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giovedì 30 luglio 2020

Completamento dell'album Panini di Big Jim del 1977 con la figu n° 214!



Nel maggio del 2014 avevo postato le scan dell'album di figurine Panini di Big Jim, annata 1977:

Purtroppo l'album del post, da me acquistato qualche anno prima ad una fiera del fumetto, era mancante della figurina n° 214... da bambino ne avevo uno anch'io, ma non riuscii mai a completarlo, e neppure questa copia era completa... una maledizione... una delle tante   >_<
Alla fine sono riuscito a recuperare questa figurina numero 214 con Big Jim che doma un cavallo, e l'ho pure attaccata!
Dopo 43 anni le figurine Panini si attaccano ancora!!!   ^_^



Chissà cosa ci mettevano nell'adesivo della figurina per farla attaccare dopo quattro decenni...    


lunedì 27 luglio 2020

"Duello Spaziale" - Clementoni (1977)



Come ho scritto più volte, in cortile eravamo veramente tanti bambini, ma tanti... ed una parte di questi possedeva giochi in scatola, riflettendoci bene c'era uno zoccolo duro di coetanei che permise a tutti gli altri di giocare ad un numero spropositato di giochi di società.
"Duello Spaziale" fa parte di quella serie di confezioni possedute da compagni di giochi, e per quanto vi giocai poche volte, lo trovavo tra i più belli in assoluto.
A dire il vero quando ho rivisto il non eccelso disegno della confezione non mi diceva nulla, neppure il nome del gioco... ho dovuto vedere il contenuto per ricordare le belle astronavi in dotazione e di conseguenza collegare il nome dell'articolo ai ricordi ludici.
Il tema del gioco era la fantascienza, eravamo in pieno boom "Guerre Stellari", "Star Trek" e robottoni giapponesi, ergo poter effettuare battaglie strategiche, muovendo su un enorme tabellone diverse tipologie di mezzi spaziali, era una figata assurda   ^_^
Un'altra cosa che ho scritto spesso nei post dei giochi in scatola è che in cortile non seguivamo alla lettera le regole, anzi, alcune volte ce le inventavamo di sana pianta. Le semplificavamo, anche perché spesso giocavamo direttamente per terra in cortile, non in casa di qualcuno, quindi il caos non mancava.
"Duello Spaziale" fa parte di quei giochi in scatola le cui regole apprendo solo oggi, non usavamo neppure l'elaboratore a schede per decidere l'esito dei combattimenti!
Non ricordo neppure, di conseguenza, le schede preforate e i talloncini con le esplosioni, quindi, in pratica, usavamo il tabellone, le astronavi e il dado, fine   :]
Nonostante ciò (o forse grazie a ciò) il gioco restava divertente, dovevi pensare ad una strategia  per difendere le tue basi spaziali (quelle tonde), ma nel contempo si poneva il problema di attaccare quelle avversarie.



Come si può vedere la dotazione si limitata alle 56 astronavine di plastica e al necessario per far funzionare l'elaboratore a schede, ma visto che noi ci giocavamo senza questa parte di pezzi, alla fine rimaneva solo la parte inerente il posizionamento dei pezzi sulla scacchiera cosmica.



Il tabellone è enorme (e da bambini pareva ancora più grande), misura 68 cm X 98 cm, e deve essere ripiegato in quattro per entrare nella scatola. Di solito le plance di gioco si piegavano in due, ma la Clementoni usava in alcune occasione questa opzione.

domenica 26 luglio 2020

I servizi segreti giapponesi (tra il 1930 e il 1946)



TITOLO: I servizi segreti giapponesi (tra il 1930 e il 1946)
AUTORE: Gabriele Zaffiri
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 149
COSTO: 13
ANNO: 2020
FORMATO: 21cm X 15 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788831663014


Forse si sarà intuito che questo blog non è che goda di molta fama sul web, è assai di nicchia, termine figo per dire che lo leggono in quattro gatti   ^_^
Campo uguale, sia chiaro.
Quando ho aperto il blog mi bastava che anche una sola persona potesse trarre utilità o piacere da quello che postavo per sentirmi soddisfatto. Dato che alla fine c'è più di una persona che lo legge, va benissimo così.
Certo, però, che quando mi rendo conto che lo stesso autore del blog (cioè me medesimo in persona) non legge le sue stesse recensioni di libri prima di acquistarne uno nuovo, non posso poi sorprendermi se sul web io non abbia acquistato fama e notorietà   ^_^
A cosa mi riferisco?
Ovviamente alla recensione del libro "I servizi segreti giapponesi", del cui autore avevo già recensito "Dipartimento prevenzione delle epidemie giapponesi", che non è che mi avesse entusiasmato più di tanto... (leggere la recensione)
E cosa faccio?
Ne compro un altro...
Complimentoni a me stesso  T_T
Non è che ora posso prendermela con l'autore per i tanti refusi, le molte parti scritte in italiano alla "Google Traslate", le numerose ripetizioni di testo, le didascalie e lo scritto lasciato in inglese e le onnipresenti wikipediate, c'erano anche nel nel libro che avevo già comprato e recensito...
La recensione l'avevo scritta come al solito in maniera abbastanza dettagliata, ma poi mi sono reso conto della tipologia delle fonti, cioè il web (una fonte gratuita che poi diviene a pagamento se pubblicata in un libro...), ho quindi cestinato tutto  :]



Questo è un esempio a caso che inserisco solo per non venire tacciato di essere un visionario.
A pagina 35 (capitolo sulla Kempetai) si parla delle "missioni in tempo di guerra" e della "uniforme" (che poi  verrà ritrattato poco più avanti...).
Quella sotto è la pagina di Wikipedia in inglese su "wartime mission" e "uniform".
Valutate voi le differenze. 




Qui sotto l'indice del libro.

mercoledì 22 luglio 2020

"1000 quiz sulla televisione" (1981)



La chiusura di emeroteche e biblioteche mi ha spinto a dover recuperare. un po' più a caso del solito. possibili nuove fonti per reperire altri articoli sui cartoni animati giapponesi. Una di queste fonti pensavo fosse questo libro di quiz sulla televisione, anche in considerazione del fatto che l'anno di pubblicazione fu il 1981. Immaginavo qualche domanda sui cartoni animati giapponesi in stile Memoquiz della Polistil, ed invece gli anime non vengono mai trattati... probabilmente il target del libro, gli adulti, scoraggiò l'editore da inserire quesiti su programmi troppo per bambini.
Infatti moltissime domande vertono su programmi degli anni 60 e 70 che un adulto del 1981 probabilmente aveva visto.
Non ho trovato gli argomenti per cui lo avevo recuperato, però mi sono imbattuto sul qualche pagina che tratta "Spazio 1999", fatto che era pure immaginabile, ma soprattutto Star Trek, che in quel periodo era praticamente ignorato dalla stampa specializzata.
Le domande su Star Trek non sono poche, e per quanto possano apparire semplici oggi, nel 1981 necessitavano di una grande memoria o passione per la fantascienza in televisione, visto che, mentre Spazio 1999 era stato trasmesso più volte dalle reti nazionali pubbliche, il povero Star Trek passava solo sui canali privati locali (dopo la prima trasmissione su TMC).
Penso che sia una delle prime (o magari la prima in assoluto) occasioni in cui si leggere il termine "Trekkie" e la sua spiegazione.
Tra l'altro le risposte, a differenze di quelle del Memoquiz, sono pure giuste   ^_^



Benché il libro non abbia soddisfatto le mie ipotesi di ricerca, trovo che l'idea di un quiz casalingo sui programmi trasmessi in televisione fu un'idea simpatica ed originale.
Lo spirito della pubblicazione lo si può intuire dalle poche righe dell'introduzione e dalla chiosa finale (che metto a fine post).



Rispondete senza sbirciare la pagina con le soluzioni  ;)

lunedì 20 luglio 2020

Film cinema scuola - catalogo critico




TITOLO: Film cinema scuola
AUTORE: L. Baroni e G. Volpi
CASA EDITRICE: 
PAGINE: 300
COSTO: 5
ANNO: 1980
FORMATO: 24cm X 12 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 

Non c'erano solo i supplementi di "Mese Sampoalofilm" ad interessarsi ai film proiettati a scuola:

Nel 1980 venne pubblicata la seconda edizione aggiornata del libro-catalogo "Film cinema scuola", contenente 280 pagine di sinossi di film proiettabili nelle scuole, dalle elementari alle superiori. 
A dire il vero sono presenti titoli che se me li avessero fatti vedere da adolescente mi sarei sparato nei maroni... e a pensarci bene un paio me li fecero pure vedere... 
Moltissime delle pellicole qui suggerite sono di film impegnati, anche molto impegnati. 
A mio modesto avviso un po' oltre la media culturale di un ragazzino del 1980, parlo per esperienza propria e dei miei coetanei e coetanee, alcuni dei quali hanno poi proseguito gli studi molto proficuamente, ma se gli avessero fatto vedere "Dersu Uzala" a scuola, non credo lo avrebbero apprezzato...
Detto ciò, quello che mi ha interessato nel libro, più dei due numeri di Sampaolofilm, non è tanto quello che c'è, ma quello che non c'è... non sono presenti film di fantascienza/kaiju giapponesi e c'è un solo (dico, un solo) film di animazione giapponese...
Non che sia un reato, probabilmente trovavano il genere non adatto allo scopo di formare lo scolaro, insomma, non erano film educativi, in nessuna maniera.
Peccato che nella breve introduzione al cinema per ragazzi gli autori lamentino che i film per la prima infanzia scarseggiavano in Italia, e che in occidente, a causa del mercato, i bambini non erano visti come un fruitore remunerativo. Per il versante "disegni animati" si faceva notare come i cartoon statunitensi fossero quasi esclusivamente comici (Warner Borss etc).
Ma come?!
Eravamo nel 1980!
In televisione spopolavano i cartoni animati giapponesi, e gli autori si lamentavano che non esisteva una animazione interessante dedicata agli scolari delle elementari?!?!
E quale paese, invece, aveva creato una intera industria che rendeva "remunerativi" i film di animazione per bambini/ragazzi?
Il Giappone!
Talvolta, leggendo questi scritti, trasecolo...
Ok, nei nostri cinema giravano gli orrendi film di montaggio dei robottoni, ma volendo ci sarebbe stato un catalogo infinito o quasi di film di animazione giapponese proprio in target con la mancanza  descritta dagli autori.
Questi film erano stati proiettati nei cinema italiani dei primi anni 70, e in quel periodo venivano trasmessi regolarmente in televisione:

Ma a quanto pare per i due autori non esisteva un cinema d'animazione per bambini/ragazzi che facesse film con tematiche valide, avvincenti e di buona fattura tecnica... ed erano pure a buon mercato!
Chissà quanti dibattiti interessanti avremmo potuto fare a scuola guardando "Ventimila leghe sotto i mari": lo sfruttamento dell'ambiente; la dittatura; l'uso pacifico della tecnologia; l'avventura; la coabitazione di popolazione differenti.
Sarebbe bastato avere un maestro o una maestra con un po' di fantasia, quante occasioni perse... ed invece di facevano vedere Pinocchio...



La cosa curiosa è che l'unico film di animazione giapponese che ebbe l'onore di una sinossi fu "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro", con ben due righe... ma già i nomi dei protagonisti non mi tornano...
"Jim, il topo, e Biricchino vivono avventure e disavventure di caccia al tesoro nell'isola della pirateria.".

Il nome del protagonista maschile umano viene appioppato al topo, ed il nome del topo viene cambiato in "Biricchino".
Tutto ciò mi fa supporre che esista un altro doppiaggio del film, magari fatto solo per la proiezione in 16mm.
Questa sopra è 'unica sinossi che mostro delle tantissime del libro, non ci sono neppure i film di "Ufo Shado"!




La sinossi de "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro" in questo libro non è paragonabile a quella, pur contenente errori, che venne pubblicata nel 1975 da "Segnalazioni Cinematografiche", che si dimostrarono di una professionalità unica, specialmente perché volevano veramente dare informazioni sui film proiettabili (in quel caso nei cinema parrocchiali) per i bambini.

domenica 19 luglio 2020

Cofanetto "Disney 50" (Avventure-Giochi-Fiabe-Fumetti) - Mondadori 1973




Ho più volte fatto notare come negli anni 70 ed 80 la qualità delle pubblicazioni cartacee dedicate ai bambini/ragazzi erano abbastanza scarse, in particolar modo quelle sui cartoni animati giapponesi, facevano sempre eccezione i prodotti della Disney.
Nel 1973, in occasione del 50esimo anniversario, la Mondadori pubblicò questo cofanetto con quattro cartonati sulle seguenti tematiche:
Avventure; Giochi; Fiabe; Fumetti.

Non sono mai stato un fan della Disney (cosa che ribadisco sempre), ma questo era indubbiamente un bel prodotto, purtroppo non è riportato il prezzo a cui vene messo in vendita nel 1973.
Tra l'altro l'ho reperito praticamente intonso, le pagine non sono neppure ingiallite, ed il cofanetto (in cartone super rigido) è perfetto.
Le illustrazioni delle storie del cartonato"Avventure" sono molto belle, mi hanno ricordato quelle di Big Jim o Barbie. Le illustrazione del volume "Fiabe" sono più di matrice Disney, riprese anche da corti animati. I giochi proposti nel volume "Giochi" sono numerosissimi (con tanto di soluzioni finali). Infine il volume con i fumetti di Topolino penso sia una edizione unica, ma non sono esperto in materia.
La pubblicazione pare essere una traduzione di una versione statunitense, basta vedere la storia sui sudisti, che non fa proprio parte del nostro vissuti italico, però non sono riuscito a risalire alla copertina originale del cofanetto.
Trovo che questo cofanetto sia ancor più bello di quello del 1969 che avevo postato nel febbraio 2018:




Le due facce del cofanetto di cartone.

giovedì 16 luglio 2020

Hikikomori, il nuovo male del secolo



TITOLO: Hikikomori, il nuovo male del secolo
AUTORE: Michele Miccoli e Simonetta Vernocchi
CASA EDITRICE: Lupetti
PAGINE: 178
COSTO: 24,90
ANNO: 2019
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788883913709


E' questo il 15esimo saggio sugli hikikomori che recensisco su questo blog, il primo lo lessi nel 2008, ciò non fa di me un esperto in materia, anche perché non ho nessun titolo di studio in merito, però mi consente di raffrontare gli scritti e valutare, dal mio punto di vista, se possono essere analisi interessanti e nuove. 
Perché uno dei problemi dei saggi sugli hikikomori è che spesso riportano informazioni datate. 
Per quanto mi riguarda io sono interessato al fenomeno in Giappone, non qui in Italia, e un altro problema sono i saggi che non differenziano le due casistiche nazionali.
Se il risultato finale in entrambe le nazioni è il rinchiudersi in casa nel rifiuto di ciò che li circonda ( e di come li circonda), le cause scatenanti sono date dalle società in cui queste persone vivono, ed Italia e Giappone hanno abitudini ed obblighi sociali differenti. Quindi trattare le due casistiche (nipponica ed italica) assieme, è per me un errore.
Ho altri due criteri generali per valutare un saggio: il restare in topic con l'argomento (cioè, in questo caso gli hikikomori) e non fare del sensazionalismo.
Per tutti i motivi sopra esposti, sempre dal mio punto di vista di lettore non scolarizzato su questo tema (non scolarizzato in generale...), non consiglierei questo saggio per comprendere il fenomeno hikikomori.
Intanto il sottotitolo: IL NUOVO MALE DEL SECOLO

Con tutti i problemi che il nostro povero mondo ha, è questo il nuovo male del secolo?
Ma esiste un nuovo male di un secolo che non venga, nel giro di pochi anni, sostituito da un altro più nuovo nuovo male del secolo?
Non si potevano usare delle parole meno allarmanti?
Dalla data di pubblicazione abbiamo avuto il Covid-19, con l'annesso crollo economico mondiale... in cui milioni di persone (non io) sono diventate hikikomori per decreto legislativo!
L'ambiente ne ha beneficiato (crollo dell'inquinamento ovunque), qualcuno ha iniziato a vivere differentemente la propria vita, molti hanno avuto problemi (e non solo di salute). Ovviamente gli autori non potevano immaginare lo scatenarsi di una pandemia mondiale, forse proprio per questo un sottotitolo più pacato sarebbe stato saggio, per un saggio   ^_^
Il libro tratta del fenomeno hikikomori in Giappone o in Italia? Purtroppo è un misto di informazioni dove non sempre è chiaro a quale scenario ci si riferisca.
L'analisi resta in tema del soggetto? A mio avviso no, ma ci torno più sotto.
Il saggio è approfondito nel trattare i temi esposti?
Non direi, specialmente se si pensa che nelle 169 pagine scritte (poi c'è la bibliografia) ci sono 166 paragrafi (verificare l'indice alla fine della recensione). In una singola pagina ci possono essere anche 3 o 4 paragrafi, ovviamente molto brevi.



A pagina 115 è riportato che "il suicidio (negli hikikomori) appare l'estrema risorsa in una minoranza di casi".
Però il saggio si apre con la storia di un povero ragazzo che si suiciderà (e poi c'è un'altra storia di questo tipo) ed è chiuso con ben 55 pagine (un terzo del saggio!!!) solo sul tema del suicidio, ma trattato in generale, non sui casi inerenti gli hikikomori.
In questa trattazione del suicidio nelle ultime 55 pagine si parla anche del suicidio dei detenuti in carcere, dell'omicidio-suicidio e dell'infanticidio (li cito solo per fare un esempio).
Ma che nesso hanno questi aspetti (drammatici) del suicidio con gli hikikomori?
Per quanto riguarda la situazione in Giappone, il cui tasso di suicidi nazionale è assai alto, tra gli hikikomori il togliersi la vita non è la prassi, anzi, pare che queste persone (non solo ragazzi) siano addirittura più attaccati alla vita rispetto ad altre categorie con problemi personali. Gli altri si suicidano, gli hikikomori, nel tentativo di sfuggire all'opprimente società giapponese, non scelgono di morire, ma di allontanarsi dalla società chiudendosi in casa.
Allora perché tutta questa attenzione degli autori sul tema suicidio?
Ho un po' anticipato la recensione, ripartirò dalle prime pagine.
A pagina 17 si afferma che il fenomeno hikikomori si è diffuso in Giappone negli ultimi 15 anni(!!!), ma in realtà io ho scovato un articolo (che pare non riesca a far recepire agli esperti in materia) del 1981 su "La Stampa" in cui si parla degli hikikomori (non chiamandoli ovviamente in questo modo) fin dal 1960!!!  
Il 1960!

Nel 1981 la presenza di videogiochi, manga ed anime non era così massiva. Non esistevano i videogiochi on line, e quelli che esistevano non avevano una meccanica di gioco che ti permetteva di giocarci ore ed ore continuativamente. Non parliamo poi del 1960(!!!), periodo che l'insegnante giapponese (il signor Shiogama) dell'articolo indica come inizio di questo fenomeno di assenteismo scolastico.
Quindi dare la colpa ai videogiochi è assurdo. Chiaramente chi fa hikikomori è confinato in uno spazio angusto a non fare nulla, e se nel 1960 "sfogliava qualche libro", nel 2020 si "sfonda" coi videogiochi!
Dopo l'introduzione è raccontata la triste storia di Marco, suicidatosi dopo un periodo di autoreclusione.
Capisco che gli autori siano rimasti colpiti da questa esperienza personale, ma quel è il messaggio che arriva al lettore?
Magari un lettore che non ha mai letto nulla sugli hikikomori...
Hikikomori = suicidio
In Giappone non è così, lo è per l'Italia?
A pagine 29 veniamo informati che in Oman fare hikikomori è considerata una forma di possessione demoniaca... che utilità può avere una informazione del genere?
L'Oman è una pietra di paragone per Italia e Giappone?

martedì 14 luglio 2020

"Sampaolofilm scuola e dibattiti 79-80" - supplemento a "mese Sampaolofilm" n° 3 1979




Nel precedente post ho pubblicato la medesima rivista dell'annata 1976, mettendo questa del 1979, provo a fare una valutazione se il catalogo della Sampaolofilm (Edizioni Paoline) aveva migliorato la sua dotazione in fatto di animazione giapponese e film di fantascienza.
Risposta: no  ^_^
L'unico film d'animazione prodotto dai giapponesi è quello dei Barbapapà, ma di un soggetti europei, niente robottoni o orfanelli nipponici in tutto il catalogo.
Per quanto riguarda i film di fantascienza giapponesi e kaiju c'è qualcosa in più, ma poca roba.
Per esempio c'è la sinossi di "Guerra Spaziale! ("Wakusei daisenso" - 1977) e di "Odissea sulla terra", di nuovo "Rodan, il mostro alato" già presente nel catalogo del 1976: tre film.
C'è ancora Ufo Shado, che restava nel catalogo della casa di distribuzione.
Si può dire che le "Edizioni Paoline" non suggerivano alla scuola italiana proiezioni di animazione giapponese, non che ci siano poi tanti cartoni animati delle altre nazioni nel loro catalogo, ma comunque un numero maggiore di zero. Hanno messo un film d'animazione australiano (Maro Polo Junior), ma zero giapponesi doc.



Mentre nel precedente posto avevo "lamentato" l'assenza di giudizi dei film, con la presenza della sola sinossi, a distanza di tre anni misero anche le valutazioni, anche per generare un dibattito dopo la proiezione del film (in stile fantoziano scolastico).
La valutazione di ogni film è presa dalla pubblicazione "Segnalazioni Cinematografiche" del "Centro Cattolico Cinematografico", come già spiegato nel suddetto precedente post.
Stavolta la redazione inserì anche un breve commento allo scopo di stimolare il dibattito, ovviamente nei casi di film più impegnati, non per Barbapapà  :]
Qualche esempio lo mostro nella pagina con il film "Candida, dove vai senza pillola?", i cui argomenti soggetti a dibattito erano: i problemi familiari; l'amore; la vita; le ragazze madri; la maternità e il ruolo del padre.
Quindi, nel totale, una pubblicazione più sensata per lo scopo che si prefiggeva la "Edizioni Paoline".


Sempre presente la differenziazione per cicli scolastici, anche se alcuni film vennero anticipati.
Per esempio "Ufo Shado" passa dalle superiori del 1976, alle medie del 1979, si vede che eravamo maturati  :]

lunedì 13 luglio 2020

"Scuola Sampaolofilm" - supplemento a "mese Sampaolofilm" n° 12 dicembre 1976



Questa pubblicazione della "Edizioni Paoline" aveva il medesimo scopo di "Segnalazioni  Cinematografiche", che veniva pubblicato dal "Centro Cattolico Cinematografico", cioè selezionare dal punto di vista religioso e dei contenuti (vedi violenza e sesso) cosa si poteva far vedere ai minori, in questo caso durante le famose (o famigerate) proiezione scolastiche.
Su "Segnalazioni  Cinematografiche", che si occupava dei film proiettati negli oratori, ho fatto tre post:



La differenza tra le due pubblicazioni stava, oltre che una si occupava dei film proiettati all'oratorio e l'altra di quelli a scuola, nel fatto che in "Scuola Sampaolofilm" ci sono solo sinossi dei film in superotto ( e 16 mm) disponibili nel catalogo della società, niente giudizi o valutazioni sui contenuti, presenti invece in "Segnalazioni Cinematografiche".
In pratica, il fatto stesso che venissero venduti o affittati dalla Sampaolofilm, era già garanzia di sicurezza educativa.
Penso che tutti i miei coetanei debbano aver subito almeno una volta, magari durante l'ora di religione alle elementari, un film in superotto (o 16 mm) della Sampaolofilm, nel mio caso fu "Le avventure di Pinocchio".
Ricordo la mattina come tremendamente noiosa... ma non ricordo quale anno di elementare facessi, se pre o post Goldrake, punto che motiverebbe il rompimento.


In seconda pagina la redazione illustra il senso di questo catalogo.
Da notare il rimando al giudizio del "C.C.C.", che secondo me è il "Centro Cattolico Cinematografico" che pubblicava "Segnalazioni  Cinematografiche".


Un po' opinabile la divisione dei film non per età, ma per tipo di ciclo scolastico, la prima elementare non è la quinta elementare, come la scuola materna non è la quinta elementare e la prima elementare non è la terza media.
Per esempio i due film di "Ufo Shado" e quello di "Rodan, il mostro alato", erano consigliati per scuole medie e superiori, io li vidi alle elementari, ed il secondo all'oratorio prima che in televisione.
Nel dicembre del 1976 nel catalogo di "Scuola Sampaolofilm" non erano presenti film di animazione giapponese, e solo un film di kaiju (Rodan di cui sopra), mentre i film di animazione erano quelli della Worner Bros, un paio francesi ed uno di Bozzetto.
Anche sul versante fantascienza eravamo messi male, solo "Ufo Shado"... ok che andavano proiettati a scuola, e quindi il contenuto non doveva essere di solo svago, però qualche titolo in più da inserire nel loro catalogo forse ci sarebbe stato.
Ovviamente non mancano i superotto di carattere prettamente religioso o di educazione religiosa, inserisco queste pagine alla fine del post, come sono posizionate della rivista.

domenica 12 luglio 2020

Rivista "Cinematografia Ita - rassegna di informazioni" novembre/dicembre 1977: Sandokan e Marco Polo



Nella mia ricerca infinita di materiale cartaceo mi sono imbattuto in questa pubblicazione, che fino ad oggi mi era sfuggita. A dire il vero deve essere sfuggita anche a Wikipedia, in quanto non mi pare ci sia (almeno in ordine alfabetico) neppure nel suo elenco di riviste italiane sul cinema:

La rivista pare introvabile nelle emeroteche da me raggiungibili...

In copertina possiamo ammirare il Sandokan del film di Sollima del 1977, il cui album di figurine avevo già postato:

La rivista, dopo alcune pagine di informazioni varie attinenti il mondo del cinema e della televisione, presentava alcune schede sui film, il formato è molto grande, 34 cm per 24 cm, il numero di pagine, invece, è ridotto, solo 12.
In questo numero, oltre alla recensione del film di Sandokan, c'è l'annuncio che la regista Lina Wertmuller avrebbe girato lo sceneggiato Rai del "Marco Polo", che poi verrà affidato a Giuliano Montaldo. Presumo si tratti del medesimo sceneggiato che poi esordì nel 1982.
Infine mostro una pubblicità del 37esimo Mifed, quello primaverile, il successivo, quello autunnale, sarà quello in cui la Rai acquisterà "Atlas Ufo Robot".


sabato 11 luglio 2020

"Enciclopedia Pratica del Computer" volume 2 di 4 - Longanesi Periodici (1984/85)




Come ho scritto nel primo post di recensione di questa enciclopedia del computer datata metà anni 80, io non sono un esperto di informatica, ergo gli articoli che seleziono li scelgo sulla basa di una mia mera curiosità.
Gli aspetti che mi attirano, oltre l'incredibile evoluzione di hardware e software avvenuta dal 1985 ad oggi, sono gli articoli che cercavano di immaginare le future applicazione dei computer, da quelle lavorative a quelle più aleatorie, come l'economia, l'informazione e la sicurezza informatica.
L'articolo sul "Denaro elettronico" mi ha fatto una certa impressione... allora si parlava ancora di dipendenti della banca impegnati 24 ore al giorno a soddisfare le transazioni telematiche dei clienti, oggi fanno tutto i clienti e i dipendenti vengono pensionati. 
Da questo articolo risulta chiara la matrice statunitense della pubblicazione, in quanto nel 1984 non ho proprio memoria di Bancomat nelle filiali bancarie o utilizzo del pos nei negozi  ^_^
Poi ci sono le previsioni errate, tipo quella che immaginava uno sviluppo senza fine del Videotel o Teletext, tramite cui si sarebbe potuto, oltre a restare aggiornati sulle news, effettuare varie operazioni materiali. Peccato che ci fu l'avvento del web, ed il Televideo è rimasto lì per salvaguardare qualche posto di lavoro alla Rai.
Ho provato a cercare info sui "pirati informatici di Milwaukee", cioè il "gruppo 474", ma pare che le loro gesta non siano disponibili in italiano.
 Ho inserito qualche programmino per i videogiochi, nulla di trascendentale, ma fa sempre molto vintage, specialmente se pensiamo a quel livello di videogiochi possono ospitare i nostri telefonini. 
Mentre più serio è il simulatore di volo per il computer Apple lle
Per quanto riguarda l'hardware fa impressione l'articolo sulla stampante laser HP-2680, in pratica un paio di lavatrici affiancate... chissà quanto costava e chissà perché un articolo su un prodotto non acquistabile da nessun privato era presente in una tale pubblicazione. 




Secondo me si è perso memoria che il "modem" nasce da questi "accoppiatori acustici" per le cornette del telefono, che oggi non potresti neppure incastrarci in cordless   ^_^

giovedì 9 luglio 2020

"La prima spedizione italiana nell'interno del Giappone e nei centri sericoli" - Pietro Savio (1869) - parte 3


A metà del 1800 l'Italia ed il Giappone avevano un interesse commerciale in comune, la  sericoltura.
Pietro Savio fece parte di una spedizione commerciale per studiare l'allevamento del baco da seta in Giappone e per stipulare accordi commerciali. Durante questo viaggio di lavoro prese nota di tutto ciò riguardava l'industria del baco da seta giapponese e lo pubblicò in questo libro. A dire il vero, come mi capitò per "Il Giappone Moderno" di Giovanni De Riseis, io non ho ancora letto nulla di questo libro, quindi non sono certo che vi siano riportati anche aneddoti di vita sociale del periodo.
Il lunghissimo libro di De Riesis venne pubblicato nel 1900, ma raccontava di un viaggio del 1895, lo scritto di Pietro Savio venne pubblicato nel 1873, però il viaggio è datato giugno 1869!
Ben 26 anni prima, quindi l'autore si recò in un Giappone ancora poco occidentalizzato, mi auguro che l'autore non vi abbia riportato solo le tecniche di sericoltura.
L'epoca Meiji iniziò nel 1868, cioè pochi mesi prima di questo viaggio
Confido nel titolo, in cui si parla di "prima spedizione italiana nell'interno del Giappone", e solo in carattere più piccolo si accenna a i centri sericoli.
Come per il libro di De Riesis, sono molto belle le incisioni, più piccole in quanto il formato del libro è quello di un quaderno.

In questa parte c'è un qualche accenno al "daimio di Mabisci", una città fortificata che ai tempi della missione contava 40 mila abitanti, ed in generale si narra meno di bachi da seta e più di luoghi.
Mentre leggo cerco di riadattare i nomi della toponomastica giapponese italianizzata di fine 1800, e più o meno sto riuscendo a seguire il viaggio attualizzato ad oggi, qualche volta ci riesco, qualche volta no,
Buona lettura   ^_^




mercoledì 8 luglio 2020

Megaloman (1979) - puntata 18



Puntata pregna di avvenimenti e di incongruenze  ^_^
Se nella puntata precedente avevamo visto Capitan Delitto tentare in prima persona di installare una base in Giappone, stavolta tocca ai buoni cercare di organizzare una difesa a livello nazionale (giapponese). Poi sul "come" e sulla tempistica, ci sarebbe da opinare...
Fino a questa puntata avevamo visto solo maschi alieni tra le fila della Tribù dal Sangue Nero, in una occasione un bambino (maschio), ma mai femmine... quindi gli alieni erano ancora più misogini dei giapponesi?
Ed ecco alla 18esima puntata fare la sua apparizione la prima donna della Tribù dal Sangue Nero, l'Eva aliena, una bella aliena, spietata ed infida, ma patata, tipo la puffetta in un mondo di Puffi.
La società giapponese di quel periodo dava poco spazio alle donne (meno della nostra, probabilmente), un altro aspetto del mondo del lavoro giapponese era (e a grandi linee penso sia ancora) l'assenza di meritocrazia, causato dall'avanzamento di carriera dato dall'anzianità e dal fare parte di un gruppo specifico, niente outsider. Quindi vedere il maestro Takamine che, senza essere un militare, viene nominato comandante dell'Organismo Segreto di Difesa (o come lo chiameranno) in quanto è il più informato sugli alieni, è abbastanza inverosimile. Tra l'altro la più informata sugli alieni sarebbe Mari, la madre di Takashi, non Takamine, che ha imparato tutto da lei, ma Mari è una donna, ergo si torna al punto di cui sopra.
Non mancano gli effetti speciali fantasmagorici, ma purtroppo nessun attore o stuntman è stato messo a rischio della vita in questa puntata   T_T
Sulle ingenuità della trama, in alcuni casi un po' esagerate, ci torno più sotto.



Perché l'episodio si intitola "Prove concrete"?
Perché dopo 17 puntate in cui il Giappone è devastato da ogni tipo di kaiju alieni, il governo giapponese è ancora convinto che questi nascano a causa dell'inquinamento...
E quindi c'è bisogno che un tizio proietti un filmino in superotto con il riassunto delle puntate precedenti.


Come accennato sopra il maestro Takamine sta proiettando un filmino che illustra l'opera distruttiva dei kaiju visti nelle puntate precedenti, visto che le autorità militari pensavano, in base al doppiaggio, che questi mostri fossero causati dallo sfruttamento indiscriminato dell'ambiente.
Da notare che non si vedono politici o burocrati civili, solo militari...

lunedì 6 luglio 2020

Mazinga contro l'atomica, gli anime giapponesi degli anni settanta come metafora della guerra




TITOLO: Mazinga contro l'atomica, gli anime giapponesi degli anni settanta come metafora della guerra
AUTORE: Giorgio Messina
CASA EDITRICE: CentoAutori
PAGINE: 214
COSTO: 14€
ANNO: 2020
FORMATO: 20 cm X 13 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788868722364


Bel titolo, sottotitolo interessante, comprato subito, anche perché io ho sempre avuto interesse per la politica estera e le dinamiche di scontro/rapporto fra le nazioni/blocchi (articoli di giornale e saggistica specializzata), quindi era il mio saggio!
Non il primo in tema, per esempio in "Shooting Star, sociologia mediatica e filosofica politica di Atlas Ufo Robot" si trattano argomenti simili, ma Goldrake-centrici.
Ho letto tutto il saggio di Giorgio Messina, ho trovato qualche errore (può capitare), ma la mia critica inizialmente era che avevo letto una sequela di sinossi di serie animate anni 70 (alcune delle quali non avevano nesso con la guerra) e ben poco di analisi sulla "metafora della guerra" o  sull'atomica.
Riflettendo sulla mia libreria di "saggistica anime" mi metto a cercare un altro titolo che mi pareva avesse a che fare molto con questo, lo trovo... non era simile... era identico... stesso autore, stesso indice, stesso scritto... pure gli errori erano gli stessi... però cambiava il titolo...
Queste sono le cose che non digerisco...




Nel 2010 venne pubblicato "Anime in guerra", nel 2020 " Mazinga contro l'atomica", nel 2030 pubblicheranno "Mazinga in guerra contro l'atomica"?   :]
Nella recensione sopra mi ero concentrato sullo scritto, ma ai tempi avevo già notato la poca analisi sulla guerra e sulla pace, mi auto-cito:

"da notare che il corpus di questa analisi sono le trame dei cartoni animati. In pratica ci si ritroverà a leggere dettagliate recensioni della trama di ogni anime di carattere bellico, con alla fine di essa una più o meno breve valutazione sugli aspetti bellici della serie. Forse si sarebbero dovuti invertire i rapporti, una breve recensione della trama (sicuramente necessaria) ed una parte più ampia di analisi."

Quindi nel 2010 avevo già visto questa pecca, che è rimasta immutata in quanto lo scritto è restato identico... 



E nel 2010 avevo notato anche questo grave errore, cioè non riconoscere al grande Isao Takahata la paternità de "Il segreto della spada del sole", ed invece affibbiarlo al più famoso (nel 2010)  Hayao Miyazaki. 
L'errore era già grave nel 2010, ma nel 2020 è imperdonabile... 
Come è imperdonabile avermi fatto riscucire 14 euro per leggere la medesima cosa del 2010 con i medesimi errori...
Ancora più imperdonabile non aver riportato in nessuna parte del saggio che questa era una riedizione di un titolo già pubblicato, con un altro titolo!
Chiaro che a saperlo non lo avrei ricomprato.
Spesso si legge della crisi dell'editoria, la colpa sarà di certo della scarsa propensione degli italiani alla lettura, ma ha senso per una casa editrice fare queste furbate nei confronti di quella minoranza che si ostina a comprare libri?
Comprendo che si volesse ripubblicare il saggio, magari sarebbe stato più corretto lasciare il precedente titolo, magari avvertire in copertina che era una seconda edizione con un titolo differente.
Ma se si cambia il titolo, non si potrebbe almeno rivedere lo scritto allo scopo di eliminare eventuali errori?
Magari aggiungere mezzo capitolo...
L'unica cosa buona di aver ricomprato e riletto il medesimo scritto è che mi son reso contro che, rispetto al 2010, ho beccato più errori, quindi si vede che qualcosa in 10 anni ho appreso, oppure li avevo notati anche nel 2010, ma glissai per non fare il pignolo  ^_^