Libri su manga/anime/Giappone, editoria varia, cartoni animati giapponesi, Marvel, Guerre Stellari, Star Trek, videogiochi e giocattoli, riviste TV, articoli giornalistici. Quasi tutto rigorosamente sugli o degli anni 70 e 80.
TITOLO: Il fantastico mondo
Tatsunoko AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: J-Pop
PAGINE: 212
COSTO: 29 €
ANNO: 2017
FORMATO: 26 cm x 20 cm
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano
CODICE ISBN: 9788868839765
Mi pare superfluo fare un elenco delle serie made in Tatsunoko che ho
adorato da bambino e che continuo ad adorare da adulto, un po' perché
sono moltissime, un po' perché saranno comuni a quasi tutti quelli
che hanno vissuto l'invasione degli anime dal 1978 ai primi anni 80.
Quindi questo artbook-minisaggio sulla casa di produzione dei tre
fratelli Yoshida è di certo una buona pubblicazione, specialmente in
viste dei regali natalizi. Lo definisco un artbook-mini saggio perché
le immagini la fanno da padrone, belle immagini, mentre la parte di
analisi è abbastanza limitata. Sinceramente mi sarei aspettato
qualche pagina in più di approfondimento, a dire il vero me ne
aspettavo molte di più, vista la storia della Tatsunoko.
Probabilmente aver scelto di pubblicare un libro con contributi di
più autori, forse troppi e non tutti con qualcosa da dire sulla casa
di produzione giapponese, ha impedito di svolgere una analisi ben
strutturata ed esauriente. La J-Pop si è un po' accontentata di fare
un cadeau ai fan, puntando tutto sulle immagini e poco sullo scritto.
Non ho ben capito la scelta di inserire dei contributi inerenti
ricordi personali sulla Tatsunoko di alcuni personaggi più o meno
noti a noi appassionati. Mi rendo conto che farò la solita figura
dell'antipatico, ma non sono rimasto molto colpito dai contributi
mnemonici di Francesca Scotti, Giorgia Vecchini, Mauro Visinoni,
Matteo Ostolani, Werther Dell'Edera, Emanuele Ercolani, Fabrizio
Modina, Giacomo Moro. Perché non mettere anche i ricordi di un
idraulico, di un impiegato del catasto, di qualche operaio o di un
funzionario di pubblica sicurezza?
Il capitolo sulle "Time Bokan" è ad opera di Fabio Erba, che di certo avrebbe avuto molto più da dire rispetto a delle brevissime sinossi.
Lo scrivo con tutto il rispetto possibile, ma la
scelta di inserire queste testimonianze personali poteva andare bene se accompagnata da una esauriente
analisi sulla Tatsunoko, non in sua sostituzione.
A mio avviso si sarebbe dovuto lasciare più spazio
al capitolo introduttivo “Storia di una famiglia che non dorme
mai”, che resta il più interessante del libro, seppur assai breve (solo 13 pagine). Oppure si poteva rendere più corposa la parte
scritta inerente ogni serie, che nel formato presente nel libro si
limita ad una scheda più una breve sinossi, esageratamente breve (tranne due o tre anime).
Considerando le ben 212 pagine del libro, mi è parsa una piccola
occasione persa per raccontarci il più possibile sulla Tatsunoko, probabilmente bisogna prendere questo libro come un omaggio ad immagini sulla casa di produzione nipponica del cavalluccio marino.
Approssimativamente la parte scritta ammonterà ad una quarantina di pagina, stando larghi, e mettendo assieme tutti i trafiletti delle schede, da considerare che, anche dove c'è una parte scritta più ampia, sono presenti sempre molte immagini.
Dall'indice ognuno/a si potrà fare una idea del contenuto del libro.
Come si può vedere le schede sulle singole serie sono un pelino all'osso.
Il film sarei voluto tanto andarlo a vedere al cinema, ma questi che organizzano le serate infrasettimanali in una unica proiezione, non hanno ben capito che c'è gente che fa i turni... esistiamo anche noi... grazie della comprensione >_<
Ergo ho dovuto aspettare l'uscita del DVD, e mi son pentito ancor di più di non averlo visto al cinema.
A dire il vero era un po' dubbioso su questo "Shin Godzilla". Dopo che alcuni anni fa (ormai tanti anni fa) vidi il film di Kyashan, ho sempre il terrore che mi aspettino otto ore di seghe mentali giapponesi all'ennesima potenza con 2 minuti di azione... ed invece, pur non mancando le seghe mentali nipponiche, l'azione non manca, e pure le loro menate psicologiche hanno comunque un senso.
Il film di Hideaki Anno è un ottimo mix di rispetto del Godzilla originale di Ishiro Honda, incarnato dal suo vocione godzillesco e dalla presenza dei brani principali della colonna sonora di Akira Ifukube, e di modernizzazione, con una spruzzata di Evangelion, specialmente musicale :]
Se negli anni 50, per spiegare l'apparizione di un lucertolone radioattivo, bastava la cattiva energia atomica statunitense, mentre l'energia atomica nipponica era buona e pacifica, negli anni 2010 bisognava inventarsi qualcosa di più elaborato, accompagnato da delle reazioni verosimili.
Quello che resta convincente, in un film di "mostri" (kaiju), è tutto quello che ruota attorno a Godzilla, in particolare la reazione dei politici e della burocrazia, su cui Anno si dilunga moltissimo, forse in alcuni punti un po' troppo, specialmente per un occidentale.
Anno utilizza degli onnipresenti cartelli sia per indicare il nome ed il ruolo di chi sta parlando, come i biglietti da visita usati dai giapponesi per rendere subito chiara la propria posizione nel gruppo/società, che per identificare i luoghi e in quale contesto si svolgono le riunioni e le discussioni. Il tutto rende il film molto "ufficiale", le scene sono da documentario, da inchiesta giornalistica, sono coinvolti i burocrati e i ministeri, mica Mazinga e Goldrake!
Questa recensione non sarà sul film nella sua totalità, che è già stato recensito ampiamente e meglio di quanto potrei mai fare io, ma sulle tematiche secondarie o apparentemente secondarie:
l'importanza ed i limiti della burocrazia; il rapporto tra burocrati e politici; una spruzzata di antiamericanismo; un accenno di nazionalismo.
Metto un paio di trailers tanto per introdurre i fatti ;)
L'andatura, il barcollare e la potenza di Shin Godzilla sono le stesse del Godzilla di Honda, e con la musica di Ifukube, mi pare di essere tornato nell'oratorio in cui vidi il primo film di Godzilla e di tutti i mostri giapponesi ^_^
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE
DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE
SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU'
CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO
RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR
COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO
A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL
BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO
A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI
AI TEMPI.
Sappiamo tutti che passando gli anni o i decenni si tende a riabilitare un po' tutto. Film, attori, libri e cartoni considerati trash o di scarsissima qualità, assurgono a miti di intere generazioni, però passando gli anni... non i mesi... >_<
Questo articolo è un bel esempio delle carenze mnemoniche di giornalisti ed "esperti" italici, infatti non erano passati neppure sei mesi dall'orgia polemica che investì gli anime grazie alla petizione dei 600 genitori di Imola, che ti ritrovi a leggere la riabilitazione di Goldrake, ma solo come paragone positivo rispetto agli altri pessimi fanta-robot.
Un vero peccato che non ci sia dato di conoscere l'autore/autrice di questa piccola perla giornalistica, che, nonostante dovrebbe essere un articolo positivo su Goldrake, riesce sia ad essere parecchio erronea nei contenuti, sia a spalar la solita pupù mediatica sugli altri anime.
Il perché poi venne messa l'immagine del giocattolo (ora vintage) di Ganira, mostro di Waldaster, è un mistero.
"Cacciato 10 mesi fa dalle reti Rai, l'eroe galattico torna in tv."
Ma dove, quando, chi, perché, cacciò Goldrake dalle reti Rai?!?!
Chi?!?!
Ma cosa si fumava il/la giornalista?
La serie di "Atlas Ufo Robot" era terminata regolarmente il 6 gennaio 1980 con un successo travolgente, i bambini erano disperati, ma solo perché il loro eroe aveva terminato le sue avventure in tv, se la Rai avesse potuto ne avrebbe mandate in onda altre 300 puntate, visti tutti i soldi che ci faceva la Sacis.
Qui ci troviamo di fronte ad un articolo. che vorrebbe essere pure pro Goldrake, con delle informazioni inventare di sana pianta: "Ma a fermarlo, dieci mesi fa, furono le proteste di genitori e insegnanti che consideravano troppo violenti i suoi scontri con gli invasori giunti dal pianeta Vega: così Goldrake, il robot idolatrato dai bambini, aveva dovuto sloggiare dagli schermi televisivi della Rai, tra i sospiri di sollievo e reciproche congratulazioni di chi pensava di averlo definitivamente sconfitto.".
Le cose scritte sono così assurde, che mi sorge il dubbio che il/la giornalista prese una doppia cantonata, e che il robottone a cui ci si riferisce potesse essere, invece ed incredibilmente, l'unico che la Rai non trasmise completamente, cioè Mazinga Z!!!
L'errore sarebbe doppiamente grave, ma almeno lo scritto acquisterebbe un senso compiuto...
Interessante anche il continuo, in cui Nicoletta Artom ci informa della nuova fascia pomeridiana di cartoni in cui si potranno vedere le repliche di "Atlas Ufo Robot":
"Ma l'epurazione è finita e dal 7 ottobre il vero Goldrake è riapparso in tv.".
Tralasciando il termine "epurazione", che per Mazinga Z è tutt'ora valido, visto che la Rai non li ha mai più trasmessi gli episodi mancanti, c'è una seconda informazione errata, la data di trasmissione di queste repliche, che iniziarono lunedì 6 ottobre.
Curioso il fatto che la prima puntata trasmessa sia la 31esima, "Un robot per Alcor". Considerando che la settimana precedente Goldrake non era nel palinsesto della Rete 2 alle 14,50 o in altro orario, e che i titoli dei giorni a venire sono delle puntate successive alla 31esima, potrebbe essere che questa fosse una seconda tranche di repliche. Come successe con la prima apparizione di "Atlas Ufo Robot, che venne diviso in tre tronconi di puntate: primo blocco secondo blocco terzo blocco
Tra le perle dell'articolo c'è quella che questa volta sono gli adulti a richiedere Goldrake, ma perché?
Ho riunito questa tipologia di materiale editoriale sotto l'etichetta Muppets, in realtà c'è solo una recensione che parla dei Muppets, tutte le altre sono inerenti a "Sesamo Apriti", che arrivò qualche tempo prima del classico show preserale condotto dalla rana Kermit.
Parrebbe proprio che di materiale editoriale sul "Muppet Show", al suo esordio italico, non ne sia stato pubblicato, o almeno io non ne ho reperito, fanno eccezione degli articoli su qualche rivista. Quindi proseguo con le pubblicazioni di "Sesamo Apriti", che era destinato ad un target più giovane rispetto al "Muppet Show", a cui sono rimasto maggiormente affezionato.
Tralasciando i miei gusti personali, considerando il panorama editoriale del periodo dedicato ai bambini, queste riviste, libri e cartonati di "Sesamo Apriti" spiccavano per bellezza rispetto alla media. Devo dire che anche le pubblicazioni sugli anime, che arrivarono da lì a poco, erano abbastanza scarsine qualitativamente.
Questo almanacco è del gennaio 1978, e vi ho trovato dentro ancora il cartoncino che ricordava ai bambini la presenza in edicola di "Sesamo Apriti CTW" , rivista quattordicinale il cui primo numero è del 21 gennaio 1978. Purtroppo per "Sesamo Apriti", il 4 aprile 1978, arriverà un invasore spaziale nipponico che li metterà un pelino in ombra...
Anche se sono molto più legato ai personaggi del "Muppet Show", ricordo con piacere anche queste mini lezioni educative di "Sesamo Apriti", benché io digerissi poco le "lezioni" fuori dell'orario di scuola, anche dentro >_<
L'almanacco consta di 70 pagine, ed molto carino.
Dopo i Trasferelli storici della "Grinta Giochi", ne propongo altri 3 molto più ludici, di semplici personaggi di fantasia, per inciso tutti di matrice statunitense, ma si sa che quello che arrivava dagli Usa era ben accetto, mentre i personaggi nipponici saranno considerati portatori di contenuti pericolosi.
Solo il Trasferello di Zorro presenta un grande foglio formato dalle quattro singole parti ripiegate, come per i Trasferelli storici, gli altri mostrano due ambientazioni quasi uguali, dove in una mancano dei particolari presenti nell'altra, tipo "Settimana Enigmistica".
Anche i questo caso ho recuperato dei pezzi ancora imbustati ed intonsi, ma risparmierò il visitatore dalla mia unboxing-scan™ ^_^
I Trasferelli di Zorro e Braccio di Ferro presentano una breve introduzione al personaggio, a cui segue la spiegazione dello scenario proposto, mentre in quello di Speedy Gonzales manca la genesi del topo messicano, probabilmente perché ebbe dei natali meno nobili, essendo solo uno dei tanti personaggi della Warner Bross.
Nel Trasferello di Braccio di Ferro ci si trova catapultati nell'era dei cavernicoli, tutti i personaggi del fumetto e cartone animato sono vestiti da uomini delle caverne, tranne il marinaio mangia spinaci, chissà o cosa fu dovuta questa scelta grafica... quando ho aperto il cartoncino pensavo fosse degli Antenati :]
Nel Trasferello di Speedy Gonzales è presente gatto Silvestro, uno dei miei "cattivi" Warner preferiti. Mentre quello di Zorro è chiaramente molto più avventuroso, ed anche un po' drammatico, dato che vediamo un povero peones frustato. Non vedrei male un Trasferello di Zorro versus Trump, visti i buoni rapporti Messico Usa >_<
Comunque anche questi Trasferelli tratti dai fumetti, eroi e cartoni animati statunitensi, vennero spazzati via, almeno nella mia classifica personale, dall'avvento degli anime.
Nel riepilogo della puntata precedente, la voce narrante affibbia giustamente tutta la colpa al veneziano Shingo Tamai per non essersi qualificati al mondiale... ehm... lapsus... per aver perso l'amichevole contro l'Asakase di Yan Misugi.
Visto il tono leggermente drammatico della serie, se veramente Shingo e soci non si fossero qualificati per il mondiale, Matsuki sarebbe finito esule in Corea del Nord, il Tavecchio San nipponico avrebbe fatto direttamente seppuku durante un servizio delle Iene Jappo, Shingo e soci non si sarebbero limitati ad un pianto televisivo, avrebbero optato per l'autoflagellazione a reti unificate :]
Nella prima delle due puntate recensite oggi si vedranno retroscena ed allenamenti in previsione delle due partite che lo Shinsei giocherà nella 14esima puntata, che vedrà, questa volta, la partita ufficiale tra l'Asakase e lo Shinsei.
Troviamo Shingo effettuare un allenamento mattutino di corsa intensiva, a dimostrazione di quanto la sconfitta in amichevole contro Misugi lo abbia ferito.
Trovo curioso che, in una serie animata del 1970, il correre al mattino presto era considerato un atto non comune, che indicava l'impegno personale verso un obbiettivo più grande, e magari noi ne ridevamo pure di questo fanatismo stakanovista sportivo nipponico. Nel 2017, invece, trovi tonnellate di persone che corrono ben prima dell'alba, anche a temperature esterne siderali, ma il tutto viene oggi considerato normale >_<
Da notare che Shingo corre più veloce del ragazzo che distribuisce i giornali in bicicletta!
E poi dicevano che i cartoni animati giapponesi erano inverosimili...
Shingo, dopo la corsa, si pappa la colazione preparata dalla madre, e nel mentre legge un articolo su un quotidiano, un articolo sul calcio. Se qualcuno ne traducesse il titolo, farebbe cosa gradita :]
Edit del 21 novembre: Un lettore (Hakata in Giappone) ha tradotto il titolo in giapponese stretto: "Il torneo sportivo nazionale del Giappone, disciplina del calcio. Iniziano le eliminatorie
regionali (delle varie prefetture)." In pratica, se non ho capito male, il torneo di calcio delle scuole si svolgeva all'interno di una manfestazione sportiva più strutturata, una sorta di Giochi della
gioventù liceali. Sempre Hakata ha tradotto i titoli di queste due puntate: Il titolo rosso dell'episodio 13 recita "gooru he no tokkun", cioè "addestramento speciale in funzione del gol". Il titolo rosso dell'episodio 14 recita "shuuto wo suru na", cioè "non tirare!". Un titolo come "Non tirare!", spoilera già tutta la puntata... >_<
Il giorno che, come ogni bravo cadetto, dovrete sostenere l'esame per l'ingresso all'Accademia della Flotta Stellare, e non conoscerete i termini del trattato di pace coi Romulani o i Klingon, ergo verrete bocciati, poi non venite su questo blog a lagnarvi, io il testo ve lo avevo recensito! ^_^
Adoro questa roba nerd che più nerd non si può, tanto nerd che sono presenti i 109 articoli della (costituzione?) della Federazione Unita dei Pianeti.
Non ho trovato neppure nessun accenno al test della Kobayashi Maru, nè di come fu brillantemente sperato dal capitano Kirk, ma solo perché nel 1975 la trovata non era ancora stata inserita nell'universo narrativo di Star Trek :]
Peccato, che, come si sarà intuito dalla copertina, il manuale sia tutto in inglese... comunque meglio che in vulcaniano... quindi io l'ho potuto apprezzare relativamente poco, infatti non sono riuscito ad individuare la mitica "Prima Direttiva" sulla non interferenza con civiltà aliene meno sviluppate.
Se non ho capito male questo manuale fu ristampato nel 1986 in occasione del ventennale di Star Trek, la prima pubblicazione risale al 1975, quindi immagino che con il tempo parecchie "norme" stellari siano cambiate, ma i disegni tecnici di meccanismi ed ambienti restano sempre attuali.
Le 17 scan interne che ho inserito sono solo un assaggio delle 190 pagine del manuale, che graficamente non sarà all'avanguardia, ma ha veramente il sapore di un testo un po' vecchiotto su cui tanti cadetti ci si sono spaccati il cervello.
Dall'indice si potrà meglio intuire il suo contenuto, sono presenti mappe stellari, uniformi, bandiere (Sheldon Cooper lo apprezzerebbe), gli organigrammi della Flotta Stellare (senza i nomi degli incaricati), vari disegni di basi, ambienti, stazioni orbitanti, astronavi, strumenti tecnici (il phaser ed il tricorder!).
Fa fin tenerezza vedere resistenze e transistor nell'esploso del disegno tecnico del tricorder ^_^
Cari potenziali cadetti della Flotta Stellare, in bocca al lupo per l'esame!!!
Penso si sia capito da quello che posto sul blog che quando, in una qualche fiera o mercatino, mi imbatto in un articolo curioso, se il prezzo è ragionevole, non necessariamente basso, io non riesco a resistere all'acquisto ^_^
Ergo mi sono accattato un paio di puzzle nipponici inerenti manga ed anime, ovviamente.
A dire il vero avevo puntato sul secondo puzzle, che era ancor imbustato, mentre questo no, ma poi Ryu è sempre Ryu, anche se nella versione manga :]
Direi che sia il manga di Ryu e non l'anime, oltre per lo stile del disegno, anche per il bollino presente in basso a destra (mostro una scan ingrandita più sotto).
Oltre all'epica scena in cui il ragazzo delle caverne acceca Tirano, che già vale l'acquisto del prodotto, mi ha incuriosito molto il retro del puzzle. A dimostrazione che i giapponesi, a differenza delle aziende italiane, non si limitavano a confezionare un semplice puzzle, ma vi aggiungevano un qualcosa in più.
Il raffronto con i puzzle italici fa risaltare un'altra caratteristica del prodotto, cioè la cornice. Infatti il puzzle è contenuto all'interno di un cartone, ergo non c'è il rischio che i pezzi si smontino, ed è anche possibile posizionarlo verticalmente, che per un prodotto per i più piccoli, sono due caratteristiche importanti. Ricordo bene il fastidio di quando montavo i miei primi puzzle (per bambini) ed i pezzi si staccavano di contino ogni volta che lo spostavo. Senza contare che, una volta finito, cosa ne facevi?
Lo potevi solo rimettere nella scatola, oppure farlo incorniciare, ergo altri soldini e lavoro, ma con l'espediente nipponico, il tuo bel puzzle restava sempre in ordine.
Di solito riesco a trovare info sul web anche del materiale jappo, nonostante la barriere linguistica, questa volta, invece, non ho reperito nessun riscontro per questi puzzle.
Ho trovato solo il sito web della marca, la Epoch, che però ha un nome un po' diverso: Epoch Jigsaw Puzzle
Il retro del puzzle mostra un qualche tipo di calendario degli avvenimenti importanti per un bambino o bambina giapponese.
Il numero 1 direi che sia il capodanno giapponese, shogatsu.
Il numero 2 riguarda la ricorrenza dell'inizio della primavera secondo il calendario lunare (3 febbraio), dove una antica tradizione prevedeva il lancio dei fagioli contro gli oni.
Il numero 3 è il hina matsuri, la festa delle bambole che si celebra il 3 marzo.
Il numero 4 potrebbe essere il hanami, la fioritura dei ciliegi, ma non sono sicuro.
Il numero 5 è la festa del "kodomo no hi", la festa dei bambini, che cade il 5 maggio, in cui è usanza esporre al vento le carpe di carta in segno benaugurale.
TITOLO: Hanna & Barbera, i personaggi le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva
AUTORE: Marco P. Gasparetti CASA EDITRICE: Nicola Pesce Editore
PAGINE: 287
COSTO: 14,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano CODICE ISBN: 9788894818024
Il nome "Hanna & Barbera" è indissolubilmente legato ai nostri ricordi di bambini, quando i cartoni animati erano trasmessi col contagocce, magari la domenica mattina, oppure in orari ben definiti e veramente brevi...
I personaggi della casa di produzione statunitense furono così tanti che ognuno di noi ne ricorda con piacere almeno una decina, probabilmente di più. Certo, questi cartoons vennero surclassati dal punto di vista narrativo, grafico, contenutistico e musicale dai cartoni animati giapponesi, ma spesso i due gruppi coesistevano pacificamente nei nostri palinsesti personali. E' questo il motivo fondamentale che deve invogliare alla lettura di questo saggio di Marco Gasparetti sui cartoni della "Hanna & Barbera".
Viene presentata sia la storia personale di William Hanna e Joseph Barbera, che quello dello studio di animazione, senza dimenticare la genesi dei singoli personaggi che ci tennero compagnia da bambini.
Lo scritto scorre fluido, risultando interessante e divertente. L'unico appunto, se lo si può chiamare così, ma è più che altro un desiderio personale, è l'assenza di un capitolo a se stante sugli stupendi adattamenti italici. Non che manchino tali informazioni, ma sono inserite all'interno dei singoli paragrafi sui personaggi, risultando, a mio avviso, un po' frammentarie.
I primi tre capitoli raccontano l'incontro tra i due autori statunitensi, oltre che la loro carriera personale. Con il quarto capitolo si arriva al 1937, Hanna e Barbera (senza la &) sono approdati alla MGM, che ha creato uno studio di animazione in concorrenza con la Disney. Il loro primo lavoro assieme fu quello del gatto Jasper e del topo Jinx, i precursori del famoso due Tom e Gerry, che sono, per chi non lo sapesse, sempre del duo Hanna e Barbera.
L'era post MGM è il fulcro del quinto capitolo, dove si racconta come i due autori, rimasti disoccupati per la chiusura degli studi d'animazione della MGM, fondarono la "Hanna & Barbera", stavolta con la &.
I due autori furono i primi a pensare che i cartoni animati potessero essere prodotti direttamente per la televisione, e non più per il cinema. Ovviamente il budget disponibile per una serie o una singola puntata era molto più basso di quello per un corto di Tom e Gerry, quindi Hanna e Barbera utilizzarono quella che in patria ribattezzarono come "animazione limitata". Inoltre certe scene in televisione non si potevano utilizzare a causa dei codici a tutela del minore, quindi, oltre al cambio di tecnica di animazione, bisognava modificare le tematiche. L'animazione limitata statunitense puntò sui dialoghi in trame autoconclusive, a differenza di quella nipponica, che era molto più articolata e profonda. In particolare i cartoni della "Hanna & Barbera" puntavano molto sulle caratterizzazioni delle voci dei doppiatori, un po' come successe negli adattamenti italiani. Probabilmente oggi, i "puristi" italici del doppiaggio, griderebbero allo scandalo nel sentire un personaggio parlare in dialetto emiliano o napoletano, ma cosa sarebbero Svicolone e Napo Orso Capo senza le inflessioni dialettali?
Il sesto capitolo si concentra appunto sull'analisi di questa "animazione limitata" in salsa statunitense, capitolo molto interessante, che si chiude con il paragrafo che la mette a confronto con la "scuola" nipponica e di altri studios. Mi sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento sulle differenze tra la tecnica "Hanna & Barbera" e quella degli studi d'animazione giapponesi, dato che il paragrafo è di solo 2 pagine scritte...
Dall'ottavo capitolo in poi inizia una divertentissima ed interessante carrellata di cartoni e personaggi di H&B (vedasi scan dell'indice). Viene raccontata la genesi di ogni serie e personaggio, con la sinossi della prima puntata, ognuno ritroverà la storia dei propri personaggi preferiti.
Tra le tante curiosità presenti nel saggio, metto il video di uno stupendo spot automobilistico brasiliano del 2014, non conta la marca dell'auto, contano i personaggi!
Un vero peccato che non sia mai giunto in Italia... una menzione d'onore a Penelope Pitstop!!!
Di solito i calendarietti che si potevano trovare dai barbieri o parrucchieri da uomo erano a tema abbastanza adulto, e si accompagnavano a riviste con qualche donna biotta oppure a fumetti osè. Nulla di pornografico, sia chiaro, però erano luoghi frequentati da uomini, in cui i bambini talvolta facevano scoperte interessanti, seppur un po' imbarazzanti :]
Quando scrivo, probabilmente fino alla noia, che i cartoni animati ebbero dal 1978 al 1983/84 un successo che mai più avrebbero raggiunto, mi baso anche su articoli come questo: un calendario da barbiere con Goldrake, Mazinga, Gundam e l'Alcadia!
I robottoni sconfiggono il porno!!!
La copertina, però, era riservata a due astronavi. Una ben conosciuta, l'Aquila di "Spazio 1999", l'altra solo per veri fan del telefilm tokusatsu in stile "Guerre Stellari" dal titolo "Guerra fra Galassie", cioè l'astronave "Comet Fire".
Dato che questi calendarietti erano abbastanza artigianali nella fattura, e lo è di certo questo, l'adulto che pensò ai soggetti delle foto non doveva avere molto contatto con i gusti dei bambini del 1982.
Forse nel 1982 l'Aquila di "Spazio 1999" poteva essere conosciuta grazie a qualche replica, ma mi chiedo quanti di noi ricordassero il "Comet Fire".
Ancor più interessante la scelta dei robottoni nelle immagini interne, oltre a quelli citati sopra, sono presenti alcuni mecha veramente di nicchia, ed altri che non sono riuscito neppure a catalogare, nonostante abbia un certo numero di libri sul collezionismo robotico.
Degna di nota è l'ambientazione dei diorami, con i fondali che sono composti da poster di "Guerre Stellari", tramonti sull'oceano ed orizzonti desertici :]
Le immagini di questo calendario mi hanno permesso di riesumare, sia
dai ricordi che da una vecchia scatola, un rottame di robot che avevo da
bambino, e che utilizzavo esclusivamente come mostro dei cattivi, di
cui ho scoperto il nome leggendo la saggistica sul collezionismo
robotico, cioè "Mecha Baltan Seijin" della serie Ultraman.
Essendo il modellino completamente smontabile ed assemblabile, non ne sono rimasti molti pezzi...
Grazie alla suddetto saggistica di modellini di robot, sono riuscito a risalire ai pezzi originali di tutti i robottoni presenti nelle foto, tranne questi due sopra...
Quello di sinistra direi proprio che sia un Combattler V, però non ho trovato nessun modellino simile, mentre quello di destra mi rimane completamente sconosciuto. Non l'ho trovato in nessuno titolo sul collezionismo robotico...
Edit del 13 novembre 2017: Ad un mercatino ho scoperto la matrice tarocca del robottone che si contrappone al Combattler V, metto le foto più sotto, si chiama Space Hero ;)
Piccola chiosa sulle festività del 1982, cadevano quasi tutte di sabato e domenica... che sfiga...
Nel mio tentativo di riportare una panoramica più allargata possibile dei palinsesti televisivi del periodo 1978/1984 (link), con un focus sugli articoli inerenti gli anime, posto un secondo Telesette, che ci mostra un sorridente Remi, caso più unico che raro...
A dire il vero, più che un sorriso, pare la smorfia appena prima di mettersi a piangere... sarà che a me Remi non è mai piaciuto.
Una delle caratteristiche dei Telesette è che non contenevano pubblicità, che per il lettore di allora era di certo un bel incentivo all'acquisito, ma a distanza di qualche decennio ne diminuisce il valore testimoniale.
Il contenuto risulta un po' anonimo, manca il prodotto che ti piaceva, o lo spot che ti colpiva. In compenso ci sono numerosi articoli sui programmi e sulla televisione, il più degno di nota è quello sul tentativo, mai attuato, del ministro del Turismo e dello Spettacolo Bernardo D'Arezzo di cercare di moralizzare le tv locali, che erano ormai abbastanza abituate a mandare in onda la sera tardi trasmissioni osé. Queste trasmissioni potevano essere dei semplici spogliarelli, ma bisogna ricordarsi che i telespettatori italici erano abituati alla democristiana Rete 1, per finire a notte fonda con film a luci rosse, cioè VM 18!
Il ministro D'Arezzo era, guarda caso, un democristiano di lungo corso, e proponeva una tassa su chi trasmetteva (o proiettava al cinema) film pornografici, mentre socialisti e liberale erano contrari a questo provvedimento, infatti mai attuato. Tutti concordavano, invece, sull'obbligo per le televisioni di trasmettere film pornografici solo dalle 2 alle 5 di mattino... E poi ci si chiede perché siamo messi tanto male... bastava solo vietare di trasmettere film vietati ai minori, fine della polemica politica. Tanto poi sarebbe arrivato il web, e i ragazzini avrebbero avuto tutto gratis a qualsiasi ora!
Un altro articolo mi ha ricordato quanti film stravecchi trasmettevano in televisione... un ciclo sul fantastico e sui mostri, tutta roba non propriamente nuova nel 1979, basti pensare che il primo film del ciclo era "La mummia" del 1932, con Boris Karloff. Anche se poi come immagine nel palinsesto mi pare abbiano messo la locandina di un altro film sulla mummia del 1959, una mummia valeva l'altra per Telesette ^_^
Questo numero di Telesette contiene i programmi locali delle tv piemontesi e di qualche televisione lombarda.
La serie aveva esordito la settimana prima, infatti la prima puntata presente in questo numero (lunedì 29 ottobre) è la sesta, "La mia scuola all'aperto". L'articolo è in media con quelli del periodo, cose dette a caso perché non si conosceva argomento dell'articolo che si stava scrivendo, ma tanto poi nessuno aveva ai tempi le informazioni necessarie per smentirti, oppure si? ^_^
"Solo di recente i giapponesi si sono affacciati in un campo che si pensava che fosse di esclusivo dominio degli Stati Uniti in prima linea a di pochi alti paesi al seguito: quello dei cartoni animati."
Le informazioni sugli anime non erano molte, ma qualcuna era pur stata pubblicata. Come fece nell'aprile 1978, in pratica fin dall'esordio di Goldrake, la giornalista Teresa Buongiorno sul Radiocorriere Tv, con l'articolo "Fumetto a mandorla" (pagina 48), dove veniva chiaramente spiegato che il cinema d'animazione nipponico nasceva nel 1924!
Senza contare che il 6 aprile 1979 la Rete 1 della Rai trasmise uno speciale di "Tam Tam" proprio sugli anime, con tanto di interviste a Tokyo: "Heidi, Goldrake, Harlock and co."
Perché le seppur poche fonti informative corrette, venissero snobbate dalla stragrande maggioranza dei giornalisti, resta un mistero, oppure una granitica certezza dei mass media italici...
In queste due puntate si può assaporare cosa ci aspetterà nel proseguo della serie: vittorie esaltanti, sconfitte tragiche, skill micidiali, schemi di gioco fantascientifici, allenamenti inverosimili, regole allucinogene, finali drammatici.
Il tutto condito dai soliti dialoghi e adattamenti a caso ^_^
Ricapitoliamo:
Shingo è passato dalla seconda squadra alla prima squadra, cioè il contrario di quello che ha fatto Bonucci, che poi non è neppure passato alla seconda...
Ohira decide di seguire il suo esempio alla fine della precedente puntata, con la motivazione che vuole giocare l'amichevole contro Yan Misugi, la stella della squadra vincitrice del campionato scolastico.
Matsuki accoglierà Ohira in squadra?
Ohira comprenderà se è stato accettato o meno?
Come imposterà la squadra Matsuki in vista dell'amichevole?
Chi vincerà questa epica sfida?
Misugi è veramente il campione che dice di essere?
Ma, soprattutto, quale dei 4 doppiatori in croce si accollerà la voce di Misugi? >_<
Ad inizio puntata la voce narrante, cioè sempre quella di Matsuki, si esibisce in un panegirico pieno di fantasia, ci viene mostrato l'incontro tra Shingo e Misugi, ma differente da quello visto nella puntata precedente... Misugi scambia due parole con Shingo, e poi gli dice che ha capito i suoi punti deboli.
La voce narrante ci spiega che Misugi appartiene alla scuola "Asagase Higashi", mentre nella precedente puntata ci era stato detto che la scuola si chiamava "Hisagi", al netto di miei errori di scrittura del nome giapponese per averlo riportato dal semplice ascolto.
Ma non potevano semplicemente prendersi nota del nome usato la prima volta?
Anche se errato, tanto per non cambiarlo ogni puntata...
TITOLO: Cina e Giappone, le atrocità
giapponesi in terra cinese dal 1937 al 1945 tra passato e futuro AUTORE: Fabiana Marchioro
CASA EDITRICE: Enigma Edizioni
PAGINE: 457
COSTO: 18,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA':on line
CODICE ISBN: 9788899303280
Dalle mie letture e da quello che scrivo si questo blog, per quello
che possono valere entrambe le cose, si capisce che non ho potuto che
apprezzare tantissimo questo saggio di Fabiana Marchioro, sia per il
resoconto dettagliato dei crimini giapponesi in Cina, sia per
l'analisi sui rapporti sino-giapponesi a causa dei dissensi su come
viene trattata la questione storica nelle relative nazioni.
Quindi il presente scritto non si limita a rinvangare il passato,
opera indispensabile, viste le carenze di memoria storica in Italia,
ma lancia uno sguardo al presente ed al futuro dei rapporti tra Cina
e Giappone.
Mi pare importante sottolineare che l'autrice non dimostra di essere
una fan della Cina, in quanto spiega bene come il regime comunista
abbia sfruttato i crimini di guerra giapponesi solo dagli anni 80 in
poi, quando ne aveva bisogno per scopi di coesione interna. Quindi ho
scoperto che sono le nuove generazioni cinesi ad essere più ostili
verso il Giappone, grazie ad un'opera pianificata di propaganda
nazionalista nata nei primi ani 80, che prosegue fino ad oggi grazie
al web, e che in più occasioni ha messo in difficoltà lo stesso
governo cinese, in quanto è difficile per il PCC stroncare i giovani
“patrioti” senza correre il rischio di essere accusati di scarso
patriottismo!
Ovviamente questo carico d'odio dei cinesi, strumentalizzato dal
regime comunista(?), nasce dall'incapacità giapponese di fare i
conti con il passato. Le continue revisioni e censure dei libri
storici, le visite ufficiali o semi ufficiali al Tempio Yasukuni, il
non riuscire a fare delle scuse ufficiali chiare e scritte, verso cui
nessun personaggio pubblico esprima dei distinguo, non fa altro che
fomentare la propaganda cinese.
Forse basterebbe un atto di grande coraggio dell'imperatore Akihito,
figlio del criminale imperatore Hirohito, che facesse esso stesso le
scuse alle nazioni asiatiche invase dal Giappone imperiale (mia
opinione).
Il saggio è diviso in quattro capitoli, che sono preceduti da una
lunghissima (46 pagine!) prefazione scritta da Federico Divino.
Questa prefazione fiume ha un senso, perché riepiloga la storia del
Giappone dalla caduta del Bakufu alla fine della seconda guerra
mondiale. Giocoforza la prefazione riassume molto alcuni passaggi
storici, altrimenti sarebbe stata di 200 pagine, l'unica pecca che vi
ho trovato sono i numerosissimi refusi di stampa, che toccano anche
alcune date storiche. I refusi li si trova anche nel saggio, ma molto più di rado.
Altra questione che proprio non mi è piaciuta è ciò che Federico
Divino scrive a a pagine 9: … ( Takeo Doi è universalmente
noto per aver trattato il fenomeno degli otaku e degli hikikomori,
malattie sociali del tutto giapponesi).
Torno al saggio per illustrarne sommariamente il contenuto, che consiglio vivamente di leggere, visto anche il prezzo più che onesto.
Nel primo capitolo ci si concentra sulla “guerra di resistenza
contro il Giappone”, o “seconda guerra sino-giapponese”, in
base da quale parte ci si ponga, che durò dal 7 luglio 1937 al 15
agosto 1945. Viene dato conto degli sviluppi più importanti della
guerra sul campo, che portò alla morte di 35 milioni di cinesi (in
sette anni).
Con il loro comportamento efferato i giapponesi riuscirono a cambiare
il punto di vista cinese sui soldati, culturalmente, infatti, questi
non erano visti positivamente dalla popolazione. Fare il soldato non
era l'attività a cui doveva aspirare il vero uomo cinese, ma grazie
ai giapponesi, i soldati cinesi divennero degli eroi.
In Cina l'esercito giapponese attuava una strategia ben chiarita da
Lord Russel (link libro):
“Obbiettivo dei giapponesi era di condurre la guerra con una
barbarie tale da spezzare la volontà di combattere e di difendere le
proprie case e il proprio paese.”.
So benissimo che non ci si capisce nulla, però i giapponesi in fatto di pubblicazioni abbacinanti, erano maestri, e nelle poco più di trenta pagine presenti, c'è parecchio da rimanere accecati dalla meraviglia.
L'avessi potuto avere io un libricino così nel 1983... l'avrei conservato come un tesoro inestimabile.
L'ho recuperato al Lucca Comics dell'anno scorso, e visto che quest'anno ho dovuto saltare l'avvenimento folcloristico lucchese, cerco di rammentarmi quante cose mi sono potenzialmente perso :]
Rispetto ad un precedente pamphlet su "Guerre Stellari", che mi aveva sorpreso non poco, non mi pare che ci siano immagini inedite, ma alcune sono delle belle elaborazioni grafiche che non avevo mai visto prima.
"Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana...", questo l'ho capito, il resto lo lascio a beneficio di chi può comprendere gli ideogrammi ;)
Questa immagine l''avranno creata i giapponesi?
Mi pare di aver letto da qualche parte che questi pamphlet venivano venduti (o distribuiti?) alle proiezioni dei film, l'importante era non sfogliarli prima che si spegnessero le luci, perché altrimenti ti avrebbero spoilerato tutta la trama...
Erano comunque un bel ricordo.
TITOLO: Mangasia, la guida
definitiva al fumetto asiatico
AUTORE: Paul Gravett CASA EDITRICE: 24 Ore
Cultura
PAGINE: 320
COSTO: 35 €
ANNO: 2017
FORMATO: 27 cm x 22 cm
REPERIBILITA':on line CODICE ISBN: 9788866483755
Non
sono un esperto di manga, men che meno di manhwa o di fumetti di altre
nazioni asiatiche, quindi non mi permetterò di esprimere giudizi sui
contenuti di questo volume, mi limiterò a valutazioni oggettive sul
suo formato ed impostazione.
La
pubblicazione è interessante proprio perché non si limita ai manga
giapponesi, ma cerca di allargare lo sguardo sui fumetti delle diverse
nazioni asiatiche:
Bangladesh;
Bhutan; Cambogia; Cina; Hong Kong; India; Indonesia; Corea; Malesia,
Mongolia; Corea del Nord; Filippine; Singapore; Corea del Sud;
Taiwan; Thalandia; Tibet; Vietnam.
L'aver
aggiunto dopo il titolo, però, una frase che pare una sentenza, cioè “la guida definitiva al fumetto
asiatico”, mi è parso un pelino rischioso, e forse pretenzioso.
Anche perché la parte scritta è parecchio minoritaria rispetto alle
320 pagine, che sono quasi esclusivamente composte da immagini di
volumi di fumetti. Considerando che quando è presente dello scritto,
questo non è mai a piena pagina (27cm x 22 cm), ma ne occupa solo
una metà, direi che approssimativamente ci saranno 25/30 pagine di
analisi, il restante sono tutte immagini.
Quindi, a chi cercasse un saggio sui fumetti asiatici, consiglio di sfogliare preventivamente il volume.
A
grandi linee, come impostazione, lo potrei equiparare (ma senza
DVD-rom) ad un libro della Tashen sui manga, uscito nel 2000: Manga design.
Una
cosa che mi ha infastidito molto, è il carattere microscopico di
alcune parti scritte, che non occupano molto spazio, ma che sono
praticamente illeggibili... considerando quando spazio bianco avanza
in ogni pagina, potevano fare uno sforzo ed usare un carattere meno
atomico...
Dei
temi trattati (vedi scan col sommario) mi ha interessato quello sulla
“censura e sensibilità”, purtroppo, come per le altre parti, è
troppo corto. Inoltre sarebbe stata più interessante una chiara
suddivisione per nazioni, in modo da capire come in ogni nazione era
trattata la questione della censura.
Considerando
il costo del volume, e la sua scarsità di parte scritta, ne
consiglio l'acquisto con un qualche corposo sconto. Se poi, invece,
si fosse più interessati al comparto iconografico, allora avrete
trovato il volume che fa per voi.
Dalla scan sopra si può avere un'idea verso quali nazioni asiatiche si sia distribuita l'attenzione dell'autore.
Alcune scan per far valutare l'impostazione del volume.