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venerdì 26 dicembre 2025

"Goldrake, Jeeg, Mazinga e soci vivisezionati da 86 ragazzi di Carnate", di Enzo de Mitri - "La Notte" 18 giugno 1980


Ed eccomi qui, la "fonte secondaria" per antonomasia, come sono stato etichettato ultimamente, ad inserire altri articoli da me riesumati. Poi queste mie "fonti secondarie" le rendo note solo io, ma io non esisto  :]

Passi in rassegna chilometri e chilometri di pellicole microfilmate, trovando solo qualche anteprima e qualche trafiletto, che comunque restano importanti perché testimoniano l'attenzione della carta stampata verso l'animazione giapponese, e poi "giri pagina" e ne trovi una intera dedicata agli anime e scritta in gran parte da miei coetanei   ^_^
Per di più con l'inserimento, come noterete, di onomatopee disegnate dai ragazzi e piazzate sopra le scritte pre impostate de "La Notte"!
Non che passare in rassegna decine e decine di bobine microfilmate sia un'attività usurante, ma gli occhi si affaticano e alla fine devi interrompere perché sei mezzo rinco... molto più comodo venire qui a servirsi del lavoro già fatto da me  ;)
Lo tsunami mediatico contro i "cartoni animati giapponesi" della primavera 1980 era passato da relativamente poco, fu quasi una isteria di massa mai più vista, a mio avviso, per qualsiasi altro passatempo dei bambini che preoccupò gli adulti negli anni successivi fino all'attualità di oggi.
Una prova visiva non contestabile, è consultabile nelle (mie) tabelle (nate dai miei ritrovamenti) che si possono vedere nel post linkato qui sotto (dovrei aggiornare i dati con i nuovi inserimenti trovati dal luglio 2024 ad oggi):

A giugno 1980, cioè a bocce non proprio fermissime, ma non più agitate come nei mesi di marzo, aprile e maggio, Enzo de Mitri, che spesso si occupava di animazione giapponese in queste pagine di informazione televisiva su "La Notte", diede la parola agli alunni delle terze elementari (quindi un pelino più piccoli di me) di Carnate.



Sarebbe bello che qualcuno di quegli 86 alunni capitasse su questa pagina web a distanza di 45 anni  :]

Enzo de Mitri dà subito conto della guerra scatenata dagli adulti contro i cartoni animati giapponesi, citando a ragione, come esempio di attacco totale, la trasmissione "L'altra campana" di Enzo Tortora:

Infatti, come annotavo nel post qui sopra e come si può appurare consultandolo, lo spazio dedicato al punto di vista dei fruitori di quei cartoni animati giapponesi fu nullo, la nostra opinione fu ignorata, non contava.
"La Notte" aveva una rubrica dal titolo "Voi lo pensate, noi lo pubblichiamo", in cui si dava voce alle opinioni dei telespettatori, anche giovani, penso fosse curata dallo stesso Enzo de Mitri.
Alla fine queste missive di protesta, contro le accuse mosse agli anime, diede spunto per un altro articolo, citato qui sopra è già postato:

lunedì 1 dicembre 2025

"Cinevisor & Projector Musical" Mupi (1981) + cassette di Goldrake e Capitan Harlock


Talvolta capitano i piccoli colpi di fortuna, ma per renderli possibili è necessario un po' andarseli a cercare nei mercatini (non sul web) e cacciare la pecunia, che in questo caso fa parte integrante della buona sorte, in quanto l'esborso è stato veramente infimo.
Praticamente ho avuto un colpo di culo galattico   ^_^
Ho recuperato (comprato) una confezione intonsa e mai usata del "Cinevisor & Projector Musical", che conteneva la cassetta n° 3 "Battaglie nello spazio" di "Atlas Ufo Robot".
Posso datare con precisione l'articolo (n° 2047) in quanto è presente il tagliano di controllo della "Mupi" con datazione 9 luglio 1981.
Interessante l'aspetto che nella confezione fosse presente, ancora nel 1981, una cassetta di "Goldrake".
Pur conscio che ormai è stata sdoganata e depenalizzata moralmente la rimozione del watermark da siti gratuiti, ma forse solo per il materiale della "Mupi", persevero nell'apporlo in queste foto e scan del "Cinevisor & Projector Musical", uno di quegli articoli che ai tempi era il top dei desideri di ogni bambino (forse un po' meno nel 1981, di certo fino al 1979).
Oggi diamo per scontata la fruizione di contenuti video come, dove e quando vogliamo, ovviamente non lo era a fine degli anni 70 e nei primi anni 80.
Nel maggio 2013 avevo postato il "Visore Mupi V35", funzionava a manovella ed era da esporre ad una fonte esterna di luce per poter illuminare la pellicola.
Con il "Cinevisor" della "Mupi" si automatizzava tutto, potevi vedere la pellicola super8 su un mini teleschermo retroilluminato.
Con il "Cinevisor & Projector" potevi anche, tramite un semplice selettore a rotella, spostare la visione da teleschermo a proiettore sul muro!
Sia il "Visore Mupi V35" e i vari "Cinevisor" avevano, però, quel persistente suono del meccanismo a rotella per far girare la pellicola: RTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTT (a me piace)

Con la terza evoluzione del "Cinevisor", cioè questo "Cinevisor & Projector Musical", si cercò nel contempo (immagino) sia di mettere in secondo piano il rumore dato dal funzionamento del meccanismo, che dare al bambino la musica.
Quando ho inserito le pile e la cassetta, già pregustavo le evoluzioni di "Goldrake" con in sottofondo una delle sigle di "Atlas Ufo Robot", ed, invece, no... ai tempi non era così raro che ciò che ti immaginavi vedendo la confezione di un gioco, poi un po' ti deludeva.
La musica proviene da un piccolo vinile, tipo quello che era presente dentro le bambole e che permetteva loro di piangere o dire "mamma", in cui, però, erano incise due nenie abbastanza insopportabili  ^_^
Non so se fossero stati prodotti anche dei mini vinili con musiche più in linea con la cassetta, ma non credo, non ne ho mai sentito parlare.
Nella confezione si possono vedere Topolino e Pippo, per loro la colonna sonora del mini vinile poteva anche andar bene, ma per Goldrake, Capitan Harlock o qualsivoglia altro anime robotico o di fantascienza non aveva alcun senso musicale.


Un'altra caratteristica di questo "Cinevisor & Projector Musical" era la presenza del "Telecontrol" (già presente nelle versioni precedenti a questa), che forse sarebbe stato più sensato battezzare "Filocontrol", in quanto era il comando a filo per il "Cinevisor".
Il "Telecontrol" permetteva, oltre all'accensione e lo spegnimento del dispositivo con il selettore più in alto, di far procedere la pellicola in avanti o all'indietro oppure stoppare la visione con il selettore centrale.
Il selettore più in basso dava la possibilità di regolare la velocità della pellicola, immagino che questa opzione fosse stata pensata sia per il divertimento del bambino, che per cercare di tarare la giusta velocità della visione in base a quanto il super8 si fosse allentato.
Con il "Visore Mupi V35" il problema non sussisteva, perché decidevi tu la velocità di proiezione tramite la manovella, con il "Cinevisor" era necessario un settaggio.
Infatti ho notato che, per il nastro nuovo presente nella confezione, la velocità massima corrisponde ad una normale velocità dei movimenti del cartone, nelle cassette già usate la proiezione può risultare un po' lenta, anche già al massimo della velocità.
E' importante rendersi conto che i selettori centrali (AVANTI-STOP-INDIETRO) ed inferiore (regolazione della velocità) erano delle opzioni ludiche totalmente innovative!
Si poteva avere un FERMO IMMAGINE!
Potevi rallentare l'immagine e poi tornare indietro!
In pratica quello che poi si sarebbe fatto con il videoregistratore alcuni (non pochi) anni dopo.
Ovviamente le stesse operazioni potevano essere eseguite con un proiettore in super8, ma non era la stessa cosa di poterlo fare tu stesso con un simil telecomando su un mini televisore e, soprattutto, il proiettore difficilmente sarebbe stato lasciato nelle mani di un bambino. 
Ok, la scatola l'ho aperta, il "Cinevisor & Projector Musical" l'ho tirato fuori, le batterie inserite, come anche la cassetta di Goldrake: 
lo vogliamo vedere questo minuto di cartone animati di "Atlas Ufo Robot"?  ^_^


           


Salta immediatamente all'orecchio che il tema musicale e le immagini non collimano  ^_^
Poter vedere, però, finalmente Goldrake a colori, per un bambino che lo vedeva sempre e solo in bianco e nero, aveva già un valore incalcolabile, a cui poter sommare la libertà di gestire il video!
Potevi fermarti, rallentare, mandare indietro ed avanti la pellicola, eri tu a a decidere.
Avevo questa cassetta, seppur con il "Visore V35", e mi piacevano un sacco le scene dell'esplosioni, farle andare avanti ed indietro al rallentatore, per scovare il fotogramma in cui prima c'era il soggetto e poi scompariva, sostituito dall'esplosione   :]

martedì 16 settembre 2025

"Musica e Dischi" gennaio, marzo, novembre 1979 + gennaio, aprile 1980: classifica dischi 1978 e 1979 + pubblicità sigle anime


Tra l'aprile e il giugno 2019 avevo consultato in emeroteca la testata "Musica e Dischi" per le annate 1979 e 1980. Lo scopo, oltre alla ricerca dei soliti articoli, era quello di vedere se, per caso, la sigla del Danguard era stata pubblicizzata in anteprima all'inizio del 1979.
Questo lo scrivo tanto per far capire che sono parecchi anni che cerco informazioni sulla 
Trovare il disco della Pivetti a gennaio 1979 sarebbe stato un bel indizio di una sua trasmissione a fine 1978 o a gennaio 1979, purtroppo la sigla del Danguard è pubblicizzata da aprile 1980.
E' stato un tentativo, non andato a buon frutto.
Alla fine mi ero pure dimenticato di queste poche foto fatte nel 2019, mi ci sono imbattuto cercando altro tra i mega giga file in mio possesso.
La classifica dei primi cento 45 giri più venduti nel 1978, presente nel numero di gennaio 1979, vede due sigle di cartoni animati giapponesi, gli unici trasmessi dalla Rai (fatta eccezione dei Barbapapà e di Vichi il vichingo), che si piazzano al 13esimo posto con Heidi e al ventesimo con "Ufo Robot".
Praticamente davanti a tutte le altre sigle di telefilm e trasmissioni (Rai).


A marzo 1979, quindi poco prima del suo esordio televisivo, viene presentata la sigla di "Capitan Harlock", ancora senza la copertina del 45 giri, esseno una anteprima assoluta.

(per questo speravo in un sigla del Danguard in anteprima)


Novembre 1979
L'immagine mi ha incuriosito quando l'ho vista la prima volta, non che io sia un esperto di sigle dei cartoni animati giapponesi, ma questo disco mi pareva nuovo, tra l'altro contenente più titoli!
Infatti non era un 45 giri, ma un  LP della casa discografica "Durium", che pubblicava dischi per bambini.
"I Roofus Robots" conteneva:

lunedì 4 agosto 2025

Oltre il mare di stelle



TITOLO: Oltre il mare di stelle
AUTORE: Elena Romanello
CASA EDITRICE: Anguana Edizioni
PAGINE: 298
COSTO: 18 
ANNO: 2025
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791256830145


Il saggio si occupa delle molteplici apparizioni ed influenze di "Capitan Harlock" in manga, film ed anime, con una estensione dello scritto inerente le altre serie di Leiji Matsumoto.
Vengono esposte anche le reazioni italiche alla messa in onda dell'anime, forse questa parte sarebbe potuta essere ben più corposa, è un pelino accennata.
Nel totale il libro lo si può considerare un buon compendio delle informazioni disponibili, forse non aggiunge molto nello specifico, ma ti permette di avere un'informazione minima in un unico libro sul pirata della galassia e sulle opere del suo autore. Peccato che non sia presente la sitografia dettagliata dei siti eventualmente consultati per il libro.

In particolare ci si sofferma abbastanza sul "famigerato "Leijiverse", che personalmente poco comprendo ed apprezzo, come poco comprendo ed apprezzo in generale i vari multiversi, se non pensati con un minimo di coerenza (un minimo...)... altrimenti il "multiverso" diventa un "nagaiverso", con continui remake a caso tanto per ririririvendere il medesimo personaggio a distanza di 50 anni.
Per quanto mi riguarda ho letto il manga di "Capitan Harlock" (Danguard e la Yamato) da adulto, non mi ha molto esaltato  :]
L'anime, ovviamente, lo vidi una prima volta nell'aprile del 1979, e come scrive l'autrice il target non era proprio adatto a chi era solo un bambino. Infatti, pur restando affascinato dal personaggio (facendomi comprare il modellino dell'Arcadia e il caccia + altro merchandising a caso), faticavo a seguirne la trama, troppo lento rispetto ad un classico robotico.
Quando da adulto ho avuto la possibilità (economica) di recuperare le vecchie serie, quella di "Capitan Harlcok" è stata tra le prime (o la primissima) che ho acquistato in DVD, ci tenevo veramente a cercare di capire perché ai tempi non ero riuscito a capirlo :]

L'indice del saggio lo presento (come sempre) a fine post, dato che illustra bene il suo contenuto, si può far riferimento a questo per capirne i contenuti al di là delle mie valutazioni a caso. 
La stessa autrice riporta ad inizio libro che si è già occupata di "Capitan Harlock" in altri due suoi titoli:


Si può ipotizzare, quindi, che una parte del materiale fosse già disponibile e sia stato solo necessario riorganizzarlo per inserirlo in questo terzo.

domenica 2 marzo 2025

"Servizio Opinioni Rai": dati di ascolto dell'animazione giapponese e non dal "Radiocorriere TV" dal 1978 al 1981 + articoli sul metodi di rilevazione dati della Rai




Questo post è diretta emanazione del precedente, dove mi ero limitato ad un controllo non approfondito degli indici di ascolto di "Mazinga Z" tra gennaio e marzo 1980:

Mi è quindi sorta la curiosità di controllare tutti (dico, tutti) i "Radiocorriere TV" dal 1978 al 1981, allo scopo di visionare tutte le tabelle degli ascolti comunicati dal "Servizio Opinioni Rai" per quanto riguarda i programmi che vedevo da bambino, cioè i cartoni animati giapponesi, ma anche altri programmi tipo "Supergulp!" o i Muppet, però non telefilm. Ho escluso i telefilm made in Usa in quanto era più facile che fossero visti dagli adulti, quindi avrebbero falsato la mia mini ricerca  sull'audience.
Preciso che queste tabelle non erano sempre presenti, per esempio durante il periodo estivo le rilevazione cessavano di essere effettuate. Ci sono, purtroppo, anche grossi buchi di informazione. Infatti le tabelle non vennero inserite dal "Radiocorriere TV" n° 33 del 1978 al n° 6 del 1979, dal n° 28 del 1979 al n° 41 del 1979, infine dal n° 34 del 1980 al n° 43 del 1980.
Sembra quasi la "maledizione dei ricercatori dei palinsesti perduti"...  ^_^
Il riquadro con gli indici d'ascolto dal 1978 era presente nella rubrica di commento televisivo dal titolo "Pagina No" (successivamente solo "No"), poi venne spostata nella rubrica "In Moviola". Entrambe erano poste sempre ad inizio rivista. Nei lunghi buchi descritti sopra mi son limitato a controllare a campione alcuni numeri nella loro interezza, non trovando mai gli indici d'ascolto in altri punto della rivista. Mi auguro di non essermi perso qualche dato.
Un altro problema, che pare la Rai non si ponesse, era quello di riportare al lettore QUANDO (cacchio) erano state fatte le rilevazioni... solo dal numero n 2 del 11/17 gennaio 1981 si diedero una svegliata inserendo i giorni specifici della rilevazione o il periodo.
Ergo, fino al numero 2 del 1981, ho cercato di individuare (con non poca fatica) il range di giorni in cui venne effettuata la rilevazione, in alcuni casi gli altri programmi in tabella mi hanno permesso di essere abbastanza preciso, in taluni casi sono dovuto restare molto più sul vago. Questo perché all'inizio non erano inseriti film, ma solo programmi/rubriche/TG/sceneggiati, che quindi si ripetevano più volte nell'arco delle settimane, mentre un film è trasmesso solo un giorno specifico.
Un'altra questione riguarda la tempestività della pubblicazione degli indici d'ascolto rispetto al periodo di rilevazione, si era in epoca analogica, ci voleva tempo, anche un mese. Ciò implica che nei periodi estivi le rilevazioni cessavano, i riquadri informativi mancano anche a settembre/ottobre.
Le tabelle con gli indici di ascolto cessano di essere pubblicate dal "Radiocorriere TV" n° 47 del 1981.
Fatte tutte queste premesse e spiegazioni, e prima di mostrare le singole rilevazioni con gli indici di ascolto ed un articolo introduttivo su come queste erano effettuate (fatto rilevante per poter valutare meglio i numeri), ho fatto tre tabelle per rendere il tutto un pelino meno caotico.
Attenzione, anticipo la questione sugli "aventi diritto" ad essere "rilevati", cioè gli over 15!
Il "Servizio Opinioni Rai" effettuava rilevazioni solo dai 15 anni in poi, niente under 15enni e quindi neppure io ai tempi contavo come numero. A questa regola venivano fatte delle eccezioni per gli under 15enni in casi sporadici, per ricerche mirate di analisi sulla fruizione del programmi Rai da parte dei bambini: 



La prima tabella/immagine di inizio post qui sopra è quella contenente solo le rilevazioni pubblicate per i cartoni animati giapponesi, è importante capire che se una serie era per un target molto più giovane dei 15 anni, come l'Ape Maia, gli ascolti crollavano.
Abbastanza rilevante, ma penso che non ci sarebbe neppure bisogno di specificarlo, la fascia di trasmissione:
più la trasmissione è sul tardi, maggiore è mediamente l'ascolto.

La tabella di apertura di post riporta gli anime in ordine di ascolto, con primo Remi trasmesso alle 17:00 tra il 28 e il 30 novembre 1979 che totalizzò 3 milioni di spettatori.
Secondi a pari merito "Mazinga Z" e Heidi con 2,7 milioni di spettatori. Da notare che, mentre Heidi è una prima visione, quella di "Mazinga Z" è un replica rispetto alla prima trasmissione del 1980!
Gli altri ascolti di Heidi la attestano sempre sopra i 2,5 milioni di telespettatori over 15enni rilevati, mentre "Mazinga Z" sul 1,2/1,4 milioni, ma nella prima trasmissione del 1980.
Quindi "Mazinga Z" fu un flop nel febbraio/marzo 1980 con 1,2/1,4 milioni di telespettatori e, invece, un gran successo nel giugno/luglio 1981 con 2,7 milioni di spettatori over 15enni?
Ovviamente no, fin ridicolo precisarlo, perché ai 1,2/1,4 milioni di telespettatori over 15enni vanno aggiunti gli under15 non sondati.
Probabilmente, dai pochi dati disponibili, l'unica serie che non decollò tra gli over 15enni fu l'ostico "Capitan Harlock", il cui target, teoricamente, sarebbe stato quello giusto. Eppure, se solo 400 mila over 15enni guardarono nella rilevazione tra il 22 e il 26 ottobre 1979, quanti furono gli under 15?
Inizialmente io non mi perdevo una puntata di Harlock, col tempo un pochino mi debbo essere perso, però iniziavano ad esserci cartoni animati giapponesi a qualsiasi orario sulle tv private locali, potevi scegliere.
Scelta che ancora non esisteva quando venne trasmessa Heidi, infatti, i suoi ascolti, pur essendo posto nella prima fascia oraria, restano sempre alto.
Purtroppo "Atlas Ufo Robot" venne rilevato una sola volta, all'inizio della sua trasmissione (aprile 1978), e già arrivava a 2,4 milioni di telespettatori over 15enni!



In questa tabella (sempre in ordine di ascolti) ho aggiunto anche gli altri programmi che normalmente consideravo guardabili ("Supergulp!", Muppet), con l'aggiunta dei programmi contenitori, tipo "3, 2, 1... contatto!", dove era inserito "Mazinga Z".
"3, 2, 1... contatto!" venne rilevato quattro volte, con ascolti da 1,1 milioni a 1,9 milioni.
Un altro programma contenitore era "Buonasera con...", che nelle rilevazioni è accoppiato con "Supergulp!" e i "Muppet, solo che, rispetto a "3, 2, 1... contatto!", la fascia oraria è più tarda, quindi gli indici d'ascolto salgono.
Ho diviso la tabella per colori:
sfondo giallo fascia ore 17:00;
sfondo verde fascia ore 18:00;
sfondo azzurro fascia ore 19:00:
sfondo rosso fascia ore 20:00.

Forse solo i daltonici non notano che la fascia gialla delle ore 17:00 è posta in gran parte nella parte inferiore della tabella con gli ascolti più bassi, mentre le due volte che rilevarono il "Muppet Show" e "Supergulp!" in prima serata si superarono i 7 milioni di telespettatori over 15enni.
La fascia delle 19:00 in azzurro non scende sotto i 2,5 milioni.
Quando iniziava a fare chiaro nel pomeriggio inoltrato, si tendeva a restare in cortile più a lungo, quindi la fascia delle 17:00 era maggiormente sacrificata come ascolti.

lunedì 24 febbraio 2025

Ascolti di "Mazinga Z" tra: il 3 e 9 febbraio (1,4 M.); il 4 e 7 marzo (1,4 M.); il 9 e il 15 marzo (1,2 M.) su "Radiocorriere TV" e "TV Sorrisi e Canzoni"





"Più in partic., persona (o gruppo di persone) da cui si possono ottenere informazioni o notizie: apprenderesapereconoscere da buona f., da fattendibileda fsicura. Locuzioni: andare alla f., ricorrere alla f., attingere una notizia da chi la può dare con certezza, avendone cognizione diretta; prov., chi vuol dell’acqua chiara vada alla f., chi vuol notizie sicure risalga all’origine (ma anche con altri sensi fig.). Con accezioni partic.: a. Nelle discipline storiche sono chiamate fonti le testimonianze scritte, più o meno coeve agli avvenimenti o ai problemi che si studiano, che costituiscono per lo storico la documentazione necessaria alla sua ricostruzione: risalire alle f.; studioesameinterpretazione delle fonti."


Mi è stato chiesto di fare qualche ricerca in merito al grado di ascolti che ebbe "Mazinga Z" durante la sua prima trasmissione sulla Rai, in quanto io sarei, per il richiedente, in possesso di numerose diverse fonti cartacee e non. Non mi è stato chiesto di mostrare articoli che trattavano "Mazinga Z", polemiche su "Mazinga Z", lettere di giovani spettatori su "Mazinga Z", disegni di "Mazinga Z" inviati alle varie redazioni, ma dati.
Quindi, chi si accontentasse degli articoli, polemiche, lettere e disegni su "Mazinga Z", che sono un chiaro effetto indiretto del successo di una serie, può spulciarsi il blog (di articoli in tema ne avrei ancora un sacco da mostrare), mentre per i freddi numeri ci si può basare su questo post.
Ergo in queste ore, dopo una giornata di lavoro non agevole (non per farlo pesare al richiedente...), mi son messo a cercare tra le riviste televisive in mio possesso (cartacee e file) dati sulla trasmissione di "Mazinga Z" tra gennaio e marzo 1980.
Qualcosina ho trovato   ^_^
Premessa, a me "Mazinga Z" non piaceva molto, sapeva di "stantio", pur non conoscendo nulla di animazione giapponese, capivo che non era come Goldrake, "il "Grande Mazinga", Jeeg, Gundam etc. etc., infatti era più vecchio.
Vero è che Astroganga, che era ancora più vecchio, mi era piaciuto, vai a capire i gusti dei bambini...
Sia chiaro, non è che non vedessi "Mazinga Z", ma non era una priorità, in più a quell'orario avevo il catechismo... che mi ha impedito di vedere parecchi episodi.
Ricordo che aveva avuto successo, io stesso, pur non essendone un fan accanito, avevo il diario di prima media di "Mazinga Z", figuriamoci a chi piaceva cosa poteva avere in casa   :]
Tutti questi, però, son miei ricordi, ho imparato nel tempo che valgono, ma devono essere sostenuti da "fonti", che son quella cosa che spiega qui sopra la Treccani   :]

Cosa ho trovato?
Ben tre rilevazioni del "Servizio Opinioni Rai" che indicano un audience di più di un milione per volta:
1,4 milioni tra il 3 e il 9 febbraio 1980 (fonte Radiocorriere TV);
1,4 milioni tra il 4 e il 7 marzo 1980 (fonte TV Sorrisi);
1,2 milioni tra il 9 e il 15 marzo 1980 (fonte Radiocorriere TV).

A mio avviso non si debbono far paragoni tra "Mazinga Z" con gli ascolti di "Atlas Ufo Robot", il primo anime chiaramente nipponico, il primo robotico e senza concorrenza animata giapponese su altri canali, robotica o meno che fosse, ma tra gli anime Rai del medesimo periodo di "Mazinga Z". 
Dall'avvento di Goldrake era passato più di un anno, gli anime erano già stati parzialmente digeriti dai bambini e in fase di rigetto dagli adulti, quindi è normale un calo generalizzato dell'audience, in quanto i giovani telespettatori si spalmavano su decina di canali e varie fasce orarie.
Da tenere sempre conto che ai tempi non tutti avevano due televisori, a casa mia ne avevamo due, ma molti miei amici ed amiche ne avevano uno solo.

Le rilevazioni degli ascolti televisivi di quegli anni non erano, ovviamente, a tappeto come quelle di oggi, erano più a campione, ergo, il fatto che in ben tre casi si superi il milioni di piccoli telespettatori davanti alla televisione, non mi pare poca cosa.
Soprattutto se si pensa che ai tempi, sulle tv private locali, imperversavano i cartoni animati giapponesi, nel medesimo orario in cui veniva trasmesso "Mazinga Z" sulla Rete 1 della Rai, sulle tv private locali c'erano altri anime robotici e non a fargli concorrenza.

Sul "Radiocorriere TV" del 9/15 marzo 1980 è presente la rilevazione degli indici d'ascolto della settimana tra il 3 e il 9 febbraio 1980.
Non sorprenda che ci sia un lasso di tempo di un mese tra la rilevazione e la pubblicazione dei dati, eravamo ancora in piena era analogica   ^_^
Come si può vedere in basso a destra, "Mazinga Z" raccolse 1 milione e 400 mila telespettatori, immagino più o meno miei coetanei. 
In quale modo, nonostante non sia indicato, ho potuto individuare quale fosse la settimana di rilevazione?


Controllando gli altri programmi in elenco, tolti i telefilm, le trasmissioni informative e gli sceneggiati, che erano mandati in onda più volte alla settimana o tutti i giorni. Mi sono concentrato sui film con titoli particolari, come "L'uomo del banco dei pegni", che venne trasmesso sabato 9 febbraio sulla Rete 2 della Rai alle 21,45.

EDIT:
Ho aggiunto a fine post qualche scan di paragone con altri anime del periodo, più una spiegazione di come era strutturato il sondaggio del ascolti da parte del Servizio Opinioni Rai.

domenica 22 dicembre 2024

Cronache avventurose


TITOLO: Cronache avventurose
AUTORE: Akira Matsumoto 
CASA EDITRICE: Associazione Culturale Leiji Matsumoto
PAGINE: 80
COSTO: 5/10 
ANNO: 2019
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9791280160027


La recensione del volumetto è simile a quella de "L'angelo rosa", in cui, oltre a mostrare un manga giovanile di Leiji Matsumoto, sono analizzati alcuni aspetti di esso.
La pubblicazione italiana di "Cronache avventurose" è antecedente rispetto a "L'angelo rosa", ma anche quella nipponica lo è. Infatti il mangaka lo disegnò da giovanissimo e non per essere pubblicato, ma come passatempo, quando ancora non immaginava di fare carriera nel campo fumettistico.
L'aspetto importante del manga amatoriale del 1953 risulta essere la prima trasposizione disegnata dal Maestro di un pirata, Capitan Kingston. La caratteristica di questo primo pirata leijimatsumotiano è che è un pirata dei pirati, cioè assalta solo vascelli pirata.
C'è poi la parte di analisi:
quattro pagine ad opera di Francesco Nicodemo su questo manga;
il dialogo scritto tra il mangaka e Masuzo Furukawa, colui che in Giappone ebbe per primo l'idea di "salvare" quest'opera giovanile di Matsumoto, proprio inerente alla pubblicazione nipponica;
21 pagine ad opera di Renato Giovannoli su "Il Jolly Roger, da gentiluomini di ventura ai pirati spaziali";
cinque pagine ad opera di Davide Vivaldi su "Fino alle ossa, i pirati nell'immaginario disegnato giapponese".

Leggendo questi due volumetti ho scoperto che ne son stati pubblicati altri due con manga di Leiji Matsumoto, ne valuterò l'acquisto se a prezzo scontato.



Essendo un manga amatoriale non credo si possa valutarne disegno e sceneggiatura, a me, da totale ignorante, è parso un po' troppo giovanile come stile e trama per poter essere considerato valido in quanto esempio di un pre-Harlock, ma di certo la mia valutazione sarà superficiale   ^_^

sabato 21 dicembre 2024

L'angelo rosa



TITOLO: L'angelo rosa
AUTORE: Akira Matsumoto e Miyako Maki
CASA EDITRICE: Associazione Culturale Leiji Matsumoto
PAGINE: 82
COSTO: 5/10 
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9791280160072


Questo libricino si compone di due parti: 
il manga di genere shojo "L'angelo rosa" di Akira (Leiji) Matsumoto e della moglie Miyako Maki, pubblicato nel 1964; 
una 30ntina di pagine di analisi su vari aspetti del manga.

Non sono un fan così sfegatato del mangaka da aver comprato il volumetto appena pubblicato dalla "Associazione Culturale Leiji Matsumoto" nel 2020, ma l'ho trovato ad un mercatino ad un prezzo assai scontato, quindi, causa mio irrefrenabile impulso all'acquisto di materiale editoriale su manga ed anime, me lo sono accattato  ^_^
Il manga apparve sulla rivista shojo "Margaret", chiaramente son passate alcune decine di anni, non ha senso far alcun raffronto con qualsiasi altro manga, se non valutare quanto di questa storia e disegno noi si sia visto in opere successive del Maestro. In questo siamo ben supportati dalle pur brevi pagine di analisi allegate al manga.
Personalmente il manga non è che mi sia piaciuto molto, ma conta zero il mio punto di vista  :]
La parte di commento al manga contiene:
una breve introduzione al manga;
due pagine ad opera di Francesco Nicodemo su Miyako Maki, coautrice del manga e moglie di Matsumoto;
cinque pagine ad opera di Daniela Asmundo sulla bambola "Licca-chan", il cui design fu opera di Miyako Maki; 
quindici pagine ad opera di Patrick De Stefani sulla mitologia greca e il Giappone contemporanea.



Qui sopra le prime due pagine del breve manga autoconclusivo del due M & M (Matsumoto e Maki).


Mi ha incuriosito la parte riguardante "Licca-chan", di cui avevo già letto in altri lidi, quindi sono andato a ripescare delle immagini di due pubblicazioni nipponiche:


Cercando di individuare le pubblicità di quelle che mi son parse del medesimo articolo, anche grazie al video del link:

Spero di aver azzeccato la bambola giusta   ^_^

sabato 7 settembre 2024

"Dal salone del giocattolo di Milano: panorama di novità negli stand" - "VG Vendogiocattoli" n° 2 febbraio 1979


Quarto post consecutivo e cronologico (e terzo nel numero di febbraio) sulla rivista "VG Vendogiocattoli":



Quando avevo postato le pubblicità dei giocattoli dei cartoni animati giapponesi presenti su "Il Giornale dei Giocattoli" dal 1978 al 1980 avevo già testimoniato l'esistenza in Italia di alcuni modellini robotici nipponici prima della loro comparsa televisiva (Daitarn 3, Daikengo, Zambot 3, Gloyzer X) oppure che mai sarebbero giunti in Italia, ma solo con questa rivista "VG Vendogiocattoli", oltre ad avere la conferma di quelli, ho trovato molti altri articoli giapponesi, il cui arrivo nei negozi nostrani si può far risalire addirittura al Natale 1978.
La parte più interessante di questa lunga rassegna è data dalla presenza di una moltitudine di aziende, con un breve scritto che illustrava i prodotti presentati durante la manifestazione (di solito le novità) e molte foto.
Le immagini, purtroppo in bianco e nero, dei mesi di gennaio e febbraio di "VG Vendogiocattoli" sono la ciliegina sulla torna di una già interessante parte scritta.
Come nei precedenti tre post ho ingrandito le fotografia per rendere più potente ed informativo l'impatto visivo.



Il "Salone del Giocattolo" di Milano del 1979 sarebbe uno dei luoghi che vorrei visitare nel caso potessi fare dei viaggi nel tempo   ^_^
La manifestazione durava sette giorni(!), occupava 75 mila metri quadri, gli espositori erano 1100 (!!) di cui 650 italiani (!!!), dato che ai tempi avevamo una florida industria del giocattolo, avevamo...
Dalle fotografie prese dall'alto si può immaginare la bellezza di una manifestazione del genere, che ipotizzo fosse vietata ai bambini, infatti il corrispettivo romano per i videogiochi da bar, la Enada, non permetteva la visita ai minori.
Credo valesse, a parte qualche fortunato "figlio di" (un po' in entrambi i sensi), anche per la manifestazione milanese.

Qui sotto l'ingrandimento delle due parti scritte qui sopra.

mercoledì 10 aprile 2024

"Un pirata spaziale sbarcava in Italia 45 anni fa: era Capitan Harlock, eroi degli irregolari" - "La Stampa" 9 aprile 2024: molto bene, ma non del tutto benissimo ^_^





Ieri sul sito de "La Stampa" è comparso un articolo commemorativo per i 45 anni di Capitan Harlock, dal 9 aprile 1979 al 9 aprile 2024. 
Non che abbia fatto un controllo sulle home page dei quotidiani on line, ma mi pare che l'anniversario sia passato abbastanza inosservato. Quindi fa sempre molto piacere che gli organi di stampa nazionali, in particolari quelli autorevoli come "La Stampa", dedichino dello spazio ai nostri "cartoni animati giapponesi.
Solo chi visse la prima visione del pirata spaziale può capire quanto quel personaggio ci colpì. Di certo la serie era un po' ostica per il medesimo bambino che era impazzito per "Atlas Ufo Robot", più abbordabile come contenuti, e forse "Capita Harlock" non godette del successo (anche commerciale) di altre serie nipponiche, ma ciò non toglie che il suo personaggio si fissò nella nostra memoria e nei nostri cuori.
Quindi ritrovarlo omaggiato su la home page de "La Stampa" mi ha fatto piacere  :]
L'articolo è a firma Roberto Pavanello, che ha il suo focus sulla musica, e da quello che ho capito, dato che in merito io sono abbastanza ignorante, conosce bene l'argomento musicale:

Posso immaginare che, al momento di assegnare i pezzi da scrivere durante la riunione redazionale, il giornalista si sia offerto per il pezzo su Harlock, che magari da bambino adorava, il risultato finale non è che sia brutto, ma mi ha molto colpito un breve passaggio, in cui si può leggere:
"Purtroppo, come spesso accadeva in quegli anni, i 42 episodi vennero MASSACRATI da tagli che resero non facilissima la comprensione di chi stava davanti al televisore..."




"Capitan Harlock" è stata una delle serie che ho recuperato da adulto, nella versione dei DVD originali "Yamato Video", seppur questa mia ri-visione è avvenuta un paio di decenni fa, non ho memoria che i 42 episodi (quindi tutti!) vennero MASSACRATI da tagli... 
Furono operati dei tagli alla "Mazinga Z", per accorciare di qualche secondo alcuni episodi. In qualche occasione furono eliminate le scene degli omicidi di alcuni personaggi, ma solo la scena dell'uccisione materiale, non veniva eliminato l'omicidio, il bambino capiva che il personaggio era stato ucciso, semplicemente non vedeva il momento dell'uccisione.
Da ricordare che le mazoniane erano spesso un po' discinte, e non furono censurate. Come relativamente poco fu censurato l'aspetto di critica al potere politico, che rendeva ebete il popolo attraverso delle onde tranquillizzanti emesse dai televisori!!!
Quindi la serie fu di "non facilissima comprensione per chi stava davanti al televisore" non a causa di qualche taglietto o leggera omissione, ma proprio perché il target non era lo stesso di Goldrake, sia come età che che contenuti. Senza contare che i singoli episodi potevano contenere svariati minuti di dialoghi o contemplazione dello spazio siderale e nessun combattimento, aspetto che un po' ci deludeva.
Ammetto che in qualche occasione durante la mia visione da adulto di Harlock mi sono un po' annoiato, figuriamoci da bambino!   ^_^
Pare che il gruppo de "La Stampa" stia dando spazio sia ai vecchi "cartoni animati giapponesi" che ai nuovi "anime", cosa che fa piacere, ma forse dovrebbero fare uno sforzo ulteriore per fare articoli ancor più accurati:

Altrimenti i lettori non fissati con l'animazione giapponese penseranno, dopo aver letto i loro articoli, che "Capitan Harlock" nella sua prima trasmissione sulla Rai del 9 aprile 1979 fu "massacrato da tagli" e che "GLI" anime si scriva "LE" anime   ^_^

Mi auguro che in futuro la redazione de "La Stampa" cerchi qualche fonte saggistica per preparare gli articoli su manga ed anime vecchi e nuovi, non solo Wikipedia ("Quasi tutti gli episodi subirono dei tagli prima del doppiaggio"), volendo il materiale non mancherebbe:

Saggistica anime

Saggistica Manga

E nello specifico sul pirata spaziale qualche info l'ho messa qui sul blog:

Capitan Harlock


domenica 19 novembre 2023

"Fumetti e cartoni animati: nuova produzione culturale", di Giuseppe Callegari - "Quaderni di Comunicazione Audiovisiva" numero zero dicembre 1982(?)


Gli articoli sui "cartoni animati giapponesi" si potevano dividere in due macro gruppi:
quelli scritti per quotidiani e settimanali, quindi con un tempo materiale abbastanza basso per recuperare informazioni corrette, cosa che comunque, almeno in via teorica e deontologica, non avrebbe dovuto esimere il giornalista dall'essere informato;
quelli scritti per pubblicazioni mensili o pluri-mensili (trimestrali, quadrimestrali, semestrali), che avrebbero permesso agli autori di avere il tempo per approfondire maggiormente l'argomento su cui si cimentavano, magari per la prima volta.

Di norma gli articoli del primo gruppo erano più corti/riassuntivi, quelli del secondo gruppo più lunghi/approfonditi.
Poi si potrebbero dividere le testate tra quelle generaliste, quindi magari con un personale meno tenuto a conoscere l'argomento "animazione", e quelle che specificatamente trattavano i media, televisione, cinema fumetto etc. etc. etc., quindi, sempre teoricamente, con autori già formati per conoscere maggiori informazioni e ricercare in quel campo più facilmente quelle che non conoscevano.
In questo post mostro un articolo presente sul numero zero de "Quaderni di Comunicazione Audiovisiva", che fa riferimento, in base al ragionamento di cui sopra, ad una testata che faceva parte contemporaneamente del gruppo che aveva più tempo per approfondire l'argomento, essendo quadrimestrale (o semestrale? non l'ho capito), ma anche a quello delle testate in tema media, quindi con autori che avrebbero dovuto conoscere meglio l'argomento dell'analisi.
L'articolo risulta di ben dodici pagine, a conferma della possibilità di queste testate di approfondimento di analizzare meglio l'argomento, e come lo analizzò Giuseppe Callegari?
Intanto lo scritto, come si intuisce dal titolo, non tocca solo i cartoni animati, ma anche i fumetti, probabilmente un tema in cui l'autore era più ferrato.
Si parte con il fumetto italiano del dopoguerra, con Tex, di cui non sono un grande esperto, quindi non saprei valutare se le considerazioni dell'autore siano nuove (almeno nel 1982/1983), a me sono parse sensate.



Piccola digressione sulla datazione degli  articoli.
La quasi totale datazione dei miei articoli è corretta, ci sono dei casi, oltre a quelli dovuti ad eventuali miei errori di trascrittura, in cui datare un articolo è risultato problematico per vari fattori.
In questo caso, per esempio, l'articolo in questione è presente nel numero zero de "Quaderni di Comunicazione Audiovisiva", solo che quando il bibliotecario mi ha inviato gratuitamente lo scritto non ha saputo darmi indicazioni sulla data, ed io, sinceramente, dato che si era pure impegnato a cercarmelo, a scannerizzarlo ed inviarlo (e non si era più in periodo Covid), non me la sono sentita di tampinarlo perché ricercasse la data precisa.
Quindi, se il numero 1 è dell'inizio 1983, come si può vedere qui sopra nella scheda Opac e facendo qualche ricerca on line, il numero zero dovrebbe essere di fine 1982.
Tra l'altro non mi è ben chiara la cadenza della pubblicazione, che secondo me faceva parte di quelle che potevano essere trimestrali o quadrimestrali, comunque non a cadenza puntuale.
Quindi posso affermare che la rivista non sia stata pubblicata a metà del 1982 o a metà del 1983, ma fino ad ora non sono riuscito a capire la datazione precisa.

Torno all'articolo   ^_^



Anche su Diabolik non mi esprimo, se non per il fatto che ho amici un po' più grandi di me che sono appassionati di Diabolik e non sono per nulla fascistoidi, anche se comprendo che l'autore non voleva legare la lettura del fumetto ad una ideologia politica, ma ad un genere di impostazione.
Men che meno conosco gli altri titoli citati, essendo troppo piccolo per leggerli a età degli anni 70.

domenica 12 dicembre 2021

TV Sorrisi e Canzoni n° 38 dal 20 al 26 settembre 1981 - “Pronto... Capitan Harlock?”, di Paola Zivelli (i bambini telefonano a Giuliano/Harlock)


In quel 1981 la redazione di "TV Sorrisi e Canzoni" ebbe la geniale idea di far parlare telefonicamente i bambini con i propri eroi televisivi, nella voce dei loro doppiatori italici, quasi sempre questi furono personaggi dei cartoni animati giapponesi, fino ad oggi ho presentato quattro di questi numeri, cinque con questo:




Da tutte queste domande dei bambini ai loro eroi animati giapponesi si evince una sola cosa, ammesso che fosse in discussione, che non eravamo dei rincoglioniti, forse eravamo un po' drogati di tv, ma non drogati inebetiti.
Eravamo chiaramente consci della realtà che ci circondava, che faceva ben più paura di un cartone animato, ma vai a spiegarlo agli esperti che dovevano farci la morale.
La cosa un po' demoralizzante è che la stessa cosa capita ancora oggi, sono cambiati i soggetti che dovrebbero rimbambire i bambini, dagli anime si è passati ai social o ai device tecnologici, ma il refrain è uguale.
L'unico argomento pericoloso per la sanità mentale dei giovani, che dalla fine degli anni 70 ad oggi è rimasto sempre lo stesso, sono i videogiochi, tutti gli altri si evolvono o ritornano a cicli regolari.

Da questo numero di "TV Sorrisi" ho omesso come al solito alcuni articoli perché li ho ritenuti meno interessanti, si può consultare l'indice per capire quali.
Tra quelli che ho scelto c'è un articolo sul telefilm ciclistico "L'America in bicicletta" (titolo originale "Breaking Away"), la commedia musicale "Accendiamo la lampada" (a cui vengono dedicate ben 6 pagine) in cui recitava la stupenda Gloria Guida, il ballerino Russell Russell (che mi pare di capire sia poi restato in Italia), una intervista all'allora ministro della Pubblica Istruzione Guido Bodrato, da cui si evince che le cose non sono cambiate molto nella scuola pubblica...



Nell'autunno del 1980 Gianni Giuliano si espresse abbastanza negativamente riguardo agli anime:
"Non posso certo impedire a io figlio Andrea di 8 anni di vedere i cartoon giapponesi, ma sono assolutamente contrario a questa forma di fantasia computerizzata e plagiatrice... sono, in fondo, un trip, un viaggio drogato nello spazio" 


Chissà se a distanza di un anno il doppiatore di Capitan Harlock, ascoltando le voce degli strippati spaziali che volevano parlare con lui, cambiò opinione, in fondo mi sembra che posero domande sensate, preoccupati più delle ingiustizie reali che di quelle perpetrate da Raflesia e dai burocrati del governo mondiale.

domenica 24 ottobre 2021

"Le voci spaziali arrivano da Trastevere", di Giovanna Grassi - "Domenica del Corriere" 4 ottobre 1980


L'animazione seriale giapponese generò, oltre al successo di se stessa, quello del merchandising, delle sigle musicali ("C'era una volta... le sigle tv") e dei doppiatori, questo articolo mostrò anche i volti delle voci di Koji Kabuto (Claudio Sorrentino), Actarus (Romano Malaspina), la voce femminile del Barone Ashura (Laura Gianoli), Capitan Harlock (Gianni Giuliano) e il direttore del doppiaggio di Mazinga Z (Mario Bardella).
La redazione della "Domenica del Corriere" dedicò ben quattro pagine alle voci degli anime, fatto abbastanza inusuale ai tempi, peccato per l'atroce, inqualificabile, fin delinquenziale errore di aver trasformato Romano Malaspina in Stefano Malatesta... 
Posso solo immaginare il dispiacere dell'attore e doppiatore quando lesse il suo nome completamente stravolto, non si può neppure parlare di un refuso, è completamente un altro nome ed un altro cognome...
Devono essere cose che fanno male, sia a livello personale che professionale.


Quella sopra è la didascalia alla foto di Claudio Sorrentino e moglie, quella sotto è l'atroce scritto inerente Romano Malaspina.
Nelle quattro righe su Sorrentino il nome è giusto, ma era chiedere forse troppo che azzeccassero anche chi doppiasse... non il robot "spaziale" (mi pare che Mazinga Z non abbia mai varcato l'atmosfera terrestre), ma il suo pilota, Koji Kabuto.
Per il povero Malaspina sbagliano sia il nome che chi lui doppiava, che, di nuovo, non era Goldrake, ma il suo pilota.
Concetto troppo difficile per gli adulti del 1980?


Giovanna Grassi non fu molto lungimirante, non dopo 10 anni, ma anche dopo 20, 30 e 40 anni e oltre siamo ancora qui a parlare di Goldrake, Mazinga, Harlock e soci.
Quindi la "brutalità spaziale del cinema d'animazione made in Tokio" ha trasmise qualcosa di positivo, che quegli adulti proprio non volevano vedere.
Da notare un paio di accenni al prossimo venturo spegnersi dei video riflettori sugli eroi galattici e del pensionamento di Mazinga, chissà se furono solo parole a caso oppure alla giornalista venne detto che la Rai avrebbe stoppato gli anime robotici a causa delle polemiche mediatiche.
Ma come la valutavano i doppiatori i personaggi a cui prestavano la voce?
Diciamo che qualcuno fece dichiarazioni più coerenti con il successo avuto presso i bambini, altri li criticavano, però continuavano a doppiarli  :]

lunedì 6 settembre 2021

"Italian kidvid: UFO Robot is a Bonanza" - Variety 18 aprile 1979


L'impatto dei cartoni animati giapponesi in Italia risuonò fino a New York, quando mercoledì' 18 aprile 1979 apparve un articolo che riepilogava il clamore che Goldrake ebbe sulla carta stampata, oltre al suo successo televisivo ed economico.
Avevo già postato un articolo in lingua straniera, il famoso "La folie Goldorak" (di Guy Lagorce - Paris Match 19 gennaio 1979), poi ad inizio estate mi sono imbattuto su un certo numero di articoli della stampa svizzera in lingua italiana.
Dagli USA ci arrivarono i giocattoli degli "Shogun Warriors", ma credo dopo questo articolo, oppure l'estensore nulla sapeva della loro esistenza, in quanto non nomina mai il fenomeno televisivo dei robottoni giapponesi negli Stati Uniti.
Sfogliando la rivista ho notato che era veramente corposa, ben 189 pagine, e l'articolo che ci riguarda lo si leggeva a pagina 99, quindi non proprio prioritario per la redazione. Variety prestava attenzione al mondo televisivo delle altre nazioni, non solo europee, non mi pare ci sia stato un corrispettivo simile in Italia.
Ovviamente non ho tradotto io l'articolo, mi sono affidato a siti appositi, limitandomi ad aggiustare le frasi che risultavano tradotte in maniera un po' curiosa.
Ringrazio Andrea per l'impegno ^_^  Guido e Massimo Nicora per avermi evitato di tradurre malamente il titolo dell'articolo. Infatti ad una mia prima traduzione avevo scambiato "Bonanza" per il telefilm western, mentre risulta essere un termine preesistente, usato nei paesi di lingua spagnola e proprio negli Usa:

Io avevo pensato che il titolo volesse equiparare il successo televisivo italiano di Goldrake a quello statunitense di Bonanza, mentre "Bonanza" stava per "grande affare economico", alludendo alla montagna di soldini che la Sacis lucrò da "Atlas Ufo Robot" a nostre spese  :]
Altra puntualizzazione sulla parola "kidvid", che Google Translate traduce con "ragazzino, mentre ha un significato televisivo:

Non è facile tradurre un semplice titolo in inglese di un quotidiano del 1979, figuriamoci una serie animata...

Ad inizio articolo si cita un articolo dai toni abbastanza negativi su Goldrake pubblicato in prima pagina sul "Corriere della Sera" a firma Leonardo Vergani, fino a d'ora pensavo che la disinformazione del periodo sull'animazione giapponese, essendo un tema minore, influenzava solo altri giornalisti ed esperti italici, mentre, in realtà, varcò l'oceano... 

Tocca quindi all'immancabile Silverio Corvisieri, che grazie a Goldrake giunse sul quotidiano capitalista statunitense, chissà se la Pravda lo citò mai.
L'ex Onorevole Corvisieri nella sua attività parlamentare avrà fatto anche tante cose meritorie, ma alla fine deve la sua fama imperitura a Goldrake, com'è strano il mondo dei media:





Buona lettura della traduzione, comunque alla fine c'è l'articolo originale  ^_^



Qui sotto la stessa immagine è divisa in tre, ergo più grande  ;)

giovedì 19 agosto 2021

Disegni ed immagini di Capitan Harlock nella rivista "La Società" (mensile del PCI bolognese) del maggio/giugno 1979


Scandagliando più o meno a caso l'infinita distesa di quotidiani, settimanali, mensili etc. etc. etc. alla ricerca di articoli sull'animazione seriale giapponese, talvolta incappo in stranezze o curiosità.
Una di queste curiosità è presente nel numero 24 (maggio-giugno 1979) della rivista "La Società: politica, cultura, economia - mensile della federazione bolognese del PCI", dove, nell'inserto "Il comparto delle macchine automatiche", vennero inseriti i disegni tratti dal "Manuale Spaziale Tecnico Attivo di Capitan Harlock" pubblicato sempre nel 1979.
Nell'ultimo aggiornamento dell'Emeroteca Anime del 10 giugno sono stato nel dubbio fino all'ultimo se inserire o meno anche questo articolo, poi ho evitato in quanto neanche una riga tratta di cartoni animati giapponesi. E' vero che in altri casi ho inserito le copertine di riviste anche se non c'erano articoli al loro interno, ma erano in copertina, in questo caso le immagini di Capitan Harlock sono all'interno.
Certo è che questa citazione del pirata spaziale, in una rivista super seria di analisi politica ed economica sul mondo del lavoro ad opera di un partito politico, è l'ennesima dimostrazione di quale livello di clamore mediatico investì i cartoni animati giapponesi.
Non fu solo l'immaginario di noi bambini ad essere modificato per sempre, ma anche gli adulti, pure quelli acculturati, se dovevano scegliere delle immagini che illustrassero l'automazione, il futuro tecnologico che ci attendeva o i computer, pensavano subito ai cartoni animati giapponesi di carattere fantascientifico o robotico.





Come seconda scan del post inserisco l'indice della rivista, per far comprendere quanto impegnata fosse la rivista. In molti casi queste analisi non servirono al PCI o al sindacato per prendere le giuste decisioni quando sarebbero servite, però fa impressione, paragonato ad oggi, il livello di attenzione su certe tematiche.
Da notare che sono riportate anche le analisi del "Consiglio di fabbrica" di alcune aziende, a dimostrazione che anche a livello base (gli operai) esisteva un impegno ed una conoscenza dei processi che oggi sono pressoché scomparsi.

Qual è l'immagine che per la redazione de "La Società" ben identificava il mondo tecnologico del comparto della macchine automatiche (quindi anche robotica, o pre-robotica)?
Ma ovviamente l'Arcadia!!!   ^_^

Preciso che ho inserito anche la prima pagina dello scritto dove sono presenti immagini di Capitan Harlock, tanto per contestualizzare la tematica.
Controllando il numero di pagina sul fianco, ci si potrà un po' orientare.