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domenica 29 marzo 2020

“Atlas Ufo Robot contro il signor Rossi”, di Giannalberto Bendazzi - “Cinema sessanta” settembre/ottobre 1980


Questo articolo fa parte dell'ultima micro aggiunta marzolina all'indice dell'Emeroteca Anime, ed è uno dei motivi che mi ha spinto ad inserire solo 12 articoli.
Quando sfoglio una pubblicazione, giro una pagina e mi ritrovo davanti ad un titolo come quello dell'articolo, mi sento come un cane da tartufi che ha scovato la sua immobile preda fungina... ecco... forse non è la metafora migliore che potevo trovare... quella del minatore che cerca l'oro è più decorosa  ^_^
Minatore o cane che io sia, mi resta da capire perché Goldrake avesse dovuto per qualsiasi motivo combattere il signor Rossi, era necessario?
L'unica cosa che i due avevano in comune consisteva nella loro forma di cartoni animati, per il resto i due personaggi erano assolutamente imparagonabili, facendo parte di due generi differenti.
Penso che il primo a cui si facesse un torto paragonandoli, era proprio Bruno Bozzetto, che creò un personaggio mille mila anni luce lontano da Goldrake, e che partiva giocoforza battuto contro il robottone giapponese.
Immaginando il ring dove, per l'autore dell'articolo, si scontravano i due boxer animati, avremmo visto:
nell'angolo tricolore un ometto basso, poco affascinante, goffo, per nulla eroico, di comportamento italico, le cui storie duravano pochi minuti in episodi autoconclusivi, spesso senza dialoghi, in trame fondamentalmente tristi con disegni poco fluidi;

nell'angolo del Sol Levante un megarobot potentissimo, pilotato da un supereroe alieno, combattimenti mozzafiato, colpi di scena, tanti personaggi differenti con svariate caratterizzazioni psicologiche, episodi di 20 e passa minuti con una trama che si dipanava in più di 70 puntate, presenza di dialoghi da seguire per comprendere la trama, con disegni innovativi pieni di colori sgargianti (io lo guardavo in bianco e nero...), musiche coinvolgenti, sigle da cantare a perdifiato (e mi fermo qui).

Perché paragonarli?
Io lo guardavo da bambino il cartone de "Il signor Rossi", e con tutto il totale ed assoluto rispetto per un grande regista come Bozzetto, lo trovavo triste... ma veramente triste... giusto la successiva sigla "W la felicità" era orecchiabile.
Perché un esperto del settore come Giannalberto Bendazzi li volle mettere a confronto?
Ad oggi ho trovato quattro articoli di Bendazzi che tratta l'argomento "cartoni animati giapponesi", con questo ne ho pubblicati tre:
 "Il trionfo del computer", di Giannalberto Bendazzi - "Bimbosapiens" n° 2 gennaio/febbraio 1982
 Due lettere alla redazione con risposte - "Bimbosapiens" n° 5 settembre/ottobre 1982 

A cui bisogna aggiungere un saggio del 1978 sull'animazione in cui si facevano brevi accenni su quella nipponica:
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni

Dei quattro articoli di Bendazzi, questo è quello più vecchio, settembre 1980, quindi successivo di qualche mese allo tsunami mediatico dell'aprile precedente contro Goldrake e soci... quale fu la posizione del giornalista e storico del cinema su quelle polemiche?
Lo scopriremo alla fine dell'articolo su Goldrake ed il signor Rossi, in un commento a parte.
Intanto mi sono dovuto andare a cercare cosa significasse "corrusco"   ^_^
Ovvio che se ci sono arrivato io a capire che Goldrake e il signor Rossi non erano paragonabili, ci era arrivato anche Bendazzi, che lo specifica subito all'inizio dell'articolo, però non comprendo, quindi, perché si insista dopo l'incipit  :]
Stante che io sono un ignorante di animazione, ma come si può affermare che il cartone animato di Bruno Bozzetto fosse disegnato meglio di quello di "Atlas Ufo Robot"?!
Nel dubbio mi sono andato a rivedere qualche puntata del mite impiegato italico, e sinceramente i disegni sono fin più scattosi di quelli giapponesi!
Senza considerare gli sfondi non definitivi e il tratto più confuso (non saprei esprimere meglio il concetto).
L'unico motivo per il quale si doveva premiare il signor Rossi era dato dal non essere più un bambino, e magari conoscere Bruno Bozzetto di persona.


Ok, forse ci siamo:
"Evidentemente qualcosa funziona, nell'uno, e non funziona nell'altro.
Che cosa?
Con molto candore, confesso che non lo so."

Lo sapevamo noi bambini di allora, bastava chiedercelo   ^_^
Era semplicissimo, uno era coinvolgente, l'altro deprimente...
Tralasciamo l'errore nell'affermare che "Atlas Ufo Robot" entrò in produzione alla Toei nel 1976, quando la prima puntata giapponese fu nell'autunno del 1975, ai tempi certe informazioni erano difficili da ottenere. Dubbia anche la fonte secondo cui nel 1976 i cartoni animati di genere "science fiction" erano ormai fuori moda in Giappone.
I giudizi successivi nascono dalla poca conoscenza reale della situazione delle case di produzione in Giappone, però, stante questa difficoltà ad avere notizie attendibili, non sarebbe stata preferibile una maggiore prudenza?

sabato 28 marzo 2020

"Dizionario Disney" - "Il Melograno" (1980)


Ad un mercatino, quando ancora esistevano, ho trovato questo cartonato Disney pubblicato in Italia nel 1980, che fu la mera traduzione della sua versione statunitense uscita nel 1971 dal titolo "The Giant Walt Disney World Book". Avendo trovato un sito con le immagini della versione originale, ho appurato che è identico, se non per la traduzione e lo sfondo della copertina che è rosso, invece che giallo.
Più volte ho commentato nel blog che il materiale editoriale inerente i cartoni animati giapponesi pubblicati in Italia tra il 1978 e la metà degli anni 80 fu, tranne qualche sparuta eccezione, di bassa qualità: traduzioni approssimative; disegni abbastanza osceni; nomi a caso; trame inventate di sana pianta; rilegatura debole; etc etc

A dire il vero, questa bassa considerazione per i piccoli fruitori di cartonati e/o fumetti, valeva anche per il materiale non giapponese, ad esclusione della Disney, che metteva in commercio libri sempre ben fatti.
Per quanto riguarda questo cartonato, mi pare di notare una cura dei disegni un po' scarsa, ma forse la mia sensazione è data dal fatto che il "character design" di Paperino e soci risulta essere quello dell'anno di pubblicazione negli Usa, cioè il 1971. Ovviamente il tratto dei personaggi è mutato in quei nove anni, e noi bambini del 1980 eravamo abituati ad un Paperino un po' differente. Alice, invece, è identica a quella del lungometraggio d'animazione, perché la sua immagine rimase cristallizzata in quel film, mentre altri personaggi si sono graficamente evoluti.
Direi che il target del cartonato era per dei bambini di una età molto inferiore alla mia nel 1980, ciononostante l'ho trovato gradevole, seppure con 40 anni di ritardo.
Uno dei meriti raramente riconosciuti ai cartoni animati giapponesi è quello che ponevano la figura femminile non più in secondo piano rispetto a quella maschile. Intere serie avevano come protagoniste bambine, ragazze o donne, e quando queste erano comprimarie, il loro ruolo era simile a quello dei personaggi maschili. Anche le femmine animate giapponesi combattevano, davano il loro apporto, suggerivano strategie, salvavano l'eroe.
Hiroshi Shiba senza Miwa Uzuki, è solo una testa, alcuni aggiungerebbero di caxxo...
Se oggi, nei prodotti per bambini, questa parità d'eroismo e protagonismo femminile è normale, non lo era affatto tra la fine degli anni 70 ed i primi anni 80, e questo cartonato (seppure un po' antecedente) ne è una bella prova.
Nelle due pagine dedicate al "Giorno del bucato" vediamo Minni indaffarata in tutte le operazioni del caso, dal cambiare le lenzuola fino a stirare, senza dimentica stendere il bucato. La poverina conclude la giornata esausta su una poltrona.
Poco dopo ci si concentra sulle attività "Nel garage", inteso come "dal meccanico", e tutti i personaggi sono maschili   ^_^
Sono 123 le pagine del cartonato, qui sotto metto le due pagine dell'indice.
Il libro inizia con "Al mattino" ed ovviamente termina con "L'ora di andare a nanna", in mezzo una moltitudine di attività, alcune delle quali mi son reso conto essere ormai scomparse, come andare all zoo (fortunatamente).




giovedì 26 marzo 2020

"L'eroe made in Usa", di Silvio Marengo - "Il Borghese" 11 febbraio 1979


Considero importante il film di "Superman" del 1978, tanto da dedicargli una "etichetta" specifica nel blog, perché fu il primo film di supereroe preso dai fumetti degno della fama della versione cartacea. Nel 1977 venne girato anche un lungometraggio sull'Uomo Ragno, che andai a vedere in un cinema di Milano con mia nonna, ovviamente ai tempi il film mi piacque molto, ma oggi la sua visione è improponibile, se non per fare della sana ironia. Il film di "Superman", invece, dopo più di 40 anni, pur soffrendo un po' il tempo passato, ancora può essere visto in televisione, quindi la produzione del 1978 fece un egregio lavoro.
Ergo, quando, nella mia incessante ricerca di articoli giornalistici sui cartoni animati giapponesi (link), incappo in un valido articolo sull'eroe made in Usa, lo preservo dall'oblio in cui era piombato.
A questo punto debbo aprire una piccola parentesi sulla rivista su cui venne pubblicato questo articolo, cioè "Il Borghese".
In questi anni ho sfogliato tonnellate di pubblicazioni, ovviamente non sempre queste collimavano con le mie idee politiche, "Il Borghese" men che meno (un sacrificio non da poco il mio...), devo dire che paragonando la rivista politica ad altre del periodo, l'ho trovata innovativa. I contenuti degli articoli erano per me irricevibili, talvolta insultanti, ma il modo di esporli, direi "gridarli", il comparto grafico e di immagini, mi è piaciuto.
La rivista ospitava la rubrica "Giardino dei supplizi", in cui veniva trattato il mondo dello spettacolo, cinema, teatro e televisione, quest'ultima molto spesso più sul versante politico. Si criticava la Rai per le sue posizioni politiche, sia interne che nei programmi trasmessi, meno attenzione sulla critica dei programmi in sé. Ovviamente il mio giudizio è dato dall'aver passato in rassegna numerose annate, soffermandomi sui titoli e buttando un occhio a qualche articolo sparso, non da una lettura approfondita di ogni numero.
Ho trovato l'articolo sull'uomo d'acciaio cinematografico parecchio approfondito, in particolar ci si sofferma sulla produzione del film, tralasciandone un po' la trama, e raccontando retroscena che nel febbraio del 1979 probabilmente non erano alla portata di tutti.
Faccio presente che lo speciale sul film della "Editrice Cenisio", la casa editrice che pubblicava il fumetto di Superman, venne pubblicato nell'aprile del 1979, quindi Silvio Marengo ebbe una fonte diversa:
"Superman il film" supplemento al mensile Superman n° 39 - Editrice Cenisio 1979 PRIMA PARTE

"Superman il film" supplemento al mensile Superman n° 39 - Editrice Cenisio 1979 SECONDA PARTE

Le recensioni che ho trovato su altre pubblicazioni, si concentravano più che altro alla trama e sul ruolo dei personaggi, meno sulla genesi del film, che iniziò nel 1975.
Nell'articolo sono purtroppo presenti delle piccole sgradevoli annotazioni, totalmente superflue per la descrizione del film, ma che ci rammentano la posizione politica della rivista, come quando a pagina 368 si spiega che acquistare i diritti del personaggio di Superman necessitò di una certa sconsideratezza economica:
"L'avventura, anche per il gelido russo-americano di furbizia ebraica, appare piuttosto folle".  

Buona eventuale lettura (spero che i caratteri non risultino troppo piccoli).

lunedì 23 marzo 2020

"Il signore degli anelli", di Claudio Bertieri - "Cinema Sessanta" del gennaio/febbraio 1980


"Comunque, se ne potrà parlare, con più approfondita cognizione, in occasione dell'annunciata seconda parte e, di conseguenza, della globale trascrizione della trilogia."

E' questa l'ultima riga della recensione di Claudio Bertieri sulla rivista di critica cinematografica "Cinema Sessanta" del gennaio/febbraio 1980 , inutile ricordare che la seconda ed ultima parte del lungometraggio animato non fu mai prodotta.
Me ne accorsi verso la metà degli anni 80, quando, durante una seconda serata sulla Rete 2 della Rai (dopo il TG di sera tardi, ergo dopo le 23,00), incappai per caso in questo film. La sera successiva mi sintonizzai diligentemente su Rai 2 per vedere come finiva questa fantasiosa storia, ammetto la mia ignoranza del periodo, non conoscevo Tolkien... ma nulla... per la restante settimana ogni sera provavo a vedere se davano il secondo film, zero... provai lo stesso giorno della settimana successiva, nisba... infiniti ed impronunciabili furono gli improperi che indirizzai a mamma Rai per non aver concluso la trasmissione intera del film... non potevo sapere che non esisteva, però alla Rai non sarebbe costata molta fatica inserire un avviso alla fine del film per avvertire il telespettatore che per sapere come finiva la storia, sarebbe stato meglio comprarsi la trilogia scritta.
Detto dei miei ricordi del film passato in televisione, aggiungo solo che la recensione non è molto positiva, comunque assai approfondita, e viene dato conto che il film ebbe un discreto successo al botteghino, considerato che per gli italiani adulti l'animazione era riservata ai bambini. E' presente un labile accenno all'animazione seriale statunitense e giapponese come emblema di scarsa qualità, ma ci è risparmiata la balla del computer nipponico che disegnava Goldrake e soci.
Ho notato il nome errato del secondo libro della trilogia, che viene chiamato "I due giri", invece che "le due torri", ma sarà un refuso.
Buona lettura.


sabato 21 marzo 2020

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 20


Era il 23 luglio 2018 quando postai i primi due capitoli de "Il Giappone Moderno", alla fine, come tutte le cose belle(?) ed interessanti (??), siamo arrivati al capitolo finale  ^_^
De Riseis si occupò per ultimo dei dati statistici del Giappone per l'anno 1895, quindi dati recenti del periodo (del 1893 e 1894), ad opera della "Sezione di statistica generale del gabinetto imperiale", a cura del signor Ishibashi, capo delle sezione.
Con i numeri non me la cavo molto bene, quasi peggio che con l'italiano scritto   ^_^   quindi non è che io possa più di tanto analizzarli. Ho provato a cercare on line dati italiani similari del medesimo periodo, ma non sono riuscito a trovare informazioni con cui paragonare quelli giapponesi.
In particolare ero curioso di raffrontare i dati delle scuole.
Tra le tante curiosità mi ha colpito che in Giappone risiedevano 40 italiani, ed in Italia solo 7 giapponesi!!!
Immagino fossero quelle della delegazione diplomatica a Roma.
Per il resto, come sempre, spero possa tornare utile a qualcuno, buona lettura di numeri.



domenica 15 marzo 2020

Megaloman (1979) - puntata 15



Episodio con molteplici risvolti di carattere introspettivo, in cui un guerriero (Maki) della Stella di Rosetta viene arruolato a forza da Capitan Delitto per sconfiggere Megaloman, se ci riuscirà, i suoi compagni della tribù Mane (gli stessi di Mari) verranno liberato, altrimenti...
A dispetto di ciò che si poteva leggere sulla carta stampata del periodo, l'accusa che nelle serie giapponesi i ruoli di cattivi e buoni fossero immutabili, era una delle tante fake news del periodo. O meglio, effettivamente i buoni restavano buoni per tutta la trama del cartone (ci saranno delle eccezioni che in questo momento mi sfuggono), mentre sovente i cattivi cambiavano schieramento.
In questa occasione troviamo un buono, vittima dell'occupazione del suo pianeta, che viene obbligato ad aiutare i cattivi, ma infine "diserta", nella serie di "Atlas Ufo Robot" ricordo più episodi con questo sviluppo.
Ad occhio, anzi, orecchio, la voce di Maki mi pare fosse la medesima di Daigo, il pilota del Gordian, ovvero Massimo Corizza.
Il buon Maki, che esordisce sulla Terra scatenando un massacro non indifferente, lo ritroveremo spesso a struggersi tra il dubbio di salvare gli amici ed essere complice della schiavizzazione di un'altra popolazione inerme, oppure opporsi agli invasori e decretare la morte dei suoi compagni della tribù Mane.
Tra l'altro ho trovato un po' contraddittorio che Maki si renda conto che Megaloman è il simbolo della libertà per il suo pianeta solo quando lo vede combattere... viene mandato sulla Terra per uccidere proprio Megaloman, quindi conosce il suo obiettivo, ma quando solo quando vede il suo viso si rammenta che è lo stesso che campeggia sulle bandiere dei partigiani rosettiani... ma quando Capitan Delitto gli ha affidato la missione, non aveva presente il viso di Megaloman?  >_<
Probabilmente l'equivoco sarà stato causato dal solito adattamento un po' approssimativo.
Potevano mancare in questa 15esima puntata dei tentativi di strage verso gli attori, comparse minorenni e stuntman della serie?
Ovviamente no, ci sono ben due differenti scene   ^_^


La prima scena la si può vedere più sotto nella sua completezza.
Allo scopo di far capire che Maki era fondamentalmente buono, gli fanno salvare tre bambinetti che stavano per essere investiti da un motociclista con la labirintite... questa scena è formata da due parti, quella sopra è l'immagine della seconda, dove una moto lanciata ad una velocità ipotetica di 25 km/h si avvicina fino a 4  o 5 metri dai bambini, cioè circa due secondi (stando larghi), se il pilota avesse perso il controllo del mezzo, avremmo avuto tre scolari in meno...
A me è parsa, nella sua completezza, una ripresa totalmente folle ed irresponsabile...



Maki ha un flah back delle battaglie sulla Stella di Rosetta contro gli invasori alieni, così apprezziamo la solita scena della grigliata di stuntman... delle numerose esplosioni una è enorme, ed altre più piccole sono vicino alle persone...

sabato 14 marzo 2020

Sceneggiato "I sopravvissuti" dalle sinossi e articoli di tre riviste televisive - Rete 1 Rai dal 20 marzo 1979 all'8 maggio 1979


Un commentatore (Daniele Guarnieri) del post sul Telesette del maggio 1979 (link) mi ha suggerito di cercare qualche articolo sullo sceneggiato "I sopravvissuti", che venne trasmesso sul primo canale Rai tra il marzo ed il maggio 1979.
Ero un po' dubbioso, non vorrei essere accusato di seminare il panico... ma poi vedo che c'è già un sacco di gente che ci riesce benissimo, quindi ritengo che i miei scrupoli siano superflui   ^_^
Oggi la chiameremmo "serie tv" oppure "telefilm", ma ai tempi si chiamavano sceneggiati, e venne trasmesso nel 1975 in Gran Bretagna, poi passo sul canale della Svizzera italiana nel 1976, infine approdò sulla Rai nel 1979. Immagino che il doppiaggio Rai fosse il medesimo di quello italo-elvetico, infatti non mi pare che si riconoscano le classiche voci del doppiaggio italico.
L'unico ricordo che ho di questo sceneggiato è che a me non piaceva per nulla, mentre mia madre ne era rapita, probabilmente l'assenza della fantascienza, la poca azione e i lunghi dialoghi da soap opera, non mi attiravano. Per scrivere questa recensione mi sono riguardato le prime quattro puntate, e devo dire che, nonostante l'ovvio ritmo lento (confrontato con le produzioni attuali), le prime due puntate restano interessanti, nel proseguo mi pare di notare una certa tendenza alle chiacchiere infinite.
Può essere che a tavolino non sia difficile per degli autori televisivi immaginare i drammatici sviluppi di una pandemia che stermini il 99% (per "TV Sorrisi e Canzoni", 90% per "Famiglia TV") della popolazione mondiale, comunque alcuni passi della prima puntata li ho trovati collimanti con l'attualità, ovviamente su una scala ridotta allo zero virgola... forse buttare un occhio ad una serie del genere, potrebbe servire ad alcuni per contestualizzare meglio ciò che stiamo vivendo (mio punto di vista).
La prima puntata comincia ad epidemia già diffusa, cosa che mi ha inizialmente spiazzato parecchio, pensavo di aver sbagliato e di stare vedendo il secondo episodio, comunque l'ho trovato un espediente sensato da parte degli sceneggiatori.
Le autorità nascondono che nel mondo i morti ammontano già a decine di milioni (si parla solo di pochi a Roma...), non funzionano i telefoni (classico per l'Italia), i treni sono in ritardo (idem...), vari black out elettrici, gli ospedali rimandano a casa gli ammalati dopo aver dato loro dei farmaci che non li aiuteranno. Una delle protagoniste minimizza, altri sono più preoccupati, si inizia a riflettere su come vengano date per scontate le comodità dell'era moderna (degli anni 70).

Sentenzia il personaggio di Abby Grant che vive in campagna:
“La metropoli è come un grosso bambino viziato, lavorano a migliaia per alimentarla, curarla, assicurarsi che stia bene”.

Appena Abby ha terminato, il marito si bea che in campagna avranno meno problemi, salta subito la corrente ^_^
Considero  molto bella la scena in cui Jenny Richards trova un mucchio di banconote in una sacca di un uomo deceduto, tutta valuta ormai inutile.
Il terzo protagonista è Greg Preston, un ingegnere, se l'umanità dovrà ripartire con gli injegneeeeri, si estinguerà presto!  
Chiaramente dopo più di 40 anni non mancano le ingenuità (segnalate pure ai tempi da "Famiglia TV"), ormai siamo dei telespettatori navigati ed esigenti, ma se posso guardarmi un cartone animato giapponese dello stesso periodo, posso vedermi anche un telefilm inglese  :]
In questo post ho inserito le sinossi delle prime sei puntate pubblicate da "TV Sorrisi e Canzoni", con annessi due articoli, uno di presentazione dello sceneggiato in occasione della prima puntata, ed uno di commento alla sesta puntata sulle possibili apocalissi. Non avendo i numeri dei "TV Sorrisi e Canzoni" con il settimo ed ottavo episodio, mi sono affidato al "Radiocorriere TV". Infine ho recuperato cinque sinossi da "Famiglia TV" dei numeri in mio possesso.



Mi sarò distratto, ma nella terza puntata non rammento i due bambini e il cane   >_<
Anche la trama della quarta puntata non torna con ciò che ho visto, nessun bambino con i tre protagonisti e nessuna comunità religiosa...
Mentre la prima comunità (quella con a capo il sindacalista) incontrata dai protagonisti si basava sulla prepotenza e il dominio, la seconda (quella della fattoria) ha come scopo la procreazione per non far estinguere la popolazione umana.
Entrambi gli approcci non sono graditi dai tre protagonisti, che le abbandonano.
La terza comunità (quella religiosa) non saprei valutarla, perché nella quarta puntata non esiste  :]
Sempre nell'episodio 4 si racconta che Abby causa la morte di altri sopravvissuti perché è portatrice sana del virus, ma questa è una scena non presente...

domenica 8 marzo 2020

Micro aggiunta marzolina (12 articoli) dell'8 marzo 2020 all'indice dell'Emeroteca Anime

Causa vari fattori, la mia ricerca di articoli dal 28 settembre 2019 (data del precedente aggiornamento) si è un po' arenata..
In primis il problema è la non consultabilità di molte testate, nonostante queste sarebbero teoricamente in possesso delle emeroteche che visito. Purtroppo, a causa di mancanza di fondi e della burocrazia elefantiaca, alcuni depositi esterni sono inagibili. Penso a quello della Sormani, chiuso ormai da anni (anni!!!), mentre da poche settimane anche i depositi contenenti i periodici della Braidense non sono più disponibili, quindi la biblioteca ha sospeso la possibilità di consultarli fino a data da destinarsi...
Dato che alla Sormani lo spazio è ovviamente sempre il medesimo, e hanno continui arrivi di materiale, regolarmente molte testate vengono spostate nel deposito esterno di cui sopra per accogliere i nuovi arrivi, ma il deposito non è più visitabile, quindi una testata che magari due anni fa avevo consultato, può essere che oggi sia stata portata nel limbo... inoltre alcune segnature, pur presenti materialmente alla Sormani, sono "momentaneamente" non disponibili. Solo che il significato di questo avverbio, per la pubblica amministrazione, ha una durata media assai maggiore, che si avvicina più a "quasi definitivamente"  ^_^
Per ultimo è arrivato il covid-19, con la chiusura prima di tutte le biblioteche e poi di un po' tutto il resto... mancano i posti in terapia intensiva e quindi non possiamo ammalarci... certo... dopo 30 anni di tagli alla sanità pubblica (e alla scuola pubblica) a livello nazionale e regionale, ora mancano i posti in terapia intensiva e blocchiamo una nazione... ma sto divagando...
Nonostante l'apocalisse, sono riuscito a recuperare 12 articoli, che sono veramente pochi, ma che contengono ben cinque nuove testate, quindi mi è sembrato il caso di aggiornare l'Emeroteca Anime anche se in misura minimale.
Le cinque nuove testate sono:
"Cinema Oggi";
"Mondo Erre";
"Club piccoli artisti: il giornalino, periodico culturale mensile";
"Cinema Sessanta";
"Palermo Radio TV".

La testata "Cinema Oggi", pur essendo tecnicamente nuova, conteneva in realtà più numeri di  "Cinema, mensile di attualità cinematografica", infatti vi si ritrova la recensione di "Mazzinga contro gli Ufo Robot" (con due zeta).
Sempre per quanto riguarda "Cinema, mensile di attualità cinematografica", mi sono reso conto che la datazione che avevo affibbiato al numero presentato nell'aggiornamento del 28 settembre 2019, molto probabilmente non è corretta... il numero era il 7 del 1978, ed io lo avevo interpretato come luglio. Questa volta, però, ho trovato un articolo sugli anime nel numero 5, contenente la cronaca del "Festival di Fantascienza di Trieste" n° XVI, che si tenne a metà luglio 1978, quindi se nel numero 5 si parla di una manifestazione di luglio, il numero 7 non può essere luglio  ^_^
Purtroppo la rivista "Cinema, mensile di attualità cinematografica" è così poco conosciuta (venne pubblicata per pochi mesi), che non si trovato informazioni da nessuna parte... ergo, anche la datazione di "Cinema Oggi" è teorica... questo è un piccolo esempio dei problemi che si riscontrano in queste ricerche. Se qualcuno avesse notizie certe, per cortesia mi dia una mano a datare correttamente questi numeri, grazie.
Ho trovato estremamente belli due new entry, "Mondo Erre" e "Club piccoli artisti: il giornalino, periodico culturale mensile". Dei periodici per ragazzi ben curati, pieni di interessanti notizie per dei bambini, e che dedicarono spazio ai cartoni animati giapponesi, soprattutto   ^_^
Di "Cinema Sessanta" ho passato in rassegna le annate dal 1977 al 1982, ho trovato un solo articolo sugli anime, ma mi ha dato un sacco di soddisfazione   :]
Per quanto riguarda "Palermo Radio TV", dedicò la copertina di un numero tra marzo e aprile 1980 a Mazinga Z, niente articoli, ma era giusto inserirla nel calderone.

Di seguito i 12 articoli inseriti:

sabato 7 marzo 2020

Telesette dal 20 al 26 maggio 1979 - articolo su Spazio 1999


Era parecchio che non mostravo un Telesette, rimedio subito   ^_^
Questo numero non contiene articoli sull'animazione giapponese, ma uno sulla nuova serie di "Spazio 1999", molto più movimentata e "fantastica" della prima.
Sono presenti un paio di articoli su come era trattata l'informazione nei telegiornali e nella politica, un servizio sul serial "Olocausto", che temo una parte della popolazione italica dovrebbe guardarsi... un articolo che mette a confronto i due attori ballerini Fred Astaire e John Travolta, un articolo calcistico del grande Beppe Viola sull'Argentina e il giovane Maradona, infine una mini servizio sulla famiglia di Mike Bongiorno.
Qualche articolo l'ho omesso, perché mi son sembrati troppo sorpassati.
La rivista si chiude con i programmi televisivi nazionali e locali, della zona di Piemonte, Val D'Aosta  e Lombardia.


Lo confesso, ero innamorato di Maya   ^_^
Il suo personaggio mutante rese il telefilm più fantascientifico, comunque più in linea con i film cinematografici e i cartoni animati giapponesi di fantascienza. Mentre la prima serie era tetra, burocratica, talvolta statica, sebbene sempre bella, questa nuova impostazione la liberò da vincoli legati al satellite su cui vagavano, permettendo ai membri di Alpha di mostrarci più azione.
Maya era per Spazio 1999 un po' lo Spock di Star Trek, citato a fine articolo perché trasmesso su Telemontecarlo con il titolo "Destinazione Cosmo".

venerdì 6 marzo 2020

Catalogo Caudano primavera 1975 (solo giocattoli)


Molto prima di Postalmarket ed incredibilmente prima di Amazon esisteva la piemontesissima Caudano, nata nel 1854, si occupava originariamente solo di articoli casalinghi venduti in più punti vendita di proprietà, in seguito (non saprei quando) iniziò la vendita di svariati prodotti anche tramite servizio postale.
Il catalogo della primavera 1975 era veramente corposo, mi pare un centinaio e più di pagine, avendolo regalato non posso controllare, ma ho scannerizzato la parte dedicata ai giocattoli, composta da ben 12 pagine.
Il catalogo lo si può considerare contenente giocattoli pre era cartoni animati giapponesi e videogiochi, qealli della mia prima infanzia ludica.
Un fattore interessante del catalogo è la presenza sempre dei prezzi, tanto per farsi un'idea di quanto incidemmo nei costi fissi della famiglia...
Consiglio sempre di usare il sito dell'Istat: http://rivaluta.istat.it:8080/Rivaluta/

Il trittico Ufo Shado, che alla Rai era stato trasmesso dal 1970 al 1974, costava 44€ per il mezzo cingolato, 41€ per l'intercettore lunare e 25€ per l'auto del colonnello Straker.
Si noterà che la parte del leone la facevano gli articoli per giocare all'aperto, dalle biciclette alle altalene, passando per le piscine gonfiabili (immagino un articolo poco comune nel 1975) e gli aquiloni, non per nulla la Caudano si occupava anche di articoli per il giardinaggio giardinaggio.
I genitori andavano a comprarsi qualcosa per la casa, ed il figlioletto riusciva a estorcere un giocattolo per non rendere il pomeriggio insopportabile   ^_^



Alla fine degli anni 70 la Caudano cavalcò anch'essa al massimo l'onda dei cartoni animati giapponesi. Lo si apprende dalla bellissima pubblicità presente su "Stampa Sera" del 13 dicembre 1979:
"Il fantastico Goldrake e Mazinga, suo fedele amico; Capitan Harlock pirata dello spazio che scorrazza con la sua navicella(sigh...); i Micronauti, astuti robot con i loro veicoli; la battaglia navale, il calcio, il basket, tutti elettronici; strumenti musicali elettronici e no; Remi il pastorello per i più piccini; Barbie con il suo ricchissimo guardaroba e Gnocchetta la macchina per fare i gnocchi, per le bambine.
E tante altre novità e giochi spaziali elettronici, oltre ai giocattoli classici già collaudati dalla tradizione. 
Riusciresti a pensare qualcosa che possa far più contenti i tuoi bambini?
Vieni da Caudano: perché Caudano sa come trasformare il Natale dei tuoi figli in un Natale spaziale!
Caudano è la più vasta esposizione di giocattoli che tu possa immaginare!"

Cavoli... ci avrei fatto con piacere una visitina  ^_^


La casetta Mimosa costava 37 mila lire, ovvero 203 euro, non popolarissimo come prezzo, ancor meno la versione deluxe Graziella, ben 68 mila lire, cioè 377 euro.

giovedì 5 marzo 2020

Tako Japanese Kite Book (1962)


Una mia regola prevede che "a 10 euro (o meno), si porta a casa"  ^_^
Qualche settimana fa ad un mercatino ho trovato questa pubblicazione nipponica sugli aquiloni giapponesi, datata 1962, tenuta come nuova e (quasi certamente) senza pezzi mancanti.
Mi aspettavo che mi sparassero un prezzo assurdo, anche solo per l'intonso stato di conservazione, e invece la venditrice mi ha chiesto solo 10 euro, quindi (per la regola di cui sopra) me lo sono accattato subito, benché io non abbia mai avuto alcuna passione per gli aquiloni.
Comunque, sempre grazie ai cartoni animati giapponesi, noi apprendemmo della loro passione per gli aquiloni in non poche puntate degli anime.
Un classico era Boss Robot, che, nel suo incensante tentativo di poter volare, usò più di una volta enormi aquiloni in stile giapponese, come quelli presentati in questo librone.
Viste le mie scarse competenze nella lingua inglese, oltre che in quella italica, eviterò di lanciarmi in un commento al testo, specifico solo che in una tasca alla fine dell'album, sono presenti tre sagome disegnate di aquiloni, una di un samurai e due con degli ideogrammi (spero di non averle messe al contrario...). Immagino che le tre sagome andassero montate con le strisce di bambù (credo sia bambù) presenti in penultima pagina. Mentre in ultima pagina c'è un mini aquilone rappresentante due kokeshi.
Per quanto riguarda le immagini, essendo l'album di un formato più grande (26 cm x 36 cm) del mio scanner, ho prima fotografato ogni pagina, e poi scannerizzato i testi, inserendo prima la fotografia della pagina nella sua grandezza totale, e poi le singole scan più piccole.

Buona visione e lettura delle 59 immagini.



mercoledì 4 marzo 2020

"I cartoni animati del genere feuilleton", di Fawzia Mascheroni - "Religione e scuola: mensile per l'animazione culturale e la ricerca religiosa" dicembre 1982



Piccola premessa: chiedo scusa per la qualità di alcune immagini, ma l'emeroteca permetteva di fare solo foto agli articoli.
Nel precedente post (link) avevo mostrato con quale tecnica semicoercitiva Fawzia Mascheroni suggeriva agli insegnanti (solo di religione?) come stroncare ai propri studenti il piacere di guardarsi i cartoni animati giapponesi di genere fantascientifico (robotico), considerati diseducativi oltre ogni umana immaginazione.
Ok, Goldrake e soci erano "sanguinari e violentissimi", ma almeno le serie "strappalacrime" nipponiche andavano bene?
Ovviamente no...
Lo si intuisce dal sottotitolo:
"I fumetti strappalacrime sono apparentemente innocenti. Inoculano una visione semplicistica e moralistica della realtà"

Non vorrei sembrare sacrilego, ma la rivista aveva come target l'insegnamento della religione a scuola, qualcosa di ben più "semplicistico e moralistico" da "inoculare" a dei bambini... e non potevi neppure spegnere il maestro...
Ma con quali argomenti inoppugnabili si generava nei giovani telespettatori l'abiura dei cartoni animati di genere feuilleton?


Io non ricordo una sola compagna di classe/giochi che piangesse vedendo Candy Candy... ok, eravamo un pelino più grandi della bambina di sei anni portata ad esempio, ma forse nella racconta del dramma materno c'era anche una cosa positiva: le bambine si riunivano in gruppo per vedere il cartone della signorina tuttalentiggini, cioè socializzavano.
E' vero, Candy Candy la seguivamo anche noi maschietti, io la guardai finché divenne infermiera, poi mi scassai i maroni a forza di veder le iatture che le capitavano...
Poteva mancare la stoccatina politica ai sessantottini rivoluzionari comunisti che venivano sconfitti da una avversaria animata?
Perché "strappalacrime elettronici? Perché? Cosa avevano di "elettronico"?    >_<




Non posso affermarlo per tutti gli anime del genere "feuilleton" (non saprei dire su Remi), ma di certo "Anna dai capelli rossi" e Heidi (non citata dall'autrice) erano fedeli all'originale cartaceo.
Quindi, se questi anime seguivano la trama originale, e per la giornalista erano ripetitivi, forse non era colpa dei romanzi occidentali?
Quello che mi irrita in questi scritti è l'aver pianificato una trappola verso i propri studenti, che pensavano di dialogare con l'insegnante su un tema di loro interesse, ma invece non sapevano che tutta la discussione era pianificata allo scopo di stroncare le loro passioni...

Vista la matrice religiosa della rivista, mi ha un po' sorpreso che non venga sottolineato che una delle "alcune" donne che si prendono cura di Candy è una suora... non "alcune" donne in generale, una è una suora e l'altra è comunque una fervente cattolica. Ho il dubbio che la scrivente non abbia mai neppure guardato la prima puntata  ^_^
La presenza di un contesto religioso sarebbe dovuto essere almeno un elemento apprezzato... manco questo...
Stante che l'autrice aveva totalmente ragione a bollare Candy come una iattura per se stessa e per il prossimo, motivo per il quale ho smesso di seguirla, sarebbe stato più corretto riportare gli accadimenti in maniera più fedele.
Intanto, tra le prime sfighe galattica della ragazzina, non viene citata la morte di Anthony, se Fawzia Mascheroni lo avesse saputo, ci avrebbe scritto tre colonne di accuse... poi Terence, pur non sopportandolo, visto che le mie coetanee lo trovavano irresistibile, non era un "drogato"... si ubriacava e fumava, cosa non bella, ma in Italia sarebbero stati "drogati" milioni di italiani... sbaglierò, ma la ragazza che ruba Terence a Candy non è una collega infermiera, ma una collega attrice di Terence...
Chi è l'amica di Candy Candy che fugge da casa e scompare?
Laura Palmer?   >_<

martedì 3 marzo 2020

"I cartoni animati: il genere fantascientifico", di Fawzia Mascheroni - "Religione e scuola: mensile per l'animazione culturale e la ricerca religiosa" ottobre 1982


Una enorme fonte di articoli sono state le riviste collegate alla scuola, ma anche le riviste religiose hanno dedicato spazio ai cartoni animati giapponesi, e quando una pubblicazione è indirizzata sia alla scuola che alla religione, si ottiene il massimo  ^_^
In realtà, la testata "Religione e scuola", ha dedicato solo due articoli nelle sette annate (dal 1978 al 1984) che ho passato in rassegna, però mi hanno dato un sacco di soddisfazione  :]
Come prima immagine ho messo il sommario del numero di ottobre 1982 per mostrare quale fossero le tematiche trattate, cioè la difesa dell'insegnamento della religione a scuola: Quindi il target della rivista erano gli insegnanti di religione (basta leggere i titoli delle rubriche), e poi magari qualche genitore cattolico particolarmente fervente.
Quando ho consultato la rivista non ho fatto caso all'articolo di pagina 83, perché mi sarebbe piaciuto capire quale fosse il problema con Galileo, mi pareva che fosse assodato il fatto che i problemi erano degli altri, non di Galileo...
Un vero peccato che la redazione abbia dedicato all'animazione giapponese solo due articoli, visto che mi son parsi abbastanza pugnaci  ^_^
E' nel leggere queste riviste, che con cartoni animati non avevano nessun nesso, che rimango perplesso quando mi rendo conto che pubblicazioni su fumetti e fantascienza ignorarono il fenomeno anime in Italia nella suo primo approdo:
"Verso le stelle - La rivista mensile di ogni appassionato di fantascienza"
"Aliens - Rivista di fantascienza"

Edit del 4 marzo:
Al link sotto anche il secondo articolo
"I cartoni animati del genere feuilleton", di Fawzia Mascheroni - "Religione e scuola: mensile per l'animazione culturale e la ricerca religiosa" dicembre 1982 



Il sottotitolo evidenzia chi fosse per l'autrice il nemico principale, cioè le televisioni, poi chi fosse complice delle tv per inerzia, cioè genitori ed educatori.
Ma chi "corrompeva" l'anima dei giovani studenti cattolici?
I "sanguinari e violentissimi" cartoni animati giapponesi!   ^_^
La giornalista (o insegnante) riporta uno stralcio di un articolo apparso su "La Repubblica" il 26 luglio 1980, per fortuna io lo avevo già postato:
"Discutendo con i bambini di Mazinga e di fantasia", di Lella Longoni - "La Repubblica" 26 luglio 1980

A scanso di equivoci i cartoni animati vengono divisi subito in due gruppi, quelli su cui è ormai inutile soffermarsi, cioè gli statunitensi Disney ed "Hanna & Barbera", e poi quelli verso cui è indispensabile concentrare l'attenzione, quelli di fantascienza e strappalacrime, guarda caso entrambe le catogorie sono animazione giapponese.
Sia chiaro, l'autrice aveva tutto il diritto di sollevare dubbi sulla bontà formativa dell'animazione seriale nipponica, proprio in quanto la rivista si occupava di insegnamento, seppur religioso.
Magari sarebbe stato utile informarsi un po' meglio, visto che non si era più nel 1978, anno in cui arrivarono in Italia gli anime.
In considerazione del fatto che l'articolo incitava gli insegnanti (nella figura di un moderatore totalmente schierato) a sollevare in classe la questione degli scarsi contenuti dell'animazione giapponese, suggerendo su quali concetti contro gli anime far leva con gli studenti, ho trovato lo scritto assai inquietante.
Non solo l'autrice suggerisce di iniziare un dibattito in classe per stigmatizzare l'animazione giapponese, manco fosse una droga... ma imbocca passo passo gli insegnanti su cosa dire/replicare, con lo scopo finale di dimostrare al bambino/scolaro quanto stesse sbagliando a trovare piacevoli quei cartoni animati non statunitensi.

domenica 1 marzo 2020

"Verso le stelle (+ "Attualità Ufo" dal n° 7) - La rivista mensile di ogni appassionato di fantascienza" - Pubblicata dall'agosto(?) 1978 al luglio/agosto 1979 (10 numeri totali)



Tra le tante testate che si occuparono, pur occasionalmente, di trattaregli anime ci fu quella di fantascienza "Perry Rhodan", dove, in un numero del 1979, era presente la recensione di "Mazinga contro gli ufo robot".
Quindi, nella mia infinita ricerca di articoli tra il 1978 e il 1983 sull'animazione giapponese in Italia, talvolta mi tocca rischiare, in alcuni il caso vengo ripagato, più o meno ampiamente, in altri casi mi ritrovo con il classico buco dell'acqua.
Il rischio consiste nell'acquisto alla cieca di materiale editoriale del periodo, non presente o consultabile nelle emerotoche di Milano. 
Questa volta ho provato con la testata di fantascienza "Verso le stelle", che iniziò e finì la sua avventura editoriale all'interno del primo anno degli anime in Italia.
Dei cartoni animati giapponesi se ne occuparono una miriade di testate, fino ad oggi ne ho trovate più di 120, ma, stranamente, i meno inclini a trattare di una animazione di fantascienza furono le riviste sui fumetti e le riviste di fantascienza.
"Verso le stelle" spicca proprio per la totale assenza di articoli sui cartoni animati giapponesi. In televisione e anche al cinema imperversavano storie di robot/cyborg/androidi, di alieni buoni e cattivi, guerre interstellari, i bambini erano rapiti dalla fantascienza made in japan, e una rivista di fantascienza non vi dedica neppure mezzo rigo?  >_<
La stessa cosa era capitata con la testata "Aliens - Rivista di fantascienza", pubblicata dal novembre 1979 al luglio/agosto 1980.
Pare quasi che i cultori della fantascienza "alta", si vergognassero di quella giapponese, eppure loro stessi erano considerati esponenti di una narrativa secondaria, forse avrebbero potuto cogliere meglio di altri la novità di questi cartoni animati provenienti dal Sol Levante.
A dimostrazione che comunque la redazione della rivista guardava anche verso oriente, nel numero 4 (ottobre 1978?) è presente la recensione di "Guerra Spaziale! ("Wakusei daisenso"- 1977 ), ma di Goldrake e Capitan Harlock nessuna traccia...
Nella rivista, oltre a numerosi racconti di fantascienza, erano presenti brevi fumetti, analisi saggistiche, interviste ad autori, recensioni di film di fantascienza.
Purtroppo solo dal numero 7 esiste un sommario dettagliato, prima ci si doveva accontentare di un riassunto presente in copertina. E' proprio dal numero 7 che al nome della testata si affianca quello di "Attualità Ufo", una specie di bollettino sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati.
Non mi è ben chiaro il nesso tra chi era convinto che gli alieni ci visitassero ogni giorno da millenni, e chi era appassionato di fantascienza... a me piace la fantascienza (cine-televisiva), ma non ho mai pensato che gli ufo ci sorveglino... e se fosse così, sarebbe il caso di mandarli tutti affangala... potrebbero anche darci una mano, visto che noi umani non ce la stiamo cavando benissimo...
In questo post dedicato ai 10 numeri di "Verso le stelle" ho inserito anche gli articoli su quattro film recensiti:
"L'Uomo Ragno", "Starcrash", "Guerra Spaziale", "Guerre Stellari" (quest'ultima assai opinabile).

Da notare che "L'Uomo Ragno" non è proprio un film di fantascienza, a me pare più di avventura, quindi la redazione faceva, giustamente, anche delle eccezioni, ma non per i cartoni animati giapponesi   ^_^



Ho trovato qualche difficoltà a datare i singoli numeri della rivista, in quanto solo dal numero 8 è presente il mese e l'anno di pubblicazione, cioè maggio 1979.
Sul web non ho trovato informazioni in merito, quindi ho cercato riscontri negli articoli, nella posta e nelle pubblicità di altre testate della casa editrice.
Mi restano lo stesso dubbi sui primi mesi...


Nel numero 1, in cui non è segnato né il mese né l'anno(...), a pagina 93 viene dato conto del "XVI festival della fantascienza di Trieste" svoltosi dall'8 al 15 luglio 1978.
Quindi ritengo che il primo numero di "Verso le stelle" arrivò in edicola nell'agosto (luglio? settembre?) 1978.
Ci devono essere stati alcuni mesi (direi marzo, aprile 1979) in cui la pubblicazione non è uscita, in quanto, terminando a luglio/agosto 1979, mancano chiaramente dei numeri nel computo totale.

sabato 29 febbraio 2020

"Città Verde (la EG costruisce con voi la)" - Editrice Giochi (1977)



In cortile nessuno aveva questo gioco in scatola, che vedevo continuativamente tra le pubblicità dei Topolino (da cui è tratta l'immagine sopra - Topolino n° 1150 dell'11 dicembre 1977), quindi non posso dare giudizi sulla sua giocabilità effettiva.
Di certo la dotazione di pezzi non è minimale, come capitava spesso nei giochi in scatola del periodo non di marca Clementoni, che di norma metteva in vendita confezioni strapiene di accessori (cosa che rende arduo oggi trovarle complete).
Se, in questa epoca di ambientalismo un tanto al chilo, l'ecologia ha trovato spazio anche nei giochi dei bambini, alla fine degli anni 70 era, invece, abbastanza inconsueta come tematica, mentre la guerra, l'economia corsara, l'avventura, lo sport e i programmi televisivi andavano per la maggiore.
Ma poi "Città Verde" era un gioco ambientalista?
Sinceramente a me pare di no... a dispetto della grafica della scatola, l'illustrazione dello scopo del gioco ne rivela il bieco scopo da palazzinaro cementificatore ammantato dal brand "verde":
"Scopo del gioco è quello di costruire, partendo da lande desolate, una meravigliosa CITTA' VERDE". 

Intanto, a mio avviso, il verbo "costruire" nel contesto edile, è l'antitesti dell'aggettivo "verde" in senso ecologista.
Il fatto che una "landa" sia "desolata", non implica mica che ci si debba "costruire" sopra una "città", di qualsiasi colore essa sia, ed anche se la si definisce "verde", quel luogo sarebbe stato comunque più verde se fosse restato nella sua conformazioni originaria di "landa desolata", anche solo per le specie animali e vegetali che vi risiedevano e che saranno state spazzate...
Poi, se una giunta comunale ha un minimo di senso ecologista, una città si può anche fondare riducendo al minimo l'impatto ambientale, ma il sindaco e gli assessori di "Città Verde" ci riuscirono?
Il piano regolatore prevedeva l'edificazione delle seguenti strutture:
giardini pubblici;
camping;
ippodromo;
palazzo dello sport;
stadio;
cattedrale;
ville;
piscina olimpionica;
supermercato.

Dal tipo di strutture ivi presenti, questa città Verde sarebbe il paradiso dei cementificatori! ^_^
Che poi... in una città ci metti dentro un ippodromo, un palazzo dello sport, lo stadio e la piscina olimpica?
Kemmikia devi fare, le olimpiadi?



Il fatto che io non ci abbia mai giocato mi ha creato un ulteriore problema sulla dotazione del gioco, in quanto sia nel regolamento sotto il coperchio della scatola, che nel "Dizionario dei giochi da tavolo", viene riportata la presenza di 12 cartoncini fustellati denominati "SETTORI DI BONIFICA" (3 cartoncini per ogni zona colorata).
Pensavo che nella mia confezione mancasse qualcosa, ma leggendo il regolamento ho capito che si tratta dei cartoncini (2 triangolari ed un parallelogramma) su cui posizionare le strutture in plastica.



Nonostante che sulla confezione compaiano vari volatili esotici, una tigre, un leone ed una gazzella, il gioco è l'antitesi della città eco-sostenibile  ^_^

mercoledì 26 febbraio 2020

Giappone, storie di una nazione alla ricerca di se stessa dal 1850 ad oggi



TITOLO: Giappone, storie di una nazione alla ricerca di se stessa dal 1850 ad oggi
AUTORE: Christopher Harding
CASA EDITRICE: Hoepli
PAGINE: 479 
COSTO: 27,90€
ANNO: 2020
FORMATO: 23 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788820395681

Il saggio mi ha attratto perché inizia dall'arrivo delle navi nere del commodoro Perry, nel 1853, ed arriva fino ai giorni nostri, passando in rassegna tantissimi aspetti della storia e della società giapponese.
Ecco, forse troppi aspetti... in quanto ogni capitolo non ha un tema ben preciso, ma una traccia temporale, un periodo analizzato, all'interno del quale posso essere trattata poche tematiche, oppure svariate, troppe, forse. Alcune appena accennane, un po' buttate lì, altre maggiormente approfondite, moltissimi aneddoti, tutti interessanti.
Il libro è scritto bene (cioè tradotto bene), scorre via veloce, e consiglio di fare delle ricerche aggiuntive (magari su You Tube) quando si citano canzoni, programmi fatti di cronaca, sovente li si potrà vedere ed udire, tanto per cercare di avvicinarsi a ciò che narra l'autore.
L'unica pecca del saggio che è in alcune sue parti, specialmente negli ultimi capitoli, molto dispersivo, troppi temi accennati.
Ogni capitolo riporta piccole biografie di personaggi politici e/o accademici allo scopo di illustrare quale fossero il tipo di problematiche del periodo.
In generale avviso che le recensioni dei singoli capitoli sono una traccia di alcuni temi che mi son sembrati più presenti, non necessariamente di tutto ciò che è stato trattato.
Ho notato un certo numero di refusi, che da un libro uscito per la Hoepli, mi son sembrati eccessivi.

Capitolo 1
Si da conto della situazione del Giappone prima dell'arrivo del Commodoro Perry nel 1853 e fino alla Restaurazione Meiji.

Capitolo 2
E' narrata la ribellione di Saigo Takamori del feudo di Satsuma nel 1873 contro il governo Meiji. Seguono le cronache di altre rivolte verso il nuovo assetto sociale ed economico. Il capitolo illustra quali furono gli aspetti del nuovo Giappone che il popolo non accettava, come le tasse in valuta e la leva obbligatoria di tre anni. Queste proteste crearono un forte malumore verso il governo centrale, che a differenza dei precedenti daimyo, più attenti ai bisogni dei propri sudditi diretti, dimostrava di non interessarsi alle condizioni di vita delle comunità locali. Tutto ciò portò alla nascita di movimenti popolari che richiedevano libertà e maggiori diritti.

Capitolo 3
Nei primi anni del 1880 la nuova élite di governo occupava il tempo libero con passatempi occidentali, compresi i balli all'europea in sfarzosi saloni. Il titolo del capitolo, “Un gabinetto danzante”, fa riferimento al fatto che alcuni membri influenti del governo erano anche grandi organizzatori di questi balli all'europea, passatempo criticato dai quotidiani e mal visto dal popolo più attaccata alle tradizioni. Ci si chiedeva se dei governanti tanto occidentalizzati avrebbero avuto la forza di porre termine ai trattati ineguali imposti dai paesi occidentali.
Sono trattati anche le opposizioni popolari alle nuove mode occidentali, la stesura della costituzione Meiji, le nuove leggi, le votazioni, le libertà personali.

Capitolo 4
E' trattata la famiglia, il ruolo e i diritti della donna all'inizio dell'epoca Meiji. Il capitolo è molto interessante, e tra i tanti aneddoti riportati mi pare giusto menzionarne un po' collaterale:
quando l'imperatore Meiji iniziò a viaggiare per la nazione, il popolo si disinteressava per la sua venuta, mentre la visita dello shogun era ricordata ancora come importante. Addirittura, per un compleanno dell'imperatore Meiji, la polizia dovette obbligare i sudditi ad uscire di casa per presenziare ai festeggiamenti pubblici.
Ciò evidenzia quanto il popolo giapponese fu plagiato in un tempo relativamente breve, trasformando un perfetto estraneo che veniva ignorato, in un dio in terra.
Il capitolo tratta, tra l'altro, anche dei personaggi Hiratsuka Karuka e Shimizu Shikin.

domenica 23 febbraio 2020

Blogspot ha eliminato il tasto di correzione grammaticale del testo + compaiono spazi tra le righe non presenti in originale


Occasionalmente, a fronte di mie critiche verso libri, articoli o prodotti mediatici vari, mi vengono fatte notare, più o meno educatamente, ma del tutto correttamente, le carenze grammaticali e sintattiche del mio scritto.
La mia obiezione, scusandomi nel mentre dei miei grossi limiti nella scrittura, risiede nel fatto che questo è comunque un blog gratuito, mentre i prodotti che recensisco erano in vendita, ergo l'attenzione nel renderli pubblici e a pagamento, sarebbe dovuta essere maggiore.
Fatta questa premessa, Blogspot ha deciso da un paio di settimane di eliminare il tasto che mi permetteva di correggere i refusi e gli errori grammaticali più grossolani, sostituendolo con un misterioso tasto di "RIMUOVI FORMATTAZIONE"...
Kemminkia vuol dire "RIMUOVI FORMATTAZIONE"?  >_<
Questo post è indirizzato a tutti quelli che, giustamente, mi fanno notare la mia illetteratura di base, per avvertirli che di certo non sarà migliorata dalla eliminazione dell'unica funzione del blog che mi permetteva di ridurla   T_T


Contestualmente è apparso un problema grafico un po' seccante, nonostante che nella fase di scrittura nel post non siano presenti spazi tra una riga e l'altra, quando il post è pubblico compaiono degli spazi in maniera random...

Storia critica della televisione italiana - volumi 1954/1979 e 1980/1999



Per eliminarli dovrei andare nella versionne HTML del post, e rimuovere i codici che sono nati a caso e che generano gli spazi a caso...
Ma non ho nessuna voglia di farlo   ^_^

venerdì 21 febbraio 2020

Storia critica della televisione italiana - volumi 1954/1979 e 1980/1999



TITOLO: Storia critica della televisione italiana - 3 volumi (dal 1954 al 2018)
AUTORE: Aldo Grasso
CASA EDITRICE: Il Saggiatore
PAGINE: 1418 (i 3 volumi assieme)
COSTO: 55€ (i 3 volumi assieme)
ANNO: 2019
FORMATO: 22 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788862885676

Puntai questa pubblicazione di Aldo Grasso già dalle sue prime edizioni, però, per il mio campo di interesse televisivo, che si concentra fondamentalmente tra il 1978 e il 1983, dovermi portare a casa un bel malloppone di pagine, per poi leggere ben poco sull'animazione giapponese, aveva poco senso.

Il caso ed un mercatino dell'usato sono venuti in mio soccorso, facendomi trovare la nuova edizione del 2019 de “Il Saggiatore” (nuova ed intonsa), con la possibilità di prendere solo i primi due volumi, a soli 5 euro totali.

L'aver sacrificato i terzo volume (dal 2000 al 2018) è motivato esclusivamente dalla carenza di spazio che ormai attanaglia la mia libreria... dovrei comprare una casa più grande solo per metterci tutta la fuffa editoriale che ho accumulato :]

Aldo Grasso è un autorevolissimo critico televisivo, e quando ne leggevo gli articoli sul Corsera, apprezzavo sempre i suoi giudizi pacati, per questo ero curioso di vedere come avesse trattato e quanto spazio avesse dedicato a Goldrake e soci.

Infatti sui mille e passa articoli (link) inerenti l'animazione giapponese in Italia tra il 1978 e i primi anni 80, non ne ho scovato neppure uno a suo nome!

I volumi sono un documento unico sulla televisione pubblica e privata, ovviamente i programmi mandati in onda dalla Rai sono maggioritari, anche perché i canali privati iniziarono a trasmettere a fine degli anni 70. Quindi il primo volume (1954/1979) è praticamente tutto incentrato sulla Rai, mentre dal secondo volume in poi (il terzo non l'ho consultato, ma mi pare scontato) iniziano a far capolino prima le tv locali, e poi i grandi gruppi privati (cioè in pratica quasi solo Fininvest/Mediaset).

Nell'annata 1978 è citato “Superclassifica Show”, che era trasmesso da più tv locali.

Nell'annata 1979 sono citate tre trasmissioni di Telemilano: “Milan-Inter club; Sprolippio; I sogni nel cassetto.



Nel secondo volume sono elencate anche trasmissioni di altre emittenti private, basta consultare il sommario degli anni dal 1975 al 1983 che scannerizzato.

Faccio una premessa prima di dare un giudizio sull'aspetto “animazione giapponese in Italia”.

In una opera del genere è difficile, se non impossibile, inserire tutte le trasmissioni che avrebbero meritato di essere citate, l'autore fece delle scelte, e qualche programma venne cassato. Su questo aspetto entra in scena anche il gusto personale, il fissato dei serial televisivi lamenterà l'assenza della sua preferita telenovelas brasiliana, il fan dei telequiz si lagnerà che manca il programma che guardava il mercoledì sera 40 anni prima, l'otaku dei cartoni animati giapponesi noterà il poco spazio dedicato alle serie che rivoluzionarono le trasmissioni per bambini/ragazzi in Italia.

Vengo quindi al punto, e ricollegandomi alla mia curiosità di cui sopra di leggere per la prima volta come Aldo Grasso trattava i cartoni animati giapponesi, sono rimasto altresì sorpreso che solo Heidi e “Atlas Ufo Robot” si siano guadagnati il diritto a schede proprie...

Chiaramente gli anime che venivano trasmessi sulle tv locali ebbero meno impatto nazionale, ma non poi così poco, e comunque sul versante Rai avrebbero meritato una scheda almeno “Capitan Harlock”, Remi e “Mazinga Z”. Quest'ultimo si sarebbe dovuto citare, se non per la serie in sé (assai insipida...), almeno per le trasbordanti polemiche che si scatenarono nell'aprile 1980.

L'unico accenno che ho letto su quello tsunami mediatico che si scatenò nella primavera del 1980, lo si può trovare nella scheda de “L'altra campana”, poche righe in cui si ricorda della votazione pro o contro Goldrake:



lunedì 17 febbraio 2020

Godzilla e altri kaiju, guida ai mostri giganti del cinema



TITOLO: Godzilla e altri kaiju, guida ai mostri giganti del cinema
AUTORE: Jason Barr
CASA EDITRICE: Odoya
PAGINE: 380
COSTO: 22€
ANNO: 2019
FORMATO: 20 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788862885676


Premessa, per me è ancora abbastanza straniante vedere tutto quello che mi piaceva da bambino (ed anche da adulto) divenire popolare per le masse ignoranti (nel senso che ignorano). Film, fumetti, videogiochi e cartoni animati che fino a solo dieci anni fa erano considerati ancora roba da rimbambiti, vengono visti al cinema e commentati sul web o dal vivo da chiunque ^_^

Quando sono venuto a conoscenza dell'uscita di questo saggio, avevo deciso di non acquistarlo, pensavo fosse il solito riepilogo un po' trito e ritrito delle sinossi dei film di Godzilla con qualche analisi buttata lì a riempire le pagine. Poi mi è capitato di sfogliarlo in libreria, e mi è sembrato abbastanza interessante da portarmelo a casa. Una volta letto posso affermare che è questo un saggio veramente unico nel suo genere, in quanto si concentra su questioni molto particolari, che mi pare non siano mai state molto analizzate prima (vado a memoria, magari sbaglio).
Inoltre è scritto (cioè tradotto) bene, e la casa editrice ha fatto un ottimo lavoro editoriale. Il saggio contiene molte immagini (in bianco e nero) e tante sono delle versioni italiane di libri e film. Quindi la casa editrice ha sostituito la versione Usa (dove esistenti) di locandine e copertine dei libri con quelle italiane. Inoltre nello scritto è sempre presente il titolo italiano di un film (o di un libro) se venne proiettato in Italia. Infine, nonostante il libro sia stato pubblicato negli Usa prima dell'uscita di alcuni film importanti per le tematiche esposte, i lungometraggi vengono comunque citati, almeno a titolo informativo.



Qui sopra un esempio dell'adattamento editoriale con le locandine italiane, se esistenti, oppure quelle originali.

L'autore non tratta solo Godzilla e i suoi colleghi nipponici, ma allarga la platea a tutti i mostri giganti visti sul grande schermo, creando un nuovo genere a se stante, il “kaiju”. I film di “kaiju” furono, nella sua analisi, un genere nato in più nazioni, tutte attratte dal bisogno di storie con mostri che distruggevano l'umanità. Per questo motivo viene sostenuto che i “film di mostri” debbano essere considerati un genere a parte rispetto ai film di fantascienza, che comunemente li ingloba.
Praticamente tutta l'introduzione è dedicata ad esporre le motivazioni accademiche per cui sia giusto avere un genere “kaiju” per i film con mostri giganti dediti alla distruzione di edifici con la conseguente morte della popolazione circostante. Forse, invece di una introduzione di ben 40 pagine, si poteva fare un capitolo apposito. Personalmente ritengo che una volta era più facile stilare dei generi ben precisi per i film, oggi, con il continuo contaminarsi di trame prese da film vecchi, fumetti, romanzi e videogiochi, la catalogazione all'interno di un genere ben definito sia più problematica (mia opinione).
Comunque questa perorazione accademica sul genere “kaiju” non è scritta in maniera pallosa.
Nel primo capitolo, nonostante per l'autore i film di “kaiju” travalichino il tempo (presenti anche nella mitologia mondiale) e spazio (il Giappone), resta quella del Giappone la cultura che lo ha reso un genere autonomo con il film di Godzilla, quindi si elencano le fonti di questa genesi:
yokai; bunraku; kabuki; teatro no.

Ovviamente per ognuna di queste fonti primordiali viene data una spiegazione con esempi ed analisi.
I film di kaiju sono ambientati in scenari colmi di disastri naturali e/o generati dall'uomo, il secondo capitolo li analizza dividendoli in quattro gruppi:
disastri nucleari; disastri naturali; terrorismo; inquinamento.

domenica 16 febbraio 2020

Dagli Antenati ai Pronipoti i fumetti di Hanna & Barbera




TITOLO: Dagli Antenati ai Pronipoti i fumetti di Hanna & Barbera
AUTORE: Alberto Becattini e Alessandro Tesauro
CASA EDITRICE: Alessandro Tesauro Editore
PAGINE: 265
COSTO: 22,9€
ANNO: 2019
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': ancora presente a Milano
CODICE ISBN: 9788886819305

Non sono un fan dei fumetti di "Hanna & Barbera", da bambino penso di averne sfogliati al massimo una decina di numeri, semplicemente preferivo i cartoni animati, inoltre sono un po' più piccolo degli autori, che ricordano la prima trasmissione alla Rai di un cartone animato dello studio statunitense.
Nonostante ciò ho comprato il libro, in quanto è una esauriente trattazione del mercato editoriale italiano della "Hanna & Barbera", e non solo sul versante fumettistico, sono presenti anche gli album di figurine e i cartonati (libri illustrati).
Nella prima parte del libro si effettua un commento sullo studio di animazione, le pubblicazioni di fumetti e lo sbarco editoriale in Italia, non mancano le notizie inerenti l'animazione sulla Rai, compresi gli spot di Carosello prodotti da studi italiani.
La seconda parte è un particolareggiato index su tutto quello che venne pubblicato in cartaceo.
A mio avviso il libro si integra bene con un altro titolo più di carattere saggistico:
Hanna & Barbera, i personaggi le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva

Forse il prezzo del libro è un po' altino, considerando che gran parte di esso è formato da un index, e le immagini, tranne una parte finale a colori, sono tutte in bianco e nero.