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domenica 8 settembre 2024

Campioni Animati, icone sportive nell'animazione



TITOLO: Campioni Animati, icone sportive nell'animazione
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra Shibuya
PAGINE: 196
COSTO: 16,50 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783232

Capisco che l'obiezione che mi verrà mossa ha un senso: 
perché continui a comprare e recensire i libri della casa editrice Ultra dedicati all'animazione giapponese se il tuo giudizio è sempre pessimo?

Masochismo?
Speranza in un mondo migliore?
Mi sento investito dalla missione divina di leggere e recensire tutti i libri in italiano scritti sull'animazione giapponese?

Lascio all'eventuale utenza dare una risposta, anche perché io non l'ho capito...
Un precedente libro di Valeria Arnaldi dal titolo "Gattoni Animati, icone feline nell'animazione" l'avevo sfogliato e saltato a piè pari, ma stavolta ho dovuto comprarlo per la tematica assai nipponica, anche se aveva solo due parole diverse dall'altro... 
"Campioni Animati, icone sportive nell'animazione" vs "Gattoni Animati, icone feline nell'animazione".
Temo in un nuovo terrificante format... "Soldati Animati, icone guerresche nell'animazione", "Palazzi Animati, icone architettoniche nell'animazione", "Dottori Animati, icone mediche nell'animazione"...
Noto ed annoto che non ci sono più le pagine con le immagini a colori, tutto in bianco e nero, ed il numero si è ridotto. Resta non basso, perché 40 pagine con immagini (tra immagine che occupa tutta la pagina e immagini a mezza pagina sommate) sono un quinto del libro.
E' stata inserita la bibliografia, ben (ironico) una pagina e mezzo (la inserisco a fine post), in cui NON compare neppure un titolo italiano sull'animazione (uno non sull'animazione). Ergo l'autrice per la stesura di questo libro non ha letto neppure uno dei saggi di Pellitteri, che sugli anime sportivi ha scritto parecchio, e neppure "Anime e Sport" di Fabio Bartoli, ma si può scrivere un libro che tratta soprattutto delle serie animate sportive nipponiche senza citare in bibliografia "Anime e Sport"?
A quanto pare per la casa editrice "Ultra" si, dato che in "Mondi animati, mondi interiori" sempre della "Ultra", che tratta anche i film di Isao Takahata, non è in bibliografia "The art of emotion, il cinema d’animazione di Isao Takahata".
Manca totalmente la sitografia, ergo non è stato usato il web per trarre informazioni  ^_^
Il libro procede come tutti gli altri libri della casa editrice: informazioni ammassate, supercazzole per aumentare il numero di pagine, tematiche off topic per lo stesso motivo, wikipediate evidenti seppur mai citate, errori evitabili.
Il grosso peso di leggere questi scritti è che ti devi trasformare nel tenente Colombo oppure, vista le tematiche pressoché nipponiche, nell'ispettore Zenigata.. ma leggere un libro con questo spirito è devastante... non ti fidi di quello che leggi in nessuna delle righe presenti, e quanto non trovi errori o wikipediate evidenti, ti assale il dubbio che semplicemente non te ne sei accorto per ignoranza del tema (serie) trattato.
Nel primo capitolo si aprono le danze con il bushido, spiegando che la sua storia nasce nel 660 A.C., ma è citato per la prima volta nel 1616 nel "Kōyō Gunkan". Io ricordavo che il bushido fosse un costrutto creato ad arte per mitizzare la figura del samurai quando questi ormai non combatteva più, lo scopo finale era generare fedeltà all'Imperatore:
Bushido, l'anima del Giappone (questo è l'unico libro in italiano inserito in bibliografia, io l'ho letto, magari non l'ho capito).
Quindi l'autrice (come molti altri prima di lei) collega il bushido al sacrificio presente negli anime sportivi, ma allora perché nel libro ci sono anche i cartoni animati made in Usa?
Che senso ha inserire i cartoni statunitensi se all'inizio mi fai tutta la supercazzola sul bushido e i samurai?
Nella "filosofia del sacrificio" si butta nel calderone il bushido, José Ortega y Gasset, Shakespeare, Robin Williams in "L'attimo fuggente", Giovenale, il Pippo di Disney, Disney stesso, gli anime sportivi, le Streghe" della pallavolo femminile di Tokyo 1964, si mischia tutto freneticamente per ottenere la più classiche delle pietanze "Ultra Shibuya". Alla fine resti stordito ed accetto tutto   :]
Il secondo capitolo è sulla via del guerriero, altro minestrone di quattro pagine su Nitobe Inazo (vedi link sopra). A mio avviso è totalmente fuorviante citarlo con questa enfasi per dei cartoni animati, visto il suo ruolo nel generare l'ideologia che imperò in Giappone fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Mia opinione.
Il terzo capitolo è sullo sci. Dopo tutto questo panegirico sull'etica dei samurai, il bushido, il Giappone guerriero e del giapponese che si sacrifica, il capitolo è sulla Disney   ^_^


Il quarto capitolo è sullo "Spokon" (gli anime sportivi) e l'addestramento. 
Scopriamo subito che "E' il 1928 l'anno cui generalmente si fa risalire la nascita dello spokon"... ma non è così... è vero che nel 1928 venne prodotto "Dōbutsu Orimupikku Taikai", ma il genere "Spokon" nasce con le serie televisive degli anni 60... a mio avviso non si può fornire ad una persona non appassionata di animazione giapponese un'informazione buttata così...
Qui sotto una pagina di  "Anime e Sport" di Fabio Bartoli in cui viene proposta la fase inziale del genere Spokon, ma dato che l'autrice non lo ha letto, non essendo in bibliografia, avrà avuto altre fonti in inglese che ascrivono al cortometraggio del 1928 la nascita dello Spokon.

venerdì 16 agosto 2024

Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese


TITOLO: Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese
AUTORE: Laura Civiero e Vera Vano
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 431
COSTO: 24 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783225


Quando recensisco un libro della casa editrice "Ultra" sull'animazione giapponese parto, purtroppo, molto prevenuto, il perché lo si può leggere nelle precedenti recensioni, ma posso riassumere con:
autori ed autrici che paiono a digiuno di manga ed anime;
fonti mancanti;
informazioni prese dal web gratuito e spesso non citate, che ho ribattezzato "wikipdiate", in quanto il sito è spesso saccheggiato;
supercazzole per allungare lo scritto;
ripetitività dei temi trattati;
errori facilmente evitabili.

Di norma ho sempre dovuto aggiungere tra le lagnanze la strabordante presenza di immagini che riduceva all'osso lo scritto, ma in questo libro NON ci sono immagini!  O_O
Non solo!
Le pagine totali ammontano a ben 431!
Allora si può fare! (semi cit.)
Ciò a dimostrazione comunque dell'impegno della due autrici.
Inoltre è presente anche la bibliografia, non la sitografia, benché nelle note un po' di siti sono citati.
La cosa divertente, che ho già annotato in precedenti libri della "Ultra", è che i libri della "Ultra" sono diventati parte della bibliografia, quando inizialmente questi libri non la presentavano... 
Quindi questo paradossale processo è:
1) scrivi un libro senza citare le fonti;
2) altri libri citano il tuo libro (in questo caso della medesima casa editrice);
3) il tuo libro diventa una fonte  ^_^
4) le fonti originarie scompaiono nell'oblio del web o dell'editoria precedente al tuo libro del punto 1.

In questo caso la bibliografia consta di solo due pagine, che son meglio di nulla, e contengono numerosi saggi stranieri, per la metà di psicologia, pochi i titoli italiani sugli anime, che, ragionevolmente, invece, ci sarebbero potuti/dovuti essere.
Per quanto riguarda la questione "ripetizione degli argomenti", si nota in tutte le schede che la seconda scheda di carattere psicologico ripete fatti appena letti nella prima scheda di carattere storico-cinematografico, vengono ripetuti pari pari. 
Forse si poteva trovare un modo per evitarlo? 
Forse non si poteva evitare in quanto ogni scheda è vista dal punto di vista di due differenti autrici?
Di certo la ripetizione allunga lo scritto e rende un po' prolissa l'analisi.
Il libro è stato pubblicato a giugno, acquistato a luglio ed iniziato a leggerlo subito, l'ho finito a metà agosto perché mi ci sono arenato dopo poco, troppe magagne informative... quando poi l'ho ripreso quasi mi ero dimenticato il perché lo avessi sospeso, in quanto dopo un po' ha iniziato a scorrere via abbastanza bene. Per fortuna prendo appunti quando devo recensire un libro (cosa che mi fa perdere tempo), quindi in fase di scrittura della recensione mi sono ricordato il perché di tanto fastidio iniziale.
Questo per dire che la mia recensione non sarà per nulla obiettiva, in quanto le wikipediate, gli errori e le info prese senza citare le fonti originali non mancano...
Il problema è che quando trovo qualche furbata, poi nei punti in cui non le trovo e che magari mi stanno pure piacendo, mi resta il dubbio che la furbata ci sia, ma io non l'abbia vista... leggere un libro con questo stress da detective non è il massimo.


Mi son permesso di riportare la parte iniziale dell'introduzione per far spiegare dalle autrici come procede lo scritto.
In pratica ogni film preso in esame viene analizzato dal punto di vista storico-cinematografico da una autrice e poi interviene la seconda con il commento prettamente psicologico.
Le due autrici avevano operato nel medesimo modo per il libro (sempre "Ultra") "Mondi animati mondi interiori - Disney e Pixar: dietro i sogni", stavolta si sono buttate sull'animazione giapponese, ormai lo fanno un po' tutti, ne avevano il background?
A me è parso di no, ma non le conosco, magari salta fuori che sono due mega otaku che frequentavano le fiere del fumetto dalla seconda elementare e che hanno una biblioteca con più titoli dei miei. Tenderei ad escludere questa mia ultima ipotesi per il fatto che alcuni saggi che ci sarebbero dovuti essere nella bibliografia, viste le tematiche trattate e visti taluni errori, non ci sono, quindi immagino che non li abbiano letti e neppure consultati.
Nella pagina di destra qui sopra ho anche evidenziato un passaggio in cui nel 2024 spiega che gli anime non sono esclusivamente destinate ad un pubblico infantile, questo mi fa ipotizzare che le loro conoscenze dell'animazione giapponese pre questo libro non fossero approfonditissime, oppure il target del libro è stato valutato quello per lettori non conoscitori dell'argomento, ergo la questione andava sottolineata. 
Non per nulla il primo capitolo vuole dare un minimo di conoscenza introduttiva sull'animazione giapponese, si parte a pagina 11 con gli Emakimono dell' XI° secolo e si finisce a pagina 25 con il primo lungometraggio nipponico animato a colori "La leggenda del serpente bianco" del 1958.
Si può introdurre un periodo temporale così ampio in 24 pagine?
A me il tutto è parso lacunoso, non vengono mai trattati i manga, forse, piuttosto che toccare così la tematica, era meglio saltarla.
Come sarebbe stato meglio saltare la successiva veloce trattazione dell'impatto dell'animazione giapponese in Italia dal 1978 del secondo capitolo, tra l'altro mi avrebbe risparmiato qualche dispiacere e avrebbe reso la mia recensione meno antipatica   ^_^
Forse non sembrerà, e me ne scuso, ma ci ho messo tutto l'impegno possibile per cercare di essere meno antipatico possibile  >_<


Torniamo al discorso delle fonti...
Si può raccontare l'avvento degli anime in Italia senza citare le polemiche giornalistiche sulla carta stampata del periodo 1978/1982?
Ovviamente no, non per nulla se ne occupata anche la saggistica in vari tomi.
Infatti vengono citati alcuni articoli della carta stampata (li metto tutti e tre), la cui fonte originale diviene magicamente la rivista "Anime Cult"!   ^_^
Tra l'altro li si citano con qualche errore, quindi, forse, sarebbe stato il caso di fare una ricerca più accurata per trovare chi in origine riesumò quegli articoli (cioè io me medesimo in persona).
Il 21 aprile 2014 avevo posto una serie di articoli tra cui quello citato a pagina 27, cioè "I nuovi Disney arrivano dal Giappone", solo che le autrici, oltre a non riportare la data, affermano che l'articolo non era firmato. 
No, il pezzo era firmato e lo scrisse Luciano Curino:

Per il resto il tutto procede molto affrettatamente, per esempio non viene citato "Kimba il leone bianco" tra le prime serie arrivate in Italia, la prima sulle tv private locali.
La povera Heidi è liquidata in poche righe, non valutando bene quale importanza ebbe la pastorella nippo-svizzera per il successo degli anime in Italia. In questi giorni c'è una pubblicità che utilizza ancora Heidi e la sua sigla, a distanza di 46 anni!
Si afferma che la sigla di "Atlas Ufo Robot" venne ritenuta "imbarazzante e fuorviante", manca una fonte di chi lo affermò. Un esperto? Uno dei tanti giornalisti? Gli autori?

martedì 21 giugno 2022

Il destino delle rose, Lady Oscar e la rivoluzione al femminile


TITOLO: Il destino delle rose, Lady Oscar e la rivoluzione al femminile
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 303
COSTO: 18,5 
ANNO: 2022
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892781443


Sinceramente non so da dove iniziare...    ^_^
Premessa, banale, ma importante, oltre che veritiera:
i soldini me li guadagno lavorando, non sono ricco di famiglia, non ho vinto alla lotteria, non svolgo attività criminogene lucrose...

Valeria Arnaldi aveva già pubblicato un libro su Lady Oscar nel 2015, "Lady Oscar, l'eroina rivoluzionaria di Riyoko Ikeda", ma essendo i due titoli completamente diversi ho voluto credere nella buona fede della casa editrice:
titolo diverso = contenuti diversi o almeno molto aggiornati.

"Aggiornati"... una parola su cui torno poco più sotto...
Il libri me lo sono fatto arrivare direttamente il libreria, non ho potuto sfogliarlo prima dell'acquisto, ma, come scritto sopra, ho sperato nel rispetto del lettore e dei suoi soldini.
Sbagliando  :]

Preciso che la casa editrice riporta "1° edizione maggio 2022", quindi questo libro non viene considerato assolutamente una ristampa, ma un libro ex novo.

Cosa differenzia il libro "Lady Oscar, l'eroina rivoluzionaria di Riyoko Ikeda" del 2015 da "Il destino delle rose, Lady Oscar e la rivoluzione al femminile" del 2022?

Praticamente nulla... e in quel "praticamente" ci sono 10 pagine (esagerando) di scritto in più, riguardanti i seguenti paragrafi:
"Avevo solo 24 anni" a pagina 7 = lunghezza 1 pagina e mezza;
"La violenza nell'amore" a pagina 162 = lunghezza 4 pagine e mezza;
"Musa e modella" a pagina 218 = lunghezza 3 pagine e mezza.

Stando larghi si tratta di 10 pagine di nuovi contenuti, 10 pagine con dentro immagini, quindi non sono 10 pagine di scritto.
Visto che il libro consta di 300 pagine, e quelle nuove rispetto al libro del 2015 sono 10, siamo al 3,35% di novità!
Considerando che ho pagato 18,50 euro per leggere 10 pagine nuove, ogni pagina mi è costata 1,85 euro...
Ma come si riesce a trasformare un libro di 254 pagine, nell'edizione  del 2015, in uno di 303 pagine nel titolo odierno?
Riducendone il formato, da un 25 cm X 17 cm ad un 21 cm X 15 cm.
La cosa bella è che le immagini, che tanto avevo criticato in quell'edizione del 2015 (e in tutti i libri della collana "Ultra Shibuya"), sono state lasciate tutte (più qualcosina), ma in bianco e nero e riducendo la loro grandezza.
L'effetto finale è che una buona parte sono di scarsa qualità.
Per quanto riguarda la recensione consiglio di rileggere quella del 2015, visto che è tutto uguale, a parte le dieci pagine in più che hanno contenuti pressoché superflui.
C'è, però, un punto che è stato modificato   ^_^
Nella recensione del 2015 avevo fatto notare a pagina 176 il gravissimo errore di aver accreditato ai "Rocking Horse" di Douglas Meakin la sigla di Lamù, di cui nel 2015 non si conoscevano ancora gli autori.
In questa riedizione, fatta passare per un libro nuovo, a pagina 208 non c'è più l'errore   ^_^



Aggiornamento
Aggiornare

In quarta di copertina si può leggere una frase che immagino volesse scrollarsi di dosso ogni accusa di aver fatto passare una ristampa per un libro nuovo:
"Al personaggio, tra storia e obiettivi, l'autrice ha dedicato il volume "Lady Oscar, l'eroina rivoluzionaria di Riyoko Ikeda" , di cui questo libro è un aggiornamento"

Quando si dice che è peggio la toppa del buco...

giovedì 2 gennaio 2020

La città incantata, il film da premio Oscar di Hayao Miyazaki



TITOLO: La città incantata, il film da premio Oscar di Hayao Miyazaki
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 190
COSTO: 23,5 €
ANNO: 2019
FORMATO: 25 cm X 17 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:9788867768950


Undicesimo titolo della collana "Ultra Shibuya" e settimo personale di Valeria Arnaldi.
Sono abbastanza prevenuto verso i libri della collana "Ultra Shibuya".
Il perché io sia diffidente verso i contenuti di questi libri l'ho scritto più volte nelle altre dieci recensioni:
Ultra Shibuya
Quindi la solfa della mia recensione non cambierà:
quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paiono esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.
Considerando che dei sette scritti a firma Arnaldi ben quattro hanno come tema Hayao Miyazaki o le sue opere, nasce, ormai, una ulteriore (mia) lagnanza: la ripetitività dei temi trattati.
Sul rischio copia/incolla ci tornerò poco sotto.

Questa volta delle 190 pagine totali ben 55 (quasi il 30%, quindi 7€ solo di immagini...) hanno immagini a piena pagina, ergo scritto pari a zero.
Altre 102 pagine ospitano una immagine di varia grandezza, che può occupare anche gran parte della pagina.
Sono 33 le pagine scritte interamente, mentre le restanti, fatte le debite sottrazioni, non contengono immagini, ma non riempiono completamente la pagina.
Rispetto al precedente saggio della Arnaldi (Shalanda) c'è stato un netto peggioramento del rapporto pagine/parte scritta, ed un ritorno alle medie degli altri libri della "Ultra Shibuya".

A pagina 7, la prima pagina scritta del saggio, si riportano dei ricordi di Miyazaki (presenti in tutto il saggio e quasi mai con citazione delle fonti), in cui il regista parla di una sua esperienza alle terme da bambino:
"Sarà lo stesso regista a raccontarlo dopo aver terminato la realizzazione del lungometraggio: Ho dei ricordi molto nitidi di "yuyas" (virgolettato nel libro) della mia infanzia".

Ho cercato sul web questa parola "yuyas", ma ho trovato solo "yuya", che è sempre riferita ai bagni o alle terme, ma "yuyas" resta un termine di cui non ho trovato traduzioni.
Riporto questo mio dubbio e non altri, perché era il primo che ho letto, a titolo di esempio generale.



Problematica ripetitività.
Sia chiaro, è ovvio che si deve descrivere la biografia del regista, le informazioni di base siano sempre le stesse, ma quando una singola autrice scrive quattro titoli (in 5 anni) sullo stesso tema, capita di rendersi conto che si sta rileggendo per larghi tratti del libro parti di informazioni presenti negli altri tre.
Esistono altri saggi su Miyazaki o capitoli in saggi più generalisti, ma essendo scritti da più persone, una volta espletate le formalità sulla biografia, le analisi variano, in quanto ognuno/a dei diversi autori ha sensibilità e titoli di studio differenti.
Qui ci troviamo di fronte ad una autrice che scrive quattro saggi su Miyazaki, umanamente impossibile non ripetersi più e più volte.
L'appunto che faccio riguardo agli autori della collana che parrebbero non appassionati di anime (unica eccezione Stefano Tartaglino), basandomi sulla loro biografia e su come e cosa scrivono nei loro libri, mi rendo conto che in parte è poco sensato. Anche una persona non appassionata può scrivere un libro su anime e manga.
Quando, però, si scrivono così tanti titoli sugli anime, diventando la saggista più prolifica in Italia, credo superando anche Marco Pellitteri (che cominciò a scriverne più due decenni fa), mi sorge la curiosità di sapere se Valeria Arnaldi sia una vera fan dell'animazione giapponese.
Ha la casa piena di VHS, DVD, BR, manga, artbook, saggi, pupazzetti e merchandising?
Frequentava le fiere del fumetto prima di diventare saggista?
Andò a vedere al cinema "La città incantata" quando uscì nelle sale italiane nel lontano 2003?
Io trovai un cinema che lo proiettava nel mese di agosto in via Torino a Milano (l'Eliseo), faceva un caldo boia, in sala non eravamo neppure in dieci. Fu il primo film di due in totale (l'altro Totoro) che andai a vedere da solo (il massimo della tristezza è andare al cinema da soli...), ma pur di vedere Miyazaki sul grande schermo feci pure questo.
Mi chiedo se gli autori della collana "Ultra Shibuya" abbiano il medesimo pregresso da semi otaku come il mio e di quasi tutti gli altri saggisti italiani, da quello che leggo ho spesso l'impressione che non sia così.
L'idea che mi sono fatto riguardo a questa collana "Ultra Shibuya" è che sia nata solo per vendere copie, non nasce né da passione né vuole fare una analisi saggistica, ma neppure essere un semplice ricordo nostalgico (in senso buono).
La casa editrice ha trovato un tema che gli permette di vendere copie (buon per loro), e lo sfruttano, in parte come successe per le collane "I love anime" "Japan Files" della Iacobelli, i cui scritti erano affidati, però, a saggisti con un solido background sulle serie e i personaggi che trattavano.



A pagina 27 e 28 (io ho unito le due parti interessate) c'è un buon esempio di ciò che non mi convince in questi libri, cioè concetti magari non errati, ma comunque non corretti o precisi.
Tralasciando la velocità biografica su Miyazaki, che passa dal 1969 al 1979 in poche righe, un non appassionato di anime, leggendo che il regista "appose il suo segno in alcune serie poi divenute cult" come "Conan il ragazzo del futuro", mai immaginerà che quella serie è totalmente sua.
Sembra che il contributo di Miyazaki alle serie animate di Heidi, Marco e Conan fu il medesimo... ma non si poteva perdere due righe in più per specificare che di "Conan il ragazzo del futuro" Miyazaki fu l'autore, lo sceneggiatore e il regista?

sabato 21 dicembre 2019

Shalanda, il magico nell'animazione giapponese




TITOLO: Shalanda, il magico nell'animazione giapponese
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 222
COSTO: 23,5 €
ANNO: 2019
FORMATO: 25 cm X 17 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:9788867766482


Alcune premesse d'obbligo.
Non sono un esperto del genere majokko/maghette, quindi posso non essermi reso conto di errori, che per altri lettori esperti del genere potrebbero essere macroscopici.
Fare una divisione netta per generi nell'animazione giapponese è arduo, ma comunque non impossibile.
Sono abbastanza prevenuto verso i libri della collana "Ultra Shibuya".
Il perché io sia diffidente verso i contenuti della collana li ho scritti più volte nelle altre 9 recensioni:
Ultra Shibuya

Brevemente li riesporrò: quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paio esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.

Questa volta non ho avuto la forza di andare a cercarmi ogni singola wikipediata, le ho date per scontate leggendo il testo, si notano rileggendo poi Wikipedia  ^_^
Una volta tanto parto subito con l'aspetto positivo del libro, una miglioria innegabile:
sono aumentate le pagine con scritto!

Delle 222 pagine totali "solo" 42 hanno immagini a piena pagina, ergo scritto pari a zero.
Altre 104 pagine ospitano una immagine di varia grandezza, che può occupare anche gran parte della pagina.
Sono 33 le pagine scritte interamente, mentre le restanti, fatte le debite sottrazioni, non contengono immagini, ma non riempiono completamente la pagina.
Per un qualsiasi altro saggio sarebbe un ben magro numero di pagine scritte, ma per un libro della "Ultra Shibuya" è praticamente quasi un record. Per comprendere il mio sarcasmo è necessario andarsi a leggere le recensioni delle altre 9 uscite  ^_^
Inoltre sono state inserite alcune didascalie, solo per le immagini di opere d'arte, per quelle degli anime zero... resta la prassi di inserire un'immagine che non ha nessun nesso con quello che stai leggendo nella pagina, creando una certa confusione.
Come premettevo sopra non sono un esperto delle serie sulle maghette, vidi qualche puntata a caso di alcune serie, però il bello di questo libro che non tratta solo il magico delle serie majokko, ma il magico in generale, di quasi qualunque serie.
A questo punto entra in gioco l'altra mia premessa, cioè che non è facile decretare nettamente a quale genere una serie appartenga, sappiamo che molto spesso ci sono tratti di più generi, però un minimo di ordine lo si può stabilire.
In un libro che tratta della magia nell'animazione giapponese ha senso inserire "Hela Supergirl", "Cutie Honey", "Cybernella" e "Kimagure Orange Road"?
Ma se i "superpoteri" del protagonista non li conferisce una entità magica, ma invece fanno parte del proprio codice genetico ("Hela Supergirl" e "KOR") oppure hanno matrice scientifica/fantascientifica, perché i relativi titoli vengono inseriti nel libro?
In "Kimagure Orange Road" la famiglia del protagonista ha poteri paranormali, va bene che in Italia venne affibbiato alla serie l'assurdo titolo "E' quasi magia Johnny!", ma, appunto, pure alla Fininvest si resero conto che era "quasi magia", ergo non era magia   ^_^
Come mi ha fatto notare un'amica (grazie Susy), se il criterio di scelta della serie è così labile, allora ci si poteva mettere dentro anche Barbapapà!
E cosa ne diciamo della trasformazione dei Getta Robot? Essa non è magia pura?
E in Starzinger la regina Aurora non ha poteri magici?
Ma quando vedi che ci hanno cacciato in un capitolo anche la povera Lamù, dove nel titolo italiano si specificava fosse la "ragazza dello spazio" e in quello giapponese fossero "i tizi della stella Uru", e non la "ragazza magica dello spazio" o "i tizi magici della stella Uru", capisci che allora vale tutto   ^_^


Dal breve scritto evidenziato qui sopra di pagina 133 si può comprendere la mia diffidenza verso questa collana.
Forse sarò un po' settario, ma penso che uno scritto di saggistica debba nascere, obbligatoriamente, da una passione, dal far parte di una "setta" di appassionati di qualcosa.
A me nulla interessa di fitness, quindi, se mai ci scrivessi un saggio, mi limiterei a prendere informazioni dal web o da altri libri, mischiarle un po', commettendo qualche svista, e pubblicherei il tutto.

domenica 13 maggio 2018

Il mio vicino Totoro, il film icona di Hayao Miyazaki



TITOLO: Il mio vicino Totoro, il film icona di Hayao Miyazaki  
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 220
COSTO: 23,50 €
ANNO: 2018
FORMATO: 25 cm x 17 cm 
REPERIBILITA':
Ancora reperibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN:
9788867767083


Ad oggi Valeria Arnaldi, autrice di questo libro e creatrice della collana “Ultra Shibuya”, ha pubblicato ben quattro titoli inerenti gli anime:


Con questo si arriva a cinque libri sull'animazione giapponese, portandola quasi in vetta per prolificità di titoli, direi che l'unico che la batte è Marco Pellitteri.
Purtroppo tutti questi titoli, compresa la collana "Ultra Shibuya", soffrono sempre degli stessi problemi di contenuti ed impostazione grafica.
A forza di ripeterli ad ogni recensione mi pare di essere oltremodo stucchevole, anche antipatico, però è colpa mia se dal mio punto di vista non noto nessun miglioramento?
Anzi, hanno pure aumentato il prezzo del libro... da 22 euro a 23,50!
Mi rendo altresì conto di avere una grande sfiducia verso ciò che leggo in questi libri.
Ogni autore/autrice di uno scritto su manga ed anime avanza teorie sui contenuti, fa notare similitudini con altre serie, annota collegamenti con la cultura o la storia giapponese.
Tutti i saggisti hanno letto altri libri di approfondimento su manga ed anime, quindi partono anche da ciò che hanno scritto i colleghi in precedenza.
Insomma, ognuno/a di loro porta avanti una analisi, si può concordare o meno con essa, può essere più o meno originale, però si parte dal presupposto che nasca da una passione personale e che le analisi siano frutto di una ricerca personale che inizia, appunto, dalla passione.
Con la collana “Ultra Shibuya” io non ho la medesima sensazione, a parte l'eccezione dello scritto su "I cavalieri dello zodiaco".
Ogni volta che leggo una considerazione inerente il soggetto animato o l'autore scelto, mi chiedo da dove provenga, anche perché in questi libri non c'è mai uno straccio di note, bibliografia o sitografia e neppure le didascalie alle immagini...
Come si può leggere nelle recensioni precedenti spesso ho trovato chiare wikipediate, cioè più o meno ampi stralci di informazioni che si possono reperire su Wikipedia, oppure informazioni prese da siti specializzati (e/o forum) in manga ed anime, tutte gratuitamente...
Poi c'è la questione della quantità strabordante di immagini...
Questo libro consta di 220 pagine, ben 79 pagine sono costituite da immagini a tutta pagina (ergo niente scritto), solo 33 sono composte esclusivamente da caratteri di stampa che si possono leggere, le restanti 141 pagine contengono almeno una immagine di grandezza variabile... ed hanno pure aumentato il prezzo del libro!
Ritorno ai contenuti per fare un esempio del mio disappunto.
L'11esimo capitolo, dal titolo”... o dell'incubo”, tratta del “lato oscuro” di Totoro.
Quale lato oscuro, domanderete voi?
Già, me lo chiedo pure io...
L'autrice dedica l'intero capitolo, quasi 5 pagine(!), per rievocare i fatti dell'incidente di Sayama, mettendoli in collegamento con la trama del film. Ad oggi sono stati pubblicati numerosi saggi sulle opere dello Studio Ghibli e di Miyazaki, ho provato a dare una scorsa a tutti questi titoli (non li ho riletti tutti, solo una sfogliata) e nessuno degli autori ed autrici tira fuori questo tragico fatto di cronaca nera.
A dire il vero in un solo titolo se ne parla:
"Hayao Miyazaki, un mondo incantato".
Ovviamente della stessa Arnaldi, che lo inserisce pure questa volta, entrando anche nello specifico del reato. Guarda caso ho trovato un sito che riporta le medesime informazioni nel dettaglio, ovviamente non citato.
L'autrice dove avrà reperito queste notizie sulle indagini, sul processo, sui drammatici sviluppi?
L'incidente di Sayama (Pt.1)
L'incidente di Sayama (Pt.2)

Ma se nessun altro autore ha dato credito a queste leggende metropolitane di bassa cronaca nera, secondo cui, tra l'altro, Totoro sarebbe uno shinigami (dio della morte...), ci sarà pure un motivo, no? Ovviamente la Arnaldi riporta tutte le teorie su Totoro dio della morte, cioè shinigami etc etc etc...
In fondo al post inserisco le immagine del post dal blog http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/, così ognuno potrà fare qualche raffronto.
Se ci fosse stata la sitografia, si andava a leggere la fonte, senza nessun problema.





Il primo capitolo (“Alla fermata”) serve da introduzione.


giovedì 17 agosto 2017

Il castello errante di Howl, magia, mistero e bellezza nel film cult di Hayao Miyazaki



AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.




TITOLO: Il castello errante di Howl, magia, mistero e bellezza nel film cult di Hayao Miyazaki
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 191
COSTO: 22 €
ANNO: 2017
FORMATO: 25 cm x 17 cm 
REPERIBILITA': ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867766185


Ritorna in libreria Valeria Arnaldi, con la sua creatura, la collana “Ultra Shibuya”, che sceglie il film “Il castello errante di Howl” come soggetto del suo nuovo libro.
Considerando che ognuno ha il suo punto di vista, ma lo si può considerare corretto il titolo del libro? E' proprio “Il castello errante di Howl” il film cult di Hayao Miyazaki?
E' un bellissimo film, io lo vidi al cinema alla sua uscita, eravamo io, un amico ed un'amica, per il resto il cinema era quasi deserto...
Ma se “Il castello errante di Howl” è il film cult di Miyazaki, allora Totoro, Nausicaa, Porco Rosso(!!), la città incantata, Lupin III il castello di Cagliostro(!), Ponyo e Kiki(!!!), cosa sono?
E la principessa Mononoke? Dico, Mononoke!!!!!
Magari si poteva evitare il “cult” per “Il castello errante di Howl”, vista la filmografia di Miyazaki.
Dato che sono partito già antipatico, non mi costa nulla proseguire   >_<
Questo libro continua la tradizione dei precedenti titoli della “Ultra Shibuya”?
Direi ampiamente.
Il precedente libro della “Ultra Shibuya” che avevo recensito (link) mi aveva fatto sperare in un ravvedimento nel modo di operare, ma è stata una speranza vana.
Intanto le immagini occupano, come al solito, uno spazio preponderante ed invadente.
Sul totale delle 191 pagine ben 42 non contengono scritto, in quanto sono composte solo da una immagine a piena pagina. Altre 59 pagine sono scritte per meno della metà della pagina disponibile (che ammontano a 39 righe). Quindi abbiamo solo 17 pagine scritte interamente, cioè per 39 righe.
Ergo 191-42= 149.
Dato che ci sono 59 pagine con meno della metà di righe disponibili scritte, le considero solo 30 pagine scritte, quindi altre 30 sono non scritte.
Ergo 149-30= 119 pagine.
A queste 119 pagine vanno sottratti tutti gli spazi bianchi e le immagini non a piena pagina. Ho fatto un conto approssimativo, e non si arriva a più di 80 pagine scritte, diciamo 85 per stare larghi, facciamo 90, aggiudicato.
22 euro per 90 pagine scritte (abbondando).
Le immagini mancano della didascalia, cosa particolarmente grave quando ci si trova davanti non ad un'immagine del film, che comunque conosciamo tutti. Chi è la persona nella foto? In quale luogo si trova? In che contesto fu scattata? Ed in quale anno? Mistero...
Sono ritornate le “supercazzole” a più non posso. Per “supercazzola” non intendo un concetto per forza sbagliato, ma un discorso pieno di paroloni forbiti e concetti arzigogolati che, alla fine, non apportano nulla alla spiegazione totale, se non un incremento (inutile) delle righe scritte.
Manca totalmente la bibliografia o sitografia. Dove ha reperito le notizie Valeria Arnaldi? Ha consultato altri saggi su Miyazaki? Saggi italiani? Anglosassoni? Siti web? Mistero...
Solo in quattro casi, dico quattro, ci sono brani di interviste dei protagonisti con relativa fonte (testata ed anno), manca, però, sempre il nome del giornalista che ha compiuto l'intervista.
Dato che non sono specificate le fonti, dopo aver fatto alcune ricerche sul web, a me pare di averne trovata qualcuna, Wikipedia e non solo. Nulla di male, bastava riportarlo.
La disposizione ed alternanza di immagini e testo è identica agli altri titoli della collana.
Mi chiedo che senso abbia, dal punto di vista della impaginazione di un libro, proporre lo scritto in questo modo.



Ricomincio dal primo capitolo, per un totale di 19 capitoli.

lunedì 13 marzo 2017

I cavalieri dello zodiaco, hai mai sentito il cosmo dentro di te?



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TITOLO: I cavalieri dello zodiaco, hai mai sentito il cosmo dentro di te?
AUTORE: Stefano Tartaglino
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 158
COSTO: 19,5€
ANNO: 2017
FORMATO: 24 cm x 17 cm 
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867764501

E' questo il settimo saggio della collana “Ultra Shibuya” che recensisco, e devo dire che c'è stato un indubbio miglioramento, anche se, quando si parte veramente dai minimi termini della decenza saggistica, migliorare è molto facile.
Intanto l'autore è un appassionato di anime a manga, l'informazione la si può leggere direttamente sul libro, infatti la casa editrice pare quasi che si sia sentita in obbligo di specificarlo, visto che, invece, il suo curriculum professionale non ha nessun nesso con animazione e fumetti.
A riprova della passione personale di Stefano Tartaglino verso i “Cavalieri dello zodiaco” sottolineo che molto spesso sono riportate intere frasi dell'anime (e mi pare anche del manga), con successiva analisi del loro significato.
Un'altra lieta novella è che non sono presenti le “supercazzole” di altri libri della collana, tutto lo scritto è comprensibilissimo.
Le pagine si sono ridotte di molto rispetto agli altri titoli della collana, solo 158 pagine, ma ci sono molte meno inutili immagini. Infatti le pagine occupate da un'immagine a pagina intera sono “solo” 21, che è il numero più basso di tutti e sette i libri. Le pagine che contengono un immagine assieme allo scritto sono “solo” 49, altro record mondiale. Incredibilmente le pagine scritte completamente(!) ammontano a ben 77!!!
Sia chiaro, sono ancora troppo poche, ma in altri titoli di questa collana non c'era manco una sola pagina scritta per intero!
Purtroppo le immagini continuano ad essere mancanti di una qualsiasi didascalia, come in tutti gli altri sei libri. E' possibile dover sperare, come nell'immagine sottostante di pagina 50, che causalmente il testo corrisponda all'immagine della pagina per capire di cosa si tratti?


In generale trovo incoraggiante questo leggero cambio di rotta, non è ancora sufficiente per cambiare la mia valutazione sulla collana "Ultra Shibuya", però sembrerebbe che la casa editrice si stia rendendo conto di quanto fosse assurda, ed un pelino truffaldina (visto il rapporto prezzo/pagine scritte), l'impostazione precedente, che comunque persiste.
Come negli altri sei libri anche in questo titolo, purtroppo, mancano la bibliografia e la sitografia, ergo quali siano le fonti dell'autore non è dato sapere. Nelle recensioni degli altri libri ho sottolineato le volte che mi sono accorto di possibili copia-incollature dal web, devo dire che in questo caso, forse complice anche una mia maggiore predisposizione favorevole verso l'autore, che mi è parso veramente un fan della serie, non ho notato la medesima scorrettezza.
Faccio notare che la casa editrice conosce l'usanza della bibliografia, me ne sono reso conto leggendo "Data astrale 2016.09 cinquant'anni di Star Trek".
C'è da dire che io non sono un esperto della saga dei “Cavalieri dello zodiaco” e che sul web ci sono tanti siti molto approfonditi sui medesimi aspetti presentati dall'autore, quindi certezze che non si sia attinto a piene mani dal web non ce ne sono, ma da come scrive Stefano Tartaglino tenderei ad escluderlo. Perlomeno io lo spero con tutto il cuore :]
Abbastanza incredibilmente manca l'indice del libro, negli altri libri era presente, quindi lo inserisco io, avverto che la numerazione dei capitoli me la sto inventando:

Brucia, mio cosmo, fino ai limiti estremi (pag 5)
Capitolo 1: Il manga
In principio fu un mangaka (pag 7)
Il manga classico (pag 11)

Capitolo 2: L'anime
L'anime classico e il successo mondiale (pag 59)
Gli anime OAV (pag 70)
Kurumada contro tutti: la brusca fine della serie classica (pag 76)
Il mito risorge: l'anime della Saga di Ade (pag 78)
Fulmine di Pegasus! I Cavalieri in Italia (pag 81)

Capitolo 3: Intermezzo: Gli epigoni di Saint Seiya (pag 92)

Capitolo 4: La saga dei cavalieri
Il passato dei Cavalieri d'Oro: Episode G (pag 105)
Cadere dal cielo: il Tenkai-hen, un prologo rimasto tale (pag 111)
Il ritorno di Kurumada: saint Seiya Next Dimension (pag 116)
Eroi di un'altra guerra: Saint Seiya The Lost Canvas (pag 121)
La nuova generazione: Saint Seiya Omega (pag 128)
L'altra metà del cosmo: Sant Seya Saintia Sho (pag 138)
Il film al cinema: Saint Seiya – Legend of Sanctuary (pag 141)
La resurrezione de Cavalieri d'Oro: Saint Seiya Soul of God (pag 146)

Appendice
Elenco ragionato dei Cavalieri (pag 157)

domenica 20 novembre 2016

Corpi e Anime, nudo ed erotismo nell'animazione giapponese




AVVISO DEL 2026:

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TITOLO: Corpi e Anime, nudo ed erotismo nell'animazione giapponese
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE:   Ultra 
PAGINE: 191
COSTO:  22€
ANNO: 2016
FORMATO: 25 cm x 17 cm
REPERIBILITA': Ancora reperibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867763597


Per fortuna il 2016 è stato nobilitato dal sesto libro della collana “Ultra Shibuya”, iniziavo a temere che le mie critiche avessero sortito un qualche effetto demotivante :]
Valeria Arnaldi, la creatrice della collana, scrive il suo terzo libro della “Ultra Shibuya”, dopo Miyazaki e Lady Oscar l'argomento non è più un personaggio di anime e manga o un autore, ma una tematica più generale, degna di un'opera divulgativa:
il nudo e l'erotismo negli anime e nei manga.
La questione è molto spinosa, in quanto è obbiettivamente uno dei punti deboli dei fan di manga e anime. Difficile poter obbiettare alle critiche altrui, quando si vedono certe serie sbandierate come l'esempio della perversione sessuale di fumetti e cartoni animati giapponesi.
La tematica è veramente vasta, parte dalle semplici allusioni sessuali e/o battute divertenti, per arrivare alla più spiazzante pornografia, ma ci tornerò più sotto.
Il problema che devo affrontare quando leggo un libro della “Ultra Shibuya” è la diffidenza sulla genesi delle fonti informative utilizzate dagli autori/autrici. Infatti, come per gli altri cinque libri, neppure stavolta è presente una ben che minima bibliografia o sitografia, ergo le domande che mi pongo sono sempre le stesse:
Valeria Arnaldi ha visto tutte le serie animate che descrive?
Ha letto i relativi manga?
Dove ha trovato le informazioni che riporta nel libro?

Rispetto agli altri cinque libri non ho trovato parti palesemente copiate dal web, e questo mi fa sperare che questa volta l'autrice si sia seriamente impegnata nella ricerca di fonti e le abbia elaborate con maggiore perizia. Oppure, semplicemente, non ho trovato le fonti web da cui ha attinto.
Capitolo immagini...
Sappiamo che la “Ultra Shibuya” è famigerata per l'uso straboccante di immagini, spesso a caso, che occupano due terzi delle pagine del libro (vedere le singole recensioni di ogni titolo), ma quanto sono invasive questa volta?
Su 191 pagine abbiamo 28 pagine che contengono un'immagine a tutta pagina, e ben 31 con la pagina interamente scritta!
Il neofita di questa collana potrebbe pensare che 31 pagine completamente scritte siano poche, in verità è il record mondiali della “Ultra Shibuya”!!!
Ovviamente questo implica che le restanti 132 contengano almeno una immagine, che può arrivare a occupare la quasi totalità della pagina, relegando lo scritto a pochissime righe.
Comunque è oggettivamente un passo in avanti.
La questione del numero esagerato, fin truffaldino (se pensiamo al costo del libro), di immagini se la deve essere posta anche la casa editrice, in quanto sul loro sito (LINK) è presente questa breve ma esplicativa frase giustificativa:
“Corredato di un ricco apparato iconografico etc etc”

Ricco?
Ricchissimo!!!
Nasce, però, una nuova mia critica da questa frase, se le immagini vogliono essere “un ricco apparato iconografico”, perché (come in tutti gli altri 5 libri) non c'è mai uno straccio di didascalia?
A cosa serve avere delle immagini, che dovrebbero rendere più immediata la comprensione del testo, se non si conosce mai la serie, il nome del personaggio, l'anno dell'anime o del manga?
Ovvio che Lady Oscar la riconosco anch'io, ma le serie più recenti?
E se lo leggesse una persona quasi a digiuno di anime e manga?
Chi accidenti è la ragazza?
E' una di quelle citate nelle due pagine?
Perchè balla?
Quale anime rappresenta?
E' a questo che servono le didascalie...


E qui torno a quello che immagino sia lo scopo prioritario del libro, cioè informare il non fan di anime e manga sul perché i giapponesi non si facciano problemi ad usare scene osé e nudi.
Le informazioni riportate dalla Arnaldi sono tutte ampiamente conosciute da chi segue fumetti ed animazione giapponese,  potrebbero comunque tornare utili a chi ignora l'argomento, oppure ha dei preconcetti e vuole cercare di approfondire il tema.
Purtroppo sfogli il libro è ti ritrovi davanti una sequela infinita di, scusate il francesismo, tette e culi... è veramente imbarazzante... certo, in un libro che tocca il tema dell'erotismo e della nudità è ovvio che ci siano immagini spinte e di nudo, ma dovrebbero essere in qualche modo collegate allo scritte, non buttate lì praticamente tutte a caso...
L'immagine che vedi sarà connessa direttamente a ciò che stai leggendo?
La tipa tutta biotta a piena pagina, è la stessa di cui la Arnaldi ti sta spiegando le erotiche gesta?
Mistero...
In alcuni casi le immagini riportate possono essere collegate allo scritto, ma solo perché la serie è conosciuta, tantissime altre immagini paiono solo voler rendere chiaro quanto maniaci siano i giapponesi (magari cosa pure vera...).
Io temo fortemente che prima o poi questo libro venga sfogliato da un giornalista di “Studio Aperto”, oppure dalle “Iene”, con annesso servizio scandalistico...
Questa mancanza di chiarezza riguarda anche lo scritto, infatti, nonostante la Arnaldi più volte cerchi di spiegare i motivi per cui i giapponesi mostrano scene di nudo o sessualmente spinte in anime a manga, ci sono troppe generalizzazioni.
"La violenza sessuale è spesso presente negli anime e non sono in quelli marcatamente erotici"?! 
E questa sarebbe l'affermazione di chi sta cercando stroncare uno stereotipo?



martedì 8 dicembre 2015

Lupin III, storia e mito del ladro gentiluomo


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.



TITOLO: Lupin III, storia e mito del ladro gentiluomo
AUTORE: Giorgio Giuliani e Carlo Mirra
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 223
COSTO: 22€
ANNO: 2015
FORMATO: 25 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867763832




No, non è un autocritica degli autori o della casa editrice, è un brano del libro riferito alle fonti inerenti il personaggio storico del ladro Goemon Ishikawa, però rendeva meglio di tutto il concetto che più volte esprimerò e che ho già espresso nelle recensioni dei precedneti titoli della "Collana Ultra Shibuya", ed in più mi fa ridere ^_^  
A pagina due c'è una avvertenza inerente l'uso delle immagini coperte da copyright. 
Io spero tanto che un giorno, se capitasse qualche lamentela verso questo blog, anch'io possa appellarmi alla convenzione di Berna, ma anche a quella di Ginevra ^_^

 

Non è molto simpatico copiaincollare parte di una recensione precedente per una nuova recensione, ma visto che la collana “Ultra Shibuya” persevera nel suo modus horrendus operandi, io mi adatto:

Quinto libro della collana “Ultra Shibuya”, ormai il modus operandi è chiaro, come è chiaro il target della collana: adulti che incrociano la copertina sul bancone di qualche libreria, e colti dalla nostalgia canaglia cedono all'acquisto compulsivo, complice il Natale imminente.
Le caratteristiche di questa collana sono:
una straripante e superflua presenza di immagini, che riducono lo scritto a meno della metà delle pagine comprate;
la presenza di informazioni prese (talvolta palesemente) dal web, di norma Wikipedia, ma non solo;
l'assenza di qualsiasi bibliografia o webgrafia, che spinge a pensare che la precedente ipotesi sia corretta;
a fronte di notizie grandemente corrette, occasionali errori abbastanza banali per autori appassionati di anime e manga (se me ne sono accorto io erano tutte cose abbastanza evitabili);
autori ed autrici che prima di questa avventura editoriale mai si erano occupati di manga ed anime (vedi punto precedente), poi magari sono dei fan, ma alla loro prima assoluta sugli scaffali delle librerie sezione fumetti.

Io conosco solo la prima serie, quella con la giacca verde, ergo se nelle parti inerenti la seconda e la terza serie ci sono degli strafalcioni non mi è stato possibile notarlo. 
Delle 223 pagine pagine totali nessuna è completamente scritta, cosa che per un libro dovrebbe essere la norma. 
Ben 65 pagine contengono solo di immagini, ergo senza manco una parola. 
Altre 51 pagine contengono massimo 10 righe di scritto. 
Tutto come gli altri quattro libri.
Ho letto sul web che la casa editrice di questa collana fa riferimento alla Castelvecchi. Nel dicembre del 1999, ormai 18 anni fa, la Castelvecchi pubblicò il saggio “Mazinga Nostalgia” di Marco Pellitteri, dispiace vedere che ha abbandonato completamente quella filosofia, preferendo pubblicazioni a dir poco commerciali come queste, senza nessun valore saggistico. Sia chiaro, un libro può anche essere “commerciale”, ma magari è pure bello e valido. Non è il caso dei titoli di questa collana, ovviamente è un mio parere di lettore e cliente (che paga).
Gli autori di questo libro su Lupin III, ad ora il primo libro sul ladro nipponico, sono i medesimi della biografia di Go Nagai (rece): Giorgio Giuliani e Carlo Mirra.
Il problema di questa collana è sempre lo stesso, leggi delle informazioni e hai sempre il dubbio che non siano farina del sacco degli autori. Questo non vuol dire che siano errate, ma il dubbio che tu abbia pagato 22 euro per leggere cose che erano gratuite sul web è sempre molto presente. 
Gli autori hanno letto il manga di Monkey Punch? Hanno visto i film? Hanno visto tutte le serie tv? Almeno la prima con la giacca verde? Hanno intervistato Monkey Punch?
Si, perché per gran parte del libro si citano brani di interviste a Kazuhiko Kato, e quasi sempre dopo la citazione del brano si può leggere una frase del genere: “... ha spiegato il maestro giapponese in una intervista”.
Quale intervista? Quando? A chi? Su quale rivista o sito?
Ho fatto qualche ricerca e ho trovato sul web alcuni siti che riportano interviste al mangaka con le medesime risposte presenti nel libro:


Mi pare di aver contato 3 o 4 casi in cui si citano le fonti, e sono tutti siti semi professionali, oppure, in un caso, personaggi di una certa importanza nel settore, come i Kappa Boys. Per il resto si può solo intuire da dove provengano quelle informazioni, ma certezza non c'è mai. 
Forse i forum, i blog o i siti di fan non meritano di essere delle fonti? 
E tutte queste persone avevano trovato informazioni per metterle a disposizione del web in maniera gratuita. Oa le loro informazioni sono diventate parte di un libro a pagamento, e nessuno sa che hanno contribuito alla stesura del libro, neanche loro!
Nessuno di loro avrebbe chiesto alcunché alla casa editrice, solo la piccola soddisfazione di essere citati come fonte. Per noi appassionati può essere abbastanza.
Faccio un lampante esempio presente a pagina 130, dove gli autori riportano le istruzioni, trovate su un forum, per avere la sigaretta alla Jigen.
Qui sono gli stessi autori ad ammettere che quello che stanno riportando lo hanno letto su un forum, dove un povero cristo di ragazzo scrisse questa cosa. 
Quale forum? Il nick del ragazzo? Cosa sarebbe costato agli autori citare la fonte?
Mancanza di spazio? Non credo, visto che ci sono 65 pagine solo con immagini a pagina piena...



A pagina 8 c'è il solito brano tratto da una intervista, che rivela a cosa si ispirò Monkey Punch per ideare Lupin III.




Guarda caso il libro riporta una frase identica a quella dell'intervista del primo link:
"Il primo spunto è naturalmente l’Arsenio Lupin originario, ma lo spunto principale è 007, e in più un vecchio film italiano, Sette uomini d’oro (di Mario Vicario, 1965, ndr)"