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mercoledì 21 ottobre 2026

"Il Giornale dei Giocattoli" (Organo ufficiale dell'Assogiocattoli) + "VG Vendogiocattoli" - Pubblicità giocattoli cartoni animati giapponesi 1983


Ho già fatto tre post con le pubblicità (prima apparizione) dei giocattoli ispirati ai cartoni animati giapponesi presenti nelle testate di settore "Il Giornale dei Giocattoli" e "VG Vendogiocattoli" :



In questi tre post ho coperto le annate dal 1978 al 1982 (in due post) per "Il Giornale dei Giocattoli" e le annate dal 1979 (primo anno di pubblicazione) al 1982 per "VG Vendogiocattoli".
Proseguendo le mie ricerche, ormai ostacolato da assurde limitazioni sul numero di volumi richiedibili (inserite durante il Covid e rimaste in essere...), ho consultato l'annata 1983 di entrambe le testate.
Il numero di prime pubblicità presenti nelle due riviste inerenti merchandising degli anime, rispetto alle annate precedente, è molto più basso. In pratica solo nel mese di gennaio per entrambe le testate, i restanti mesi contengono articoli sui giocattoli dei cartoni animati giapponesi, ma non nuove pubblicità.
Quindi mi è sembrato più sensato fare un post unico con tutto il "riesumato" del 1983 da me medesimo di persona  :]
Ribadisco, sia nelle ricerche mostrate ai link sopra, che per questo post, ho preso in considerazione solo la prima pagina pubblicitaria di un articolo degli anime, non successive ripetizioni, allo scopo di sapere quando i negozianti ebbero notizia di un giocattolo sull'animazione giapponese.
Come si può notare sopra la copertina delle due testate era identica, non che mostrasse il medesimo articolo, ma era proprio la stessa foto, ed è un aspetto che sfogliando le due riviste avevo già notato.



Gennaio 1983 "Il Giornale dei Giocattoli" 

A marzo avevo postato un articolo specifico de "Il Giornale dei Giocattoli" che si focalizzava sul nuovo eroe nipponico che, dalla primavera 1983, sarebbe apparso sulle maggiori tv private, cosa poi mai accaduta, visto che la serie in questione risulta inedita, ma i giocattoli, invece, vennero pubblicizzati e venduti:

domenica 18 ottobre 2026

Paninaro n° 1 (gennaio 1986)


Sapendo che certe tematiche possono creare suscettibilità, non vorrei scatenare una qualche guerra di religione post datata di 40 anni, e non è mia intenzione crocifiggere l'ex adolescente che a fine anni 80 senza ragionarci abbracciò la moda dei "paninari" (magari a semplice scopo di fare amicizie con l'altro sesso), ma quando trovi nel classico mercatino il numero uno della prima (di molte...) pubblicazione inerente il clan dei figli e figlie della ricca borghesia milanese, postarlo è d'obbligo  :]
A scanso di equivoci io non facevo parte di alcun "clan", quindi nulla mi tange rispetto a quello che è disegnato nel fumetto, che per inciso non saprei valutare quanto seguito fosse dai "paninari" sul campo milanese.
Premesso tutto ciò, e mettendo da parte il mio giudizio negativo personale sui valori espressi dalla moda "paninara", il fumetto non è scevro da un certo numero di luoghi comuni e di conferme riguardo all'ideologia di base su cui si basavano.
Non svelo nulla se affermo che i "paninari" succedono temporalmente ai "sanbabilini", la cui ideologia era ben più radicata e molto più "attiva".
Spesso si afferma che i "paninari" non erano politicizzati, mentre i loro predecessori lo erano in toto, partecipando attivamente alla strategia delle tensione, in generale è vero, ma anche sfogliando questo semplice fumetto si noteranno alcune tavole dove si sottolinea un'ideologia di destra che nella storia narrata non avrebbe neppure molto senso. Mi son parse solo forzature atte a mostrare e dimostrare che i protagonisti del fumetto la pensavano in certo modo e ne erano fieri.
Per esempio il protagonista della storia entra in farmacia, prima di lui ci sono altri ragazzi che acquistano siringhe per drogarsi, mentre il nostro eroe i profilattici  :]
Tra le due cose è di certo più sana la seconda attività  ^__^
Il farmacista ha, però, ben in vista un busto del Duce, cosa che secondo me, ai tempi (e teoricamente anche oggi), era contraria ad un certo numero di leggi, in quanto luogo pubblico. La cosa sarebbe pure passata in secondo piano, inizialmente non l'avevo neppure notata, se non fosse stato per il commento del protagonista:
"Otto milioni di Timberland e conquistavi il mondo"

Ha senso?
Veramente si può pensare che un giovane adulto del 1940 fosse meno temprato alla guerra di un giovane adulto del 1986?
Infatti i figli delle borghesia milanese scampavano pure il servizio militare, figuriamoci andare in guerra.
Poche pagine dopo, sempre il nostro protagonista, entra in classe dopo un'assenza di ben due mesi, il professore lo vuole interrogare in storia, chiedendogli di parlare della "Resistenza". Il ragazzo si reca alla lavagna e disegna un ferro da stiro, spiegando che "la resistenza è un filo d'acciaio che si trova nel ferro da stiro e funge da isolante!"
Si becca pure un bel 7+...

Tralasciando che il la resistenza non è un isolante, ma un conduttore, la scena ha il solo scopo di chiarire il punto di vista del fumetto sulla "Liberazione" di Milano e dell'Italia, e non mi pare abbia alcun nesso con il proseguo della trama.
Preciso che i "punk" mi inquietavano, specialmente sui mezzi pubblici, quindi non ho motivo di ergermi a loro difesa, nel fumetto sono i cattivi della storia, arrivando a fare una rapina in Posta. Nella scena gli impiegati della posta parlano tutti con marcato accento siciliano e partenopeo. Immagino il lettore che aveva un genitore della medesima zona d'Italia quanto potesse esserne fiero.

Il gergo è, ovviamente, quello dei "paninari" o almeno è quello che il fumetto spacciava come gergo dei "paninari", alcuni dialoghi mi sono rimasti oscuri   :]


La datazione del fumetto: gennaio 1986.


La prima tavola del fumetto propone lo "skyline" di "Milano 2", di cui trovai il volume propagandistico:

Il protagonista di questo fumetto vive nella ricca "Milano 2", per uno dei quartieri popolari come me era già fuori target economico, quanto, ovviamente, tutto l'abbigliamento, per mia fortuna non ho mai avuto l'ambire di vestirmi alla moda   :]

giovedì 15 ottobre 2026

"Sesso ed economia: l'evasione a fumetti del manager giapponese", di Vittorio Volpi - "Corriere della Sera" 31 agosto 1987



"Diverranno i «manga» un'altra mania da esportare e invaderanno gli altri Paesi, come è successo per i cartoni animati che sono sugli schermi televisivi di tutto il mondo? Un nuovo boom nelle esportazioni? «No, non credo - ci assicura un esperto del settore che da trent'anni vive in Giappone e dirige un'agenzia fotografica -. I "manga" per il Giappone sono il seguito di una tradizione che risale al periodo Edo (diciassettesimo secolo). Una delle più popolari espressioni artistiche di allora erano gli "shunga", disegni erotici a larga circolazione»."

Il giornalista del "Corsera" non riportò il nome dell'esperto che fece questo vaticinio, per fortuna  :]
E' vero che l'ignoto esperto di un'agenzia fotografica aggiunse precauzionalmente un "non credo", ma l'aver escluso il futuro successo dei manga nel resto del mondo, resta una bella topica  ^__^

Non sempre il titolo scelto rispecchiava i contenuti dell'articolo, fungeva un po' da acchiappa-click ante litteram, infatti il sesso è trattato nello scritto, ma non ne è il fulcro. Inoltre parrebbe più inerente alle pubblicazioni vietate ai minori, piuttosto che a tutti gli altri manga, vista la citazione dei "censori delle parti intime"...
Nel 1987 il termine "manga" non era ancora così usuale sulla carta stampata generalista, questo è uno dei primi (non di certo il primo) casi in cui fu trattato anche abbastanza correttamente.
Questo articolo data il 31 agosto 1987, guarda caso il giorno prima, su un altro quotidiano nazionale, le parole "manga" e "sesso" avevano già fatto capolino, ma in forma molto più virulenta:

Un caso?
Magari al "Corsera" lessero l'articolo de "La Stampa" il 30 agosto e chiesero al loro inviato in Giappone un breve scritto a tema "manga" e "sesso" per il 31   :]
Queste coincidenze si "riesumano" solo facendo ricerche, altrimenti resterebbero nel dimenticatoio di pagine di giornali obliate da decenni.


lunedì 12 ottobre 2026

Subbuteo Table Soccer (anni 50/60?)


Gli acquisti tramite "Ebay" e simili sono ormai indispensabili per trovare vario vecchiume, ma i mercatini ti permettono di scovare l'inaspettato a prezzi di saldo  :]
Stavolta sono incappato in una confezione del "Subbuteo" degli anni 50 o 60!   ^___^
Il fatto curioso è che quando sono passato davanti al banchetto del venditore ho quasi ignorato la confezione, infatti il colore che io (e penso qualunque mio più o meno coetaneo) associo al "Subbuteo" è il verde. 
Quando giro per mercatini il mio cervello è settato per riconoscere quel verde, il verde delle confezioni del "Subbuteo", ma oltre al colore le confezioni, che siano singole squadre o scatole complete, hanno misure ben precise.
Stavolta il colore era rosso e la grandezza della confezione era né più né meno quella di una scatola di scarpe... quindi inizialmente l'avevo del tutto ignorata, anche perché il venditore non aveva altri articoli del "Subbuteo".
Solo focalizzandomi sul nome presente sopra la scatola (da scarpe), ho capito che era un articolo che non avevo mai visto prima, ed era pure completo!   ^_^

Riporto dal libro "Il manuale del Subbuteo", a fine post metto la scan della pagina:

"La prima miniatura Subbuteo (chiamiamola così) è bidimensionale su cartone,
prodotta a partire dal 1947. Poco tempo dopo è sostituita da una versione più
resistente in celluloide (sempre flat, cioè piatta), rimasta in vendita nei negozi fino
agli inizi degli anni Settanta."


Riporto dal libro "Subbuteo, storia illustrata della nostalgia", a fine post metto le scan di un paio di pagine:

Le prime confezioni di Subbuteo consistevano di porte fatte di filo e reti di carta, una palla di acetato di cellulosa, figure di cartone dei giocatori solo con la divisa base - una squadra con le magliette rosse, l'altra con quelle blu ed entrambe in calzoncini bianchi - e basi fatte di bottoni (se li procurava al vicino Woolworth's), che erano ritagliati e appesantiti con rondelle di piombo perché restassero in piedi quando venivano colpiti. In cambio di sette scellini e sei centesimi non si aveva un terreno di gioco. Si ricevevano però le istruzioni per disegnare un campo su una vecchia coperta dell'esercito. Può sembrare da spilorci, ma almeno il gesso era incluso.


Quindi il campo a cui noi siamo abituati non esisteva, si giocava su una coperta dell'esercito (materiale che dopo la fine della seconda guerra mondiale in Gran Bretagna era ovviamente presente in tutte le case). Diciamo che nella confezione da me presa manca il gesso, anche se, nello specifico, questa confezione venne esportata in Olanda, come si può leggere più sotto dal timbro presente all'interno della scatola da scarpe.
Non sono in grado di datare con precisione la confezione, ma ho trovato un annuncio su "Ebay" inglese che data una confezione simile (secondo me con qualcosa di non coevo, tipo le porte in plastica) come anni 50:
la scatola è rossa;
l'adesivo sopra la confezione è quasi uguale;
i palloni sono marroni;
gli omini e i portieri identici.


LA REPLICA DI ASSOCIAZIONE CALCIO
SUBBUTEO "TAVOLO CALCIO"

TUTTE LE EMOZIONI DEL VERO CALCIO !! 
Dribbling, calci d'angolo e rigori, fuorigioco, parate, infortuni, ecc.

NIENTE DADI, NIENTE SOFFI - CARTE O CARTONE
BASATO SU UN PRINCIPIO SCIENTIFICO E SI GIOCA CON 22 OMINI IN MINIATURA, PALLA E PORTE

BREVETTO BRITANNICO N. 616782
DESIGN REGISTRATO BRITANNICO N. 851000 (BASI)
BREVETTI CONCESSI IN AUSTRALIA, SUDAFRICA, IRLANDA, FRANCIA, BELGIO, ECC
PRODOTTO E DISTRIBUITO ESCLUSIVAMENTE DA PA ADOLPH, LANGTON GREEN.
TUNBRIDGE WELLS. KENT

Attenzione, lo specificare che il gioco NON si basava sul tiro dei dadi o sul soffiare, aveva un motivo, perché altri giochi di simulazione del calcio prevedevano che si soffiasse con una cannuccia o senza per indirizzare la palla nella rete.
Più sotto inserisco una scan del libro che ne tratta.

sabato 10 ottobre 2026

2 articoli sul super campione Silvano Rocchi di "Paroliamo" - "Stampa Sera" 18 febbraio e 15 marzo 1978 + possibile prima puntata il lunedì 29 agosto 1977 su "Tele Monte Carlo"

Quando i quiz non imperversavano e, forse, erano un po' più difficili, ma non impossibili, era il tempo di "Paroliamo", la veloce trasmissione condotta dalla pacata e simpatica Lea Pericoli.
Non è la prima volta che posto argomenti inerenti "Paroliamo", che è per forza legata a doppio filo con l'emittente monegasca "TMC" e la conduttrice ex campionessa di tennis Lea Pericoli:



Inutile dire che "Paroliamo" era quasi un appuntamento fisso in famiglia, almeno per me e mia madre  :]
Nel febbraio del 1978 il concorrente Silvano Rocchi, studente di biologia, si ritirò per manifesta superiorità dopo aver vinto 7 milioni e mezzo di lire, cioè 38 mila euro di oggi.
Sembrerebbero pochi, ma i soldi che si potevano vincere al massimo erano di qualche centinaio di mila lire.
Nella pagina di "Wikipedia" su "Paroliamo" Silvano Rocchi non è annoverato tra i vincitori storici, mi pare giusto che qualcuno lo citi, visto che il suo ritiro da campione in carica, dopo due mesi di continue vittorie, finì su "Stampa Sera" ben due volte   ^_^
Personalmente non lo ricordo, ma di certo lo vidi, perché era una trasmissione seguitissima, semplice, veloce, accessibile a tutti, ma non da beoti.


A quanto pare venne riportato a bordo della trasmissione come arbitro, magari fu un giusto riconoscimento per aver lasciato spazio ad altri concorrenti.

Ovviamente questi due articolini li ho scovati cercando materiale sui cartoni animati giapponesi, e l'immagine sotto presenta la probabile prima puntata il 29 agosto 1977.
Il "Radiocorriere TV" mostra per la prima volta la trasmissione sabato 3 settembre, direi che dovrebbe avere più senso il lunedì come prima puntata.
La ricerca della prima puntata la feci un sacco di ani addietro, quindi non ho la memoria fresca su quanti controlli feci, ma di solito non mi limito ad uno o due  :]

venerdì 9 ottobre 2026

Postal Market primavera-estate 1977


Prima di "Amazon (sfrutta i lavoratori) Prime" e simili, gli acquisti non si facevano on line, ma "on catalogo", e il più famoso era quello della "Postal Market". 
Avevo dimenticato il ritrovamento di questo "Postal Market" del 1977 ad un mercatino di qualche anno addietro, probabilmente perché non contiene, purtroppo, giocattoli.
Ovviamente ci sono i vestiti, tonnellate di suppellettili per la casa, il fai da te, articoli per l'auto, anche apparecchi di elettronica di consumo non voluminosi, poi ci sono un sacco di prodotti ormai completamente desueti o assolutamente fuori dagli standard di sicurezza odierni. 
Infine ci sono tante piccole simpatiche curiosità, che sarebbero state benissimo nella rubrica di "Cuore" dal titolo "Mai più senza"   ^_^
Non potendo scannerizzare l'intero volume, mi son limitato agli articoli che mi son parsi più interessanti, curiosi o vetusti.
Ognuno noterà cose diverse, ma quello che salta all'occhio é che lo smartphone ingloba un sacco degli articoli presenti nel catalogo:
orologio da polso; macchina fotografica; cinepresa; torcia; calcolatrice; radio (televisione); mangiacassette e giradischi; sveglia; le ricetrasmittenti; etc.

Sarebbe bello poter sfogliare un "Postal Market" degli anni dal 1978 al 1982, ma i prezzi sono diventati assurdi... peccato che al mercatino ho trovato quello del 1977... appena prima il periodo tanto agognato  :]


Essendo un catalogo per acquisti postali, conteneva sempre i prezzi, non potendo "rivalutare" singolarmente ogni prezzo di listino, metto questo promemoria:
1000 lire della primavera 1977 corrispondono a quasi 5 euro di oggi.

Fatevi delle semplici moltiplicazioni ed arrotondate per difetto   ;)

Di seguito le pagine che ho scelto di postare, avviso che non ho proceduto in stretto ordine di pagina, prima ho inserito gli articoli un po' più in tema con questo blog, cioè l'elettronica, di cui avevo già postato qualche catalogo:



Dalla pagina con gli abiti esibiti dal Paola Tedesco riprendo l'ordine corretto.
La gran parete degli articoli esula dai temi consueti del blog, ma tanto per cambiare un po' e ridere di come eravamo o, forse, di come siamo oggi  :]


"Polaroid: sviluppa in un minuto"
Oggi non sviluppiamo più, giga e giga di foto che finiranno in hard disk che si bruceranno... 

martedì 6 ottobre 2026

Televisione e problemi educativi



TITOLO: Televisione e problemi educativi
AUTORE: Sergio Pini
CASA EDITRICE: Editrice Scuola
PAGINE: 170
COSTO: 5€
ANNO: 1995
FORMATO: 21 cm X 13 cm
REPELIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788835090519

Il saggio in questione fu pubblicato nel 1995, quindi coevo alle prime riviste sull'animazione giapponese. Non era più il periodo dal 1978 al 1985, dove le informazioni sugli anime erano scarse, ma comunque esistevano, a volerle cercare.
Nel 1995 non mancava la possibilità di capire com'era strutturata l'animazione giapponese televisiva, ma il pregiudizio versus i cartoni animati giapponesi era così radicato che essi non potevano che essere brutti e cattivi.
Il saggio si sofferma per poche pagine specificatamente sugli anime, ma mi è parso meritorio di essere inserito nella "Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90", che con questo titolo arriva al numero di 48 libri recensiti, ma molti altri ne ho da postare:


Quando cominciai questo filone di ricerca di analisi teoricamente più strutturate, essendo saggi e non affrettati articoli di quotidiani, mai avrei pensato di trovarne così tanti, non sempre negativi verso gli anime, ma quasi sempre appesantiti da giudizi dispregiativi o assolute invenzioni (tipo quelle dei cartoni animati giapponesi fatti al computer), specialmente in scritti pubblicati dopo il 1978.


Solo tre pagine si soffermano specificatamente sui cartoni animati, e solo l'ultima (e poco più) tratta di quelli giapponesi, ma è una sentenza senza appello  :]

Riguardo agli anime viene citato uno scritto di Roberto Farné, peccato non sia in bibliografia... io ho già postato due suoi "pre-saggi":


domenica 4 ottobre 2026

"Osamu Tezuka Anime 1 - Animation Golden Book: Dororo" (30 aprile 1978)


Non che io sia un particolare fan di Osamu Tezuka né, men che meno, un suo esperto, ma quando ti capita una buona occasione, ha senso sfruttarla  :]
Nel 1978 la rivista "Weekly Shonen King" pubblicò sei volumi speciali su altrettanti anime prodotti dalla "Mushi Production":
Dororo; Astro Boy; Kimba il leone bianco; The Monkey; Wonder 3; La Principessa Zaffiro.

I volumi 1 e 5 di "Dororo" e "Wonder 3" sono su anime inediti in Italia, mentre gli altri quattro volumi presentano serie che vedemmo, anche se "Astro Boy" lo vedemmo nella sua seconda versione televisiva del 1980, non quella del 1963 della pubblicazione.
Quindi su "Dororo" non è che io possa fare considerazioni legati alla sua visione televisiva italica a cavallo tra il 1970 ed il 1980, restano dei prodotti editoriali di pregio, se paragonati a quello che propinavano quasi sempre a noi nel 1978 (ed in seguito).
Un vero peccato che nessun editore italiano seppe mai (o pensò mai) dell'esistenza di questa tipologia pubblicazione nipponica, averne una simile su "Atlas Ufo Robot", "Jeeg" o i "Mazinga", avrebbe svuotato gli scaffali delle edicole e delle librerie...


Ovviamente parto con il mostrare il primo volume su "Dororo".
Di seguiti si potranno consultare, oltre all'indice (con traduzione tramite app), la prima pagina di ogni sezione, tanto per render conto della sua bellezza.
Sottolineo che, oltre all'immancabile poster, ad inizio volume è presente un acetato/cel (o simili, non sono un esperto) con una scena dell'anime!
Questo gadget è presente in ognuno dei sei volumi ed è la prima volta che lo riscontro in tutte le pubblicazioni giapponesi in mio possesso, che non sono centinaia, ma neppure poche unità  :]

giovedì 1 ottobre 2026

"Batman" (il film), di Ernesto G. Laura - "Bianco e Nero" dicembre 1966



Nel dicembre 1966 le sale cinematografiche italiche proiettarono il lungometraggio del "Batman" di Adam West, derivato dal telefilm, che noi vedemmo solo dal 1981 sulle tv private locali (se non sbaglio).
A fine 2017 avevo dedicato un post proprio a questo spassosissimo film, con l'aggiunta di alcuni articoli dei quotidiani che lo recensivano:

Stavolta sono incappato nella recensione della rivista di critica prettamente cinematografica "Bianco e Nero" (o "BN"), presente nel numero di dicembre 1966.
Seppur la prima parte si concentri più sul fumetto, che col telefilm non aveva in comune di certo l'ambientazione dark e il dramma, nella seconda il giornalista si focalizza sul film.
La recensione l'ho trovata interessante e l'autore non tacciò il film di essere una pellicola di serie "B".
Comprese anche che i personaggi davano il loro meglio nella serie, non nel lungometraggio.

Piccola annotazione:
ad inizio scritto si accenna al fatto che non verrà usato il termine "fumetti", in quanto in Italia questi comprendevano anche "fotoromanzi alla Grand Hotel".
Forse si riferiva ai "foto-fumetti" tipo quello di "Kimba re dell'Africa nera"?
Sinceramente, se non avessi avuto tra le mani quel "foto-fumetto" del "Kimba-Tarzan", non avrei colto il significato della distinzione tra "comics" e "fumetti".

Per il resto, buona lettura  :]