Sapendo che certe tematiche possono creare suscettibilità, non vorrei scatenare una qualche guerra di religione post datata di 40 anni, e non è mia intenzione crocifiggere l'ex adolescente che a fine anni 80 senza ragionarci abbracciò la moda dei "paninari" (magari a semplice scopo di fare amicizie con l'altro sesso), ma quando trovi nel classico mercatino il numero uno della prima (di molte...) pubblicazione inerente il clan dei figli e figlie della ricca borghesia milanese, postarlo è d'obbligo :]
A scanso di equivoci io non facevo parte di alcun "clan", quindi nulla mi tange rispetto a quello che è disegnato nel fumetto, che per inciso non saprei valutare quanto seguito fosse dai "paninari" sul campo milanese.
Premesso tutto ciò, e mettendo da parte il mio giudizio negativo personale sui valori espressi dalla moda "paninara", il fumetto non è scevro da un certo numero di luoghi comuni e di conferme riguardo all'ideologia di base su cui si basavano.
Non svelo nulla se affermo che i "paninari" succedono temporalmente ai "sanbabilini", la cui ideologia era ben più radicata e molto più "attiva".
Spesso si afferma che i "paninari" non erano politicizzati, mentre i loro predecessori lo erano in toto, partecipando attivamente alla strategia delle tensione, in generale è vero, ma anche sfogliando questo semplice fumetto si noteranno alcune tavole dove si sottolinea un'ideologia di destra che nella storia narrata non avrebbe neppure molto senso. Mi son parse solo forzature atte a mostrare e dimostrare che i protagonisti del fumetto la pensavano in certo modo e ne erano fieri.
Per esempio il protagonista della storia entra in farmacia, prima di lui ci sono altri ragazzi che acquistano siringhe per drogarsi, mentre il nostro eroe i profilattici :]
Tra le due cose è di certo più sana la seconda attività ^__^
Il farmacista ha, però, ben in vista un busto del Duce, cosa che secondo me, ai tempi (e teoricamente anche oggi), era contraria ad un certo numero di leggi, in quanto luogo pubblico. La cosa sarebbe pure passata in secondo piano, inizialmente non l'avevo neppure notata, se non fosse stato per il commento del protagonista:
"Otto milioni di Timberland e conquistavi il mondo"
Ha senso?
Veramente si può pensare che un giovane adulto del 1940 fosse meno temprato alla guerra di un giovane adulto del 1986?
Infatti i figli delle borghesia milanese scampavano pure il servizio militare, figuriamoci andare in guerra.
Poche pagine dopo, sempre il nostro protagonista, entra in classe dopo un'assenza di ben due mesi, il professore lo vuole interrogare in storia, chiedendogli di parlare della "Resistenza". Il ragazzo si reca alla lavagna e disegna un ferro da stiro, spiegando che "la resistenza è un filo d'acciaio che si trova nel ferro da stiro e funge da isolante!"
Si becca pure un bel 7+...
Tralasciando che il la resistenza non è un isolante, ma un conduttore, la scena ha il solo scopo di chiarire il punto di vista del fumetto sulla "Liberazione" di Milano e dell'Italia, e non mi pare abbia alcun nesso con il proseguo della trama.
Preciso che i "punk" mi inquietavano, specialmente sui mezzi pubblici, quindi non ho motivo di ergermi a loro difesa, nel fumetto sono i cattivi della storia, arrivando a fare una rapina in Posta. Nella scena gli impiegati della posta parlano tutti con marcato accento siciliano e partenopeo. Immagino il lettore che aveva un genitore della medesima zona d'Italia quanto potesse esserne fiero.
Il gergo è, ovviamente, quello dei "paninari" o almeno è quello che il fumetto spacciava come gergo dei "paninari", alcuni dialoghi mi sono rimasti oscuri :]

La datazione del fumetto: gennaio 1986.

La prima tavola del fumetto propone lo "skyline" di "Milano 2", di cui trovai il volume propagandistico:
Il protagonista di questo fumetto vive nella ricca "Milano 2", per uno dei quartieri popolari come me era già fuori target economico, quanto, ovviamente, tutto l'abbigliamento, per mia fortuna non ho mai avuto l'ambire di vestirmi alla moda :]



























