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sabato 3 gennaio 2026

"Quaracquoquè, Telepaperone adesso c'é", di Enzo di Mitri - La Notte 14 gennaio 1982 + "Zio Paperone e i furti in diretta" - Topolino 1363 del 10 gennaio 1982


Quando passo in rassegna chilometri e chilometri di pellicola dei quotidiani, pur cercando di restare concentrato sulla mia "mission" (che non è farmi fregare i contenuti per vederli in testate a pagamento), spesso divago, mi soffermo in articoli di politica estera, interna, cronaca nera (da ieri ad oggi cambia l'attenzione dedicata a certe notizie, spesso non le notizie...), ed ovviamente su articoli inerenti televisione e fumetti non collegati all'animazione giapponese in Italia.
Un articolo che metteva assieme sia la televisione che i fumetti, ma senza gli anime di mezzo, è quello pubblicato il 14 gennaio 1982, che faceva da commento ad una delle storie presenti nel "Topolino" n° 1363 del 10 gennaio 1982, il cui titolo è "Zio Paperone e i furti in diretta".
Quando ho notato questo scritto non mi sono messo a leggerlo, avrei perso troppo tempo, mi è parso curioso e l'ho salvato dall'oblio. Pensavo vi fossero presenti i protagonisti accennati nell'articolo, sempre con nomi storpiati com'era d'uso nei "Topolino", ho poi scoperto che Enzo di Mitri creò una piccola storiella di fantasia per parlare della televisione cogliendo l'occasione della storia di Zio Paperone e soci.
Dato che, alla fine, sia la storia presente nel "Topolino" che lo scritto di Enzo di Mitri ci narrano del successo delle tv private locali (anche se in divenire in tv private nazionali), mi è parso avesse senso postare il tutto, anche per cambiare un po' la tematica dei post   ^_^
Prima inserisco l'articolo de "la Notte" e poi alcune scan della storia a cui l'articolo si riferisce/ispira.


Nel 1982 ormai era inizia l'inesorabile assorbimento delle piccole tv locali private in indipendenti sindacation privati nazionali, che poi sappiamo la fine che fecero e perché...
Resta che si veniva da cinque/sei anni di crescita delle tv private locali, ne esistevano svariate centinaia, 600?
700?
1000?
Anche il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni faceva fatica a censirle, a causa dei fallimenti, cambi di nome, fusioni, etc. etc. 
Di seguito inserisco qualche link di altri miei post sul mondo dell'emittenza privata italiana, in ogni post ci sarebbero altri post da consultare, tipo matrioska  :]






Tanto per farvi un'idea della tematica  :]


Enzo di Mitri finse che Zio Paperone fosse un vero attore del risiko delle frequenze dell'etere.
Si noti come alla fine del suo scritto l'autore precisi quanto segue:
"AAA: quanto raccontato è assolutamente vero. Potrete trovarlo con qualche particolare in più e anche in meno sul numero di Topolino in edicola, che per la prima volta affronta a fumetti in una avventura il mondo delle TV all'italiana.
Complimenti."

Il tono dello scritto è scherzoso, ma qualcosa in filigrana si può leggere, come il nome del futuro imperatore televisivo privato, l'unico citato dal giornalista come controparte di mamma Rai.

domenica 16 giugno 2024

"La via migliore", articoli vari 1978/1979/1980/1981 + un numero completo



Ulteriore post su degli articoli di vario contento presenti in una sola testata, così stavolta mostro anche un rivista abbastanza poco conosciuta:
"La via migliore"

Dato che nei commenti al post sul "Messaggero dei Ragazzi" mi è stato richiesto di inserirne un numero completo (cosa che farò più avanti), anticipo la richiesta per "La via migliore" mettendo tutte le scan del numero di dicembre 1978, così i più interessati all'editoria da edicola per ragazzi si potranno fare un'idea di come era impostata la rivista.
In realtà non sono certo che "La via migliore" fosse venduta in edicola, in realtà, considerando che in copertina non c'è mai il prezzo, probabilmente era regalata, forse tramite la scuola? 
Sia in copertina che in seconda pagina si fa riferimento a "Le Casse di Risparmio e le Banche del Monte" che collaboravano con la scuola elementare, quindi doveva essere una iniziativa promozionale di qualche genere.
Come nei precedenti post a raffica con articoli vari di una singola testata lo scopo è sempre di far spazio in casa e, nel contempo, cercar di far capire a chi è uso saccheggiare i contenuti dei siti di appassionati per avere spunti e/o confezionare riviste/saggistica a pagamento, che i suddetti appassionati spendono tanti soldini per rendere gratuitamente dei contenuti sul web.
Arrivare, prendere spunto, saccheggiare e manco citare, non è simpaticissimo   ^_^
In questo caso, per esempio, nel tempo ho recuperato numeri (purtroppo non del tutto completi) dal 1977 al 1981, e mi sono dovuto accattare pure dei doppioni, pur di colmare dei buchi...
Ovviamente non mi illudo che tali comportamenti cessino con questa mia antipatica sottolineatura, visto che i saccheggiatori del web sono fortemente motivati dalla pecunia, e tale prassi permette a costoro di ottimizzare i costi e tempi, cioè zero costi e tempi zero perché la ricerca l'hanno fatta altri  :]

Si noteranno scan con mancanze ai lati della pagina oppure pagine più storte del solito, il tutto è dovuto al fatto che la maggior parte dei numeri da me recuperati sono rilegati, ergo il rilegatore fustellò le pagine per farle stare nella copertina rigida, non facendo un grandissimo lavoro di precisione...



Si è capito che i "Muppets" c'erano spesso nelle riviste, sia per ragazzi che per grandi, per quanto oggi siano diventati (mi pare) esclusivamente o quasi animati (cartoni o CGI), ai tempi erano qualcosa di nuovissimo e divertentissimo   ^_^
I miei preferiti erano e sono tutt'ora i due vecchietti acidi che criticano lo spettacolo, Hiltom e Waldorf, forse una parte della mia ironia (riuscita o meno è soggettivo) la devo alla loro ispirazione.

lunedì 10 giugno 2024

"L'Illustrazione dei Piccoli" - Rassegna completa dal maggio 1982 al marzo/aprile 1985 (26 numeri)


Trovata parecchio tempo addietro ad un mercatino la serie completa, non me la sono fatta scapare, sia perché su Ebay ha prezzi assai alti, sia perché la testata non è visionabile in tutti i sui 26 numeri nelle emeroteche da me raggiungibili.
La rivista per ragazzi e ragazze esordì con un numero zero, quello qui sopra, in cui erano presenti anticipazioni dei numeri successivi, e si concluse con il numero 25 nel marzo/aprile 1985, dopo qualche problema di mancate uscite ed accorpamento di numeri nel 1984.
Come al solito mostrerò gli articoli che mi son parsi più aderenti al tema del blog, ma inserendo sempre il sommario di tutti i numeri, tranne lo zero perché non presente, chiunque si potrà fare un'idea del loro contenuto.
Con gli occhi di un adulto mi è parsa una bella rivista, all'epoca non l'ho mai vista e comunque non credo l'avrei apprezzata, ero poco interessato ai temi esposti, e comunque ero un pelino fuori target.
La presenza pubblicitaria era limitata, ma costante, con alcuni sponsor che restavano per più numeri, mi ha colpito lo spazio tenuto dalla "Procter & Gamble Italiana", con vari inserti tra il pubblicitario e il propagandistico, che poi sarebbe più o meno lo stesso, ma visto il target della rivista, son rimasto sorpreso. 
I nuovi consumatori andavano pur educati  ^_^
Molto spazio, ovviamente, è lasciato alle immagini, in particolare della natura, delle attività umane, dello spazio, con vari articoli illustrativi della tematica.
Vennero inseriti molti racconti parziali di narrativa per ragazzi, con tanto di immagini di altri autori, forse non sempre citando l'autore originale, ma erano altri tempi.


Trovati i 26 numeri al mercatino avevo le solite due opzioni:
1) sfogliarli tutti in loco;
2) comprarli in blocco e sfogliarli a casa.

E' chiaro che io abbia scelto la due, anche perché il mio scopo finale è sempre quello della ricerca di articoli sull'animazione giapponese in Italia, ed in questo caso, come in altri casi, ho fatto un bel buco nell'acqua... per questo mi altero quado trovo articoli riesumati da me a pagamento altrove, dietro ogni articolo trovato, ci sono pile di riviste senza nulla.
L'unico accenno agli anime è nel numero di marzo 1984, dove è presente una pagina promozionale su Lamù trasmessa da "Euro TV", le informazioni sono, come spesso accadeva ai tempi, un po' errate:
"Lamù prende spunto da una serie molto nota e apprezzata tra i giovanissimi giapponesi.
La storia narra di Lamù, una extraterrestre che, nonostante due piccola corna, è molto carina ed affascinante.
Lamù si innamora di un giovanotto giapponese, Makoto (?!). Purtroppo, il bel fusto (?!?!) è già fidanzato con Shinotu (quasi giusto), una ragazza alquanto gelosa. Il triangolo diventa molto complicato quando Lamù si piazza a casa di Makoto. A rendere tutto più difficile, poi, ci pensano personaggi come Cherry (Sakurambo?!), sua figlia (nipote?) Sakura, Ten, un cugino di Lamù e, infine, il precedente fidanzato di Lamù, Rey.
Una serie televisiva davvero nuova creata per affascinare i giovani fans del cartoon."

Ovviamente non è spiegato che Lamù fosse ispirata ad una Oni, son sbagliati i nomi, non è esplicitato che il "giovanotto" sia uno studente ampiamente minorenne e che Lamù si piazza in casa dei genitori di Makoto.
Come spesso accadeva mi sa che la sinossi la scrisse qualcuno che non aveva visto manco un episodio... immagino la presero da qualche brochure.

Di seguito inserisco sempre la copertina del numero a cui segue il sommario, dove mi è parso che l'argomento collimasse con quelli che posto sul blog, l'ho inserito. Per la maggior parte c'è solo la copertina ed il sommario.

venerdì 11 agosto 2023

"Zio Paperone e il ponte di Messina" + articolo "Il ponte di Messina? Ci pensa Paperone!", di Franco Fossati - Topolino n° 1401 del 3 ottobre 1982


Quando a supporto di un'opera mastodontica, i cui costi sono attualmente sottostimati sui 13 miliardi di euro (Wall Street Italia) e che avrà una durata di costruzione (molto) ottimisticamente di almeno 10 anni, si porta una storia di Zio Paperone comparsa su un Topolino dell'ottobre 1982, secondo me c'è qualcosa che non funziona nella nazione che sta per intraprendere questo enorme buco nero nel bilancio dello Stato... il tutto senza considerare minimamente le leggerissime infiltrazioni della criminalità organizzata nelle due regioni interessate all'opera.
La cosa è così assurda, intendo il tirare in ballo Zio Paperone (ma anche il ponte sullo stretto di Messina...), che mi è venuta la curiosità di andarmela a (ri)leggere quella storia di Zio Paperone, e mi sa che, tanto per cambiare, chi l'ha usata pro domo sua non l'ha letta o non l'ha capita   ^_^
Il numero 1401 di Topolino contiene e anche un mini articolo sui progetti passati e futuri del ponte, in cui è riportata una minuscola informazione che personalmente avevo dimenticato, dove si parla del primo progetto in assoluto datato 1870:
"Il progetto suscitò scalpore e ammirazione, ma poi fu lasciato ammuffire e il disastroso terremoto di Messina del 1908, che fece abbassare di quasi un metro il litorale, scoraggio qualsiasi ulteriore proposta"

Sono certo che i tecnici del ministero e delle aziende lautamente interessate avranno già pensato ad un rischio sismico di tale intensità, sto tranquillo    :]

Ho scannerizzato solo le parti della storia di Zio Paperone inerenti al ponte (verificare il numero delle pagine in alto) e l'articolo di Franco Fossato, per ultima la pubblicità promozionale della mini marcia di Messina, visto che compare in copertina ed è in tema.
La trama dell'avventura di Zio paperone, oltre ad essere simpatica come sempre, considerandola alla luce della follia odierna, diventa anche abbastanza ironica. Spero che i tecnici e i vari injeeegner Cane abbiano, però, l'accortezza di leggerla, magari eviteranno di copiare tecniche di costruzione che nel fumetto si sono dimostrate fallimentari...

Capisco che è uno spoiler grosso come una casa, ma alla fine il ponte sullo stretto di Messina... no no, è più divertente leggerla   ^_^


Come diceva un ministro, sono passati 41 anni, ma le cose non sono cambiate molto riguardo ai traghetti... magari costruire più traghetti con soldi pubblici? 
Per quanto ci venga a costare, costerà sempre meno di 13 miliardi di euro più i costi di manutenzione!
Neppure l'eroico Lessner riesce a prendere il traghetto...

Per fortuna Zio Paperone vuole costruire disinteressatamente l'opera che eviterà l'uso di questi assurdi e desueti mezzi navali...

"Milioni di turisti" E tutti più che disposti a pagare il giusto (per me) pedaggio per attraversare lo stretto!"

Ma poi, ad opera finita, quale sarà il costo del pedaggio?

giovedì 15 dicembre 2022

"La storia del nostro amico atomo - a cura di Walt Disney" (Mondadori 1958) + "Il nostro amico atomo - documentario Disney" (1957)


Ho trovato questo libro ad un mercatino.
Faccio una premessa per rendere più chiaro il mio punto di vista: io sono contrario all'uso civile dell'energia atomica.
Lo sono sempre stato, ho sempre votato ai referendum contro le centrali nucleari, non me ne pento neppure un po', anzi, penso che l'aver bloccato la costruzione delle centrali sia stato un bene sia dal punto di vista economico che da quello della salute.
In una nazione usa a decuplicare i costi delle opere pubbliche, le centrali atomiche avrebbero avuto costi "nascosti" che avrebbero dissipato qualsiasi eventuale vantaggio economico rispetto ai combustili fossili.
Vedendo la storia della corruzione in Italia di norma l'aumento dei costi va a braccetto con la corruzione (altro costo economico nascosto) e l'uso di materiali scadenti (un rischio per la sicurezza).
Detto tutto ciò, torno alla scorsa domenica, quando leggo il titolo di questo librone della Disney pubblicato da Mondadori.
Visto il mio punto di vista di cui sopra, per me l'atomo non è mio amico, quindi avevo intuito lo scopo propagandistico dello scritto, ed ero curioso di vedere come la Disney, nella figura del fondatore, avesse trattato il tema.
L'autore del libro è lo scienziato tedesco (nazista) Heinz Haber, e proprio sulla pagina in inglese di Wikipedia si può leggere che:
"Quando l'amministrazione Eisenhower chiese alla Disney di produrre uno spettacolo che sostenesse l'uso civile dell'energia nucleare, Heinz Haber ricevette l'incarico."

Evito commenti (ma non sono di certo sorpreso) sul fatto che Walt Disney scelse uno scienziato nazista come testimonial del suo documentario, basta leggersi la pagina di Wikipedia di cui sopra nel punto in cui spiega il "Connection to War crimes" di Heinz Haber...
Quindi questo libro è propaganda pro energia nucleare civile atta a tranquillizzare le nuove generazioni degli anni 50 sul fatto che l'atomo non fosse quello di Hiroshima e Nagasaki.
Salvo mio svista, nel libro non sono mai citate Hiroshima e Nagasaki, si parla del rischio della distruzione della Terra, ma gli eventuali danni specifici non sono esplicitati.
La cosa un po' divertente è che quando nel 1958 la Mondadori pubblicò il libro in Italia non esisteva neppure una centrale atomica, quindi era pura propaganda statunitense a lungo termine  :]
Il bambino italiano che nel 1958 lesse questo libro pensò che fosse incredibile che in Italia non avessimo almeno 50 centrali atomiche!   :]



Da questo libro nasce un documentario sempre ad opera della Disney, in cui inizialmente è proprio Walt Disney a introdurre i tema, per poi dare la parola e i riflettori ad Heinz Haber.
Ho trovato solo un sito che trattava sia del libro che del documentario in maniera informata, qui ho letto che prima viene il libro e poi il documentario:

Tutto il documentario la si può reperire su YouTube e ho quindi potuto confrontarlo con la traduzione della Mondadori.
Il fatto che tutto questo materiale, statunitense ed italiano, fosse mera propaganda senza alcun punto di vista contrario, non implica che non fosse bella propaganda.
Il documentario, in particolare, l'ho trovato veramente esplicativo, mai noioso e fatto molto bene, pur con pochissima animazione, poi dipinge l'energia atomica come la panacea per tutti i mali dell'umanità, cosa che non è stata in nessuno dei paesi che l'ha adottata pesantemente, ma a parte ingannare i bambini statunitensi ed italiani, l'ho trovato un bel prodotto   ^_^
Come si può vedere sopra, dopo i titoli c'è Walt Disney che da il suo autorevole imprimatur di autore di splendidi (a me non piacevano) cartoni animati e fumetti per bambini a tutto il resto del documentario.
Il buon Walt passa la parola al buon Heinz, che mostra il libro, segue la parabola animata (l'unica) del genio della lampada.
Più sotto mostro come nel documentario vengano fatte vedere più volte esplosioni atomiche, senza far vedere quelle di Hiroshima e Nagasaki, e mi ha atterrito il fatto che a tal proposito si affermi che l'esplosione di una bomba atomica sia uno spreco di energia...
Alla termine del libro e del documentario al genio della lampada si richiedono tre desideri, e dato che il genio non è altri che l'energia atomica, un paio di questi tre mi hanno lasciato un po' perplesso:
"Energia", ok, non parlano di costi economici ed ambientali, ma è indubbio che il desiderio di energia venisse esaudito;
"Cibo e salute", a parte l'uso medico dell'energia atomica, che è stato di certo importantissimo, già mi pare che si stia un po' esagerando...
"La pace", forse nel senso di "equilibrio del terrore"...



E proprio questa settimana negli Usa sono riusciti (più o meno) per la prima volta ad ottenere più energia di quella usata per innescare una fusione nucleare!
La mia scoperta di questo libro della Mondadori made in Disney e del documentario di Walt Disney non poteva cadere in un momento più propizio   ^_^
Chissà se la Disney farò un altro documentario informativo.

sabato 30 ottobre 2021

"Klomp-It View Master Game" - Gaf (1972)


Uno degli aspetti che mi interessa di più è quale fosse la possibilità che ci veniva data da bambini di replicare visivamente, per l'audio c'erano i dischi, gli spettacoli televisivi o cinematografici.
Ovviamente il metodo classico era la carta stampata, e qui sul blog ci sono tonnellate di scan di materiale editoriale di tutti i tipi, ma la replica di una identica immagine che vedevamo in televisione era data da poche applicazioni tecnologiche.
Oggi la fruizione all'infinito di una serie live o un cartone animato è cosa scontata e ovvia, non si deve neppure comprare più un supporto hardware, ci sono i siti online di numerose aziende che ti rendono quasi tutto disponibile a prezzi quasi sempre sensati, rendendo la trasmissione tv ormai inutile, direi da anziani...
Ai tempi, però, per vedere replicata una scena o una immagine del tuo personaggio preferito (o di qualsivoglia personaggio, ci si accontentava...) c'era poca scelta:

A questa carrellata tecnologica manca il mitico "Cinevisor Mupi", che prima o poi posterò, ma prima di tutti questi prodotti si veniva in contatto con un altro strumento, il "View-Master", cioè il visore per poter guardare delle semplici diapositive, ma con visione stereoscopica!
Nel 1972 l'azienda statunitense "Gaf", che produceva il "View-Master", pensò bene ideare un gioco in scatola con il mitico visore rosso fuoco, in pratica misero assieme due giochi in uno.
Ebbero una buona idea?
Leggendo il regolamento non direi, ma ci torno più sotto.
Qualche settimana fa ad un mercatino scorgo questa strana e meravigliosa confezione, mai vista rima in nessun catalogo di giocattoli, i bambini giocano con il View-Master!   ^_^
La "Gaf" ideò questo gioco in scatola con i personaggi della Disney, con il vantaggio di poterlo esportare in tutto il mondo influenzato dalla cultura statunitense, quindi anche in Europa, infatti la confezione ed il regolamento è multilingue.
In Italia anche la milanese "Multiprint" metteva in vendita confezioni multilingue, e se non rammento male ricordo anche qualche album della "Panini", era quini una prassi per chi vendeva all'estero.
Il termine "klomp (it)" non ha traduzione in italiano, e direi che sia la onomatopea del prendere qualcosa con una ventosa, che è lo strumento messo a disposizione nella confezione per catturare le carte dei personaggi Disney. 


Il contenuto è così intonso che il dado è ancora nella bustina, e questa, come si scorge in basso a destra, è graffettata alla scatola!
Non che la dotazione sia molto numerosa, ci sono solo quattro dischetti, ma l'importante erano i due visori View-Master.
In pratica il gioco è una specie di "Memory" della Ravensburger, ma che sostituisce una delle due carte con l'immagine stereoscopica, scopo del gioco è impossessarsi del personaggio visto nel visore, fatto che rende la meccanica di gioco rischiosamente cruenta e potenzialmente foriera di litigi...
Nel mio cortile ogni partita sarebbe terminata in una zuffa all'ultimo sangue...   >_<


         


Harry Fonda ed una piccolissima Jodie Foster che pubblicizzano il "View-Master" della Gaf.

mercoledì 29 settembre 2021

"Paperopoli il grande gioco degli affari d'oro" - Mondadori (1973?)


Quante volte ho visto questa pubblicità sui Topolino, sbavavo per averlo, ma era destinato solo agli abbonati... uno dei primi casi di classismo in cui mi sono imbattuto...
Abitando io in palazzoni popolari, la possibilità di sottoscrivere un abbonamento ad una rivista non era neppure contemplata, la spedizione sarebbe stata asportata dalla casella, figuriamoci i Topolino!
Anche perché nella casella della posta non ci sarebbe entrato, ergo il postino avrebbe dovuto lasciarlo appoggiato sopra di essa, e sappiamo che ai tempi l'occasione faceva l'uomo craxiano o andreottiano, oggi forzaitaliota o leghista... i soggetti cambiano, le tentazioni no, ed intanto i Topolino scompaiono.

Da notare Paperone de' Paperoni che fuma il sigaro!
Prima di Lupin III a pubblicizzare il vizio del fumo ci furono i personaggi Disney, ma nessuno ebbe nulla da eccepire. Comunque io non mi feci influenzare né dagli americani né dai giapponesi  ^_^



Un'altra pubblicità in cui ci si imbatteva era quella che ti permetteva di scegliere tra il cartonato "I clamorosi colpi della banda Bassotto" e Paperopoli, a me è sempre sembrato che non ci fosse nulla da scegliere... era il gioco in scatola Mondadori ciò che si bramava. 
Non mi è chiaro se il regalo lo si riceveva al primo abbonamento o anche ad ogni rinnovo, nel qual caso avrebbe avuto senso scegliere il cartonato, ma solo alla quarta sottoscrizione  ^_^
Il testo ti allettava:
"Ecco l'ultimo, originale e impegnativo gioco che s'ispira a Paperon de' Paperoni, l'affarista per eccellenza. Paperopoli è il gioco della Borsa e degli investimenti. A ciascun giocatore vengono distribuiti soldi, schede e titoli azionari dei sei principali settori degli affari:
petrolio, industria, commercio, trasporti, credito, edilizia. 
Il gioco si sviluppa su una grande plancia illustrata da divertenti vignette disneyane: 
vincerà chi riuscirà per primo ad accumulare il capitale stabilito all'inizio della partita."

Da notare il termine "affarista" virgolettato, infatti non era propriamente un complimento, in Italia tali tipologie sono sempre abbondate, ma Paperone era un "affarista" accettabile, più o meno  ^_^
Guardando i pezzi visibili nella pubblicità qui sopra si può notare delle differenze rispetto al gioco reale, per esempio i titoli azionari erano diversificati da colori, mentre nella prima immagine sono tutti della stessa tonalità, come nel gioco che presento.
Anche i gettoni in plastica sono diversi, qui sopra si presentano rettangolari, mentre nella pima immagine e nel gioco sono quadrati. Magari era la versione del gioco solo per fare la pubblicità.
Come suggerisce il testo uno dei punti forti erano le vignette del tabellone (che mostro appena poco più sotto), peccato che la Mondadori non inserì anche le pedine con i personaggi della Disney, come, invece, faceva la Clementoni.


Quindi Paperopoli è sempre stato un gioco che desiderai molto, e quando in un paio di occasioni ebbi la possibilità di giocarci, divenne ancor più anelato. Non rammento molto, ma era divertente!
Dal nome lo si poteva confondere con un simil Monopoli, ma era nel contempo più tecnico, grazie alle azioni e ai movimenti di Borsa, e più "familiare", raccontava dinamiche della città dei paperi, che per noi era parte del vissuto quotidiano a fumetti.
Quando ho aperto la confezione in cui c'era Paperopoli sono rimasto sorpreso da quanto fosse piccolo, non rammentavo questo particolare: solo 40 cm X 25,5 cm!

Immagino che fosse stato pensato di questa grandezza limitata, rispetto alla media dei giochi in scatola del periodo, proprio per il fatto che sarebbe stato spedito all'abbonato, più compatto era, meno problemi avresti avuto con le poste italiche.

martedì 27 aprile 2021

Cartoon Rock, quando la musica si anima


TITOLO: Cartoon Rock, quando la musica si anima
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 206
COSTO: 16 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892770089


Tengo sempre d'occhio le case editrici che pubblicano libri sugli anime, e mi stava sorprendendo che Valeria Arnaldi non avesse pubblicato nulla per la collana "Ultra Shibuya" dalla fine del 2019, solo che controllavo la fonte errata. Questa volta ha pubblicato un libro per una nuova casa editrice, la Arcana. 
Mi pare giusto ricordare il mio pregiudizio sui titoli della "Ultra Shibuya", leggendo le altre recensioni al link li si potrà capire più dettagliatamente la mia critica, che riepilogo:
quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paiono esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.

Con la nuova casa editrice era cambiato il trend?
Intanto il costo è sensibilmente minore, da 23 euro (costo dei sui ultimi due libri) a 16 euro, probabilmente dovuto alla carta non patinata, al formato leggermente più piccolo e alle immagini in bianco e nero. 
Su 206 pagine 31 di queste hanno immagini senza scritto, ed altre 30 hanno immagini con scritto, ben quasi 100 pagine sono scritte completamente, un record. 
Restano le immagini senza didascalia, c'è poco meno di una pagina e mezzo di bibliografia, ma manca la sitografia, che avrebbe dovuto (secondo me) comprendere varie pagine di Wikipedia sul mondo delle idol, quindi le "wikipediate" restano presenti (a mio avviso). Le lunghe frase ad effetto supercazzola non mancano, che non vuol dire "concetti errati", ma tante righe per rimarcare più volte la stessa cosa.
Quindi cambiare la casa editrice aveva portato qualche miglioramento, ma non molti. 
Solo che la Arcana è un marchio "LIT Edizioni", quindi è una "Ultra Shibuya" con un altro nome e meno costosa   ^_^
La Arcana, guardando il suo catalogo di libri on line, si occupa di musica.
Mi rendo conto che fino ad ora non ho trattato ancora il tema del libro: musica ed animazione.

Ho scritto più volte su questo blog che il connubio musica/sigle(BGM (che pochissimi trattano) ed anime è uno dei temi poco trattati dalla saggistica, e forse qualche appassionato con conoscenze musicali dovrebbe provare a scrivere qualcosa di organico. Spero che prima o poi ciò capiti.
Questo libro si occupa di tutta l'animazione che ha usato la musica come soggetto o nella trama, allargando la platea all'animazione statunitense, ma comunque la parte su quella giapponese è maggioritaria (lo dimostra la copertina). Solo che lo scritto non procede per tutte le pagine con il medesimo criterio. Quando si tratta l'animazione americana (dal dopoguerra agli anni 70) all'inizio del libro si citano le canzoni che ebbero successo, o comunque sono riportati i nomi delle musiche. Quando si passa all'animazione giapponese si leggono quasi sempre le sinossi dei vari anime o lungometraggi, la singola "song" nipponica non è più quasi presa in considerazione. 
Quindi ci si ritrova a leggere titoli e titoli di anime con la trama ed eventuali momenti importanti della serie, in pratica una selezione di serie animate giapponesi con soggetto musicale. Esiste il genere shojo, shonen, majokko etc. etc. e pure quello musicale. E' comunque una selezione per genere (fatto che ha un suo interesse), ma non mi aggiunge nulla dal punto di vista musicale, come, invece, qualcosa si era letto per il versante statunitense.
Dei 22 capitoli del libro quelli a tema animazione giapponese sono:
Kiss me Licia; Nel cielo dal gran manto blu (Creamy); Da adorare (le idol, anche animate); Dall'infelicità fino ai riflettori... e alla morte (il suicidio...); Nuovi idolo (altre serie con idol o musica); Il potere del canto (musica e combattimenti); Vocazione e competizione ("Piano Forest" e "Bugie d'aprile"); Passione & Professione ("Nana" e "Carole & Tuesday"); Hatsune Miku (le idol virtuali, vocaloid). 

Mi pare di aver notato che la pagina di Wikipedia sulle idol abbia dato molti spunti al libro, ognuno valuterà in prima persona se io sia in errore:

domenica 11 aprile 2021

"Colpo grosso a Topolinia" - Clementoni (1973)


A questo gioco ci giocai probabilmente una sola volta, mi pare lo avesse un compagno di classe delle elementari. Un vero peccato, perché me lo ricordo parecchio bello, specialmente se si giocava in tanti (max 8), visto che era necessario schierarsi in due squadre (max da 4) contrapposte: 
i tutori della legge vs i malviventi.

Sono anche contento del ritrovamento a soli 20 euro, considerando che è completo, con l'unico difetto della confezione scolorita sul fianco sinistro, probabilmente rimase esposta al sole. Prima o poi troverò un coperchio intonso di una confezione non completa :]
Tra l'altro nella scatola c'è ancora il pieghevole della Clementoni che veniva allegato per pubblicizzare gli altri giochi in scatola. Ci sono anche due "bottini" in plastica, capitava che la Clementoni mettesse alcuni pezzi doppi, quelli più facilmente smarribili, segno di lungimiranza.
La caratteristiche di pregio di questo gioco, oltre all'enorme tabellone piegabile in tre sezioni, era data dal poter muovere i ì veri personaggi Disney raffigurati sulla scatola:
Topolino; Pippo, Basettoni; Manetta
Macchia Nera; Gambadilegno; Squick; Tubi.

Anche se dubito ci fosse la gara per essere Tubi o Squick , che sinceramente nemmeno ricordo nei fumetti... e non è che  Manetta, invece, attirasse frotte di fans...
Noto che Tubi e Manetta sono praticamente identici   ^_^
Il regolamento, come quasi spesso capitava con i giochi in scatola Clementoni del periodo, è breve e chiaro, anche per questo motivo la giocabilità direi che fosse alta.



Nei primi anni 70 la Clementoni aveva confezioni con dotazioni corpose, questo gioco fa eccezione, anche perché non ci sono banconote o carte da gioco, visto che lo scopo del gioco è semplicemente una rincorsa tra guardie e ladri.
I tutori della legge erano aiutati negli spostamenti dal furgoncino rosso di Topolino e dall'elicottero della polizia, i rapinatori potevano usare i due furgoncini verdi. 
Nella busta nera andava indicato il luogo in cui si sarebbe svolta la rapina tra i seguenti edifici:
la Zecca; il Monte di Pietà; il supermarket; la gioielleria; la banca Nazionale; l'INA.

Curioso il nome "INA", forse era l'italianissimo "Istituto Nazionale delle Assicurazioni"?


Se il gioco prevede fughe ed inseguimenti, il tabellone deve essere giocoforza grande, con tante scappatoie e luoghi dove rifugiarsi. 
Chi aveva il malloppo (che si poteva passare ad un complice della gang) doveva portare il suo segnalino in uno dei quattro angoli del tabellone, dove c'è il quadratino con la doppia freccia verde, in questo modo avrebbe concluso la fuga. Gli inseguitori avevano il compito di catturare chi aveva il malloppo, prima che questo uscisse dal tabellone. 
Mi chiedo se, in considerazione del fatto che quattro erano le uscite e quattro erano i tutori della legge, non sarebbe bastato stazionare nella zona delle quattro uscite. Sinceramente non ricordo molto di quella partita (o al massimo un paio) che feci alle elementari...
Le caselle rosa sono zone franche per i rapinatori, in modo da essere raggiunti dai complici e gestire al meglio il gioco di squadra
L'elicottero poteva decollare o atterrare solo alla Stazione di Polizia e nelle caselle verdi (prati).
Molto bella la trovata dell'ospedale (quello con le coppie di numeri 1-2-3 contraddistinto dalla lettera H) e del ricovero coatto. Quando ai dadi si totalizzava un due voleva dire che avevi fatto un incidente, a questo punto in base al mezzo su cui ti stavi muovendo aumentava la gravità dei danni, cioè il numero dei turni in cui stavi fermo:
a piedi = un turno fermo
in furgoncino = die turni fermo
in elicottero = tre turni fermo

In più, se chi finiva all'ospedale aveva il malloppo, lo doveva lasciare nel punto dell'incidente! 
Quindi se fosse arrivato prima un personaggio della legge, la partita sarebbe stata vinta dai buoni.
Della 60ntina di giochi in scatola che ho recensito fino ad oggi solo una minoranza mi hanno lasciato l'idea (non testata) che potrebbero avere ancora un certo grado di giocabilità, "Colpo grosso a Topolinia", nella sua semplicità estrema, è uno di questi.

domenica 19 luglio 2020

Cofanetto "Disney 50" (Avventure-Giochi-Fiabe-Fumetti) - Mondadori 1973




Ho più volte fatto notare come negli anni 70 ed 80 la qualità delle pubblicazioni cartacee dedicate ai bambini/ragazzi erano abbastanza scarse, in particolar modo quelle sui cartoni animati giapponesi, facevano sempre eccezione i prodotti della Disney.
Nel 1973, in occasione del 50esimo anniversario, la Mondadori pubblicò questo cofanetto con quattro cartonati sulle seguenti tematiche:
Avventure; Giochi; Fiabe; Fumetti.

Non sono mai stato un fan della Disney (cosa che ribadisco sempre), ma questo era indubbiamente un bel prodotto, purtroppo non è riportato il prezzo a cui vene messo in vendita nel 1973.
Tra l'altro l'ho reperito praticamente intonso, le pagine non sono neppure ingiallite, ed il cofanetto (in cartone super rigido) è perfetto.
Le illustrazioni delle storie del cartonato"Avventure" sono molto belle, mi hanno ricordato quelle di Big Jim o Barbie. Le illustrazione del volume "Fiabe" sono più di matrice Disney, riprese anche da corti animati. I giochi proposti nel volume "Giochi" sono numerosissimi (con tanto di soluzioni finali). Infine il volume con i fumetti di Topolino penso sia una edizione unica, ma non sono esperto in materia.
La pubblicazione pare essere una traduzione di una versione statunitense, basta vedere la storia sui sudisti, che non fa proprio parte del nostro vissuti italico, però non sono riuscito a risalire alla copertina originale del cofanetto.
Trovo che questo cofanetto sia ancor più bello di quello del 1969 che avevo postato nel febbraio 2018:




Le due facce del cofanetto di cartone.

sabato 28 marzo 2020

"Dizionario Disney" - "Il Melograno" (1980)


Ad un mercatino, quando ancora esistevano, ho trovato questo cartonato Disney pubblicato in Italia nel 1980, che fu la mera traduzione della sua versione statunitense uscita nel 1971 dal titolo "The Giant Walt Disney World Book". Avendo trovato un sito con le immagini della versione originale, ho appurato che è identico, se non per la traduzione e lo sfondo della copertina che è rosso, invece che giallo.
Più volte ho commentato nel blog che il materiale editoriale inerente i cartoni animati giapponesi pubblicati in Italia tra il 1978 e la metà degli anni 80 fu, tranne qualche sparuta eccezione, di bassa qualità: traduzioni approssimative; disegni abbastanza osceni; nomi a caso; trame inventate di sana pianta; rilegatura debole; etc etc

A dire il vero, questa bassa considerazione per i piccoli fruitori di cartonati e/o fumetti, valeva anche per il materiale non giapponese, ad esclusione della Disney, che metteva in commercio libri sempre ben fatti.
Per quanto riguarda questo cartonato, mi pare di notare una cura dei disegni un po' scarsa, ma forse la mia sensazione è data dal fatto che il "character design" di Paperino e soci risulta essere quello dell'anno di pubblicazione negli Usa, cioè il 1971. Ovviamente il tratto dei personaggi è mutato in quei nove anni, e noi bambini del 1980 eravamo abituati ad un Paperino un po' differente. Alice, invece, è identica a quella del lungometraggio d'animazione, perché la sua immagine rimase cristallizzata in quel film, mentre altri personaggi si sono graficamente evoluti.
Direi che il target del cartonato era per dei bambini di una età molto inferiore alla mia nel 1980, ciononostante l'ho trovato gradevole, seppure con 40 anni di ritardo.
Uno dei meriti raramente riconosciuti ai cartoni animati giapponesi è quello che ponevano la figura femminile non più in secondo piano rispetto a quella maschile. Intere serie avevano come protagoniste bambine, ragazze o donne, e quando queste erano comprimarie, il loro ruolo era simile a quello dei personaggi maschili. Anche le femmine animate giapponesi combattevano, davano il loro apporto, suggerivano strategie, salvavano l'eroe.
Hiroshi Shiba senza Miwa Uzuki, è solo una testa, alcuni aggiungerebbero di caxxo...
Se oggi, nei prodotti per bambini, questa parità d'eroismo e protagonismo femminile è normale, non lo era affatto tra la fine degli anni 70 ed i primi anni 80, e questo cartonato (seppure un po' antecedente) ne è una bella prova.
Nelle due pagine dedicate al "Giorno del bucato" vediamo Minni indaffarata in tutte le operazioni del caso, dal cambiare le lenzuola fino a stirare, senza dimentica stendere il bucato. La poverina conclude la giornata esausta su una poltrona.
Poco dopo ci si concentra sulle attività "Nel garage", inteso come "dal meccanico", e tutti i personaggi sono maschili   ^_^
Sono 123 le pagine del cartonato, qui sotto metto le due pagine dell'indice.
Il libro inizia con "Al mattino" ed ovviamente termina con "L'ora di andare a nanna", in mezzo una moltitudine di attività, alcune delle quali mi son reso conto essere ormai scomparse, come andare all zoo (fortunatamente).




giovedì 8 agosto 2019

Le anime disegnate, il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre (nuova edizione)




TITOLO: Le anime disegnate, il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre
AUTORE: Luca Raffaelli
CASA EDITRICE: Tunuè
PAGINE: 292
COSTO: 28 €
ANNO: 2018
FORMATO: 24 cm X 16 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867903160

E' questa la quarta copertina del saggio di Luca Raffaelli che uscì nel 1994, uno dei primissimi saggi che si occupò anche dell'animazione giapponese, dato che sono trattati i tre principali filoni:
Walt Disney; Hanna & Barbera/Warner/MGM; anime.

Le prime due copertine furono pubblicate da Castelvecchi: la prima vede Bugs Bunny che bacia il cacciatore Elmer; la seconda riporta la silhouette di Willy il coyote.
La terza copertina è pubblicata dalla casa editrice Minimun Fax, e vede un mix di personaggi.

Di norma sono un po' restio a ricomprare una riedizione, anche quando è "riveduta ed ampliata o aggiornata", mi sa tanto di minestra riscaldata, che poi mangio lo stesso, però rispendere una cifra maggiore per un libro che già ho mi scoccia...
Ci sono delle eccezioni, e questa è una di loro.
Io comprai l'edizione con Willy il coyote in copertina, sempre Castelvecchi, ergo datata 1998. In questi 21 anni qualcosa è cambiato nell'animazione mondiale, mi pareva giusto rileggere come la pensava Raffaelli.
Un altro buon motivo per ri-prendere questo libro è la rilegatura: copertina rigida, bella rilegatura, formato non piccolo.
Nella libreria ci sta proprio bene  ^_^
Ho provato a valutare quanti paragrafi o capitoli ci fossero in più rispetto all'edizione del 1998, ma la comparazione risulta un po' ardua, di certo lo scritto è maggiore, e comunque fa riferimento ai fatti fino al 2018, anno di pubblicazione.
Quindi, se non avete mai letto una delle precedenti edizioni, il saggio va acquistato per forza, ma anche se avete la prima o la seconda copertina (made in Castelvecchi), l'acquisto è a mio avviso motivato. Non saprei valutare quanto migliorativa sia questa edizione Tunuè rispetto all'edizione di Minumin Fax.




Mettendo a confronto le quattro copertine ho notato quanto gli appassionati di animazione giapponese devono aver conquistato mercato editoriale negli ultimi 21 anni, mi spiego meglio.
Nelle prime due copertine (1994 e 1998) ci sono solo personaggi della Warner.
Nella terza copertina (2005) venne disegnato un Frankestein di vari personaggi: il muso di Braccobaldo; la testa di Bart Simpson; le orecchie di Topolino; una manica di quello che parreebbe essere il vestito di Biancaneve.
L'unico segno dell'animazione giapponese sembrerebbe essere l'occhio destro, in stile shojo.
In questa coperta ci sono Topolino e Goldrake che si stringono le mani, fifty-fifty.
Quando comprai l'edizione del 1998 (con Willy il coyote) dovetti leggere il sottotitolo del libro e l'indice per accertarmi che trattasse anche di cartoni animati giapponesi. Si vede che la casa editrice non puntava molto sui fan degli anime, veniva considerato più di richiamo il mondo dell'animazione statunitense.
Nel 2005 la copertina era più variegata, ma ci voleva un "occhio" attento per notare quella citazione visiva buttata un po' lì.
Nel 2019 i vecchi e brutti cartoni animati giapponesi hanno raggiunto la parità con il Dio Disney, un qualsiasi "vecchio" appassionati di anime riconoscerà subito la potente mano di Goldrake.
Qualche passo avanti rispetto a quando i nippocartoon erano violenti e diseducativi, lo abbiamo fatto.
Raffaelli divide il saggio in tre capitoli, uno per la Disney, uno per le altre case di produzioni statunitensi, e l'ultimo sui cartoni animati giapponesi.
Per ogni tipologia viene ripercorsa la sua storia, dagli autori alle problematiche di produzione, fino all'impatto che ebbero in Italia.
Lo scritto fila via liscio, leggibilissimo, senza paroloni complessi, comprensibile e piacevole.
Nella parte sull'animazione giapponese, oltre alla cronistoria della prima invasione, si fa riferimento alle polemiche che si scatenarono sulla carta stampata (presente anche dell'edizione del 1998), ed in questo frangente ho apprezzato l'autocritica di Raffaelli rispetto alla sua posizione anti-cartoni animati giapponesi nel periodo 1978/1980.
Recuperando vecchi saggi sull'animazione ho potuto leggere posizioni (legittime) abbastanza negative di vari esperti, che poi cambiarono idea senza colpo ferire.
Segue l'indice del saggio per valutarne il contenuto e rapportarlo con la propria eventuale precedente edizione  ;)

domenica 21 luglio 2019

"Mondo Papero" - Clementoni (le 2 versioni del 1973 e del 197?)



I giochi in scatola della Clementoni a marchio "Walt Disney", oltre ad avere delle belle illustrazioni sul coperchio della confezione, ci risultavano familiari grazie ai personaggi dei fumetti e dell'animazione, quindi acquistarli era anche una scelta più semplice da parte dei genitori.
Faccio notare che quando saranno i personaggi degli anime a generare i relativi giochi in scatola, si griderà allo scandalo per lo sfruttamento del povero bambino italico rincretinito dai giapponesi e sfruttato dai commercianti.
E' questo uno dei giochi in scatola che in cortile non si vedeva spesso, ma che comunque ogni tanto appariva, leggendo il regolamento mi son reso conto che non ne rammento nulla, se non il piano di gioco dalla particolare forma esagonale.
Tra l'altro il regolamento è assai curioso, in quanto non si giocava prendendo le parti dei personaggi Disney disponibili, ma facendo affari con loro, quindi restando "se stessi" anche nello sviluppo del gioco. In pratica io, Stengo, giocavo a vendere beni e proprietà a Paperon de Paperoni, Paperino, Nonna Papera, Archimede e Rockerduck. Il bambino che incassava più soldi da questi affari intavolati coi personaggi della Disney, vinceva la partita.
Interessante anche il fatto che il primo che tirava i dadi fissava il numero di posizioni avanzate per tutti gli altri giocatori in quel turno.
Infine il segnalino di Qui Quo Qua avevo lo scopo di mero disturbatore tattico, in quanto non poteva acquistare beni, ma veniva manovrato per ostacolare gli altri giocatori.
Ammetto che il regolamento in altri più non mi è risultato molto chiaro, ma penso che sia dovuto al fatto che non ne ricordo nulla.
In questo post, oltre a recensire il gioco in scatola, mostrerò le modifiche che la Clementoni operò dalla prima versione del 1973 alla successiva, di cui non sono in grado di datare l'anno.
Nella seconda versione modificarono del tutto le carte di colore verde, il tabellone ed il regolamento, il tutto (secondo me) per rendere più agevole raggiungere le caselle ove vendere i beni ai personaggi Disney, e vennero fatte sparire le cinque buste azzurre.
Direi che il gioco in scatola della Clementoni presentasse una buona, se non ottima, giocabilità.



Oltre al grande numero di tagli di banconote disponibili, fattore che nei giochi in scatola degli anni successivi verrà man mano ridotto, da notare le cinque buste azzurre coi nomi dei segnalini (tranne Qui Quo Qua).
Riguardo le cinque buste azzurre c'è, a mio avviso, un errore nel regolamento, che ne prevede un numero di sei (manca quella dei tre paperelli), senza considerare che Qui Quo Qua non avevano un ruolo attivo dal punto di vista commerciale.

Le immagini qui sotto sono tutte della versione del 1973



Il tabellone mi ha sempre affascinato, ed è l'aspetto che mi era rimasto in mente negli anni:
6 personaggi = sei lati

venerdì 8 febbraio 2019

"L'allegra banda dell'angoscia - In cui con dotte citazione (e molte illustrazioni) si vede che anche Walt Disney aveva i suoi Mazinga", di Santi A. Urso - Phototeca giugno/settembre 1980



Non conoscevo la rivista fotografia "Phototeca", e quando mi sono messo a sfogliare un po' di numeri a caso ad un fiera del libro, sono rimasto sorpreso per le tante immagini forti che conteneva. Personalmente non apprezzo le immagini che colpiscono allo stomaco, oppure quelle di persone deformi scattate ai primi del 900, ciò non toglie che la rivista fosse di qualità, il mio è solo un giudizio personale. Ho quindi fatto abbastanza fatica a passare in rassegna i numeri che erano sulla bancarella, e stavo anche per interrompere la ricerca, proprio a causa di alcune immagini, pensavo che in una rivista di tal genere non ci sarebbe stato spazio per parlare di Goldrake e Mazinga, ed invece....   ^_^
Ormai lo scrivo così spesso da aver superato da parecchio la soglia della ripetitività, ma è proprio il fatto di trovare articoli inerenti gli anime su testate tanto disparate, ad essere già una prova di quanto i cartoni animati giapponesi colpirono, tra il 1978 e i primi anni 80, quasi più gli adulti che i bambini.
"Phototeca" fu pubblicata dal 1980, era una rivista ad uscita trimestrale e ogni numero era a tema, nel numero 2 del 1980 ci si occupava di "mostri, fantasmi, streghe & baccanti". Non posterò le immagini di altri articoli, ma considerando che questo numero era composto da 226 pagine, si può ben immaginare che di foto "strane" era piena la rivista.
La redazione di "Phototeca", dovendo trattare di mostri ed affini, pensò giustamente di rivolgere la propria attenzione anche all'animazione, e chi inaugurò a livello mondiale il filone dei mostri terrificanti?
I terribili giapponesi?
No, il buon(?) vecchio Walt Disney!
Per quanto mi riguarda non sono mai stato un fan della Disney, tanti suoi film d'animazione non li ho mai visti (Bambi, Biancaneve, Cenerentola etc etc), non mi ispiravano per nulla, poi leggevo Topolino, ed avevo unna smisurata simpatia per Paperino, ma non sono mai andato a vedere un film al cinema della Disney (a parte Tron e "The Black Hole"...).



L'autore dell'articolo fa notare, prevalentemente per immagini, una questione che una sparuta quota di giornalisti aveva sottolineato anche sulla carta stampata, e cioè che l'animazione Disney fosse violenta almeno quanto quella giapponese, e forse anche di più.
La parte scritta dell'articolo resta interessante, ma le immagini danno al contenuto più incisività, poi forse l'autore non conosceva nulla dell'animazione giapponese, lo si intuisce da qualche affermazione un po' avventata (ma ci viene risparmiata quella dell'uso del computer!), ma mi trova totalmente concorde con lui quando scriveva che:
"...Walt Disney aveva i suoi Mazinga. Anzi Disney ha estratto, per primo, Mazinga in quantità industriali."

E poco più sotto rincara con:
"In questo senso Disney è più feroce e manicheo di Mazinga".

Santi Urso conclude l'articolo con questa considerazione, che non può che trovarmi solidale:
"Si vedrà allora che Mazinga e Goldrake e compagnia bella si possono combattere in nome di molte idee, ma non certo perché siano più ossessivi o diseducativi dei prodotti forniti dal mondo di Walt Disney".

Perché allora tonnellate di giornalisti continuavano a contrapporre Disney all'animazione giapponese come esempio positivo?

martedì 18 dicembre 2018

"Petrol gioco magnetico sulla ricerca del petrolio" - Clementoni (1975)



Con il Petrol della Clementoni ho concluso il trittico dei giochi in scatola anni 70 ispirati agli idrocarburi liquidi, i cui due altri titoli sono:
Petropolis
"Oro Nero, il gioco del petrolio"

Non è poi tanto curioso che in un lasso di tempo relativamente breve, dal 1975 al 1978, venissero messi in commercio ben tre giochi in scatola a tema petrolifero, e due di questi praticamente nel medesimo anno (1975: Petrol ed Oro Nero). Infatti il petrolio era, immensamente più di oggi, al centro delle notizie nazionali ed internazionali. Nel 1973 c'era stato lo shock petrolifero, che a fine anno diede avvio in Italia al programma di austerità, che prevedeva, per esempio, le prime domeniche a piedi della storia italiana.
L'Arabia Saudita passò dall'essere una nazione praticamente sconosciuta, al diventare lo spauracchio degli automobilisti. La sigla Opec divenne comune, simbolo di prezzi più alti alla pompa di benzina e di aumento dell'inflazione. Gli sceicchi facevano paura, e non perché compravano il PSG o il City, oppure perché sponsorizzavano gruppi terroristici islamisti (cosa che già facevano...), ma perché avevano deciso di smettere di farci pagare poco il petrolio   ^_^
Leggendo la carta stampata dell'epoca ho notato i toni apocalittici dei giornalisti, che prevedevano per il futuro (cioè oggi) prezzi del petrolio esorbitanti per l'esaurirsi dei giacimenti petroliferi. Le cose, tanto per cambiare, non sono andate proprio come vaticinato, però ci sono rimasti Petrol, Oro Nero e Petropolis con cui giocare  :]
Questo gioco di società lo aveva un amico del cortile, non ci giocammo tantissime volte, ma lo trovai subito bellissimo. Oltre ai personaggi Disney, che prima dell'avvento di Goldrake quasi monopolizzavano il mondo dei bambini, la meccanica di gioco, seppur semplice, era assai divertente.
Da notare che i tre giochi petroliferi (Petropolis, Oro Nero e Petrol) non sono copie uno dell'altro, sono giochi ben distinti, con regole e metodi di giochi differenti, ognuno di questi punta su aspetti propri non presenti negli altri, o presenti solo marginalmente.




La Clementoni ebbe l'ottima intuizione di relegare il piano di gioco all'interno della confezione, in questo modo la scatola risulta più compatta, mancando del classico tabellone ripiegato in due. I soldi sono allocati nel loro scompartimento, idem per la carte da gioco.
Quindi bastava aprire la confezione e si poteva già giocare con Petrol, l'allestimento del gioco era quasi pari a zero.
Causa le ridotte dimensioni del piano di gioco, il tabellone, ad una occhiata iniziale, risulta un pelino caotico, ma basta farci un po' di abitudine per apprezzarne la fantasia.
Ma qual era il punto forte di Petrol?
Potevi effettuare le trivellazioni dei pozzi petroliferi, e se ci fosse stato il petrolio, questo sarebbe zampillato fuori!!!   



         

Oggi parrà una banalità, però ai tempi era stupendo poter ruotare la manopolina, incrociando le dita nella speranza di trovare il petrolio.

lunedì 19 novembre 2018

Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni - La fonte travisata di Paolo Cucco sugli anime fatti al computer?




TITOLO: Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni
AUTORE: Giannalberto Bendazzi
CASA EDITRICE: Edizioni il Formichiere
PAGINE: 250
COSTO: 10 €
ANNO: 1978
FORMATO: 21 cm X 11 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN:


Nel post precedente (qui sotto) in cui mostro il "Tv Sorrisi e Canzoni" n° 51 dal 17 al 23 dicembre 1978 c'è l'articolo di Paolo Cucco su "Atlas Ufo Robot", in cui il giornalista ribadisce che quei cartoni animati giapponesi erano fatti con l'ausilio del computer.
Fu lo stesso Cucco nell'aprile dello stesso anno ad inserire nel dibattito italico la favola degli anime fatti al computer:
TV Sorrisi e Canzoni N° 14 dal 2 al 8 aprile 1978 - "Atlas Ufo Robot" (genesi della bufala degli anime fatti al computer?), di Paolo Cucco + prima puntata di Goldrake!

Mi son sempre chiesto Paolo Cucco da quale fonte ebbe la notizia.
Perché riporta la fake news appena la serie inizia, il primo giornalista in assoluto (secondo me), e la ripresero su tutte le testate, nonostante che qualche sparuto collega si fosse occasionalmente preso la briga di smentirla, in quanto priva di un qualsivoglia collegamento con la realtà su come lavorassero le case di produzioni nipponiche, che svolgevano tutto il lavoro di disegno e colorazione a mano!
Eravamo negli anni 70, era possibile che venisse usato un fantasmagorico computer per cartoni animati a basso costo?
Era chiaramente un'informazione errata, gravemente errata, che permise ad una larga parte della stampa di criticare ancor di più i cartoni animati giapponesi. Perché, invece, quando la Disney utilizzerà la computer grafica negli anni 90, sarà motivo di sperticate lodi verso gli autori statunitensi e le loro tecnologie all'avanguardia, ma quando i giornalisti pensavano lo facessero i giapponesi negli anni 70, era causa di vergogna e sinonimo di pessima animazione   ^_^

Nel servizio del dicembre 1978 il giornalista riporta la seguente citazione dal saggio di Giannalberto Bendazzi "Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni":
"In Giappone anziché puntare sul grazioso e fondarsi sulla musica e sugli intermezzi cantati e ballati, come quello americano, il lungometraggio preferì in generale un montaggio rapidissimo, un'azione mozzafiato, la descrizione di mondi chimerici, non disdegnando la violenza.".

Una descrizione chiara e corretta di quello che catturò noi tutti.
Ho recuperato il libro in questione, e la citazione è corretta.



Apprendiamo assai tardivamente che Paolo Cucco ebbe come fonte sull'animazione giapponese il saggio di Giannalberto Bendazzi, che non si dilunga moltissimo sugli anime, solo 7 pagine su 250, ma che ai tempi era una delle poche fonti disponibili, o comunque la più recente, essendo il saggio di Bendazzi stato pubblicato proprio in quel 1978. Ergo quelle ivi contenute erano per il giornalista le informazioni più attuali.
Preciso che non ho letto tutte le 250 pagine del saggio di Bendazzi, mi sono limitato alle parti inerenti il Giappone, oltre che a scorrerlo con attenzione, cosa che mi ha permesso di individuare la parte del saggio che posso ipotizzare sia stata la fonte originaria della panzana dei cartoni animati fatti al computer.
Sia chiaro, la mia è solo un'ipotesi, ma partendo dalla considerazione che la falsa notizia sugli anime fatti al computer venne data, e sapendo che Paolo Cucco consultò questo saggio, la mia conclusione logica è che il giornalista, con uno sforzo immane di fantasia, la estrapolò senza motivo da queste righe.
Non essendo riportato il mese di pubblicazione del saggio, ho però il dubbio se Paolo Cucco ebbe già a disposizione il libro di Bendazzi per l'articolo dell'aprile 1978. Sui quotidiani ho trovato notizia del saggio solo dal novembre del 1978, però considerando che la velocità di promozione di un libro nel 1978 non poteva essere quella di oggi, non è da escludere che fosse stato pubblicato all'inizio dell'anno, oppure che Paolo Cucco ne ebbe una qualche anteprima.
E' chiaro che sto facendo delle ipotesi   ^_^

Sono quattro le parti del saggio che ho trovato funzionali alle notizie che ricerco per questo blog.
Due sono inerenti all'animazione giapponese pre e post seconda guerra mondiale, e nella parte del dopo guerra ci sono alcuni accenni agli anime che avremmo visto anche noi successivamente all'aprile 1978.
Una riguarda il crollo della qualità dell'animazione statunitense, non giapponese, ma made in Usa, da quando le produzioni vennero commissionate dalla televisione e non più dal cinema. Quindi meno soldi, un numero maggiore di minuti da produrre, con il risultato finale che la qualità crollò:
"L'animazione parziale diventò la regola, e fu anzi spinta agli estremi limiti del sopportabile. Gli animatori tentarono di risparmiare, riutilizzando di volta in volta gli stessi cicli di disegni usati in precedenza: una camminata, un movimento delle labbra.".

La quarta è inerente l'utilizzo del computer nell'animazione sperimentale statunitense. Bendazzi spiega in modo dettagliato questo aspetto, con tanto di marca dei computer, nomi degli autori e titoli dei cortometraggi.
Ed è a questo punto che ho collegato la fantasia dei cartoni animati giapponesi fatti al computer scritta da Paolo Cucco, con i cortometraggi sperimentali statunitensi fatti realmente al computer riportati nel saggio di Bendazzi.
Chissà, magari il giornalista di TV Sorrisi e Canzoni avrà pensato che se alla fine degli anni 60 gli americani usavano il computer in via sperimentale, i giapponesi con tutta la loro tecnologia miniaturizzata all'avanguardia potevano averli usati per creare così tante scene mozzafiato, innovative e tanto colorate.
E' importante specificare che Bendazzi non afferma mai che l'animazione giapponese usasse il computer, anzi, sottolinea che in Giappone avevano così tante serie da fare per la televisione che appaltavano i lavori a studi coreani, anche per abbassare i costi. Mi pare implicito che tutto il lavoro non fosse fatto al computer.