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domenica 23 febbraio 2020

Blogspot ha eliminato il tasto di correzione grammaticale del testo + compaiono spazi tra le righe non presenti in originale


Occasionalmente, a fronte di mie critiche verso libri, articoli o prodotti mediatici vari, mi vengono fatte notare, più o meno educatamente, ma del tutto correttamente, le carenze grammaticali e sintattiche del mio scritto.
La mia obiezione, scusandomi nel mentre dei miei grossi limiti nella scrittura, risiede nel fatto che questo è comunque un blog gratuito, mentre i prodotti che recensisco erano in vendita, ergo l'attenzione nel renderli pubblici e a pagamento, sarebbe dovuta essere maggiore.
Fatta questa premessa, Blogspot ha deciso da un paio di settimane di eliminare il tasto che mi permetteva di correggere i refusi e gli errori grammaticali più grossolani, sostituendolo con un misterioso tasto di "RIMUOVI FORMATTAZIONE"...
Kemminkia vuol dire "RIMUOVI FORMATTAZIONE"?  >_<
Questo post è indirizzato a tutti quelli che, giustamente, mi fanno notare la mia illetteratura di base, per avvertirli che di certo non sarà migliorata dalla eliminazione dell'unica funzione del blog che mi permetteva di ridurla   T_T


Contestualmente è apparso un problema grafico un po' seccante, nonostante che nella fase di scrittura nel post non siano presenti spazi tra una riga e l'altra, quando il post è pubblico compaiono degli spazi in maniera random...

Storia critica della televisione italiana - volumi 1954/1979 e 1980/1999



Per eliminarli dovrei andare nella versionne HTML del post, e rimuovere i codici che sono nati a caso e che generano gli spazi a caso...
Ma non ho nessuna voglia di farlo   ^_^

venerdì 21 febbraio 2020

Storia critica della televisione italiana - volumi 1954/1979 e 1980/1999



TITOLO: Storia critica della televisione italiana - 3 volumi (dal 1954 al 2018)
AUTORE: Aldo Grasso
CASA EDITRICE: Il Saggiatore
PAGINE: 1418 (i 3 volumi assieme)
COSTO: 55€ (i 3 volumi assieme)
ANNO: 2019
FORMATO: 22 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788862885676

Puntai questa pubblicazione di Aldo Grasso già dalle sue prime edizioni, però, per il mio campo di interesse televisivo, che si concentra fondamentalmente tra il 1978 e il 1983, dovermi portare a casa un bel malloppone di pagine, per poi leggere ben poco sull'animazione giapponese, aveva poco senso.

Il caso ed un mercatino dell'usato sono venuti in mio soccorso, facendomi trovare la nuova edizione del 2019 de “Il Saggiatore” (nuova ed intonsa), con la possibilità di prendere solo i primi due volumi, a soli 5 euro totali.

L'aver sacrificato i terzo volume (dal 2000 al 2018) è motivato esclusivamente dalla carenza di spazio che ormai attanaglia la mia libreria... dovrei comprare una casa più grande solo per metterci tutta la fuffa editoriale che ho accumulato :]

Aldo Grasso è un autorevolissimo critico televisivo, e quando ne leggevo gli articoli sul Corsera, apprezzavo sempre i suoi giudizi pacati, per questo ero curioso di vedere come avesse trattato e quanto spazio avesse dedicato a Goldrake e soci.

Infatti sui mille e passa articoli (link) inerenti l'animazione giapponese in Italia tra il 1978 e i primi anni 80, non ne ho scovato neppure uno a suo nome!

I volumi sono un documento unico sulla televisione pubblica e privata, ovviamente i programmi mandati in onda dalla Rai sono maggioritari, anche perché i canali privati iniziarono a trasmettere a fine degli anni 70. Quindi il primo volume (1954/1979) è praticamente tutto incentrato sulla Rai, mentre dal secondo volume in poi (il terzo non l'ho consultato, ma mi pare scontato) iniziano a far capolino prima le tv locali, e poi i grandi gruppi privati (cioè in pratica quasi solo Fininvest/Mediaset).

Nell'annata 1978 è citato “Superclassifica Show”, che era trasmesso da più tv locali.

Nell'annata 1979 sono citate tre trasmissioni di Telemilano: “Milan-Inter club; Sprolippio; I sogni nel cassetto.



Nel secondo volume sono elencate anche trasmissioni di altre emittenti private, basta consultare il sommario degli anni dal 1975 al 1983 che scannerizzato.

Faccio una premessa prima di dare un giudizio sull'aspetto “animazione giapponese in Italia”.

In una opera del genere è difficile, se non impossibile, inserire tutte le trasmissioni che avrebbero meritato di essere citate, l'autore fece delle scelte, e qualche programma venne cassato. Su questo aspetto entra in scena anche il gusto personale, il fissato dei serial televisivi lamenterà l'assenza della sua preferita telenovelas brasiliana, il fan dei telequiz si lagnerà che manca il programma che guardava il mercoledì sera 40 anni prima, l'otaku dei cartoni animati giapponesi noterà il poco spazio dedicato alle serie che rivoluzionarono le trasmissioni per bambini/ragazzi in Italia.

Vengo quindi al punto, e ricollegandomi alla mia curiosità di cui sopra di leggere per la prima volta come Aldo Grasso trattava i cartoni animati giapponesi, sono rimasto altresì sorpreso che solo Heidi e “Atlas Ufo Robot” si siano guadagnati il diritto a schede proprie...

Chiaramente gli anime che venivano trasmessi sulle tv locali ebbero meno impatto nazionale, ma non poi così poco, e comunque sul versante Rai avrebbero meritato una scheda almeno “Capitan Harlock”, Remi e “Mazinga Z”. Quest'ultimo si sarebbe dovuto citare, se non per la serie in sé (assai insipida...), almeno per le trasbordanti polemiche che si scatenarono nell'aprile 1980.

L'unico accenno che ho letto su quello tsunami mediatico che si scatenò nella primavera del 1980, lo si può trovare nella scheda de “L'altra campana”, poche righe in cui si ricorda della votazione pro o contro Goldrake:



lunedì 17 febbraio 2020

Godzilla e altri kaiju, guida ai mostri giganti del cinema



TITOLO: Godzilla e altri kaiju, guida ai mostri giganti del cinema
AUTORE: Jason Barr
CASA EDITRICE: Odoya
PAGINE: 380
COSTO: 22€
ANNO: 2019
FORMATO: 20 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788862885676


Premessa, per me è ancora abbastanza straniante vedere tutto quello che mi piaceva da bambino (ed anche da adulto) divenire popolare per le masse ignoranti (nel senso che ignorano). Film, fumetti, videogiochi e cartoni animati che fino a solo dieci anni fa erano considerati ancora roba da rimbambiti, vengono visti al cinema e commentati sul web o dal vivo da chiunque ^_^

Quando sono venuto a conoscenza dell'uscita di questo saggio, avevo deciso di non acquistarlo, pensavo fosse il solito riepilogo un po' trito e ritrito delle sinossi dei film di Godzilla con qualche analisi buttata lì a riempire le pagine. Poi mi è capitato di sfogliarlo in libreria, e mi è sembrato abbastanza interessante da portarmelo a casa. Una volta letto posso affermare che è questo un saggio veramente unico nel suo genere, in quanto si concentra su questioni molto particolari, che mi pare non siano mai state molto analizzate prima (vado a memoria, magari sbaglio).
Inoltre è scritto (cioè tradotto) bene, e la casa editrice ha fatto un ottimo lavoro editoriale. Il saggio contiene molte immagini (in bianco e nero) e tante sono delle versioni italiane di libri e film. Quindi la casa editrice ha sostituito la versione Usa (dove esistenti) di locandine e copertine dei libri con quelle italiane. Inoltre nello scritto è sempre presente il titolo italiano di un film (o di un libro) se venne proiettato in Italia. Infine, nonostante il libro sia stato pubblicato negli Usa prima dell'uscita di alcuni film importanti per le tematiche esposte, i lungometraggi vengono comunque citati, almeno a titolo informativo.



Qui sopra un esempio dell'adattamento editoriale con le locandine italiane, se esistenti, oppure quelle originali.

L'autore non tratta solo Godzilla e i suoi colleghi nipponici, ma allarga la platea a tutti i mostri giganti visti sul grande schermo, creando un nuovo genere a se stante, il “kaiju”. I film di “kaiju” furono, nella sua analisi, un genere nato in più nazioni, tutte attratte dal bisogno di storie con mostri che distruggevano l'umanità. Per questo motivo viene sostenuto che i “film di mostri” debbano essere considerati un genere a parte rispetto ai film di fantascienza, che comunemente li ingloba.
Praticamente tutta l'introduzione è dedicata ad esporre le motivazioni accademiche per cui sia giusto avere un genere “kaiju” per i film con mostri giganti dediti alla distruzione di edifici con la conseguente morte della popolazione circostante. Forse, invece di una introduzione di ben 40 pagine, si poteva fare un capitolo apposito. Personalmente ritengo che una volta era più facile stilare dei generi ben precisi per i film, oggi, con il continuo contaminarsi di trame prese da film vecchi, fumetti, romanzi e videogiochi, la catalogazione all'interno di un genere ben definito sia più problematica (mia opinione).
Comunque questa perorazione accademica sul genere “kaiju” non è scritta in maniera pallosa.
Nel primo capitolo, nonostante per l'autore i film di “kaiju” travalichino il tempo (presenti anche nella mitologia mondiale) e spazio (il Giappone), resta quella del Giappone la cultura che lo ha reso un genere autonomo con il film di Godzilla, quindi si elencano le fonti di questa genesi:
yokai; bunraku; kabuki; teatro no.

Ovviamente per ognuna di queste fonti primordiali viene data una spiegazione con esempi ed analisi.
I film di kaiju sono ambientati in scenari colmi di disastri naturali e/o generati dall'uomo, il secondo capitolo li analizza dividendoli in quattro gruppi:
disastri nucleari; disastri naturali; terrorismo; inquinamento.

domenica 16 febbraio 2020

Dagli Antenati ai Pronipoti i fumetti di Hanna & Barbera




TITOLO: Dagli Antenati ai Pronipoti i fumetti di Hanna & Barbera
AUTORE: Alberto Becattini e Alessandro Tesauro
CASA EDITRICE: Alessandro Tesauro Editore
PAGINE: 265
COSTO: 22,9€
ANNO: 2019
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788886819305

Non sono un fan dei fumetti di "Hanna & Barbera", da bambino penso di averne sfogliati al massimo una decina di numeri, semplicemente preferivo i cartoni animati, inoltre sono un po' più piccolo degli autori, che ricordano la prima trasmissione alla Rai di un cartone animato dello studio statunitense.
Nonostante ciò ho comprato il libro, in quanto è una esauriente trattazione del mercato editoriale italiano della "Hanna & Barbera", e non solo sul versante fumettistico, sono presenti anche gli album di figurine e i cartonati (libri illustrati).
Nella prima parte del libro si effettua un commento sullo studio di animazione, le pubblicazioni di fumetti e lo sbarco editoriale in Italia, non mancano le notizie inerenti l'animazione sulla Rai, compresi gli spot di Carosello prodotti da studi italiani.
La seconda parte è un particolareggiato index su tutto quello che venne pubblicato in cartaceo.
A mio avviso il libro si integra bene con un altro titolo più di carattere saggistico:
Hanna & Barbera, i personaggi le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva

Forse il prezzo del libro è un po' altino, considerando che gran parte di esso è formato da un index, e le immagini, tranne una parte finale a colori, sono tutte in bianco e nero.


sabato 15 febbraio 2020

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 19



E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

19esimo capitolo... questo "Il Giappone moderno" pare non finire mai!  ^_^
L'autore tocca un argomento che letto oggi risulta molto interessante, perché, oltre ai trattati in epoca medioevale, si parla dei famigerati "trattati ineguali" che gli occidentali stipularono con le nazioni asiatiche tra cui il Giappone. La Restaurazione Meiji nacque proprio per opporsi (a lungo termine) a questi accordi economici capestro imposti con la forza militare. In questa ottica risulta rivelatore il punto di vista diretto dell'occidentale prevaricatore, che ammanta l'atto ingiusto con motivi di civilizzazione. Nel giro di pochi anni il Giappone usò il medesimo metodo con la Cina, ma questa è un'altra storia.
Per De Riseis lo shogun si limitò ad accettare l'apertura di cinque posti, non viene neppure menzionato quale fu l'argomentazione che convinse i giapponesi, cioè le cannoniere... e poi ci si lameta del giornalismo di oggi  :]
Però viene almeno riportato che questi accordi generarono un forte scontento nella popolazione ed il continuo tentativo di rinegoziarli da parte dei giapponesi.
Lo scritto rivela dei fatti storici (forse minimali) su vari tentativi nipponici di rivedere i trattati, che non conoscevo, nonostante di saggistica storica sul quel periodo ne abbia letta un po'.
Il quarto paragrafo si concentra sul trattato tra Italia e Giappone, approvato dal parlamento italiano nel 1895.



domenica 9 febbraio 2020

Megaloman (1979) - puntata 14



Non brutta questa puntata, non eccezionale, ma meglio di altre viste fino ad ora.
Sul versante delle esplosioni al napalm è stato un episodio un po' al risparmio... al posto del liquido infiammabile sono stati usati fuochi d'artificio (mi pare), comunque di una certa intensità. C'è una scena in cui i nostri eroi sono colpiti da queste esplosioni d'artificio, tipo grosse stelle filanti, che non paiono rischiose come le deflagrazioni di puntate precedenti, ma comunque gli occhi potevano rimanere effesi (come avrebbe detto Rezzonico).
In un combattimento all'aperto Ippei atterra più avversari lanciandosi alla Tarzan, inutile far notare che se fosse caduto e avesse battuto la testa, non avremmo più avuto il quintetto di supereroi.
Continua l'evoluzione dark del nostro eroe, se nel precedente episodio Takashi aveva ucciso con un pugnale un nemico, primo chiaro omicidio commesso dal ragazzo, in questa puntata colpisce un bambino, che sarà anche un alieno spietato, ma resta un bambino   ^_^




Capitan Delitto decide di assoggettare i bambini terrestri, che una volta divenuti schiavi acquistano occhi inquietanti, che mi hanno ricordato il film degli anni 60 "Il villaggio dei dannati".
Magari gli sceneggiatori si ispirano ad alltro  :]


Purtroppo l'approssimativo adattamento italico lascia un po' di dubbi sui dialoghi, nulla di stravolgente, visti i contenuti scarsi della trama, però sarebbe stato simpatico sapere cosa si dicevano in realtà.
Anche la scelta di fare delle riprese nei boschi, con scarsa luce, non mi pare sia stata un grandissima idea del regista.. se poi ci aggiungi i fumogeni colorati... in alcune scene non si vede quasi nulla.
Comunque il fatto che mi ha colpito di più è stato quello di vedere Megaloman con i capelli tinti di rosa, molto fashion!

venerdì 7 febbraio 2020

"Si consuma, non si produce. I programmi sono parole e i cataloghi bluff (quattro tesi e una lettura orientata)" - "Millecanali" n° 50 febbraio 1979



Quarto articolo consecutivo e ultimo (per un po') della rivista "Millecanali" sulle televisioni private locali. In questo caso ci si trova di fronte una analisi parecchio approfondita (10 pagine) sui programmi che venivano trasmessi quotidianamente, sul perché le tv locali trasmettessero relativamente poco di faccende locali, ed invece molti film, telefilm e cartoni animati.
Gli anime sono solo citati in un ambito televisivo più generale, ergo non ho inserito questo articolo dell'Emeroteca Anime.
Sull'autore dell'articolo, Virgilio Bardella, ho trovato solo una mini biografia sul sito della Mimesis, ammesso sia lui:
http://mimesisedizioni.it/una-bellezza-intangibile.html

Virgilio Bardella (1938) è stato attivo in molti dei mestieri della comunicazione: dalla regia teatrale (nel fu teatro underground) a quella pubblicitaria, dai corsi universitari online alla documentaristica, dalla traduzione (dal russo e dall’inglese) alla scrittura tecnica per Banche, Assicurazioni, Ministeri, Regioni, Enti Pubblici. Vive tra Milano e la Liguria senza smettere di lavorare.

Bardella avanza quattro ipotesi sul perché le tv private trasmettessero programmi poco costosi:
prima tesi: ambito si, ma largo da viversi;
seconda tesi; viva il film, abbasso il telefilm;
terza tesi; abbondano i materiali, non c'è chi li cerchi;
quarta tesi; produrre è un affare, ma non ci crede nessuno.

E' indubbio che la prima tesi si stava già avverando nel febbraio 1979, visto che molte emittenti più piccole, e quindi con meno risorse, meno potenza di emissione e pubblico, avevano cessato di trasmettere. La tendenza sarebbe aumentata con passare dei mesi, fino all'avvento della Fininvest "prendi tutto".
Nella seconda tesi si spiegano i motivi per i quali le emittenti prediligevano film, telefilm e cartoni animati.
La terza tesi era utopistica, chi avrebbe mai trasmesso su una televisione commerciale un corto in super8 di carattere amatoriale?
L'ultima tesi si pone il quesito di perché tutti si buttarono sull'affare delle tv locali, e nessuno sulla produzione di programmi per questa moltitudine di tv locali che non sapevano cosa trasmettere.
Infine, a suffragio di ciò che ha esposto, l'autore analizza il catalogo dei programmi "Mondadori Audio Visual", che in pratica rivendeva quasi in toto programmi prodotti dalla tv deka Svizzera Italiana.
L'articolo, oltre ad essere interessante, è scritto bene, buona lettura.



Manca qualche lettera nella parte destra, chiedo venia...

giovedì 6 febbraio 2020

"Ministero delle poste: le 1618 stazioni (radio e tv) registrate" - "Millecanali" n° 37 gennaio 1978


Visto che ormai negli ultimi due post (1 e 2) mi sono lanciato sui prontuari ed annuari delle televisioni locali private pubblicati dalla rivista specialistica "Millecanali", stavolta riesumo l'elenco del Ministero delle Post in cui erano presenti tutte le stazioni radio, televisive e radiotelevisive.
Il documento del ministero era del settembre 1977, ed il suo scopo era quello di stilare una classifica per valutare chi avrebbe avuto diritto all'assegnazione di una frequenza da parte dello Stato. Mi pare giusto rammentare che ai tempi, come oggi, l'etere è un bene pubblico, chi trasmette opera in concessione.
In Italia mancava, e sarebbe mancata ancora per molto tempo, una legge organica sulla assegnazione delle frequenze radiotelevisive, fatto politicamente voluto perché permise ad alcuni di accaparrarsi moltitudini di frequenze prima che una legge antitrust glielo avesse potuto impedire. Ovviamente alla fine degli anni 70 ci si illudeva, invece, che una legge sarebbe stata votata in tempi brevi, quindi le emittenti cercavano di dimostrare al ministero di competenza i propri diritti a trasmettere.
In questo documento sono presenti, rispetto ai due post linkati sopra, anche le emittenti radiofoniche, fatto che rende l'elenco assai corposo, motivo per il quale, visto il carattere abbastanza piccolo dello scritto, ho omesso il watermark.
Le stazioni radio e televisive sono divise per regioni, ma non in ordine alfabetico, per ogni colonna le informazioni disponibili da sinistra a destra sono:
numero della pratica del Ministero;
nome della stazione o del titolare;
comune;
la potenza in watt dell'impianto di trasmissione;
nome del titolare, residenza, sede dell'impianto.

Per distinguere le radio dalle televisioni basta verificare la frequenza, se si legge un numero a sole due cifre seguito da una "C", quella è una emittente televisiva. Le frequenze radio sono composte da più cifre con una virgola e più decimali.
Da notare che molte riportavano un bello zero sia per quanto riguarda la frequenza utilizzata che per la potenza di trasmissione dell'impianto. Queste stazioni erano, quindi, esistenti solo sulla carta, persone che si erano "portate avanti" cercando di "occupare" una frequenza.
Per esempio nella lista del Piemonte si può leggere nella colonna a sinistra verso l'alto il nome della stazione "Attività Cinematografica", con watt zero e frequenza zero, di tal "Cecchi Gori V.", cioè Vittorio Cecchi Gori?
Anche in Lombardia c'era un emittente dal nome "Attività Cinematog.", stesso indirizzo romano di quella piemontese, forse l'idea di un network?
Dopo aver spulciato l'elenco della Lombardia, direi che manchino delle emittenti televisive, ma considerando che erano gli interessati ad inviare la propria registrazione al Ministero delle Poste, può essere che alcune lo avessero fatto successivamente all'acquisizione del documento ufficiale da parte della rivista.
Per quanto riguarda il mio etere lombardo, ho la conferma che "Antenna 3 Lombardia" in origine si chiamasse "Canale 3 Lombardia", e che probabilmente "Antenna Nord" (la pre-Italia 1) inizialmente era stata registrata con il nome di "Tele Antenna Nord".
Per il resto posso augurare solo buona ricerca tra le righe.




mercoledì 5 febbraio 2020

"Prontuario tv locali" - "Millecanali" n° 54 del maggio 1979



Sulla scia del precedente post (link), in cui avevo mostrato l'annuario delle tv locali private pubblicato da "Millecanali" nel giugno 1977 (penultimo articolo del post), ecco il "prontuario delle tv locali" che la rivista stilò nel maggio 1979, quindi 2 anni dopo.
Premesso che era la redazione a censire le televisioni, quindi un certo numero saranno mancate all'appello, nel giugno 1977 si contavano 241 emittenti private, mentre in questa lista ve ne sono 125. La mancanza di 116 tv locali nel maggio 1979, quasi la metà rispetto al giugno 1977, fu dovuta ad una grossa scrematura del mercato, con conseguente chiusura dei canali più artigianali, inglobati dalle emittenti più professionali.
In pratica stava terminando l'era pionieristica della televisione privata locale.
Le tv locali cercavano di accaparrarsi più frequenze possibili per aumentare il bacino dei potenziali telespettatori, ergo le 241 televisioni private del 1977 erano la dimostrazione di un'offerta troppo parcellizzata. Il trend sarà confermato nei due anni successivi, con una ulteriore riduzione della bio-diversità dell'etere privato, a favore di una sempre maggiore concentrazione di pochi canali, fino ad arrivare alla Fininvest "prendi tutte le frequenze" con Italia 1, Rete 4 e Canale 5.
Facendo un raffronto tra le singole regioni a due anni di stanza, notiamo che il Piemonte passo da 20 emittenti a 16, la Lombardia da 23 a 16, la Campania da 11 a 5, la Sicilia da 27 a 17.
Sempre che, ovviamente, la redazione di "Millecanali" non si dimenticò qualche tv locale nel giugno del 1979, perché a me pare che nell'elenco mancassero un po' di emittenti milanesi (Teleradioreporter, Telelombardia, per citarne due).
A parte questi miei conteggi, magari poco affidabili, il prontuario, oltre alla data di inizio trasmissioni o il nome del direttore responsabile, cercava di dare informazioni poco consuete per il periodo:
il numero di giorni di programmazione, infatti ai tempi capitava che la domenica si effettuasse il riposo;
la concessionaria pubblicitaria locale;
le tariffe (in lire) per due tipi di spot(!);
i dati di audience regionali.

Peccato che non sempre fu possibile reperire questi dati.
Per quanto riguarda le tariffe, che immagino fossero in migliaia di lire,  si può notare che 30 secondi sulla piemontese "Tele Radio City" costavano 30 mila lire, mentre su "Antenna 3 Lombardia" da 240 mila lire a 780 mila lire, se interpreto bene le cifre.
Inoltre la redazione assegnava ad ogni emittente una valutazione in base al tipo di programmazione messa in onda, ed effettivamente le categorie assegnate mi pare fossero corrispondenti alla realtà. "Milano TV" ed "Antenna Nord" erano la patria, di film, telefilm e cartoni animati giapponesi, quindi categorie "A" e "B", mentre "Tele Alto Milanese" e "Antenna 3 Lombardia" producevano molti programmi di intrattenimento, ergo categorie "C" e "D". "Telenova" trasmetteva il segnale di TMC o la Svizzera, se non sbaglio, quindi categoria "E".
Buona consultazione  ;)


martedì 4 febbraio 2020

"Millecanali": 5 articoli del 1977 sulle tv private locali - numeri 26 (febbraio) - 27 (marzo) - 29 (maggio) - 30 (giugno) - 36 (dicembre)



La testata "Millecanali" nelle annate dal 1980 al 1982 mi ha permesso di scoprire 11 articoli sui cartoni animati giapponesi, ma il motivo di interesse per questa rivista mensile risiede negli approfondimenti sull'era del far west televisivo delle tv locali private durante gli anni 1977/78/79.
Anche quotidiani, settimanali e mensili più famosi trattarono l'argomento "tv private locali", ma gli articoli erano per lo più di cronaca oppure riguardavano alcuni aspetti politici dell'ascesa dell'etere privato, pochi dati, poche annotazioni su programmi e nomi delle tv private.
"Millecanali", ma anche "Altrimedia", invece si mantenevano sul tecnico, fungendo involontariamente da "memoria storica" dell'etere privato. Suggerisco a chiunque abbia interesse per la storia delle tv private locali, di andarsi a sfogliare in una emeroteca tutti i numeri di queste due riviste, perché il materiale interessante è veramente molto numeroso, per parte mia ho dovuto selezionare un po' gli articoli.
In questo post mostro tutti gli articoli del 1977 che mi sembrarono più attinenti alla mia ricerca quando consultai la rivista, forse oggi avrei fotocopiato un numero maggiore di contenuti.
Sono presenti anche i semplici elenchi (annuari) delle tv private locali che trasmettevano nei vari periodi del 1977, quindi non solo un piccolo riepilogo storico, ma anche un database delle prime emittenti private. Da notare che la rivista basava le sue valutazione sulle emittenti da lei censite, quindi, molto probabilmente, il loro numero era maggiore.
C'è anche un articolo specifico su "Canale 3 Lombardia", che poi divenne "Antenna 3 Lombardia" (oppure la redazione sbagliò il nome), oggi ancora presente.
L'incipit del primo articolo sul numero 26 di febbraio inquadra bene, a mio avviso, il limite degli articoli della carta stampata più autorevole:
"Se ne parla sempre di più, attorno ad esse si accendono nuovi interessi, la polemica e lo scontro politico. Ma pochi sono in grado di valutare l'entità reale del fenomeno, oltre alla cronaca spicciola."

Il grafico sopra riepiloga l'incremento delle emittenti a fronte delle date più importanti per la liberalizzazione dell'etere, chiamato anche "far west televisivo".
Le tabelle sono graficamente molto artigianali, in fondo non esistevano ancora i computer  ^_^



lunedì 3 febbraio 2020

Dizionario dei giochi da tavolo (seconda edizione)



TITOLO: Dizionario dei giochi da tavolo
AUTORE: Enrico De Luca
CASA EDITRICE: Lulu
PAGINE: 289
COSTO: 25€
ANNO: 2009
FORMATO: 23 cm X 15 cm
REPERIBILITA':
CODICE ISBN:9781409227373

Solo da poco ho scoperto che il bel dizionario dei giochi di società di Enrico De Luca godette nel 2009 di una seconda edizione aggiornata, anche nel titolo, dove il dizionario diventa dei "giochi da tavolo".
Le pagine sono molte di più, da 162 a 289, sono state migliorate le descrizioni di alcuni giochi che erano un po' lacunose, e ne sono state inserite molte di nuove, anche di confezioni vecchie, tipo Petrol della Clementoni, che nella prima edizione era assente.
Sarebbe bello veder pubblicata una terza edizione con le immagini dei giochi in scatola, specialmente di quelli più vecchi e rari.
La recensione della prima edizione:
Dizionario dei giochi di società (prima edizione)



Nella prima edizione la descrizione di "Batman" era ridotta all'osso, in questa c'è qualcosina in più:
Batman - Editrice Giochi 1967

"Petrol" della Clementoni su licenza Disney:
"Petrol gioco magnetico sulla ricerca del petrolio" - Clementoni (1975)

sabato 1 febbraio 2020

Testimone a Coblenza


TITOLO: Testimone a Coblenza
AUTORE: Franco Cardini
CASA EDITRICE: Camunia
PAGINE: 380
COSTO: 
ANNO: 1987
FORMATO: 22 cm X 14 cm
REPERIBILITA': biblioteca
CODICE ISBN:

E' questo un post un po' copia ed incolla, in quanto avevo trattato questo scritto nella precedente recensione ( link ), ma nella sua prima versione nel luglio 1980 pubblicata sulla carta stampata. Nel 1987 Franco Cardini riunì i suoi articoli giornalistici e li pubblicò in questo libro, diciamo che dall'indice è uno scritto un po' in stile "tuttologo":
indice del libro


Nella sua forma di tomo, rientra automaticamente nella mia ricerca di pre-saggistica sugli anime tra il 1978 e primi anni 90:
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini (1980)
Dacci questo veleno! Fiabe fumetti feuilletons bambine (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione (1982)
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
Vita col fumetto (1983)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il consumo dell'audiovisivo (1984)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica (1986)
Ombre Rosa - Le bambine tra libri, fumetti e altri media (1987)
Fantascienza e Educazione (1989)
Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento (1993)

Non avrei mai pensato che in ben 21 saggi (compreso quello di questo post) si facesse riferimento ai cartoni animati giapponesi, pur con livelli di approfondimento molto variegati. Ho comunque selezionato titoli che cercavano un minimo di argomentare qualcosa sugli anime, perché in molti altri, che non ho considerato abbastanza interessanti, sono presenti mere citazioni.
Di seguito le pagine con "E io difendo Mazinga".

mercoledì 29 gennaio 2020

"E io difendo Mazinga", di Franco Cardini - "Industria Toscana - Notiziario: settimanale di politica e cultura industriale" 18 luglio 1980



Di difensori dei cartoni animati giapponesi non abbondavano le piazze nel periodo 1978/1983, meno ancora nella primavera/estate 1980, con l'isteria generalizzata che colse media e telespettatori adulti. Tra chi si professò pubblicamente pro Mazinga ci fu Franco Cardini, a patto, però, di fermarsi al solo titolo dell'articolo   ^_^
Il contenuto in realtà non pare essere molto "difensivista", dopo aver stroncato gli anime, vi si trova comunque qualcosa di accettabile. Questo articolo può essere la misura di quale pessima stampa godessero i cartoni animati giapponesi, perché se questa è una difesa, figuriamoci le tesi dell'accusa!!!   ^_^
Non è il primo articolo del genere in cui mi imbatto, in cui si prende più o meno le difese di Mazinga, Goldrake e soci con lo scopo ultimo di fare una critica politica agli intellettuali di sinistra. Cosa del tutto legittima, mi sfugge solo il perché tirare in ballo i cartoni animati giapponesi.
Forse il fatto di usare gli anime a scopo di polemica politica interna, è un altra prova di quanto colpì gli italiani la prima animazione giapponese propagata via etere.
La testata che ospitò questa semi-difesa dei personaggi animati nipponici non era a carattere nazionale, e dal nome della pubblicazione non mi pare trattasse neppure questi temi:
"Industria Toscana - Notiziario: settimanale di politica e cultura industriale"

Ho cercato qualche informazione sulla testata, ma non ne ho trovata alcuna, ed anche a livello di emeroteche è disponibile in ben poche, tutte in Toscana.
Direi che è stato già un miracolo recuperare questo articolo, che mi è stato inviato da una delle biblioteche Toscane che lo possiede, purtroppo non ricordo più quale, alla quale va comunque il mio ringraziamento  :]


La dichiarazione della difesa è un po' preoccupante, per il difeso, intendo:
"Insieme con i fumetti, e forse ormai più ancora di essi, i cartoons ci danno delle precise indicazioni sul nostro futuro. E sono indicazioni inquietanti".

Tipo fare un'arringa iniziale esclamando:
"Signor giudice, signori giurati, il mio cliente è inquietante"  ^_^

Nel proseguo è indubbio che l'autore non abbia poi molto torto nell'affermare che il canovaccio di una serie robotica animata giapponese era più o meno sempre il medesimo, forse si sarebbe dovuto essere un bambino per cogliere alcune differenze in serie nuove come il Gundam.
Nella seconda colonna sono elencate quattro considerazione su "questi cartonacci giapponesi".

lunedì 27 gennaio 2020

"Il comune sentimento del furore", di Valentino Lionello - "Specchio del libro per ragazzi" n° 97 maggio/giugno 1980


La pubblicazione "Specchio del libro per ragazzi" è un buon esempio di quante fonti interessanti ci sarebbero da consultare se queste fossero più facilmente disponibili.
Sarebbe così complesso e costoso che le varie emeroteche italiane si dividessero le varie pubblicazioni complete a loro disposizione, le scannerizzassero e le mettessero disponibili in un qualche portale on line?
A Milano di numeri di "Specchio del libro per ragazzi" ne sono disponibili pochi, e comunque due articoli sugli anime li ho trovati, mentre nella biblioteca dell'università degli Studi di Padova dovrebbe essere quasi completa.
Dato che questo mio comodo utopico desiderio non verrà mai esaudito, visto che, causa una moltitudine di problemi che sarebbero teoricamente facilmente superabili, non sempre è consultabile neppure tutto il materiale in possesso delle emeroteche, continuerò la mia ricerca un po' lacunosa.
Finito lo sterile sfogo, torno allo scritto  ^_^
Questa interessante rivista bimestrale si occupava di analizzare le pubblicazioni editoriali dedicate ai ragazzi, e nel numero di maggio/giugno 1980 dedicò anch'essa un articolo alla crociata contro i cartoni animati giapponesi.
L'autore dello scritto si limita a riportare alcune citazioni da articoli della stampa del mese di aprile, che guarda caso io avevo già postato, ergo si potranno leggere le fonti originali complete, per il resto il suo giudizio sugli anime mi pare negativo, seppur moderato.
Anche se parrà ripetitivo, ritengo sia sempre necessario riepilogare il contesto in cui questo tsunami mediatico avvenne, con il quadruplo innesco polemico del mese di aprile 1980:
la lettera di denuncia dei 600 genitori di Imola;
lo studio Mesomark/Rai su televisione e bambini;
il risultato del sondaggio Rai su Pinocchio vs Mazinga
"L'altra campana" 18 aprile 1980: i (600) genitori di Imola contro Goldrake


Il titolo dell'articolo mi pare prenda già posizione, "il sentimento del furore" contro i cartoni animati giapponesi, era "comune", ergo motivato.
Per quanto riguarda l'equilibrato risultato finale del sondaggio Mazinga versus Pinocchio, con il robottone che vinse di misura (ma non ho ancora trovato una notizia di quanti voti su quale totale), non traspare la questione che la lobby pro Pinocchio inquinò non poco le votazioni   ^_^
Dagli articoli che ho letto si nota che in classe si facevano dei dibattiti (mai nella mia), ma i docenti erano a favore di Pinocchio, i genitori erano a favore di Pinocchio, i media erano a favore di Pinocchio, la curia era a favore di Pinocchio, e nonostante tutto ciò, vinse Mazinga... figuriamoci cosa sarebbe successo se gli adulti non avessero messo bocca nella votazione   ^_^
L'articolo in cui Bonvi si scaglia contro il "cattivo businnes" dei cartoni animati giapponesi venne pubblicato, prima che sul "Corriere d'Informazione" su "Il Resto del Carlino" (stesso articolo):
Bonvi VS "i cartoni animati giapponesi" - Il Resto del Carlino 19 aprile 1980

Resterebbe da capire perché se ai bambini italici veniva venduto il merchandising del business nostrano, andava tutto bene, altrimenti eravamo sfruttati dagli affaristi giapponesi.

domenica 26 gennaio 2020

Le avventure del gigante amico e di Jo Condor - 1974



Nel primo anno di questo blog avevo postato un cartonato di Jo Condor, "Jò Condor nelle sue più nuove e strabilianti picchiate!", ma ho scoperto solo stamattina che nel 1974, due anni prima, ne era stato pubblicato un altro, a quanto pare il primo della serie.
Trovo interessanti queste pubblicazioni perché, oltre a ricordarmi personaggi che mi piacevano, tanto che i tormentoni del cartone li cito ancora, sono un buon esempio di cosa ci attrasse nei cartoni animati giapponesi.
Il cartonato non presenta storie nuove, ma semplicemente vennero riproposti gli spot pubblicitari televisivi, peccato che questi erano in bianco e nero... quindi le tavole vennero colorate monocromaticamente con un qualche filtro di colore diverso.
Nel cartonato successivo del 1976 almeno vennero inseriti alcuni disegni colorati, in questo caso solo immagini monocromatiche con colori improbabili... ciò dimostra anche quanto poco sforzo facessero le case editrici italiche a proporre prodotti di qualità per noi bambini.
Quando nel 1978 arrivarono Heidi e Goldrake e la quasi totalità degli scolari e scolare italiane impazzì per questi personaggi, incredibile che gli adulti di allora non ne comprendessero il motivo...
Sia chiaro, sono affezionato al Gigante e a Jo Condor, ma erano veramente dei cartoni con una maggiore qualità e contenuti di quelli giapponesi?


Il momento che tutti aspettavamo, quando Jo Condor veniva punito dal Gigante:
"Mi lasci!...
Non ciò il paracadute!...
Non ciò la mutuaaaaa!..."     ^_^

Una delle accuse verso gli anime fu che erano ripetitivi nelle scene proposte, ma questo spezzone di Jo Condor era sempre lo stesso ad ogni puntata, ed il motivo era il medesimo sia per i disegnatori italiani come per quelli nipponici: risparmiare il numero dei disegni da fare, quindi ridurre tempi e costi.
Sia per questi brevi cartoni italiani che per le serie animate giapponesi i committenti alla fine erano gli stessi, cioè aziende che dovevano sponsorizzare prodotti, solo che in Italia si scelsero vie più minimaliste. In Giappone si creavano storie più complesse di quelle di Jo Condor, "spot pubblicitari" che duravano mesi e tenevano i giovani telespettatori attaccati alla televisione per lungo tempo, ma il cui ricordo dura fino ad oggi e riuscì in gran parte ad avere successo all'estero.


Altro tormentone restato nella nostra memoria, quindi era vero che la pubblicità faceva male!!!  ^_^