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martedì 27 aprile 2021

Cartoon Rock, quando la musica si anima


TITOLO: Cartoon Rock, quando la musica si anima
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 206
COSTO: 16 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892770089


Tengo sempre d'occhio le case editrici che pubblicano libri sugli anime, e mi stava sorprendendo che Valeria Arnaldi non avesse pubblicato nulla per la collana "Ultra Shibuya" dalla fine del 2019, solo che controllavo la fonte errata. Questa volta ha pubblicato un libro per una nuova casa editrice, la Arcana. 
Mi pare giusto ricordare il mio pregiudizio sui titoli della "Ultra Shibuya", leggendo le altre recensioni al link li si potrà capire più dettagliatamente la mia critica, che riepilogo:
quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paiono esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.

Con la nuova casa editrice era cambiato il trend?
Intanto il costo è sensibilmente minore, da 23 euro (costo dei sui ultimi due libri) a 16 euro, probabilmente dovuto alla carta non patinata, al formato leggermente più piccolo e alle immagini in bianco e nero. 
Su 206 pagine 31 di queste hanno immagini senza scritto, ed altre 30 hanno immagini con scritto, ben quasi 100 pagine sono scritte completamente, un record. 
Restano le immagini senza didascalia, c'è poco meno di una pagina e mezzo di bibliografia, ma manca la sitografia, che avrebbe dovuto (secondo me) comprendere varie pagine di Wikipedia sul mondo delle idol, quindi le "wikipediate" restano presenti (a mio avviso). Le lunghe frase ad effetto supercazzola non mancano, che non vuol dire "concetti errati", ma tante righe per rimarcare più volte la stessa cosa.
Quindi cambiare la casa editrice aveva portato qualche miglioramento, ma non molti. 
Solo che la Arcana è un marchio "LIT Edizioni", quindi è una "Ultra Shibuya" con un altro nome e meno costosa   ^_^
La Arcana, guardando il suo catalogo di libri on line, si occupa di musica.
Mi rendo conto che fino ad ora non ho trattato ancora il tema del libro: musica ed animazione.

Ho scritto più volte su questo blog che il connubio musica/sigle(BGM (che pochissimi trattano) ed anime è uno dei temi poco trattati dalla saggistica, e forse qualche appassionato con conoscenze musicali dovrebbe provare a scrivere qualcosa di organico. Spero che prima o poi ciò capiti.
Questo libro si occupa di tutta l'animazione che ha usato la musica come soggetto o nella trama, allargando la platea all'animazione statunitense, ma comunque la parte su quella giapponese è maggioritaria (lo dimostra la copertina). Solo che lo scritto non procede per tutte le pagine con il medesimo criterio. Quando si tratta l'animazione americana (dal dopoguerra agli anni 70) all'inizio del libro si citano le canzoni che ebbero successo, o comunque sono riportati i nomi delle musiche. Quando si passa all'animazione giapponese si leggono quasi sempre le sinossi dei vari anime o lungometraggi, la singola "song" nipponica non è più quasi presa in considerazione. 
Quindi ci si ritrova a leggere titoli e titoli di anime con la trama ed eventuali momenti importanti della serie, in pratica una selezione di serie animate giapponesi con soggetto musicale. Esiste il genere shojo, shonen, majokko etc. etc. e pure quello musicale. E' comunque una selezione per genere (fatto che ha un suo interesse), ma non mi aggiunge nulla dal punto di vista musicale, come, invece, qualcosa si era letto per il versante statunitense.
Dei 22 capitoli del libro quelli a tema animazione giapponese sono:
Kiss me Licia; Nel cielo dal gran manto blu (Creamy); Da adorare (le idol, anche animate); Dall'infelicità fino ai riflettori... e alla morte (il suicidio...); Nuovi idolo (altre serie con idol o musica); Il potere del canto (musica e combattimenti); Vocazione e competizione ("Piano Forest" e "Bugie d'aprile"); Passione & Professione ("Nana" e "Carole & Tuesday"); Hatsune Miku (le idol virtuali, vocaloid). 

Mi pare di aver notato che la pagina di Wikipedia sulle idol abbia dato molti spunti al libro, ognuno valuterà in prima persona se io sia in errore:

lunedì 26 aprile 2021

Prima traccia di Jeeg nel palinsesto di "Milano TV" sul "Giornale del Popolo" (Svizzera Italiana) del 9 aprile 1979 ore 13,40


Non saprei spiegarne bene il motivo, ma mi sono un po' ostinato (imminkiato?) a ricercare la prima traccia nei palinsesti delle tv locali, specialmente di Milano, della trasmissione di Jeeg.
Ad oggi sono arrivato a queste fonti:
Capita che si trovino fonti dove non si pensa che ci siano, questo è capitato quando ho passato in rassegna una decina di testate della Svizzera Italiana. Chiaramente, come il segnale del canale della Svizzera Italiana travalicava la frontiera per arrivare fino a Milano, la via funzionava anche al contrario, quindi loro vedevano alcune emittenti locali private milanesi/lombarde. Ergo alcune di queste testate davano conto di questi palinsesti stranieri, quello che mostro l'ho trovato sul "Giornale del Popolo", che lunedì 9 aprile 1979 alle ore 13,40 trasmetteva il cartoons "Jeeg robot d'acciaio" su "Milano TV". L'orario di Jeeg è quello che rammento io, dato che appena finita la puntata di Jeeg scendevamo tutti in cortile a giocare e anche a commentare l'episodio appena concluso   ^_^



domenica 25 aprile 2021

La riscossa delle nerd, la storia del girl power nell'era dell'intrattenimento



TITOLO: La riscossa delle nerd, la storia del girl power nell'era dell'intrattenimento
AUTORE: Elena Romanello
CASA EDITRICE: Nicola Pesce Editore
PAGINE: 191
COSTO: 14 €
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788894818987


Avevo saputo dell'uscita di questo libro nell'autunno del 2020, ma non potendolo sfogliare avevo soprasseduto all'acquisto. La settimana scorsa ho finalmente acceduto ad una libreria dopo più di un anno, ho visto la copertina e l'ho scorso con attenzione. Pur rendendomi conto che probabilmente il tema non mi tangeva (spiego il perché poco sotto), l'ho acquistato per il terzo capitolo incentrato sulle eroine dell'animazione giapponese, in topic con i temi del blog. 
Alla fine ero effettivamente fuori target  :]
Personalmente non ho mai valutato un film/telefilm/serie animata/fumetto in base al fatto se fosse prettamente maschile o femminile. Fin da bambino seguivo ciò che mi piaceva, adoravo Heidi e Lady Oscar, ma detestavo Charlotte e Georgie, mentre di Candy Candy non perdevo un episodio fino a quando non mi vennero a noia le sfighe a ripetizione della protagonista. Da adulto ho seguito Buffy, ma schifavo Xena, etc. etc. etc.
Dal mio punto di vista non considero un personaggio femminile di per sé un plus o un minus, dipende se per me "funziona". Quindi non vedo il senso di selezionare le femmine della fiction per elevarle a simbolo di qualcosa o qualcuno, in questo specifico caso "LE nerd". 
Di certo le ragazze/donne hanno avuto più personaggi femminili forti da seguire dalla fine degli anni 70 in poi, e probabilmente fu proprio l'animazione giapponese a sfornarne così tante per un giovane pubblico italiano totalmente disabituato a vedere le ragazze/donne come protagoniste o co-protagoniste (per esempio nei robottoni). Purtroppo, però, la presenza di tante ragazze/donne protagoniste di una fiction (gli anime in questo caso) non implica che nel paese di origine ci sia un minimo di uguaglianza tra i sessi, prova ne è il Giappone degli anni 70/80 e pure quello attuale, la cui società non prevede che la donna faccia carriera nel mondo del lavoro (poi chiaramente capita lo stesso).
Tornando ai miei gusti io detesto abbastanza anche la fan-fiction, non ne comprendo il senso (mio limite), perché dovrei entusiasmarmi a racconti non originali?
Tutta questa mega premessa per spiegare che il libro, che elenca i personaggi femminili di successo nel mondo della fiction, effettua una selezione che forse potrebbe essere più utile ad un uomo che ha pregiudizi in merito, oppure ad una donna che vuole avere un compendio delle eroine di film/telefilm/serie animate/fumetto. Io non faccio parte di nessuno dei due target.
Ho condiviso comunque le considerazione dell'autrice nei primi due paragrafi del settimo capitolo, che con qualche variante capita anche a me di fare: 
ora i nerd (senza bisogno di specificarne il sesso) vanno di moda, fanno guadagnare, ogni tanto la cosa può urtarci (per prodotti troppo commerciali tipo "WandaVision"), ma è molto meglio di quando eravamo dei negletti senza così tanta scelta  :]
Il fatto, poi, che il mondo dell'immaginario nerd/otaku che mi interessa così tanto non sia più predominio maschile, lo rende ancora più bello  ^_^
Per il resto inserisco l'indice del libro, così da valutarne i temi.



mercoledì 21 aprile 2021

Il movimento creato - Studi e documenti di 26 saggisti sul cinema d'animazione



TITOLO: Il movimento creato - Studi e documenti e 26 saggisti sul cinema d'animazione
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Pluriverso
PAGINE: 220
COSTO: 5 €
ANNO: 1993
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 


Considerando che in Italia la saggistica sull'animazione giapponese è nata dopo la metà degli anni 90, il seguente saggio pubblicato nel 1993 rientra nel gruppo di scritti che analizzava gli anime in maniera più razionale rispetto agli anni 70/80, ma non ancora "professionale" (se posso usare questo termine).
Il libro curato da Giannalberto Bendazzi e Guido Michelone raccoglie i contributi di 26 saggisti, due di questi sono incentrati sull'animazione giapponese, quindi rientrano a pieno titolo nella mia ricerca di come erano trattati i cartoni animati giapponesi dalla stampa e nei libri.
Da ricordare che Bendazzi inizialmente non fu un grande estimatore degli anime televisivi, si vede che man mano negli anni si rese conto che avevano un qualche valore:

Ad oggi ho postato 26 recensioni di libri della "pre-saggistica sugli anime", e ne ho altri da inserire più un certo numero che non riesco a reperire materialmente ma trattarono l'argomento. La valanga di articoli sui cartoni animati giapponesi che mostro nell'Emeroteca Anime ebbe delle conseguenze, influenzò chi si occupava di fumetti ed animazione, ma anche chi faceva ricerche sul rapporto tra televisione e bambini. In alcuni casi gli autori dei saggi furono precedentemente anche estensori di articoli sulla carta stampata, di conseguenza ribadirono nei libri i concetti già espressi, e nel caso di gravi errori, con l'aggravante che per un saggio si possono fare ricerche sulle fonti con più calma rispetto ad un articolo.



I due contributi sui cartoni animati giapponesi di questo saggio si occupano della prima invasione di fine anni 70 e primi anni 80, ed è interessante leggere a distanza di poco più di una decina di anni quanto si fosse riusciti ad analizzare la questione con meno emotività. L'emotività era ormai svanita, ma gli errori non mancano.
I due scritti sono:
"Dalle galassie a Beautiful, viaggio attraverso i nippo-cartoons dei primi anni Ottanta", di Giorgio Simonelli, Paolo Taggi e Federica Villa;
"Big in Japan - Industria, serialità e cultura nei cartoons giapponesi", di Rita De Giuli

Quello che mi ha colpito immediatamente quando ho letto i due titoli degli scritti è l'assenza del termine "anime"... eravamo nel 1993 e usarono "nippo-cartoons" e "cartoons giapponesi".
Da tutto ciò posso presumere che nel 1993 una informazione come il nome corretto con cui identificare l'animazione nipponica non era ancora patrimonio di chi se ne occupava e che tale notizia non era agevole da trovare, oppure no?
C'è un punto in cui nello scritto "Dalle galassie a Beautiful" viene citato (pagina 72) un libro dal titolo "Anime" di autori vari pubblicato a Bologna nel 1982... direi che tolta la data, il titolo sarebbe questo:

La cui prima edizione risale al 1991, quindi due anni prima di questo saggio, in cui si sarebbe potuto sfoggiare il termine corretto per identificare i "cartoni animati giapponesi", cioè "ANIME", ma optarono per continuare a sbagliare scrivendo "cartoons giapponesi" o "nippo-cartoons". 
Peccato, per loro, intendo  :]



Non mancano gli errori, dalla data del Mifed in cui venne acquistato "Atlas Ufo Robot" (non il 1976 ma il 1977), questo un errore accettabile nel 1993, ad altri su trame e ricostruzioni varie. 
Quello, invece, che mi ha colpito è il giudizio generale sfavorevole senza appello sui "nippo-cartoons", che a parte venir scagionati dall'accusa di essere diseducativi per la violenza delle scene, si beccano la qualunque valutazione negativa su tutto il resto   T_T
Lontani dalla creatività di Disney o Hanna e Barbera(!!!) o dal disegno italiano; ; mancanza di creatività; Capitan Futuro l'UNICO con una nobile ascendenza; storie prive di spessore; graficamente schematici, ripetitivi, prevedibili; disegno approssimativo, elementare, ripetitivo; estrema indeterminazione ambientale.

lunedì 19 aprile 2021

Nausicaa della valle del vento - L'opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione



TITOLO: Nausicaa della valle del vento - L'opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione
AUTORE: Ilaria Vigorito
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 109
COSTO: 16,50 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 9788896133552


Premetto che io non ho mail letto il manga di Nausicaa, me lo riprometto da anni, ma ogni volta rinuncio perché tempo sarebbe una lettura un po' pesante, e ne ho la conferma quando leggo approfondimenti sul manga   ^_^
Conosco comunque vari aspetti del manga, avendo letto vari saggi che ne trattavano, mentre il lungometraggio animato l'ho visto più volte, la prima fu, del tutto casualmente e fortunosamente quella famosa trasmissione in seconda serata (misteri del palinsesto Rai...) su Rai (1?) del 1987. 
Da notare che anche il film animato del "Signore degli anelli" di Ralph Bakshy venne trasmesso in seconda serata (su Rai 2), si vede che la tv di Stato considerava i film di animazione impegnati roba per adulti.
Quando vidi il film di Miyazaki (senza sapere nulla di lui, per esempio che fosse l'autore di "Conan il ragazzo del futuro") sulla Rai ne rimasi affascinato. Non conoscevo niente dell'animazione giapponese di quegli anni, la trama era diversissima da qualsiasi altra cosa avessi visto. Con il senno di poi avrei dovuto notare somiglianze contenutistiche con "La grande avventura del principe Valiant", che guardavo un po' impressionato sulle tv locali private quando ero bambino. Non che i due film si assomiglino, ma erano i primi due film "seri" di animazione che avessi mai visto.

Devo ammettere che oggi "Nausicaa della valle del vento" non è tra i miei preferiti, rivedo con piacere quasi tutti gli altri film di Miyazaki, meno questo, troppo lento.
L'unico problema che ho riscontrato nella lettura del saggio è inerente la grandezza (cioè la piccolezza) del carattere di stampa, che diviene microscopico per le parte in cui si citano autori e per le note. 
I miei occhiali (e pure gli occhi) hanno subito un grave affaticamento... magari aggiungere 20 pagine alle 109 del saggio per scriverlo un po' più in grande (con annesso aumento relativo del prezzo), avrebbe facilitato la lettura.
A parte questa lagnanza ottica, lo scritto è interessante e comprensibile, scorre via veloce e non annoia.




Faccio una piccola digressione riguardo ad una citazione di intervista di Miyazaki del 13 giugno 1985(!), in cui il regista si lagnava dell'adattamento (massacratorio) statunitense di Nausicaa.
Alla fine del concetto scrive: 
"Tutti questi film si basano fortemente sulla cultura giapponese e non sono concepiti con un occhio verso l'esportazione".

Non è ben esplicitato se Miyazaki intendesse solo i suoi film o l'animazione nipponica nel suo complesso, comprese le serie tv. A me interessa la diatriba, che talvolta salta fuori anche oggi, sul fatto che gli anime di quegli anni fossero o meno pensati e prodotti con lo scopo di essere asportati. Nel 1985, e a maggior ragione prima, l'animazione giapponese era prodotta ad uso e consumo interno (magari ci fu qualche sparuta eccezione), chiaramente se capitava l'occasione la si vendeva all'estero. Purtroppo gli autori nipponici mai si curavano di come sarebbe stata adattata nel paese importatore, non lo fece neppure Miyazaki.

Torno al libro.
Nel primo capitolo si illustrano gli spunti alla base del manga/film. Uno di questi fu l'inquinamento da mercurio che causò la "sindrome di Minamata":

venerdì 16 aprile 2021

"La fiera dei trucchi", di Remo Guerrini - "Robot, rivista di fantascienza" marzo 1978


Nel gennaio 2018 avevo postato due articoli inerenti "Guerre Stellari" sulla rivista "Robot rivista di fantascienza" a firma Lorenzo Codelli e Lugi Cozzi pubblicati nel novembre 1977, ed entrambi gli articoli tessevano le lodi del film di Lucas dal punto di vista estetico, meno per quello contenutistico. Il duplice giudizio ci poteva stare, erano adulti! 


In quell'occasione il lettore J_D_La_Rue nei commenti ci informò che nei numeri successivi ci furino alcune polemiche sulla valutazione del film. J_D_La_Rue mi inviò anche l'articolo di Remo Guerrini, sempre sulla medesima rivista, ma non lo trovavo più   T_T
Ho così tanto materiale, tra cartaceo e file, che talvolta lo immagazzino così bene che lo perdo...
Cercando altro, come spesso capita, ho recuperato l'articolo inviatomi da J_D_La_Rue, che ringrazio nuovamente per la cortesia.
La rubrica in cui è presente lo scritto di Guerrini si intitola "Polemiche", ed infatti non lesinò giudizi negativi e qualche frecciatina a Cozzi.
Magari fu un modo per creare un po' di flame ante litteram allo scopo di vendere qualche copia in più, non ci sarebbe stato nulla di male  ^_^
Come riportava J_D_La_Rue nei commenti Guerrini partì subito critico, legittimamente, loro volevano la fantascienza "alta", impegnata, tipo "2001 Odissea nello spazio", un capolavoro, ma che non attirava di certo le nuove generazione a diventare fan della fantascienza...
Il punto di vista negativo mi aiuta a capire meglio il sacrificio che fecero mia madre e mia nonna che mi portarono a vedere e rivedere "Guerre Stellari" una decina di volte, che man mano scendeva dalle prime visioni ai cinema meno accoglienti di Milano. 
Probabilmente uno di quei ragazzini che urlavano era il sottoscritto   :]
Dalla mia generazione in poi ci siamo cresciuti con la fantascienza, animata e filmica (anche grazie a quel film o a Goldrake), quindi oggi non troviamo degradante andarci a vedere l'ennesimo "Guerre Stellari" et similia. Le cose cambiano, non sempre in peggio ^_^
Commentando un concetto espresso da Guerrini nella seconda pagina alla fine dal ghetto della fantascienza la loro generazione non ne è uscita, siamo noi altri che ci siamo entrati!
E dopo di noi, che eravamo bambini, ci sono entrati tutti gli altri, che non sanno (come me) cosa sia di preciso "2001 Odissea nello spazio", ma ora non considerano più un "bambino scemo" se un adulto va a guardarsi al cinema un film di fantascienza, anche se è fantascienza commerciale.
Forse, dico forse, per la fantascienza ha fatto di più Lucas che Kubrick, mia opinione.
Da un lato l'autore sperava di uscire dal "ghetto", ma poco dopo si vanta che la fantascienza la si "coltivi in orticelli limitati", mi è parso un po' contradditorio.
Chiaramente Guerrini non poteva immaginare cosa "Guerre Stellari" avrebbe generato nei decenni successivi, forse Cozzi lo aveva intuito o almeno sperato.
Buona lettura e ringrazio di nuovo J_D_La_Rue per le immagini   :]



lunedì 12 aprile 2021

"L'invasione dei cartoni animati giapponesi" - "Rai Storia" 11 aprile 2021: approfondimento di 10 minuti...

Ieri sera il mio suggeritore ufficiale non retribuito Massimo Nicora (che ringrazio) mi avvisa che sul canale "Rai Storia" verrà trasmesso lo speciale "L'invasione dei cartoni animati giapponesi".
Dovendo lavorare non mi era possibile vederlo, ma il rammarico era annullato dal poterlo rivedere su "Rai Play".
Già mi immaginavo trasmissioni inedite sui cartoni animati giapponesi che la Rai aveva nei suoi sterminati magazzini, negli anni ho trovato traccia nelle riviste di almeno quattro o cinque speciali sugli anime del periodo, ma che non sono disponibili da nessuna parte.
Speravo in una qualche fonte audiovisiva inestimabile, un conto sono gli articoli, sempre interessanti, ma ascoltare e vedere le reazioni in presa diretta degli anni dal 1978 ai primi anni 80 sarebbe ben altra cosa.
Lo stesso Nicora (ed altri amici a cui avevo girato la notizia) mi avvisa subito che, in realtà, la trasmissione durerà solo 10 minuti... e al suo interno ci sono solo stralci di trasmissioni già conosciute, come lo speciale di "Tam Tam" del 1979:

Dieci minuti per i "cartoni animati giapponesi" che furono LA rivoluzione dei programmi per bambini, un cambiamento che perdura ancora oggi e che ha ispirato fiumi, letteralmente, di pagine scritte... e negli ultimi 20 anni tera (peta, exa, zetta, yotta?) byte di pagine web, tra forum, siti e blog oltra a decine di saggi.
E mamma Rai vi dedica 10 minuti su "Rai Storia"   T_T
Ma leggiamo il sunto della trasmissione:
"Il debutto del primo cartone animato giapponese trasmesso in Rai, Atlas Ufo Robot (4 aprile 1978) ha portato a inchieste (Tam Tam) e dibattiti (Mazinga o Pinocchio) su quei personaggi e il loro pedagogico"

Leggere, proprio da parte della Rai che li trasmise, che Goldrake fu il "primo cartone animato giapponese trasmesso in Rai", mi ha fatto accapponare la pelle... 
Volendo tralasciare per un momento "Vicky il vichingo" e i "Barbapapà", che non erano identificabili come nipponici, prima di "Atlas Ufo Robot" venne trasmesso Heidi!

Alla Rai pare non lo sappiano...


Chiaramente la Rai possiede la storia d'Italia in video, e qualunque appassionato di qualunque cosa (pensiamo alla musica) potrebbe a diritto lagnarsi che la televisione di Stato non rende disponibili vecchi documenti del tema a lui caro. Certo, la Rai ha un canale sportivo dove trasmette materiale dei decenni passati, ma si vede che tutto il resto conta poco.
Mi sono quindi chiesto cosa mai "Rai Storia" aveva trasmesso dopo questi micragnosi 10 minuti per non poter dare maggiore spazio ai cartoni animati giapponesi:
un documentario sulla base russa di Baikonur...


Ho dato un'occhiata al documentario, è anche bello, ma non c'è voce di commento, solo immagini e suoni con alcuni dialoghi sottotitolati. Interessante di certo, ma non di più un approfondimento sugli anime, visto che all'inizio di aprile c'è stato anche l'anniversario della prima trasmissione sulla Rai di Goldrake e Capitan Harlock.
Noto che la serata era a tema spazio, basta scorrere i quattro programmi presenti, ciò non toglie che 10 minuti di speciale sui cartoni animati giapponesi gridano vendetta. 
Faccio presente che io pagavo il canone Rai anche prima che venisse messo nella bolletta elettrica e che in famiglia si è sempre pagato (nostro dovere), quindi ogni tanto qualcosina che mi interessi vorrei pure vederlo... per una volta lo potevano fare, ma si sono limitati ad un accenno di pochi minuti.
Vabbè... ma almeno mi sarei visto quei 10 minuti su "Rai Play"!
No, su "Rai Play" "L'invasione dei cartoni animati giapponesi" non è disponibile...   
Grazie ancora matrigna Rai   ^_^


Già che sono sul tema "Rai Play" faccio presente che il loro stupendo motore di ricerca non presenta nulla alla voce "Goldrake", ma, se non è stata rimossa, ci sarebbe uno spezzone (di nuovo un micragnoso spezzone di due minuti) de "L'altra campana" in cui venne fatto il processo a Goldrake:

Per potersi vedere qualche programma che rievoca il successo di quei primi anime bisogna andare sulla pagina FB della televisione della Svizzera Italiana:

L'unica speranza dei fan di animazione giapponese è che alla Rai, prima o poi, arrivi in ruoli di comando qualcuno che condivida le nostre passioni, altrimenti tutti quegli inestimabili documenti resteranno a marcire nei loro magazzini.

domenica 11 aprile 2021

"Colpo grosso a Topolinia" - Clementoni (1973)


A questo gioco ci giocai probabilmente una sola volta, mi pare lo avesse un compagno di classe delle elementari. Un vero peccato, perché me lo ricordo parecchio bello, specialmente se si giocava in tanti (max 8), visto che era necessario schierarsi in due squadre (max da 4) contrapposte: 
i tutori della legge vs i malviventi.

Sono anche contento del ritrovamento a soli 20 euro, considerando che è completo, con l'unico difetto della confezione scolorita sul fianco sinistro, probabilmente rimase esposta al sole. Prima o poi troverò un coperchio intonso di una confezione non completa :]
Tra l'altro nella scatola c'è ancora il pieghevole della Clementoni che veniva allegato per pubblicizzare gli altri giochi in scatola. Ci sono anche due "bottini" in plastica, capitava che la Clementoni mettesse alcuni pezzi doppi, quelli più facilmente smarribili, segno di lungimiranza.
La caratteristiche di pregio di questo gioco, oltre all'enorme tabellone piegabile in tre sezioni, era data dal poter muovere i ì veri personaggi Disney raffigurati sulla scatola:
Topolino; Pippo, Basettoni; Manetta
Macchia Nera; Gambadilegno; Squick; Tubi.

Anche se dubito ci fosse la gara per essere Tubi o Squick , che sinceramente nemmeno ricordo nei fumetti... e non è che  Manetta, invece, attirasse frotte di fans...
Noto che Tubi e Manetta sono praticamente identici   ^_^
Il regolamento, come quasi spesso capitava con i giochi in scatola Clementoni del periodo, è breve e chiaro, anche per questo motivo la giocabilità direi che fosse alta.



Nei primi anni 70 la Clementoni aveva confezioni con dotazioni corpose, questo gioco fa eccezione, anche perché non ci sono banconote o carte da gioco, visto che lo scopo del gioco è semplicemente una rincorsa tra guardie e ladri.
I tutori della legge erano aiutati negli spostamenti dal furgoncino rosso di Topolino e dall'elicottero della polizia, i rapinatori potevano usare i due furgoncini verdi. 
Nella busta nera andava indicato il luogo in cui si sarebbe svolta la rapina tra i seguenti edifici:
la Zecca; il Monte di Pietà; il supermarket; la gioielleria; la banca Nazionale; l'INA.

Curioso il nome "INA", forse era l'italianissimo "Istituto Nazionale delle Assicurazioni"?


Se il gioco prevede fughe ed inseguimenti, il tabellone deve essere giocoforza grande, con tante scappatoie e luoghi dove rifugiarsi. 
Chi aveva il malloppo (che si poteva passare ad un complice della gang) doveva portare il suo segnalino in uno dei quattro angoli del tabellone, dove c'è il quadratino con la doppia freccia verde, in questo modo avrebbe concluso la fuga. Gli inseguitori avevano il compito di catturare chi aveva il malloppo, prima che questo uscisse dal tabellone. 
Mi chiedo se, in considerazione del fatto che quattro erano le uscite e quattro erano i tutori della legge, non sarebbe bastato stazionare nella zona delle quattro uscite. Sinceramente non ricordo molto di quella partita (o al massimo un paio) che feci alle elementari...
Le caselle rosa sono zone franche per i rapinatori, in modo da essere raggiunti dai complici e gestire al meglio il gioco di squadra
L'elicottero poteva decollare o atterrare solo alla Stazione di Polizia e nelle caselle verdi (prati).
Molto bella la trovata dell'ospedale (quello con le coppie di numeri 1-2-3 contraddistinto dalla lettera H) e del ricovero coatto. Quando ai dadi si totalizzava un due voleva dire che avevi fatto un incidente, a questo punto in base al mezzo su cui ti stavi muovendo aumentava la gravità dei danni, cioè il numero dei turni in cui stavi fermo:
a piedi = un turno fermo
in furgoncino = die turni fermo
in elicottero = tre turni fermo

In più, se chi finiva all'ospedale aveva il malloppo, lo doveva lasciare nel punto dell'incidente! 
Quindi se fosse arrivato prima un personaggio della legge, la partita sarebbe stata vinta dai buoni.
Della 60ntina di giochi in scatola che ho recensito fino ad oggi solo una minoranza mi hanno lasciato l'idea (non testata) che potrebbero avere ancora un certo grado di giocabilità, "Colpo grosso a Topolinia", nella sua semplicità estrema, è uno di questi.

giovedì 8 aprile 2021

Il Giappone in guerra - "Storia ieri e oggi" 15/30 novembre 1941 (seconda ed ultima parte)


Seconda ed ultima parte del numero monografico sul Giappone di "Storia ieri e oggi", che poi ci sono articoli anche su altre nazioni asiatiche, ma occupate dal Giappone o con risvolti di interesse nipponico.
me avevo scritto nel post precedete l'impaginazione di questa rivista, come tutte quelle del periodo, era molto caotica, con colonne di differenti misure anche nella stessa pagina e foto che si sovrappongono le une alle altre, infine didascalie uniche per più immagini. Essendo il tutto in formato più grande del mio scanner A4, ho dovuto fare opera di copia/taglia/incolla, spero che lo scritto sia fruibile comunque. Ho comunque inserito ogni colonna scritta dell'articolo tutto di seguito ed alla fine le immagine singole di quell'articolo.
Gli articoli di questa seconda parte sono quattro:
"La potenza navale nipponica" di S. P. (il Silvio Platen di uno scritto della prima parte?);
"Il soldato Orientale" di Mario Moderi;
"La guerra nel pacifico" di Marcello Tassi;
"Hong Kong perla della corona" di D.;
"Petrolio e spezie" di D. M. D.

Dei quattro scritti quello più interessante, ma anche triste, è il secondo, dove la retorica sull'imperatore Dio per il quale il soldato giapponese avrebbe sacrificato la vita ci ricorda quanto ipocrita fu Hirohito (e chi gli salvò la pelle) dopo la fine della guerra:
"Morire per l'Imperatore è vivere eternamente"

"Un ufficiale del Giappone non si lascia mai catturare, se ciò avvenisse egli dovrebbe suicidarsi".




Nell'articolo sulla potenza navale nipponica (il primo qua sotto) si può leggere un breve passaggio che, da totale ignorante di mezzi militari navali, mi ha ricordato i cartoni animati giapponesi robotici o fantascientifici, dove le strutture di comando comparivano o scomparivano in base alla situazione. Chissà se gli sceneggiatori della Toei e soci si fecero influenzare dalle portaerei della flotta imperiale.



Le conclusioni tattico/strategiche militari finali dell'autore sulla potenza navale giapponese furono, per fortuna, eccessivamente pro nipponiche, ma si vede che ai tempi era difficile sfuggire al volere del padrone, lo è oggi, figuriamoci in una dittatura...

lunedì 5 aprile 2021

TV Sorrisi e Canzoni dal 26 dicembre 1982 al 1 gennaio 1983 - anime + film di Goldrake, Jeeg e Capitan Harlock sulle tv locali


Inserisco il numero successivo a quello postato il 4 marzo scorso:

In questo modo si potrà avere un mini panorama di quali programmi venivano proposti in periodo natalizio, in particolar modo sul versante dell'animazione giapponese.
La copertina venne dedicata al musical "Annie", detesto i musical ad eccezione dei "Blues Brothers", ergo il film della piccola orfanella non l'ho mai visto. Da notare che le orfanelle nipponiche facevano storcere il naso a genitori ed esperti, quella statunitense invece era osannata. 
L'incoerenza è una brutta bestia da domare  ^_^
La rivista presenta un doppio articolo sui piccoli attori di ET, uno sull'attore cinese che impersonava  Kublai Khan nello sceneggiato  "Marco Polo" della Rai, uno sul telefilm statunitense "Professione Pericolo", infine quello sulla ballerina Tiziana Fiorveluti. Chiaramente c'è l'articolo sul film di "Annie".
Interessante, visto che in seguito il genere verrà replicato fino ai giorni nostri, l'articolo su una trasmissione di "Italia 1" del 26 dicembre in cui dei bambini si cimentavano nell'imitazione canore e di look dei cantanti famosi del periodo. 



"Rete 4" dal 28 dicembre al primo gennaio presentava ogni pomeriggio uno dei film di animazione di montaggio di Goldrake, Jeeg e Capitan Harlock, lo si potrebbe chiamare "ciclo Toei"  :]
Ci sono i tre classici film nati dal montaggio delle puntate di Goldrake, che sono stati inseriti nel cofanetto DVD della "Stormovie, il film di Capitan Harlock che uscì al cinema ed infine "La più grande avventura di Jeeg Robot" " alias "Jeeg Robot contro i mostri di roccia", pubblicato sempre in DVD da Stormovie.
Direi niente male come pomeriggi all'insegna dei cartoni animati giapponesi., immagino che li avrò visti anch'io, anche se non rammento la trasmissione.



Come ho mostrato nel numero precedente a questo di "TV Sorrisi e Canzoni" linkato sopra, erano ancora ben presenti le serie animate nipponiche, in quel caso la zona d'Italia era la Toscana, in questo numero le emettenti locali sono laziali. Si noterà come alcune serie sono presenti in entrambe le zone, immagino per le trasmissioni in syndacation tra emittenti, non mancano altri film di animazione:
"Robin e i due moschettieri e mezzo";
"Heidi diventa principessa".

L'ultimo era una mezza truffa, di cui si accorsero anche i critici dei quotidiani nelle pagine del cinema, ma dopo il passaggio sul grande schermo per sfruttare la notorietà di Heidi, toccò alla televisione perpetrare l'inganno. Il film non l'ho mai visto tutto, mi pare che annusai la fregatura ed interruppi subito, poi era roba da bambine con principesse e simili, mica era Heidi!   ^_^

Di nuovo la mia amata "Milano TV", poi diventata "Canale 51", cambiava ancora nome entrando a far parte del gruppo "Rete A", che in seguito subirà il fato di tutte le avversarie della Fininvest (come "Odeon TV" ed "Euro TV"), cioè falliranno tutte. 
Resta degno di nota che per sponsorizzare il nuovo network si usasse come testimonial un cartone animati giapponese "Voltus V", che io provai a guardare, ma che trovavo un po' palloso, probabilmente iniziavo a diventare un po' grandicello. Il fascino degli anime ancora reggeva, il loro problema erano le tante repliche sulle emittenti locali minori, erano le medesime serie mandate in onda dal 1979.

Ricomincio dal sommario.

domenica 4 aprile 2021

"L'invasione dei nipponanimati", di Giorgio Buscaglia - "TV Video, la tua televisione" marzo 1984


Stavolta presento un articolo di una testata che è tra le nuove scoperte dell'ultima aggiunta di articoli all'Emeroteca Anime del 30 gennaio: "TV Video, la tua televisione".
Testate come questa dimostrano quante fonti teoricamente ci sarebbero ancora da testare, quanto materiale interessante ci sarebbe da leggere, ma che resta pressoché introvabile.
L'articolo consta di ben tre pagine ed una colonna, comprensivo di varie tabelle sul genere di cartoni del periodo, il tono in alcuni punti è abbastanza impressionante, considerando che eravamo nel 1984...
L'autore rispolvera tutte le accuse, in gran parte infondate, che tra il 1979 e la primavera del 1980 vennero riversate sui cartoni animati giapponesi, ma forse con questi anni passati, si potevano fare delle valutazioni più posate.
Il titolo fu una bella occasione persa di eseguire un piccolo scoop in Italia, magari cercando informazioni che nel 1984 erano più facili da reperire rispetto a cinque anni prima, quanto sarebbe stato encomiabile leggere "L'invasione degli ANIME", invece si inventarono questo bel "NIPPONANIMATI"  ^_^
Il sottotitolo rende già l'idea il tono delle successive colonne:
"Ritornano all'attacco i giapponesi con i loro cartoni tutto sesso e volenza. Il loro obiettivo è conquistare il mercato mondiale. Ma gli americani non restano a guardare."

Probabilmente mi accontento di poco, ma resto ancora sorpreso nel leggere scritti come questi, magari sarebbe bastato fare una telefonata, in qualità di giornalista, all'ambasciata giapponese per avere qualche delucidazione sul tema, ed evitare si mettere assieme tante imprecisioni.
C'è a dire a onor del vero e dell'autore, che ci viene risparmiata la bufala dei cartoni animati fatti al computer, visto che mi apre di intuire che l'articolo fu un reportage dalla Toei di Tokyo, quindi videro materialmente il processo produttivo fatto a mano.



Tralascio l'incipit sulle paure/difficoltà nipponiche che non ho capito, per passare alla ricostruzione delle polemiche tra il 1979 ed il 1980 contro i cartoni animati, che poi sarebbe uno dei temi che ho sviluppato abbastanza capillarmente su questo blog  :]
E' vero, nel 1978 ci appassionammo ad eroi con il maglio perforante, anzi, proprio oggi è il 43esimo anniversario di quel 4 aprile 1978.
Non mi pare che corrisponda al vero che nell'autunno del 1979 orde di mamme inferocite chiedevano la morte dei supereroi animati nipponici, iniziavano a montare alcune polemiche, ma non nei termini descritti.
Mentre la terza domanda non merita neppure una risposta... non mi è chiaro se volesse essere una battuta, ma quella del bambino che si butta dalla finestra inebetito dai cartoni animati giapponesi era una fake news... 
Nel luglio del 1980 un bambino rimase soffocato giocando a Goldrake, nessuno si buttò dalla finestra, purtroppo sono incidenti che sono sempre capitati, sia giocando a l'Uomo Ragno che a Tarzan:

Mi urta fin dover specificare che mai un bambino avrebbe aspettato i componenti per Goldrake, visto che era Jeeg ad attenderli... 
Ho cercato la "Jatsunoko Production", ma non esiste... mentre la "Tsuburaya Production" direi che si occupasse di tokusatsu, cioè telefilm, non di anime. 
Gli altri tre nomi di case di produzioni sono corretti.
Non saprei bene come valutare le informazioni sulle buste paghe degli animatori, io tenderei a ritenere che non tutte le ore lavorate venissero pagate dalle case di produzioni giapponesi, ma bisognerebbe capire le fonti dell'autore.
Magari qualche accompagnatore nipponico gli raccontò cose a caso.

sabato 3 aprile 2021

Volume rilegato n° 2 "Il mitico Thor" della Editoriale Corno - Numeri da 21 a 40: gennaio 1972/ottobre 1972





Nel secondo volume, che presenta i numeri dal 21 al 40, la "Editoriale Corno" presenterà (dal 26) una grande novità:: tutte le  pagine saranno a colori!
La qual cosa mi ricorda il fatto che verso la fine degli anni 70 (1977?) leggevo ancora albi con le pagine in bianco e nero... boh... si vede che fu una scelta del momento dovuta ai costi, magari nel 1972 vendevano un sacco di copie e si poterono permettere la coloratura di tutte le pagine?
O forse erano gli originali statunitensi ad avere le pagine a colori e in bianco e nero alternate?
Nei numeri di questo secondo volume i nemici del Dio asgardiano e dei Vendicatori migliorano, ma compaiono villains abbastanza imbarazzanti... il Commissario... lo Spadaccino... la Super Bestia... i Troll... l'Espansore  ^_^
Certo che tradurli in tradurli in italiano in alcuni casi sminuiva la loro carica diabolica. Il nome Espansore, tralasciando che è fin troppo somigliante ad "ascensore", pare uno di quei prodotti che ti vendono in televisione sui cabali delle tv locali  :]
Si, lo so, lo Spadaccino diverrà un membro dei Vendicatori, ma era imbarazzante in entrambe le vesti.
Vediamo più volte la presenza di Ercole, che in seguito farà parte come in outsourcing dei Vendicatori per qualche tempo, i due si scontreranno in più occasioni.
Direi che sono mostrate equamente sia le storie di Thor in veste di campione di Asgard che di membro dei Vendicatori (i supereroi più potenti della Terra, preciso), io preferivo e preferisco le seconde. 
Nei numeri 23 e 24 ci sarà un bel avvicendamento tra i Vendicatori, di parecchio indeboliti, out Thor, Ironman, Giantman e la Wasp, resta nel gruppo solo il Cap. Basti pensare che vi entrerà a farne parte Occhio di Falco, l'inutilità in costume... però entrano in scena Scarlet  e Quicksilver.
Nel numero 23 Thor verrà assunto in una acciaieria di Pittsburgh  ^_^
Galactus è ancora rosso comunista, fa il suo debutto contro i Vendicatori il Dottor Destino etc etc etc


Nel numero 34 era presente una cartolina da compilare per la manifestazione fumettistica "Le 3 giornate del fumetto" di Genova, sul web ho trovato poche informazioni. Direi che 50 mila visitatori nel 1972 era un bel risultato, considerando che leggere fumetti era ancora considerato negativamente.


Mi pare che il Distruttore, che era un bel cattivo, lo si veda nel primo film di Thor, un sacco di cattivi finivano in "ore"... 

venerdì 2 aprile 2021

Lupin III DVD n° 1 (con album di figurine) e n° 2 Yamato Video/Gazzetta dello Sport

Tra i DVD in mio possesso manca quello della serie di Lupin III in giacca verde, lo comprai in VHS, ma ho sempre rimandato l'acquisto digitale. Quando in questi ultimi giorni ho visto il blisterone cartonato di Lupin III con una giacca di colore errato non avevo subito afferrato cosa venisse venduto, pensavo i film, ho poi compreso che si trattava di tutte le puntate di tutte le serie di Lupin III  O_O
In considerazione del fatto che esiste una sola serie di Lupin III, cioè la prima che gli vede indossare la giacca verde, mi è parso colmare la lacuna di cui sopra, visto che i primi due DVD non arrivano a costare 10 euro!
Chiaramente, date le premesse sempre di cui sopra, mi fermerò al quinto DVD, con la fine della prima ed unica serie degna di essere menzionata, quella che vide la partecipazione di Miyazaki e Takahata, e che vede la presenza di FUJIKO MINE! (Margot, chi è costei?)
Nel pacchetto la RCS  ha deciso di inserire anche uno "Stickers Album", cioè un album di figurine... e chiamatelo album di figurine... vi vergognate?
Trovo molto bella l'idea, non proseguendo con l'acquisto oltre il quinto DVD non riuscirò a completarlo, visto che in ogni uscita sono presenti quattro figu(rine), che moltiplicate per 63 uscite, permettono di completare i 252 riquadri dell'album, ah no... dello stickers   :]
Tra l'altro l'album, che ho trovato graficamente bello, non presenta spazi vuoti dove vanno apposte le figurine, ma si vede l'immagine della scena (con sopra il numero della figurina), quindi ti puoi comunque fare una idea di come si presenterà il tutto una volta completato anche se non lo completerai.
Nella seconda uscita c'è il raccoglitore in cartone per tutti i 63 DVD.
La custodia dei DVD è la medesima in cartoncino delle uscite dei robottoni succedutesi dal 2014 in poi, che a molti non era piaciuta, ma che io ho apprezzato sia come come materiale che fattura:

Ogni DVD ha il suo booklet di 16 pagine, che contiene una mini sinossi di ogni puntata e l'anteprima del successivo DVD.
Nel primo DVD il booklet spende giustamente qualche riga sul valore storico della prima trasmissione di Lupin III in Italia, ma commette, a mio avviso (visto che c'ero) un piccolo errore di incipit informativo, o comunque una impostazione dello scritto che può essere equivocata:
"Era il 1979 e i mitici robot giapponesi avevano cominciato da tempo la pacifica invasione delle nostre tv".

Per quanto valgano i ricordi del periodo, spesso fallaci, io vidi Lupin III su "Antenna Nord" e venne trasmesso ovviamente dopo Goldrake, ma più o meno contestualmente con Jeeg e il Grande Mazinga, che furono tra i primi "secondi" robottoni visibili in televisione. Quindi l'affermazione che i mitici robot giapponesi avevano cominciato da tempo la pacifica invasione delle nostre tv, mi è parsa un po' forzata. Non che sia questo grande errore, ammesso lo sia, ma non mi torna come inquadramento storico delle prime trasmissioni dei cartoni animati giapponesi. Sul resto dello scritto, invece, concordo: Lupin III e i suoi personaggi per un bambino che nel 1979 avesse un minimo l'età della ragione televisiva, erano un mix esplosivo difficilmente ripetibile.


Il retro del blister cartonato della prima uscita.

giovedì 1 aprile 2021

Megaloman (1979) - puntata 25


Episodio parecchio pregno sia di avvenimenti drammatici che di scene involontariamente comiche, ma ci viene pure mostrato, seppure occultato dall'ignoranza che ai tempi si aveva della società giapponese, un aspetto della vita dei bambini nipponici in età scolare.
Non credo di spoilerare nulla, visto il titolo della puntata, ma viene fatto fuori Seiji, fatto fuori come personaggio e fatto fuori dal cast. Artisticamente penso che fu proprio il de profundis di Jimmy Araki.
Il modo in cui perisce è, però, spettacolare e nel contempo esilarante, agli occhi di un adulto, perché rammento che da bambino mi colpì molto... 
Anche se nel 1980 di produzioni nipponiche ne avevamo già viste molte, il fatto che un personaggio regolare del gruppo dei buoni morisse (neppure nell'ultima puntata) era comunque anomalo per le abitudini televisive del periodo. Tra l'altro, forse per la somiglianza con Bruce Lee, a me Seiji piaceva, se fosse crepato Hyosuke me ne sarei fatto una ragione   ^_^
Ho notato che quando muore un buono viene seppellito su una collina, preferibilmente al tramonto, con una croce, quindi i buoni nipponici defunti erano tutti kirishitan? 
Seiji era un cristiano? Mistero...
Di momenti comici ce ne sarebbero altri, ma preferisco sottolineare l'aspetto sociale che ci viene svelato dalla puntata, che poi fu uno dei motivi che mi spinse a recensire Megaloman, cioè scoprire qualche accenno alla vita nipponica di fine anni 70. 

In 24 episodi ne ho trovati ben pochi di risvolti sociali, ma in questo 25esimo il maestro Takamine parla di "una scuola privata di lusso, per ricchi", riferendosi alla scuola frequentata dal figlio di uno dei personaggi. 
Per gli adattatori della serie nel 1980 una scuola privata non poteva altro che essere di "lusso e per ricchi", perché in Italia tutti i bambini andavano alla scuola pubblica, indipendentemente dal lavoro e il reddito dei genitori, c'era poi una nicchia di veri ricchi che mandava i figli nelle scuole private. 
Il fatto, però, che si veda la targa della scuola in una scena esterna al buio, implica che si trattasse di lezioni di recupero, le famose o famigerate "Juku", che si svolgono, durante la settimana, nel secondo pomeriggio.
Si vede che il primo(?) ideogramma della targa è proprio quello di , quindi, una volta entrati in classe, vediamo pochi bambini, segno che non si tratta di una lezione ordinaria. 
Inoltre l'arredamento della classe non pare "di lusso", il tutto è molto normale.
Apprendiamo che nel 1979 i (poveri) bambini giapponesi erano già spinti dai genitori e dal sistema scolastico nipponico a dover restare in classe oltre il tramonto... quando noi coetanei italiani eravamo a casa a vederci in santa pace i cartoni animati giapponesi, loro erano a fare juku...



Mega spoiler degli adattatori italiani...
Infatti in originale il titolo era  (salvo errori del traduttore di Google) "Lacrime nella criniera di un leone!" (涙を獅子のたてがみに!), un bambino giapponese mica sapeva prima dell'inizio della puntata che Siji moriva, noi si...
La puntata soffre, come altre, di una adattamento un po' in ritardo degli eventi, cioè ci spiegano cosa è successo in una scena precedente in una successiva...