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domenica 10 ottobre 2021

"Doble lectura de Mazinger Z", di Fernando Gonzalez - Triunfo 27 maggio 1978


Per par condicio dopo un articolo in francese ed uno in inglese, ora tocca allo spagnolo   ^_^
Se il primo era incentrato su Goldorak, il secondo sul successo dei cartoni animati giapponesi in Italia con annesse polemiche politico-educative, questo terzo è su Mazinga Z, che in Spagna ricopre il ruolo che da noi ebbe Goldrake.
La prima puntata di Mazinga Z venne trasmessa il 4 marzo 1978, quindi un mese prima che "Atlas Ufo Robot" stravolgesse la televisione italiana, lo scritto venne pubblicato sulla rivista (non franchista) "Triunfo" , che dedicò al primo robottone di Nagai addirittura la copertina. 
Il destino di Mazinga Z in Italia e quello di Mazinger Z in Spagna fu il medesimo, una trasmissione parziale, raffazzonata e non terminata, infine le polemiche per i contenuti violenti, un film già visto, ma in lingua spagnola  :]
Quando il 27 maggio del 1978 venne pubblicato l'articolo la serie sull'emittente TVE era arrivata alla 13esima puntata del conteggio spagnolo, ma al 34esimo della numerazione nipponica... questo perché, come in Italia, vennero saltate molte puntate, inoltre la cadenza era settimanale, a differenza della nostra trasmissione sulla Rete 1 Rai.




L'articolo analizza principalmente l'episodio mandato in onda il 20 maggio, il numero 12 spagnolo, ma il numero 33 giapponese, che nella versione Rai era l'episodio 29 ("Attacco aereo").
Viene citato anche l'episodio numero 10 spagnolo, il 30 giapponese, che corrisponde al n° 26 italico ("Ladri di diamanti").
Che casotto...
Di articoli sui cartoni animati giapponesi ne ho postati a bizzeffe, ognuno con le sue teorie assurde, notizie inventate di sana pianta, difese, accuse etc. etc. etc., ma devo dire che pochi sono interessanti come questo scritto iberico.
L'autore non si limitò a scrivere che Mazinga Z era brutto, sporco e cattivo, ma cerco di argomentare il tutto con riflessioni che non ricordo di aver mai letto sulla stampa italiana.
Indipendentemente dal fatto che le tesi dell'autore fossero più o meno esagerate, l'articolo mi è fin piaciuto, forse sarà l'effetto "erba del vicino è sempre più verde", ma anche nella accuse verso una animazione nipponica a cui sono affezionato ci può essere stile.
Per valutare al meglio il pensiero del giornalista bisogna rammentare le peculiarità della situazione politica in Spagna, in pieno post-franchismo, quindi si può comprendere una certa allergia a certe tematiche militariste, in altri punti ci sono termini comuni in quel periodo, come "fedayyin" o "Vopos".
Spesso si può leggere come le armate del Dottor Inferno siano paragonate al Patto di Varsavia, vengono tirati in ballo più volte gli americani, la loro potenza militare, questo perché il giornalista beccò proprio la puntata in cui il professor Yumi andò negli Usa per ricevere aiuti tecnologico.
Di tutte le teorie esposte, la cosa che mia ha divertito maggiormente e nel contempo ho considerato interessante, è il paragone visivo tra il Dottor Inferno e Karl Marx!!! 
Ho guardato più volte le loro immagini, ed io non ci vedo nessun nesso, ma magri sbaglio io.




Per la traduzione mi sono appoggiato a vari siti di traduzioni tramite immagini e, in seguito, ho raffinato il tutto con Google Traslate ed un po' di ragionevolezza. Purtroppo in alcuni punti le frasi restano un po' oscure, forzate, ma magari era oscure e forzate anche in spagnolo   :]
Anche in Spagna si era compreso che noi piccoli telespettatori eravamo cavie per vendere prodotti, ma c'è stato (e c'è) di peggio nella storia dell'infanzia mondiale.
Ho apprezzato lo sforzo del giornalista perché si accorge anche della varietà musicale, poi la piega alla sua teoria politica, ma si vede che ci aveva riflettuto, non scrisse le prime due caxxate che gli venivano in mente come capitava di leggere sulla stampa nostrana...



[occhiello]

L'aspetto del figlio complice nella società dei consumi è accompagnato dalla trasmissione in immagini di un neofascismo cibernetico. Il simbolismo, facile in occasione, della serie "Mazinger Z" propone una doppia lettura. A partire, senza dubbio ,dall'atteggiamento del bambino-spettatore complice, un innovativo aspetto della tecnologia giapponese ha una presenza settimanale in TV. Le conseguenze socio-politiche possono essere illimitate e imprevedibili.


Abbassa l'aliante!
Una minuscola astronave pilotata da un giovane giapponese con tratti latini intercambiabili, si adatta come il cervello di un gigante.
Più che un robot, come recita la canzone il cui leitmotiv in inglese non è stato tradotto in Spagna. Più che un robot, un superuomo.
Il sabato, ogni sabato alle tre del pomeriggio, più di quattro milioni di bambini e adolescenti spagnoli hanno un appuntamento imperdibile con tecnologia giapponese, con un sottile neofascismo giustificante della violenza tecnologica, con il cyber fascismo. Mazinga Z è una lunga serie tv che mescola, in dosi sapienti, la fantascienza, avventure e soprattutto la necessità di un riarmo bellico permanente.

Abbassa l'aliante!, scherzano i tuoi telespettatori quando il supergigante - quasi il superuomo di Nitzsche - sta per entrare in azione.
I giapponesi hanno usato in precedenti serie televisiva il realismo romantico, con il tocco sempre efficace del sentimentalismo e gli opuscoli (feuilleton?).

lunedì 6 settembre 2021

"Italian kidvid: UFO Robot is a Bonanza" - Variety 18 aprile 1979


L'impatto dei cartoni animati giapponesi in Italia risuonò fino a New York, quando mercoledì' 18 aprile 1979 apparve un articolo che riepilogava il clamore che Goldrake ebbe sulla carta stampata, oltre al suo successo televisivo ed economico.
Avevo già postato un articolo in lingua straniera, il famoso "La folie Goldorak" (di Guy Lagorce - Paris Match 19 gennaio 1979), poi ad inizio estate mi sono imbattuto su un certo numero di articoli della stampa svizzera in lingua italiana.
Dagli USA ci arrivarono i giocattoli degli "Shogun Warriors", ma credo dopo questo articolo, oppure l'estensore nulla sapeva della loro esistenza, in quanto non nomina mai il fenomeno televisivo dei robottoni giapponesi negli Stati Uniti.
Sfogliando la rivista ho notato che era veramente corposa, ben 189 pagine, e l'articolo che ci riguarda lo si leggeva a pagina 99, quindi non proprio prioritario per la redazione. Variety prestava attenzione al mondo televisivo delle altre nazioni, non solo europee, non mi pare ci sia stato un corrispettivo simile in Italia.
Ovviamente non ho tradotto io l'articolo, mi sono affidato a siti appositi, limitandomi ad aggiustare le frasi che risultavano tradotte in maniera un po' curiosa.
Ringrazio Andrea per l'impegno ^_^  Guido e Massimo Nicora per avermi evitato di tradurre malamente il titolo dell'articolo. Infatti ad una mia prima traduzione avevo scambiato "Bonanza" per il telefilm western, mentre risulta essere un termine preesistente, usato nei paesi di lingua spagnola e proprio negli Usa:

Io avevo pensato che il titolo volesse equiparare il successo televisivo italiano di Goldrake a quello statunitense di Bonanza, mentre "Bonanza" stava per "grande affare economico", alludendo alla montagna di soldini che la Sacis lucrò da "Atlas Ufo Robot" a nostre spese  :]
Altra puntualizzazione sulla parola "kidvid", che Google Translate traduce con "ragazzino, mentre ha un significato televisivo:

Non è facile tradurre un semplice titolo in inglese di un quotidiano del 1979, figuriamoci una serie animata...

Ad inizio articolo si cita un articolo dai toni abbastanza negativi su Goldrake pubblicato in prima pagina sul "Corriere della Sera" a firma Leonardo Vergani, fino a d'ora pensavo che la disinformazione del periodo sull'animazione giapponese, essendo un tema minore, influenzava solo altri giornalisti ed esperti italici, mentre, in realtà, varcò l'oceano... 

Tocca quindi all'immancabile Silverio Corvisieri, che grazie a Goldrake giunse sul quotidiano capitalista statunitense, chissà se la Pravda lo citò mai.
L'ex Onorevole Corvisieri nella sua attività parlamentare avrà fatto anche tante cose meritorie, ma alla fine deve la sua fama imperitura a Goldrake, com'è strano il mondo dei media:





Buona lettura della traduzione, comunque alla fine c'è l'articolo originale  ^_^



Qui sotto la stessa immagine è divisa in tre, ergo più grande  ;)

mercoledì 1 aprile 2015

"La folie Goldorak" - di Guy Lagorce - Paris Match 19 gennaio 1979


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO QUASI RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.



Come penso sia stra risaputo Goldrake non ebbe un successo devastante solo in Italia, ma anche presso i cugini d'oltralpe, tanto da guadagnarsi nel gennaio 1979 la prima pagina sulla rivista Paris Match. Il giornalista Guy Laforce fa la cronaca di una progressiva e travolgente cavalcata verso la fama imperitura, che infatti dura a tutt'oggi, tanto che ai tempi Goldorak riuscì fin ad azzerare l'ascolto del canale televisivo rivale nel medesimo orario di trasmissione. Dischi, giocattoli, libri, qualsiasi cosa con sopra la sacra effige di Goldorak/Goldrake/Grendizer andava letteralmente a ruba. Non per nulla alle fiere del giocattolo usato mi capita sovente di sentire parlare francese, qualche mio coetaneo arrivato da oltre confine nella speranza di accaparrarsi a basso prezzo qualche giocattolo del suo beniamino. Fino a qui nulla di nuovo rispetto a ciò che noi stessi vedemmo dal 4 aprile 1978, come identiche furono le polemiche sui contenuti diseducativi di Goldorak, ma il giornalista francese, a dispetto di alcuni suoi colleghi connazionali ed italiani, non spara a palle incatenate contro Actarus e soci, ne apprezza i contenuti e riporta il suo successo.
Non saprei valutare di preciso quale impatto ebbe Goldorak sulla stampa francese, ma penso che leggendo ciò che scrive Guy Laforce si intuisce che non mancarono neppure lì, io ho trovato questo articolo sull'artbook "Exhibition Go Nagai ", e tanto per cambiare un po' minestra ho pensato di postarlo, volendo lo si può trovare (ma questo l'ho scoperto dopo facendo ricerce sul titolo) anche a questo indirizzo:
PARTE UNO - PARTE DUE
Sito web da cui ho preso in prestito la copertina di Parsi Match, visto che quella in mio possesso era tristemente in bianco e nero...
Debbo tranquilizzare gli eventuali lettori che la traduzione dell'articolo non è opera mia, non sarei stato in grado di farla, ma di una persona ben qualificata (che ringrazio nella bacheca dei "Special thanks go to").
Inserirò tutta la traduzione, per farla seguire dalle scan dell'articolo originale in mio posesso (che comunque si può leggere più agevolmente ai link sopra).
 

GOLDORAK 
UN ROBOT NATO IN GIAPPONE 
DIVENTATO IL MESSIA DEI BAMBINI FRANCESI


Che ci piaccia ammetterlo o meno, poco importa, qualunque sia la nostra età, niente è più bello che perdersi nei meandri della nostra infanzia.
Le guerre, le crisi economiche planetarie, gli sconvolgimenti individuali dell’anima, la morte e la nascita dei nostri cari, tutto quello che si può definire come “la propria vita”, tutti gli eventi che si presume ci colpiscano, non sempre riescono, a dispetto dell’età che avanza, a ributtarci “dall’altro lato della collina”, verso la maturità, verso la vecchiaia, verso il definitivo. E poi un giorno, senza un motivo apparente, improvvisamente vi ritrovate aggrappati alla vostra illusione di giovinezza e quindi, in un certo senso, “assassinati”. Cari adulti, cari fratelli, il nostro assassino si chiama Goldorak…
Prima dell’arrivo di questo “formidabile robot dei tempi moderni”, gli eroi dei nostri bambini erano gli stessi che ci avevano incantato un tempo: Batman, Zorro, Mandrake, Tarzan… Nelle loro emozioni davanti a questi uomini in carne e ossa, ritrovavamo le nostre emozioni. Questi fiumi avventurosi sfociavano in paesaggi conosciuti, in vaste pianure serene. La vita era là, tranquilla e beata.