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martedì 6 ottobre 2015

Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake



TITOLO: Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake
AUTORE: Liliane Lurcat
CASA EDITRICE: Armando Editore
PAGINE: 103
COSTO: 7€
ANNO: 1985
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Tramite la casa editrice
CODICE ISBN:

Lo studio della Lurcat si basa su delle interviste a 329 bambini, anche a cartone in corso di programmazione, le domande furono fatte a gruppi di numero variabile: 100 bambini per un tema, 70 per un altra tematica.
I vari aspetti dello studio sono divisi per capitolo, si parte con Goldorak, cioè Goldrake, nei primi tre capitoli, per passare al rapporto tra bimbo e televisione nei capitoli 5 e 6, per tornare parzialmente ai cartoni animati nel sesto ed ultimo capitolo.
Cronologicamente questa è stata la quarta pubblicazione saggistica in italiano che affrontava il successo televisivo, e non solo, di Goldrake. Prima di questo saggio del 1985 ne vennero pubblicati altri tre, che, comunque, toccano l'argomento in maniera parziale o indiretta, mentre questo è più focalizzato su Goldrake:

A dire il vero lo studio della Lurcat fu pubblicato in Francia nel 1981, ergo sarebbe il primo studio un po' scientifico, anche se, sinceramente, e considerando che non sono dotato degli strumenti conoscitivi per valutarne appieno il valore, porre delle domande su un cartone animato a dei bimbi e bimbe di 5 e 6 anni, ed in base alle risposte elucubrare teorie socio-psicologiche, mi sembra un po' azzardato.
Forse avrebbe potuto estendere lo studio anche ai bambini/e più grandi, probabilmente voleva valutare l'influenza di Goldrake sui soggetti più influenzabili. Personalmente non posso ritrovarmi nelle risposte dei piccoli intervistati, in quanto alla prima puntata di Goldrake trasmessa in Italia avevo già ben 9 anni.
Altro particolare che non mi fa identificare nei bimbi francesi, oltre all'età, è che io non guardavo Goldrake “da solo”, come recita il sottotitolo, visto l'orario di trasmissione lo vedevo assieme a mia nonna, e spesso a mia madre, mio padre si dedicava all'informazione.
L'autrice non si scaglia contro Goldrake, non certo ai livelli dei giornalisti italiani, e alla fine le conclusioni sono quasi ovvie: attenzione a cosa vedono in tv i bambini più piccoli.
Inoltre la studiosa nota che il messaggio degli autori di Goldrake non è ben compreso dai bimbi e dalle bimbe.
Bella forza, aggiungo io, il target della serie non era quello dei 5/6 anni!
Probabilmente lei non conosceva le dinamiche delle case di produzione giapponesi, la divisione degli anime per genere e per target di età, oltre che per sesso.
Secondo me, mancandole questa informazione base, gran parte delle sue considerazioni sono quasi inutili.
Al saggio è presente una introduzione italiana, a cura di M. Petroni, dal titolo “La lettura e la visione”, una visione un po' da vecchietto. Non che Petroni spari a palle incatenate contro Goldrake, anzi, in una occasione forse gli fa quasi un complimento, ma scrive guardando al passato.
Nella prefazione, invece, dell'autrice, si spiegano per sommi capi i tre temi che hanno portato a formulare il questionario:
Goldrake;
il rapporto bimbi e televisione;
il mondo culturale dei bimbi, per valutare quanto del loro immaginario derivi dai programmi televisivi.
Nella prefazione c'è, però, un'affermazione che mi ha lasciato parecchio basito, probabilmente sarà solo un refuso di stampa, magari un errore dell'edizione francese, poi tradotta in italiano:
Nel 1981, anno di pubblicazione del libro in Francia, Actarus ed il suo robottone non avevano computo 10 anni di vita, neppure in Giappone... e lei scrive “perlomeno da dieci anni”, quindi sono più di dieci...
Sono questi i piccoli particolari in cui, talvolta, i grandi studiosi fanno brutte figure.



L'aver concentrato lo studio solo su dei bimbi e bimbe così piccoli causa degli equivoci nelle valutazioni. Come quando nella prefazione l'autrice afferma che la figura di Goldrake non è ben definita come soggetto: è un “qualche cosa”, essere e robot.
Per me, che avevo 9 anni, Goldrake è sempre stato chiaramente un robot. Cosa mai potesse pensare un bimbo/a di 5/6 anni, a cui la serie non era indirizzata, non lo so proprio, ma a 5 anni ci si fa tante menate per un cartone?
Nel primo capitolo le domande ai bimbi/e hanno lo scopo di delineare un ritratto di Goldrake:


Per ogni argomento sono riportate alcune risposte degli intervistati, con chiosa dell'autrice, cosa che rende la lettura del libro abbastanza strana, un po' infantile. Alla fine, la maggioranza dei bimbi/e comprendevano che Goldrake era finto, magari sbagliavano il materiale con cui era costruito, non legno o pietre, ma Gren(!), però non credevano mica che fosse vero!
Se poi c'era una minoranza di rincitrulliti, per quanto lo si possa essere alla scuola materna(...), che pensavano esistesse realmente e li potesse attaccare, era colpa di Goldrake?

Nel secondo capitolo le domande ai bimbi/e vertono sullo spettacolo “Goldrake”.



 
Alcuni bimbi/e erano certi che Goldrake non avrebbe potuto attaccarli, solo perché era dentro la tv e lo schermo lo impediva.
Ok, chi spiega a un bimbo di 5 anni il funzionamento di un televisore?
Ribadendo che io non ho le basi per valutare lo studio dell'autrice, mi chiedo come si possa fare congetture su risposte di questo tipo:




L'autrice arriva alla conclusione che il messaggio originario dei produttori della serie non viene percepito dai bimbi/e. 
Per forza! Non è il target originario della serie!




Il terzo capitolo affronta le emozioni che Goldrake suscita nei bimbi/e: paura, aggressione, amore, complicità.



Posso immaginare che la lettura, nel 1985, di questo saggio da parte di un giornalista italico avrà generato ulteriore timore verso gli anime. Per fortuna che nel 1985 l'invasione dei “cartoni animati giapponesi” era ormai terminata da un pezzo, ma se l'avessero tradotto nel 1981...





Trovo che le risposte dei bimbi/e, anche a domande differenti, sono sovente le medesime, tranne alcune eccezioni con risposte più acute ed articolate. Ho avuto l'impressione che l'autrice valuti la stessa risposta, identica ad altre, talvolta composta da una o due parole, in base alla domanda che lei aveva fatto.
Quando, invece, ci si trova davanti una bimba più loquace e sveglia, che risponde in maniera più fantasiosa, parte l'analisi socio-psico-infantile, addirittura sull'animismo!







Ad un certo punto l'autrice fa una considerazione che mi sarebbe piaciuto avesse spinto lei stessa, o altri successivi studiosi, a verificare se le ipotesi sugli eventuali danni causati da Goldrake si erano avverati nel tempo. Intervistare di nuovo gli stessi bimbi/e a distanza di anni, magari più volte: 5 anni dopo, 10 anni dopo, 20 anni dopo.
Quanti di questi 329 bimbi e bimbe diventarono dei disadattati a causa di Goldrake?
Quanti a causa, magari, della povertà della famiglia che non gli consentì di studiare?
Quanti a causa di ambienti violenti?
Etc etc etc.



Col quarto capitolo si sposta l'obbiettivo dai danni psicologici arrecati da Goldrake, ai danni arrecati dalla fruizione dei programmi televisivi.

Le domande del quinto capitolo chiedono ai bimbi/e dove materialmente siano i programmi e personaggi che vede in televisione.

Con il sesto capitolo si torna parzialmente sull'argomento Goldrake, non solo, anche Candy Candy e Albator, cioè Capitan Harlock. Il soggetto non sono più i cartoni visti in tv, ma gli “album” riproducenti fumetti, cartoni e sceneggiati trasmessi in televisione.
Non è ben specificato se questi “album” siano di figurine o di cartonati, pecca non da poco della traduzione italiana, probabilmente ci si riferisce ai libri cartonati:





Nelle conclusione finali la studiosa mette in guardia gli adulti sull'uso non assistito della televisione per in bimbi più piccoli, considerazioni logiche e corrette, che lette oggi paiono anche un po' ovvie.

Se qualcuno/a fosse interessato a reperire questo saggio d'epoca consiglio di fare ciò che ho fatto io, dato che sul web non lo si trova neppure usato, chiamare telefonicamente la casa editrice e chiedere se vi spediscono (con un costo di 5€) in contrassegno il libro. Ne hanno ancora alcune copie in magazzino, anche se è fuori catalogo, quindi sul sito non risulta.

La quarta di copertina.

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