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lunedì 16 novembre 2020

I figli della TV


TITOLO: I figli della TV  
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: La Nuova Italia
PAGINE: 241
COSTO: 5 €
ANNO: 1988
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN:


Quando in copertina di un saggio ci sono i fotogrammi della sigla di apertura (in bianco e nero) di "Judo Boy", ne consegue che l'argomento deve essere i cartoni animati giapponesi. 
E' da parecchio che ho scovato questo saggio del 1988, ma non lo postavo per pigrizia, causa le molte pagina che trattano gli anime, ergo molte scan...
In realtà lo studio si focalizza sui programmi televisivi che vedevano i bambini dai 2 ai 7 anni nel 1986, in questo contesto non citare i cartoni animati anche giapponesi era impossibile, ma si parla anche di telefilm, film, attualità etc. etc. 
Nell'introduzione è spiegato che questo studio è l'evoluzione di uno effettuato nel 1976, da cui nacque il saggio "I bambini e la tv, la prima ricerca sull'esperienza televisiva dai 3 ai 6 anni", nel mezzo erano passati 12 anni e vi era stato l'avvento in Italia dell'animazione giapponese. Il metodo di analisi è stato il medesimo, aggiornato allo sviluppo tecnologico, l'età del campione uguale, quindi a chi avesse studi in merito e l'interesse di approfondire l'argomento, consiglio mdi reperire entrambi per fare le debite differenze su come e quanto cambiò l'effetto della televisione su quel target di età.
Non potendo postare per intero il libro, 120 scan di 240 pagine paiono troppe pure a me... mi sono limitato alle pagine che trattano l'animazione giapponese, anche se molto spesso gli autori si riferiscono ad essa non con i titoli singoli delle serie, ma con la classificazione "cartoni animati affettivi" (Candy Candy e socie) e "cartoni animati aggressivi" (robottoni ed avventura).
Dal "first impact" sono passati 12 anni, gli anime trasmessi sono cambiati, ma non sempre, nel libro sono citate sparpagliate nel libro le seguenti serie nipponiche come visibili in televisione nel 1986:
Memole; Candy Candy; Mila e Shiro; Kiss me Licia; Occhi di gatto; Voltron; L'uomo Tigre.

E' vero che i tempi erano cambiati, e che i robottoni e la fantascienza animata non andava più per la maggiore, ma mi pare comunque un po' sovrastimata la presenza dei "cartoni animati affettivi", rispetto a quelli "aggressivi", benché, per esempio, "Occhi di gatto" è inserito nel secondo gruppo. 

Edit del 18 novembre 2020:
Leggendo un comento di Gianluca mi son reso conto che tutto lo studio del saggio era basato su un errore di fondo, cioè che non puoi far vedere a dei bambini di fascia d'età dai 2 a 7 anni i seguenti anime:
Candy Candy; Mila e Shiro; Kiss me Licia; Occhi di gatto; Voltron; L'uomo Tigre.

Facevano eccezione Memole e i Puffi, tutto il resto era assolutamente fuori target!
Purtroppo i ricercatori e gli esperti italiani del periodo non sapevano che le serie animate nipponiche erano molto targettizzate per età e sesso, quindi considerarono inadatti alla visione degli anime che il campione dello studio non avrebbe dovuto guardare!

Ho cercato di mantenere un minimo di sequenza delle pagine e delle tabelle (molto interessanti), non pretendo di esserci riuscito, vale il consiglio di cui sopra, nel caso reperire il libro   ^_^

Beh... non c'è dubbio, è "Kurenai Sanshiro", alias "Judo Boy", una delle tante serie che seguivo e di cui non ho mai visto il finale. Comprai pure il cofanetto, ma i disegni sono così vecchi, il doppiaggio così approssimativo, che la curiosità di scoprire chi fosse l'uomo senza un occhio non è stata superiore alla ripulsione estetico/audio a seguire la seconda puntata...

Lo scrivo ogni volta, ma sinceramente, quando ho iniziato a cercare nella saggistica sui programmi televisivi e i bambini del periodo tra il 1978 e i primi anni 90 tracce di citazioni sui cartoni animati giapponesi, non pensavo di riesumare ben 24 titoli (con questo), ovviamente con gradi differenti di trattazione del tema:



E pare che comunque la mia ricerca non sia terminata, il problema è solo riuscire a trovare altri titoli che pare non abbia più nessuno, né le biblioteche né il web.

Preciso che le sottolineature visibili nel testo scritto non sono mie, non le ho cancellate per timore di strappare le pagine.
Consiglio di controllare il numero della pagina per verificare se siano consecutive.



Nel post inserisco per prima l'analisi di Roberto Farnè sui 10 anni trascorsi dopo la prima trasmissione di Goldrake, che nel saggio fu inserita dopo lo studio, ma trovo che sia così interessante che meriti la precedenza, oltre al fatto che di questa inserisco tutte le pagine, mentre lo studio è molto spezzettato.

Ho apprezzato molto lo scritto di Roberto Farnè, che tra l'altro dimostra di avere le capacità di cambiare idea, se quelle precedenti si dimostrano fallaci. Infatti lo stesso autore nel 1981 aveva pubblicato il saggio "TV e cinema: Quale educazione?", in cui era abbastanza negativo sui cartoni animati giapponesi, veicolando pure la bufala che fossero fatti al computer, mentre in questo scritto (quasi) la smentisce ed apprezza gli anime. Ci sono voluti 12 anni, però diamo atto del cambio di idea  ^_^
Tra parentesi scrivo "quasi" perché la frase è un po' astrusa, almeno per me, andare  pagina 153 per valutare se smentì o meno l'uso del computer per la produzione degli anime, o forse si riferiva al fatto che, passati 12 anni il computer era veramente arrivato negli studi di produzione giapponesi.
Probabilmente nel frattempo, a differenza di altri esperti, ebbe la voglia di informarsi un po', per esempio leggendo (nota n° 2 di pagina 153) "Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica", che contiene il contributo di Castelli e Bono sull'animazione giapponese.
Questo suo approfondimento datato 1988 l'ho trovato molto lucido ed interessante, la parte più chiara del saggio, che per la sua natura di studio non è sempre intellegibile mancando di competenze specifiche.
Nelle note a piè di pagina troverete libri ed articoli della carta stampata (indice Emeroteca Anime), quasi  tutti sono presenti su questo blog, quindi, volendo, potreste avere una buona panoramica su cosa lesse l'autore.





Da questo punto sarebbe iniziato il saggio, dive viene illustrato il campione e i temi trattati.



Ho cercato di rendere più leggibile l'interessante tabella qui sopra inserendo qualche freccina colorata

A pagina 90 ci si riferisce a questo libro della Lurcat:




A pagina 141 c'è un altro contributo di Roberto Farnè, che chiama in causa i cartoni animati giapponesi solo nelle ultime due pagine (149 e 150 qui sotto).



Avrei concordato anche nel 1988, ma chi decideva che Capitol era meglio di Voltron?
Bellissima la considerazione di pagina 150 della bambina a cui i genitori negavano la televisione per motivi educativi!!!   ^_^


Anche nel saggio del 1976 (vedi link all'inizio del post) erano presenti alcuni profili individuali dei bambini intervistati, ne ho messo qualcuno perché rivelano cosa pensava un bambino dai 2 ai 7 anni nel 1986.
Volendo si potrebbero confrontare le interviste dei due periodi.



5 commenti:

  1. C'è da dire che nel 1988 io non avevo più "dai 2 ai 7 anni" :D , e che avevo già smesso di guardare cartoni da circa un anno. L'ultimo, ed è appunto un eccezzione, fu se non ricordo male "Tutti in campo con Lotti".

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    1. C'è da dire che le serie citate NON sono del target corretto per quell'età dei bambini, solo i Puffi e Momole...

      Ora aggiungo questa considerazione nel post ^_^

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    2. "Tutti in campo con Lotti"... quello del PD? ^_^
      "Tutti in campo con Lotti".. ringrazia che non posso bannare i commentatori, anche perché sono così pochi che sarebbe autolesionistico...

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    3. Non mi dire che non lo hai mai guardato ahahahhah

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    4. Né il cartone né il renziano...

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