CERCA NEL BLOG

mercoledì 29 dicembre 2021

Cartoni animati giapponesi senza anima: Tre articoli su "Il Mattino" dell'8 (in prima pagina), 11 e 19 aprile 1980


Nella panoramica nazionale sullo tsunami mediatico della primavera 1980 contro l'animazione giapponese televisiva mancava un quotidiano di una certa rilevanza, "Il Mattino" di Napoli.
Mi pare che in emeroteca riuscì a consultare solo il mese di aprile, quindi non saprei dire se la redazione degli spettacoli avesse un'attenzione particolare verso i cartoni animati giapponesi anche prima o successivamente all'aprile 1980.
Chissà, un giorno tornerò in emeroteca e setaccerò gli altri mesi/anni, tanto per capire se anche il quotidiano partenopeo si fece prendere la mano dalla polemica nazionale oppure dava conto sempre delle notizie inerenti gli anime.

I tre articoli che presento sono i seguenti:
"Cartoni animati senza anima", di Carlo Bernari - "Il Mattino" 9 aprile 1980 (in prima pagina)

"Radiati dal video gli Ufo Robot", di Gabriele Sciacca - "Il Mattino" 11 aprile 1980

"Bambini inquinati dalla TV", di Luciano Grasso - "Il Mattino" 19 aprile 1980


Inutile precisare che negli articoli si fa riferimento sia alla petizione dei 600 genitori di Imola che allo studio Mesomark, quindi linko i relativi post:



Il tono di tutti e tre gli articoli è abbastanza negativo, manco una voce a favore   :]

Da notare il titolino in alto:
"Fumetti TV, pericolo giallo - Cartoni animati senza anima", di Carlo Bernari - "Il Mattino" 9 aprile 1980 (in prima pagina)"

Tanto per mettere in chiaro da chi provenisse il pericolo in tv   ^_^
Carlo Bernari  prende chiaramente posizione contro gli anime, rei di essere portatori non di violenza, ma privi di una morale. Il giornalista (scrittore e sceneggiatore) non nasconde che anche le fiabe erano violente, ma il fatto che venissero lette ne riduceva l'impatto, mentre queste fiabe televisive animate senza anima ci rendevano passivi, "deculturandoci".

Non saprei dire se il Carlo Bernari di questo articolo sia il medesimo del link di Wikipedia:

Nel caso lo fosse, pur considerando l'età avanzata che aveva quando scrisse l'articolo, data la sua giovinezza burrascosa e il suo anticonformismo, mi è parso strano che non provò neppure a dare una chance a questi programmi per bambini/ragazzi così diversi da tutto ciò che li aveva preceduti.
E' proprio vero che invecchiando ci si mette a criticare le cose fatte dai giovani  ^_^

martedì 28 dicembre 2021

Bambini d'acqua, i rituali Mizuko Kuyo nel Giappone contemporaneo



TITOLO: Bambini d'acqua, i rituali Mizuko Kuyo nel Giappone contemporaneo
AUTORE: Marianna Zanetta
CASA EDITRICE: Franco Angeli
PAGINE: 186
COSTO: 25 
ANNO: 2018
FORMATO: 23 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile on line
CODICE ISBN: 9788891762016



Dalla sua pubblicazione nel 2018 son stato più volte tentato di acquistare questo saggio, ma temevo che la terminologia andasse oltre le mie capacità, visto che il tema si basa sulla religione, invece l'autrice espone la sua analisi in maniera chiara e leggibile. Per chi conosce qualcosa del Giappone la lettura sarà ancor più semplice. 
Nota di merito perché la quasi totalità delle citazioni in inglesi sono state riportate tradotte in italiano nelle note (grazie).
Una grande nota di demerito, invece, bisogna appiopparla alla casa editrice, che ha pubblicato un libro strapieno di refusi, pare quasi una auto produzione con Youcanprint...

E' importante capire che in Giappone l'aborto non è messo in discussione (come purtroppo nella realtà capita in Italia a causa dell'obiezione di coscienza dei sanitari, spinti dal colore politico dell'amministrazione regionale...), non ci sono guerre di religione a fini elettorali a discapito della libera scelta della donna.
Gli atti funerari in Giappone per i neonati morti, mai nati o i feti non ha (nella stragrande maggioranza) intenti politici o religiosi anti abortisti (come capita in Italia), ma negli ultimi decenni è nata la prassi di sfruttare economicamente il dolore delle donne, instillando in loro il timore che lo spirito del figlio possa vendicarsi. Lo scopo originario dei riti Mizuko Kuyo era quello di dare sollievo allo spirito del trapassato, che per le credenze nipponiche shintoiste e buddiste poteva soffrire del suo status di entità non definita. 
I riti del Mizuko Kuyo non sono rivolti solo ai casi di aborto indotto, ma in tutti gli eventi che hanno visto la morte o la non nascita di un neonato, chiaramente anche per cause naturali, l'autrice si sofferma più espressamente sull'aborto indotto.
In Giappone l'aborto fu legalizzato dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma, sebbene vietato in precedenza, era tollerato, come tollerato era l'infanticidio, soprattutto per motivi economici.
Lo stesso buddismo, pur condannando l'omicidio, ha sempre considerato l'aborto come un peccato necessario, indotto dalla durezza della vita.
Per questo studio l'autrice, oltre a basarsi su una corposa bibliografia, ha svolto una ricerca in Giappone per alcuni mesi, quindi il saggio è un buon mix di teoria e attività in loco su un tema praticamente ignorato.

Tema delicato quello dell'aborto, infatti l'autrice vi dedica una pagina di premessa, che riporto qui sotto.



Il primo capitolo riepiloga la situazione religiosa in Giappone, anche dal punto di vista storico. E' questa una parte essenziale del saggio per chi non ha mai letto nulla in merito, ma resta interessante anche per chi ha già affrontato il tema:

Anche il secondo capitolo funge da introduzione, spiegando come la morte è vista sia nello shinto che nel buddismo, illustrando i relativi rituali funebri.
Con il terzo capitolo si entra nel tema dei Mizuko Kuyo, che sono un insieme di pratiche rivolte al culto e alla memoria dei bambini abortiti. Questi riti sono una evoluzione/prosecuzione dei riti riservati agli antenati. In quarta di copertina è presente una spiegazione molto esauriente (ultima scan).
Il capitolo prende come esempio quattro luoghi dove vengono eseguiti i riti Mizuko Kuyo:
il tempio buddista di Hasadera (nella città di Kamakura); il tempio/cimitero Shiun-zan Jizo-ji nella prefettura di Saitama; i templi di vicinato; il monte Osorezan nella prefettura di Aomori.

sabato 25 dicembre 2021

"Temple e Tamtam" ("Fūsen shōjo Temple-chan" - 1977) - puntata 2


Come immaginavo la trama non presenta stravolgimenti esistenziali o colpi di scena spettacolari, è un anime per bambini, scorre abbastanza tranquillo con qualche imprevisto che vuole insegnare al piccolo telespettatore a comportarsi meglio, a crescere, a cavarsela relativamente da solo.
In questa seconda puntata si vedrà spesso la differenza tra Tamtam ed il suo gruppo, abituati ad arrangiarsi per conto proprio e pure a lavorare, e Temple, cresciuta nella bambagia di una famiglia che non le faceva mancare nulla.
Temple erano sia i bambini giapponesi che noi italiani, spesso un po' viziati, ma la piccola majorette tende ad imparare più di quanto facevo io...  >_<



La voce narrante fa un riepilogo un po' frettoloso della prima puntata...
Appena atterrati Tamtam saluta Temple e se ne va via, benché la bambina vorrebbe restare il loro compagnia.
Tamtam deve andare a guadagnarsi da vivere con la sua banda musicale, la bambina è sorpresa, lei non ha mai dovuto lavorare.
Ciao e tanti saluti, grazie per il passaggio, addio  ^_^

Dall'alto Temple vede i suoi amici suonare, Fatty le propone di scendere per ascoltarli.
Si erano appena salutati...

venerdì 24 dicembre 2021

Makoto Shinkai presents: Your Name - The official visual guide (in italiano)



TITOLO: Makoto Shinkai presents: Your Name - The official visual guide
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: J-POP
PAGINE: 128
COSTO: 16 
ANNO: 2021
FORMATO: 28 cm x 20 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788834902332



Premessa, trovo che i film di Makoto Shinkai siano molto piacevoli, sia graficamente che come trama, in particolare "Your Name" mi è piaciuto parecchio, e, a differenza di "5 cm al secondo" che mi ha annoiato rivederlo, questo l'ho gradito anche la seconda volta.
Non è questo il primo simil artbook in italiano della J-POP, nel 2017 aveva pubblicato "Il fantastico mondo Tatsunoko" , la differenza tra le due pubblicazioni è che quella di quattro anni fa conteneva scritti di italiani, questa su "Your Name" è una trasposizione/traduzione della stessa opera della Kadokawa messa in commercio nel 2016.
Su questo versante degli artbook in italiano è giusto menzionare la Panini, che partì bene nel 2013, proseguendo con una uscita all'anno fino al 2015, quindi tre in totale, poi fine delle trasmissioni (per quello che ne so io):

Tornando a questa "official visual guide" della J-POP l'ho trovata una bella iniziativa editoriale, forse un pelino in ritardo rispetto all'uscita in Giappone. 



Restando sul versante delle critiche devo far notare che la scelta del carattere è da rimborso oculistico... un po' più piccolo e avrei dovuto comprare un microscopio sub-atomico...
Gentile editore J-POP, non potevi inserire 10 pagine in più (facendomele pagare, sia chiaro) usando un carattere umanamente leggibile?
Forse è stato usato lo stesso carattere dell'edizione nipponica?
Ma i giapponesi ci vedono così tanto meglio di noi italiani?!
Fortunati... io ho perso un paio di diottrie...
Altro particolare che non ho gradito sono gli stucchevoli reciproci complimenti tra i doppiatori, il regista e lo staff, etc. etc. etc., il tutto risulta molto giapponese, ma comprendo bene che i traduttori italiani non potevano omettere lo scritto perché io trovo fastidioso un certo modo di lisciarsi il pelo a vicenda :]
Diciamo che il lettore italiano deve effettuare una certa scrematura delle varie smancerie, concentrandosi sulle informazioni più basilari.
Esercitato il diritto di critica dato dall'aver pagato la pubblicazione, è stato comunque bello leggere una pubblicazione in italiano, di solito compro materiale editoriale in giapponese per poter guardare qualcosa di bello sulle vecchie serie animate, una volta tanto che posso capire cosa ci scrivono, non posso che essere contento.

P.S.
Per cortesia J-POP, la prossima volta un carattere di scrittura leggibile.
Grazie  ^_^

giovedì 23 dicembre 2021

Toyota, la fabbrica della disperazione - Diario di un operaio stagionale




TITOLO: Toyota, la fabbrica della disperazione - Diario di un operaio stagionale
AUTORE: Satoshi Kamata
CASA EDITRICE: Edizioni Punto Rosso
PAGINE: 218
COSTO: 18 
ANNO: 2021
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile on line
CODICE ISBN: 978883512735


Quando ho scoperto on line la pubblicazione di questo libro mi è sorto il dubbio che potesse non essere recente, ma non ho trovato notizie in merito, quindi l'ho acquistato lo stesso. Infatti venne pubblicato in Giappone nel 1973 e in Francia nel 1976, ma a quanto pare mai in Italia...
Sebbene racconti un'epoca ormai strapassata, ritengo sia lettura utile, anche perché la catena di montaggio in fabbrica esiste ancora, e se di certo non è più rappresentata dal caos e l'insicurezza descritti da Satoshi Kamata, non è un lavoro invidiabile.
Parlo per esperienza personale, in quanto per alcuni anni ho svolto occasionalmente dei lavori con i tempi dettati da una macchina, ed è una attività assai stressante. Ricordo bene come le colleghe che si occupavano tutto il giorno di queste lavorazioni ad inizio orario di lavoro riuscivano a reggere i tempi della macchina, dopo pranzo si notavano i primi cedimenti, ma spesso nell'ultima ora scoppiavano, letteralmente. Non era mancanza di impegno (tutte gran lavoratrici), ma era un crollo fisico e psicologico, che nel mio piccolo ho vissuto anch'io. Poi, per fortuna, non lavoravamo alla Toyota descritta nel libro, quindi non ci facevano restare oltre l'orario a recuperare quello che non avevamo prodotto nelle otto ore...
Benché vengano descritte situazioni risalenti al 1972 e 1973 trovo il libro meritevole di essere letto perché esistono molti libri (ed articoli di giornale) che portano ad esempio la Toyota, sia come produttività che come qualità, ancora oggi viene portata ad esempio nelle aziende per i suoi metodi innovativi, ma nessuno racconta a discapito di chi vennero messi a punto.
Non viene mai raccontato neppure il basso livello qualitativo dei prodotti, sempre messi in secondo piano rispetto alla produzione, mentre la sicurezza degli operai non neppure valutata.
Da considerare che quando venne pubblicato il libro la Toyota era il terzo produttore di auto al mondo, oggi è il primo, e tutte le altre case automobilistiche (e non solo quel settore) hanno copiato il metodo Toyota. 
Immagino che stare alla catena di montaggio alla Fiat nello stesso anno in cui ci lavorò Satoshi Kamata non era uno passatempo, ma ritengo che il livello di sfruttamento della mano d'pera messo in atto dalla Toyota fu largamente disumano.
Sommamente istruttivo il ruolo del sindacato aziendale della Toyota, i cui dirigenti erano in gran parte capireparto e dirigenti dell'azienda, in un contesto giapponese in cui già protestare era considerato poco in sintonia con la concordia generale.
Quindi un operaio avrebbe dovuto porre un problema alle medesime persone che nelle otto ore incentivavano e davano direttive sull'aumento della produzione a discapito di sicurezza e salute (ed anche della qualità della produzione).



Il libro è scritto in forma di diario (metto qui sopra la prima pagine tanto per renderne l'idea), ogni giorno riportato contiene il vissuto dell'autore nei sei mesi in cui venne assunto come operaio stagionale alla catena di montaggio che si occupava di assemblare le scatole del cambio.

lunedì 20 dicembre 2021

"Uomo Tigre II°" DVD 1/11 - Yamato Video (edizione 2010)


Trovati ad un euro l'uno non era possibile lasciarli sullo scaffale, anche se sono usciti i cofanetti più "fighi", e poi vidi "L'Uomo Tigre secondo" solo una volta, quindi, dopo aver rivisto in DVD e recensito il primo "Uomo Tigre", non potevo esimermi da concludere la mini saga.
Alla fine, se ero riuscito a sorbirmi 105 episodi disegnati sovente con una animazione molto più che ridotta, direi stentata, potevo guardarmi 33 puntati prodotte nel 1981, quindi con una qualità, in rapporto, stupenda.
Inoltre la trama è molto più asciutta, anche se talvolta un po' banalotta, non mancano comunque degli spunti impegnati.
Il più importante è che il cattivo della serie è un dittatore, non un cattivo perfido al 100% in stile macchietta, ma resta un personaggio negativo, che ha conquistato e detiene il potere con la forza.
E dove c'è un dittatore c'è anche una resistenza, alla faccia di chi asseriva che i cartoni animati giapponesi veicolassero solo violenza.
Ho provato a scervellarmi su quando vidi l'Uomo Tigre II°, di certo ero già grandicello, ma dovevo per forza vedere il sequel!
Penso lo vidi su Telenova o "Junior TV", comunque un tv minore locale, direi nel 1984?
Ritengo fosse la sua prima trasmissione, perché la tv la guardavo regolarmente, e non mi sarebbe sfuggito in una precedente messa in onda.
Detto ciò, ricordavo praticamente tutta la trama nonostante fossero passati quasi 40 anni... questa memoria avrei dovuto riservarla allo studio...   >_<
Come per la recensione degli altri DVD mi limiterò alle curiosità, evitando spoiler esagerati, ammesso che qualcuno non conosca la trama...
L'adattamento ed il doppiaggio mi sono parsi un po' più professionali del primo Uomo Tigre, tranne per il fatto che a più personaggi (in particolare i bambini) sono stati affibbiati improbabili nomi occidentalizzanti o semi occidentali, in una storia ambientata in Giappone risultano abbastanza ridicoli.


Nell'ultimo episodio di Megaloman si può vedere Mari con una mascherina nera in pieno stile Covid.
Mentre nel nono episodio dell'Uomo Tigre II° vediamo Tommy che, per nascondere i lividi di un combattimento, indossa la mascherina simulando un mal di denti.
Bisogna vedere se l'adattamento fosse corretto, però si vede Tommy toccarsi con la mano la guancia. 
Per noi europei l'uso della mascherina è stato uno stravolgimento delle abitudini, tanti manco la portano sul luogo di lavoro anche se dovrebbero indossarla per la propria sicurezza...
In Giappone faceva parte della consuetudine

Iron è la tigre domestica che accompagna l'Uomo Tigre II°,  a parte il fatto che andare in giro con una armatura di metallo non deve essere molto comodo, mi ha sorpreso notare quante botte prenda questo povero animale...
Fina dalla sua prima apparizione si vede Tommy che si allena a suo discapito, calci, pugni, gomitate...
Qui sopra uno dei numerosi casi in cui il povero Iron allena il suo padrone e ne riceve solo botte...

Se nel primo Uomo Tigre vedemmo un certo numero di lottatori che non sapevamo esistere anche nella realtà, come Ikoki e Baba, in questa seconda serie vivemmo una specie di spin off del catch commentato da Tony Fusaro.
Infatti, in base alla mia memoria, i due programmi vennero proposti contemporaneamente, quindi oltre a scoprire che Inoki e Tiger Mask esistevano realmente, vedemmo anche Abdullah the Butcher, Stan Hansen, Tatsumi Fujinami  e Andrè the Giant.
I nomi era pure quasi gli stessi, fisicamente erano identici, non c'era dubbio fossero loro!

sabato 18 dicembre 2021

Anime System, il successo polimediale dell'animazione giapponese



TITOLO: Anime System, il successo polimediale dell'animazione giapponese
AUTORE: Marc Steinberg
CASA EDITRICE: Tunué
PAGINE: 364
COSTO: 29 
ANNO: 2019
FORMATO: 24 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile in libreria
CODICE ISBN: 97888967903496



Nella nota introduttiva di Marco Pellitteri il lettore viene avvisato che questo è uno studio accademico, che analizza l'origine e gli sviluppi della dimensione pubblicitaria e merceologica dell'animazione giapponese in Giappone.
L'avviso è importante perché parte dello scritto è abbastanza ostico, per lo meno lo è stato per me.
Mi pare che comprai il saggio a fine 2019, in questi due anni ho provato a leggere il libro quattro volte (con questa), le altre tre abbandonai dopo la seconda prefazione, quella dell'autore. Mi spaventò (ed anche un po' demoralizzò) la possibilità che tutto il resto dello scritto potesse essere impostato come le due prefazioni, cioè in stile accademico.
Non solo vengono riportati concetti che sono parecchio al di là delle mie capacità di comprensione, ma spesso vi si possono leggere singoli vocaboli sconosciuti (sempre per me)...
Chiaramente, come preciso sempre, la casa editrice e l'autore non sono responsabili della mia ignoranza, ma fare opera di divulgazione, cercando di scrivere in maniera più semplice quando un libro non è più indirizzato solo ai circoli accademici, non è ancora reato   ^_^
Questa quarta volta mi sono imposto di terminare il libro, ci sono riuscito, ma con l'escamotage di saltare i paragrafi che erano palesemente per me incomprensibili, l'alternativa era laurearmi in marketing, sociologia e massmediologia   :]
Devo dire che, leggendo tutto il libro, debbo modificare in parte il mio pregiudizio che mi faceva droppare il saggio alle prefazioni. Infatti in tutti i punti in cui l'autore illustra l'evoluzione degli anime in tv e di come sia cambiato il rapporto tra animazione giapponese, giocattolo e pubblicità i concetti li ho capiti, perché è più che altro una rievocazione storica/cronologica dei fatti.
Le parti del saggio in cui ci si addentra sul versante accademico sono restate abbastanza oscure, oppure chiare solo in parte, ammesso io abbia veramente compreso le parti che mi pare di aver capito...
Detto ciò, anche nei punti più alla mia portata poi ti si parano davanti termini che ti spiazzano, quando ho letto "coalescenza" volevo essere tumulato... ma uno dei top è stato leggere "ex nihilo"... ho quindi cercato il significato di questo latinismo, pensavo fosse qualcosa di assai complesso, mentre significava solo "dal nulla, da zero"... ecco, cosa sarebbe cambiato in fase di traduzione scrivere "dal nulla" al posto di "ex nihilo"?!
Conclusa la parte sfogatoio da frustrazione dovuta ad ignoranza, ci tengo a precisare che lo scritto, dove l'ho capito, è stata una lettura interessante, e di certo chi conosce i temi trattati potrà apprezzarlo maggiormente.
Per questo motivo mi sono permesso di scannerizzare 5 pagine (inserite dopo le mie elucubrazioni) in cui è l'autore stesso a spiegare i contenuti del saggio, così non ci si dovrà basare sul mio punto di vista.

Il primo capitolo ripercorre la storia della produzione e della prima trasmissione televisiva di "Tetsuwan Atom" nel 1963, che è poi uno dei soggetti del saggio. 
In questo capitolo, tra le tante informazioni interessanti, si può leggere che nel 1933 solo il 4% dei film di animazione (ovviamente la tv non esisteva) era basato su un manga, nel 1964 il 90% delle opere animate (serie tv) derivava da manga. Nel 2005 si scese al 67,7%, mentre il 18,6% era basato su romanzi, videogiochi o altre opere, e solo il 15,7% erano produzioni d'animazione originali.
Il termine "anime" diventa di uso comune nel 1977, quanto Osamu Tezuka in una intervista parla di "i miei anime". Prima di ciò il termine "anime" era usato dalla metà degli anni 60 da parte degli addetti ai lavori. Per molti anni dal 1963 il termine usato per le serie tv fu quello di "terebi manga", cioè "fumetto televisivo", molto simile all'italiano "fumetti in tv" di "Supergulp!".
Viene spesso citato il teatrino kamishibai come ispirazione tecnica per l'animazione ridotta di "Tetsuwan Atom" del 1963, a noi può sembrare strano come accostamento perché mai vedemmo quel primissimo "Astroboy", rispetto a quello gli anime che vennero trasmessi da noi dal 1978 erano animazione super fluida  ^_^

        

Visto che tutto il saggio tratta di "Tetsuwan Atom" del 1963, mi pare il minimo vedere la prima puntata.
Sinceramente non avevo mai visto quanto quegli animatori dovettero ridurre l'animazione per poter portare a termine ogni episodio con il bassissimo budget a loro disposizione, fa impressione la quantità di scene praticamente fisse, ma per i bambini del 1963 era il top, bisogna sempre contestualizzare.

domenica 12 dicembre 2021

TV Sorrisi e Canzoni n° 38 dal 20 al 26 settembre 1981 - “Pronto... Capitan Harlock?”, di Paola Zivelli (i bambini telefonano a Giuliano/Harlock)


In quel 1981 la redazione di "TV Sorrisi e Canzoni" ebbe la geniale idea di far parlare telefonicamente i bambini con i propri eroi televisivi, nella voce dei loro doppiatori italici, quasi sempre questi furono personaggi dei cartoni animati giapponesi, fino ad oggi ho presentato quattro di questi numeri, cinque con questo:




Da tutte queste domande dei bambini ai loro eroi animati giapponesi si evince una sola cosa, ammesso che fosse in discussione, che non eravamo dei rincoglioniti, forse eravamo un po' drogati di tv, ma non drogati inebetiti.
Eravamo chiaramente consci della realtà che ci circondava, che faceva ben più paura di un cartone animato, ma vai a spiegarlo agli esperti che dovevano farci la morale.
La cosa un po' demoralizzante è che la stessa cosa capita ancora oggi, sono cambiati i soggetti che dovrebbero rimbambire i bambini, dagli anime si è passati ai social o ai device tecnologici, ma il refrain è uguale.
L'unico argomento pericoloso per la sanità mentale dei giovani, che dalla fine degli anni 70 ad oggi è rimasto sempre lo stesso, sono i videogiochi, tutti gli altri si evolvono o ritornano a cicli regolari.

Da questo numero di "TV Sorrisi" ho omesso come al solito alcuni articoli perché li ho ritenuti meno interessanti, si può consultare l'indice per capire quali.
Tra quelli che ho scelto c'è un articolo sul telefilm ciclistico "L'America in bicicletta" (titolo originale "Breaking Away"), la commedia musicale "Accendiamo la lampada" (a cui vengono dedicate ben 6 pagine) in cui recitava la stupenda Gloria Guida, il ballerino Russell Russell (che mi pare di capire sia poi restato in Italia), una intervista all'allora ministro della Pubblica Istruzione Guido Bodrato, da cui si evince che le cose non sono cambiate molto nella scuola pubblica...



Nell'autunno del 1980 Gianni Giuliano si espresse abbastanza negativamente riguardo agli anime:
"Non posso certo impedire a io figlio Andrea di 8 anni di vedere i cartoon giapponesi, ma sono assolutamente contrario a questa forma di fantasia computerizzata e plagiatrice... sono, in fondo, un trip, un viaggio drogato nello spazio" 


Chissà se a distanza di un anno il doppiatore di Capitan Harlock, ascoltando le voce degli strippati spaziali che volevano parlare con lui, cambiò opinione, in fondo mi sembra che posero domande sensate, preoccupati più delle ingiustizie reali che di quelle perpetrate da Raflesia e dai burocrati del governo mondiale.

sabato 11 dicembre 2021

Catalogo della mostra "Manga Heroes, da Osamu Tezuka ai Pokemon - Anime Pop Culture Toys"



TITOLO: Catalogo della mostra "Manga Heroes, da Osamu Tezuka ai Pokemon"
AUTORE: Jacopo Costa Buranelli e Fabrizio Modina
CASA EDITRICE: 
PAGINE: 406
COSTO: 40 
ANNO: 2021
FORMATO: 22 cm x 22 cm
REPERIBILITA': nel bookshop della mostra
CODICE ISBN: 


Questo catalogo sana, a mio avviso, una ferita indelebile sofferta nel 2009, quando andai alla mostra torinese "Manga Impact" e non trovai disponibile il catalogo, che, come appresi da Fabrizio Modina nel 2015 (link), non venne mai pubblicato.
Le due mostre, infatti, hanno in comune la partecipazione del mega collezionista di robottoni, ma assieme ai suoi inestimabili pezzi si potranno ammirare anche quelli di altri 24 collezionisti, per un totale di 1890 oggetti esposti!
A cui vanno aggiunte 290 tavole manga esposte.
Il catalogo ripropone tutti i pezzi da collezione sia per quanto riguarda i giocattoli, i disegni originali, i cell, i poster (cinematografici e non) ed infine il materiale cartaceo.
A causa della mia fissa per la carta i pezzi che ho trovato più belli in assoluto sono le brochure della Toei, della Doro e della ITB sui cartoni animati giapponesi che vedemmo in televisione.
Chiaramente la parte del leone la fanno i modellini dei robottoni e degli altri personaggi animati giapponesi, ma io non potevo restare insensibile a quei fogli in A4 con quelle brevi descrizioni della sinossi, stupendi!
Ho fatto una caterva di foto e alcuni filmati su tutto quel ben di Dio, ma finché la mostra sarà visitabile (il 2 gennaio) non posterò nulla per non rovinare la sorpresa agli eventuali visitatori, che per quanto mi riguarda invito vivamente a recarsi a questa stupenda mostra.
Tra l'altro il luogo è anche facilmente raggiungibile, a quattro fermate di tram dalla stazione dei treni "Garibaldi", dove fanno fermata anche due linee della metropolitana.
Il catalogo è molto bello, oggi oggetto è numerato e descritto, se non ho capito male non sarà possibile acquistarlo online, ma solo al bookshop della mostra.
Risulta ingiusto citare un pezzo a discapito di altri, ma per parte mia ho avuto un sussulto al cuore nel vedere lo stampo del Goldrake della Fabianplastica, ma anche la moto (vera) di Hisoshi Shiba o l'uniforme di lady oscar (quella da guardia reale) mi hanno gasato.
L'arco temporale, come recita il titolo della mostra, va da i personaggi di Osamu Tezuka ai Pokemon, ma c'è qualcosina su "L'attacco dei Giganti" oppure "Demon Slayers", ma il grosso della mostra è sull'animazione del first impact.
Sul catalogo mi permetto una sola annotazione critica, la si può desumere dall'immagine qui sotto.


Comprendo bene che il catalogo già constava di 400 pagine, però tra queste capita abbastanza spesso la situazione di cui sopra, cioè che un articolo illustrato sia stato piazzato a metà tra le due pagine, il che ne rende impossibile la fruizione visiva, che sarebbe lo scopo di un catalogo.
Forse si sarebbero potute incrementare le pagine (con un aumento di prezzo), in modo da evitare di rovinare la consultazione di numerosi pezzi da collezione.


Voi tutti adepti di "Atlas Ufo Robot" prostratevi di fronte alle sacre scritture!  ^_^

mercoledì 8 dicembre 2021

"Speciale L'Impero colpisce ancora", di Ketty De Chirico - "Aliens - Rivista di fantascienza" luglio/agosto 1980

In un post sulla rivista "Aliens - Rivista di fantascienza" avevo annotato che nei nove numeri in cui venne pubblicata l'attenzione verso l'animazione di fantascienza nipponica fu incredibilmente pari a zero, chiaramente non furono ignorati i kolossal statunitensi di fantascienza.
Quindi nell'ultimo numero della rivista è presente l'anteprima dell'episodio V della saga di George Lucas, il film in Italia uscì nella sale il 12 settembre, la rivista uscì a luglio, un paio di mesi e mezzo prima di poterlo vedere al cinema.
Sull'autrice dell'articolo non ho trovato informazioni, magari usò uno pseudonimo.
Lo scritto è di ben 10 pagine, parecchio approfondito, immagino attinsero a fonti anglosassoni, mi pare di capire dall'incipit dell'articolo che l'autrice assistette alla prima londinese del film, ergo a maggio 1980.
Nelle 10 pagine si spoilera gran parte del film, e la cosa ai tempi (come oggi) non mi avrebbe allietato molto. La sinossi ripercorre tutto il film, ci sono un paio (o più) di errorini o semplificazioni, ma nulla di gravissimo, difficile prendere appunti mentre si guarda un film al cinema.
Non comprendo, però, il senso di anticipare tutto il film a persone che avrebbero voluto vederlo sul grande schermo.
Dal continuo spoiler fece eccezione la scoperta che Luke fosse il figlio di Lord Fener (chiamato Darth Vader), si vede che l'autrice ebbe pietà del futuro spettatore del film   :]
Ho trovato molto curioso il fatto che si continui a chiamare sia la principessa Leila che Ian Solo (e non solo loro) con i nomi originali di Leia e Han, lo potevo capire ai tempi dei primi articoli di anteprima per il primo film, ma ormai eravamo al sequel, i nomi italici erano noti. Si vede che i "puristi" italiano nascono ben prima dei fan di animazione giapponese degli anni 2000  ^_^
Oppure la giornalista era inglese con un cognome italiane e collaborò con la rivista nostra   ^_^
Mi ha divertito molto leggere che Chube stesse "bestemmiando e grugnendo" mentre cercava di riparare il Millenium Falcon quando erano ancora sul pianeta Hoth, che grugnisse lo avevo notato, mentre che quelle fossero bestemmie non lo avrei mai immaginato   :]
Terminati gli spoiler sono presenti le testimonianze/interviste a George Lucas, Mark Hamil, Carrie Fisher, Harrison Ford, Irvin Kerschner (il regista), infine l'articolo è chiuso con le curiosità sul film, alcune delle quali non conoscevo
Mi pare che nel libro "George Lucas - La biografia" venga raccontato che Lucas dovette in parte esautorare il regista Irvin Kerschner perché stava portando il film su lidi a lui non graditi.
L'autrice avvisa il lettore che i film della saga di "Guerre Stellari", ben tre trilogie, ci accompagneranno fino agli anni 2000.
Beh, era stata ottimista   ^_^


In questi anni ho postato più articoli di anteprima o recensione dei film di Lucas:








In quest'ultimo post ironizzavo (come spesso mi accade senza motivo...) sul titolo provvisorio del terzo film della saga, mi sembrava assurdo potesse essere "La vendetta di Joda", infatti era "La vendetta dello Jedi", in questo articolo di poco più di un anno prima era già riportato "La vendetta dello Jedi".

Buona lettura

lunedì 6 dicembre 2021

Gli articoli sul Giappone del quotidiano "Libertà" scritti da Antonio Widmar - parte 2 (1978/79)


Consultando online il quotidiano piacentino  "Libertà" mi sono imbattuto in una serie di articoli sul Giappone a firma Antonio Widmar, nel primo post ne ho pubblicati tre del 1977:

Mi rifaccio al link qui sopra per le poche informazioni che ho trovato sull'autore, preciso che non ho ancora compreso se l'Antonio Widmar che ho trovato fosse lo stesso che scriveva gli articoli.
In questa seconda parte mostro altri tre articoli, due del 1978 ed uno del 1979.
Il primo (sopra e qui sotto a proseguire) è del 3 giugno 1978 e riguarda la cronaca scolastica nipponica, un argomento che ho trattato in più post, sotto vari punti di vista, eccone alcuni:

In Italia non mandare un minorenne a scuola è configurabile come un reato, intervengono le autorità scolastiche ed infine le forze dell'ordine, in Giappone non funziona nel medesimo modo, altrimenti il fenomeno "hikikomori" non avrebbe raggiunto le dimensioni di un problema endemico protrattosi nei decenni.
L'articolo verte proprio sul 15enne Tacheo (Takeo?) Kubo che studiando a casa riuscì a passare l'esame per accedere alla carriera di giureconsulto, passarono l'esame in 69 su 1870 candidati... studiando 12 ore al giorno... poi uno fa hikikomori...
Il padre era un ex ufficiale della Kempetai... in assenza della madre si è occupato lui dell'educazione del figlio, immagino i metodi per farlo studiare sto povero ragazzino   >_<
C'è un brevissimo accenno sulla passione di Tacheo per i fumetti (manga?), durata un paio di anni, che alla fine lo stufarono.


domenica 5 dicembre 2021

Super Stickers Panini (1979) - parte 2


Ormai sei anni fa avevo riesumato dalla cantina la serie di figurine senza album (quindi adesivi?) della Panini "Super Stickers" annata 1979:

Stavolta, grazie ad un rinvenimento ad un mercatina dell'usato, mostro un centinaio di queste figurine, le uniche senza album che io abbia mai collezionato.
Si noterà che in alcuni casi i due post contemplano i medesimi adesivi, sinceramente non avevo voglia di effettuare la scrematura "ce l'ho/manca"   ^_^
Comunque, a differenza del primo post, che vedeva anche figurine che ai tempi avevo appiccicato ad un quaderno, stavolta tutti gli esemplari sono intonsi, quindi aveva senso riproporli nella loro forma originaria.
Chiaramente la prima immagine non poteva essere che quella del robot "Krunng", che più che un nome immagino fosse una onomatopea, ma io da bambino ero convinto facesse parte di una qualche cartone animato giapponese che non era ancora stato trasmesso, tipo il Raideen   :]
Tra l'altro si potrà notare come "Krunng" stritoli un ufo del medesimo colore rosa dell'astronave di Hydargos, difficile che i disegnatori Panini non fossero stato influenzati da "Atlas Ufo Robot" per scegliere una tonalità così poco fantascientifica.



Il coetaneo (spero stia bene...) che collezionò queste figurine Panini doveva essere un appassionato di motori, in quanto questo tema è il più numeroso nel pacchettone di figurine.
E' una considerazione un po' triste da fare, ma ho notato che da quando è apparso il Covid e hanno riaperto i mercatini, trovo sempre più spesso materiale del mio periodo di interesse, psero non sia una diretta conseguenza...
Un giorno anche tutto quello che c'è qui sul blog finirà in un mercatino dell'usato, oppure su un altro blog di un coetaneo o quasi...  ^_^
Torno al post...
Purtroppo la scan non evidenzia molto bene gli adesivi d'orati, mentre quelli argentati risaltano al massimo.
La Panini ebbe la furbetta idea di mettere in commercio il medesimo adesivo ma con colorazioni e materiali diversi, nel caso qua sopra vediamo a sinistra la Suzuki e la Kawasaki d'orate, a destra le versioni argentate.
Nel caso di altri soggetti veniva usato come materiale un vellutino/tessuto, lo si può apprezzare con i segni zodiacali e per i personaggi famosi, di cui ho entrambe le versioni di uno stesso soggetto.
Non saprei come identificare meglio questo materiale, che io consideravo di maggior valore rispetto al classico adesivo.
Gli adesivi in oro ed argento erano quelli più di pregio negli scambi, poi c'era il tessuto, infine il materiale cartaceo con sfondo bianco.
Posso ipotizzare che la raccolta "Super Stickers" per la Panini dovesse essere indirizzata anche alle bambine, in quanto ci sono soggetti che nulla avevano a che fare con l'immaginario dei maschietti dell'epoca, cuoricini, animaletti, segni zodiacali etc. etc., chiaramente è una mia ipotesi.

sabato 4 dicembre 2021

"Hyouga Senshi Gaislugger TV Ehon" (Guyslugger) - 1977 (libro illustrato tv)


Ringrazio di nuovo Andrea e Valentina per il materiale  ^_^

Non ho mai seguito questa serie, la somiglianza tra alcuni dei protagonisti e quelli dei "Cyborg 009" probabilmente me li fece considerare una quasi copia, oltre al fatto che forse ero un po' grandicello per una trama di questo tipo, mentre seguivo assiduamente "Lady Oscar".
Rispetto agli altri quattro "TV Ehon" che ho postato fino ad oggi le tavole illustrate sono molto belle, in particolare la seconda e la quinta doppia pagina, in entrambe viene mostrata l'astronave Solon, paiono disegni tratti da altre pubblicazioni.




Da notare che i dischi nemici assomigliano sia al TFO di Alcor/Koji (trasmesso in Giappone nel 1975) che all'UFO di George Adamski, fotografato nel dicembre 1952, quindi in entrambi i casi prima della produzione di "Guyslugger".
Ovviamente fu l'UFO di Adamski ad influenzare l'animazione nipponica sul versate ufologico, chissà, forse fu la collana statunitense  "Il mondo dell'occulto" ad influenzare gli animatori nipponici.




Ho guardato l'episodio 13 (scelto a caso) di questa serie ("Attacco alla Solon"), tanto per capire le dinamiche della trama, ed ho notato quanto gli alieni nemici Imbem, nella figura di un bambino Imbem, assomiglino ad alcuni alieni del cortometraggio Toei "Questo è un UFO! I dischi volanti" (Toei 1975).
C'è da dire che la forma degli alieni era abbastanza classica, verdi, occhi rossi, orecchie a punta, inquietanti. nella media.

mercoledì 1 dicembre 2021

"Zaxxon, da un classico videogame un entusiasmante gioco da tavolo" - MB Giochi (1983)


Oggigiorno è usuale che un videogame venga trasposto in boardgame (gioco in scatola), non era così all'alba dei videogiochi tra la fine degli anni 70 ed i primissimi anni 80, ma la "MB Giochi"  (penso per prima) attorno al 1983 tradusse per il mercato italiano una serie di giochi in scatola tratti da videogame arcade a cui avevamo giocato ai cabinati dei bar o sulla console Atari:
Pacman; Defender; Frogger; Berzerk; Donkey Kong; Turbo Centipede; Zaxxon 


Quindi prima giocavi ad un videogioco inventato e prodotto da degli stranieri, buttando decine di monetine dentro una fessurina con scritto "INSERT COIN" oppure ti compravano una costosissima console, poi gli stessi stranieri ti vendevano il gioco in scatola... diabolici... 
Per fortuna non erano cartoni animati giapponesi (anche se alcuni di questi articoli erano comunque di matrice nipponica), ergo gli adulti non ebbero nulla da ridire sulla provenienza statunitense della "Milton Bradley". 
Tutto ok, in questo caso il bambino non era trattato da mero consumatore seriale.
Ad un mercatino dell'usato ho recuperato come nuovo proprio uno di questi otto giochi in scatola del filone videogiochi prodotti dalla "MB Giochi": Zaxxon!



Piccolo passo indietro per contestualizzare Zaxxon.
Capii che non sarei mai stato un fenomeno ai videogiochi quando mi resi conto che non riuscivo a manovrare la navicella in Zaxxon, in quanto, oltre ai classici comandi destra, sinistra, avanti ed indietro quei maledetti programmatori avevano previsto anche il su ed il giù... un disastro... 
L'immagine in basso a destra è l'uscita dal primo schermo, sinceramente non ricordo di averla mai raggiunta... magari sarà anche capitato, ma le astronavi nemiche nello spazio profondo disposte su altezze differenti proprio non le ricordavo... 
Basta solo rivelare che ho capito solo adesso che Zaxxon era il boss finale... chi ci è mai arrivato?  ^_^
Nonostante la mia incapacità cronica a proseguire i quadri e il mio frantumarmi contro i muri, perché erravo la valutazione altimetrica del velivolo (ricordo bene il crash...), ci giocai regolarmente, fino a quando il bar che lo ospitava non lo sostituì con un altro cabinato, mi pare "Moon Patrol".
Fu per me quasi un sollievo, non dovevo più subire l'onta di sfracellarmi con Zaxxon, ora potevo esplodere con "Moon Patrol"...    T_T


           

L'audio in sottofondo è logicamente quello del videogioco da bar  :]
Ho letto il regolamento, e sinceramente non risulta chiarissimo, per fortuna non ci debbo giocare  :]
E' scritto/tradotto maluccio, troppo succinto, qualche riga in più non avrebbe fatto male, i disegni, invece, aiutano ad arrivare dove lo scritto fallisce.
Nella confezione, oltre ad essere tutto intonso ed ancora nuovo, c'era anche cataloghino pieghevole della "MB Giochi, che non mostrava giochi particolarmente desiderabili, fatta eccezione per il Simon (che non è un gioco in scatola). 
Non per nulla dei 66 giochi in scatola che ho recensito fino ad oggi questo è il primo della "MB Giochi", anche se ci sarebbe il Batman della "Editrice Giochi" che sulla confezione riporta anche il marchio "MB".
Nei 67 giochi in scatola totali primeggia la "Clementoni" con 23 articoli, 
segue la "Editrice Giochi" con 21, 
poi la "Mondadori Giochi" con 7, 
"Giochi Mattel" con 6, 
"Giochi Club" con 3, 
infine con un gioco di società a testa la "Elyart Italiana", "Editoys", "Edizioni Salani", "Adica Pongo", "Edizioni Cicogna", "Gaf".


domenica 28 novembre 2021

"Onda TV" dal 9 al 15 aprile 1978 - quinto numero della rivista


Questi primi numeri di "Onda TV" hanno delle caratteristiche comuni:
sono Antenna3lombardia centrici;
contengono poco scritto, massimo tre articoli, dei quali solo il primo a due pagine;
il numero di pagine non arriva a 30.

L'ultimo aspetto mi permette di non mettere sotto stress il mio povero scanner...   ^_^
Se qualche appassionato volesse mai redigere una storia di "Antenna 3 Lombardia" in stile nicoriano dovrebbe per forza recuperare le prime due annate di "Onda TV", in quanto gli articoli sono quasi sempre sulle trasmissioni di questa tv privata.
Questa volta in copertina ci sono Enzo Tortora e Lucio Flauto, e all'interno c'è un'anteprima sui nuovi spettacoli dell'emittente privata, in pratica un monopolio   :]
 



Interessante il riquadro in terza pagina, in cui la redazione rende conto del risultato attuale del sondaggio postale dove i telespettatori dovevano compilare una scheda con la classifica delle televisione più viste.
Oltre al fatto che è la stessa redazione a sentirsi un po' in imbarazzo perché "Antenna 3 Lombardia" risultava più vista della Rete 1 Rai, fatto abbastanza improbabile, tanto che ci tengono a precisare che loro non sono il "giornale di Antenna 3", ci viene spiegato che "Onda TV" era venduta in tutta la Lombardia più le province di Novara, Vercelli, Alessandria, Piacenza e Parma.
Sapere il bacino distributivo di "Onda TV" era una curiosità che avevo da tempo, visto che le emittenti erano sempre lombarde/milanesi.
Per quanto riguarda i palinsesti non c'è nulla di eclatante, ma l'aver postato cinque numeri con i programmi delle tv locali lombarde (purtroppo il numero 2 è solo tramite foto), può permettere di capire quale fosse l'offerta concorrenziale alla Rai. 
Sul versante nipponico c'è il film d'animazione "Il gatto con gli stivali" (martedì su Lombardia 1), dove incredibilmente viene riportato correttamente il regista Kimio Yabuki, il solito "Kimba il leone bianco" (martedì su Bergamo tv)

Peccato che spesso film, telefilm e soprattutto cartoni animati non vengono presentati con il loro titolo.
Il motivo per il quale i magazzini della case di produzione giapponesi di animazione vennero saccheggiati sta in questi un po' striminziti palinsesti delle tv locali, dove film, telefilm e cartoni animati erano vecchi come il cucco, l'unica cosa nuova era il numero disponibile a tutte le ore dei film e i programmi autoprodotti.
Ovviamente il terzo aspetto attrattivo erano i film vietati ai minori trasmessi da alcuni emittenti dopo mezzanotte (e non sempre dopo).


sabato 27 novembre 2021

"Goldrake e i pericoli della violenza in TV", di Luigi Serravalli - "L'Adige" 9 aprile 1980



Trovare un articolo su Goldrake e soci nella pagina degli spettacoli era usuale e pure logico:
programma tv = pagina degli spettacoli televisivi

A dimostrazione di quanto il tema "cartoni animati giapponesi" fosse diventato importante si può considerare il fatto che un numero non basso di articoli venne pubblicato in terza pagina, la pagina culturale allestita da ogni quotidiano.
Come si può vedere dall'immagine sopra a pagina tre de "L'Adige" del 9 aprile 1980, in pieno tsunami mediatico contro gli anime, tra un articolo su una mostra d'arte ("Pietro Annigoni", spero sia lui...) ed uno sulla scuola in Trentino, campeggiava il dibattito sul nostro Goldrake e la violenza in TV.
Posso ipotizzare che, a differenza della pagina degli spettacoli, dove magari gli articoli erano un po' frettolosi e poco approfonditi (in fondo si trattava solo di programmi televisivi), in terza pagina il contributo venisse un minimo programmato.
C'era un giornalista che veniva inviato ad una mostra, ad un dibattito pubblico oppure che si interessava di un argomento specifico, dandogli il tempo di approfondire la tematica.
Ovviamente non a livello di una (pre) saggistica, ma comunque con più tranquillità di un articolo usa e getta della pagina degli spettacoli, non la più importante di un quotidiano.
Un altro fattore, quindi, era che un articolo sulla prestigiosa terza pagina di un quotidiano si presumeva dovesse essere più ponderato, si presumeva...
L'articolo prende spunto dal convegno "Ragazzi, cinema e TV" svoltosi a Milano, a cui partecipò anche Giannalberto Bendazzi, un esperto del tema animazione, ma che sul versante nipponico dimostrò di essere un po' deboluccio.
Nonostante fosse stata la terza pagina ad ospitare l'articolo, questo si è dimostrato un mix di cattiva comprensione dei contenuti e della trama dell'anime, non conoscenza della tematica "animazione giapponese" e, purtroppo, ha forse voluto essere uno scritto alla "sbatti il mostro in prima pagina", anzi, terza pagina   ^_^
Quando si arriva a paragonare i prodotti della Toei (ergo Goldrake per primo) a quello che fece il nazismo (citato a distanza di 35 anni dalla sua fine, quindi ancora vivido negli adulti) agli ebrei, in quanto Hitler era Goldrake e gli ebrei il nemico Vega, o non si era capita la trama dell'anime oppure non si era capita la storia...
Sarebbe bastato accendere la televisione un paio di ore, facendo zapping alla ricerca di qualche anime robotico, per capire che erano i cattivi ad essere emuli, nei gesti, nei nomi e nelle divise, degli assassini nazifascisti. 
Magari l'autore dell'articolo avrebbe potuto incrociare il cancelliere Doppler o il maresciallo Hidler, comprendendo che in Danguard l'ideologia dei cattivi era quella nazista e che in Getta Robot uno dei capi era un Hitler con le corna, che ha almeno un valore di scherno verso il dittatore.
Invece no, Goldrake dovette subire l'onta di essere paragonato pure ai nazisti... la più terribile delle accuse, e cosa c'è di più diseducativo se non un cartone animato che veicola l'ideologia nazista?
Potrà mai un genitore sano di mete far vedere al proprio figlio un eroe in stile Hitler?



Ma perché secondo i giornalisti e gli esperti noi accoglievamo acriticamente la violenza visibile in Goldrake?
Io capivo bene che c'era la violenza dell'aggressore e quella di colui che si difendeva, non fosse solo per il fatto che la vivevamo tutti i giorni a scuola o in cortile, visto che il bullismo nasce come nome oggi, ma la pratica, seppur non amplificata dai social, è sempre stata praticata.
Per quegli adulti dovevamo essere veramente dei grandissimi minkioni...
Ma si poteva (o si può) pretendere che un bambino si interessi all'attualità politica?
Certo che vedevo e capivo che c'era il terrorismo, la mafia, i rapimenti, la corruzione, ma li mettevo da parte per giocare, mica mi ci mangiavo il fegato come faccio oggi che sono adulto...
L'autore parte una un presupposto chiaramente fallace, cioè che non fosse ben definita la figura di Actarus/Goldrake, era umano o tecnologico?
Ma che razza di dubbio era?   >_<
Actarus era il pilota di Goldrake, immagino come l'autore fosse il guidatore della sua auto.
Non avevo dubbi sulla diversità tra un tassista e il suo taxi, non vedo perché avrei dovuto avere problemi ad individuare chi e cosa fossero Actarus e Goldrake...
boh...