Nel febbraio 1987 ero già grandicello, quindi non posso testimoniare quale fosse il pensiero di un bambino/ragazzino e di una bambina/ragazzina del periodo, ma restava la legittima abitudine degli adulti di preoccuparsi con cosa si giocava e cosa si vedeva in televisione.
Era toccato ai giocattoli e programmi pre goldracchiani, toccò ai cartoni animati giapponesi e la prassi non mutò con i cartoni animati statunitensi del riflusso anni 80...
Intravvedevo "He-Man e i dominatori dell'universo" facendo zapping, e non mi capacitavo di come ci si potesse appassionare ad un cartone animato del genere (idem per i "Transformers"), non per i giocattoli veicolati con esso, non per la violenza eventuale, oppure gli stereotipi sui supereroi statunitensi , ma proprio per la pochezza della trama in puntate autoconclusive... gli anime ci avevano abituato a storie che, nella quasi totalità delle serie proposte in Italia dal 1978, si sviluppavano in alcune decine di episodi, potevano risultare più o meno interessanti, più o meno ripetitive, ma se ti perdevi una o due puntate potevi perderti una parte dello sviluppo della trama.
Con "He-Man e i dominatori dell'universo" e gli altri cartoni animati ispirati ai personaggi "Mattel" ciò non capitava più... si tornava ai cartoni di "Hanna & Barbera"...
C'è da dire che nel 1987 (ma non all'esordio italico di "He-Man" e soci) gli anime si erano diradati, specialmente quelli robotici, quindi non c'era più l'opzione animazione nipponica fantascientifica.
L'articolo, pur dando giudizi negativi su alcuni di questi cartoni animati statunitensi (i "Masters" vengono etichettati come "grotteschi"), si concentra sulla strategia "Mattel" per vendere i relativi giocattoli, che prevedeva prima la trasmissione del cartone animato, poi l'immissione sul mercato di giocattoli e merchandising vario (come successe agli anime, ma con una pianificazione molto più dettagliata grazie alla multinazionale "Mattel").
Fa eccezione l'immarcescibile "Barbie" sempre della "Mattel", che non necessitava di traini animati, essendo già la beniamina delle bambine dagli anni 60/70.
Una sola volta viene citato l'ormai sulla via del tramonto "Big Jim", indicato come "avventuroso emulo di Indiana Jones"... come per gli articoli su (contro) gli anime, mi sorprende sempre leggere punti in cui la/lo scrivente, dopo analisi anche interessanti e magari condivisibili, se ne esce con una topica a caso, che ti lascia il dubbio che anche il resto dei concetti espressi possa nascondere qualche esempio fallace, che però ti è sfuggito:
Big Jim è di parecchio antecedente ad Indiana Jones;
Big Jim non trafugava tesori;
Big Jim i tesori li recuperava.
Interessante l'accenno al concetto di "sequenza multimediale", teorizzato in un saggio di Giorgio Grossi nel 1983, che parrebbe anticipare il la "polimedialità" associata agli anime.
L'altro articolo, "Sotto ogni felpa palpita il cuore di un giovanissimo Belzebù", non ero certo di inserirlo assieme a questo, in quanto l'ho capito poco, ma dato che l'indice della testata lo riportava assieme al primo all'interno dell'inchiesta "I nostri problemi" e visto che mostra le immagini dei "Masters" (etichettati alla stregua di "cartoni animati orrorifici"...) come emblema del ritorno della superstizione spicciola (e non ne ho capito il perché...), l'ho aggiunto.
Ai tempi imperversavano sullo schermo, veicolati dalle tv private minori, vari cartomanti e santoni, ma proprio non comprendo il nesso con i "Masters".
Poi, se qualcuno capisce il senso dello scritto, specialmente l'accenno finale ai videogiochi, magari me lo spiega :]
Per il resto buona lettura, sempre ricordando il valore informativo della testata "Il giornale dei genitori", che si occupò sesso anche dei "cartoni animati giapponesi", e non dimenticando il livello culturale di chi vi scriveva ;)




























