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venerdì 21 ottobre 2022

Coloriture, rumori, musiche nel cinema d'animazione



TITOLO: Coloriture, rumori, musiche nel cinema d'animazione
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Edizioni Pendragon
PAGINE: 357
COSTO: 5€
ANNO: 1995
FORMATO: 24 cm x 17 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Fino ad oggi il saggio più recente che avevo inserito nella mia ricerca della "Pre-saggistica sugli anime" era nel 1993, non pensavo di andare oltre, ma ho trovato questo titolo del 1995 incentrato sulla musica nel cinema d'animazione. Considerando che a mio avviso la saggistica italiana su anime e manga nasce dal 1999 con i libri "Animeland, viaggio tra i cartoni made in Japan" (marzo 1999) e "Mazinga Nostalgia" (dicembre 1999), il saggio "Coloriture" del marzo 1995 lo si può far rientrare nella mia categoria inventata della "pre-saggistica".
La tematica del libro è quella che mi piacerebbe qualcuno prima o poi trattasse in maniera organica, cioè le colonne sonore nell'animazione giapponese, comprendendovi anche le BGM.
Non è stato ancora pubblicato un saggio su questo tema, ma solo accenni in altri libri sull'animazione giapponese, quello che trovo il più interessante è ancora oggi il quarto capitolo di "Mazinga Nostalgia" prima edizione, diventato il nono capitolo nell'ultima edizione in due tomi ((Tomo 1), in cui è presente il contributo di Paolo Bozzola dal titolo "Musica, Sensei".
Quindi ho già spoilerato che "Coloriture" praticamente non si occupa delle musiche in serie e film animati nipponici, tranne nel capitolino di otto pagine dal titolo "Giappone Cyberpunk, musiche ed effetti speciali da Akira ad Alita" ad opera di Marcello Pecchioli.
Nelle 357 pagine di "Coloriture", curato tra gli altri da Giannalberto Bendazzi, ci sono altri tre punti in cui viene trattata la musica nell'animazione giapponese.
Nel totale si arriva a 10 pagine su 357... direi una bella occasione mancata, specialmente perché ci sono delle considerazioni che ho trovato opinabili.
Il saggio curato da Bendazzi, Cecconello e Michelone tratta praticamente solo dell'animazione statunitense, quindi lo consiglio a chi è interessato a quel mondo, a fine post inserisco l'indice completo del saggio. Per la prima volta ho scannerizzato anche l'indice dei nomi e dei personaggi, in quanto, oltre a far risaltare quanto poco ci si è occupati di animazione nipponica, qualcuno potrà trovare degli spunti su altri temi, visto che comunque il saggio ne tratta tantissimi.
Purtroppo questo blog ha il suo focus sugli anime, e quindi non posso che annotare la scarsità di attenzione dedicata alle colonne sonore giapponesi, che per la prima volta in Italia ci fecero ascoltare della musica non per bambinetti stupidi.
Incredibile che un saggio che vuole indagare le "voci, rumori e musiche nel cinema d'animazione" salti del tutto 30 anni di colonne sonore anche solo dei film di animazione giapponese, per non parlare delle serie animate... poi ci sarebbe stato il mostruosamente vasto mondo delle BGM...
Probabilmente gli autori avevano un'età che non gli permetteva di considerare importante la musica nell'animazione giapponese, che fu rivoluzionaria quanto l'animazione giapponese stessa, e quando il tema "anime+musica" viene trattato, lo si fa superficialmente.

Ecco il solito elenco della pre-saggistica che ho recensito fino a questo momento, ben 34 titoli:




A pagina 51, e per poche righe della successiva, viene trattata la musica nelle serie animate, dividendole in serie con storie autoconclusive (tipo Hanna & Barbera) e serie animate seriali (come quelle nipponiche), questo perché secondo l'autore la musica veniva usata in maniera differente.
Si noterà che scompaiono dalla scena musicale gli anime robotici visti dal 1978 ai primi anni 80, neanche un errore, un delitto   ^_^
Come si fa a non aver colto che una gran parte del successo di Goldrake e soci fu dovuto alle musiche?
Mistero.



Gli altri due punti in cui si accenna agli anime sono a pagina 65 e 69, facenti parte del medesimo contributo.
Due mezze pagine, una sul doppiaggio ed una sugli effetti sonori.

Tocca quindi al contributo più corposo del saggio, ben otto pagine   ^_^





Non mi permetto di mettere in dubbio le conoscenze dell'autore, ma forse non era il più adatto a trattare di animazione giapponese, che dimostra anche di apprezzare, ma che parrebbe conoscere solo nei titoli citati brevemente.
Quello che mi ha fatto un po' arrabbiare/dispiacere è nonostante la quantità strabiliante di titoli a cui si poteva fare riferimento ci si è concentrati su quelli splatter ed erotici... come se tutta l'animazione giapponese fosse di quel genere...
Se è corretto che l'animazione giapponese delle origini si ispirò anche alla Disney, trovo del tutto errato affermare che considerò un esempio l'animazione di "Hanna & Barbera".
Forse sbaglierò, ma questa è la prima volta che leggo una affermazione del genere...
Per non parlare della insensata affermazione successiva, secondo cui gli anime avrebbero conquistato l'Occidente dopo una preventiva invasione dei manga...
Ma nel 1978 chi aveva mai visto un manga?!   O_O
L'affermazione dell'autore è talmente senza senso che mi sorge il dubbio che sia riferita alla metà degli anni 90, ma senza specificarlo... comunque un errore.
Nel 1995, anno di pubblicazione di questo saggio, Miyazaki e Takahata avevano già diretto un numero importante di film d'animazione, molti dei quali con una colonna sonora di una certa importanza.
Non sarebbe stato più qualificante dedicarsi a quei titoli e a quella musica?
"Lupin III e il castello di Cagliostro", "Nausicaa della valle del vento", "Porco Rosso", "La grande avventura del piccolo principe Valiant", "Una tomba per le lucciole", etc. etc. etc.
No, bisognava trattare lo splatterpunk/cyberpunk/tecnosprawl/splatter-erotici.
Non contesto le singole analisi, che saranno anche giuste, in cui l'autore apprezza sia la musica che l'animazione, ma la scelta a monte di selezionare l'animazione giapponese violenta.
A quanto pare per rimanere nel solco "delle diatribe anche feroci sul valore diseducativo deli Ufo Robot e di tutta la serie impressionante di Mazinga" di due decenni prima, che poi erano meno di venti anni, ma non fa nulla.





Indici e sommario.

 

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