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lunedì 16 settembre 2019

E' più grave morire giocando a Goldrake o a Tarzan? (6 articoli del luglio 1980)


Di questo luttuoso incidente riportato sui quotidiani del 28 e 29 luglio 1980 avevo già parlato in un post ben sei anni fa:
"Un ragazzo s'impicca per imitare Goldrake"... - La Stampa luglio 1980 

Nel primo trafiletto al link sopra si afferma che il ragazzino fu "suggestionato" da Goldrake, nonostante il padre avesse cercato di distogliere la sua attenzione dall'eroe animato nipponico.

L'incidente di gioco scatenò l'ira del giornalista Nantas Salvalaggio del settimanale "Oggi":
"Goldrake ammazza dal video e nessuno si prova a fermarlo", di Nantas Salvalaggio - Oggi (settimanale) agosto 1980

L'articolo di Salvalaggio non è commentabile.

Sopra mostro altri quattro trafiletti che ne diedero notizia, da sinistra a destra:
Corriere della sera 28 luglio 1980;
La Provincia di Cremona 29 luglio 1980;
La Gazzetta del Mezzogiorno 29 luglio 1980;
Corriere della Sera 29 luglio 1980.

Non sarei più tornato sull'argomento, dato che non mi pare ci fosse altro da commentare, se non fossi incappato in un articolo de "L'Occhio" di Maurizio Costanzo dell'8 luglio 1980 (confermato sulla Stampa Sera), in cui si diede la notizia che un altro ragazzino della medesima età, undici anni, morì una ventina di giorni prima nello stesso modo, ma al posto di giocare ad imitare Goldrake, giocava ad imitare Tarzan:
L'Occhio 8 luglio 1980 (a sinistra qui sotto);
La Stampa Sera 7 luglio 1980 (a destra qui sotto)



Leggendo ogni singolo articolo (più sotto) si nota che nei due articoli che davano la brutta notizia dei primi di luglio nessuno dei due giornalisti si sogna di dare la colpa al personaggio di Tarzan per l'incidente mortale occorso al ragazzino.
Non altrettanto pacati i toni per l'undicenne che giocava ad imitare il "buon" Goldrake a fine luglio...
"La Gazzetta del Mezzogiorno" non si limita a riportare l'accaduto, dopo un'arringa contro l'ignoranza della nostra generazione (e questo dovrebbe far riflettere i miei coetanei che oggi fanno la medesima cosa contro la generazione attuale), ci rifila l'appellativo di "vidiot", cioè "video" più "idiota"...ed ovviamente sono i cartoni animati a generare questo ebetismo televisivo che causò l'incidente.
Ma perché 20 giorni prima Nantas Salvalaggio o il giornalista de "La Gazzetta del Mezzogiorno" non se la presero con Tarzan?



A compendio riporto un trafiletto del 2014 in cui "Il Fatto Quotidiano" riportava che un bambino era rimasto soffocato giocando ad imitare l'Uomo Ragno.
Tarzan, Goldrake e l'Uomo Ragno di cosa sarebbero colpevoli?
Perché solo nel caso di Goldrake si scatenò parte della stampa?

domenica 15 settembre 2019

"Re Mida: management, finanza... e buon senso!" - Clementoni (1978)


Sul web si faticano a trovare informazioni su questo gioco in scatola della Clementoni, finanche i cataloghi di giocattoli degli anni 70 lo ignorano tutti tranne uno, ma sulla datazione scriverò appena più sotto.
In cortile non l'ho mai visto, e mettendo assieme tutti i giochi in scatola della moltitudine di bambini che eravamo, la casistica era assai larga.
Tra l'altro come caratteristica grafica sui bordi recava il nome del gioco in altre lingue:
King Mida: management finance and intuition;
Konig Mida: management finanz und intuition;
Roi Mida: management finance et intuition.

Ho provato a fare una ricerca anche con i nomi non italici, ma zero spaccato, pare non fosse una edizione straniera italianizzata né che venne esportato dalla Clementoni.
Tanto per fare un esempio le fonti disponibili, di cui una in forma cartacea (un libro in mio possesso sui giochi in scatola), non sono univoche neppure sul numero dei giocatori.
Come mi è capitato di notare sovente, i giochi in scatola degli anni 70, a differenza di quelli degli anni 80, hanno una dotazione corposa di pezzi, caratteristica presente specialmente nelle confezioni della Clementoni.
Esiste un altro gioco Clementoni, sempre a tema finanziario, con la medesima veste grafica della scatola: "Cosmo Manager: l'imprenditore di domani, un gioco stress di domanda e offerta!

Stesso discorso di cui sopra, praticamente ignorato dal web, tranne che per le inserzioni sui siti di compravendita on line.
Leggendo le istruzioni "Re Mida" non pare brutto, intanto non è un semplice gioco dell'oca finanziario. I sei giocatori non hanno proprie pedine da muovere sul tabellone, ma comprano e vendono azioni a  turno, basandosi sui movimenti di altre due pedine mosse dai dadi, che fungono da simulatori del mercato azionario.
Infine il gioco ha una durata massima ben definita, tre giri del percorso azionario, cioè della pedina che determina quali azioni si possono mettere sul mercato.
Ergo era impedito il classico effetto Risiko... con partite che si trascinavano stancamente fino all'abbandono generale.


Nel libro in mio possesso, dove sono recensiti con schede essenziali tutti i giochi dal 1950 al 2005, "Re Mida" è datato genericamente come "anni 70".
Sul web non si trovano datazioni precise, siamo sempre sul classico "anni 70".
Come scrivevo sopra i cataloghi di giocattoli del periodo lo ignorano... ne ho un certo numero dai primi anni 70 ai primi anni 80, ma nessuno si fila "Re Mida".
Nessuno tranne uno, un catalogo generale della Clementoni del 1978, e l'immagine qui sopra proviene proprio da quello.
Ovviamente in quel catalogo erano presenti tutti i giochi in scatola della Clementoni disponibili sul mercato, molti di questi erano antecedenti al 1978, ma è questa l'unica fonte certa su "Re Mida", ergo ho riportato 1978.
Da notare che il gioco veniva definito dalla Clementoni "per adulti", ergo non per bambini, forse lo consideravano troppo complesso... non che da bambino (o adulto) fossi un genio, ma credo proprio che sarei riuscito tranquillamente a giocarci.
Probabilmente questa era una nuova linea di giochi in scatola dedicati agli adulti, che evidentemente non ebbe molto successo... i grandi di allora non avevano la fantasia di mettersi a giocare ad un gioco in scatola (tralasciando le mamme che lo facevano per far contenti i figli), semplicemente perché la stragrande maggioranza di loro da bambini non ne avevano mai visto uno.



Il tabellone è di grande formato, ed è diviso in quatto sezioni, come spiega bene il regolamento:
Zona Borsa ( a sinistra);
Zona Indici Azionari ( a destra);
Pista esterna;
Pista interna a forma di 8.

venerdì 13 settembre 2019

Dacci questo veleno! Fiabe fumetti feuilletons bambine




TITOLO: Dacci questo veleno! Fiabe fumetti feuilletons bambine
AUTORE: Antonio Faeti
CASA EDITRICE: Emme Edizioni
PAGINE: 250
COSTO: 10€
ANNO: 1980
FORMATO: 20 cm X 12 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:


Altro saggio di quella che ho chiamato "Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90", i cui ritrovamenti recensiti qui sul blog ammontano a 18 titoli (compreso questo):

Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica (1986)
Ombre Rosa - Le bambine tra libri, fumetti e altri media (1987)
Fantascienza e Educazione (1989)
Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento (1993)

Come scrivo ogni volta (chiedo venia per le ripetizioni), a mio avviso l'interesse per questi saggi che trattano gli anime anche in maniera approssimativa e superficiale, è quello di capire quale fosse il pensiero sedimentato sui cartoni animati giapponesi in analisi che potevano essere più ragionate e meno frettolose di quelle presenti sulla carta stampata, specialmente sui quotidiani.
Un libro non lo si scrive con le scadenze pressanti di un quotidiano o di un settimanale, anche se questa fretta ad uscire in edicola non avrebbe dovuto impedire i giornalisti di informarsi bene prima di scrivere tante assurdità sull'animazione giapponese.
Quindi i vari autori si presero il tempo per evitare di riportare nei loro saggi le medesime fake news?
Molto spesso no... in qualche occasione si, ognuno si faccia la propria idea leggendo ciò che scrivevano  ;)
Torno al saggio di Antonio Faeti.
Visto il nome dell'autore, l'anno di pubblicazione e la tematica del saggio, mi aspettavo che gli anime occupassero molto più spazio.
Di Antonio Faeti ho recuperato, fino ad ora, due articoli sulla carta stampata:
"Di Candy Candy parlano tutti", di Antonio Faeti - Manifesto 14 novembre 1980  
"Non sparate a Goldrake nel regno delle fiabe c'è posto anche per lui", di Antonio Faeti - Tuttolibri 28 marzo 1981 

A cui va aggiunto il libro del 1983:
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione 

Il 1980 è l'anno boom degli articoli su/contro i cartoni animati giapponesi, ne furono pubblicati quasi 400!
Infine pensavo che in questo saggio fossero citati spesso gli anime, perché furono proprio i cartoni animati giapponesi a lanciare in televisione, ed anche sui fumetti, una quantità mai vista prima in Italia di eroine, di tutti i generi, per tutti i gusti.
Dal mio punto di vista prettamente indirizzato sull'animazione giapponese, l'autore perse una bella occasione per dedicare un capitolo ai personaggi femminili degli anime, che, anche solo limitandosi a quelli che ebbero una trasposizione cartacea, non furono pochi.
Intuì che i personaggi giapponesi erano qualcosa di differente dal visto in Italia fino ad allora, ma forse non li considerò duraturi nell'immaginario giovanile del tempo, sbagliando alla grande  ^_^
Premesso tutto ciò, nel saggio ci sono solo due punti in cui si citano gli anime, il primo è di poche righe, il secondo di cinque pagine.



L'articolo a cui si riferisce Faeti è quello linkato qui sotto, lo si trova scorrendo il post:
I genitori di Imola colpiscono ancora! "L'altra Campana" vs Goldrake e Mazinga - articoli del 1980 

Poi si salta da pagina 61 a pagina 65.

martedì 10 settembre 2019

Il Grande Mazinga Box DVD 1 e 2 - Yamato Video


Dopo i cofanetti di Jeeg e Goldrake non potevo farmi scappare quelli del Guretto.
No, non potevo  ^_^
Tralascerò tutte le questioni inerenti qualità video, audio, doppiaggi e ridoppiaggi, principalmente perché di certo persone più addentro di me a queste tematiche le avranno già sviscerate, ma soprattutto perché mi sono già troppe volte espresso negativamente su queste disquisizioni, a mio modo di vedere superflue:
VHS di Goldrake della "Pretty Video" (anni 90?) - Ovvero come vedevamo Goldrake nel 1978

Sia chiaro, trovo del tutto legittimo che un fan non voglia spendere soldi per questi cofanetti della Yamato Video, ma la motivazione deve essere quella più semplice e banale, cioè non essere disposto a spendere soldi. Fine.
Tutte le subordinate del "se però" le trovo senza senso:
"se però c'era l'ultra hd, li compravo",
"se però c'era il ridoppiaggio integrale, li compravo",
"se però nella XYesima puntata al minuto tal dei tali non ci fosse stato quel segno sul master originale, li compravo",
"se però facevano una edizione come quella giapponesespagnolafrancese, li compravo" etc etc.

Questo è l'unico prodotto (mi riferisco a tutte le serie Yamato Video assieme) che noi ex bambini che li vedemmo la prima volta in tv durante la loro prima messa in onda, potremmo mai avere.
Non credo ci saranno ulteriori edizioni per andare incontro ai desideri della nicchia della nicchia dei fan dell'animazione giapponese di robottoni anni 70...
Forse, chissà, fra 20 o 30 anni qualcuno le ripubblicherà nel formato che sarà disponibile nel 2050, ma noi probabilmente non saremo in grado di usufruirne.
Ribadito tutto ciò, io ero anche curioso di leggere i sottotitoli fedeli al parlato giapponese, tanto per capire se nel vecchio e doppiaggio italico del 1979 avessero stravolto il senso delle frasi originali.
Devo dire che alla fine non cambia molto, anzi, non cambia praticamente nulla. Non ho avuto la voglia di prendere appunti, quindi non posso segnalare le puntate con il minuto preciso in cui il sottotitolo divergeva dal parlato italiano, però qualche frase modificata in qualche puntata c'è.
In alcuni casi le differenze sono presenti quando si allude a Koji Kabuto e alle sue avventure nella serie di Mazinga Z, che nel 1979 nessuno in Italia conosceva(!).
In altri casi riguardano temi che evidentemente gli adattatori trovarono un po' ostiche per i bambini del 1979, ma si limitarono a qualche limatura, nulla che stravolgesse il senso della trama di quella puntata.
Infine ci sono gli errori di superficialità e tempi frettolosi del doppiaggio, visto che un prodotto per bambini era considerato pochino all'epoca.
In particolare ero interessato a leggere i sottotitoli delle quattro ultime coinvolgenti puntate, pensavo di trovare chissà quale dialogo modificato, ma nulla di tutto ciò, qualche parola differente.
Dato che non acquisterò i cofanetti di Mazinga Z, in quanto non ho mai seguito l'incompleta serie trasmessa dalla Rai, posso personalmente dirmi soddisfatto dei cofanetti delle tre serie storiche dei robottoni messe in vendita dalla Yamato Video.



In questi decenni ho rivisto interamente il Grande Mazinga almeno tre volte, in base ai vari formati non originali con cui venivo a contatto (vhs da tv, dvix, dvd pezzotti), quindi questa era la quarta visione integrale, a cui vanno aggiunte innumerevoli visioni di puntate singole, ma non avevo mai fatto caso che nella quarta puntata (se non sbaglio) Tetsuya modifica il percorso che lo porterà al "Braian" Condor  ^_^
Lo si vede scendere seduto su una comoda poltrona, poi avanzare in un tunnel, ed infine sbucare nell'hangar dove è posta la capsula del Brain Condor.
Nell'ultima scena lo sfondo è sempre quello che si vede in tutte le puntate quando il nostro eroe entra nella capsula che lo porterà nell'abitacolo, in fondo a sinistra c'è un tunnel, ma solo in questa puntata Tetsuya esce da lì.
Tra l'altro, per atterrare nella capsula, deve fare un salto allucinante e abbastanza improbabile anche per un cartone animato giapponese robotico degli anni 70   :]



domenica 8 settembre 2019

Yamato, mensile italo giapponese - Gennaio 1941 (primo numero della rivista)



Ho recuperato il numero uno di "Yamato, mensile italo giapponese", penso la prima pubblicazione che si occupò di informare il cittadino italiano delle usanze nipponiche. Come ho già ribadito più volte, purtroppo la rivista era intrisa di propaganda, nazionalismo all'italiana e alla giapponese, tematiche che mi fanno venire l'orticaria... e che risultano oggi anche assai ridicole, ma se si riesce a leggerle contestualizzando lo scritto, restano documenti interessanti.
Ovviamente il target della mensile non era il popolano qualsiasi, che aveva altri problemi, ma penso fosse quella dell'elite del regime, o comunque una classe sociale altolocata e ben istruita. Inutile rammentare che, a differenza dei giapponesi, l'analfabetismo degli italiani del 1941 non era un problema marginale (del 1931 era al 21% della popolazione).
Essendo il numero 1 non potevano mancare i saluti dei potenti nell'ambito della rivista, cioè il ministro degli esteri Ciano, il ministro del Minculpop(...) e l'ambasciatore giapponese in Italia Zembei Horikiri. Di quest'ultimo è presente anche la lettera in ideogrammi, magari qualche appassionato potrà cimentarsi nella sua lettura.
La propaganda.
Tutti siamo vittime della propaganda, scopo del gioco globale informativo, secondo me, è quello di farsi fregare il meno possibile.
In quei tempi il lettore aveva possibilità assai limitate di attingere a fonti con punti di vista differenti, si "abbeverava" alla fonte nazionale, che nel nostro caso non brillava per libertà informativa.
Se posso capire, ma non giustificare, che le dotte persone che scrivevano su questa rivista dovessero accondiscendere a qualche sviolinata verso i potenti e fare propria la retorica del momento, non comprendo perché sovente spingessero oltre.
Specialmente quando si facevano passare concetti chiaramente ridicoli come l'ininterrotta dinastia imperiale giapponese... ancor meno che si scrivesse che Hirohito discendesse addirittura dalla dea Amaterasu.
Ok, lo scritto che inneggia ai 2600 anni di regno della famiglia imperiale giapponese fu scritto da un consigliere dell'ambasciata giapponese a Roma, ma il concetto venne ribadito anche in altri articoli scritti da italiani.
Interessante anche lo scritto dell'ammiraglio Gino Ducci, che analizzava lo scenario bellico marino tra Stati Uniti e Giappone. Tra le righe si nota una certa invidia per "le enormi somme di miliardi di dollari messe a disposizione delle forse armate americane" dal Congresso per riarmare la flotta, l'autore evidentemente conosceva il livello dell'armamento nazionale...
L'apoteosi della propaganda la si aveva negli articoli militari in cui si inneggiava alla guerra giapponese di liberazione della Cina... ok, di nuovo l'autore era un giapponese (l'addetto militare dell'ambasciata), ma qualcuno lo invitò a scrivere l'articolo, era ovvio che non nominasse mai, per esempio Nanchino, ma è possibile che nessuno degli eruditi redattori della rivista avesse udito voci in merito?
Comunque, tralasciando il mio opinabile punto di vista, ognuno potrò farsi il proprio leggendo gli articoli di questo numero uno, da cui ho omesso solo il racconto di Ryunosuke Akutagawa dal titolo "Il filo di ragno".
Purtroppo la redazione di "Yamato" non immaginò l'avvento di tecnologie come lo scanner, ergo impaginarono la loro rivista in un modo che oggi pare quasi fatto apposta per renderla il più problematica possibile con uno scanner A4. Quindi talvolta ho dovuto scannerizzare le pagine in più parti per rendere leggibile lo scritto, in altri casi sono riuscito a farlo entrare in una sola scan, spero si leggano le parole...


sabato 7 settembre 2019

TV Sorrisi e Canzoni N° 30 dal 25 al 31 gennaio 1976 - "Per i più piccini: Barbapapà"



E' questo il primo numero del 1976 di "TV Sorrisi e Canzoni" che posto, ed è quello che contiene (ad ora) l'articolo più vecchio che la redazione di Gigi Vesigna dedico all'animazione giapponese, benché nessuno allora se ne rendesse conto, oppure semplicemente non trovarono il fatto di una qualche rilevanza.
L'articolo in questione è sui "Barbapapà", la cui trasmissione era iniziata al massimo due o tre settimane prima, visto che nell'ultimo numero del 1975 non sono in palinsesto.
Un altro motivo per postare questo numero della rivista è la presenza del box informativo sulla prima puntata di "Spazio 1999", che andò in onda sabato 31 gennaio, ma addirittura alle 22,00!
Probabilmente la Rai considerò, direi anche a ragione, alcuni contenuti della serie troppo impressionanti per i più giovani, e, una volta, alle 22,00 eravamo tutti già a nanna da un pezzo   ^_^
Infine sono presenti ben quattro articoli ispirati a Sandokan, che era arrivato alla quarta puntata di programmazione.
C'è poi un piacevole articolo di otto pagine, anche se lo scritto non le copre tutte, sui gatti, collegato ad una trasmissione sugli animali ("Cani, Gatti & C.") condotta dalla mitica Nicoletta Orsomando.
Ovviamente non mancano le pubblicità di sapore archeologico, seppur assai ridotte di numero rispetto alle edizioni degli anni a seguire.
Tutto ciò compensa ampiamente l'assenza dell'inserto con la programmazione delle tv locali private, non credo perché smarrito, ma ritengo che non fosse stato ancora inserito nella rivista.
Avviso che le scan possono risultare un po' sacrificate ai bordi, in quanto il formato dei "TV Sorrisi e Canzoni" del periodo erano un po' grandi rispetto a quelli che posto normalmente.




L'articolino non cita mai che la serie fu prodotta in Giappone, però annota che i "tranquilli" Barbapapà non erano per nulla violenti, a differenza dei cartoni animati in cui i gatti massacravano i topi, che è la stessa argomentazione che usò Nicoletta Artom per difendere Goldrake durante le prime polemiche giornalistiche nel 1979:
TV Sorrisi e Canzoni n° 50 dal 16 al 22 dicembre 1979 - "Chi ha paura di Goldrake Cattivo?" di Nicoletta Artom

Chissà se fu proprio lei a scrivere anche queste due colonnine.



Considerando la mia età nel 1976, io vidi per la prima volta "Spazio 1999" in una successiva replica, e nonostante fossi cresciuto un po' ricordo bene che le scene con i personaggi mostruosi o sfigurati mi faceva una certa impressione, tanto da avere incubi notturni...
Capisco bene che nel gennaio del 1976 la Rai scelse di mandarlo in onda alle 22,00.
La prima punta si intitolava "Separazione", cioè la separazione della Luna dalla Terra:
Spazio 1999 - Il Distacco (con appendice scientifica) - numero zero collana editoriale "AMZ Editrice" 1976

Mi son sempre chiesto come facesse la Luna a viaggiare nello spazio tanto veloce da arrivare a contatto con altri pianeti abitabili presenti nella nostra galassia, dico, galassia, non sistema solare... Vabbè... ai tempi non eravamo così nerd da stare a guardare i particolari   ^_^

giovedì 5 settembre 2019

"Dopo Heidi e Mazinga dal Giappone arriva il fumetto erotico", di Vittorio Zucconi + "Lady Oscar, dama ambigua nella rivoluzione francese", di c.d.c. - Tuttolibri 16 aprile 1983


Il 16 aprile 1983 nell'inserto de "La Stampa" dedicato ai libri, Vittorio Zucconi intervistava Yasuo Yamaguchi su un tema che, nella primavera del 1980, avrebbe mandato in visibilio qualsiasi esperto o giornalista: il fumetto erotico giapponese!

Ma almeno riportare il termine "manga", invece che "fumetto giapponese", sarebbe stato un piccolo scoop. Possibile che Yamaguchi non avesse mai usato il termine "manga" nella sua intervista?
Per fortuna erano ormai passati tre anni da quello tsunami mediatico, quindi l'articolo di Zucconi sui fumetti erotici nipponici non produsse effetto alcuno, resta comunque una testimonianza diretta di come era considerata l'animazione giapponese nel 1983.
C'è da dire che delle tre serie commentate dal bravo inviato de "La Repubblica", due sono effettivamente un po' spiazzanti anche oggi, specialmente una, figuriamoci che impatto ebbero sul giornalista 36 anni fa...
Il secondo articolo è la recensione del librone della Fabbri su Lady Oscar, non interessante quanto il primo, qualche allusione sulla nostra beneamata eroina nippofrancese, ma niente di più.
Quindi torno alle sei colonne dell'inviato a Tokyo, in cui sono commentati i seguenti tre anime:
The Kabocha Wine  (in tv luglio 1982);
Maicching Machiko-sensei  (in tv ottobre 1981);
Patalliro!  (in tv primavera 1982).

Dei tre anime solo il primo arrivò in Italia col titolo "Sun College", mi pare di averlo intravisto su Teleradiocity nei primissimi anni 90. Alla fine si trattava solo di una serie sentimentale, di certo con qualche ammiccamento, come se ne potevano vedere nella prima serie di "Lupin III" o in Lamù all'inizio dell'epopea anima in Italia, negli anni 90 non faceva praticamente più effetto.
Diverso è il discorso per le altre due.
Entrambe saranno sembrate scandalosamente incredibili al giornalista modenese, e devo che dire che nel 2019 la seconda ha lasciato perplesso pure a me...
La terza era semplicemente improponibile a qualsiasi italiano degli anni 80.
In base alle parole dell'illustre intervistato nipponico apprendiamo che delle 43 nuove serie animate del 1983 ben 22 erano "eroto-cartoon", a me pare un numero un po' esagerato, però eravamo agli albori del fan-service, e se lo dice Yasuo Yamaguchi, non posso altro che credergli.
Benché su "My anime list" per il 1983 le serie proposte non paiono tutte del genere illustrato da Zucconi:
https://myanimelist.net/anime/season/1983/winter
https://myanimelist.net/anime/season/1983/spring
https://myanimelist.net/anime/season/1983/summer

Purtroppo in due differenti fonti l'articolo è poco leggibile nelle due colonne a centro pagina, ho cercato di rimediare aggiungendo le lettere non comprensibili.


Vittorio Zucconi era il corrispondente dagli Stati Uniti dal Giappone, si occupava di politica estera ed anche interna, quindi, oltre a non essere un estimatore dell'animazione giapponese, ci può stare che trattasse l'argomento "cartoni animati giapponesi" ironicamente, lo si capisce dall'incipit dell'articolo:
"Non so se è il caso di dirlo ai bambini, ma Candy Candy non è più vergine, e anche sull'orfanella-pastora svizzera, Heidi, è lecito a questo punto nutrire qualche sospetto.".

Zucconi intervistò anche Nagai nel giugno 1982, più o meno siamo sullo stesso tono di questa:
Vittorio Zucconi VS Go Nagai - La Stampa 16 giugno 1982

Diciamo che nella prima colonna ci va giù duro, certo è che se si prendono ad esempio le tre serie linkate sopra, fuori dal contesto del mondo dei manga e degli anime, il giudizio è facile che sia negativo.
Da notare che scambia parte del titolo della serie "Kabocha Wine" per il nome del protagonista maschile... che invece era Shunsuke Aoba... prendere due appuntini magari...
Devo ammettere che, informandomi su "Maicching Machiko Sensei", sono rimasto abbastanza stupefatto pure io, che sono un fan di vecchia data degli anime...sorpreso anche che una trama del genere veniva trasmessa su un canale tv generalista nel 1981   ^_^
A parte il mio punto di vista, restano interessanti le parole di Yamaguchi, secondo cui i genitori giapponesi ormai si erano assuefatti anche alle tematiche inusuali di questi anime "sentimentali", dopo aver protestato per la violenza delle prime serie robotiche.

lunedì 2 settembre 2019

Megaloman (1979) - puntata 9



La puntata odierna non contiene nulla di particolare, non viene messa in pericolo neppure la vita degli attori come nelle precedenti due puntate... uffi... non si fa così...
Causa qualche ingenuità nella trama, e ci può stare visto il target a cui era dedicata la serie, ma soprattutto un doppiaggio un po' a caso, alcuni aspetti della storia restano oscuri:
L'ufo di inizio puntata ebbe un incidente?
I due alieni finiti sulla spiaggia si erano salvati dall'incidente?
Perché il sopravvissuto terrestre non lo trova nessuno, né alieni né soccorritori umani, nonostante fosse restato privo di sensi sulla spiaggia per un sacco di ore?
Perché gli adattatori del telefilm non guardavano quello che adattavano?

In questo nono episodio mi pare di notato, magari sbaglio, un uso molto intenso dell'effetto "chroma key"(se non ho sbagliato a dargli il nome), che negli anni 70 ed 80 andava assai in voga ed era particolarmente caratteristico dal punto di vista visivo.
In alcuni punti dell'episodio ha una buona riuscita, in altri casi l'effetto speciale fa sorridere  ^_^



Nel mio file manca la schermata rossa col titolo italiano della puntata: "Un Ufo è caduto in mare".

Un peschereccio esce in mare... cioè... il modellino di un peschereccio esce nella piscina degli studios nipponici, e viene preso in pieno (che sfiga colossale...) da una supposta spaziale della Tribù dal Sangue Nero.
Potrebbe essere che l'ufo dovesse servire a terminare la base sottomarina di cui si accenna nella trama, ma sia rimasto distrutto nello sfortunato (per i pescatori) impatto con il peschereccio, purtroppo i dialoghi non spiegano per nulla questo aspetto.

domenica 1 settembre 2019

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 14




E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

Come per tutti gli altri capitoli, anche questo 14esimo è di difficile commento, non perché non vi siano riportati temi interessanti, ma perché l'autore salta di continuo da un argomento all'altro   ^_^
Diciamo che principalmente l'autore ci parla di templi, di Kyoto (ergo di altri templi), del Fujiyama, dei funerali, ma anche delle scuole per geisha e suonatrici di shamisen, della capacità della polizia di arrestare i delinquenti etc etc.
In pratica sacro e profano... più che altro caos di argomenti, però era il 1895  :]



sabato 31 agosto 2019

Il paese del Sol Calante





TITOLO: Il paese del Sol Calante
AUTORE: Hayao Nakamura
CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer
PAGINE: 90
COSTO: 2€
ANNO: 1993
FORMATO: 21 cm X 13 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788820017248


Questo non è propriamente un saggio sul Giappone, ma un racconto di un manager giapponese che visse e lavorò per più di 30 anni in Italia (dal 1961 ai primi anni 90).
L'autore, parlando della sua esperienza italiana, racconta, giocoforza, le differenze con la sua patria.
Per apprezzare questo libricino bisogna, però, ricordarsi qualcosa dell'Italia del 1993 (tangentopoli, le privatizzazioni delle aziende pubbliche, le riforme elettorali, la crisi monetaria, etc etc), in modo da contestualizzare bene certe affermazioni di Hayao Nakamura.
Il ruolo da manager che diede notorietà nazionale all'autore fu quello all'Ilva di Taranto, prima come consulente della Nippon Steel (chiamata da rendere più competitiva l'acciaieria) poi come amministratore delegato in vista della privatizzazione ai Riva...
Il seguente aspetto è un altro dei motivi che rende interessante lo scritto, visto che l'Ilva è un argomento di stretta attualità anche oggi.
Ho notato che nello scritto non si parla mai di sicurezza dei lavoratori né dei cittadini di Taranto, è vero che era un altro periodo storico, però in seguito vennero emesse delle condanne a vari manager per non aver adempiuto ai propri obblighi di tutela della salute dei lavoratori. Va precisato che Nakamura, per le news che son riuscito a reperire, fu l'unico assolto dai processi:
Ilva, condannati 27 ex dirigenti per le morti causate dall'amianto 23 maggio 2014

Un altro articolo più recente (2017) che può contestualizzare lo scritto sui fatti di Taranto è questo:
Il siderurgico con gli occhi a mandorla La profezia del ‘93: «Lo stabilimento di Taranto può funzionare ancora per 20 o 30 anni»

Oltre che della sua avventura nell'acciaio italiano, Nakamura parla del rapporto che ha intrapreso con la mentalità italiana, ed è questo l'aspetto più interessante del libro. Sinceramente mi è parso un po' nazionalista da questo punto di vista, non perché muova delle ingiuste critiche nei confronti della società italiana e del suo popolo casinista, ma perché tende a non notare quelli della sua patria. Dal 1993 le cose per noi italiani non sono certo migliorate, e i consigli di buonsenso proposti da Nakamura non se li è filati nessuno, popolo italico per primo... ma non è che il Giappone abbia mantenuto le performance economiche del 1993... anzi... proprio in quel periodo scoppiò la bolla immobiliare giapponese.
Nakamura parla anche del debito pubblico italiano e giapponese, solo che quello nipponico dal 1993 è esploso più del nostro   ^_^
Purtroppo non ho trovato notizie recenti dell'autore, ormai sono passati 26 anni dalla pubblicazione del libro.
Per inciso il paese del sol calante saremmo noi, ma il titolo non vuole essere offensivo, l'autore ne spiega il perché all'inizio del libro.



Ecco, l'evasione fiscale... alla fine è questo (assieme alla criminalità organizzata e alla corruzione) il più grosso problema italico... il problema dell'Italia non sono dei poveracci stranieri che scappano dalla guerra o dagli stenti, ma i nostri connazionali che si fregano i soldi delle tasse e li fanno pagare ad altri connazionali. Quella sopra non è l'unica pagina in cui il manager nipponico torna sull'argomento evasione fiscale, in Giappone non esisteva un problema simile a livello di numeri, per lui era inconcepibile vedere lamentarsi gli italiani dell'inefficienza dello Stato, e poi notare che le stesse persone evadevano o eludevano il fisco.

Ho fatto qualche scan del libricino e messo in toto l'ultimo capitolo in cui ci sono le sue conclusioni.

martedì 27 agosto 2019

Ufo Robot Grendizer: Costruisci il tuo robot 01 - Yamato Video & Gazzettta dello Sport


Ho fatto un salto in edicola ed ecco la prima (ed ultima per me) uscita del jumbo Goldrake da 70 cm!
A scanso di equivoci, nel caso che la frase tra parantesi non sia stata compresa del tutto, preciso che non proseguirò il modellino... certo... se una decina di lettori contribuissero ognuno con l'importo completo in anticipo, ci ripenserei  ^_^

La notizia è che la prima uscita in edicola costa 4,99 € e non 10,99 € come sarebbe intuibile dal sito.
L'altra notizia è che "l'inedito manga firmato Go Nagai" consta di 7 pagine (+ copertina) e ripercorre la trama della prima puntata dell'anime. Quindi, stante le 60 uscite programmate, farebbero 60x7= 420 pagine in tutto (formato 28 cm x 19 cm). Essendo il manga al centro del fascicolo spillato, in teoria alla fine della collezione si potrebbero staccare le pagine e riunirle in un unico volumetto.




Il alto a destra si può leggere "Una collana inedita per costruire un modello 3D alto oltre 70 cm e perfetto in tutti i dettagli interni ed esterni".
Mi auguro che non sia perfetto in ogni dettaglio come e quanto venne spacciata la "Go Nagai Robot Collection"  ^_^
In questo numero 1 è allegato un posterone del modellino in scala 1 a 1. Ho misurato Goldrake dalle corna ai piedoni, ma misura 65,5 cm... arrotondo a 66 cm, ma non si arriva agli "oltre 70 cm" di cui sopra. La base parrebbe misurare circa 3 cm, quindi non si arriverebbe neppure a 70 cm. Magari la foto ne riduce l'altezza anche se è presentata come una scala a grandezza naturale.



Ed ecco la copertina "dell'inedito manga firmato Go Nagai", non essendo un esperto delle varie versioni dei manga di Goldrake, posso solo annotare che è la trama più succinta della prima puntata fino a quando compare "Giru Giru".
Manca la scena di Actarus che suona la chitarra alla luce della luna rossa.

venerdì 23 agosto 2019

"Tutti i Superman dei telefilm", di Nicoletta Artom - "Settimana TV" dal 9 al 15 aprile 1978


"Atlas Ufo Robot" aveva esordito da soltanto una settimana, quando Nicoletta Artom scrisse il suo primo (mi pare) articolo sulla trasmissione contenitore "Buonasera con..." da lei prodotta. Fino ad oggi ho recuperato cinque articoli della Artom inerenti i cartoni animati giapponesi (link), non tantissimi, ero convinto che fossero tutti in "difesa" della sua creatura Goldrake, attaccata praticamente da chiunque, invece questo breve scritto era di carattere promozionale. Non credo che al momento di mandare in stampa questo numero della rivista televisiva "Settimana TV" si avessero già dati sull'indice di gradimento di "Atlas Ufo Robot", quindi la Artom cercava di far conoscere ai lettori i "nuovi eroi giapponesi". Il tutto molto prima che si scatenassero le polemiche contro i cartoni animati giapponesi, infatti le prime 25 puntate di Goldrake non sortirono praticamente alcuna reazione della carta stampata, i non tantissimi articoli erano addirittura positivi:
Esordio TV di Goldrake (primi 25 episodi: 4 aprile/6 maggio 1978), articoli di Repubblica e Corriere della Sera


La prima metà dell'articolo è sullo stramega conosciuto Superman, che si pensava sarebbe stato il pezzo forte della trasmissione "Buonasera con...", ed invece l'uomo d'acciaio statunitense sapeva di stantio al cospetto del principe di Fleed.
La considerazione di cui sopra è il mio punto di vista da testimone televisivo oculare dei fatti  ^_^

domenica 18 agosto 2019

Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione





TITOLO: Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione
AUTORE: Elisa Manna
CASA EDITRICE: Eri
PAGINE: 166
COSTO: 5€
ANNO: 1982
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:


E' un vero peccato che nel titolo del libro la casa editrice non inserì nessun accenno all'animazione giapponese, che è il soggetto primario dello studio. Tra l'altro un titolo ed un sottotitolo abbastanza criptici... anche sensatamente criptici, visto che è uno scritto indirizzato ai colleghi della sociologa Elisa Manna, però a causa di questo titolo sociologico il saggio è finito nel dimenticatoio.
Lo scopo dello studio è quello di analizzare l'influenza dei programmi televisivi sui bambini, quindi sono presi in esame studi antecedenti, specialmente di matrice straniera, la terminologia è molto tecnica, ergo in certi punti ben oltre le mie capacità di comprensione.
La cosa importante per la mia ricerca di pre-saggistica sugli anime  è che tutto lo studio portato avanti da Elisa Manna è basato sull'animazione giapponese presente in televisione dall'aprile al giugno 1980!
In pratica il periodo delle polemiche più virulente contro i cartoni animati giapponesi (immagine), aspetto sottolineato anche dall'autrice. Non solo, nel saggio si fa riferimento allo studio Rai/Mesomark, che fu una delle involontarie cause dello scatenarsi dello tsunami mediatico dell'aprile 1980:
"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 1

"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 2 (fine)

Questo saggio lo si può considerare il giusto tassello per comprendere sia lo studio Rai/Mesomark che per avere un punto di vista non emozionale e scandalistico sulle polemiche contro i cartoni animati giapponesi del periodo.
L'autrice non si scaglia contro l'animazione seriale giapponese, la analizza senza preconcetti (o comunque al minimo possibile) e anzi critica le polemiche della carta stampata. Tanto per fare un esempio in tutto il saggio mai una volta si afferma che quegli anime fossero fatti con l'ausilio del computer. Inoltre, per meglio valutare le due serie preferite dai bambini, cioè Goldrake ed Heidi, si guardò (lei o il suo gruppo di studio) tutte le puntate di entrambe le serie!
Ad oggi ho recensito (con questo) 17 saggi che a vario titolo trattarono i cartoni animati giapponesi tra il 1978 e i primi anni 90, ed il saggio di Elisa Manna mi è parso il più interessante e valido, fin dove l'ho potuto capire, ovviamente:
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica (1986)
Ombre Rosa - Le bambine tra libri, fumetti e altri media (1987)
Fantascienza e Educazione (1989)
Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento (1993)


Nel proseguo della recensione consiglio di verificare il numero di pagina del saggio che si sta leggendo.


Già dall'introduzione del sociologo Gianni Statera viene fatto notare che non essendoci indagini scientifiche obiettive sul rapporto bambini/televisione, si tendeva a confondere il messaggio con il mezzo che lo veicolava, cioè la televisione, con il risultato finale che ci si scagliava contro ciò che non si conosceva: l'animazione giapponese.
Lo studio di Elisa Manna voleva rimediare a questa lacuna del 1982, che poi proseguì anche negli anni successivi, visto che ad occhio questo saggio lo lessero in pochi...

mercoledì 14 agosto 2019

"Questa sera la passo con il videogioco", di Salvatore Gajas - Europeo 27 dicembre 1982


Nel 1982 gli articoli sui videogiochi erano ancora una rarità, specialmente se volevano essere un approfondimento, come queste sei pagine sull'Europeo.
Per gli adulti di allora passare una serata con i videogiochi, come recita il titolo dell'articolo, era inconcepibile, anche per il solo fatto che per far ciò non si sarebbero potuti guardare i programmi televisivi.
Senza contare che, è giusto sempre ricordarlo, per collegare una console le operazioni non erano molto semplici:
Per eseguire le operazioni di cui sotto era necessario spesso movimentare un televisore a tubo catodico, ergo di una pesantezza non paragonabile alle tv LCD di oggi, ergo c'era bisogno di un adulto.
Bisognava distaccare il cavo dell'antenna, visto che non esistevano prese scart o cavetti  HDMI;
Collegare la console;
Ricercare tramite il sintonizzatore manuale la frequenza dove era ospitato il segnale della console medesima.

L'ultima operazione implicava, chiaramente, che si perdeva la sintonizzazione del canale originario, quindi, dopo aver terminato l'ipotetica serata ai videogiochi, ci si sarebbe dovuti di nuovo risintonizzare sul canale Rai iniziale.
Infatti, altro ostacolo, di solito la frequenza dove era ospitato il segnale della console era quello della banda VHF, proprio quello di mamma Rai... mentre le tv locali provate trasmettevano in UHF.
Oggi pare una questione da poco, ma i genitori erano assai restii ad effettuare questa non breve operazione, visto che allora queste apparecchiature erano per molti di loro completamente oscure, mentre oggi più o meno tutti ci sappiamo districare tra cavetti e segnali in input ed output.
Console Reel - 4 giochi TV (1977/78)

Tutta questa premessa per rammentare che il titolo, anche se oggi non pare tale, era una assoluta provocazione con lo scopo di attirare l'attenzione dell'adulto che girava la pagina della rivista.



Ma l'articolo era interessante?
Direi di si, oltre ad una analisi più che accettabile, sono riportati una serie di dati di una certa importanza, che dimostrano l'arretratezza tecnoclogica italica. L'industria italiana del giocattolo rimase ancorata a trenini e bambole, senza comprendere che i videogiochi erano la nuova frontiera ludica dei bambini. Infatti oggi non produciamo quasi più i giocattoli vecchio stile per motivi concorrenziali, e ne eravamo leader a livello mondiale, ma non abbiamo neppure un'industria videoludica...
Intanto l'articolo ci rivela una notizia che oggi è ormai da decenni una realtà a qualsiasi latitudine planetaria, cioè che negli Stati Uniti i bambini erano a grandissimo loro agio con i computer e le console di videogiochi, tanto da essere soprannominati "microkids":
"Non ancora capaci, in molti casi, di leggere e scrivere, i microkids dialogano alla perfezione con il computer, sfoderando elasticità mentale e fantasia proibite agli adulti".

Ma non è la medesima cosa che si dice oggigiorno sull'abilità dei bambini, anche i più piccini, di smanettare sugli schermi touchscreen di smartphone e tablet?
In quegli anni negli Stati Uniti era stata calcolata come la metà delle case americane la percentuale di saturazione dei videogiochi. Direi che oggi siamo al 99%, e non solo negli Usa!  ^_^

lunedì 12 agosto 2019

"Un cuore... a Transistor", di Enzo Tortora - Telesette dal 6 al 12 giugno 1982



Dei quasi mille scritti sui cartoni animati giapponesi che ho scovato fino ad oggi non sono moltissimi quelli ad opera di personaggi mediatici famosi, qualche firma importante del giornalismo italiano se ne occupò occasionalmente, ma furono ben poche le star televisive che toccarono l'argomento.
In controtendenza spiccò Enzo Tortora, che il 18 aprile 1980 dedicò una punta de "L'altra campana" alla pericolosa invasione nipponica:
I genitori di Imola colpiscono ancora! "L'altra Campana" vs Goldrake e Mazinga - articoli del 1980

Telepiù n° 10 dal 24 al 30 maggio 1980 - "Goldrake: la parola ai bambini", lettera di un quasi 17enne + Cicciolina vs Mazinga 

Da sottolineare che a difesa di Goldrake ci fu solo la voce di Bruno Bozzetto, nessun ragazzo poté esprimere il proprio punto di vista. Quanto mi piacerebbe poter rivedere quella puntata de "L'altra campana"...
Lunedì 3 maggio 1982 su Rete4 alle 19,45 esordiva il cartone animati "Ai no gakkō Cuore monogatari", cioè la versione della Nippon Animation del "Cuore" di De Amicis.
Personalmente ho sempre detestato il libro e non ho mai visto l'anime, proprio perché non sopportavo il libro  :]
Un mese dopo il primo episodio della serie animata, sul settimanale televisivo Telesette, dove aveva una rubrica settimanale dal titolo "Speciale Portobello", il popolarissimo Enzo Tortora recensiva Cuore.
Si vede che il conduttore non digeriva molto l'animazione giapponese  ^_^
Mi chiedo se, magari, non potesse chiedere un punto di vista alle figlie, forse gli avrebbero fatto notare qualche lato positivo dell'animazione giapponese.
Stante che io Cuore non l'ho mai seguito, apprezzavo (ed apprezzo) solo la bellissima sigla de "I Cavalieri del Re", Enzo Tortora aveva ancora qualche sassolino da togliersi dalla puntata de "L'altra campana", perché il suo giudizio non si limita al cartone animato, che in un certo senso parrebbe anche non del tutto negativo, ma in generale all'industria animata nipponica, che, invece, è assai dispregiativo.
In articoli come questo capita spesso di leggere che lo scrivente, chiunque esso sia, parte letteralmente per la tangente, non si limita a valutare l'opera in sé, e Tortora da grande uomo dello spettacolo quale era, pur essendo a digiuno di animazione (come quasi tutti in Italia), aveva i titoli per esprimere un giudizio, ma si tirano in ballo ennemila questioni che nulla avrebbero avuto a che fare con il tema originale della rubrica.
C'è da dire che per parlar solo della serie, Enzo Tortora avrebbe dovuto seguirne qualche puntata, ma gli adulti ai tempi non guardavano i cartoni animati, men che meno giapponesi, era tutta roba per bambini!  ^_^
Erano passati due anni dalla trasmissione de "L'altra campana" contro Goldrake e Mazinga, i robottoni non erano più trasmessi dalla Rai e sulle tv private li si vedeva poco, in generale sulle tv locali private minori, ma l'analisi su "Cuore" partiva sempre dalle serie robotiche prodotte in Giappone una decina di anni prima.



Da considerare nella lettura del pezzo che il "politically correct" nel 1982 non esisteva.
Oddio... non esiste più neppure oggi...   T_T

sabato 10 agosto 2019

"Per me è scoppiata la pace mondiale" (Hiroo Onoda), di Paolo Santoro - Domenica del Corriere 10 ottobre 1979



Piccola digressione.
Quando mi prendo male perché in qualche libro (quindi un prodotto a pagamento) oppure in qualche servizio giornalistico (quindi il giornalista ha percepito un stipendio) hanno messo gli articoli dell'Emeroteca Anime senza uno straccio di citazione del blog, non è perché quegli articoli li consideri "miei", palesemente non lo sono, ma solo perché per riesumarli dal totale oblio ho speso tempo e soldini. Un esempio di tale spesa economica è la seguente "Domenica del Corriere" che riporta un articolo sull'ex tenente Hiroo Onoda.
Questo numero dell'ottobre 1979 fa parte di uno stock che acquistati anni addietro, erano tre annate quasi complete a circa 50 centesimi il pezzo, ovviamente nella stragrande maggioranza dei numeri non c'erano articoli sui cartoni animati giapponesi, ma qua e là vi si poteva leggere scritti su altre tematiche interessanti.
Quando lessi questo articolo misi da parte la rivista, chissà... prima o poi sarebbe tornata utile  ^_^
A distanza di svariati anni è giunto proprio il caso di postare questo scritto a compendio della recensione del libro linkato sopra sulla vicenda militare dell'irriducibile, oltre qualsiasi buonsenso, tenente dell'esercito Imperiale giapponese.
Che fine aveva fatto Hiroo Onoda nel 1979?
Se ne era andato a vivere in Brasile, dove aveva vissuto anche uno dei suoi fratelli in passato.
Nella foto lo vediamo assai invecchiato rispetto alle immagini del libro, si vede che 30 anni di privazioni nella giungla non dovevano essere state poi molto salutari, anche se c'è da dire che campò fino al 2014, ben 92 anni.


       


Su You Tube ho trovato questo speciale in italiano, che arriva fino agli anni 2000. Diciamo che la lettura del suo libro, l'articolo e il documentario, mi hanno permesso di avere un'idea più precisa sul personaggio.
Ed è un'idea parecchio negativa...
Ok, gli eventi storici ed una certa dose di fanatismo ti hanno ficcato in un cul de sac...
Ok, continui a far la guerra a dei poveracci di agricoltori filippini per 30 anni...
Ok, ne cagioni la morte di un numero tra i 30 e i 50 (o forse più)...
Ok, non vieni in alcun modo punito dal governo filippino...
Ok, come premio del tuo operato il governo giapponese ti aiuta a comprare la fazenda in Brasile...
Però, almeno, quando torni in patria seppellisci l'ascia di guerra e te ne stai zitto in segno di contrizione... no... faceva propaganda ai movimenti nazionalisti di estrema destra...



Quello che mi lascia sempre parecchio basito sono il numero clamorosamente alto di errori negli articoli della stampa italica, fino a qualche anno fa pensavo fosse un problema dei giorni nostri, ma grazie agli articoli sui cartoni animati giapponesi e ad altri come questo, ho capito che il giornalismo italiano è sempre stato abbastanza claudicante per quando riguardava la veridicità dei fatti...
L'articolo consta, alla fine, di solo due colonne, ma vi si possono leggere numerose imprecisioni storiche a proposito della missione del tenente Hiroo Onoda.
Ovviamente mi baso su ciò che ho letto nel suo libro:
Il tenente Onoda non era a capo di nessun "ristretto gruppo di soldati specializzati", lui stesso disprezzava i suoi commilitoni in quanto non operativi e lavativi;
Non danneggiò in alcun modo il porticciolo di Lubang, ammette lui stesso il fallimento;
Non rese inutilizzabile la pista d'atterraggio di Lubang, ammette lui stesso il fallimento;
Non ostacolò in nessun modo la presa statunitense dell'isola di Lubang;
I fedeli compagni erano solo tre, poi due.

Il giornalista accenna anche al libro di Onoda, che ai tempi era stato pubblicato da pochi anni, ma direi che lui non lo lesse, perché leggendo l'articolo ci si immagina il coraggioso soldato giapponese che compie missioni strategiche contro l'esercito a stelle e strisce, ma in realtà terrorizzò solo dei civili filippini...

venerdì 9 agosto 2019

Non mi arrendo, i miei trent'anni di guerriglia nella giungla filippina




TITOLO: Non mi arrendo, i miei trent'anni di guerriglia nella giungla filippina
AUTORE: Hiroo Onoda
CASA EDITRICE: Mondadori
PAGINE: 247
COSTO: 20 €
ANNO: 1975
FORMATO: 21 cm X 16 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Conoscevo solo a grandi linee la storia del tenente Onoda Hiroo, l'ufficiali dell'esercito Imperiale giapponese che si arrese solo nel marzo del 1974 sull'isola filippina di Lubang.
Marzo 1974, 30 anni dopo la fine del conflitto...
Mi son sempre chiesto se io al suo posto mi sarei comportato come lui, praticamente impossibile dare una risposta, resto profondamente convinto di no, per il semplice motivo che non sono un cuor di leone, quindi mi sarei arreso subito o quasi subito.
Certo che per la maggior parte dei soldati giapponesi la resa era impensabile, e tanti tragici aneddoti storici lo confermano, partivano in guerra già con lo scopo di sacrificare la vita per il buon Hirohito (un vero pacifista...), senza contare che la propaganda militare aveva convinto tutti i giapponesi che se fossero caduti prigionieri degli americani avrebbero subito indicibili torture.
Per il tenente Onoda, però, la morte in battaglia non era una opzione, la sua missione era restare vivo e portare a termine operazioni di guerriglia dietro le linee americane, e nel contempo preparare e favorire il ritorno delle truppe Imperiale sul suolo di Lubang. Faceva infatti parte di una speciale sezione del servizio segreto dell'esercito, di nuova creazione, i cui compiti erano per giunta top secret.
La vicenda di Onoda parrebbe più da film di fantascienza che un racconto ormai storico, in realtà lui non fu l'unico, non per nulla il termine "essere come l'ultimo giapponese" non nasce da un solo episodio:
https://it.wikipedia.org/wiki/Soldati_fantasma_giapponesi

Semplicemente quello del tenente Onoda fu il più eclatante, nato grazie ad una capacità di inculcare alle masse concetti assurdi. che in seguito abbiamo visto raramente, popolo giapponesi che forse era in parte già predisposto culturalmente per accettare tanto fanatismo.
Personalmente mi ero convinto che Onoda e i suoi due commilitoni fossero rimasti quasi del tutto tagliati fuori dai rapporti con la popolazione indigena e con le notizie del mondo, ed era questa la causa, per quello che pensavo prima di leggere questo libro, di tanto assurdo fanatismo.
Non era così. In quei 30 anni tantissime volte ed in diversi modi si cercò di convincere Onoda che la guerra fosse terminata. Sono rimasto sbalordito nel leggere che, oltre ad opuscoli e lettere lasciate sul posto, ci furono numerose spedizioni nella giungla di giapponesi che si mettevano ad implorare Onoda di arrendersi, spiegandogli che la guerra fosse terminata. Addirittura più volte si recarono a Lubang i parenti del tenente (fratello, sorella e padre) e di uno dei suoi due compagni.
Ma perché in Giappone sapevano che Onoda era ancora in quella giungla di Lubang?
Perché i tre soldati continuavano ad uccidere, sul web ho trovato una cifra che oscilla dai 30 ai 50 civili filippini uccisi dalla fine della guerra al marzo 1974, i tre furono soprannominati dai civili filippini "i diavoli delle montagne". Per sopravviver i tre soldati si davano ad "operazioni militari" di saccheggio, espediente normale per l'esercito imperiale giapponese, e qualche volta per i civili filippini finiva male... ovviamente al momento della sua resa, l'unico sopravvissuto del trio, non subì alcun processo per quegli omicidi, il presidente Ferdinando Marcos preferì usare il caso per rinsaldare i rapporti con il Giappone, piuttosto che per creare fratture.
Inutile dire che, una volta giunto in Giappone, Onoda fu trattato come un eroe, e non come un personaggio tragico che aveva continuato ad ammazzare poveracci che cercavano solo di lavorare per vivere.
Da notare che in questo libro raramente si parla di filippini uccisi da parte di Onoda e dei suoi due compagni, lo si capisce, ma i vari omicidi non sono mai esplicitati, mentre sono enfatizzate le morti del caporale Shimada (maggio 1954) e del soldato Kinshichi Kozuka (ottobre 1972).
In realtà il terzetto fu, nel primo periodo, un quartetto, infatti ne faceva parte anche il soldato Yuichi Akatsu, che però nel settembre del 1949 "disertò", come scrive Onoda.
Akatsu, qualche tempo dopo la sua "diserzione", fece pervenire ai tre commilitoni un volantino in cui li avvertiva che la guerra era finita, e che se si fossero arresi l'esercito filippino non li avrebbe puniti. Onoda e soci non vi credettero, come non credettero a tutte le tante altre prove che la loro guerra era assurda.
Da notare che al momento della morte di Shimada e Kozuka si intensificarono i tentativi di contattare i superstiti, proprio perché in Giappone sapevano che Onoda faceva parte di quel contingente, e le autorità dell'isola segnalavano le continue incursioni dei soldati giapponesi.



Questa sopra è la piccola isola di Lubang, il percorso centrale è quello del "territorio" di Onoda, la zona in cui si muovevano continuamente per non essere scoperti.
Per questa recensione ho deciso di lasciar parlare il tenente Onoda, ho quindi estrapolato alcune parti del libro, in particolare quelle in cui vari gruppi di ricerca cercarono di contattarli. Mettere assieme tutti questi tentativi di contatto, che Onoda vide sempre, fa veramente impressione...

giovedì 8 agosto 2019

Le anime disegnate, il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre (nuova edizione)




TITOLO: Le anime disegnate, il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre
AUTORE: Luca Raffaelli
CASA EDITRICE: Tunuè
PAGINE: 292
COSTO: 28 €
ANNO: 2018
FORMATO: 24 cm X 16 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867903160

E' questa la quarta copertina del saggio di Luca Raffaelli che uscì nel 1994, uno dei primissimi saggi che si occupò anche dell'animazione giapponese, dato che sono trattati i tre principali filoni:
Walt Disney; Hanna & Barbera/Warner/MGM; anime.

Le prime due copertine furono pubblicate da Castelvecchi: la prima vede Bugs Bunny che bacia il cacciatore Elmer; la seconda riporta la silhouette di Willy il coyote.
La terza copertina è pubblicata dalla casa editrice Minimun Fax, e vede un mix di personaggi.

Di norma sono un po' restio a ricomprare una riedizione, anche quando è "riveduta ed ampliata o aggiornata", mi sa tanto di minestra riscaldata, che poi mangio lo stesso, però rispendere una cifra maggiore per un libro che già ho mi scoccia...
Ci sono delle eccezioni, e questa è una di loro.
Io comprai l'edizione con Willy il coyote in copertina, sempre Castelvecchi, ergo datata 1998. In questi 21 anni qualcosa è cambiato nell'animazione mondiale, mi pareva giusto rileggere come la pensava Raffaelli.
Un altro buon motivo per ri-prendere questo libro è la rilegatura: copertina rigida, bella rilegatura, formato non piccolo.
Nella libreria ci sta proprio bene  ^_^
Ho provato a valutare quanti paragrafi o capitoli ci fossero in più rispetto all'edizione del 1998, ma la comparazione risulta un po' ardua, di certo lo scritto è maggiore, e comunque fa riferimento ai fatti fino al 2018, anno di pubblicazione.
Quindi, se non avete mai letto una delle precedenti edizioni, il saggio va acquistato per forza, ma anche se avete la prima o la seconda copertina (made in Castelvecchi), l'acquisto è a mio avviso motivato. Non saprei valutare quanto migliorativa sia questa edizione Tunuè rispetto all'edizione di Minumin Fax.




Mettendo a confronto le quattro copertine ho notato quanto gli appassionati di animazione giapponese devono aver conquistato mercato editoriale negli ultimi 21 anni, mi spiego meglio.
Nelle prime due copertine (1994 e 1998) ci sono solo personaggi della Warner.
Nella terza copertina (2005) venne disegnato un Frankestein di vari personaggi: il muso di Braccobaldo; la testa di Bart Simpson; le orecchie di Topolino; una manica di quello che parreebbe essere il vestito di Biancaneve.
L'unico segno dell'animazione giapponese sembrerebbe essere l'occhio destro, in stile shojo.
In questa coperta ci sono Topolino e Goldrake che si stringono le mani, fifty-fifty.
Quando comprai l'edizione del 1998 (con Willy il coyote) dovetti leggere il sottotitolo del libro e l'indice per accertarmi che trattasse anche di cartoni animati giapponesi. Si vede che la casa editrice non puntava molto sui fan degli anime, veniva considerato più di richiamo il mondo dell'animazione statunitense.
Nel 2005 la copertina era più variegata, ma ci voleva un "occhio" attento per notare quella citazione visiva buttata un po' lì.
Nel 2019 i vecchi e brutti cartoni animati giapponesi hanno raggiunto la parità con il Dio Disney, un qualsiasi "vecchio" appassionati di anime riconoscerà subito la potente mano di Goldrake.
Qualche passo avanti rispetto a quando i nippocartoon erano violenti e diseducativi, lo abbiamo fatto.
Raffaelli divide il saggio in tre capitoli, uno per la Disney, uno per le altre case di produzioni statunitensi, e l'ultimo sui cartoni animati giapponesi.
Per ogni tipologia viene ripercorsa la sua storia, dagli autori alle problematiche di produzione, fino all'impatto che ebbero in Italia.
Lo scritto fila via liscio, leggibilissimo, senza paroloni complessi, comprensibile e piacevole.
Nella parte sull'animazione giapponese, oltre alla cronistoria della prima invasione, si fa riferimento alle polemiche che si scatenarono sulla carta stampata (presente anche dell'edizione del 1998), ed in questo frangente ho apprezzato l'autocritica di Raffaelli rispetto alla sua posizione anti-cartoni animati giapponesi nel periodo 1978/1980.
Recuperando vecchi saggi sull'animazione ho potuto leggere posizioni (legittime) abbastanza negative di vari esperti, che poi cambiarono idea senza colpo ferire.
Segue l'indice del saggio per valutarne il contenuto e rapportarlo con la propria eventuale precedente edizione  ;)

mercoledì 7 agosto 2019

Elementare, Matsuda! I manga polizieschi tra tradizione letteraria e cultura contemporanea




TITOLO: Elementare, Matsuda! I manga polizieschi tra tradizione letteraria e cultura contemporanea
AUTORE: Gianluca Lamendola
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 217
COSTO: 18,50 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788896133170


In colpevolissimo ritardo recensisco il saggio di Gianluca Lamendola sul rapporto tra i manga polizieschi, principalmente "Detective Conan" (ma non solo), e i romanzi gialli, come Sherlock Holmes (ma non solo).
Non per responsabilità dell'autore ho interrotto la lettura almeno un paio di volte, semplicemente perché non ho mai letto il manga di "Detective Conan" e non ho mai letto romanzi gialli, ergo sono proprio a digiuno delle tematiche esposte  ^_^
Poi è capitato che nelle ultime settimane stia guardando la serie inglese "Sherlock", e quindi ho provato a riprendere in mano il libro. Non che l'aver seguito una serie live gialla abbia cambiato molto, ma almeno qualche riferimento ai romanzi di Conan Doyle, dei tanti presenti nel saggio, mi è stato meno oscuro rispetto ai primi due tentativi.
A questa mia ignoranza diffusa fa parziale eccezione il quarto capitolo.
Lo scritto è veramente molto dettagliato, si vede che l'autore, oltre ai manga di cui parla (riporto i loro titoli a fine recensione), ha letto un sacco di gialli degli autori più noti.
Stante questa considerazione, posso consigliare la lettura del libro a chi conosce almeno uno dei due versanti trattati, i manga polizieschi oppure i romanzi gialli, poi se li si conosce entrambi, almeno in parte, meglio ancora  :]
Il saggio è diviso in quattro capitoli.
Nel primo capitolo sono messi a confronto i luoghi dei manga polizieschi con i luoghi dei classici romanzi gialli, ergo Londra e Tokyo.
Nel secondo capitolo si analizza il modus operandi dei detective di manga e romanzi, confrontando i metodi di indagine tra i due gruppi.
Nel terzo capitolo ci si concentra sul movente e sull'assassino.
L'ultimo capitolo parla di un personaggio che non è né un assassino né un detective, ma un ladro: Arsenio Lupin.
Oltre che mettere a confronto il Lupin dei romanzi a quello di Monkey Punch, una certa attenzione è riservata al ladro presente in "Detective Conan": Kaito Kid.
Come accennavo poco sopra è questo l'unico capitolo in cui ho potuto seguire un po' più autonomamente le analisi dell'autore, principalmente da pagina 186, il punto in cui si inizia a parla di Lupin III. Del nipote di Arsenio Lupin sono commentate le prime due serie animate, molto meno il manga.
Il saggio non tratta solo del manga di "Detective Conan", ma di molti altri titoli del genere poliziesco, a dimostrazione che l'autore ha svolto una ricerca approfondita, di seguito inserisco i titoli di quelli analizzati più spesso:
Death Note; City Hunter; Il mitico detective Loki; Jirashin; Labyrinth; Psychic detective Yakuno; Akumetsu.