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lunedì 20 febbraio 2017

Yakuza, il Giappone criminale




TITOLO: Yakuza, il Giappone criminale
AUTORE: Massimiliano Aceti
CASA EDITRICE:
PAGINE: 217
COSTO: 20€
ANNO: 2014
FORMATO: 23 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': Reperbile sul web
CODICE ISBN: 9788891075086


Per anni ho cercato saggi sulla yakuza, e di colpo me ne sono ritrovati due in un sei mesi. In realtà questo libro è antecedente di un paio di anni rispetto a quello di Gioorgio Arduini, ma purtroppo per nulla pubblicizzato, essendo stato pubblicato in autonomia dall'autore. In pratica questo è stato il primo libro incentrato sulla yakuza pubblicato in Italia.
Non tragga in inganno la differenza di pagine tra il saggio di Arduini e questo di Aceti, ovviamente il primo è enormemente più dettagliato (basti pensare al numero delle note!), ma questo non è per nulla superficiale. Considerando che “Yakuza, il Giappone criminale” consta di un terzo delle pagine di “Yakuza, un'altra mafia”, la si può valutare una lettura meno impegnativa (nel senso che necessita di meno tempo), ma non banale.
L'unica nota negativa del saggio, oltre al fatto che è restato praticamente sconosciuto, sono le tabelle, la cui grafica risulta in alcuni casi eccessivamente piccola, rendendo quasi impossibile leggere talune cifre. Per altro i dati sono sempre ufficiali e di matrice nipponica.
Sul versante delle note di merito, invece, oltre al fatto che il libro è scritto bene ed è interessante, l'autore ha pensato bene di inserire un utilissimo ed indispensabile glossario dei termini giapponesi inerenti la yakuza, che permette di andarsi a rileggere cosa significhi una parola senza doverla imparare a memoria.
Piccolo particolare poco usuale è che, all'inizio del libro, lo stesso autore scrive una singola asciuttissima pagina con la spiegazione dei capitoli, che mi permetto di riportare, prima di partire con le mie elucubrazioni.


domenica 19 febbraio 2017

"Gli ainu, barbari bianchi del Giappone" - "Atlante, genti - natura - civiltà" del 13 gennaio 1961



Gli scritti sugli ainu in italiano sono rari, quindi non mi sono fatto scappare questo numero di "Atlante" della De Agostini scovato in un mercatino.
Rispetto ai miei interessi avrei preferito un articolo più incentrato sulla situazione sociale della popolazione dell'Hokkaido, mentre il taglio della rivista è basato più sugli "usi e costumi", con una spruzzata di geografia e storia. Probabilmente nel 1961 non c'erano molte persone in Italia che potevano riportare una panoramica esauriente sulla condizione sociale ed economica delle popolazioni ainu, compreso il trattamento riservato loro dagli "invasori" giapponesi.
L'articolo di Amilcare Giovanditto riporta le tradizioni degli ainu, il loro modo di vivere, la sfera religiosa, compresa la "cerimonia dell'orso", qualche accenno sul contesto giapponese in cui vivevano.
Non mancano le curiosità, come quella che "Fujiyama" deriva da una parola ainu, "fuji", cioè "fuoco", che è l'ultima traccia dei primi abitanti dell'aricipelago, da cui vennero cacciati dai nuovi concquistatori con gli occhi a mandorla.
Molto belle e numerose le foto (anche a colori) che accompagnano l'articolo, in particolare quelle inerenti la "cerimonia dell'orso" e quelle che immortalano una popolazione di 55 anni fa.



sabato 18 febbraio 2017

Go Nagai Robot Collection - Uscita Speciale 25 Hado Hado


Il mio punto di vista sugli speciali è sempre il medesimo:
uno speciale deve avere qualcosa di "speciale"...
Per esempio, la precedente uscita speciale lo era veramente, visto che abbiamo potuto avere la moto di Hiroshi Shiba!
Ma cosa avrà mai di speciale questo Hado Hado?
Beh, effettivamente ha un qualcosa di veramente speciale, più che avere, direi che "compie" qualcosa di veramente speciale, ma ci tornerò alla fine di questo mio delirio  :]



Hado Hado compare al minuto 14 e 23 secondi della 26esima puntata.
Ritengo che questo fu il primo caso in Italia, "realmente percepito", di un cartone animato con una trama che si dipanava in due episodi distinti, visto che tutte le serie precedenti ad "Atlas Ufo Robot" erano autoconclusive.
Scrivo "realmente percepito" perché nel medesimo periodo sulla Rete 1 della Rai trasmettevano Heidi, la prima serie animata (in Italia) che necessitava di essere seguita regolarmente per comprendere l'evoluzione della trama, ma il solo fatto che venne trasmessa completamente, senza spezzettamenti alla Goldrake, non ci fece rendere conto di questo nuovo aspetto dell'animazione nipponica: la storia rimaneva sospesa alla fine della puntata, e tu dovevi per forza aspettare la puntata successiva per capire come finiva!

A sostegno del mio ragionamento credo che questa sia la prima volta (potrei sbagliare) in cui compaiono gli ideogrammi "tsuzuku", ovvero il "to be continued" giapponese: つづく

In queste due puntate di cose ne succedono una caterva, pur cominciando abbastanza i sordina, da circa metà del 26esimo episodio si scatena l'impossibile.
In primis vediamo ben tre mostri spaziali contemporaneamente!
Alcor sta per morire ben due volte, ma si salva sempre...
Venusia viene gravemente ferita, tanto che avrà bisogno di una trasfussione di sangue alieno da parte di Actarus.
Rigel cambierà opinione sugli spaziali, proprio a causa del ferimento della figlia.
Il Centro di Ricerche Spaziali verrà danneggiato gravemente, conquistato da Hydargos e dai suoi soldati, che non si faranno scrupoli di torturare Procton (altra scena abbastanza inconsueta per dei bambini italici del 1978).
Venusia, dopo la trasfusione, dismette i panni della ragazzina piagnucolosa con la voce stridula, per indossare quelli dell'eroica combattente, con la voce stridula...
Hado Hado verrà scagliato contro la Nave Madre, che sarà distrutta e porterà alla morte il povero avvinazzato Hydargos,  ma l'atto che compie il mostro spaziale di questa "Uscita Speciale", grazie al quale può veramente fregiarsi del titolo di "Uscita Speciale", è la distruzuone del TFO!!!
Grande Hado Hado!!!  ^_^


Torno al modellino, che non è grandissimo. La posa è abbastanza obbligata, visto il personaggio, peccato per le sbavature porprio alla sommita del disco... chi colora la GNRC fa veramente fatica a fare i cerchi  >_<

giovedì 16 febbraio 2017

Go Nagai Robot Collection 129 Helena



Così a memoria proprio non la ricordavo Helena, ma riguardandomi la puntata numero 37 del Grande Mazinga, devo dire che la ragazza è indubbiamente la protagonista dell'intera puntata. Prima come agente infiltrato della Marchesa Yanus, poi come mostro guerriero, che, curiosamente, mantiene il medesimo aspetto della versione a grandezza umana, cambiano solo le misure.
A differenza di Donderos la simpatica Helena è venuta fuori veramente bene, rispetto all'uscita 128 questa è un capolavoro!
Ormai è una consuetudine trovare nella GNRC i mostri femminili di grandezza inferiore rispetto ai mostri maschili, con il Grande Mazinga era già successo sia con Marigera che con Cleo, ma la medesima cosa capita con le femminucce cattive delle altre serie.
Sempre rammentando a tutti che l'unica, ma veramente l'unica, cosa che la Fabbri/Centauria non ha mai promesso è che i modellini fossero in scala tra di loro. Poi, stranamente, i mostri femmina sono tutti della medesima misura (qualche volta anche po' più piccole di questa), cioè in scala femminile  :]
A dispetto del cuore che porta sulla fibbia della cintura, Helena è veramente una carogna... non fa parte del club delle pentite dell'Impero di Mikenes, come le suddette Marigera e Cleo.


La puntata è abbastanza movimentata, con Helena che, sfruttando le sua capacità di metamorfosi, prende le sembianze di Jun e della dottoressa Karin per infiltrarsi nella Fortezza delle Scienze ed uccidere Kenzo Kabuto.
Helena, anche in qualità di mostro guerriero, riesce a mettere in difficoltà il Grande Mazinga, ma non fa i conti con l'abilità e la durezza di Tetsuya Tsurugi...



Helena dalle solite svariate posizioni.

mercoledì 15 febbraio 2017

Capitan Sherlock n° 3 "Viaggio su Algar", collana "Telefumetto" n° 4 - settembre 1979



Mi ero quasi dimenticato delle mirabolanti avventure di Capitan Sherlock, e sarebbe stato un vero peccato non concluderle, visto che questo numero è il terzo ed ultino capitolo della sua saga sulla collana "Telefumetto".
Avevamo lasciato il corsaro (dei poveri) delle stelle (dei poveri) nel glorioso momento del trionfo, dopo aver sconfitto la perfida Nefera ed aver riportato sul trono di Algar il legittimo regnante, il buon vecchio pelato Amer.
In realtà Nefera, che non è cattiva, ma solo un'innamorata respinta, non è defunta, ma trama ancora nell'ombra!!!  (ho messo tre punti esclamativi per rendere la trama più interessante)
Questa volta, rispetto alle altre tre storie, ho scannerizzato per intero il fumetto, visto che è il capitolo finale:
Capitan Sherlock n° 1 "Il corsaro dello spazio", collana "Telefumetto" n° 1 - aprile 1979
Capitan Sherlock n° 2 "La riscossa di Nefera", collana "Telefumetto" n° 2 - maggio 1979

Rammento che questa non è solo un'avventura spazial-robotica, ma contempla anche più intrecci amorosi:
Capitan Sherlock ama Hilenia, però farebbe un pensierino anche su Nefera, che non è Raflesia, però si vede che lo appizza  >_<
Nefera ama Capitan Sherlock, non ricambiato, parrebbe;
Gal ama Nefera, non ricambiato;
Alvin ama Ninar.
La prima tavola vede il re Amer che governa saggiamente il pianeta Algar, ma un pericolo incombe dal sottosuolo, Himika?
No, Nefera!!!
Ah già... lo avevo appena spoilerato sopra...



lunedì 13 febbraio 2017

Aragorn e la Maga Verde - Un'avventura inedita all'interno della saga del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien



TITOLO: Aragorn e la Maga Verde - Un'avventura inedita all'interno della saga del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien
AUTORE: Rosanna Masoero
CASA EDITRICE: Il Cerchio Iniziative Editoriali
PAGINE:145
COSTO: 25000 £
ANNO: 1995
FORMATO: 24 cm x 17 cm 
REPERIBILITA': Reperbile sul web
CODICE ISBN:


Questa recensione sarà su un titolo molto vecchio, di ben 22 anni fa(!), e di conseguenza molto breve, perché sinceramente non rammento più nulla della storia narrata dall'autrice, se non che non mi dispiacque, ed è per questo che, dopo un po' che ci pensavo, ho deciso di scrivere questo post informativo. Magari altri appassionati dei mondi di Tolkien potrebbero apprezzare questa "avventura inedita all'interno della saga del Signore degli Anelli", come recita il sottotitolo.
Penso che sia capitato a tutti, una volta imbarcati nella lettura di tutto ciò che esiste di/su Tolkien, di ritrovarsi con un immenso vuoto, di desiderare di saperne di più. Nel 1995 non c'erano i millemila film di oggi, era disponibile (a trovarlo...) solo il film d'animazione di Raplh Bakshi, ergo ci si attaccava a tutto, pur di ricreare la magia di quell'universo.
Ed è a questo punto della mia fame di Tolkien, che incontrai "Aragorn e la Maga Verde" scritto da Rosanna Masoero.
Non so se il termine fanfiction, che in questo caso sarebbe più corretto chiamare fantasy-fiction, è corretto per un racconto come questo, comunque il concetto è il medesimo. Il racconto di Rosanna Masoero concorse al 13esimo "Premio Internazionale di Narrativa Fantastica J.R.R. Tolkien" del 1992, e vinse pure, quindi proprio brutto non può essere  ;)
Come accennavo sopra io non ricordo più nulla della trama, tranne che è una storia d'amore tra Las, cioè la Maga Verde, ed Aragorn, tematica che non è proprio il non plus ultra per me... però nel racconto si possono trovare altri personaggi noti, come Legolas, ma anche poco presenti in Tolkien, come Radagast, che a me ha sempre incuriosito un sacco.
Per questo motivo ne consiglio la lettura, anche se magari oggi non è "unico" come nel 1995, visto che sul web si trovano racconti di fanfiction di qualsiasi tipo, però, visto che non credo lo si trovi a prezzi folli, un tentativo lo si può fare.
Proprio perché non sono più in grado di entrare nel dettaglio della trama, mi sono permesso di inserire le scan dell'introduzione (a cura di Gianfranco de Turris) e della presentazione (a cura di Adolfo Morganti), oltre alle note iniziali dell'autrice, tanto per dare un'idea del racconto..



L'introduzione a cura di Gianfranco de Turris.


domenica 12 febbraio 2017

"E' targato ufo il bambino del '79", di Antonella Cremonese - "Domenica del Corriere" 11 gennaio 1979



L'11 genniao 1979 era praticamente finita la seconda tranche televisiva di "Atlas Ufo Robot".
Il Natale 1978 aveva visto Goldrake assoluto protagonista dei regali, il re dei giocattoli, l'inafferrabile sogno di una moltitudine di bambini i cui genitori non erano riusciti a trovarlo in nessun negozio, letteralmente scomparso dagli scaffali, volatilizzato a velocità subfotonica, tanto per restare in tema goldrakkiano.
Questo articolo di Antonella Cremonese non è particolarmente interessante, tranne per la breve parte in cui viene spiegato il successo del merchandising natalizio di "Atlas Ufo Robot". Molto belle, invece, le immagini, che riescono a rendere bene l'idea di quel successo travolgente, nel senso che travolse tutti i giocattoli a cui eravamo abituati  :]
La giornalista (o chi fece i titoli) pare non sia certa se il titolo del cartone animato giapponese fosse "Atlas Ufo" o "Atlas Ufo Robot", ma per il resto riporta la cronaca di un successo che solo gli importatori dei giocattoli di Goldrake non avevano immaginato, bastava chiedere ai figli  ^_^
Il jumbo Goldrake  andò esaurito in 15 giorni, ed una settimana prima di Natale era introvabile, nonostante costasse ben 25 mila lire!
La prima parte dell'articolo presenta le opinioni di alcuni bambini delle elementari di Milano, magari, a distanza di 38 anni qualcuno di questi ritroverà la sua opinione infantile sugli extraterrestri.


sabato 11 febbraio 2017

Go Nagai Robot Collection 128 Donderos


Finalmente, dopo una lunghissima attesa e dopo mille rinvii, è arrivato El Dindonderos!  ^_^
Ora ho capito perché la sua uscita è stata posticipata di qualche settimana, alla Fabbri/Centauria ci tenevano a sbavare i colori con accuratezza!!!
Sono dei perfezionisti!!!  :]
Per assurdo è colorata meglio la faccia, più piccola, che il torace, più grande...
La colorazione del torace mi ha fatto tornare in mente quando io, da bambino, mi armavo di pennellino ed acquerello e, complice un eccessivo uso dell'acqua, esondavo dai contorni teorici fatti a matita... però non pretendevo che quei disegni mi venissero pagati :]
C'è da dire che mia madre si complimentava sempre con me per la mia maestria pittorica, ma io non sono il genitore di chi ha colorato El Dindonderos, quindi non ho problemi ad affermare che il torace è veramente colorato in maniera pessima  >_<
Per il resto posso solo aggiungere che la postura è accettable, e che il modellino è grande come quasi tutti gli altri, a parte le femmine-mostro guerriero.
La 22esima puntata in cui compare El Dindonderos è abbastanza pregna di eventi, intanto viene inaugurata la Base Vulcanica, a cui segue l'inaugurazione del decesso del Duca Gorgon!
A posteriori, vista la dinamica della sua morte, si potrebbe anche dire che la causa del suo trapasso sia stato il karoshi, forse un po' coadiuvato dal Doppio Fulmine del Grande Mazinga, ma se il Duca si fosse preso un giorno di ferie, non gli sarebbe successo nulla.
Qualche volta bisogna staccare dal lavoro, oppure il lavoro stacca te...
Ed ecco in tutta la sua magnificenza di sbavature El Dindonderos!!!



Il modellino dalle solite svariate posizioni.

martedì 7 febbraio 2017

"Il gioco del risparmio, un nuovo entusiasmante giuoco di società veramente educativo" - Clementoni primi anni 70



Nei primi anni 70 la Clementoni faceva spesso leva sull'educatività dei sui giochi in scatola, dato che, alla fine, i soldini li spendevano i genitori, pensando, in questo modo, di incentivare l'acquisto genitoriale. Purtroppo, sovente, ma non sempre, i genitori non comprendevano che, proprio allo scopo di ottimizzare i soldi da loro spesi, non contava se il gioco fosse educativo, ma se fosse giocabile, ergo divertente. I soldi spesi per un gioco super giocato sono ammortizzati dal divertimento dei figli, un gioco educativo mai giocato resterà solo ad occupare spazio in casa, ricordando ai genitori di aver speso denaro per nulla.
Un altro aspetto non da poco era (ed è anche oggi) che un bel gioco in scatola permetteva ai genitori di vedere i figli impegnati in una attività tranquilla (di solito), che lasciava loro il tempo di dedicarsi ad altro. Prima dei "cartoni animati giapponesi" e dei videogiochi, i giochi di società erano le prime baby sitter di noi bambini  ;)
Per tutti questi motivi, si può dire che i denari spesi per questo "Il gioco del risparmio" non furono buttati via, e quindi "risparmiati"?
Non ho esperienza sul campo di questo gioco in scatola, e quindi il mio è solo un giudizio da adulto, ma facendo leva sulla mia immaturità latente, direi che non fosse per nulla brutto.
Intanto era necessario fare ad ogni turno una scelta non facile, cioè decidere quale somma (non recuperabile per il percorso sul tabellone) destinare al risparmio, che sarebbe stata versata nel bel salvadanaio plasticoso colorato. Nel caso in cui si fosse scelta una cifra troppo alta da risparmiare, mancando i soldi per pagare le penalità, si sarebbe stati eliminati dal gioco. Di contro, risparmiando troppo poco, si poteva correre il rischio di vedere anche dimezzate in un solo colpo le proprie monetine di plastica. Mettere i soldini nel salvadanaio li avrebbe protetti da qualsiasi rovescio economico, un po' il contrario di quello che capita oggi con gli investimenti  >_< 
Forse i signori del Monte dei Paschi et similia a questo gioco non ci hanno mai giocato...
Un altro concetto, parecchio educativo, che aiutava il bambino/a a prepararsi per la vita da adulto, era che le occasioni di spesa erano sempre maggiori di quelle per risparmiare, infatti le caselle di penalità erano 9, mentre quelle di guadagno solo 6.
Inoltre il regolamento prevedeva una certa discrezionalità nell'obbligare gli avversari a spendere soldi, oppure per impedire che li guadagnassero, cioè aveva un ottimo livello di bastardaggine, che in un gioco di società deve essere sempre contemplata  :]
Mi è già capitato di scrivere che le confezioni della Clementoni di questo periodo erano tutte veramente belle, grazie all'illustratore Sergio Minuti, che in questo caso impreziosì anche il tabellone di gioco di ben 16 vignette.
Infine una picola nota sul formato esagonale delle monete, ovviamente il lire, che mi ha fatto scendere un lacrimuccia nostalgica, non per la lira in se(...), ma per i ricordi di quando mi venivano elargite per le prime spese autonome, sembravano tanto preziose...
Ai tempi penso fosse una consuetudine, non so se una regola dettata da qualche legge, fare in modo che le copie del denaro fossero chiaramente non realistiche, ergo o erano di formato più piccolo, oppure erano rese in forme geometriche differenti, come queste monete esagonali.
Non mi è stato possibile datare con precisione questo gioco, in quanto non è presente (salvo una mia distrazione) in nessuno dei cataloghi di giocattoli in mio possesso, neppure in quello ufficiale della Clementoni Giochi per il 1973.
Si può anche fare un gioco simil dell'oca divertente e bello esteticamente, e questo ne è un ottimo esempio.


Devo dire che il regolamente in un paio di punti mi è parso un po' lacunoso, proprio quando si deve descrivere le azioni da "bastardi", cioè quelle che, tramite le carte, obbligavano gli avversari a spendere soldi o impedivano loro di guadagnarne. Forse qualche riga in più la si sarebbe potuta spendere, ma magari, non avendoci mai giocato direttamente, non sono riuscito a comprendere bene il meccanismo di gioco.


domenica 5 febbraio 2017

Tutto quello che avreste voluto sapere sui giapponesi (ma non avete mai osato chiedere), imperdibili curiosità dal sol levante



TITOLO: Tutto quello che avreste voluto sapere sui giapponesi (ma non avete mai osato chiedere), imperdibili curiosità dal sol levante
AUTORE: Keiko Ichiguchi 
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE:219 
COSTO: 14€ 
ANNO: 2016
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano 
CODICE ISBN: 9788898002948


Ci sono cascato ancora...   T_T
La mia pirlaggine, nonostante siano passati 47 anni, riesce sempre a sorprendermi...
Dopo questo breve incipit pieno di autostima, vado a spiegarne il senso.
Quando alla scorsa Lucca Comics sono passato per lo stand della Kappa Lab ho visto con estremo piacere due libri di Keiko Ichiguki, in quanto scrive in maniera comprensibilissima, interessante e divertente.
Inoltre, tutte le volte che mi è possibile, cerco di partecipare alle sue conferenze (come quella di Animeclick dello scorso Lucca, in cui lei era un ospite), perché sono altrettanto diverententi ed interessanti .
Il primo libro l'ho divorato:
Mangaka, la vera storia di una fumettista giapponese in Italia

Il secondo, cioè questo, me lo sono tenuto per un momento successivo, proprio perché non volevo bruciarmi il piacere di leggere entrambi i suoi libri in poco tempo.
Si potrebbe tranquillamente affermare che io sia un suo fan.
Di conseguenza molto è stato il dispiacere nel rendermi conto che questo "nuovo" (come si può leggere più volte in quarta di copertina) saggio dell'autrice nippofelsinea, non era per nulla "nuovo" (purtroppo anche questo lo si poteva intuire dalla quarta di copertina...), ma una summa di tre libri precedenti:
Perche i giapponesi hanno gli occhi a mandorla (2004)

Il mio scoramento iniziale è causato, in gran parte, dal fatto che già al Lucca Comics del 2013 avevo comprato, sempre allo stand della Kappa Lab, un altro libro della Ichiguchi, "Non ci sono più i giapponesi di una volta, le più insolite curiosità del sol levante", anch'esso una summa dei tre libri del 2004, 2007 e 2009 di cui sopra...
In pratica alla Kabba Lab hanno ben pensato di pubblicare due libri nuovi, contenenti dello scritto di altri tre libri vecchi... Il tutto con delle copertine nuove... e io ci sono cascato tutte e due le volte...
Certo, nella quarta di copertina di queste due "nuove"(?) pubblicazione è intuibile, seppur, a mio avviso, non abbastanza ben specificato, che si tratta di "raccolte" dei primi tre.
Ovviamente io sono arrabbiato in primis con me stesso, con la mia mostruosa alloccaggine, però non trovo né sensato nè vantaggioso, per la stessa casa editrice, che un povero cristo di cliente/lettore debba ogni volta dubitare dei contenuti dei loro libri...
Vedo una copertina nuova, chiedo allo stand se si tratti un libro nuovo, mi rispondono che è un libro nuovo di Keiko Ichiguchi,  ed io mi fido..
Inoltre nella quarta di copertina di questo libro è ripetuta ben due volte la parola "nuovo", ben due volte...
Probabilmente io ragiono veramente male, ma se vedo una copertina nuova, butto un occhio alla quarta di copertina e leggo due volte "nuovo", i responsabili dello stand mi dicono che è un libro "nuovo", mi aspetto un libro nuovo... sarò strano io...   >_<
Certo, poi in neretto al centro si può leggere ""completa la raccolta", ma io mi ero già basato sugli altri tre indizzi...



Mi dispiace altrettanto, proprio in qualità di estimatore di Keiko Ichiguchi, che queste operazioni editoriali un po' di corto respiro, siano fatte con i suoi libri, col rischio che qualche suo lettore possa sentirsi preso in giro. 
Ergo questa recensione sarà, come quella di "Non ci sono più i giapponesi di una volta, le più insolite curiosità del sol levante", un semplice avvertimento ad altri lettori interessati ai libri di Keiko Ichiguchi:
Se avete già i primi tre libri NON comprate questo, se non riuscite a reperire i primi tre libri ha senso comprare questi due che sono la "raccolta" dei primi tre.
Inserisco l'indice del libro, così ognuno potrà valutare da quale degli altri tre libri sono stati presi gli aneddoti.

venerdì 3 febbraio 2017

Pamphlet Star Wars - 1978(?)


Potrei perdermi in righe e righe di pregi riguardanti questo pamphlet, ma, in verità, per motivarne l'acquisto, basta solo che sia di "Guerre Stellari", e poi costava (stranamente) poco   ^_^
Penso che sia una pubblicazione del 1978, ma non ne sono certo, dato che i simpatici giapponesi raramente mettono il normalissimo anno all'occidentale, preferendo, specialmente nella roba più vintage, il sistema di datazione imperiale nengo. Dato che in ultima pagina ci sono delle scritte con alcuni numeri, tra cui un "57", la datazione corretta potrebbe essere il 1982 (1926-1+57= 1982), ma mi pare assai strano che sia stato pubblicato così tardi un pamphlet su un film del 1977... magari è una ristampa?
Questo spiegherebbe anche il costo più che onesto, una decina di euro.
Forse qualche lettore dotato delle cognizioni linguistiche adatte potrà fare un po' di luce sulla data di pubblicazione.


Ovviamente le immagini sono il punto forte di queste 36 pagine, tra queste alcune non le avevo mai viste, neppure nella "Star Wars Official Collectors Edition" del 1977:
"Star Wars Official Collectors Edition" - 1977 - PRIMA PARTE
"Star Wars Official Collectors Edition" - 1977 - SECONDA PARTE 

In particolare una mi ha fatto fin sorgere il dubbio che il pamphlet potesse essere stato pubblicato nel periodo in cui Lucas aveva rivisitato i film, inserendo le famose (o famigerate) scene aggiuntive, però c'è solo questa...



Mi resta il dubbio... forse fu una qualche invenzione giapponese?
Anche perchè sono presenti due pagine in cui l'editore fa leva sugli otaku/nerd del periodo, inserendo un piccolo focus dal titolo "Mechanicals" (vedi più sotto).
Ergo, magari, s'inventarono anche il soldato imperiale in groppa al sauro su Tatooine.
C'è anche uno Skywalker col cappellino mentre appoggia un piede sullo Sprinter, un primo piano di un Jawa seduto in cui si vede il viso(!), infine una scena a bordo del Millenium Falcon un po' più allargata e con qualcosa in meno  :]

giovedì 2 febbraio 2017

Go Nagai Robot Collection 127 Dori Dori



Dori Dori... ma sarà la pesciolina Dori della Disney? Oppure una dotta citazione di una canzone della Ghezzi? 
In qualche commento mi si chiede di trovare anche i lati positivi della GNRC, quindi, tralasciando per poche righe il fatto che Dori Dori viene sbaragliato da Goldrake in circa un minuto, posso dire che il rivedere la 14esima puntata mi ha fatto notare alcune cose a cui non avevo in passato dato particolare peso.
L'aspetto più importante della puntata sono i festegiamenti nipponici per il capodanno, ma è la visita di Boss, Nuke e Mucha ad avermi molto incuriosito.
Per quanto riguarda il capodanno ipotizzo che, nella primavera del 1978, nessuno di noi avesse ancora visto scene tradizionali giapponesi: il kimono, il torii, il templio shintoista, le offerte di cibo, la (corda) shimenawa che Boss Robot porta attorno al collo, bere smodatamente il sake, il gioco con le racchette hanetsuki, comprese le penitenze con l'inchiostro.
Quelle scene di festeggiamento tradizionale giapponese le ricordo bene, quindi, in qualche modo mi colpirono. Mentre non ricordo per nulla cosa pensai nel vedere Boss Robot e nel sentire in anteprima assoluta i nomi Kabuto e Mazinga (2 volte!), che vengono pronuncitati da Boss durante la puntata.
Ovviamente il doppiaggio originale italiano, che è l'unico a cui io posso fare riferimento, si trovò un pelino in difficoltà, ma direi che a grandi linee riuscì a cavarsela. Certo, Boss Robot diventa "Moto Robot", e Rigel chiama Boss con il nome di "Bosscapoz", senza contare che Procton dice che per Actarus è il primo capodanno che festeggiano assieme, ed è meglio soprassedere sulla ridicola canzoncina che fanno cantare sempre a Rigel mentre sono a tavola.
Nonostante quelle immagini fossero più "aliene" di un veghiano per un bambino italiano, la Rai non ne tagliò nessuna, come, invece, farà Mediset in seguito.
Quindi, concludendo il filo del complimento, il dover riguardare la puntata per questa recensione è stato interessante, mentre vedere Dori Dori è stato inutile... anche perché credo che sia l'unico mostro spaziale inviato dagli invasori spaziali non per combattere contro Goldrake, ma solo per salvare(!) due idiotissimi soldati...
Praticamente tutti i mostri spaziali di Vega delle prime puntate hanno una trasformazione parecchio inverosimile, ma da dove salti fuori, partendo dal disco superiore, il resto di Dori Dori resta, per me, un vero mistero.
Potrei solo dire: "Resta di stucco, è un Dori Dori Trucco!!!"  ^_^
Le sbavature non mancano, la posa è identica all'immagine più sotto, l'unica differenza è il colore più scuto di busto ed arti, che nell'anime pare sul nero, mentre per il modelino è stato usato un blu scuro.





Dori Ghezzi Dori dalle consuete svariate posizioni.

mercoledì 1 febbraio 2017

Dieci anni nel paese delle meraviglie - La pubblicità per la Linea GIG dal 1976 al 1986



TITOLO: Dieci anni nel paese delle meraviglie - La pubblicità per la Linea GIG dal 1976 al 1986
AUTORE: Alberto, Lapo, Niccolò Ferrarese
CASA EDITRICE: Phasar Edizioni
PAGINE: 580
COSTO: 35€
ANNO: 2016
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPEPRIBILITA': Reperibile sul web
CODICE ISBN: 9788863584004

Farsi arrivare in libreria titoli pubblicati da piccole case editrici è sempre un piccolo dramma. Ho ordinato questo libro a metà novembre, appena mi è giunta notizia della sua uscita per il primo dicembre, è arrivato in libreria a metà gennaio. Secondo la libreria il saggio è stato distribuito con notevole ritardo, e considerando che gli autori sono anche (se non ho capito male) i proprietari della casa editrice, mi chiedo cosa possa succedere ad un semplice autore non proprietario della casa editrice.
Un'altra questione riguarda, a mio avviso, il prezzo del libro, 35 euro, che non è altissimo, valutandone il numero di pagine, ben 580, ma, di nuovo, esaminando la questione che gli autori ed i proprietari della casa edirice sono i medesimi, mi sarei aspettato un prezzo un po' più popolare. Infatti i tre autori del saggio sono coinvolti anche nella pubblicazione, magari potevano fare un forfait sui costi...
Peccato per la decisione (della casa editrice, e quindi degli autori stessi...) di inserire tutte le immagini, tranne per le ultime 10 pagine, in bianco e nero, a 35€ forse avrebbero potuto metterle a colori, ma magari c'è stata una motivazione tecnica che lo ha impedito. Mistero.
Un vero peccato, anche perché il formato è abbastanza grande (24 cm x 17 cm), e delle immagini a colori delle pubblicità su Topolino, oltre ai fotogrammi degli spot, avrebbero aumentato il piacere della lettura e dell'effetto "nostalgia".




Un aspetto tecnico che ho, invece, apprezzato tantissimo è la precisione delle note in cui sono citati tutti i numeri (con data) di Topolino in cui apparvero le pubblcità della Phasar per la Gig. In questo modo tutti, possedendo quelle annate di Topolino, potranno facilmente riguardarsi a colori quelle belle pubblcità, che tanti soldini fecero spendere ai nostri genitori  ^_^


martedì 31 gennaio 2017

"Julie rosa di bosco" (1979) - Puntate 3 e 4

                                            


Quando mi hanno fatto scoprire questo anime, oltre alle prime due puntate, ci siamo spinti (nel senso di oscenità...) fino alla quarta, e la platea, di quella che per alcuni era una prima visione assoluta, era composta da ben sette adulti (4 donne e 3 uomini). Tutti e sette facenti parte, seppur con qualche anno di differenza, della generazione del first impact, quasi tutti ancora interessati all'animazione e ai fumetti, nessuno mal predisposto verso gli anime.
Ed è solo grazie a questa grande passione verso i cartoni animati giapponesi, che ci siamo potuti spingere così oltre, oltre i nostri limiti esistenziali, oltre la logica, oltre l'estetica, cioè dritti dritti verso "Julie rosa di bosco"!
Tutti e sette, indipendentemente dai nostri gusti, abbiamo riso tanto  ^_^
Questo è, a mio avviso, un pregio di "Julie rosa di bosco", se la bellezza di Heidi mette d'accordo grandi e piccini, la comicità involontaria di questa serie ad animazione stentata mette di buon umore chiunque  ^_^
E cosa c'è di più comico che vedere delle allegrissime immagini di repertorio della prima guerra mondiale?
E non è divertente vedere un biplano bombardare in picchiata un gregge di pecore ed un covone di fieno in un luogo mai convolto dai combattimenti?
E non è altrettanto esilarante l'allegra musichetta, totalmente fuori contesto, che parte appena dopo le scene strazianti della morte dei genitori di Julie?
E questi sono soltanto i primi 74 secondi di ogni puntata!!!


                 

Nella terza puntata gli autori vorrebbero sviluppare la storia d'amore tra Julie e Alan, io la ricorderò sempre e solo per le scene dal vivo dello schuhplatter, il ballo tipico tirolese  ^_^
Tra l'altro ho scoperto che lo schuhplatter era originariamente un ballo eseguito solo da uomini, ergo le immagini inserite dagli animatori nipponici sono, ovviamente, non risalenti al 1918, in quanto vi partecipano anche donne, apertura al gentil sesso che si è andata affermando solo in tempi moderni.
Un bambino giapponese del 1979, sarà cresciuto con l'idea che nel 1918 lo schuhplatter era ballato anche dalle donne  ^_^

domenica 29 gennaio 2017

Telepiù N° 3 dal 5 all'11 aprile 1980 - "Una bambina bionda fa tremare i robot" di Paola Zivelli



Del tutto casualmente sono riuscito a riunire più numeri consecutivi di Telepiù, dal numero zero fino al cinque, quindi la programmazione televisiva cha va dal 22 marzo al 2 maggio 1980. Con un po' di fortuna potrei riuscire a trovare altri due numeri successivi per colmare alcune lacune, così arriverei fino a giugno.

Telepiù N° zero dal 15 al 21 marzo 1980
Telepiù N° 1 dal 22 al 28 marzo 1980
Telepiù N° 2 dal 29 marzo al 4 aprile 1980 

Purtroppo (per me) questi quattro numeri non sono tutti della zona di Milano, fatto che mi avrebbe permesso di valutare meglio i palinsesti tv locali, confrontandoli che le mie reminiscenze mnemoniche. Tranne il numero zero, che è del centro-sud Italia, l'1 ed il 2, pur essendo del Piemonte, contengono anche i programmi di alcune tv locali lombarde, e questo numero 3 è totalmente milanese/lombardo.
Una delle caratterisitiche interessanti di Telepiù, rispetto al più nazionale Tv Sorrisi e Canzoni, era la rubrica "Viaggio tra le televisioni italiane", con degli articoli di approfondimento sulle singole trasmissione e canali locali, che sovente mi hanno fatto tornare alla memoria programmi che avevo totalmente rimosso. In questo numero c'è un focus di quattro pagine sulla mitica Telemontepenice, ed anche un articolo sulla trasmissione musicale "Pop Corn" di Telemilano.
Di "Pop Corn" devo avere da qualche parte una musicassetta  :]
Questo numero 3 di Telepiù è nobilitato da un articolo su Candy Candy, che era diventata l'anti-robottona per eccellenza, che poi io guardavo sia lei che gli altri. Paola Zivelli, l'autrice dell'articolo, ne aveva già scritto un altro sul numero 1, e ne scriverà un terzo sul prossimo numero.



La dimostrazione che sovente neppure i dirigenti delle tv, locali o nazionali che fossero, sapevano bene quali contenuti avessero i cartoni animati giapponesi, è data dall'affermazione di Bianca Scotti di "Quinta Rete", secondo cui l'Ape Magà era, come Candy Candy, un'alternativa ai cartoni robotici violenti. Si vede che non aveva ancora mai visto 5 minuti della serie insettoide, dove in ogni puntata c'erano scene tristissime e spesso strazianti... meglio un bel maglio perforante!  ^_^
Sempre secondo Bianca Scotti la nostra eroina (perché dava dipendenza...), era più disneyana rispetto agli altri anime, affermazione assai opinabile.
Mi chiedo, poi, quali similitudini ci siano con Heidi  >_< 
Considerando il tono degli articoli del periodo ("Indice degli articoli della "Emeroteca Anime" divisi per anno"), ricordo che siamo in piena bufera mediatica scatenata dai "600 genitori di Imola", Paola Zivelli non si fece più di tanto influenzare. Probabilmente anche perché un settimanale con i programmi tv non poteva sputare nel piatto in cui mangiava  :]