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mercoledì 25 agosto 2021

L'immagine al plurale - Serialità e ripetizione nel cinema e nella televisione



TITOLO: L'immagine al plurale - Serialità e ripetizione nel cinema e nella televisione
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Marsilio Editore
PAGINE: 184
COSTO: 5 
ANNO: 1984
FORMATO: 21 cm x 16 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Il seguente saggio sulla serialità nel cinema e in televisione contiene dieci contributi, uno è specifico su Goldrake, quindi rientra perfettamente nella mia ricerca della pre-saggistica sull'animazione giapponese in Italia.
Come per l'Emeroteca Anime, che originariamente non avrei mai pensato avrebbe superato i 1100 scritti, neppure per questa particolare ricerca sulla saggistica non avrei mai immaginato di trovare così tanti libri che cercarono, più o meno approfonditamente, di spiegare il successo dei cartoni animati giapponesi.
Con questo libro sono arrivato a 29 titoli, ma ne ancora da recensire:
"Dizionario dei film - Tutto il cinema di tutti i Paesi" (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione (1982)
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
Vita col fumetto (1983)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il consumo dell'audiovisivo (1984)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica (1986)
Ombre Rosa - Le bambine tra libri, fumetti e altri media (1987)
Testimone a Coblenza (1987)

L'autore di questo contributo, "Un'estetica industriale (a proposito di Goldrake)", è il francese Jacques Aumont, e nel 1984 aveva poco più di 40 anni, quindi non un "vecchio". C'è da precisare che questo scritto, se non ho capito male una piccola prefazione, nasce da un convegno del 1983, un solo anno o pochi mesi prima della pubblicazione del saggio.
Lo scritto, che ho riportato interamente, inizia a pagina 103, e comincia a trattare di Goldrake da pagina 107, sinceramente dalla pagina 103 alla 107 non ci ho capito nulla...  T_T
Su Goldrake ci vengono date subito due informazioni;
la serie è stata prodotta negli ultimi 5 anni = gravemente errato...
il nome originale di Goldrake è Grendizer = giusto.

Va da sé che come non ho capito le prime 5 pagine, non è che le altre mi siano state chiarissime...



Aumont si focalizzo sui cinque punti sopra riportati, che, di nuovo, non mi sono del tutto chiari, ergo è un po' difficile per me valutare lo scritto, se non per le parti che ho capito o che contengono errori.
Un fattore che non rende sempre attenibili queste analisi (non solo questa) è che l'autore non vide tutta la serie, ma solo qualche puntata. Purtroppo anche Aumont dichiara di aver visto solo una "ventina" di episodi, ma cosa vuol "ventina"? 21 episodi o 29 episodi?
L'autore sapeva che la serie era composta da 74 puntate?
Quindi nel caso ne avesse viste 29 non si sarebbe neppure avvicinato alla metà, se si fosse fermato a 21 episodi non sarebbe arrivato ad un terzo.
E questa "ventina" di puntate erano quelle iniziali?
Finali?
Vide una "ventina" di episodi consecutivi?
Un semplice telespettatore può guardare una "ventina" di puntate e decretare che quello spettacolo non gli garba, ma si può pubblicare una analisi su una serie vedendone meno di un terzo?
Infatti a pagina 108 ci spiega che ogni episodio ha uno "svolgimento autonomo", che io interpreto come "autoconclusivo", il che sarebbe un grave errore, ma se lui ha visto solo una "ventina" di puntate, magari dava questa impressione.
Un aspetto che non è mai chiaro è se l'autore si riferisca alla trasmissione francese o italiana di Goldrake, io immagino sia quella della sua nazione, ma non è mai esplicitato... oppure io non l'ho capito   >_<

Assurda questa considerazione appena successiva:
"Al limite, considerate in un ordine qualsiasi, le puntate daranno sempre l'impressione di rinviare indefinitamente a delle puntate precedenti. La continuità tra gli episodi, in realtà, ha senso solo in quanto rimandano tutti a un episodio "primitivo" che non esiste, e che quindi si deve supporre esistere da tutta l'eternità. (La serie è eterna)."

Fin dalla prima puntata vediamo Alcor ripensare alle sue battaglie quando era Koji Kabuto e pilotava Mazinga Z, ma noi da bambini non lo sapevano, ergo restammo solo incuriositi da quelle scene, neppure commentate. 
E le puntata 52 e 53 con il mostro spaziale King Gori? Potevi vedere una e non l'altra?
Inutile dire che nello sviluppo della trama alcuni personaggi modificano il loro ruolo, come Venusia, da petulante timorosa a petulante combattente.
Avendo, però, Aumont visto solo una "ventina" di puntate, come poteva saperlo?
I punti in cui l'autore a fianco di considerazione anche corrette cade in errore, sia perché non vide tutta la serie sia perché tutti erano ignoranti sull'animazione giapponese (anche se nel 1984 un po' meno rispetto al 1978...), sono troppi per essere fatti notare.
Ci sono, però, delle eccezioni...
A pagina 111 si fa accento ai lungometraggi, tra cui c'è quello con una puntata mai trasmessa, ergo l'affermazione dell'autore che ebbero poco successo perché fatti da puntate non viste non risulta corretto. Inoltre in Italia ebbero un successo clamoroso, quindi forse lui si riferiva alla Francia? 
Si arriva al limite della denuncia per vilipendio quando si legge a pagina 115 che "dire che la colonna sonora di Goldrake è brutta, è solo un eufemismo"... e non ci si sta riferendo solo alle sigle o alle BGM, ma anche al doppiaggio.
Magari i doppiatori francesi erano scarsi, ma così non si può dire di quelli italianai, ma perché allora non si specifica a quale si riferisse? E se si riferiva al doppiaggio francese, a noi cosa interessava?
Per l'autore la musica era debole... era un prodotto fatto per essere guardato più che ascoltato... peccato che in Italia non avevamo mai ascoltato prima di Goldrake una colonna sonora tanto piena di strumenti e sonorità. Probabilmente in Francia erano abituati meglio, ma a me cosa importa?
Quando a pagina 119 e 120 si affronta la questione della qualità dell'animazione si mette a confronto Goldrake con i film di animazione statunitensi (Disney e Fleischer), quando, chiaramente, si sarebbe dovuto confrontarlo con i cartoni animati televisivi della "Hanna & Barbera", ma forse ho capito male io.



 

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