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lunedì 17 agosto 2026

The Passenger, per esploratori del mondo: Tokyo


TITOLO: The Passenger, per esploratori del mondo: Tokyo
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Iperborea
PAGINE: 192
COSTO: 22 €
ANNO: 2025
FORMATO: 24 cm X 15 cm
REPEPRIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791281724082


Comprato notevolmente e colpevolmente in ritardo, nonostante l'avessi notato subito in libreria.
Letto velocemente, in quanto risulta nella quasi totalità assai interessante e, in particolar modo, attuale.
Infatti, la serie di resoconti dei vari autori, riporta il Giappone di oggi, non di dieci o venti anni addietro, come spesso mi capita di lagnarmi per altra saggistica.
Tutte le società cambiano, ma le dinamiche giapponesi in certi suoi segmenti (mode giovanili e situazione degli stessi giovani) necessitano di scritti aggiornati.
Ovviamente non affermo che un saggio debba riportare la situazione sociale dell'anno di pubblicazione del libro, ma neppure quella di dieci anni prima... 
La collana "The Passenger" si era già occupata del Giappone nel 2018:

In quella recensione mi lamentai proprio dei contributi un po' troppo vetusti, stavolta la medesima critica non può essere presente.
Inoltre questa pubblicazione contiene articoli un pelino più approfonditi rispetto al volume del 2018, che fu un'altra mia critica a quella pubblicazione.

Matteo Bordone
L'autore, mio coetaneo, conferma (nel breve scritto) le frotte di turisti otaku che saccheggiano i negozi da otaku, grazie alla svalutazione dello yen, che è quello che potenzialmente fare io  :]

Shimada Masahiko
Nell'indice del libro è riportato un breve sunto di ogni scritto, non mi sento di aggiungere nulla, se non per quello che un po' mi ha fatto trasalire leggendo pagina 18. L'autore riporta come l'Imperatore Hirohito, durante la guerra, fece distruggere il campo da golf ("a 9 buche") presente del Palazzo imperiale per trapiantarvi ("zolla per zolla") la natura della zona di Musashino, aggiungendo:
"Certo, solo a un sovrano con una formazione da biologo sarebbe potuto venire in mente, ma a posteriori è stato uno dei gesti più significativi del suo regno"

Non so, queste frasi di apprezzamento di Hirohito da parte dei giapponesi, anche nati abbondantemente dopo la fine della guerra (Shimada è del 1961, se non sbaglio), mi lasciano sempre perplesso... un Imperatore che non ebbe mai il coraggio di opporsi alla devastazione dell'Asia e del suo paese, poi meriterebbe di essere apprezzato per non aver fatto scomparire la flora di una zona specifica del Giappone?
Comunque bel gesto, peccato che a Nanchino le truppe imperiali non ebbero la medesima sensibilità...


Suzuki Suzumi
Interessante ed aggiornata trattazione degli "host club" (con addetti maschi e frequentato solo da donne) da parte di una sociologa.


Matt Alt
Dell'autore di questo contributo ho già recensito un saggio:

In questo scritto racconta le elezioni del 2024 per il Governatore di Tokyo. L'autore vive a Tokyo dal 2003, e rende bene alcune nuove situazioni elettorali causate dai social media, che fino a questa elezione non erano ancora state usate a questo scopo, paventando il rischio che il Giappone subisca il fato statunitense ed europeo.
Lettura educativa, benché noi Occidentali ci siamo arrivati prima...

lunedì 22 dicembre 2025

Nippop, 10 anni di cultura pop giapponese in Italia



TITOLO: Nippop, 10 anni di cultura pop giapponese in Italia
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 554
COSTO: 36
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 19 cm
REPERIBILITA': disponibile nella librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788857567358


Recensisco con colpevole ed ingiustificato ritardo nella lettura questo saggio composto da molti contributi, comprato appena uscito, mi son fatto un po' intimorire dal numero di pagine e dalle tematiche variegate..
"Nippop" riunisce alcuni degli interventi dell'omonimo convegno bolognese degli anni 2017, 2018 e 2019. 
Il libro è diviso in tre sezioni, cioè le tre tematiche toccate nelle tre edizioni di cui sopra di "Nippop":
2017) estetica del grottesco e del mostruoso nella cultura giapponese;
2018) l'ibridazione culturale;
2019) la cultura culinaria.

Se fossi stato in grado di esprimere una valutazione informata sulle 554 pagine di tutti gli scritti presenti nel libro, probabilmente sarei stato l'ospite d'onore del prossimo convegno di "Nippop"   ^_^
Quindi mi limiterò a brevi accenni sul contributo di ogni autore, inserendo il suo nome, poi a fine recensione, come sempre, è presente l'indice del libro con i titoli, in modo che lo si possa consultare.
Ovviamente alcune tematiche mi sono interessate di più, qualcuna l'ho capita meglio, altre non le ho comprese, un certo numero non fanno parte dei miei interessi. Per esempio tutto ciò che riguarda la cucina, io il cibo lo mangio, non lo leggo... nonostante ciò, e a riprova del fatto che un libro deve essere letto, nella terza parte sulla cultura culinaria giapponese, ho letto scritti molto interessanti.

Ian Condry
Questo breve contributo è dedicato, o almeno è come l'ho interpretato io, a "noi appassionati" della cultura pop giapponese , ma mancanti di studi specifici, quindi solo appassionati, non esperti del settore.
L'autore, docente universitario, spiega quanto si possa apprendere da gente a cui manchi l'approccio da studioso, ma che riversa nella sua ricerca da dilettante, talvolta, più passione di chi svolge questa attività di ricerca sul Giappone come lavoro.

Gino Scatasta
Vengono indagati i rapporti tra cultura inglese e giapponese, in particolare sul "giapponismo", concentrandosi sull'artista/scrittore inglese Aubrey Beardsley, che ovviamente non conosco.

Giacomo Calorio
E' trattato il cinema "J-Horror", di cui sono ignorante nella sua quasi totalità, in quanto detesto i film dell'orrore.
Viene spiegato cosa abbia rappresentato il filone filmico "J-Horror" e cosa sia oggi.
Annoto parti di testo lasciate in inglese, magari una traduzione sarebbe stata cosa carina  :]

Massimo Soumaré
Viene svolta un'analisi della figura dei vampiri il letteratura giapponese, manga ed anime.
Leggendo i titoli analizzati degli anime, alla fine qualcosa l'avevo visto pure io.

Gianluca Di Fratta
Il soggetto dello scritto sono gli anime di fantascienza in cui siano presenti elementi di letteratura gotica e sovrannaturale Occidentale. Il tutto  focalizzato dalla metà del 700 alla metà del 900.

Hasegawa Junko
Un racconto dal titolo "La lingua dei pesci", tradotto per il convegno.

domenica 1 giugno 2025

Shojo Bunka, la cultura delle ragazze in Giappone dalla riforma scolastica del 1872 al Salone di Oizumi



TITOLO: Shojo Bunka, la cultura delle ragazze in Giappone dalla riforma scolastica del 1872 al Salone di Oizumi
AUTORE: Ludovica Morrone
CASA EDITRICE: Società  Editrice La Torre
PAGINE: 207
COSTO: 18,50 
ANNO: 2025
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788896133743


Come da titolo il saggio analizza un arco temporale che va dal 1872 (la riforma scolastica in epoca Meiji) alla metà degli anni 70 del 900 (il "Salone Oizumi"), in pratica un secolo di "cultura shojo" (Shojo Bunka) femminile del Giappone.
Come tutti i sommari dei saggi della "Società Editrice La Torre", anche questo è molto dettagliato, quindi vi si potrà far riferimento per i temi trattati senza badare troppo a quello che scriverò io  ^_^
Per parte mia lo scritto l'ho trovato interessante, favorito da aver letto in passato altri saggi, comunque, per chi si avvicinasse per la prima volta alla tematica, l'autrice ha reso tutto chiaro e lineare.
Una parte di valore del saggio è la descrizione del sistema scolastico indirizzato alle studentesse dal 1872 al dopo guerra.
Nel primo capitolo, ovviamente, si parte dall'epoca Meiji, con la prima riforma scolastica nazionale che introdusse anche l'insegnamento obbligatorio per le bambine, prima di ciò non esisteva il concetto di "età femminile" pre matrimoniale. Le ragazze passavano dalla propria famiglia al matrimonio, è solo con l'introduzione di un sistema scolastico nazionale che si creò anche la fascia di età scolastica femminile, con annesse esigenze materiali (abbigliamento etc.) e culturali (libri, riviste, romanzi, fumetti).
Senza la riforma scolastica del 1872 non sarebbe esistita la figura della "shojo" né la "cultura shojo", con quello che comporta oggi in tema di manga, anime, mode, merchandising etc..
Ne consegue che l'autrice inizia a descrivere il sistema scolastico nipponico in epoca Meiji, con tutte le varie modifiche susseguitesi nei decenni, spiegando come tutto ciò generò il nuovo target sociale e culturale  delle "shojo", con un focus sul materiale editoriale a loro dedicato:
romanzi; riviste; fumetti; manga.

A titolo di esempio, tra i tanti temi citati ed analizzati, nel 1887 il romanzo "Ukigumo" di Futabatei Shimei, il primo scritto moderno in cui la co-protagonista era una studentessa, ebbe un enorme impatto sull'opinione pubblica del periodo. Tanto da far commentare alla critica che le studentesse "divennero la rappresentazione del desiderio maschile e la rovina dell'unità familiare e, per estensione, dell'intero Giappone"!

E' in questo ed altri romanzi del periodo che nasce "l'amore spirituale" delle ragazze ("ren' ai")
Viene riportato ed analizzata la tipologia di scritto "esu kankei", "relazioni S", cioè l'amore platonico e il rapporto di sorellanza tra due studentesse.
Tra ciò che faceva parte dello "shojo bunka" in epoca Meiji c'erano il teatro Takarazuka e i primi accenni di manga.
Segue la descrizione delle medesime situazioni, ma in era Taisho, dove nacquero le prime riviste shojo (senza manga). Sono citate ed analizzate le testate e citati ed analizzati gli illustratori di queste riviste per studentesse.
La parte finale del primo capitolo è dedicata all'epoca Showa fino a poco oltre il dopo guerra, stesse tematiche delle due epoche precedenti.
Vengono descritte le riforme scolastiche del dopo guerra con l'inizio della comparsa degli shojo manga e della prima mangaka, Hasegawa Machiko.
Ovviamente non può mancare il capitolo su Osamu Tezuka, forse un po' breve, e sul meno conosciuto Takashi Macoto, entrambi mangaka di shojo manga.

venerdì 25 aprile 2025

Itako, sciamane e spiriti dei morti nel Giappone contemporaneo



TITOLO: Itako, sciamane e spiriti dei morti nel Giappone contemporaneo 
AUTORE: Marianna Zanetta
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 256
COSTO: 20 
ANNO: 2024
FORMATO: 20 cm x 13 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791222309033


Il saggio lo compari alla sua uscita, ma sono parecchio indietro con le letture... 
L'autrice premette subito che il tema "itako" è trattato dal punto di vista antropologico, ma cosa sono o chi sono le itako?
Sono donne sciamane che interagiscono con gli spiriti dei defunti e che devono (o dovrebbero) possedere un minus fisico per essere tali, cioè non vedenti.
Nel Giappone non attuale essere non vedenti, ma valeva per qualsiasi altra menomazione, era una condanna, specialmente se si era donne in una società maschilista. Una bambina, ragazza e poi donna cieca come poteva mantenersi e non essere di peso alla famiglia?
Diventava l'apprendista fin da bambina di una itako anziana, un apprendistato duro...
In questo saggio ho avuto la conferma che le itako non sono ben viste dalle autorità religiose ufficiali, in quanto considerate delle approfittatrici che campano sulle superstizioni (fa ridere il pulpito da cui viene mossa l'accusa). Effettivamente una persona che afferma di parlare con gli spiriti dei defunti, sempre che non si sia autoconvinta di possedere tale potere, è tendenzialmente considerabile poco corretta, diciamo così   ^_^
Il concetto analizzato nel saggio non è, come è ovvio, se le itako abbiano o meno questo potere paranormale, ma perché la società giapponese richiedeva e richiede una tale figura religiosa o para religiosa.
In questo blog cerco, magari non riuscendoci, di portare informazioni su un Giappone non stereotipato, non dico quello reale, ma almeno che non sia quello del turista occasionale.
L'autrice, parlandoci delle itako, ci racconta di uno spaccato che coinvolge più settori della vita comune giapponese: la vita della donna disabile e non; i rituali funebri; la vita nelle zone rurali.

Non è il primo saggio inerente le religioni giapponesi che recensisco oppure sui riti funebri, tra cui un altro della medesima autrice, quindi la tematica mi è conosciuta, ma anche chi non ha mai letto nulla in merito, non farà alcuna fatica a seguire i concetti espressi, in quanto il saggio è scritto in maniera chiara ed esemplificativa. 
Vengono individuate alcune parole chiave per guidare il lettore in questo viaggio tra le itako e i riti funebri nipponici: donna; sciamana; morte (kegare = impurità); famiglia; legame (en).

Questi termini/concetti vengono ben illustrati, sia dal punto di vista storico che nel contesto attuale del Giappone, in cui l'autrice si è recata, dopo studi in merito, dal 2012 nella regione del Tohoku, più specificatamente la prefettura di Aomori, per poi spostarsi in altre zone del paese.
Il primo capitolo è una mini full immersion sulle religioni in Giappone. Introduzione indispensabile per chi è a digiuno della tematica.
Il secondo capitolo illustra le itako sotto la lente della "teoria", della saggistica già pubblicata, degli studi e della storia.
Le donne cieche diventavano itako perché non avevano alternative per mantenersi economicamente nella società in cui vivevano. 
Viene ripercorsa la storia delle sciamane, delle miko, delle imperatrici sciamane e delle itako, in modo da contestualizzare storicamente i successivi capitoli.
Nel capitolo, oltre alle varie tipologie di miko, sono trattate le sciamane delle isole Ryukyu e degli Ainu.
Sono analizzati i vari riti svolti delle itako:
kuchiyose (possessione da parte di un defunto);
kami-oroshi (possessione da parte di un kami per conoscere il futuro);
oshirama-asobase (protezione di casa e famiglia).

sabato 13 gennaio 2024

Onibaba, il mostruoso femminile nell'immaginario giapponese




TITOLO: Onibaba, il mostruoso femminile nell'immaginario giapponese
AUTORE: Rossella Marangoni
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 208
COSTO: 18 
ANNO: 2023
FORMATO: 20 cm x 13 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788857599267


Nell'introduzione l'autrice si pone alcuni quesiti che bene illustrano il senso del saggio:
La presenza massiccia in Giappone di figure femminili mostruose nasconde qualcosa, certo, ma cosa?
Perché parlare di mostri femminili giapponesi?
Cosa spaventa nella donna, cosa minaccia?
Ma perché solo le donne subiscono questo trattamento in miti, favole e racconti?
Le donne sono per natura cattive?

Nel saggio vengono trattate una serie di figure femminili mostruose tipicamente nipponiche che, messe tutte assieme contemporaneamente, sollevano effettivamente qualche curiosità sociale:
onibaba, yamanba, yamauba, ubume, yukionna, yukinba, nureonna, ningyo, takaonna, shitanagabasan, nukekubi, han'nyaikiryo.

Questa criminalizzazione nasce dal panorama religioso nipponico, quando le donne, da potenti sciamane ed Imperatrici, vennero man mano relegate a figure marginali e negative, questo grazie alla presenza dei concetti shintoisti di "purezza" (hare) e "contaminazione" (kegare), che in origine non avevano una connotazione femminile, valevano indistintamente sia per uomini che per donne. Nello shinto è impura la morte e il sangue, quest'ultimo inizia a pesare più per le donne che per gli uomini quando la società giapponese diventa una casta di guerrieri, quindi il sangue versato in battaglia non è più impuro, mentre lo diventa il sangue femminile del parto e del ciclo mestruale ("aka fuju", cioè "impurità rossa").
A peggiorare la marginalizzazione femminile entrano in gioco prima il confucianesimo e poi il buddismo, che formula i "sette gravi vizi delle donne" nel 1300 ad opera del monaco Muju Ichire. 
Un altro esempio, tra i vari introdotti dall'autrice, è quello, fin impressionate, chiamato "sutra della Piscina di Sangue"...
In alcuni punti del saggio l'autrice giustamente si infervora per il trattamento subito dalle donne in Giappone, tanto che quasi mi son sentito in colpa, benché io non ne abbia responsabilità  :]
Nel primo capitolo vengono raccontati ed analizzati i mostri femminili presenti nel kojiki, e con la antesignana di tutte, Izanami, che da dea buona si trasforma in dea vendicativa.
Il secondo paragrafo si concentra sulla storia della figlia del dio del mare, Toyotama.
Nel secondo capitolo vengono trattati alcuni testi antichi da cui sono state prese fiabe e racconti del folclore con protagoniste mogli ingannatrici, matrimoni interspecie (con donne che erano animali/dee), esseri "bakemono", cioè che si trasformare, in particolare la femmina "kitsune" (volpe).
Sono illustrati due racconti con delle kitsune, un maschio (Tamamizu monogatari) ed una femmina (Tamamo no mae no soshi), per annotare le differenze di trattamento a discapito della figura femminile.
Viene analizzata la figura della "yukionna", la sposa di neve e quella della "moglie che non mangia".
Piccola chiosa mnemonica da fan dei "cartoni animati giapponesi", benché forse non avesse nesso con il tema del saggio, sarebbe stato interessante leggere qualcosa sui personaggi mostruosi femminili nipponici con cui noi bambini di fine anni 70 venimmo a contatto tramite gli anime. Basti pensare proprio alle varie rimodulazioni della fiaba della principessa delle nevi, ne rammento una molto bella in Jeeg. 

mercoledì 1 novembre 2023

Kokoro, il Giappone tra pop e disincanto



TITOLO: Kokoro, il Giappone tra pop e disincanto
AUTORE: Noemi Pelagalli
CASA EDITRICE: Corbaccio
PAGINE: 290
COSTO: 19,90 €
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791259921123


Il seguente saggio non è per nulla incentrato su manga ed anime, che tocca in maniera solo periferica ed entro il perimetro culturale contemporaneo nipponico, quindi differente dalle ultime pubblicazioni in tema, ma con queste mantiene delle similitudini:
casa editrice nuova alla tematica; autrice legata al mondo dei social, in particolare un blog sulla cucina; molte immagini; pubblicazione in un frangente di grande interesse verso il Giappone; casa editrice che pare abbia aiutato poco l'autrice.

Si discosta, però, dalle recenti pubblicazioni (consultare le recensioni di libri precedenti a questa), oltre al fatto che non tratta essenzialmente di manga ed anime, da altre caratteristiche base, che parevano ormai desuete in editoria:
glossario di 23 pagine bibliografia, sitografia ed addirittura le note a piè di pagina!

Sarò sincero, quasi mi son commosso nel leggere le note a fondo pagina, con il loro bel numerino atto a spiegare parole, periodi e concetti che non tutti possono conoscere.
Della casa editrice "Corbaccio" ho solo altri due titoli inerenti il Giappone, uno è del 1925, l'altro sullo stupro di Nanchino perpetrato da parte dei giapponesi.
Ho anche un altro libro con il titolo "Kokoro" (cuore, se non sbaglio), scritto da Lafcadio Hearn nel 1895, e parrebbe che l'autrice abbia seguito il medesimo spirito:

L'autrice è una millennials, nata tra fine anni 80 e i primi anni 90, ha viaggiato molte volte in Giappone, non direi sia una fan sfegatata di manga ed anime, cosa per nulla negativa.
Quando l'ho preso dallo scaffale della libreria temevo in un mega frullato di cose a caso, sempre nell'ottica di sfruttare al massimo l'onda nipponica editoriale, mentre nel totale il saggio rende una buona panoramica storica e sociale del Giappone dall'era Tokugawa ai giorno nostri, con un solo dubbio che enuncerò più sotto.
Il fatto che l'autrice si addentri nella situazione politica e sociale del Giappone di questi ultimi anni non è un aspetto da poco, spesso la saggistica di questa tipologia si ferma ai primi anni 2000 o al massimo al triplice disastro di Fukushima nel 2011.
Una pecca dello scritto è che tocca tantissimi argomenti, spesso sfiorandoli, magari non approfondendone alcuni che personalmente ritengo più importanti, come la situazione degli hikikomori (trattata in maniera un spiccia e superficiale) e del ijime/bullismo scolastico. 
L'autrice si concentra di più sulla parte storica fino alla fine della seconda guerra mondiale, per poi concentrarsi più sugli aspetti sociali, usando la cucina, la moda e le mode giovanili, la musica, ma anche i film e la narrativa, come specchio dei cambiamenti della società giapponese dagli anni 50 al 2023.
La parte che ho trovato più interessante è quella delle varie mode giovanili nate a Tokyo dagli anni 80 fino ad oggi, è sempre un interessante dedalo da seguire quello delle sub culture giovanili nipponiche  :]
Lo scritto non è assolutamente un'agiografia della società giapponese, non vengono sottaciuti né i crimini di guerra (come Nanchino) né il razzismo, e vengono evidenziate varie criticità sociali passate ed attuali presenti in Giappone.
Nella moltitudine delle informazioni date mi è parso di notare qualche imprecisione, forse dovuta all'avere concentrato molte informazioni, probabilmente eliminando le immagini, che occupano nel totale una cinquantina di pagine (su 234), si sarebbe potuto esporre il tutto con maggiore chiarezza ed approfondimento.
Rimando all'indice del saggio a fine post per consultare tutti i temi trattati, ben illustrati.




Un esempio di come è strutturato il saggio. 
Nelle pagine in questione l'autrice, che è tornata in Giappone nel maggio 2023, chiosa sul turismo di massa ignorante di cultura giapponese promosso dallo stesso governo nipponico ed ormai mal sopportato dalla popolazione.
Il dubbio sulla valutazione dello scritto a cui alludevo poco sopra è dato da un certo numero di errori che mi è parso di aver rinvenuto, ovviamente li ho trovati in argomenti che più o meno conosco, ma in quelli che non conosco ci saranno? E quanti?
Forse la casa editrice avrebbe potuto fare qualche controllo maggiore, se delle imprecisioni le ho trovate io, penso fossero alla portata di molti. 
A pagina 41, trattando del periodo della fine dell'era Tokugawa, si afferma che:
"...la presenza degli stranieri in Asia era sempre più forte. Al motto "Sonno joi" (Riverite l'imperatore, cacciate i barbari), i nazionalisti estremisti cercarono di arginare i continui tentativi di incursione da parte di Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti, ma nel 1853 il Giappone comprese che ogni tentativo di opposizione era vano. Quando il commodoro statunitense Matthew Perry attraccò con le sue navi da guerra nella baia di Edo..."

domenica 22 ottobre 2023

Il cammino dei ciliegi, le donne nel manga


TITOLO: Il cammino dei ciliegi, le donne nel manga
AUTORE: Beatrice Lorenzi
CASA EDITRICE: Il Saggiatore
PAGINE: 179
COSTO: 16€
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788842833116



A scuola mi capitava che il giudizio sui miei lavori fosse un "poteva fare di più" oppure "buona l'idea, ma poco approfondita", lungi da me voler fare il prof che appioppa i voti, anche se temo che talvolta passi questa narrazione, però debbo valutare il saggio con un giudizio simile:
l'idea dell'autrice mi pare ottima, le figure femminile in manga ed anime sono ormai onnipresenti e spesso molto peculiari a livello di personalità, solo che ogni singolo approfondimento di ogni capitolo/personaggi femminili/manga/anime risulta un po' troppo parco di pagine.

Inoltre, come si può vedere dalla scan più sotto, la pagina presenta ampi spazi bianchi su ogni lato, ergo viene ridotta ancor di più la parte scritta, quindi di analisi. Tra pagine con immagine piena e pagine bianche si arriva sulle trenta pagine di un totale di 179, cosa che riduce ancor di più l'approfondimento.
Capita spesso che un libro annunci di trattare dei personaggi nei manga, e poi ci sono anche le versioni anime o viceversa, non fa difetto questo titolo, che annuncia "Le donne nel manga", ma poi si trattano anche le donne negli anime.
La casa editrice è "Il Saggiatore", conosciuta ed importante, stranamente non è presente né la bibliografia né la sitografia, una volta la inserivano.
Il fatto che anche questa casa editrice abbia deciso di inserirsi nel nuovo filone, penso redditizio, di manga ed anime con un suo saggio, dimostra quanto l'interesse sia cresciuto. Forse la casa editrice dovrebbe impegnarsi di più con gli autori nell'approntare scritti maggiormente completi, mia opinione.
Seppur i singoli capitoli siano, secondo me, troppo brevi, lo scritto nel totale rende una buona panoramica sui personaggi femminili in manga ed anime.
Si vede da vari piccoli commenti che l'autrice conosce sia le serie di cui tratteggia le protagoniste, sia la società giapponese, quindi non è di certo una parvenu di manga ed anime arruolata alla bene e meglio dalla casa editrice. Pur essendo, immagino, di alcune generazioni più giovane della mia, è un'appassionata con una base solida, per questo, forse anche con l'aiuto della casa editrice, il saggio sarebbe potuto essere più approfondito.
Ogni capitolo affronta una o più donne in manga ed anime, a grandi linee conosco una buona parte di queste per aver letto il manga o, più spesso, visto l'anime, sono a digiuno completo o quasi delle seguenti:
Innocent; X; xxxHolic; Magic Knight Rayearth (pur avendone letto); One Piece; Naruto; Bleach; JoJo; Glass no Kamen; Rossana; Oshi no ko; Tomie; Chainsaw Man; Full Metal Alchemist; Sailor Moon (pur avendone letto); Madoka Magica; Mermaid Melody; Mew Mew; Ran.

Di seguito i personaggi femminili trattati in ogni capitolo, con eventualmente una mia chiosa sull'analisi dell'autrice.
Capitolo 1: Bulma, l'autrice azzecca il commento sull'età adulta di Bulma quando si lega a Vegeta, in quanto in Giappone alla medesima età ci si aspetta che una donna sia già spostata e con figli.
Capitolo 2: Lady Oscar, qui mi tocca dissentire su alcuni aspetti. In primis aver citato il saggio di Valeria Arnaldi su Lady Oscar, ve ne sono di molto più validi, spero li abbia letti. Tra l'altro nei libri della "Ultra Shibuya" le citazioni di altri scritti sono rare, manca la bibliografia e la sitografia, e poi finiscono citati in altri saggi, misteri editoriali  :]
L'altro aspetto su cui dissento, e non poco, e l'aver avanzato l'ipotesi di una Lady Oscar con tendenze lesbiche o lesbicheggianti. Nulla contro tutto ciò, ma semplicemente madamigella Oscar si innamora di due uomini, Fersen ed Andre, fine. Questa tendenza di voler far fare a Lady Oscar la paladina dei diritti LGBT l'ho riscontrata in altre occasioni, liberi/e di eleggere le proprie eroine, ma Oscar non ama le donne. 
In quale episodio Oscar si infatua di una donna o ha qualche dubbio?
Quando Oscar e Maria Antonietta si infatuano a vicenda l'una dell'altra?

martedì 10 ottobre 2023

Vita da Otaku - Manga, anime, videogiochi e cosplay



TITOLO: Vita da Otaku - Manga, anime, videogiochi e cosplay
AUTORE: Giovanni Valenti
CASA EDITRICE: nuinui
PAGINE: 143
COSTO: 19,90 
ANNO: 2023
FORMATO: 27 cm x 20 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9782889751594



Li avrei un paio di libri sul Giappone belli ed impegnativi (uno dei due è un tomo...) da leggere, solo che sono in una fase in cui mi abbiocco appena giro una pagina    ^_^
Ergo mi rifugio in qualcosa di più semplice e veloce, in questo caso elementare e velocissimo.
Non è il primo libro (definirlo saggio sarebbe un tantino esagerato) che ha nel titolo il termine "Otaku", probabilmente è il più basilare:

Non è il primo libro della casa editrice "nuinui" che acquisto, quindi immaginavo cosa mi aspettasse, tanti disegni e poco scritto, solo che stavolta lo scritto è pressoché nullo e i disegni onnipresenti... colpa mia che l'ho ordinato in libreria senza sfogliarlo prima.
Questa recensione serve anche come avviso per eventuali interessati, mi sacrifico per il prossimo  T_T
L'unica parte che ho trovato meritoria di essere appena appena citata è quella in cui si elencano con mini spiegazione le varie tipologie di otaku:
figure moe zoku;
gemu otaku;
anime otaku;
wota otaku;
akiba kei;
fashion otaku;
itacha otaku;
pasokon otaku;
robot otaku.

Nel titolo è riportato anche il termine "cosplay", solo che mi deve essere sfuggito come argomento trattato...
Il libro ha la copertina rigida, molto bello, peccato che è stato stampato in Polonia, immagino con costi minori, e con margine di guadagno maggiore.



A destra la pagina più scritta del libro, nel totale, su 143 pagine lo scritto, mettendo assieme tutte le righe qua e là, ammonterà, stando veramente larghi, a 20 pagine, su 143!   T_T
La collana "Ultra Shibuya" è stata surclassata...

Qui sotto l'indice del libro.

sabato 20 maggio 2023

Concerto in Sol Levante, musiche e identità in Giappone



TITOLO: Concerto in Sol Levante, musiche e identità in Giappone
AUTORE: David Santoro
CASA EDITRICE: Casa dei Libri Editore
PAGINE: 124
COSTO: 10 
ANNO: 2009
FORMATO: 24 cm x 17 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788889466483



Solita premessa d'obbligo, non sono un musicologo, non suono strumenti, ho una certa passione per la musica sinfonica e le BGM degli anime, direi generi non proprio affini  ^_^
Questo libro lo avevo già valutato e non preso, in quanto online lo trovavo sempre ad un prezzo troppo alto rispetto alle tematiche che mi potevano interessare e che potevo un minimo capire/apprezzare.
Alla fine l'ho comprato, considerando anche che è stato pubblicato nel 2009, quindi 14 anni fa, non corrisponde ai miei gusti.
Avendo potuto consultare l'indice prima di acquistarlo avevo notato che agli anime viene dedicata solo una pagina, a dire il vero meno di una, cosa contemporaneamente strana e poco sensata, vista l'importanza commerciale delle colonne sonore (e BGM) di anime e videogiochi, ma probabilmente l'autore non è un fan del genere, inoltre il libro verte più su altri generi.
Il titolo del saggio contempla anche "le identità" in Giappone, ovviamente attraverso la musica, infatti sono prese in esame anche le condizioni di vita di burakumin, aiunu, abitanti di Okinawa e nippo-brasiliani ritornati in Giappone, il tutto anche sotto la lente della loro musica tradizionale.
Da questo punto di vista lo scritto l'ho apprezzato, una maniera intelligente di trattare un argomento.
Peccato per la carenza sulla contemporaneità musicale nipponica, niente idol o generi attuali nel 2009.



Come si può vedere dall'indice sono trattati vari generi musicali tradizionalmente nipponici, ma la neanche pagina sugli anime grida un po' vendetta   ^_^
Considerando che l'autore ha visto in Giappone dal 2005 al 2007 e si intende di musica, trovo che sia stata un'occasione persa non approfondire maggiormente (meno non si poteva...) il tema colonne sonore degli anime e videogiochi.
Inizialmente si ripercorre la storia musicale nipponica, invero abbastanza povera, fino all'incontro con gli Occidentali nel 1542, poi si narra il periodo della chiusura di epoca Tokugawa, infine il ritorno degli stranieri con tutte le contaminazioni possibili ed immaginabili tra la musica tradizionale giapponese e i nuovi generi.
Per chi fosse interessato agli strumenti tradizionali giapponesi sono citati e brevemente illustrati i seguenti:
biwa (liuto a 4 corde); ryuteki (flauto traverso di bambù); koto, anche chiamato so (cetra da tavolo a 13 corde); sho (armonica a bocca); hichikiri (oboe di bambù); kokyu (liuto a 4 corde); shakuhachi (fluato diritto); gagebiwa (liuto a 5 corde); genkan (liuto con cassa arrotondata); shamisen (liuto a 3 corde con mancio lngo); taiko (tamburi).

Sono trattati anche i generi musicali antichi:
gagaku (musica di corte epoca Nara); shomyo (canto religioso buddista); katarimono (musica narrativa).

I burocrati Meiji valutano arretrata la musica tradizionale giapponese rispetto a quella Occidentale, non che avessero poi molto torto se si paragonano le opere musicale del periodo anche solo con l'Italia, quindi introducono la musica Occidentale anche nelle scuole.
Il popolo giapponese di epoca Meiji entra in contatto con la nostra musica tramite tre canali: la musica religiosa in chiesa; le bande militari; l'insegnamento a scuola.
Uno dei primi generi che ebbe successo in Giappone furono le marcette musicali, noto che le prime sigle nipponiche degli anime ed anche le loro BGM erano tutte basate sulle marcette militari.
Tra i tanti mini aneddoti storico musicali che non avrei scoperto senza questo libro c'è quello inerente lo statunitense Burton Crane, ufficialmente il corrispondente per vari quotidiani Usa, a tempo libero il primo cantante "pop" in terra nipponica.
Ho trovato una suo vinile, il brano è riportato anche sul libro.

             


Sono trattati anche i complessi musicali "chindon-ya", che dagli anni 20 ad oggi suonano in strada o agli eventi promozionali.

mercoledì 17 maggio 2023

Non capire Il Giappone


TITOLO: Non capire Il Giappone
AUTORE: Edoardo Lombardi Vallaudi
CASA EDITRICE: Il Mulino
PAGINE: 205
COSTO: 17 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 13 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788815386175


Quando ho scoperto l'esistenza di questo libro ero abbastanza dubbioso se comprarlo o meno, non avendolo sfogliato temevo fosse il solito scritto che parla del Giappone misterioso, sconosciuto, inesplorato, alieno etc. etc. etc. come se vivessimo ancora in epoca Meiji e non nel 2023...
Poi ho notato che la casa editrice è "Il Mulino", e di norma questa casa editrice pubblica libri seri, non nel senso di barbosi, ma non libri superficiali stampati al solo scopo di sottrarre qualche euro al lettore sempliciotto, cioè io...
Effettivamente ho fatto molto bene a comprarlo, benché qualche volta l'autore si pone come se il Giappone fosse ancora misterioso, sconosciuto, inesplorato, alieno etc. etc. etc. la cosa non inficia minimamente il piacere di leggere il libro. Non solo vi si trovano un sacco di informazioni interessanti, ma spesso ci si divertirà a scoprire le (dis)avventure dell'autore durante i suoi viaggi e permanenze in Giappone, probabilmente tra gli aneddoti più divertenti si può annoverare quelli dei due arresti in flagranza di reato  ^_^
L'autore si è recato più volte in Giappone per motivi di studio e lavoro dal 1994 fino al 2022, portandoci anche la famiglia, da quello che ho capito non vi ha mai vissuto più di due o tre mesi consecutivi, per poi fare ritorno in Italia. Quindi i suoi non sono gli aneddoti di un italiano che deve avere a che fare con il Giappone e i giapponesi da abitante stabile del Giappone, ma è più un turista seriale continuativo.
L'autore è un professore universitario di linguistica, è ovviamente estremamente colto e chiaramente almeno un po' più intelligente della media, di certo più di me, per questo un libro più ordinato sarebbe stato ancor più piacevole da leggere  :]


Di norma io cerco di riportare nelle mie recensioni un minimo di informazioni sui contenuti dei vari capitoli, ovviamente se li ho capiti, per questo scritto, purtroppo, è impossibile fare una recensione sui fatti narrati, i quanto in uno capitolo si riportano i più disparati temi e concetti. 
Il capitolo riporta un titolo, che dovrebbe esserne il tema, ma dentro ci può essere la qualunque, comunque il tutto è sempre spiegato benissimo.
Forse sarebbe stato utile un sommario finale con i temi trattati, in modo mettere un po' di ordine nel caos aneddotico.
Per questo motivo la mia recensione finisce fondamentalmente qui, consiglio di consultare l'indice che inserisco qui sotto e poi andarsi a comprare il libro, l'ho letto in un paio di giorni, scorre via in maniera piacevole ed interessante, seppur un po' caotica.

mercoledì 3 maggio 2023

Pop, come la cultura giapponese ha conquistato il mondo




TITOLO: Pop, come la cultura giapponese ha conquistato il mondo
AUTORE: Matt Alt
CASA EDITRICE: add editore
PAGINE: 432
COSTO: 22 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867834099



Il seguente saggio è freschissimo di stampa in Italia , questo aprile, mentre la versione originale è del 2020, con narrazione dei fatti che arriva fino al 2020, quindi attuale, cosa ormai non comune.
Il libro me lo sono fatto arrivare al buio in libreria, una pessima abitudine da cui non riesco ad affrancarmi, e quando mi è stato consegnato sono rimasto piacevolmente sorpreso dal cospicuo numero di pagine.
Non è finita qui:
NON CONTIENE NEPPURE UNA IMMAGINE!!!   ^_^
Quasi mi stavo commuovendo...
Allora si possono scrivere ancora dei saggi senza il comparto iconografico, come scriverebbero quelli che ne capiscono. 
In fondo tutti abbiamo uno smartphone, quando il testo riporta un qualcosa che non si conosce o si ricorda poco, basta interrompere la lettura e fare una breve ricerca, magari trovi pure un video che ti spiega ancor meglio il soggetto della trattazione.
The last but no the least, sono ancora così euforico per aver letto un saggio senza manco un'immagine che mi butto anche in inglesismi a caso, la lettura è piacevolissima e scorrevolissima, penso per merito del traduttore.
Non che tutti gli argomenti siano nuovi, per esempio sulla Nintendo avevo già letto qualcosa in altra saggistica sui videogiochi, ma l'analisi in generale si tiene tutta assieme per la premessa che fa l'autore inerente i "congegni trasmetti-fantasie", come lui li ha battezzati.
Perché il karaoke, manga, anime e videogiochi fanno parte di questi  "congegni trasmetti-fantasie" e la Honda Civic no?
Un prodotto deve soddisfare contemporaneamente i tre "in":
inessenzialità;
ineluttabilità;
influenza.

Per evitare di scrivere cose a caso riporto la pagina e mezzo in cui l'autore spiega il concetto di cui sopra.




Matt Alt lavora da quasi venti anni come "localizzatore", è inserito nel complesso pop-culturale giapponese, traducendo in inglese videogiochi, fumetti e testi promozionali per giocattoli destinati all'estero.
Quindi le considerazioni svolte, oltre a tantissimi aneddoti interessanti, nascono da una conoscenza diretta del settore.

Parte 1
Capitolo 1 (periodo temporale dopoguerra)
Dopo una interessante introduzione storica e sociale sul ruolo del giocattolo in Giappone, si narrano i fatti inerenti Kosuge Matsuzo, nato nel 1899, che dopo la guerra fece rinascere l'industria del giocattolo nipponico grazie al modellino in latta della Jeep militare Usa, i cui primi esemplari vennero costruiti con latta recuperata dalla spazzatura e vennero messi in vendita nel dicembre 1945.
Partendo dalla Jeep di Kosuge viene raccontato il successo mondiale dei giocattoli giapponesi nel dopoguerra. L'autore, come per tutto il saggio, non si focalizza solo sul soggetto del capitolo, ma spazia nel contesto sociale del periodo, quindi racconta sia del successivo modellino di successo mondiale di Kosuge, cioè la Cadillac, che delle proteste in piazza contro l'approvazione del trattato ANPO, con annesse posizioni destrorse dell'ex criminale di guerra (si può mai essere un EX criminale di guerra?) Kishi Nobosuke, in quel periodo Primi Ministro.

Capitolo 2 (periodo temporale 1963)
Da Osamu Tezuka e i suoi manga innovativi, compreso il primo anime trasmesso in tv "Tetsuwan Atom", al manga di genere gekiga con Sanpei Shirato tra gli autori di punta.
Anche il manga di "Ashita non Joe" fa parte di questa rassegna, ovviamente nel caso di questo manga l'autore narra tutti gli aspetti sociali legati alle proteste di piazza e al terrorismo di sinistra.

Capitolo 3 (periodo temporale 1971)
Un intero capitolo sulla storia del karaoke, in cui si narrano le vicende personali, economiche e sociali dei vari inventori di questo macchinario, che alla fine ha colonizzato il mondo, benché oggi sia un po' passato di moda.
Il karaoke ha avuto più padri in diverse nazioni, in Giappone sono due i personaggi su cui l'autore si focalizza: 
Negishi Shigeichi (intervistato), che nel 1967 inventò la "Sparko Box";
Inoue Daisuke, che nel 1971 inventò il "8Juke".

sabato 1 aprile 2023

Ainu, un popolo alla ricerca dell'identità negata


TITOLO: Ainu, un popolo alla ricerca dell'identità negata
AUTORE: Susanna Marino e Stefano Vecchia
CASA EDITRICE: In Riga Edizioni
PAGINE: 171
COSTO: 20 
ANNO: 2022
FORMATO: 21 cm x 21 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788893644082



Il libro, oltre alla storia e alle tradizioni, racconta l'attualità della vita degli Ainu in Giappone. Questo aspetto è abbastanza raro, in quanto spesso la saggistica, specialmente per tematiche di nicchia, guarda al passato (vedere i libri sugli Hikikomori, dove non si legge più nulla che informi sulla situazione attuale in Giappone).
L'indice del libro rende abbastanza palesi le tematiche trattate, parrà una banalità, ma non lo è affatto.
In vari punti dello scritto sono presenti dei codici QRCODE per poter vedere un video inerente al tema trattato, questo torna utile nella trattazione dei rituali Ainu e per capire come realmente erano e vivevano. Purtroppo, ovviamente non per colpa degli autori del saggio, essendo i filmati ripresi da macchine cinematografiche della fine del 1800 o dei primi del 1900, ci mostrano delle persone (non conta che siano Ainu) che si muovono in maniera ridicola, ed essendo dei filmati di popolazioni aborigene, pare quasi ridicolizzarli. Sembrano le vecchie comiche di Ridolini, neanche Stanlio e Olio, quelle erano più fluide , mio punto di vista  ^_^
Difetti: 
ampia spaziatura ai lati della pagina che riduce di molto lo scritto;
qualche riferimento errato nello scritto alle immagini presenti;
qualche ripetizione di concetti.

Nel primo capitolo si ripercorre la storia degli Ainu e dei loro progenitori dei tempi più antichi. Essendo gli Ainu un popolo senza scrittura, e che quindi tramandava la propria tradizione oralmente, si tratta di ipotesi basate su ritrovamenti archeologici e sugli scritti nipponici. Il mistero sulle origini degli Ainu nasce anche dal fatto che pure i giapponesi fino all'ottavo/nono secolo erano un popolo che non conosceva la scrittura, quindi anche le informazioni di riflesso sugli Ainu da fonte nipponica iniziano molto tardi.
In pratica l'origine e la storia degli Ainu è un mistero che probabilmente non verrà mai pienamente svelato.





Le popolazioni che facevano capo agli Ainu o ai loro antenati stanziavano in una area abbastanza vasta, che andava dalla foce del fiume Amur, l'isola di Sakhalin, l'Hokkaido, le isole Curili, fino ad alcune zone della Kamtchatka.
Poco più sotto inserisco una chiara tabella del libro che illustra come procedettero le culture Ainu e nipponica. In pratica prima degli Ainu esistevano le culture Satsumon e Okhotsk, tra l'800 e il 1200 d.C., la cultura Ainu iniziò attorno al 1450 d.C.. Lo scontro con i giapponesi per il controllo dell'Hokkaido termina con l'inizio dell'era Meiji, quando le popolazioni autoctone iniziano ad essere forzosamente assimilate dai Wajin, l'etnia giapponese.
Oggi di persone di origine al 100% Ainu penso che non ne esistano più, quindi, seppur è giusta e onorevole la lotta per far sopravvivere la loro cultura, questa è scomparsa dall'era Meiji, se parliamo della forma originaria.
Diverso è il discorso riguardo alle lotte contro le discriminazioni che i discendenti degli Ainu (che non sono più neanche Ainu al 100%!) debbono subire sia dalla popolazione giapponese che dalla legislazione, ma questo non sorprende chi conosce un minimo la società giapponese, che non digerisce alcuno che non sia giapponese totalmente (e in vari casi neppure i loro "pari"...).
Lo scritto solleva dubbi sul fatto che gli Emishi (o Ebisu) fossero gli antenati degli Ainu scacciati dall'Honshu fino in Hokkaido, quindi parrebbe che l'Ashitaka di "Mononoke Hime" non fosse il nonno degli Ainu  :]
Il secondo capitolo descrive le informazioni sugli Ainu riportate dagli Occidentali arrivati in Giappone in un arco temporale tra il 1500 e i primi del 1900, ma anche dei funzionari nipponici in epoche passate.
Sono riportati stralci delle impressioni di questi primi contatti, gli Occidentali citati sono:
Girolamo De Angelis; La Perouse; Wilhelm Joest; Lucy Bird; John Batchelor; Frederick Starr; Gordon Munro; Fosco Maraini.

sabato 25 marzo 2023

Ainu - Antenati spiriti e orsi



TITOLO: Ainu - Antenati spiriti e orsi
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Cai Torino Editore
PAGINE: 119
COSTO: 5 
ANNO: 2013
FORMATO: 21 cm x 21 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 


Considerando che gli scritti in italiano sugli Ainu scarseggiano, ho fatto subito mio questo catalogo di una mostra avvenuta tra il dicembre 2012 e il marzo 2013 a Torino presso il "Museo Nazionale della Montagna".
I contributi sono di autori vari, ma il fulcro sono gli scritti di Fosco Maraini, comprese le numerose e belle fotografia, che ripercorrono i suoi numerosi viaggio Hokkaido presso gli Ainu.
Essendo un catalogo le immagini sono preponderanti, mentre i capitoli scritti si fermano a quattro e sono abbastanza corti o cortissimi, ma comunque interessanti.
Nel primo capitolo si riepilogano gli studi occidentali sugli Ainu e i ricercatori che se ne sono occupati, in particolare Fosco Maraini, il cui primo viaggio avvenne dal 1938 al 1941.
Viene effettuato un breve ma esauriente riepilogo storico e sociologico sugli Ainu.
Il capitolo si conclude con l'informazione della data della prima legge promulgata in Giappone per la tutela degli Ainu, 1997... l'anno vale più di mille parole.
Nel secondo capitolo si entra nel dettaglio del lavoro di etnologo di Maraini presso gli Ainu.
Il terzo capitolo è una breve informativa sull'attività della EAJS, "European Association of Japanese Studies", di cui Maraini fu uno dei fondatori.
Il quarto capitolo è la traduzioni dall'inglese di Maraini scritto verso la fine degli anni 80 per un volume in inglese che poi non venne pubblicato, il tema è la cronaca dell'ultimo "Iyomande", cioè la cerimonia del sacrifico dell'orso. Lo Iyomande è, o forse è meglio scrivere "era", il rito più importante della cultura Ainu.
Pare che il libro sia recuperabile sul sito del museo, io l'ho recuperato in altri lidi:

Inserisco qui sotto la prima pagina di ogni capitolino.

venerdì 6 maggio 2022

Sistema Media Mix, cinema e sottoculture giovanili del Giappone contemporaneo



TITOLO: Sistema Media Mix, cinema e sottoculture giovanili del Giappone contemporaneo
AUTORE: Stefano Locati
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 371
COSTO: 28 
ANNO: 2022
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 97888857587424


Di norma non leggo la saggistica sul cinema giapponese, argomento troppo vasto e che richiederebbe una cultura filmica a me sconosciuta, ho fatto un'eccezione perché nel titolo si parla di "sottoculture giovanili del Giappone contemporaneo", quindi ipotizzavo che contenesse anche parti più sociologiche.
Non ho sbagliato, un intero capitolo è sugli otaku e molte parti trattano della società giovanile giapponese.
Pensavo di trovare anche i lungometraggi animati, dove sono più ferrato rispetto ai film live, ma qui ho sbagliato previsione, infatti già dall'introduzione viene subito spiegato che il saggio tratterà principalmente il cinema dal vivo.
Il saggio è in buona parte scritto con una terminologia un po' tecnica, forse si poteva fare uno sforzo maggiore verso la divulgazione, molti concetti mi sono parsi esageratamente arzigogolati.
In questi casi, però, resta sempre il dubbio se sia colpa dell'autore che non ha fatto lo sforzo di scrivere meno difficile (stiamo parlando di cinema e della società giapponese, non di buchi neri...) oppure del lettore (in questo caso io), che non ha le conoscenze sufficienti per comprendere appieno lo scritto.
Il media mix in campo cinematografico è il continuo influenzare o essere influenzati dagli altri media, come anime, manga, videogiochi romanzi, serie tv e merchandising. Ormai un'opera si fruisce su più livelli, e questa particolarità è preminente in Giappone.
Ovviamente le parti del libro che trattavano di animazione, che conosco di più, le ho potute apprezzare maggiormente rispetto alle parti che analizzavano lungometraggi dal vivo a me sconosciuti.
Prima di partire con la mia recensione e magari sparare troppe cavolate, lascio leggere cosa scrive l'autore per descrivere gli intenti del saggio.



Il saggio è diviso in due parti, nei primi quattro capitoli viene svolta un'analisi storica dell'industria cinematografica giapponese in rapporto agli altri media e al media mix, nei capitoli dal quinto all'ottavo si individuano alcuni temi considerati più importanti.

Nel primo capitolo viene fornita una spiegazione generale del "Program Picture", cioè la programmazione di film a basso budget affiancati a film più importanti. 
Da questi "B kyu eiga" (B movie) nasce il filone di Godzilla e soci, il filone dei "mostri giganti", i cui effetti vediamo ancora oggi.
In realtà il capitolo ignora il lucertolone radioattivo, concentrandosi su altre saghe cinematografiche degli anni 50/60/70. Per esempio i film con protagonista Ishihara Yujiro, ma soprattutto i 47 film di Tora-san.
Non conoscevo la figura di Tora-san e i suoi film, ma cercando qualche video sul web mi sono reso conto che il suo personaggio è stato riproposto anche negli anime, per esempio l'allenatore di Rocky Joe, Danpei Tange.
Comunque il capitolo l'ho trovato molto interessante.

Il secondo capitolo tratta nel primo paragrafo dell'animazione seriale giapponese, citando lungamente il saggio "Anime System, il successo polimediale dell'animazione giapponese", i cui temi sono similari a quelli di questo libro, ed anche Astroboy (il soggetto del saggio linkato).
Nel secondo paragrafo ci si concentra sul genere tokusatsu dagli anni 50 agli anni 80. In questa trattazione l'autore sostiene che le tecniche di animazione ridotta e il media mix furono presenti anche nelle serie live di tokusatsu.
In pratica l'autore non concorda con Marc Steinberg ("Anime System") sul fatto che il media mix nacque con Astroboy, anticipando il fenomeno al cinema dal vivo e alle serie di tokusatsu.
Ho notato che nella bibliografia e nelle note a fondo pagina la quasi totalità è di saggistica non italiana, anche se per alcuni temi sono presenti analisi in italiano, inoltre il saggio di Steinberg viene citato nella versione in inglese, mai (mi pare) nell'edizione italiana della Tunuè.

Il terzo capitolo inizia temporalmente nell'autunno 1976, quando viene proiettato il film "The Inugami family", che rappresentò le nuove pratiche del media mix, l'era di "Kadokawa Pictures"
Il sistema dei decenni passati con tanti film a basso costo era andato in crisi, La Kadokawa iniziò a produrre meno film, ma Blockbuster, per richiamare più pubblico nelle sale. 
La casa editrice nipponica introduce in Giappone lo sfruttamento del media mix romanzo-film-colonna sonora. Il capitolo analizza numerosi film della Kadokawa e altre case cinematografiche che producevano lungometraggi per il target degli adolescenti e dei giovani in generale.
Durante la lettura delle analisi dei film ho cercato i trailers di questi film, sono titoli anomali, ma che ben si collegano all'immaginario di manga ed anime del periodo.
Anche "Anime System" (linkato poco sopra) ha un capitolo dedicato ai film della casa editrice Kadokawa, che ben si integra con questo capitolo, ma di nuovo l'autore non concorda con le conclusioni di Steinberg.

martedì 28 dicembre 2021

Bambini d'acqua, i rituali Mizuko Kuyo nel Giappone contemporaneo



TITOLO: Bambini d'acqua, i rituali Mizuko Kuyo nel Giappone contemporaneo
AUTORE: Marianna Zanetta
CASA EDITRICE: Franco Angeli
PAGINE: 186
COSTO: 25 
ANNO: 2018
FORMATO: 23 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile on line
CODICE ISBN: 9788891762016



Dalla sua pubblicazione nel 2018 son stato più volte tentato di acquistare questo saggio, ma temevo che la terminologia andasse oltre le mie capacità, visto che il tema si basa sulla religione, invece l'autrice espone la sua analisi in maniera chiara e leggibile. Per chi conosce qualcosa del Giappone la lettura sarà ancor più semplice. 
Nota di merito perché la quasi totalità delle citazioni in inglesi sono state riportate tradotte in italiano nelle note (grazie).
Una grande nota di demerito, invece, bisogna appiopparla alla casa editrice, che ha pubblicato un libro strapieno di refusi, pare quasi una auto produzione con Youcanprint...

E' importante capire che in Giappone l'aborto non è messo in discussione (come purtroppo nella realtà capita in Italia a causa dell'obiezione di coscienza dei sanitari, spinti dal colore politico dell'amministrazione regionale...), non ci sono guerre di religione a fini elettorali a discapito della libera scelta della donna.
Gli atti funerari in Giappone per i neonati morti, mai nati o i feti non ha (nella stragrande maggioranza) intenti politici o religiosi anti abortisti (come capita in Italia), ma negli ultimi decenni è nata la prassi di sfruttare economicamente il dolore delle donne, instillando in loro il timore che lo spirito del figlio possa vendicarsi. Lo scopo originario dei riti Mizuko Kuyo era quello di dare sollievo allo spirito del trapassato, che per le credenze nipponiche shintoiste e buddiste poteva soffrire del suo status di entità non definita. 
I riti del Mizuko Kuyo non sono rivolti solo ai casi di aborto indotto, ma in tutti gli eventi che hanno visto la morte o la non nascita di un neonato, chiaramente anche per cause naturali, l'autrice si sofferma più espressamente sull'aborto indotto.
In Giappone l'aborto fu legalizzato dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma, sebbene vietato in precedenza, era tollerato, come tollerato era l'infanticidio, soprattutto per motivi economici.
Lo stesso buddismo, pur condannando l'omicidio, ha sempre considerato l'aborto come un peccato necessario, indotto dalla durezza della vita.
Per questo studio l'autrice, oltre a basarsi su una corposa bibliografia, ha svolto una ricerca in Giappone per alcuni mesi, quindi il saggio è un buon mix di teoria e attività in loco su un tema praticamente ignorato.

Tema delicato quello dell'aborto, infatti l'autrice vi dedica una pagina di premessa, che riporto qui sotto.



Il primo capitolo riepiloga la situazione religiosa in Giappone, anche dal punto di vista storico. E' questa una parte essenziale del saggio per chi non ha mai letto nulla in merito, ma resta interessante anche per chi ha già affrontato il tema:

Anche il secondo capitolo funge da introduzione, spiegando come la morte è vista sia nello shinto che nel buddismo, illustrando i relativi rituali funebri.
Con il terzo capitolo si entra nel tema dei Mizuko Kuyo, che sono un insieme di pratiche rivolte al culto e alla memoria dei bambini abortiti. Questi riti sono una evoluzione/prosecuzione dei riti riservati agli antenati. In quarta di copertina è presente una spiegazione molto esauriente (ultima scan).
Il capitolo prende come esempio quattro luoghi dove vengono eseguiti i riti Mizuko Kuyo:
il tempio buddista di Hasadera (nella città di Kamakura); il tempio/cimitero Shiun-zan Jizo-ji nella prefettura di Saitama; i templi di vicinato; il monte Osorezan nella prefettura di Aomori.