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domenica 17 novembre 2013

Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (Gianni Rodari)


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QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


TITOLO: Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento
AUTORE: autori vari, con uno scritto di Gianni Rodari
CASA EDITRICE: Provincia di Milano, assessorato alla cultura
PAGINE: 158
COSTO: ?
ANNO: 1981
FORMATO: 21cm X 15cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN:

In un post precedente avevo inserito un articolo ( Dalla parte di Goldrake ) di Gianni Rodari che nel 1980 prendeva le difese di Goldrake e compagnia, articolo che negli ultimi anni è stato spesso citato sia sul web che sulla saggistica d'animazione. Dell'articolo venivano sempre riportate le solite dieci righe, quindi mi era venuta la curiosità di leggerlo interamente, ed ho così scoperto che quell'articolo era tratto da un testo più organico riguardante i bambini, le fiabe e il fumetto, ma in generale su come era cambiato il mondo della lettura per bambini in quegli anni, toccando anche l'allora spinoso argomento dei cartoni animati giapponesi, cioè Goldrake e Heidi.
Questo che presento è il libro in cui è ospitato tutto l'articolo di Rodari, che è molto interessante, facile da leggere e ancora attuale, forse dovrebbero leggerlo i genitori di oggi che ieri erano i bambini a cui si voleva vietare Goldrake.
Più volte Rodari insiste sul fatto che il fumetto, che è l'argomento base del suo discorso, sarebbe dovuto essere spiegato a scuola, e non considerato come una lettura da ignoranti. Il passo successivo riguarda la televisione ed i programmi per bambini, verso la quale Rodari fa il medesimo ragionamento.
Ho scannerizzato l'intero contributo di Rodari, che ritengo non necessiti di altri miei commenti.




martedì 29 ottobre 2013

"Dalla parte di Goldrake" articolo di Gianni Rodari su Rinascita del 17 ottobre 1980



Edit del 4 ottobre 2018:
Sono venuto in possesso del numero originale di Rinascita con lo scritto di Giani Rodari, e dato che è molto più "vissuto" della versione presa da microfilm dell'emeroteca, sostituisco le scan  ;)



Questo articolo di Gianni Rodari è spesso citato sia nella saggistica sugli anime che sui siti web quando si commentano le polemiche di quegli anni sulla violenza dei cartoni animati giapponesi, però è sempre citata la solita decina di righe (le si può trovare pure su Wikiquote ), manca l'articolo completo (oppure io non l'ho trovato...).
Quindi ho pensato di andamelo a cercare in qualche emeroteca reale (ringrazio l'amico Max per aver fatto la ricerca assieme a me) e di postarlo, anche perché ero curioso di leggere eventuali altri giudizi di Rodari sui cartoni animati giapponesi.
La mia curiosità è stata ricompensata dalla lettura del lungo articolo, che vi sottopongo, e che va oltre Goldrake, ma sempre in maniera comprensibilissima.
Tanto per avere la riconferma che, con un piccolo sforzo, anche i giornalisti non del livello intellettuale di Rodari avrebbero potuto scrivere meno scempiaggini.

[Ho reperito la pubblicazione da cui proviene questo estratto di Rodari, può essere letta in questo post:  Il ragazzo e il libro ]






La prima pagina del numero di Rinascita del 17 ottobre 1980, lo scritto di Rodari è richiamato sul fianco destro.


giovedì 13 marzo 2014

La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione


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TITOLO: La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione
AUTORE: Antonio Faeti
CASA EDITRICE: Edizioni Dedalo
PAGINE: 269
COSTO: 12 €
ANNO: 1983
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA':Presso il libreria Hoepli di Milano
CODICE ISBN: ISBN 9788822050120


Il saggio di Faeti l'ho inserito assieme a tutti gli altri saggi sugli anime, in realtà non è il tema principale del libro, che è di carattere pedagogico, incentrato su quali siano i contenuti del materiale multimediale dedicato ai bambini, e di come i bambini ne fruiscano. Inoltre gli anime sono citati e valutati spesso in relazione ad articoli giornalistici, quindi rientra anche nella categoria di temi dell'Emeroteca anime. Il libro è stato pubblicato nel 1983, ed è tra i primi in Italia che prendono in esame gli anime, Gianni Rodari in un scritto del 1981 ne trattava, ma solo di sfuggita: 

Esiste un saggio antecedente di Fernando Rotondo e Renata Gostoli, sempre inerente le pubblicazioni per ragazzi, che nel titolo presenta addirittura Goldrake, “Da Cuore a Goldrake”, ma in realtà nei contenuti i cartoni animati giapponesi sono presi in considerazione solo dal punto di vista editoriale (libri e riviste che vennero pubblicati sull'onda del successo televisivo), senza una particolare analisi dei contenuti:
Da Cuore a Goldrake 

Quindi il libro di Faeti lo si può considerare la prima parziale, molto parziale, analisi saggistica dei “cartoons giapponesi”, come li nomina lui, e da questo già si capisce con quanta conoscenza del fenomeno se ne discetterà.
Questa mia recensione non riguarderà il contenuto di tutto il saggio, su cui sono poco ferrato (ammesso io sia ferrato in qualcosa...), ma specificatamente sulle citazioni e i commenti dell'autore inerenti gli anime.
Faeti parte subito bene già nell'introduzione, dolendosi che una mostra da lui curata (“Annitrenta”) sulla visività degli anni 30 fu tacciata di “alto tasso di fascismo”, tira in ballo la povera “Jenny la tennista” per dimostrarne la violenza.
Intanto il "servizio tornado" non era la skill di tutte le tenniste, ma solo di alcune, sarebbe bastato guardare 4 puntae di seguito per rendersene conto, visto che si voleva inserire Jenny addirittura in un saggio sui libri per bambini/ragazzi.
Però l'autore afferma appena dopo di averne viste alcune di queste puntate, forse non le aveva capite. Non mi pare proprio che in Jenny lo scopo fosse fare male alle avversarie, era vincere, primeggiare, e in quale altro modo si poteva rendere interessante uno sport come il tennis se non creando del pathos (non ansia...) e dei colpi speciali? Forse Faeti dimentica John McEnroe, che nei suoi scatti di nervi era, lui si, un pelino violento.


giovedì 4 ottobre 2018

Integrazioni di due post con scan provenienti dalle riviste originali: "Dalla parte di Goldrake" di Gianni Rodari - Rinascita 17 ottobre 1980 + "L’abominevole bambina delle nevi", di Marina Valcarenghi - Effe ottobre/novembre 1978




Questa volta nessun "nuovo" vecchio articolo sui cartoni animati giapponesi, ma l'inserimento delle pagine originali, molto più vintage, in sostituzione delle scan e della versione web presenti nei due relativi post.
Infatti entrambi i post non mi avevano soddisfatto per quanto riguarda le immagini proposte.
L'articolo di Gianni Rodari, vista la sua importanza e le numerosissime citazioni in saggistica, meritava qualcosa in più di stampe rovinate provenienti da un microfilm usurato:

"Dalla parte di Goldrake" articolo di Gianni Rodari su Rinascita del 17 ottobre 1980


L'abominevole articolo presente su Effe l'avevo postato solo nella sua versione web, presente sul sito della rivista, dato che il numero in questione non riuscivo proprio a reperirlo.
Visto che sono riuscito a colmare la lacuna, ecco uno dei primi vaneggiamenti veicolati dalla carta stampata più seria, che sarebbe dovuta essere anche la più attenta ai contenuti:

"L’abominevole bambina delle nevi", di Marina Valcarenghi - Effe (mensile femminista autogestito) n° 10/11 ottobre/novembre 1978


Buona eventuale rilettura  ;)

mercoledì 8 gennaio 2014

"Allegri che c'è da piangere", di Elena Doni - L'Espresso (settimanale) agosto 1979



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Quando dovevo decidere la tag (o etichetta) del blog per questi articoli giornalistici anni 70/80 ero indeciso tra il più tecnico Emeroteca anime , che poi ho scelto, e "Niente resterà impunito" di cuoriana memoria, che per articoli come questo (e per quasi tutti gli altri) sarebbe stata la tag più giusta.
Ribadendo che nel 1979 non era facile pubblicare un articolo sugli anime, non c'era nessun libro in italiano, nessun esperto da consultare, niente internet, non vuol dire, però, che si potessero scrivere cose a caso... esistevano comunque pubblicazioni in inglese e c'era sempre la possibilità di recarsi all'ambasciata o al consolato giapponese per avere un minimo di riscontro alle proprie tesi. Senza contare l'opzione "viaggio in Giappone" per avere fonti informative dirette. Scelta che venne messa in atto, ugualmente con scarsissimo profitto, da due giornalisti: Nientepopodimenoche Vittorio Zucconi e Carlo Morlondo .
Questo articolo di Elena Doni, giornalista e scrittrice, non è nei toni tra i più aggressivi che ho presentato fino ad ora (record di Nantas Salvalaggio e Alberto Bevilacqua ex aequo ), però inanella una sequela molto lunga di luoghi comuni ed errori, una vera e propria disinformazione giornalistica a tutto campo.
Spesso mi accorgo di scrivere ripetutamente "cartoni animati giapponesi" (che è anche una delle tag del blog), nonostante, oltre a non essere il termine corretto, abbia un chiaro valore dispregiativo. Questo perché "cartoni animati giapponesi" fu il quasi epiteto che li identificava, basta provare a contare quante volte Elena Doni in questo articolo lo utilizza, avrebbe potuto usare almeno una volta "animazione giapponese", ma non lo fece.
Premesso tutto ciò partiamo col lungo articolo di Elena Doni sul settimanale "L'Espresso", il più importante dell'epoca, che inizia col la sinossi della prima puntata di Remì. Personalmente non seguivo Remì, troppo lagnoso, però mi pare che il riepilogo della trama sia corretto.


venerdì 16 agosto 2024

Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese


TITOLO: Mondi animati, mondi interiori - Altre visioni: l'animazione giapponese
AUTORE: Laura Civiero e Vera Vano
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 431
COSTO: 24 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783225


Quando recensisco un libro della casa editrice "Ultra" sull'animazione giapponese parto, purtroppo, molto prevenuto, il perché lo si può leggere nelle precedenti recensioni, ma posso riassumere con:
autori ed autrici che paiono a digiuno di manga ed anime;
fonti mancanti;
informazioni prese dal web gratuito e spesso non citate, che ho ribattezzato "wikipdiate", in quanto il sito è spesso saccheggiato;
supercazzole per allungare lo scritto;
ripetitività dei temi trattati;
errori facilmente evitabili.

Di norma ho sempre dovuto aggiungere tra le lagnanze la strabordante presenza di immagini che riduceva all'osso lo scritto, ma in questo libro NON ci sono immagini!  O_O
Non solo!
Le pagine totali ammontano a ben 431!
Allora si può fare! (semi cit.)
Ciò a dimostrazione comunque dell'impegno della due autrici.
Inoltre è presente anche la bibliografia, non la sitografia, benché nelle note un po' di siti sono citati.
La cosa divertente, che ho già annotato in precedenti libri della "Ultra", è che i libri della "Ultra" sono diventati parte della bibliografia, quando inizialmente questi libri non la presentavano... 
Quindi questo paradossale processo è:
1) scrivi un libro senza citare le fonti;
2) altri libri citano il tuo libro (in questo caso della medesima casa editrice);
3) il tuo libro diventa una fonte  ^_^
4) le fonti originarie scompaiono nell'oblio del web o dell'editoria precedente al tuo libro del punto 1.

In questo caso la bibliografia consta di solo due pagine, che son meglio di nulla, e contengono numerosi saggi stranieri, per la metà di psicologia, pochi i titoli italiani sugli anime, che, ragionevolmente, invece, ci sarebbero potuti/dovuti essere.
Per quanto riguarda la questione "ripetizione degli argomenti", si nota in tutte le schede che la seconda scheda di carattere psicologico ripete fatti appena letti nella prima scheda di carattere storico-cinematografico, vengono ripetuti pari pari. 
Forse si poteva trovare un modo per evitarlo? 
Forse non si poteva evitare in quanto ogni scheda è vista dal punto di vista di due differenti autrici?
Di certo la ripetizione allunga lo scritto e rende un po' prolissa l'analisi.
Il libro è stato pubblicato a giugno, acquistato a luglio ed iniziato a leggerlo subito, l'ho finito a metà agosto perché mi ci sono arenato dopo poco, troppe magagne informative... quando poi l'ho ripreso quasi mi ero dimenticato il perché lo avessi sospeso, in quanto dopo un po' ha iniziato a scorrere via abbastanza bene. Per fortuna prendo appunti quando devo recensire un libro (cosa che mi fa perdere tempo), quindi in fase di scrittura della recensione mi sono ricordato il perché di tanto fastidio iniziale.
Questo per dire che la mia recensione non sarà per nulla obiettiva, in quanto le wikipediate, gli errori e le info prese senza citare le fonti originali non mancano...
Il problema è che quando trovo qualche furbata, poi nei punti in cui non le trovo e che magari mi stanno pure piacendo, mi resta il dubbio che la furbata ci sia, ma io non l'abbia vista... leggere un libro con questo stress da detective non è il massimo.


Mi son permesso di riportare la parte iniziale dell'introduzione per far spiegare dalle autrici come procede lo scritto.
In pratica ogni film preso in esame viene analizzato dal punto di vista storico-cinematografico da una autrice e poi interviene la seconda con il commento prettamente psicologico.
Le due autrici avevano operato nel medesimo modo per il libro (sempre "Ultra") "Mondi animati mondi interiori - Disney e Pixar: dietro i sogni", stavolta si sono buttate sull'animazione giapponese, ormai lo fanno un po' tutti, ne avevano il background?
A me è parso di no, ma non le conosco, magari salta fuori che sono due mega otaku che frequentavano le fiere del fumetto dalla seconda elementare e che hanno una biblioteca con più titoli dei miei. Tenderei ad escludere questa mia ultima ipotesi per il fatto che alcuni saggi che ci sarebbero dovuti essere nella bibliografia, viste le tematiche trattate e visti taluni errori, non ci sono, quindi immagino che non li abbiano letti e neppure consultati.
Nella pagina di destra qui sopra ho anche evidenziato un passaggio in cui nel 2024 spiega che gli anime non sono esclusivamente destinate ad un pubblico infantile, questo mi fa ipotizzare che le loro conoscenze dell'animazione giapponese pre questo libro non fossero approfonditissime, oppure il target del libro è stato valutato quello per lettori non conoscitori dell'argomento, ergo la questione andava sottolineata. 
Non per nulla il primo capitolo vuole dare un minimo di conoscenza introduttiva sull'animazione giapponese, si parte a pagina 11 con gli Emakimono dell' XI° secolo e si finisce a pagina 25 con il primo lungometraggio nipponico animato a colori "La leggenda del serpente bianco" del 1958.
Si può introdurre un periodo temporale così ampio in 24 pagine?
A me il tutto è parso lacunoso, non vengono mai trattati i manga, forse, piuttosto che toccare così la tematica, era meglio saltarla.
Come sarebbe stato meglio saltare la successiva veloce trattazione dell'impatto dell'animazione giapponese in Italia dal 1978 del secondo capitolo, tra l'altro mi avrebbe risparmiato qualche dispiacere e avrebbe reso la mia recensione meno antipatica   ^_^
Forse non sembrerà, e me ne scuso, ma ci ho messo tutto l'impegno possibile per cercare di essere meno antipatico possibile  >_<


Torniamo al discorso delle fonti...
Si può raccontare l'avvento degli anime in Italia senza citare le polemiche giornalistiche sulla carta stampata del periodo 1978/1982?
Ovviamente no, non per nulla se ne occupata anche la saggistica in vari tomi.
Infatti vengono citati alcuni articoli della carta stampata (li metto tutti e tre), la cui fonte originale diviene magicamente la rivista "Anime Cult"!   ^_^
Tra l'altro li si citano con qualche errore, quindi, forse, sarebbe stato il caso di fare una ricerca più accurata per trovare chi in origine riesumò quegli articoli (cioè io me medesimo in persona).
Il 21 aprile 2014 avevo posto una serie di articoli tra cui quello citato a pagina 27, cioè "I nuovi Disney arrivano dal Giappone", solo che le autrici, oltre a non riportare la data, affermano che l'articolo non era firmato. 
No, il pezzo era firmato e lo scrisse Luciano Curino:

Per il resto il tutto procede molto affrettatamente, per esempio non viene citato "Kimba il leone bianco" tra le prime serie arrivate in Italia, la prima sulle tv private locali.
La povera Heidi è liquidata in poche righe, non valutando bene quale importanza ebbe la pastorella nippo-svizzera per il successo degli anime in Italia. In questi giorni c'è una pubblicità che utilizza ancora Heidi e la sua sigla, a distanza di 46 anni!
Si afferma che la sigla di "Atlas Ufo Robot" venne ritenuta "imbarazzante e fuorviante", manca una fonte di chi lo affermò. Un esperto? Uno dei tanti giornalisti? Gli autori?

domenica 9 dicembre 2018

Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 (aggiornato al 3 dicembre 2018)



In un precedente post (link) avevo cercato di evidenziare graficamente l'impressionante attenzione della carta stampata (e non) verso i cartoni animati giapponesi nel periodo dal gennaio 1978 al dicembre 1982, che in taluni mesi è stata più che altro una vera e propria ossessione mediatica.
Per migliorare quelle tabelle ho pensato di introdurre la voce "mensile", cioè le pubblicazioni che recavano solo il mese di pubblicazione (ergo senza un giorno specifico), che nelle tabelle di quel post avevo deciso di inserire un po' arbitrariamente il primo giorno del mese, falsando il numero di articoli giornalieri.
Inoltre, dopo aver inserito altri 74 articoli, mi è parso giusto aggiornare il tutto, illustrandolo con un bel grafico degno dell'injegneeeer Cane   ^_^
Nel grafico ho evidenziato, ovviamente, i tre periodi distinti in cui venne trasmesso Goldrake:

Esordio TV di Goldrake (primi 25 episodi: 4 aprile/6 maggio 1978), articoli di Repubblica e Corriere della Sera

Goldrake torna in tv (secondi 25 episodi: 12-12-1978/ 12-01-1979), articoli di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, l'Unità

Ultima apparizione di Goldrake (22 episodi: 11-12-1979/6-01-1980), articoli di Corriere della sera, Stampa, l'Unità

Dai cui spicca che, durante e dopo la prima trasmissione, Goldrake non suscitò più tanta attenzione da parte dei media, pare proprio che inizialmente non fu considerato pericoloso, violento o diseducativo :]
Per la seconda parte degli episodi trasmessi della Rete 2 Rai si nota un cospicuo aumento di interesse, in fondo noi bambini lo aspettavamo da mesi, e la Rai e le aziende licenziatarie del merchandising lo sapevano bene.
Ma quando è appena termina la seconda tranche di Atlas Ufo Robot tocca all'onorevole Silverio Corvisieri innescare la prima polemica contro il robottone giapponese:
"Un ministero per Goldrake", di Silverio Corvisieri - "La Repubblica" 7/8 gennaio 1979

Accuse ribadite in una trasmissione radio della Rai qualche giorno dopo:
"Il diavolo, probabilmente", di Bimba De Maria - "Radio Anch'io" su Radio 1 Rai - 17 gennaio 1979

Ed è in questo frangente che si scatena la prima grande polemica versus gli anime, che pian piano scema fino al ritorno in televisione di Goldrake per gli ultimi episodi della serie. Nel frattempo Actarus non è più solo, hanno "invaso" le televisioni del Bel Paese frotte di cartoni animati giapponesi dei più svariati generi, ma con al centro quello robotico. Ed è questa reale invasione catodica a scatenare le protese dei 600 genitori di Imola, che verrà sfruttata dai giornalisti per trovare il momentaneo (e neppure troppo momentaneo...) pericolo per le nuove generazioni.
Nell'aprile del 1980 ho (per ora) recuperato ben 90 articoli, ovviamente non tutti avversi agli anime, ma sostanzialmente schierati contro.
L'ultimo "evento mediatico" che ho evidenziato è l'intervento a favore di Goldrake da parte di Gianni Rodari:
"Dalla parte di Goldrake" articolo di Gianni Rodari su Rinascita del 17 ottobre 1980

Dal 1981 in poi l'interesse dei giornalisti verso i diseducativi cartoni animati giapponesi si affievolisce, ma non si azzera. Ormai gli anime sono entrati in pianta stabile nella televisione italiana, e manterranno mensilmente un numero costante di articoli a loro dedicati, positivi o negativi che siano, fino al 1984.
C'è da dire che dal 1985 in poi ho recuperato pochi articoli, forse perché non li ho cercati, in quanto trovo più interessante il periodo 1978/1982.




Un altro aspetto della mia quest è il variegatissimo numero di testate che ospitarono articoli sui cartoni animati giapponesi.
Si spazia dalle riviste religiose al softporno  ^_^
Quando mai capiterà ancora in Italia che un argomento tanto leggero come l'animazione, per giunta giapponese, attiri così tanta attenzione?

Di sotto le 5 tabelle degli anni 1978/1982 con presenti il numero di articoli pubblicati giornalmente, e con alla fine la nuova voce "mensile".

venerdì 19 agosto 2016

"Goldrake, è giusto censurarlo?", di Gian Antonio Stella - "Corriere della Sera" 10 gennaio 1979



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Gian Antonio Stella oggi è una star del giornalismo, il fustigatore dei politici e burocrati perdigiorno, e il censore degli sperperi della spesa pubblica (opera più che meritoria, sia chiaro!), ma nel gennaio del 1979 di cosa si occupava?
Ma del nostro Goldrake!!!
Per quasi tutto l'articolo si limita a dar voce ai vari protagonisti del pro e contro Goldrake, dall'indimenticabile Silverio Corvisieri, passando per Luca Goldoni, Gianni Rodari (al link un articolo molto successivo),  Sabino Acquaviva, Bruno Bozzetto, Carlo Tognoli e Antonio Miotto, solo alla fine si schiera, a favore dell'eroe nippo-veghiano.
Tra l'altro mi pare che l'intervento di Giani Rodari, che anticipa di molto l'articolo linkato sopra, non l'avevo ancora letto da nessuna parte, direi che sia una piccolo scoop a posteriori di Stella.
Mi ha sorpreso il fatto che dei sette intervistati che ho citato sopra, solo due erano versus Goldrake, gli altri erano tutti a favore!
Qualcuno, magari, come l'allora sindaco socialista di Milano Carlo Tognoli, sparava qualche cacchiata, dimostrando di non aver seguito molto bene la trama della serie, però venivano riportati più commenti ed argomentazioni positive che negative. Cosa rara.
Da ricordare che due giorni prima era partito l'assalto politico a Goldrake dalle pagine della Repubblica, ergo il Corsera si posizionava contro il quotidiano di Scalfari, quindi a favore di Goldrake.
Comunque, qualsiasi fosse stata la motivazione scatenante questo articolo, Gian Antonio Stella merita d'essere arruolato nelle esigue, ma onorevoli, truppe a difesa di Goldrake  ^_^
Ovviamente io parto dal presupposto che questo Gian Antonio Stella sia lo stesso Gian Antonio Stella di "La Casta", altrimenti sto facendo una bella figura da pirla  :]
L'articolo è integrato da un riquadro in cui si riassume, a beneficio degli adulti ignoranti, il successo del cartone animato giapponese "Atlas Ufo Robot".
A mio avviso non aveva molto senso paragonare Travolta a Goldrake, il secondo era un personaggio serio  >_<



Stella comincia col riportare stralci dell'articolo di Corvisieri, e secondo me fece anche delle domande dirette al parlamentare, tanto per far capire il perché (e chi) si volesse censurare Goldrake.



sabato 8 febbraio 2014

Michele Serra VS "i cartoni animati giapponesi" - L'Unità giugno 1981


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Pur ribadendo che al tempo (fine anni 70/primi anni 80) non era facile reperire delle informazioni sull'animazione giapponese, questo non implica, però, che un giornalista non dovesse sentire l'obbligo di cercarle: articoli in inglese, richieste di informazioni all'ambasciata giapponese in Italia o a quella italiana in Giappone, magari un'intervista a qualche animatore nipponico. Non sia mai!
Purtroppo anche Michele Serra (come Vittorio Zucconi ) non riesce ad elevarsi ai livelli di Gianni Rodari , rimanendo nella media del giornalismo scandalistico del periodo ( Nantas Salvalaggio e Alberto Bevilacqua ). Ovviamente essere di sinistra non implica avere una mentalità aperta, il fatto che l'avessero Rodari o Omar Calabrese non era un obbligo per tutti gli altri intellettualoni di sinistra.
Non saprei dire quanto anti americano fosse Serra nel 1981 (o se fosse anti americano), è bello vedere che i "cartoni animati giapponesi" riescano a fargli rivalutare gli States, almeno quelli disegnati.
Io mi chiedo se Michele Serra abbia mai fatto lo sforzo di vedere tre puntate di seguito di un qualsiasi anime prima di dare certi giudizi. Ovviamente non affermo che dovessero piacergli i "cartoni animati giapponesi". A me non piace Peppa Pig, però non scriverei mai un articolo con le argomentazioni di Serra, mi limiterei al giudizio estetico, e comunque, prima, cercherei di informarmi un minimo. Giusto per evitare che dopo una trentina di anni qualche ex bambino mi rinfacci tutti quegli strafalcioni  ^__^
Ecco, caro Serra, l'ex bambino è arrivato... è il colmo che proprio il primo direttore di Cuore incappi in un "Niente resterà impunito"!

Tralasciando il fatto che si utilizzano le figurine Panini come esempio negativo (in seguito sarà proprio L'Unita di Veltroni a vendere un sacco di copie in più grazie alle figu...), l'articolo dimostra proprio che Serra non li vedeva questi "cartoni animati giapponesi". Tra le accuse che non si possono muovere agli anime c'è quella di non avere personaggi con personalità sfumate. Gambadilegno, per Serra, sarebbe un personaggio con maggiori chiavi di lettura di un alieno come Actarus obbligato a combattere per difendere una patria adottiva... Il generale Flora (nella serie di Jeeg) potrà mai essere un personaggio meno sfaccettato di Trudy?!
Rimane l'assurdità di fondo di paragonare opere diversissime: quelle con personaggi antropomorfi in storie che mai possono essere verosimili, le altre con personaggi umani (spesso coetanei dei piccoli telespettatori) in trame più verosimili.


mercoledì 3 marzo 2021

"Quella elaboratissima stupidità", di Alberto Abruzzese - Rinascita 26 gennaio 1979


In un precedente post dell'Emeroteca Anime ho inserito 12 articoli sui cartoni animati giapponesi scritti in quasi tre anni dalla pubblicazione democristiana "la Discussione":

Per par condicio ho voluto dare un'occhiata a "Rinascita", la controparte comunista, se "la Discussione" era stata fondata da Alcide De Gasperi, "Rinascita" aveva come padre Palmiro Togliatti.
Di "Rinascita" ho le annate 1979 e 1980, mentre de "la Discussione" ha una quantità maggiore di numeri, comunque i trinariciuti diedero poco spazio ai cartoni animati giapponesi, se non quello stra famoso in cui Gianni Rodari, tra i pochi, prese la difesa di Goldrake e soci:

Quindi da una parte abbiamo i democristiani, che attenzionavamo molto i programmi televisivi in generale, tra cui quelli dedicati ai bambini, dall'altra "Rinascita", che trattava anch'essa l'argomento, ma meno attentamente.
Nel gennaio 1979, in pieno boom per la trasmissione della seconda parte di Goldrake, le polemiche facevano capolino, ho cercato di fare il punto della situazione di quel mese in questo post:

Il 26 gennaio su "Rinascita" si può leggere un articolo di una persona non a digiuno di fumetti, Alberto Abruzzese, lo scritto ha in realtà come soggetto ed obiettivo "Happy Days", ma qualche accenno a Goldrake non poteva mancare   ^_^
Intanto non posso altro che concordare con lo studioso riguardo al suo dubbio se fosse possibile cambiare il paese tramite il voto con una massa elettorale che sbavava dietro ad "Happy Days"... per lo meno noi con Goldrake avevamo la scusante di essere minorenni e non abili alle urne  :]
Ma veramente si poteva accumunare Fonzie ed Actarus come programmi ugualmente "stupidi"?
Chiaramente io sono di parte, ma il nesso non lo vedevo allora, dato che detestavo "Happy Days" e non lo vedo neppure oggi...
La sit-com statunitense era tutta falsa, raccontava una America non più presente e penso in maniera neppure corretta, vista da una nazione che in quella società degli anni 50 non aveva mai vissuto, quindi era mendace sotto una moltitudine di aspetti.
Il cartone animato giapponese raccontava una storia immaginaria in un contesto reale, quindi non voleva ingannare il piccolo telespettatore, ma al suo interno c'era molta più verità che nel telefilm trasmesso dalla Rete Uno della Rai.
La bufala dei cartoni animati giapponesi era tanto assurda quanto sedimentata in gran parte delle persone che scrivevano su quotidiani e riviste varie, anche tra coloro che oltre ad avere qualche nozione di fumetti non erano pregiudizialmente contro gli anime:
"Dunque una trasmissione (cioè Happy Days) dalla calcolatissima, programmata, elaboratissima stupidità: appunto come si dice di un elaboratore che è una macchina stupida (e non è forse ancora un calcolatore a disegnare Goldrake?)"

No, non era un calcolatore a disegnare Goldrake, ergo non era stupido, mentre Fonzie si    ^_^ 



Goldrake non era un prodotto "tecnologicamente sofisticato", era fatto a mano   ^_^
Poi mostrava tecnologie sofisticate, ma erano inventate, lo giuro!  :]
Per il resto concordo su quasi tutte le critiche al bulletto con il giubbotto in pelle nera, non Renzi...

lunedì 25 marzo 2019

Distribuzione temporale degli articoli sui cartoni animati giapponesi tra il 1978 ed il 1982 (aggiornato al 24 marzo 2019)




La tabella qui sopra indica per ogni mese dal 1978 al 1982, il periodo più prolifico per l'animazione giapponese in Italia, quanti articoli furono pubblicati.
Nel grafico ho evidenziato, ovviamente, i tre periodi distinti in cui venne trasmesso Goldrake:

Esordio TV di Goldrake (primi 25 episodi: 4 aprile/6 maggio 1978), articoli di Repubblica e Corriere della Sera

Goldrake torna in tv (secondi 25 episodi: 12-12-1978/ 12-01-1979), articoli di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, l'Unità

Ultima apparizione di Goldrake (22 episodi: 11-12-1979/6-01-1980), articoli di Corriere della sera, Stampa, l'Unità

Dai cui spicca che, durante e dopo la prima trasmissione, Goldrake non suscitò più tanta attenzione da parte dei media, pare proprio che inizialmente non fu considerato pericoloso, violento o diseducativo :]
Per la seconda parte degli episodi trasmessi della Rete 2 Rai si nota un cospicuo aumento di interesse, in fondo noi bambini lo aspettavamo da mesi, e la Rai e le aziende licenziatarie del merchandising lo sapevano bene.
Ma quando è appena termina la seconda tranche di Atlas Ufo Robot tocca all'onorevole Silverio Corvisieri innescare la prima polemica contro il robottone giapponese:
"Un ministero per Goldrake", di Silverio Corvisieri - "La Repubblica" 7/8 gennaio 1979

Accuse ribadite in una trasmissione radio della Rai qualche giorno dopo:
"Il diavolo, probabilmente", di Bimba De Maria - "Radio Anch'io" su Radio 1 Rai - 17 gennaio 1979 

Ed è in questo frangente che si scatena la prima grande polemica versus gli anime, che pian piano scema fino al ritorno in televisione di Goldrake per gli ultimi episodi della serie. Nel frattempo Actarus non è più solo, hanno "invaso" le televisioni del Bel Paese frotte di cartoni animati giapponesi dei più svariati generi, ma con al centro quello robotico.
Ed è questa reale invasione catodica a scatenare le protese dei 600 genitori di Imola, che verrà sfruttata dai giornalisti per trovare il momentaneo (e neppure troppo momentaneo...) pericolo per le nuove generazioni.
In concomitanza coi 600 genitori di Imola esce lo studio Rai/Mesomark su programmi televisivi e bambini:
"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 1

"I bambini e la televisione: La fruizione televisiva infantile nella programmazione multirete" - Servizio Opinioni Rai (aprile 1980) - parte 2 (fine)

Un terzo fattore che scatenò la tempesta mediatica perfetta contro i cartoni animati giapponesi fu il referendum tra Mazinga e Pinocchio, promosso a marzo 1980 dalla trasmissione di Rai 1 "Game", all'interno del contenitore per ragazzi "3, 2, 1... contatto!" (a cui dedicherò in seguito in post più approfondito).
L'eroe robotico arrivato dall'Oriente versus il personaggio italiano di fantasia più conosciuto al mondo, proprio l'ideale per polarizzare i giudizi degli adulti e dei bambini, e spargere altra benzina mediatica.
I fattori sopra elencati generarono nell'aprile del 1980 un profluvio di ben (ad oggi) 115 articoli, ovviamente non tutti avversi agli anime, ma sostanzialmente schierati contro.
Il numero di 115 e veramente una quantità mostruosa, basta vedere il picco fuori scala nella tabella.
Il secondo mese con più articoli è quello del dicembre 1979, in cui, per ora, ne ho trovati 36, un terzo...
L'ultimo "evento mediatico" che ho evidenziato nella tabella sopra è l'intervento a favore di Goldrake da parte di Gianni Rodari:
"Dalla parte di Goldrake" articolo di Gianni Rodari su Rinascita del 17 ottobre 1980 

Si può notare come dal gennaio 1981 fino al dicembre 1982 si abbia un forte calo di interesse, che comunque mantiene sempre un numero minimo di articoli mensili sugli anime, a dimostrazione che i cartoni animati giapponesi erano entrati in pianta stabile del dibattito giornalistico italiano.



Ad oggi ho reperito ben 97 testate che hanno ospitato articoli sugli anime.
Scorrendone i titoli dalla tabella qui sopra ci si renderà conto che c'era un po' tutto lo scibile cartaceo italiano, dalle pubblicazioni di matrice cattolica alle riviste vietate ai minori di anni 18, da quelle di estrema sinistra a quelle di estrema destra, dalle pubblicazioni popolari con zero articoli di approfondimento a quelle pubblicate al solo scopo di fare approfondite analisi sociali.

domenica 19 gennaio 2025

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 24 - terzo numero bimestrale)


In copertina c'è il gattone Pero della Toei, però (battutona) lo speciale Toei non è che mi sia piaciuto/interessato molto, gusti personali. Forse perché son più o meno cose conosciute/lette, ci torno più sotto.
Come sempre sono presenti numerose interviste:
Vittorio Guerrieri (doppiatore);
Enzo Marciante (fumettista);
terza parte a Gian Claudio Galatoli (Doro TV, ITB, Mondo TV);
Enzo Draghi (seconda parte).

Indubbio che il numero meriti l'acquisto per le testimonianze di Galatoli e Draghi, per il resto mi è parso un pelino deboluccio e, in un paio di punti, forse un po' irritante (dal mio personale punto di vista).
Come sempre riporto gli articoli su cui mi pare di aver qualcosa da dire o che mi son parsi più interessanti, ciò non vuol dire che gli altri non meritino una citazione, si valuti l'indice finale per vedere cosa è presente nel terzo numero bimestrale, bimestrale...
Ma poi che fine ha fatto "Japan Magazine"?
Non ho capito se questa testata, che si alterna con AC, venga ancora pubblicata, nel caso non lo sia più, vuol dire che AC tornerà mensile?
E dire che c'era chi affermava che le due testate non si facevano concorrenza tra di loro   :]



Ho ritardato un po' la recensione per poca voglia, certe dinamiche mi stanno un pochino demotivando.

In un paio di numeri di "Anime Cult" erano stati inseriti un certo numero di articoli di vecchie testate da me riesumati (cioè passando decine di ore in biblioteca e spendendo centinaia di euro), alla redazione sfuggì la fonte originaria del materiale, questo blog e il mio lavoro di ricerca. 
In un caso mi è stata riconosciuta (sollecitandola) postuma (ma da vivo) la paternità.
Il dispiacere personale sta nel fatto che poi compri un libro sull'animazione giapponese e ti trovi a leggere che la fonte di quegli articoli è "Anime Cult":

Stavolta trovo altri spicchi di articoli, di certo la redazione si sarà recata in emeroteca a scovarli, ma il dubbio che sia sempre il medesimo materiale da me riesumato (cioè passando decine di ore in biblioteca e spendendo centinaia di euro) mi resta.
In alto si possono vedere:


Il trafiletto "Programmi da evitare" proviene da:

"Che tornerà ormai è sicuro" è del "Radiocorriere TV" dal 25 giugno al 1 luglio 1978.

Tra l'altro nello scritto vengono citati sempre i soliti articoli:

"Dalla parte di Goldrake" articolo di Gianni Rodari su Rinascita del 17 ottobre 1980, è anche parzialmente mostrato il titolo (nel post inserisco il link alla recensione del saggio dove era inserito lo scritto di Rodari: "Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento")




Si ritira fuori la questione della presunta interpellanza parlamentare:

Su questo ultimo aspetto si sono soffermati anche Massimo Nicora e Marco Pellitteri, mica solo io, sia chiaro, ma il post di cui sopra è del 2014, dieci anni fa.
Gli estremi degli articoli sono qui sul blog, spesso il testo è qui sul blog, le scan di una parte di questi articoli sono finiti nella disponibilità della redazione di "AC", sarebbe bello vedere ogni volta citato il blog che li ospita.
Sempre che, ovviamente, qualcuno della redazione non abbia rifatto la stessa mia ricerca, sia chiaro  :]

venerdì 8 ottobre 2021

Il bambino come comunicazione


TITOLO: Il bambino come comunicazione
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Franco Angeli
PAGINE: 290
COSTO: 5 €
ANNO: 1982
FORMATO: 22 cm x 14 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Questa mia ricerca sulla saggistica da fine anni 70 ai primi anni 90, con accenni più o meno corposi sull'animazione nipponica, ha lo scopo di capire quanto e come gli esperti, giornalisti e addetti al settore televisivo vedevano i cartoni animati giapponesi e i suoi eroi.
Volendo giustificare un po' i giornalisti della carta stampata per le tante bufale che scrivevano, spesso con una certa faziosità, si potrebbe argomentare che questi dovevano mandare in stampa la notizia il giorno dopo, non potevano(?) stare troppo ad informarsi (avrebbero forse dovuto...).
Diverso è il discorso per la saggistica, un libro impieghi mesi a scriverlo, hai delle scadenze, ma di certo non così pressanti come quelle dei quotidiani.
Riuscirono questi saggisti a far meglio?
Direi quasi sempre no, ma con qualche eccezione.
Ad oggi ho scovato ben 30 titoli che toccarono, più o meno ampliamente, la tematica degli anime, mai avrei pensato di arrivare a tre decine:



Questo libro contiene i contributi di numerosi esperti (l'indice è a fine post), tre di questi toccano l'argomento "cartoni animati giapponesi", ma anche la televisione e i fumetti per bambini/ragazzi, che si possono considerare tematiche che ai tempi andavano a braccetto.


Quello che più mi ha impressionato, negativamente, è lo scritto di Paola De Benedetti, che, in quanto responsabile dei programmi per ragazzi della Rete 2 Rai (credo ancora in carica al momento dell'uscita del libro), pensavo conoscesse meglio certi argomenti, essendo stata tra i protagonisti della messa in onda di "Atlas Ufo Robot".
Alla fine sono solo 7 pagine, ma ho notato un certo numero di convinzioni a mio avviso errate, poi alla fine del suo contributo l'autrice si salva citando ampiamente Gianno Rodari   ^_^
L'idea che le case di produzioni nipponiche producessero anime per il mercato estero, seppur con quello interno come primario, era errata. 
Gli anime erano un prodotto nipponico per giapponesi, mi riferisco alle serie animate che vedemmo noi dal 1978 al 1983, poi, una volta prodotti o giacenti in magazzino da anni, se qualcuno glieli comprava mica si opponevano.
Non era vero che solo gli anime di fantascienza/robotici fossero produzioni originali nipponiche, e poi neppure più di tanto secondo l'autrice, forse "Candy Candy" non fu un prodotto totalmente originale per noi occidentali?
Neppure vero che gli autori nipponici evitassero "qualsiasi connotazione troppo nazionale", basta pensare agli anime ambientati nel medioevo giapponese con i ninja come protagonisti, oppure a quelle puntate delle serie robotiche dove si vedevano usanze assolutamente autoctone, compresi più episodi pure di "Atlas Ufo Robot"!
Non ho capito, poi, il tirare in ballo per ben due volte in poche righe la questione dei diritti d'autore, perché la Disney pagò i diritti agli eredi di Collodi per Pinocchio o per gli altri film che sulle fiabe?
E perché gli autori giapponesi avrebbero dovuto pagare i diritti d'autore a qualcuno per opere che erano, nella quasi totalità, assolutamente originali?


Perché la Rai non mandava in onda programmi educativi?
Perché tanto non li avrebbe visti nessuno...
Giusto, ma la Rai, allora come oggi, era ed è un servizio pubblico, non avrebbe dovuto pensare agli ascolti, quindi, certi programmi, se diseducativi, non avrebbe dovuto trasmetterli.
Al contrario, visto che Heidi e Goldrake non furono diseducativi, fecero il loro dovere di servizio pubblico e in più guadagnarono soldini ed audience. 
La frase secondo cui negli anime non ci fosse corrispondenza con la realtà della vita, niente conflitti sociali, sesso, denaro , l'apprendimento e la fatica, dimostra che, ella non guardava ciò che mandava in onda o che mandavano in onda le tv locali concorrenti.
Sia chiaro, cosa del tutto legittima, ma se si scrive su un libro un'affermazione del genere nel 1982, qualcuno prima o poi la nota   :]

Visto che si fa riferimento all'indagine Mesomark assieme al Professor Carli, metto i due link dove la si può leggere:


mercoledì 4 aprile 2018

4 aprile 1978/2018 - 40 anni di "Atlas Ufo Robot" in Italia: rassegna stampa


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


Nel rapporto con la lettura io nasco come lettore di quotidiani, poi di saggistica.
Quindi per me è stato abbastanza automatico sia interessarmi alla saggistica su Giappone ed anime, che intraprendere la ricerca di vecchi articoli sui "cartoni animati giapponesi".
Quindi oggi, nell'augusto giorno in cui Goldrake entra nel quarantennale del suo sbarco in Italia, tanto per non scrivere le solite cose, ho pensato di vedere come sia stato affrontata dai giornalisti questa ricorrenza della cultura pop italico-nipponica.
Ma la domanda, in realtà, è un'altra:
Qualcuno sulla carta stampata si è ricordato di Goldrake?
Stamattina mi sono comprato ben nove quotidiani: Il Sole 24 Ore; Avvenire; La Stampa; La Repubblica; Il Corriere della Sera; il Manifesto; Il Giorno; Il Giornale; Il Fatto Quotidiano.

Non per farlo pesare a quei pochi che leggeranno queste mie righe, ma ho comprato l'Avvenire... che l'edicolante è rimasto pure scioccato, non lo compra mai nessuno...

Tranne "Il Fatto Quotidiano", che 40 anni fa non esisteva, e che ho preso perché in passato aveva dedicato spazio a queste tematiche, tutti gli altri sono quotidiani che si potevano acquistare anche nelle edicole del 4 aprile 1978.
A parte "Il sole 24 Ore" (per quello che ne so io), tutti gli altri ospitarono scritti (spesso a sproposito) sui "cartoni animati giapponesi" ed in particolare su Goldrake: Indice emeroteca anime

Quindi ero curioso di vedere come avrebbero festeggiato il suo compleanno. In fondo una  parte dei loro giornalisti avranno più o meno la mia età, è impossibile che nessuno guardasse Goldrake!!!
Ecco... infatti solo "il Manifesto" e "La Stampa" hanno pubblicato articoli sui 40 anni di "Atlas Ufo Robot" in Italia... e se pensiamo che l'articolo de "il Manifesto" è a firma di Matteo Boscarol, ergo un saggista della materia, solo un grande quotidiano nazionale ha dato rilevanza all'argomento...
Tra l'altro il quotidiano torinese ha anche un richiamo in prima pagina, forse memore dei tanti articoli che nel periodo 1978/1984 dedicarono all'argomento "cartoni animati giapponesi".
Sono rimasto basito, invece, dall'assenza di un qualsivoglia pur microscopico trafiletto sul Corsera.
In primis perché ai tempi non lesinò articoli sulle polemiche contro gli anime, ma in particolare perché il "Gruppo RCS" coi personaggi dei cartoni animati giapponesi ci ha fatto i soldoni... tra i millemila DVD delle vecchie serie animate (attualmente Ken Falco) e la famigerata "Go Nagai Robot Collection", hanno trovato veramente "il gran filone d'oro"... e non si sono neppure degnati di scrivere un articolo commemorativo in 50 pagine di quotidiano...
Nei nove quotidiani ho trovato articoli del tutto superflui e banali, che si sarebbero, volendo, potuti pubblicare domani o dopodomani (oppure mai...), in una giornata che, per fortuna, non ha visto accadere drammi mondiali o nazionali che abbiano occupato la gran totalità delle pagine. Ma veramente non c'era lo spazio per inserire un articolo sull'arrivo di Goldrake e su quanto questo abbia cambiato l'immaginario di un numero così grande di bambini e bambine?
Evidentemente no   :]
E poi dicono che i quotidiani non li compra più nessuno, chissà come mai  ^_^


In basso si può vedere come "La Stampa" ha onorato il compleanno italico di Goldrake, con ben due scritti, uno più breve di Alberto Mattioli, ed il secondo un po' più approfondito di Stefano Priarone.
Non che siano esplicitati chissà quali concetti, ma almeno ci si è ricordati dell'evento.
Dopo i quotidiani ero curioso di vedere se "mamma Rai" si sarebbe ricordata del suo figlioletto, o figliastro nipponico, per come lo fece scomparire...


                          

Ho dovuto aspettare il TG1 delle 13,30 ma alla fine un servizio lo hanno fatto!
Si, mi sono guardato tutti i telegiornali Rai fin dalla mattina... e non è un bello spettacolo, sempre le stesse notizie a ripetizione... ma poi in coda al telegiornale arriva Goldrake!   ^_^
Il servizio è positivo, si ricorda il cartone con belle parole, si rammentano anche le polemiche giornalistiche, dura solo poco più di un minuto, però c'è un po' di tutto, compresa la nostalgia (in senso positivo) per i cartoni che furono.
Se la copertura dei quotidiani è stata molto scarsa, deludente e chiarificatrice di quanto poco la carta stampata sia sul pezzo, i siti di informazione hanno dato molto più spazio alla notizia.
Spicca il sito del Corsera, un po' come quando ti dimentichi il compleanno di una persona cara e cerchi di rimediare all'ultimo...
Me la immagino la redazione del Corsera:
Cribbbbio.... ci siamo dimenticati di Goldrake... con tutti i DVD e le statuine che abbiamo venduto... che figura ci facciamo?
Mettiamo l'articolo sul sito! Anzi, mettiamone due!

Per fortuna hanno interpellato Massimo Nicora, e non si sono avventurati in qualche analisi a caso:
Corsera: Goldrake, 40 anni in Italia: da Mazinga a Gianni Rodari, la storia che non conoscete
Corsera: La generazione Goldrake compie 40 anni: nel '78 la prima puntata