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lunedì 29 maggio 2023

I "Barbapapà" non sulla Rai in "Bim Bum Bam" non su "Antenna Nord/Italia 1" (5 gennaio 1976) + "Bim Bum Bam musicale " (18 febbraio 1976) + esordio visibile in Italia dei "Barbapapà" su RSI (Svizzera) dal 15 settembre 1975


Anche questo post è una coda (piccola) di quello su "Anime Cult 7", nei cui commenti Mikimoz accennava che nei palinsesti delle tv locali del Lazio aveva trovato un "Bim Bum Bam", per me dovuto agli scambi di programmi che si avevano tra tv locali private.
Ma quanti "Bim Bum Bam" esistevano prima del "Bim Bum Bam" di "Antenna Nord/Italia 1"?




Di certo ne esistevano almeno altri due di "Bim Bum Bam", il primo in assoluto come programma per bambini è quello che la tv della Svizzera italiana (RSI) trasmise dal 5 gennaio 1976:
"Bim Bum Bam - Mezz'oretta con zio Ottavio e i suoi amici" (vedi scan qui sopra)

Si può immaginare che i dirigenti di "Antenna Nord" che pensarono al nome "Bim Bum Bam" nel 1981 conoscessero l'esistenza del "Bim Bum Bam" svizzero del 1976 (non più trasmesso nel 1981), quindi sfruttarono un nome abbastanza comune per una trasmissione per bambini che già era stato usato a questo scopo.
Oppure fu tutto un caso fortuito  ^_^
In questo contenitore di programmi per bambini era già trasmesso l'anime (benché si tenda a fatica a considerarlo tale) "Barbapapà", che sempre la RSI iniziò a trasmettere ben dal 15 settembre 1975, quindi quattro mesi prima rispetto alla Rete1 della Rai:

La tv della Svizzera italiana forse non era captata da tutti gli italianai, ma comunque da molti di più di quelli che si potrebbe pensare data la sua posizione geografica molto nordica, in quanto numerosi ripetitori ritrasmettevano il suo segnale:




Resta valida la prima trasmissione ufficiale targata Rai dei "Barbapapà" riportata da Wikipedia, cioè il 13 gennaio 1976 (vedi ultima scan con articolo di presentazione), ma una grossa fetta di bambini italiani lo vide dal 15 settembre proprio sulla "Svizzera", come la si chiamava normalmente.
Da capire quale fosse la sigla che accompagnava la trasmissione dal Canton Ticino.

Edit del 24 luglio 2023
Il lettore dropsof80s in due commenti ha dato delle informazioni importanti sulla prima trasmissione svizzera, li inserisco integralmente:

La prima TV dei Barbapapà sulla TSI è corretta. La serie fu coprodotta dalla TV svizzera, cosa che spiega la programmazione anticipata rispetto all'Italia. È un adattamento completamente diverso da quello RAI.
La sigla era strumentale, non cantata. Allo stesso modo non sono presenti le canzoni italiane all'interno ma solo le melodie.
Il doppiaggio comprende solo una voce narrante maschile che semplicemente dà la voce anche ai personaggi quando ne legge i dialoghi.
I nomi dei personaggi della prima serie sono diversi da quelli RAI:

Barbaforte > Barbarello
Barbazò > Barbagianni
Barbalalla > Barbarella
Barbabella > Barbina
Barbottina > Barbarancia
Barbabravo > Barbablu
Barbabarba > Barbapeloso

Curiosamente però a partire dalla seconda stagione i nomi diventano gli stessi di quelli RAI. Probabilmente questo era dovuto al fatto che nel frattempo anche la Svizzera italiana era stata invasa da libri e gadget italiani sulla serie, che naturalmente riportavano i nomi RAI.
Anche la classica formula della trasformazione è diversa. Invece di "resta di stucco, è un barbatrucco" dicono "boso boso barbacoso", in alcuni casi aggiungendoci "ecco il trucco favoloso".

La sigla del "Bim bum bam" svizzero si può vedere al minuto 04:47 di questo filmato:




Come accennavo sopra c'era un altro "Bim Bum Bam", lo spettacolo musicale condotto da Peppino Gagliardi, Bruno Lauzi e Bruna Lelli dal 18 febbraio 1976 su secondo canale Rai.
Ovviamente il nome "Bim Bum Bam" era di uso comune, quindi non lo si poteva considerare coperto da copyright  ^_^
Qui sotto l'articolo del "Radiocorriere TV" che annuncia il "Bim Bum Bam" musicale.

mercoledì 24 maggio 2023

TV Sorrisi e Canzoni n° 45 dal 7 al 13 novembre 1982 - Primo episodio di Sampei a Milano l'8 novembre?


Questo post prende spunto da quello su "Anime Cult" numero 7 in cui si ascriveva a "Rete 4" l'esordio italiano di "Sampei il ragazzo pescatore", dove contestavo (mostrando fonti giornalistiche) che la serie fosse stata trasmessa da "Rete 4", ma, invece, da emittenti locali private minori.
Sempre in quel post, rimestando nella mia memoria, ipotizzavo che a Milano la serie di Sampei fosse stata trasmessa da "Telecity". 
Nel frattempo, del tutto casualmente, sono venuto in possesso di alcuni numeri milanesi di "TV Sorrisi e Canzoni" proprio del periodo autunnale, in cui esordì Sampei.
Lo scopo del post, oltre a mostrare la (corposa) rivista, è quello di ribadire quanti siano fallaci i ricordi di un periodo così lontano del tempo per programmi visti quando si era dei bambini, infatti avevo ragione riguardo al fatto che Sampei non andò in onda su "Rete 4", ma avevo torto nell'indicare "Telecity", mente l'emittente corretta era "Tele Radio Reporter".
Spesso sul web, ma qualche volta anche nei libri, si tirano in ballo ricordi certi, certissimi, incontestabili ed inamovibili su trasmissioni di questa o quella serie su questa o quella emittenti, creando scenari (e confusione) che diventano verità granitiche.
Capita anche a me, e capita pur sapendo che in passato la gran parte delle volte sbagliavo, e ho sbagliato anche questa volta   ^_^
"Tele Radio Reporter"... non lo avrei mai e poi mai detto... 
Purtroppo non ho i numeri di "TV Sorrisi" con le emittenti di Milano delle settimane precedenti, quindi non ho la certezza che Sampei non fosse già in palinsesto su "T.R. Reporter" dal lunedì' 1 al sabato 6 novembre o ancor prima. 
Mi posso basare solo su quello che ho, cioè che lunedì 8 novembre alle 18,30 su "T.R. Reporter" veniva trasmesso "Sampei il piccolo pescatore".
Tra l'atro "T.R. Reporter" fu la rima a trasmettere "Candy Candy" a Milano.

Come si può vedere qui sopra (e sotto) su "Rete 4" non era in programmazione Sampei.
La domenica su "T.R. Reporter" Sampei non c'è, ma questo non fa molto testo, in quanto i palinsesti domenicali venivano spesso modificati rispetto a quelli dal lunedì' al sabato.
In queste prime immagini non lo mostro, ma in quelle con tutti i programmi a fine post lo si può vedere, che neppure "Telecity" (da inizialmente indicata) trasmetteva Sampei, quindi la primogenitura milanese del piccolo pescatore giapponese parrebbe di "T.R. Reporter".
"Parrebbe", finché non avrà in mio possesso tutti i numeri milanesi di "TV Sorrisi" resterà un "parrebbe"  ^_^

Quando si spulciano questi vecchi palinsesti, anche grazie al fatto che nel 1982 i titoli dei programmi erano quasi sempre ben specificati, rispetto alle annate dal 1977 al 1979 (anche 1980), si trovano molte curiosità.
Per esempio, sempre "T.R Reporter il sabato alle 17,45 trasmetteva la rubrica "Momenti della fede", peccato che l'emittente di Rho era una di quelle che mandava in onda prima film erotici ("La professoressa di scienza naturali" 1976), e più a tarda notte direttamente porno.
Il porno di "T.R. Reporter" il venerdì notte era di certo presente dal 1984, quando lo scoprì io e tutti i miei coetanei della zona, immagino fosse in programma anche negli anni precedenti, tanto per fidelizzare il telespettatore  :]

Ovviamente mostro anche tutto il resto della rivista tranne qualche articolo omesso per ridurre un po' il numero delle scan   ;)

domenica 21 maggio 2023

"Special Edition Movie Rose of Verasilles "Lady Oscar" - Roadshow 5 aprile 1979


Dopo infinite ricerche ed attese sono riuscito a farmi arrivare dal Giappone (ad un prezzo ragionevole) questo speciale su film live di Lady Oscar girato, è sempre giusto ricordarlo, prima che venisse prodotta la serie animata.
Chiunque vide questo film il giorno di Natale del 1982 su "Italia 1" non può esserne rimasto immune emotivamente, sarà rimasto/a deluso/a, ma anche un po' turbato (solo al maschile) dalle nudità mostrate da Oscar, non credo possa essere piaciuto a qualcuno dei milioni di fan italici di madamigella Oscar, ma i gusti son gusti.
Resta che questo film live è divenuto un piccolo cult movie, di cui in italiano, purtroppo, non venne pubblicato materiale cartaceo, ergo bisogna rifugiarsi nel materiale editoriale in lingua originale, come l'opuscolo qui sotto linkato:

Solo che l'opuscolo era uno spillato di 28 pagine, mentre questa è una rivista di 146 pagine interamente dedicata al film!
Non c'è dubbio che l'editoria giapponese era avanti un cinquantennio rispetto a quella italica, un prodotto del genere non venne pubblicato nemmeno per un "Guerre Stellari", figuriamoci per un filmetto televisivo tratto (si pensava) da un cartone animato giapponese...
Ho cercato di tradurre una parte delle pagine con il Traduttore di Google per immagini, pensavo peggio, in larga parte il testo è comprensibile. In alcuni casi manca qualche riga perché era posta sul limite interno della pagina, e si fatica fin a leggerla, lo scanner non la vede.
Ad un certo punto il processo di traduzione è divenuto ancor più caotico, con frasi messe a caso e senza alcun senso, quindi ho interrotto.

Vorrei far notare che in copertina si vede una folla smisurata, mentre nel film le comparse sono così poche che la questura di Parigi avrebbe riportato qualche decina di persone ^_^
Se si guarda con attenzione sotto la fila di soldati si vedrà che sono state riproposte le medesime persone, tipo un  photoshop del 1979  :]


"Tutto su Oscar e Andrè"!
Nel 1982 si sarebbe potuto resistere ad un titolo così su una qualsiasi rivista italica?  :]



Il sommario (che sarebbe stato in fondo alla rivista), in pratica in questa rivista ci dovrebbe essere tutto quello che si dovrebbe sapere su questo film, a pagina 105 "tutta la storia del film", interviste, testimonianze, dietro le quinte, la parte storica del film ed, infine, una quantità industriale di immagini, ma non solo quelle poster!
Chi è abituato a sfogliare gli artbook sa bene che sono presenti sempre doppie o triple pagine che fungon0, una volta spaginate (è il termine giusto?), da mega poster.
In questa rivista ci sono più fogli di questo tipo:
a) 41,5 cn x 25,5 cm = Oscar in uniforme blu (scritta in basso "Catriona MacColl in Lady Oscar");
b) 41,5 cn x 25,5 cm = Andrè che stringe Oscar che indossa l'uniforme;
c) 35,5 cm x 25,5 cm = Osca seduta al clavicembalo che indossa un abito di corte;
d) 71(!) cm x 25,5 cm = Oscar in uniforme blu a cavallo;
e) 35,5 cm x 25,5 cm = Oscar in borghese ed Andrè (scritta in alto "Oscar and Andrè on 14, jul 1789").

A questi fogli/poster fronte/retro vanno aggiunte numerose doppie pagine.
In apertura della rivista ci sono i fogli "a" e "b", il secondo riporta un breve dialogo in inglese della scena.

sabato 20 maggio 2023

Concerto in Sol Levante, musiche e identità in Giappone



TITOLO: Concerto in Sol Levante, musiche e identità in Giappone
AUTORE: David Santoro
CASA EDITRICE: Casa dei Libri Editore
PAGINE: 124
COSTO: 10 
ANNO: 2009
FORMATO: 24 cm x 17 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788889466483



Solita premessa d'obbligo, non sono un musicologo, non suono strumenti, ho una certa passione per la musica sinfonica e le BGM degli anime, direi generi non proprio affini  ^_^
Questo libro lo avevo già valutato e non preso, in quanto online lo trovavo sempre ad un prezzo troppo alto rispetto alle tematiche che mi potevano interessare e che potevo un minimo capire/apprezzare.
Alla fine l'ho comprato, considerando anche che è stato pubblicato nel 2009, quindi 14 anni fa, non corrisponde ai miei gusti.
Avendo potuto consultare l'indice prima di acquistarlo avevo notato che agli anime viene dedicata solo una pagina, a dire il vero meno di una, cosa contemporaneamente strana e poco sensata, vista l'importanza commerciale delle colonne sonore (e BGM) di anime e videogiochi, ma probabilmente l'autore non è un fan del genere, inoltre il libro verte più su altri generi.
Il titolo del saggio contempla anche "le identità" in Giappone, ovviamente attraverso la musica, infatti sono prese in esame anche le condizioni di vita di burakumin, aiunu, abitanti di Okinawa e nippo-brasiliani ritornati in Giappone, il tutto anche sotto la lente della loro musica tradizionale.
Da questo punto di vista lo scritto l'ho apprezzato, una maniera intelligente di trattare un argomento.
Peccato per la carenza sulla contemporaneità musicale nipponica, niente idol o generi attuali nel 2009.



Come si può vedere dall'indice sono trattati vari generi musicali tradizionalmente nipponici, ma la neanche pagina sugli anime grida un po' vendetta   ^_^
Considerando che l'autore ha visto in Giappone dal 2005 al 2007 e si intende di musica, trovo che sia stata un'occasione persa non approfondire maggiormente (meno non si poteva...) il tema colonne sonore degli anime e videogiochi.
Inizialmente si ripercorre la storia musicale nipponica, invero abbastanza povera, fino all'incontro con gli Occidentali nel 1542, poi si narra il periodo della chiusura di epoca Tokugawa, infine il ritorno degli stranieri con tutte le contaminazioni possibili ed immaginabili tra la musica tradizionale giapponese e i nuovi generi.
Per chi fosse interessato agli strumenti tradizionali giapponesi sono citati e brevemente illustrati i seguenti:
biwa (liuto a 4 corde); ryuteki (flauto traverso di bambù); koto, anche chiamato so (cetra da tavolo a 13 corde); sho (armonica a bocca); hichikiri (oboe di bambù); kokyu (liuto a 4 corde); shakuhachi (fluato diritto); gagebiwa (liuto a 5 corde); genkan (liuto con cassa arrotondata); shamisen (liuto a 3 corde con mancio lngo); taiko (tamburi).

Sono trattati anche i generi musicali antichi:
gagaku (musica di corte epoca Nara); shomyo (canto religioso buddista); katarimono (musica narrativa).

I burocrati Meiji valutano arretrata la musica tradizionale giapponese rispetto a quella Occidentale, non che avessero poi molto torto se si paragonano le opere musicale del periodo anche solo con l'Italia, quindi introducono la musica Occidentale anche nelle scuole.
Il popolo giapponese di epoca Meiji entra in contatto con la nostra musica tramite tre canali: la musica religiosa in chiesa; le bande militari; l'insegnamento a scuola.
Uno dei primi generi che ebbe successo in Giappone furono le marcette musicali, noto che le prime sigle nipponiche degli anime ed anche le loro BGM erano tutte basate sulle marcette militari.
Tra i tanti mini aneddoti storico musicali che non avrei scoperto senza questo libro c'è quello inerente lo statunitense Burton Crane, ufficialmente il corrispondente per vari quotidiani Usa, a tempo libero il primo cantante "pop" in terra nipponica.
Ho trovato una suo vinile, il brano è riportato anche sul libro.

             


Sono trattati anche i complessi musicali "chindon-ya", che dagli anni 20 ad oggi suonano in strada o agli eventi promozionali.

mercoledì 17 maggio 2023

Non capire Il Giappone


TITOLO: Non capire Il Giappone
AUTORE: Edoardo Lombardi Vallaudi
CASA EDITRICE: Il Mulino
PAGINE: 205
COSTO: 17 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 13 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788815386175


Quando ho scoperto l'esistenza di questo libro ero abbastanza dubbioso se comprarlo o meno, non avendolo sfogliato temevo fosse il solito scritto che parla del Giappone misterioso, sconosciuto, inesplorato, alieno etc. etc. etc. come se vivessimo ancora in epoca Meiji e non nel 2023...
Poi ho notato che la casa editrice è "Il Mulino", e di norma questa casa editrice pubblica libri seri, non nel senso di barbosi, ma non libri superficiali stampati al solo scopo di sottrarre qualche euro al lettore sempliciotto, cioè io...
Effettivamente ho fatto molto bene a comprarlo, benché qualche volta l'autore si pone come se il Giappone fosse ancora misterioso, sconosciuto, inesplorato, alieno etc. etc. etc. la cosa non inficia minimamente il piacere di leggere il libro. Non solo vi si trovano un sacco di informazioni interessanti, ma spesso ci si divertirà a scoprire le (dis)avventure dell'autore durante i suoi viaggi e permanenze in Giappone, probabilmente tra gli aneddoti più divertenti si può annoverare quelli dei due arresti in flagranza di reato  ^_^
L'autore si è recato più volte in Giappone per motivi di studio e lavoro dal 1994 fino al 2022, portandoci anche la famiglia, da quello che ho capito non vi ha mai vissuto più di due o tre mesi consecutivi, per poi fare ritorno in Italia. Quindi i suoi non sono gli aneddoti di un italiano che deve avere a che fare con il Giappone e i giapponesi da abitante stabile del Giappone, ma è più un turista seriale continuativo.
L'autore è un professore universitario di linguistica, è ovviamente estremamente colto e chiaramente almeno un po' più intelligente della media, di certo più di me, per questo un libro più ordinato sarebbe stato ancor più piacevole da leggere  :]


Di norma io cerco di riportare nelle mie recensioni un minimo di informazioni sui contenuti dei vari capitoli, ovviamente se li ho capiti, per questo scritto, purtroppo, è impossibile fare una recensione sui fatti narrati, i quanto in uno capitolo si riportano i più disparati temi e concetti. 
Il capitolo riporta un titolo, che dovrebbe esserne il tema, ma dentro ci può essere la qualunque, comunque il tutto è sempre spiegato benissimo.
Forse sarebbe stato utile un sommario finale con i temi trattati, in modo mettere un po' di ordine nel caos aneddotico.
Per questo motivo la mia recensione finisce fondamentalmente qui, consiglio di consultare l'indice che inserisco qui sotto e poi andarsi a comprare il libro, l'ho letto in un paio di giorni, scorre via in maniera piacevole ed interessante, seppur un po' caotica.

domenica 14 maggio 2023

The Promised Neverland, l'immaginario letterario di Kariu Shirai e Posuka Demizu



TITOLO: The Promised Neverland, l'immaginario letterario di Kariu Shirai e Posuka Demizu
AUTORE: Gianluca Lamendola
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 77
COSTO: 14,50 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788896133668



Come già sottolineato direi che a sfornare regolarmente saggistica su manga ed anime sia rimasta solo la casa editrice "Società Editrice La Torre", altre lo fanno occasionalmente, molte si sono perse.
Tutto ciò nonostante il boom clamoroso di vendite di manga, tanto che qualsiasi libreria generalista li mette in bella vista all'ingresso e ricordando che la Mondadori si è comprata la "Star Comics", ma io non li voglio i saggi superficiali della Mondadori...
Detto ciò torno al saggio in questione che tratta praticamente solo il manga, di cui conosco il soggetto avendo visto le due stagioni su Netflix, mentre ignoro il manga, come ignoro la letteratura con cui l'autore raffronta il manga.
Ergo cosa posso dire in merito al saggio?
Pochino, anzi, meglio nulla, visto le mie carenze di cui sopra.
Non conoscendo il manga ho valutato come molto bella la prima stagione dell'anime, nobilitata dalla pianificazione e dal tentativo di fuga dei bambini dell'orfanotrofio/fattoria, mentre la seconda non l'ho apprezzata, con il finale da happy end che cozzava totalmente con le presse dei primi episodi della prima stagione.
Il mio giudizio è stato confortato dall'autore, da cui ho scoperto che il manga è stato stravolto nella trasposizione della seconda stagione televisiva, con finale senza senso.
Quello che manca in questo saggio, considerando il basso numero di pagine, è una sinossi del manga, sia per ricordare a chi aveva letto il manga particolari che poteva aver dimenticato, sia per illustrarlo a chi, come me, aveva visto solo l'anime.
Inoltre il raffronto tra manga ed anime occupa solo tre pagine alla fine del saggio, mentre forse una analisi più dettagliata sarebbe stata interessante. Infatti ho scoperto che sono numerosi gli aspetti della trama del manga che ignoravo, alcuni personaggi sono solo accennati, altri del tutto eliminati dalla serie animata.
Detto ciò, direi che il saggio è consigliato a chi ha letto il manga.

Qui sotto l'indice del libro.

sabato 13 maggio 2023

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 7)


Settimo numero di "Anime Cult", come sempre dei buoni contenuti, in particolare io apprezzo gli approfondimenti sull'editoria anni 70 ed 80, ma sono un po' fissato in merito  ^_^
Sono rimasto colpito dalla copertina, un misto di delusione ed euforia, una stato emotivo difficile da spiegare, perché per la prima volta non hanno messo l'amo semifarlocco dell'intervista del tempo di "Carlo Codega" (cioè vecchia, in milanese) di un autore nipponico!!!   ^_^
Eppure l'intervista ci sarebbe, a Monckey Punch fatta nel 2016, vuoi vedere che la pressione causata dalla mia campagna mediatica ha sortito l'effetto sperato?  O_O
Come al solito ci sono anche altre interviste attualissime a personaggi italici, in questo numero:
Roberto Chevalier; Federico Colpi (seconda parte di tre); Marco Marcello Lupoi; Elisabetta Viviani.

In particolare sto trovando interessante il racconto di Federico Colpi, che riporta fatti di cui sono poco al corrente, e quindi mi illustrano scenari sconosciuti, per questo motivo non ho modo di valutarne i contenuti nel dettaglio.
Nell'intervista ad Elisabetta Viviani si conferma una regola che mi pare valga per tutti i cantanti, cantautori, doppiatori del mondo dei cartoni animati giapponesi in Italia, la gran parte di loro ai tempi non gradiva essere associati agli anime, non lo gradivano neppure successivamente, ma a distanza di quattro decenni si sono resi conto che di loro ci siamo ricordati solo noi, infatti afferma:
"Heidi si mangiava tutto (nel senso che la chiamavano solo per la sigla). Ma va bene così, non importa. Adesso, poi, in un'epoca in cui siamo spariti tutti, avere qualcosa che ti tiene a galla è ancora una fortuna!"

In questo numero sono stati inseriti ben sei articoli da due pagine l'uno di genere autopromozionale inerente materiale editoriale della "Sprea Editori" a tema anime e manga. 
Quattro articoli sono dedicati a quattro manga di prossima pubblicazione in edicola: Pollyanna; Piccole Donne; Juny Peperina; I 5 Samurai.
Un articolo al prossimo dossier su Sailor Moon che uscirà il primo giugno, un articolo alla Enciclopedia Anime: Robot Giapponesi, in cui è presente una piccola grande imprecisione inerente Heidi.



"In realtà già due anni prima (rispetto al 4 aprile 1978), nel 1976, un'altra serie animata nipponica, trasmessa sempre dalla Rai, aveva riscosso un notevole successo, si trattava dell'orfanella Heidi che tante lacrime e tanti sorrisi aveva strappato ai bimbi (ma non solo a loro) italiani".

Ammetto che sono rimasto abbastanza sorpreso nel leggere queste poche righe, io ho provato a cercare più volte riscontri di una trasmissione di Heidi nel 1976, cosa che regolarmente salta fuori, ma non ne ho mai trovate... forse questa inesattezza viene riproposta perché anche in pubblicazioni espressamente dedicate a manga ed anime l'erronea informazione viene reiterata.



Mi piacerebbe, nel caso, sapere la fonte della trasmissione di Heidi sulla Rai nel 1976.


Il primo articolo di questo numero è dedicato a Sampei, articolo che mi è piaciuto, dato che io vidi la serie credo fino alle puntate del Marlin (54/57), di cui si parla anche nello scritto.
Come dimenticare la gigantesca carpa che trascina Sampei in acqua o la pesca del matsugoro?
Impossibile!   ^_^
Il tredicenne Sampei lo si può considerare il primo neet apparso in Italia, neppure l'autore dell'articolo ha svelato cosa facesse nella vita sto ragazzino giapponese, oltre a pescare...
Nello scritto ho trovato, però, quella che mi pare un'altra imprecisione inerente una prima trasmissione, che viene data su "Rete 4" nel 1982. L'anno mi torna, ma la rete mica tanto, io lo ricordo su una emittente locale milanese minore, forse "Teleradiocity", ma di questo non sono certo.

giovedì 11 maggio 2023

Capire Fukushima - La lotta del Giappone, il nucleare oltre gli stereotipi



TITOLO: Capire Fukushima - La lotta del Giappone, il nucleare oltre gli stereotipi
AUTORE: Piergiorgio Pescali
CASA EDITRICE: Lekton Edizioni
PAGINE: 340
COSTO: 20 
ANNO: 2021
FORMATO: 19 cm x 11 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788894449259


In questi mesi ho cercato più volte di acquistare questo libro, ma in Feltrinelli non te lo ordinano più perché è vecchio (2021...), sul web ho trovato sempre qualche intoppo, alla fine ci sono riuscito e ho fatto bene a perseverare.
Ottima lettura.
Parto dall'autore, che è un ricercatore scientifico, un giornalista che si occupa regolarmente di paesi asiatici, infine è sposato con una giapponese e frequentava già la zona di Fukushima prima del doppio disastro ambientale e nucleare.
Praticamente, a voler creare artificiosamente di proposito un mix di questo livello conoscitivo, non si sarebbe riusciti a fare meglio della realtà.
Lo scritto arriva a trattare fino alla fine del 2020, quindi è abbastanza aggiornato, tanto che proprio in questo periodo (basta cercare news sul web) si sta avverando la sua previsione che, a causa dei costi mostruosi della decontaminazione, l'acqua di raffreddamento dei reattori contaminata da trizio accumulata dal 2011 sarebbe stata sversata nell'oceano.
L'autore non solo fa un excursus storico e scientifico sull'energia atomica, ma racconta nel dettaglio la situazione a Fukushima prima dello tsunami, durante l'emergenza, e dopo, giungendo fino all'attualità, occupandosi anche di come la vita delle persone sia stata stravolta e dei costi economici di tutta questa vicenda.
Come accennavo tutta la prima parte riguarda il nucleare in generale, per quanto si sia cercato di essere semplici nella trattazione dell'argomento alcune parti mi sono restate oscure, ma solo perché non ho le conoscenze minime per comprendere certi processi scientifici.
Restano comprensibilissimi, invece, tutti gli accenni storici del primo capitolo.
I capitoli 2, 3, 4 sono per me troppo ostici, mentre per quanto riguarda il quinto capitolo sono riuscito ad apprezzare i paragrafi 5 (spiegazione dei reattori presenti a Fukushima), 6 (spiegazione della scala di INES sulla gravità degli incidenti nucleari) e 7 (disamina degli incidenti nucleari nel mondo e nella storia).
Tra l'altro uno dei tanti pregi del saggio è il suo indice, dettagliatissimo, con tanto di descrizione delle tabelle.
L'unico appunto che mi sento di muovere riguarda le immagini e i disegni, che in alcuni casi restano un po' troppo piccoli, a causa del formato del libro, e con le scritte in inglese.




Qui sopra mostro un esempio di come è impostato il libro, con il disegno, in questo caso chiaro e in italiano, e una delle tante esplicative ed  interessanti tabelle.
La seconda parte del saggio si occupa di Fukushima e tutto ciò che ad essa è collegato riguardo i fatti del 2011 e successivi.
Nel primo capitolo si spiega come si è evoluta la rete elettrica nipponica, e scopro (anche se forse lo avevo letto in qualcuno dei tanti libri sul Giappone che ho letto) che la parte orientale della nazione ha una frequenza di 50hz, mentre la parte occidentale è a 60hz. Questo perché in epoca Meiji si iniziarono a costruire gli impianti tramite aziende Occidentali che utilizzavano frequenze diverse, e questa anomalia non è stata mai corretta.
Al link sotto c'è anche una immagina esplicativa:





Viene quindi illustrato come si arrivò alla costruzione di così tante centralini nucleari e dei numerosi incidenti nascosti dalle autorità nipponiche e dai vertici delle aziende elettriche.
Nel secondo capitolo si inizia a spiegare come sono strutturati i reattori di Fukushima Daiishi, per esempio i reattori 1-2-3-4 (quelli interessati dagli incidenti) vennero posti su un terreno spianato di 35 metri per farli poggiare sula roccia, rispetto ai reattori 5 e 6, che infatti non subirono l'allagamento.
Se i reattori fossero stati costruiti sul terreno originale non ci sarebbe stato il disastro nucleare!
Vengono illustrati anche i reattori di Fukushima Daini, il secondo complesso nucleare.
Leggere in quanti momenti forse si sarebbe potuto evitare il disastro fa male al cuore, i muri di contenimento anti tsunami erano di altezze diverse nonostante fosse parte del medesimo impianto, i piani di emergenza non prevedevano la possibilità di un allagamento delle unità di raffreddamento, il personale non era formato per questa eventualità, etc. etc.
Mi chiedo sempre se noi avessimo sviluppato anche solo un terzo delle centrali nucleari del Giappone, quali disastri avremmo potuto rischiare, considerando il livello di pressapochismo di una parte della classe burocratiche e politica e del livello di corruzione...
Poi in altri lidi leggi che l'incidente nucleare è stato causato dall'eccezionalità dello tsunami, ma sarebbe bastato poco per evitarlo...
Nel terzo capitolo vengono illustrati materialmente gli eventi concatenati che portarono all'incidente nucleare delll'11 marzo 2011.

domenica 7 maggio 2023

Nippon Shock Magazine - La rivista 100% dedicata a manga e intrattenimento giapponese - n° 8 aprile 2023


E' questo il primo numero di "Nippon Shock Magazine" che compro dopo il restyling di qualche tempo fa, con l'eliminazione dei manga autoconclusivi e del formato split, il passaggio allo spillato e la riduzione del numero di pagine. Della precedente versione avevo comprato anche il numero 2, per poi sospendere in quanto il totale non soddisfaceva del tutto i miei interessi:

L'ho ricomprato in quanto è presente un "mega speciale" su Goldrake, e benché il numero di aprile sia arrivato in fumetteria a maggio, tecnicamente aprile è il mese dedicato ad "Atlas Ufo Robot"  ^_^
Il nuovo formato mi si confà di più, non perché siano trattati solo anime "vecchi", a me interessano anche le uscite nuove, ma per il semplice motivo che non ci sono più i manga.
Annoto che per ora il prezzo è rimasto il medesimo, nonostante il numero di pagine in meno, inoltre in edicola non arriva, almeno dalle mie parti, bisogna andare in fumetteria (dove ho fatto la foto sopra).
L'approfondimento su Goldrake è interessante e piacevole, magari non concordo molto su alcune angolazioni da cui lo si è voluto vedere, tipo l'esoterismo(...), ma è apprezzabile l'idea.
Non ho letto la seconda parte del dossier su "Lupin III" perché prima dovrò recuperare quella iniziale.
Approfondita è anche la parte dedicata ad "Occhi di gatto", che essendo già grandicello ai tempi praticamente non ho mai visto, forse neanche un episodio intero, quindi non mi pronuncio.
Su Goldrake sono presenti ben sette scritti, che spaziano dall'impatto che l'anime ebbe in Italia, al clamore della stampa, passando per i giocattoli, i modellini, gli ufo, l'esoterismo(...) ed il cibo giapponese.
Dopo tante pagine scritte su tanti saggi è arduo affrontare di nuovo il medesimo argomento, ma si può dare, come in questo caso, una buona panoramica, magari incentivando qualche lettore ad approfondire l'argomento.

Marco Pellitteri inquadra alla perfezione quale fu l'impatto in noi ex bambini (ormai effettivamente anzianotti) di questo cartone animato robotico giapponese, il primo cartone animato robotico ed il primo cartone animato che fosse chiaramente individuabile come giapponese.
Viene spiegato il contesto politico e sciale del periodo, che non può essere scisso da come noi recepimmo i messaggi insiti nell'anime e dalla reazione degli adulti.
Ovviamente non è che nell'aprile del 1978 io leggessi i quotidiani, ma capivo e sapevo che c'era il terrorismo (rosso e nero), sapevo che qualche decennio prima (non tantissimi) c'era stata una guerra mondiale con i cattivi (tra cui noi) che erano veramente cattivi, per il semplice motivo che mia madre e mia nonna mi raccontavano cosa succedeva a Milano in tempo di guerra.
Quindi noi bambini non eravamo del tutto dei "cretinetti" (cit. Franca Valeri) piantati davanti al video a berci supinamente immagini e suoni, ma qualche ragionamento lo facevamo pure noi.



Come al solito Massimo Nicora illustra perfettamente la ricaduta sulla stampa del successo di Goldrake, effetto mostruosamente vasto mai più avuto in Italia, mai.
In un box apposito ritorna sulla genesi del termine "Atlas" di "Atlas Ufo Robot", servirà?
Io continuo a pensare che, magari alla prossima Lucca Comics, si dovrebbero riunire tutti coloro che hanno scritto un libro su Goldrake o ne scrivono sulle riviste per cercare di farli arrivare ad una versione univoca.
Ovviamente un luogo con ring annesso, in modo da avere anche un po' di spettacolo e molto sangue  :]

sabato 6 maggio 2023

Enciclopedia Anime: Robot Giapponesi - dalla A alla Z la guida definitiva sui mecha



Solita premesse d'obbligo, magari campata in aria come al solito  ^_^
Noi fans attempati (e meno) della prima (e successive) invasione dell'animazione giapponese in Italia siamo appassionati assai peculiari, passiamo anni a lagnarci dell'assenza di un prodotto italiano che tratti di questi cartoni animati giapponesi, che siano DVD o materiale cartaceo non conta, poi quando vengono messi in commercio, ce ne lamentiamo lo stesso e li lasciamo sugli scaffali oppure in edicola.
Io cerco una via di mezzo, li compro, quasi sempre tutto il cartaceo, e poi valuto. Quindi mi fa piacere che la casa editrice Sprea stia così tanto attenzionando il vecchio e un po' meno vecchio mondo dei cartoni animati giapponesi, probabilmente questo porterà altre iniziative editoriali di altre case editrici.
Detto tutto ciò, vostro onore, cosa viene riportato sulla copertina è importante, se tu ci scrivi "ENCICLOPEDIA" e "GUIDA DEFINITIVA SUI MECHA", io poi valuto anche che i contenuti corrispondano alla premesse della copertina.




Queste sopra sono le definizioni dei termini "enciclopedia" e "definitivo" della Treccani, purtroppo i contenuti presenti nella pubblicazione in formato rivista della Sprea non sono e non potevano comunque essere, dato lo spazio disponibile, né enciclopedici né definitivi.
Poi non è per nulla una brutta pubblicazione, ma come per "Bim Bum Bam Story", definito "volume da collezione", ed "Anime Cult", che spara in prima pagina interviste ad autori nipponici di eoni prima come se fossero nuove di pacca, la Sprea dovrebbe cambiare la sua politica dei titoli... il target è quello di 40enni o ultra 50enni, non c'è bisogno di questi mezzucci acchiappa lettori.



Io porto avanti una mia piccola crociata contro la saggistica piena di immagini che riducono lo scritto ad una mera fastidiosa presenza, questa critica non è ascrivibile ad un prodotto come questo pubblicato in formato di rivista, che come tutte le riviste ha nella presenza di immagini una delle sue caratteristica di forza, ma se su 128 pagine totali di questa "definitiva enciclopedia" sui mecha solo circa 79 pagine sono di scritto, come potrai mai pensare di confezionare un prodotto enciclopedico e definitivo?
Stante questa strutturale e non criticabile presenza di scritto inferiore al numero della pagine totali, se poi vi inserisci anche i cyborg con le serie non di robottoni, oltre ad andare un po' fuori tema, riduci ancor di più lo spazio per le serie animate di mecha, relegando, per esempio, un Baldios a poche righe di commento...

mercoledì 3 maggio 2023

Pop, come la cultura giapponese ha conquistato il mondo




TITOLO: Pop, come la cultura giapponese ha conquistato il mondo
AUTORE: Matt Alt
CASA EDITRICE: add editore
PAGINE: 432
COSTO: 22 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867834099



Il seguente saggio è freschissimo di stampa in Italia , questo aprile, mentre la versione originale è del 2020, con narrazione dei fatti che arriva fino al 2020, quindi attuale, cosa ormai non comune.
Il libro me lo sono fatto arrivare al buio in libreria, una pessima abitudine da cui non riesco ad affrancarmi, e quando mi è stato consegnato sono rimasto piacevolmente sorpreso dal cospicuo numero di pagine.
Non è finita qui:
NON CONTIENE NEPPURE UNA IMMAGINE!!!   ^_^
Quasi mi stavo commuovendo...
Allora si possono scrivere ancora dei saggi senza il comparto iconografico, come scriverebbero quelli che ne capiscono. 
In fondo tutti abbiamo uno smartphone, quando il testo riporta un qualcosa che non si conosce o si ricorda poco, basta interrompere la lettura e fare una breve ricerca, magari trovi pure un video che ti spiega ancor meglio il soggetto della trattazione.
The last but no the least, sono ancora così euforico per aver letto un saggio senza manco un'immagine che mi butto anche in inglesismi a caso, la lettura è piacevolissima e scorrevolissima, penso per merito del traduttore.
Non che tutti gli argomenti siano nuovi, per esempio sulla Nintendo avevo già letto qualcosa in altra saggistica sui videogiochi, ma l'analisi in generale si tiene tutta assieme per la premessa che fa l'autore inerente i "congegni trasmetti-fantasie", come lui li ha battezzati.
Perché il karaoke, manga, anime e videogiochi fanno parte di questi  "congegni trasmetti-fantasie" e la Honda Civic no?
Un prodotto deve soddisfare contemporaneamente i tre "in":
inessenzialità;
ineluttabilità;
influenza.

Per evitare di scrivere cose a caso riporto la pagina e mezzo in cui l'autore spiega il concetto di cui sopra.




Matt Alt lavora da quasi venti anni come "localizzatore", è inserito nel complesso pop-culturale giapponese, traducendo in inglese videogiochi, fumetti e testi promozionali per giocattoli destinati all'estero.
Quindi le considerazioni svolte, oltre a tantissimi aneddoti interessanti, nascono da una conoscenza diretta del settore.

Parte 1
Capitolo 1 (periodo temporale dopoguerra)
Dopo una interessante introduzione storica e sociale sul ruolo del giocattolo in Giappone, si narrano i fatti inerenti Kosuge Matsuzo, nato nel 1899, che dopo la guerra fece rinascere l'industria del giocattolo nipponico grazie al modellino in latta della Jeep militare Usa, i cui primi esemplari vennero costruiti con latta recuperata dalla spazzatura e vennero messi in vendita nel dicembre 1945.
Partendo dalla Jeep di Kosuge viene raccontato il successo mondiale dei giocattoli giapponesi nel dopoguerra. L'autore, come per tutto il saggio, non si focalizza solo sul soggetto del capitolo, ma spazia nel contesto sociale del periodo, quindi racconta sia del successivo modellino di successo mondiale di Kosuge, cioè la Cadillac, che delle proteste in piazza contro l'approvazione del trattato ANPO, con annesse posizioni destrorse dell'ex criminale di guerra (si può mai essere un EX criminale di guerra?) Kishi Nobosuke, in quel periodo Primi Ministro.

Capitolo 2 (periodo temporale 1963)
Da Osamu Tezuka e i suoi manga innovativi, compreso il primo anime trasmesso in tv "Tetsuwan Atom", al manga di genere gekiga con Sanpei Shirato tra gli autori di punta.
Anche il manga di "Ashita non Joe" fa parte di questa rassegna, ovviamente nel caso di questo manga l'autore narra tutti gli aspetti sociali legati alle proteste di piazza e al terrorismo di sinistra.

Capitolo 3 (periodo temporale 1971)
Un intero capitolo sulla storia del karaoke, in cui si narrano le vicende personali, economiche e sociali dei vari inventori di questo macchinario, che alla fine ha colonizzato il mondo, benché oggi sia un po' passato di moda.
Il karaoke ha avuto più padri in diverse nazioni, in Giappone sono due i personaggi su cui l'autore si focalizza: 
Negishi Shigeichi (intervistato), che nel 1967 inventò la "Sparko Box";
Inoue Daisuke, che nel 1971 inventò il "8Juke".

lunedì 1 maggio 2023

Mondo Anime 80, viaggio nel mondo dell'animazione giapponese



TITOLO: Mondo Anime 80, viaggio nel mondo dell'animazione giapponese
AUTORE: Andrea Costantin
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 118
COSTO: 20 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9791221470741


Lo scopo originario che mi spinse a scrivere sul web le mie sgrammaticate recensioni di saggistica varia su temi inerenti il Giappone fu quello di dare delle informazioni su libri che praticamente non erano considerati. Si parla del 2004, nei miei primi esordi web, e l'interesse sul Giappone non era quello di oggi, a parte una nicchia molto limitata di lettori questi saggi non se li filava nessuno, era anche difficile recuperarli...
Quindi questo scopo originario informativo ho continuato a perseguirlo anche sul blog dal 2013, annata di esordio in cui inserì ben 355 post proprio per le tante recensioni sulla saggistica già esistenti altrove.
Questa premessa ha lo scopo di voler essere il meno antipatico possibile nel valutare questo scritto che ho comprato, ergo pagato, ben 20 euro.
Una valutazione negativa.
Non perché sia una auto pubblicazione tramite "Youcanprint", per esempio "C'era una volta... Prima di Mazinga e Goldrake, storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni settanta" di Massimo Nicora (16 euro nel 2016) è un bel saggio, ma semplicemente perché, a fronte del costo alto non elargisce informazioni che non siano già reperibili gratuitamente sul web.
Quando l'ho comprato il dubbio lo avevo, ma finché un libro non lo sfogli (oppure qualcuno lo sfoglia per te, cioè io...) non puoi avere certezze, magari conteneva ricordi personali interessanti, da cui magari far partire ricerche in emeroteca.
Non è stato così.
Tra l'altro ancora non capisco perché ci si ostini a legare l'animazione giapponese in Italia al decennio 1980, in Italia arrivò attraverso i cinema negli anni 60:

Se vogliamo fare un po' meno i pignoli si potrebbe partire da Barbapapà e Vichi il vichingo nel 1976, ma non avemmo la percezione che erano cartoni animati giapponesi.

L'anno zero dell'animazione seriale giapponese in Italia è e sarà sempre il 1978, non il decennio 1980...


Qui sopra la doppia pagina inerente il Grande Mazinga, che vale come esempio per tutte le serie trattate.