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martedì 8 settembre 2020

"Giappone" (1942?)


Premessa sulla nuova versione di Blogspot:
Dopo qualche giorno riprovo ad inserire un post, e la novità di questa volta è che, pur essendoci un spazio tra le immagini (non sono più incollate una all'altra), non si può inserire un commento scritto... non è possibile far comparire il cursore... l'unica eccezione è usare l'opzione didascalia... boh... mi sono un po' stufato...
E devo ringraziare Ideeis, che mi ha suggerito come far apparire tutte le immagini nel formato medio e centrate (leggere i commenti), solo che quando avevo fatto l'esperimento il 31 agosto c'era lo spazio per inserire un commento, dopo 8 giorni lo spazio è scomparso... ovviamente non riesco neppure ad inserire "INSERISCI INTERVALLO", quindi in home si vedono tutte le immagini, non solo le prime due  o tre... quanta perdita di tempo per nulla...
Senza contare che ora le etichette da inserire non sono più presenti, devi digitare il nome dell'etichetta per farla comparire.

Volevo mostrare questo interessante opuscolo propagandistico sul nostro neo alleato nipponico, ma un po' mi è passato l'entusiasmo...
La datazione non è certa perché non presente in alcun punto, ma considerando che nella cartina con i territori dell'Impero Giapponese è riportata la data del 10 dicembre 1941, presumo sia stato pubblicato nei primi mesi del 1942.
Fondamentalmente la propaganda fascista aveva un problema, far passare un'alleato ubicato letteralmente dall'altra parte del mondo, utile alla contrapposizione contro Usa ed Inghilterra.
Una bella sfida alla logica umana... ma questa gente non si faceva problemi, osanniamo l'alleato nipponico!  ^_^

"Il Giappone è un paese molto distante da noi"... e grazie... questo lo avevano capito anche nel 1942... ma allora perché allearcisi? Non si sa, comunque l'opuscolo aveva lo scopo di far apprezzare tutte le doti del popolo giapponese.

lunedì 31 agosto 2020

"La prima spedizione italiana nell'interno del Giappone e nei centri sericoli" - Pietro Savio (1869) - parte 4



A metà del 1800 l'Italia ed il Giappone avevano un interesse commerciale in comune, la  sericoltura.
Pietro Savio fece parte di una spedizione commerciale per studiare l'allevamento del baco da seta in Giappone e per stipulare accordi commerciali. Durante questo viaggio di lavoro prese nota di tutto ciò riguardava l'industria del baco da seta giapponese e lo pubblicò in questo libro. A dire il vero, come mi capitò per "Il Giappone Moderno" di Giovanni De Riseis, io non ho ancora letto nulla di questo libro, quindi non sono certo che vi siano riportati anche aneddoti di vita sociale del periodo.
Il lunghissimo libro di De Riesis venne pubblicato nel 1900, ma raccontava di un viaggio del 1895, lo scritto di Pietro Savio venne pubblicato nel 1873, però il viaggio è datato giugno 1869!
Ben 26 anni prima, quindi l'autore si recò in un Giappone ancora poco occidentalizzato, mi auguro che l'autore non vi abbia riportato solo le tecniche di sericoltura.
L'epoca Meiji iniziò nel 1868, cioè pochi mesi prima di questo viaggio
Confido nel titolo, in cui si parla di "prima spedizione italiana nell'interno del Giappone", e solo in carattere più piccolo si accenna a i centri sericoli.
Come per il libro di De Riesis, sono molto belle le incisioni, più piccole in quanto il formato del libro è quello di un quaderno.

Tra gli spunti interessanti si fa cenno al villaggio di "Hanno" appena ricostruito dopo l'incendio causato dallo scontro tra le truppe imperiali e i "kerai di Tokungaua" nel settembre precedente. Considerando che il libro termina nel giugno 1869, ci si dovrebbe riferire al settembre 1969, quindi alla "guerra Boshin", e la cronologia mi pare che torni.

Ho cercato su Google Maps la città di "Hanno", e mi viene riportata la seguente ubicazione, chissà se è la stessa.


Bello il racconto di quando gli abitanti di Hanno pare non collaborassero con gli illustri ospiti, quindi l'ufficiale nipponico di scorta alla missione italiana ne fece arrestare alcuni per renderli più cooperativi... bel modo di fare apprezzare l'Italia all'estero... Alla fine li misero a pernottare in un tempio, e loro lamentano il rumore delle preghiere, immagino cosa sarebbe successo se dei giapponesi si fossero lamentati del rumore delle preghiere di frati italiani in un monastero italiano   ^_^

Buona lettura.

venerdì 21 agosto 2020

Altro malfunzionamento di Blogspot il 21 agosto

 

Quando ho pubblicato il post della 19esima puntata di Megaloman mi sono ritrovato con le immagini che strasbordano dal limite normale del blog...

Nel post stesso avevo fatto notare che non avrei riportato le immagini da "molto grandi" a "medie", in quanto l'operazione va effettuata su ogni singola immagine e questo comporta il disallineamento dello scritto.

Pubblico il post e... sorpresa... 

Ma non solo!!!

Nel post sul libro di Miyazaki avevo notato che le immagini non venivano più caricate in ordine cronologico inverso (l'ultima prima e via dicendo: link relativo), ed anche nel post di Megaloman di oggi ore 18 e 56 minuti era tutto ok, ma ora che sto scrivendo questo post sul nuovo malfunzionamento le immagini me le ha caricate di nuovo al contrario!

E le prime due  hanno spazio zero tra di loro, quindi è impossibile inserire un commento... il tutto è successo nell'arco di neppure 10 minuti... 

No, tranquilli programmatori di Blogsot, fate con calma   ^_^

Per la cronaca, da quando è entrato in funzione il nuovo interfaccia di Blogspot, sto usando Chrome e non più Firefox, perché andava fin peggio... 





Megaloman (1979) - puntata 19

 

Nella precedente puntata era stato istituito l'Organismo Segreto di Difesa (o come lo chiameranno), per combattere l'invasione aliena, con a capo un maestro di arti marziali... in questa puntata la nuova struttura non viene mai citata, rimane sullo sfondo, con Takamine che ha informazioni di prima mano e permette ai suoi ragazzi di essere presenti durante indagini e sopralluoghi. Mi aspettavo che l'OSD venisse maggiormente coinvolto, e magari era così nel doppiaggio originale, mentre nel claudicante adattamento italico alcuni aspetti saranno andati persi. Di certo si notano alcune contraddizioni del doppiaggio rispetto a ciò che vediamo sullo schermo, ma ormai è dalla prima puntata che sono presenti questi dialoghi approssimativi, in fondo era roba per bambini!  ^_^

Questo episodio non è nulla di particolare, ma comunque si lascia guardare, senza infamia e senza lode. Noto che le mega esplosioni sono ormai ridotte (problemi di budget?), e che l'incolumità di stuntman ed attori non è più messa a repentaglio come prima (problemi di denunce per infortuni?). 
Stavolta, però, un paio di scene con esplosioni vicino agli attori ci sono, ma le deflagrazioni sono assai scarse   T_T

P.S.
Lascerò le immagini nel formato "molto grande", perché è quello ormai standard, e per riportarle al formato medio bisogna agire su ogni singola immagine, col rischio che si incasini la centratura dello scritto... vedi post relativo: Problemi con il nuovo aggiornamento di Blogspot da agosto

Edit del 30 agosto:
Ho riportato le immagini nel formato medio, in quanto ho avuto lamentele   ^_^
Ho dovuto eseguire questa operazione singolarmente per ogni immagine, spero che il problema sia stato risolto  :]



Qual è il segreto delle squame?
Cioè... in realtà non è che venga poi tanto spiegato... ti dicono di chi sono le squame, esseri marini, ma mi pareva ovvio, sono squame.. 
Una tematica della puntata sarebbe quella del popolo soggiogato, usato come schiavo nel lavoro e come soldato sacrificabile in battaglia (che poi per un regime dittatoriale sono sacrificabili anche i propri connazionali...), che sarebbe quello che i giapponesi fecero alle popolazioni asiatiche sottomesse durante la guerra del pacifico (lo facemmo anche noi italiani con libici, etiopi e somali).
Chissà se fu un'intenzione volontaria degli autori di riesumare certi ricordi bellici e se qualche bambino/a o genitore giapponese colse l'allusione?



L'episodio inizia con un paio di cojones in auto che finisco a tutta velocità in mare... sicuramente un messaggio educativo per i futuri patentati italici e nipponici.

mercoledì 19 agosto 2020

Mondomiyazaki, una vita nell'arte


TITOLO: Mondomiyazaki, una vita nell'arte
AUTORE: Susan Napier
CASA EDITRICE: Dynit
PAGINE: 303
COSTO: 22
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788833551319


Ogni tanto, nell'ormai martoriato e quasi desertico mondo della saggistica sull'animazione giapponese (in lingua italiana), compare una piccola oasi di ristoro e vera analisi. Per questo non miraggio dobbiamo ringraziare l'autrice, Susan Napier, la casa editrice, la Dynit, e la traduttrice, Giovanna Falletti. 

L'autrice si è interessata agli anime in tarda età, rispetto a noi che vi siamo cresciuti, questo aspetto comporta che talvolta si notino delle "lacune" date proprio dalla mancanza di imprinting con i cartoni animati giapponesi, ma per il resto è una studiosa titolata che ha al suo attivo altri numerosi scritti sugli anime.

Leggere il logo della Dynit sulla copertina del saggio è stato fonte di tranquillità e speranza. Tranquillità perché conoscono l'argomento del saggio. Speranza perché, finalmente, una casa editrice che si occupa stabilmente di pubblicare manga ed anime si è presa la briga di tradurre un recente saggio straniero. Altrimenti questo libro non sarebbe stato tradotto, e che quindi mi fa illudere che questo libro possa essere il primo di una lunga serie di pubblicazioni in italiano. La Dynit ha le competenze (e dovrebbe avere l'interesse) per veicolare una divulgazione delle analisi su anime a manga, e tramite librerie e fumetterie (e magari le edicole!) potrebbe raggiungere sia un pubblico di appassionati che di semplici curiosi.

Infine una menzione la merita la traduttrice del testo inglese, che risulta più chiaro e leggibile di molti scritti sugli anime in italiano... Probabilmente il testo originario era già abbastanza leggibile, ma comunque il risultato è una lettura chiara e scorrevole.

L'autrice illustra perché Miyazaki può essere considerato un autore, pur essendo "solo" un regista di film d'animazione. Quello che viene analizzato è, appunto, il "mondomiyazaki", un qualcosa di unico che si è sviluppato in decenni di lavoro. E' stato interessante leggere i punti di vista di una studiosa non italiana, con valutazioni anche differenti dai nostri saggisti. Negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi libri sul "mondo Miyazaki" da parte della collana "Ultra Shibuya", che non si possono neppure avvicinare al livello di analisi di questo della Napier. Lo scritto, in quanto non italiano, ha dei contenuti che si discostano dalla media dei saggisti (seri) nostrani, non che sia in assoluto migliore, ma vi si può leggere un approccio diverso dal solito. Il saggio fu pubblicato in lingua inglese nel 2018, quindi questa traduzione ha anche il merito di essere recente. Recente per le abitudini delle case editrici italiane, che di norma, nelle poche occasioni che li hanno visti tradurre un'opera saggistica straniera, impiegano molti più anni, rendendo la lettura di un nuovo saggio, già vecchia.

Dato che il saggio l'ho apprezzato moltissimo, inizialmente mi permetterò di fare qualche appunto. Per esempio l'autrice non tratta per nulla il contributo di Miyazaki (e Takahata) alla prima serie animata di Lupin III (quella in cui il ladro indossa la giacca verde), nonostante sia dedicato un capitolo al film di "Lupin III - il castello di Cagliostro". E' in quella serie che il regista modifica i personaggi del manga, nella versione che poi vedremo nel film. Questa assenza di trattazione mi ha lasciato perplesso. In generale l'autrice tratto poco o nulla le serie animate televisive di Miyazaki, nessuna citazione anche per "Il fiuto di Sherlock Holmes". Un po' più analizzato "Conan il ragazzo del futuro", ma a mio avviso meno di quanto avrebbe meritato. Vengono trattate occasionalmente Heidi ed "Anna dai capelli rossi".

Sono poi presenti un paio di errori, oppure io ho compreso male lo scritto   :]



A pagina 108 si accosta Sheeta di Laputa al genere majokko, citando Lamù come un personaggio simile. Il mondo dello shojo è assai variegato ed opinabile, ma Lamù era l'ultimo esempio che mi sarebbe venuto in mente di citare, non il primo. Inoltre, se si parla della serie animate, questa è del 1981, non del 1978, anno di pubblicazione del manga.





A pagina 210 si afferma che è San a ferire gravemente Ashitaka, quando, in realtà, la ragazza gli fa solo sgorgare del "fluido ematico" dalla gota sinistra tramite uno stiletto di masso (sono entrato in modalità Cannarsi!), ed è, invece, una villica a sparargli con l'archibugio. Questi sono errori che mi lasciano perplesso, perché io il film di Mononoke l'avrò visto una decina di volte, eppure non sono un saggista.

Nel primo capitolo viene rievocata l'infanzia bellica e post bellica di Miyazaki, con annesso stra citato ricordo del regista del bombardamento della sua cittadina e della fuga di notte, con annesso non salvataggio di madre e figlioletto estranei alla famiglia Miyazaki. Segue la questione del senso di colpa per lo sfruttamento della guerra da parte dell'azienda di famiglia, etc etc.

giovedì 13 agosto 2020

Problemi con il nuovo aggiornamento di Blogspot da agosto

 


A fine giugno l'aggiornamento dell'interfaccia di Blogspot è diventato l'opzione predefinita del blog, quando qualche mese fa era comparso l'avviso di questo nuovo aggiornamento, immaginavo ci sarebbero stati problemi, capita sempre. A dire il vero all'inizio non ho trovato grossi imprevisti, qualche piccola imperfezione, che era più un fastidio facilmente aggirabile, ma nulla che impediva di postare. Infatti fino al post del 30 luglio non avevo avuto i problemi che descriverò di seguito, ad agosto ho potuto inserire il primo post solo il 9 agosto, ed ho trovato un certo numero di brutte sorprese... 
Speravo fosse un aggiustamento della nuova interfaccia, ma nel post nel 12 agosto le cose non solo non sono migliorate, ma addirittura peggiorate...

Le due problematiche ostative ad inserire post sono:
a) Immagini caricate in ordine inverso rispetto alla prima caricata nell'interfaccia del blog;
a1) Stessa problema se uno carica in ordine inverso le immagini, cioè dall'ultima...
b) Zero spazio presente tra alcune immagini caricate, quindi impossibilità di inserire testo.

Ci sono poi un certo numero di problemi che rendono non impossibile postare, ma creano problemi di allungamento dei tempi e di risultati grafici del blog:
c) Le immagini che si presentano nell'interfaccia sono di formato "MOLTO GRANDE", quando prima erano sempre tutte in formato "MEDIO";
d) Le immagini vanno impostate una alla volta in formato "MEDIO";
e) Impostare le immagini in formato "MEDIO" incasina l'allineamento dello scritto...
f) Alcune volte le immagini, una volta caricate, non compaiono centrate, ma tutte allineate a sinistra, quando le centri, si incasina di nuovo tutto l'allineamento dello scritto...

Per come utilizzo io il blog, cioè caricando spesso molte immagini (per esempio le riviste televisive o i cataloghi di giocattoli), non mi è possibile caricarle una alla volta per non farmele caricare in ordine invertito (la prima ultima, l'ultima prima...). Ho quindi provato a caricare prima l'ultima immagine e via di seguito, e alla fine la prima immagine (ordine inverso già dall'inizio!), niente... sempre in ordine inverso vengono caricate...
Il fatto, poi, che tra le immagini ci sia spazio zero, non è che aiuti molto a commentare le immagini... come farei a commentare le epiche gesta di Megaloman?
Ok, potrei lasciare le immagini "MOLTO GRANDE" nel blog per non incasinare l'allineamento dello scritto, aumenterebbe solo la lunghezza del post, senonché le stesse immagini compaiono a random già centrate a sinistra...

Spero che questi problemi, come sono comparsi, scompaiano, perché l'attuale situazione del blog è per me ingestibile... ok qualche problemino può capitare quando si cambia, ma non tutti quelli sopra esposti tutti assieme   ^_^
Ergo non inserirò più dei post con molte immagini fino a quando (e se) i problemi a-a1-b saranno presenti, e posterò poco fino a quando i problemi c-d-e-f non saranno risolti.

Già dedico molto (forse troppo) tempo al blog, ma non ho nessuna intenzione di stare davanti al video ore ed ore sclerando per sopperire a casini creati da gente che sarebbe pagata per non farli accadere, cioè i programmatori di Blogspot   ^_^




Prendo ad esempio il post "Sono ancora giocattoli?" per mostrare le immagini che vengono caricate in ordine inverso.

mercoledì 12 agosto 2020

"Sono ancora giocattoli?", di Bernhard Kroner - "Psicologia Contemporanea" maggio/giugno 1979


Nel post precedente abbiamo visto quale era il punto di vista di un giornalista generalista (Giorgio Bini) sui giocattoli alla fine del 1979 su di una rivista politica, questa volta si potrà leggere la posizione di uno psicologo su una rivista di psicologia sul tema dei soldatini alla metà del 1979. I soldatini Atlantic erano ancora grandemente venduti in Italia, benché iniziassero a subire la concorrenza dei videogiochi e dei nuovi giocattoli veicolati dai cartoni animati giapponesi.

I quattro soldatini nazi-fascisti in plastica non sono quelli della Atlantic, ma comunque sono la scelta giusta se si vuole terrorizzare i genitori, ma solo quelli anti nazi-fascisti, i genitori filo nazi-fascisti ne saranno solo contenti...

Anch'io feci comprare il set di Mussolini ed Hitler, ma solo per farli sconfiggere dai buoni!

Nei miei scontri bellici in cameretta, io non mi limitavo a vincere una battaglia, ma ponevo fine alla guerra!  ^_^

Io posso capire che i genitori di allora potessero avere remore verso i soldatini, perché loro stessi avevano subito un indottrinamento da piccoli tramite il gioco, l'attività fisica, le parate etc etc... solo che i tempi erano cambiati, giocare alla guerra non era un obbligo piovuto dall'alto, ma una delle varie opzioni ludiche disponibili. Vedevamo un sacco di film dove i nazi-fascisti venivano sconfitti dagli alleati e dai partigiani, e volevamo riproporre quegli scenari. Fine.

Più equivoca era la situazione dei soldatini western, dove gli indiani, sempre grazie a film statunitensi, erano visti come i cattivi, quando in realtà erano le vittime dell'aggressione. 


 

Io propendo per la terza tesi, si sopravvalutavano gli effetti dei giocattoli bellici, specialmente quando hai tante altre opzioni ludiche tra le mani e che nessuno ci obbligava a giocare alla guerra per prepararci alla guerra, era un nostro modo per divertirci, ma si vede che  l'esperto autore dell'articolo non la pensava come me.

Per il resto lascio la lettura dell'articolo senza ulteriori commenti.

P.S.

Blogspot ha introdotto una nuova versione del blog. I primi post ero sorpreso che non ci fossero problemi, ora sono più tranquillo... bastava vedere come vengono allineate le righe,,, e non c'è solo questa magagna...

domenica 9 agosto 2020

"La scuola della personalità: il gioco", di Giorgio Bini - "Calendario del Popolo" n° 416 novembre 1979


Con le emeroteche chiuse mi devo ingegnare oltremodo, ma non sempre i miei tentativi alla cieca vanno a buon fine... 

Ho provato ad accaparrarmi due annate complete della rivista comunista "Calendario del popolo" (fondata del 1945), pensavo che gli anni 1979 e 1980 mi avrebbero permesso di recuperare qualche articolo sui cartoni animati giapponesi, purtroppo ho fatto un buco nell'acqua... nonostante in queste due annate la pubblicazione si sia occupata anche di media popolari, non vi sono scritti sull'animazione giapponese. C'è un solo articolo in cui si accenna en passant agli anime, ovviamente con accezione negativa, ma il soggetto sono i giocattoli. La cosa bella è in quella frase si afferma che nei decenni alcune modalità di gioco non sono cambiate (cioè il gioco alla guerra), ma se veniva fatto nella modalità nipponica televisiva, non andava più bene   ^_^

L'autore dell'articolo è Giorgio Bini, che non apprezzava per nulla i cartoni animati giapponesi, e quindi non perse l'occasione per buttare lì un altro giudizio negativo su quei giocattoli "orribili di origine giapponese e televisiva".                                                                                                                                Dei cinque articoli a firma Giorgio Bini ne ho postati quattro, metto i link per rendere l'idea della sua posizione anti-anime: 

"Programmi per bambini e industrie da grandi" (alla fine del post)                                                  "L'anno del bambino o di Ufo Robot?"                                                                                             "Candy Candy ha molto cuore" (alla fine del post)                                                                    "Apocalittici e Integrati: è opportuno censurare Goldrake?", di Giorgio Bini - "LG Argomenti" gennaio/giugno 1981                                                                                                                                   E Mazinga consultò Ulisse", di Giorgio Bini - l'Unità 10 febbraio 1983

Se la legittima opinione di Giorgio Bini sui cartoni animati giapponesi era tanto negativa, e questi erano in quel periodo un aspetto importante del tempo libero dei bambini, come vedeva il giornalista il tema dei giocattoli in generale?                                                                                                                    Stante che i giocattoli ispirati agli anime erano tanto "orribili", cosa era educativo e cosa diseducativo nell'attività ludica dei più giovani? 

In quasi tutti gli articoli sui giocattoli arriva sempre il punto in cui si discetta se il gioco alla guerra sarebbe stato da bandire. Noi giocavamo alla guerra in una quantità inusitata di modi, dalla guerra simulata con armi giocattolo (annesse strategie di battaglia che avrebbero fatto impallidire il generale Patton), passando per i soldatini Atlantic e gran parte dei giochi in scatola, per terminare coi videogiochi e i giochi ispirati ai cartoni animati giapponesi. Se fossero stati banditi i "giochi di guerra", saremmo rimasti gran parte del tempo a guardare il soffitto... pare che gli adulti non se ne rendessero neppure conto... e comunque nessuno di noi ha intrapreso la carriera del killer di professione, il soldato di ventura o il politico che aizza odio a piene mani...

C'è un aspetto che divide la quasi totalità della generazione di Giorgio Bini, quella che ci rompeva l'anima se guardavamo Goldrake o giocavamo ai videogiochi, e la nostra generazione, quella che ha giocato sia con i soldatini e con Big Jim, ma anche con i videogiochi e i giochi in scatola: la differenza fondamentale è che NOI giochiamo ancora oggi, loro, tranne qualche eccezione, da adulti non giocavano più. 

Nell'articolo questo aspetto si nota, Giorgio Bini parla del gioco dei bambini come un aspetto asettico, non lo coinvolge, non che scriva cose sbagliate, ma sono teoria, non pratica. 

giovedì 30 luglio 2020

Completamento dell'album Panini di Big Jim del 1977 con la figu n° 214!



Nel maggio del 2014 avevo postato le scan dell'album di figurine Panini di Big Jim, annata 1977:

Purtroppo l'album del post, da me acquistato qualche anno prima ad una fiera del fumetto, era mancante della figurina n° 214... da bambino ne avevo uno anch'io, ma non riuscii mai a completarlo, e neppure questa copia era completa... una maledizione... una delle tante   >_<
Alla fine sono riuscito a recuperare questa figurina numero 214 con Big Jim che doma un cavallo, e l'ho pure attaccata!
Dopo 43 anni le figurine Panini si attaccano ancora!!!   ^_^



Chissà cosa ci mettevano nell'adesivo della figurina per farla attaccare dopo quattro decenni...    


lunedì 27 luglio 2020

"Duello Spaziale" - Clementoni (1977)



Come ho scritto più volte, in cortile eravamo veramente tanti bambini, ma tanti... ed una parte di questi possedeva giochi in scatola, riflettendoci bene c'era uno zoccolo duro di coetanei che permise a tutti gli altri di giocare ad un numero spropositato di giochi di società.
"Duello Spaziale" fa parte di quella serie di confezioni possedute da compagni di giochi, e per quanto vi giocai poche volte, lo trovavo tra i più belli in assoluto.
A dire il vero quando ho rivisto il non eccelso disegno della confezione non mi diceva nulla, neppure il nome del gioco... ho dovuto vedere il contenuto per ricordare le belle astronavi in dotazione e di conseguenza collegare il nome dell'articolo ai ricordi ludici.
Il tema del gioco era la fantascienza, eravamo in pieno boom "Guerre Stellari", "Star Trek" e robottoni giapponesi, ergo poter effettuare battaglie strategiche, muovendo su un enorme tabellone diverse tipologie di mezzi spaziali, era una figata assurda   ^_^
Un'altra cosa che ho scritto spesso nei post dei giochi in scatola è che in cortile non seguivamo alla lettera le regole, anzi, alcune volte ce le inventavamo di sana pianta. Le semplificavamo, anche perché spesso giocavamo direttamente per terra in cortile, non in casa di qualcuno, quindi il caos non mancava.
"Duello Spaziale" fa parte di quei giochi in scatola le cui regole apprendo solo oggi, non usavamo neppure l'elaboratore a schede per decidere l'esito dei combattimenti!
Non ricordo neppure, di conseguenza, le schede preforate e i talloncini con le esplosioni, quindi, in pratica, usavamo il tabellone, le astronavi e il dado, fine   :]
Nonostante ciò (o forse grazie a ciò) il gioco restava divertente, dovevi pensare ad una strategia  per difendere le tue basi spaziali (quelle tonde), ma nel contempo si poneva il problema di attaccare quelle avversarie.



Come si può vedere la dotazione si limitata alle 56 astronavine di plastica e al necessario per far funzionare l'elaboratore a schede, ma visto che noi ci giocavamo senza questa parte di pezzi, alla fine rimaneva solo la parte inerente il posizionamento dei pezzi sulla scacchiera cosmica.



Il tabellone è enorme (e da bambini pareva ancora più grande), misura 68 cm X 98 cm, e deve essere ripiegato in quattro per entrare nella scatola. Di solito le plance di gioco si piegavano in due, ma la Clementoni usava in alcune occasione questa opzione.

domenica 26 luglio 2020

I servizi segreti giapponesi (tra il 1930 e il 1946)



TITOLO: I servizi segreti giapponesi (tra il 1930 e il 1946)
AUTORE: Gabriele Zaffiri
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 149
COSTO: 13
ANNO: 2020
FORMATO: 21cm X 15 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788831663014


Forse si sarà intuito che questo blog non è che goda di molta fama sul web, è assai di nicchia, termine figo per dire che lo leggono in quattro gatti   ^_^
Campo uguale, sia chiaro.
Quando ho aperto il blog mi bastava che anche una sola persona potesse trarre utilità o piacere da quello che postavo per sentirmi soddisfatto. Dato che alla fine c'è più di una persona che lo legge, va benissimo così.
Certo, però, che quando mi rendo conto che lo stesso autore del blog (cioè me medesimo in persona) non legge le sue stesse recensioni di libri prima di acquistarne uno nuovo, non posso poi sorprendermi se sul web io non abbia acquistato fama e notorietà   ^_^
A cosa mi riferisco?
Ovviamente alla recensione del libro "I servizi segreti giapponesi", del cui autore avevo già recensito "Dipartimento prevenzione delle epidemie giapponesi", che non è che mi avesse entusiasmato più di tanto... (leggere la recensione)
E cosa faccio?
Ne compro un altro...
Complimentoni a me stesso  T_T
Non è che ora posso prendermela con l'autore per i tanti refusi, le molte parti scritte in italiano alla "Google Traslate", le numerose ripetizioni di testo, le didascalie e lo scritto lasciato in inglese e le onnipresenti wikipediate, c'erano anche nel nel libro che avevo già comprato e recensito...
La recensione l'avevo scritta come al solito in maniera abbastanza dettagliata, ma poi mi sono reso conto della tipologia delle fonti, cioè il web (una fonte gratuita che poi diviene a pagamento se pubblicata in un libro...), ho quindi cestinato tutto  :]



Questo è un esempio a caso che inserisco solo per non venire tacciato di essere un visionario.
A pagina 35 (capitolo sulla Kempetai) si parla delle "missioni in tempo di guerra" e della "uniforme" (che poi  verrà ritrattato poco più avanti...).
Quella sotto è la pagina di Wikipedia in inglese su "wartime mission" e "uniform".
Valutate voi le differenze. 




Qui sotto l'indice del libro.

mercoledì 22 luglio 2020

"1000 quiz sulla televisione" (1981)



La chiusura di emeroteche e biblioteche mi ha spinto a dover recuperare. un po' più a caso del solito. possibili nuove fonti per reperire altri articoli sui cartoni animati giapponesi. Una di queste fonti pensavo fosse questo libro di quiz sulla televisione, anche in considerazione del fatto che l'anno di pubblicazione fu il 1981. Immaginavo qualche domanda sui cartoni animati giapponesi in stile Memoquiz della Polistil, ed invece gli anime non vengono mai trattati... probabilmente il target del libro, gli adulti, scoraggiò l'editore da inserire quesiti su programmi troppo per bambini.
Infatti moltissime domande vertono su programmi degli anni 60 e 70 che un adulto del 1981 probabilmente aveva visto.
Non ho trovato gli argomenti per cui lo avevo recuperato, però mi sono imbattuto sul qualche pagina che tratta "Spazio 1999", fatto che era pure immaginabile, ma soprattutto Star Trek, che in quel periodo era praticamente ignorato dalla stampa specializzata.
Le domande su Star Trek non sono poche, e per quanto possano apparire semplici oggi, nel 1981 necessitavano di una grande memoria o passione per la fantascienza in televisione, visto che, mentre Spazio 1999 era stato trasmesso più volte dalle reti nazionali pubbliche, il povero Star Trek passava solo sui canali privati locali (dopo la prima trasmissione su TMC).
Penso che sia una delle prime (o magari la prima in assoluto) occasioni in cui si leggere il termine "Trekkie" e la sua spiegazione.
Tra l'altro le risposte, a differenze di quelle del Memoquiz, sono pure giuste   ^_^



Benché il libro non abbia soddisfatto le mie ipotesi di ricerca, trovo che l'idea di un quiz casalingo sui programmi trasmessi in televisione fu un'idea simpatica ed originale.
Lo spirito della pubblicazione lo si può intuire dalle poche righe dell'introduzione e dalla chiosa finale (che metto a fine post).



Rispondete senza sbirciare la pagina con le soluzioni  ;)

lunedì 20 luglio 2020

Film cinema scuola - catalogo critico




TITOLO: Film cinema scuola
AUTORE: L. Baroni e G. Volpi
CASA EDITRICE: 
PAGINE: 300
COSTO: 5
ANNO: 1980
FORMATO: 24cm X 12 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 

Non c'erano solo i supplementi di "Mese Sampoalofilm" ad interessarsi ai film proiettati a scuola:

Nel 1980 venne pubblicata la seconda edizione aggiornata del libro-catalogo "Film cinema scuola", contenente 280 pagine di sinossi di film proiettabili nelle scuole, dalle elementari alle superiori. 
A dire il vero sono presenti titoli che se me li avessero fatti vedere da adolescente mi sarei sparato nei maroni... e a pensarci bene un paio me li fecero pure vedere... 
Moltissime delle pellicole qui suggerite sono di film impegnati, anche molto impegnati. 
A mio modesto avviso un po' oltre la media culturale di un ragazzino del 1980, parlo per esperienza propria e dei miei coetanei e coetanee, alcuni dei quali hanno poi proseguito gli studi molto proficuamente, ma se gli avessero fatto vedere "Dersu Uzala" a scuola, non credo lo avrebbero apprezzato...
Detto ciò, quello che mi ha interessato nel libro, più dei due numeri di Sampaolofilm, non è tanto quello che c'è, ma quello che non c'è... non sono presenti film di fantascienza/kaiju giapponesi e c'è un solo (dico, un solo) film di animazione giapponese...
Non che sia un reato, probabilmente trovavano il genere non adatto allo scopo di formare lo scolaro, insomma, non erano film educativi, in nessuna maniera.
Peccato che nella breve introduzione al cinema per ragazzi gli autori lamentino che i film per la prima infanzia scarseggiavano in Italia, e che in occidente, a causa del mercato, i bambini non erano visti come un fruitore remunerativo. Per il versante "disegni animati" si faceva notare come i cartoon statunitensi fossero quasi esclusivamente comici (Warner Borss etc).
Ma come?!
Eravamo nel 1980!
In televisione spopolavano i cartoni animati giapponesi, e gli autori si lamentavano che non esisteva una animazione interessante dedicata agli scolari delle elementari?!?!
E quale paese, invece, aveva creato una intera industria che rendeva "remunerativi" i film di animazione per bambini/ragazzi?
Il Giappone!
Talvolta, leggendo questi scritti, trasecolo...
Ok, nei nostri cinema giravano gli orrendi film di montaggio dei robottoni, ma volendo ci sarebbe stato un catalogo infinito o quasi di film di animazione giapponese proprio in target con la mancanza  descritta dagli autori.
Questi film erano stati proiettati nei cinema italiani dei primi anni 70, e in quel periodo venivano trasmessi regolarmente in televisione:

Ma a quanto pare per i due autori non esisteva un cinema d'animazione per bambini/ragazzi che facesse film con tematiche valide, avvincenti e di buona fattura tecnica... ed erano pure a buon mercato!
Chissà quanti dibattiti interessanti avremmo potuto fare a scuola guardando "Ventimila leghe sotto i mari": lo sfruttamento dell'ambiente; la dittatura; l'uso pacifico della tecnologia; l'avventura; la coabitazione di popolazione differenti.
Sarebbe bastato avere un maestro o una maestra con un po' di fantasia, quante occasioni perse... ed invece di facevano vedere Pinocchio...



La cosa curiosa è che l'unico film di animazione giapponese che ebbe l'onore di una sinossi fu "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro", con ben due righe... ma già i nomi dei protagonisti non mi tornano...
"Jim, il topo, e Biricchino vivono avventure e disavventure di caccia al tesoro nell'isola della pirateria.".

Il nome del protagonista maschile umano viene appioppato al topo, ed il nome del topo viene cambiato in "Biricchino".
Tutto ciò mi fa supporre che esista un altro doppiaggio del film, magari fatto solo per la proiezione in 16mm.
Questa sopra è 'unica sinossi che mostro delle tantissime del libro, non ci sono neppure i film di "Ufo Shado"!




La sinossi de "Gli allegri pirati dell'isola del tesoro" in questo libro non è paragonabile a quella, pur contenente errori, che venne pubblicata nel 1975 da "Segnalazioni Cinematografiche", che si dimostrarono di una professionalità unica, specialmente perché volevano veramente dare informazioni sui film proiettabili (in quel caso nei cinema parrocchiali) per i bambini.

domenica 19 luglio 2020

Cofanetto "Disney 50" (Avventure-Giochi-Fiabe-Fumetti) - Mondadori 1973




Ho più volte fatto notare come negli anni 70 ed 80 la qualità delle pubblicazioni cartacee dedicate ai bambini/ragazzi erano abbastanza scarse, in particolar modo quelle sui cartoni animati giapponesi, facevano sempre eccezione i prodotti della Disney.
Nel 1973, in occasione del 50esimo anniversario, la Mondadori pubblicò questo cofanetto con quattro cartonati sulle seguenti tematiche:
Avventure; Giochi; Fiabe; Fumetti.

Non sono mai stato un fan della Disney (cosa che ribadisco sempre), ma questo era indubbiamente un bel prodotto, purtroppo non è riportato il prezzo a cui vene messo in vendita nel 1973.
Tra l'altro l'ho reperito praticamente intonso, le pagine non sono neppure ingiallite, ed il cofanetto (in cartone super rigido) è perfetto.
Le illustrazioni delle storie del cartonato"Avventure" sono molto belle, mi hanno ricordato quelle di Big Jim o Barbie. Le illustrazione del volume "Fiabe" sono più di matrice Disney, riprese anche da corti animati. I giochi proposti nel volume "Giochi" sono numerosissimi (con tanto di soluzioni finali). Infine il volume con i fumetti di Topolino penso sia una edizione unica, ma non sono esperto in materia.
La pubblicazione pare essere una traduzione di una versione statunitense, basta vedere la storia sui sudisti, che non fa proprio parte del nostro vissuti italico, però non sono riuscito a risalire alla copertina originale del cofanetto.
Trovo che questo cofanetto sia ancor più bello di quello del 1969 che avevo postato nel febbraio 2018:




Le due facce del cofanetto di cartone.

giovedì 16 luglio 2020

Hikikomori, il nuovo male del secolo



TITOLO: Hikikomori, il nuovo male del secolo
AUTORE: Michele Miccoli e Simonetta Vernocchi
CASA EDITRICE: Lupetti
PAGINE: 178
COSTO: 24,90
ANNO: 2019
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788883913709


E' questo il 15esimo saggio sugli hikikomori che recensisco su questo blog, il primo lo lessi nel 2008, ciò non fa di me un esperto in materia, anche perché non ho nessun titolo di studio in merito, però mi consente di raffrontare gli scritti e valutare, dal mio punto di vista, se possono essere analisi interessanti e nuove. 
Perché uno dei problemi dei saggi sugli hikikomori è che spesso riportano informazioni datate. 
Per quanto mi riguarda io sono interessato al fenomeno in Giappone, non qui in Italia, e un altro problema sono i saggi che non differenziano le due casistiche nazionali.
Se il risultato finale in entrambe le nazioni è il rinchiudersi in casa nel rifiuto di ciò che li circonda ( e di come li circonda), le cause scatenanti sono date dalle società in cui queste persone vivono, ed Italia e Giappone hanno abitudini ed obblighi sociali differenti. Quindi trattare le due casistiche (nipponica ed italica) assieme, è per me un errore.
Ho altri due criteri generali per valutare un saggio: il restare in topic con l'argomento (cioè, in questo caso gli hikikomori) e non fare del sensazionalismo.
Per tutti i motivi sopra esposti, sempre dal mio punto di vista di lettore non scolarizzato su questo tema (non scolarizzato in generale...), non consiglierei questo saggio per comprendere il fenomeno hikikomori.
Intanto il sottotitolo: IL NUOVO MALE DEL SECOLO

Con tutti i problemi che il nostro povero mondo ha, è questo il nuovo male del secolo?
Ma esiste un nuovo male di un secolo che non venga, nel giro di pochi anni, sostituito da un altro più nuovo nuovo male del secolo?
Non si potevano usare delle parole meno allarmanti?
Dalla data di pubblicazione abbiamo avuto il Covid-19, con l'annesso crollo economico mondiale... in cui milioni di persone (non io) sono diventate hikikomori per decreto legislativo!
L'ambiente ne ha beneficiato (crollo dell'inquinamento ovunque), qualcuno ha iniziato a vivere differentemente la propria vita, molti hanno avuto problemi (e non solo di salute). Ovviamente gli autori non potevano immaginare lo scatenarsi di una pandemia mondiale, forse proprio per questo un sottotitolo più pacato sarebbe stato saggio, per un saggio   ^_^
Il libro tratta del fenomeno hikikomori in Giappone o in Italia? Purtroppo è un misto di informazioni dove non sempre è chiaro a quale scenario ci si riferisca.
L'analisi resta in tema del soggetto? A mio avviso no, ma ci torno più sotto.
Il saggio è approfondito nel trattare i temi esposti?
Non direi, specialmente se si pensa che nelle 169 pagine scritte (poi c'è la bibliografia) ci sono 166 paragrafi (verificare l'indice alla fine della recensione). In una singola pagina ci possono essere anche 3 o 4 paragrafi, ovviamente molto brevi.



A pagina 115 è riportato che "il suicidio (negli hikikomori) appare l'estrema risorsa in una minoranza di casi".
Però il saggio si apre con la storia di un povero ragazzo che si suiciderà (e poi c'è un'altra storia di questo tipo) ed è chiuso con ben 55 pagine (un terzo del saggio!!!) solo sul tema del suicidio, ma trattato in generale, non sui casi inerenti gli hikikomori.
In questa trattazione del suicidio nelle ultime 55 pagine si parla anche del suicidio dei detenuti in carcere, dell'omicidio-suicidio e dell'infanticidio (li cito solo per fare un esempio).
Ma che nesso hanno questi aspetti (drammatici) del suicidio con gli hikikomori?
Per quanto riguarda la situazione in Giappone, il cui tasso di suicidi nazionale è assai alto, tra gli hikikomori il togliersi la vita non è la prassi, anzi, pare che queste persone (non solo ragazzi) siano addirittura più attaccati alla vita rispetto ad altre categorie con problemi personali. Gli altri si suicidano, gli hikikomori, nel tentativo di sfuggire all'opprimente società giapponese, non scelgono di morire, ma di allontanarsi dalla società chiudendosi in casa.
Allora perché tutta questa attenzione degli autori sul tema suicidio?
Ho un po' anticipato la recensione, ripartirò dalle prime pagine.
A pagina 17 si afferma che il fenomeno hikikomori si è diffuso in Giappone negli ultimi 15 anni(!!!), ma in realtà io ho scovato un articolo (che pare non riesca a far recepire agli esperti in materia) del 1981 su "La Stampa" in cui si parla degli hikikomori (non chiamandoli ovviamente in questo modo) fin dal 1960!!!  
Il 1960!

Nel 1981 la presenza di videogiochi, manga ed anime non era così massiva. Non esistevano i videogiochi on line, e quelli che esistevano non avevano una meccanica di gioco che ti permetteva di giocarci ore ed ore continuativamente. Non parliamo poi del 1960(!!!), periodo che l'insegnante giapponese (il signor Shiogama) dell'articolo indica come inizio di questo fenomeno di assenteismo scolastico.
Quindi dare la colpa ai videogiochi è assurdo. Chiaramente chi fa hikikomori è confinato in uno spazio angusto a non fare nulla, e se nel 1960 "sfogliava qualche libro", nel 2020 si "sfonda" coi videogiochi!
Dopo l'introduzione è raccontata la triste storia di Marco, suicidatosi dopo un periodo di autoreclusione.
Capisco che gli autori siano rimasti colpiti da questa esperienza personale, ma quel è il messaggio che arriva al lettore?
Magari un lettore che non ha mai letto nulla sugli hikikomori...
Hikikomori = suicidio
In Giappone non è così, lo è per l'Italia?
A pagine 29 veniamo informati che in Oman fare hikikomori è considerata una forma di possessione demoniaca... che utilità può avere una informazione del genere?
L'Oman è una pietra di paragone per Italia e Giappone?