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mercoledì 24 luglio 2024

Annuario 1980 degli avvenimenti 1979 - Enciclopedie Rizzoli - focus su cinema, giochi, infanzia, musica, televisione e radio, Giappone + avvenimenti di un anno





Nella mia quasi infinita ricerca di fonti sull'animazione giapponese in Italia mi sono imbattuto in questo "Annuario Rizzoli", che presentava tutti i fatti accaduti nel mondo, attenzionando maggiormente la nostra penisola, da autunno ad autunno dell'anno successivo. Ergo, in questo caso per l'Annuario 1980, i fatti avvenuti dal 1° dicembre 1978 al 30 novembre 1979.
Non ho inserito la pagina con tutti i nomi dei collaboratori, non erano sperduti blogger o titolari di pagine FB, come succederebbe probabilmente oggi, ma giornalisti ed esperti di una certa importanza.

L'avvertenza della redazione spiega molto meglio di me quale fosse il periodo temporale preso in esame e quali gli argomenti trattati.
Ovviamente, essendo questo un blog che tratta specifici argomenti, non avrebbe molto senso postare tutte le pagine di cronaca che mi hanno colpito e ricordato fatti ormai obliati, quindi mi limiterò alle tematiche usualmente postate.
Farò un'eccezione, però, per quella che era la prima rubrica dell'Annuario, "Avvenimenti di un anno", che pur sapendo essere pagine off topic rispetto al blog, sono troppo preziose per non essere postate. In una nazione dove ti senti dire che oggigiorno siamo pieni di crimini e criminali ed il mondo è più insicuro, rileggere cosa capitava nell'arco di 12 mesi nel mondo e soprattutto in Italia, fa un po' accapponare la pelle...
Un vero peccato che le pagine di "Avvenimenti di un anno" resteranno così poco viste su questo blog...

Sto cercando, se riesco, di postare tutti gli "Annuari Rizzoli" in mio possesso di fila, ciò renderà noioso un po' più del solito il blog, ma secondo me è importante che restino sulla piattaforma in sequenza.


Nei numeri precedenti è sempre stata presente la tematica "Collezionismo", per questa annata venne cassata, come non c'è la "Fantascienza", presente solo nel numero precedente, ma in "Infanzia" viene trattato l'argomento "cartoni animati giapponesi e in "Musica" c'è un breve accenno alle sigle.
Il volume l'ho inserito nella "Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90" proprio in virtù dell'articolo presente nella tematica "Infanzia", dove viene analizzata l'influenza dei personaggi televisivi (cioè Goldrake e Heidi) sui bambini.
Inoltre, nella parte in cui si propongono i fatti inerenti il Giappone, penso per la prima volta un commentatore coglie l'importanza dei cartoni animati per veicolare la cultura nipponica nel mondo.
Ovviamente la "Musica" c'era in tutti i volumi precedenti, ma solo stavolta rientra nella sfera di interesse del blog con la citazione delle sigle dei cartoni animati giapponesi. In realtà è poca cosa, ma considerando la quantità sterminata di fatti accaduti in Italia e nel mondo, due righe vanno considerate di maggiore valore rispetto alla consistenza dello scritto in sé, perché implica che il fatto è stato abbastanza degno di nota da essere "salvato" nell'annuario Rizzoli.



Son quattro volumi che il cinema è in crisi, qualcosa mi dice che lo sarà anche nei prossimi  ^_^
Da notare che la redazione dell'Annuario Rizzoli riportava che poco si conosceva della crisi del cinema in URSS e in Giappone, ma mentre è più che comprensibile l'assenza di dati riguardo una dittatura, probabilmente l'assenza di informazioni dal Giappone poteva essere causata dalla lingua e dalla non conoscenza di quali canali nipponici interpellare per sapere i dati di afflusso del pubblico nei cinema.
Questo ci fa capire, abituati oggi a sapere quasi tutto su tutto (almeno superficialmente), quanto fosse poco agevole avere e/o capire come avere informazioni dal lontano Giappone, in primis per l'animazione.
Ovviamente la tv diventa "quel maligno occhio grigiastro", grigiastro in quanto gli apparecchi tv in bianco e nero erano ancora la maggioranza. Esso rubava gli spettatori al cinema, ma non i giovani. Infatti io ci andavo spesso, fosse un film di fantascienza proiettato in prima visione in piazza del Duomo a Milano oppure un film (di montaggio) d'animazione giapponese in terza visione nella mia città di periferia.

mercoledì 1 maggio 2024

Goldrake dalla A alla U: origine, viaggio e ritorno della sentinella nel blu, 1975-2024



TITOLO: Goldrake dalla A alla U: origine, viaggio e ritorno della sentinella nel blu, 1975-2024
AUTORE: Marco Pellitteri
CASA EDITRICE: Rai Libri
PAGINE: 366
COSTO: 20
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': disponibile nella librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788839718884


Come scrive l'autore, anch'io faccio parte della "coorte anagrafica" che vide, visse e venne plasmata graficamente e contenutisticamente da "Atlas Ufo Robot". Alla fine, se dopo 46 anni (aprile 1978-aprile 2024) , siamo ancora qui a parlarne (in Italia, Francia e molte nazioni di lingua araba), vuol dire che qualche impatto pur positivo lo ebbe.
A suffragio di chi si potesse spaventare del numero di pagine, preciso che per la quasi totalità del saggio lo scritto resta comprensivo, solo in alcuni punti ci sono passi e concetti un po' tecnici. Questo lo riporto perché, se il contenuto l'ho capito io, è alla ragionevole portata di chiunque   ^_^
Oltra alla parte storica e di analisi su Goldrake e delle serie a lui affini, a cui segue l'impatto che ebbe in Italia ed altre nazioni, ci sono due argomenti specifici trattati che in un caso è poco consueto, nell'altro per nulla.
Il tema poco trattato, e che meriterebbe spazio in saggi specifici, vista la vastità dell'argomento, è quello sulla colonna sonora nipponica di Goldrake.
Il tema mai trattato è quello dell'impatto che Grendizer (Goldrake) ebbe nelle nazioni in lingua araba quando (il primo il Libano nel 1978) iniziò ad essere trasmesso.
Questo argomento, oltre ad essere di per sé interessante, si lega alla nuova serie animata di "Grendizer U", che verrà trasmessa in questo 2024 e che è stata prodotta grazie a fondi sauditi, visto che in quella nazione, oltre ad essere pieni di soldi, hanno una passione smodata per Goldrake. Anche noi italiani siamo grandi appassionati del robottone cornutone, ma a quanto pare nessuno di noi fan ha abbastanza soldi per andare da Nagai (autore poco incline a guadagnare qualche soldino in più  ^_^) e finanziare un nuovo Goldrake, ergo ci beccheremo quello finanziato dall'Arabia Saudita  :]
Chi l'avrebbe mai detto che lo "sportswashing" saudita sarebbe diventato anche "animewashing"? 

Il saggio contiene numerosi box informativi per approfondire brevemente alcuni temi o per rimandare il lettore ad eventuali altre letture. Peccato che siano riportati anche scritti in lingua non italica, che per me non sono fruibili.
A fine post riporto l'indice del libro, che è dettagliato, quindi ci si potrà fare una idea precisa dei temi trattati oltre alle mie elucubrazioni successive   :]

Nel primo capitolo viene svolta un'introduzione generale per capire il perché Goldrake ebbe l'impatto che noi tutti conosciamo, spiegando come stava cambiando la televisione italiana, pubblica (Rai) e privata, in cui "Atlas Ufo Robot" si inserì perfettamente in modo rivoluzionario, come altri programmi del periodo.

Il secondo capitolo spiega i concetti di "media mix" e "piattaforma", che in Giappone sono alla base della creazione e commercializzazione di una serie animata. Dove un anime si trasforma in giocattoli, fumetti, merchandising vario, videogiochi etc., il tutto non necessariamente mantenendo la trama e i contenuti dell'opera originale animata o manga.
Ci si concentra sul come gli anime arrivarono in Italia ed Europa, sulle trattative tra la Rai e la Toei. 
Mi soffermo su un singolo punto che spesso sul web viene trattato, affermando che ai tempi gli anime venivano prodotti anche per essere esportati all'estero. Mentre, come si può leggere nel saggio, le case di produzione giapponesi non erano interessate al mercato europeo, il mercato interno già bastava a rendere remunerativa una serie tv. Solo in seguito questo approccio cambiò, spingendo le case di produzioni nipponiche a pianificare anche una esportazione dei loro prodotti. A fine anni 70 i giapponesi ci videro solo come un modo di fare qualche soldo in più su serie animate già ammortizzate.

Nel terzo capitolo si illustra la trilogia di cui Goldrake fa parte, che, ovviamente, nell'aprile del 1978 ci era ignota. Per analizzare Goldrake bisogna analizzare i Mazinga e il genere robotico in generale.

Nel quarto capitolo viene illustrata la genesi di Grendizer, non solo per mano del suo autore principale, Go Nagai, ma anche da parte di tutti quegli autori Toei e "Dynamic Planning" che, in maniera più o meno riconosciuta dal pubblico, operarono scelte che trasformarono l'opera nel nostro Goldrake.
L'ultimo paragrafo del capitolo è occupato da una intervista al dottor Hideyuki Kitaba (regista, produttore e ora insegnante universitario a tema comunicazione) su Grendizer, "Grendizer U" e i Mazinga.
L'intervistato è un mio coetaneo del 1967, quindi, tra le altre sue considerazioni, ci racconta come visse la visione dei robottoni gonagaiani in televisione. Tra le tante curiosità da lui riportate, si può leggere che, mentre i Mazinga erano preferite dai maschietti per i combattimenti presenti nelle puntate, Grendizer aveva un folto seguito tra le femminucce, questo per i rapporti di amicizia tra i protagonisti. Anche in Italia Goldrake ebbe un largo seguito femminile per il medesimo motivo.

giovedì 25 aprile 2024

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 18)


Questo deve essere il periodo delle sigle, dopo lo speciale "Sigle degli Anime - Periodo RCA 1978-1986" e l'uscita dell'autobiografia del Maestro Zara (Nippon Shock Edizioni), la Sprea torna sull'argomento con il dossier sigle all'interno di "Anime Cult" 18.
Considerando che i contenuti dello speciale sulle sigle della RCA  in gran parte erano articoli riciclati da altre testate Sprea, avevo il dubbio che questo dossier sigle fosse improntato ad una concezione simile. In parte lo è, essendo il principale curatore il medesimo (Emanuel Grossi), ma più che altro per un certo numero di contenuti di materiale mostrato. Ci torno più sotto.
Anche in questo numero non mancano le interviste interessanti, si vede che la redazione sta cercando di scandagliare il mondo di anime, manga e sigle per scovare personaggi che, almeno a me, erano poco o per nulla noti:
intervista a Nino Scardina, doppiatore di Mister X!
la seconda parte dell'intervista ad Andrea Romoli;
la riproposizione dell'ultima intervista ad Olimpio Petrossi, già pubblicata nello speciale RCA;
la riproposizione dell'intervista a Massimo Cantini, già pubblicata in AC n° 10;
intervista a Wilma Battigelli, manager della "Fonit Ceetra";
intervista a Davide Castellazzi, in qualità di editore;
doppia intervista a Stella Orsini e Marco Alabiso sulla sindacation "Junior TV".

Leggo sempre con curiosità l'editoriale del Ceo, stavolta si concentra sulla grande opera informativa portata avanti dalla Sprea sulla tematiche sigle, sembra quasi che prima non ne avesse mai trattato nessuno. 
Prima o poi il Ceo ci verrà a spiegare cosa si provò ad essere davanti al televisore il 4 aprile 1978  ^_^
Come si dice a Milano, sarebbe auspicabile stare un po' più "schisci", ma ovviamente è  solo la mia banalissima opinione  :]




Nella riproposizione dell'intervista  a Petrossi e Cantini, che rispondono assieme, viene inserito un passo che forse nelle precedenti pubblicazioni non c'era (o mi è sfuggito al ricontrollo), riguardo il mancato pagamento dei diritti Siae da parte delle reti Fininvest per, in questo caso, le sigle dei cartoni animati giapponesi.
L'aneddoto riguarda la Standa, dato che questo marchio della grande distribuzione fu di proprietà Fininvest dal 1988 al 1998 (10 anni), si può intuire che la prassi non avveniva in epoca antidiluviana, ma relativamente più moderna. Oggi se metti mezzo video di proprietà Mediaset ti arrivano i tank di Punti in casa, ieri non pagavano la Siae   ^_^



L'indice che gli argomenti trattati, da cui sono praticamente scomparse le interviste ad autori nipponici.

lunedì 22 aprile 2024

I Cavalieri del Re, la vera storia



TITOLO: I Cavalieri del Re, la vera storia
AUTORE: Riccardo Zara
CASA EDITRICE: Nippon Shock Edizioni
PAGINE: 633
COSTO: 29,90
ANNO: 2024
FORMATO: 24 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nel negozio Yamato Shop
CODICE ISBN: 9788897286899



Come scrivo spesso, sul mondo delle sigle dei cartoni animati giapponesi sono usciti pochi libri, quindi questo titolo è un importante documento per illustrare al meglio la creazione delle sigle de "I Cavalieri del Re", la storia del gruppo, ma anche per capire quale fosse la prassi dell'assegnazione delle sigle e della loro approvazione finale.
Lo scritto è l'autobiografia di Riccardo Zara, con focus sul suo gruppo musicale, il periodo temporale parte dai primissimi anni 70 fino all'attualità. Non si parla solo delle sigle de "I Cavalieri del Re", ma anche dei lavori che nel contempo il Maestro svolgeva nei suoi studi, prima quello a Milano (distrutto da un incendio) ed in seguito quello storico alla "Cascina 3F".
Io ho letto con attenzione tutta la prima parte, che spazia dal 1979 al 1987, quindi la storia più corposa del gruppo e delle sigle di Riccardo Zara, che occupa fino a pagina 386. In realtà solo da pagina 78 si parla di sigle degli anime, con il primo contatto telefonico tra Riccardo Zara ed Olimpio Petrossi per la ricerca di una sigla de "La spada di King Arthur", che originariamente era stata scritta per "Vichi il vichingo", di cui Zara ignorava la messa in onda già da parecchio
A pagina 117 entra in scena per la prima volta "Lady Oscar"   ^_^
Ribadisco che lo scritto è un documento unico, che, a mio avviso, finirà direttamente nelle bibliografi per i prossimi libri che toccheranno il tema sigle.
La seconda parte del libro, dal 1987 al 2007, l'ho letta nelle parti inerenti alle sigle e alle dinamiche del gruppo, saltando le parti che esulavano da ciò.
Ammetto che, invece, ho saltato la gran parte del resto del racconto fino ai giorni nostri, questo perché non sono un fanboy di Riccardo Zara né del gruppo, quindi il mio interesse si limitava al periodo delle sigle, anche se un po' allargato nel tempo.
Zara scrive più volte che uno dei motivi che lo ha spinto a scrivere questo racconto autobiografico è stato quello di ristabilire alcuni verità che nel tempo erano state un po' alterate da varie interviste di uno dei membri del gruppo.
Questo aspetto di critica (ma anche autocritica personale) verso alcune dinamiche del gruppo musicale, che era anche una famiglia, mi ha colpito molto, in quanto, essendo io a zero di pettegolezzi, non conoscevo assolutamente gli attriti all'interno del gruppo e della famiglia.
Riccardo Zara racconta sia i momenti felici del gruppo e della famiglia, che i momenti infelici o addirittura drammatici.
Devo confessare che in alcuni punti mi sono sentito un po' in imbarazzo a leggere gli aneddoti di non poche situazioni incresciose, quasi fossi lì a spiarle, ma se le ha scritte l'autore e creatore del gruppo musicale, facendole pubblicare su un libro, non potevo che leggerle.
Forse Riccardo Zara verrà criticato per aver messo in piazza tante questioni personali, raccontandole senza tanti filtri, sebbene accadute decenni addietro, ma io penso che quando si racconta ciò che è accaduto (ed io ovviamente non ero lì per verificare), non si commette alcun male, specialmente se nel tempo sono state reiterate versioni non conformi alla realtà.
Di norma io posto delle recensioni entrando nel dettaglio dello scritto, in questo caso non farò ciò, perché quella narrata dal Maestro Zara è la storia sua e del gruppo che si dipana per decenni, non avrebbe senso estrapolare un fatto specifico fuori dal contesto generale. 
Importante è la prima parte del libro (fino a pagina 386), che spiega bene alcuni fatti e forse può far comprendere perché il Maestro Zara abbia fatto numerose puntualizzazioni su numerosi temi.

C'è un aspetto del libro che mi ha colpito particolarmente e me lo ha fatto apprezzare più di quello che potrà capitare ad altri lettori, ed è quello dei luoghi milanesi, visto che io vivo nelle vicinanze dello "Studio Cascina 3F".
Chissà quante volte in tutti questi decenni avrò incrociato il Maestro Zara o qualche altro membro del gruppo sui mezzi pubblici dell'ATM  ^_^
Benché io e loro si sia degli estranei, la vicinanza territoriale me li ha fatti sentire più reali.

Sarebbe bello ed importante, leggere uno scritto simile da parte di Douglas Meakin, che ha vissuto anche gli albori delle sigle dei cartoni animati giapponesi, mentre il Maestro Zara giunge con un paio di anni di ritardo su questo palcoscenico animato nipponico musicale.

Consultando l'indice si potrà ben comprendere che non sempre "I Cavalieri del Re" o le sigle sono il soggetto del libro.
Comunque questo è un acquisto obbligato ed una lettura altrettanto obbligata  :]

domenica 10 marzo 2024

Sigle degli Anime - Periodo RCA 1978-1986


Quando lo speciale Sprea sulle sigle uscì in edicola me lo persi, l'ho recuperato con calma. Il giudizio che avevo avuto da persone esperte di animazione era positivo per i contenuti esposti, ma, aggiungo io, in rapporto a quante interviste non si erano lette su "Anime Cult" e Vinile", entrambe testate Sprea...
Parto sempre da un presupposto banale, concreto e reale: 
i soldi che spendo me li guadagno, non li ho avuti in eredità da uno zio giapponese multimiliardario 

Quindi mi secca un po' pagare due volte lo stesso contenuto. 
Elucubro.
Il dossier è composto da pagine con scritto (non completamente) e da pagine di immagini.
Lo scritto si divide in due gruppi: interviste; analisi del mondo delle sigle/anime.
Le immagini si dividono in due gruppi: locandine ITB + riviste; vinili.

I contenuti scritti sul mondo delle sigle/anime ammontano 23 pagine (non completamente scritte).
Le interviste ammontano a 60 pagine (non completamente scritte). 
Le immagini delle locandine di ITB + riviste ammontano a 25 pagine.
Le immagini dei vinili ammontano a 16 pagine

Il totale di queste quattro tipologie di pagine è di 124 pagine, manca l'editoriale iniziale, il sommario, la pagina di chiusura. Più o meno arriviamo a 130 pagine.
Dove sta l'inghippo?
Che le 60 pagine di interviste non sono tutte esclusive di questo speciale Sprea sulle sigle RCA, ma erano state già pubblicate in "Anime Cult" ed in un caso su "Vinile".
Le interviste che mi sono parse nuove ammontano a 24 pagine su 60, mentre le restanti 36 pagine sono ricicloni editoriali.
A queste 24 pagine di nuove interviste vanno sommate le 23 pagine sul mondo delle sigle/anime, per un totale di 47 pagine.
In pratica ho pagato 12,90 per leggere 47 pagine non completamente scritte di nuovi contenuti ^_^

Dato che nella rivista viene spiegato che ci saranno altri speciali per altre etichette musicali, mi chiedo quante interviste verranno riutilizzate da "Anime Cult" e "Vinile" della Sprea.
Sarebbe bello che la Sprea, nel sommario, indicasse i contenuti già pubblicati precedentemente in altre testate, in modo che il lettore possa valutare se abbia senso spenderci si soldi.
Sarebbe bello...

sabato 20 maggio 2023

Concerto in Sol Levante, musiche e identità in Giappone



TITOLO: Concerto in Sol Levante, musiche e identità in Giappone
AUTORE: David Santoro
CASA EDITRICE: Casa dei Libri Editore
PAGINE: 124
COSTO: 10 
ANNO: 2009
FORMATO: 24 cm x 17 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788889466483



Solita premessa d'obbligo, non sono un musicologo, non suono strumenti, ho una certa passione per la musica sinfonica e le BGM degli anime, direi generi non proprio affini  ^_^
Questo libro lo avevo già valutato e non preso, in quanto online lo trovavo sempre ad un prezzo troppo alto rispetto alle tematiche che mi potevano interessare e che potevo un minimo capire/apprezzare.
Alla fine l'ho comprato, considerando anche che è stato pubblicato nel 2009, quindi 14 anni fa, non corrisponde ai miei gusti.
Avendo potuto consultare l'indice prima di acquistarlo avevo notato che agli anime viene dedicata solo una pagina, a dire il vero meno di una, cosa contemporaneamente strana e poco sensata, vista l'importanza commerciale delle colonne sonore (e BGM) di anime e videogiochi, ma probabilmente l'autore non è un fan del genere, inoltre il libro verte più su altri generi.
Il titolo del saggio contempla anche "le identità" in Giappone, ovviamente attraverso la musica, infatti sono prese in esame anche le condizioni di vita di burakumin, aiunu, abitanti di Okinawa e nippo-brasiliani ritornati in Giappone, il tutto anche sotto la lente della loro musica tradizionale.
Da questo punto di vista lo scritto l'ho apprezzato, una maniera intelligente di trattare un argomento.
Peccato per la carenza sulla contemporaneità musicale nipponica, niente idol o generi attuali nel 2009.



Come si può vedere dall'indice sono trattati vari generi musicali tradizionalmente nipponici, ma la neanche pagina sugli anime grida un po' vendetta   ^_^
Considerando che l'autore ha visto in Giappone dal 2005 al 2007 e si intende di musica, trovo che sia stata un'occasione persa non approfondire maggiormente (meno non si poteva...) il tema colonne sonore degli anime e videogiochi.
Inizialmente si ripercorre la storia musicale nipponica, invero abbastanza povera, fino all'incontro con gli Occidentali nel 1542, poi si narra il periodo della chiusura di epoca Tokugawa, infine il ritorno degli stranieri con tutte le contaminazioni possibili ed immaginabili tra la musica tradizionale giapponese e i nuovi generi.
Per chi fosse interessato agli strumenti tradizionali giapponesi sono citati e brevemente illustrati i seguenti:
biwa (liuto a 4 corde); ryuteki (flauto traverso di bambù); koto, anche chiamato so (cetra da tavolo a 13 corde); sho (armonica a bocca); hichikiri (oboe di bambù); kokyu (liuto a 4 corde); shakuhachi (fluato diritto); gagebiwa (liuto a 5 corde); genkan (liuto con cassa arrotondata); shamisen (liuto a 3 corde con mancio lngo); taiko (tamburi).

Sono trattati anche i generi musicali antichi:
gagaku (musica di corte epoca Nara); shomyo (canto religioso buddista); katarimono (musica narrativa).

I burocrati Meiji valutano arretrata la musica tradizionale giapponese rispetto a quella Occidentale, non che avessero poi molto torto se si paragonano le opere musicale del periodo anche solo con l'Italia, quindi introducono la musica Occidentale anche nelle scuole.
Il popolo giapponese di epoca Meiji entra in contatto con la nostra musica tramite tre canali: la musica religiosa in chiesa; le bande militari; l'insegnamento a scuola.
Uno dei primi generi che ebbe successo in Giappone furono le marcette musicali, noto che le prime sigle nipponiche degli anime ed anche le loro BGM erano tutte basate sulle marcette militari.
Tra i tanti mini aneddoti storico musicali che non avrei scoperto senza questo libro c'è quello inerente lo statunitense Burton Crane, ufficialmente il corrispondente per vari quotidiani Usa, a tempo libero il primo cantante "pop" in terra nipponica.
Ho trovato una suo vinile, il brano è riportato anche sul libro.

             


Sono trattati anche i complessi musicali "chindon-ya", che dagli anni 20 ad oggi suonano in strada o agli eventi promozionali.

domenica 12 febbraio 2023

Attenti alle sigle, Testa e Coda dei programmi TV



TITOLO: Attenti alle sigle, Testa e Coda dei programmi TV
AUTORE: Claudio Federico
CASA EDITRICE: Edizioni Efesto
PAGINE: 483
COSTO: 23€
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788833812908


Faccio un paio di premesse per cercare di mitigare l'antipatia successiva   ^_^
Il libro non l'ho potuto sfogliare prima dell'acquisto, ordinato alla Feltrinelli e comprato.
Ho totale rispetto per l'impegno dell'autore che ha cercato di riportare su carta l'epopea delle sigle tv di un periodo temporale lunghissimo.
Detto ciò, non ho capito parte dell'impostazione base del libro e sono rimasto abbastanza sgomento dall'assenza delle sigle dei cartoni animati giapponesi...
Probabilmente al titolo "Attenti alle sigle, Testa e Coda dei programmi TV" andava aggiunto "tranne quelle dei cartoni animati giapponesi", e (tranne un paio di citazioni) di qualsiasi altro cartone animato.
Tra l'altro l'autore è un coetaneo, quindi la scelta mi è parsa ancora più inspiegabile, è vero che le sigle degli anime e dei cartoni animati non giapponesi sono una moltitudine, il che avrebbe incrementato non poco il numero di pagine del libro, ma saltare del tutto l'argomento mi pare sia come lasciare un buco nelle fondamenta di una casa.
Il titolo l'ho identificato anche con l'etichetta "Saggistica sulle sigle anime", benché non tocchi l'argomento, proprio allo scopo di avvisare i potenziale acquirenti che dentro vi troverete ragionevolmente quasi tutto (per esempio mi pare che manchi "Ufo Shado") tranne le sigle dei cartoni animati giapponesi.



Eppure proprio all'inizio dell'introduzione (pagina a sinistra qui sopra) vengono citati Goldrake ed Heidi, poi l'oblio... ci sono due capitoli uno sui "Programmi per ragazzi e bambini Rai" ed uno sui "Programmi per ragazzi e bambini di altre reti", ma si intende tout court i programmi per ragazzi, quindi "Buonasera con..." (a cui è dedicato un mini capitolo) o "Bim Bum Bam", ma non le serie ospitate al loro interno.
Il motivo per cui ho comprato il libro era leggere come erano trattate le sigle degli anime, che alla fine è uno dei temi portanti del blog, quando ho capito che non erano presenti, la lettura è stata poco attenta, specialmente per i periodi per me non interessanti, quindi dopo la metà degli anni 80.
Ammetto che non ho trovato dove sia spiegato il perché siano state cassate le sigle dei serial animati, quando, invece, i serial live sono presenti.
Nella pagina finale dell'introduzione (pagina a destra qui sopra) sono enunciati i criteri di esclusione di una sigla (per questo non c'è "Ufo Shado"?), ma non quelle di un genere intero.
L'autore conclude la sua introduzione con l'augurio che il lettore possa trovare la sigla che ha accompagnato un momento piacevole della sua vita, purtroppo per me manca del tutto il genere più importante delle sigle...
Un altro saggio in cui, oltre a tutti gli altri generi, si erano toccate trattate le sigle dei cartoni animati giapponesi è quello di Diego Pavesi e Gabriele Maestri:

Quindi, volendo, si poteva fare.



Il fatto curioso è che qualche citazione di sigle dei cartoni animati ci sono, per esempio quella di "Spiderman" e del "Gruppo TNT" presenti in "Supergulp!", forse è stata una svista.

Accennavo all'inizio della recensione che ho avuto difficoltà a gestire il modo con cui si procede all'elencazione delle sigle, che sono divise per "generi", come si può vedere nelle scan del sommario (più sotto).
Il problema (abbastanza grosso per il mio modo di ragionare) è che all'interno di ogni capitolo non si procede in maniera rigorosamente cronologica, ma si salta da un anno più vecchio ad uno più recente, fatto che ha generato in me molta confusione.
Qui sotto inserisco tre doppie pagine per far comprendere il mio appunto, ho scelto il capitolo dei serial stranieri, in cui è stato inserito qualche telefilm giapponese, che normalmente vengono accorpati nel calderone degli anime, pur non essendolo.

venerdì 21 ottobre 2022

Coloriture, rumori, musiche nel cinema d'animazione



TITOLO: Coloriture, rumori, musiche nel cinema d'animazione
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Edizioni Pendragon
PAGINE: 357
COSTO: 5€
ANNO: 1995
FORMATO: 24 cm x 17 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Fino ad oggi il saggio più recente che avevo inserito nella mia ricerca della "Pre-saggistica sugli anime" era nel 1993, non pensavo di andare oltre, ma ho trovato questo titolo del 1995 incentrato sulla musica nel cinema d'animazione. Considerando che a mio avviso la saggistica italiana su anime e manga nasce dal 1999 con i libri "Animeland, viaggio tra i cartoni made in Japan" (marzo 1999) e "Mazinga Nostalgia" (dicembre 1999), il saggio "Coloriture" del marzo 1995 lo si può far rientrare nella mia categoria inventata della "pre-saggistica".
La tematica del libro è quella che mi piacerebbe qualcuno prima o poi trattasse in maniera organica, cioè le colonne sonore nell'animazione giapponese, comprendendovi anche le BGM.
Non è stato ancora pubblicato un saggio su questo tema, ma solo accenni in altri libri sull'animazione giapponese, quello che trovo il più interessante è ancora oggi il quarto capitolo di "Mazinga Nostalgia" prima edizione, diventato il nono capitolo nell'ultima edizione in due tomi ((Tomo 1), in cui è presente il contributo di Paolo Bozzola dal titolo "Musica, Sensei".
Quindi ho già spoilerato che "Coloriture" praticamente non si occupa delle musiche in serie e film animati nipponici, tranne nel capitolino di otto pagine dal titolo "Giappone Cyberpunk, musiche ed effetti speciali da Akira ad Alita" ad opera di Marcello Pecchioli.
Nelle 357 pagine di "Coloriture", curato tra gli altri da Giannalberto Bendazzi, ci sono altri tre punti in cui viene trattata la musica nell'animazione giapponese.
Nel totale si arriva a 10 pagine su 357... direi una bella occasione mancata, specialmente perché ci sono delle considerazioni che ho trovato opinabili.
Il saggio curato da Bendazzi, Cecconello e Michelone tratta praticamente solo dell'animazione statunitense, quindi lo consiglio a chi è interessato a quel mondo, a fine post inserisco l'indice completo del saggio. Per la prima volta ho scannerizzato anche l'indice dei nomi e dei personaggi, in quanto, oltre a far risaltare quanto poco ci si è occupati di animazione nipponica, qualcuno potrà trovare degli spunti su altri temi, visto che comunque il saggio ne tratta tantissimi.
Purtroppo questo blog ha il suo focus sugli anime, e quindi non posso che annotare la scarsità di attenzione dedicata alle colonne sonore giapponesi, che per la prima volta in Italia ci fecero ascoltare della musica non per bambinetti stupidi.
Incredibile che un saggio che vuole indagare le "voci, rumori e musiche nel cinema d'animazione" salti del tutto 30 anni di colonne sonore anche solo dei film di animazione giapponese, per non parlare delle serie animate... poi ci sarebbe stato il mostruosamente vasto mondo delle BGM...
Probabilmente gli autori avevano un'età che non gli permetteva di considerare importante la musica nell'animazione giapponese, che fu rivoluzionaria quanto l'animazione giapponese stessa, e quando il tema "anime+musica" viene trattato, lo si fa superficialmente.

Ecco il solito elenco della pre-saggistica che ho recensito fino a questo momento, ben 34 titoli:




A pagina 51, e per poche righe della successiva, viene trattata la musica nelle serie animate, dividendole in serie con storie autoconclusive (tipo Hanna & Barbera) e serie animate seriali (come quelle nipponiche), questo perché secondo l'autore la musica veniva usata in maniera differente.
Si noterà che scompaiono dalla scena musicale gli anime robotici visti dal 1978 ai primi anni 80, neanche un errore, un delitto   ^_^
Come si fa a non aver colto che una gran parte del successo di Goldrake e soci fu dovuto alle musiche?
Mistero.



Gli altri due punti in cui si accenna agli anime sono a pagina 65 e 69, facenti parte del medesimo contributo.
Due mezze pagine, una sul doppiaggio ed una sugli effetti sonori.

Tocca quindi al contributo più corposo del saggio, ben otto pagine   ^_^

giovedì 11 agosto 2022

"Dossier sigle" - due articoli su Vinile n° 34 del 27 luglio 2022

A fine gennaio "Vinile" aveva dedicato uno speciale di una ventina di pagine alle sigle dei cartoni animati giapponesi, pur con qualche errore e qualche mancanza (almeno in un caso molto grave), ho trovato molto meritoria l'attenzione della redazione, che non ha come target i fan dell'animazione giapponese:

In questo numero estivo la redazione di "Vinile" torna sul tema sigle, questa volta in maniera un po' più generica, trattando le sigle in generale, anche di programmi e non esclusivamente per bambini. Chiaro che i dischi delle sigle indirizzate ai bambini furono quelle che vendettero di più, quindi hanno maggiore spazio.
Il dossiere si divide in due parti, nella prima c'è una lunga intervista di sei pagine ad opera di Emmanuel Grossi ad Alessandra Valeri Manera dal roboante titolo "Nientepopodimenoché... Alessandra Valeri Manera!"
Il secondo articolo di sette pagine è incentrato sul collezionismo di dischi delle sigle, dal titolo "Cacciatori di sigle, origini ed evoluzione di un fenomeno discografico", a cura di Diego Pavesi e Gabriele Maestri.
Consiglio l'acquisto della rivista, in fondo il tema sigle è trattato dalla stampa raramente, ma visto che "Vinile" l'ha già toccato due volte, sarà il caso di tenerli d'occhio   :]



Purtroppo il mio giudizio sull'opera di Alessandra Valeri Manera inerente l'animazione giapponese in televisione e le sigle è totalmente negativo.
Il fatto solo di leggere "basta nominarla per evocare, praticamente in tutti gli italiani tra i trenta e i cinquant'anni, bei ricordi di cartoni animati e indimenticabili sigle televisive", mi fa andare un pochino in bestia...
Ecco, si vede che io faccio parte di quel "praticamente", ed essendo un over 50 mi ritengo un privilegiato che è cresciuto con i cartoni animati giapponesi prima che l'intervistata facesse scempio di trame e fece ricantare a Cristina D'Avena tutte le amate sigle che ricordavo con affetto.
Ho cercato qualche informazione sull'età dell'intervistatore, non l'ho trovata, ma dalle immagini ipotizzo sia sulla trentina. Ergo è cresciuto con gli anime censurati e tagliati da Fininvest/Mediaset e con le sigle ricantate dalla D'Avena, quindi per lui quegli anime sono la normalità. Probabilmente non è neppure un appassionato di animazione giapponese, altrimenti saprebbe che i fan più datati (fin gli over 40) non gradiscono quello che venne compiuto nei programmi per bambini/ragazzi di "Italia 1", "Rete 4" e "Canale 5".
Sia chiaro, Alessandra Valeri Manera era una dipendente Fininvest/Mediaset e seguì semplicemente le direttive dei suoi superiori. In fondo non fregava nulla agli autori e produttori nipponici se le loro serie venivano rilocalizzate, censurate e stravolte sistematicamente, perché doveva interessare qualcosa negli studi di Cologno Monzese?
Semplicemente non ho apprezzato come Valeri Manera trattò l'animazione giapponese seriale, come non ho apprezzato la ricostruzione riguardante i cartoni animati giapponesi che si evince da questa intervista. Mi pare una storia un po' diversa da quello che successe, magari un paio di domande più informate sarebbero state utili
Un giorno mi piacerebbe leggere un minimo di autocritica della Manera per i tagli che infersero a così tante serie, spesso serie che erano già state mandate in onda in versione integrale senza nessuno scandalo. Stesso discorso per il rifacimento delle sigle, chissà, prima o poi...
La cosa che ho sempre trovato assurda è che Fininvest/Mediaset comprava serie con tematiche particolari, poi le doveva censurare perché non adatte ai più piccoli, che non erano il target originario della serie!
Facevano prima a non comprarle...
Ad una domanda sulle canzoni interne ad un anime ricantate tenendo la base giapponese e cambiando il testo in italiano (cosa anche sensata, sia chiaro), l'intervistata risponde che ci furono proteste da parte dei "puristi appassionati di manga giapponesi"...
Dico io, "manga giapponesi"... e per fortuna che è del settore.
Come ho scritto sopra sono un po' prevenuto verso la ex responsabile dei programmi per ragazzi della Fininvest/Mediaset, forse altri lettori con una mentalità più aperta troveranno l'intervista piacevole   ^_^



Molto interessante la lettura di questo articolo sul collezionismo delle sigle tv, in cui largo spazio è dato a quelle dei cartoni animati giapponesi. In qualche modo lo si può considerare un approfondimento del secondo degli scritti del numero di "Vinile" che ho linkato sopra, che si occupò dei 45 giri più rari degli anime.

Qui sotto il sommario del numero che si può acquistare ora in edicola, che costa 12,90 € in quanto contiene uno speciale discografico su Mina.

martedì 1 febbraio 2022

"Le sigle dei cartoni giapponesi - Dossier, interviste, quotazioni" - Vinile n° 32 del 27 gennaio 2022

Prima che mi dimentichi (la vecchiaia incombe...) ringrazio il coetaneo Massimo Nicora che mi ha informato dell'uscita di questa rivista, che contiene un corposissimo speciale sulle sigle dei cartoni animati giapponesi, ben venti pagine con sei articoli!
I sei articoli sono:
I dieci 45 giri più venduti (2 pagine);
I dieci 45 giri più rari e collezionati (2 pagine);
Tutti cantano con Cristina (3 pagine);
Una partenza a razzo... missile (3 pagine);
Da Mina a Cristina (2 pagine);
C'è nel regno un autore in più (8 pagine!).

A dispetto della copertina, oltre al collezionismo dei vinili, non si parla solo di Cristina D'Avena, sono trattati il duo Albertelli/Tempera, Massimiliano Pani, "I Cavalieri del Re", manca, però, un focus sui "Superobots/Rocking Horse", una pecca non da poco.
Premesso che non sono un esperto di sigle degli anime o di dischi, mi ha stranito un po' vedere inserite al nono e decimo posto della classifica dei 45 giri più venduti (primo articolo) due sigle dei Puffi...
Capisco che la redazione possa non essere pratica di animazione giapponese, ma la serie animata dei Puffi fu disegnata da "Hanna & Barbera", cioè made in Usa.
Poco sensato inserire le due sigle dei Puffi in uno speciale sulle sigle dei cartoni giapponesi   ^_^
Anche nella classifica dei 45 giri più rari (secondo articolo) è stata inserita al sesto posto la sigla "Joe Superboy", che venne usata per le serie "Stingary", Joe 90" e "Thunderbirds", tutte e tre made in England...
Indubbiamente l'articolo più interessante è la lunga intervista a Riccardo Zara, ma in questo numero di "Vinile" è presente anche uno scritto sugli "Oliver Onions" dal titolo "Due (finti) americani a Roma", altre otto belle pagine.
Consiglio vivamente l'acquisto del numero in questione, visto che le sigle dei cartoni animati giapponesi (quindi non i Puffi e le marionette della perfida Albione) sono trattate raramente sulla carta stampata.
La rivista costa 9,90 €.




sabato 23 ottobre 2021

C'erano una volta... le sigle tv - Splendore e declino di un genere musicale che ha fatto epoca


TITOLO: C'erano una volta... le sigle tv - Splendore e declino di un genere musicale che ha fatto epoca
AUTORE: Diego Pavesi (con Gabriele Maestri)
CASA EDITRICE: Siglandia
PAGINE: 527
COSTO: 74 
ANNO: 2021
FORMATO: 24 cm x 17 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9791220087803


Inizio la recensione con la parte antipatica, legata a doppio filo alla scelta di comprare o meno questo saggio, cioè il costo: 74 €

Quando il buon "un po' più che brizzolato" Massimo Nicora mi ha sottoposto la possibilità di acquistare questo libro ho avuto qualche dubbio per il prezzo, penso il più alto tra la mia saggistica, dato dal fatto che è una auto produzione.
Sapevo solo che era un bel tomo, ma non avevo altre informazioni.
Ne sarebbe valsa la pena?
E' giusto precisare, ma consiglio di leggere l'indice a fine post per avere un'idea precisa del temi trattati, questo opera è dedicate a tutte le sigle, dai cartoni animati ai telefilm, passando per i programmi d'informazione, i tg, gli show, le telenovelas, i quiz, qualsiasi sigla è presa in considerazione in relazione alle vendite che ebbe su dischi e su CD, ma anche se una sigla non venne mai pubblicata  viene presa in considerazione.
Dopo aver letto il saggio non posso dare una risposta univoca se sia valsa l'ingente spesa, dipende da quale sia il metro di valutazione.
E' indubbio che sia un libro unico nel suo genere, copre un arco temporale che inizia dal 1952 ed arriva ai giorni nostri, inoltre il tema "sigle" è poco presente editorialmente.
Il punto è quale sia il target di sigle a cui si è interessati, per parte mia sono le sigle dei cartoni animati giapponesi, il periodo è quello d'oro, dal 1978 al 1982/83, ma comunque possono interessarmi anche annate più recenti o attuali.
A questa tematica sono dedicati i paragrafi (controllare le scan dell'indice a fine post) delle pagine 215, 232, 286, 387, 401 e 473, in totale circa 70 pagine (salvo mio errore). Considerando che le sigle dedicate all'animazione giapponese sono nate nel 1978, mentre il saggio inizia la storia delle sigle dal 1952, non sono poche pagine.
Ho comunque letto con piacere ed interesse tutto il periodo in cui "ascoltavo" da bambino/ragazzino le sigle di qualsiasi programma, per esempio c'è un paragrafo (pag. 263) sulle sigle di "Star Trek"!
La seconda e la terza parte del libro, che coprono il periodo dal 1965 al 1984 sono quelle per me più belle, la prima parte dal 1952 al 1964 ha un valore storico.
Mi è interessata di meno la quarta parte dal 1984 al 1991, tranne per le sigle degli anime, poco la quinta parte dal 1992 ad oggi, ma è una questione soggettiva.
Superfluo far presente che il libro è strapieno di aneddoti ed informazioni, sono presenti dei box informativi aggiuntivi sugli autori, sulle vendite di dischi e CD, su curiosità varie. 
Ho inserito poco sotto tre doppie pagine del libro per rendere visivamente l'accuratezza degli approfondimenti.

Una curiosità tra le tante?

          


Nel marzo del 1979 "Ufo Robot" venne riadattata in portoghese per il mercato brasiliano, ma non legata al cartone animato di Goldrake.

lunedì 3 maggio 2021

Heidi un'icona pop dalle Alpi al Giappone (catalogo della mostra)



TITOLO: Heidi un'icona pop dalle Alpi al Giappone (catalogo della mostra)
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 95
COSTO: 15 €
ANNO: 2018
FORMATO: 27 cm X 21 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 


Con un po' di ritardo ho scoperto che dal 23 settembre al 21 ottobre 2018 venne allestita in quel di Tenno una mostra su Heidi:

Curioso che il nome del comune sul lago di Garda sia lo stesso usato per identificare la figura dell'imperatore giapponese.
Chiaramente la mostra è terminata, ma è rimasto il catalogo, una bella pubblicazione.
Purtroppo non sempre gli organizzatori delle mostre preparano anche un catalogo, per esempio delle tre che si possono vedere al link sotto, solo quella di Treviso lo fece:

Un vero peccato che la rassegna di Torino (Manga Impact) manchi di un catalogo... invece gli organizzatori di questa mostra su Heidi ne pubblicarono uno, magari non corposo, come immagino non sia stata enorme l'esposizione di Tenno, ma che contiene più contributi:
Heidi, un'icona pop nel cuore dell'Alpe (Roberta Bonazza);
Il mito delle Alpi, la particolarità della Svizzera (Annibale Salsa);
Heidi nelle Alpi (Marco Albino Ferrari);
La prima Heidi illustrata (Roberta Bonazza);
"Carissimo signor Pfeiffer". introduzione alle prime illustrazioni (Peter O. Buttner);
I volti letterari di Heidi;
Heidi cartoon (Roberta Bonazza);
La storia della musica introvabile di Heidi (Piero Trellini).

Gli autori dei contributi non mi sono parsi sempre a loro agio con l'animazione giapponese, e se questo non è un problema per chi si è occupato delle Alpi e delle illustrazioni delle prime edizioni, per le parti più collegate all'anime la cosa si è notata. Nulla di clamoroso, sia chiaro, ma scrivere per primo il nome di Miyazaki e poi quello di Takahata riguardo all'anime di Heidi, grida vendetta  ^_^
Il tema del catalogo, e quindi immagino anche della mostra, è il romanzo di Johanna Spyri, il personaggio di Heidi ed il suo rapporto con la montagna, infine quanto la Heidi nipponica ha reso famosa la pastorella svizzera alla fine del secolo scorso.
Non mancano le dissertazione sulle differenze tra il romanzo e l'anime, di cui mi occupai al link qui sotto:




Il contributo più interessante è quello a firma Piero Trellini, che si può leggere al link qui sotto:

martedì 27 aprile 2021

Cartoon Rock, quando la musica si anima


TITOLO: Cartoon Rock, quando la musica si anima
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Arcana
PAGINE: 206
COSTO: 16 €
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892770089


Tengo sempre d'occhio le case editrici che pubblicano libri sugli anime, e mi stava sorprendendo che Valeria Arnaldi non avesse pubblicato nulla per la collana "Ultra Shibuya" dalla fine del 2019, solo che controllavo la fonte errata. Questa volta ha pubblicato un libro per una nuova casa editrice, la Arcana. 
Mi pare giusto ricordare il mio pregiudizio sui titoli della "Ultra Shibuya", leggendo le altre recensioni al link li si potrà capire più dettagliatamente la mia critica, che riepilogo:
quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paiono esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.

Con la nuova casa editrice era cambiato il trend?
Intanto il costo è sensibilmente minore, da 23 euro (costo dei sui ultimi due libri) a 16 euro, probabilmente dovuto alla carta non patinata, al formato leggermente più piccolo e alle immagini in bianco e nero. 
Su 206 pagine 31 di queste hanno immagini senza scritto, ed altre 30 hanno immagini con scritto, ben quasi 100 pagine sono scritte completamente, un record. 
Restano le immagini senza didascalia, c'è poco meno di una pagina e mezzo di bibliografia, ma manca la sitografia, che avrebbe dovuto (secondo me) comprendere varie pagine di Wikipedia sul mondo delle idol, quindi le "wikipediate" restano presenti (a mio avviso). Le lunghe frase ad effetto supercazzola non mancano, che non vuol dire "concetti errati", ma tante righe per rimarcare più volte la stessa cosa.
Quindi cambiare la casa editrice aveva portato qualche miglioramento, ma non molti. 
Solo che la Arcana è un marchio "LIT Edizioni", quindi è una "Ultra Shibuya" con un altro nome e meno costosa   ^_^
La Arcana, guardando il suo catalogo di libri on line, si occupa di musica.
Mi rendo conto che fino ad ora non ho trattato ancora il tema del libro: musica ed animazione.

Ho scritto più volte su questo blog che il connubio musica/sigle(BGM (che pochissimi trattano) ed anime è uno dei temi poco trattati dalla saggistica, e forse qualche appassionato con conoscenze musicali dovrebbe provare a scrivere qualcosa di organico. Spero che prima o poi ciò capiti.
Questo libro si occupa di tutta l'animazione che ha usato la musica come soggetto o nella trama, allargando la platea all'animazione statunitense, ma comunque la parte su quella giapponese è maggioritaria (lo dimostra la copertina). Solo che lo scritto non procede per tutte le pagine con il medesimo criterio. Quando si tratta l'animazione americana (dal dopoguerra agli anni 70) all'inizio del libro si citano le canzoni che ebbero successo, o comunque sono riportati i nomi delle musiche. Quando si passa all'animazione giapponese si leggono quasi sempre le sinossi dei vari anime o lungometraggi, la singola "song" nipponica non è più quasi presa in considerazione. 
Quindi ci si ritrova a leggere titoli e titoli di anime con la trama ed eventuali momenti importanti della serie, in pratica una selezione di serie animate giapponesi con soggetto musicale. Esiste il genere shojo, shonen, majokko etc. etc. e pure quello musicale. E' comunque una selezione per genere (fatto che ha un suo interesse), ma non mi aggiunge nulla dal punto di vista musicale, come, invece, qualcosa si era letto per il versante statunitense.
Dei 22 capitoli del libro quelli a tema animazione giapponese sono:
Kiss me Licia; Nel cielo dal gran manto blu (Creamy); Da adorare (le idol, anche animate); Dall'infelicità fino ai riflettori... e alla morte (il suicidio...); Nuovi idolo (altre serie con idol o musica); Il potere del canto (musica e combattimenti); Vocazione e competizione ("Piano Forest" e "Bugie d'aprile"); Passione & Professione ("Nana" e "Carole & Tuesday"); Hatsune Miku (le idol virtuali, vocaloid). 

Mi pare di aver notato che la pagina di Wikipedia sulle idol abbia dato molti spunti al libro, ognuno valuterà in prima persona se io sia in errore: