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lunedì 14 settembre 2026

"E come amici Mazinga e Astrorobot", di Carla Curina - "Fatti e Notizie" n° 5 maggio 1981


Queste sono le piccoli chicche che adoro   ^_^
Giri pagina e ti trovi il "Grande Mazinga" ad "Ali Diaboliche" spiegate che sfreccia verso di te sulla prima pagina di "Fatti e Notizie"   ^_____^
Ok, la testata non era il "Corsera" o "La Repubblica", ma il periodico per i dipendenti della "Pirelli", neppure venduto nelle edicole, ma resta molto impattante graficamente.
Aggiungendoci anche il perentorio titolo "Sotto processo Mazinga e Ufo Robot", l'ennesima criminalizzazione dei cartoni animati giapponesi era disponibile anche per i dipendenti "Pirelli".
Poi magari gli operai erano a contatto con sostanze cancerogene e/o il tasso di infortuni in azienda non era basso, ma il problema per i bambini erano "Mazinga", "Ufo Robot" e gli "Astrorobot", non di certo avere il papà o la mamma infortunati a lavoro o con una malattia professionale...


Le due pagina interne dedicate agli anime sono ancor più soddisfacenti, con il titolo "E come amici Mazinga e Astrorobot", che sottintende che noi bambini del maggio 1981 vivessimo in solitudine...
Belle anche le tante immagini dei personaggi animati, peccato fossero in bianco e nero, come tutta la testata.
Mi resta il dubbio su un titolo ed articolo del genere nel maggio 1981, quando, invece, la polemica avvenne nel aprile/maggio 1980, con gli anime sotto processo, studi di settore e sentenze inappellabili.
Forse la giornalista ripescò qualche vecchia notizia oppure venne pubblicata qualche altra ricerca sulla fruizione dei programmi tv da parte dei bambini, solo che altre notizie del genere nella primavera del 1981 non ne son presenti.
Chissà come mai saltò furi di botto questa notizie sul periodico della "Pirelli".

"E come amici Mazinga e Astrorobot"

Ma non era vero!
Eravamo pieni di amici (compagni di giochi), tra cortile e scuola non mancava certo la compagnia, se poi paragoniamo i numeri dei bambini con cui interagivamo ai tempi, con quelli con cui interagiscono oggi i bambini, non c'è proprio storia...
Eppure per Carla Curina i nostri solo amici erano i personaggi dei cartoni animati giapponesi...


"81 bambini su cento guardano la televisione ogni giorno", in base all'indagine statistica del "Servizio Opinioni Rai", a me sorge il dubbio che fosse la ricerca dell'anno prima:


Si prende in considerazione il best-seller di Mary Winn "La droga televisiva", con vari dati italici ed esteri, non mancando di terrorizzare il genitore dipendente "Pirelli" con la notizia che recentemente a "New York" un dodicenne venne assolto di aver ucciso una vicina perché intossicato dalla violenza televisiva...

sabato 4 luglio 2026

L'onda giapponese, come manga e anime hanno conquistato gli adolescenti

 



TITOLO: L'onda giapponese, come manga e anime hanno conquistato gli adolescenti 
AUTORE: Gatta, Carolina Giangrandi, Benedetta Manfredi 
CASA EDITRICE: L'Asino d'oro edizioni
PAGINE: 237
COSTO: 15 
ANNO: 2026
FORMATO: 19 cm X 12 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788864437934


Forse un paio di mesi addietro (o più) ho scoperto che era in uscita questo saggio, mi sono appuntato la data di pubblicazione e l'ho comprato appena disponibile, visto che tratta una tematica interessante ed attuale:
il rapporto tra gli adolescenti italiani e manga/anime

Quindi l'ho comprato totalmente sulla fiducia, e alla fine devo dire che è stato un buon acquisto, una lettura interessante, seppur contenente qualche occasionale errorino ed un errorone  ^_^
Quando ho avuto in mano il libro ho scoperto che è stato scritto da tre psicoterapeute infantili, quindi conoscitrici del target adolescenziale.
Sinceramente ho temuto che lo scritto fosse illeggibile (per me), se non per un loro collega, invece tutto il libro è comprensibilissimo, nessun astruso termine psichiatrico e/o concetti che necessitano di aver frequentato qualche corso universitario di psicologia infantile o adulta  ^_^
Devo dire che l'ho letto tutto d'un fiato (ormai mi capita raramente di essere preso bene da una lettura), iniziato stamattina presto e finito in mattinata, quini non posso altro che consigliarlo.
Ovviamente mi ha catturato il sottotitolo, "come manga e anime hanno conquistato gli adolescenti",
anche se gli adolescenti odierni non sono stati i primi in assoluto ad essere conquistati dagli anime (non i manga che ancora da noi non esistevano). Ai tempi si chiamavano "cartoni animati giapponesi", ma nel 1978 conquistarono per primi i bambini e gli adolescenti di quel tempo.
Da notare che una volta gli psichiatri/psicologi erano, quasi sempre, i pubblici ministeri contro i cartoni animati giapponesi/anime/manga, oggi ne riconoscono l'utilità per lo sviluppo emotivo degli adolescenti.
Beh... qualcosa è pur migliorato dal 1978 ad oggi   :]

Essendo il saggio dedicato ad adulti che vogliono capire perché i ragazzi leggono manga e vedono anime (ma loro non vedevano anime e leggevano manga quando erano ragazzi?), e magari questi adulti sono poco avvezzi al mondo giapponese, questo primo capitolo (ma anche il secondo) funge da breve spiegazione.
E' arduo dare una veloce infarinatura su un tema specifico, si rischia di essere troppo superficiali e/o di omettere qualcosa di importante.
A grandi linee mi è parso che l'esposizione colga l'obiettivo, nonostante la brevità, pur con qualche piccolo grande errore  :]
Sarà anche una piccolezza (non per me), ma a pagina 35 il padre di Madamigella Oscar passa da generale a Conte... stiamo parlando della sacra "Lady Oscar", non di "Julie rosa di bosco"  :]
Con il secondo paragrafo si passa alla storia di manga ed anime in Italia: approdo, reazioni, stampa, polemiche, censure etc.
Di seguito sarò un po' cattivello, ma solo perché son tematiche che tratto usualmente   ;)




A pagina 41 c'è quello che ad inizio post ho battezzato come "errorone" e riguarda l'ormai stra dibattuto motivo per cui "Goldrake" venne titolato "Atlas Ufo Robot", con quel "Atlas" iniziale che per le tre autrici è ancora dovuto ad un equivoco linguistico causato da una ignoranza del francese da parte dei dirigenti Rai, che non compresero il significato della scritta "Atlas" sulla brochure francese di "Goldrake".
In "C'era una volta Goldrake, la vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la tv e il mercato del giocattolo in Italia - tomi 1 e 2" è ben spiegato dalla dirigente "Rai" Paola De Benedetti, che si occupò direttamente della messa in onda di "Goldrake", che quel "Atlas" fu lasciato volontariamente per il suo valore esotico, visto che lei il francese lo conosceva bene (ai tempi dell'intervista a Nicora viveva a Parigi).
A pagina 42, dove termina la questione "Atlas", per questo motivo si taccia di "superficialità nell'approccio al materiale originale" i produttori della "Rai", solo che loro il francese lo sapevano.
Capisco che le tre autrici facciano un altro lavoro, ma in tre farsi scappar questa topica, mi è parso un pelino grave.
Altra piccola questione è la data tra parentesi posta di fianco al titolo "Atlas Ufo Robot", cioè il 1978, quando in altri punti del saggio la data tra parentesi indica la data di produzione nipponica.
Perché 1978? "Ufo Robot Grendizer" è del 1975.
Sempre a pagina 42 si afferma che nel 1978, oltre a "Goldrake" vennero comprati "Heidi" e "Barbapapà".
Solo che "Goldrake" venne comprato nel 1977.
"Heidi" venne trasmesso dal 7 febbraio 1978, due mesi prima di "Goldrake", quindi non venne acquistato nel 1978.
Infine i "Barbapapà" non poterono essere acquistati nel 1978, visto che vennero trasmessi fin dal gennaio 1976:

sabato 20 giugno 2026

Imago Recensio reloaded, in senso letterale... ^_^

Dopo circa 50 giorni di autosospensione per ricaricare le immagini in circa 500 post, posso ricominciare a postare, non necessariamente una bella notizia per la sintassi e la grammatica  :]

Tralasciando il tempo materiale a ricaricare una quantità inusitata di immagini, il problema principale è stato scegliere in quali post far di nuovo collimare testo ed immagine e dove no, farlo per tutti i post avrebbe comportato una mole di lavoro assurda, oltre che a tempi maggiori almeno del doppio. Il risultato finale è che per un numero non basso di post ho dovuto ricaricare la prima o la seconda immagini in ordine corretto (magari anche una terza), le altre tutte assieme, con i commenti che feci ai tempi messi tutti in fila a fine post (qualche volta più in alto). Quei post resteranno per sempre rovinati, ma almeno con le immagini. 

Per alcune tematiche, invece, è stato obbligatorio re-inserire le immagini nel punto giusto del commento, per esempio "l'Emeroteca Anime", altrimenti il senso "informativo" del post si sarebbe perso. Lo stesso vale per i cataloghi di giocattoli, i giochi in scatola o alcuni cartonati (non tutti) etc. etc.. In pratica ho cercato di salvaguardare quei post che mi son parsi riusciti meglio e/o con un minimo di informazioni valide. Questo ha implicato impiegare un mucchio di tempo in più.



In questa mega sfiga galattica (generate da Google...) mi è in parte (molto in parte...) andata bene, in quanto la formattazione delle immagini non ha interessato alcune etichette in cui i commenti erano onnipresenti, tipo "Arrivano i Superboys", "DVD" o "Riviste TV anni 70/80".

Non è andata altrettanto bene alla già citata "Emeroteca Anime", ai " Giochi in scatola" o alla povera "Go Nagai Robot Collection", per non parlare di quasi tutti i libri postati fino al 2019...

Nei tanti (ma tanti...) post interessati dalle immagini cancellate da Google/Blogspot/Blogger ho inserito un piccolo avviso sotto la prima immagine, il testo non è sempre il medesimo, proprio perché è stata mia intenzione spiegare al potenziale lettore se le immagini le ho ricaricate facendo collimare testo ed immagini oppure no, o solo parzialmente.

Una prima parte del testo è uguale in tutti i post interessati:

lunedì 29 dicembre 2025

Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 (aggiornato al 23 dicembre 2025)


Dall'ultimo aggiornamento delle tabelle sulla "distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 " (luglio 2024) avevo postato altri 202 articoli in un anno e mezzo, quindi mi è parso il caso riaggiornare questo riepilogo visivo sull'impatto che gli anime ebbero sulla carta stampata italica.
Ovviamente i 202 scritti che ho riesumato in questo periodo non sono esclusivamente del quinquennio 1978/1982, quindi l'incremento nelle tabelle è certo inferiore, ma non insignificante.
Il fatto che io renda disponibili per tutti (appassionati, studiosi, giornalisti, collaboratori di testate a pagamento) "l'indice dell'Emeroteca Anime, che contempla (ad oggi) 1755 scritti dal 1959 al 1988 su 194 differenti testate, non per forza può esemplificare quanta attenzione i giornalisti dedicarono agli anime tra il 1978 e il 1982.
Quindi la tabella riepilogativa del quinquennio qui sopra e le cinque tabelle qui sotto, con la divisione per singolo anno, permettono di capire con un semplice colpo d'occhio che l'invasione dell'animazione giapponese in Italia generò veramente uno "tsunami mediatico" senza precedente e mai più visto in seguito.
Ai tempi non esistevano pubblicazioni specifiche sull'animazione giapponese, e le riviste sul fumetto ignorarono pressoché i "cartoni animati giapponesi", proprio loro che avrebbero, forse, avuto gli strumenti e le conoscenze per fare un po' di luce in quel mondo misterioso.
Qualche tentativo venne fatto, non sempre molto informato, ma gli esperti italiani di fumetto snobbarono l'animazione giapponese, considerata, da parte di quasi tutti loro, animazione di serie "C".
Venne lasciato campo alla stampa generalista, che da un iniziale curiosità, si fece prendere la mano da una vera e proprio isteria di massa versus gli anime.
La curiosità la si ha per le prime tre tranche di "Atlas Ufo Robot", anche se man mano diviene già preoccupazione:



Questi tre post datano, ormai, circa 10 anni, quindi basterebbe consultare l'indice dell'Emeroteca Anime per leggere gli ulteriori scritti di quel periodo su "Atlas Ufo Robot".

Il culmine lo si raggiunse nell'aprile 1980, con ben 136 scritti dedicati agli anime, a cui vanno sommati i 43 di marzo e i 55 di maggio.
Nella primavera si presentarono più fattori assieme, che trasformarono gli anime nel nemico pubblico numero uno delle menti dei bambini/ragazzi italici  ^_^

la trasmissione Rai "L'altra campana";
il sondaggio "Mazinga vs Pinocchio".

Si noti come per tutta l'annata 1980 gli scritti dedicati ai "cartoni animati giapponesi" non scendono mai sotto i 30 al mese, neppure nei mesi estivi di bassa stagione televisiva.

Ovviamente i numeri di queste tabelle che mostro riguardano, e non potrebbe essere altrimenti, solo la mia ricerca personale. 
Son certo che ad avere il tempo e i soldi per poter comprare (più di quante ne compri già io) e consultare altre testate in diverse biblioteche d'Italia, il numero si incrementerebbe in maniera esponenziale.
Io, pur conscio di essere una umile fonte secondaria, più di questo non posso fare.
Sarebbe bello che altre persone facessero quello che faccio io, rendendo anche le loro informazioni di pubblico dominio, mettere tutto assieme e vedere un po' l'effetto che fa (cit.).
A quanto pare, invece, gli altri si tengono ben stretti i loro archivi segreti, per poi venire qui a sminuire la ricerca altrui.

(i toni sono ormai molto amareggiati, ma leggendo il blog, si potrà capire il perché)

Nelle tabelle qui sotto i giorni in giallo dei calendari indicano la presenza di almeno uno scritto pubblicato, a fianco c'è il numero totale di scritti in quel giorno.
A fine di ogni mese è presente la voce "MENSILE", con il numero di articoli pubblicati su mensili, pluri mensili etc. sugli anime.

Preciso che potrebbe esserci qualche errore di distrazione sui numeri dei singoli giorni o mesi, ma la sostanza non cambia.

venerdì 26 dicembre 2025

"Goldrake, Jeeg, Mazinga e soci vivisezionati da 86 ragazzi di Carnate", di Enzo de Mitri - "La Notte" 18 giugno 1980


Ed eccomi qui, la "fonte secondaria" per antonomasia, come sono stato etichettato ultimamente, ad inserire altri articoli da me riesumati. Poi queste mie "fonti secondarie" le rendo note solo io, ma io non esisto  :]

Passi in rassegna chilometri e chilometri di pellicole microfilmate, trovando solo qualche anteprima e qualche trafiletto, che comunque restano importanti perché testimoniano l'attenzione della carta stampata verso l'animazione giapponese, e poi "giri pagina" e ne trovi una intera dedicata agli anime e scritta in gran parte da miei coetanei   ^_^
Per di più con l'inserimento, come noterete, di onomatopee disegnate dai ragazzi e piazzate sopra le scritte pre impostate de "La Notte"!
Non che passare in rassegna decine e decine di bobine microfilmate sia un'attività usurante, ma gli occhi si affaticano e alla fine devi interrompere perché sei mezzo rinco... molto più comodo venire qui a servirsi del lavoro già fatto da me  ;)
Lo tsunami mediatico contro i "cartoni animati giapponesi" della primavera 1980 era passato da relativamente poco, fu quasi una isteria di massa mai più vista, a mio avviso, per qualsiasi altro passatempo dei bambini che preoccupò gli adulti negli anni successivi fino all'attualità di oggi.
Una prova visiva non contestabile, è consultabile nelle (mie) tabelle (nate dai miei ritrovamenti) che si possono vedere nel post linkato qui sotto (dovrei aggiornare i dati con i nuovi inserimenti trovati dal luglio 2024 ad oggi):

A giugno 1980, cioè a bocce non proprio fermissime, ma non più agitate come nei mesi di marzo, aprile e maggio, Enzo de Mitri, che spesso si occupava di animazione giapponese in queste pagine di informazione televisiva su "La Notte", diede la parola agli alunni delle terze elementari (quindi un pelino più piccoli di me) di Carnate.



Sarebbe bello che qualcuno di quegli 86 alunni capitasse su questa pagina web a distanza di 45 anni  :]

Enzo de Mitri dà subito conto della guerra scatenata dagli adulti contro i cartoni animati giapponesi, citando a ragione, come esempio di attacco totale, la trasmissione "L'altra campana" di Enzo Tortora:

Infatti, come annotavo nel post qui sopra e come si può appurare consultandolo, lo spazio dedicato al punto di vista dei fruitori di quei cartoni animati giapponesi fu nullo, la nostra opinione fu ignorata, non contava.
"La Notte" aveva una rubrica dal titolo "Voi lo pensate, noi lo pubblichiamo", in cui si dava voce alle opinioni dei telespettatori, anche giovani, penso fosse curata dallo stesso Enzo de Mitri.
Alla fine queste missive di protesta, contro le accuse mosse agli anime, diede spunto per un altro articolo, citato qui sopra è già postato:

domenica 14 settembre 2025

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 28 - settimo numero bimestrale)


Forse si sarà compreso (sia nel senso di "capito" sia nel senso più psicologico del termine), che anche solo sfogliare, non dico leggere, "Anime Cult" mi è divenuto greve... giri pagina e ti girano le ... 
Io penso che per una testata che stipendia dei dipendenti che vi scrivono e porta utili all'azienda che la pubblica, non sia vergognoso citare un minimo le fonti da cui si traggano idee, spunti, immagini o addirittura intere colonne di scritto... anzi, dovrebbe essere un fatto meritorio:
"Non vi posso riconoscere del denaro per la passione che avete mostrato nel trovare queste informazioni, ma almeno la soddisfazione di citarvi".

Quando, invece, si utilizza il lavoro altrui, spesso gratuito, per rimpolpare i propri articoli e la propria rivista senza manco degnarsi di scrivere dove è stato trovato quel materiale, i soggetti non menzionati potrebbero imbruttirsi... una volta può capitare, due, tre, quattro... però dopo un po' la cosa scoccia...
Uno si ritrova a pagare una rivista creata anche con il materiale da te riesumato (o creato, se si pensa alla foto del Televideo...) passando ore ed ore in biblioteca, comprando pacchi e pacchi di riviste completamente al buio e gli altri prendono lo stipendio e fanno gli utili?
E in più ti recensisco la rivista facendoti altra pubblicità gratuita? 
"C'ho scritto Giostengo?" (semi cit.)  ^__^



A pagina 35 si ripercorrono le polemiche giornalistiche contro l'animazione giapponese in Italia, in particolare quelle della primavera 1980, citando, oltre allo stramega famigerato articolo di Silvero Corvisieri su "La Repubblica (7 gennaio 1979), tre articoli successivi:

"Per chi li ha portati in Italia è una crociata contro i fantasmi", di Marcello Sorgi (intervista a Nicoletta Artom) - "Il Messaggero" 10 aprile 1980 

“Vincono in televisione i genitori anti-Goldrake”, di Lidia Golinelli - “Il Resto del Carlino” 20 aprile 1980

"Viva Goldrake", lettere al direttore - L'Occhio 11 giugno 1980

Fonte?
Da questo momento in poi la fonte, per tutti quelli che leggeranno per la prima volta questi articoli, sarà "Anime Cult" della Sprea!
Dopo il danno, la beffa... ovvero, cornuto e mazziato   ^_^


Purtroppo all'esordio di "Anime Cult" parte del materiale da me riesumato è finito nello loro grinfie, quindi ormai lo considerano riesumato da loro  ^_^


Tra quel materiale, però (a memoria), non c'era l'articolo de "L'Occhio", perché ho scoperto la testata in seguito, quindi la mezza colonna che riporta la lettera di chi difendeva Goldrake, posso ragionevolmente affermare (la redazione è andata in emeroteca a recuperare quel materiale già riesumato da me?) che l'abbiano letta su questo blog:

Tranquilli, di articoli da cui prendere spunto e citazioni più o meno corpose ne avete a tonnellate:

Per fortuna ho un lavoro e non debbo ridurmi a questi espedienti per portare a casa la mensilità  :]

Qui sotto le scan più in dettaglio.

mercoledì 25 dicembre 2024

"Mazinga: la qualità del legno", di Franco Valobra - "Il Leviatano, settimanale di commento politico" 22 aprile 1980


Perché ho la presunzione di affermare che il clamore mediatico suscitato dai cartoni animati giapponesi tra il 1978 e il 1982 mai si ripeterà con la medesima intensità?
Perché sfogli in emeroteca una testata prettamente di analisi politica interna ed estera, con contenuti probabilmente superiori alla media del periodo (che era già più alta di oggi...), giri pagina e ti trovi davanti un articolo su Goldrake, Mazinga e il dubbio se votare per il PCI alle allora prossime venture elezioni amministrative   ^_^
E' vero che non mi pare ci siano altri fissati/e che fanno la mia medesima ricerca per i successivi decenni sull'animazione giapponesi in Italia, ma non credo che negli anni 90, 2000 ed oltre siano riscontrabili scritti di questo tipo, senza contarne il mostruoso numero (1625 articoli).
Tralasciando per un momento che il titolo riporta "Mazinga" e come immagine c'è il Jumbo Mattel di Goldrake, l'incipit dello scritto vale già di per sé il prezzo del biglietto (tanto per dire):
"Vocatus atque non vocatus deus aderit", cioé "chiamato o meno, il divino sarà presente".

La citazione latina non era indirizzata a Goldrake o Mazinga, ma all'intenzione di voto dell'autore dello scritto, resta comunque un bel inizio   :]
Sfogliando un'annata completa de "Il Leviatano" e leggiucchiando qualche articolo qua e là, direi che la posizione politica fosse di sinistra, o centro-sinistra si direbbe oggi, anti DC ma anche anti PCI. In pratica si auspicava che venisse creato un fronte elettorale che potesse essere una credibile alternativa alla DC, ma senza essere sottomesso al peso elettorale del PCI.
In questo contesto quale può essere il nesso tra i robottoni animati giapponesi e il voto italico?
Il tutto nasce, incredibilmente (si può affermare oggi), dalla crociata anti cartoni animati giapponesi dei 600 genitori di Imola della primavera 1980!
L'autore aveva il dubbio se votare per Il PCI, essenzialmente per un comportamento del partito meno predatorio dei beni pubblici rispetto agli altri partiti dell'arco costituzionale, ma le vicende di Goldrake e Mazinga gli fecero cambiare idea. Si può chiosare sul fatto che Franco Valorba avesse o meno realmente l'intenzione di votare PCI o il tutto fosse un modo per schernire le posizioni contraddittorie del più grande partito di opposizione, ma i concetti scritti sull'animazione giapponese restano.
A grandi linee ho individuato quattro approcci all'invasione dei cartoni animati giapponesi in Italia tra il 1978 e il 1982:
a) venivano ignorati;
b) venivano considerati pericolosi, diseducativi, violenti e stupidi;
c) non venivano considerati pericolosi perché assolutamente stupidi ed insulsi;
d) venivano considerati portatori di un minimo di valori educativi e di svago.

Di norma l'approccio "A" era quello della stampa di settore, fumetti, fantascienza ed animazione italiana ed europea, fingevano che gli anime non esistessero, ogni tanto li commentavano, di norma per stroncarli.
Dell'approccio "B" è pieno il blog nei post dell'Emeroteca Anime.
L'approccio "D" era di pochi, tipo Gianni Rodari o Oreste del Buono.
Quelli dell'approccio "C", come in questo articolo, parevano difendere i cartoni animati giapponesi, ma in realtà (di norma) volevano solo ridicolizzare politicamente coloro che avevano l'approccio "B", quindi consideravano gli anime non pericolosi in quanto "tutti eguali", "particolarmente cretini", "popolati da personaggi particolarmente maldestri e rincoglioniti", "beceri e rincitrulliti"...  se questa è una difesa, figuriamoci l'accusa!    ^_^
Sullo sfondo la Spectre dei giocattoli nipponici, ma quando i giocattoli/merchandising erano di Sandokan, "Spazio 1999" oppure "Supergulp!", andava tutto bene   ^_^
Per l'autore nessuno di noi era così grullo da prendere sul serio i cartoni animati giapponesi, ne consegue che se qualcuno di noi (tipo io), invece, prese seriamente i contenuti positivi, fu un grullo  :]
La pagina di destra dell'articolo l'ho trovata un po' (un po') più ragionevole, intanto perché l'autore ricorda che anche lui leggeva (non essendoci la tv da bambino) fumetti con scene violente, ma anche perché i bambini vedevano la vera violenza al telegiornale...

Più sotto inserisco completamente il numero in questione de "Il Leviatano", tanto per rendere palese che un argomento come Mazinga e Goldrake era avulso dai temi usuali della testata, se non quando la polemica contro i cartoni animati giapponesi divento così tanto virulenta, che pure persone assolutamente non interessate ed informate sulla tematica, ne dovettero prendere atto.
La rivista non aveva un sommario, ma in questo numero erano toccati i seguenti argomenti:
un editoriale che analizzava come si poteva battere elettoralmente la DC;
la questione dell'acquisto dell'Alfa Romeo da parte della Nissan (ovviamente poi mai avvenuto);
un articolo del liberale Egidio Sterpa;
analisi varia sull'Iran khomeinista (argomento ancora in voga...);
analisi su Cuba (tema ancora attuale);
analisi economica sull'URSS;
una interessante analisi sul nascente movimento europeo dei Verdi, dove , se nell'editoriale si auspicava l'unione di più partiti in veste anti DC e PCI, a pagina 11 si stroncano i Verdi   ^_^
gli ultimi due scritti vanno un po' oltre le mie conoscenze   :]

Qui sotto rimetto le due pagine dell'articolo singolarmente per migliorarne la leggibilità, segue il resto della rivista.

(ovviamente Buon Natale)

lunedì 19 agosto 2024

Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 (aggiornato al 9 luglio 2024)



Con l'inserimento di altri altri 202 articoli il 9 luglio scorso, era arrivato il momento di aggiornare le tabelle con la distribuzione degli articoli sui cartoni animati giapponesi dal 1978 al 1982, anche perché erano giusto tre anni che non lo facevo:

Infatti nel frattempo avevo aggiunto 410 articoli, ovviamente non tutti nel quinquennio 78/82, quindi il grafico qui sopra e i cinque calendari annuali 78/82 (qui sotto) si erano sufficientemente modificati per notare un aumento degli articoli.
Il fatto che io inserisca tutti gli articoli nell'indice della "Emeroteca Anime" (consultabili da chiunque) non per forza rende chiaro l'impatto che l'animazione giapponese ebbe sulla carta stampata quando arrivò in Italia all'inizio del 1978, qualcosa di grafico ha una resa maggiore. 
Magari riuscendo a convincere anche qualche scettico, che non visse quel periodo, ma anche chi lo visse e non prestò mai attenzione alla questione, che mai e poi mai si potrà ripetere ciò che capito in quei cinque anni.
La mia ricerca di articoli si ferma sempre verso il 1986, andare oltre per me non avrebbe senso, lascio gli anni 90 ed oltre agli Stengo del futuro.
I 1553 articoli che ho scovato fino ad oggi, che vanno dall'arco temporale dell'anno 1961 al 1988, sono una quantità enorme in quanto ai tempi non esisteva una stampa di settore sull'animazione, men che meno animazione giapponese. Mentre dagli anni 90 in poi sono nate sia riviste dedicate solo all'animazione giapponese, che una stampa che prestava più attenzione all'animazione in generale e a quella nipponica in particolare, senza contare dell'attualità, in cui i giornalisti sono cresciuti con gli anime, quindi non lo considerano più un prodotto alieno.
Il grafico qui sopra, che si limita ai cinque anni con la maggiore intensità di articoli quotidiani e mensili, ha un picco abnorme ed irripetibile nel mese di aprile 1980, con ben 134 articoli (quotidiani, settimanali, mensili etc.), ma ci si arriva in un crescendo costante, che poi, di nuovo man mano, scema fino alla fine del 1982.
Nel grafico sopra ho evidenziato alcune tappe della notorietà dei cartoni animati giapponese, i tre momenti con le tre parti in cui venne trasmesso "Atlas Ufo Robot", e si può notare che durate e dopo la prima trasmissione tra aprile e maggio 1978 la carta stampata mostra un interesse maggiore rispetto a prima e dopo, ma moderato.
Dalla seconda parte di "Atlas Ufo Robot", dal dicembre 1978 al gennaio 1979, e la contemporanea trasmissione di altre serie nipponiche sia sulla Rai che sulle tv private locali, l'interesse dei giornalisti non scende più sotto i 14 articoli mensili. Con il metro di oggi potrebbero parere pochi, ma non lo erano per nulla, specialmente se si comprendesse quali altri fatti capitavano contemporaneamente in Italia, cosa che adesso si può fare consultando gli "Annuari Rizzoli" dal 1978 al 1983.
Con l'inizio della terza ed ultima parte di "Atlas Ufo Robot", dal dicembre 1979 al gennaio 1980, e la contemporanea messa in onda da parte della Rete 1 della Rai di "Mazinga Z", inizia a scatenarsi un'attenzione a dir poco maniacale. Ben 47 articoli a dicembre 1979, 38 a gennaio 1980, 39 a febbraio, 42 a marzo, per poi raggiungere la vetta di 134 ad aprile e 53 a maggio 1980. 
Tra i mesi di dicembre 1979 e maggio 190, oltre agli articoli su Goldrake e Mazinga Z, si scatenano i 600 genitori di Imola,"L'altra campana" di Tortora, la relazione "Servizio Opinioni Rai" (a fine post la seconda parte), infine il sondaggio "Mazinga vs Pinocchio".
Con l'aggiunta di articoli su tutte le altre serie che erano trasmesse in tutta Italia dalle tv private locali.
Si noti che per tutto il restante 1980 gli articoli mensili non scendo mai sotto il numero di 28 (settembre), neppure a luglio ed agosto, teorici mesi di bassa stagione televisiva.
Si arriva quindi a gennaio 1981, che vede di nuovo un picco a 59 articoli, dovuto a vari fattori, serie nuove come "Capitan Futuro", serie non nuove che mantengo l'attenzione della stampa, infine vari articoli di commento al successo degli anime.
Da febbraio 1981 a dicembre 1982 la carta stampata ha ormai inglobato i cartoni animati giapponesi tra i tempi usuali, ma non si superano mai i 30 articoli mensili (30 articoli ad ottobre 1980).

Sia chiaro, questo grafico è basato su ciò che io ho trovato fino ad oggi, magari domani troverò una nuova vecchia fonte che dedicò decine e decine di articoli per l'annata 1982, e tutto cambierà.
Preciso che potrebbe esserci qualche errore (di distrazione) sul numero degli articoli dei singoli mesi, ma la sostanza non cambia.



E' interessante capire anche la quantità di articoli pubblicati giornalmente ogni mese (evidenziati in giallo con numerino di fianco), compresi i mensili (o bimestrali, semestrali etc.), in questo modo risalta il costante aumento di articoli proposti dalla carta stampata.
Per il 1978, per esempio, c'è molto giallo ad aprile e maggio e a novembre e dicembre, sempre per Goldrake, ma anche per Heidi.

venerdì 16 agosto 2024

Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese


TITOLO: Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese
AUTORE: Laura Civiero e Vera Vano
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 431
COSTO: 24 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783225


Quando recensisco un libro della casa editrice "Ultra" sull'animazione giapponese parto, purtroppo, molto prevenuto, il perché lo si può leggere nelle precedenti recensioni, ma posso riassumere con:
autori ed autrici che paiono a digiuno di manga ed anime;
fonti mancanti;
informazioni prese dal web gratuito e spesso non citate, che ho ribattezzato "wikipdiate", in quanto il sito è spesso saccheggiato;
supercazzole per allungare lo scritto;
ripetitività dei temi trattati;
errori facilmente evitabili.

Di norma ho sempre dovuto aggiungere tra le lagnanze la strabordante presenza di immagini che riduceva all'osso lo scritto, ma in questo libro NON ci sono immagini!  O_O
Non solo!
Le pagine totali ammontano a ben 431!
Allora si può fare! (semi cit.)
Ciò a dimostrazione comunque dell'impegno della due autrici.
Inoltre è presente anche la bibliografia, non la sitografia, benché nelle note un po' di siti sono citati.
La cosa divertente, che ho già annotato in precedenti libri della "Ultra", è che i libri della "Ultra" sono diventati parte della bibliografia, quando inizialmente questi libri non la presentavano... 
Quindi questo paradossale processo è:
1) scrivi un libro senza citare le fonti;
2) altri libri citano il tuo libro (in questo caso della medesima casa editrice);
3) il tuo libro diventa una fonte  ^_^
4) le fonti originarie scompaiono nell'oblio del web o dell'editoria precedente al tuo libro del punto 1.

In questo caso la bibliografia consta di solo due pagine, che son meglio di nulla, e contengono numerosi saggi stranieri, per la metà di psicologia, pochi i titoli italiani sugli anime, che, ragionevolmente, invece, ci sarebbero potuti/dovuti essere.
Per quanto riguarda la questione "ripetizione degli argomenti", si nota in tutte le schede che la seconda scheda di carattere psicologico ripete fatti appena letti nella prima scheda di carattere storico-cinematografico, vengono ripetuti pari pari. 
Forse si poteva trovare un modo per evitarlo? 
Forse non si poteva evitare in quanto ogni scheda è vista dal punto di vista di due differenti autrici?
Di certo la ripetizione allunga lo scritto e rende un po' prolissa l'analisi.
Il libro è stato pubblicato a giugno, acquistato a luglio ed iniziato a leggerlo subito, l'ho finito a metà agosto perché mi ci sono arenato dopo poco, troppe magagne informative... quando poi l'ho ripreso quasi mi ero dimenticato il perché lo avessi sospeso, in quanto dopo un po' ha iniziato a scorrere via abbastanza bene. Per fortuna prendo appunti quando devo recensire un libro (cosa che mi fa perdere tempo), quindi in fase di scrittura della recensione mi sono ricordato il perché di tanto fastidio iniziale.
Questo per dire che la mia recensione non sarà per nulla obiettiva, in quanto le wikipediate, gli errori e le info prese senza citare le fonti originali non mancano...
Il problema è che quando trovo qualche furbata, poi nei punti in cui non le trovo e che magari mi stanno pure piacendo, mi resta il dubbio che la furbata ci sia, ma io non l'abbia vista... leggere un libro con questo stress da detective non è il massimo.


Mi son permesso di riportare la parte iniziale dell'introduzione per far spiegare dalle autrici come procede lo scritto.
In pratica ogni film preso in esame viene analizzato dal punto di vista storico-cinematografico da una autrice e poi interviene la seconda con il commento prettamente psicologico.
Le due autrici avevano operato nel medesimo modo per il libro (sempre "Ultra") "Mondi animati mondi interiori - Disney e Pixar: dietro i sogni", stavolta si sono buttate sull'animazione giapponese, ormai lo fanno un po' tutti, ne avevano il background?
A me è parso di no, ma non le conosco, magari salta fuori che sono due mega otaku che frequentavano le fiere del fumetto dalla seconda elementare e che hanno una biblioteca con più titoli dei miei. Tenderei ad escludere questa mia ultima ipotesi per il fatto che alcuni saggi che ci sarebbero dovuti essere nella bibliografia, viste le tematiche trattate e visti taluni errori, non ci sono, quindi immagino che non li abbiano letti e neppure consultati.
Nella pagina di destra qui sopra ho anche evidenziato un passaggio in cui nel 2024 spiega che gli anime non sono esclusivamente destinate ad un pubblico infantile, questo mi fa ipotizzare che le loro conoscenze dell'animazione giapponese pre questo libro non fossero approfonditissime, oppure il target del libro è stato valutato quello per lettori non conoscitori dell'argomento, ergo la questione andava sottolineata. 
Non per nulla il primo capitolo vuole dare un minimo di conoscenza introduttiva sull'animazione giapponese, si parte a pagina 11 con gli Emakimono dell' XI° secolo e si finisce a pagina 25 con il primo lungometraggio nipponico animato a colori "La leggenda del serpente bianco" del 1958.
Si può introdurre un periodo temporale così ampio in 24 pagine?
A me il tutto è parso lacunoso, non vengono mai trattati i manga, forse, piuttosto che toccare così la tematica, era meglio saltarla.
Come sarebbe stato meglio saltare la successiva veloce trattazione dell'impatto dell'animazione giapponese in Italia dal 1978 del secondo capitolo, tra l'altro mi avrebbe risparmiato qualche dispiacere e avrebbe reso la mia recensione meno antipatica   ^_^
Forse non sembrerà, e me ne scuso, ma ci ho messo tutto l'impegno possibile per cercare di essere meno antipatico possibile  >_<


Torniamo al discorso delle fonti...
Si può raccontare l'avvento degli anime in Italia senza citare le polemiche giornalistiche sulla carta stampata del periodo 1978/1982?
Ovviamente no, non per nulla se ne occupata anche la saggistica in vari tomi.
Infatti vengono citati alcuni articoli della carta stampata (li metto tutti e tre), la cui fonte originale diviene magicamente la rivista "Anime Cult"!   ^_^
Tra l'altro li si citano con qualche errore, quindi, forse, sarebbe stato il caso di fare una ricerca più accurata per trovare chi in origine riesumò quegli articoli (cioè io me medesimo in persona).
Il 21 aprile 2014 avevo posto una serie di articoli tra cui quello citato a pagina 27, cioè "I nuovi Disney arrivano dal Giappone", solo che le autrici, oltre a non riportare la data, affermano che l'articolo non era firmato. 
No, il pezzo era firmato e lo scrisse Luciano Curino:

Per il resto il tutto procede molto affrettatamente, per esempio non viene citato "Kimba il leone bianco" tra le prime serie arrivate in Italia, la prima sulle tv private locali.
La povera Heidi è liquidata in poche righe, non valutando bene quale importanza ebbe la pastorella nippo-svizzera per il successo degli anime in Italia. In questi giorni c'è una pubblicità che utilizza ancora Heidi e la sua sigla, a distanza di 46 anni!
Si afferma che la sigla di "Atlas Ufo Robot" venne ritenuta "imbarazzante e fuorviante", manca una fonte di chi lo affermò. Un esperto? Uno dei tanti giornalisti? Gli autori?

domenica 23 giugno 2024

Al cinema con gli anime, i film di montaggio italiani tratti dalle serie televisive giapponesi negli anni Ottanta


TITOLO: Al cinema con gli anime, il film di montaggio italiani tratti dalle serie televisive giapponesi negli anni Ottanta
AUTORE: Jacopo Benini
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 296
COSTO: 22,50 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9788896133712


Togliamo subito l'elefante, anzi, il brontosauro dalla stanza, il sottotitolo al libro non l'ho capito, azzarderei fin sbagliato, almeno fuorviante:
i film di montaggio italiani tratti dalle serie televisive giapponesi negli anni Ottanta

Come tutte le volte che mi traslano materiale, qualsiasi esso sia, degli anni 70 negli anni 80, la cosa mi ha irritato   ^_^
"Negli anni Ottanta":
gran parte delle serie tv da cui sono stati assemblati questi film di montaggio sono degli anni 70;
gli stessi mediometraggi Toei, poi montati ad arte per trarne film singoli, sono degli anni 70;
alcune delle iniziative commerciali italiche costituite per generare questi film di montaggio, sono state poste in atto negli anni 70, seppure alla loro fine.

Resta che il 1978 e/o il 1979, anche fino al 31 dicembre, restano anni 70.
Cosa costava riportare "i film di montaggio italiani tratti dalle serie televisive giapponesi negli Settanta ed anni Ottanta?
Si noti che degli anime visibili nelle copertine anteriore e posteriore solo due sono degli anni 80, tanto per dire la scelta un po' insensata per il sottotitolo.

Ammetto che quando appassionati/ricercatori tanto anagraficamente giovani (Benini è del 1996) si approcciano ai "miei" cartoni animati giapponesi provo dei sentimenti contrastanti:
sollievo e contentezza perché nuove leve indagano il mondo degli anime anni 70/80 e mantengono vivo il loro ricordo, che altrimenti si oblierà con la nostra dipartita;
un po' infastidito, come se un "estraneo" mi entrasse in casa ad impicciarsi dei fatti miei...

"Loro", le nuove leve, non hanno vissuto il "first impact" e manco il secondo (forse neppure il terzo...), come si permettono di spiegarlo a me che c'ero e che raccolgo documenti e materiale da quando "loro" (gli estranei) manco erano nati o erano all'asilo?

Ovviamente conta il come questi giovani saggisti sviluppano la loro ricerca e trattano l'argomento "vecchi cartoni animati giapponesi"  :]

Uno dei tanti aspetti che una persona nata nel 1996 non può comprendere è che noi guardavamo i primi anime in tv in bianco e nero, solo successivamente le tv a colori entrarono nella case italiche, ma non a casa mia fino al 1986...




Per fortuna sia nella prefazione di Gianluca Di Fratta, che nello scritto dell'autore e nelle interviste a fine saggio, l'argomento è ben esposto.
Poter recarsi al cinema per ammirare i tuoi eroi a colori era un sensazione unica, che poi le trame di questi film e talvolta i nomi non tornassero del tutto con quello che conoscevi, creava un po' di spiazzamento (e di discussione tra amici), ma restava un'esperienza catartica   ^_^
Infatti concordo su tutta la prefazione difrattiana, tranne nei punti in cui, forse, ci si complimenta troppo con gli autori di questi stravolgimenti di montaggio cinematografico, che, stringi stringi, operavano per un mero tornaconto economico, una mezza truffa ai danni di innocenti bambini che volevano vedere solo i propri eroi animati colorati sul grande schermo. Nel caso dei mediometraggi il film era già esistente nella versione nipponica, sarebbe bastato proiettarlo senza pigliarci per il c...   :]
Un po' mi ricorda la questione attuale, presente spesso sulla rivista "Anime Cult", secondo cui dovremmo ringraziare chi alla Fininvest/Mediaset importava anime fuori target, quindi era "costretto" a manipolarli, delocalizzarli, snaturarli e in alcuni casi stravolgerli, per mandarli in onda... mentre in realtà costoro facevano i propri interessi legittimi di stipendiati, non agivano per il bene dell'animazione nipponica in Italia... ma sto divagando.

Capisco che il saggio sia una analisi seria, seppur di un argomento tanto secondario (ed importante!), ma talvolta ho letto dei termini che forse si sarebbero potuti rendere più accessibili:
tool di rimando; bias culturale; sistematizzazione tassonomica; framework teorico"...

E poi ho smesso di prendere nota a pagina 17, perché era solo l'introduzione dell'autore  :]

Nel primo capitolo si riepiloga la storia dell'animazione nipponica, che viene fatta partire, per esigenze di spazio e coerenza con il tema del saggio, dal dopo guerra. Ci si concentra sull'animazione nipponica commerciale, non film d'autore, come commerciali erano i film di montaggio italici.
Per spiegare la parte commerciale delle serie tv nipponiche, anche nei loro esordi con "Tetsuwa Atom", si fa spesso riferimento agli sponsor, tipo l'azienda di cioccolati "Meiji Seika".
Tanti ma tanti anni fa comprai alla libreria Hoepli di Milano due libricini strapieni di pubblicità per ragazzini, ai tempi non sapevo bene neppure il perché di quell'acquisto impulsivo, ma mi è tornato utili più volte:


domenica 26 maggio 2024

"I giapponesi in ritirata" - "WOW fanzine di fumetti, fantascienza, cinema" marzo/aprile 1980


Quello che mi sorprende sempre, oltre al tono accusatorio e ai contenuti disinformati degli articoli della carta stampata generalista del periodo, fu l'atteggiamento delle riviste sui fumetti e sulla fantascienza, che, invece e forse, avrebbero potuto fare uno sforzo informativo. 
L'approccio di questa stampa di settore verso l'animazione seriale giapponese trasmessa dalle emittenti italiane fu nella quasi totalità di due tipologie:
totale disinteresse;
riproposizione dei cliché divulgativi proposti dalla stampa generalista.

Quanto sarebbe stato premiante leggere oggi un articolo del marzo/aprile 1980 su una di queste pubblicazioni sui comics in cui si faceva tabula rasa di tutte le fake news veicolate dai quotidiani, settimanali e mensili?
Purtroppo quasi sempre non fu così...
Fa piacere rendersi conto che spesso nei decenni a seguire gli autori di questi articoli e i direttori di quelle testate cambiarono anche opinione, ma più piacere avrebbe fatto averli dalla nostra parte durante lo tsunami mediatico contro gli anime della primavera 1980.
L'editoriale che ho riesumato è della testata milanese "WOW fanzine di fumetti, fantascienza, cinema", non è firmato, ma essendo un editoriale posso immaginare facesse capo al direttore.
Tra l'altro la testata vantava (lo si può leggere nella parte sinistra della pagina qui sopra appena sotto la mappa del mondo) pure un corrispondente dal Giappone, Hiroshi Tanabe, perché non interpellare lui su quello che veniva pubblicato dal 95% della stampa italiana? 
Nell'editoriale si narra della "ritirata dei giapponesi", ed il tono di rivalsa verso questi fumetti e cartoni animati alieni è tanto forte quanto errato a medio, lungo e lunghissimo termine.
Probabilmente farò la figura dell'antipatico a riesumare questo breve scritto, ma è un po' come leggere le giustificazioni dei collaboratori Fininvest/Mediaset per gli stravolgimenti degli anime, in questo caso "carta canta", in quel caso gli "adattamenti cantano".
Lo scritto parte pacato... definendo i disegni animati giapponesi come poveri di idee, di contenuti e violenti. 
Solo chi non ne aveva mai seguito neppure mezzo episodio poteva etichettarli come "poveri di contenuti ed idee"... se quelle storie avevano un pregio, fu proprio quello dell'originalità, se paragonati a quello che ci facevano vedere prima del febbraio (Heidi) e aprile (Goldrake) del 1978.
Mentre sulla violenza ci poteva anche stare l'appunto, ma non replicando a pappagallo ciò che veicolava la carta stampata generalista e la gran parte degli "esperti", magari spiegando il perché nei disegni animati giapponesi c'era più violenza rispetto ai cartoni di "Hanna & Barbera".
Non solo, si informava il lettore che editorialmente i fumetti ispirati ai cartoni animati giapponesi, che a parte il Mazinga e la Candy Candy pubblicati dalla "Fabbri Editori", erano tutti di matrice italiana, erano un cattivo affare editoriale, perché le polemiche contro i "vari Mazinga" ne avevano causato un crollo di vendite.
Per l'editorialista l'invasione dei super robot e dei lacrimosi orfanelli di marca nipponica era durata meno del previsto, il tono è sollevato, il nemico è sconfitto, forse?   ^_^
La parte, però, che mi ha fatto abbastanza inorridire, in quanto veicolata da una testata, per quanto piccola, dedicata a "fumetti, fantascienza, cinema" è l'accenno ai prodotti nipponici "studiati e creati su fredde base scientifiche, figli del computer"... ma in redazione non potevano interpellare Hiroshi Tanabe?
Nessuno di loro aveva visto sulla Rai "Heidi, Goldrake, Harlock and co.", di Giuseppe Breveglieri?
A quanto pare nessuno si avvalse della collaborazione del loro inviato nipponico e nessuno vide il servizio di "Tam Tam" del Tg1 dell'aprile 1979... perché gli anime erano disegnati tutti a mano!  T_T
I giudizi negativi non terminano, i cartoni animati giapponesi si beccano in sequenza:
lacrimosi orfanelli; serials spettacolosi e crudeli; uguali tra loro; privi di genialità; privi di inventiva; privi di valore letterario; privi di umanità; serie violente e vuote; diseducativi; l'influenza negativa esercitata sui giovanissimi.

Cioè... distrutti su tutta la linea, condannati in contumacia, nessun appello possibile.
La cosa triste è che ci si beava del fatto che le polemiche della carta stampata e la crociata dei genitori di Imola causarono il crollo delle vendite in edicola dei fumetti derivati dagli anime.
Per l'editorialista misterioso "nessun rimpianto per i mazinga perduti" (emme minuscola di Mazinga), ma nel contempo si domandava se gli editori italiani avrebbero sfruttato il crollo di vendite dei brutti, sporchi e cattivi "spaghetti manga" per dare spazio agli autori italiani.
Non sono un esperto, ma a grandi linee direi che la risposta fu no.
Poi ci sarebbe da capire se, effettivamente, dopo le pesanti e a tratti farneticanti polemiche della primavera 1980, ci fu un crollo di vendite in edicola di tali prodotti editoriali, forse da qualche parte ho dei dati.

Qui sotto la copertina del numero in questione.

domenica 26 novembre 2023

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 13)


Il corpo dominante del numero, cioè il dossier su Tsukasa Hojo, mi trova un po' impreparato, non essendo appassionato di "City Hunter" ed avendo seguito con diletto di questo autore solo "Occhi di gatto", anche se non tutti gli episodi. Quindi per una buona parte della rivista sono restato un mero lettore senza molto background, se non quello letto negli anni nella saggistica di riferimento.
Non sembrerà, ma a forza di leggere più o meno gli stessi concetti, qualcosa si apprende  :]
Non mancano anche in questa 13esima pubblicazione le interviste della redazione:
a Guido Cavalieri, la voce di Ryo Saeba, in tema con il dossier;
a Maurizio Ercole (editore);
a Giorgia Passeri, terza ed ultima parte;
a Mauro Goldsand (autore di sigle).

Stavolta, probabilmente per evitare polemiche ed equivoci, sono riportati stralci di interviste di Tsukasa Hojo ma con data e testata originaria.



Il Sommario di questo numero.



Mario Rumor si occupa di illustrarci il maestro Osamu Dezaki, dierei la persona giusta, visto che tra i saggi da lui scritti, uno è proprio sull'autore nipponico:
Osamu Dezaki, il richiamo del vento (prima edizione) - (manca l'immagine della copertina, non so perché...).
Tutto l'articolo è interessante, ma ho trovato chiaro ed educativo, sia per i fan che per il lettore occasionale, le quattro pagine in cui Rumor illustra i vari stili grafici di Dezaki con immagini e didascali esplicative.
Semplice e chiaro, alla portata di tutti  :]

venerdì 20 ottobre 2023

Come far leggere i bambini



TITOLO: Come far leggere i bambini
AUTORE: Roberto Denti
CASA EDITRICE: Editori Riuniti
PAGINE: 165
COSTO: 
ANNO: 1982
FORMATO: 20 cm X 13 cm
REPERIBILITA': biblioteca
CODICE ISBN: 


Ogni volta che trovo un saggio anni 70, 80 e primi anni 90 che cita o tratta l'animazione giapponese in Italia penso sempre che sarà l'ultimo, ed invece continuo a scovarne, poi il livello di trattazione dell'argomento può essere vario, di norma escludo i titoli con una o due citazioni random.
Infatti sono arrivato al sorprendente numero di 37 titoli (con questo), ma altri ancora ne ho recuperati.
Quindi il mio scopo originario di vedere come i cartoni animati giapponesi venissero trattati non in articoli della carta stampata, ma in libri scritti con più calma e magari maggiore approfondimento, oggi dispone di una panoramica abbastanza ampia. Ognuno potrà valutare se e come i vari saggisti riuscirono ad elevarsi dalla superficialità della carta stampata.


In questo post mostro un saggio sulla lettura dei bambini pubblicato dallo scrittore Roberto Denti, di cui ho anche qualche articolo nell'indice dell'Emeroteca Anime.
L'autore cita solo di sfuggita Mazinga, Heidi e Remi, ma mediamente non scarica a loro la colpa dello scarso interesse alla lettura dei bambini fino al 1982, la addita ai genitori e alla scuola. Il giudizio sui cartoni animati giapponesi non è che sia positivissimo, vengono identificati come "personaggi discutibili", ma anche quelli disneyani sono valutati "sdolcinati e falsi", perfino Zorro è giudicato potenzialmente "ipocrita e classista", infine vengono criticati anche i titoli classici della letteratura per bambini/ragazzi, quindi in generale non vennero prese le parti di qualcuno contro altri. L'autore si sofferma su come cercare di spingere il bambino a leggere, senza forzarlo o fargli passare la voglia con libri inadatti, considerando sempre il potere persuasivo della televisione e non ipotizzando mai censure di programmi televisivi.

Controllare sempre in basso il numero di pagina, alcune sono consecutive, altre no.


Perché ci davano il tormento perché guardavamo Heidi e Mazinga e poi gli adulti usavano la televisione come countdown per l'ultimo dell'anno?
Per quanto banale a leggerlo oggi, l'autore fa notare che vietare i personaggi televisivi amati dai bambini, qualsiasi essi fossero, avrebbe portato solo alla marginalizzazione del bambino nei discorsi e nei giochi con i coetanei.
Nel 1982 non era un concetto ovvio, c'era chi faceva le crociate sui giornali ed in televisione per negarci Goldrake...