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venerdì 20 ottobre 2023

Come far leggere i bambini



TITOLO: Come far leggere i bambini
AUTORE: Roberto Denti
CASA EDITRICE: Editori Riuniti
PAGINE: 165
COSTO: 
ANNO: 1982
FORMATO: 20 cm X 13 cm
REPERIBILITA': biblioteca
CODICE ISBN: 


Ogni volta che trovo un saggio anni 70, 80 e primi anni 90 che cita o tratta l'animazione giapponese in Italia penso sempre che sarà l'ultimo, ed invece continuo a scovarne, poi il livello di trattazione dell'argomento può essere vario, di norma escludo i titoli con una o due citazioni random.
Infatti sono arrivato al sorprendente numero di 37 titoli (con questo), ma altri ancora ne ho recuperati.
Quindi il mio scopo originario di vedere come i cartoni animati giapponesi venissero trattati non in articoli della carta stampata, ma in libri scritti con più calma e magari maggiore approfondimento, oggi dispone di una panoramica abbastanza ampia. Ognuno potrà valutare se e come i vari saggisti riuscirono ad elevarsi dalla superficialità della carta stampata.


In questo post mostro un saggio sulla lettura dei bambini pubblicato dallo scrittore Roberto Denti, di cui ho anche qualche articolo nell'indice dell'Emeroteca Anime.
L'autore cita solo di sfuggita Mazinga, Heidi e Remi, ma mediamente non scarica a loro la colpa dello scarso interesse alla lettura dei bambini fino al 1982, la addita ai genitori e alla scuola. Il giudizio sui cartoni animati giapponesi non è che sia positivissimo, vengono identificati come "personaggi discutibili", ma anche quelli disneyani sono valutati "sdolcinati e falsi", perfino Zorro è giudicato potenzialmente "ipocrita e classista", infine vengono criticati anche i titoli classici della letteratura per bambini/ragazzi, quindi in generale non vennero prese le parti di qualcuno contro altri. L'autore si sofferma su come cercare di spingere il bambino a leggere, senza forzarlo o fargli passare la voglia con libri inadatti, considerando sempre il potere persuasivo della televisione e non ipotizzando mai censure di programmi televisivi.

Controllare sempre in basso il numero di pagina, alcune sono consecutive, altre no.


Perché ci davano il tormento perché guardavamo Heidi e Mazinga e poi gli adulti usavano la televisione come countdown per l'ultimo dell'anno?
Per quanto banale a leggerlo oggi, l'autore fa notare che vietare i personaggi televisivi amati dai bambini, qualsiasi essi fossero, avrebbe portato solo alla marginalizzazione del bambino nei discorsi e nei giochi con i coetanei.
Nel 1982 non era un concetto ovvio, c'era chi faceva le crociate sui giornali ed in televisione per negarci Goldrake...



martedì 24 agosto 2021

"Uno di voi si cela dietro la maschera di... Zorro: Due spade per un vero duello che deciderà l'identità di Zorro" - Clementoni (1975)


Sebbene l'uscita del gioco in scatola della Clementoni su Zorro fu precedente alla messa in onda del telefilm di Zorro con la prima sigla italiana, il gioco nel 1975 e il telefilm nel 1977, per me fu il telefilm a motivare la richiesta del gioco di società.
Come racconto spesso, prima dell'avvento dell'animazione giapponese televisiva per noi bambini e ragazzi (ancor di meno per bambine e ragazze) non c'era molta scelta su cosa guardare in tv, e Zorro fu uno dei primi successi che sviluppò un certo merchandising.
Nell'arco di un paio di anni, era pre-Goldrakkiana, vedemmo Sandokani MuppetsFuria, Ufo Shado e appunto Zorro, per tutti questi ci fu un certo livello di messa in commercio di prodotti ancillari (termine per fare i fighi). Sandokan fu quello che ebbe più merchandising tra i quattro, in realtà ci sarebbe anche "Rin Tin Tin", ma lo considero un po' meno famoso e con pochi articoli a lui collegati.


          


Dato che nel 1975 ero troppo piccolo per avventurarmi in un gioco di società, lo chiesi a chi di dovere nel 1977, benché questa non fosse una prima visione assoluta, chiaramente lo era per me  ^_^
Il telefilm era in bianco e nero, ma in una Italia che possedeva nella sua quasi totalità solo tv in bianco e nero, ciò non costituiva un problema. Il successo del telefilm di Zorro (Sandokan, Muppets, Furia, Ufo Shado), con annesso acquisto di gadget, anticipò di poco l'invasione del merchandising derivati dai cartoni animati giapponesi, solo che Zorro era statunitense, per di più della Disney, ergo nessuno si sognò mai di gridare allo scandalo perché si trasformavano i piccoli telespettatori in petulanti richiedenti di prodotti legati al telefilm.



Non rammento bene se il gioco di società mi piacesse, siamo agli albori dei ricordi ludico e televisivi, ma non venne mai sfruttato molto, questo implica che almeno non garbava molto ai miei amici.
Forse, ma non ne sono certo, grazie ad un avviso presente nelle regole, mi è sorto il dubbio che mia madre non fosse molto lieta che ci si giocasse.
Infatti la presenza di due spade e il regolamento implicano che ci si dovesse sfidare a duello, e per quanto la punta delle spade fosse arrotondata, anzi, arrotondatissima, il rischio che ce le fiaccassimo in un occhio non era improbabile. 
I duelli li prendevamo molto sul serio, e qui c'era in ballo il poter essere riconosciuti ufficialmente come Zorro, che non è paragonabile ad Actarus o Hiroshi Shiba, ma in quel contesto valeva comunque il rischio di divenire guerci...
A termine del regolamento si può leggere una nota:
"Qualora, per differenza di età fra i due duellanti (o perché la mamma non vuole), non si volesse fare il duello con le spade, la sfida può avvenire con la roulette"

La Clementoni, saggiamente (anche dal punto di vista legale), prescrisse la possibilità di non spargere bulbi oculari per casa, dando per regolamento ad una figura di comando il diritto di vietarli.
Sorge il dubbio su quante madri avessero il tempo di leggere il regolamento di un gioco in scatola, ma potrebbe ben essere che mia madre, senza averlo letto, mi vietò giustamente l'uso delle spade, riducendo di molto l'attrattiva del gioco in scatola, che finì a prendere polvere per anni finché non si dissolse.