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venerdì 28 febbraio 2014
Subbuteo, storia illustrata della nostalgia
mercoledì 26 febbraio 2014
Catalogo Atlantic "soldatini piccoli" - Serie Militare scala HO
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MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
Stante che la bibbia Atlantic rimarrà per l'eternità l'opera omnia in quattro stupendi volumi "Viaggio nell'Atlantic", i cataloghini pieghevoli che si trovavano dentro le confezioni in cartone dei soldatini "piccoli" (come li chiamavo io) mantengono inalterato il loro fascino. In poche pagine ti aprivano un mondo di battaglie infinite, con la possibilità di utilizzare scenari "veri", non più i mattoncini in lego o vecchie costruzioni avanzate, finita l'epoca dei tappetti utilizzati per simulare una collina, i plastici Atlantic erano stupendamente stupendi!
I soldatini "piccoli" avevano il vantaggio, oltre che di costare poco, di poter allestire delle battaglie veramente vaste, che con i plastici si trasformavano anche in reali. L'unico svantaggio era che le bave di stampaggio attorno alla miniatura, che nei soldatini "grandi" non pregiudicavano la loro possibilità di restare in piedi (e al massimo erano facili da togliere), mentre in quelli "piccoli" erano l'unico vero nemico che li faceva restare definitivamente a terra... Infatti i soldatini con bave esagerate erano sempre, nei miei scenari di guerra, i primi a dipartire, appena prima le miniature non propriamente combattenti, che usavo come "plastica da cannone".
Un esempio di "palstica da cannone" sono le pose degli "Aviatori d'Italia" e degli "Aplini d'Italia", a parte l'aviatore col mitra che spara in alto, gli altri perivano appena iniziata la battaglia. Mentre i mitici bersaglieri resistevano ad un sacco di scontri cruenti.
Il mio grosso problema coi soldatini italiani (in questo catalogo non sono mostrati quelli americani, inglesi, tedeschi etc) era che non sapevo mai bene se schierarli coi cattivi (tedeschi o giapponesi) o coi buoni (americani ed inglesi)...
lunedì 24 febbraio 2014
Capitan Sherlock n° 1 "Il corsaro dello spazio", collana "Telefumetto" n° 1 - aprile 1979
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Uno dei tanti esempi del successo dei cartoni animati giapponesi è una serie di fumetti che prendevano spunto dagli eroi ed eroine nipponiche scopiazzandone la trama e i personaggi, generando, però, delle storie che con gli occhi di oggi (e forse anche con quelli di ieri) risultano stupendamente(?) trash.
Di primo acchito verrebbe subito da gridare al plagio (fatto male), mi resta un piccolo dubbio sulle date quasi contemporanee in cui uscirono Capitan Shelrock e Capitan Harlock. Capitan Sherloch viene pubblicato dalla Epierre (Edizioni Periodiche per Ragazzi) nell'aprile del 1979 (vedi scan più sotto con la data presente in questo primo numero), nello stesso mese viene trasmessa dalla Rai la prima puntata di Capitan Harlock. Probabilmente quelli della Epierre lessero la notizia del nuovo eroe spaziale nipponico in anteprima su qualche quotidiano o settimanale, e cercarono di anticiparne un po' (troppo) la trama.
L'alternativa sarebbe che lo staf di IF (autori del fumetto) creò casualmente un personaggio col nome simile e con una trama approssimativamente similare ad Harlock in anticipo rispetto alla trasmissione tv, cosa assai improbabile.
Di questa collana "Telefumetto" fanno parte anche altre perle editoriali, sempre di ispirazione nipponica, come Golzinga, Apemia, Heidi e Remì. Ovviamente gli ultimi due erano personaggi narrativi già esistenti, ma che vengono pubblicati sulla scia del successo animato, mentre il primo penso sia il primo robottone italico. Dell'Apemia(!) non sono ancora riuscito a reperire il fumetto, e di questo me ne dolgo profondamente...
Ma quel era la trama di Capitan Sherlock?
Intanto non era un pirata come Harlock ma un corsaro, anche se dello spazio anch'esso, però resta un mistero sul perchè nella sinossi venga identificato come il "corsaro più valoroso di tutti i mari"... Tra lo spazio ed il mare c'è di mezzo il... mare?
Inoltre un corsaro ancora esistente sulla Terra in epoca moderna (o peggio, in epoca futura) mi sembra un pelino poco credibile. Certo che essendo Sherlock l'unico corsaro dei mari esistente è spiegato perché sia anche il più valoroso!
Poi, se si volesse fare i pignoli, bisognerebbe cercare di capire come un discendente di Sherlock Holmes possa diventare un corsaro, avrei capito un gelataio, un capo redattore, un ginecologo, ma un corsaro...
Come Harlock deve confrontarsi con la temibile regina Raflesia, Shelrock ha una nemica altrettanto spietata, la regina Nefera, del pianeta Algor (tipo Alcor di Goldrake?), che usa per l'attacco alla Terra degli Ufo (di nuovo Goldrake). Non può mancare il professore della base in stile Procton, Stanislao... Moulinsky... no... pardon, Stanislao Stanley.
sabato 22 febbraio 2014
Venti parole da un altro mondo
giovedì 20 febbraio 2014
Goldrake e Mazinga citati in Parlamento - febbraio 1981
Come riporto nella sezione Emeroteca anime l'invasione dei cartoni animati giapponesi generò una valanga di critiche (talune anche parzialmente condivisibili) da parte di giornalisti, politici e genitori verso questa nuova (per noi) forma di animazione. L'intervento che scatenò questo "kami kaze" ("vento divino" nel senso originario del termine) contro gli anime lo si può individuare nell'articolo dell'onorevole Silverio Corvisieri (Democrazia Proletaria). Non che prima di esso le critiche mancassero, ma il deputato di Democrazia Proletaria ottenne, per esempio, l'effetto di far bandire gli anime robotici dalla Rai.
Corvisieri per anni è stato additato come il responsabile di una interpellanza parlamentare contro Goldrake (esempio massimo di una inutile fobia dilagante), ma in una intervista fattaglia da Mario Verger (Rapporto confidenziale) l'ex deputato lo smentisce, affermando di non averne memoria.
Ergo mi sono armato di santa pazienza e ho provato a fare qualche ricerca in merito. Non pretendo che il risultato della mia ricerca sia esaustivo, però, per quanto mi riguarda, non ho trovato nessuna traccia di una interpellanza di Corvisieri in parlamento inerente/contro Goldrake.
Come fonte ho utlizzato i siti di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Il sito del Senato pare non abbia nessuna traccia di interventi su Goldrake e soci (però il motore di ricerca del sito mi è parso poco efficiente), mentre alla Camera dei Deputati ho trovato due interventi che citano una volta Goldrake ed una volta Mazinga, e fa un certo effetto. In realtà Goldrake sarebbe citato due volte, ma nel secondo caso non si tratta del Goldrake robotico, ma di una polemica riguardante l'omonimo fumetto degli anni 60 (Goldrake fumetto).
Le due citazione sono state fatte nella medesima occasione, un dibattito parlamentare su un argomento molto serio, i provvedimenti di "fermo cautelare" per casi di terrorismo, è importante ricordarsi il contesto sociale in cui noi bambini dell'epoca si guardava Goldrake.
Per farla breve il governo di allora (cioè la DC e il PSI, o forse il PSI era all'opposizione?), con l'accordo del PCI, permetteva fermi di polizia anche con scarse prove, il tutto per contrastare il terrorismo. I deputati radicali (che cercavano di opporsi a leggi che riducessero le libertà individuali) fecero numerosi interventi sia per contestare la costituzionalità della legge, sia per fare ostruzionismo, infatti le dichiarazioni sono assai lunghe (e il Presidente di turno della Camera, Scalfaro, glielo fa notare più volte).
In questo contesto il deputato Roberto Cicciomessere citò Goldrake e la deputata Adele Faccio citò Mazinga, ovviamente in senso negativo.
Non è mia intenzione criticare l'operato dei due deputati, anche perchè il loro intervento verteva su una questione ben più seria di tutto questo blog, e la loro citazione è veramente en passant. Molto probabilmente i due parlamentari radicali non gradivano i cartoni animati giapponesi (a causa dei loro contenuti), ma avere inserito i due eroi robotici nel discorso mi pare dovuto più ad una necessità di allungare i tempi dell'intervento, piuttosto che a quella di fare una crociata contro i cartoni animati giapponesi. Prova ne è che, pur non avendo letto completamente i loro due interventi (lunghissimi e sfibranti...), questi spaziano praticamente su qualsiasi argomento, tra cui, appunto, il cattivo esempio dato dalla televisione italiana, che veicolava programmi televisivi per bambini dai contenuti violenti e guerreggianti.
Riporto i loro interventi in Parlamento solo a scopo di testimonianza, ed anche per confermare le parole di Corvisieri, che scrisse un articolo assurdo sul Corriere della Sera, ma pare che, effettivamente, non fece nessuna interrogazione parlamentare.
Procederò con ordine, ecco una parte dell'elenco degli intervenuti a quel dibattito in cui figurano Cicciomessere e Faccio, con i relatici numeri degli interventi.
mercoledì 19 febbraio 2014
Go Nagai Robot Collection 09 Boss Robot
Siamo arrivati a Boss Robot, che personalmente non ho mai gradito più di tanto (come non tolleravo il Mechadon in Jeeg), benchè oggi comprenda lo scopo sdrammatizzante di queste figure all'interno della trama, ai tempi consideravo questi personaggi cialtroneschi solo delle perdite di tempo rispetto alle battaglie.
Con i suoi 10 cm circa di altezza il Boss Robot non sarà il personaggio della "Go Nagai Robot Collection" più alto, ma ipotizzo che sarà di certo il più pesante: è bello massiccio.
La colorazione del mio pezzo ha un certo numero di sbavature, sul collo e sulle mani. E le mani sono parte del mistero "posture" di questa "Go Nagai Robot Collection" (basta vedere le altre uscite: link ), intuisco il senso della postura, ma non ne sono certo. Forse volevano mostrare un Bosso Robot che si scrocchiava le nocche delle mani prima di un combattimento, viste anche le sopracciglia aggrottate, ma dal risultato finale pare che voglia nascondere qualcosa nella mano destra.
Indipendentemente dalle mie interpretazioni trovo esteticamente piacevole il modellino, ma io non sono un collezionista.
domenica 16 febbraio 2014
Il Superlibro dei Cartoni in Tivù - 1981
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Questo super cartonato (formato 31 cm X 23 cm) da 114 pagine contiene una storia per ognuno dei personaggi che si vedono in copertina, più Gaiking e "Temple e Tam Tam" (esclusi dall'onore della copertina). A dire il vero, come per tutta questa tipologia di riviste per bambini del periodo, non è sempre facile riconoscere il protagonista rispetto al cartone animato... per esempio il tizio col maglione arancio che si vede tra Charlotte e Shirab sarebbe Judo Boy. Le storie che non contemplano robot sono disegnate anche accettabilmente, evidentemente i disegnatori italiani di allora non si trovavano a loro agio con robot così dettagliati, ergo, quando c'è da disegnare un mecha, la qualità cola a picco, anche l'auto da corsa Hayabusa di Ken Falco è disegnata con un tratto un po' a caso.
In fondo in quegli anni l'importante era cavalcare l'onda del successo dei primi anime, qualità e fedelta della storia erano secondarie.
Il cartonato raccoglie storie pubblicate su riviste di varie testate, ma tutte facenti riferimento alle pubblicazioni Mondadori "Edizioni Edierre" ( "La banda tv ragazzi"; "Mazinga Z settimanale) e "Edizioni TV ("Cartoni in TV"; "Super Robot"; "Noi Super Eroi").
Come ho già scritto la qualità dei disegni non è eccelsa, ma quello che rende interessante questa pubblicazione è, a mio avviso, l'introduzione scritta all'inizio di ogni storia, che penso si possa considerare il primo esempio di recensioni di più serie animate giapponesi, in anticipo di 20 e passa anni rispetto i tanti siti di carattere nostalgico (sempre in senso buono). Tra l'altro il linguaggio utilizzato è abbastanza forbito, se si considera il target della pubblicazione, e il contenuto illustra quasi sempre fedelmente ciò che capita nel cartone, compresi i nomi dei personaggi che sono riportati correttamente, benché la trama del fumetto crei situazioni nuove rispetto agli anime originali.
Una pecca del cartonato è che quasi tutte le storie presentate non sono delle prime puntate o trame auto conclusive, ma storie già iniziate.
Anche l'introduzione al libro è simpatica.
venerdì 14 febbraio 2014
The Wacky Races Handbook, the complete guide to the wackiest race on earth
lunedì 10 febbraio 2014
Japan Cartoon, rassegna di disegni animati giapponesi (collana di 20 numeri)
domenica 9 febbraio 2014
1615 un giapponese in viaggio verso Roma, il resoconto di Hasekura Rokuemon
Barbie e il cane - Biblioteca di Barbie 4 (1976)
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Le due autrici Dolly e Gloria ci deliziano con un'altra avventura della sempre super impegnata Barbie, che questa volta si reca addirittura a far la spesa! Strano, ero convinto la facesse Ken... pagando di tasca propria, ovviamente...
C'è da dire che Barbie, una volta tanto, si adopera in una azione nobile, prendendosi cura di una bastardina randagia azzoppata, pure incinta! Ci mancava che fosse non vedente...
Mentre nelle pubblicità presenti su Topolino quella Barbie prediligeva i cani di razza...
sabato 8 febbraio 2014
Michele Serra VS "i cartoni animati giapponesi" - L'Unità giugno 1981
Pur ribadendo che al tempo (fine anni 70/primi anni 80) non era facile reperire delle informazioni sull'animazione giapponese, questo non implica, però, che un giornalista non dovesse sentire l'obbligo di cercarle: articoli in inglese, richieste di informazioni all'ambasciata giapponese in Italia o a quella italiana in Giappone, magari un'intervista a qualche animatore nipponico. Non sia mai!
Purtroppo anche Michele Serra (come Vittorio Zucconi ) non riesce ad elevarsi ai livelli di Gianni Rodari , rimandendo nella media del giornalismo scandalistico del periodo ( Nantas Salvalaggio e Alberto Bevilacqua ). Ovviamente essere di sinistra non implica avere una mentalità aperta, il fatto che l'avessero Rodari o Omar Calabrese non era un obbligo per tutti gli altri intellettualoni di sinistra.
Non saprei dire quanto anti americano fosse Serra nel 1981 (o se fosse anti americano), è bello vedere che i "cartoni animati giapponesi" riescano a fargli rivalutare gli States, almeno quelli disegnati.
Io mi chiedo se Michele Serra abbia mai fatto lo sforzo di vedere tre puntate di seguito di un qualsiasi anime prima di dare certi giudizi. Ovviamente non affermo che dovessero piacergli i "cartoni animati giapponesi". A me non piace Peppa Pig, però non scriverei mai un articolo con le argomentazioni di Serra, mi limiterei al giudizio estetico, e comunque, prima, cercherei di informarmi un minimo. Giusto per evitare che dopo una trentina di anni qualche ex bambino mi rinfacci tutti quegli strafalcioni ^__^
Ecco, caro Serra, l'ex bambino è arrivato... è il colmo che proprio il primo direttore di Cuore incappi in un "Niente resterà impunito"!
Tralasciando il fatto che si utilizzano le figurine Panini come esempio negativo (in seguito sarà proprio L'Unita di Veltroni a vendere un sacco di copie in più grazie alle figu...), l'articolo dimostra proprio che Serra non li vedeva questi "cartoni animati giapponesi". Tra le accuse che non si possono muovere agli anime c'è quella di non avere personaggi con personalità sfumate. Gambadilegno, per Serra, sarebbe un personaggio con maggiori chiavi di lettura di un alieno come Actarus obbligato a combattere per difendere una patria adottiva... Il generale Flora (nella serie di Jeeg) potrà mai essere un personaggio meno sfaccettato di Trudy?!
Rimane l'assurdità di fondo di paragonare opere diversissime: quelle con personaggi antropomorfi in storie che mai possono essere verosimili, le altre con personaggi umani (spesso coetanei dei piccoli telespettatori) in trame più verosimili.
Capitan Harlock, il pirata dello spazio - Editrice Giochi 1978
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Figuriamoci quale era il suo "potere" in quegli anni, quando fin i surgelati Arena si affidavano al pirata dello spazio per vendere qualche Crocchella in più (vedi scan alla fine del post).
Tra le innumerevoli prove dirette (come questo blog) dell'impatto dei "cartoni animati giapponesi" un certo numero sono indirette, e per certi versi sono più esplicative del fenommeno rispetto le prime. Considero un prova indiretta di questo impatto il gioco in scatola di Capitan Harlock, in cui l'eroe compare giusto sulla confezione della scatola e nelle regole, ma incredibilmente non nel gioco. Questa anomalia non vale solo per il protagonista della serie, ma per tutti i suoi personaggi, infatti nel gioco non c'è nè una carta, nè un segnaposto, neppure una navicella riconducibile alla serie tv!
Per esempio la trottola blu che appoggio sulla scatola, e che dovrà essere posta al centro del tabellone di gioco, dovrebbe essere una astronave delle mazoniane...
giovedì 6 febbraio 2014
Go Nagai Robot Collection 08 Hiroshi Shiba
Dopo essermi perso la settima uscita, un grazie enorme come una casa alla Fabbri che ha deciso di anticipare di una settimana il numero su Venus Alpha senza darne alcuna notizia preventiva, ecco l'ottava, che presenta Hiroshi Shiba nella prima versione cyborg.
Delle due versioni cyborg di Hiroshi quella più accattivante, ma anche più presente nella serie animata, è la seconda, ma questa Go Nagai Collection, è sempre giusto ricordarlo (anche a me), si riferisce solo ai manga. Probabilmente, io non ho mai letto il manga di Jeeg, la più figa seconda versione cyborg non è presente nel manga, come diversa, non di poco, è la trama rispetto alla serie tv.
Quello che, però, continuo a non capire è la scelta editoriale della Fabbri che pubblica una collana editoriale/modellistica chiaramente di stampo nostalgico (sempre nel senso buono del termine), e che quindi non potrebbe che riferirsi alle serie animate (che tutti i clienti videro), ispirandosi solo alle trame dei relativi manga, che in pochi conoscono (non io).
Di conseguenza rimane ancora più oscuro l'incipit di questo numero, ma il cui concetto è presente anche in quelli precedenti:
"Jeeg il robot d'acciaio è sicuramente uno dei personaggi più amati e popolari nel nostro paese. Il manga Kotestu Jeeg...".
Il Jeeg popolare è quello della serie tv, il manga è sconosciuto ai più, in che modo un cliente normale potrà mai considerare famigliare questo Hiroshi Shiba cyborg?
Tralascio per un momento il contenuto del fasccolino-ino-ino-ino per tornare al modellino-ino, visto che è alto quanto Actarus, circa 8 cm.
La posa è, come per Actarus, assai inusuale, per chi a visto solo l'anime, magari nel manga è proprosta spesso. Pare che stia ruttando in maniera mostruosamente potente, ammesso che un cyborg rutti, ovviamente.
martedì 4 febbraio 2014
Shojo Manga! Girl Power! - Catalogue
domenica 2 febbraio 2014
Catalogo Subbuteo 1981
Questo secondo catalogo del Subbuteo ( qui il primo ) ha la caratteristica che le miniature dei calciatori sono fotografate. Cosa che permetteva una scelta più precisa della squadra da parte di bambini che (come nel mio caso), dopo la propria squadra e quelle classiche, preferivano scegliere quelle con maglie ben dipinte, indipendentemente dalla notorietà della squadra di appartenenza.
Certo, bisognava avere il Brasile o l'Olanda, ma vuoi mettere la bellezza della maglia del Coventry City, della seconda maglia del Machester City o del Southend United?
Ovviamente l'immagine della copertina di questo catalogo immortala il momento appena precedente in cui Franco Causio uccella Ottorino Piotti!
Il catalogo è un pelino ondulato (come se avesse preso acqua), lo era anche quando ne venni in possesso io, distribuito dal negozio di giocattoli in cui compravamo le squadre.
E poi, comnque, un catalogo del Subbuteo ti permetteva di fantasticare su tornei più infiniti di quelli che si facevano in cortile, magari allo stadio Wembley!
Tornei organizzati dalla Federazione italiana di Subbuteo, mica dagli amici del cortile.




























