CERCA NEL BLOG

Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query valeri manera. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query valeri manera. Ordina per data Mostra tutti i post

domenica 14 agosto 2022

"Intervista ad Alessandra Valeri Manera, responsabile della fascia ragazzi delle reti Fininvest" - "Mangazine n° 30 dicembre 1993 + testo dell'intervista a AVM nel documentario "Lupin III - Tutta la Storia" del 2015


Nel penultimo post sul doppio articolo di "Vinile" n° 34 sulle sigle c'è anche un'intervista a Alessandra Valeri Manera, il cui titolo si vanta che fosse la prima intervista della responsabile dei programmi per ragazzi delle reti Mediaset/Fininvest in quarant'anni!
Nei commenti (a dire il vero, l'unico commento ^_^ ) Mattia Bulgarelli (K. Duval) faceva notare che su Mangazine la Valeri Manera era già stata intervistata.
Inoltre nel documentario "Lupin III - Tutta la Storia" del 2015 c'è un'intervista dal vivo proprio a Valeri Manera.
Quindi si può concordare con Mattia Bulgarelli che scrivere che l'intervista su "Vinile" fosse la prima in 40 anni, sia stato un po' generoso   ^_^
Ho quindi ripescato l'intervista a Mangazine.
Visto che ormai c'ero, ho trascritto anche l'intervista a AVM presente nel documentario su Lupin III di cui sopra, dato che non è più disponibile in rete.
Spero di aver messo tutte le parti presenti, perché l'intervista a Valeri Manera era spalmata in molti minuti.
Comparando le due interviste di questo post, con quella presente in "Vinile" n° 34, si può avere una buona panoramica sul punto di vista di Alessandra Valeri Manera, che devo dire è rimasta in tutti questi decenni coerentemente fedele al suo operato.
Faccio presente che nell'intervista a Mangazine del 1993 AVM era ancora in carica, mentre in quella del documentario su Lupin II e, ovviamente, in quella presente in "Vinile" n° 34 non ricopriva più il ruolo di responsabile dei programmi per ragazzi.

Piccola chiosa sulle parole di AVM su Mangazine.
Il nodo che pare non venisse proprio compreso alla Fininvest/Mediaset è che il loro target tra i 6 e i 14 anni, non era un target sensato per un unico cartone animato. E' ovvio che o manderai in onda qualcosa di troppo complesso per i bambini di 6/8 anni, oppure qualcosa di troppo banale per i ragazzine di 12/14 anni.
Se ci arrivo io, è possibile che non ci arrivassero loro?  
Quindi, forse, c'era un pelino di impostazione di base errata, diciamo così   ^_^

giovedì 11 agosto 2022

"Dossier sigle" - due articoli su Vinile n° 34 del 27 luglio 2022

A fine gennaio "Vinile" aveva dedicato uno speciale di una ventina di pagine alle sigle dei cartoni animati giapponesi, pur con qualche errore e qualche mancanza (almeno in un caso molto grave), ho trovato molto meritoria l'attenzione della redazione, che non ha come target i fan dell'animazione giapponese:

In questo numero estivo la redazione di "Vinile" torna sul tema sigle, questa volta in maniera un po' più generica, trattando le sigle in generale, anche di programmi e non esclusivamente per bambini. Chiaro che i dischi delle sigle indirizzate ai bambini furono quelle che vendettero di più, quindi hanno maggiore spazio.
Il dossiere si divide in due parti, nella prima c'è una lunga intervista di sei pagine ad opera di Emmanuel Grossi ad Alessandra Valeri Manera dal roboante titolo "Nientepopodimenoché... Alessandra Valeri Manera!"
Il secondo articolo di sette pagine è incentrato sul collezionismo di dischi delle sigle, dal titolo "Cacciatori di sigle, origini ed evoluzione di un fenomeno discografico", a cura di Diego Pavesi e Gabriele Maestri.
Consiglio l'acquisto della rivista, in fondo il tema sigle è trattato dalla stampa raramente, ma visto che "Vinile" l'ha già toccato due volte, sarà il caso di tenerli d'occhio   :]



Purtroppo il mio giudizio sull'opera di Alessandra Valeri Manera inerente l'animazione giapponese in televisione e le sigle è totalmente negativo.
Il fatto solo di leggere "basta nominarla per evocare, praticamente in tutti gli italiani tra i trenta e i cinquant'anni, bei ricordi di cartoni animati e indimenticabili sigle televisive", mi fa andare un pochino in bestia...
Ecco, si vede che io faccio parte di quel "praticamente", ed essendo un over 50 mi ritengo un privilegiato che è cresciuto con i cartoni animati giapponesi prima che l'intervistata facesse scempio di trame e fece ricantare a Cristina D'Avena tutte le amate sigle che ricordavo con affetto.
Ho cercato qualche informazione sull'età dell'intervistatore, non l'ho trovata, ma dalle immagini ipotizzo sia sulla trentina. Ergo è cresciuto con gli anime censurati e tagliati da Fininvest/Mediaset e con le sigle ricantate dalla D'Avena, quindi per lui quegli anime sono la normalità. Probabilmente non è neppure un appassionato di animazione giapponese, altrimenti saprebbe che i fan più datati (fin gli over 40) non gradiscono quello che venne compiuto nei programmi per bambini/ragazzi di "Italia 1", "Rete 4" e "Canale 5".
Sia chiaro, Alessandra Valeri Manera era una dipendente Fininvest/Mediaset e seguì semplicemente le direttive dei suoi superiori. In fondo non fregava nulla agli autori e produttori nipponici se le loro serie venivano rilocalizzate, censurate e stravolte sistematicamente, perché doveva interessare qualcosa negli studi di Cologno Monzese?
Semplicemente non ho apprezzato come Valeri Manera trattò l'animazione giapponese seriale, come non ho apprezzato la ricostruzione riguardante i cartoni animati giapponesi che si evince da questa intervista. Mi pare una storia un po' diversa da quello che successe, magari un paio di domande più informate sarebbero state utili
Un giorno mi piacerebbe leggere un minimo di autocritica della Manera per i tagli che infersero a così tante serie, spesso serie che erano già state mandate in onda in versione integrale senza nessuno scandalo. Stesso discorso per il rifacimento delle sigle, chissà, prima o poi...
La cosa che ho sempre trovato assurda è che Fininvest/Mediaset comprava serie con tematiche particolari, poi le doveva censurare perché non adatte ai più piccoli, che non erano il target originario della serie!
Facevano prima a non comprarle...
Ad una domanda sulle canzoni interne ad un anime ricantate tenendo la base giapponese e cambiando il testo in italiano (cosa anche sensata, sia chiaro), l'intervistata risponde che ci furono proteste da parte dei "puristi appassionati di manga giapponesi"...
Dico io, "manga giapponesi"... e per fortuna che è del settore.
Come ho scritto sopra sono un po' prevenuto verso la ex responsabile dei programmi per ragazzi della Fininvest/Mediaset, forse altri lettori con una mentalità più aperta troveranno l'intervista piacevole   ^_^



Molto interessante la lettura di questo articolo sul collezionismo delle sigle tv, in cui largo spazio è dato a quelle dei cartoni animati giapponesi. In qualche modo lo si può considerare un approfondimento del secondo degli scritti del numero di "Vinile" che ho linkato sopra, che si occupò dei 45 giri più rari degli anime.

Qui sotto il sommario del numero che si può acquistare ora in edicola, che costa 12,90 € in quanto contiene uno speciale discografico su Mina.

sabato 3 dicembre 2022

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 2)



Secondo numero della bella rivista "Anime Cult", mi è piaciuta quanto il primo numero, salvo due aspetti più uno organizzativo non legato agli articoli.
In questo numero sono presenti ben sei(!) interviste:
a Cristina D'Avena;
a Rumiko Takahashi;
a Yoshiko Watanabe;
ai Kappa Boys (prima parte);
a Claudia Bovini direttrice di Star Comics;
a Claudio Maioli autore della sigla di "Ken il guerriero".

Quale di queste sei è nobilitata della parte inferiore della copertina con tanto della dicitura "INTERVISTA ESCLUSIVA"?
Quella a Rumiko Takahashi, peccato che venne fatta a gennaio 2019 in Francia... ok, non era mai stata tradotta dal francese e pubblicata in Italia (sicuri? il web è sterminato), ma considerando che nel primo numero era stata pubblicata un'altra "INTERVISTA ESCLUSIVA" a Go Nagai del 2007(...), temo che la redazione di "Anime Cult" sia affetta dalla sindrome delle "interviste esclusive retrodatate"   ^_^
Non che l'intervista alla Takahashi sia brutta, ma sono passati quattro anni... tutte le altre cinque interviste le ho trovate altrettanto interessanti, se non di più, oltre che attuali. 
In special modo quella di Yoshiko Watanabe, personaggio poco conosciuto che meriterebbe maggiore approfondimento sulla sua carriera italiana legata alle riviste in cui le disegnava:

Spero di non trovare nel terzo numero un'intervista a Hayao Miyazaki del 1979, ovviamente ESCLUSIVA e MAI PUBBLICATA PRIMA IN ITALIANO  ^_^



Come si può vedere, rispetto al primo numero (che era stato spedito fuori abbonamento), ho postato immagini digitali, in quanto non ho materialmente con me la rivista cartacea, ma solo il PDF della versione digitale (inserita automaticamente nell'abbonamento).
Nel primo numero avevo spiegato che, visto il costo assai vantaggioso dell'abbonamento avevo optato per questo, ma quando mi ero informato telefonicamente con i gentili e disponibili addetti della "Sprea Editori" avevo espressamente chiesto se l'invio per posta della rivista era tracciato e con spedizione di circa cinque giorni, quindi non una spedizione ordinaria, con tempi lungi.
Ed ero stato tranquillizzato su questo aspetto: spedizione tracciabile e celere.
Poi nel primo numero c'era anche la pubblicità dell'abbonamento, che confermava questa informazione telefonica, la conferma è anche in questo secondo numero, in cui si promette la "CONSEGNA GARANTITA ENTRO 48H", dove immagino che "H" stia per ore.
Perché non ho aspettato la rivista cartacea per fare questa recensione ed ho usato le immagini del PDF?
Perché ieri mi è giunta la mail che ho affiancato alla pubblicità dell'abbonamento con spedizione in 48 ore, in cui mi si avverte che le Poste Italiche non garantiscono tempi di consegna prevedibili, e quindi potrebbero volerci fino a 14 giorni... poi magari arriva lunedì, però a me era stata garantita la spedizione in tempi brevi, cosa ribadita nella pagina qui sopra di questo numero due.
Come la mettiamo?
Sia chiaro, a me va bene anche aspettare 15 giorni, mica me la devo mangiare la rivista, ma semplicemente avrei voluto saperlo PRIMA di fare l'abbonamento, non dopo, avrei valutato il da farsi. 
Non si può sempre scaricare la colpa sulle disastrate poste italiane, che è come sparare sull'Ucraina... una casa editrice dovrebbe sapere (come dimostrano nella mail inviatami ieri) i tempi medi di consegna per la tipologia di spedizione inclusa nell'abbonamento.
Preciso che il primo numero mi era arrivato in tempi record perché avevo pagato la spedizione di circa 5 euro, essendo fuori dal pacchetto dell'abbonamento, che partiva dal numero due.



L'alto aspetto che non ho gradito, di un numero per altro del tutto meritevole, è l'editoriale di Alessandro Agnoli (CEO della Sprea Editori) in cui già il titolo mi ha lasciato perplesso:
"Revisionismo storiografico per la censura"

Cioè?   O_o

sabato 1 ottobre 2022

"Qui o si adatta o si coproduce!", intervista di Federico Fiecconi a Alessandra Valeri Manera - "Video Cartoon & Comics" aprile/maggio 1992





Nel numero di Vinile n° 34 del 27 luglio, oltre ad un articolo sulle sigle, è presente un'intervista a Alessandra Valeri Manera, la redazione esagerò un po' affermando che quella fosse la sua prima intervista in oltre 40 anni, spacciandolo per un grande scoop.
Peccato che la responsabile dei programmi per ragazzi della Fininvest/Mediaset ne avesse rilasciata una a "Mangazine" nel dicembre 1993 e che fosse stata intervistata anche nel documentario su Lupin nel 2015:

Nei commenti al post qui sopra linkato il lettore Sam mi ricorda che c'è un'altra intervista ulteriormente anteriore, cioè quella che propongo oggi, pubblicata sul quinto ed ultimo numero della rivista "Video Cartoon & Comics" dell'aprile 1992.
Quindi, a maggior ragione, gli autori dell'intervista su "Vinile" forse dovrebbero rivedere il loro trionfalismo. Specialmente perché per mera curiosità ho fatto una ricerca online e di interviste ne avrei trovate altre, sia su carta stampata che per siti, ma mi fermerò a questa, tanto il suo punto di vista è granitico  :]

L'intervista su "Video Cartoon & Comics" è interessante non tanto per le dichiarazioni della Manera, sempre coerenti negli anni, ma nelle domande, che trovo siano state le più incalzanti rispetto a tutte quelle mostrate nei post precedenti. Stessa cosa per le domande poste da "Vinile", che non erano certo "difficoltose".


Non sono molto ferrato in materia, ma poi vennero coprodotte delle serie animate tra Fininvest/Mediaset e le case di produzione statunitensi e/o nipponiche? 
Perché altrimenti "lì" si adattava e basta...    ^_^ 


Ci sono alcune domande ad Alessandra Valeri Manera che ancora non ho letto:
Perché compravate anime con target per adolescenti per poi censurarle perché non erano adatte al target degli under 12?

Non sarebbe stato più logico ed economico acquistare solo serie in target con la politica editoriale di Fininvest/Mediaset?

Perché la prima trasmissione di Lady Oscar (come di altre serie) nei primissimi anni 80 non vennero censurate? 

Quindi tutta la preoccupazione per i possibili terribili traumi psicologici che si potevano infliggere ai giovanissimi telespettatori inizialmente non erano un problema?

P.S.
Le pagine sono scannerizzate storte non per un mio errore, come capita sovente, ma perché sono impaginate storte  :]

giovedì 26 giugno 2025

Bambini & tivù , dati, riflessioni, esercizi e un questionario


TITOLO: Bambini & tivù 
AUTORE: Riccardo Bonancina e Marcello Frediani
CASA EDITRICE: Il Sabato
PAGINE: 96
COSTO: 5 €
ANNO: 1987
FORMATO: 19 cm x 13 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 


Con questo breve saggio, che analizza l'offerta di programmi per bambini nel 1987, sono arrivato ad inserire ben 46 scritti che, a vario titolo e livello di approfondimento, toccarono la tematica animazione giapponese (qualche volta i manga in Giappone) in Italia dal dopo guerra ai primi anni 90 (fino a quando si sviluppò una saggistica di settore conscia dell'argomento).
L'etichetta riporta Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90, ma poi vi ho inserito titoli dal 1957 (prima o poi correggerò):


Ho scoperto man mano che alcuni di questi titoli erano presenti nella bibliografia di saggistica su anime e manga, una parte non minoritaria penso di averli scoperti io, resta che la panoramica qui esposta è consultabile solo su questo blog. 
Strano che ancora nessuno l'abbia inserita in contenuti a pagamento sfruttando la ricerca altrui  :]
Il motivo originario per cui ho iniziato questa tipologia di ricerca, fu la curiosità di capire se le imprecisioni e i pregiudizi che si ritrovano in gran parte degli articoli della carta stampata fino alla fine degli anni 80 fossero dovute solo alla fretta di mandare in stampa un quotidiano, anche se poi le ritrovavi pure in settimanali, mensili, bimestrali e semestrali... 
Forse con un po' più di calma nel dover scrivere un saggio o un contributo di un saggio, oppure avendolo scritto dopo il 1982/1983, quindi non più all'esordio dell'animazione seriale e cinematografica animata nipponica in Italia, gli autori riportavano meno imprecisioni e pregiudizi?
La risposta la si potrà desumere consultando le pagine che ho inserito di ogni libro dove si tratta di anime e qualche volta di manga.
Di certo in questo "Bambini & tivù" del 1987 (attenzione, 1987, non 1979) alcune topiche sono state reiterate, come l'uso del computer e il fatto che l'animazione giapponese che noi abbiamo visto dal 1978 fosse prodotta solo per l'esportazione all'estero, mentre le serie di qualità i giapponesi se le tenevano per loro...
Di solito non inserisco completamente un libro, ma solo le parti che trattano di animazione giapponese o manga, stavolta, però, oltre al fatto che il libro ha solo una novantina di pagine, la tematica è esclusivamente quella dei programmi televisivi offerti da "Rai 1", "Rai 2", "Canale 5", "Italia 1" e "Rete 4" ai bambini, con tanto di interventi di diretti interessati (tra gli altri Alessandra Valeri Manera, Luciano Scaffa, due presentatori di "Bim Bum Bam") e vari esperti (più o meno a caso).
Io nel 1987 ero già grandicello e quindi non seguivo le serie animate citate, anche se mi capitava di registrare anime un po' meno infantili oppure vecchi anime riproposti da piccole tv private.
Non seguivo più neppure "Bim Bum Bam" (tranne forse una volta che ritrasmisero "Lady Oscar") o altre trasmissioni per bambini citate, però, magari, altri appassionati un pelino più giovani (e che quindi non hanno vissuto il "first impact") potranno trovare interessante lo scritto.

L'indice elenca, oltre ai temi trattati, i partecipanti al dibattito svoltosi il 22 maggio 1987 a Milano.
Quattro i protagonisti diretti dei programmi per bambini, Paolo Bonolis, Emanuela Blanchard, Maurizio Nichetti e Cino Tortorella. Devo dire che i tre loro scritti, visto che Paolo Bonolis ed Emanuela Blanchard pare parlassero ad una voce sola, non apportano nulla di interessante.
Il contributo di Alessandra Valeri Manera mi è sembrato il più rivelatore, in quanto tocca l'argomento adattamenti e censure prima che fossero un tema polemico dei fans, ma comunque è stata l'unica che esponeva le sue idee citando ciò che trasmettevano e come.
Luciano Scaffa si è mantenuto, invece, sui massimi sistemi, il solito modo per non dire quasi nulla.
Il semiologo Francesco Casetti tratta più in generale l'uso del mezzo televisivo.
Anna Maria Natale è la voce del "Sindacato delle Famiglie", immagino uno di quei gruppi che tempestavano di telefonate l'ufficio Fininvest di Alessandra Valeri Manera quando vedevano mezza mutandina, un po' di sangue oppure Lupin III che fumava. 
E' lei, la Natale, che inanella la maggior parte di topiche nel libro, cioè... in pratica son tutte sue   :]
In altri punti il suo ragionamento può anche essere, magari, sensato, ma quando tocca l'argomento "cartoni animati giapponesi", si vede che le si gonfia la vena.  
Tra l'altro mi chiedo in base a cosa si autonominassero "Sindacato delle Famiglie"... di tutte le famiglie d'Italia?   >_<

sabato 3 settembre 2022

"Tondemo Senshi Muteking TV Ehon" - 1980 (libro illustrato tv)


Ringrazio di nuovo Andrea e Valentina per il materiale  :]

Per una spiegazione di cosa siano i "TV Ehon" rimando al post linkato qui sotto:

Mi sono sorpreso nel rendermi conto che conoscevo visivamente Muteking, sapevo fosse della Tatsunoko e che si ispirasse alle "Time Bokan", ma non avevo mai sentito neppure la sigla, totalmente sconosciuta...


        

La sigla è dei fratelli Balestra, ma non mi pare tra le più riuscite...


Ho buttato un occhio ai primi due episodi, tanto per capire cosa stessi sfogliando, e ho compreso che i quattro polipi neri si trasformano nei 3 uomini ed una donna vestiti di verde, il loro scopo è, ovviamente, conquistare il mondo con metodi assai buffi, alla "Time Bokan".
I quattro hanno la loro base nella villa/castello nel cerchiolino a sinistra,
I buoni sono molto numerosi.
La simil Miss Dronio è la madre del ragazzino (Linn) che si trasforma Muteking ed anche del tizio alla sua destra, entrambi sono poliziotti a Los Angeles, quindi ambientazione statunitense, infatti in quel periodo gli skater danzatori di disco music erano in voga, o almeno lo erano in Giappone  ^_^
Non solo Muteking, l'eroe della serie, è un ballerino sugli schettini, ma canta pure... nella prima puntata ci sono ben tre canzoni, rigorosamente in giapponese.
Spero che Alessandra Valeri Maneri non l'abbia mai saputo  ^_^


In Italia il cartone dovrebbe essere stato trasmesso dalle tv locali intorno al 1983, ero già grandicello, ma non credo l'avrei guardato con tutte quelle canzoni.
C'è un alieno anche tra i buoni, il polipo rosa, che è il vice sceriffo Takoro, arrivato sulla Terra per arrestare i quattro malviventi neri, ed è grazie a lui che Linn si può trasformare in Muteking. 
Un altro motivo per il quale la Valeri Manera avrebbe dovuto tagliare un sacco di minuti di questo anime è che il polipo rosa Takoro parrebbe avere una certa passione per le ragazzine terrestri, quella con i capelli biondi.
Da notare che Linn e la ragazzina bionda, oltre agli schettini, portano anche il walkman, lo smartphone di fine anni 70 e primi anni 80   ^_^
Cosa ho dimenticato?
Ah, tra i buoni c'è lo scienziato, padre di Linn e del poliziotto e marito della simil Miss Dronio.
Da quel poco che ho visto la serie è la brutta copia delle "Time Bokan", magari sbaglio.

domenica 11 agosto 2024

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 21)


Recensisco il n° 21 di A. C. parecchio in ritardo rispetto alla sua data di uscita a luglio, in quanto dovevo terminare di postare consecutivamente gli "Annuari Rizzoli dal 1977 al 1983. In fondo le fonti hanno la priorità, altrimenti c'è chi resterà senza spunti per i suoi libri e le sue pubblicazioni   ^_^
Il numero contiene uno speciale sulle censure, su cui torno più sotto, son presenti le solite numerose interviste:
la riproposizione di un'intervista ad Alessandra Valeri Manera già presentata su "Vinile" n° 34 del 27 luglio 2022, immagino con qualche stralcio in più, per commemorare la sua dipartita;
Andrea Accardi (disegnatore);
Sio (fumettista, influencer, etc.);
la seconda parte dell'intervista a Tahashi Saijo (animatore);
la seconda parte dell'intervista a Patrizia Tapparelli (cantante sigle).



Di fianco all'editoriale del nostro Ceo campeggia come al solito l'avviso su quando si potrà trovare in edicola (o in spedizione da abbonamento) il numero 22 di "Anime Cult", e la data è quella del 18 settembre, ergo è ufficiale la trasformazione della testata da mensile a bimestrale, alternandosi con "Japan Magazine".
Nel suddetto editoriale del Ceo non c'è, non dico una riga, ma neppure una parola su questo cambiamento, silenzio totale, come se nulla fosse... ma non era stato proprio il Ceo nel n° 17 ad affermare, riguardo alla nascita di "J. M.", che la Sprea con J. M. non si faceva concorrenza da sola?
Si vede che alla fine, le due testate semi uguali si facevano veramente concorrenza da sole... senza contare la grandinate di altri speciali/dossier/enciclopedie targate Sprea a tema anime/manga... ci torno più sotto.
Due paroline di spiegazione, da abbonato, le avrei gradite, ma fa nulla  ^_^


Più che giustamente l'editoriale del Ceo è un ricordo della scomparsa Alessandra Valeri Manera, tutto giusto e grande rispetto per chi la conosceva e sente la sua mancanza. In questi casi si rischia sempre di essere tacciati di insensibilità, ma non è che il giudizio sul suo lavoro alla Fininvest/Mediaset sugli anime può cambiare perché lei non c'è più... sarebbe un po' ipocrita... 
In questo la testata e la redazione della Sprea si mantiene abbastanza coerente, visto che l'opera di adattamento, delocalizzazione, taglia e cuci, pesante cambio dei dialoghi e censura operato dalla Fininvest/Mediaset era già stato abbondantemente sdoganato nei numeri precedenti (leggere la rece al n° 20 linkata sopra).
Dato che, invece, nel mio piccolissimo, probabilmente anche a causa di un'età maggiore rispetto al Ceo, non concordavo allora con questa impostazione giustificazionista della redazione, continuo a non concordare...
Tutto l'editoriale del Ceo ha questa impronta "scusazionista".
Quello che mi pare stia cambiando (o sia già cambiato) negli scritti sia del Ceo che in alcuni articoli della redazione è come ci si rivolge a chi non concorda con questa visione "scusazionista". 
Infatti il Ceo scrive "Attaccata dai puristi e accusata, specie negli anni Novanta, di essere tra i censori più sadici, esercitava semplicemente il suo lavoro seguendo logiche interconnesse ma distinte..."

Quelli che restano non "scusazionisti" diventano "puristi" che attaccavano una persona che svolgeva al meglio il suo lavoro, i "cattivi" diventiamo noi... senonché il suo lavoro era, appunto, adattare, delocalizzare, tagliare e cucire, cambiare i dialoghi e censurare...
Io non mi ritengo per nulla un "purista"... preferisco vedere gli anime doppiati in italiano, e solo se proprio capisco che non arriveranno mai, li guardo (o li ho guardati in passato) in giapponese con sottotitoli. Poi se posso ascoltarli con un doppiaggio in italiano rispettoso del senso originale della serie, son più contento (cosa che in Fininvest/Mediaset non capitava...).
Comprendo bene la necessità e la DIFFICOLTA' di adattare un anime (o qualsiasi altra opera), ma qui si finge di non capire che Fininvest/Mediaset comprava scientemente anime con un target non adatto al proprio pubblico, considerando pure le normative intervenute nel tempo a tutela dei minori, e quindi erano obbligati a massacrarle, spesso senza alcun motivo reale... oppure rimandavano in onda anime che in precedenti passaggi (vedi Lady Oscar) erano state lasciate pressoché intonse, per fare opera di censura massiva... 
Quella di Fininvest/Mediaset era una strategia censoria e di delocalizzazione sistematica, non un occasionale cambio di nomi o rimozione di qualche scena.
Poi c'è tutto il discorso del cambio delle sigle e dei cantanti, ma è un'altra storia, oppure no?
Il tutto lo facevano legittimamente per portare a casa dei soldini, e i soldini li portavano a casa legittimamente anche quelli che operavano materialmente questi stravolgimenti, ed oggi alcuni degli stessi portano a casa altri soldini per spiegarmi che era tutto giusto?
OK, va bene tutto, ma entro certi limiti   ^_^
A mio avviso sia l'editoriale del Ceo che gli altri articoli di questo numero partono da dei presupposti erronei, inoltre considerano nel medesimo modo adattamenti svolti in anni diversi. 
Spesso negli articoli di questo numero si tira in ballo il povero Goldrake o altri anime del "First Impact" per giustificare l'opera fininvestmediasettiana, questo approccio lo trovo abbastanza ingiusto, forse dovuto al non aver vissuto quel periodo e quindi nel non poter/voler capire che la serie di "Atlas Ufo Robot" fu qualcosa di travolgente e stravolgente per tutti, compreso chi si occupò dell'adattamento. Più volte si afferma che i nomi dei personaggi li cambiarono anche in Goldrake, quasi a voler riesumare il famoso "rubano tutti, non ruba nessuno" della politica italiana. Solo che la Rai acquistò la versione francese di Goldrake, già con i nomi cambiati, senza contare che il tempo disponibile all'adattamento probabilmente non fu molto. 
E senza MAI dimenticare che qualcosa come Goldrake NON si era MAI visto in Italia!
Come si può in buona fede paragonare il cambio dei nomi in "Atlas Ufo Robot" trasmesso in Italia nel 1978 con il cambio dei nomi in, per esempio, "E' quasi magia Johnny" trasmesso in Italia nel 1989? 
Sono più di dieci anni!!!
In quei dieci anni si era sviluppata un minimo di conoscenza degli anime, non si era più nell'anno zero (il 1978) o l'anno uno (1979), ma nell'anno 12 degli anime in Italia!!!
Il presupposto errato dell'approccio "Anime Cult" è quello che si mettono sullo stesso piano adattamenti con delocalizzazioni, taglia e cuci, pesante cambio dei dialoghi e censure... 
In Goldrake, lo prendo come esempio visto che la redazione lo tira fuori a giustificazione dell'opera fininvestmediasettiana ogni due per tre, ci fu l'adattamento dei nomi, ma la trama fu modificata?
No.
Ma alla fine, considerando che nulla sapevamo nell'aprile del 1978 della Mazinsaga, cosa mi cambiava a me bambino chiamare il protagonista Actarus o Daisuke? Actarus o Duke Fleed?
ZERO SPACCATO! 
Ci fu l'opera di delocalizzazione in Goldrake?
No.
Taglia e cuci in Goldrake?
No.
Censure in Goldrake?
No.
Un paio di episodi non furono mai trasmessi, ma lo scopo era quello di farne film di montaggio, ed anche se non fossero stati trasmessi per valutazioni sul loro contenuto, meglio non trasmetterli che massacrarli...
Cambiare i nomi non è simpatico, ma se lasci immutata la trama, il luogo in cui si svolge la storia, non stravolgi la trama con taglie e cuci e censure, avere i nomi errati non è questo gran problema.
Vennero cambiati i dialoghi, ma non mi pare in maniera da rendere incomprensibile la trama originale, ed il motivo fu più che altro dovuto all'ignoranza, manco loro del 1978 avevano ben capito cosa avevano tra le mani.
Io capisco anche qualche limitato taglio o cambio dei dialoghi, mica tutto quello che può andare bene per un bambino/a giapponese può andar bene per un bambino/a italiano, ma non deve essere frutto di una strategia a tavolino, che era quella presente in Fininvest/Mediaset.
Mi rendo conto che mi son fin dilungato troppo e per una tematica che evidentemente interessa solo me e pochi altri, e che sono stato fin troppo antipatico, ma tutta l'impostazione "scusazionista" di questo numero sulle censure non l'ho apprezzata.
Mio punto di vista.

giovedì 8 dicembre 2022

Bim Bum Bam Generation



TITOLO: Bim Bum Bam Generation
AUTORE: Massimiliano Beneggi
CASA EDITRICE: D'IDEE
PAGINE: 220
COSTO: 16,90 €
ANNO: 2021
FORMATO: 20 cm x 14 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788894641011


E' da circa un anno che quando mi recavo al negozio della "Yamato Video" vedevo sul bancone della cassa questo libro, sfogliato la prima volta avevo valutato che si occupasse troppo poco della parte di "Bim Bum Bam" che mi poteva interessare, quindi avevo cassato l'acquisto.
Poi settimana scorsa ho letto il secondo numero di "Anime Cult", in cui è presente un editoriale che vorrebbe "riabilitare" la figura professionale di Alessandra Valeri Manera agli occhi degli otaku di prima, seconda e terza generazione, da cui è scaturito un interessante mini dibattito nei commenti,
Dato che la trasmissione "Bim Bum Bam" è l'esempio giusto, a mio parere, di quanto l'opera strategica di censura attuata dalla Fininvest sugli anime fu invasiva, in quanto c'è un "Bim Bum Bam" pre Fininvest e un "Bim Bum Bam" Fininvest, ho deciso di comprare questo libro celebrativo della trasmissione per ragazzi inventata dall'emittente privata "Antenna Nord" di Milano.
E' giusto precisare che il libro in questione non fa parte della saggistica, ma vuole rendere omaggio ad una bella trasmissione che ha accompagnato i pomeriggi di più generazioni di bambini fino al 2002, per prima (tanto per cambiare) la mia   ^_^
Come si può vedere nella scan di fine post con il sommario, il libro inizia con la storia della trasmissione, poi si passa ai contenuti, in cui sono state scelte 40 serie animate considerate le più rappresentative con relativa scheda e sinossi, infine ci sono le interviste.
Ho riscontrato un certo numero di imprecisioni, talvolta non ascrivibili all'autore, che riporta le parole degli intervistati. 
Chiaramente io ho l'occhio critico attivo dagli esordi della trasmissione fino al 1982, praticamente nulla posso commentare dal 1985 in poi, ma come scrivevo sopra ho letto il libro per leggere delle censure e gli adattamenti fininvestiani.




Ricordo abbastanza bene che in origine "Bim Bum Bam" era solo un contenitore di cartoni animati, quasi tutti giapponesi, niente conduttori, niente scenette, niente pupazzi e niente tele promozioni più o meno nascoste. Solo ed esclusivamente cartoni animati.
"Bim Bum Bam", però, non fu il primo programma contenitore di "Antenna Nord" dedicato ai bambini/ragazzi, ma lo anticipò "Ciao Ciao".
Faccio un esempio di vita vissuta:
Capitava che verso metà pomeriggio dal cortile ci fosse un certo fuggi fuggi generale, in quanto a quell'ora iniziava "Ciao Ciao", che magari trasmetteva un cartone giapponese che ti piaceva. Alcuni compagni di giochi presero l'usanza di schernire chi tornava a casa per accendere la televisione con la frase detta con tono non amichevole "Vai a vedere Ciao Ciao?", come se fosse un'onta.
Dico, dovevo perdermi l'ultimo episodio di Tekkaman perché a te, brutta testa di caxxo di 40 e passa anni fa, non interessava il mio cartone animato giapponese?   ^_^

Quindi, se è vero che "Bim Bum Bam" nasce il 4 ottobre 1981, non ritengo che sia corretto affermare che "Ciao Ciao" venisse trasmesso dall'antesignana di "Rete 4", perché "Ciao Ciao" sostituì "Bim Bum Bam", in quanto "Antenna Nord" faceva parte del circuito "GPE-Telemond" della Mondadori.
C'è da dire che in quel periodo gli accordi per costituire dei network erano continui e molte emittenti passavano da un gruppo all'altro, quindi più o meno tutto può essere:

Ovviamente esiste la possibilità che entrambi i canali privati avessero una trasmissione per ragazzi con il medesimo titolo. E' vero anche che io ricordo "Tekkaman" e soci su "Videodelta", che era la pre "Rete 4" milanese. Quindi questa pare resta un po' da chiarire.
Mi permetto, però, di escludere categoricamente che nella prima puntata di "Ciao Ciao", qualsiasi fosse stata l'emittente privata originaria, fossero state trasmesse le tre serie indicate, tutte arrivate in Italia dopo o molto dopo il 1979:
"L'isola della piccola Flo(?)"(?); Yattaman; Jenny la tennista.

Tra l'altro dubito che "Yattaman" sia mai andato in onda su "Antenna Nord" o "Italia 1".



Ribadisco che questo non è un saggio sull'animazione giapponese, quindi qualche imprecisione ci può anche stare, ma gli occhi tondi negli anime non nascono per una "spersonalizzazione razziale per rendere universale la storia", visto che poi magari la storia era ambienta a Tokyo.
Certo, era ambientata a Tokyo se in fase di adattamento la Fininvest non ti toglieva tutti i riferimenti alla cultura, alla storia e alla geografia locale   ^_^

martedì 8 luglio 2014

Cristina D'Avena, 50 anni di sogni


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).



TITOLO: Cristina D'Avena, 50 anni di sogni
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Laurana Editore
PAGINE: 119
COSTO: 12,90€
ANNO: 2014
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788898451043


E' d'obbligo una premessa: io non sono un fan di Cristina D'Avena.
Specifico meglio: non sono un fan della Cristina D'Avena che ha ricantato tutte le sigle di altri...
C'è da dire che anche quando ascoltavo da bambino lo Zecchino D'Oro il suo “Walzer del moscerino” non mi piaceva, preferivo “La sveglia biricchina”, quindi non ci fu mai molto feeling.
Ma finché si limitava a cantare le sigle dei “suoi” cartoni nulla da eccepire, possono piacere o meno, alcune le trovo anche belle (Occhi di gatto, Pollon), ma lo scempio artistico compiuto nel rifare tutte le sigle già esistenti, scritte e cantate da artisti di valore, non può essere emendato. Anche se, ovviamente, la decisione di rifare quelle sigle per non pagare i diritti ai primi esecutori fu della Fininvest, ma alla fine fu lei a ricantarle tutte, prestandosi a questo monopolio vocalistico che impoverì il panorama delle sigle dei cartoni animati.
Cosa non andava bene, per esempio, nella bella sigla di Doraemon? 
Chiaramente Cristina D'Avena non agì da sola, la sua “mandante” fu Alessandra Valeri Manera (artefice anche degli scempi di tagli, adattamenti e censure di tutte le serie trasmesse in quei decenni sulla Finivest/Mediaset), che taluni vogliono riabilitare giustificandola col fatto che lei “eseguiva solo gli ordini”. Scusa che non mi pare reggere, visto che ci si può sempre rifiutare e cambiare lavoro, vale anche per Cristina (nessuno la obbligava a ricantare le sigle dei suoi colleghi). Sia chiaro, probabilmente al suo posto le avrei ricantate anch'io, tutti abbiamo bisogno di uno stipendio.

domenica 29 aprile 2018

Heidi - Clementoni 1978



Molti giochi in scatola della Clementoni avevano in comune due aspetti, una corposa dotazione di pezzi ed un sottotitolo assai prolisso, tipo:
"Un avvincente gioco a tre dimensioni che vi porta a vivere le avventure di Heidi con le sue caprette sui fioriti pascoli alpini".

Sembra il titolo di un anime dell'era Fininvest/Valeri Manera    ^_^
Forse alla Clementoni temevano che con solo il nome di Heidi e l'immagine di Heidi, Petar e Nebbia che correvano sui prati sotto la baia di montagna, le bambine potessero avere qualche dubbio su quale fosse il cartone  :]
Scrivo "bambine" perché a grandi linee doveva essere un gioco dedicato prettamente alle  femminucce, poi ciò non impediva che potesse piacere anche ai maschietti, specialmente perché non doveva essere malaccio dal punto di vista della giocabilità. Infatti lo scopo del gioco era raccogliere il proprio gregge di pecore e riportarlo all'ovile, durante questo tragitto si doveva distribuire i punti del dado tra il segnaposto e le caprette (per un totale finale di 5 personaggi). L'avere la necessità di scegliere di quanti posti muovere ogni singolo personaggi o, eventualmente, decidere chi lasciare fermo, era una scelta molto strategica. Inoltre era possibile posizionare i propri segnaposto per ostacolare il percorso degli avversari, e a me questi regolamenti "bastardi" son sempre piaciuti, in quanto conferivano sale alla partita e allungavano la vita del gioco in scatola.
Per il resto il regolamento sembra molto semplice, e quindi giocabile da tutti quanti, altro apparente pregio del gioco in scatola della Clementoni.
Il fatto che la confezione fosse piena di pezzi (montagne, caprette, cartine, baita e steccato) comportava che prima di iniziare il gioco si dovesse portare a termine il "gioco" di montare il gioco in scatola, l'unico svantaggio è che ci voleva un po' per poter iniziare la partita.


La scatola non è molto grande, quindi i numerosi pezzi che la formano fanno ancor più bella scena.




Il tabellone, una volta montato, faceva una gran bella figura, riuscendo a evocare con efficacia l'atmosfera dei "fioriti pascoli alpini" del cartone.
Chissà che caos quando c'erano in gioco tutte le 5 caprette per ogni segnaposto, sarà stato assai arduo trovare la via per arrivare alla baita...
Ovviamente le cartine con il dorso blu dovevano essere tutte coperte, io ne ho lasciate quattro scoperte per farne comprendere lo scopo,

martedì 4 aprile 2023

"Bim Bum Bam Story" - Volume da collezione (con allegato CD delle sigle di Cristina D'Avena)



Faccio una premessa importante per chiarire subito perché questo "volume da collezione" su "Bim Bum Bam" non mi ha esaltato: non sono il target corretto della pubblicazione  ^_^

Io non sono cresciuto con "Bim Bum Bam", io sono cresciuto con i cartoni animati giapponesi, alcuni di questi anime che mi piacevano vennero trasmessi da "Bim Bum Bam".
Quando la trasmissione di "Antenna Nord" esordì era solo un mero contenitore di cartoni animati, un po' come "Ciao Ciao":


Stavo per scrivere che, visto l'esordio senza conduttori, era difficile affezionarsi ad un format di questo tipo, in realtà io sono cresciuto con un altro mero contenitore di cartoni animati, e lo adoravo:

Ovviamente ciò che cambia rispetto ai due programmi è l'età, "Scacciapensieri" fa parte del mio imprinting televisivo, il "Bim Bum Bam" narrato in questo speciale, cioè con i conduttori, lo vedevo già da grandicello, saltando, se possibile, le chiacchiere dei vari Bonolis...
Questo speciale lo avrei preso comunque, ma un motivo che mi ha spinto all'acquisto era la speranza di trovare qualche informazione sul "Bim Bum Bam" degli esordi, quello del 1981 (vedi link a "Telesette"), qualche documento e/o qualche fonte da consultare. Fin dove ho letto io di notizie di questo tipo non ne ho trovate. 
Peccato, speravo che avendo avuto in qualche modo una collaborazione da parte di Mediaset, magari avessero aperto qualche archivio, riesumando info ed immagini aggiuntive di quell'esordio senza conduttori.
Il sommario qui sotto e la doppia pagina appena più giù esplicitano chiaramente i contenuti dello speciale, e si parla tanto, giustamente, dei conduttori, dei pupazzi, dei cartoni trasmessi (e io ne vidi pochi di questi), di Cristina e di Alessandra Valeri Manera. La mia opinione televisiva su quest'ultima l'ho espressa più volte, inutile ripetermi all'infinito. Tra l'altro, inevitabilmente, l'intervista a AVM è un po' ripetitiva rispetto ad altre già lette. 
In allegato c'è anche un CD con alcune sigle della D'Avena, ma, pur considerandola una grande professionista, apprezzo solo alcune sue sigle, di certo non tutte quelle che ha accettato di ricantare e che avevano già una sigla italiana originale.
Ultimo appunto del tutto personale, ricordando il concetto che "le parole sono importanti" (cit.), etichettare questa pubblicazione come "Volume da Collezione" fa, a mio avviso, un torto alla pubblicazione stessa.
Il formato è quello di rivista, come se fosse un numero, appunto "speciale", di "Anime Cult", non vedo proprio cosa abbia per elevarlo a "volume" per giunta da "collezione".
Mi aspettavo di più proprio per questa dicitura, sia come contenuti, ma anche come formato. 
Immaginavo un libro, comunque una pubblicazione con copertina rigida, mentre è una bella rivista piena di informazioni piacevoli per chi ha qualche anno in meno di me ed è cresciuto con quei cartoni animati giapponesi e non giapponesi    ^_^
Ah, lo speciale su "Bim Bum Bam" + CD costa 12,99 €, se pensate di essere fuori target, prima sfogliatelo da qualcuno che lo ha già comprato  ;)

domenica 2 luglio 2023

"Sailor Moon e le altre magiche combattenti" - Anime Dossier


Dopo che la Sprea ha ingolosito i fans del first impact con lo speciale sui robottoni giapponesi animati, tocca alle fans del second impact con Sailor Moon, è anche giusto spaziare un pochino negli anni e non fossilizzarsi nello strapassato remoto :]
Nel suo breve editoriale il Ceo spiega che questo è il primo "dossier di Anime Cult", anche se in realtà, oltre a quello sui robottoni linkato poco sopra, c'è stato quello su "Bim Bum Bam", che era dedicato ai fans dal primo impact e mezzo in poi, diciamo così.
Quindi a rigor di logica questo sarebbe il terzo dossiere di "Anime Cult", l'aspetto positivo è che ora hanno deciso di chiamare "dossier" queste riviste speciali, non più "Enciclopedia", non più "Guida Definitiva" o "Volume da Collezione", solo "dossier". Non ci voleva molto   ^_^
Da quello che mi pare di capire il volume è stato affidato in toto a Nino Giordano, visto che in nessuno degli articolo è presente il nome di altri autori.
Nino Giordano si è occupato del rilancio di Sailor Moon nel 2010, quindi è ferrato in materia:

Per motivi anagrafici non sono un fan di "Sailor Moon", ho seguito le assurde polemiche sui quotidiani dell'epoca, conosco la storia avendone letto spesso in saggistica, ma chiaramente non mi metterò a sindacare nulla, tranne per tre questioni   :]
Il titolo del dossier è "Sailor Moon e le altre magiche combattenti", solo che "le altre magiche combattenti" sono relegate da pagina 108 a pagina 127 a due pagine per ognuna delle 10 serie introdotte (vedere sommario a fine post). Lo scritto è pressoché nullo, tanto valeva, forse, non inserirle neppure, aumentando le pagine per la protagonista del dossier, che occupa da pagina 6 a pagina 107 più le pagine 128 e 129.




Seconda critica.
Alle censure, adattamenti e cambio dei nomi e senso della trama sono dedicate quattro pagine, forse un po' pochine per una serie che passò il vaglio della Mediaset taglia e cuci... ma a parte questo aspetto, che è un mio punto di vista, non si può affermare che nel 1995, anno di trasmissione in Italia della prima serie, i nomi giapponesi come "Makoto o Unazuki erano considerati troppo esotici" (pagina 64), quando erano già 17(!!!) anni che l'animazione giapponese imperversava in televisione con nomi giapponesi di tutti i tipi!
Imika, Miwa, Tetsuya, Hiroshi, Jun, Kenzo Kabuto, Dairi, Ikima, Koji, Goemon, Jigen, Fujiko, Takashi, Hayato, etc. etc. etc... devo continuare?

Questa era la scusa di Alessandra Valeri Manera per modificare i nomi, e non regge neppure se sorretta da impalcature editoriali... poteva avere senso nell'aprile del 1978 per Goldrake, primo anime in assoluto ad essere ambientato in Giappone, e già era ridicolo (con il senno di poi) che nessuno o quasi avesse nomi giapponesi, ma nel 1995 non si può leggere come scusa.


Adesso... va bene la qualunque... ma mettere sullo stesso piano italico Goldrake e Sailor Moon mi pare esagerato, se poi si vuol far prevalere la seconda a discapito del primo, senza il quale la seconda chissà se ci sarebbe stata, posso solo citare Oscar Luigi Scalfaro:
"Io non ci sto a questo gioco al massacro!"   :]

Per il resto, come scrivevo sopra, più di tanto non posso valutare i contenuti, ci vorrebbe qualcuno/a più in target.
Qui sotto ho inserito le scan degli scritti che mi sono parsi più interessanti, mio punto di vista da quasi ignorante della materia.