CERCA NEL BLOG

martedì 11 maggio 2021

"Nocturno Dossier" marzo 2004: Nippon Generation - guida ai cartoni animati giapponesi del vecchio e del nuovo millennio



TITOLO: "Nocturno Dossier" marzo 2004: Nippon Generation - guida ai cartoni animati giapponesi del vecchio e del nuovo millennio 
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 66
COSTO: 5 €
ANNO: 2004
FORMATO: 30 cm X 21 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Ho scoperto solo da poco che nel marzo 2004 la rivista "Nocturno Cinema" pubblicò uno speciale sull'animazione giapponese, non era il suo primo dossier sugli anime, nel 2011 ne aveva fatto uno a tema robottoni:

Questo dossier del 2004 segue come impostazione quello sui robottoni, e direi che ne è una integrazione. 
Vi sono presentate informazioni che oggi si possono reperire facilmente sul web, meno nel 2004, ma bisogna ricordare che quello che si trova online è precario, il cartaceo resta  ;)
Chiaramente sono presentate anche anime in voga all'inizio degli anni 2000, oggi un po' vetusti, ma nonostante ciò consiglio di recuperarlo.
Alla fine di questo brevissimo post inserisco la quarta di copertina dello speciale, in cui sono riepilogate tutte le copertine con i contenuti di tutti i dossier di "Nocturno Cinema", nel caso qualcuno si fosse perso qualche numero interessate, come era capitato a me per questo numero.


domenica 9 maggio 2021

"Tascabile TV" dal 29 luglio a 4 agosto 1979


Di riviste televisive ne ho postate parecchie in questi anni, sia come numero generale che come varietà di testata.
Chiaramente l'attenzione ricade sulle pubblicazioni più conosciute, e quindi più agevolmente reperibili:

Seguono quelle meno conosciute o più territoriali, ma comunque ancora recuperabili, seppur con fatica:

Infine c'è un terzo gruppo molto territoriale o facente parte degli inserti di altre testate, di solito più difficili da reperire (fa eccezione "Scelta TV"):




Di questo ultimo gruppone fa parte "Tascabile TV", che teoricamente avrebbe dovuto mostrare i palinsesti delle emittenti locali toscane, ma che al suo interno, almeno in questo numero dell'estate 1979, presentava tv private anche venete e di Bologna.
Le prime quattro pagine di questo numero sono dedicate a brevi articoli sui programmi televisivi e la canzone (molto particolare il prospetto con cachet dei personaggi dello spettacolo più richiesti in quel periodo). 
Seguivano i programmi televisivi, due pagine per ogni giorno, impostazione abbastanza classica.
Basandomi sull'unico numero a mia disposizione direi che il contenuto dal punto di vista della consultazione da parte del lettore non fosse molto informativo, in quanto quasi sempre è riportato solo "telefilm" o "film", cartoni animati quasi assenti e mai con il nome della serie.
Sul web non ci sono notizie, se non un articolo su "La Repubblica" che ne annunciava la chiusura nel luglio 2000:

sabato 8 maggio 2021

"Manga, il fumetto giapponese", di Thierry Defert - "Zoom, la rivista dell'immagine" maggio 1983



Questa volta non posto il solito scritto in cui qualche giornalista o esperto un tanto al chilo lanciava anatemi sui cartoni animati giapponesi, ma un articolo informativo, che in quel periodo era una rarità.
Guarda caso non fu pubblicato dalla stampa generalista, ma da una rivista di nicchia, e guarda caso l'autore non è italiano, ma francese, nazione in cui il fumetto non era considerato un mero prodotto per bambini idioti...
Le informazioni che oggi possiamo leggerci sono abbastanza di dominio pubblico, ma non era così del 1983, quindi mi è parso corretto renderne omaggio a questo articolo.
Da notare che nella prima pagina sotto all'ideogramma (che riporto nel particolare alla fine del post) è riportata l'informazione che i manga coreani si chiamavano "Man-hwa". 
Chissà, forse fu la prima volte che in Italia si leggeva questo termine.
Buona lettura  :]


venerdì 7 maggio 2021

VHS della Cinehollywood (edizione del 1985) di "Heidi diventa principessa" (film di montaggio 1978) + “Un'altra Heidi made in Japan”, di R.P. - Corriere della Sera 28 novembre 1978


Ho sempre evitato questo film, nonostante io adorassi (e adoro) la serie animata di Heidi. Probabilmente vidi ogni tanto qualche scena, visto che sulle emittenti private era dato spesso, ma "Heidi diventa principessa" non faceva per me, mentre gli altri lungometraggi Toei erano un appuntamento imperdibile anche se all'ennesima replica.
Guardando tutto il film per la prima volta, allo scopo di scrivere il seguente post, forse ho intuito i motivi che me ne fecero stare lontano:
la falsa Heidi;
la noia della trama;
la forzatura dei dialoghi per inserire Heidi e Petar in un contesto che non era quello delle Alpi svizzere;
le canzoni (che in generale non mi garbavano nei film).

Questo film è così farlocco che addirittura un giornalista dell'Unità, nelle pagine della critica cinematografica, si rese conto che non aveva alcun nesso con la serie animata, e quegli adulti non sapevano nulla di animazione giapponese:





Anche il giornalista del Corsera il 28 novembre 1978 annotò la forzatura...

Rispetto, però, ai film di montaggio dei robottoni ci venne risparmiato un taglia e cuci esasperato, col risultato finale di avere una trama senza senso.
In "Heidi diventa principessa" la trama resta fondamentalmente quella del film originale giapponese (trovato su YouTube in francese ed inglese), la parte invasiva riguarda l'aver voluto, per mero motivo economico, far passare la principessa Elisa per Heidi la pastorella. 
Con questo espediente truffaldino, nell'inverno del 1978, gli stupidi bambini sarebbero stati spinti ad andare al cinema attirati dall'esca del nome per loro famoso.
Ma chi si occupò dei dialoghi in modo da trasformare Heidi e Petar in due nobili rampolli della nobiltà fiabesca?
Lui, sempre lui, Enrico Bomba!   ^_^

L'aver recuperato il film nella versione VHS della Cinehollywood pubblicata nel 1985 mi permette anche, di nuovo, di affrontare la questione delle pretese di iper qualità video/audio che oggi hanno molti (troppi?) fan di animazione giapponese.
Ha senso volere, per un prodotto degli anni 70/primi anni 80 (o addirittura degli anni 60), la qualità ultra HD 8000K?
La VHS (che poi era la mera versione che vedevamo in televisione) ci permette di capire (stante l'invecchiamento del supporto magnetico) con quale livello infimo di qualità video/audio avessimo a che fare nel 1985 su un videoregistratore ed una videocassetta originale!
Sul raffronto VHS/versione YouTube ci torno poco più sotto.

Effettivamente tra la nostra Heidi e quella farlocca del film una qualche somiglianza c'era, che non sfuggì ai distributori del lungometraggio. All'inizio del film il fratello più piccolo di Heidi/Elisa, già in versione cigno/umano, le regala anche una mantella rossa, simile a quella (era uno scialle) che la piccola Heidi porta all'inizio della serie animata, ergo le similitudini estetiche tra i due personaggi aumentarono. Inoltre Heidi/Elisa, quando si rifugia nel bosco, stringe amicizia con gli animali, un po' come Heidi che faceva amicizia con qualunque bestia   :]
In questo film, però, Elisa cresce, quindi la somiglianza scompare verso la metà della pellicola, ma la voce di Francesca Guadagno resta quella di una bimba.
L'operazione più invasiva che Enrico Bomba attuò sul film, oltre ad un taglio di circa due minuti consecutivi, fu l'aggiunta della voce narrante presente nella serie animata di Heidi, quella di Giorgio Piazza. Nel video qui sotto ho riunito tutti e 22 gli spezzoni in cui il doppiatore effettuo il commento alle scene del film, inutile precisare che nella versione originale non è presente alcuna chiosa.

lunedì 3 maggio 2021

Heidi un'icona pop dalle Alpi al Giappone (catalogo della mostra)



TITOLO: Heidi un'icona pop dalle Alpi al Giappone (catalogo della mostra)
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 95
COSTO: 15 €
ANNO: 2018
FORMATO: 27 cm X 21 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 


Con un po' di ritardo ho scoperto che dal 23 settembre al 21 ottobre 2018 venne allestita in quel di Tenno una mostra su Heidi:

Curioso che il nome del comune sul lago di Garda sia lo stesso usato per identificare la figura dell'imperatore giapponese.
Chiaramente la mostra è terminata, ma è rimasto il catalogo, una bella pubblicazione.
Purtroppo non sempre gli organizzatori delle mostre preparano anche un catalogo, per esempio delle tre che si possono vedere al link sotto, solo quella di Treviso lo fece:

Un vero peccato che la rassegna di Torino (Manga Impact) manchi di un catalogo... invece gli organizzatori di questa mostra su Heidi ne pubblicarono uno, magari non corposo, come immagino non sia stata enorme l'esposizione di Tenno, ma che contiene più contributi:
Heidi, un'icona pop nel cuore dell'Alpe (Roberta Bonazza);
Il mito delle Alpi, la particolarità della Svizzera (Annibale Salsa);
Heidi nelle Alpi (Marco Albino Ferrari);
La prima Heidi illustrata (Roberta Bonazza);
"Carissimo signor Pfeiffer". introduzione alle prime illustrazioni (Peter O. Buttner);
I volti letterari di Heidi;
Heidi cartoon (Roberta Bonazza);
La storia della musica introvabile di Heidi (Piero Trellini).

Gli autori dei contributi non mi sono parsi sempre a loro agio con l'animazione giapponese, e se questo non è un problema per chi si è occupato delle Alpi e delle illustrazioni delle prime edizioni, per le parti più collegate all'anime la cosa si è notata. Nulla di clamoroso, sia chiaro, ma scrivere per primo il nome di Miyazaki e poi quello di Takahata riguardo all'anime di Heidi, grida vendetta  ^_^
Il tema del catalogo, e quindi immagino anche della mostra, è il romanzo di Johanna Spyri, il personaggio di Heidi ed il suo rapporto con la montagna, infine quanto la Heidi nipponica ha reso famosa la pastorella svizzera alla fine del secolo scorso.
Non mancano le dissertazione sulle differenze tra il romanzo e l'anime, di cui mi occupai al link qui sotto:




Il contributo più interessante è quello a firma Piero Trellini, che si può leggere al link qui sotto:

domenica 2 maggio 2021

"Nausica(a) (n)della valle del vento" su Rai 1 martedì 6 gennaio 1987 ore 15,30: prima visione in Italia


Prendendo spunto dal saggio "Nausicaa della valle del vento - L'opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione" appena pubblicato dalla "Società Editrice La Torre", mi è venuta la curiosità di verificare che quanto riportato al suo interno, cioè che il lungometraggio di Miyazaki venne trasmesso il giorno della Befana del 1987, fosse presente nei programmi della Rete 1 della Rai.
Anche perché io quella prima visione assoluta la vidi, ma nel mio cervello era stata trasmessa in seconda serata, sempre su Rai 1. 
Mi capita spesso di ribadire che i ricordi di cosa, su quale emittente e quando vedemmo un programma da bambini/ragazzi risulta spesso erronea, ed in questo caso ero in linea con la tendenza  ^_^
Inoltre ero curioso di vedere se, per caso, la rivista televisiva avesse inserito un qualche commento sul film, magari addirittura su Hayao Miyazaki!



Purtroppo, per quanto riguarda questa seconda questione, non venne riportato nulla, zero spaccato.
La mia ricerca l'ho effettuata su "TV Sorrisi e Canzoni", "Radiocorriere TV", "La Stampa" e Corsera, sui due quotidiani non c'è nulla di particolare, mentre sulle due riviste è presente in palinsesto il titolo del film. 
Da notare che entrambe le pubblicazioni scrivono "Nausica" con una "A" sola, inoltre la ragazza è "nella" valle del vento, non è "della" valle del vento   ^_^ 
Sul "Radiocorriere TV" c'è anche una foto dell'eroina del film, di cui non si vede il viso dato che scelsero una scena in cui aveva la maschera anti spore, ma la didascalia non la riguarda, dato che si riferisce alla piccola immagine sopra che mostra la scenografia del programma.
Il lungometraggio di Miyazaki venne ospitato nella seconda parte trasmissione contenitore "Viva la Befana", e mi pare fosse considerato un mero riempitivo del programma. Sembra quasi che la Rai comprò ed adattò il film per poi quasi non sapere cosa farsene, piazzandolo in un pomeriggio di un giorno di festa. Non sono certo, ma credo di aver letto da qualche parte che il film d'animazione nipponico non venne mai più replicato.

Qui sotto riporto la pagina intera del palinsesto più la copertina di entrambi i numeri delle due riviste.

sabato 1 maggio 2021

Megaloman (1979) - puntata 26



Ad inizio episodio la voce narrante, ricordandoci la morte di Seiji, dice che i suoi amici hanno giurato che trarranno il massimo insegnamento dalla sua scomparsa. Si, hanno imparato che non è salutare rompere i maroni alla produzione per avere più spazio nella serie  ^_^
Altro momento epico è stato quando Capitan Delitto, alla 26esima puntata, afferma che fino a quando ci sarà Megaloman, lui non potrà mai conquistare la Terra... spero che siano stato uno dei tanti dialoghi a caso degli adattatori.
Anch'io, però, come Capitan Delitto, non è che sia sveglissimo. Mi sono accorto che, mentre nei cartoni dei robottoni le battaglie si svolgevano quasi sempre (o spesso) in città, con annesse distruzioni apocalittiche di qualsiasi costruzione, in Megaloman gli scontri avvengono sempre (o quasi) in campagna. Evidentemente far esplodere modellini e modellini di una città con palazzi e grattacieli sarebbe costato di più che far svolgere la battaglia su un terreno semi agricolo.



Nel terzo episodio si vede per la prima volta la Mazda RX-7 gialla che è stata l'auto del gruppo, solo che il mezzo era di Seiji... ora che il ragazzo è dipartito, a chi è intestata l'auto?
I restanti quattro del gruppo hanno ereditato l'auto?
Avranno fatto il trapasso?
In Giappone è necessario il trapasso?
E l'assicurazione a chi sarà intestata? Ad un defunto?


Ho provato a tradurre il titolo originale trovato su Wikipedia, benché il risultato finale sia un po' deficitario ed il nome del kaiju pare differente (Zubada), più o meno può corrispondere a quello nostrano, seppur semplificato. A dire il vero mi aspettavo un titolo giapponese non sul kaiju ma sulla guest star dell'episodio. 

martedì 27 aprile 2021

Cartoon Rock, quando la musica si anima


TITOLO: Cartoon Rock, quando la musica si anima
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 206
COSTO: 16 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892770089


Tengo sempre d'occhio le case editrici che pubblicano libri sugli anime, e mi stava sorprendendo che Valeria Arnaldi non avesse pubblicato nulla per la collana "Ultra Shibuya" dalla fine del 2019, solo che controllavo la fonte errata. Questa volta ha pubblicato un libro per una nuova casa editrice, la Arcana. 
Mi pare giusto ricordare il mio pregiudizio sui titoli della "Ultra Shibuya", leggendo le altre recensioni al link li si potrà capire più dettagliatamente la mia critica, che riepilogo:
quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paiono esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.

Con la nuova casa editrice era cambiato il trend?
Intanto il costo è sensibilmente minore, da 23 euro (costo dei sui ultimi due libri) a 16 euro, probabilmente dovuto alla carta non patinata, al formato leggermente più piccolo e alle immagini in bianco e nero. 
Su 206 pagine 31 di queste hanno immagini senza scritto, ed altre 30 hanno immagini con scritto, ben quasi 100 pagine sono scritte completamente, un record. 
Restano le immagini senza didascalia, c'è poco meno di una pagina e mezzo di bibliografia, ma manca la sitografia, che avrebbe dovuto (secondo me) comprendere varie pagine di Wikipedia sul mondo delle idol, quindi le "wikipediate" restano presenti (a mio avviso). Le lunghe frase ad effetto supercazzola non mancano, che non vuol dire "concetti errati", ma tante righe per rimarcare più volte la stessa cosa.
Quindi cambiare la casa editrice aveva portato qualche miglioramento, ma non molti. 
Solo che la Arcana è un marchio "LIT Edizioni", quindi è una "Ultra Shibuya" con un altro nome e meno costosa   ^_^
La Arcana, guardando il suo catalogo di libri on line, si occupa di musica.
Mi rendo conto che fino ad ora non ho trattato ancora il tema del libro: musica ed animazione.

Ho scritto più volte su questo blog che il connubio musica/sigle(BGM (che pochissimi trattano) ed anime è uno dei temi poco trattati dalla saggistica, e forse qualche appassionato con conoscenze musicali dovrebbe provare a scrivere qualcosa di organico. Spero che prima o poi ciò capiti.
Questo libro si occupa di tutta l'animazione che ha usato la musica come soggetto o nella trama, allargando la platea all'animazione statunitense, ma comunque la parte su quella giapponese è maggioritaria (lo dimostra la copertina). Solo che lo scritto non procede per tutte le pagine con il medesimo criterio. Quando si tratta l'animazione americana (dal dopoguerra agli anni 70) all'inizio del libro si citano le canzoni che ebbero successo, o comunque sono riportati i nomi delle musiche. Quando si passa all'animazione giapponese si leggono quasi sempre le sinossi dei vari anime o lungometraggi, la singola "song" nipponica non è più quasi presa in considerazione. 
Quindi ci si ritrova a leggere titoli e titoli di anime con la trama ed eventuali momenti importanti della serie, in pratica una selezione di serie animate giapponesi con soggetto musicale. Esiste il genere shojo, shonen, majokko etc. etc. e pure quello musicale. E' comunque una selezione per genere (fatto che ha un suo interesse), ma non mi aggiunge nulla dal punto di vista musicale, come, invece, qualcosa si era letto per il versante statunitense.
Dei 22 capitoli del libro quelli a tema animazione giapponese sono:
Kiss me Licia; Nel cielo dal gran manto blu (Creamy); Da adorare (le idol, anche animate); Dall'infelicità fino ai riflettori... e alla morte (il suicidio...); Nuovi idolo (altre serie con idol o musica); Il potere del canto (musica e combattimenti); Vocazione e competizione ("Piano Forest" e "Bugie d'aprile"); Passione & Professione ("Nana" e "Carole & Tuesday"); Hatsune Miku (le idol virtuali, vocaloid). 

Mi pare di aver notato che la pagina di Wikipedia sulle idol abbia dato molti spunti al libro, ognuno valuterà in prima persona se io sia in errore:

lunedì 26 aprile 2021

Prima traccia di Jeeg nel palinsesto di "Milano TV" sul "Giornale del Popolo" (Svizzera Italiana) del 9 aprile 1979 ore 13,40


Non saprei spiegarne bene il motivo, ma mi sono un po' ostinato (imminkiato?) a ricercare la prima traccia nei palinsesti delle tv locali, specialmente di Milano, della trasmissione di Jeeg.
Ad oggi sono arrivato a queste fonti:
Capita che si trovino fonti dove non si pensa che ci siano, questo è capitato quando ho passato in rassegna una decina di testate della Svizzera Italiana. Chiaramente, come il segnale del canale della Svizzera Italiana travalicava la frontiera per arrivare fino a Milano, la via funzionava anche al contrario, quindi loro vedevano alcune emittenti locali private milanesi/lombarde. Ergo alcune di queste testate davano conto di questi palinsesti stranieri, quello che mostro l'ho trovato sul "Giornale del Popolo", che lunedì 9 aprile 1979 alle ore 13,40 trasmetteva il cartoons "Jeeg robot d'acciaio" su "Milano TV". L'orario di Jeeg è quello che rammento io, dato che appena finita la puntata di Jeeg scendevamo tutti in cortile a giocare e anche a commentare l'episodio appena concluso   ^_^



domenica 25 aprile 2021

La riscossa delle nerd, la storia del girl power nell'era dell'intrattenimento



TITOLO: La riscossa delle nerd, la storia del girl power nell'era dell'intrattenimento
AUTORE: Elena Romanello
CASA EDITRICE: Nicola Pesce Editore
PAGINE: 191
COSTO: 14 €
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788894818987


Avevo saputo dell'uscita di questo libro nell'autunno del 2020, ma non potendolo sfogliare avevo soprasseduto all'acquisto. La settimana scorsa ho finalmente acceduto ad una libreria dopo più di un anno, ho visto la copertina e l'ho scorso con attenzione. Pur rendendomi conto che probabilmente il tema non mi tangeva (spiego il perché poco sotto), l'ho acquistato per il terzo capitolo incentrato sulle eroine dell'animazione giapponese, in topic con i temi del blog. 
Alla fine ero effettivamente fuori target  :]
Personalmente non ho mai valutato un film/telefilm/serie animata/fumetto in base al fatto se fosse prettamente maschile o femminile. Fin da bambino seguivo ciò che mi piaceva, adoravo Heidi e Lady Oscar, ma detestavo Charlotte e Georgie, mentre di Candy Candy non perdevo un episodio fino a quando non mi vennero a noia le sfighe a ripetizione della protagonista. Da adulto ho seguito Buffy, ma schifavo Xena, etc. etc. etc.
Dal mio punto di vista non considero un personaggio femminile di per sé un plus o un minus, dipende se per me "funziona". Quindi non vedo il senso di selezionare le femmine della fiction per elevarle a simbolo di qualcosa o qualcuno, in questo specifico caso "LE nerd". 
Di certo le ragazze/donne hanno avuto più personaggi femminili forti da seguire dalla fine degli anni 70 in poi, e probabilmente fu proprio l'animazione giapponese a sfornarne così tante per un giovane pubblico italiano totalmente disabituato a vedere le ragazze/donne come protagoniste o co-protagoniste (per esempio nei robottoni). Purtroppo, però, la presenza di tante ragazze/donne protagoniste di una fiction (gli anime in questo caso) non implica che nel paese di origine ci sia un minimo di uguaglianza tra i sessi, prova ne è il Giappone degli anni 70/80 e pure quello attuale, la cui società non prevede che la donna faccia carriera nel mondo del lavoro (poi chiaramente capita lo stesso).
Tornando ai miei gusti io detesto abbastanza anche la fan-fiction, non ne comprendo il senso (mio limite), perché dovrei entusiasmarmi a racconti non originali?
Tutta questa mega premessa per spiegare che il libro, che elenca i personaggi femminili di successo nel mondo della fiction, effettua una selezione che forse potrebbe essere più utile ad un uomo che ha pregiudizi in merito, oppure ad una donna che vuole avere un compendio delle eroine di film/telefilm/serie animate/fumetto. Io non faccio parte di nessuno dei due target.
Ho condiviso comunque le considerazione dell'autrice nei primi due paragrafi del settimo capitolo, che con qualche variante capita anche a me di fare: 
ora i nerd (senza bisogno di specificarne il sesso) vanno di moda, fanno guadagnare, ogni tanto la cosa può urtarci (per prodotti troppo commerciali tipo "WandaVision"), ma è molto meglio di quando eravamo dei negletti senza così tanta scelta  :]
Il fatto, poi, che il mondo dell'immaginario nerd/otaku che mi interessa così tanto non sia più predominio maschile, lo rende ancora più bello  ^_^
Per il resto inserisco l'indice del libro, così da valutarne i temi.



mercoledì 21 aprile 2021

Il movimento creato - Studi e documenti di 26 saggisti sul cinema d'animazione



TITOLO: Il movimento creato - Studi e documenti e 26 saggisti sul cinema d'animazione
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Pluriverso
PAGINE: 220
COSTO: 5 €
ANNO: 1993
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 


Considerando che in Italia la saggistica sull'animazione giapponese è nata dopo la metà degli anni 90, il seguente saggio pubblicato nel 1993 rientra nel gruppo di scritti che analizzava gli anime in maniera più razionale rispetto agli anni 70/80, ma non ancora "professionale" (se posso usare questo termine).
Il libro curato da Giannalberto Bendazzi e Guido Michelone raccoglie i contributi di 26 saggisti, due di questi sono incentrati sull'animazione giapponese, quindi rientrano a pieno titolo nella mia ricerca di come erano trattati i cartoni animati giapponesi dalla stampa e nei libri.
Da ricordare che Bendazzi inizialmente non fu un grande estimatore degli anime televisivi, si vede che man mano negli anni si rese conto che avevano un qualche valore:

Ad oggi ho postato 26 recensioni di libri della "pre-saggistica sugli anime", e ne ho altri da inserire più un certo numero che non riesco a reperire materialmente ma trattarono l'argomento. La valanga di articoli sui cartoni animati giapponesi che mostro nell'Emeroteca Anime ebbe delle conseguenze, influenzò chi si occupava di fumetti ed animazione, ma anche chi faceva ricerche sul rapporto tra televisione e bambini. In alcuni casi gli autori dei saggi furono precedentemente anche estensori di articoli sulla carta stampata, di conseguenza ribadirono nei libri i concetti già espressi, e nel caso di gravi errori, con l'aggravante che per un saggio si possono fare ricerche sulle fonti con più calma rispetto ad un articolo.



I due contributi sui cartoni animati giapponesi di questo saggio si occupano della prima invasione di fine anni 70 e primi anni 80, ed è interessante leggere a distanza di poco più di una decina di anni quanto si fosse riusciti ad analizzare la questione con meno emotività. L'emotività era ormai svanita, ma gli errori non mancano.
I due scritti sono:
"Dalle galassie a Beautiful, viaggio attraverso i nippo-cartoons dei primi anni Ottanta", di Giorgio Simonelli, Paolo Taggi e Federica Villa;
"Big in Japan - Industria, serialità e cultura nei cartoons giapponesi", di Rita De Giuli

Quello che mi ha colpito immediatamente quando ho letto i due titoli degli scritti è l'assenza del termine "anime"... eravamo nel 1993 e usarono "nippo-cartoons" e "cartoons giapponesi".
Da tutto ciò posso presumere che nel 1993 una informazione come il nome corretto con cui identificare l'animazione nipponica non era ancora patrimonio di chi se ne occupava e che tale notizia non era agevole da trovare, oppure no?
C'è un punto in cui nello scritto "Dalle galassie a Beautiful" viene citato (pagina 72) un libro dal titolo "Anime" di autori vari pubblicato a Bologna nel 1982... direi che tolta la data, il titolo sarebbe questo:

La cui prima edizione risale al 1991, quindi due anni prima di questo saggio, in cui si sarebbe potuto sfoggiare il termine corretto per identificare i "cartoni animati giapponesi", cioè "ANIME", ma optarono per continuare a sbagliare scrivendo "cartoons giapponesi" o "nippo-cartoons". 
Peccato, per loro, intendo  :]



Non mancano gli errori, dalla data del Mifed in cui venne acquistato "Atlas Ufo Robot" (non il 1976 ma il 1977), questo un errore accettabile nel 1993, ad altri su trame e ricostruzioni varie. 
Quello, invece, che mi ha colpito è il giudizio generale sfavorevole senza appello sui "nippo-cartoons", che a parte venir scagionati dall'accusa di essere diseducativi per la violenza delle scene, si beccano la qualunque valutazione negativa su tutto il resto   T_T
Lontani dalla creatività di Disney o Hanna e Barbera(!!!) o dal disegno italiano; ; mancanza di creatività; Capitan Futuro l'UNICO con una nobile ascendenza; storie prive di spessore; graficamente schematici, ripetitivi, prevedibili; disegno approssimativo, elementare, ripetitivo; estrema indeterminazione ambientale.

lunedì 19 aprile 2021

Nausicaa della valle del vento - L'opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione



TITOLO: Nausicaa della valle del vento - L'opera della vita di Hayao Miyazaki dal manga al film di animazione
AUTORE: Ilaria Vigorito
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 109
COSTO: 16,50 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 9788896133552


Premetto che io non ho mail letto il manga di Nausicaa, me lo riprometto da anni, ma ogni volta rinuncio perché tempo sarebbe una lettura un po' pesante, e ne ho la conferma quando leggo approfondimenti sul manga   ^_^
Conosco comunque vari aspetti del manga, avendo letto vari saggi che ne trattavano, mentre il lungometraggio animato l'ho visto più volte, la prima fu, del tutto casualmente e fortunosamente quella famosa trasmissione in seconda serata (misteri del palinsesto Rai...) su Rai (1?) del 1987. 
Da notare che anche il film animato del "Signore degli anelli" di Ralph Bakshy venne trasmesso in seconda serata (su Rai 2), si vede che la tv di Stato considerava i film di animazione impegnati roba per adulti.
Quando vidi il film di Miyazaki (senza sapere nulla di lui, per esempio che fosse l'autore di "Conan il ragazzo del futuro") sulla Rai ne rimasi affascinato. Non conoscevo niente dell'animazione giapponese di quegli anni, la trama era diversissima da qualsiasi altra cosa avessi visto. Con il senno di poi avrei dovuto notare somiglianze contenutistiche con "La grande avventura del principe Valiant", che guardavo un po' impressionato sulle tv locali private quando ero bambino. Non che i due film si assomiglino, ma erano i primi due film "seri" di animazione che avessi mai visto.

Devo ammettere che oggi "Nausicaa della valle del vento" non è tra i miei preferiti, rivedo con piacere quasi tutti gli altri film di Miyazaki, meno questo, troppo lento.
L'unico problema che ho riscontrato nella lettura del saggio è inerente la grandezza (cioè la piccolezza) del carattere di stampa, che diviene microscopico per le parte in cui si citano autori e per le note. 
I miei occhiali (e pure gli occhi) hanno subito un grave affaticamento... magari aggiungere 20 pagine alle 109 del saggio per scriverlo un po' più in grande (con annesso aumento relativo del prezzo), avrebbe facilitato la lettura.
A parte questa lagnanza ottica, lo scritto è interessante e comprensibile, scorre via veloce e non annoia.




Faccio una piccola digressione riguardo ad una citazione di intervista di Miyazaki del 13 giugno 1985(!), in cui il regista si lagnava dell'adattamento (massacratorio) statunitense di Nausicaa.
Alla fine del concetto scrive: 
"Tutti questi film si basano fortemente sulla cultura giapponese e non sono concepiti con un occhio verso l'esportazione".

Non è ben esplicitato se Miyazaki intendesse solo i suoi film o l'animazione nipponica nel suo complesso, comprese le serie tv. A me interessa la diatriba, che talvolta salta fuori anche oggi, sul fatto che gli anime di quegli anni fossero o meno pensati e prodotti con lo scopo di essere asportati. Nel 1985, e a maggior ragione prima, l'animazione giapponese era prodotta ad uso e consumo interno (magari ci fu qualche sparuta eccezione), chiaramente se capitava l'occasione la si vendeva all'estero. Purtroppo gli autori nipponici mai si curavano di come sarebbe stata adattata nel paese importatore, non lo fece neppure Miyazaki.

Torno al libro.
Nel primo capitolo si illustrano gli spunti alla base del manga/film. Uno di questi fu l'inquinamento da mercurio che causò la "sindrome di Minamata":

venerdì 16 aprile 2021

"La fiera dei trucchi", di Remo Guerrini - "Robot, rivista di fantascienza" marzo 1978


Nel gennaio 2018 avevo postato due articoli inerenti "Guerre Stellari" sulla rivista "Robot rivista di fantascienza" a firma Lorenzo Codelli e Lugi Cozzi pubblicati nel novembre 1977, ed entrambi gli articoli tessevano le lodi del film di Lucas dal punto di vista estetico, meno per quello contenutistico. Il duplice giudizio ci poteva stare, erano adulti! 


In quell'occasione il lettore J_D_La_Rue nei commenti ci informò che nei numeri successivi ci furino alcune polemiche sulla valutazione del film. J_D_La_Rue mi inviò anche l'articolo di Remo Guerrini, sempre sulla medesima rivista, ma non lo trovavo più   T_T
Ho così tanto materiale, tra cartaceo e file, che talvolta lo immagazzino così bene che lo perdo...
Cercando altro, come spesso capita, ho recuperato l'articolo inviatomi da J_D_La_Rue, che ringrazio nuovamente per la cortesia.
La rubrica in cui è presente lo scritto di Guerrini si intitola "Polemiche", ed infatti non lesinò giudizi negativi e qualche frecciatina a Cozzi.
Magari fu un modo per creare un po' di flame ante litteram allo scopo di vendere qualche copia in più, non ci sarebbe stato nulla di male  ^_^
Come riportava J_D_La_Rue nei commenti Guerrini partì subito critico, legittimamente, loro volevano la fantascienza "alta", impegnata, tipo "2001 Odissea nello spazio", un capolavoro, ma che non attirava di certo le nuove generazione a diventare fan della fantascienza...
Il punto di vista negativo mi aiuta a capire meglio il sacrificio che fecero mia madre e mia nonna che mi portarono a vedere e rivedere "Guerre Stellari" una decina di volte, che man mano scendeva dalle prime visioni ai cinema meno accoglienti di Milano. 
Probabilmente uno di quei ragazzini che urlavano era il sottoscritto   :]
Dalla mia generazione in poi ci siamo cresciuti con la fantascienza, animata e filmica (anche grazie a quel film o a Goldrake), quindi oggi non troviamo degradante andarci a vedere l'ennesimo "Guerre Stellari" et similia. Le cose cambiano, non sempre in peggio ^_^
Commentando un concetto espresso da Guerrini nella seconda pagina alla fine dal ghetto della fantascienza la loro generazione non ne è uscita, siamo noi altri che ci siamo entrati!
E dopo di noi, che eravamo bambini, ci sono entrati tutti gli altri, che non sanno (come me) cosa sia di preciso "2001 Odissea nello spazio", ma ora non considerano più un "bambino scemo" se un adulto va a guardarsi al cinema un film di fantascienza, anche se è fantascienza commerciale.
Forse, dico forse, per la fantascienza ha fatto di più Lucas che Kubrick, mia opinione.
Da un lato l'autore sperava di uscire dal "ghetto", ma poco dopo si vanta che la fantascienza la si "coltivi in orticelli limitati", mi è parso un po' contradditorio.
Chiaramente Guerrini non poteva immaginare cosa "Guerre Stellari" avrebbe generato nei decenni successivi, forse Cozzi lo aveva intuito o almeno sperato.
Buona lettura e ringrazio di nuovo J_D_La_Rue per le immagini   :]



lunedì 12 aprile 2021

"L'invasione dei cartoni animati giapponesi" - "Rai Storia" 11 aprile 2021: approfondimento di 10 minuti...

Ieri sera il mio suggeritore ufficiale non retribuito Massimo Nicora (che ringrazio) mi avvisa che sul canale "Rai Storia" verrà trasmesso lo speciale "L'invasione dei cartoni animati giapponesi".
Dovendo lavorare non mi era possibile vederlo, ma il rammarico era annullato dal poterlo rivedere su "Rai Play".
Già mi immaginavo trasmissioni inedite sui cartoni animati giapponesi che la Rai aveva nei suoi sterminati magazzini, negli anni ho trovato traccia nelle riviste di almeno quattro o cinque speciali sugli anime del periodo, ma che non sono disponibili da nessuna parte.
Speravo in una qualche fonte audiovisiva inestimabile, un conto sono gli articoli, sempre interessanti, ma ascoltare e vedere le reazioni in presa diretta degli anni dal 1978 ai primi anni 80 sarebbe ben altra cosa.
Lo stesso Nicora (ed altri amici a cui avevo girato la notizia) mi avvisa subito che, in realtà, la trasmissione durerà solo 10 minuti... e al suo interno ci sono solo stralci di trasmissioni già conosciute, come lo speciale di "Tam Tam" del 1979:

Dieci minuti per i "cartoni animati giapponesi" che furono LA rivoluzione dei programmi per bambini, un cambiamento che perdura ancora oggi e che ha ispirato fiumi, letteralmente, di pagine scritte... e negli ultimi 20 anni tera (peta, exa, zetta, yotta?) byte di pagine web, tra forum, siti e blog oltra a decine di saggi.
E mamma Rai vi dedica 10 minuti su "Rai Storia"   T_T
Ma leggiamo il sunto della trasmissione:
"Il debutto del primo cartone animato giapponese trasmesso in Rai, Atlas Ufo Robot (4 aprile 1978) ha portato a inchieste (Tam Tam) e dibattiti (Mazinga o Pinocchio) su quei personaggi e il loro pedagogico"

Leggere, proprio da parte della Rai che li trasmise, che Goldrake fu il "primo cartone animato giapponese trasmesso in Rai", mi ha fatto accapponare la pelle... 
Volendo tralasciare per un momento "Vicky il vichingo" e i "Barbapapà", che non erano identificabili come nipponici, prima di "Atlas Ufo Robot" venne trasmesso Heidi!

Alla Rai pare non lo sappiano...


Chiaramente la Rai possiede la storia d'Italia in video, e qualunque appassionato di qualunque cosa (pensiamo alla musica) potrebbe a diritto lagnarsi che la televisione di Stato non rende disponibili vecchi documenti del tema a lui caro. Certo, la Rai ha un canale sportivo dove trasmette materiale dei decenni passati, ma si vede che tutto il resto conta poco.
Mi sono quindi chiesto cosa mai "Rai Storia" aveva trasmesso dopo questi micragnosi 10 minuti per non poter dare maggiore spazio ai cartoni animati giapponesi:
un documentario sulla base russa di Baikonur...


Ho dato un'occhiata al documentario, è anche bello, ma non c'è voce di commento, solo immagini e suoni con alcuni dialoghi sottotitolati. Interessante di certo, ma non di più un approfondimento sugli anime, visto che all'inizio di aprile c'è stato anche l'anniversario della prima trasmissione sulla Rai di Goldrake e Capitan Harlock.
Noto che la serata era a tema spazio, basta scorrere i quattro programmi presenti, ciò non toglie che 10 minuti di speciale sui cartoni animati giapponesi gridano vendetta. 
Faccio presente che io pagavo il canone Rai anche prima che venisse messo nella bolletta elettrica e che in famiglia si è sempre pagato (nostro dovere), quindi ogni tanto qualcosina che mi interessi vorrei pure vederlo... per una volta lo potevano fare, ma si sono limitati ad un accenno di pochi minuti.
Vabbè... ma almeno mi sarei visto quei 10 minuti su "Rai Play"!
No, su "Rai Play" "L'invasione dei cartoni animati giapponesi" non è disponibile...   
Grazie ancora matrigna Rai   ^_^


Già che sono sul tema "Rai Play" faccio presente che il loro stupendo motore di ricerca non presenta nulla alla voce "Goldrake", ma, se non è stata rimossa, ci sarebbe uno spezzone (di nuovo un micragnoso spezzone di due minuti) de "L'altra campana" in cui venne fatto il processo a Goldrake:

Per potersi vedere qualche programma che rievoca il successo di quei primi anime bisogna andare sulla pagina FB della televisione della Svizzera Italiana:

L'unica speranza dei fan di animazione giapponese è che alla Rai, prima o poi, arrivi in ruoli di comando qualcuno che condivida le nostre passioni, altrimenti tutti quegli inestimabili documenti resteranno a marcire nei loro magazzini.

domenica 11 aprile 2021

"Colpo grosso a Topolinia" - Clementoni (1973)


A questo gioco ci giocai probabilmente una sola volta, mi pare lo avesse un compagno di classe delle elementari. Un vero peccato, perché me lo ricordo parecchio bello, specialmente se si giocava in tanti (max 8), visto che era necessario schierarsi in due squadre (max da 4) contrapposte: 
i tutori della legge vs i malviventi.

Sono anche contento del ritrovamento a soli 20 euro, considerando che è completo, con l'unico difetto della confezione scolorita sul fianco sinistro, probabilmente rimase esposta al sole. Prima o poi troverò un coperchio intonso di una confezione non completa :]
Tra l'altro nella scatola c'è ancora il pieghevole della Clementoni che veniva allegato per pubblicizzare gli altri giochi in scatola. Ci sono anche due "bottini" in plastica, capitava che la Clementoni mettesse alcuni pezzi doppi, quelli più facilmente smarribili, segno di lungimiranza.
La caratteristiche di pregio di questo gioco, oltre all'enorme tabellone piegabile in tre sezioni, era data dal poter muovere i ì veri personaggi Disney raffigurati sulla scatola:
Topolino; Pippo, Basettoni; Manetta
Macchia Nera; Gambadilegno; Squick; Tubi.

Anche se dubito ci fosse la gara per essere Tubi o Squick , che sinceramente nemmeno ricordo nei fumetti... e non è che  Manetta, invece, attirasse frotte di fans...
Noto che Tubi e Manetta sono praticamente identici   ^_^
Il regolamento, come quasi spesso capitava con i giochi in scatola Clementoni del periodo, è breve e chiaro, anche per questo motivo la giocabilità direi che fosse alta.



Nei primi anni 70 la Clementoni aveva confezioni con dotazioni corpose, questo gioco fa eccezione, anche perché non ci sono banconote o carte da gioco, visto che lo scopo del gioco è semplicemente una rincorsa tra guardie e ladri.
I tutori della legge erano aiutati negli spostamenti dal furgoncino rosso di Topolino e dall'elicottero della polizia, i rapinatori potevano usare i due furgoncini verdi. 
Nella busta nera andava indicato il luogo in cui si sarebbe svolta la rapina tra i seguenti edifici:
la Zecca; il Monte di Pietà; il supermarket; la gioielleria; la banca Nazionale; l'INA.

Curioso il nome "INA", forse era l'italianissimo "Istituto Nazionale delle Assicurazioni"?


Se il gioco prevede fughe ed inseguimenti, il tabellone deve essere giocoforza grande, con tante scappatoie e luoghi dove rifugiarsi. 
Chi aveva il malloppo (che si poteva passare ad un complice della gang) doveva portare il suo segnalino in uno dei quattro angoli del tabellone, dove c'è il quadratino con la doppia freccia verde, in questo modo avrebbe concluso la fuga. Gli inseguitori avevano il compito di catturare chi aveva il malloppo, prima che questo uscisse dal tabellone. 
Mi chiedo se, in considerazione del fatto che quattro erano le uscite e quattro erano i tutori della legge, non sarebbe bastato stazionare nella zona delle quattro uscite. Sinceramente non ricordo molto di quella partita (o al massimo un paio) che feci alle elementari...
Le caselle rosa sono zone franche per i rapinatori, in modo da essere raggiunti dai complici e gestire al meglio il gioco di squadra
L'elicottero poteva decollare o atterrare solo alla Stazione di Polizia e nelle caselle verdi (prati).
Molto bella la trovata dell'ospedale (quello con le coppie di numeri 1-2-3 contraddistinto dalla lettera H) e del ricovero coatto. Quando ai dadi si totalizzava un due voleva dire che avevi fatto un incidente, a questo punto in base al mezzo su cui ti stavi muovendo aumentava la gravità dei danni, cioè il numero dei turni in cui stavi fermo:
a piedi = un turno fermo
in furgoncino = die turni fermo
in elicottero = tre turni fermo

In più, se chi finiva all'ospedale aveva il malloppo, lo doveva lasciare nel punto dell'incidente! 
Quindi se fosse arrivato prima un personaggio della legge, la partita sarebbe stata vinta dai buoni.
Della 60ntina di giochi in scatola che ho recensito fino ad oggi solo una minoranza mi hanno lasciato l'idea (non testata) che potrebbero avere ancora un certo grado di giocabilità, "Colpo grosso a Topolinia", nella sua semplicità estrema, è uno di questi.