CERCA NEL BLOG

martedì 21 novembre 2017

"I Trasferelli" a fumetti della "Grinta giochi" (1976/77): Zorro; Braccio di Ferro contro i cavernicoli; Speedy Gonzales


Dopo i Trasferelli storici della "Grinta Giochi", ne propongo altri 3 molto più ludici, di semplici personaggi di fantasia, per inciso tutti di matrice statunitense, ma si sa che quello che arrivava dagli Usa era ben accetto, mentre i personaggi nipponici saranno considerati portatori di contenuti pericolosi.
Solo il Trasferello di Zorro presenta un grande foglio formato dalle quattro singole parti ripiegate, come per i Trasferelli storici, gli altri mostrano due ambientazioni quasi uguali, dove in una mancano dei particolari presenti nell'altra, tipo "Settimana Enigmistica".
Anche i questo caso ho recuperato dei pezzi ancora imbustati ed intonsi, ma risparmierò il visitatore dalla mia unboxing-scan™  ^_^
I Trasferelli di Zorro e Braccio di Ferro presentano una breve introduzione al personaggio, a cui segue la spiegazione dello scenario proposto, mentre in quello di Speedy Gonzales manca la genesi del topo messicano, probabilmente perché ebbe dei natali meno nobili, essendo solo uno dei tanti personaggi della Warner Bross.
Nel Trasferello di Braccio di Ferro ci si trova catapultati nell'era dei cavernicoli, tutti i personaggi del fumetto e cartone animato sono vestiti da uomini delle caverne, tranne il marinaio mangia spinaci, chissà o cosa fu dovuta questa scelta grafica... quando ho aperto il cartoncino pensavo fosse degli Antenati  :]
Nel Trasferello di Speedy Gonzales è presente gatto Silvestro, uno dei miei "cattivi" Warner preferiti. Mentre quello di Zorro è chiaramente molto più avventuroso, ed anche un po' drammatico, dato che vediamo un povero peones frustato. Non vedrei male un Trasferello di Zorro versus Trump, visti i buoni rapporti Messico Usa  >_<
Comunque anche questi Trasferelli tratti dai fumetti, eroi e cartoni animati statunitensi, vennero spazzati via, almeno nella mia classifica personale, dall'avvento degli anime.



domenica 19 novembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 13 e 14



Nel riepilogo della puntata precedente, la voce narrante affibbia giustamente tutta la colpa al veneziano Shingo Tamai per non essersi qualificati al mondiale... ehm... lapsus... per aver perso l'amichevole contro l'Asakase di Yan Misugi.
Visto il tono leggermente drammatico della serie, se veramente Shingo e soci non si fossero qualificati per il mondiale, Matsuki sarebbe finito esule in Corea del Nord, il Tavecchio San nipponico avrebbe fatto direttamente seppuku durante un servizio delle Iene Jappo, Shingo e soci non si sarebbero limitati ad un pianto televisivo, avrebbero optato per l'autoflagellazione a reti unificate  :]
Nella prima delle due puntate recensite oggi si vedranno retroscena ed allenamenti in previsione delle due partite che lo Shinsei giocherà nella 14esima puntata, che vedrà, questa volta, la partita ufficiale tra l'Asakase e lo Shinsei.



Troviamo Shingo effettuare un allenamento mattutino di corsa intensiva, a dimostrazione di quanto la sconfitta in amichevole contro Misugi lo abbia ferito.
Trovo curioso che, in una serie animata del 1970, il correre al mattino presto era considerato un atto non comune, che indicava l'impegno personale verso un obbiettivo più grande, e magari noi ne ridevamo pure di questo fanatismo  stakanovista sportivo nipponico. Nel 2017, invece, trovi tonnellate di persone che corrono ben prima dell'alba, anche a temperature esterne siderali, ma il tutto viene oggi considerato normale  >_<
Da notare che Shingo corre più veloce del ragazzo che distribuisce i giornali in bicicletta!
E poi dicevano che i cartoni animati giapponesi erano inverosimili...


Shingo, dopo la corsa, si pappa la colazione preparata dalla madre, e nel mentre legge un articolo su un quotidiano, un articolo sul calcio. Se qualcuno ne traducesse il titolo, farebbe cosa gradita  :]

Edit del 21 novembre:
Un lettore (Hakata in Giappone) ha tradotto il titolo in giapponese stretto:
"Il torneo sportivo nazionale del Giappone, disciplina del calcio. Iniziano le eliminatorie regionali (delle varie prefetture)."
In pratica, se non ho capito male, il torneo di calcio delle scuole si svolgeva all'interno di una manfestazione sportiva più strutturata, una sorta di Giochi della gioventù liceali.
Sempre Hakata ha tradotto i titoli di queste due puntate:
Il titolo rosso dell'episodio 13 recita "gooru he no tokkun", cioè "addestramento speciale in funzione del gol".
Il titolo rosso dell'episodio 14 recita "shuuto wo suru na", cioè "non tirare!". 

Un titolo come "Non tirare!", spoilera già tutta la puntata...   >_<

venerdì 17 novembre 2017

Star Trek - Star Fleet Technical Manual - Training Command Star Fleet Academy (1986)




Il giorno che, come ogni bravo cadetto, dovrete sostenere l'esame per l'ingresso all'Accademia della Flotta Stellare, e non conoscerete i termini del trattato di pace coi Romulani o i Klingon, ergo verrete bocciati, poi non venite su questo blog a lagnarvi, io il testo ve lo avevo recensito!    ^_^
Adoro questa roba nerd che più nerd non si può, tanto nerd che sono presenti i 109 articoli della (costituzione?) della Federazione Unita dei Pianeti.
Non ho trovato neppure nessun accenno al test della Kobayashi Maru, nè di come fu brillantemente sperato dal capitano Kirk, ma solo perché nel 1975 la trovata non era ancora stata inserita nell'universo narrativo di Star Trek  :]
Peccato, che, come si sarà intuito dalla copertina, il manuale sia tutto in inglese... comunque meglio che in vulcaniano... quindi io l'ho potuto apprezzare relativamente poco, infatti non sono riuscito ad individuare la mitica "Prima Direttiva" sulla non interferenza con civiltà aliene meno sviluppate.
Se non ho capito male questo manuale fu ristampato nel 1986 in occasione del ventennale di Star Trek, la prima pubblicazione risale al 1975, quindi immagino che con il tempo parecchie "norme" stellari siano cambiate, ma i disegni tecnici di meccanismi ed ambienti restano sempre attuali.
Le 17 scan interne che ho inserito sono solo un assaggio delle 190 pagine del manuale, che graficamente non sarà all'avanguardia, ma ha veramente il sapore di un testo un po' vecchiotto su cui tanti cadetti ci si sono spaccati il cervello.
Dall'indice si potrà meglio intuire il suo contenuto, sono presenti mappe stellari, uniformi, bandiere (Sheldon Cooper lo apprezzerebbe), gli organigrammi della Flotta Stellare (senza i nomi degli incaricati), vari disegni di basi, ambienti, stazioni orbitanti, astronavi, strumenti tecnici (il phaser ed il tricorder!).
Fa fin tenerezza vedere resistenze e transistor nell'esploso del disegno tecnico del tricorder   ^_^
Cari potenziali cadetti della Flotta Stellare, in bocca al lupo per l'esame!!!





mercoledì 15 novembre 2017

Puzzle giapponese Epoch del manga di "Ryu il ragazzo delle caverne" (Genshi shōnen Ryū) - primi anni 70



Penso si sia capito da quello che posto sul blog che quando, in una qualche fiera o mercatino, mi imbatto in un articolo curioso, se il prezzo è ragionevole, non necessariamente basso, io non riesco a resistere all'acquisto  ^_^
Ergo mi sono accattato un paio di puzzle nipponici inerenti manga ed anime, ovviamente.
A dire il vero avevo puntato sul secondo puzzle, che era ancor imbustato, mentre questo no, ma poi Ryu è sempre Ryu, anche se nella versione manga  :]
Direi che sia il manga di Ryu e non l'anime, oltre per lo stile del disegno, anche per il bollino presente in basso a destra (mostro una scan ingrandita più sotto).
Oltre all'epica scena in cui il ragazzo delle caverne acceca Tirano, che già vale l'acquisto del prodotto, mi ha incuriosito molto il retro del puzzle. A dimostrazione che i giapponesi, a differenza delle aziende italiane, non si limitavano a confezionare un semplice puzzle, ma vi aggiungevano un qualcosa in più.
Il raffronto con i puzzle italici fa risaltare un'altra caratteristica del prodotto, cioè la cornice. Infatti il puzzle è contenuto all'interno di un cartone, ergo non c'è il rischio che i pezzi si smontino, ed è anche possibile posizionarlo verticalmente, che per un prodotto per i più piccoli, sono due caratteristiche importanti. Ricordo bene il fastidio di quando montavo i miei primi puzzle (per bambini) ed i pezzi si staccavano di contino ogni volta che lo spostavo. Senza contare che, una volta finito, cosa ne facevi?
Lo potevi solo rimettere nella scatola, oppure farlo incorniciare, ergo altri soldini e lavoro, ma con l'espediente nipponico, il tuo bel puzzle restava sempre in ordine.
Di solito riesco a trovare info sul web anche del materiale jappo, nonostante la barriere linguistica, questa volta, invece, non ho reperito nessun riscontro per questi puzzle.
Ho trovato solo il sito web della marca, la Epoch, che però ha un nome un po' diverso:
Epoch Jigsaw Puzzle



Il retro del puzzle mostra un qualche tipo di calendario degli avvenimenti importanti per un bambino o bambina giapponese.
Il numero 1 direi che sia il capodanno giapponese, shogatsu.
Il numero 2 riguarda la ricorrenza dell'inizio della primavera secondo il calendario lunare (3 febbraio), dove una antica tradizione prevedeva il lancio dei fagioli contro gli oni.
Il numero 3 è il hina matsuri, la festa delle bambole che si celebra il 3 marzo.
Il numero 4 potrebbe essere il hanami,  la fioritura dei ciliegi, ma non sono sicuro.
Il numero 5 è la festa del "kodomo no hi", la festa dei bambini, che cade il 5 maggio, in cui è usanza esporre al vento le carpe di carta in segno benaugurale.

lunedì 13 novembre 2017

Hanna & Barbera, i personaggi le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva



TITOLO: Hanna & Barbera, i personaggi  le avventure dello studio che ha fatto la storia dell'animazione televisiva
AUTORE: Marco P. Gasparetti
CASA EDITRICE: Nicola Pesce Editore
PAGINE: 287
COSTO: 14,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano   
CODICE ISBN: 9788894818024

Il nome "Hanna & Barbera" è indissolubilmente legato ai nostri ricordi di bambini, quando i cartoni animati erano trasmessi col contagocce, magari la domenica mattina, oppure in orari ben definiti e veramente brevi...
I personaggi della casa di produzione statunitense furono così tanti che ognuno di noi ne ricorda con piacere almeno una decina, probabilmente di più. Certo, questi cartoons vennero surclassati dal punto di vista narrativo, grafico, contenutistico e musicale dai cartoni animati giapponesi, ma spesso i due gruppi coesistevano pacificamente nei nostri palinsesti personali. E' questo il motivo fondamentale che deve invogliare alla lettura di questo saggio di Marco Gasparetti sui cartoni della "Hanna & Barbera".
Viene presentata sia la storia personale di William Hanna e Joseph Barbera, che quello dello studio di animazione, senza dimenticare la genesi dei singoli personaggi che ci tennero compagnia da bambini.
Lo scritto scorre fluido, risultando interessante e divertente. L'unico appunto, se lo si può chiamare così, ma è più che altro un desiderio personale, è l'assenza di un capitolo a se stante sugli stupendi adattamenti italici. Non che manchino tali informazioni, ma sono inserite all'interno dei singoli paragrafi sui personaggi, risultando, a mio avviso, un po' frammentarie.
I primi tre capitoli raccontano l'incontro tra i due autori statunitensi, oltre che la loro carriera personale. Con il quarto capitolo si arriva al 1937, Hanna e Barbera (senza la &) sono approdati alla MGM, che ha creato uno studio di animazione in concorrenza con la Disney. Il loro primo lavoro assieme fu quello del gatto Jasper e del topo Jinx, i precursori del famoso due Tom e Gerry, che sono, per chi non lo sapesse, sempre del duo Hanna e Barbera.
L'era post MGM è il fulcro del quinto capitolo, dove si racconta come i due autori, rimasti disoccupati per la chiusura degli studi d'animazione della MGM, fondarono la "Hanna & Barbera", stavolta  con la &.
I due autori furono i primi a pensare che i cartoni animati potessero essere prodotti direttamente per la televisione, e non più per il cinema. Ovviamente il budget disponibile per una serie o una singola puntata era molto più basso di quello per un corto di Tom e Gerry, quindi Hanna e Barbera utilizzarono quella che in patria ribattezzarono come "animazione limitata". Inoltre certe scene in televisione non si potevano utilizzare a causa dei codici a tutela del minore, quindi, oltre al cambio di tecnica di animazione, bisognava modificare le tematiche. L'animazione limitata statunitense puntò sui dialoghi in trame autoconclusive, a differenza di quella nipponica, che era molto più articolata e profonda. In particolare i cartoni della "Hanna & Barbera" puntavano molto sulle caratterizzazioni delle voci dei doppiatori, un po' come successe negli adattamenti italiani. Probabilmente oggi, i "puristi" italici del doppiaggio, griderebbero allo scandalo nel sentire un personaggio parlare in dialetto emiliano o napoletano, ma cosa sarebbero Svicolone e Napo Orso Capo senza le inflessioni dialettali?
Il sesto capitolo si concentra appunto sull'analisi di questa "animazione limitata" in salsa statunitense, capitolo molto interessante, che si chiude con il paragrafo che la mette a confronto con la "scuola" nipponica e di altri studios. Mi sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento sulle differenze tra la tecnica "Hanna & Barbera" e quella degli studi d'animazione giapponesi, dato che il paragrafo è di solo 2 pagine scritte...
Dall'ottavo capitolo in poi inizia una divertentissima ed interessante carrellata di cartoni e personaggi di H&B (vedasi scan dell'indice). Viene raccontata la genesi di ogni serie e personaggio, con la sinossi della prima puntata, ognuno ritroverà la storia dei propri personaggi preferiti.

Tra le tante curiosità presenti nel saggio, metto il video di uno stupendo spot automobilistico brasiliano del 2014, non conta la marca dell'auto, contano i personaggi!
Un vero peccato che non sia mai giunto in Italia... una menzione d'onore a Penelope Pitstop!!!


             

venerdì 10 novembre 2017

"Ufo-Robots" calendarietto da barbiere del 1982 coi robottoni


Di solito i calendarietti che si potevano trovare dai barbieri o parrucchieri da uomo erano a tema abbastanza adulto, e si accompagnavano a riviste con qualche donna biotta oppure a fumetti osè. Nulla di pornografico, sia chiaro, però erano luoghi frequentati da uomini, in cui i bambini talvolta facevano scoperte interessanti, seppur un po' imbarazzanti  :]
Quando scrivo, probabilmente fino alla noia, che i cartoni animati ebbero dal 1978 al 1983/84 un successo che mai più avrebbero raggiunto, mi baso anche su articoli come questo: un calendario da barbiere con Goldrake, Mazinga, Gundam e l'Alcadia!
I robottoni sconfiggono il porno!!!

La copertina, però, era riservata a due astronavi. Una ben conosciuta, l'Aquila di "Spazio 1999", l'altra solo per veri fan del telefilm tokusatsu in stile "Guerre Stellari" dal titolo "Guerra fra Galassie", cioè l'astronave "Comet Fire".
Dato che questi calendarietti erano abbastanza artigianali nella fattura, e lo è di certo questo, l'adulto che pensò ai soggetti delle foto non doveva avere molto contatto con i gusti dei bambini del 1982.
Forse nel 1982 l'Aquila di "Spazio 1999" poteva essere conosciuta grazie a qualche replica, ma mi chiedo quanti di noi ricordassero il "Comet Fire".
Ancor più interessante la scelta dei robottoni nelle immagini interne, oltre a quelli citati sopra, sono presenti alcuni mecha veramente di nicchia, ed altri che non sono riuscito neppure a catalogare, nonostante abbia un certo numero di libri sul collezionismo robotico.
Degna di nota è l'ambientazione dei diorami, con i fondali che sono composti da poster di "Guerre Stellari", tramonti sull'oceano ed orizzonti desertici  :]



Le immagini di questo calendario mi hanno permesso di riesumare, sia dai ricordi che da una vecchia scatola, un rottame di robot che avevo da bambino, e che utilizzavo esclusivamente come mostro dei cattivi, di cui ho scoperto il nome leggendo la saggistica sul collezionismo robotico, cioè  "Mecha Baltan Seijin"  della serie Ultraman.
Essendo il modellino completamente smontabile ed assemblabile, non ne sono rimasti molti pezzi...


Grazie alla suddetto saggistica di modellini di robot, sono riuscito a risalire ai pezzi originali di tutti i robottoni presenti nelle foto, tranne questi due sopra...
Quello di sinistra direi proprio che sia un Combattler V, però non ho trovato nessun modellino simile, mentre quello di destra mi rimane completamente sconosciuto. Non l'ho trovato in nessuno titolo sul collezionismo robotico...

Edit del 13 novembre 2017:
Ad un mercatino ho scoperto la matrice tarocca del robottone che si contrappone al Combattler V, metto le foto più sotto, si chiama Space Hero  ;)

Piccola chiosa sulle festività del 1982, cadevano quasi tutte di sabato e domenica... che sfiga...

giovedì 9 novembre 2017

Telesette dal 28 ottobre al 3 novembre 1979 - "Prepariamo i fazzoletti, piangeremo per Remi", di Ivan Lantos


Nel mio tentativo di riportare una panoramica più allargata possibile dei palinsesti televisivi del periodo 1978/1984 (link), con un focus sugli articoli inerenti gli anime, posto un secondo Telesette, che ci mostra un sorridente Remi, caso più unico che raro...
A dire il vero, più che un sorriso, pare la smorfia appena prima di mettersi a piangere... sarà che a me Remi non è mai piaciuto.
Una delle caratteristiche dei Telesette è che non contenevano pubblicità, che per il lettore di allora era di certo un bel incentivo all'acquisito, ma a distanza di qualche decennio ne diminuisce il valore testimoniale.
Il contenuto risulta un po' anonimo, manca il prodotto che ti piaceva, o lo spot che ti colpiva. In compenso ci sono numerosi articoli sui programmi e sulla televisione, il più degno di nota è quello sul tentativo, mai attuato, del ministro del Turismo e dello Spettacolo Bernardo D'Arezzo di cercare di moralizzare le tv locali, che erano ormai abbastanza abituate a mandare in onda la sera tardi trasmissioni osé. Queste trasmissioni potevano essere dei semplici spogliarelli, ma bisogna ricordarsi che i telespettatori italici erano abituati alla democristiana Rete 1, per finire a notte fonda con film a luci rosse, cioè VM 18!
Il ministro D'Arezzo era, guarda caso, un democristiano di lungo corso, e proponeva una tassa su chi trasmetteva (o proiettava al cinema) film pornografici, mentre socialisti e liberale erano contrari a questo provvedimento, infatti mai attuato. Tutti concordavano, invece, sull'obbligo per le televisioni di trasmettere film pornografici solo dalle 2 alle 5 di mattino... E poi ci si chiede perché siamo messi tanto male... bastava solo vietare di trasmettere film vietati ai minori, fine della polemica politica. Tanto poi sarebbe arrivato il web, e i ragazzini avrebbero avuto tutto gratis a qualsiasi ora!
Un altro articolo mi ha ricordato quanti film stravecchi trasmettevano in televisione... un ciclo sul fantastico e sui mostri, tutta roba non propriamente nuova nel 1979, basti pensare che il primo film del ciclo era "La mummia" del 1932, con Boris Karloff. Anche se poi come immagine nel palinsesto mi pare abbiano messo la locandina di un altro film sulla mummia del 1959, una mummia valeva l'altra per Telesette  ^_^
Questo numero di Telesette contiene i programmi locali delle tv piemontesi e di qualche televisione lombarda.


La serie aveva esordito la settimana prima, infatti la prima puntata presente in questo numero (lunedì 29 ottobre) è la sesta, "La mia scuola all'aperto". L'articolo è in media con quelli del periodo, cose dette a caso perché non si conosceva argomento dell'articolo che si stava scrivendo, ma tanto poi nessuno aveva ai tempi le informazioni necessarie per smentirti, oppure si?    ^_^



"Solo di recente i giapponesi si sono affacciati in un campo che si pensava che fosse di esclusivo dominio degli Stati Uniti in prima linea a di pochi alti paesi al seguito: quello dei cartoni animati."

Le informazioni sugli anime non erano molte, ma qualcuna era pur stata pubblicata. Come fece nell'aprile 1978, in pratica fin dall'esordio di Goldrake, la giornalista Teresa Buongiorno sul Radiocorriere Tv, con l'articolo "Fumetto a mandorla"  (pagina 48), dove veniva chiaramente spiegato che il cinema d'animazione nipponico nasceva nel 1924!
Senza contare che il 6 aprile 1979 la Rete 1 della Rai trasmise uno speciale di "Tam Tam" proprio sugli anime, con tanto di interviste a Tokyo:
"Heidi, Goldrake, Harlock and co."

Perché le seppur poche fonti informative corrette, venissero snobbate dalla stragrande maggioranza dei giornalisti, resta un mistero, oppure una granitica certezza dei mass media italici...

mercoledì 8 novembre 2017

"Arrivano i Superboys" ("Soccer Boy") - ("Akakichi No Eleven" - "Gli undici rosso sangue" 1970) - puntate 11 e 12



In queste due puntate si può assaporare cosa ci aspetterà nel proseguo della serie: vittorie esaltanti, sconfitte tragiche, skill micidiali, schemi di gioco fantascientifici, allenamenti inverosimili, regole allucinogene, finali drammatici.
Il tutto condito dai soliti dialoghi e adattamenti a caso  ^_^
Ricapitoliamo:
Shingo è passato dalla seconda squadra alla prima squadra, cioè il contrario di quello che ha fatto Bonucci, che poi non è neppure passato alla seconda...
Ohira decide di seguire il suo esempio alla fine della precedente puntata, con la motivazione che vuole giocare l'amichevole contro Yan Misugi, la stella della squadra vincitrice del campionato scolastico.
Matsuki accoglierà Ohira in squadra?
Ohira comprenderà se è stato accettato o meno?
Come imposterà la squadra Matsuki in vista dell'amichevole?
Chi vincerà questa epica sfida?
Misugi è veramente il campione che dice di essere?
Ma, soprattutto, quale dei 4 doppiatori in croce si accollerà la voce di Misugi?  >_<



Ad inizio puntata la voce narrante, cioè sempre quella di Matsuki, si esibisce in un panegirico pieno di fantasia, ci viene mostrato l'incontro tra Shingo e Misugi, ma differente da quello visto nella puntata precedente... Misugi scambia due parole con Shingo, e poi gli dice che ha capito i suoi punti deboli.
La voce narrante ci spiega che Misugi appartiene alla scuola "Asagase Higashi", mentre nella precedente puntata ci era stato detto che la scuola si chiamava "Hisagi", al netto di miei errori di scrittura del nome giapponese per averlo riportato dal semplice ascolto.
Ma non potevano semplicemente prendersi nota del nome usato la prima volta?
Anche se errato, tanto per non cambiarlo ogni puntata...

lunedì 6 novembre 2017

Cina e Giappone, le atrocità giapponesi in terra cinese dal 1937 al 1945 tra passato e futuro



TITOLO: Cina e Giappone, le atrocità giapponesi in terra cinese dal 1937 al 1945 tra passato e futuro
AUTORE:  Fabiana Marchioro
CASA EDITRICE: Enigma Edizioni
PAGINE: 457
COSTO: 18,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 9788899303280


Dalle mie letture e da quello che scrivo si questo blog, per quello che possono valere entrambe le cose, si capisce che non ho potuto che apprezzare tantissimo questo saggio di Fabiana Marchioro, sia per il resoconto dettagliato dei crimini giapponesi in Cina, sia per l'analisi sui rapporti sino-giapponesi a causa dei dissensi su come viene trattata la questione storica nelle relative nazioni.
Quindi il presente scritto non si limita a rinvangare il passato, opera indispensabile, viste le carenze di memoria storica in Italia, ma lancia uno sguardo al presente ed al futuro dei rapporti tra Cina e Giappone.
Mi pare importante sottolineare che l'autrice non dimostra di essere una fan della Cina, in quanto spiega bene come il regime comunista abbia sfruttato i crimini di guerra giapponesi solo dagli anni 80 in poi, quando ne aveva bisogno per scopi di coesione interna. Quindi ho scoperto che sono le nuove generazioni cinesi ad essere più ostili verso il Giappone, grazie ad un'opera pianificata di propaganda nazionalista nata nei primi ani 80, che prosegue fino ad oggi grazie al web, e che in più occasioni ha messo in difficoltà lo stesso governo cinese, in quanto è difficile per il PCC stroncare i giovani “patrioti” senza correre il rischio di essere accusati di scarso patriottismo!
Ovviamente questo carico d'odio dei cinesi, strumentalizzato dal regime comunista(?), nasce dall'incapacità giapponese di fare i conti con il passato. Le continue revisioni e censure dei libri storici, le visite ufficiali o semi ufficiali al Tempio Yasukuni, il non riuscire a fare delle scuse ufficiali chiare e scritte, verso cui nessun personaggio pubblico esprima dei distinguo, non fa altro che fomentare la propaganda cinese.
Forse basterebbe un atto di grande coraggio dell'imperatore Akihito, figlio del criminale imperatore Hirohito, che facesse esso stesso le scuse alle nazioni asiatiche invase dal Giappone imperiale (mia opinione).
Il saggio è diviso in quattro capitoli, che sono preceduti da una lunghissima (46 pagine!) prefazione scritta da Federico Divino. Questa prefazione fiume ha un senso, perché riepiloga la storia del Giappone dalla caduta del Bakufu alla fine della seconda guerra mondiale. Giocoforza la prefazione riassume molto alcuni passaggi storici, altrimenti sarebbe stata di 200 pagine, l'unica pecca che vi ho trovato sono i numerosissimi refusi di stampa, che toccano anche alcune date storiche. I refusi li si trova anche nel saggio, ma molto più di rado.
Altra questione che proprio non mi è piaciuta è ciò che Federico Divino scrive a a pagine 9:
… ( Takeo Doi è universalmente noto per aver trattato il fenomeno degli otaku e degli hikikomori, malattie sociali del tutto giapponesi).

Tralasciando che, almeno in Italia, l'unico saggio di Takeo Doi è "Anatomia della dipendenza, un’interpretazione del comportamento sociale dei giapponesi", e non mi pare tratti né il fenomeno hikikomori e neppure gli otaku, ma non ho capito da quando gli “otaku” siano diventati una malattia sociale... vabbè...
Torno al saggio per illustrarne sommariamente il contenuto, che consiglio vivamente di leggere, visto anche il prezzo più che onesto.
Nel primo capitolo ci si concentra sulla “guerra di resistenza contro il Giappone”, o “seconda guerra sino-giapponese”, in base da quale parte ci si ponga, che durò dal 7 luglio 1937 al 15 agosto 1945. Viene dato conto degli sviluppi più importanti della guerra sul campo, che portò alla morte di 35 milioni di cinesi (in sette anni).
Con il loro comportamento efferato i giapponesi riuscirono a cambiare il punto di vista cinese sui soldati, culturalmente, infatti, questi non erano visti positivamente dalla popolazione. Fare il soldato non era l'attività a cui doveva aspirare il vero uomo cinese, ma grazie ai giapponesi, i soldati cinesi divennero degli eroi.
In Cina l'esercito giapponese attuava una strategia ben chiarita da Lord Russel (link libro):
Obbiettivo dei giapponesi era di condurre la guerra con una barbarie tale da spezzare la volontà di combattere e di difendere le proprie case e il proprio paese.”.

L'esercito imperiale attuava sistematicamente i “Tre-Tutto”: saccheggiare tutto; uccidere tutti; bruciare tutto.

domenica 5 novembre 2017

Pamphlet "Star Wars - Return of the Jedi" - 1983



So benissimo che non ci si capisce nulla, però i giapponesi in fatto di pubblicazioni abbacinanti,  erano maestri, e nelle poco più di trenta pagine presenti, c'è parecchio da rimanere accecati dalla meraviglia.
L'avessi potuto avere io un libricino così nel 1983... l'avrei conservato come un tesoro inestimabile.
L'ho recuperato al Lucca Comics dell'anno scorso, e visto che quest'anno ho dovuto saltare l'avvenimento folcloristico lucchese, cerco di rammentarmi quante cose mi sono potenzialmente perso  :]
Rispetto ad un precedente pamphlet su "Guerre Stellari", che mi aveva sorpreso non poco, non mi pare che ci siano immagini inedite, ma alcune sono delle belle elaborazioni grafiche che non avevo mai visto prima.




"Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana...", questo l'ho capito, il resto lo lascio a beneficio di chi può comprendere gli ideogrammi  ;)



Questa immagine l''avranno creata i giapponesi?
Mi pare di aver letto da qualche parte che questi pamphlet venivano venduti (o distribuiti?) alle proiezioni dei film, l'importante era non sfogliarli prima che si spegnessero le luci, perché altrimenti ti avrebbero spoilerato tutta la trama...
Erano comunque un bel ricordo.

giovedì 2 novembre 2017

Mangasia, la guida definitiva al fumetto asiatico


TITOLO: Mangasia, la guida definitiva al fumetto asiatico
AUTORE: Paul Gravett
CASA EDITRICE: 24 Ore Cultura
PAGINE: 320
COSTO: 35 €
ANNO: 2017
FORMATO: 27 cm x 22 cm 
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 9788866483755


Non sono un esperto di manga, men che meno di manhwa o di fumetti di altre nazioni asiatiche, quindi non mi permetterò di esprimere giudizi sui contenuti di questo volume, mi limiterò a valutazioni oggettive sul suo formato ed impostazione.
La pubblicazione è interessante proprio perché non si limita ai manga giapponesi, ma cerca di allargare lo sguardo sui fumetti delle diverse nazioni asiatiche:
Bangladesh; Bhutan; Cambogia; Cina; Hong Kong; India; Indonesia; Corea; Malesia, Mongolia; Corea del Nord; Filippine; Singapore; Corea del Sud; Taiwan; Thalandia; Tibet; Vietnam.

L'aver aggiunto dopo il titolo, però, una frase che pare una sentenza, cioè “la guida definitiva al fumetto asiatico”, mi è parso un pelino rischioso, e forse pretenzioso. Anche perché la parte scritta è parecchio minoritaria rispetto alle 320 pagine, che sono quasi esclusivamente composte da immagini di volumi di fumetti. Considerando che quando è presente dello scritto, questo non è mai a piena pagina (27cm x 22 cm), ma ne occupa solo una metà, direi che approssimativamente ci saranno 25/30 pagine di analisi, il restante sono tutte immagini.
Quindi, a chi cercasse un saggio sui fumetti asiatici, consiglio di sfogliare preventivamente il volume.
A grandi linee, come impostazione, lo potrei equiparare (ma senza DVD-rom) ad un libro della Tashen sui manga, uscito nel 2000: Manga design.
Una cosa che mi ha infastidito molto, è il carattere microscopico di alcune parti scritte, che non occupano molto spazio, ma che sono praticamente illeggibili... considerando quando spazio bianco avanza in ogni pagina, potevano fare uno sforzo ed usare un carattere meno atomico...
Dei temi trattati (vedi scan col sommario) mi ha interessato quello sulla “censura e sensibilità”, purtroppo, come per le altre parti, è troppo corto. Inoltre sarebbe stata più interessante una chiara suddivisione per nazioni, in modo da capire come in ogni nazione era trattata la questione della censura.
Considerando il costo del volume, e la sua scarsità di parte scritta, ne consiglio l'acquisto con un qualche corposo sconto. Se poi, invece, si fosse più interessati al comparto iconografico, allora avrete trovato il volume che fa per voi.




Dalla scan sopra si può avere un'idea verso quali nazioni asiatiche si sia distribuita l'attenzione dell'autore.
Alcune scan per far valutare l'impostazione del volume.

domenica 29 ottobre 2017

STOP settimanale di attualità, politica(?) e cultura(?!) - N° 1560 dal 19 al 25 agosto 1978 - Viaggi nel mistero 3!



Ogni tanto mi perdo qualche pezzo che avevo iniziato a postare, tipo gli articoli improbabili di Stop...
Dei settimanali di spettegulèss degli anni 70, quello di Stop era di certo il più truce, quello che rovistava nel torbido più di tutti, quello che faceva appello alla morbosa curiosità delle lettrici (e dei lettori), quello che non si faceva nessuno scrupolo di mettere immagini di bambini, adulti e anziani sofferenti. In pratica l'anticipazione di una qualsiasi edizione del TG4 o di "Studio Aperto"...
Non solo tradimenti coniugali o extraconiugali, ma abbondavano malattie, operazioni, abbandoni, incidenti, superstizioni religiose, paranormale ed anche ufo ed extraterrestri.
In particolare esisteva la rubrica "Viaggi del mistero", che conteneva perle uniche, cioè cosa capitava quando un settimanale scandalistico faceva incontrare gli italiani e gli ufo  :]

"Ho sviluppato le foto e ho visto l'ufo! Sarebbe la prova dell'esistenza degli extraterrestri"

Da notare la forma dubitativa, "sarebbe", perché il settimanale aveva una sua reputazione, e non voleva mica buttarla alle ortiche dando notizie prive di fondamento!  ^_^
Quello che io continuo a non capire è come mai, fino all'avvento dei cellulari e smartphone dotati di macchina fotografica digitale più telecamera digitale, gli avvistamenti capitavano tanto spesso, quanto di pessima qualità fossero le immagini. Oggi che tutti noi ce ne andiamo in giro con una piccola regia portatile, gli ufo e gli extraterrestri sono scomparsi   >_<



Qualche miscredente potrebbe avanzare l'ipotesi che l'oggetto visibile della foto possa essere un deltaplano in volo notturno, oppure un mero inganno fotografico, ed invece io posso rivelare che si trattasse dell'Astrocaccia di Alcor, conosciuto in Giappone con la sigla JFO.
Probabilmente il signor Gatti non seguiva l'anime di "Atlas Ufo Robot"...



sabato 28 ottobre 2017

Hikikomori: un fenomeno di autoreclusione giovanile



TITOLO: Hikikomori: un fenomeno di autoreclusione giovanile
AUTORE: Karin Bagnato
CASA EDITRICE: Carocci Editori
PAGINE: 106
COSTO: 12 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 13 cm 
REPERIBILITA': ancora reperibile a Milano  
CODICE ISBN: 9788843089291


Gli ultimi saggi sugli hikikomori soffrono, a mio avviso, di alcuni punti deboli. Il primo, e forse più importante, è quello che si rifanno tutti a libri già pubblicati (anche questo), pare che nessuno studioso/a italico/a abbia più avuto la possibilità, dopo Carla Ricci (iper citata anche in questo saggio), di recarsi in Giappone per informaci di quale sia la situazione in Giappone OGGI. Non la situazione all'epoca dei primi scritti di Carla Ricci (2008), che è stata la prima saggista in Italia a farci scoprire il fenomeno hikikomori, ma cosa stia succedendo in Giappone nel 2017. Il bello (o il brutto) è che le ultime pubblicazioni sugli hikikomori citano altri saggi sugli hikikomori che citato i primi scritti di Carla Ricci, ma solo i primi libri di questa studiosa nascevano da analisi sul suolo nipponico, gli altri successivi sono solo “teorici”. Quindi si sta accumulando una saggistica, che si auto cita a cascata, di “esperti” che non si sono mai recati nel luogo di origine del fenomeno hikikomori. Tra l'altro anche gli ultimi due saggi di Carla Ricci non sono altro che riproposizioni di quello che aveva scritto nei primi due. Parrebbe che il fenomeno hikikomori in Giappone, per gli studiosi italiani (e quindi per i lettori), si sia cristallizzato al 2008 e 2009...
Ergo, per concludere il mio deliro argomentativo, sono ormai parecchi anni che non esce un saggio che ci informi della situazione reale giapponese degli hikikomori nel 2017.
Quando verrà pubblicato qualcosa di attuale sugli hikikomori giapponesi?
L'altro punto debole di questi ultimi saggi è che, dopo aver illustrato la situazione giapponese (non attuale!!!), si esamina quella italiana, volendo raffrontarla a quella nipponica.
Se ciò può aver avuto un senso nei primi saggi, con lo scopo di far venire alla luce eventuali similitudini tra Italia e Giappone, ne ha sempre meno nel momento in cui si mettono a confronto situazioni attuali italiane con situazioni nipponiche risalenti al 2008/2009...
Infine, sempre a mio avviso, la società giapponese, la scuola giapponese, la famiglia giapponese e anche il mondo del lavoro giapponese, sono esageratamente troppo differenti dai corrispettivi italiani. Che senso ha, dunque, continuare con i confronti?
Premetto che questo libro di Karin Bagnato è scritto bene, comprensibilissimo, forse un po' troppo breve, visto che pretende di analizzare sia la situazione (vecchia) in Giappone che quella italiana.
Sono citati molti saggi in inglese, a dimostrazione che l'autrice si è documentata molto.
Mi ha sorpreso un po' leggere nel titolo che il fenomeno di autoreclusione chiamato “hikikomori” sarebbe “giovanile”. In realtà, in Giappone, ci sono anche persone che hanno superato i 40 anni che ne continuano a soffrire, oppure che vi entrano per la prima volta. Saranno forse delle eccezioni, ma non è che a 30 e passa anni ci si può considerare “giovanili”...
Il saggio è diviso in tre parti, nella prima si analizza la situazione (al 2008/2009) giapponese, facendo riferimento esclusivamente ad altri saggi, ergo l'autrice non ha svolto una ricerca sul campo. Nella seconda parte si analizza la situazione italiana, mantenendo la medesima impostazione della parte inerente il Giappone. La terza ed ultima parte contiene una serie di proposte per prevenire ed intervenire sulla situazione degli hikikomori italiani.
Personalmente a me interessa la situazione in Giappone, quindi la prima parte del saggio.
Ad inizio del primo capitolo si riporta che il fenomeno hikikomori risale agli anni 70. Rispetto ad altri saggi che lo pongono negli anni 80 e 90, trovo già incoraggiante che si inizi a retrodatare la nascita della sindrome di autoreclusione, ma da un articolo da me casualmente scovato su “La Stampa”, le prime avvisaglie sarebbero risalenti agli anni 60!


mercoledì 25 ottobre 2017

Articoli sul pre-cosplay tratti da "La Stampa" e Corsera 1979, 1980, 1982


Il precedente post, quello che mostra il catalogo dei costumi carnevaleschi "A&M Casarini del 1980, mi ha spinto a fare una breve ricerca sugli articoli giornalistici inerenti il successo di Goldrake e soci durante il Carnevale. Ho reperito 11 articolini in cui si parla di travestimenti in personaggi degli anime, dal gennaio 1979 al febbraio 1982. Considerando che non mi pare che in Giappone esista una tradizione come il nostro Carnevale, si potrebbe affermare che la pratica di giocare coi costumi possa rappresentare l'esempio di un pre-pre-cosplay. L'idea potrebbe essere anche una forzatura, visto che a Carnevale ci si vestiva del personaggio preferito, e Goldrake & soci erano i beniamini di tutti, però alla fine il concetto base tra il Carnevale e il cosplay è simile. Inoltre ho scovato una serie di articoli su un concorso per bambini, svoltosi a Milano nell'agosto 1979, in cui i "cosplay" per il miglior costume di Heidi e Peter si sarebbero aggiudicati in viaggio a Berlino Ovest (oppure il corrispettivo in denaro!).
Quindi, ricapitolando, c'era un concorso a premi (di valore), c'era una giuria, c'erano dei bambini che impersonavano Heidi e Peter e infine i migliori vincevano. Non è cosplay?
Ovviamente dell'articolo sopra ("La Stampa" dell'11 febbraio 1979) colpisce come sempre lo straordinario successo che ebbe "Atlas Ufo Robot", il negoziante ci informa che tra maschere e costumi avevano una richiesta di circa 5000 pezzi al giorno, e le aziende produttrici, tipo la "A&M Casarini", non riuscivano a soddisfare la richiesta dei clienti. I costumi non costavano poco, dalle 50 alle 60 mila lire, e le maschere 2000 lire, moltiplicando il tutto per 5000 richieste al giorno...




Il concorso di "cosplay" ebbe luogo al parco Sempione di Milano, nell'agosto 1979, manifestazione, mi pare giusto farlo notare, ovviamente non collegata al Carnevale, e quindi, dal mio punto di vista, molto più interessante.
Intanto siamo ad agosto, col caldo torrido della Milano anni 70, che non è paragonabile a quello di oggi, e quindi ci voleva una grande motivazione per parteciparvi, che andava molto al di là dei premi messi in palio.
L'articolino sopra è del 18 agosto (sempre 1979), nelle pagine delle notizie locali, e ci informa che l'iniziativa è portata avanti dal secondo canale della tv tedesca, che il primo settembre vedrà i due migliori costumi di Heidi e Peter partecipare alla trasmissione "Majas Party", il soggiorno a Berlino (Ovest) sarebbe durato ben 4 giorni, dal 31 agosto al 3 settembre.
Da altri articoli che mostro più sotto scopriamo che questo era un concorso internazionale, infatti vi partecipavano anche Francoforte, Lione e Birmingham. La presenza della città di Birmingham solleverebbe l'interessante quesito se la serie di Hedi fosse vista anche in Gran Bretagna. In realtà il meccanismo era un po' differente, ogni città aveva scelto dei personaggi animati diversi. Birmingham i Muppets, Lione l'ape Maia e Willy, Francoforte Sinbad e Heidi(?).



Tutto ha un termine, e il 15 febbraio 1982 il Corsera ci informa che i costumi di Goldrake, Candy e Mazinga non sono più di moda, bisognerà aspettare i veri cosplayers degli anni 2000!

Qui sotto propongo tutti gli 11 articolini, o spezzoni di articoli, nel caso in cui gli anime siano semplicemente citati nel titolo e presenti nelle foto.
Il primo riscontro che ho trovato è del 29 gennaio 1979, sulla "Stampa Sera", e si limita ad informare che tra i personaggi che sfileranno ci sono ance dei Goldrake.

domenica 22 ottobre 2017

"Dalle fate ai supereroi" - catalogo costumi "A&M Casarini" del Carnevale 1980


Prima, molto prima, che il cosplay venisse inventato dai giapponesi, l'Italia aveva già sperimentato una pratica simile, benché relegata solo alle manifestazione per il Carnevale. Non ho idea se in altre nazioni europee capitò la medesima cosa, probabilmente in Francia e in Spagna, ma durante il Carnevale degli anni 1979 e 1980, abbondavano i "cosplayers" dei personaggi di "Atlas Ufo Robot", Capitan Harlock, Remì e Heidi.
A questi pionieri in costume, seguirono altri personaggi animati giapponesi che vedevamo in televisione, anche perché le aziende di abbigliamento fiutarono subito la possibilità di vendere caterve di Actarus, Alcor(...), Maria e Venusia, senza contare che chiunque avrebbe dato un rene per poter diventare Goldrake!!!
Per il Carnevale  1980 l'azienda di Modena "A&M Casarini" inserì nel suo catalogo tutti questi stupendi costumi degli anime, affiancando agli articoli usuali, questi nuovi personaggi provenienti dal lontano Giappone, da qui il titolo del catalogo: "Dalle fate ai supereroi".
Il formato del catalogo è molto grande, ben 32 cm x 23 cm, e presenta una copertina con una doppia pagina apribile. Sulla copertina visibile normalmente possiamo ammirare gli eroi di "Atlas Ufo Robot", tanto per chiarire ai bambine e alle bambini che quello era il pezzo forte del catalogo, a dimostrazione del successo della serie e verso chi andava l'affetto dei giovani telespettatori.
Assai curiosa è la parte della copertina ripiegata, che ci mostra, oltre a Capitan Harlock e all'Alcadia, un tarocchissimo Mazinga!
L'Ultimo giorno del Carnevale 1980 fu il 19 febbraio, fatto ben specificato appena dietro le due copertine (scan che metto alla fine del post), quindi Mazinga Z aveva appena fatto capolino sulla Rete 1 della Rai. Inoltre il Grande Mazinga andava già in onda sulle tv private locali da qualche settimana. Perciò, al momento della pubblicazione di questo catalogo, i due Mazinga erano ben conosciuti ai bambini.
Il bello è che dei personaggi di Mazinga non c'è nessuna traccia!
Chissà per quale motivo produttivo o contrattuale, la "A&M Casarini" non mise alcun Mazinga nel suo catalogo, ma, soprattutto, perché piazzò quel tarocchissimo Mazinga in copertina?




La "A&M Casarini" si aggiudicò i diritti (credo non a buon mercato) per commercializzare i costumi degli anime trasmessi dalla Rai, tramite un accordo con la concessionaria Sacis. Dato che la furbizia non ci ha mai fatto difetto, dovettero scrivere a chiare lettere nel catalogo che solo loro potevano mettere in commercio i costumi dei personaggi di queste serie animate, e che chiunque altro si fosse azzardato a farlo, ne avrebbe subito le conseguenze penali e civili.
Quindi su un versante minacciava i produttori abusivi, in quanto detentrice della concessione Sacis, per contro faceva disegnare in copertina un simil Mazinga Z/Grande Mazinga, che avrebbe fatto invidia al sudcoreano Taekwon V!




Personalmente non ricordo di aver mai visto bambini vestiti dai personaggi di "Atlas Ufo Robot", c'è da dire che io non ho mai gradito molto il Carnevale. Dalle mie parti i casinisti c'erano tutto l'anno, ma a Carnevale praticamente regnava l'anarchia, e i "casinisti" ci sguazzano nell'anarchia   >_<
Ciò non toglie che un bel costume di Goldrake non mi avrebbe mica fatto schifo  ^_^
Quella sopra è la doppia pagina che spiegava come prendere le misure al proprio figlio per scegliere la taglia corretta.
Da notare lo sfondo spaziale  ;)