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venerdì 28 dicembre 2018

La storia di Alien - Nello spazio profondo nessuno vi sentirà gridare...



TITOLO: La storia di Alien - Nello spazio profondo nessuno vi sentirà gridare...
AUTORE: Paul Scanlon e Michael Gross
CASA EDITRICE: Mursia
PAGINE: 112
COSTO: 15/30 €
ANNO: 1983
FORMATO: 27 cm X 21 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN:

Quando credi che ormai hai più o meno trovato tutto quello che era trovabile, scopri subito qualcosa che non sapevi esistesse   ^_^
Ed è quello che mi è capitato quando ho potuto sfogliare questo bel librone sul primo film di Alien, a dimostrazione che il territorio da esplorare del materiale editoriale anni 70/80 è ancora vasto.
Venne pubblicato nel dicembre del 1979 (supplemento n° 27 ai "Tascabili Mursia"), e per il mercato editoriale italiano era, a mio avviso, qualcosa di abbastanza unico. Per esempio non fu mai pubblicato qualcosa di simile su "Guerre Stellari", e non mi pare che venne replicato questo esperimento con i successivi film di fantascienza (nel caso mi sbagliassi fatemelo sapere senza problemi!).
Oggi questo librone potrebbe anche essere chiamato "art-book", in quanto sono presenti i disegni preparatori dei personaggi, le foto con le scenografie in cui si vedono i cast mentre vi lavorano, i dietro le quinte degli effetti speciali.
C'è anche una buona parte scritta, benché le immagini siano piacevolmente preponderanti, in cui gli autori ripercorrono la creazione e produzione del film. Probabilmente oggi le informazioni ivi contenute non saranno più tanto uniche, ma nel 1979 lo erano di sicuro.
Di articoli su Alien la stampa italiana ne scrisse molti, durante il mio pellegrinaggio di ricerca sugli anime ne ho trovati assai, a dimostrazione che il film non passò di certo inosservato, né al cinema né su quotidiani e riviste. Purtroppo gli articoli erano sovente abbastanza superficiali, e veicolavano più o meno sempre i medesimi argomenti, mentre questa pubblicazione Mursia dava delle informazioni più dettagliate, soprattutto sul lavoro di preparazione del film.




In origine era un prodotto francese dal titolo "Historie d'Alien", ma non sono riuscito a reperire alcuna immagine del capostipite transalpino, che a sua volta proveniva dalla pubblicazione statunitense "The book of Alien".





Metto solo la prima pagine dello scritto, e consiglio di recuperare il librone, merita veramente, se non altro per le immagini  ;)

mercoledì 26 dicembre 2018

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 7




E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

Il settimo capitolo ci illustra la vita a Tokyo, anzi, Tokio, alla fine del 1800. Ovviamente il tutto dal punto di vista di De Riseis, quindi il capitolo, come tutto il resto del libro, procede un po' confusamente da un argomento all'altro. Peccato che in questo capitolo non ci siano molte incisione da ammirare.
Divertente il fatto che De Riseis inizia a far compere pensando di aver strappato prezzi irrisori ai venditori ambulanti nipponici, si sorprende e non capisce il perché tutta quella gente non facesse altro che ridere durante le contrattazioni. Arrivato in albergo scopre che la medesima merce, nuova ed impacchettata, l'avrebbe potuta acquistare ad un prezzo assai minore di quello che credeva fosse un affarone. Una volta tanto lo speculatore occidentale fu speculato a sua volta dai "selvaggi"...
Probabilmente le parti più interessanti sono quelle in cui vengono descritti i bagni pubblici giapponesi e i quotidiani, è presente anche un accenno al tempio di Yasukuni, istituito da poco.

martedì 25 dicembre 2018

"CID Giocattoli Natale 1979" - prima parte



Ieri ho postato un catalogo del Subbuteo 85/86 ed oggi la prima parte di questo stupendo catalogo natalizio Cid del 1979. Di norma cerco di alternare un po' gli argomenti, però ieri era la vigilia di Natale, ed oggi è Natale, quindi i post giocattolosi ci stanno alla grande   ;)
Diciamo che è il mio modo di fare gli auguri  ^_^
Dato che il catalogo è assai corposo, ben 127 pagine, lo dividerò probabilmente in tre parti, anche perché è veramente strapieno degli articoli che fecero sognare quella generazione di bambini.
Essendo la CID una azienda che si occupava di distribuire giocattoli ci sono quasi tutte le marche di giocattoli del periodo, magari di alcune case c'è un solo gioco, mentre di altre più pagine, ma il panorama è assai appagante:
Sebino; Furga; Fiba; Italo Cremona; Effe; Raffetto; Sevi; Grazioli; Reve; Harbert; La Nuova Faro; Berchet; Giochi Adriano; Trudi; Canova; Bero; Ampatoys; Lego; Plastic City; Bral; Mupi; Polistil; Lima; Ellegi; Reel; Rico; Edison Giocattoli; MB Italy; Editrice Giochi; Clementoni; Invicta; Italo Trade; Bontempi; Supermatic; Flippy; GV; Dulcop; Arcofalc.

Le marche sopra riportate sono solo quelle chiaramente descritte sul catalogo, perché in numerose pagine viene solo riportato "CID selezione", a cui segue l'immagine del gioco, sovente senza la marca che lo identifichi. Per esempio il Subbuteo è nominato come tale (n° 785 e 786), ma non c'è neppure un articolo della Atlantic, magari è presente con qualche altro articolo che non ho notato.
Queste lacune nella descrizione dei giocattoli sono un vero peccato, evidentemente esisteva un secondo catalogo, forse coi prezzi, che permetteva al negoziante di collegare il numero dell'immagine con la marca/distributore/nome dell'articolo.
Non ci sono articoli della Mattel, che aveva suoi cataloghi esclusivi.
Si può notare, come per tutti i cataloghi del periodo, che i vari articoli avevano una vita abbastanza lunga, non venivano sostituiti ogni anno con giochi nuovi. Per esempio c'è ancora la console di videogiochi della Reel, che era di un paio di anni prima. Probabilmente furono proprio gli articoli legati agli anime a dare al mercato dei giocattoli italico la prima sonora sberla innovativa, assieme ai videogiochi portatili.
Ovviamente non mancano i giocattoli degli eroi animati giapponesi, l'invasione/innovazione era ormai giunta sugli scaffali dei negozi, e per qualche tempo i giocattoli nostrani dovranno soffrire un po' la concorrenza nipponica.
Ammetto che nello scansionare il catalogo non ho proceduto rispettando l'ordine delle pagine, ma ho saltato un po' qui un po' là, omettendo tutte le bambole e i giochi per i più piccini, e concentrandomi sui giochi più belli per i maschietti.
Chiedo venia alle eventuali lettrici coetanee che leggeranno questo post, ma per i loro giochi dovranno attendere la seconda parte.
In questa prima non potevo non mettere le immagini del "guerriero spaziale altezza cm 60", del "guerriero spaziale in metallo pressofuso" e del "veicolo spaziale in metallo pressofuso", che permetteva al guerriero spaziale di cui sopra di poter essere pilotato.
Ma quale sarà mai il nome di questo guerriero spaziale?  ^_^



Il Daitarn III!!!
Immagino che il catalogo con le stupende immagini dei due modelli di Daitarn III e con la Mach Patrol furono messi in vendita un pelino prima della messa in onda del cartone animato sulle tv locali, ergo la CID non si preoccupò di dargli un nome.
Quindi anche il Jumbo Daitarn III poteva trasformarsi?
Una figata colossale!



Io avevo (ed ho ancora, seppur un po' sverniciato) il modello in metallo pressofuso: stupendamente trasformabile in tutte le versione del cartone!




Questa pagina farà sbavare un sacco di gente, di certo ne conosco almeno una (ahahahahahah).
Per il resto, buona visione e buon Natale  ;)

lunedì 24 dicembre 2018

Catalogo Subbuteo 1985/1986



Nel 1985/86 non giocavo più al Subbuteo da un pezzo, quindi, visto che di norma posto materiale che giocavo (o comunque coevo al periodo della fanciullezza), questo catalogo sarebbe un pelino fuori target, però mi incuriosiva capire come proseguì la storia italica del calcio in punta di dito dopo che me ne distaccai per motivi anagrafici.
Se per un verso si può apprezzare quanto diffuso fosse il Subbuteo, leggendo dei numerosi tornei in giro per l'Italia e l'Europa, e che i partecipanti non erano affatto solo ragazzini, ma anche adolescenti, mi ha sorpreso che alcune parti del catalogo siano identiche a quelle del catalogo 1978...
Tipo le regole base, con le medesime quattro foto in croce consultabili nel 1978.
Non sarebbe stato più sensato incrementare queste pagine di spiegazione del gioco inserendo nuove immagini?
E' però presente una mini storia del Subbuteo, con tanto di spiegazione del nome, che negli altri cataloghi non era contemplata.
Per quanto riguarda gli accessori, mi pare di aver notato una tendenza al conservatorismo, non mancano alcuni articoli nuovi, magari legati al prossimo venturo mondiale messicano, però i pezzi più importanti restavano immutati dai precedenti cataloghi. Per esempio i riflettori o le tribune, ma lo stesso valeva per alcune miniature supplementari (panchinari, fotografi, polizia, battitori di angoli e falli laterali etc etc).
Probabilmente oggi il marketing legato ad articoli come questi avrebbe imposto nuovi articoli ogni anno e pure l'aggiornamento di quelli vecchi, in modo da mantenere vivo l'interesse degli appassionati, e, nel contempo, spillare più soldi possibile alle famiglie...



Andrea Piccaluga restava l'eroe del Subbuteo anche nel 1985/86, quando ormai le sue vittorie erano passate: il primo campione non si scorda mai!

domenica 23 dicembre 2018

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941



Mi sono reso conto che ho pubblicato molti meno Yamato di quelli che avrei voluto e che pensavo di aver recensito, solo sei, tra l'altro tutti del 1942:

Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

Quindi colmo la lacuna del 1941 con questo numero di ottobre, che in ultima pagina reca la pubblicità di una marca nipponica oggi assai conosciuta, compreso il suo marchio coi tre rombi:




Mitsubishi shoji kaisha Ltd - importatori, esportatori e armatori, nonché un pelino sterminatori...ma a loro insaputa!!!
Metà delle filiali elencate saranno entro poche settimane parte dell'Impero nipponico, mentre quelle nelle nazioni occidentali anti tripartito saranno chiuse, ma la Mitsubishi arriverà in Italia lo stesso!


           

"Mitsubishi, mi stupisci!"
Mi stupisci un sacco che tu te la sia cavata senza pagare dazio...



Come ogni numero di Yamato, se si riesce a mettere da parte la retorica nazionalista e le leccate di sedere fasciste, si riescono a trovare informazioni assai interessanti, per esempio il primo articolo, quello sul tempio Yasukuni. C'è poi l'articolo sui "tonarigumi", le associazioni di quartiere, che erano la prima sentinella del regime per controllare il popolo, argomento trattato nel saggio di Francesco Gatti:
Il fascismo giapponese

Interessantissimo l'articolo sulla stampa nipponica, specialmente se si è letto il saggio di Marco del Bene:
Mass media e consenso nel Giappone prebellico

Nell'articolo sono riportate anche due vignette del periodo, debitamente tradotte.
Segue una parte di carattere religioso, che a me interessa meno, e sulla pesca, la rivista si conclude su quanto fossero da imitare le donne nipponiche   ^_^

sabato 22 dicembre 2018

"Dossier TV: Ufo Robot in fuga, arrivano i Puffi", di autori vari - Famiglia TV n° 44 dal 7 al 13 novembre 1982



La copertina di "Famiglia TV" è inequivocabile: tutti contro Danguard, preso a simbolo dei robottoni giapponesi.
Devo dire che il collage dei quattro personaggi occidentali versus il quinto nipponico è anche abbastanza cruento, alla faccia di chi accusava gli anime di esserlo...
Dopo aver versato oceani di parole (a caso) contro i cartoni animati giapponesi brutti, sporchi e cattivi, proprio il settimanale televisivo di Famiglia Cristiana metteva in scena i robottoni al rogo...
Nel particolar si può ammirare:
I Puffi in armi guidati da Asterix;
Topolino che accende una fiamma sotto al Danguard;
Braccio di Ferro che sferra al robottone di Leiji Matsumoto un poderoso cazzotto.

Poi fa fin tristezza che, dopo poco più di quattro anni dall'esordio di Goldrake, i giornalisti ancora usassero il termine "Ufo Robot" per indicare gli anime di genere robotico... quando "Ufo Robot" corrisponderebbe solo alla serie "Atlas Ufo Robot". Probabilmente sono io ad essere eccessivamente critico, pretendendo dalla carta stampata quella precisione che evidentemente in Italia è sempre scarseggiata abbastanza.
Il motivo per cui io nella mia (penso infinita) ricerca di articoli giornalistici sugli anime tendo a fermarmi al 1982, con occasionali sconfinamenti negli anni successivi, è dato dal sottotitolo della copertina:
Nell'inserto "dossier comunicare" le nuove tendenze dei cartoni animati.

Se anche i giornalisti e le loro redazioni si erano resi conto che ormai l'interesse verso gli anime robotici (ed in generale verso tutti gli anime) stava scemando, un po' perché avevamo avuto realmente una iperdose di animazione giapponese robotica/fantascientifica in un arco temporale di soli tre anni, un po' perché i vertici delle televisioni preferivano evitare ulteriori polemiche non riempiendo più i palinsesti con gli eroi animati del Sol Levante, vuol proprio dire che l'epoca d'oro dei robottoni in Italia era terminata.
Sia chiaro, ormai gli anime erano entrati nei palinsesti televisivi italiani, e, seppur con alti e bassi, non ne sarebbero più usciti, però quel momento magico dal 1978 al 1981 era terminato (e solo noi che lo vivemmo possiamo capire di cosa parlo = tiè ai fan degli anime nati dopo)  ^_^
L'altro aspetto che mi ha colpito è un po' di confusione presente in questo dossier, tra l'altro pessima idea l'averlo chiamato in questo modo... in quel periodo l'Italia era piena di "dossier" su chiunque...
Si mettono alla berlina gli anime robotici, ma si salvano gli altri cartoni animati giapponesi, quando magari avevano le medesime tematiche dei primi, ma senza le battaglie a colpi di alabarda spaziale.
Non mi è chiaro poi, se il tema erano i cartoni animati, quale senso abbia l'articolo sui fumetti... se non a dimostrare che l'Italia non ha mai avuto dei prodotti di intrattenimento a cartoni animati come quelli giapponesi. Ergo i prodotti nipponici sfondarono in un mercato dove non esisteva concorrenza. Non mi pare si possa affermare che i giapponesi scacciarono i cartoni animati italiani dalla televisione, visto che a parte due o tre serie (sempre molto brevi ed autoconclusive), guardavamo solo animazione statunitense e qualcosina di francese (serie brevi ed autoconclusive).
Si nota ancora una certa ossessione verso Mazinga e soci, chiamati in causa all'inizio di tre articoli sui sette di cui è composto il dossier, oltre alla copertina che vede Danguard sconfitto.

Per quanto riguarda i contenuti di questo "Famiglia TV" ho messo solo un paio di articoli e le pagine con le news varie sullo spettacolo.
Per quanto riguarda i palinsesti televisivi la rivista non disponeva di redazioni locali, ma erano inserite alcune emittenti di tutte le regioni. Con il chiaro svantaggio che i programmi sono molto approssimativi, ad esclusione dei tre nascenti network privati: Canale 5; Italia 1; Rete 4.



 Farò la figura del poco reattivo, ma non ben capito l'incipit del primo articolo... il titolo declama che gli ufo robot sono in fuga, allontanati dai Puffi, e poi si esordisce dichiarando il contrario   >_<
C'è poi quel "... non si sono accorti dell'invasione degli Ufo robot, e che, nel frattempo, erano stati inventati televisione e computer", nel senso che gli anime erano fatti con l'ausilio del calcolatore elettronico?
E perché tirare fuori gli anarchici e le rapine a mano armata in banca?  O_O
La cosa bella è che il dossier propone che i cartoni vengano disegnati in Italia, ma poi ammette che a parte Carosello, defunto prima dell'arrivo degli anime, i Pagot e Bruno Bozzetto, non esisteva una tradizione di animazione televisiva. Quindi di cosa mai si lagnava il giornalismo italiano?
Poi si passa ad elencare l'editoria per ragazzi, ma l'articolo non è sui cartoni animati?



La cosa comica è che delle 6 immagini di cartoni animati proposti in questo secondo articolo (vedi anche la pagina sotto), ben 4 sono di anime...

martedì 18 dicembre 2018

"Petrol gioco magnetico sulla ricerca del petrolio" - Clementoni (1975)



Con il Petrol della Clementoni ho concluso il trittico dei giochi in scatola anni 70 ispirati agli idrocarburi liquidi, i cui due altri titoli sono:
Petropolis
"Oro Nero, il gioco del petrolio"

Non è poi tanto curioso che in un lasso di tempo relativamente breve, dal 1975 al 1978, venissero messi in commercio ben tre giochi in scatola a tema petrolifero, e due di questi praticamente nel medesimo anno (1975: Petrol ed Oro Nero). Infatti il petrolio era, immensamente più di oggi, al centro delle notizie nazionali ed internazionali. Nel 1973 c'era stato lo shock petrolifero, che a fine anno diede avvio in Italia al programma di austerità, che prevedeva, per esempio, le prime domeniche a piedi della storia italiana.
L'Arabia Saudita passò dall'essere una nazione praticamente sconosciuta, al diventare lo spauracchio degli automobilisti. La sigla Opec divenne comune, simbolo di prezzi più alti alla pompa di benzina e di aumento dell'inflazione. Gli sceicchi facevano paura, e non perché compravano il PSG o il City, oppure perché sponsorizzavano gruppi terroristici islamisti (cosa che già facevano...), ma perché avevano deciso di smettere di farci pagare poco il petrolio   ^_^
Leggendo la carta stampata dell'epoca ho notato i toni apocalittici dei giornalisti, che prevedevano per il futuro (cioè oggi) prezzi del petrolio esorbitanti per l'esaurirsi dei giacimenti petroliferi. Le cose, tanto per cambiare, non sono andate proprio come vaticinato, però ci sono rimasti Petrol, Oro Nero e Petropolis con cui giocare  :]
Questo gioco di società lo aveva un amico del cortile, non ci giocammo tantissime volte, ma lo trovai subito bellissimo. Oltre ai personaggi Disney, che prima dell'avvento di Goldrake quasi monopolizzavano il mondo dei bambini, la meccanica di gioco, seppur semplice, era assai divertente.
Da notare che i tre giochi petroliferi (Petropolis, Oro Nero e Petrol) non sono copie uno dell'altro, sono giochi ben distinti, con regole e metodi di giochi differenti, ognuno di questi punta su aspetti propri non presenti negli altri, o presenti solo marginalmente.




La Clementoni ebbe l'ottima intuizione di relegare il piano di gioco all'interno della confezione, in questo modo la scatola risulta più compatta, mancando del classico tabellone ripiegato in due. I soldi sono allocati nel loro scompartimento, idem per la carte da gioco.
Quindi bastava aprire la confezione e si poteva già giocare con Petrol, l'allestimento del gioco era quasi pari a zero.
Causa le ridotte dimensioni del piano di gioco, il tabellone, ad una occhiata iniziale, risulta un pelino caotico, ma basta farci un po' di abitudine per apprezzarne la fantasia.
Ma qual era il punto forte di Petrol?
Potevi effettuare le trivellazioni dei pozzi petroliferi, e se ci fosse stato il petrolio, questo sarebbe zampillato fuori!!!   



         

Oggi parrà una banalità, però ai tempi era stupendo poter ruotare la manopolina, incrociando le dita nella speranza di trovare il petrolio.

domenica 16 dicembre 2018

Megaloman (1979) - puntata 1




Dopo uno shojo come "Julie rosa di bosco", e dopo la prima serie calcistica trasmessa in Italia "Arrivano i Superboys", mi stavo scervellando su quale eventuale anime vecchiotto recensire... poi il buon vecchio Massimo Nicora mi ha sottoposto il link ad un sito che si occupa di divulgare serie tokusatsu mai trasmesse prima in Italia:
tokuitalian-sub

Mi sono quindi guardato alcune puntate di Kamen Rider Amazon (1974), che consiglio a tutti per il livello di trash e la comicità involontaria ivi contenuta, e ho pensato che, alla fine, il nostro amato Megaloman non era poi tanto male, se paragonato ad una serie come questa...
Ergo, al posto di un anime, mi cimenterò nella recensione delle 31 puntate di Megaloman  ^_^
Lo scopo è anche quello di intravedere, sulla sfondo della trama, qualche abitudine e costume del Giappone nel 1979, anche solo per i vestiti (o le divise scolastiche), i cibi, i lavori etc etc.
Nel medesimo periodo arrivarono in Italia anche altri tokusatsu, tra i più noti (almeno per me) si può citare:
Guerra fra Galassie, Spectraman, Zabogar; Koseidon; I-zemborg.

So che ne vennero trasmessi altri, però direi che più o meno questi erano quelli più in voga. Alcuni sono di ambientazione pressoché o totalmente fantascientifica, altri sono di difficile reperimento, una parte di questi è un po' troppo di nicchia.
Penso che il giusto mix tra una certa notorietà, un buon prodotto (se messo a confronto con Kamen Rider Amazon!) e la rappresentazioni di scorci di società giapponese, resti Megaloman.
E poi la "Fiamma di Megalopoli ce l'ha solo lui!   ^_^
Consiglio di recuperare il CD con le BGM della serie, sono veramente belle   ;)



Wikipedia riporta come data di trasmissione italiana il 1980, quindi un solo anno dall'esordio nipponico, a dimostrazione che non importammo solo roba presa dai magazzini della case di produzioni giapponesi.
Essendo stato trasmesso esclusivamente dalla piccole tv locali, non ci sono molte tracce nei palinsesti del periodo, infatti nel 1980 non ho reperito alcun inserto locale che lo riportava, sono dovuto salire
fino al 18 gennaio 1981 su Telepadova, per trovare la prima voce con "Megaloman".
Personalmente lo vedevo su Teleradioreporter nel secondo pomeriggio, ma non ricordo se fosse nel 1980 o nei primi mesi dell'81.
Considerando che Megaloman in Giappone terminò il 24 dicembre 1979, mi pare più logico immaginare che, una volta promosso dai giapponesi, importato, adattato e doppiato, ci sia voluto almeno un annetto per vederlo sui teleschermi nostrani. Ergo parrebbe più sensata la data del 18 gennaio 1981, rispetto ad un qualsiasi mese del 1980.
C'è da dire che l'individuazione delle serie trasmesse dalla tv locali è assai ardua. Il primo ostacolo è che sovente era presente solo l'indicazione "cartone animato" o "telefilm", senza il titolo specifico. Inoltre c'è il problema delle edizioni locali... il fatto che nei palinsesti del Veneto un titolo non sia presente, non implica che, magari, nel medesimo periodo, venisse trasmesso dalle tv private di Milano. Per compiere una ricerca realmente precisa bisognerebbe possedere tutti i "Tv Sorrisi e Canzoni" di tutte le edizioni locali d'Italia dal 1978 in poi   ^_^
Ammesso, ovviamente, che questi siano ancora disponibili da qualche parte...




"Colpisci fiammeggiante superman", curiosamente il titolo della prima puntata è il medesimo della battuta finale di Capitan Delitto. Quando, dopo la vittoria di Megaloman e probabilmente perché ne ignorava il nome, Capitan Delitto proferisce questa battuta conclusiva di rivalsa:
"Fiammeggiante superman, ti farò vedere io!"
Chissà se la battuta era la medesima anche nella versione nipponica dei dialoghi.

mercoledì 12 dicembre 2018

Volumi rilegati "Capitan America" della Editoriale Corno - Primi 40 numeri: aprile 1973/ottobre 1974




Dopo il post totale globale sui volumi rilegati Marvel (link) e quello sulla testata "Albi Super-Eroi", proseguo con i primi 40 numeri (2 volumi) di Capitan America. Devo ammettere che non ho mai letto il fumetto dedicato al Cap, lo seguivo solo nelle sue evoluzioni nei Vendicatori, ergo non ho trovato molti spunti nelle tantissime storie presenti in questi due volumi. Diciamo che non sono molto ferrato sulla vita da singolo supereroe di Steve Rogers, e neppure sul suo binomio durante la seconda guerra mondiale con Bucky o post conflitto con Falcon.. Sinceramente non ho mai gradito neppure questi suoi due soci d'avventura, entrambi senza poteri...
Si noterà che ho inserito qualche curiosità sui fumetti prevalentemente sulle storie iniziali, che un po' leggiucchiai, mentre quelle del secondo volume mi erano totalmente sconosciute. Per esempio non sapevo che venne dato per morto, con tanto di funerale officiato dai Vendicatori, e neppure che ci fu lo scambio di corpi tra il Cap e Teschio Rosso. E son contento di non aver letto in particolare i fumetti di questo secondo espediente narrativo, che mi è parso un po' banalotto, a parte i disegni che ho trovato assai belli.
Sia chiaro, non ho potuto leggere tutti i primi 40 numeri di Capitan America, mi sono limitato a scorrerli più o meno attentamente, quindi il mio giudizio è un tantino a pelle  :]
Quindi, per quanto riguarda il secondo volume, mi sono più che altro concentrato sulle scan della posta, che trovo sempre interessanti.
Chissà, magari qualcuno rileggerà la sua lettera alla Editoriale Corno  ^_^



Nel primo numero ci sono le origini del Cap e degli X-Men, che erano ospitati in "Capitan America" prima di avere una loro testata personale.



Ecco il momento in cui Bucky Barnes fece conoscenza con Steve Rogers, e di come un giovane soldato senza alcun particolare super potere, divenne il socio di Capitan America solo perché lo beccò mentre si metteva la maschera... quindi, se io avessi beccato Peter Parker nel medesimo frangente, sarei diventato il vice Uomo Ragno?   >_<

domenica 9 dicembre 2018

Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 (aggiornato al 3 dicembre 2018)



In un precedente post (link) avevo cercato di evidenziare graficamente l'impressionante attenzione della carta stampata (e non) verso i cartoni animati giapponesi nel periodo dal gennaio 1978 al dicembre 1982, che in taluni mesi è stata più che altro una vera e propria ossessione mediatica.
Per migliorare quelle tabelle ho pensato di introdurre la voce "mensile", cioè le pubblicazioni che recavano solo il mese di pubblicazione (ergo senza un giorno specifico), che nelle tabelle di quel post avevo deciso di inserire un po' arbitrariamente il primo giorno del mese, falsando il numero di articoli giornalieri.
Inoltre, dopo aver inserito altri 74 articoli, mi è parso giusto aggiornare il tutto, illustrandolo con un bel grafico degno dell'injegneeeer Cane   ^_^
Nel grafico ho evidenziato, ovviamente, i tre periodi distinti in cui venne trasmesso Goldrake:

Esordio TV di Goldrake (primi 25 episodi: 4 aprile/6 maggio 1978), articoli di Repubblica e Corriere della Sera

Goldrake torna in tv (secondi 25 episodi: 12-12-1978/ 12-01-1979), articoli di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, l'Unità

Ultima apparizione di Goldrake (22 episodi: 11-12-1979/6-01-1980), articoli di Corriere della sera, Stampa, l'Unità

Dai cui spicca che, durante e dopo la prima trasmissione, Goldrake non suscitò più tanta attenzione da parte dei media, pare proprio che inizialmente non fu considerato pericoloso, violento o diseducativo :]
Per la seconda parte degli episodi trasmessi della Rete 2 Rai si nota un cospicuo aumento di interesse, in fondo noi bambini lo aspettavamo da mesi, e la Rai e le aziende licenziatarie del merchandising lo sapevano bene.
Ma quando è appena termina la seconda tranche di Atlas Ufo Robot tocca all'onorevole Silverio Corvisieri innescare la prima polemica contro il robottone giapponese:
"Un ministero per Goldrake", di Silverio Corvisieri - "La Repubblica" 7/8 gennaio 1979

Accuse ribadite in una trasmissione radio della Rai qualche giorno dopo:
"Il diavolo, probabilmente", di Bimba De Maria - "Radio Anch'io" su Radio 1 Rai - 17 gennaio 1979

Ed è in questo frangente che si scatena la prima grande polemica versus gli anime, che pian piano scema fino al ritorno in televisione di Goldrake per gli ultimi episodi della serie. Nel frattempo Actarus non è più solo, hanno "invaso" le televisioni del Bel Paese frotte di cartoni animati giapponesi dei più svariati generi, ma con al centro quello robotico. Ed è questa reale invasione catodica a scatenare le protese dei 600 genitori di Imola, che verrà sfruttata dai giornalisti per trovare il momentaneo (e neppure troppo momentaneo...) pericolo per le nuove generazioni.
Nell'aprile del 1980 ho (per ora) recuperato ben 90 articoli, ovviamente non tutti avversi agli anime, ma sostanzialmente schierati contro.
L'ultimo "evento mediatico" che ho evidenziato è l'intervento a favore di Goldrake da parte di Gianni Rodari:
"Dalla parte di Goldrake" articolo di Gianni Rodari su Rinascita del 17 ottobre 1980

Dal 1981 in poi l'interesse dei giornalisti verso i diseducativi cartoni animati giapponesi si affievolisce, ma non si azzera. Ormai gli anime sono entrati in pianta stabile nella televisione italiana, e manterranno mensilmente un numero costante di articoli a loro dedicati, positivi o negativi che siano, fino al 1984.
C'è da dire che dal 1985 in poi ho recuperato pochi articoli, forse perché non li ho cercati, in quanto trovo più interessante il periodo 1978/1982.




Un altro aspetto della mia quest è il variegatissimo numero di testate che ospitarono articoli sui cartoni animati giapponesi.
Si spazia dalle riviste religiose al softporno  ^_^
Quando mai capiterà ancora in Italia che un argomento tanto leggero come l'animazione, per giunta giapponese, attiri così tanta attenzione?

Di sotto le 5 tabelle degli anni 1978/1982 con presenti il numero di articoli pubblicati giornalmente, e con alla fine la nuova voce "mensile".

venerdì 7 dicembre 2018

Videogiochi: esempi, tecniche, trucchi - una guida per comprare e vincere



TITOLO: Videogiochi: esempi, tecniche, trucchi - una guida per comprare e vincere
AUTORE: David Hulme
CASA EDITRICE: Meb
PAGINE: 118
COSTO: 1 €
ANNO: 1983
FORMATO: 20 cm X 13 cm
REPEPRIBILITA': on line?
CODICE ISBN:


Libro recuperato ad una fiera per un euro, e quando costa un euro, lo si compra a priori :]
"Videogiochi" di David Hulme fu tra i primissimi libri ad occuparsi di video-giochi, e contiene, oltre a 92 schede su altrettanti titoli, delle mini recensioni sulle console casalinghe disponibili nel 1983:
Atari Video Computer System 2600;
Colecovision;
Hanimex HMG 2650;
Intellivision;
Philips Videopac G7000;
VC 4000 Interton.
Per quanto riguarda l'ultima console, al post del Mesaton un lettore aveva commentato che questa fosse la versione italica del VC 4000 Interton. Purtroppo alla mia richiesta di avere ulteriori lumi in merito, non ha mai replicato, ergo inserisco il link a titolo informativo, ma da prendere con il beneficio di inventario   ;)
Anche perché non mi è chiaro il motivo per cui nel 1979 la console venne rinominata Mesaton con una totale modifica estetica, mentre in questo libro del 1983 viene proposta con il nome originale...
Inizialmente pensavo chi il libro fosse una mera traduzione di un titolo statunitense, mentre si cita espressamente il mercato italiano.
A dire il vero, più che recensioni delle console, ne viene illustrato il funzionamento, non vengono dati giudizi sulla grafica o eventuali punti deboli o caratteristiche positive.
I giudizi, invece, vengono dati sui 92 videogiochi recensiti, e sono tre le valutazioni:
difficoltà; grafica; longevità.



Non avendo detenuto nessuna di queste console, io sono passato dalla Reel alla prima Play Station, non posso dare alcun giudizio personale o riportare alcun ricordo dei videogiochi, tranne quello di quando giocavo con l'Atari con un amico che la possedeva ( e che ce l'ha ancora!)  ^_^
Però leggere che il fuorigioco non era previsto, pensando al livello che hanno raggiunto Fifa E Pes, fa assai sorridere  :]
Non ho scannerizzato tutte le 92 recensioni dei videogiochi, ma solo una trentina, spero possano dare l'idea di come eravamo messi ai tempi  @_@
A fondo pagina è presente il genere di videogioco.
Se posso fare una critica, un pelino tardiva, al libro, è che in realtà non sono presenti (oppure non li ho notati) "tecniche e trucchi" dei videogiochi recensiti. Trucchi zero assoluto... immagino lo scorno del giovane lettore che pensava di scoprire come migliorare il suo punteggio, che non trova nessun trucco... si vede che certe furbate editoriali italiche nascono da lontano, molto lontano  ^_^
E' anche vero che a questo livello di videogiochi non ci dovevano essere poi tanti trucchi da poter usare, forse per "trucchi" si era inteso "consigli".


Parto con le "recensioni" delle sei console.

mercoledì 5 dicembre 2018

Pubblicità dei distributori di programmi televisivi 1979/81: AB International ed altri meno noti



Il nome "AB International Export" credo non sia sconosciuto ad un fan dei cartoni animati giapponesi o di Jeeg.
Il nome "AB International Export", scritto coi caratteri dell'immagine appena sotto, escludo che possa essere sconosciuto ad un fan dei cartoni animati giapponesi o di Jeeg, quante volte lo avremo visto?



"AB INTERNATIONAL EXPORT" = inizia una nuova puntata di Jeeg robot d'acciaio!!!
Questo ero il collegamento del nostro cervellino di bambini, ma quali altri prodotti la "AB International Export"e le altre aziende rendevano disponibili per le tv private locali?
Ovviamente non solo cartoni animati giapponesi, ma i cartoni animati giapponesi sono quelli che mi hanno fatto notare le pubblicità sulla rivista "Millecanali".
Come scrivevo nel precedente post il mensile "Millecanali" era dedicato a chi si occupava di radio e televisione, non era una rivista di costume, era molto settoriale. Ciò non toglie che ci fossero articoli sui programmi televisivi o radio, ma il target era quello professionale degli addetti al settore.
Lo si evince indubbiamente da queste 9 pubblicità presenti dal marzo 1979 all'ottobre 1981, che non ho mai reperito in nessun altro quotidiano, settimanale o mensile, sia che trattasse politica o costume, sia che si occupasse dei programmi televisivi.
Le aziende che distribuivano film, telefilm e cartoni animati sapevano che tra i lettori di "Millecanali" c'erano anche i dirigenti di quella moltitudine di tv private locali esistenti tra il 1979 e il 1981.
Mi sono limitato a questo arco temporale perché prima del marzo 1979 non ho rinvenuto pubblicità simili neppure su "Millecanali", e dal 1982 nacquero vari network televisivi, che iniziarono a riunire le piccole tv private in agglomerati sempre più grandi. Poi Fininvest si pappò i due gruppi concorrenti, decretando la fine dell'epopea delle tv private locali...
La pubblicità della "AB International Export" è presente nel numero del marzo 1979, oltre al nostro amato Jeeg, che era il pezzo forte della pagina, con ben tre immagini, possiamo vedere in bella mostra anche "Ryu, l'uomo delle caverne", che poi ringiovanì in "ragazzo  delle caverne"  ^_^
Entrambi i cartoni erano pubblicizzati come le novità del 1979, e facevano parte di un gruppo di programmi in cui erano presenti anche "Dino Mech - Gaiking", che mi pare di aver capito dal web fosse il nome con cui la Toei lo distribuiva all'estero, ed "Il grande Mazinger".




Questo implica, a mio avviso, anche guardando l'immagine con Jeeg, in cui sono presenti ancora gli ideogrammi giapponesi, che questa pubblicità fu pubblicata prima o contemporaneamente all'adattamento italico di Jeeg, Ryu, Gaiking e il Grande Mazinga.
Questo farebbe della "AB International Export" la prima azienda distributrice di programmi che si tuffò nel  nuovo mercato degli anime, a cui va aggiunta anche la disponibilità di "Kimba il leone bianco".
Nella pubblicità si può leggere che "I programmi AB International sono peak-time", che leggo significhi nel gergo televisivo "da prima serata", cioè da buoni ascolti, e di certo con Jeeg ed il Grande Mazinga di ascolti ne fecero parecchi  ^_^

In quasi tutte queste pubblicità sono presenti degli avvisi minacciosi di ricorrere alla legge nel caso in cui qualcuno avesse fatto ciò che fecero con il Gundam, c'era proprio il far-west televisivo  :]

martedì 4 dicembre 2018

"Mamma, voglio Mazinga!", di Tullio Camiglieri - "Millecanali: mensile di radiotelevisione, audiovisivi e comunicazione" maggio 1980



Il mensile "Millecanali" è stata per me una scoperta sorprendente, non solo per gli articoli sui cartoni animati giapponesi, ma soprattutto per le tonnellate di informazioni sulle prime televisioni locali private. Dato che uno dei filoni che sto cercando di portare avanti sul blog non è solo la riscoperta dei palinsesti delle prime tv locali, ma anche qualche informazioni sulle stesse emittenti (link), questa rivista mi è tornata incredibilmente utile.
"Millecanali" era composto sia da articoli sulle radio che sulle televisioni, e conteneva sia commenti su programmi ed emittenti (nazionali e locali) che articoli tecnici. Era una via di mezzo tra un manuale pratico radiotelevisivo sul come fare radio e televisione, ed una rivista di costume sui contenuti della radio e della televisione, senza tralasciare le decisioni politiche legate al mondo dell'informazione.
La manna per uno che cerca questo tipo di informazioni!  ^_^ 
Prossimamente posterò un po' di questo materiale, ma ora preferisco dare spazio all'articolo assai approfondito che venne pubblicato nel maggio del 1980, ergo il mese dopo lo tsunami informativo dell'aprile 1980.
L'articolo in questione, a firma Tullio Camiglieri, è composto da ben 7 pagine, e si divide in due parti. Nella prima c'è la cronaca delle polemiche contro gli anime con contemporanea analisi delle stesse, nella seconda parte ci sono le interviste a Corrado Biggi (responsabile della tv dei ragazzi della Rete 1 Rai) e Paola De Benedetti (la corrispettiva responsabile della Rete 2), quindi le due figure più autorevoli per parlare della tv dei ragazzi, almeno per quanto riguardava la Rai.
Probabilmente l'essere una pubblicazione non di punta dell'editoria italiana, permise alla redazione di dare tanto spazio alle vicende mediatiche inerenti Goldrake e Mazinga.
"Mamma, voglio Mazinga!", è il titolo dell'articolo, ma io prima o poi capirò il perché i giornalisti, le redazioni oppure chi si occupava dell'impaginazione, mettesse regolarmente l'immagine di Goldrake in un titolo con Mazinga, o viceversa...
Mi sfugge del tutto quale fosse la difficoltà di associare immagine e nome corretti.
Può essere che la mia generazione, cresciuta coi primi "Sapientino", fosse più facilitata rispetto agli adulti che si occupavano di questi titoli, loro non avevano mai dovuto imparare giocando a far corrispondere un nome alla sua immagine...
Immagine di Goldrake = Goldrake nel titolo
Immagine di Mazinga = Mazinga nel titolo
Beh si... non è proprio facile...




Ovviamente il giornalista commenta la notizia principale di aprile in campo televisivo, cioè la crociata dei 600 genitori di Imola, e devo dire che, a dispetto del titolo non corrispondente all'immagine, l'analisi è azzeccata, pacata e grandemente ironica. Senza troppe contro analisi psico-socio-pedagogiche Camiglieri si limita a ridicolizzare non tanto i genitori, ma gli "esperti" che li avevano aizzati.
Purtroppo anche lui cadrà nel trappolone della bufala secondo cui "l'elaborazione elettronica dei disegni e delle animazioni fa risparmiare in mano d'opera".
In pratica Camiglieri fu più ragionevole nel valutare che gli anime non erano per nulla pericolosi dal punto di vista educativo, ma non era molto informato in merito, non più di quelli che li demonizzavano.




lunedì 3 dicembre 2018

Aggiunta di articoli (74) all'indice dell'Emeroteca Anime

La ricerca di articoli sugli anime è un po' come quella di un minatore, ovviamente solo in quanto ricerca, mica come impegno lavorativo... "scavi" tra vecchie riviste dimenticate da tutti, tanto che pure gli addetti dell'emeroteca ti guardano perplessi quando sottoponi loro la segnatura del periodico che vuoi sondare, e non trovi nulla e nulla ancora... poi, di colpo, imbrocchi il "filone" giusto, prima qualche "pagliuzza/trafiletto", infine le "pepite/articoli".
In questa nuova infornata di articoli ho scoperto fondamentalmente tre ricchi filoni informativi:
"Rivista del Cinematografo";
"Millecanali: mensile di radiotelevisione, audiovisivi e comunicazione";
"Altrimedia: radio, televisione e gli altri"

In particolare Altrimedia e Millecanali contengono tantissimi informazioni sulla nascita delle prime tv locali. Questi due periodici si occupavano espressamente di televisione e radio, sia dal punto di vista tecnico (apparecchiature, consigli per le inquadrature, pubblicità di materiali etc), sia dal punto di vista del costume e dei programmi messi in onda.
Ovviamente io mi sono concentrato sulle televisioni private di Milano e della Lombardia, ma erano presenti articoli sulle emittenti di tutta Italia. Quindi, nel caso che qualcuno legga queste righe e debba svolgere delle ricerche su quel mondo televisivo privato, consiglio vivamente di consultarsi tutti gli anni dal 1977 al 1983.
Dato che, parallelamente agli articoli sui cartoni animati giapponesi, anch'io nel mio piccolo sto cercando di portare avanti la riscoperta di quel periodo pionieristico delle tv locali private, ho recuperato parecchio materiale.

Molto interessante "Rivista del Cinematografo", in quanto era una pubblicazione seria sul cinema, che poi trattava occasionalmente i programmi televisivi.

Nei commenti ad un post sugli articoli dei quotidiani (link), Gianluca si chiedeva se il quotidiano "La Notte" avesse pubblicato qualcosa sugli anime. Sinceramente "La Notte" non l'avevo proprio calcolata... ed effettivamente nel periodo in cui le polemiche contro gli anime furono più virulente, cioè l'aprile 1980, il quotidiano milanese del pomeriggio non lesinò commenti in merito ^_^
Ringrazio Gianluca per l'intuizione ;)
Come ringrazio Massimo Nicora per alcune dritte, tipo "sgt. Kirk" del 1973. Il cui articolo sui manga mi pare sia, per ora, la più vecchia fonte italica presente su un periodico/carta stampata.

Come ho già precisato in altri post, inserisco nell'indice dell'Emeroteca Anime anche articoli che si limitano a citare gli anime, dove l'argomento principale è un altro (il giocattolo, la televisione, l'educazione dei bambini etc etc), oppure semplici lettere alle redazioni di periodici e quotidiani. Questo perché il mio intento, oltre che fare le pulci con 40 anni di ritardo al giornalismo italico (ah ah ah), è rendere il dibattito che scatenarono i cartoni animati giapponesi.
Una copertina su un mensile di economia e finanza, in cui Goldrake ha il viso del Presidente di Bankitalia del perido (Guido Carli), è, a mio avviso, l'emblema di quanto potente fosse considerato il robottone giapponese, fin dagli adulti. Sarebbe mai immaginabile un Mario Draghi nel corpo di un personaggio animato attuale?

Ovviamente non mancano le riviste televisive, e non può mancare "TV Sorrisi e Canzoni", dove, probabilmente, si può leggere il primo articolo sugli anime: 25/31 gennaio 1976 su Barbapapà

Gli articoli scovati da luglio ad oggi:

giovedì 29 novembre 2018

"Fantastica collezione n° 15: Opere famose dell'animazione giapponese Conan il ragazzo del futuro" - Parte 1 (10 settembre 1979)



Il titolo della pubblicazione giapponese l'ho tradotto con il traduttore di Google da un sito giapponese che la vendeva, ovviamente non posso essere certo che sia corretta, a parte il "n° 15"  ^_^
L'anno di pubblicazione mi è oscuro... 
Ringrazio Valentina ed Andrea per avermi tradotto il titolo e rivelato la data di pubblicazione  :]

Come mi è capitato di scrivere negli altri post riguardanti "Conan il ragazzo del futuro", di materiale in italiano non ne esiste, o io non ne ho mai trovato, quindi solo i ragazzini nipponici potevano godere di queste pagine sul nostro eroe dai ditini dei piedi prensili.
Ok, non ci si capisce una mazza, però le immagini sono bellissime  :]
La seconda considerazione è che l'editoria giapponese indirizzata ai giovani e giovanissimi, era avanti un miliardo di anni luce rispetto a quella italica, che pubblicava quasi sempre prodotti di qualità e contenuti scarsissimi...
Guardando queste riviste, art book etc etc, si vede quanto fossero pensate per i giovani fan della serie, sono strapiene di notizie, sia sulla trama che sui disegnatori e doppiatori.
Mica come quelle ciofecazze che in gran parte propinavano a noi... averla avuto una pubblicazione così in Italia quando venne trasmesso Conan...
Essendo presenti 120 e passa pagine, ho deciso di scaglionare la recensione in tre o quattro parti.
Spero che qualcuno che conosca il giapponese ne possa trarre qualche info maggiore  ;)

In apertura ci sono sempre delle doppie (o triple) pagine con una scena importante, tipo quella del "Fantastic Pin Up", dove Conan s appresta a volare con Lana.



Che dire della stupenda mappa a colori con i viaggi di Conan?
I numeri li ho aggiunti io, spero di non aver cannato, sarebbe grave...




La mappa originale.

martedì 27 novembre 2018

"Aliens - Rivista di fantascienza" - Pubblicata dal novembre 1979 al luglio/agosto 1980 (9 numeri totali)




Non essendo un esperto di narrativa di fantascienza, né classica né più o meno recente, non conoscevo il mensile "Aliens- Rivista di fantascienza", che fu pubblicato dal novembre 1979 al luglio/agosto 1980. Ovviamente in quel periodo avevo solo 10 anni, quindi poco mi importava degli articoli che la redazione presentava, mentre oggi una pubblicazione del genere è proprio quello che ricerco per scovare nuovi articoli sugli anime.
Infatti, il breve periodo in cui fu pubblicata (novembre 79/agosto 80), è il medesimo che vide il boom delle polemiche contro i cartoni animati giapponesi:
Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 

Basta controllare le tabelle del 1979 e del 1980 nel post linkato sopra, oppure dare una scorsa all'indice dell'Emeroteca Anime, per appurare come in quei nove mesi di vita della rivista i cartoni animati giapponesi erano uno dei temi cardine dei mass-media (tolte le news realmente gravi).
Mi fa sempre impressione il numero e la varietà di testate che se ne occuparono (e nel frattempo ne ho reperire altre differenti!), e questa rivista cadeva proprio a fagiuolo!
Ma se persino "Intimità della famiglia" o Penthouse, tanto per fare due nomi di testate un pelino agli antipodi, si interessavano a Goldrake e soci, poteva mai una rivista sulla fantascienza ignorare il tema?
Si... lo ignorarono totalmente... ma proprio totalmente   ^_^
Non voglio lanciarmi in analisi troppo ardite, e che vanno ben oltre le mie capacità intellettuali, però sarebbe interessante scoprire il perché nessuno della redazione di "Aliens" pensò mai di inserirsi nel dibattito nazionale (perché fu un dibattito veramente nazionale) su quanto facessero male (o bene) i cartoni animati giapponesi.
"Aliens" avrebbe potuto, magari, dare delle informazioni su quale fosse il metodo di produzione degli anime, smentendo la bufala che venissero fatti con il computer... avrebbe potuto intervistare qualche autore giapponese, avrebbe potuto svelare i meccanismi che stavano dietro alle produzioni nipponiche, analizzarne le tematiche per vedere quale nesso ci fosse con i racconti classici di fantascienza.
Perché non fece nulla di tutto questo?
Forse perché si occupava esclusivamente di narrativa di fantascienza?
No. Sono presenti tantissimi articoli sulla fantascienza al cinema, sia per quanto riguarda film d'autore che B-Movie, ma veramente B-Movie...
Forse perché non si occupava della fantascienza in televisione?
No. Ci sono, per esempio, due articoli (gennaio 1980/aprile1980!) su come la Rai trattasse i programmi di fantascienza: film, sceneggiati, approfondimenti etc etc
E Goldrake? E Capitan Harlock? E Mazinga Z?
Non era fantascienza quella?
La cosa che mi ha colpito molto negli articoli di questa rivista è che erano vari, spaziavano da tematiche assai professionali ad articoli popolari, però sulla fantascienza veicolata dai cartoni animati giapponesi zero spaccato...
Nello scorrere le pagine dei nove numeri di cui è composta la testata mi sono appuntato le tematiche degli articoli:
fantasy (trattato spesso); fumetto di fantascienza (trattato spesso); film di fantascienza (recensioni ed anteprime); scienza; effetti speciali; autori italiani e stranieri (più anglosassoni); colonne sono dei film di fantascienza; film dell'orrore(!!!); articoli sui robot; festival di fantascienza nel mondo.

In tutto questo variegato panorama non sono MAI citati gli anime, ed una sola volta viene citato Godzilla, con un breve accenno per l'anniversario dei 25 anni dal primo film. Non c'è neppure un articolo sui tanti film di fantascienza giapponesi che si potevano vedere in televisione.




"Aliens- Rivista di fantascienza" nasceva sulle ceneri di "Robot - Rivista di fantascienza", come ben spiegato dall'editore nell'editoriale del primo numero. Vi si può leggere che lo scopo della rivista era sondare il mondo della fantascienza da svariati punti di vista, ed in parte lo si può notare dagli indici di ogni numero che mostro più sotto, però da questa notevole varietà di argomenti era esclusa la fantascienza nipponica.
Mentre, per esempio, sul numero 13 (aprile 1977) di "Robot -Rivista di fantascienza" c'era un articolo proprio sui film giapponesi di mostri (lo proporrò più avanti).

domenica 25 novembre 2018

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 6




E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

Una delle caratteristiche del libro sono le illustrazioni, che  paiono quasi foto, e che tecnicamente sono delle "incisioni". In questo sesto capitolo, dedicato più o meni a templi, con dissertazioni varie, si possono ammirare numerose  incisioni, una più bella dell'altra.
Sono poi le piccole informazioni lette qua e là a rendere questo libro così interessante, ed ognuno troverà un aspetto più curioso rispetto ad un altro. Per esempi,o dal mio punto di vista, la lettura delle righe in cui si accenna alle vicende degli eta, è stata particolarmente interessante, seppur breve.



Incredibile immaginare, se non ho travisato lo scritto, che 100 e passa anni fa in un tempio c'era già lo "store" per i turisti!!!

giovedì 22 novembre 2018

Remy n° 2 "Remy commediante", collana "Telefumetto" n° 6




 E' questo il secondo fumetto di Remi, o Remy con la "Y" finale, com'è presentato dalla collana "Telefumetto" della Epierre di Milano.
Dal punto di vista grafico il fumetto non mi dispiace per nulla, molto piacevole.
Evidentemente i disegnatori italiani si trovano più a loro agio con questo tipo di storie rispetto alle (brutte) copie dei robottoni o pirati spaziali giapponesi come Golzinga e Capitan Sherlock.

Le pubblicazioni della collana "Telefumetto":

Capitan Sherlock n° 1 "Il corsaro dello spazio", collana "Telefumetto" n° 1 - aprile 1979
Capitan Sherlock n° 2 "La riscossa di Nefera", collana "Telefumetto" n° 2 - maggio 1979
"Heidi trova un'amica", collana "Telefumetto" n° 3 - luglio/agosto 1979
Capitan Sherlock n° 3 "Viaggio su Algar", collana "Telefumetto" n° 4 - settembre 1979
Golzinga n° 1 "Il pericolo di Morlok", collana "Telefumetto" n° 5 - ottobre 1979
Remy n° 1 "Addio mamma Barberin"- supplemento al n° 5, collana "Telefumetto" - novembre 1979
Remy n° 2 "Remy commediante", collana "Telefumetto" n° 6
Remy n° 3 "Mrs. Milligan, collana", collana "Telefumetto" n° 7
Remy n° 4 "Un nuovo padrone", collana "Telefumetto" n° 8
Golzinga n° 2 "Il mago spaziale", collana "Telefumetto" n° 9 - aprile 1980
Apemia "Addio, sorella pellegrina", collana "Telefumetto" n° 10  (mai pubblicato)

La storia non presenta avvenimenti particolarmente fantasiosi, benché io non abbia letto il romanzo, quindi non posso esserne certo. Comunque procede tutto abbastanza logicamente, senza trovate alla Golzinga o alla Capitan Sherlock  ^_^



L'unica caratteristica strana che ho notato, che vale proprio e solo a titolo di curiosità, e Vitali (Vitalis in questo fumetto) in versione Giuseppe Garibaldi  ^_^
"Qui si fa il fumetto o si muore!"

Ho scannerizzato per intero la rivista, spero che a qualcuno/a possa far tornare in mente bei ricordi.

martedì 20 novembre 2018

Capire il manga, caratteristiche grafiche e narrative del fumetto giapponese




TITOLO: Capire il manga, caratteristiche grafiche e narrative del fumetto giapponese
AUTORE: Davide Sarti
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 182
COSTO: 16,5 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPEPRIBILITA': sul sito della casa editrice
CODICE ISBN: 9788896133347


L'autore, anch'esso grande appassionato di manga, tanto da aver intrapreso la carriere di mangaka ed essere divenuto un traduttore di manga dal giapponese all'italiano, si pone alcune domande:
a cosa è dovuta la popolarità mondiale dei manga? Quali sono le caratteristiche grafiche e narrative che ne permettono tale successo? E' possibile catalogarle?

Erano un po' di anni che non veniva pubblicato un titolo del genere, alla fine degli anni 90 e nei primi anni 2000 erano più comuni. L'utilità di una sua lettura è molteplice. In primis l'autore conosce l'argomento di cui parla (vedi sopra), anche perché si è informato parecchio, leggendo numerosi saggi, non solo italiani. Sotto quest'ultimo aspetto potremo essere informati sui saggi non italiani più recenti che trattano del linguaggio dei manga. Infine, ma in realtà sarebbe per me l'aspetto più importante, tutto lo scritto è comprensibilissimo: divulgativo.

Tanto divulgativo che l'ho capito pure io!

Nel primo capitolo si procede con la "teoria", cioè un po' di storia sul manga, l'etimologia del termine etc etc. Tutte quelle informazioni che sono necessaria per chi si avvicina per la prima volta ad un saggio sul manga, ma che tornano utili anche a chi ne ha letto uno o più di uno.
Ho notato che sulla storia del manga, comunque riportata abbastanza velocemente, non si parla del periodo del militarismo nipponico, di come il fumetto giapponese fu arruolato in guerra. Non è una critica, solo una annotazione per eventuali interessati alla tematica.
Ci si sofferma abbastanza sul linguaggio sia del fumetto occidentale che del manga, paragonando i due stili. Infine si illustrano numerosi studi sul manga, quasi tutti non italiani.

Dal secondo capitolo si passa alla "pratica", e quindi si analizza la struttura del manga dal punto di vista grafico e narrativo:
come sono riportate le emozione; i tratti dei visi; gli sfondi; l'assenza degli sfondi; le onomatopee; i dialoghi; i silenzi; la struttura delle vignette; la trama (plot).
Ribadisco, il tutto scritto in una forma agile e senza paroloni o concetti astrusi.

lunedì 19 novembre 2018

Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni - La fonte travisata di Paolo Cucco sugli anime fatti al computer?




TITOLO: Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni
AUTORE: Giannalberto Bendazzi
CASA EDITRICE: Edizioni il Formichiere
PAGINE: 250
COSTO: 10 €
ANNO: 1978
FORMATO: 21 cm X 11 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN:


Nel post precedente (qui sotto) in cui mostro il "Tv Sorrisi e Canzoni" n° 51 dal 17 al 23 dicembre 1978 c'è l'articolo di Paolo Cucco su "Atlas Ufo Robot", in cui il giornalista ribadisce che quei cartoni animati giapponesi erano fatti con l'ausilio del computer.
Fu lo stesso Cucco nell'aprile dello stesso anno ad inserire nel dibattito italico la favola degli anime fatti al computer:
TV Sorrisi e Canzoni N° 14 dal 2 al 8 aprile 1978 - "Atlas Ufo Robot" (genesi della bufala degli anime fatti al computer?), di Paolo Cucco + prima puntata di Goldrake!

Mi son sempre chiesto Paolo Cucco da quale fonte ebbe la notizia.
Perché riporta la fake news appena la serie inizia, il primo giornalista in assoluto (secondo me), e la ripresero su tutte le testate, nonostante che qualche sparuto collega si fosse occasionalmente preso la briga di smentirla, in quanto priva di un qualsivoglia collegamento con la realtà su come lavorassero le case di produzioni nipponiche, che svolgevano tutto il lavoro di disegno e colorazione a mano!
Eravamo negli anni 70, era possibile che venisse usato un fantasmagorico computer per cartoni animati a basso costo?
Era chiaramente un'informazione errata, gravemente errata, che permise ad una larga parte della stampa di criticare ancor di più i cartoni animati giapponesi. Perché, invece, quando la Disney utilizzerà la computer grafica negli anni 90, sarà motivo di sperticate lodi verso gli autori statunitensi e le loro tecnologie all'avanguardia, ma quando i giornalisti pensavano lo facessero i giapponesi negli anni 70, era causa di vergogna e sinonimo di pessima animazione   ^_^

Nel servizio del dicembre 1978 il giornalista riporta la seguente citazione dal saggio di Giannalberto Bendazzi "Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni":
"In Giappone anziché puntare sul grazioso e fondarsi sulla musica e sugli intermezzi cantati e ballati, come quello americano, il lungometraggio preferì in generale un montaggio rapidissimo, un'azione mozzafiato, la descrizione di mondi chimerici, non disdegnando la violenza.".

Una descrizione chiara e corretta di quello che catturò noi tutti.
Ho recuperato il libro in questione, e la citazione è corretta.



Apprendiamo assai tardivamente che Paolo Cucco ebbe come fonte sull'animazione giapponese il saggio di Giannalberto Bendazzi, che non si dilunga moltissimo sugli anime, solo 7 pagine su 250, ma che ai tempi era una delle poche fonti disponibili, o comunque la più recente, essendo il saggio di Bendazzi stato pubblicato proprio in quel 1978. Ergo quelle ivi contenute erano per il giornalista le informazioni più attuali.
Preciso che non ho letto tutte le 250 pagine del saggio di Bendazzi, mi sono limitato alle parti inerenti il Giappone, oltre che a scorrerlo con attenzione, cosa che mi ha permesso di individuare la parte del saggio che posso ipotizzare sia stata la fonte originaria della panzana dei cartoni animati fatti al computer.
Sia chiaro, la mia è solo un'ipotesi, ma partendo dalla considerazione che la falsa notizia sugli anime fatti al computer venne data, e sapendo che Paolo Cucco consultò questo saggio, la mia conclusione logica è che il giornalista, con uno sforzo immane di fantasia, la estrapolò senza motivo da queste righe.
Non essendo riportato il mese di pubblicazione del saggio, ho però il dubbio se Paolo Cucco ebbe già a disposizione il libro di Bendazzi per l'articolo dell'aprile 1978. Sui quotidiani ho trovato notizia del saggio solo dal novembre del 1978, però considerando che la velocità di promozione di un libro nel 1978 non poteva essere quella di oggi, non è da escludere che fosse stato pubblicato all'inizio dell'anno, oppure che Paolo Cucco ne ebbe una qualche anteprima.
E' chiaro che sto facendo delle ipotesi   ^_^

Sono quattro le parti del saggio che ho trovato funzionali alle notizie che ricerco per questo blog.
Due sono inerenti all'animazione giapponese pre e post seconda guerra mondiale, e nella parte del dopo guerra ci sono alcuni accenni agli anime che avremmo visto anche noi successivamente all'aprile 1978.
Una riguarda il crollo della qualità dell'animazione statunitense, non giapponese, ma made in Usa, da quando le produzioni vennero commissionate dalla televisione e non più dal cinema. Quindi meno soldi, un numero maggiore di minuti da produrre, con il risultato finale che la qualità crollò:
"L'animazione parziale diventò la regola, e fu anzi spinta agli estremi limiti del sopportabile. Gli animatori tentarono di risparmiare, riutilizzando di volta in volta gli stessi cicli di disegni usati in precedenza: una camminata, un movimento delle labbra.".

La quarta è inerente l'utilizzo del computer nell'animazione sperimentale statunitense. Bendazzi spiega in modo dettagliato questo aspetto, con tanto di marca dei computer, nomi degli autori e titoli dei cortometraggi.
Ed è a questo punto che ho collegato la fantasia dei cartoni animati giapponesi fatti al computer scritta da Paolo Cucco, con i cortometraggi sperimentali statunitensi fatti realmente al computer riportati nel saggio di Bendazzi.
Chissà, magari il giornalista di TV Sorrisi e Canzoni avrà pensato che se alla fine degli anni 60 gli americani usavano il computer in via sperimentale, i giapponesi con tutta la loro tecnologia miniaturizzata all'avanguardia potevano averli usati per creare così tante scene mozzafiato, innovative e tanto colorate.
E' importante specificare che Bendazzi non afferma mai che l'animazione giapponese usasse il computer, anzi, sottolinea che in Giappone avevano così tante serie da fare per la televisione che appaltavano i lavori a studi coreani, anche per abbassare i costi. Mi pare implicito che tutto il lavoro non fosse fatto al computer.