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giovedì 30 agosto 2018

Puzzle Capitan Fake Harlock - "Pirati dello spazio" Mondadori Giochi (1979?)


I mercatini dell'usato sono sempre fonte di grandi sorprese e di scoperta di pezzi interessanti.
La sorpresa in questo puzzle Mondadori consiste sia nel fatto che non l'avevo mai visto in giro, sia nella sua completezza. La seconda più che una sorpresa è stato puro kulo, tecnicamente parlando.
Quando ho visto la scatola avevo deciso di prenderlo anche se non completo, visto anche l'esiguo costo, e comunque non potevo mettermi di certo a fare il puzzle in quel momento... sarei stato preso per mentalmente instabile... oltre che assai lento, visto che ho impiegato mezz'ora buona per completarlo  T_T
L'aspetto interessante dell'articolo è il soggetto: Capitan Fake Harlock!
La Mondadori non deteneva i diritti per commercializzare prodotti di Capitan Harlock, ergo virarono sul "semi-pirataggio", tanto per rimanere in gergo bucaniero  :]
Disegnarono un simil Capitan Harlock, gli affiancarono un simil Tadashi Daiba, e vicino a loro piazzarono una simil Arcadia.
Tutto quasi simil uguale all'originale!!!   ^_^
Sono questi quei ritrovamenti che ti ricordano una certa anarchia del periodo, quando anche aziende del calibro della Mondadori usavano questi mezzucci per incrementare un po' il fatturato.
Sia chiaro, operazione del tutto lecita quella della Mondadori, però un po' comica.
Anche perché nessun bambino, non io, avrebbe comprato questo Capitan Fake Harlock, per il semplice motivo che NON era Capitan Harlock e l'astronave NON era l'Arcadia.
Al massimo ci sarà potuto cascare qualche genitore o nonno, a cui il negoziante di turno, cartolaio o giocattolaio che fosse, avrà piazzato la confezione con i 100 pezzi del puzzle, in fondo era sempre un prodotto della più grande casa editrice italiana, mica fanno furbate loro!
Sul web non ho trovato alcun riscontro su questo articolo, nessuna immagine, zero assoluto, ergo la mia datazione è puramente teorica.


mercoledì 29 agosto 2018

"La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa!" - "Album di Boy" Edierre 1977


Non ho mai visto il film di Sandokan, né al cinema né in televisione.
Sapevo che oltre album al mitico album Panini di Sandokan ne era stato pubblicato un altro, ma non ero a conoscenza che fosso collegato al lungometraggio. Film, che da quello che leggo su Wikipedia, non ripeté i fasti dello sceneggiato televisivo, ergo ipotizzo che anche questo album, non trascinato dalla pellicola cinematografica, ebbe minore successo della pubblicazione Panini.
L'album è, in verità, molto bello, composto da ben 300 figurine, non arriva alla 400 figurine dell'album Panini, ma comunque non è una pubblicazione "spilorcia". Specialmente se si considera che queste 300 figu sono concentrate su un unica storia, cioè un film di 2 ore, a differenza dell'album dello sceneggiato che doveva illustrare un maggior numero di ore di trasmissione, quindi la trama riportata in questo album penso risulti più chiara.



Marianna, deceduta nel precedente album Panini, non è a mio avviso degnamente sostituita, in pratica non mi pare ci sia la "gnocca" in questo film... però è presente un attore mitico, che abbiamo apprezzato in tanti film del periodo, Salvatore Borgese, nel ruolo di Kammamuri.
Per il resto il cast mi pare il medesimo dello sceneggiato Rai.


      

La musica di apertura, composta sempre dagli Oliver Onions, riprende inizialmente la mitica sigla dello sceneggiato, per poi perdersi in note poco coinvolgenti.

lunedì 27 agosto 2018

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 3




E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.
Per l'occasione ho pensato di non inserire il watermark "imago recensio", tranne che per la prima pagina e l'indice, in modo da rendere il più leggibile possibile le pagine, ma anche per non rovinare le tantissime (quasi 200) pregevoli incisioni.
Si noterà comunque un quadratino di tonalità diversa, purtroppo il programma che inserisce il Watermark mi permette anche di ridurre il peso delle scan, ma senza una scritta non funziona, ergo ho dovuto inserire un punticino in un angolo, che non arreca fastidio alla lettura.
In questo post ho inserito il terzo capitolo:
"La vita a Jokohama"

Rispetto ai primi due, che narravano del viaggio e dell'approdo in Giappone, questo è più nipponico, ma ci si perde ancora parecchio nella descrizione della vita degli occidentali in Giappone.
De Riseis illustra la città di Yokohama, in cui c'erano i consolati delle potenze straniere, tra cui l'Italia. Anche se, a dire il vero, dal disegno di pagina 53, pare più una villetta, che un consolato di una grande nazione occidentale...
Personalmente trovo sempre abbastanza noiosa la descrizione dei paesaggi e dei luoghi, e l'autore si dilunga parecchio in questa attività, che comunque è motivata dallo scritto che è un racconto di viaggio.
Molto interessanti, invece, gli accenni sugli usi e costumi del periodo, oppure alle regole della società, come l'obbligo di non guardare il corteo imperiale al suo passaggio, valido anche per gli stranieri, e di cui questi pare si lagnassero.
In quel periodo i ricchi occidentali depredavano i tesori artistici giapponesi comprandoli a man bassa Questa pessima pratica, però, risulterà a posteriori un prezioso salvataggio di opera d'arte e storiche, viste le ingenti perdite che i musei e i privati subiranno dalle distruzioni della guerra del pacifico.
Buona lettura  ^_^



venerdì 24 agosto 2018

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 49 e 50




Sono queste due belle puntate, in cui non si contano le skill dei nostri eroi calcistici animati, non solo i bolidi di Shingo, ma di molti altri, e tra di essi i due nuovi arrivati: i gemelli ombra!
Diciamo che i due fratelli possono essere paragonati un po' ai nostri Ivano e Dario Bonetti, più o meno, a grandi linee, però con molte meno ammonizioni  :]
Devo in parte rettificare il giudizio sul peggioramento delle animazioni, che, dopo il crollo osceno dell'episodio n° 48, ora sono tornate al solito livello (scarsino). Quindi, magari, la serie non fu interrotta in anticipo, come ho ipotizzato nel precedente post, ma potrebbe essere che tutti gli animatori originali per la 48esima puntata fossero in ferie, o col cagotto, ergo usarono gente presa a caso  ^_^
Comunque mi resta l'impressione che la chiusura della serie sia troppo affrettata. Dal momento in cui Shingo ha recuperato l'infortunio alla gamba fratturata, in sei episodi finisce tutto... parrebbe quasi che gli sceneggiatori si siano dilungati troppo nella prima parte della serie, e poi di colpo si siano resi conto che fosse terminata.
Purtroppo, mentre per altre serie più famose (tipo Tekkaman) si è scoperto il motivo del finale affrettato, la bassa notorietà di "Akakichi No Eleven" non ha spinto nessuno ad approfondire questa questione. Ammesso, ovviamente, che la mia impressione non sia campata in aria.
Le due puntate sono piacevoli perché ci sono, per fortuna, pochi dialoghi, visto il livello infimo dell'adattamento italico, e tanta azione calcistica, nonostante non ci sia la cronaca di una partita, ma solo allenamenti.
Ma che allenamenti!!!



Avevamo lasciato Shingo al campo di allenamento n° 20, in preda a gravi problemi di vista, in quanto non riusciva a focalizzare il proprio avversario, che non si capiva se fosse singolo o doppio... ma alla fine non era il nostro eroe ad aver bisogno degli occhiali, erano i due avversari ad avere dei super poteri!
Infatti i due ragazzi, oltre a muoversi all'unisono, che manco nel nuoto sincronizzato ci riescono così perfettamente, sono dotati di una agilità e velocità che mi hanno fatto tornare alla mente Babil Junior.
Comunque, secondo me, mentre uno Shingo o un Kamioka Go tornerebbero sicuramente utili in una partita di calcio reale, la tattica dei due gemelli non sarebbe molto utile... con un difensore marcheresti due attaccanti . E poi non rischierebbero di finire costantemente in fuorigioco?




Una volta davanti a Shingo, il gemello anteriore tira una cannella, quello posteriore scatta a velocità supersonica e respinge il primo tiro, poi torna alla base, ovvero dietro al gemello.
La prima metà di questa puntata è tutta dedicata a magnificare le skill dei due gemelli, in fondo la serie è quasi finita, non è che potevano menare il torrone per altre puntate...
Shingo sfida i due ragazzi, chi affermerà la propria superiorità calcistica?

martedì 21 agosto 2018

Volumi rilegati delle collane Editoriale Corno: Thor; F4; Uomo Ragno; Devil; Capitan America; Super Eroi



Mi capita sovente di iniziare un post con la premessa che non sono un esperto di questo o quell'argomento, ed anche in questo caso devo pre-ammettere la mia ignoranza sui fumetti Marvel della Editoriale Corno pubblicati nei primi anni 70. In pratica tutte quelle prime pubblicazioni che costavano 200 lire.
Io iniziai a leggerli, per ovvi motivi anagrafici, dal 1977 in poi, e le collane erano impostate differentemente, per esempio c'erano i mitici albi "Gigante", ma in generale differivano dalla grafica della copertina (non per il disegno della copertina). Per esempio non conoscevo la collana "Gli albi dei Super Eroi", in cui fecero la loro prima apparizione "I Difensori", Warlock, Dracula, Ka-Zar, Licantropus, Luke, Red Wolf, Conan. 
Finita la premessa, entro nel dettaglio della recensione, che si basa sul ritrovamento di 17 volumi rilegati delle collane Editoriale Corno di Thor, i Fantastici 4, l'Uomo Ragno, Devil, Capitan America e "Gli albi dei Super Eroi".
Riguardo a questi volumi rilegati ho cercato informazioni sul web, ma non ne ho trovato traccia, mentre mi è venuto in soccorso il bellissimo volume "La Marvel nelle edizioni Corno" di Danilo Chiomento, in cui ho visto (a pag 318) le immagini di un avviso sulla disponibilità di rilegature ufficiali della Corno.


Però, nel leggere il testo, parrebbero più che altro raccoglitori apposito per ogni collana, non volumi rilegati. Raccoglitori che comunque manterrebbero la loro caratteristica fumettosa, mentre questi volumi rilegati paiono quasi essere parte di una grande enciclopedia, con tanto di scritte in oro.
Il post ha quindi anche lo scopo di chiedere delucidazioni a chi possiede, rispetto a me, maggiore cultura fumettistica sulla Editoriale Corno, allo scopo di capire:
Questi sono volumi vennero rilegati da un collezionista?
E possibile risalire, considerando che i fumetti presenti internamente sono perfetti, ad una data?
Era consuetudine nei primi anni 70 farsi rilegare gli albi?
I volumi qui presenti potrebbero essere una versione precedente della Editoriale Corno ai raccoglitori con copertine disegnate dell'immagine sopra?
Nel caso fossero stati una iniziativa ufficiale della Corno, fino a quale numero vennero rilegati?

Come informazione posso aggiungere che ognuno dei 17 volumi contiene sempre 20 fumetti.
Sulle copertina in tessuto non è presente nessun'altra scritta se non quelle mostrate (nome della collana e numero del volume).
Neppure all'interno della sovra copertina è presente qualsivoglia dicitura o anno di pubblicazione. 
Alcune pagine dei fumetti sono ancora fustellate sui fianchi, ergo, mai sfogliati. Quindi non sembrerebbero essere parte di una collezione acquistata singolarmente in edicola, e successivamente inviata ad un rilegatore.
Infine, purtroppo, non sono presenti i gadget (né poster né adesivi...), ma il fatto che in 340 fumetti (17 volumi x 20 numeri l'uno) non ci sia neppure un foglio degli adesivi senza adesivi (segno che il bambino li attaccò senza togliere l'inserto), darebbe l'impressione che vennero pubblicati già così. Segno che, forse, questi volumi rilegati possano provenire direttamente dalla Editoriale Corno oppure dallo stampatore, cioè "Ripalta Industrie Grafiche".
In fondo al post l'unica informazione che ho trovato sul web sulla "Ripalta Industrie Grafiche", che inizio l'attività nel 1906, ergo potrebbe essere la medesima azienda.
Nel post inserirò sempre la scan finale dell'ultimo numero di ogni volume, con l'elenco cronologico dei fumetti. Inoltre metto le scan con le copertine o la prima pagine delle storie aggiuntivi, in cui compaiono personaggi famosi. Ovviamente non ho postato tutti personaggi "secondari" presenti in ogni fumetto, perché ho scoperto che furono veramente molti, ma so quelli che per me furono importanti. Quindi, per esempio, la prima copertina di Thor con i Vendicatori, non Avengers... Vendicatori!  ^_^
Mi è parso di aver notato, rispetto agli albi che leggevo io, meno spazio riservato alla posta del lettore, ed un minor numero di pagine con curiosità. Comunque, dove presenti e di un certo interesse, ho messo anche queste chicche, tipo alcune foto di Stan Lee che non avevo mia visto in giro, in particolare una con un giovane Luciano Secchi. Da considerare, come detto sopra, che io non sono un esperto del settore, e quindi, magari, le foto risulteranno ad altri ben conosciute.
Altra chicca a me totalmente sconosciuta è un mini fumetto di 7 pagine, pubblicato per festeggiare il numero 100 dell'Uomo Ragno (28 febbraio 1974), in uno stile spiazzante, quasi super deformed tipico dei manga, d titolo "Con questo anello ti inragnatelo".
In realtà avrei potuto inserire molti più ritrovamenti, però le scan sarebbero state esagerate, magari farò dei focus su ogni collana.


Ma una delle curiosità più interessanti fu l'iniziativa del giugno 1973, il "Referendum Super-Eroi" (immagine a sinistra). Tramite cui la Editoriale Corno, intelligentemente, voleva capire le preferenze dei suoi lettori. Da notare che le collane su cui si interpellavano i ragazzi sono le stesse che presento qui.
Alla fine del 1973 vennero pubblicati i risultati del referendum sul supereroe Marvel preferito:

giovedì 16 agosto 2018

Le radici dell'espansionismo, ideologie del Giappone moderno



TITOLO: Le radici dell' espansionismo, ideologie del Giappone moderno
AUTORE: Masao Maruyama
CASA EDITRICE: Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli
PAGINE: 370
COSTO: 50000 lire
ANNO: 1990
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788878600478


Il libro è una raccolta di saggi di Masao Maruyama, scritti in periodi diversi del dopoguerra giapponese, dal 1946 al 1982.
Alcuni capitoli li ho trovati molto interessanti, specialmente quelli inerenti il periodo storico dagli anni 20 al 1945. Altri capitoli sono molto incentrati sugli intellettuali giapponesi (anche del dopoguerra) e su aspetti politico-filosofici inerenti le cause del fascismo nipponico. Questi capitoli, mi sono risultati un po' più ostici. Inoltre i capitoli derivati dalle conferenze, partono dal presupposto che la platea fosse a conoscenza dei medesimi concetti enunciati dall'autore, quindi alcune questioni vengono, di conseguenza, date quasi per scontate, ma lo erano negli anni del successivo dopoguerra, oggi lo sono poco. Ne consegue che, se non si possedesse un minimo di conoscenza del periodo storico (anni 1920/45) si troverà parecchia difficoltà a comprenderne il contesto, nonostante le numerose ed approfondite note a piè di pagina. 
Comunque in aiuto del lettore verrà il meticoloso glossario finale, le cui pagine, proprio in virtù di questa chiarezza informativa, ho inserito in toto alla fine della recensione.
Per chi volesse, comunque, il libro è disponibile totalmente scannerizzato (non da me) al link qui sotto:

Dopo la fine della guerra, con un paese distrutto ed una popolazione prostrata, gli intellettuali iniziarono a porsi il problema di come si potesse essere arrivati a quel punto, Maruyama se ne occupò in molti scritti, con lo scopo finale di fornire un metodo per evitare che il fascismo potesse riappropriarsi del Giappone.
C'è una discriminante che ho notato nei libri che trattano di questo periodo storico, e ciò se siano stati scritti prima o dopo la morte di Hirohito. Nel primo caso tenderanno a sollevare l'imperatore dal qualsiasi responsabilità, nel secondo caso no. In questo libro l'autore solleva le responsabilità imperiali, ma senza citare Hirohito, in maniera generica. Probabilmente per il tempo in cui fu scritto dimostrò un certo coraggio intellettuale. Mio punto di vista.

Capitolo 1 (pubblicato maggio 1946)

Si spiega dove si annidarono i germi del fascismo, cioè nella stessa Restaurazione Meiji. Mentre in Europa si era giunti ad una separazione tra Stato e questioni morali, il Giappone Meiji nacque con questo equivoco di fondo: lo Stato non distingueva tra sfera pubblica e privata.
Ne conseguì che, al momento opportuno, i “diritti nazionali” prevalsero sui “diritti del popolo”.
Uno degli aspetti che permise le degenerazioni del fascismo fu la figura imperiale. Essendo l'imperatore al di sopra di tutto, ciò che veniva fatto in suo nome era sempre lecito. Ergo più si era fisicamente vicini all'imperatore, maggiore era la “legalità” delle direttive emanate. All'esercito e alla marina, essendo al diretto comando dell'imperatore, era permesso tutto, altrimenti si sarebbe contestato lo stesso imperatore.
Comunque l'autore non nega mai i crimini di guerra giapponesi.




lunedì 13 agosto 2018

"La teledipendenza è peggio della scarlattina", di Francesca Lazzato, Federica Giulietti e Loretta Bondi - "Quotidiano Donna" 23 aprile 1980


Come ho già scritto più volte in tanti post, nel mese di aprile del 1980 si raggiunsero vette di isteria collettiva contro i cartoni animati giapponesi a cui mai più si sarebbe giunti. Se si guarda la tabella riepilogativa degli articoli sugli anime pubblicati nel mese di aprile 1980 (post relativo), si noterà che solo nei giorni 2, 4, 6, 7, 17 e 25 aprile non ci furono articoli. Da considerare che il 25 aprile l'attenzione era rivolta alla festa della Liberazione, e alcune testate neppure erano in edicola. Negli altri giorni si poteva arrivare fino a 13 articoli su svariate diverse testate, e la tabella è ovviamente non definitiva.
A questa caccia alle streghe mediatiche, impersonate dagli anime, non si sottrasse praticamente nessuno, ci fu qualche voce fuori dal coro, ma in generale la voce gridava: "Bruciateli!"  ^_^
Al rogo giornalistico si aggiunse anche la rivista femminista "Quotidiano Donna", che non fu la prima pubblicazione femminista che si occupò di animazione giapponese.
Infatti nell'autunno 1978 "Effe" si concentrò sulla povera pastorella svizzera animata:
"L’abominevole bambina delle nevi", di Marina Valcarenghi - Effe (mensile femminista autogestito) n° 10/11 ottobre/novembre 1978

Come scrissi nel post di commento all'articolo di Effe, ribadisco anche per questo di "Quotidiano Donna", che non è mia volontà sminuire l'attività di queste giornaliste solo perché spararono qualche cavolata sugli anime. Il mio rispetto verso di loro è e sarà sempre altissimo, per le battaglie che fecero nelle condizioni in cui le fecero. Detto ciò, lo "Speciale tv ragazzi" del 23 aprile 1980, presente nel n° 13 anno III, contiene le sue belle perle, che forse, con un pelino più di applicazione da parte delle giornaliste, potevano essere tranquillamente evitate.
Si capisce subito dalla prima pagina che il tono non sarebbe stato positivo:
"Come vincere la telemania dei nostri figli".
Forse sarò stato l'unico bambino, ma io non ho mai guardato la televisione attaccato alla schermo, mi sorge il dubbio che la bambina della foto fu fatta posare davanti alla tv per creare più scalpore. In fondo, quale bambina sana di mente si sarebbe dimostrata così entusiasta per Boss Robot?  O_o
Le giornaliste criticavano i cartoni animati giapponesi nella loro doppia veste di madri e femministe, però una informazione errata resta una informazione errata, nonostante tutti i buoni propositi dell'articolo.
C'è da dire che il bersaglio degli scritti non erano solo gli anime e i loro diseducativi eroi animati, ma anche la televisione in quanto baby sitter, le stesse madri, la Rai, in particolare il funzionario di Rai 1 addetto alla scelta dei programmi per ragazzi (Luciano Scaffa).
Le due pagine dello speciale, quindi, non si concentravano solo su Mazinga e Candy, ma sul sistema che aveva utilizzato questi cartoni animati per tenere buoni i bambini e, nel contempo, riempirli di prodotti da compare. Sono perciò, perlomeno, due pagine con una critica più organica ai programmi televisivi dedicati ai bambini.
Come accennavo sopra sono criticate anche le madri, che lasciavano il bambino davanti alla televisione per occuparsi di altro, ma critiche subiscono anche le madri che stavano col bambino davanti alla tv... cioè... in pratica qualsiasi cosa facesse questa disgraziata (che magari aveva anche altro a cui pensare), era sbagliato.
I giudizi sono chiari e trancianti, gli anime erano "brutti, sporchi, cattivi e lacrimevoli", infine, tanto per non farsi mancare nulla, c'era il giudizio della grande esperta (Evelina Tarroni) che li sentenziava come prodotti al computer...



Gli scritti sono ben sei.
"Per gli esperti è comunque colpa della madri la telemania dei ragazzi":
in cui ci si concentrava sulle colpe della madre, il padre non è mai contemplato...
"L'uomo Ragno porta guadagno":
Intervista a Luciano Scaffa, funzionario di Rai 1 addetto alla scelta dei programmi per ragazzi.
"Storia di un progetto affondato":
Viene criticato Luciano Scaffa per aver stroncato un programma alternativo per bambini.
"Gundam, Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot; Tekkaman, Danguard, Gai King":
Si spara alzo zero contro gli anime.
"Il diavolo custode":
Parola all'esperta di turno, per la quale gli anime erano fatti al computer...
"Una baby sitter onnipotente":
Una critica all'uso della televisione come baby sitter.



Perché la televisione piace tanto ai nostri figli?
Che possibilità hanno le madri di contrapporsi alla telemania dei più piccoli?
Chi è in televisione che sceglie e compra questi tremendi programmi tutti a base di mostri maschilisti che vengono propinati ai piccoli teleutenti in dosi sempre più massicce?
Che conseguenze fisiche e psichiche e culturali può avere per i ragazzi una teledipendenza cronica?
A queste e a molte altre domande proviamo a dare una risposta

domenica 12 agosto 2018

Incubi Marvel, "Il Corriere della Paura" e i fumetti dell'orrore targati Marvel



TITOLO: Incubi Marvel, "Il Corriere della Paura" e i fumetti dell'orrore targati Marvel
AUTORE: Alessandro Tesauro
CASA EDITRICE: Alessandro Tesauro Editore
PAGINE: 90
COSTO: 18 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora reperibile nelle libreria di Milano
CODICE ISBN: 9788886819008

Non ero un lettore della collana " Il Corriere della paura" della Editoriale Corno, fondamentalmente perché non apprezzavo (e non apprezzo) tutto ciò che è di orrore, ciò che ha il solo scopo di spaventare. Comunque qualche numero lo sfogliai e qualche altro lo comprai, in particolare apprezzavo la posta di MGP, ed il motivo dell'acquisto di questo titolo risiede nelle pagine a lei dedicate, che pur essendo poche, rendono merito ad una grande professionista, che riusciva ad interagire perfettamente coi giovani lettori.
Meriterebbe una riflessione più approfondita il fatto che il nostro immaginario giovanile fu influenzato da due professioniste molto schive, Maria Grazia Perini e Nicoletta Artom, che in campi differenti ci donarono tanti momenti felici, per i quali non possiamo altro che ringraziarle tutt'ora. In un ambiente prettamente maschile, le due donne cambiarono in meglio il loro mondo per noi.
Ritengo che per un fan della collana "Il Corriere della paura" (inventato proprio da Maria Grazia Perini) l'acquisto sia praticamente obbligatorio, più sotto inserisco alcune scan per rendere chiaro come è strutturato il libro.
Sono presenti due tipi di approfondimenti sugli autori dei fumetti dell'orrore Marvel, in cui è specificato in quale numero della collana era presente una sua storia.
Una più corposa che occupa quasi sempre una pagina intera (con sfondo nero), in cui sono presentati:
Roy (William) Thomas; Marv Wolfman; Bill Everett; Stan Lee; George Tuska; Neal Adams; Gardner Francis Fox; Gene Colan; Steve Gerber; Fablo Marcos; Tony
Isabella; Chris Claremont; Dick Giordano; Frank Brunner, Esteban Maroto; Dick Ayers; John Romita sr; John Buscema.

Seguono brevi schede per gli altri autori, che occupano quasi 30 pagine, per un totale di 52 autori (se non ho contato male).
Una grossa pecca della pubblicazione è il prezzo, ben 18 euro... io capisco che per le piccole case editrici sia un problema pubblicare titoli così di nicchia, ma 18 euro (36 mila lire) per 90 pagine, sono sinceramente una esagerazione.
Specialmente se, una volta consultato l'indice, ci si rende conto che è pure sbagliato...
Intanto i capitoli non sono nel corretto ordine, ovviamente non corrispondono le pagine, ed un capitolo è pure scomparso... infatti "Storia di una rivista" io non l'ho proprio trovato... magari sono cecato... nel caso qualcuno/a me lo faccia notare, che rimedierò immediatamente alla mia svista.
Nel caso, invece, che abbia visto bene (ho sfogliato il libro più e più volte), l'errore dell'indice, senza contare il capitolo scomparso(...), sono di una gravità inaudita, specialmente a fronte di un costo di 18 euro!!!






Nelle 4 scan che mi sono permesso di inserire, tanto per non passare da "visionario", si possono controllare i numeri delle pagine, per controllare se corrispondono all'indice ;)

sabato 11 agosto 2018

"Videogiochi, che passione", di Piero Piazzano - "Scienza & Vita Nuova" luglio 1983



Nel 1983 l'argomento "videogiochi" era ancora molto oscuro, sui quotidiani veniva sovente trattato alla stessa stregua dei "cartoni animati giapponesi", quasi esclusivamente per denunciarne i pericoli per le nuove generazioni, a rischio di rimbambimento (stessa cosa che dicono oggi...) ed i costi esorbitanti per i genitori.
Erano rari gli articoli di persone che cercavano di analizzare il nascente, specialmente in Italia, fenomeno delle console domestiche. Di solito se ne parlava sotto Natale, allo scopo di dare consigli sui nuovi giocattoli messi in commercio. Erano giocattoli, solo giocattoli, raro che qualcuno ne valutasse l'aspetto tecnologico. Inoltre la prima rivista di videogiochi in Italia aveva aperto i battenti proprio nel gennaio del 1983, ergo il settore era più che pionieristico, e comunque una rivista che trattava di videogame poteva essere vista, anche giustamente, come poco obiettiva, atta solo a vendere un prodotto.
Per tutti questi motivi ho trovato estremamente interessante che una rivista come "Scienza & Vita Nuova", presente da decenni nelle edicole italiche, vi dedicasse addirittura la prima pagina.
Per curiosità ho provato a cercare sul web quando venne inaugurata "Scienza & Vita Nuova", purtroppo, per quanto possa sembrare incredibile, pare non ci sia in tutto il web una voce specifica che dica quando nacque... dalle immagini che si possono trovare pare sia dei primi anni 50, ma non c'è neppure un link di Wikipedia in merito.
Comunque la rivista della Rusconi "Scienza & Vita Nuova", almeno per me, rappresentava la pubblicazione scientifica per antonomasia, ne compravo qualche numero ogni tanto, probabilmente stimolato dai documentari di Piero Angela (prima che li chiamasse "Quark").
Ovvio che ai tempi avrei fatto i salti di gioia se mi fossi accorto che in copertina c'erano i videogiochi, verso cui gli adulti dimostravano una fortissima avversità, a parte i proprietari dei bar, che ci fecero montagne di monetine da 100 e 200 lire... avrei potuto portare la rivista a prova del fatto che non si trattava di una perdita di tempo e soldi, o almeno, non solo... ma i videogiochi erano il futuro!
Purtroppo ho trovato il n° 7 del luglio 1983 solo qualche settimana fa ad un mercatino, ergo, con qualche decennio di ritardo, ho potuto apprezzare un adulto di allora, Piero Piazzano, che trattava la materia con serietà.




L'articolo analizza i videogiochi delle console casalinghe, però il ragazzino della foto stava chiaramente giocano a Pac-Man, anche se ipotizzo fosse una foto presa da qualche rivista statunitense. Comunque nel 1983 i cabinati erano ancora presenti nei bar, magari era passato il boom di un paio di anni prima, quando anche nelle latterie (chi se le ricorda le latterie?  ^_^ ) potevi trovare Asteroids, Space Invaders e Q*bert!
Senza contare che in tanti bar era stato messo da parte il biliardo ed i flipper per riempire la sala di "macchinette mangiasoldi". Entravi nel sala del bar che era adibita a biliardo, e trovavi il paradiso, fino a 10 cabinati tutti assieme!
Solo chi visse quel momento può comprendere appieno quel periodo magico, gli altri possono solo rosicare ed accontentarsi di essere abili smanettoni, ma arrivati dopo   :]
Piccola chiosa sul termine "macchinette mangiasoldi", che oggi viene usato per le slot machine da bar, chiamate sovente anche "videogiochi"(...). Sicuramente quei nostri cabinati erano anche "macchinette mangiasoldi", ma almeno eri impegnato in qualcosa di divertente ed arduo per alcuni minuti, in cambio di 100 lire (poi 200, finché ci giocai io), il prezzo di un ghiacciolo.
Eravamo comunque dei bambini, giocavamo, oggi vedi adulti di ogni età rimbambirsi davanti a quei cabinati pieni di luci, che costano follemente di più, e che non necessitano nessuna abilità... e li senti chiamare "videogiochi"...  >_<
Nel dubbio che lo scritto potesse non essere leggibile del tutto, prima ho postato le pagine intere che compongono l'articolo, ed in fondo ho messo anche solo lo scritto  ;)



Piero Piazzano nel 1983 aveva già 43 anni, ma non si faceva problemi, prima di trattare un argomento come i videogiochi, di provarli lui stesso. Ciò dimostrava, oltre una grande interesse verso le nuove tecnologie, una enorme apertura mentale.
Da notare che, oltre a dare info sulla situazione delle console casalinghe, l'autore dell'articolo ipotizza scenari futuri che si sono tutti avverati.
 A "Jungle King" ci ho giocai anch'io, e non con migliori risultati finali di Piazzano... solo che io ero uno di quei ragazzini che magari aspettavano che lui finisse, non un quarantenne  T_T

venerdì 10 agosto 2018

George Lucas - La biografia


TITOLO: George Lucas - La biografia
AUTORE: Brian Jay Jones
CASA EDITRICE: Il Castoro
PAGINE: 511
COSTO: 22 €
ANNO: 2016
FORMATO: 23 cm X 18 cm
REPERIBILITA': ancora reperibile nelle libreria di Milano
CODICE ISBN: 9788869662317


Superfluo premettere che io sia un fan di "Guerre Stellari", anche conosciuto col titolo di "Star Wars", un fan della primissima ora, potrei vantarmi di aggiungere (mica come quelli nati dopo...), però non sono mai stato più di tanto interessato ai retroscena inerenti i film, men che meno ai pettegolezzi sui rapporti tra i professionisti della saga.
Mi si può considerare un fan terra terra: mi godevo i film, fine.
Un'eccezione a questa mia filosofia di basso profilo, per esempio, è un libro che ho apprezzato tantissimo, e che consiglio a chiunque, lo scritto di Fulvio Gatti:
Star Wars, analisi dell'esalogia

Essendo il libro di Brian Jay Jones una biografia, ovviamente è incentrata su George Lucas, ma si dilunga tantissimo sulla creazione di tutti i film di Star Wars (fino alla fine della seconda trilogia).  Questa parte preponderante del libro resta più che interessante, perché l'autore ci permette di vedere il film di Guerre Stellari dal di dentro.
C'è da precisare che questa è una biografia non autorizzata, quindi mancante di interviste dirette con Lucas, parenti o amici stretti, si avvale di interviste da parte di vari collaboratori, oltre alle fonti scritte in precedenza (articoli, libri, interviste etc).
L'autore ha un po' la tendenza a parlar prevalentemente bene di Lucas, sono presenti anche critiche, più che altro si dà conto delle critiche di critici cinematografici e colleghi, ma in generale si notano pochi punti (o nessuno) nei quali si fa vedere il lato oscuro del creatore di Star Wars.
Alla fine della lettura intuisci che, oltre ad essere un visionario per aver creato un universo narrativo che sarà eterno, ad aver modernizzato le tecnologie audiovisive (THX, pellicola digitale, montaggio digitale, effetti speciali etc) ed informatiche (la Pixar!), probabilmente è anche un po' insensibile riguardo i rapporti umani e lavorativi. Senza contare che dal punto di vista lavorativo non contempla collaboratori, si deve fare ciò che dice lui, fine.
Nella biografia non si leggerà mai che si è comportato male con qualcuno, mentre al contrario si sarà edotti di quante volte abbia fatto del bene, però si potrà intuire che, come tutti noi, ha i suoi bei difettucci caratteriali.
Ecco, se proprio si vuole trovare un difetto a questa biografia, è che, visto che non è "ufficiale", poteva essere un po' meno politically correct verso Lucas.

giovedì 9 agosto 2018

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 47 e 48




Ormai ci si avvicina al termine della serie, ed ho la forte sensazione che potesse essere stata chiusa in anticipo, come capitava quando gli ascolti non erano abbastanza alti per la fascia oraria in cui era programmato un anime.
Scrivo questo perché, finiti i due episodi recensiti oggi, mancheranno solo quattro puntate, e risultano veramente troppo poche per preparare un finale degno, specialmente dopo aver pompato Shingo Tamai e gli avversari brasiliani per così tanto tempo...
Inoltre sono già diverse puntate che ho notato un peggioramento della qualità dei disegni, che già non era di una qualità eccelsa, ma che nella prima parte della puntata n° 48 avranno un crollo verticale... fin osceno...
Non solo, la fluidità delle animazioni, che è sempre stata più che scattosa, nella suddetta puntata n° 48, andrà a singhiozzo...
Pare veramente che la casa di produzione concluse alla bene e meglio la serie, o forse si dilungarono troppo all'inizio, chissà...
La puntata n° 47 vedrà, finalmente, la sfida tra la Shinsei e le pantere brasiliane!
Devo, dire, onestamente, che a parte un paio di trovate, ho trovato la gara un po' noiosa...
La puntata n° 48, invece, non è noiosa, è ammorbante... tranne nella coda finale che prepara la puntata successiva, e che mi ha permesso di esclamare:
"Allora non ricordavo male!"   ^_^



E' il giorno della megasfida!
Finalmente vedremo chi è più forte tra Shingo Tamai e Ken Santos, anche se, visto che il secondo spezzò una gamba al primo solo con la potenza del suo tiro, non è che ci sia qualche dubbio in merito...
In questa gara Ken conferirà un nuovo senso al concetto di "furore agonistico", infatti, rispetto ad altri momenti della serie, dove comunque aveva avuto un dialogo umano con Shingo, in questa puntata, come in quella in cui gli spezzò la gamba, sarà spietato...
Secondo me i bambini giapponesi avranno pensato che i calciatori erano serial killer con doppia personalità...



Nell'introduzione alla puntata Ken scheggia la traversa, ma in senso letterale!!!

martedì 7 agosto 2018

I Kamikaze, storia dei piloti suicidi giapponesi nella seconda guerra mondiale




TITOLO: I Kamikaze, storia dei piloti suicidi giapponesi nella seconda guerra mondiale
AUTORE: Ferdinando Castro
CASA EDITRICE: De Vecchi Editore
PAGINE: 175
COSTO: 5 €
ANNO: 1970
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Titolo ritrovato per caso ad un mercatino, mai saputo della sua esistenza, anno di pubblicazione il 1970.
Rispetto ad uno scritto attuale ha come pecca che forse le fonti storiche presenti negli archivi governativi non erano ancora tutte di dominio pubblico. Oltre al fatto che ho notato che i libri storici sul Giappone inerenti la guerra del pacifico scritti con Hirohito ancora in vita, tendono sovente a trovare una scappatoia alle responsabilità del Giappone. Come punto a favore c'è che il termine “kamikaze” nel 1970 non aveva risvolti “terroristici”, fatto che oggi ha le sue implicazioni ideologiche. Basti pensare che quando si lancia la parola “kamikaze” in un sito di libri, tanto per vedere le ultime uscite, vengono fuori solo titoli sull'estremismo islamico...
Comunque, per un maggiore approfondimento sul tema, bisogna sempre partire dal saggio di Emiko Onhuki Tierney del 2004:

Da notare che i nomi giapponesi sono sovente scritti all'italiana, era sempre il 1970, certe conoscenze non erano comuni, anche se, scrivendo un libro sul Giappone, ci si sarebbe potuti informare almeno su come andavano scritti i nomi correttamente, almeno da parte della casa editrice...

Capitolo 1: Suicidio come tattica
I suicidi di militari per danneggiare il nemico erano già stati attuati, sia nella seconda guerra mondiale che in conflitti precedenti, la differenza coi kamikaze era la volontarietà del singolo soldato e la non appartenenza ad una tattica preordinata ufficiale. In scritti successivi (in parte anche in questo) è dato per assodato che i kamikaze ebbero un qualche effetto materiale all'inizio del loro impiego, ma quando gli Usa adottarono delle tattiche specifiche di difesa, furono un massacro di piloti. Pare un po' che l'autore , invece, ne esalti l'efficienza militare, citando opinioni statunitensi secondo cui, se i giapponesi avessero usato i kamikaze fin da Pearl Harbor, gli Usa non si sarebbero ripresi dal colpo iniziale.
Non sapevo che al posto di “kamikaze” si potesse usare un altro termine, cioè “shimpu” (nel saggio scritto “scimpu”), che è un modo do verso di leggere gli stessi ideogrammi, secondo l'autore.
Nonostante che piani per l'uso di soldati in missioni suicide erano già giunti all'Alto Comando nipponico, fu solo quando Takijiro Onisci verrà promosso ad un comando nelle Filippine nell'ottobre del 1944, che i kamikaze diventarono un corpo effettivo.


lunedì 6 agosto 2018

Guida ai super e real robot, l'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999



TITOLO: Guida ai super e real robot, l'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999
AUTORE: Jacopo Mistè
CASA EDITRICE: Odoya
PAGINE: 399
COSTO: 22 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Ancora reperibile a Milano
CODICE ISBN: 9788862884723

In questo saggio Jacopo Mistè affronta l'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999, per la medesima casa editrice (Odoya) nel 2017 uscì un'altra pubblicazione, ad opera di Jacopo Nacci, che si occupò degli anime robotici da 1972 al 1980:

Non so quanto la cosa sia programmata, ma comunque il risultato finale è che i due autori coprono un arco temporale dal 1972 al 1999, dando nel complesso una esaustiva panoramica delle serie robotiche nipponiche, con annessa analisi dettagliata dei contenuti e delle trame.
Il saggio si differenzia dal precedente perché analizza i “Real Robot”, cioè quelli che, dall'avvento del Gundam in poi, mettevano da parte i fantasiosi robottoni gonagaiani et similia, per concentrarsi su trame e scene più realistiche.
Nell'introduzione l'autore specifica che lui non fa parte della “Generazione Goldrake”, (nato nel 1987) e che non apprezza per nulla i vecchi robottoni, preferendo i “Real Robot”. In pratica è un “purista”, preferendo sempre i nomi, titoli e sigle originali. Nei vecchi forum capitava spesso di vedere le guerre tra i puristi ed i nostalgici (in senso buono), ho sempre trovato entrambe le posizioni esageratamente estremistiche. Mi sembra più equilibrato, mio punto di vista, seguire anche il nuovo, ma apprezzando ciò che ha permesso a questo nuovo di esistere.
Premetto che conosco poco le serie robotiche dal 1980, comunque molto meno di quelle dal 1972 al 1980, di cui si occupò Nacci. Quindi, mentre la mia recensione del saggio di Nacci fu parecchio pignola, questa nel saggio di Mistè sarà più generale, non perché abbia sottovalutato lo scritto, ma perché non posso chiosare su qualcosa che non conosco o conosco poco
Mistè prende in esame ben 38 “Real Robot”, con relative serie e/o film. Di questi 38 io ne ho visti 9, avendoli visti solo una volta anni fa, non posso più di tanto valutare le analisi dell'autore, perché in gran parte li ho dimenticati...
Farò dei paragoni tra i due saggi solo dal punto di vista editoriale.
Il primo conteneva 15 pagine di foto a colori, questo no. Entrambi sono mancanti della bibliografia. Entrambi hanno le note a fine saggio, solo che per leggere quelle di Mistè ci vuole il microscopio... Questo secondo saggio è di circa 100 pagine più lungo rispetto a quello di Nacci, a fronte di un costo maggiore di 2 euro, considerando che sono passati circa due anni dalle due pubblicazioni, è un aumento che ci può stare.
In questo saggio sono presenti delle schede tecniche in cui l'autore descrive, per ogni anime analizzato, chi si occupò di cosa ed in quali episodi. Un elenco veramente dettagliato!





Parto subito con una critica di impostazione generale, che riguarda il primo capitolo:
“Da Tetsujin 28 a Evangelion. Una panoramica”.

Il capitolo, di 50 pagine, si occupa di un riepilogo generale delle serie robotiche da Tetsujin 28 (1969) ad Evangelion (1995). Perché vengono presi in esame i vecchi robottoni anni 70?
Capisco che si possa aver sentito la necessità di dare al lettore una, appunto, “panoramica” generale, però, viste anche le premesse dell'autore sul non apprezzamento delle serie ante 1980, e considerando che di questi anime si era occupato più che esaurientemente il saggio di Nacci, mi è sembrato un capitolo in parte off topic, come si diceva nei forum.
Visto il titolo del saggio, “L'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999”, sarebbe stato più coerente iniziare dal 1980, saltando tutto il pregresso. Inoltre posso ipotizzare che questo saggio verrà acquistato da un fan delle serie robotiche, che quindi potrebbe far anche a meno della panoramica che parte dal 1969, anche perché avrà di certo già letto il succitato saggio che copre dal 1972 al 1980.
Quindi, perché inserire queste 4 serie anni 70?
Reideen 1975
Zambot 3 1977
Daitarn 3 1978
Gundam 1978

Come ho accennato sopra l'autore nell'introduzione spiega perché non apprezza i vecchi anime robotici, perché, allora, ribadirlo nel capitolo?



Che utilità ha quel “fino allo sfinimento”?

giovedì 2 agosto 2018

TV Sorrisi e Canzoni N° 37 dal 13 al 19 settembre 1981 - "Sei tu, Candy Candy...", di Paola Zivelli (i bambini telefonano a Boccanera/Candy)



Numerosi gli aspetti interessanti e curiosi di questo numero di "TV Sorrisi e Canzoni", intanto la copertina, che vedeva il duo di innamorati Gianni Boncompagni e Isabella Ferrari mostrarsi in viaggio a New York. E cosa mai potrebbe esserci di interessante a livello di costume nella classica notizia di pettegolezzo?
Gianni Boncompagni aveva 49 anni, la (stupenda) Isabella Ferrari 17, e i due erano accompagnati dalla di lui figlia Barbara di 18 anni, in pratica la morosa del regista televisivo era più giovane della pur giovanissima figlia  ^_^
Sia chiaro, non mi passa neppure per l'anticamera del cervello di dare un giudizio etico morale religioso etc etc, ma solo far notare che oggi, 37 anni dopo, credo che un rapporto sentimentale di questo genere sarebbe difficilmente accettato da media. Di certo non sarebbero a loro dedicati un servizio su una rivista che come target aveva la famiglia come Tv Sorrisi.
Poi io non sono un esperto di gossip, e magari, invece, esiste già una situazione del genere, solo che ne sono all'oscuro  :]
Semplicemente a me pare che, per assurdo, per talune tematiche, si era più aperti 30 ani fa rispetto ad oggi... strana società la nostra...
L'altro articolo interessante è dedicato alla Cortina di Ferro, ben 11 pagine per descrivere quel confine super presidiato tra est ed ovest Europa. Altro argomento ormai finito nel dimenticatoio, tranne quando il democratico kappagibista amicoditutti Putin fa la voce grossa  ^_^
Visto che questo mese riparte il campionato di Serie A ho messo tutte le rose dell'inserto sulla stagione 1981/82, che, tanto per la cronaca, verrà vinto (occhio allo spoiler!) dalla medesima squadra che aveva vinto il campionato 1980/81  ^_^



Poi ci sono sempre i programmi delle tv nazionali e locali, ma il pezzo forte della rivista è la rubrica che permetteva alla bambine e ai bambini(!) di parlare al telefono con Candy Candy!!!
La voce era, ovviamente, quella di Laura Boccanera, e la simpatica iniziativa venne ripetuta per numerosi eroi ed eroine animate nipponiche, per ora ne ho postati altri due numeri:
TV Sorrisi e Canzoni N° 35 dal 30 agosto al 5 settembre 1981 - "Pronto? Mazinga..." di Enzo De Mitri
TV Sorrisi e Canzoni N° 43 dal 25 al 31 ottobre 1981 - "Goldrake... Goldrake... qui Pierino. Passo." di Paola Zivelli

Spicca il commento in cui a Candy, pur essendo (giustamente) bollata come piangente e sofferente, è riconosciuto addirittura un valore educativo, in quanto non è violenta come i robot spaziali... beh, secondo me era molto più violento il duo Iriza/Neal che un attacco di Meganoidi... Benjo poteva difendersi con il Daitarn III, Candy era completamente inerme. 




Ammetto che anche io, come il fratello maggiore della piccola Fabiana, vedevo Candy Candy (su Teleradioreporter), non ne perdevo una puntata, era qualcosa di innovativo, intrigante, pure emozionante, però mollai la presa quando mi resi conto che sarebbe stata una menata infinita fino all'ultima puntata.. ok la sfiga... ma a tutto c'è un limite  >_<

mercoledì 1 agosto 2018

Catalogo Subbuteo World - 1978


Dato che i cataloghi italiani del Subbuteo non furono moltissimi, uno all'anno concentrati tra la fine del 1970 e primi anni 80, mi sono buttato anche su quelli stranieri.
In fondo, parafrasando il "Capo" (John Sharp) in "... altrimenti ci arrabbiamo!, "Un catalogo del Subbuteo è sempre un catalogo del Subbuteo!"   ^_^
Il catalogo parrebbe essere la versione originale di quello italico del 1978:
Catalogo Subbuteo 1978

Ma è anche molto in linea con quello britannico del 1980:
Catalogo Subbuteo World 1980 

Parrebbe che gli inglesi mantenessero un format abbastanza uguale ogni anno, un po' noioso, mentre le pubblicazioni italiane erano molto più varie, contenendo anche i risultati delle leghe nostrane e le foto dei tornei, con in aggiunta gli interventi di Italo Cucci, direttore del "Guerin Sportivo", che sulle sue pagine dava ampio spazio al calcio in punta di dito.



La datazione di "Subbuteo World".



Anche questo catalogo reca la sacra effige di Andrea Piccaluga, esempio inarrivabile per ogni coetaneo del tempo, pietra di paragone di ogni tiro in porta, faro intramontabile delle nostre partite:
un Dio in terra  ^_^
Ovviamente, come per ogni Dio, non si nomina il suo nome invano, infatti il catalogo non ne riporta le generalità, blasfemia!  :]