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domenica 24 febbraio 2019

L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa



TITOLO: L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Edizioni Paoline
PAGINE: 317
COSTO: 
ANNO: 1981
FORMATO: 21 cm X 13 cm
REPEPRIBILITA': biblioteca
CODICE ISBN:


Negli ultimi mesi sto approfondendo una piccola ricerca parallela a quella della "Emeroteca Anime", riguardante la saggistica che si occupò dei cartoni animati giapponesi nel periodo dal 1978 al 1985.
Ho pensato che una cosa fossero gli articoli scritti per i quotidiani, in cui, a causa dell'impellenza di dover andare in edicola ogni giorno, magari poteva non esserci il tempo per verificare le notizie, un'altra cosa era la saggistica inerente la televisione, l'animazione etc etc.
Un saggio lo scrivi in mesi o anni, quindi dovresti avere sempre il tempo per andare a controllare che quello che riporti non sia una bufala. C'è da dire che i settimanali e i mensili, ma anche i trimestrali, di cui riporto gli articoli, pur avendo molto più tempo a disposizione rispetto ad un quotidiano per non veicolare fake news, non è che ne fossero esenti... tipo la bufala dei cartoni animati giapponesi fatti al computer.
Dato che in quegli anni l'animazione giapponese non godeva ancora di saggistica specializzata, che in Italia verrà pubblicata solo dalla seconda metà degli anni 90, i "cartoni animati giapponesi" venivano trattati/analizzati solo collateralmente in opere che analizzavano altre tematiche (televisione, bambini e televisione, animazione, editoria per ragazzi etc etc).
Quindi sugli anime ci si deve accontentare di leggere un capitolo, più spesso un paragrafo, talvolta un accenno, ma comunque ritengo che anche queste briciole di analisi abbiano la loro importanza.
Ad oggi ho recuperato questi titoli:
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)

Dei 7 saggi sopra linkati il primo è una storia dell'animazione mondiale, in cui sugli anime ci si limita ad accenni. Ho trovato interessante il saggio solo perché potrebbe essere la fonte (travisata) della panzana sull'uso del computer nei cartoni animati giapponesi.
Il secondo contiene "Goldrake" praticamente solo nel titolo, mentre al suo interno l'argomento anime quasi non è trattato, dato che si parla di editoria per ragazzi.
Il terzo tratta gli anime solo con accenni, ma l'autore ne scriveva spesso su giornali e periodici.
Il quarto è quello più approfondito di tutti (tranne questo che recensisco oggi).
Il quinto è lo scritto di Gianni Rodari in cui si difendevano Goldrake e soci.
Il sesto cerca di fare un minimo di analisi, ma comunque tratta l'argomento anime in maniera assai superficiale.
Il settimo è la traduzione italica di uno scritto francese sui piccoli telespettatori d'oltralpe, quindi non concernente la nostra esperienza.
Questo saggio edito dalle "Edizioni Paoline", cioè della chiesa cattolica, si concentra sia sull'offerta cinematografica che televisiva, e sulle conseguenze che questa "alluvione" poteva avere sulle nostre giovani menti.
Già il titolo è abbastanza apocalittico, tipo il diluvio universale, pare quasi di vedere Noè che prepara l'arca, e a bordo non si può andare al cinema o vedere la televisione...
Purtroppo, avendo scorso il saggio in biblioteca, ergo con una certa fretta, ed avendolo fotocopiato sempre in biblioteca, ergo con una certa carenza di schede prepagate, ho colpevolmente dimenticato di fotocopiare l'indice... comunque nelle 317 pagine totali trattava molti argomenti, direi un saggio assai approfondito, a cui parteciparono più autori:
R. Perino; S. Trasatti; R. Mion; G. Malizia; R.F. Esposito; M. Gamba; L. Alessandrini; M. Ajassa; D. Volpi; N. Ivaldi; L. della Fornace; C.G. Fava; G. Gamaleri; F. Bolzoni; L.M. Pignatello; B. Giacomelli; E. Ermeti; G. Soro.

Preciso che, essendo quella sopra una fotocopia in bianco e nero della copertina, il colore non è quello reale, che mi pare fosse sul grigiastro.

Uno di questi capitoli, quello ad opera di Domenico Volpi, si concentrava espressamente sul rapporto di genitori e figli coi "cartoons", dedicandovi ben 11 pagine, quindi è ad ora il maggior approfondimento saggistico che ho recuperato.




Due parole sull'autore, che, salvo casi di omonimia, dovrebbe essere il Domenico Volpi della biografia al link:
https://domenicovolpi.wordpress.com/biografia/

Ha diretto, dal 1948 al 1966, il settimanale per ragazzi “Il Vittorioso“, promuovendo le migliori firme della scuola italiana del fumetto. Vi affiancò i vari Albi: Albi Giganti, Almanacchi, Albi Vitt, Capitan Walter, Jolly).

Ha ricoperto varie cariche nel campo dell’educazione: è stato responsabile nazionale del Movimento Ragazzi dell’Azione Cattolica, Vice Presidente del Bureau Intérnational de l’Enfance negli anni 1954-’60 e presidente della Commissione Internazionale Stampa e Letteratura per Ragazzi dal 1952 al 1980. Il Ministero dell’Educazione Nazionale di Francia lo ha insignito della Medaglia d’Onore per la Gioventù.

Quindi siamo davanti ad uno scritto di una persona che conosceva l'argomento animazione, quindi alcuni suoi scivoloni riguardanti gli anime sono da considerarsi più gravi, in quanto avrebbe potuto tranquillamente, per i motivi descritti sopra ed anche in virtù della sua autorevolezza, recuperare delle informazioni corrette.
Per iniziare Domenico Volpi divide i "cartoons" in tre gruppi:
1) Disney, Hanna Barbera, Warner, MGM;
2) "Cartoni di fumetti in tv", e pur non citando incomprensibilmente mai "Supergulp", pare che a questo si riverisca;
3) "Cartoni animati più recenti di fabbricazione giapponese".

Ma se una persona del settore, poteva veicolare certi strafalcioni, cosa potevano fare di meglio i giornalisti che dopo aver letto questo suo scritto, si limitavano a ripeterli come pappagalli?
Nella sua analisi sugli anime ci sono anche considerazioni più che condivisibili, però poi incappi in una delle due motivazioni per il basso costo dei cartoni animati giapponesi:
"Situazioni ripetitive, con sequenze piccole e grandi incamerate da un computer e richiamabili a piacere, così da non dover ridisegnare molte scene. non solo le scene ricorrenti, quali ad esempio l'entrata dei giovanissimi piloti nelle macchine-robot o i lanci delle armi spaziali, ma anche i singoli movimenti, al limite, il calcolatore potrebbe (ridotta una vicenda a una formula come quelle del Propp per le fiabe) ricavare la storia dal materiale filmato già esistente predisponendo un montaggio di spezzoni.".

Ma ci si rendeva conto che i più recenti erano cartoni animati del 1979, ma quasi tutti di alcuni anni prima, talvolta un decennio e passa?!
Perché un professionista del settore prese per vere queste bufale dell'uso del calcolatore elettronico?






Da pagina 139 inizia l'analisi sugli anime, in cui si può leggere la perla di cui sopra, assieme ad altre considerazioni corrette, sia chiaro, ma quella errata è così enorme da vanificare, a mio avviso, le altre.



Ci tengo a ricordare, per quanto riguarda la "colorazione violenta" che molti bambini (tra cui il sottoscritto) guardarono tutti quei cartoni animati con un televisore in bianco e nero... Volpi pare non considerare questo fattore.
Non è neppure vero che i protagonisti degli anime fossero nostri coetanei, anzi, per le prime serie era fondamentalmente falso.
Per quanto riguarda gli anime robotico/fantascientifici i protagonisti erano più grandi o adulti:
Actarus, Hiroshi Shiba, Capitan Harlock, Tetsuya Tsurugi, Benjo, l'equipaggio di Star Blazers, Danguard.
Ma anche in altri generi della primissima ondata erano personaggi di età più grande:
Lupin III, Ken Falco.



In questo paragrafo l'autore svolge alcune considerazioni anche interessanti.
Mi pare che consideri in particolare i cartoni animati giapponesi negativamente (su più versanti), ma non si esime da criticare le forme di violenza presenti nei prodotti Disney ed Hanna & Barbera.
Direi che in pratica avrebbe gradito solo cartoni alla Peppa Pig.






Volpi non era l'unico ad affermare che i cartoni animati giapponesi permettessero al bambino di iniziarne la visione anche a puntata iniziata senza perdere nulla della trama, ma era una delle tante bufale che giravano.
Intanto gran parte di quelle serie animate giapponesi non avevano puntate autoconclusive, come i "cartoons" di Hanna & Barbera, quindi, non solo bisognava guardare l'episodio dall'inizio, ma era necessario avesse seguito la puntata precedente e sarebbe stato necessario vedere la successiva.
E' possibile che questa banalità non la si fosse compresa?
Perché in "Atlas Ufo Robot" Venusia acquista quel valore da combattente?
Ma se non avevi visto la puntata in cui Actarus dona il sangue alla ragazza, come facevi a capirlo?
Perchè Gandal uccide Lady Gandal?
Come mai di colpo non si vede più la regina Himika?
Quale era il segreto dell'invulnerabilità di Hiroshi Shiba?
Aveva qualche nesso con la campana di bronzo?
E si ti perdevi il pezzo in cui Ikima travestito da medico gli faceva la radiografia, come facevi a capirlo?


4 commenti:

  1. Questi articoli di "esperti" testimoniano quanto fosse tecnologicamente indietro il Paese all' epoca: cioè , rendiamcoi conto che nel 1978 avevamo ancora le tv in bianco e nero e 2 canali, una roba da nazioni povere e arretrate dell' est europeo.
    Il "salto" improvviso nel passare alla tv commerciale con miglialia di reti e programmi ha provocato quello schock culturale che in Paesi progrediti come il Giappone erano accaduti 10 anni prima e in maniera più graduale : ovvio che i nostri giornalisti credessero ad assurdità come computer senzienti che crerano da soli intere puntate di cartoni animati ; eravamo ( anzi, erano ) come selvaggi che vedono volare un aereo e lo scambiano per qualche strano mostro .
    Però non volgio essere così cattivo , dai : in USA, considerato da molti il tempio della modernità e dell' avanguardia, gli anime incensurati come li vedevamo noi, avrebbero scatenato perle di idiozia e ignoranza ancora peggiori.

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    1. Se nel 78 c'erano meno tv a colori che nel resto dei paesi industrializzati era dovuto ad una legge italica, che aveva posticipato (per motivi economici) l'introduzione del colore.
      Prima del 1977 (mi pare) le trasmissioni Rai erano in bianco e nero alla fonte, quindi ci facevi poco con la tv a colori :]
      Già, negli Usa li adattavani tutti, da Astroboy in poi...
      Però, almeno nel caso di Star Blazers, migliorarono la trama, eliminando tutta la patina di ridicolo nazionalismo nipponico, rendendola più internazionale (mia opinione).

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  2. onestamente mi sembra che qui si sia al delirio...manco parlassimo del 1958, o del 1948...

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  3. onestamente mi sembra che qui si sia al delirio...manco parlassimo del 1958, o del 1948...

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