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venerdì 9 ottobre 2026

Postal Market primavera-estate 1977


Prima di "Amazon (sfrutta i lavorati) Prime" e simili, gli acquisti non si facevano on line, ma "on catalogo", e il più famoso era quello della "Postal Market". 
Avevo dimenticato il ritrovamento di questo "Postal Market" del 1977 ad un mercatino di qualche anno addietro, probabilmente perché non contiene, purtroppo, giocattoli.
Ovviamente ci sono i vestiti, tonnellate di suppellettili per la casa, il fai da te, articoli per l'auto, anche apparecchi di elettronica di consumo non voluminosi, poi ci sono un sacco di prodotti ormai completamente desueti o assolutamente fuori dagli standard di sicurezza odierni. 
Infine ci sono tante piccole simpatiche curiosità, che sarebbero state benissimo nella rubrica di "Cuore" dal titolo "Mai più senza"   ^_^
Non potendo scannerizzare l'intero volume, mi son limitato agli articoli che mi son parsi più interessanti, curiosi o vetusti.
Ognuno noterà cose diverse, ma quello che salta all'occhio é che lo smartphone ingloba un sacco degli articoli presenti nel catalogo:
orologio da polso; macchina fotografica; cinepresa; torcia; calcolatrice; radio (televisione); mangiacassette e giradischi; sveglia; le ricetrasmittenti; etc.

Sarebbe bello poter sfogliare un "Postal Market" degli anni dal 1978 al 1982, ma i prezzi sono diventati assurdi... peccato che al mercatino ho trovato quello del 1977... appena prima il periodo tanto agognato  :]


Essendo un catalogo per acquisti postali, conteneva sempre i prezzi, non potendo "rivalutare" singolarmente ogni prezzo di listino, metto questo promemoria:
1000 lire della primavera 1977 corrispondono a quasi 5 euro di oggi.

Fatevi delle semplici moltiplicazioni ed arrotondate per difetto   ;)

Di seguito le pagine che ho scelto di postare, avviso che non ho proceduto in stretto ordine di pagina, prima ho inserito gli articoli un po' più in tema con questo blog, cioè l'elettronica, di cui avevo già postato qualche catalogo:



Dalla pagina con gli abiti esibiti dal Paola Tedesco riprendo l'ordine corretto.
La gran parete degli articoli esula dai temi consueti del blog, ma tanto per cambiare un po' e ridere di come eravamo o forse di come siamo oggi  :]


"Polaroid: sviluppa in un minuto"
Oggi non sviluppiamo più, giga e giga di foto che finiranno in hard disk che si bruceranno... 

sabato 4 luglio 2026

L'onda giapponese, come manga e anime hanno conquistato gli adolescenti

 



TITOLO: L'onda giapponese, come manga e anime hanno conquistato gli adolescenti 
AUTORE: Gatta, Carolina Giangrandi, Benedetta Manfredi 
CASA EDITRICE: L'Asino d'oro edizioni
PAGINE: 237
COSTO: 15 
ANNO: 2026
FORMATO: 19 cm X 12 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788864437934


Forse un paio di mesi addietro (o più) ho scoperto che era in uscita questo saggio, mi sono appuntato la data di pubblicazione e l'ho comprato appena disponibile, visto che tratta una tematica interessante ed attuale:
il rapporto tra gli adolescenti italiani e manga/anime

Quindi l'ho comprato totalmente sulla fiducia, e alla fine devo dire che è stato un buon acquisto, una lettura interessante, seppur contenente qualche occasionale errorino ed un errorone  ^_^
Quando ho avuto in mano il libro ho scoperto che è stato scritto da tre psicoterapeute infantili, quindi conoscitrici del target adolescenziale.
Sinceramente ho temuto che lo scritto fosse illeggibile (per me), se non per un loro collega, invece tutto il libro è comprensibilissimo, nessun astruso termine psichiatrico e/o concetti che necessitano di aver frequentato qualche corso universitario di psicologia infantile o adulta  ^_^
Devo dire che l'ho letto tutto d'un fiato (ormai mi capita raramente di essere preso bene da una lettura), iniziato stamattina presto e finito in mattinata, quini non posso altro che consigliarlo.
Ovviamente mi ha catturato il sottotitolo, "come manga e anime hanno conquistato gli adolescenti",
anche se gli adolescenti odierni non sono stati i primi in assoluto ad essere conquistati dagli anime (non i manga che ancora da noi non esistevano). Ai tempi si chiamavano "cartoni animati giapponesi", ma nel 1978 conquistarono per primi i bambini e gli adolescenti di quel tempo.
Da notare che una volta gli psichiatri/psicologi erano, quasi sempre, i pubblici ministeri contro i cartoni animati giapponesi/anime/manga, oggi ne riconoscono l'utilità per lo sviluppo emotivo degli adolescenti.
Beh... qualcosa è pur migliorato dal 1978 ad oggi   :]

Essendo il saggio dedicato ad adulti che vogliono capire perché i ragazzi leggono manga e vedono anime (ma loro non vedevano anime e leggevano manga quando erano ragazzi?), e magari questi adulti sono poco avvezzi al mondo giapponese, questo primo capitolo (ma anche il secondo) funge da breve spiegazione.
E' arduo dare una veloce infarinatura su un tema specifico, si rischia di essere troppo superficiali e/o di omettere qualcosa di importante.
A grandi linee mi è parso che l'esposizione colga l'obiettivo, nonostante la brevità, pur con qualche piccolo grande errore  :]
Sarà anche una piccolezza (non per me), ma a pagina 35 il padre di Madamigella Oscar passa da generale a Conte... stiamo parlando della sacra "Lady Oscar", non di "Julie rosa di bosco"  :]
Con il secondo paragrafo si passa alla storia di manga ed anime in Italia: approdo, reazioni, stampa, polemiche, censure etc.
Di seguito sarò un po' cattivello, ma solo perché son tematiche che tratto usualmente   ;)




A pagina 41 c'è quello che ad inizio post ho battezzato come "errorone" e riguarda l'ormai stra dibattuto motivo per cui "Goldrake" venne titolato "Atlas Ufo Robot", con quel "Atlas" iniziale che per le tre autrici è ancora dovuto ad un equivoco linguistico causato da una ignoranza del francese da parte dei dirigenti Rai, che non compresero il significato della scritta "Atlas" sulla brochure francese di "Goldrake".
In "C'era una volta Goldrake, la vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la tv e il mercato del giocattolo in Italia - tomi 1 e 2" è ben spiegato dalla dirigente "Rai" Paola De Benedetti, che si occupò direttamente della messa in onda di "Goldrake", che quel "Atlas" fu lasciato volontariamente per il suo valore esotico, visto che lei il francese lo conosceva bene (ai tempi dell'intervista a Nicora viveva a Parigi).
A pagina 42, dove termina la questione "Atlas", per questo motivo si taccia di "superficialità nell'approccio al materiale originale" i produttori della "Rai", solo che loro il francese lo sapevano.
Capisco che le tre autrici facciano un altro lavoro, ma in tre farsi scappar questa topica, mi è parso un pelino grave.
Altra piccola questione è la data tra parentesi posta di fianco al titolo "Atlas Ufo Robot", cioè il 1978, quando in altri punti del saggio la data tra parentesi indica la data di produzione nipponica.
Perché 1978? "Ufo Robot Grendizer" è del 1975.
Sempre a pagina 42 si afferma che nel 1978, oltre a "Goldrake" vennero comprati "Heidi" e "Barbapapà".
Solo che "Goldrake" venne comprato nel 1977.
"Heidi" venne trasmesso dal 7 febbraio 1978, due mesi prima di "Goldrake", quindi non venne acquistato nel 1978.
Infine i "Barbapapà" non poterono essere acquistati nel 1978, visto che vennero trasmessi fin dal gennaio 1976:

venerdì 17 aprile 2026

I film d'animazione giapponese dalle recensioni di "Segnalazioni Cinematografiche": volumi dal dal 1934 al 1986 (integrazione al post del primo maggio 2019)





Circa un anno addietro ho fatto miei (cioè COMPRATO) i volumi di "Segnalazioni Cinematografiche" dal 1934 al 1986, ammetto che è stata una bella mazzata inferta al poco spazio libero rimasto in casa, ma trovo che le informazioni presenti in questi volumi siano di valore unico. In quanto riportano le poche informazioni presenti ai tempi della loro proiezione su tutto o quasi tutto quello che venne visto nelle sale cinematografiche italiche.
Il valore assoluto di queste pagine sta nel fatto che ancora oggi trovi recensioni di vecchissimi film, probabilmente ormai introvabili nella versione italiana, che si basano solo sulle loro valutazioni di decenni addietro. In generale, fino all'avvento del web, i quotidiani, le riviste o i libri si appoggiavano a questa pubblicazione, basta leggere la recensione de "La grande avventura del (piccolo) Principe Valiant" presente in un "Onda TV" 

Ne consegue che l'eventuale errore in una di queste schede, verrà ripetuto per decenni  :]

Lo ribadisco ogni volta, non faro eccezione per questo post:
Il "Centro Cattolico Cinematografico" aveva il compito di valutare cosa fosse adatto alla proiezione nelle sale parrocchiali, o comunque quello che era visibile per i minorenni. Quindi le valutazioni che i vari recensori diedero ai film le trovo più che legittime. Tra l'altro in molti casi potevano anche apprezzare il valore artistico di un film, per poi essere sconsigliato a causa delle tematiche trattate. Leggendo tante loro schede ho avuto l'impressione che non fossero dei bacchettoni. 
Ovviamente la recensione di un film del 1934 aveva più paletti estetici, etici e morali di un film del 1986, per il solo fatto che la morale pubblica cambia con il passare dei decenni.

Ne sono un esempio le schede sui film di "Tarzan", dove inizialmente questi vengono sconsigliati per le nudità presenti, cosa che oggi fa ridere:

Avendo potuto consultare con assoluta calma tutti questi stupendi volumi, mi son reso conto che il mio primo post sugli anime presentava qualche lacuna, anche perché l'arco temporale della mia ricerca in biblioteca fu più ridotto:

Ammetto che covavo la speranza di scoprire un obliato film animato nipponico proiettato in Italia nel 1930 o nel 1940, anche in virtù della nostra alleanza militare/culturale con i giapponesi, ma mi son dovuto accontentare del 1962   ^_^


"Le 13 fatiche di Ercolino", "Segnalazioni Cinematografiche" volume LI 1° semestre 1962

A quanto pare il primo lungometraggio animato nipponico arrivato in Italia, seppur sempre nella stravolta versione statunitense, è quello de "Le 13 fatiche di Ercolino", cioè viene confermata l'informazione che si trova sul web e nei saggi a tema.



"Le meravigliose avventure di Simbad", "Segnalazioni Cinematografiche" volume 58 2° semestre 1965

Al link qui sotto il post in occasione dell'uscita dei DVD:


lunedì 5 gennaio 2026

Per amore, per gioco, per forza... Televisione dei bambini e dei ragazzi: storie e analisi



TITOLO: Per amore, per gioco, per forza... Televisione dei bambini e dei ragazzi: storie e analisi
AUTORE: Marina D'Amato
CASA EDITRICE: VQPT ERI
PAGINE: 332
COSTO: 10 €
ANNO: 1988
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 


Questo saggio di Marina D'Amato è uno studio approfondito sui programmi per bambini/ragazzi con dati ufficiali del novembre 1986 per i canali Rai 1, Rai 2, Canale 5, Italia 1, Rete 4, Euro TV.
Non sono trattati solo gli anime del periodo, ma anche i cartoni statunitensi come "Mask" o "He Man", i telefilm e i giochi a quiz per ragazzi.
Ovviamente io non sono un sociologo, quindi mi guarderò bene dall'entrare nel merito delle considerazioni dell'autrice, al massimo annoterò qualche imprecisione, che nel 1988 poteva anche capitare, visto che non esistevano né libri né il comodo web dove controllare, date, nomi, titoli etc. sulla trasmissione dell'animazione giapponese in Italia.

Con questo studio sono arrivato ad inserire ben 47 scritti che, a vario titolo e livello di approfondimento, toccarono la tematica animazione giapponese (qualche volta i manga in Giappone) in Italia dal dopo guerra ai primi anni 90 (fino a quando si sviluppò una saggistica di settore conscia dell'argomento).
L'etichetta riporta Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90, ma poi vi ho inserito titoli dal 1957 (prima o poi correggerò):


Una bella bibliografia già bella pronta per un saggio, spero sempre nella citazione  :]
Io nel novembre 1986 non seguivo più i cartoni animati giapponesi giornalmente, anche se alcune serie me le registravo/guardavo, ma non avevo il polso di cosa venisse trasmesso (compresi i cartoni made in Usa, che erano tornati di moda). Ergo questo studio è anche una interessante fotografia sui gusti/ascolti di quella fascia di età che nel 1986 faceva le elementari/medie.
Non sono presi in esame i programmi trasmessi dalle tv private locali, ma solo dai circuiti nazionali, Rai, Fininvest ed "Euro TV", che avevano un riscontro di ascolti su tutto il territorio nazionale.
Ho inserito più di 100 scan del saggio, ma ne avrei potute aggiungere altre, consiglio vivamente, a chi è interessato alla tematica, di comprarlo, è una lettura istruttiva.
Forse, piuttosto che inventarsi scoop definitivi sull'animazione giapponesi in Italia, basterebbe andarsi a cercare e leggere le fonti che già esistono.
Il saggio è in mio possesso da parecchi anni, ma un po' mi scocciava inserire così tante immagini di un singolo libro, seppur di 37 anni fa. 
Porre attenzione al numero della pagina, per capire quando queste sono consecutive e quando, invece, c'è stato un salto di pagine.
Le sottolineature in matita non sono mie, erano già nel libro.

martedì 23 dicembre 2025

Integrazione natalizia (95 articoli) all'Emeroteca Anime


Nella vita è capitato a tutti di essere "bollati" in vari modi, non sempre tutti piacevoli, ovviamente io non faccio eccezione, tra queste varie definizioni mi è capitato ultimamente di essere stato promosso a "fonte secondaria" degli articoli sull'animazione giapponese in Italia.
Considerando che ricerco materiale coevo del periodo preso in esame, non mi è ben chiaro perché sarei stato retrocesso a "fonte secondaria"... più "primaria" di articoli dagli anni 50 agli anni 80... vabbè, sarò io a non aver compreso il concetto di fonte "primaria" e "secondaria".
Quindi la fonte "secondaria" del blog "Imago Recensio" in questi mesi ha riesumato altri 95 scritti, che vanno dalle lettere alle anteprime sui nuovi anime, passando per articoli di approfondimento.
Dato che in questo ultimo anno ho consultato spesso il quotidiano "La Notte" per cercare notizie sulla prima trasmissione del "Danguard", ho deciso di passarlo in rassegna completamente, riempiendo i periodi che mi mancavano. Alla fine mi sono passato in rassegna microfilmata parte del 1977 e tutte le annate 1978, 1979, 1980, 1981 e 1982... un sacco di ore di ferie usate a beneficio di chi sfrutterà le mie ricerche senza citarmi  :]
Di certo qualcosina mi sarà sfuggita, ma ritengo che a grandi linee la mia ricerca su "La Notte" sia stata ragionevolmente esaustiva.
Ho rinvenuto una sola nuova testata che si occupò di animazione giapponese, "CL Il Cartolibraio", rivista del settore della cartoleria e della cartotecnica.
Sinceramente pensavo di trovare molto più materiale in "CL Il Cartolibraio", ma oltre a qualche articolo, ho riesumato diverse cosette che mostrerò più avanti.
Il numero di testate che si occuparono dei cartoni animati giapponesi sale, quindi, a 194!
Essermi comprato (COMPRATO) i volumi di "Segnalazioni Cinematografiche" dal 1934 al 1986 mi ha permesso di colmare qualche lacuna che mi era sfuggita in un precedente post sui lungometraggi animati nipponici ed ampliarne di molto la ricerca.
Consultarsi il materiale a casa propria con calma, è cosa ben diversa che farlo in emeroteca, magari di fretta per i tempi limitati.
Ho passato in rassegna alcune testate scolastiche anche per gli anni 1984, 1985, 1986 e 1987, trovando qualcosina, soprattutto citazioni di chi ancora raffrontava l'attualità ai violenti "cartoni animati giapponesi" di qualche anno prima.
Con questi 95 scritti raggiungo un totale di 1755 tra articoli, anteprime, lettere, copertine etc. etc., in quanto il panorama completo è la dimostrazione di quanta attenzione la carta stampata, di ben 194 diverse testate, prestò all'animazione giapponese.
Inutile dire che sul web sono l'unico che rende disponibile gratuitamente (ho già pagato tutto io) questa mole di informazioni a chiunque, semplici appassionati, studiosi oppure persone che si occupano per lavoro di animazione giapponese.
Sono ben conscio di non essere né l'unico né il primo che svolge tali ricerche, ma sono l'unico che le condivide con tutti, sarebbe bello che mi venisse riconosciuto quando si prendono informazioni da queste pagine web  :] 
Sarebbe bello   ^_^
Sarebbe   ;)


Di seguito i 95 scritti di questa infornata natalizia

martedì 16 settembre 2025

"Musica e Dischi" gennaio, marzo, novembre 1979 + gennaio, aprile 1980: classifica dischi 1978 e 1979 + pubblicità sigle anime


Tra l'aprile e il giugno 2019 avevo consultato in emeroteca la testata "Musica e Dischi" per le annate 1979 e 1980. Lo scopo, oltre alla ricerca dei soliti articoli, era quello di vedere se, per caso, la sigla del Danguard era stata pubblicizzata in anteprima all'inizio del 1979.
Questo lo scrivo tanto per far capire che sono parecchi anni che cerco informazioni sulla 
Trovare il disco della Pivetti a gennaio 1979 sarebbe stato un bel indizio di una sua trasmissione a fine 1978 o a gennaio 1979, purtroppo la sigla del Danguard è pubblicizzata da aprile 1980.
E' stato un tentativo, non andato a buon frutto.
Alla fine mi ero pure dimenticato di queste poche foto fatte nel 2019, mi ci sono imbattuto cercando altro tra i mega giga file in mio possesso.
La classifica dei primi cento 45 giri più venduti nel 1978, presente nel numero di gennaio 1979, vede due sigle di cartoni animati giapponesi, gli unici trasmessi dalla Rai (fatta eccezione dei Barbapapà e di Vichi il vichingo), che si piazzano al 13esimo posto con Heidi e al ventesimo con "Ufo Robot".
Praticamente davanti a tutte le altre sigle di telefilm e trasmissioni (Rai).


A marzo 1979, quindi poco prima del suo esordio televisivo, viene presentata la sigla di "Capitan Harlock", ancora senza la copertina del 45 giri, esseno una anteprima assoluta.

(per questo speravo in un sigla del Danguard in anteprima)


Novembre 1979
L'immagine mi ha incuriosito quando l'ho vista la prima volta, non che io sia un esperto di sigle dei cartoni animati giapponesi, ma questo disco mi pareva nuovo, tra l'altro contenente più titoli!
Infatti non era un 45 giri, ma un  LP della casa discografica "Durium", che pubblicava dischi per bambini.
"I Roofus Robots" conteneva:

domenica 8 giugno 2025

Micro integrazione pre estiva (35 articoli) all'Emeroteca Anime


Da dicembre 2024 (precedente aggiornamento dell'Emeroteca Anime) mi son recato più volte in biblioteca per cercare altre informazioni sul Danguard ed altri anime, ovviamente passando in rassegna settimane e settimane dei quotidiani "Il Giorno" e "La Notte" sono incappato anche in articoli.
Inoltre ho concluso di consultare le annate che mi mancavano de "Il Giornale dei Giocattoli", trovando qualche altro scritto interessante.
Infine, nel ricercare informazioni su lungometraggio animato "Space Cruiser Yamato", ho visionato varie annate del "Giornale dello Spettacolo".
Il tutto mi ha fatto accumulare una trentina di scritti, che ha più senso rendere subito noti, in quanto alcuni sono particolarmente interessanti. 
A tal proposito ringrazio Riccardo che mi ha fatto pervenire un articolo della rivista parrocchiale del suo comune riguardante gli anime robotici.
Tanto per ribadire che cercando informazioni, ci son possibilità di trovarle, stando a casa a criticare l'impegno altrui, non si apporta nulla alla conoscenza comune.
Stavolta ho scoperto una sola nuova testata che si occupò dell'impatto dei cartoni animati giapponesi in Italia, anche perché ho fatto una ricerca più mirata.
Il titolo della testata nuova è "Caleidoscopio", ed è la 193esima che a vario titolo, intensità, ripetitività ed approfondimento si occuparono degli anime.
Per capire quanto un fenomeno colpì la società italiana, oltre ad averla vissuta, il risalto dato dalla carta stampata è una cartina di tornasole unica, e qui abbiamo 193 testate che trattarono degli anime.
Dico, qualcosa di diverso hanno dovuto pur rappresentare per bambini ed adulti del periodo, no?

Con questi pochi (rispetto al solito) 35 articoli riesumati in cinque mesi e mezzo, raggiungo la cifra abbastanza impressionate di 1660 articoli totali che, a vario titolo ed intensità, si occuparono dell'animazione giapponese in Italia dal dopoguerra alla fine degli anni 80.
Dato che secondo taluni andare in biblioteca a fare queste ricerche non serve a nulla, perché i "veri appassionati" queste cose le sanno, faccio banalmente presente che se in questi decenni non avessi riesumato dall'oblio questi scritti, nessuno ne conoscerebbe la stragrande maggioranza.

Di seguito i 35 articoli di questa infornata.

sabato 3 maggio 2025

Cappuccetto a pois


Quando si era bambini, prima dell'avvento delle tv locali private, ma anche negli anni successivi, la televisione della "Svizzera Italiana" era l'unica emittente oltre alla Rai che trasmettesse programmi per noi. Oltre all'inimitabile "Scacciapensieri", contenitore di cartoni animati statunitensi ed europei, trasmesso il sabato nel tardo secondo pomeriggio, non mancavano altre produzioni per i più piccoli.
Non è la prima volta che mi rifaccio ai programmi della RSI:







Tra le produzioni della RSI dedicate ai bambini/ragazzi, di certo tra i ricordi più piacevoli, c'era "Cappuccetto a pois" di Maria Perego, la medesima creatrice di Topo Gigio.
Il primo episodio risale al 6 gennaio 1969, ritengo che, nonostante i decenni passati, resti ancora un prodotto più che guardabile, vista la minuziosità con cui vennero create le scene in cui si muovevano i personaggi, ovviamente il target è per i più piccini, ma penso che io lo guardassi anche verso la fine delle elementari.
Chiaramente io lo vidi in successive repliche, penso sempre sulla "Svizzera Italiana", ma "Cappuccetto a pois" venne trasmesso anche da Telemontecarlo e da Capodistria (ho controllato, niente ricordi fumosi che poi uno ricorda male e deve rettificare lo scritto...), non ho trovato riscontri sulla Rai, ma ho fatto una ricerca approssimativa.
Quella sopra è la scan dell'unico, a mia conoscenza, DVD in vendita, che contiene qualche pagina di commento e solo tre episodi.




Sul sito della TSI "Cappuccetto a pois" è stato messo per intero, un gran bel regalo:

Mi son riguardato qualche episodio, e preferivo Lupone rispetto a Cappuccetto, un po' carognetta, talvolta... è vero che Lupone aveva la funzione del birbante, ma non gli riusciva mai una furbata, inoltre era sempre manovrato da altri, in quanto molto credulone.
Risentire le voci, ma anche i motivetti delle canzoncine, è stato un bel tuffo al cuore   ^_^


Ho fatto più ricerche, ma non ho trovato neppure un articolo di commento al programma per bambini, neanche sulla carta stampata della Svizzera italiana da me consultabile. Ai tempi i programmi televisivi per bambini erano pressoché ignorati, pare che non meritassero alcun approfondimento.

Qui sotto il cofanetto in DVD.

domenica 20 ottobre 2024

Annuari 1978/1979/1980 con i fatti del 1977/1978/1979 "Nuovissima Enciclopedia Universale Curcio" - focus su televisione e radio, videogiochi, cinema, musica

Dopo gli "Almanacco d'Italia AGE" (con i fatti degli anni 1978-1979-1980-1981" e gli "Annuario degli avvenimenti Enciclopedie Rizzoli" (con i fatti dal 1976 al 1982) ho scovato un'altra fonte che trattò l'animazione giapponese all'interno del resoconto delle notizie dell'anno, gli Annuari della "Nuovissima Enciclopedia Universale Curcio".
Rispetto alle due fonti già proposte (Age e Rizzoli) la "Curcio" si posiziona a metà, sia come livello informativo sia come fattura dei volumi. In pratica la pubblicazione della Rizzoli, immagino anche grazie al supporto dei giornalisti del gruppo, resta inarrivabile sia come completezza del panorama informativo generale che di quello particolare inerente questo blog, tra cui l'animazione giapponese in Italia. I volumi della Rizzoli restano anche di formato maggiore e di fattura migliore.
La pubblicazione Age resta la più scrausa, sia a livello informativo generale che particolare per questo blog, con un formato che è il più piccolo ed una fattura esteticamente molto al risparmio.
I volumi della Curcio sono di formato un po' più piccolo rispetto a quelli della Rizzoli (24 cm X 20 cm contro 27cm X 21 cm) e con meno pagine, ma di formato più grande rispetto a quelli della Age (20 cm X 13 cm), sebbene quelli della Age contengano più pagine.
Gli Annuario Curcio hanno una copertina imbottita in finta pelle molto vintage, ma preferisco i Rizzoli, son più da volume bibliotecario   :]
Partendo dal presupposto che gli "Annuari Rizzoli" li considero i più esaurienti, per illustrare in due post (tre annuari per ogni post) della Curcio mi son limitato alle scan delle pagine sulla televisione (e radio) e degli argomenti che toccano solo l'animazione giapponese in Italia, omettendo anche la pagina sui fatti del Giappone, tanto son quasi le stesse notizie presenti in quelli della Rizzoli. Stesso discorso per il Cinema, mentre per gli "Annuari Rizzoli" avevo messo tutti gli anni con i commenti sull'annata cinematografica, per la Curcio l'ho inserita solo quando vengono citati i cartoni animati giapponesi. Non ho inserito neppure la cronologia del fatti accaduti, basta quella della Rizzoli. 
In pratica ho voluto evitare la solita grandinata di scan   ^_^
Per esempio negli "Annuari Curcio" non sono mai citati i fumetti in generale o l'editoria per ragazzi, cosa che capita in quelli Rizzoli, che era più elastica riguardo ai temi trattati. Quando un tema aveva fatto notizia in Italia, negli "Annuari Rizzoli" veniva inserito, sacrificando un altro che magari era presente l'anno (o gli anni) precedente e il cui interesse era scemato.
Gli "Annuari Curcio" sono più ripetitivi come temi trattati, comunque inserisco sempre il sommario, tanto per rendere l'idea dei focus inseriti oltre alle classiche notizie di politica interna, estera, economica etc. etc.
Per chi volesse recuperarli, magari le annate che io non ho preso, avviso che il prezzo resta medio basso, più che altro bisogna avere la fortuna di trovare un venditore che renda disponibile più annate contemporaneamente.
L'anno presente in copertina è quello di uscita del volume, quindi i temi trattati sono quelli dell'anno precedente:
il volume del 1978 tratta le notizie del 1977;
il volume del 1979 tratta le notizie del 1978;
il volume del 1980 tratta le notizie del 1979.

In pratica ho sempre trovato delle citazioni sull'animazione giapponese in Italia, tranne per il primo volume, cioè quello del 1978 con i fatti del 1977, e se fosse capitato sarebbe stato un bello scoop   ^_^
Il volume che più riporta notizie sui cartoni animati giapponesi in Italia è quello del 1980, con i fatti del 1979, tanto che lo inserisco nella "Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90".
Nel prossimo post gli altri tre "Annuari Curcio con gli anni 1981, 1982 e 1981 (fatti del 1980, 1981 e 1982).


Ho provato a prendere anche il volume del 1978 con i fatti del 1977, tanto per provare a vedere se scovavo qualche accenno sugli anime, in fondo in Italia già vedevamo "Vichy il vichingo" e i Barbapapà, benché non fosse esplicitato che la loro produzione era giapponese.
Purtroppo non  ho trovato nulla, quindi di questo volume inserisco esclusivamente le pagine che trattano di "Televisione e Radio".




L'introduzione dell'editore spiega sia il periodo informativo trattato, cioè dal 1° gennaio al 31 dicembre 1977, ma in generale il senso della pubblicazione, che era anche relativamente giovane, essendo questo solo il quinto volume.
E' interessante leggere lo spirito con cui vennero decise le informazioni da inserire e quelle da omettere, stante che non si poteva riportare TUTTI i fatti accaduti in un anno:
"Seguendo infatti un organigramma continuamente aggiornato e applicando all'indagine una metodologia obiettiva e sempre subordinata alla dialettica del momento, abbiamo cercato di dare al Lettore ciò che è essenziale, sfrondando i fatti dalle impressioni superflue: ci siamo, cioè, sforzati di individuare e separare nella realtà attuale ciò che avrà un valore duraturo e perciò potrà svilupparsi, con effetti innovatori sulla nostra vita, da tutto quello che per la sua fatuità è già morto nel momento in cui nasce."

Ci sarebbe da opinare su quel "sfrondando i fatti dalle impressioni superflue", visti i giudizi sostanzialmente quasi sempre negativi sui cartoni animati giapponesi, nonostante le poche righe concesse, talvolta solo accenni, ma accenni negativi.
In generale resta assai pretenzioso, oltre che assai arduo da porre in atto, il voler individuare e separare nella realtà attuale ciò che avrà un valore duraturo e perciò potrà svilupparsi, con effetti innovatori sulla nostra vita, da tutto quello che per la sua fatuità è già morto nel momento in cui nasce".

Ovviamente per i fatti più importanti la scelta delle notizie era semplice, non si può omettere il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro o la rivoluzione di Khomeini, ma è quando si "scende" ad argomenti meno importanti che il tutto diviene più difficile:
quale programma avrà cambiato veramente la televisione italiana per ragazzi? 
I Muppet o "Atlas Ufo Robot"?

martedì 19 marzo 2024

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 17)



Come al solito il numero di "Anime Cult" punta sulle interviste, numerose ed interessanti:
Emanuela Pacotto (doppiatrice);
Andrea Romoli (fumettista ed illustratore);
Elena Zanzi (editor Planet Manga);
Marina Morra (presentatrice);
Goro Miyazaki (regista);
Massimo Luca (autore di sigle).

Mi corre l'obbligo di annotare che, questa volta, l'intervista all'autore nipponico strillata in copertina è stata fatta dalla redazione (Luca Raffaelli), inoltre mi ha sorpreso l'intervista ad Andrea Romoli, non perché non la meriti, ma perché nel numero di maggio 2023 di "Nippon Shock Magazine", era già stato sentito da "NSM" (ed io l'ho scoperto grazie a loro). Non che ciò impedisca di reintervistarlo, mi ha solo sorpreso, tra l'altro, rispetto all'intervista di luglio, viene trattato un tema nuovo, le problematiche legali tra l'autore e la casa editrice italica, che fece un accordo con la "Nippon Animation" per fare una serie animata da un suo fumetto, senza informarlo...
Quindi si possono leggere cose già lette in "NSM" ed altre no.
La copertina e il dossier di questo numero della rivista è dedicata a Lamù, a cui, sempre "NSM" aveva già dedicato copertina e dossier:

Di nuovo, non che questo vieti a chicchessia di trattare per l'eternità l'argomento, ma forse dovrebbe far riflettere entrambe le redazioni sul fare un minimo di sforzo per non ritrattare i medesimi argomenti in un arco temporale troppo stretto. Per me otto mesi è un arco temporale troppo stretto... mio punto di vista.


sabato 16 dicembre 2023

I cartoni animati 80’s 90’s raccontati da Non è Successo Niente



TITOLO: I cartoni animati 80’s 90’s raccontati da Non è Successo Niente
AUTORE: Nicolò Targhetta
CASA EDITRICE: Beccogiallo
PAGINE: 363
COSTO: 21 €
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788833142883


Io sapevo che moooolto probabilmente il libro non avrebbe collimato con ciò che io considero leggibile in tema di animazione giapponese, ma finché non lo leggi, non puoi avere la certezza che possa piacerti o meno. 
Inoltre sono sempre curioso di capire come vengono visti i "vecchi cartoni animati giapponesi" da parte delle nuove (non nuovissime, in quanto l'autore mi pare di aver letto sia del 1986, ergo ultra trentenne) generazioni. 
Infine volevo valutare se questo scritto potesse essere annoverato tra quella che ho battezzato "nuova saggistica su manga, anime e Giappone", benché lo scritto non sia minimamente saggistica, è un elenco di cartoni animati.
Stante che il libro non è saggistica, ma le caratteristiche con la "Nuova Saggistica" sono presenti:
autore che proviene dai social; autore che si cimenta per la prima volta con la tematica; casa editrice alla prima pubblicazione in tema, benché si occupi di graphic novel; totale assenza di bibliografia e sitografia, manca addirittura l'indice... 
Però le immagini sono pressoché assenti.
Le serie sono divise in due decenni (prima parte anni 80 e seconda parte anni 90) e vengono elencate in ordine alfabetico.

Sono rimasto negativamente colpito dal fatto che la casa editrice sia la "Beccogiallo", che si occupa proprio di fumetti, ai tempi comprai "Ustica, scenari di guerra", e il loro stand lo vedevo spesso alle fiere del fumetto, quando queste esistevano ancora le fiere del fumetto... 
Quindi mi chiedo come mai non abbiano affiancato all'autore un editor per evitargli di riportare su carta una sequela impressionante di errori, oltre alle parolacce e alle allusioni sessuali abbastanza fuori luogo...
C'è da dire che nell'introduzione l'autore avvisa il lettore, quindi anche me, della tipologia di scritto a cui ci si sta approcciando, e che ha pagato, aggiungo io, 21 euro.


Lettore avvisato, mezzo salvato, solo che il libro lo avevo già comprato  (ho fatto la rima)  ^_^ 
Bastano queste righe come disclaimer dell'autore verso il lettore pagante per sdoganare tutto quello che è stato scritto nel libro?
Secondo me no, poi di certo sbaglierò io  :]
Non conoscevo Nicolò Targhetta, si vede che rispetto agli altri suoi libri io sono fuori "targhet(ta)"  ^_^
Non pretendevo una analisi puntuale, nessuno può credere sia presente in un libro che in 363 pagine vuole trattare due decenni di animazione in Italia (in realtà tre decenni).
La scusante, però, di aver raccontato i cartoni animati "come se li ricordava" o "più o meno quello che ricordo" non ha senso, esistono siti e libri che trattano il tema animazione in Italia, bastava consultarli.
Saranno stati consultati? Mistero, in quanto manca sitografia e bibliografia, quindi l'autore ha visto TUTTE le serie elencate nel libro?
Sinceramente dubito, avrà consultato qualche sito, ma non sempre con la pazienza di cercarsi le informazioni corrette.
In questo sperduto blog GRATUITO io cerco, nel limite delle mie possibilità e senza l'ausilio di una casa editrice, di scrivere cose corrette (date in particolare), noto che non sia la priorità della casa editrice Beccogiallo.
Premessa:
il libro tratta tutta l'animazione arrivata in Italia, giapponese, statunitense ed europea (poca). 
Io ho letto SOLO le schede dei cartoni animati che conoscevo decentemente, quindi i tanti errori, volgarità e superficialità che ho riscontrato valgono forse per circa un quarto dello scritto. Di certo i restanti tre quarti saranno perfetti ed esenti da critiche, son stato sfortunato io a trovare schede approssimative e piene di battute da caserma/vecchi forum.
Direi che l'autore non avrà svolto il servizio militare, ma magari avrà partecipato all'epopea dei primi forum sugli anime. Le battute che ho letto, specialmente quelle a carattere sessuale, si configurano come quelle che leggevi sui forum, e non da parte di tutti gli iscritti, ma anche in quei luoghi virtuali la prassi era di una minoranza scelta   ^_^
Non mi ritengo un bacchettone, ma spendere 21 euro per leggere che Chobin è un plug anale non mi fa ridere... mi faceva ridere quando lo leggevo gratuitamente sui forum ad inizio anni 2000, ma nel 2023 su carta stampata a pagamento assolutamente no...
Poi c'è la COLOSSALE questione inerente il voler ascrivere agli anni 80 l'animazione, giapponese o meno, che in Italia venne trasmessa nel decennio 1970.
Se l'autore ha visto (ammesso li abbia visti e dalle sinossi dubiterei) i cartoni animati giapponesi di Capitan Harlock (1979), Danguard (per ora 1979), Goldrake (1978), Grande Mazinga (1979), Heidi (1978), Jeeg (1979), Kimba (1977), Lupin III (1979), Remi (1979), Vichy il vichingo (1976) e Barbapapà (inserito negli anni 90.. 1976) negli anni 80 e/o anni 90 non è colpa mia, ma tutti quelli elencati sopra, che hanno pure l'onore e l'onere di essere i primi trasmessi in Italia, SONO DEL DECENNIO 1970!!! 
In più in questo libro anche i cartoni animati di "Hanna & Barbera", che in alcuni casi arrivarono in Italia negli anni 60, vengono promossi ai fulgidi anni 80... tipo i Flintstones...
Il problema è che i cartoni animati trasmessi in Italia negli anni 60 e 70 sono spostati negli anni 80 e quelli trasmessi negli anni 80 (Dragon Ball  e i Cavalieri dello Zodiaco) sono spostati negli anni 90... forse l'autore soffre di uno sfasamento temporale?
Ribadisco, io ho fatto un check solo di un numero minoritario di serie animate.

Ci sono poi gli errori banali (tipo le armi dei robottoni riportate a caso) e le contraddizioni, come se lo scritto non avesse goduto del ben che minimo controllo da parte di un editor della casa editrice:
scritto e si stampi.
Qui sotto uno degli esempio di errori/contraddizioni.






A pagina 65 nella scheda sul Grande Mazinga, facente parte per l'autore della sacra trinità robotica,  si può leggere, riguardo a Ufo Robot Goldrake, Mazinga Z e Jeeg, che "non è un caso che due su tre siano usciti dalla mente vulcanica di Sua Maestà Go Nagai", ne consegue che uno dei tre non è di Nagai?! O_O
A pagina 67 si legge che il Grande Mazinga è di Nagai.
Quindi sono andato a rileggermi la scheda di Goldrake a pagina 61, ed è riportato come autore Nagai e che la serie fa parte della trinità.
A pagina 92, nella scheda di Jeeg, è ribadito che Jeeg fa parte della sacra trinità e che l'autore è sempre Nagai.
Quindi ho controllato a pagina 120 la scheda su Mazinga Z, ed anche in questa è scritto sia che è di Nagai sia che fa parte della trilogia mecha.
Sorgono, quindi, due quesiti:
1) quale tra Ufo Robot Goldrake, Mazinga Z e Jeeg non è di Nagai, come si può leggere a pagina 65?
2) ma una trinità formata da quattro entità (Mazinga Z. Grande Mazinga, Goldrake e Jeeg) resta una trinità?

Il punto, in realtà, è un altro, qualcuno ha letto lo scritto dopo la stesura definitiva prima di andare in stampa?

Questione volgarità gratuite.

giovedì 5 ottobre 2023

"I disegni animati giapponesi per la tv", di Davide Greco - "Cinema Sessanta" maggio/giugno 1981


Talune topiche potevano essere in parte comprese, ma non giustificate, se commesse dalla stampa generalista (ignoranza della materiale animazione) e dei quotidiani (poco tempo per approfondire un tema dovendo pubblicare articoli tutti i giorni), quando la bufala dei cartoni animati giapponesi fatti al computer la veicolava una pubblicazione bimestrale di critica cinematografica, la comprensione viene meno...
Con l'aggravante che l'articolo venne pubblicato a metà del 1981, quando ormai un gruppo, seppur limitato, di giornalisti avevano smentito che i produttori giapponesi usassero il computer per gli anime. Inoltre, dopo tre anni dall'esordio di Heidi e Goldrake, forse ci sarebbe stato il tempo per andarsi a consultare qualche fonte nipponica. In fondo, se una rivista di critica cinematografica non consulta un qualche autore nipponico di animazione, chi cacchio lo avrebbe dovuto fare, Topolino?
Lo scritto dell'autore effettua delle considerazione anche condivisibili, per esempio sul merchandising, dimenticando, però, che quando furono gli italici Sandokan o "Spazio 1999" a sfruttare economicamente noi bambini anni 70 e 80, i mass media furono meno inclini alla sollevazione popolare.
Ho provato a cercare informazioni su Davide Greco, ma non ho trovato nulla, saltano fuori risultati non concernenti il giornalismo e il cinema.
L'esordio conclamato dell'animazione giapponese televisiva in Italia è avvenuto con Heidi nel febbraio del 1978 e con Goldrake nell'aprile del 1978, quindi a metà del 1981 facevano tre anni, non quattro.
Nel caso, invece, si considerino i Barbapapà (link 2) e "Vichy il vichingo" bisogna retrodatare l'esordio, ma nessuno di noi aveva contezza che fosse animazione nipponica.
L'animazione giapponese era non solo un problema dal punto di vista estetico, mentre i cartoni di "Hanna & Barbera" o il Signor Rossi di Bozzetto erano visivamente stupendi, ma anche un problema psicologico e sociale!
In una nazione che vedeva tutti i giorni morti ammazzati e violenza in una varietà di modi mai vista né prima né dopo, il problema erano i cartoni animati giapponesi...
Nell'articolo linkato appena sopra di "Atlas Ufo Robot contro il signor Rossi" del settembre/ottobre 1980, sempre su "Cinema Sessanta", già si poteva leggere la fake news degli anime fatti al computer, ma questa volta si entra un po' più nel dettaglio, il dettaglio di un processo produttivo inesistente...
"Ci si riferisce all'ormai conosciuto(!) impiego del computer per la memorizzazione(!!) e per il successivo impiego di unità sequenziali minime(!!!) necessarie alla composizione di tutte le serie di cartoons(!!!!)"

Apprendiamo che il computer veniva usato per la memorizzazione e il successivo  impiego di "unità sequenziali minime"... arrivavano al punto di inventarsi di sana pianta un modo di creare un cartone animato non presente nella realtà produttiva, i cartoni animati giapponesi erano fatti tutti a mano!
Ho cercato on line il termine "unità sequenziali minime", ma non esiste...
Secondo l'autore erano proprio le scene elaborate al computer a creare la "penetrazione fantasmatica" che tanto successo aveva tra noi piccoli telespettatori, ma cos'era la "penetrazione fantasmatica"?!
Non ho trovato riscontri sul web.
Grazie al computer i giapponesi creavano filmati concepiti e allestiti per l'impiego televisivo, che potevano essere seguiti anche distrattamente, dato che tutti noi bambini guardavamo la televisione facendo zapping ossessivo con il telecomando.
A parte il fatto che a casa mia la prima televisione con il telecomando arrivò nel 1986, ma si vede che la mia famiglia era un'eccezione, però gran parte di quelle serie animate nipponiche dovevi seguirle con attenzione, visto che spesso non erano episodi autoconclusivi. Non aveva senso cambiare canale di continuo con il telecomando, specialmente se la serie ti appassionava...

lunedì 17 luglio 2023

Tv Sorrisi e Canzoni n° 4 dal 28 gennaio al 3 febbraio 1979 - Un altro "Bim Bum Bam" sull'emittente locale T. R. Ghirlandina + "Bin Bun Ban" su Teleradio Bologna (edizione Emilia Romagna)



Alcune settimane fa avevo pubblicato un post apposito con le trasmissioni che vennero chiamate "Bim Bum Bam" oltre quella di matrice "Antenna Nord/Italia 1":

Stavolta, sfogliando parecchi palinsesti tv per ricercare informazioni sulla prima trasmissione del Danguard, sono incappato in un altro programma per bambini/ragazzi denominato "Bim Bum Bam". Quindi inserisco l'intero "TV Sorrisi", tanto per non postare solo due striminzite scan (che poi il mio scanner si abitua a cazzeggiare...), anche se il numero 4 del 28 gennaio/3 febbraio 1979 non è che contenga, dal mio punto di vista, articoli interessanti.
Come al solito ho omesso alcuni scritti, uno su Papa Wojtila, un paio sulla musica e via dicendo, basterà confrontare il sommario con ciò che ho inserito. 
Anche nell'inserto delle tv locali dell'Emilia Rognano non c'è praticamente nulla, se non una quasi infinita sequela di "cartoni animati" senza alcun titolo...
Da segnalare una bella intervista a Nicoletta Orsomando.
Sulla Rai c'è solo da menzionare il primo episodio del telefilm "Hellery Queen", che io adoravo, anche se mi addormentavo sempre prima che Hellery mi spiegasse chi fosse l'assassino...






Il programma trasmesso da T. R. (Tele Radio) Ghirlandina, che riporta "Bim Bum Bam", doveva essere un contenitori di altri, infatti il titolo "Dalla radio alla TV" è sempre presente, cambia il seguito:
Dalla radio alla TV: bim-bum-bam;
Dalla radio alla TV: dedichiamoci all'Italia;
Dalla radio alla TV: colloqui musicali per voi giovani.

Quindi al "Bim Bum Bam" di "Antenna Nord/Italia 1", al "Bim Bum Bam - Mezz'oretta con zio Ottavio e i suoi amici" sulla TV della Svizzera Italiana e al "Bim Bum Bam" spettacolo musicale per adulti della Rai, va aggiunto questo "Bim Bum Bam" di T. R. Ghirlandina.

Nella medesima settimana l'emittente "Teleradio Bologna" trasmetteva "Bin-Bun-Ban, programma di arte varia per ragazzi" o "Trasmissione di arte varia".
Le enne di "Bin-Bun-Ban" furono un refuso?
Si intitolava veramente così?

lunedì 29 maggio 2023

I "Barbapapà" non sulla Rai in "Bim Bum Bam" non su "Antenna Nord/Italia 1" (5 gennaio 1976) + "Bim Bum Bam musicale " (18 febbraio 1976) + esordio visibile in Italia dei "Barbapapà" su RSI (Svizzera) dal 15 settembre 1975


Anche questo post è una coda (piccola) di quello su "Anime Cult 7", nei cui commenti Mikimoz accennava che nei palinsesti delle tv locali del Lazio aveva trovato un "Bim Bum Bam", per me dovuto agli scambi di programmi che si avevano tra tv locali private.
Ma quanti "Bim Bum Bam" esistevano prima del "Bim Bum Bam" di "Antenna Nord/Italia 1"?




Di certo ne esistevano almeno altri due di "Bim Bum Bam", il primo in assoluto come programma per bambini è quello che la tv della Svizzera italiana (RSI) trasmise dal 5 gennaio 1976:
"Bim Bum Bam - Mezz'oretta con zio Ottavio e i suoi amici" (vedi scan qui sopra)

Si può immaginare che i dirigenti di "Antenna Nord" che pensarono al nome "Bim Bum Bam" nel 1981 conoscessero l'esistenza del "Bim Bum Bam" svizzero del 1976 (non più trasmesso nel 1981), quindi sfruttarono un nome abbastanza comune per una trasmissione per bambini che già era stato usato a questo scopo.
Oppure fu tutto un caso fortuito  ^_^
In questo contenitore di programmi per bambini era già trasmesso l'anime (benché si tenda a fatica a considerarlo tale) "Barbapapà", che sempre la RSI iniziò a trasmettere ben dal 15 settembre 1975, quindi quattro mesi prima rispetto alla Rete1 della Rai:

La tv della Svizzera italiana forse non era captata da tutti gli italianai, ma comunque da molti di più di quelli che si potrebbe pensare data la sua posizione geografica molto nordica, in quanto numerosi ripetitori ritrasmettevano il suo segnale:




Resta valida la prima trasmissione ufficiale targata Rai dei "Barbapapà" riportata da Wikipedia, cioè il 13 gennaio 1976 (vedi ultima scan con articolo di presentazione), ma una grossa fetta di bambini italiani lo vide dal 15 settembre proprio sulla "Svizzera", come la si chiamava normalmente.
Da capire quale fosse la sigla che accompagnava la trasmissione dal Canton Ticino.

Edit del 24 luglio 2023
Il lettore dropsof80s in due commenti ha dato delle informazioni importanti sulla prima trasmissione svizzera, li inserisco integralmente:

La prima TV dei Barbapapà sulla TSI è corretta. La serie fu coprodotta dalla TV svizzera, cosa che spiega la programmazione anticipata rispetto all'Italia. È un adattamento completamente diverso da quello RAI.
La sigla era strumentale, non cantata. Allo stesso modo non sono presenti le canzoni italiane all'interno ma solo le melodie.
Il doppiaggio comprende solo una voce narrante maschile che semplicemente dà la voce anche ai personaggi quando ne legge i dialoghi.
I nomi dei personaggi della prima serie sono diversi da quelli RAI:

Barbaforte > Barbarello
Barbazò > Barbagianni
Barbalalla > Barbarella
Barbabella > Barbina
Barbottina > Barbarancia
Barbabravo > Barbablu
Barbabarba > Barbapeloso

Curiosamente però a partire dalla seconda stagione i nomi diventano gli stessi di quelli RAI. Probabilmente questo era dovuto al fatto che nel frattempo anche la Svizzera italiana era stata invasa da libri e gadget italiani sulla serie, che naturalmente riportavano i nomi RAI.
Anche la classica formula della trasformazione è diversa. Invece di "resta di stucco, è un barbatrucco" dicono "boso boso barbacoso", in alcuni casi aggiungendoci "ecco il trucco favoloso".

La sigla del "Bim bum bam" svizzero si può vedere al minuto 04:47 di questo filmato:




Come accennavo sopra c'era un altro "Bim Bum Bam", lo spettacolo musicale condotto da Peppino Gagliardi, Bruno Lauzi e Bruna Lelli dal 18 febbraio 1976 su secondo canale Rai.
Ovviamente il nome "Bim Bum Bam" era di uso comune, quindi non lo si poteva considerare coperto da copyright  ^_^
Qui sotto l'articolo del "Radiocorriere TV" che annuncia il "Bim Bum Bam" musicale.