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mercoledì 30 agosto 2023

Enciclopedia Mondiale del Fumetto



TITOLO: Enciclopedia Mondiale del Fumetto
AUTORE: Maurice Horn e Luciano Secchi
CASA EDITRICE: Editoriale Corno
PAGINE: 864
COSTO: 40€
ANNO: 1978
FORMATO: 31 cm X 23 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 


Debbo ringraziare il lettore "J_La_Rue_67" che in un comento ad un post ha tirato in ballo questa "Enciclopedia Mondiale del Fumetto", che conoscevo di vista e nome ma non avevo mai sfogliato, permettendomi di scoprire un fonte piena di informazioni su manga e mangaka, che si sposa perfettamente con la mia ricerca di "pre-saggistica sugli anime (e manga) dal 1978 ai primi anni 90":



Si possono giustificare i giornalisti italici, per le tante baggianate scritte sui cartoni animati giapponesi, con la scusante che ai tempi non esistevano informazioni sull'animazione e i fumetti giapponesi, a parte il fatto che magari avrebbero pure potuto ricercarle (era il loro lavoro), ma questa pubblicazione riduce di molto le loro eventuali giustificazioni postume.
Non che in questa pubblicazione della "Editoriale Corno" sia scritto che i cartoni animati giapponesi NON erano fatti al computer o che i personaggi non volevano essere Occidentali, ma dalle 68 voci presenti nell'enciclopedia chiunque avrebbe intuito che i fumetti in Giappone avevano una storia ben radicata ed un mercato almeno sviluppato quanto il nostro (poi era maggiore). 
Quello che mi sorprende è di non aver mai trovato un articolo in cui un qualche esperto di fumetti citasse questa enciclopedia della "Editoriale Corno" per far notare ai giornalisti che i cartoni animati giapponesi avevano nei fumetti giapponesi un background molto sostanzioso.
Quindi non si trattava solo di una superficialità latente nel giornalismo italiano, ma anche di un totale disinteresse da parte degli esperti di fumettistica che avrebbero potuto spezzare una lancia in favore degli anime e che, invece, se ne disinteressarono quasi completamente.
Le 68 voci inerenti manga e mangaka presenti nella pubblicazione su circa 1500 totali sono di due tipologie, autori/disegnatori (23 voci) e personaggi/serie (45 voci), cioè mangaka e manga. Purtroppo questi fumetti ed autori mai vengono chiamati direttamente manga e mangaka, sarebbe stato un bello scoop per la "Editoriale Corno", in una voce (Kitazawa Rakuten), però, si specifica che il termine "manga" vuol dire sia "vignetta" che "fumetto". Inoltre spesso nello scritto è riportato il termine "manga", ma come titolo di un fumetto.
L'edizione originale venne pubblicata a New York dalla "Chelsea Publishing Company" nel 1976 e nel 1978 integrata con le voci italiane dalla redazione della "Editoriale Corno", messa in vendita nell'agosto 1978 (a fine post le scan delle date).
Quindi a dicembre del 1978, in occasione della seconda tranche di "Atlas Ufo Robot", una qualche fonte informativa autorevole sullo sconosciuto mondo nipponico dei fumetti era pur disponibile, ma le sue 68 voci inerenti il Giappone restarono una voce morta...
In alcuni casi sono presenti i manga di cartoni animati giapponesi che imperversavano o avrebbero imperversato in televisione, quindi, già dall'agosto 1978 chiunque avrebbe potuto fare qualche analisi meno superficiale. Infatti nelle voci dell'enciclopedia è specificato più volte che dalla versione di un manga si era passati a quella animata, cioè era una prassi produttiva.
Nella voce su "Jungle Tatei", cioè "Kimba il leone bianco", si cita la vittoria del Leone d'Argento al Festival Internazionale del Cinema per ragazzi di Venezia nel 1967, ergo il cartone animato non era statunitense come poteva sembrare dai titoli, ma nipponico
Inoltre si accenna all'esistenza di vari generi, come il fumetto per ragazze, anche se il termine "shojo", pur presente, non è messo in correlazione con il genere "shojo", ma solo come titolo del manga.
In pratica, un attento lettore e nel contempo osservatore dei cartoni animati giapponesi, forse avrebbe potuto capire tanti aspetti che ai tempi parevano assolutamente oscuri.


Tra l'altro all'inizio dell'enciclopedia è presente un saggio di 26 pagine a firma di Maurice Horn dal titolo "Breve storia del fumetto nel mondo", in cui in due punti si parla espressamente del fumetto giapponese.
Tutte le voci su manga e mangaka sono ad opera di Hisao Kato (vedi scana fine post), immagino con delle integrazioni da parte della redazione della "Editoriale Corno", come per "Jungle Tatei"/"Kimba il leone bianco".
Nella prefazione all'edizione italiana è specificato che la "Editoriale Corno" ampliò le voci dell'enciclopedia da circa 1200 a circa 1500, con ben 350 voci aggiuntive a cui sommare varie integrazioni alla versione statunitense, per un lavoro che è durato quasi tre anni.
La tempistica di lavoro di quasi tre anni forse motiva l'assenza di alcuni manga che in Giappone ebbero successo, magari più per la versione televisiva, per esempio manca "Mazinga Z", come manca Go Nagai. In generale le voci inerenti il fumetto giapponese mi paiono più orientate al passato degli anni 60, anche remoto per quanto riguarda i primi illustratori, rispetto al presente degli anni 70.
Non c'è Mazinga ma c'è "Hashita no Joe"   ^_^

venerdì 25 agosto 2023

Mattel Natale 1981




Nel 2023 non avevo ancora postato un catalogo di giocattoli, ne approfitto sia per quasi (manca il 1983) completare le annate di cataloghi Mattel, sia per omaggiare il film di "Barbie" (non sono ironico), visto che in questo spillato è super presente con una quantità mostruosa di articoli.


Una sequenza di questo genere permette, a chi è interessato al fenomeno ludico, di vedere come e quanto l'offerta di giocattoli si modificò dai primi anni 70 ai primi anni 80.
Essendo solo articoli della Mattel, il panorama è meno variegato rispetto ad un catalogo generalista, ma comunque interessante, visto che si nota, per esempio, l'arrivo dei primi videogiochi portatili e l'ascesa dei giocattoli legati ai cartoni animati giapponesi. Infine, sul versante di Barbie si può testare il passaggio da un design degli ambienti e degli outfit anni 70 a quelli degli anni 80. 
Mentre sul versante Big Jim spiccherà come si passi da una ambientazione avventurosa,  western e "da esploratori" a quella fantascientifica, probabilmente influenzata dai film hollywoodiani e dall'animazione giapponese.
Sempre importante la presenza dei prezzi, che permette di capire quanto facemmo spendere ai nostri genitori e a ricordarci che l'inflazione non è nata in questi ultimi due anni.
Grazie alla comparazione di tanti cataloghi di una sola azienda si possono notare, oltre all'evoluzione tecnologica dei singoli articoli, quali di questi restarono e quanto sul mercato italiano, considerando sempre che ai tempi una linea invecchiava meno di oggi, le aziende mantenevano in vita un articolo per molto più tempo, magari modificandolo solo in parte (di solito il colore e gli adesivi).
Anche in questo catalogo non mancano gli articoli a tema animazione giapponese, passato di moda Goldrake e soci, tocca a Capitan Futuro, su cui la Mattel mi pare propose parecchio, mi resta il dubbio su quale ritorno ebbe.
Rispetto ad altri cataloghi Mattel mancano completamente i giochi in scatola, che dalla metà degli anni 70 erano sempre presenti.



Le prime 25 pagine sono tute dedicate a Barbie, mentre per Big Jim siamo a 9 pagine... infatti lei ora è al cinema e su tutti i media, il nostro povero "Grande Giacomo" è finito al cimitero dei giocattoli   T_T

domenica 20 agosto 2023

Servizio di Anna Praderio al TG5 ore 20,00 del 19 agosto 2023 su "Si alza il vento" e Hayao Miyazaki - Bene, ma non benissimo...


Dato che non guardo più la televisione, questo servizio mi sarebbe sfuggito se ieri sera non fossi stato a cena da amici con l'audio della tv in sottofondo, cosa che mi ha permesso di notare che in coda al telegiornale si parlasse di Hayao Miyazaki e del film "Si alza il vento".
Premessa, son ben contento che durante l'edizione serale di un telegiornale nazionale tanto seguito ci sia un servizio sull'animazione giapponese, infatti ho zittito subito le conversazioni a tavola per sentire bene cosa venisse detto in proposito:
Ecco... bene, ma non benissimo   ^_^

La giornalista Cesara Buonamici introduce il servizio con toni un po' trionfalistici, descrivendo il film "Si alza il vento" "IL PIU' GRANDE FILM D'ANIMAZIONE CHE SIA MAI STATO FATTO"!!!

Per l'amor del cielo, son belle parole, ma mi paiono un po' esagerate, se non fosse per il semplice fatto che è un film del 2013, e forse in questi 10 anni qualcosa di altrettanto bello lo avranno pur prodotto, no?
Ma anche se in questi 10 anni tutti gli autori nipponici avessero creato solo ciofeche, esisterebbe anche il pre 2013 e i film di Miyazaki prima di "Si alza il vento".
Certo che alla Buonamici quelle due righe le avrà pur scritte qualcuno, spero non parlasse a braccio, bisognerebbe che la giornalista chiedesse conto dell'esagerazione.
Vabbè che al TG5 saranno abituati ad esagerare i toni dei trionfi governativi, un trionfo in più, uno meno  :]


Infatti Anna Praderio, autrice del servizio, ridimensiona un po' l'entusiasmo della più anziana collega e  forse meno avvezza all'animazione nipponica, descrivendo "Si alza il vento" come "uno dei capolavori di Hayao Miyazaki, uno dei film di animazione più belli di sempre".

Ecco, "uno dei capolavori di Hayao Miyazaki " e "uno dei film di animazione più belli di sempre" è già un giudizio più equilibrato, anche perché "Si alza il vento" non è assolutamente, per quanto mi riguarda, "il più grande film d'animazione che sia mai stato fatto", per affermarlo vuol dire che si sono visti pochi film d'animazione nipponici e solo quel film di Miyazaki.

Anna Praderio si occupa dei servizi su cinema e spettacoli, ovviamente mica si può pretendere che abbia visto tutto e si ricordi tutto di quello che ha visto, però, proprio perché vai in onda nell'edizione serale del TG5, magari ci possono essere più possibilità che un qualche fissato pignolo di anime stia seguendo il tuo servizio   ^_^
Possibile che nella redazione del TG5 non ci sia qualcuno, o l'amico di qualcuno, o il parente di qualcuno che conosca un pochino di più i film di Hayao Miyazaki a cui chiedere?
Evidentemente no  :]
Controllare qualche fonte sul web?
Preciso che il servizio, per quanto vago, è sostanzialmente corretto, solo che quando si descrive un po' nel dettaglio il film "Si alza il vento", viene commesso un ingiustificabile errore.

Viene giustamente annotato che ebbe successo al festival di Venezia del 2013, ma non vinse nulla, cosa che invece avvenne per "La città incantata", che si aggiudicò l'Oscar e pure l'Orso d'Oro al festival di Berlino. 
Non che abbiano valore solo i film che vincono premi, però se il criterio di valutazione è quello di essere acclamato ad un festival del cinema, "La città Incantata" venne acclamato di più e in più festival.

venerdì 18 agosto 2023

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 10)


Mi pare che questo sia il primo numero in cui tutte le interviste presentate, ben cinque (e mezzo), siano attuali e svolte dalla redazione, quindi nessuna intervista ad autori nipponici vecchia come il cucco sparata in copertina , anzi, proprio nessuna intervista annunciata in copertina  :]
Gli intervistati di questo numero sono: 
Patrizio Prata (doppiatore);
Sebastian Harrison (del cast del telefilm "Kiss me Lica);
Gualtiero Cannarsi! (mister "fluido ematico");
Nino Giordano (autore dello speciale su Sailor Moon);
Fabiano Massimo Cantini + la figlia Fabiana (autore di sigle + cantante di sigle).

Pur essendo un numero agostano i contenuti sono pari a quelli degli altri mesi, compreso lo speciale interno, dedicato a "Kiss me Licia". Su questo non proferirò parola, tranne che non l'ho mai visto e ai tempi mi ha sempre abbastanza irritato vederlo pubblicizzato, il peggio del peggio lo si raggiunse con il telefilm italico, più trash dei telefilm nipponici   :]
Nell'editoriale il Ceo ricorda quanto era bello da bambini/ragazzini andare in edicola a comprare i primi manga, quando non c'erano il web ed Amazon.
Quando ci andavo io in edicola compravo i supereroi Marvel della Editoriale Corno, e quasi non esistevano ancora le poste  ^_^



Come si può vedere dal sommario i contenuti non sono da mese di ferie, anche perché ormai agosto non è più da "tutto chiuso per ferie". Come, invece, era veramente quando io andavo in edicola (vedi Ceo di cui sopra), tanto che il tuo edicolante chiudeva e tu non sempre trovavi nell'altra edicola di turno agostano quello che la tua faceva arrivare, di certo il numero di copie era inferiore...

Di seguito qualche commento personale sugli articoli che mi sono parsi più interessanti, mio punto di vista.



Il primo articolo è a firma Mikimoz, e non è tanto concentrato su una serie, ma sulla tipologia degli anime prodotti negli anni 80, che portavano in sé la firma del periodo.
L'articolo, immaginando anche il target dei lettori della rivista, è assolutamente lecito ed interessante, solo che io sono un po' allergico agli anni 80, in totale un decennio che ci ha portato agli sfracelli di oggi. Il decennio della deregulation della Thatcher e Reagan, che alla fine ha portato anche da noi lo smantellamento di scuola e sanità pubblica. Gli anni del riflusso. Il decennio di Craxi, che ci ha lasciato in eredità Berlusconi e il berlusconismo, e via discorrendo... Il decennio dove le persone normali hanno iniziato a vivere sopra le proprie possibilità finanziare, o almeno a desideralo ardentemente, tanto da rovinare la vita a se stessi e agli altri. Un decennio che è stato il tradimento di quelli precedenti, in tutti i sensi. 
In Giappone come in Italia si possono notare similitudini, forse per questo gli anime chiaramente anni 80 ebbero successo anche da noi. Come scrive anche Mikimoz le trame erano meno drammatiche, probabilmente per l'aumento della ricchezza nella popolazione rispetto agli anni 70, gli anime raccontavano di un Giappone ricco, finché è durato, ovviamente...
L'unico appunto che mi permetto di sollevare è che tra i film fantascientifici tipicamente anni 80 viene inserito Alien. Ecco, se c'è una cosa che mi fa imbestialire di più degli anni 80 in sé, è quando si ascrive agli anni 80 un qualcosa che è degli anni 70, perché il 1979 è anni 70   ^_^

giovedì 17 agosto 2023

"Battaglie nella Galassia" recensioni esordio cinematografico di fine ottobre 1978


Di norma cerco di alternare il tema dei post, ma visto che il povero film "Battaglie nella Galassia" del 1978 è ingiustamente misconosciuto dalle masse, è anche giusto spiegarne il perché  ^_^
Il post di ieri illustrava la trama del film:

Capita che i cartoni animati giapponesi robotici vengano tacciati di essere infantili, e con l'occhio di oggi alcune serie lo sono più di altre, ma con l'occhio del 1978, 1979 e 1980 non lo erano di certo. Basta vedere il tipo di trame che ci propinavano nei film di fantascienza, con i robot spietati e illogicità di trama in ogni dove. Quelli erano i prodotti che erano destinati a noi bambini/ragazzi, il livello era spesso bassino e per questo gli anime robotici ci affascinarono subito, perché le loro trame, in rapporto alla media, erano più che valide ed interessanti. 

Quella sopra è una bella pubblicità della locandina del film comparsa su un "Domenica del Corriere" di fine 1978, non mi ero appuntato la data precisa (e non ho voglia di andarmi a cercare il numero in questione). 
Sinceramente non rammento l'effetto audio del "Sensurround", magari il buon ricordo che ho della proiezione cinematografica potrebbe essere dovuto agli effetti sonori.
A mio avviso la locandina è caotica, vi inserirono troppi personaggi, in pratica sono rappresentati quasi tutti, l'effetto finale è dispersivo.
In questi anni, mentre cercavo articoli sull'animazione giapponesi in Italia, ho recuperato un sacco di materiale inerente altri temi e tanti film, purtroppo non ho sempre potuto "salvare" tutto quello che avrei voluto per una questione di tempi, qualche volta ho sacrificato "Battaglie nella Galassia", comunque questo film venne abbastanza ignorato dalla critica della carta stampata.
Basti pensare che "TV Sorrisi" non dedicò al film neanche un suo Cineracconto, e non è che la redazione recensisse solo blockbuster o film d'autore, c'erano film che non sapevo manco fossero stati prodotti e di dubbia qualità. Inoltre nella classifica di "TV Sorrisi" dei 10 film più visti "Battaglie nella Galassia" non compare mai (il controllo l'ho effettuato dai numeri di settembre 1978 a tutto marzo 1979).

Inserisco gli articoli in rigoroso ordine cronologico.


Il 16 ottobre 1978 su "Stampa Sera" compariva un piccolo trafiletto inerente un'informazione che ero convinto ai tempi non fosse conosciuta, cioè la natura televisiva e di montaggio del film cinematografico.
Inoltre si accenna al plagio di "Guerre Stellari", anche se io, sinceramente, proprio di plagio non mi sentirei di parlare. 
Grandemente errata la previsione del prossimo successo al botteghino.

mercoledì 16 agosto 2023

"Battaglie nella Galassia" (Battlestar Galactica) - film 1978


Qualche mese fa ho trovato in un negozietto il BD del film "Battlestar Galactica", da noi ai tempi conosciuto come "Battaglie nella Galassia, dato che il DVD pare sia introvabile mi sono rifugiato nella tecnologia più avanzata, anche se per un film del 1978 è abbastanza uno spreco. Il BD è di matrice anglosassone, come si può vedere dalle due copertine, ma ha anche la traccia audio italica, quindi a distanza di tanti anni l'ho potuto ri-apprezzare, più o meno  :]. 
E' già da parecchio che mi sono reso conto che questo film del 1978 è sostanzialmente sconosciuto alle nuove generazioni e ancor oggi poco citato, nonostante nei primi anni 2000 sia stata prodotta una serie tv remake, tra l'altro abbastanza bella, almeno fino a quando non vira verso trame religioso-messianiche...
In questi mesi ho recuperato un po' di materiale concernente il film del 1978, tra l'altro in italiano c'è poco, anche la stampa nostrana vi dedicò poco spazio, mentre in quella in lingua inglese è naturalmente spesso citato:





E' ormai risaputo che il film proiettato nei cinema italiani a fine 1978 era un montaggio dei primi tre episodi pilota della serie televisiva, ergo non paragonabile dal punto di vista del budget a "Guerre Stellari", ma io quando andai a vederlo al cinema Dal Verme di Milano non lo sapevo, infatti mi piacque lo stesso. C'erano le astronavi, le battaglie, le pistole laser e i stupendi robot Cyloni, cosa potevo volere di più?  ^_^
Il fatto curioso, anch'esso ormai stra-conosciuto, è che vedemmo il film di montaggio della serie tv a fine 1978 e la serie televisiva nello stesso periodo del 1982 su Canale 5, giusto quattro anni dopo!
Mentre "Guerre Stellari" riesce ancora a resistere al passare dei decenni, il povero "Battaglie nella Galassia", girato un po' al risparmio essendo una serie tv, è invecchiato maluccio, con punti di estremo imbarazzo  :]
Le ingenuità non nascono solo dal budget limitato di una serie televisiva, ma anche dalle scelte degli sceneggiatori, che, per esempio, decisero che un popolo partito dalla Terra migliaia di anni prima, avesse come lingua madre l'inglese... 
In base al film la Terra è il luogo da cui partirono coloro che colonizzarono altri pianeti e dove si cerca di tornare dopo l'olocausto posto in atto dai Cyloni.
Nella seconda serie televisiva i nostri eroi trovano finalmente il pianeta madre e il periodo è quello di fine anni 70 o primi anni 80, quindi è palese che dalla Terra erano partiti migliaia di anni prima, potevano mai scrivere in inglese?
In "Guerre Stellari", a parte il nome "Skywalker", non mi pare si vedano mai scritte in inglese, in questo George Lucas fu più attento e rese il film più coerente con un storia ambientata "tanto tempo fa in una galassia lontana".
In "Battaglie nella Galassia" ci sono scritte in alfabeto latino in inglese ovunque, sulle astronavi, sui pannelli elettronici, sui monitor, ma gli umani migrati dalla Terra migliaia di anni prima quale alfabeto usavano? Forse quello greco? Forse quello sumerico? Visto che i caschi dei piloti ricordano gli egizi, forse usavano i geroglifici? Di certo non l'inglese corrente   ^_^



Piccola precisazione inerente le immagini della recensione.
Il mio PC non ha il lettore BD, mentre il televisore che uso con il lettore BD non ha la possibilità di salvare immagini su una chiavetta, ergo ho dovuto scattare delle foto dello schermo televisivo, la cui resa è parecchio oscena, come si può vedere dalle due immagini sotto.
Ho quindi preferito usare un vecchio file della versione in inglese visibile su PC, che però è quella originale dei primi tre episodi pilota, che contengono tutte le scene che vennero sacrificate per il film, infatti dura 2 ore e 20 minuti.
Tranne in un paio di casi ho usato le stesse immagini presenti nel film del 1978, le due eccezioni nascono da delle curiosità.
Quando riguardo le scene iniziali del film mi emoziono ancora, le ricordo con piacere da quella prima visione cinematografica dell'autunno 1978.


Le immagini inziali dei pianeti extra galassia mi hanno ricordato quelle del film di Gamera, dei bei disegni:

L'incipit iniziale recita:
"C'è chi è convinto che la vita sia iniziata là fuori, dall'altro capo dell'universo, con tribù di umani che forse erano predecessori degli egizi o dei toltechi o dei maya, che forse sono stati gli architetti delle grandi piramidi, o delle civiltà perdute di Lemuria o Atlantide.
Alcuni credono che ci siano fratelli dell'uomo che ancora oggi lottano per la sopravvivenza lontano, tra le stelle."

domenica 13 agosto 2023

Hayao Miyazaki, l'artigiano dell'animazione giapponese


TITOLO: Hayao Miyazaki, l'artigiano dell'animazione giapponese
AUTORE: Stéphanie Chaptal
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 144
COSTO: 16 
ANNO: 2023
FORMATO: 24 cm x 18 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788885457546


Se anche la casa editrice dei bravissimi Kappaboys si mette a pubblicare della saggistica strapiena di immagini con un scritto ridotto più o meno all'osso, vuol dire che debbo proprio arrendermi... la "Ultra Shibuya" ha tracciato il solco, anticipata di qualche anno dai libri delle collane "I Love Anime" e "Japan Files", ed ora il suo modus operandi è diventato uno standard editoriale.
In Francia il saggio è stato pubblicato nel 2020, quindi all'interno vi si leggono alcune aggiustature informative (specialmente per il prossimo venturo film di Miyazaki), con il titolo "Hommage à Hayao Miyazaki: Un coeur à l'ouvrage" e si potrà notare come l'impostazione editoriale sia la medesima, cioè tante immagini e scritto assai sacrificato, ma per non sacrificarlo troppo è stato scelto di usare un carattere di scrittura minuscolo.
Ho prenotato il saggio in Feltrinelli, e l'ho comprato appena disponibile il 16 luglio, arrivato a casa l'ho aperto è ho abbandonato la lettura dopo poco, non per i contenuti, che non saranno rivoluzionari, ma neppure farlocchi, ma proprio per la difficolta materiale di leggerlo...



Come si può vedere qui sopra non solo il carattere di scrittura generale è minuscolo, ma in alcune sue parti è microscopico, basta consultare le didascalie (illeggibili) e le parti titolate con "A che pubblico si rivolge?", che per di più sono scritte con un colore che con sfondo bianco non aiuta ad individuare il carattere... Da tutto ciò si desume che i lettori francesi hanno tutti dieci decimi di vista, mentre io, specialmente dopo una giornata di lavoro, non riuscivo, nonostante usassi gli occhiali, proprio a leggerlo...
Capisco che l'impostazione grafica non sia stata scelta dai "Kappaboys", però in italiano lo hanno pubblicato loro, forse la prima preoccupazione sarebbe dovuta essere rendere fruibile alla lettura il libro. Magari con meno inutili immagini (tipo quella a sinistra a tutta pagina) ci sarebbe stato lo spazio per aumentare un pochino la grandezza del carattere di scrittura, ma immagino che si sarebbe dovuto stravolgere tutta l'impaginazione, con relativo aumento dei costi.
Comunque alla fine sono riuscito a leggerlo, si impiega circa quattro ore, più di un contenuto interessante è presente, ma quasi sempre, visto il numero esiguo di pagine, non più di tanto approfondito.
Ovviamente non è facile scrivere cose nuove su Hayao Miyazaki, di biografie ne sono state scritte numerose, le informazioni accessibili sono più o meno sempre quelle, conta come le si elabora e cosa si analizza. Direi che nella totalità tutte le opere di Miyazaki sono analizzate, ma dato che non si procede in ordine cronologico, ma per temi scelti dall'autrice, il tutto può risultare un po' spiazzante e talvolta un pelino ripetitivo. Ci sarà il film a cui è dedicata una pagina e quello più fortunato che ne annovera quattro, sempre con annesse immagini. Il problema è che in una pagina scarna non è che puoi analizzare più di tanto un tema, qualsiasi esso sia.
Non ho potuto non notare all'interno dello scritto i mini spot ai romanzi Kappalab inerenti film o serie di Miyazaki e dello Studio Ghibli, forse sarebbero bastate le pagine promozionali pubblicate a fine saggio.


Lo scritto è composto da cinque capitoli, inserirò la prima pagina di ogni capitolo in quanto riporta una mini riassunto dei criteri con cui sono stati scelti i suoi contenuti (ammesso che uno li riesca a leggere...), inoltre a fine recensione ho inserito il sommario con tutti i paragrafi. Direi che queste scan assieme dovrebbero rendere bene quali siano i temi trattati, indipendentemente dalle mie farneticazioni.
Nel primo paragrafo si indaga il rapporto di Miyazaki con la madre e i riflessi di questo nei suoi film.
Piccola curiosità/ricordo personale:
Ponyo è consigliato dall'autrice dai quattro anni, quando un pomeriggio andammo a vederlo al cinema alla fine del primo tempo ci ritrovammo gran parte dei bambini in sala poco più grandi di quell'età  piangenti... il film gli faceva paura... poi di certo i bambini francesi di quell'età sono più coraggiosi di quelli italiani  :]

venerdì 11 agosto 2023

"Zio Paperone e il ponte di Messina" + articolo "Il ponte di Messina? Ci pensa Paperone!", di Franco Fossati - Topolino n° 1401 del 3 ottobre 1982


Quando a supporto di un'opera mastodontica, i cui costi sono attualmente sottostimati sui 13 miliardi di euro (Wall Street Italia) e che avrà una durata di costruzione (molto) ottimisticamente di almeno 10 anni, si porta una storia di Zio Paperone comparsa su un Topolino dell'ottobre 1982, secondo me c'è qualcosa che non funziona nella nazione che sta per intraprendere questo enorme buco nero nel bilancio dello Stato... il tutto senza considerare minimamente le leggerissime infiltrazioni della criminalità organizzata nelle due regioni interessate all'opera.
La cosa è così assurda, intendo il tirare in ballo Zio Paperone (ma anche il ponte sullo stretto di Messina...), che mi è venuta la curiosità di andarmela a (ri)leggere quella storia di Zio Paperone, e mi sa che, tanto per cambiare, chi l'ha usata pro domo sua non l'ha letta o non l'ha capita   ^_^
Il numero 1401 di Topolino contiene e anche un mini articolo sui progetti passati e futuri del ponte, in cui è riportata una minuscola informazione che personalmente avevo dimenticato, dove si parla del primo progetto in assoluto datato 1870:
"Il progetto suscitò scalpore e ammirazione, ma poi fu lasciato ammuffire e il disastroso terremoto di Messina del 1908, che fece abbassare di quasi un metro il litorale, scoraggio qualsiasi ulteriore proposta"

Sono certo che i tecnici del ministero e delle aziende lautamente interessate avranno già pensato ad un rischio sismico di tale intensità, sto tranquillo    :]

Ho scannerizzato solo le parti della storia di Zio Paperone inerenti al ponte (verificare il numero delle pagine in alto) e l'articolo di Franco Fossato, per ultima la pubblicità promozionale della mini marcia di Messina, visto che compare in copertina ed è in tema.
La trama dell'avventura di Zio paperone, oltre ad essere simpatica come sempre, considerandola alla luce della follia odierna, diventa anche abbastanza ironica. Spero che i tecnici e i vari injeeegner Cane abbiano, però, l'accortezza di leggerla, magari eviteranno di copiare tecniche di costruzione che nel fumetto si sono dimostrate fallimentari...

Capisco che è uno spoiler grosso come una casa, ma alla fine il ponte sullo stretto di Messina... no no, è più divertente leggerla   ^_^


Come diceva un ministro, sono passati 41 anni, ma le cose non sono cambiate molto riguardo ai traghetti... magari costruire più traghetti con soldi pubblici? 
Per quanto ci venga a costare, costerà sempre meno di 13 miliardi di euro più i costi di manutenzione!
Neppure l'eroico Lessner riesce a prendere il traghetto...

Per fortuna Zio Paperone vuole costruire disinteressatamente l'opera che eviterà l'uso di questi assurdi e desueti mezzi navali...

"Milioni di turisti" E tutti più che disposti a pagare il giusto (per me) pedaggio per attraversare lo stretto!"

Ma poi, ad opera finita, quale sarà il costo del pedaggio?

giovedì 10 agosto 2023

"Heidi mania", servizio tv di Werner Weick da "Argomenti" del 10 ottobre 1979 RSI


E' già da un po' che volevo veicolare questa trasmissione dell'ottobre 1979 sulla televisione della "Svizzera Italiana" visibile sul sito dell'archivio della RSI:

La Heidi animata nipponica aveva esordito sulla Rete 1 della Rai il 7 febbraio 1978, quindi abbondantemente più di un anno prima, in più dalla Svizzera vedevamo il telefilm di Heidi:


Le due versioni di Heidi, specialmente quella animata nipponica, avevano generato un inaspettato flusso turistico verso le zone in cui si svolgevano i fatti narrati nel romanzo/anime/telefilm, questo aspetto aveva generato varie reazioni nella popolazione locale. Si era creata una lotta nazionale tra la cittadina di Maienfeld e la potente Sankt Moritz. La diatriba nasceva dal fatto che Sankt Moritz si era accaparrata la paternità del personaggio di Heidi a scopo meramente turistico, grazie al fatto che vari lungometraggi e il telefilm vennero ambientati in loco, mentre le autorità di Maienfeld, che si sentivano legittime depositarie dei luoghi heidiani, non solo erano contrarie ad un afflusso indiscrimato di turisti, ma per principio non volevano sfruttare economicamente il romanzo di Johanna Spyri.
La trasmissione della RSI mandata in onda nell'ottobre 1979 non solo indaga queste frizioni turistiche interne, ma ci illustra quanto Heidi fosse diventata famosa, tanto da spingere intere famiglie italiane fino a Maienfeld!
Questo post, oltre ad illustrare il servizio visibile al primo link, vuole continuare a far notare una certa similitudine con le lamentele nate in quel periodo dal paragone tra la Heidi del romanzo e la Heidi animata e le polemiche web tra "Atlas Ufo Robot" ed il nuovo prossimo venturo "Goldrake U", aspetto già illustrato nel precedente post:

Mi pare di notare che i detrattori a priori di "Goldrake U", visto che non abbiamo ancora visto due minuti della nuova serie, si pongono nella medesima posizione di quei burocrati di Maienfeld attaccati alla loro vecchia Heidi, non comprendendo che, specialmente senza la versione nipponica di Isao Takahata, la loro beniamina sarebbe restata nell'oblio elvetico...

Di seguito ho trascritto la quasi totalità del servizio di Werner Weick, omettendo solo la parte in cui il finto vecchio dell'Alpe racconta come spella i turisti e dove il tizio di Sankt Moritz si vanta di aver scippato Heidi a Maienfeld.
Annoto che mentre si vedono varie scene del telefilm coprodotto dagli elvetici, maa si vede la Heidi animata, ma si vede il suo merchandising, si sente la sigla di Elisabetta Viviani più volte e le due famiglie italiane intervistate fanno riferimento esclusivamente al cartone animato giapponese come motivo del proprio turismo.
Probabilmente questa è in assoluto la prima traccia di turismo di piccoli appassionati motivato dall'animazione giapponese. Molto prima dei viaggi in Giappone di coloro che erano cresciuti con Heidi e Goldrake.
La prima famiglia intervistata ha un chiaro accento toscano, magari erano già in Svizzera per altri motivi, comunque sono parecchi chilometri fino a Maienfeld!
L'altra famiglia è del milanese.
Sarebbe bello che quelle ex bambine e il bambino riuscissero a vedere questo filmato, rivedrebbero se stessi e i loro cari  :]

Non siamo più soltanto il paese della cioccolata, degli orologi e delle banche, ora siamo il paese di Heidi. Una serie televisiva e un cartone animato giapponese hanno reso ancora più famosi le celebri Alpi svizzere e trasformato Heidi nel nuovo idolo dei piccoli di tutto il mondo.

IN SOTTOFONDO LA SIGLA ITALIANA DI HEIDI


L'industria, naturalmente, non ha perso l'occasione, e ha sfornato dischi, figurine adesive, libri, album, giornalini, magliette, grembiulini, giochi, gomma da masticare, pupazzi e un bagno schiuma per bebè.


Heidi è ora entrata anche nelle gallerie d'arte, i disegni stampati acquarellati di Tomi Ungerer
vengono venduti a 3800 franchi l'uno.

martedì 8 agosto 2023

"Il successo di Heidi", di Guido L. Luzzato - "Libera Stampa" 8 agosto 1978 e l'annuncio di "Goldrake U" su "La Repubblica" 8 agosto 2023



8 agosto 1978, 8 agosto 2023.
Son passati 45 anni, ma non è che noi appassionati più o meno attempati si sia appresa la lezione, nonostante che quattro decenni e mezzo addietro i nostri eroi animati nipponici furono le vittime di un approccio che parrebbe oggi venga perpetrato da noi stessi.
In questo post mostro un articolo della stampa elvetica italica sul successo di Heidi, in cui il giornalista fa una considerazione che tornerebbe utile in questi giorni dove è stata annunciata la nuova serie di "Goldrake U" (ovviamente sarebbe "Grendizer U").
La notizia gira già da qualche giorno, tanto che se ne è occupato pure il TG1 sabato con un servizio senza castronerie(!!!):

Oggi anche "La Repubblica" ha reso gratuito un articolo sul sito:

Come capita sempre sul web si è scatenato il solito putiferio dei pro e contro verso questa rivisitazione del nostro eroe fanciullesco, per fortuna non ho i social, ma alla fine qualche eco giunge anche a me ^_^
Ma cosa scrisse su Heidi il giornalista Guido Luzzato sul quotidiano "Libera Stampa" della Svizzera Italiana l'8 agosto 1978?


Il successo dell'Heidi nipponica varcò letteralmente le alpi tramite il segnale della Rai, il giornalista riporta questo enorme successo della loro icona montanara lamentandosi che ci si concentrasse sul personaggio giapponese e non sul romanzo da cui prese spunto la serie animata.
Guido Luzzato con me non si sarebbe arrabbiato, perché io del romanzo me ne sono occupato:

sabato 5 agosto 2023

"Ragazzi, TV mese (Mazinga)" - "Illustrato Fiat maggio 1980


Una delle peculiarità dell'attenzione avuta/subita dai cartoni animati giapponesi durante il "first impact" (dal 1978 al 1982) da parte della carta stampata non solo fu la mole spropositata di articoli a loro dedicati, la quasi totale disinformazione sul tema, la virulenza delle polemiche, ma anche la moltitudine di testate che vi si dedicarono.
Il numero di maggio del mensile della casa automobilistica Fiat dedicò anch'esso, seppur in poche righe, la sua quota di attenzione e strali contro Mazinga, che poi era "Mazinga Z", ma era chiedere troppo a chi scriveva distinguerlo da il "Grande Mazinga"...
La testata per i dipendenti Fiata ha chiuso poco più di un anno fa:

Il trafiletto che mostro questa volta non ha nulla di particolare, oltre a voler ribadire di quanta attenzione, fatto mai più ripetutosi, "godevano" gli anime, dallo scritto si evince che per l'autore l'interruzione di "Mazinga Z" sarebbe da mettere in stretta correlazione con le polemiche giornalistiche dell'aprile/maggio 1980.
Solo che l'ultimo episodio della prima tranche di Mazinga Z trasmesso dalla Rete 1 della Rai risaliva a fine marzo, quindi poco più di un mese dall'uscita di questo numero di "Illustrato Fiat".
Ma quando venne tramesso di preciso quell'ultimo episodio? Ci torno poco più sotto.


"Nuovi cartoni animati hanno preso il posto del famigerato Mazinga e della sua prolifica stirpe, in seguito al coro di proteste di gran parte dei genitori ed educatori, i quali ritenevano il programma inadatto ai più piccoli a causa dei messaggi di violenza che vi ravvisavano. La rubrica "321 contatto" ha sostituito l'incriminato mostro spaziale con un innocentissimo telefilm fantascientifico dal titolo Sky"

In pochissime righe, oltre a stroncare in toto l'animazione seriale giapponese, si riescono a dare pure un certo numero di informazioni errate   ^_^
Mazinga Z è famigerato, inadatto e violento, tanto da essere bandito per le proteste di GRAN PARTE di genitori ed educatori, fa parte di una prolifica stirpe, immagino di altresì inadatti, incriminati e violenti cartoni animati.
Tralasciando che non si capisce bene in base a quali dati e statistiche si affermasse che GRAN PARTE di genitori ed educatori avessero questa posizione avversa a Mazinga Z, esso non è né un mostro né spaziale, visto che non esce mai dall'atmosfera terrestre e mai combatte contro alieni spaziali.
Il picco degli articoli sui/contro cartoni animati giapponesi avvenne nell'aprile 1980, mentre la prima tranche di Mazinga Z termina a fine marzo, inoltre la serie riprenderà a settembre anche con nuovi episodi. Immagino che l'autore di queste poche righe collegò del tutto autonomamente le polemiche dell'aprile 1980 con la fine della serie, senza rendersi conto che i due fatti non erano necessariamente correlati:

Ma quale fu il programma che prese il posto dell'esautorato Mazinga Z?
Inizialmente si afferma che siano "nuovi cartoni animati", ma poco dopo diventa un "telefilm fantascientifico, per di più "innocentissimo, dal titolo SKY.
Secondo l'autore il cartone animato/telefilm "Sky" è già in onda, peccato che venne trasmesso dal 6 luglio 1980 (vedere penultima scan):

Sinceramente non ricordo di averlo mai visto, il fatto che venne trasmesso in piena estate non credo aiutò a farlo diventare famoso, inoltre era del 1975, più che "innocentissimo" a me è parso un po' di una noia mortale:

Non ho trovato video in italiano.



Per l'autore del trafiletto presente nel numero di maggio di "Illustrato Fiat" la fine di Mazinga Z è dovuta alle polemiche, ma la serie animata robotica termina la sua prima parte a fine marzo, secondo Wikipedia venerdì 21 marzo con l'episodio dal titolo "Battaglia nel cielo", il numero 34 della titolazione nipponica.

Mi sa, però, che Wikipedia abbia cannato, perché venerdì 21 marzo Mazinga Z non è in palinsesto, dato che c'è la sfida "Pinocchio vs Mazinga".
A conferma di un possibile errore di Wikipedia ci sono sia i palinsesti pubblicati dal "Radiocorriere TV" che da "TV Sorrisi e Canzoni".
Come si può vedere dalle scan qui sotto con la programmazione di giovedì 20 marzo e venerdì 21 marzo 1980.
L'ultimo episodio della prima tranche trasmessa dalla Rete 1 Rai fu quello dal titolo "Attacco aereo", il 33esimo della numerazione nipponica, il 29esimo di quella a caso italica.

martedì 1 agosto 2023

Pubblicità del merchandising di Candy Candy dalle pagine del giornalino di "Candy Candy" dal 1981 al 1985 (non sequenza completa) - Seconda parte



Dopo aver recuperato poco più di un centinaio di numeri del giornalino di "Candy Candy", ho preso dal medesimo venditore il restante blocco, alla fine mi sono ritrovato ad un prezzo più che umano ben 194 numeri dal n° 18 al numero 242. A cui bisogna aggiungere il primo volume rilegato con il solo fumetto/manga colorato della Fabbri.
In un post di metà febbraio avevo mostrato una moltitudine di pubblicità con il merchandising di "Candy Candy" preso dal giornalino della signorina tuttalentiggini:

Con questo post integro il precedente con le pubblicità del materiale non presente negli altri numeri, cioè sempre la prima réclame (molto vintage come parola) trovata per ogni articolo, ovviamente in base a ciò che è in mio possesso. In qualche occasione ho rimesso una pubblicità di un articolo che avevo già mostrato, l'ho fatto quando la pubblicità mi pareva più carina o particolare.
Purtroppo, avendo recuperato i giornalini di "Candy Candy" in due distinte tranche a distanza di qualche settimana, i due post non mostrano una panoramica cronologica corretta, ma bisognerà consultarli entrambi per vedere quale e quanto materiale era disponibile dal 1981 al 1985. Si noterà che non ho neppure un giornalino del 1980, il numero più basso è il 18 della copertina di destra qui sopra, che è già del 1981.
"Candy" Candy", Jeeg  ed il Grande Mazinga furono i tre anime del primissimo first impact, trasmessi dalle tv locali private, che ebbero un successo di fama paragonabile alle serie animate nipponiche trasmessi dalla Rai nazionale. Il povero Jeeg non ebbe la casa editrice Fabbri come fomentatrice dei desideri dei piccoli telespettatori, infatti il suo merchandising disponibile non è paragonabile a quello degli altri due. Comunque la piccola orfanella iettatrice surclassò, dal punto di vista del merchandising, l'orfano con tendenze omicide, cioè Tetsuya Tsurugi...
Direi che nella gran parte quello messo "Candy Candy" era del bel materiale, fatto relativamente con cura, considerando il periodo e la poca considerazione che tale oggettistica per bambini godeva in chi la produceva.


Il set di piatti, bicchieri e tovaglioli di carta l'avevo già mostrato nel primo post (link sopra), ma la pubblicità qui sopra mi è parsa più bella, con il coinvolgimento di Iriza in una immagine che parrebbe presa direttamente dal manga.
In basso si legge che "i piatti, i bicchieri, i tovaglioli di carta di Candy Cady li trovi nelle cartolibrerie insieme ad altri MILLE oggettini del ondo di Candy Candy", il numero "mille" non era proprio buttato lì a caso...



Avrei preferito una bella spilla di Jeeg... oppure un astuccio, la cartella, qualsiasi cosa  T_T