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giovedì 20 agosto 2026

Il processo di Tokyo, la Seconda Guerra Mondiale a giudizio



TITOLO: Il processo di Tokyo, la Seconda Guerra Mondiale a giudizio
AUTORE: Gary J. Bass
CASA EDITRICE: Mondadori
PAGINE: 852
COSTO: 32 €
ANNO: 2025
FORMATO: 24 cm X 16 cm
REPEPRIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788804759300

A pagina 18 l'autore avverte:
"Questo è un libro lungo, e lo è necessariamente.
Cerca di documentare il funzionamento interno del processo di Tokyo, i suoi aspetti giuridici e politici e la lunga ombra che ha gettato. "

Infatti le pagine ammontano a 852, comprese le note e la bibliografia, senza queste ultime, la parte leggibile è di solo di 715 pagine   ^_^
Tutto il libro è scritto in maniera comprensibilissima, non pesante, scorrevole.
Nel caso non si fosse mai letto nulla sul processo di Tokyo questo saggio è più che esaustivo, se, invece, non si fosse mai letto nulla sulla Guerra del Pacifico, qualcosa potrebbe mancare, per quanto l'autore cerca sempre di dare un contesto della situazione prima, durante e dopo il conflitto.
Alcune parti inerenti i crimini disumani commessi dal Giappone non sono molto presenti, ma solo perché non vennero presi in esame da questo processo. Per esempio quello che concerne la "Unita 731", di cui l'autore dà conto lo stesso, anche se venne nascosta come prova a carico degli imputati.
Inserisco a fine recensione i link diretti ad altre mie recensione sui crimini commessi dall'esercito Imperiale, a cui vanno aggiunti quelli su "Hirohito".

Il saggio approfondisce tre argomenti principali:
lo scontro tra eserciti; lo scontro tra imperi; lo scontro tra ideali.

E' ovviamente impossibile, almeno per me, dare conto di un volume tanto dettagliato, cercherò di riportare gli argomenti cardine di ogni capitolo, con l'ausilio di alcune scan riguardanti talune tematiche.
Lo scopo è quello di dare la parola direttamente all'autore, senza mie elucubrazioni a caso.
L'indice (a fine post), riporta i titoli anche i singoli paragrafi, cosa che aiuta a capirne un po' i contenuti.
Consiglio vivamente di acquistare il tomo.
In particolare ho inserito immagini delle pagine per quello che riguarda la tragica figura dell'Imperatore, visto che sul web mi è capitato (più volte di quello che sarebbe stato logico che capitasse) trovare difensori a spada tratta di Hirohito. Il fatto che venne risparmiato per una questione di realistica tenuta dello Stato giapponese dopo la resa è un fatto, che lo si sia trasformato in un fervente pacifista ex post è una di quelle ingiustizie proseguite anche dopo la fine della guerra. Già è irritante leggerlo negli scritti nipponici, ma dagli italiani fa fin ridere   T_T



Capitolo 1
Viene spiegato come si formò l'idea di un processo sia a Norimberga che a Tokyo contro i crimini di guerra tedeschi e giapponesi (gli italiani no, tutti "brava gente"...), cosa non scontata, in quanti molti tra i vincitori volevano procedere ad esecuzioni capitali senza processo.
Sono riportati i vari punti di vista e le contraddizioni, tra cui il trattamento riservato ai cittadini nippoamericani internati negli USA.

Capitolo 2
Il capitolo inizia con la morte di Roosevelt e il passaggio di consegne a Truman, con tutte le incognite del caso di un nuovo Presidente pressoché all'oscuro di molte questioni inerenti il versante asiatico della guerra.
Viene trattata la battaglia di Okinawa, della resa tedesca e dello sviluppo finale della bomba atomica, allo scopo di evitare l'invasione di terra del Giappone.

Capitolo 3
Sono riportate le discussioni su come far accettare al Giappone la resa incondizionata, gli schieramenti differenti, le opzioni dell'invasione di terra del Giappone o l'uso delle atomiche.
Viene esposta la cronaca della dichiarazione di Potsdam.

Capitolo 4
Dopo il rifiuto nipponico alla resa incondizionata, l'uso delle atomiche venne confermato. Ne viene ripercorsa la preparazione e l'azione sul campo, a cui seguì la resa nipponica (alla seconda atomica, non alla prima...).

Capitolo 5
Il capitolo comincia con l'arrivo in Giappone di Douglas MacArthur e la firma della resa sulla Missouri. Come sempre sono riportati nel particolare tutti i fatti, aneddoti i citazioni dei protagonisti.
E' descritto come venne attuata l'occupazione del suolo giapponese, le difficoltà, la situazione sociale della popolazione.
Già in questa fase si avvia la deresponsabilizzazione morale e legale di Hirohito, trasformandolo in un pacifista in balia della cricca militarista, che cercò di opporsi al loro, ma fu (più e più volte) ingannato. Lo scopo finale era evitare una sommossa popolare in caso di una esecuzione di Hirohito e permettere agli USA di mantenere il minor numero di soldati ad occupare il paese.

Capitolo 6
Viene ripercorsa la frenetica attività giapponese atta ad eliminare i documenti compromettenti, che potevano provare una responsabilità di Hirohito, dei vertici militari e civili. Fina da prima della fine della guerra era stato dato l'ordine di bruciare i documenti compromettenti in tutti i teatri di guerra e l'attività proseguì anche con MacArthur insediatosi a Tokyo.
A titolo d'esempio i registri ufficiali dei reparti militari che "conquistarono" Nanchino non sono stati ancora trovati o pubblicati.
Sono riportati i vari arresti eseguiti dalla polizia militare USA, ma anche i personaggi che sfuggirono all'arresto per la protezione dell'Imperatore o statunitense.
Fare realmente piazza pulita dei responsabili dei tanti massacri era arduo, sia per la distruzione dei documenti, sia per l'entusiasmo e l'abdicazione con cui i giapponesi avevano eseguito gli ordini. Si decise, quindi, di individuare il gruppo di comando civile e militare, ma senza coinvolgere i nobili, gli imprenditori e gli ufficiali.
Un paragrafo specifico si addentra nella strategia statunitense per sollevare Hirohito da ogni responsabilità. 
Viene esposto anche l'incontro tra MacArthur ed Hirohito, che sancì la sua impunità e quella di tutti gli appartenenti alla famiglia imperiale.
La magnanimità di MacArthur non si estese ai suoi due nemici dell'esercito nipponico che occuparono le Filippine e lo scacciarono: il generale Yamashita Tomoyuki e il tenente generale Homma Masaharu.
Per questi due venne istituito un tribunale a Manila, senza tutte le tutele legali di quello prossimo venturo di Tokyo, il processo durò sette settimane e vide la condanna a morte di entrambi.

venerdì 2 maggio 2025

Fantasmi e guerrieri, giustizia e vendetta nell'immaginario giapponese



TITOLO: Fantasmi e guerrieri, giustizia e vendetta nell'immaginario giapponese
AUTORE: Giorgio Fabio Colombo
CASA EDITRICE: Edizioni Le Lucerne
PAGINE: 140
COSTO: 13 €
ANNO: 2021
FORMATO: 19 cm x 12 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791280147127



Il breve saggio analizza racconti sui fantasmi e di samurai connessi alla vendetta allo scopo di capire quale fossero i risvolti giuridici presenti nella narrazione e/o negli eventi storici.
Attraverso questi racconti l'autore illustra come fosse amministrata la giustizia nel Giappone pre moderno, cioè in gran parte in epoca Tokugawa (o prima).
Le ingiustizie subite dai vivi ricadevano sugli oppressori, ma solo dopo la morte della vittima in virtù della loro trasformazione in spiriti vendicativi. Ogni storia di fantasmi vendicativi svela una ingiustizia reale o una tipologia di ingiustizia che i potenti esercitavano verso le classi inferiori oppure verso le donne.
Un'interessante analisi storico-fantastica-giudiziaria, con l'unica pecca, ammessa dallo stesso autore nelle conclusioni, di essere un po' troppo breve.
Il saggio è stato pubblicato nel 2021, ma l'ho scoperto solo grazie alla bibliografia di "Itako, sciamane e spiriti dei morti nel Giappone contemporaneo".

I primi due capitoli fungono da introduzione alle tematiche trattate.
Nel terzo capitolo viene analizzato il racconto di fantasmi "La storia di Okiku" ("Bancho Sarayashiki").
Nel quarto capitolo si spiega come fossero trattate le controversie legali in epoca Tokugawa, in cui un inferiore/donna/classe sociale bassa non poteva avere giustizia verso un superiore/uomo/samurai.
Nel quinto capitolo l'autore si finge parte in causa in una controversia ipotetica accaduta in un villaggio rurale di epoca Tokugawa: il bue del vicino ha mangiato il nostro raccolto, che fare?

La trattazione illustra bene quanto poche fossero le possibilità di avere giustizia, in quanto il sistema spingeva i soggetti ad accordarsi in qualche modo, accettando anche di non venir risarciti.
Una volta spiegate le difficoltà nel farsi riconoscere giustizia dalle autorità, i capitoli dal sesto al nono prendono ad esempio la storia di fantasmi "La storia di Sakura Sogoro" per illustrare la trasformazione della vittima in spirito vendicativo.
Nel decimo capitolo viene presa in considerazione dal punto di vista giuridico la storia di fantasmi "La storia del fantasma di Yotsuya" ("Tokaido Yotsuya Kaidan"), riguardante i rivali in amore.
Dall'undicesimo capitolo si passa alla classe sociale che, invece, aveva il diritto di farsi giustizia da sé, cioè i samurai. Quando il samurai riteneva che il proprio onore fosse stato leso, poteva uccidere a fil di lama chi gli avesse fatto l'affronto, ma solo se era di una classe sociale inferiore. 
La vendetta verso un superiore o un parigrado samurai aveva una prassi legale differente, e non sempre il samurai poteva soddisfare l'ingiustizia subita. Per poter esercitare la vendetta verso un altro samurai, questo doveva essere autorizzato, iscriversi nel "registro delle vendette"(!), prendere un congedo dai suoi compiti(!!).

venerdì 25 aprile 2025

Itako, sciamane e spiriti dei morti nel Giappone contemporaneo



TITOLO: Itako, sciamane e spiriti dei morti nel Giappone contemporaneo 
AUTORE: Marianna Zanetta
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 256
COSTO: 20 €
ANNO: 2024
FORMATO: 20 cm x 13 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791222309033


Il saggio lo compari alla sua uscita, ma sono parecchio indietro con le letture... 
L'autrice premette subito che il tema "itako" è trattato dal punto di vista antropologico, ma cosa sono o chi sono le itako?
Sono donne sciamane che interagiscono con gli spiriti dei defunti e che devono (o dovrebbero) possedere un minus fisico per essere tali, cioè non vedenti.
Nel Giappone non attuale essere non vedenti, ma valeva per qualsiasi altra menomazione, era una condanna, specialmente se si era donne in una società maschilista. Una bambina, ragazza e poi donna cieca come poteva mantenersi e non essere di peso alla famiglia?
Diventava l'apprendista fin da bambina di una itako anziana, un apprendistato duro...
In questo saggio ho avuto la conferma che le itako non sono ben viste dalle autorità religiose ufficiali, in quanto considerate delle approfittatrici che campano sulle superstizioni (fa ridere il pulpito da cui viene mossa l'accusa). Effettivamente una persona che afferma di parlare con gli spiriti dei defunti, sempre che non si sia autoconvinta di possedere tale potere, è tendenzialmente considerabile poco corretta, diciamo così   ^_^
Il concetto analizzato nel saggio non è, come è ovvio, se le itako abbiano o meno questo potere paranormale, ma perché la società giapponese richiedeva e richiede una tale figura religiosa o para religiosa.
In questo blog cerco, magari non riuscendoci, di portare informazioni su un Giappone non stereotipato, non dico quello reale, ma almeno che non sia quello del turista occasionale.
L'autrice, parlandoci delle itako, ci racconta di uno spaccato che coinvolge più settori della vita comune giapponese: la vita della donna disabile e non; i rituali funebri; la vita nelle zone rurali.

Non è il primo saggio inerente le religioni giapponesi che recensisco oppure sui riti funebri, tra cui un altro della medesima autrice, quindi la tematica mi è conosciuta, ma anche chi non ha mai letto nulla in merito, non farà alcuna fatica a seguire i concetti espressi, in quanto il saggio è scritto in maniera chiara ed esemplificativa. 
Vengono individuate alcune parole chiave per guidare il lettore in questo viaggio tra le itako e i riti funebri nipponici: donna; sciamana; morte (kegare = impurità); famiglia; legame (en).

Questi termini/concetti vengono ben illustrati, sia dal punto di vista storico che nel contesto attuale del Giappone, in cui l'autrice si è recata, dopo studi in merito, dal 2012 nella regione del Tohoku, più specificatamente la prefettura di Aomori, per poi spostarsi in altre zone del paese.
Il primo capitolo è una mini full immersion sulle religioni in Giappone. Introduzione indispensabile per chi è a digiuno della tematica.
Il secondo capitolo illustra le itako sotto la lente della "teoria", della saggistica già pubblicata, degli studi e della storia.
Le donne cieche diventavano itako perché non avevano alternative per mantenersi economicamente nella società in cui vivevano. 
Viene ripercorsa la storia delle sciamane, delle miko, delle imperatrici sciamane e delle itako, in modo da contestualizzare storicamente i successivi capitoli.
Nel capitolo, oltre alle varie tipologie di miko, sono trattate le sciamane delle isole Ryukyu e degli Ainu.
Sono analizzati i vari riti svolti delle itako:
kuchiyose (possessione da parte di un defunto);
kami-oroshi (possessione da parte di un kami per conoscere il futuro);
oshirama-asobase (protezione di casa e famiglia).

domenica 16 marzo 2025

Wo, il paese di Yamatai e la regina Himiko - Cinque cronache cinesi antiche sul Giappone



TITOLO: Wo, il paese di Yamatai e la regina Himiko - Cinque cronache cinesi antiche sul Giappone
AUTORE: Massimo Soumaré
CASA EDITRICE: Unicopoli
PAGINE: 353
COSTO: 23 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm x 12 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788840022819


Quando ho visto questa copertina ad una Feltrinelli non potevo non comprare il libro   ^_^
Della regina Himiko ed il regno Yamatai avevo già letto in vari libri storici sul Giappone nei punti in cui si trattava (spesso brevemente) della storia antica nipponica, ma questo è il primo saggio solo su questa tematica.
Quindi non ero a digiuno di questa parte della storia antica giapponese né mi mancava l'interesse ad esplorarla più in dettaglio, ed il saggio ti permette di conoscere meglio l'argomento senza alcun sforzo. È' chiaro che io non ho le conoscenze per commentare uno studio tanto approfondito, e forse le motivazioni che mi hanno spinto alla lettura non sarebbero quelle corrette, cioè approfondire quali punti della vera storia antica giapponese collimassero con quello che vedemmo in Jeeg, ma resta il mio giudizio sulla totale accessibilità dello scritto.
L'autore non solo scrive il tutto in maniera comprensibilissima, ma cerca di rendere il più facile possibile individuare a quale passo delle cronache cinesi ogni suo commento si riferisce.
Piccolo passo indietro.
Penso che sia noto che le nostre conoscenze scritte della storia più antica del Giappone (il paese Yamatai e la regina Himiko) esistono grazie a ciò che scrissero i cinesi e i coreani, in quanto i giapponesi non possedevano ancora la conoscenza della scrittura. 
Il primo testo scritto nipponico è molto successivo:

Tra l'altro i giapponesi hanno sempre avuto una certa tendenza a mischiare miti e storia a scopi nazionalistici, quindi capitava che in scritti storici nipponici del passato non sempre passasse una rappresentazione reale della storia antica giapponese.


Quindi l'autore ha passato in rassegna gli scritti cinesi e coreani (in ideogrammi, ovviamente), ha svolto un'opera di comparazione sia dei testi che degli ideogrammi, ha tradotto ogni passo in cinese o coreano di queste cronache non giapponesi e poi le ha commentate in maniera puntuale e chiara.
Sono presenti innumerevoli commenti per cercare di chiarire le parti non certe o con più interpretazioni, magari dovute a semplici errori di trascrizione di ideogrammi cinesi avvenute secoli addietro.
Ogni riga di traduzione contiene gli ideogrammi cinesi o coreani ed un numero tra parentesi, il commento fa riferimento a questo numero tra parentesi, quindi è impossibile perdersi tra le righe di questi antichi testi cinesi e coreani.
Sinceramente non mi viene in mente cosa di meglio si sarebbe potuto fare per rendere il tutto più chiaro di così, lo scritto l'ho capito io, quindi è alla portata di tutti  ^_^
Tra l'altro l'opera in originale è in inglese, tradotta finalmente in italiano dallo stesso Soumaré.
Qui sopra la scan del libro dove viene a sinistra riportato lo scritto originale cinese (la cronaca dei Wei) e a destra la traduzione letteraria, si notino i numeri tra parentesi.
Nella scan qui sotto la parte del commento, dove ogni numero corrisponde a quello sopra, quindi si può agevolmente fare un po' avanti ed indietro senza perdersi mai tra le pagine del libro.
Le cronache cinese antiche analizzate dall'autore sono:
la cronaca dei Wei (che occupa gran parte del saggio, essendo la prima ad essere stata stilata, ben 148 punti);
il Libro degli Han posteriori;
il Libro dei Jin;
il Libro dei Qi meridionali;
il Libro dei Song;
la stele commemorativa di Kwanggaet'o

domenica 5 gennaio 2025

Archaeologia Mundi - Enciclopedia Archeologica Giappone


TITOLO: Archaeologia Mundi - Enciclopedia Archeologica Giappone 
AUTORE: Vadime Elisseeff
CASA EDITRICE: Nagel
PAGINE: 224
COSTO: 2 €
ANNO: 1976
FORMATO: 24 cm x 16 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 


Il post è pensato per essere consultato assieme a quello linkato qui sotto:

Quando ho trovato questo volume sull'archeologia giapponese ho pensato subito a Jeeg  ^_^
Ok, non è il massimo della confessione culturale, ma è la verità... 
La particolarità del volume è che è strapieno di immagini, ben 146, che ho scannerizzato quasi tutte, tutte quelle sui reperti.
Dato che la serie di Jeeg prende spunto, almeno nelle intenzioni originali, dalla storia antica nipponica, mi è venuta la curiosità di controllare se gli autori della serie animata usarono una base reale archeologica. Inoltre volevo capire in quante occasioni, eventualmente, si basarono su pubblicazioni giapponesi del periodo. In questo mi viene in aiuto l'anno di pubblicazione del volume in Italia, il 1976. Considerando che la serie di Jeeg in Giappone venne trasmessa nel 1975, che le immagini inserite sono ovviamente di fonte nipponica, vuol dire che gli autori dell'anime poterono consultare a grandi linee il medesimo materiale.
Un libro moderno sull'archeologia nipponica non avrebbe lo stesso valore di fonte.
Direi che con buona approssimazione questo libro è, almeno in parte, quello che potevano consultare gli sceneggiatori e i registi della Toei.
Inizialmente avevo pensato di fare un unico post sia con le immagini dei reperti che con le scene di Jeeg con attinenza archeologica, ma il tutto sarebbe venuto fuori un po' troppo caotico.
Quindi mi è parso più sensato fare due post distinti, questo con tutte le immagini del volume, anche quelle che non trovano corrispondenza in Jeeg, magari a beneficio di qualche appassionati del tema, ed uno che raffronta l'archeologia Yamatai con il regno Yamatai di Jeeg.

Nella pagina di Wikipedia di Jeeg vengono già trattate le analogie storiche con la serie, ma nel mio caso mi baso solo sulle immagini:



Ne consegue che ho riportato solo lo scritto che riguarda la Regina Pimiko/Himiko e il regno Yamatai, tanto per restare in tema con Jeeg.
Ovviamente queste sono le informazioni che si potevano reperire nel 1976, l'autore del volume non era italiano, quindi, di nuovo, ritengo che a grandi linee erano le medesime informazioni a disposizione degli autori nipponici della Toei.


Vadime Elisseeff

Vadime Elisseeff, nato il 4 maggio 1918 a San Pietroburgo e morto il 29 gennaio 2002, è uno storico e storico dell'arte francese specializzato in Estremo Oriente. La carriera di Vadime Elisseeff è intimamente legata alla vita del Museo Cernuschi di Parigi, uno dei rari musei in Occidente le cui collezioni sono esclusivamente dedicate all'arte cinese, che ha diretto dal 1956 al 1982. E tuttavia le sue attività professionali, tra l'UNESCO e il Centro di documentazione per la Cina contemporanea, come i suoi argomenti di interesse (il dialogo Oriente-Occidente, le arti dell'Asia dalla preistoria agli artisti viventi, l'arte russa, tra gli altri) lo hanno portato ad avere un campo di competenza molto più ampio. Direttore del museo Guimet dal 1982 al 1986, ha dovuto imporre l'idea di intraprendere lì un lavoro su larga scala, che è stato fatto da Jean-François Jarrige, il suo successore.


Qui sotto riporto lo schema cronologico solo del Giappone, nel volume c'è anche quello di Cina e Corea.
Ho fatto un copia, taglia ed incolla per avere su due file (sopra e sotto) entrambe le pagine inerenti il Giappone.
La preparazione del post è durata parecchio, in quanto ho copia/incollato ogni singola didascalia inerente i reperti che nel volume era alla sua fine, mentre ora di ogni immagine si può leggere cosa sia.

sabato 15 giugno 2024

"Selezione dal Reader's Digest" articoli vari 1978/1979/1980


Continua la mia rassegna di articoli con tematica varia su una testata, che ammetto essere un po' caotica come scelta, il cui scopo principale e quello di liberarmi spazio in casa (prioritario!), ma anche rendere palese che per trovare un singolo articolo della carta stampata sui cartoni animati giapponesi dagli anni 70 (o anche anni 60) fino agli anni 80, mi compro pile di riviste che alla fine si possono dividere in tre gruppi:
1) contenenti articoli sui cartoni animati giapponesi, di norma molto basso dal punto di vista numerico;
2) contenenti articoli vari su altri argomenti di interesse del blog, in numero maggio rispetto al n° 1;
3) nessun contenuto a me utile, grandemente maggioritario...

Salviati questi articoli dall'oblio editoriale, alcuni li posti, tutti li inserisci nell'indice dell'Emeroteca Anime a beneficio di chiunque, e te li ritrovi a pagamento su riviste e libri, è seccante  ^_^
Terminata la lagnanza giornaliera, procedo con la testata "Selezione dal Reader's Digest", che era di matrice prettamente statunitense come comparto redazionale, ma con l'inserimento di occasionali articoli declinati per l'Italia.
Di questa testata ho comprato le annate 1978, 1979 e 1980, ho trovato pochino, ma qualcosa è pur saltato fuori, e vista la visione made in Usa della redazione, ci vengono date delle informazioni che spesso mancavano negli articoli della carta stampata nostrana, specialmente sui film e sui programmi televisivi

I numeri della rivista mensile li espongo come al solito in ordine cronologico, la data è ben visibile sulla copertina, ergo non necessitava di un mio intervento per renderla chiara, come fatto nei post precedenti per le altre testate.



Proprio in questi giorni dovrebbe essere reso disponibile su "Disney+" un documentario di Ron Howard su Jim Henson, l'ideatore e creatore dei "Muppets", questo articoli di John Culhane inquadra "i divi di pezza" non dal punto di vista italico (rifarsi agli articoli nostrani), ma da quello statunitense.
L'articolo venne pubblicato nell'aprile 1978, sfruttando l'arrivo dei pupazzi sulla Rai.
Viene spiegato che "Muppets" nasce dall'unione tra i termini "marionèttes" e "puppets", informazione già presentata su un "TV Sorrisi e Canzoni" di presentazione dello show, mentre la mini biografia su Jim Henson ritengo sia un'anteprima.

sabato 13 gennaio 2024

Onibaba, il mostruoso femminile nell'immaginario giapponese




TITOLO: Onibaba, il mostruoso femminile nell'immaginario giapponese
AUTORE: Rossella Marangoni
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 208
COSTO: 18 €
ANNO: 2023
FORMATO: 20 cm x 13 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788857599267


Nell'introduzione l'autrice si pone alcuni quesiti che bene illustrano il senso del saggio:
La presenza massiccia in Giappone di figure femminili mostruose nasconde qualcosa, certo, ma cosa?
Perché parlare di mostri femminili giapponesi?
Cosa spaventa nella donna, cosa minaccia?
Ma perché solo le donne subiscono questo trattamento in miti, favole e racconti?
Le donne sono per natura cattive?

Nel saggio vengono trattate una serie di figure femminili mostruose tipicamente nipponiche che, messe tutte assieme contemporaneamente, sollevano effettivamente qualche curiosità sociale:
onibaba, yamanba, yamauba, ubume, yukionna, yukinba, nureonna, ningyo, takaonna, shitanagabasan, nukekubi, han'nyaikiryo.

Questa criminalizzazione nasce dal panorama religioso nipponico, quando le donne, da potenti sciamane ed Imperatrici, vennero man mano relegate a figure marginali e negative, questo grazie alla presenza dei concetti shintoisti di "purezza" (hare) e "contaminazione" (kegare), che in origine non avevano una connotazione femminile, valevano indistintamente sia per uomini che per donne. Nello shinto è impura la morte e il sangue, quest'ultimo inizia a pesare più per le donne che per gli uomini quando la società giapponese diventa una casta di guerrieri, quindi il sangue versato in battaglia non è più impuro, mentre lo diventa il sangue femminile del parto e del ciclo mestruale ("aka fuju", cioè "impurità rossa").
A peggiorare la marginalizzazione femminile entrano in gioco prima il confucianesimo e poi il buddismo, che formula i "sette gravi vizi delle donne" nel 1300 ad opera del monaco Muju Ichire. 
Un altro esempio, tra i vari introdotti dall'autrice, è quello, fin impressionate, chiamato "sutra della Piscina di Sangue"...
In alcuni punti del saggio l'autrice giustamente si infervora per il trattamento subito dalle donne in Giappone, tanto che quasi mi son sentito in colpa, benché io non ne abbia responsabilità  :]
Nel primo capitolo vengono raccontati ed analizzati i mostri femminili presenti nel kojiki, e con la antesignana di tutte, Izanami, che da dea buona si trasforma in dea vendicativa.
Il secondo paragrafo si concentra sulla storia della figlia del dio del mare, Toyotama.
Nel secondo capitolo vengono trattati alcuni testi antichi da cui sono state prese fiabe e racconti del folclore con protagoniste mogli ingannatrici, matrimoni interspecie (con donne che erano animali/dee), esseri "bakemono", cioè che si trasformare, in particolare la femmina "kitsune" (volpe).
Sono illustrati due racconti con delle kitsune, un maschio (Tamamizu monogatari) ed una femmina (Tamamo no mae no soshi), per annotare le differenze di trattamento a discapito della figura femminile.
Viene analizzata la figura della "yukionna", la sposa di neve e quella della "moglie che non mangia".
Piccola chiosa mnemonica da fan dei "cartoni animati giapponesi", benché forse non avesse nesso con il tema del saggio, sarebbe stato interessante leggere qualcosa sui personaggi mostruosi femminili nipponici con cui noi bambini di fine anni 70 venimmo a contatto tramite gli anime. Basti pensare proprio alle varie rimodulazioni della fiaba della principessa delle nevi, ne rammento una molto bella in Jeeg. 

mercoledì 1 novembre 2023

Kokoro, il Giappone tra pop e disincanto



TITOLO: Kokoro, il Giappone tra pop e disincanto
AUTORE: Noemi Pelagalli
CASA EDITRICE: Corbaccio
PAGINE: 290
COSTO: 19,90 €
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9791259921123


Il seguente saggio non è per nulla incentrato su manga ed anime, che tocca in maniera solo periferica ed entro il perimetro culturale contemporaneo nipponico, quindi differente dalle ultime pubblicazioni in tema, ma con queste mantiene delle similitudini:
casa editrice nuova alla tematica; autrice legata al mondo dei social, in particolare un blog sulla cucina; molte immagini; pubblicazione in un frangente di grande interesse verso il Giappone; casa editrice che pare abbia aiutato poco l'autrice.

Si discosta, però, dalle recenti pubblicazioni (consultare le recensioni di libri precedenti a questa), oltre al fatto che non tratta essenzialmente di manga ed anime, da altre caratteristiche base, che parevano ormai desuete in editoria:
glossario di 23 pagine bibliografia, sitografia ed addirittura le note a piè di pagina!

Sarò sincero, quasi mi son commosso nel leggere le note a fondo pagina, con il loro bel numerino atto a spiegare parole, periodi e concetti che non tutti possono conoscere.
Della casa editrice "Corbaccio" ho solo altri due titoli inerenti il Giappone, uno è del 1925, l'altro sullo stupro di Nanchino perpetrato da parte dei giapponesi.
Ho anche un altro libro con il titolo "Kokoro" (cuore, se non sbaglio), scritto da Lafcadio Hearn nel 1895, e parrebbe che l'autrice abbia seguito il medesimo spirito:

L'autrice è una millennials, nata tra fine anni 80 e i primi anni 90, ha viaggiato molte volte in Giappone, non direi sia una fan sfegatata di manga ed anime, cosa per nulla negativa.
Quando l'ho preso dallo scaffale della libreria temevo in un mega frullato di cose a caso, sempre nell'ottica di sfruttare al massimo l'onda nipponica editoriale, mentre nel totale il saggio rende una buona panoramica storica e sociale del Giappone dall'era Tokugawa ai giorno nostri, con un solo dubbio che enuncerò più sotto.
Il fatto che l'autrice si addentri nella situazione politica e sociale del Giappone di questi ultimi anni non è un aspetto da poco, spesso la saggistica di questa tipologia si ferma ai primi anni 2000 o al massimo al triplice disastro di Fukushima nel 2011.
Una pecca dello scritto è che tocca tantissimi argomenti, spesso sfiorandoli, magari non approfondendone alcuni che personalmente ritengo più importanti, come la situazione degli hikikomori (trattata in maniera un spiccia e superficiale) e del ijime/bullismo scolastico. 
L'autrice si concentra di più sulla parte storica fino alla fine della seconda guerra mondiale, per poi concentrarsi più sugli aspetti sociali, usando la cucina, la moda e le mode giovanili, la musica, ma anche i film e la narrativa, come specchio dei cambiamenti della società giapponese dagli anni 50 al 2023.
La parte che ho trovato più interessante è quella delle varie mode giovanili nate a Tokyo dagli anni 80 fino ad oggi, è sempre un interessante dedalo da seguire quello delle sub culture giovanili nipponiche  :]
Lo scritto non è assolutamente un'agiografia della società giapponese, non vengono sottaciuti né i crimini di guerra (come Nanchino) né il razzismo, e vengono evidenziate varie criticità sociali passate ed attuali presenti in Giappone.
Nella moltitudine delle informazioni date mi è parso di notare qualche imprecisione, forse dovuta all'avere concentrato molte informazioni, probabilmente eliminando le immagini, che occupano nel totale una cinquantina di pagine (su 234), si sarebbe potuto esporre il tutto con maggiore chiarezza ed approfondimento.
Rimando all'indice del saggio a fine post per consultare tutti i temi trattati, ben illustrati.




Un esempio di come è strutturato il saggio. 
Nelle pagine in questione l'autrice, che è tornata in Giappone nel maggio 2023, chiosa sul turismo di massa ignorante di cultura giapponese promosso dallo stesso governo nipponico ed ormai mal sopportato dalla popolazione.
Il dubbio sulla valutazione dello scritto a cui alludevo poco sopra è dato da un certo numero di errori che mi è parso di aver rinvenuto, ovviamente li ho trovati in argomenti che più o meno conosco, ma in quelli che non conosco ci saranno? E quanti?
Forse la casa editrice avrebbe potuto fare qualche controllo maggiore, se delle imprecisioni le ho trovate io, penso fossero alla portata di molti. 
A pagina 41, trattando del periodo della fine dell'era Tokugawa, si afferma che:
"...la presenza degli stranieri in Asia era sempre più forte. Al motto "Sonno joi" (Riverite l'imperatore, cacciate i barbari), i nazionalisti estremisti cercarono di arginare i continui tentativi di incursione da parte di Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti, ma nel 1853 il Giappone comprese che ogni tentativo di opposizione era vano. Quando il commodoro statunitense Matthew Perry attraccò con le sue navi da guerra nella baia di Edo..."

sabato 17 giugno 2023

Giappone: Il culto dell'Imperatore dalle origini divine a Hirohito, fra Stato e credo - volume 13 della collana "Giappone cultura e tradizioni del paese del Sol Levante" del Corriere della Sera



TITOLO: Giappone: Il culto dell'Imperatore dalle origini divine a Hirohito, fra Stato e credo - volume 13 della collana "Giappone cultura e tradizioni del paese del Sol Levante" del Corriere della Sera
AUTORE: 
CASA EDITRICE: RCS Mediagroup
PAGINE: 127
COSTO: 9,99 €
ANNO: 2023
FORMATO: 23 cm x 19 cm
REPERIBILITA': disponibile in edicola
CODICE ISBN: 9772037021563



Dei 13 numeri pubblicati (tra l'altro oggi esce il 14esimo che non prenderò) ne ho comprati quattro (5-6-12-13), di questi quattro che ho comprato questo 13esimo è di certo il migliore, non il meno peggio, ma direi abbastanza accettabile come illustrazione storica della figura dell'Imperatore nei secoli.
Peccato che nonostante Hirohito sia citato pure nel titolo, sulla sua figura si glissa parecchio, accennandolo alla fine della guerra e poi nel post guerra del Pacifico. Fine... ma ci torno appena più sotto.
Questa dimenticanza grave non è causata dalla mancanza di spazio, in quanto come in tutti i numeri della collana le immagini restano straripanti, 72 pagine di immagini su 126 totali, poi riduci la trattazione della figura di Hirohito come Imperatore a poche pagine...
Il primo capitolo tratta l'Imperatore nipponico da come lo si può leggere sui testi mitologici giapponesi.
Il secondo capitolo parte dalla più profonda antichità fino all'inizio dell'era Meiji, sempre con la figura dell'Imperatore come centro della storia, quindi poco gli Shogun.
Il terzo capitolo spiega come venne creato in epoca Meiji il legame tra la figura dell'Imperatore ed il popolo, che prima di allora neppure sapeva della sua esistenza.
Sono trattati i temi delle parate dell'Imperatore Meiji, la foto sacra dell'Imperatore (Il ritratto dell'Imperatore), il rescritto imperiale sull'educazione che introdusse la sua venerazione a scuola, l'inizio del collegamento tra i ciliegi in fiore ed il sacrificio in battaglia per l'Imperatore.
Il quarto capitolo sarebbe quello che dovrebbe trattare di Hirohito corposamente, ma salta numerosi aspetti. Comunque viene spiegato come si trasformò l'esercito e la marina in fedeli esecutori delle volontà imperiali, sono trattati brevemente anche i kamikaze.
Come già scritto sopra il capitolo resta monco, perché di colpo di ritrovi Hirohito che dichiara di non essere una divinità e del periodo del dopo guerra (brevissimamente), e come venne usata la figura di Hirohito prima e durante la guerra?
Nonostante questa enorme lacuna, per esempio non viene mai citato il fascismo giapponese del periodo, resta lo scritto migliore dei quattro in mio possesso, ciò illustra bene la superficialità degli altri tre.  
Resta utile per un primo approccio a questo aspetto della storia del Giappone, magari per stimolare ulteriori approfondimenti:


domenica 30 aprile 2023

Giappone: La scienza della guerra: bushido, samurai e seconda guerra mondiale - volume 6 della collana "Giappone cultura e tradizioni del paese del Sol Levante" del Corriere della Sera



TITOLO: Giappone: La scienza della guerra: bushido, samurai e seconda guerra mondiale - volume 6 della collana "Giappone cultura e tradizioni del paese del Sol Levante" del Corriere della Sera
AUTORE: 
CASA EDITRICE: RCS Mediagroup
PAGINE: 127
COSTO: 9,99 €
ANNO: 2023
FORMATO: 23 cm x 19 cm
REPERIBILITA': disponibile in edicola
CODICE ISBN: 9772037021563



Sesta uscita della collana del Corsera sul Giappone, secondo mio acquisto, il mio primo libro mi aveva colpito per le tante inesattezze presenti, questo secondo di carattere storico mi è parso abbastanza corretto.
Ovviamente non sono mica uno storico, ma non ho notato errori grossolani come nel quinto numero della collana. 
Le immagini presenti in questo numero sono occupano poco più di 70 pagine, che su un totale di 127 sono una enormità... e sono ben più del quinto numero, che si attestava sulle 60 pagine di immagini.
Dato che questa collana ipotizzo abbia lo scopo di dare delle informazioni sul Giappone a lettori che lo conoscono poco o per nulla, magari ridurre le immagini ad un numero limitato, sostituendole con quei piccoli caratteri che di norma si inseriscono in un libro, che sommati uni agli altri formano frasi scritte ed esprimono concetti, forse avrebbe adempiuto meglio allo scopo della collana.
Se poi lo scopo finale di questi 25 volumetti è quello di far cacciare 9,99 euro a numero ai lettori, massimizzando il guadagno a fronte di uno sforzo informativo minimale, allora ho torto io   :]
Ho acquistato questo sesto numero anche perché ero curioso di leggere come era trattata la "Seconda Guerra Mondiale" o, come forse sarebbe stato più saggio riportare in un volume che si occupa solo nel Giappone, la "Guerra del Pacifico".
I crimini di guerra nipponici non sono sottaciuti, compreso il massacro di Nanchino e Manila, purtroppo manca un qualsiasi accenno alle "Unità 731" del colonnello Ishii e ad altri crimini, inoltre la figura dell'Imperatore Hirohito non è praticamente approfondita, lasciato sullo sfondo, come se lui fosse lì per caso in quel periodo.
La trattazione del saggio si focalizza sulla guerra, quindi si inizia dal 400 a.C. con il predominio del clan Yamato, si narra del periodo del medioevo fino alla era Tokugawa. Tocca quindi all'era Meiji fino alla Guerra del Pacifico e alla sconfitta del Giappone.
L'aver inserto così tante inutili immagini ha obbligato l'estensore del saggio a fare un po' di salti mortali per cercare di rendere un minimo chiari l'evolversi dei fatti storici dai primi del 900 agli anni 30, non sempre riuscendoci.
Per esempio nella sola pagina 85 si passa dal trattato navale di Washington del 1921 al finto incidente del ponte Marco Polo in Cina del 7 luglio 1937, con in mezzo qualche accenno ad altri fatti.
Poi da pagina 92 a pagina 96 (di cui solo due mezzo scritte), dove si tratta dei primi anni 40, si spiega il meccanismo propagandistico che permise di trasformare dall'Era Meiji l'Imperatore in un Dio, allo scopo di avere un popolo ciecamente obbediente e fargli sopportare qualsiasi sacrificio, infine quello della vita.
Tutto corretto, ma inserito nel punto sbagliato.
Come nel quinti numero ho trovato punti che mi son parsi un po' confusi, il più eclatante è quello che riporto qui sotto di pagine 73.



Direi che qui siamo al semplice errore, per quanto grave, perché il movimento "sonno joi", cioè "onore all'Imperatore, cacciare i barbari/stranieri Occidentali", nacque ovviamente dopo che i barbari Occidentali tornarono in Giappone dal 1854.
Negli anni 30 del 1800 non si poteva inneggiare alla cacciata di stranieri che in Giappone non esistevano...
Pe dimostrare che non sto vaneggiando riporto qui sotto una pagina del saggio "Storia del Giappone", che riporta lo stesso concetto espresso anche dagli altri saggi storici sul Giappone.
Leggete le due pagine e valutate.

domenica 2 aprile 2023

Hirohito, un imperatore fra due epoche



TITOLO: Hirohito, un imperatore fra due epoche
AUTORE: Alarico Lazzaro
CASA EDITRICE: Historica Giubilei Regnani
PAGINE: 260
COSTO: 20 €
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788833374369



Toccando il tema dell'Imperatore Hirohito ho più volte annotato che i saggi scritti quando egli era ancora in vita sono di norma molto attenti a discolparlo da responsabilità per l'espansionismo nipponico, il conflitto nel pacifico, i crimini di guerra (per esempio Nanchino e l'Unità 731), la continuazione del conflitto anche quando era chiaro che il Giappone stava soccombendo, infine la non accettazione della resa dopo la prima bomba atomica sganciata dagli Usa.
La saggistica scritta dopo la morte di Hirohito di norma, invece, non nasconde i fatti sopra elencati.
Questo saggio mi ha sorpreso perché pare pubblicato nel 1953 in Giappone, mentre è stato pubblicato nel 2023 in Italia, in quanto prende sempre le difese di Hirohito, mancando di elencare alcune responsabilità dell'Imperatore e quando cita responsabilità nipponiche, precisa sempre che Hirohito non sapeva, non voleva, era contrario, fu obbligato etc. etc. etc.
Impressionante quante volte si ripete che Hirohito era un pacifista, alla fine del saggio quasi ne ero convinto pure io, quasi... e meno male che era un pacifista, perché se fosse stato cattivello...  ^_^
Confrontando la bibliografia riportata dall'autore (vedere a fine post) con l'elenco dei libri presenti qui sul blog, a parte i libri in inglese per me non fruibili, forse manca qualche titolo, che magari avrebbe reso lo scritto meno sbilanciato sul versante del pacifismo di Hirohito.
Spesso viene fatto riferimento al saggio di Leonard Mosley ("Hirohito") della Longanesi pubblicato nel 1970 in Italia, che è l'unico in italiano che non ho letto, sarà mia premura recuperarlo, ma mi chiedo se non c'era un qualche scritto un po' più recente su cui fare così tanto affidamento, tipo questo:

Nel caso non si fosse capito, paleso che il saggio non l'ho apprezzato, assolutamente di parte, in maniera antistorica, non c'è più motivo di difendere la figura di un personaggio ormai defunto da trenta e passa anni in un contesto internazionale mutato. L'unico fattore che non è cambiato, rispetto a quando Hirohito era in vita, è l'incapacità nipponica di assumersi in pieno le responsabilità dei crimini guerra commessi dall'esercito imperiale.
Nel libro non è mai citata l'Unita 731, come mai citato è il colonnello Ishii, nonostante qualche connessione con la famiglia imperiale esiste.
Uno dei tanti aspetti che mi ha colpito negativamente di questo saggio sono le parole con cui ci si riferisce ad Hirohito, sempre discolpandolo a priori, sempre precisando il suo pacifismo.
Visto che questo aspetto lessicale agiografico verso Hirohito mi ha molto impressionato fin dall'inizio dello scritto, ho iniziato ad annotarmi termini e pagina, poi, ad un certo punto, ho smesso, perché non avrei mai finito di leggere il libro a forza di riportare tutte le frasi hirohitiane:
pag. 7 "divino padre della patria" (fu Meiji il padre della patria moderna)

pag. 10 "leader silenzioso" (leader? Quindi era ascoltato...)

pag. 11 "E' innegabile, tuttavia, il dolore con cui l'Imperatore visse i suoi anni al governo" (chi lo dice che è innegabile?)

pag. 13/14 "Il suo nome racchiude l'intrinseca magnificenza della carica che presto ricoprirà e nasce dall'unione di Hiro inteso come gentile e benevolo e Hito traducibile con virtù o benevolenza. Hirohito è quindi un portatore di benevola virtù o gentile benevolenza, fin dal primo momento in cui apre gli occhi" (Ma quindi, se Hitler significasse "gentile ed umano", sarebbe stato intrinsecamente buono?)

pag. 14 "(semplifico) l'Imperatore Meiji era un militarista, l'antitesi di Hirohito" (ancora pacifista)

pag. 16 "Hirohito... si addosserà le colpe anche davanti a Douglas MacArthur" 

pag. 23 "il giovane mostrava ottime doti balistiche e atletiche" ( "Hirohito era un bambino mingherlino, camminava trascinando i piedi, non restava dritto a causa della scoliosi, era miope (nonostante questa miopia rimase dei mesi senza occhiali perché “un imperatore non li porta”), i suoi fratelli erano tutti più prestanti di lui) Hirohito, l'imperatore opaco: mito e verità

pag. 28 "Che Hirohito potesse perdere di proposito (a golf) è possibile, considerato che abbiamo già constatato, fin dall'infanzia, la natura mite, disponibile ed estremamente dubbiosa circa la propria divina invincibilità"

pag. 40 A proposito del terremoto del Kanto nel 1923 "... il popolo giapponese avrebbe avuto la forza per ricostruire Tokyo seduta stante, se i vertici del governo avessero permesso a Hirohito di uscire dalle ieratiche mura del palazzo" (ma chi era?! Super Salvini?!?!)

pag. 45 "Quando Hirohito diventò finalmente Imperatore, decise di chiamare il suo regno Showa, dal significato di Pace Illuminata, a posteriori un vero e proprio ravviso del sarcasmo concretizzatosi a causa della fatalità di un destino distruttivo" (fatalità? destino distruttivo?)

pag. 61 "L'uscita dalla Società delle Nazioni fu un durissimo colpo per l'Imperatore"

pag. 95 ""L'Imperatore usciva di rado, era di umore cupo, dal viso pallido e sentiva sulle sue spalle il peso di un'escalation che non aveva voluto" (se ne sentiva il peso, magari sapeva di aver avuto delle responsabilità...)

pag. 99 "...a crederci (alla pace) sembrava realmente solo Hirohito durante tutti i colloqui con tutti i Primi Ministri..."

pag. 144 "Che Hirohito fosse un pacifista non è in dubbio, ma le fonti ci consegnano un ritratto di un Monarca che prova addirittura a spingere Tojo a negoziati di pace" (nel febbraio 1942 con la guerra in favore del Giappone)

Ribadisco, alla fine ho smesso di prendere nota delle frasi di questo genere, starei ancora leggendo il libro...

Eppure i quesiti posti nell'introduzione erano interessanti, peccato che a tutte quelle domande l'autore replica in un solo modo: Hirohito è innocente!
Quando si è un "capo" (eletto o meno) ci sono due opzioni nel caso di decisioni importanti:
ne eri al corrente, e quindi le condividi, se non ti sei opposto;
non ne eri al corrente, quindi sei un incapace a compiere i tuoi doveri.

sabato 1 aprile 2023

Ainu, un popolo alla ricerca dell'identità negata


TITOLO: Ainu, un popolo alla ricerca dell'identità negata
AUTORE: Susanna Marino e Stefano Vecchia
CASA EDITRICE: In Riga Edizioni
PAGINE: 171
COSTO: 20 €
ANNO: 2022
FORMATO: 21 cm x 21 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788893644082



Il libro, oltre alla storia e alle tradizioni, racconta l'attualità della vita degli Ainu in Giappone. Questo aspetto è abbastanza raro, in quanto spesso la saggistica, specialmente per tematiche di nicchia, guarda al passato (vedere i libri sugli Hikikomori, dove non si legge più nulla che informi sulla situazione attuale in Giappone).
L'indice del libro rende abbastanza palesi le tematiche trattate, parrà una banalità, ma non lo è affatto.
In vari punti dello scritto sono presenti dei codici QRCODE per poter vedere un video inerente al tema trattato, questo torna utile nella trattazione dei rituali Ainu e per capire come realmente erano e vivevano. Purtroppo, ovviamente non per colpa degli autori del saggio, essendo i filmati ripresi da macchine cinematografiche della fine del 1800 o dei primi del 1900, ci mostrano delle persone (non conta che siano Ainu) che si muovono in maniera ridicola, ed essendo dei filmati di popolazioni aborigene, pare quasi ridicolizzarli. Sembrano le vecchie comiche di Ridolini, neanche Stanlio e Olio, quelle erano più fluide , mio punto di vista  ^_^
Difetti: 
ampia spaziatura ai lati della pagina che riduce di molto lo scritto;
qualche riferimento errato nello scritto alle immagini presenti;
qualche ripetizione di concetti.

Nel primo capitolo si ripercorre la storia degli Ainu e dei loro progenitori dei tempi più antichi. Essendo gli Ainu un popolo senza scrittura, e che quindi tramandava la propria tradizione oralmente, si tratta di ipotesi basate su ritrovamenti archeologici e sugli scritti nipponici. Il mistero sulle origini degli Ainu nasce anche dal fatto che pure i giapponesi fino all'ottavo/nono secolo erano un popolo che non conosceva la scrittura, quindi anche le informazioni di riflesso sugli Ainu da fonte nipponica iniziano molto tardi.
In pratica l'origine e la storia degli Ainu è un mistero che probabilmente non verrà mai pienamente svelato.





Le popolazioni che facevano capo agli Ainu o ai loro antenati stanziavano in una area abbastanza vasta, che andava dalla foce del fiume Amur, l'isola di Sakhalin, l'Hokkaido, le isole Curili, fino ad alcune zone della Kamtchatka.
Poco più sotto inserisco una chiara tabella del libro che illustra come procedettero le culture Ainu e nipponica. In pratica prima degli Ainu esistevano le culture Satsumon e Okhotsk, tra l'800 e il 1200 d.C., la cultura Ainu iniziò attorno al 1450 d.C.. Lo scontro con i giapponesi per il controllo dell'Hokkaido termina con l'inizio dell'era Meiji, quando le popolazioni autoctone iniziano ad essere forzosamente assimilate dai Wajin, l'etnia giapponese.
Oggi di persone di origine al 100% Ainu penso che non ne esistano più, quindi, seppur è giusta e onorevole la lotta per far sopravvivere la loro cultura, questa è scomparsa dall'era Meiji, se parliamo della forma originaria.
Diverso è il discorso riguardo alle lotte contro le discriminazioni che i discendenti degli Ainu (che non sono più neanche Ainu al 100%!) debbono subire sia dalla popolazione giapponese che dalla legislazione, ma questo non sorprende chi conosce un minimo la società giapponese, che non digerisce alcuno che non sia giapponese totalmente (e in vari casi neppure i loro "pari"...).
Lo scritto solleva dubbi sul fatto che gli Emishi (o Ebisu) fossero gli antenati degli Ainu scacciati dall'Honshu fino in Hokkaido, quindi parrebbe che l'Ashitaka di "Mononoke Hime" non fosse il nonno degli Ainu  :]
Il secondo capitolo descrive le informazioni sugli Ainu riportate dagli Occidentali arrivati in Giappone in un arco temporale tra il 1500 e i primi del 1900, ma anche dei funzionari nipponici in epoche passate.
Sono riportati stralci delle impressioni di questi primi contatti, gli Occidentali citati sono:
Girolamo De Angelis; La Perouse; Wilhelm Joest; Lucy Bird; John Batchelor; Frederick Starr; Gordon Munro; Fosco Maraini.

lunedì 27 marzo 2023

L'incanto del Giappone



TITOLO: L'incanto del Giappone
AUTORE: Walter Weston
CASA EDITRICE: Cai Torino Editore
PAGINE: 131
COSTO: 5 €
ANNO: 1995
FORMATO: 21 cm x 21 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 


A parte lo scritto di Fosco Maraini (15 pagine) su Walter Weston, il padre dell'alpinismo giapponese, il catalogo presenta solo fotografie di un Giappone ormai scomparso scattate dallo stesso Walter Weston.
Di norma non acquisto libri composti da immagini, anche perché non sono un appassionato della montagna e mai e poi mai di alpinismo, ma il catalogo della mostra tenuta nel novembre 1995 era assieme al libro "Ainu - Antenati spiriti e orsi", quindi l'ho preso.
Devo dire che alla fine non ho sbagliato, la gran parte delle immagini sono state colorate, e devo dire che sono molto evocative, alcune molto terribili, visto che testimoniano il terremoto del Kanto nel 1923.
Il catalogo non è più disponibile sul sito del "Museo della Montagna", è acquistabile su alcuni siti a prezzi esagerati, dal mio punto di vista, ovviamente. Ad un prezzo basso trovo che possa essere un acquisto che merita.
Ho inserito in questa recensione 34 immagini delle 90 totali, quelle che mi sono parse più singolari/interessanti, ma di certo ne avrei potute mettere altre ancora. 
Ho lasciato sempre la didascalia, magari presente nella pagina prima o dopo.




Rispetto agli altri post non ho "rovinato" le immagini con il watermark, mi pareva un peccato.
Buon tuffo nel passato   ^_^

sabato 25 marzo 2023

Ainu - Antenati spiriti e orsi



TITOLO: Ainu - Antenati spiriti e orsi
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Cai Torino Editore
PAGINE: 119
COSTO: 5 €
ANNO: 2013
FORMATO: 21 cm x 21 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 


Considerando che gli scritti in italiano sugli Ainu scarseggiano, ho fatto subito mio questo catalogo di una mostra avvenuta tra il dicembre 2012 e il marzo 2013 a Torino presso il "Museo Nazionale della Montagna".
I contributi sono di autori vari, ma il fulcro sono gli scritti di Fosco Maraini, comprese le numerose e belle fotografia, che ripercorrono i suoi numerosi viaggio Hokkaido presso gli Ainu.
Essendo un catalogo le immagini sono preponderanti, mentre i capitoli scritti si fermano a quattro e sono abbastanza corti o cortissimi, ma comunque interessanti.
Nel primo capitolo si riepilogano gli studi occidentali sugli Ainu e i ricercatori che se ne sono occupati, in particolare Fosco Maraini, il cui primo viaggio avvenne dal 1938 al 1941.
Viene effettuato un breve ma esauriente riepilogo storico e sociologico sugli Ainu.
Il capitolo si conclude con l'informazione della data della prima legge promulgata in Giappone per la tutela degli Ainu, 1997... l'anno vale più di mille parole.
Nel secondo capitolo si entra nel dettaglio del lavoro di etnologo di Maraini presso gli Ainu.
Il terzo capitolo è una breve informativa sull'attività della EAJS, "European Association of Japanese Studies", di cui Maraini fu uno dei fondatori.
Il quarto capitolo è la traduzioni dall'inglese di Maraini scritto verso la fine degli anni 80 per un volume in inglese che poi non venne pubblicato, il tema è la cronaca dell'ultimo "Iyomande", cioè la cerimonia del sacrifico dell'orso. Lo Iyomande è, o forse è meglio scrivere "era", il rito più importante della cultura Ainu.
Pare che il libro sia recuperabile sul sito del museo, io l'ho recuperato in altri lidi:

Inserisco qui sotto la prima pagina di ogni capitolino.