AVVISO DEL 2026:
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE
DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE
SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU'
CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO
RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR
COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO
A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL
BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
TITOLO: La volontaria
reclusione, Italia e Giappone: un legame inquietante
AUTORE: Carla Ricci
CASA EDITRICE: Aracne Editrice
PAGINE: 217
COSTO: 12 €
ANNO: 2014
FORMATO: 25 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di
Milano
CODICE ISBN: 9788854869264
Questo è il quarto
libro di Carla Ricci sul fenomeno hikikomori e sugli hikikomori:
E' stata l'autrice a
far scoprire tale problematica ai lettori italiani, un disagio (non
solo giovanile) che si pensava essere prettamente nipponico, mentre
ci si sta accorgendo che sta proliferando in altre nazioni (asiatiche
ed occidentali), tra cui l'Italia. Carla Ricci svolge i suoi studi
sugli hikikomori direttamente in Giappone da circa sei anni, durante
i quali è riuscita ad instaurare un proficuo scambio accademico con
i medici giapponesi.
Questo suo quarto
libro inizia con l'illustrare la situazione giapponese, per poi
spostarsi in Italia, terminando l'analisi con una comparazione tra i
due paesi.
Da notare che in
queste prime righe non mi sono riferito al libro di Carla Ricci come
“nuovo”, infatti non è possibile scrivere “il nuovo libro di
Carla Ricci”, perché di nuovo ha ben poco.
Purtroppo il
contenuto del libro non è quello che io mi aspettavo in una
pubblicazione del 2014, essendo il suo primo libro del 2008
immaginavo, errando, che in questo l'autrice fornisse gli sviluppi
attuali riguardanti hikikomori in Giappone e in Italia.
Invece in gran parte
è un bel riciclone degli scritti precedenti, alcuni ormai assai
datati (2008 e 2009), con l'aggravante che erano già stati
ripubblicati estratti dei primi due libri nei suoi successivi lavori
(e pure in un terzo libro ad opera di un'altra autrice! "Hikikomori e adolescenza" ),
quindi, in realtà, siamo al riciclo del riciclo...
Di certo ci saranno
sue considerazioni recenti, però basate su racconti e testimonianze
vecchie, che ormai, dopo averle lette più volte, conosco quasi a
memoria. Tra l'altro nel libro è la stessa autrice ad avvertire il
lettore che sta leggendo estratti da suoi libri precedenti, un po' la
sagra dell'auto-“copia ed incolla”...
A questo punto, a
mio avviso, la discriminate per l'acquisto del libro è l'aver letto
o meno i precedenti libri della Ricci. Se il fenomeno hikikomori
risulta esservi nuovo, il libro mantiene un suo valore informativo,
anche se personalmente consiglierei di leggere i suoi primi due
saggi, più esaustivi, in quanto in questo ci sono solo degli
estratti delle testimonianze degli hikikomori. Se i tre libri
precedenti a questo sono già stati leggi, allora vi assalirà un
fastidiosa sensazione e sorgeranno un certo numero di dubbi.
La sensazione è
quella di essere stati turlupinati. Come ho già scritto sopra, se si
acquista un libro nel 2014 di un'autrice che ha già trattato nei
precedenti scritti il medesimo argomento è abbastanza ovvio dare per
scontato che si leggeranno le novità inerenti quell'argomento.
Quando ci si accorge che si sta leggendo una sequela di estratti dei
precedenti saggi, si inizia a domandarsi perché si sian spesi altri
12 euro invece di rileggere gratuitamente i libri che avevi già
pagato...
Inoltre, a questo
punto, nel recensire questo “nuovo” libro della Ricci potrei,
anch'io, riciclare le vecchie recensioni, con l'attenuante che gli
eventualissimi lettori non avrebbero pagato nulla.
Altri dubbi sorgono
sulla vastità del fenomeno hikikomori.
Perché l'autrice,
vista l'ampia casistica e la sua lunga permanenza in Giappone per
studiare la problematica, non riesce a presentarci nuove
testimonianze? Oppure, più semplicemente, la prosecuzione delle
testimonianze già raccontate, sarebbe stato comunque interessante.
Avendo letto anche
altre fonti ritengo che la gravità del fenomeno hikikomori in
Giappone sia veritiera, ergo ci si ritrova semplicemente di fronte ad
una strategia editoriale per vendere nuovi libri sfruttando vecchie
analisi.
Un altro dubbio
sorge sull'estendersi degli hikikomori anche in Italia, visto che
secondo l'autrice il contagio parrebbe esteso e veloce, perché i
casi italici presentati sono quelli dei precedenti libri?
Comprendo bene che
un/una hikikomori non raccontano spontaneamente la loro situazione,
in fondo se hanno deciso di tagliare i ponti con la società è ovvio
che non vogliano spiegarne le motivazioni, però ci restano sia i
terapeuti giapponesi (ed italiani) che le famiglie degli hikikomori
da cui attingere qualche nuova informazione.
Esternate tutte le
mie perplessità sul senso editoriale di questa pubblicazione, non
sui suoi contenuti (che ritengo validi in quanto sono i medesimo dei
libri precedenti...), cercherò comunque di illustrarne i capitoli
(ribadendo le mie obbiezioni).