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martedì 25 aprile 2023

Il primo manga pubblicato in Italia: "Storia di una donna astuta e crudele", di Yajima Kenji - "Banzai" luglio 1978 in allegato a "Super Banzai" novembre 1978

Per un puro e fortuito caso ho recuperato quello che ad oggi direi proprio che è temporalmente il primo manga di una storia completa pubblicato in Italia, cioè nel luglio del 1978.
Fino ad ora questa primogenitura toccava al manga del "Grande Mazinga" pubblicato dalla Fabbri, che secondo "Encirobot" risale a fine novembre 1979:

Da cui in seguito venne pubblicato il primo cartonato Fabbri:

Segue il manga di "Candy Candy" sempre della Fabbri:

Più o meno contestualmente la rivista Eureka nell'agosto 1980 pubblica la prima storia di "Golgo 13", inserisco a fine post la copertina più tre pagine del manga.
Tutte queste pubblicazione videro le tavole invertite all'Occidentale rispetto al formato giapponese, e nel caso del Grande Mazinga e di Candy Candy anche la colorazione delle tavole, per venire in contro ai gusti dei bambini italiani.
Nel luglio 1978, però, la rivista di arti marziali "Banzai" pubblicò un manga autoconclusivo di Yajima Kenji, il cui titolo in italiano è "Storia di una donna astuta e crudele".
Il numero di "Banzai" del luglio 1978 che ho recuperato era allegato ad uno speciale su Bruce Lee di "Super Banzai" del novembre 1978, tra l'altro è il motivo per cui ho comprato la rivista ad un mercatino, neppure mi ero accorto che dentro era pubblicato un manga  ^_^
Ho risfogliato quasi tutta la mia saggistica sui manga, ma non ho trovato una sola citazione inerente a questo mangaka, pare che Yajima Kenj non sia mai esistito, nonostante che alcuni libri siano di matrice francese e inglese. 
Yajima Kenji non pervenuto, salvo una qualche mia svista.
Sul web ho trovato una sola, ma rivelatrice, fonte francese che parla del mangaka che disegnava storie di samurai di genere gekiga:




Ho quindi cliccato i link proposti dall'articolo online, trovando la fonte originaria del manga di Yajima Kenji pubblicato da "Banzai" nel luglio 1978, cioè un'altra rivista di arti marziali, ma di matrice francese, "Budo":
Budo Magazine Europe, les mangas publiés en 1971 (verso la fine del post sono mostrate 4 scan)



Come si può leggere nel post di "Le Chapelier Fou" la rivista di arti marziali francese pubblicò numerosi manga di storie di samurai senza averne i diritti, tra cui nel settembre del 1971 questo di Yajima Kenji, dal titolo francese di "Historie d'une femme pauvre et cruelle", cioè "Storia di una donna povera e crudele".
E' abbastanza logico immaginare che la casa editrice italiana che pubblicava "Banzai" venne in possesso del numero di "Budo" del settembre 1971, e decise di pubblicare a sua volta (ipotizzo senza averne i diritti) il manga sui samurai, tradusse il testo ed il titolo (modificando "povera" in "astuta"), ma invertendo le tavole all'Occidentale.
Operazione che i francesi non avevano eseguito, lasciando le tavole nella versione nipponica da destra verso sinistra, magari solo per ridurre i costi.
Ma qual era il titolo originale giapponese?
Poco più sotto ho cercato di estrapolare gli ideogrammi visibili e tradurli, per quel poco che può valere Google Traslate.

domenica 17 luglio 2022

"Panorama politico dell'Estremo Oriente - Il Giappone e il continente asiatico", di Marco Maffei - "Le vie del mondo, rivista mensile della consociazione turistica italiana" maggio 1941


Ho scovato un'altra rivista di epoca fascista che ospitò vari articoli sul Giappone, ovviamente non era come "Yamato, mensile italo giapponese", testata incentrata solo sul paese del Sol Levante, ma essendo una rivista turistica spaziava su tutte le nazioni del mondo, compreso l'Impero nipponico.
La rivista è "Le vie del mondo, rivista mensile della consociazione turistica italiana", e passando in rassegna molti numeri ad un mercatino dell'usato ne ho selezionate cinque, che ad un euro l'uno erano per forza da acquistare  ^_^
Avendo dovuto sfogliare quasi ogni pagina di una 30ntina di numeri posso affermare che la rivista merita di essere considerata nel caso si facciano ricerche simili alla mia ma su altre nazioni, spesso i titoli degli articoli sembrano quasi parlare di popolazioni di altri pianeti!
E immagino che visto i tempi erano considerate tali le popolazioni sperdute di Africa, Asia e sud America. Purtroppo non era presente un indice di ogni numero, quindi non posso dare un'idea dei temi trattati, che non si limitavano al mero turismo, richiamato anche nel titolo della testata, ma spaziavano dalla storia alla politica estera, il tutto ovviamente dal punto di vista distorto di una dittatura fascista.
Lo si nota subito da come vengono riepilogate le prime occupazioni nipponiche delle nazioni vicine nella pagina sopra (ed in seguito per tutte le successive), il Giappone dovette invadere Formosa e la Corea!
Non volevano, ma queste nazioni si comportavano in maniera antipatica verso il Giappone!   ^_^




sabato 19 marzo 2022

Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1943


E' più di un anno che non posto numeri della rivista "Yamato", talvolta mi perdo dei filoni che meriterebbero di essere proseguiti.
Ad oggi ho postato dieci numeri del mensile italo giapponese:



Quello di oggi è il secondo numero del 1943 che posto, e contiene numerosi spunti interessanti, per esempio un lungo articolo a firma dell'addetto militare dell'ambasciata nipponica a Roma, il generale Moriakira Shimizu, che esaltava lo spirito dei soldati italiani e giapponesi contro "le difficoltà costituite dalla potenza materiale"... 
In pratica i due eserciti erano tecnologicamente inferiori, chi stava al fronte si impegnava in gesta eroiche per non crepare, non riuscendoci neppure a sopravvivere...
Il privilegio di leggere questi articoli è che si può conoscere, a dispetto dei lettori del periodo, tutta la vita di chi scriveva, e da quello che si può intuire dal link di Wikipedia di cui sopra, parrebbe che questo esaltatore del sacrificio altrui in battaglia, la battaglia non la vide mai... e mandiamoceli un po' di generali al fronte (tipo Ucraina), che magari qualcuno capisce come vanno le cose...
Ovviamente il generale Shimizu campò fino al 1979, i soldati che lui ammirava per il loro spirito indomito di sacrificio non furono così fortunati...
Il secondo articolo (Spiriti e volontà) è la cronaca della conquista giapponese di Singapore, ad opera del generale Yamashita... bella personcina...
Il terzo articolo l'ho anticipato qui sotto.
Il quarto articolo racconta la vita della contadina giapponese, che non doveva essere comoda, come in qualunque altra nazione del mondo.
Il quinto articolo è sul teatro giapponese, necessita di una certa conoscenza dell'argomento, ma immagino sia assai interessante.
Torno, quindi, al terzo articolo, che mi ha ricordato molto le atmosfere pseudo storico-scientifiche del Gaiking:
"Ipotesi sulla geogenesi dell'arcipelago  nipponico"


Prima curiosità, ormai il termine "geogenesi" non esiste più.
Lo scritto si divide in due parti, c'è quella scientifica ad opera del colonnello Nerio Brunetti, e poi quella mitologica di T, penso Giuseppe Tucci, dal titolo "Il trascinamento del paese e il territorio Mu".
E' importante chiarire che l'argomento scientifico della deriva dei continenti troverà una teoria scientifica unanimemente riconosciuta solo alla fine degli anni 50, quindi è logico che Brunetti si rifaccia alle teorie considerate più in voga in quel periodo:

Ma quando sulla mappa si legge "Territorio Mu", già vedo il Gaiking partire in missione, ma anche Capitan Harlock alla ricerca delle mazoniane in fondo all'oceano.
Non ho mai visto il Raideen, ma questo robottone era proprio stato creato dalla civiltà Mu!
Quindi tutto torna!  
Kolosimo e la Sunrise avevano ragione! ^_^
In special modo l'articolo di "T.", con la spiegazione della scrittura "Kohau Rongo Rongo" dell'isola di Pasqua, è veramente una sceneggiatura di un episodio del Gaiking!

domenica 3 ottobre 2021

"L'espansione dell'Impero Nipponico" - "Relazioni Internazionali, Settimanale di Politica Estera" - 17 gennaio 1942


Questa rivista l'avevo vista spesso su Ebay, ma il rapporto costo/contenuti sul Giappone non valeva l'acquisto, in quanto la testata rendeva conto di tutta la politica estera, e quindi sull'alleato nipponico potevano esserci al massimo un paio di articoli.
Mi è venuto in aiuto il solito mercatino, dove ne ho potute recuperare un po' ad un euro l'una, e a quella cifra si prendono   ^_^
La rivista era strutturata in due parte distinte, la prima vede numerosi articoli sulle evoluzioni di politica estera, nella seconda si può leggere il bollettino di guerra della settimana precedente. Ovvio che tutta la rivista era propaganda, e il bollettino militare era la propaganda della propaganda, capita anche oggi, figuriamoci sotto una dittatura...
Ho scannerizzato le quattro pagine dell'articolo nella forma originale, più sotto ho splittato le pagine per rendere lo scritto più leggibile.
Alla fine il bollettino di guerra solo delle notizie riguardanti il Giappone.





Anticipo una colonnina del bollettino di guerra del 6 gennaio 1942, in cui ci sono tre notizie interessanti:
Il timore nipponico che i sovietici li fregassero, cosa che capiterà il giorno della resa;
L'annuncio della colonizzazione dei civili giapponesi nel Manciukuò, programmata fino al 1946;
Lo stimolo che i giapponesi diedero all'indipendenza delle colonie occidentali con la promozione di leader indipendentisti autoctoni, che chiaramente non avrebbero potuto chiedere l'indipendenza dai giapponesi.



giovedì 8 aprile 2021

Il Giappone in guerra - "Storia ieri e oggi" 15/30 novembre 1941 (seconda ed ultima parte)


Seconda ed ultima parte del numero monografico sul Giappone di "Storia ieri e oggi", che poi ci sono articoli anche su altre nazioni asiatiche, ma occupate dal Giappone o con risvolti di interesse nipponico.
me avevo scritto nel post precedete l'impaginazione di questa rivista, come tutte quelle del periodo, era molto caotica, con colonne di differenti misure anche nella stessa pagina e foto che si sovrappongono le une alle altre, infine didascalie uniche per più immagini. Essendo il tutto in formato più grande del mio scanner A4, ho dovuto fare opera di copia/taglia/incolla, spero che lo scritto sia fruibile comunque. Ho comunque inserito ogni colonna scritta dell'articolo tutto di seguito ed alla fine le immagine singole di quell'articolo.
Gli articoli di questa seconda parte sono quattro:
"La potenza navale nipponica" di S. P. (il Silvio Platen di uno scritto della prima parte?);
"Il soldato Orientale" di Mario Moderi;
"La guerra nel pacifico" di Marcello Tassi;
"Hong Kong perla della corona" di D.;
"Petrolio e spezie" di D. M. D.

Dei quattro scritti quello più interessante, ma anche triste, è il secondo, dove la retorica sull'imperatore Dio per il quale il soldato giapponese avrebbe sacrificato la vita ci ricorda quanto ipocrita fu Hirohito (e chi gli salvò la pelle) dopo la fine della guerra:
"Morire per l'Imperatore è vivere eternamente"

"Un ufficiale del Giappone non si lascia mai catturare, se ciò avvenisse egli dovrebbe suicidarsi".




Nell'articolo sulla potenza navale nipponica (il primo qua sotto) si può leggere un breve passaggio che, da totale ignorante di mezzi militari navali, mi ha ricordato i cartoni animati giapponesi robotici o fantascientifici, dove le strutture di comando comparivano o scomparivano in base alla situazione. Chissà se gli sceneggiatori della Toei e soci si fecero influenzare dalle portaerei della flotta imperiale.



Le conclusioni tattico/strategiche militari finali dell'autore sulla potenza navale giapponese furono, per fortuna, eccessivamente pro nipponiche, ma si vede che ai tempi era difficile sfuggire al volere del padrone, lo è oggi, figuriamoci in una dittatura...

domenica 7 marzo 2021

Il Giappone in guerra - "Storia ieri e oggi" 15/30 novembre 1941 (prima parte)

Ho scovato un'altra pubblicazione pre o appena post seconda guerra mondiale che si occupò quasi completamente del Giappone, viene trattata anche la Cina, specialmente come paese invaso/emancipato(...), e in generale lo scenario asiatico: "Storia di ieri e oggi"
Chiaramente "la storia" distorta dalla lente del ventennio, ma lo è spesso anche da altri punti di vista, solo che in quel periodo non potevi scrivere concetti diversi se non quelli dittatoriali, altrimenti finivi male, forse sarebbe stato più saggio astenersi...
Alla fine, tralasciando "Yamato, mensile italo giapponese", che era incentrato al 100% sul paese del Sol Levante, ed "Asiatica", che si occupava del medio ed estremo Oriente, le altre riviste non avevano come tema il Giappone, lo trattarono con vari speciali, a dimostrazione che nel target non popolano di queste pubblicazioni, l'argomento nipponico aveva un qualche interesse:

La rivista consta di quasi 50 pagine, ho quindi dovuto dividere in due parti (almeno) , ed in questa prima mostrerò solo tre articoli:
"La strada del Giappone" di Silvio Platen
"La guerra russo-giapponese" di Carlo Scarfoglio (spero che il link non riguardi un omonimo)
"Dieci anni di guerra in Cina 1931-1941" di Domenico Bartoli (spero che il link non riguardi un omonimo)
Come per tutte queste pubblicazioni ho avuto il problema di scannerizzare decentemente ogni pagina, purtroppo tra il formato della rivista maggiore della scannerizzazione A4, il carattere piccolo dello scritto e l'impaginazione a dir poco caotica, ho dovuto sminuzzare ogni pagina in più scan.
Si può ben vedere sopra che le quattro colonne presenti in quelle due pagine non solo solo distanti tra di loro, ma di grandezze differenti una dall'altra, pare non esistesse un qualche standard editoriale. Ficcavano lo scritto dove c'era spazio tra una foto e l'altra, immagini di grandezza differente... e tutta la rivista è così   T_T
Quindi ho deciso di fare opera di taglia e cuci per mettere tutto lo scritto di un articolo all'inizio, seguito da tutte le immagini inerenti quell'articolo.
Sfortunatamente, operando in questo modo, delle volte mancano le didascalie di alcune foto, in quanto spesso c'era una singola didascalia per più immagini, ma non ho trovato un modo migliore per rendere fruibile le pagine.
L'alternativa sarebbe lanciare un crowdfunding per l'acquisto di uno scanner formato A3, tanti blogger o gestori du pagine FB lo fanno... 
Ne ho visto uno di ultima generazione da 100 mila euro, non so, io la butto lì   ^_^



Noto che nel denunciare veementemente i trattati diseguali estorti al Giappone Tokugawa da parte dei protervi paesi Occidentali , l'autore pare dimenticarsi l'alleata italica del patto tripartito   :]

1931: inizio del conflitto in Cina.
Un modo gentile di affermare che il Giappone invase la Cina...

La guerra scoppiata l'8 dicembre 1941 contro Usa ed Inghilterra:
Un modo gentile di affermare che il Giappone attacco di sorpresa gli Usa...

L'articolo ripercorre l'espansione industriale della potenza nipponica, prima importò i prodotti occidentali, poi li copiò, quindi li produsse per soddisfare la domanda interna ed infine li esportò verso i paesi da cui prima li importava. E' la storia economica industriale che si ripete da sempre, ne abbiamo beneficiato anche noi.
L'autore ci azzeccò sul fatto che la sconfitta contro gli Usa avrebbe posto fine all'Impero nipponico, inoltre non sottace i punti deboli economici del Giappone e il motivo per cui invase Formosa, Corea, Manciuria e le guerre con Cina e Mongolia, poi la propaganda deve prevalere.

lunedì 8 febbraio 2021

Yamato, mensile italo giapponese - Luglio 1943



Dell'annata 1943 non avevo ancora messo numeri di "Yamato", rimedio con quello del luglio, che mi pare, rispetto al modo di scrivere del 1941, mostri una terminologia maggiormente guerresca. Vengono enfatizzati i racconti di battaglie, come nel primo scritto, facendo passare una sconfitta nipponica in una eroica resistenza... in cui il comandante giapponese rifiutò addirittura rifornimenti e rinforzi, riuscendo a ritardare la vittoria statunitense grazie al sacrificio di tutti i suoi uomini. Forse si voleva far capire al lettore italiano di questa testata, che di certo per stato sociale non rischiava di finire al fronte, che il suicidio in guerra contro il nemico era cosa buona e giusta...





La propaganda è la propaganda, poco da commentare, ma al link di Wikipedia si possono leggere i morti statunitensi, 500, non 6000, comunque tanti, ma un dodicesimo di quello sbandierato su Yamato...


L'autore dell'articolo fu Giuseppe Tucci, che fu esentato dagli obblighi militari... inneggiava al sacrificio dei soldati nipponici per una roccia sperduta nell'oceano, ma al riparo dal rischio che gli venisse richiesto il medesimo sacrificio.:
Armiamoci e partite!

giovedì 7 gennaio 2021

Nuovo Mondo vol 1 n° 13 - 4 settembre 1945


E' questo il secondo numero, tra l'altro consecutivo, che posto della rivista statunitense in lingua italiana "Nuovo Mondo", per una mini introduzione sulla tipologia della pubblicazione rifarsi al link sotto:

Purtroppo non sono riportati gli autori degli articoli, sarebbe stato interessante leggere chi fossero, anche se di matrice americana e poi tradotti.
Il combinato disposto tra la copertina, in cui quattro giapponesi fanno l'inchino, e la scritta "Tenno perdonaci", chiarisce che la propaganda Usa aveva già virato da "Hirohito nemico" ad "Hirohito ci serve" (in senso letterale), quindi nasce la panzana che aveva fatto tutto la "cricca" militarista (che si sta scusando) e lui era un pacifista vittima di tanti cattivoni   ^_^
La rivista contiene un lungo articolo sul popolo giapponese non abituato alla libertà e alla democrazia, tra le righe si scarica sempre la colpa sulla "cricca" (da quella post Restaurazione Meiji a quella militarista), che chiaramente ebbe enormi responsabilità. 
Mai citato Hirohito... magari dormiva...
Lo scritto, tranne qualche punto in cui ci sarebbe da obiettare, mi è parso che illustrasse la situazione in Giappone e si ponesse legittimi dubbi su come si sarebbe potuto trasformare un popolo guerrafondaio in uno pacifico. Da questo punto di vista gli Usa compirono un triplice miracolo, se consideriamo anche i tedeschi e noi italiani.
Sempre belle le foto di repertorio, e in tema di foto a pagina due si può vedere quella sotto.


Noi non possiamo capire cosa voglia dire la fine di una guerra mondiale (mia madre e mia nonna mi raccontarono la gioia di vedere le truppe americane in piazza del Duomo), ma vedere quella massa che festeggia a New York, può darcene un'idea   ^_^
Buona lettura.

giovedì 5 novembre 2020

"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" - gennaio/febbraio 1941

Ho scoperto un'altra rivista che negli anni del fascismo si occupava di informare gli italiani della politica, le vicende di guerra, la cultura e i costumi giapponesi: 
"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" 

Questa pubblicazione, a differenza di "Yamato, mensile italo giapponese", non si dedicava in toto al paese del Sol Levante, ma a tutta l'Asia, ma questo numero era di carattere monografico nipponico. 
Negli altri numeri in mio possesso gli articoli sul Giappone non coprono tutto l'indice del numero. 
Dalle scan ho omesso solo le notizie di cronaca sulle altre nazioni, i libri in lingua straniera e sulle altre nazioni. Infatti una caratteristica della rivista erano le due rubriche "Recensioni Libri" e "Cronaca", nella prima erano inserite le recensioni di libri inerenti i paesi asiatici, anche in lingua non italiana, la seconda rubrica era una specie di notiziario dall'Asia.
La "Cronaca" merita di essere spulciata a fondo, si trovano piccoli accenni a chicche propagandistiche non da poco  ^_^
Oltre al Giappone ho inserito le notizie sul "Man Chou Kuo", che era lo stato fantoccio giapponese in Cina, mi ha fatto ridere leggere come noi alleati italiani, dopo che inizialmente non lo avevamo neppure riconosciuto (volendo difendere l'integrità territoriale cinese), ne divenimmo un nume tutelare...
Penso che la rubrica "Recensioni Libri" potrebbe tornare utile a chi dovesse fare delle ricerche bibliografiche sul Giappone degli anni 30 e 40, infatti "Asiatica" nasce nel 1936 e prosegue la sua vita fino al 1943. Purtroppo i numeri sono di difficile reperimento, bisognerebbe indirizzarsi ad una emeroteca, ma con il Covid...
Mi è parso che gli scritti presenti su "Asiatica" siano più tecnici rispetto a "Yamato", probabilmente la rivista sul Giappone, seppur dedicata ad una fascia molto colta della popolazione italica, voleva comunque essere una pubblicazione di svago, mentre "Asiatica" era una rivista di studi accademici.
Per questo motivo mi asterrò dal commentare argomenti troppo tecnici o colti per il sottoscritto  :]


Quando leggo questi articoli scritti da persone con una cultura così approfondita, ma che non riuscivano a scrivere senza fare della propaganda, mi chiedo a cosa serve studiare tanto... capisco bene che l'autore non è che potesse scrivere che l'Italia e il Giappone fossero due dittature, ma leggere che, invece, lo erano gli Stati Uniti d'America, con tutti i suoi difetti del periodo (tipo il segregazionismo), mi pare un pelino esagerato...

domenica 19 gennaio 2020

Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1941



La precedente rivista Yamato che avevo postato era il numero uno del primo anno di pubblicazione (il 1941), ora tocca al numero due, e prossimamente inserirò almeno un numero del 1943, annata di cui ho pochi numeri.

Yamato, mensile italo giapponese - Gennaio 1941 (primo numero della rivista)
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941
Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

Controllando l'indice di questo numero si noterà che ho omesso solo un articolo, quello su un racconto intitolato "Separazioni" di Sakae Tuboi (Sakae Tsuboi), per il resto ho scannerizzato tutto, come al solito, visto il grande formato della rivista, ho dovuto "parcellizzare" le pagine.
Ho trovato particolarmente interessante più di un articolo, partendo dal primo, in cui la propaganda fascista italica arriva, a mio parere, a travisare completamente i fatti di politica interna giapponese.
Senza contare che si illustra il conflitto sino-giapponese come se i cinesi combattessero per conto degli inglesi, e non per mantenere libera la propria terra dagli invasori nipponici.
Per fortuna ci sono gli articoli meno colpiti dalla propaganda, come quello sul teatro No, sulla lingua giapponese, oppure quello che si potrebbe considerare un aspetto banale, cioè le scarpe giapponesi, gli zoccoli "geta".
Capita poi di imbattersi in una pubblicità che neppure avrei notato senza aver visto il film di Hayao Miyazaki "Si alza il vento", quella della "Compagnia Commerciale Caproni" con il modello Ca.313 (al link il 310).



Mi piacerebbe avere le capacità per analizzare il fatto che un fan di animazione giapponese vede una pubblicità di una compagnia aerea italiana su una rivista del 1941, e la riconosce per aver visto i film di un regista giapponese, la cui famiglia aveva un'azienda che produceva materiale per l'aviazione durante la seconda guerra mondiale, il quale, una volta divenuto adulto, ha mantenuto la passione per gli aerei, tanto da citare nel suo ultimo film proprio lo stesso costruttore italiano di aeroplani della pubblicità iniziale   ^_^

Riparto dall'indice della rivista.

domenica 8 settembre 2019

Yamato, mensile italo giapponese - Gennaio 1941 (primo numero della rivista)



Ho recuperato il numero uno di "Yamato, mensile italo giapponese", penso la prima pubblicazione che si occupò di informare il cittadino italiano delle usanze nipponiche. Come ho già ribadito più volte, purtroppo la rivista era intrisa di propaganda, nazionalismo all'italiana e alla giapponese, tematiche che mi fanno venire l'orticaria... e che risultano oggi anche assai ridicole, ma se si riesce a leggerle contestualizzando lo scritto, restano documenti interessanti.
Ovviamente il target della mensile non era il popolano qualsiasi, che aveva altri problemi, ma penso fosse quella dell'elite del regime, o comunque una classe sociale altolocata e ben istruita. Inutile rammentare che, a differenza dei giapponesi, l'analfabetismo degli italiani del 1941 non era un problema marginale (del 1931 era al 21% della popolazione).
Essendo il numero 1 non potevano mancare i saluti dei potenti nell'ambito della rivista, cioè il ministro degli esteri Ciano, il ministro del Minculpop(...) e l'ambasciatore giapponese in Italia Zembei Horikiri. Di quest'ultimo è presente anche la lettera in ideogrammi, magari qualche appassionato potrà cimentarsi nella sua lettura.
La propaganda.
Tutti siamo vittime della propaganda, scopo del gioco globale informativo, secondo me, è quello di farsi fregare il meno possibile.
In quei tempi il lettore aveva possibilità assai limitate di attingere a fonti con punti di vista differenti, si "abbeverava" alla fonte nazionale, che nel nostro caso non brillava per libertà informativa.
Se posso capire, ma non giustificare, che le dotte persone che scrivevano su questa rivista dovessero accondiscendere a qualche sviolinata verso i potenti e fare propria la retorica del momento, non comprendo perché sovente spingessero oltre.
Specialmente quando si facevano passare concetti chiaramente ridicoli come l'ininterrotta dinastia imperiale giapponese... ancor meno che si scrivesse che Hirohito discendesse addirittura dalla dea Amaterasu.
Ok, lo scritto che inneggia ai 2600 anni di regno della famiglia imperiale giapponese fu scritto da un consigliere dell'ambasciata giapponese a Roma, ma il concetto venne ribadito anche in altri articoli scritti da italiani.
Interessante anche lo scritto dell'ammiraglio Gino Ducci, che analizzava lo scenario bellico marino tra Stati Uniti e Giappone. Tra le righe si nota una certa invidia per "le enormi somme di miliardi di dollari messe a disposizione delle forse armate americane" dal Congresso per riarmare la flotta, l'autore evidentemente conosceva il livello dell'armamento nazionale...
L'apoteosi della propaganda la si aveva negli articoli militari in cui si inneggiava alla guerra giapponese di liberazione della Cina... ok, di nuovo l'autore era un giapponese (l'addetto militare dell'ambasciata), ma qualcuno lo invitò a scrivere l'articolo, era ovvio che non nominasse mai, per esempio Nanchino, ma è possibile che nessuno degli eruditi redattori della rivista avesse udito voci in merito?
Comunque, tralasciando il mio opinabile punto di vista, ognuno potrò farsi il proprio leggendo gli articoli di questo numero uno, da cui ho omesso solo il racconto di Ryunosuke Akutagawa dal titolo "Il filo di ragno".
Purtroppo la redazione di "Yamato" non immaginò l'avvento di tecnologie come lo scanner, ergo impaginarono la loro rivista in un modo che oggi pare quasi fatto apposta per renderla il più problematica possibile con uno scanner A4. Quindi talvolta ho dovuto scannerizzare le pagine in più parti per rendere leggibile lo scritto, in altri casi sono riuscito a farlo entrare in una sola scan, spero si leggano le parole...


mercoledì 17 aprile 2019

Yamato 1941-1943, l'anima del Giappone nelle pagine della rivista



TITOLO: Yamato 1941-1943, l'anima del Giappone nelle pagine della rivista
AUTORE: Ernesto Zucconi
CASA EDITRICE: Novantico Editrice
PAGINE: 271
COSTO: 30€
ANNO: 2012
FORMATO: 25 cm X 21 cm
REPEPRIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788898996483

In questi ultimi anni sto cercando di recuperare i numeri della rivista "Yamato, mensile italo giapponese", che venne pubblicata tra il 1941 e il 1943.
La ricerca non è agevole, sovente il costo per una singola rivista, specialmente se tenuta bene, non è basso, almeno dal mio punti di vista, però la pubblicazione è estremamente interessante.
Certo, bisogna cercare di decontaminare gli articoli dalla retorica patriottico-fascista del tempo, sia italica che nipponica, ma, una volta contestualizzati taluni vaneggiamenti da "razza superiore", vi si possono leggere tante informazioni che ci restituiscono un Giappone ormai estinto (fortunatamente, per certi versi...).
Comunque sono da considerare importanti testimonianze anche gli articoli più fanaticamente schierati, in quanto lo scritto resta, ed in un mondo che dimentica sempre più velocemente le lezioni del passato, una bella rinfrescata storica non fa mai male.
Fino ad oggi ho recensito sette numeri della rivista di yamatologia:

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941
Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

 Ergo, quando ho scoperto che nell'ormai abbastanza lontano 2012 era stata pubblicata una raccolta degli articoli presenti nelle tre annate della rivista, me lo sono accattato subito   ^_^
Preciso che il libro non è un saggio sulla rivista "Yamato, mensile italo giapponese", ma una selezione di articoli di ogni numero pubblicato. Quindi, tanto per essere preciso, non sono presenti tutti gli articoli di ogni numero, ma, appunto, una rassegna scelta dal curatore dell'opera, Ernesto Zucconi.
L'unica cosa che ho notato di strano è che per l'annata 1943 in indice sono presentati il numero 1 ed il numero 5 della rivista, mancano il 2,3 e 4.
Alla fine del libro sono presenti le immagini di tutte le copertine della rivista.



La prima pagina della prefazione scritta da curatore dell'opera, che spiega il bene il senso della stessa.

Le scan dell'indice presentano per ogni numero gli articoli che sono stati selezionati.

domenica 23 dicembre 2018

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941



Mi sono reso conto che ho pubblicato molti meno Yamato di quelli che avrei voluto e che pensavo di aver recensito, solo sei, tra l'altro tutti del 1942:

Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

Quindi colmo la lacuna del 1941 con questo numero di ottobre, che in ultima pagina reca la pubblicità di una marca nipponica oggi assai conosciuta, compreso il suo marchio coi tre rombi:




Mitsubishi shoji kaisha Ltd - importatori, esportatori e armatori, nonché un pelino sterminatori...ma a loro insaputa!!!
Metà delle filiali elencate saranno entro poche settimane parte dell'Impero nipponico, mentre quelle nelle nazioni occidentali anti tripartito saranno chiuse, ma la Mitsubishi arriverà in Italia lo stesso!


           

"Mitsubishi, mi stupisci!"
Mi stupisci un sacco che tu te la sia cavata senza pagare dazio...



Come ogni numero di Yamato, se si riesce a mettere da parte la retorica nazionalista e le leccate di sedere fasciste, si riescono a trovare informazioni assai interessanti, per esempio il primo articolo, quello sul tempio Yasukuni. C'è poi l'articolo sui "tonarigumi", le associazioni di quartiere, che erano la prima sentinella del regime per controllare il popolo, argomento trattato nel saggio di Francesco Gatti:
Il fascismo giapponese

Interessantissimo l'articolo sulla stampa nipponica, specialmente se si è letto il saggio di Marco del Bene:
Mass media e consenso nel Giappone prebellico

Nell'articolo sono riportate anche due vignette del periodo, debitamente tradotte.
Segue una parte di carattere religioso, che a me interessa meno, e sulla pesca, la rivista si conclude su quanto fossero da imitare le donne nipponiche   ^_^

lunedì 15 ottobre 2018

Nuovo Mondo vol 1 n° 12 - 27 agosto 1945



Mentre la rivista "Yamato, mensile italo-giapponese" era incentrato solo sul Giappone e soffriva della propaganda fascista del ventennio, la rivista "Nuovo Mondo" conteneva articoli su tutte le nazioni che avevano preso parte all'appena terminato conflitto mondiale ed era diretta emanazione dell'Ufficio Informazioni degli Stati Uniti d'America.
Sono in mio possesso due numeri di una testata simile, "Victory", che addirittura recava il prezzo in centesimi di dollaro (10 cent.).
"Nuovo Mondo" non la conoscevo, venne pubblicata dagli americani con la seguente motivazione, che riporto interamente da un altro numero:
"Rivista pubblicata a cura del governo degli Stati Uniti per il periodo provvisorio in ci non era possibile agli editori italiani far giungere al pubblico le loro riviste, cesserà le pubblicazioni con numero 16 del 15 ottobre p.v. Il Servizio Informazioni degli Stati Uniti d'America ritiene che la rivista abbia pienamente assolto il suo compito."

Benché sia "Yamato, mensile italo-giapponese" che "Nuovo Mondo" fossero espressione di propagande, seppur opposte, a distanza di tanti decenni le informazioni contenute acquistano un valore storico.
Nel caso di "Nuovo Mondo" veniva raccontato il Giappone che stava per crollare o che era appena crollato, dal punto di vista del vincitore americano.
In questo numero sono due gli articoli dedicati al Giappone.
Il primo, dopo una breve introduzione scritta, è formato da 29 fotografie che illustrano l'ascesa ed il crollo dell'Impero del Sol Levante.
Il secondo è un approfondimento di 5 pagine dal titolo: "I giapponesi di Okinawa".
In copertina il simpatico Tojo, che fece tutto di testa sua, senza avere mai l'avallo del buon pacifista Hirohito...



La cornice in rosso l'ho messa per sottolineare che la rivista non nascondeva d'essere un organo d'informazione degli Usa.





Ottimi buoni propositi, tutti da sottoscrivere, bastava seguirli anche nel proseguo...
Le foto hanno un valore storico, noto che non è stato considerato degno di nota il massacro di Nanchino, mentre l'ingresso a Shangai delle truppe nipponiche si.

sabato 15 settembre 2018

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942



E' questo il sesto post in cui presento un numero di "Yamato, mensile italo giapponese".
Ovviamente gli scritti risentono, pesantemente, della propaganda fascista del periodo, ma comunque, specialmente quando gli articoli trattano della vita comune in Giappone o delle sue tradizioni, si possono leggere cose interessanti. In questo numero, per esempio, ci sono articoli sul pittore Utamaro, sulla cerimonia nuziale giapponese, sulle difficoltà di comprendere i sentimenti veri di un giapponese.
A me reste il dubbio, ogni volta che sfoglio questa rivista, se io, in quel contesto storico, sarei mai potuto arrivare a scrivere le stesse assurdità fanatiche sul trionfo delle potenze (o almeno 2 su 3...) dell'Asse.
Oggi ci si lagna, giustamente, delle stron*****te che si leggono sui social, del populismo facilone che sposta milioni di elettori, mettendo a rischio la stabilità dell'Europa (poi bisognerebbe capire perché, chi aveva amministrato fino a ieri, abbia inanellato così tanti errori da arrivare a questo punto...).
Anche giustamente si fa notare che grazie al web qualsiasi cretino/a può far sentire la sua voce ad una quantità immane di persone, influenzandole in peggio.
Strilloni del web che, magari, hanno un basso livello di scolarità e che non sono informate su nulla, eppure, nonostante ciò, vomitano le loro idee(?) su ogni argomento.
Trovo grandemente corrette queste considerazioni, però, poi, leggo la rivista Yamato, in cui scrivevano solo persone con un livello culturale molto alto, alto anche rispetto ai canoni di oggi, figuriamoci all'istruzione media degli anni 30 e 40, e cosa leggo?
Fanatismo, razzismo, ignoranza, agiografie dei personaggi potenti... poi c'era tanta cultura inerente il Giappone, ma perché queste persone tanto colte non riuscirono a frenarsi sugli altri aspetti?
E se i social fossero esistiti in quel periodo storico, quale massa di oscenità avremmo letto?
Per fortuna ai tempi una persona qualsiasi non poteva scrivere sulla carta stampata, c'erano numerosi filtri economico-sociali (non democratici) ad impedirlo.



Rimangono questi articoli delle persone istruite, in cui si esalta, tanto per citare l'articolo introduttivo a questo numero, le operazioni congiunte di sommergibili dell'Asse nell'Oceano Indiano... come se la guerra si poteva vincere in India... illudendo il lettore, che magari aveva un figlio al fronte, che i giapponesi sarebbero potuti venire in nostro soccorso, giungendo dall'altra parte del pianeta... oppure che 210 milioni di abitanti dell'Asse potessero battere le popolazioni di Usa, Gran Bretagna (più le colonie), URSS e Cina...

martedì 10 luglio 2018

"L'anima del Giappone si chiama Kansai" - "Atlante, genti - natura - civiltà" 25 novembre 1960



Nel novembre 1960 la rivista Atlante, edita dall'Istituto Geografico De Agostini, quindi un editore che aveva conoscenza della storia ed arte di altri popoli, dedicava quasi tutto il numero alla regione giapponese del Kansai.
La rivista si concentra esclusivamente sulla storia antica e sulle bellezze monumentali, solo qualche accenno riguardo la società giapponese del periodo, quindi, dal mio punto di vista l'ho trovata non interessantissima. Magari ad altri, invece, potrà risultare più utile.
Molto belle le tante fotografie, sia a colori che n bianco e nero, presenti nel numero,
Sperando di non scrivere una castroneria, si potrebbe affermare che il Giappone del 1960 non era ancora quello della "cultura popolare" che è diventato oggi, e che considero tanto interessante, forse per questo non ho apprezzato molto ciò che la rivista mostra.
C'è da dire che, probabilmente, la De Agostini si concentrava meno sull'attualità (di allora), preferendo l'aspetto storico ed artistico, un approccio da enciclopedia   ^_^
Oggi molte di queste informazioni le si possono avere con un click, nel 1960 erano molto più preziose e rare.
L'aspetto che non mi ha convinto molto è che un certo numero di fotografie parrebbero raccontare anche della società giapponese di allora, ma poi nello scritto non ne risulta traccia. Come, tanto per fare un esempio, non c'è traccia dell'hanami nel testo, nonostante molte foto immortalino i ciliegi in fiore con relativa contemplazione degli astanti. Ho trovato molto strano che l'annuale fioritura dei ciliegi non venga chiamata hanami, ma sakura, termine che si può leggere nelle didascalie alla foto.
Sembrerebbe quasi che il testo sia stato preso da una qualche enciclopedia, a cui siano state affiancate fotografie allora attuali, che risultano "off topic" rispetto allo scritto.




domenica 17 dicembre 2017

L'Illustrazione Italiana - 14 dicembre 1941 - numero sul Giappone in guerra con gli Usa


"L'Imperatore del Giappone che, fedele al patto Tripartito, ha lanciato le sue armate contro la plutocrazia anglosassone"

Un italiano del 1941, leggendo la didascalia alla foto del pacifista Hirohito, apprendeva che l'Impero giapponese aveva mosso guerra agli Usa in ottemperanza al patto Tripartito. Ovviamente noi sappiamo che non fu così, e penso che in fondo lo sapessero anche nel 1941, ma questi sono gli effetti della propaganda, che sovente scade nel ridicolo.
L'attacco nipponico a Pearl Harbor avvenne il 7 dicembre 1941, questo numero de "L'Illustrazione Italiana" venne pubblicato il 14 dicembre, solo 7 giorni dopo. Considerando anche i tempi per la scrittura degli articoli, per l'impaginazione, la stampa e la distribuzione, i giornalisti non avevano molto informazioni da pubblicare. Per esempio c'è un articolo a firma Amedeo Tosti dal titolo "Nella Marmarica e sui fronti orientali", con una bella cartina militare del pacifico in cui si fronteggiavano inglesi, russi, statunitensi e giapponesi, ma nello scritto non si parla mai del Giappone e degli Usa. Leggendo il titolo, e guardando la cartina, pensavo che la Marmarica fosse un qualche gruppo di isole del pacifico, invece è una regione libica  :]
L'articolo l'ho scansionato lo stesso, ma solo a dimostrazione che le informazioni erano pochine.
In pratica, dei tre articoli che dovevano informare il lettore italico della dichiarazione di guerra del Giappone agli Usa, solo due trattano l'argomento, il primo ed il terzo.
Oggi, in sette giorni, una notizia è quasi stantia, nel 1941 restava un mistero da svelare. Infatti ci si limita agli approfondimenti sul perché i giapponesi avessero mosso guerra agli Usa, non mancano delle previsioni sul proseguo del conflitto nel pacifico.
Interessante l'analisi di un esperto militare britannico (il commodoro L. E. Chorlton) proposta nell'articolo qua sotto, in cui si afferma nel finale che:
"La conclusione è che il Giappone è assolutamente inconquistabile coi metodi della guerra navale e che la sua grande forza aerea contribuisce ad impedire la sua conquista".



domenica 10 settembre 2017

Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942


L'unico difetto di queste riviste è che sono impaginate senza pensare che qualcuno, 75 anni dopo, le avrebbe scannerizzate... certo, avendo un scannerizzatore più grande del formato A4 non ci sarebbero problemi, ma dato che non è questo il mio caso, ho dovuto cercare di ottimizzare il numero delle scansioni rispetto alla grandezza della rivista.
Spero di esserci riuscito, perché anche questo numero è di notevole interesse, sempre cercando di leggere gli articoli scremandone i contenuti patriottico-nazionalistici, che sovente risaltano fin ridicoli.
Gli articoli spaziano dall'analisi politico-economica sulle prospettive espansionistiche del Giappone, alla faccia di chi tende sempre a dipingere i giapponesi come un popolo esente da responsabilità belliche, all'analisi storica, fino a scritti inerenti la quotidianità di quel Giappone. Trovo che questi ultimi siano i più piacevoli da leggere, mancando della tristezza del fanatismo e della guerra.
In particolare in questo numero sono presenti un articolo sul "nengo", il nome delle ere, uno sui giardini ed i viali, uno sui tipici ombrellini nipponici (sia da pioggia che da sole).
Infine un articolo sul funerale fatto alle bambole, che metto in testa al post, benché sia l'ultimo della rivista.


Questo breve scritto, a mio avviso, non rivelò uno dei motivi della cerimonia funebre per le bambole, cioè il timore che la bambola gettata potesse divenire un yokai, uno spirito malefico. Probabilmente era un concetto troppo distante da un italiano cattolico del 1942.
Facendo qualche ricerca sul web ho scoperto che questi riti funebri per le bambole vengono svolti ancora oggi:
Ningyo kuyo Il funerale delle bambole