CERCA NEL BLOG

lunedì 5 gennaio 2026

Per amore, per gioco, per forza... Televisione dei bambini e dei ragazzi: storie e analisi



TITOLO: Per amore, per gioco, per forza... Televisione dei bambini e dei ragazzi: storie e analisi
AUTORE: Marina D'Amato
CASA EDITRICE: VQPT ERI
PAGINE: 332
COSTO: 10 
ANNO: 1988
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 


Questo saggio di Marina D'Amato è uno studio approfondito sui programmi per bambini/ragazzi con dati ufficiali del novembre 1986 per i canali Rai 1, Rai 2, Canale 5, Italia 1, Rete 4, Euro TV.
Non sono trattati solo gli anime del periodo, ma anche i cartoni statunitensi come "Mask" o "He Man", i telefilm e i giochi a quiz per ragazzi.
Ovviamente io non sono un sociologo, quindi mi guarderò bene dall'entrare nel merito delle considerazioni dell'autrice, al massimo annoterò qualche imprecisione, che nel 1988 poteva anche capitare, visto che non esistevano né libri né il comodo web dove controllare, date, nomi, titoli etc. sulla trasmissione dell'animazione giapponese in Italia.

Con questo studio sono arrivato ad inserire ben 47 scritti che, a vario titolo e livello di approfondimento, toccarono la tematica animazione giapponese (qualche volta i manga in Giappone) in Italia dal dopo guerra ai primi anni 90 (fino a quando si sviluppò una saggistica di settore conscia dell'argomento).
L'etichetta riporta Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90, ma poi vi ho inserito titoli dal 1957 (prima o poi correggerò):


Una bella bibliografia già bella pronta per un saggio, spero sempre nella citazione  :]
Io nel novembre 1986 non seguivo più i cartoni animati giapponesi giornalmente, anche se alcune serie me le registravo/guardavo, ma non avevo il polso di cosa venisse trasmesso (compresi i cartoni made in Usa, che erano tornati di moda). Ergo questo studio è anche una interessante fotografia sui gusti/ascolti di quella fascia di età che nel 1986 faceva le elementari/medie.
Non sono presi in esame i programmi trasmessi dalle tv private locali, ma solo dai circuiti nazionali, Rai, Fininvest ed "Euro TV", che avevano un riscontro di ascolti su tutto il territorio nazionale.
Ho inserito più di 100 scan del saggio, ma ne avrei potute aggiungere altre, consiglio vivamente, a chi è interessato alla tematica, di comprarlo, è una lettura istruttiva.
Forse, piuttosto che inventarsi scoop definitivi sull'animazione giapponesi in Italia, basterebbe andarsi a cercare e leggere le fonti che già esistono.
Il saggio è in mio possesso da parecchi anni, ma un po' mi scocciava inserire così tante immagini di un singolo libro, seppur di 37 anni fa. 
Porre attenzione al numero della pagina, per capire quando queste sono consecutive e quando, invece, c'è stato un salto di pagine.
Le sottolineature in matita non sono mie, erano già nel libro.


L'indice del saggio, da cui si potrà desumere gli argomenti che ho dovuto non inserire.




Dopo un certo numero di pagine introduttive, che ho lasciato per cercare di far capire un minimo il senso della ricerca dell'autrice, si passa ad una analisi dei contenuti e del background culturale e sociale degli anime.
Si passa anche alla cultura statunitense, in quanto c'erano parecchi cartoni animati e gran parte dei telefilm di matrice Usa.

Se è vero che i soggetti presi in esame dallo studio erano esclusivamente cartoni animati giapponesi, in Italia arrivarono anche "telefilm" giapponesi ("Guerra fra galassie"Megaloman, etc.), solo che le persone che si occuparono di questo studio non avevano consulenti under 18  ^_^


Nelle case dei protagonisti degli anime non sempre c'erano le foto degli avi, basti pensare all'Uomo Tigre, son tutti orfani... idem per gran parte dei robotici, però ai tempi non è che potevi mettere il DVD dell'anime per controllare.
Nel 1988 i cartoni del genere "sportivo" (spokon) potevano essere etichettati come "nuovi"?
Non direi proprio... ma chi scriveva il libro non aveva passato i precedenti 10 anni a guardare anime  :]


Dato che del "Voltron" visibile in tv nel 1988 si era persa la matrice nipponica di "Golion", l'autrice lo inserisce tra quelli statunitensi, pur essendo un cartone animato giapponese, ma manipolato dai curatori statunitensi.
Questa mancata conoscenza della matrice nipponica di "Voltron", può dimostrare che le analisi sulle differenti culture originarie dei cartoni made in Giappone ed in Usa fossero interscambiabili?
Non saprei affermarlo  :]




In queste pagine viene spiegato some sono state concepite le due ricerche, una più storica (dal 1954 al 1986, sempre per il mese di novembre) ed una sulla programmazione del novembre 1986.


E' giusto annotare che lo studio prese in esame tutti i programmi (cartoni, contenitori, giochi, serials), per bambini (3-10 anni) e ragazzi (fino a 14 anni) trasmessi fino alle ore 20:30 da Rai, Fininvest ed "Euro TV", per un totale di 657 trasmissioni!
Nel novembre 1986 vennero trasmessi ogni settimana 39 programmi per bambini/ragazzi, così suddivisi in percentuale:
telefilm 29,9%;
spettacoli di intrattenimento 16,2%;
cartoni animati (non solo anime) 53,9%.




Quando si enunciano i programmi storici per ragazzi della seconda fase della Rai, individuata tra il 1976 e il 1981, non sono citati "Atlas Ufo Robot" né "Heidi", mentre viene inserito "Capitan Harlock" con tra parentesi un "'78".
Non so, magari ho capito male io il senso della spiegazione, ma se si inseriscono i "Barbapapà", non si può omettere il primo vero giapponese "Goldrake".
Heidi era giapponese, ma ne mancava la percezione, essendo ambientata in Europa ed essendo un storia europea, seppur molto modificata da Isao Takahata rispetto al romanzo originale.
Pare quasi che sia mancata la percezione del nesso tra "Atlas Ufo Robot" è l'avvento dell'animazione seriale nipponica in Italia.










Da qui in poi si passa all'analisi dei programmi trasmessi nel novembre 1986, quindi la quasi attualità del 1988, in quanto per passare in rassegna tutti questi dati ed elaborarne uno studio, ci voleva il suo tempo.


Qui, non per colpa dell'autrice, ma per le dichiarazioni di altri, si fa passare la trasmissione di cartoni alle 20:30 sulle rete Fininvest come una innovazione, mentre sulle tv private locali era la prassi fin dal 1979. 
Basta andarsi a visionare i tanti post che inserisco in questo blog.

Riguardo a Fininvest mi pare il caso di sottolineare questo passaggio:
"La filosofia ufficiale che ispira tutta la programmazione è basata sul convincimento di essere stati realmente innovatori introducendo il genere soft, moraleggiante e di aver così eliminato la violenza dei robots anni 70"

Peccato che la Rai lo avesse già fatto man mano dal 1981...

Il libro riporta una piccola menzione sulle censure, adattamenti stravolti e delocalizzazione del Giappone da parte di Fininvest negli anime trasmessi.
Forse oggi pare poca cosa, ma che nel 1988 si riportasse che "il lavoro di doppiaggio e di adattamento che la Fininvest opera è tale da venir certamente notato" non era scontato.
Lo scopo di questi adattamenti venne ben compreso dall'autrice del saggio, non per "educare", ma per poter vendere un prodotto altrimenti fuori target.

L'aver preso in considerazione anche in programmi di "Euro TV" è indubbiamente un plus dello studio, anche se, forse, non si era a conoscenza che l'Uomo Tigre era già stato trasmesso dalla "Rete 4" pre Fininvest nel 1982, quindi non una prima visione.
Come non è del tutto vero che alla fina di ogni episodio dell'Uomo Tigre venisse "ripristinato con chiarezza l'ambito del bene distinto da quello del male".
Naoto Date inizia con l'essere cattivo, per poi passare ad essere buono, per finire cattivo, almeno nell'anime.
Per quanto riguarda l'assenza di sessualità nei cartoni di "Euro TV", è solo perché nel novembre del 1986 l'aliena Lamù non era più in programmazione   ^_^


Finalmente ci si ricorda del povero "Atlas Ufo Robot" e di Mazinga, ma quale?
Il Grande o lo Zeta oppure entrambi?
Visto che si riporta "la seconda metà degli anni 70, e "Mazinga Z" arrivò sulla Rai a gennaio 1980, sarà il "Grande Mazinga" delle tv private locali.
Sulla datazione degli anime, c'è qualche errorino   ^_^
La poca conoscenza degli anime dal 1978 si comprende dal fatto che vengono elencate tre serie robotiche, "Atlas Ufo Robot", Mazinga (quale?!) e Goldrake... che sarebbe "Atlas Ufo Robot".
La cosa viene ripetuta nelle pagine successive, tre volte, non fu un refuso.
Quello che lascia un po' spaesati e che dimostra quanto il pregiudizio contro i "cartoni animati giapponesi" faticasse a scemare, è dato da quella riga in cui si può leggere:
"Elaborati con i computer, i nuovi personaggi proposti, con molti colori, ma poche sfaccettature (!!!), catalizzavano il pubblico infantile".

Siamo nel 1988, erano già stati scritti articoli e volumetti in cui si spiegava quanto ciò non fosse né vero né tecnicamente possibile.
Viene dato brevemente conto delle polemiche versus gli anime, culminati con lo tsunami mediatico della primavera 1980.

A me pare anche non del tutto corretto considerare i Puffi coloro che sostituirono ed affossarono gli anime robotici, semplicemente avevano già trasmesso quasi tutti i robotici e ci eravamo stufati.
Noi del "first impact" (Goldrake, Jeeg, Mazinga etc.) eravamo ormai cresciuti, non guardavamo i Puffi...



L'opera di Elisa manna citata è quella linkata qui sotto:

Un altro errore di datazione lo si trova quando si scrive che il genere robotico ebbe il successo dal 1976 al 1980, solo che "Atlas Ufo Robot/Goldrake" esordì il 4 aprile 1978...


Interessante tutta la parte dell'informatica e l'affabulazione per gli anime robotici, comunque in Giappone le serie di sci-fi continuavano ad essere prodotte, solo che ne arrivavano poche in Italia.




Io "Kiss me Licia", sia nella versione anime che in quella italica live, non l'ho mai seguito, quindi non saprei valutare più di tanto, resta importante il fatto che le venne dedicato un paragrafo, come per gli anime robotici alla Mazinga.

"Si era mai assistito prima al passaggio dal cartone al serial?"
Si, in Giappone capitava spesso  :]

Non ho mai seguito neppure "Memole dolce Memole", quindi mi taccio  :]


I "cartoni fantascientifici" diventano quelli statunitensi, è il segno dei tempi e del decadimento degli anni 80   :]
Gli appassionati di "He Man", farebbero bene a leggersi queste righe, a me faceva cacare, chiedo scusa, inguardabile... un passo indietro rispetto alle trame degli anime, eravamo tornati ai "Pronipoti"...



Come per "Voltron" anche "Robotech" perse del tutto la sua matrice nipponica.
Tralasciando i nomi sbagliati, ai tempi non era facile avere anche queste piccole informazioni, fare una analisi su tre anime assemblati per fare una serie  nuova, non li trasforma in cartoni statunitensi, benché possa trarre in inganno.
"Robotech" era una di quelle serie che seguivo, anche se non giornalmente, ma non avevo dubbi che fosse di matrice nipponica, si vedeva per la grafica, si capiva per i contenuti, come si vedeva e capiva che fosse nipponica "Star Blazers".
La valutazione di "Robotech", che mi è parsa non negativa, è passata come serie made in Usa, quando i meriti sono nipponici.


Stesso discorso di "Robotech" anche per "Voltron", che nasce da due serie distinte nipponiche, l'errata analisi la si apprende nella pagina successiva, dove si può leggere:
"La teoria che il tutto è qualche cosa di più della somma delle singole parti - tipica della scuola psicologica della forma e della totalità - è un elemento ricorrente nella cultura statunitense e vien qui esaltata in modi diversi."

Peccato che la cultura di riferimento di "Voltron" era quella giapponese.




Con i cartoni sportivi, si ritorna agli anime.
La "Mimì" del 1980 non me la ricordo, quindi mi taccio, se questa è la "Mimì" del 1980.
Non viene sottolineato che in "Mimì" le protagoniste, oltre che sportive, erano alunne.


Tralasciando che il mantello non mi pare fosse rosso, ma tigrato, per il resto l'analisi ci può stare, anche perché immagino che si saranno visionate ben poche puntate, e la trama finale, compresa la morte del protagonista, non era conosciuta.



"Gigi la trottola" lo guardavo raramente, e solo per farmi due risatine, a me pare che le partite di basket fosse abbastanza presenti nella storia, come la parte osé delle mutandine etc., fatto, forse, non molto notato, per fortuna  :]

Lo ammetto, "Occhi di gatto" lo guardavo, non sempre, ma lo guardavo  :]
Non viene spiegato il perché dei loro furti.


"Coccinella" non l'ho mai visto.


"Il tulipano nero" non l'ho mai visto.


"Heidi", invece un po' lo conosco, rispetto a quelli riportati qui sopra  ^_^
Non viene sottolineato che nell'anime vennero rimossi tutti gli accenni alla religione cristiana.



Pur non essendo strettamente legati al tema principale di questa mia ricerca sulla "pre-saggistica sull'animazione giapponese", ho inserito le pagine che trattavano i telefilm, sia perché venne inserita "Love me Licia" (anche se l'autrice vi aveva già dedicato un paragrafo) sia per dare sensatezza a tutta la ricerca.


Come ho lasciato la parte sulle trasmissioni, come i giochi, "Tandem" etc.




Di seguito i programmi che vennero analizzati ogni giorno del mese di novembre 1986 divisi per emittente.





 

Nessun commento:

Posta un commento