "Studio Ghibli" e di animazione giapponese in generale:


Ma perché scrivo delle recensioni ripetitive?
Perché gli autori replicano libri con lo stampino...
Quindi in origine fu "Ghiblioteca", poi "Animeteca", ora "Ghibliverso", ergo il prossimo sarà "Animeverso"?
Ma poi... perché "Ghibliverso"? Cioè... che senso ha il termine? 
Potevo anche capire i parecchio pretenziosi "Ghiblioteca" o "Animeteca", ma aggiungere "verso" a "Ghibli" dovrebbe implicare un qualche legame con il "multiverso Marvel"?
Peccato che le opere di tutti i generei legate a Miyazaki, Takahata e allo "Studio Ghibli" sono state prodotte in questo "verso"... forse è inutile contestare il puro marketing...


Copio ed incollo direttamente dalla recensione iniziale di "Ghiblioteca" (il primo linkato sopra):

Non mi considero un esperto dello Studio Ghibli (o di qualsiasi altra cosa), semplicemente ho iniziato a seguire i film di Miyazaki e Takahata inconsapevolmente da bambino, quando non sapevo chi essi fossero, manco mi interessava fossero giapponesi, erano solo belle storie ben animate, guarda caso erano tutte giapponesi e spesso del duo di cui sopra.
Non ero influenzato dal fatto che fossero film o serie di Miyazaki/Takahata/Studio Ghibli, non li guardavo per gli autori o lo studio di produzione, non era una questione di clan aprioristici.
Il mio è stato un lento imprinting di contenuti nati con i film Toei di Miyazaki e Takahata, come con "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro" oppure "La grande avventura del principe Valiant" iniziato a metà degli anni 70 al cinema.
Questo lento assorbimento è continuato con le serie tv dei due autori, come Heidi e "Conan il ragazzo del futuro", poi nel 1987 guardai rapito Nausicaa sulla Rete 1 della Rai etc. etc. etc.

Quindi mi ritrovo in mano con questa Ghiblioteca/Ghibliverso, e leggo nell'introduzione che uno dei due autori del libro (Jake Cunningham) fino al 2018(!!!) non aveva mai visto un film dello Studio Ghibli!!!   T_T
Fu l'altro autore (Michael Leader) che gli fece colmare la lacuna, proprio per una questione di "clan", per il primo era assurdo che Jake non conosce i "capolavori" dello Studio Ghibli.
Quindi io nel 2022/25, dopo aver iniziato a vedere le opere di Miyazaki e Takahata dalla metà degli anni 70, mi ritrovo a dover "imparare" qualcosa da un libro scritto da uno che fino al 2018 non sapeva manco chi fossero i due autori nipponici...
A questo va aggiunto che in Italia abbiamo visto molto di più di quello che è stato adattato per il mercato anglosassone, quindi ai due autori mancano delle opere di Miyazaki e Takahata per il semplice motivo che non esistono in inglese.

Resta il carattere di scrittura minuscolo, anche se gli sfondi sono meno colorati.
Si potrebbe pensare che il carattere di scrittura minuscolo sia dovuto alle tantissime pagine scritte e il poco spazio per farci entrare i numerosissimi concetti espressi, al contrario, lo scritto è poco perché il libro è strapieno di immagini:
delle 192 pagine totali solo 14 pagine contengono solo scritto, o meglio, non hanno immagini e c'è lo scritto (proprio complete di scritto sarebbero state meno...);
delle 192 pagine totali 60 pagine contengono solo immagini;
delle 192 pagine totali lo scritto ammonta approssimativamente a 59 pagine, difficile fare un conto preciso visto che il testo è frammentato.


Se si fanno i paragoni delle pagine scritte, con immagini ed il totale rispetto agli altri due libri, si vede che più o meno la strategia editoriale è la medesima: tanto fumo (o fuffa) e poco arrosto.

In più ci sono delle lacune (per me gravi) e qualche errore...

sabato 30 novembre 2024

Anime Tour, pellegrinaggio nei luoghi cult dell'animazione giapponese - Studio Ghibli


TITOLO: Anime Tour, pellegrinaggio nei luoghi cult dell'animazione giapponese - Studio Ghibli
AUTORE: Barbara Rossi
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 160
COSTO: 18 €
ANNO: 2024
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 988885457720



Altro libro di quella che pare essere ormai una collana della "KappaLab" a firma Barbara Rossi, "Anime Tour", che visualizza i luoghi reali visti in lungometraggi e serie animate giapponesi.
Ho già recensito due titoli di "Anime Tour", direi improntati più ad un carattere generalista:


Stavolta non starò a copia/incollare la recensione del primo volume, come ho fatto con il secondo, ma comunque il succo del libro è il medesimo (si può leggere ai due link sopra).
Quindi questo è il terzo libro di "Anime Tour", in cui l'autrice ha deciso, rispetto agli altri due, di dargli una precisa connotazione, quella studioghibliana.
Ormai lo "Studio Ghibli" è un po' il cavallo di battaglia di tante case editrici, avvezze o meno all'animazione giapponese, la stessa "KappaLab" ne ha pubblicati un paio di matrice francese:


E poi ci sarebbero quelli "KappaLab" sulla cucina a tema "Studio Ghibli"... li rifuggo come la peste :]
Rispetto agli altri due "Anime Tour" forse questo può risultare un pelino più interessante, anzi, mi limiterei a scrivere solo "curioso", in quanto sono riportati i luoghi di film che ho visto più volte.
Resto, però, perplesso (vale anche per gli altri due titoli quando il fatto è presente) quando si inserisco location reali di luoghi immaginari, con la motivazione che gli autori ghibliani si ispirarono a questo o quel posto realmente esistente. Il dubbio dipende dal fatto se il luogo sia denominato con una toponomastica reale.
Per esempio in "Porco Rosso" compare il Naviglio Grande di Milano, allora ci può stare che se ne metta un'immagine con le coordinate etc. etc. etc.
Quando invece, come in "Mononoke", ci si basa sulle dichiarazioni generali degli autori, vedere la foto di una foresta a caso o di un tempio a caso, mi lascia un po' più perplesso. Mio punto di vista  :]

Noto ed annoto che il libro costa 18 euro, un euro in più rispetto ad "Anime Tour - volume 2" pubblicato a giugno... contiene 10 pagine in più, un euro in più per 10 pagine in più?  >_<
Resta la mia speranza, che inizio a temere sia vana, di vedere pubblicato il secondo volume di "Anime, guida al cinema d'animazione giapponese", ormai siamo a due anni e mezzo di attesa ed in mezzo una miriade di libricini.
Chissà quanti altri "Anime Tour" la "KappaLab" pubblicherà prima del secondo volume   ^_^



mercoledì 23 ottobre 2024

Dove è nato Totoro


Il libricino ha una fascetta in cartoncino, come si può vedere qui sopra. 
Qui sotto la copertina senza fascetta.



TITOLO: Dove è nato Totoro
AUTORE: Hayao Miyazaki e Akemi Miyazaki
CASA EDITRICE: Mondadori
PAGINE:  80
COSTO: 18 €
ANNO: 2024
FORMATO: 19 cm X 21 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788804779100


Questo librettino o piccolo artbook a tema Totoro è stato pubblicato dal colosso Mondadori a settembre, in Giappone venne mandato in stampa nel 2018 (vedere terzultima scan), quindi mi è parso che lo scopo fosse di mettere a disposizione dei fan una qualunque pur di vendere qualcosa. 
Magari sbaglio e son troppo prevenuto, ma il prezzo mi è parso uno sproposito, 18 euro per sfogliare 80 paginette e leggiucchiarne una decina, per dipiù in un formato piccolo, mi sembra un mezzo furticello :]
Lo scopo del libricino è illustrare, tramite dei bei disegni di Akemi Miyazaki e qualche foto scattata da Toshio Suzuki, dove nacque l'idea di creare Totoro, cioè i luoghi campagnoli che lo ispirarono.
I disegni sono della moglie di Hayao Miyazaki, anch'essa animatrice, sono di genere floreale ed arborea, dato che illustrano fiori, piante ed alberi della zona di Tokorozawa in tutte e quattro le stagioni. Questa è la parte che comprende più pagine del librettino, a cui segue un reportage fotografico di Toshio Suzuki ed un'intervista a Hayao Miyazaki (ovviamente del 2018).
Tra le illustrazione ci sono i primi disegni di Hayao Miyazaki quando iniziò ad immaginare il personaggio di Totoro, chiaramente l'intervista verte esclusivamente sui luoghi di Totoro e su Totoro.



Lascio la parola a Toshio Suzuki   ^_^

Non saprei dire se la Mondadori si occuperà di tradurre altri librettini simili, nel caso non saprei dire se li comprerò, immagino di si, però un po' mi scoccia farmi pelare per dei contenuti così tanto ridotti...

venerdì 23 agosto 2024

Studio Ghibli Complete Works




TITOLO: Studio Ghibli Complete Works
AUTORE: 
CASA EDITRICE: Panini Comics
PAGINE: 160
COSTO: 25 
ANNO: 2024
FORMATO: 26 cm x 21 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788828750093

Contando solo dal 2023 sono stati pubblicati, mi pare, otto titoli a tema "Studio Ghibli"/Hayao Miyazaki/Isao Takahata, finalmente ne esce uno che non interpreta le idee o la storia di questi soggetti, ma enuncia la versione ufficiale dello "Studio Ghibli". 
Non per nulla si può leggere sulla copertina in basso a destra la dicitura/avviso "Supervisione: Studio Ghibli".
Infatti è questa una pubblicazione nipponica trasposta in Italiano dalla "Planet Manga" della "Panini Comics", un art book, quindi è tutta bibliografia ufficiale per i prossimi libri che tratteranno i film dello "Studio Ghibli".
Non più autori italici (non sempre con un solido background in materia) che interpretano (non sempre correttamente) fonti nipponiche (non sempre esplicitate), ma la voce dello "Studio Ghibli". 
Fine dei ragionamenti astrusi degli autori e delle interpretazioni auliche e fine, soprattutto, dei recensori (non sempre dalla parte della ragione) che spaccano i maroni con critiche puntigliose (non sempre corrette)...
In Giappone il volume venne pubblicato nel 2021, ergo all'inizio viene dato spazio e risalto al film di Goro Miyazaki "Erwing e la strega", intervista al regista, analisi del primo film in 3DCG dello "Studio Ghibli" ed intervista a Toshio Suzuki sul film (e sul futuro).
Letti oggi questi articoli iniziali paiono un po' stantii ed enfatici, visto che il film non è proprio memorabile, carino, ma non un capolavoro. Ovviamente ai tempi andava fatta promozione, e questo volume si piegò alla necessità.
Vista la data di pubblicazione in Giappone, ne consegue che non è presente nulla su "Il ragazzo e l'airone", se non qualche accenno alla lavorazione del film.
Prima delle singole schede sui film, son presenti tre pagine che riepilogano la storia dello "Studio Ghibli" a cui seguono due pagine con la cronistoria dal 1984 al 2021.
Essendo il volume la riproposizione grafica di quello nipponico si presenta qualche problema con la grandezza dei caratteri di stampa, troppo piccoli, in particolar modo per le didascalie alle immagini, che comunque hanno sempre un contrasto chiaro tra caratteri e sfondo, che almeno aiuta un po' la lettura.






A pagina due viene inserita una mini guida grafica su come consultare le schede di ogni film. Per quanto mi riguarda ho trovato poco interessante le immagini con le pagine in giapponese delle promozioni sui quotidiani, come abbastanza inutili sono le immagini di poster e VHS in varie lingue, ma è un art book nipponico, ergo ci si accontenta che lo abbiamo tradotto in italiano.
Tra l'altro mi pare che fosse da parecchio che la "Planet Manga/Panini Comics" non pubblicava questo tipo di materiale:

Mentre negli ultimi 3 anni son state proposte vari volumi nipponici in italiano:

A fine volume sono presentati i pensieri dei singoli registi dei film dello "Studio Ghibli" sul singolo film da loro diretto, in pratica si leggono i pensieri solo di Miyazaki e Takahata... 
Ogni scheda dei film riporta qualche curiosità, ho quindi scoperto (ho forse lo avevo letto altrove?) che in "Pom Poko" gli autori si divertirono ad inserire, durante la parata degli spiriti, qualche loro personaggio, vedere qui sotto   ^_^

venerdì 16 agosto 2024

Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese


TITOLO: Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese
AUTORE: Laura Civiero e Vera Vano
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 431
COSTO: 24 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783225


Quando recensisco un libro della casa editrice "Ultra" sull'animazione giapponese parto, purtroppo, molto prevenuto, il perché lo si può leggere nelle precedenti recensioni, ma posso riassumere con:
autori ed autrici che paiono a digiuno di manga ed anime;
fonti mancanti;
informazioni prese dal web gratuito e spesso non citate, che ho ribattezzato "wikipdiate", in quanto il sito è spesso saccheggiato;
supercazzole per allungare lo scritto;
ripetitività dei temi trattati;
errori facilmente evitabili.

Di norma ho sempre dovuto aggiungere tra le lagnanze la strabordante presenza di immagini che riduceva all'osso lo scritto, ma in questo libro NON ci sono immagini!  O_O
Non solo!
Le pagine totali ammontano a ben 431!
Allora si può fare! (semi cit.)
Ciò a dimostrazione comunque dell'impegno della due autrici.
Inoltre è presente anche la bibliografia, non la sitografia, benché nelle note un po' di siti sono citati.
La cosa divertente, che ho già annotato in precedenti libri della "Ultra", è che i libri della "Ultra" sono diventati parte della bibliografia, quando inizialmente questi libri non la presentavano... 
Quindi questo paradossale processo è:
1) scrivi un libro senza citare le fonti;
2) altri libri citano il tuo libro (in questo caso della medesima casa editrice);
3) il tuo libro diventa una fonte  ^_^
4) le fonti originarie scompaiono nell'oblio del web o dell'editoria precedente al tuo libro del punto 1.

In questo caso la bibliografia consta di solo due pagine, che son meglio di nulla, e contengono numerosi saggi stranieri, per la metà di psicologia, pochi i titoli italiani sugli anime, che, ragionevolmente, invece, ci sarebbero potuti/dovuti essere.
Per quanto riguarda la questione "ripetizione degli argomenti", si nota in tutte le schede che la seconda scheda di carattere psicologico ripete fatti appena letti nella prima scheda di carattere storico-cinematografico, vengono ripetuti pari pari. 
Forse si poteva trovare un modo per evitarlo? 
Forse non si poteva evitare in quanto ogni scheda è vista dal punto di vista di due differenti autrici?
Di certo la ripetizione allunga lo scritto e rende un po' prolissa l'analisi.
Il libro è stato pubblicato a giugno, acquistato a luglio ed iniziato a leggerlo subito, l'ho finito a metà agosto perché mi ci sono arenato dopo poco, troppe magagne informative... quando poi l'ho ripreso quasi mi ero dimenticato il perché lo avessi sospeso, in quanto dopo un po' ha iniziato a scorrere via abbastanza bene. Per fortuna prendo appunti quando devo recensire un libro (cosa che mi fa perdere tempo), quindi in fase di scrittura della recensione mi sono ricordato il perché di tanto fastidio iniziale.
Questo per dire che la mia recensione non sarà per nulla obiettiva, in quanto le wikipediate, gli errori e le info prese senza citare le fonti originali non mancano...
Il problema è che quando trovo qualche furbata, poi nei punti in cui non le trovo e che magari mi stanno pure piacendo, mi resta il dubbio che la furbata ci sia, ma io non l'abbia vista... leggere un libro con questo stress da detective non è il massimo.


Mi son permesso di riportare la parte iniziale dell'introduzione per far spiegare dalle autrici come procede lo scritto.
In pratica ogni film preso in esame viene analizzato dal punto di vista storico-cinematografico da una autrice e poi interviene la seconda con il commento prettamente psicologico.
Le due autrici avevano operato nel medesimo modo per il libro (sempre "Ultra") "Mondi animati mondi interiori - Disney e Pixar: dietro i sogni", stavolta si sono buttate sull'animazione giapponese, ormai lo fanno un po' tutti, ne avevano il background?
A me è parso di no, ma non le conosco, magari salta fuori che sono due mega otaku che frequentavano le fiere del fumetto dalla seconda elementare e che hanno una biblioteca con più titoli dei miei. Tenderei ad escludere questa mia ultima ipotesi per il fatto che alcuni saggi che ci sarebbero dovuti essere nella bibliografia, viste le tematiche trattate e visti taluni errori, non ci sono, quindi immagino che non li abbiano letti e neppure consultati.
Nella pagina di destra qui sopra ho anche evidenziato un passaggio in cui nel 2024 spiega che gli anime non sono esclusivamente destinate ad un pubblico infantile, questo mi fa ipotizzare che le loro conoscenze dell'animazione giapponese pre questo libro non fossero approfonditissime, oppure il target del libro è stato valutato quello per lettori non conoscitori dell'argomento, ergo la questione andava sottolineata. 
Non per nulla il primo capitolo vuole dare un minimo di conoscenza introduttiva sull'animazione giapponese, si parte a pagina 11 con gli Emakimono dell' XI° secolo e si finisce a pagina 25 con il primo lungometraggio nipponico animato a colori "La leggenda del serpente bianco" del 1958.
Si può introdurre un periodo temporale così ampio in 24 pagine?
A me il tutto è parso lacunoso, non vengono mai trattati i manga, forse, piuttosto che toccare così la tematica, era meglio saltarla.
Come sarebbe stato meglio saltare la successiva veloce trattazione dell'impatto dell'animazione giapponese in Italia dal 1978 del secondo capitolo, tra l'altro mi avrebbe risparmiato qualche dispiacere e avrebbe reso la mia recensione meno antipatica   ^_^
Forse non sembrerà, e me ne scuso, ma ci ho messo tutto l'impegno possibile per cercare di essere meno antipatico possibile  >_<


Torniamo al discorso delle fonti...
Si può raccontare l'avvento degli anime in Italia senza citare le polemiche giornalistiche sulla carta stampata del periodo 1978/1982?
Ovviamente no, non per nulla se ne occupata anche la saggistica in vari tomi.
Infatti vengono citati alcuni articoli della carta stampata (li metto tutti e tre), la cui fonte originale diviene magicamente la rivista "Anime Cult"!   ^_^
Tra l'altro li si citano con qualche errore, quindi, forse, sarebbe stato il caso di fare una ricerca più accurata per trovare chi in origine riesumò quegli articoli (cioè io me medesimo in persona).
Il 21 aprile 2014 avevo posto una serie di articoli tra cui quello citato a pagina 27, cioè "I nuovi Disney arrivano dal Giappone", solo che le autrici, oltre a non riportare la data, affermano che l'articolo non era firmato. 
No, il pezzo era firmato e lo scrisse Luciano Curino:

Per il resto il tutto procede molto affrettatamente, per esempio non viene citato "Kimba il leone bianco" tra le prime serie arrivate in Italia, la prima sulle tv private locali.
La povera Heidi è liquidata in poche righe, non valutando bene quale importanza ebbe la pastorella nippo-svizzera per il successo degli anime in Italia. In questi giorni c'è una pubblicità che utilizza ancora Heidi e la sua sigla, a distanza di 46 anni!
Si afferma che la sigla di "Atlas Ufo Robot" venne ritenuta "imbarazzante e fuorviante", manca una fonte di chi lo affermò. Un esperto? Uno dei tanti giornalisti? Gli autori?

sabato 1 giugno 2024

Il paese incantato, i giardini segreti di Hayao Miyazaki


TITOLO: Il paese incantato, i giardini segreti di Hayao Miyazaki
AUTORE: Lidia Zitara
CASA EDITRICE: Pendragon
PAGINE: 318
COSTO: 22
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788833645766


Parto che le solite premesse d'obbligo, per cercare di evitare equivoci, che sul web non mancano mai  ^_^
Non capisco nulla di giardinaggio, in casa non ho neppure una piantina e neppure la voglio.
Non capisco nulla di paesaggistica, architettura, tecniche di disegno animato e colorazione.
Per questi motivi, oltre a cercare di illustrare il contenuto del saggio con il mio scritto, ho inserito alcune scan (quasi tutte del capitolo su "Porco Rosso"), così da evitare di scrivere castronerie su tematiche a me ignote.
Ho apprezzato il saggio in quanto affronta i film di Miyazaki da punti di vista differenti dal solito, in particolar luogo quello dei giardini, di cui l'autrice è un'esperta, trattando la tematica come professione.
Ribadendo che consiglio la lettura del libro, mi permetterò di fare qualche critica, anche perché la stessa autrice non ne lesina verso i giornalisti italici, la saggistica di settore (anime e manga), i doppiaggi nostrani dei film di Miyazaki e tante ed altre varie.
Si può dire che scriva in maniera schietta, occasionalmente un po' astrusa, almeno per il mio livello culturale, ma comunque, nella totalità del libro, comprensibile.
La lettura del libro mi ha fatto venire voglia di rivedere i film, tanto per capire se ho compreso qualcosa in più dell'apparato grafico e dei fondali.
E' importante specificare che nel saggio non c'è la sinossi precisa dei film e delle serie, ci sono solo accenni a parti, non essendo il tema del saggio, quindi chi non li ha visti non comprenderà i riferimenti descritti.
Nell'introduzione l'autrice spiega che il libro si occuperà dei "paesaggi di Miyazaki", però non nel senso generale di come l'artista espone le proprie storie ed idee, ma proprio nel senso letterale del termine "paesaggistico", comprensivo di fondali, tecniche di disegno animato e coloritura dei cell. In qualche saggio è stato proposto un approccio simile, ma non mi pare fosse una delle basi dello scritto, come è invece in questo.
Sempre nell'introduzione viene riportato che il libro "non prenderà in esame aspetti psicologici, concettuali o tecnici, già affrontati altrove con grande capacità". Solo che "l'altrove" nel libro non è del tutto chiaramente esplicitato, perché totalmente assente la bibliografia e la sitografia. Il problema è che, se nell'introduzioni si muovono critiche alla saggistica in lingua italiana (su cui posso anche concordare, basta pensare alla collana "Ultra Shibuya"), motivo per il quale si è attinto a quella anglosassone e poi non viene inserita la bibliografia, mi pare che si crei un corto circuito logico. C'è da dire che di norma è la casa editrice a decidere di non inserire le pagine di bibliografia e sitografia, non chi scrive il libro. Qualche informazione è comunque presente, in quanto nelle note a piè di pagina ci sono vari titoli di libri e siti, ma leggere la bibliografia e la sitografia sarebbe stato meglio.
Stante che il saggio si sarebbe dovuto occupare di paesaggio, architetture, fondali, tecniche di disegno animato, colorazione e giardini, non mancano gli off topic in tema animazione giapponese, che vanno pure bene, bastava non scrivere nell'introduzione l'opposto.
Ci sono, poi, occasionali off topic degli off topic, politica, politica estera, valutazioni su gruppi come gli otaku, maschilismo ed altro, che forse si potevano evitare. E' vero che pure io qui sul blog ogni tanto butto lì qualche battuta di attualità, ma qui non paga nessuno, pagare un libro su Miyazaki e leggere certe valutazioni descritte, risolte e sentenziate in due righe, mi ha parzialmente distolto da una lettura rilassata del libro, ma ci tornerò più sotto.
Il primo capitolo funge da spiegazione al lettore di come l'autrice venne a contatto con l'animazione giapponese, cioè in televisione. Non mi è chiara la sua età, quindi ipotizzo, da quello che scrive, sia più giovane di me, infatti a pagina 19 sposta "Lupin III" negli anni 80, mentre il ladro nipponico arrivò sia in televisione che al cinema nel 1979, fine 1979, ma sempre 1979:



Per l'autrice il colpo di fulmine fu il giorno della Befana 1987 con la trasmissione del film "Nausicaa" su "Rai 1" (link). In questo passo viene scritto che "per la prima volta nelle nostre vite un cartone animato si presentava come un film". Non mi è chiaro se il "nelle nostre vite" sia riferito a lei e alla sorella (con cui vide il film) o "nostre" di bambini italiani. Immagino sia la prima interpretazione, anche perché "noi" vedemmo un vero film animato in televisione quando veniva trasmesso dalle tv private locali l'Hols/Valiant di Isao Takahata, che benché contenesse qualche canzoncina (comunque triste), aveva toni seri ed adulti.

Il secondo capitolo prende in esame i fondali e i paesaggi delle prime serie tv a cui Miyazaki partecipò (con la regia di Takahata). Stante che ognuno ha i suoi gusti, il giudizio su Heidi mi vede agli antipodi, e lo trovo pure un pelino offensivo, visto quello che la pastorella svizzero nipponica ha fatto in Italia per gli anime:
"In verità - come per molti dei prodotti per la TV che ho visto da giovanissima - se oggi mi chiedeste di rivederlo preferirei un calcio nella rotula"...

Quindi l'autrice ha scritto un paragrafo sulle parti di Heidi disegnate da Miyazaki senza rivedere la serie?
Io Heidi l'avrò rivisto nei decenni una decina di volte, ed ogni volta l'ho trovo sempre più bello... forse il giudizio si poteva omettere o almeno evitare la confessione di non aver più rivisto la serie.
Piccola nota sulle battuta del "calcio alla rotula", non è l'unica e vi sono riportate anche battute del web, a mio avviso son cose che possono andare bene su un blog o sui social, non in un saggio.
Mia opinione  :]
Ad Anna, anche sul versante dei giardini, è dedicato un po' più spazio, spero che l'autrice abbia rivisto la serie senza doversi tirare un calcio nella rotula  ^_^
"Conan il ragazzo del futuro" ha un numero di pagine maggiore rispetto alle altre serie tv, e lo si esamina dal punto di vista del layout, fondali e tecniche di disegno, che poi è lo scopo finale del saggio.

martedì 12 marzo 2024

Oscar a Miyazaki per "Il ragazzo e l'airone": così LE anime d'autore conquistano Hollywood - "La Stampa" 11 marzo 2024: bene, ma non benissimo ^_^


Anche se io non l'ho capito moltissimo l'ultimo lungometraggio animato di Hayao Miyazaki, sono molto contento del terzo Oscar che ha ricevuto. Non è solo un premio per il suo genio artistico, ovviamente, ma anche un piccolo riconoscimento per noi vecchi appassionati, che abbiano dovuto penare decenni per vedere riconosciuto che la nostra passione non era solo per dei "cartoni animati giapponesi"...

Detto ciò, lo scopo del post non è commentare il premio a Miyazaki, ci sono siti con esperti ben più ferrati di me per questi aspetti, ma solo far notare una ininfluente e secondaria titolazione visibile l'11 marzo sulla homepage de "La Stampa":
Oscar a Miyazaki per "Il ragazzo e l'airone": così LE anime d'autore conquistano Hollywood

Finirò con il fare la figura dell'ignorante, ma allora dobbiamo esserlo in parecchi, perché tutti a quelli a cui ho girato lo screenshot si son fatti un paio di sane risate   ^_^
Ma da quando ci si riferisce "agli" anime usando il femminile "LE"?



Tralasciando le vagonate di saggistica in mio possesso oppure le riviste, pure Wikipedia usa il maschile:

E' vero che c'è un saggio di Luca Raffaelli (ristampato più volte in nuove edizioni) che si intitola proprio "Le anime disegnate", ma io ho sempre interpretato quel "le anime" come "la parte vitale e spirituale", un gioco di parole legato al "disegnate", cioè un:
"la parte vitale e spirituale disegnata".

Poi non dubito che nelle aule universitarie usare "LE anime" al posto de "Gli anime" sarà anche corretto, ma a me è parso che chi ha fatto il titolo per la homepage de "La Stampa" non fosse molto informato sul tema. La cosa che fa sempre un po' ridere é che nessuno nella redazione online del quotidiano torinese abbia fatto notare la cosa.
Per fortuna non sono di estrazione romanesca, altrimenti la battuta con "le anime" sarebbe stata automatica   :]

Qui sotto il link all'articolo:

sabato 6 gennaio 2024

"Il ragazzo e l'airone" oppure "E voi come vivrete?" (Kimi-tachi wa Dō Ikiru ka) - Contiene mega spoiler a caso del film




Di norma non mi permetto di recensire un film d'animazione giapponese alla sua uscita, ci sono tonnellate di siti professionali con persone che hanno studiato e che lo sanno fare incredibilmente meglio di me, senza contare le riviste del settore (o meno) e la saggistica. 
Premesso ciò, ho deciso di esplicitare la mia reazione al film, che abbiamo visionato ieri sera:
sala non piccola quasi gremita (fa molto piacere);
età media 20/30enni (fa molto piacere);
pochi boomer (fa molto piacere);
pochissimi bambini (fa moltissimo piacere).

Prima di spoilerare qualcosa mi permetto qualche avviso ai naviganti:
non andate a vedere questo film dopo una giornata di lavoro, bisogna guardarlo relativamente riposati;
non è un film per bambini;
non è un film per chi non conosce l'animazione giapponese;
suggerita la visione a chi conosce le altre opere di Hayao Miyazaki.

Avviso che io avevo evitato di vedere e/o leggere qualsiasi anticipazione del film, quindi NON SAPEVO NULLA, zero spaccato.
Di seguito spoiler del film con miei giudizi a caldo (dopo una notte di sonno) e a caso  ^_^

martedì 2 gennaio 2024

Dove torna il vento volume 2 - Scritti, interviste




TITOLO: Dove torna il vento volume 2 - Scritti, interviste 
AUTORE: Hayao Miyazaki e Yoichi Shibuya 
CASA EDITRICE: Dynit
PAGINE: 238
COSTO: 22 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788833554181


A distanza di circa tre mesi, e con qualche settimana di ritardo rispetto al preventivato, è uscito il secondo volume del compendio delle interviste a Miyazaki rilasciate a Yoichi Shibuya (non solo a lui in questo volume), la recensione al primo volume qui sotto:

Come scrissi a settembre questi volumi fanno bibliografia, quindi non c'è molto da aggiungere, non è che ti puoi mettere a contestare i ricordi e i ragionamenti di Miyazaki sulla sua carriera, al massimo annotare parti che ho trovato particolarmente interessanti.

La Dynit ha pubblicato altri due titoli a tema "Studio Ghibli":

E se nei tre linkati sopra avevo annotato la presenza notabile di refusi, in questo volume la cosa non si evidenzia.
Anche in questo caso il libro è la traduzione di uno scritto nipponico pubblicato in Giappone nel 2013, arrivato dieci anni dopo, ma almeno è arrivato  ^_^
Sono presenti sei interviste a Miyazaki nell'arco temporale che va dal 2008 al 2013 nei primi quattro capitoli, nel quinto l'intervista è del 1983 e non viene svolta da Yoichi Shibuya, nel sesto capitolo lo scritto è la riproposizione di una intervista del 1984 presente nel "Guide Book" di "Nausicaa della valle del vento".
Devo ammettere che ho trovato premiante e motivo di acquisto da parte di qualsiasi appassionato di animazione nipponica proprio gli ultimi due capitoli rispetto ai primi quattro.
Non che le prime quattro interviste non siano interessanti, in particolare quella del settembre 2013 in occasione dell'uscita di "Si alza il vento", in cui Miyazaki spiega alcuni aspetti del film che non hanno convinto neppure me, ma in generale le ho trovate un po' dispersive e ripetitive (noiose?), talvolta in contraddizione con quello detto in precedenza o in seguito.
Per quanto riguarda, invece, il quarto capitolo su "Si alza il vento" risulta assai interessante capire il perché Miyazaki abbia scelto il progettista di un'arma da guerra come protagonista, senza mai, inoltre, calcare mai la mano sull'uso che ne fece, ovviamente, la cricca imperialista-fascista nipponica.
Nelle sue risposte è sempre presente la condanna di quel periodo storico nipponico e di quei personaggi fanatici militari (anche del dopo guerra), ma lo scinde dal mero progettista di aerei, visto solo come mezzo meccanico all'avanguardia.
Non è che io sia tanto concorde, ma conta zero, specialmente se un autore mi aveva donato "Conan il ragazzo del futuro"  ^_^




Ed è proprio la serie animata di "Conan il ragazzo del futuro" il soggetto della quinta intervista svolta nel 1983 ad opera di una delle intercalatrici della stessa serie animata, Yoko Tomizawa.
Solo queste 30 pagine valgono l'acquisto del libro, ovviamente se si è un fan della serie, ma non vedo come non lo si potrebbe essere...
In italiano su "Conan" esiste poco, visto che ai tempi l'anime non godette di molta pubblicità in Italia, pochi ne scrissero anche successivamente, questa parte è stata per me stupenda..
Difficile selezionare qualcuna delle cose interessanti che ho letto rispetto ad altre, posso solo incentivare l'acquisto rivelando (per me è stata una novità) che quanto la serie fu trasmessa in Giappone venne censurata dalla "NHK" la  scena in cui Jimsy fuma i "taba-taba", questo in quanto la rete televisiva aveva avuti poco prima dei problemi in un'altra trasmissione con una scena in cui dei personaggi fumavano.
Annoto un po' a caso che, per esempio, pur usando il termine "anime", sono usati anche il più semplice "cartone animato" e l'inaspettato "manga animati", probabilmente nel 1983 il termine "anime" non aveva ancora preso possesso della terminologia.
Anticipatore di molti sviluppi futuri più di un concetto esposto in questa intervista, come quello delle "possibilità perdute" che nobilitano il senso dei "cartoni animati" (sunto): 
noi nasciamo in una specifica epoca che non ci permette di avere altri vissuti (fare il pirata, per esempio), l'animazione ci permette questo vissuto alternativo.

Aggiungo io, un multiverso miyazakiano ante litteram, senza voler fare troppo il filosofo di anime   ^_^
Curioso (o forse no), che già nel 1983 Miyazaki criticasse l'animazione del periodo, e che per lui quelli fossero "solo cartoni", non dovendo trattare temi complessi (e Conan?!?!) né formulare teorie astruse, e non erano neppure definibili "forma d'arte". Il tutto nel 1983.
Non manca una certa critica all'animazione creata per vendere merchandising, su questo versante immagino avrà cambiato idea da Totoro in poi  :]
L''altro capitolo che ho trovato interessante, meno del quinto, ma più dei primi quattro, è il sesto, cioè una intervista in cui Miyazaki ripercorre la sua carriere fino al 1984, raccontando quale ruolo ebbe in ogni singola opera che lo vide nel cast e con l'aggiunta di vari aneddoti.

Qui sotto l'indice del libro.

lunedì 27 novembre 2023

Studio Ghibli, la fabbrica dei sogni



TITOLO: Studio Ghibli, la fabbrica dei sogni
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 157
COSTO: 17 €
ANNO: 2023
FORMATO: 24 cm X 18 cm
REPERIBILITA': disponibile in fumetteria
CODICE ISBN: 9788885457591



Noto che la casa editrice Kappalab sta imboccando una via che mi pare un po' difforme dal suo passato, cioè quella della traduzione di saggistica made in Francia. Ad agosto avevano pubblicato "Hayao Miyazaki, l'artigiano dell'animazione giapponese" di Stéfanie Chaptal, sulla costina del libro, ma ai tempi non vi avevo dato peso, era presente in rosso la dicitura "ANIME presenta", la medesima visibile in questa nuova uscita.
Quindi ci aspettano altri libri francesi tradotto in italiano (e con integrazioni per il contesto italico)?
Inutile dire che le lagnanze che avevo mosso per il saggio linkato sopra debbo ribadirle immutate anche per questo:
materialmente ILLEGGIBILE...

Non perché sia scritto male, ma perché non si riesce proprio a leggere...


Qui sopra una doppia scan della medesima pagina:
carattere di scrittura minuscolo;
sfondi colorati e sfumati, tanto che magari in una parte della pagina riesci a leggicchiare qualcosa, poi quando cambia lo sfondo non capisci più nulla;
colori di sfondo che mutano in base ai capitoli, alcuni di questi che rendono la lettura ancora più ardua;
bordo esterno della pagina con molto spazio;
bordo interno a fil di cordonatura, cosa che rende ancor più arduo leggere le colonne centrali, in quanto bisogna piegare oltremodo il libro;
immagini onnipresenti.

A fronte di questo carattere di scrittura, che non è neanche micro-scopico, ma femto-scopico, le pagine sono strapiene di immagini... che senso ha operare editorialmente così?
Non si potevano eliminare tutte le immagini ed aumentare la grandezza del carattere di scrittura mantenendo inalterato il numero di pagine (ergo i costi)?
Un libro deve poter essere letto, non mi pare una pretesa esagerata...
Le didascalie, poi, le intuisci, manco le leggi, da quanto sono piccole.
E' difficile godersi uno scritto, che magari ti sarebbe anche piaciuto, se ad ogni riga e pagina devi sacramentare per cercare di capire cosa diavolo ci abbiano scritto... il fastidio e il nervoso rovinano totalmente il gusto della lettura...

domenica 10 settembre 2023

Dove torna il vento volume 1 - Scritti, interviste



TITOLO: Dove torna il vento volume 1 - Scritti, interviste 
AUTORE: Hayao Miyazaki e Yoichi Shibuya 
CASA EDITRICE: Dynit
PAGINE: 236
COSTO: 22 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788833553313



Tra  tutte le case editrici che in questi ultimi anni si sono tuffate a pesce nel boom di manga ed anime, alcune delle quali non avevano alcun background in tema, di certo la Dynit è quella che aveva maggior titolo per cavalcare l'onda editoriale, in fondo i manga e gli anime li pubblica.
Infatti questo è il terzo libro sul mondo Miyazaki/Studio Ghibli che la Dynit manda in stampa nell'arco di tre anni, e verso novembre uscirà il quarto, cioè il secondo volume di "Dove torna il vento":


Piccola annotazione da lettore pagante, in tutti questi libri della Dynit sono presenti refusi.

Mentre "Mondomiyazaki" era un saggio di analisi, "I geni dello Studio Ghibli" e questi due volumi di "Dove torna il vento" li considero bibliografia pura, nel senso che al posto di leggere saggi o riviste (dove magari mancano date ed autore originale) in cui sono riportati stralci di interviste, leggi direttamente le loro parole e i loro ragionamenti completi, potendoti fare una tua idea.
Tra l'altro questa tipologia di scritti è più facile per me da recensire, visto che mica ti puoi mettere sindacare cioè che dice Toshio Suzuki o Hayao Miyazaki  ^_^
Per completare la panoramica sarebbe bello poter leggere uno scritto con il punto di vista diretto di Isao Takahata, la cui voce scritta per ora manca.
Questo volume fu pubblicato con il titolo originale di "Kaze non kaeru basho - Naushika kara Chihiro madeno kiseki" nel 2002 e poi ristampato/aggiornato nel 2013, arriva da noi nel 2023, ma resta comunque interessante.
L'intervistatore è Yoichi Shibuya, in questo primo volume sono raggruppate cinque sue interviste a Miyazaki per due diverse testate, "Cut" e Sight", la prima è del novembre 1990, dove si riepiloga la carriera di Miyazaki fino a quel momento, e la quinta del novembre 2001, in cui si fa il punto sui film usciti fino a quel momento, soffermandosi molto su Nausicaa sia in versione manga che filmica.
In mezzo l'intervista del luglio 1992 su "Porco Rosso", quella del luglio 1997 su "Mononoke Hime" e quella del luglio 2001 per l'uscita de "La città incantata".
Il "vento" presente nel titolo del libro fa riferimento alla passione di Miyazaki per il vento, apprezzabile in così tante sue opere, sia televisive che cinematografiche.
Come scrivevo poco sopra, essendo riportate le parole a briglia sciolta di Miyazaki, c'è poco da commentare, se non che lo scritto merita di essere letto ed è veloce da terminare. 
Non mancano opinione schiette e critiche di Miyazaki verso colleghi, Tezuka è considerato un grande mangaka ed un pessimo animatore. La Disney è sempre criticata per i contenuti della sua animazione, ma poi c'è da dire che lo "Studio Ghibli" si affidò incautamente e disgraziatamente proprio a loro per esportare i propri film nel mondo...

domenica 20 agosto 2023

Servizio di Anna Praderio al TG5 ore 20,00 del 19 agosto 2023 su "Si alza il vento" e Hayao Miyazaki - Bene, ma non benissimo...


Dato che non guardo più la televisione, questo servizio mi sarebbe sfuggito se ieri sera non fossi stato a cena da amici con l'audio della tv in sottofondo, cosa che mi ha permesso di notare che in coda al telegiornale si parlasse di Hayao Miyazaki e del film "Si alza il vento".
Premessa, son ben contento che durante l'edizione serale di un telegiornale nazionale tanto seguito ci sia un servizio sull'animazione giapponese, infatti ho zittito subito le conversazioni a tavola per sentire bene cosa venisse detto in proposito:
Ecco... bene, ma non benissimo   ^_^

La giornalista Cesara Buonamici introduce il servizio con toni un po' trionfalistici, descrivendo il film "Si alza il vento" "IL PIU' GRANDE FILM D'ANIMAZIONE CHE SIA MAI STATO FATTO"!!!

Per l'amor del cielo, son belle parole, ma mi paiono un po' esagerate, se non fosse per il semplice fatto che è un film del 2013, e forse in questi 10 anni qualcosa di altrettanto bello lo avranno pur prodotto, no?
Ma anche se in questi 10 anni tutti gli autori nipponici avessero creato solo ciofeche, esisterebbe anche il pre 2013 e i film di Miyazaki prima di "Si alza il vento".
Certo che alla Buonamici quelle due righe le avrà pur scritte qualcuno, spero non parlasse a braccio, bisognerebbe che la giornalista chiedesse conto dell'esagerazione.
Vabbè che al TG5 saranno abituati ad esagerare i toni dei trionfi governativi, un trionfo in più, uno meno  :]


Infatti Anna Praderio, autrice del servizio, ridimensiona un po' l'entusiasmo della più anziana collega e  forse meno avvezza all'animazione nipponica, descrivendo "Si alza il vento" come "uno dei capolavori di Hayao Miyazaki, uno dei film di animazione più belli di sempre".

Ecco, "uno dei capolavori di Hayao Miyazaki " e "uno dei film di animazione più belli di sempre" è già un giudizio più equilibrato, anche perché "Si alza il vento" non è assolutamente, per quanto mi riguarda, "il più grande film d'animazione che sia mai stato fatto", per affermarlo vuol dire che si sono visti pochi film d'animazione nipponici e solo quel film di Miyazaki.

Anna Praderio si occupa dei servizi su cinema e spettacoli, ovviamente mica si può pretendere che abbia visto tutto e si ricordi tutto di quello che ha visto, però, proprio perché vai in onda nell'edizione serale del TG5, magari ci possono essere più possibilità che un qualche fissato pignolo di anime stia seguendo il tuo servizio   ^_^
Possibile che nella redazione del TG5 non ci sia qualcuno, o l'amico di qualcuno, o il parente di qualcuno che conosca un pochino di più i film di Hayao Miyazaki a cui chiedere?
Evidentemente no  :]
Controllare qualche fonte sul web?
Preciso che il servizio, per quanto vago, è sostanzialmente corretto, solo che quando si descrive un po' nel dettaglio il film "Si alza il vento", viene commesso un ingiustificabile errore.

Viene giustamente annotato che ebbe successo al festival di Venezia del 2013, ma non vinse nulla, cosa che invece avvenne per "La città incantata", che si aggiudicò l'Oscar e pure l'Orso d'Oro al festival di Berlino. 
Non che abbiano valore solo i film che vincono premi, però se il criterio di valutazione è quello di essere acclamato ad un festival del cinema, "La città Incantata" venne acclamato di più e in più festival.