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mercoledì 17 luglio 2019

"Non c'è tele senza network", di Stefano Pancera - Altrimedia febbario 1982



Il mensile "Altrimedia" era una rivista molto di nicchia, assieme a "Millecanali" si occupavano del mondo della radio e delle televisioni, in particolare di quelle private e locali, quindi analizzarono anche il passaggio ai network all'italiana.
Nel numero del febbraio 1982 si analizzano i primi agglomerati di tv locali che diedero vita al nuovo "sistema misto" televisivo:
un enorme pachiderma pubblico (la Rai) versus vari nascenti (ed alcuni sarebbero stati "morenti" di lì a poco) gruppi privati.

La fine del 1981 e l'inizio del 1982 segna proprio il periodo dell'agglomerarsi di queste piccole tv locali private, fagocitate un po' alla volta da quelle più grandi, che fecero estinguere la biodiversità dell'etere italico in favore di pochi (ed alla fine uno solo) gruppi privati.
La torta in gioco era quella della pubblicità (oltre 600 miliardi di lire per il 1982), chi fosse riuscito a ritagliarsi la fetta più grossa avrebbe vinto, indipendentemente dal rispetto delle leggi e dalla sostenibilità finanziaria del proprio piano industriale.
Gli attori privati in gioco erano i seguenti:
Canale 5 (Berlusconi);
Italia 1 (Rusconi);
Rete 4 (Mondaodri- Caracciolo-Perrone);
STP-RV (Parmalat- Edizioni Paoline- Niccolini);
CPV Elefante (Marcucci);
PIN (Rizzoli)

Gli ultimi due erano già in fase morente, il quarto ebbe sempre un ruolo minore, ergo i primi tre erano i contendenti della grande battaglia dell'etere privato italico, e come per gli immortali Higlander, ne resterà solo uno  ^_^
Questo genere di articoli sono interessanti in quanto riportano fedelmente lo stato della situazione televisiva del periodo, invece di leggerne su siti sparsi a caso sunti più o meno fedeli.
Molto chiare le tabelle.



lunedì 15 luglio 2019

"Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica"



TITOLO: "Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell informatica"
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Ediesse
PAGINE: 344
COSTO: 10€
ANNO: 1986
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': mercatini oppure on line
CODICE ISBN:


All'interno di questo saggio c'è un contributo dal titolo "L'ascesa dei nippon cartoon" ad opera di Alfredo Castelli e Gianni Bono, autori nel 1983 di "If, speciale Orfani e Robot" e nel 1985 di "Kodansha Comic Catalog, discover the world of japanese manga". Già nel 1983 nel dossier presente in "if" i due autori smentivano categoricamente che i cartoni animati giapponesi fossero fatti al computer, ma la loro presa di posizione non fece molta presa sui giornalisti italici. Quindi ero molto curioso di leggere le loro considerazioni nel 1986 in questo "L'ascesa dei nippon cartoon", di cui leggevo in alcune bibliografie, il cui titolo, però, non dava mai riscontri, pareva essere un saggio fantasma. Questo solo perché non era il titolo di un libro, ma quello di un contributo all'interno di uno scritto che conteneva più analisi. Infatti le 344 pagine contengono gli atti dell'omonimo convegno svoltosi a Roma (località Ariccia) il 26 e 27 aprile 1985, con ben 37 (vedi indice alla fine del post) diversi interventi inerenti il mondo televisivo del bambino, che spaziavano dal computer ai videogiochi, dai fumetti allo sport, passando, ovviamente, per i cartoni animati, tra cui quelli giapponesi.
Come sempre io mi sono focalizzato solo sui contenuti inerenti l'animazione giapponese in Italia, nella mia ricerca della "pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90".
Il saggio fu pubblicato nel 1986, ma riprendeva le relazioni del convegno, alcune di queste neppure riviste dai relativi autori, come quella di Luciano Staffa (dirigente Rai) sui "Cartoni animati made in Italy", in cui lui fa riferimento direttamente all'intervento di Castelli e Bono, come si si stesse leggendo una trascrizione da una registrazione audio/video.
Altri interventi furono rivisti, ma direi abbastanza in maniera superficiale, come farò notare più sotto, non rendendosi conto che in alcuni punti del libro si affermavano dei concetti ed in altri l'esatto opposto...
Ad oggi ho recuperato 15 libri (con questo) che trattarono in varia misura e profondità di analisi l'argomento "cartoni animati giapponesi":
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Fantascienza e Educazione (1989)
Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento (1993)



Il contributo del duo Castelli e Bono riprende in realtà quello che scrissero nel "if" del 1983, quindi direi nulla di nuovo, se non il fatto positivo che i due giornalisti (ri)diedero delle informazioni realistiche sul mondo dell'animazione giapponese e sulle dinamiche che li videro invadere il Bel Paese nel 1978 con Heidi.
Ribadisco, il 7 febbraio 1978, non il 1976:
La prima puntata di Heidi - 7 febbraio 1978 (non 1976)

Si nota da questi piccoli particolari che ai tempi le fonti sugli anime erano veramente poche, ne bastava una errata in origine (come quella dell'uso del computer...) per far sì che l'inesattezza si propagasse senza sosta. La datazione errata della prima puntata di Hedi la si legge spesso negli scritti linkati sopra, probabilmente tutti influenzati dall'if "Orfani e robot" del 1983.
Ho trovato molto curioso il fatto che i due autori a fronte di una ottima informazione rilasciata su anime a manga, dessero, invece, un giudizio assai negativo su tali prodotti (pagina 172):
"Ma non vogliamo improvvisarci difensori d'ufficio di un prodotto che, per sua natura o per come è stato diffuso costituisce comunque un grave pericolo.
Ci piacerebbe, però, se questa relazione fosse il primo passo verso una critica obiettiva di un'opera di ingegno che, tutto sommato, nessuno ancora conosce a fondo".

Pare quasi che i due avessero timore di passare per difensori dei cartoni animati giapponesi, rischiando di essere magari messi al rogo dall'uditorio, quindi ne confermavano la pericolosità, seppure forse dovuta ad una errata diffusione, e ne auspicavano una maggiore conoscenza per evitare giudizi superficiali.
Ma allora perché non difenderli fino in fondo?
I due, oltre a citare il termine "man-ga" e a spiegarne il significato, ribadiscono che le serie animate giapponesi viste in Italia non erano prodotte per invadere il mercato estero, ma a solo uso interno. Ovviamente venivano vendute anche all'estero, altrimenti non noi le avremmo mai viste, ma non era lo scopo iniziale di una serie pensata per attrarre il giovane telespettatore nipponico, non quello europeo.. i robottoni non vestivano armature da samurai o usavano armi da samurai per far piacere a qualche bambino appassionato dei film di Akira Kurosawa   ^_^

domenica 14 luglio 2019

"TV e buoi dei paesi tuoi" - "Corriere della Sera Illustrato 21 luglio 1979



Per rispondere al quesito che si può leggere nella parte superiore della prima e seconda pagina dell'articolo direi che si, le tv private riuscirono a rompere il monopolio della Rai, ma solo quando diventarono un network nazionale, cioè l'inizio della tele-mutazione genetica italica operata dal golem berlusconiano...
Nel luglio del 1979 non si era più nel far-west dell'etere, dove ogni giorno nasceva una emittente che occupava un frequenza libera senza autorizzazioni alcune, oppure una frequenza già assegnata ad altri. Nel 1979 era già iniziata una certa razionalizzazione delle emittenti private, più che altro dovuta ad una selezione naturale economica:
chi macinava introiti pubblcitari sopravviveva, chi non guadagnava
Ma non è questo l'argomento dell'articolo, che invece penso volesse conferire dignità ai programmi dei canali privati e anche ai telespettatori che seguivano quei programmi non targati Rai.
Per i più eruditi guardare le tv locali era un po' da celebrolesi, Maurizio Costanzo ed Enzo Siciliano cercavano di rivalutare i contenuti dei programmi trasmessi dalle emittenti locali... no asp.. Maurizio Costanzo... il direttore de "L'Occhio"... come non detto...   ^_^

L'unica cosa che mi resta oscura è il senso di aver messo degli insetti nell'illustrazione dell'articolo...


venerdì 12 luglio 2019

"Playgulp 10 e 11: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy ottobre e novembre 1981



E' arduo fare un commento su questo microfumetto di Bonvi, a mio avviso bisogna prenderlo con la formula "visto e piaciuto", anche se ci sono punti in cui potrebbe non piacere  >_<
Da ricordare che la rivista in cui era ospitato era Playboy, che correva l'anno 1981, che il linguaggio era assai non politicamente corretto (anche perché la filosofia politica correlata a questo termine non esisteva ancora), che Bonvi non amava molto i cartoni animati giapponesi, e che comunque non si faceva problemi a dissacrare neppure i suoi personaggi, figuriamoci quelli degli altri  ^_^
Infine è lo stesso Bonvi a battezzare Playgulp "turpe fumetto"  :]

I quattro post precedenti:
"Playgulp 1: arrivano i pornofumetti di Playboy"- 14 numeri dal dicembre 1980 al febbraio 1982 - "Benvenuto Bonvi", di Giovanna Tettamanzi - Playboy dicembre 1980

"Playgulp 2 e 3: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy gennaio e febbraio 1981 

"Playgulp 4 e 5: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy marzo e aprile 1981 

"Playgulp 6 e 7: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy maggio e giugno 1981 

"Playgulp 8 e 9: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy luglio e settembre 1981


Playgulp 10:

lunedì 8 luglio 2019

Pamphlet produzioni "Mushi Production" di Osamu Tezuka dal 1962 al 1973 (1975?)


Come di prassi non ho compreso un acca di quello che contiene questo opuscolo, però al momento dell'acquisto pareva interessante  ^_^
Pur non potendolo leggere, direi che non ci voglia un genio per intuire che il pamphlet contenga tutte le produzioni di Osamu Tezuka per la sua "Mushi Production", inoltre di fianco ad ogni titolo (in giapponese) c'è un numero che pare inequivocabilmente l'anno di uscita dell'opera.
Ergo in totale sono elencate 31 tra film e serie animate televisive, alcune di queste le vedemmo in televisione, altre totalmente inedite.
Ho cercato di risalire ad ognuna delle 31 voci, però alcune non mi tornavano, quindi ho preferito evitare di scrivere baggianate... o almeno più del solito   ^_^
Buona lettura per chi potrà.
P.S.
All'interno dell'opuscolo era presente un ciclostilato di quattro pagine più un bigliettino blu con disegnato Astroboy. Non saprei dire quale nesso avessero con il pamphlet, ma li ho inseriti comunque.

domenica 7 luglio 2019

Fantascienza e Educazione




TITOLO: Fantascienza e Educazione
AUTORE: Carlo Marini e Vincenzo Mascia
CASA EDITRICE: QuattroVenti
PAGINE: 234
COSTO: 10€
ANNO: 1989
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': mercatini oppur on line
CODICE ISBN:


Controllare le bibliografie in libri ed articoli, ove presenti, mi ha permesso di scatenare un altro effetto domino inerente la "pre-saggistica sugli anime", cioè tutti quegli scritti dal 1978 ai primissimi anni 90 che trattarono dei cartoni animati giapponesi, quando ancora non si erano attivati i saggisti cresciuti a pane ed animazione seriale giapponese.
Ovviamente ogni libro propone stralci più o meno approfonditi sui cartoni animati giapponesi, ma restano, a mio avviso, importanti per definire il grado di conoscenza della tematica in quel periodo.
In alcuni casi la tematica del saggio non era neppure l'animazione, potevano essere scritti sul rapporto tra bambini e televisione o sui prodotti dedicati ai bambini.
Se per un articolo scritto su un quotidiano (o al limite un settimanale) poteva far parte della fretta di andare in stampa ogni giorno una certa superficialità dell'informazione, per mensile ed ancor di più libri, gli errori e la disinformazioni di talune considerazioni non erano più ammissibili.
Stante che se riportate in un saggio le inesattezze non siano mai accettabili, se presenti più vicino all'esordio del fenomeno anime in Italia presentano un livello di errore minore rispetto ad un periodo più in là con gli anni.
I primi saggisti che trattarono di animazione giapponese in Italia si basavano spesso sulle informazioni della carta stampata, che sovente erano grandemente errate. Quindi leggere che i cartoni animati giapponesi fossero fatti al computer in un libro scritto dal 1978 al 1981 o 1982 ricadrebbe della disinformazione ed ignoranza imperante di quel periodo, leggere la medesima argomentazione in scritti successivi lascia assai più perplessi. Implicava che certe fake news erano diventate realtà incontrovertibili.
Ad oggi ho recensito 14 titoli (compreso questo che posto oggi) che posso inserire nella categoria "pre-saggistica sugli anime":
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento (1993)




Come al solito mi sono concentrato esclusivamente sulle parti inerenti l'animazione giapponese, ed è il settimo ed ultimo capitolo, ad opera di Carlo Marini, che tratta espressamente di "Nipponcartoons":
"Il bambino, la televisione e i nippocartoons"
In realtà solo il paragrafo 7.5 parla degli anime, prima e dopo l'autore prende in esame vari argomenti, diciamo che ha un respiro più ampio, e, alla fine, le pagine dedicate ai "nippocartoons" sono soltanto sei.
Carlo Marini certa di capire se la fantascienza può essere un pericolo per i bambini, quale sia il rapporto tra televisione e bambini, a riguardo è assai pessimista. Per Marini la televisione trasmette programmi che vedono anche i bambini, ma che sarebbero dedicati agli adulti, in questo modo si tenderebbe ad eliminare il periodo di normale crescita infantile, insegnando ai bambini ad essere adulti troppo presto. Effettivamente questo timore si è dimostrato realistico, specialmente per gli stimoli veicolati dalla pubblicità.
Da pagina 163 a pagina 184 non si parla di animazione giapponese, ma, appunto del rapporto bambini/fantastico/televisione e di come si potrebbe educare il bambino a comprender meglio le immagini che vede al cinema, in televisione e nei fumetti, in modo da esserne meno influenzato.
Dal paragrafo 7.6 di pagina 190 a pagina 217 si ritorna a fare una analisi generale della tematica (vedi indice).


Direi che quando si legge che "in numerose città" si trovano "Anime Shop" ci si riferisca, benché non chiaramente specificato, al Giappone.
Per il resto l'approfondimento sugli anime è abbastanza limitato, nonostante fosse richiamato dal titolo del capitolo, perlomeno non è presente la balla degli anime fatti al computer  ^_^

venerdì 5 luglio 2019

Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini



TITOLO: Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini
AUTORE: Anna Casu Bruna Miorelli
CASA EDITRICE: Feltrinelli
PAGINE: 273
COSTO: 6€
ANNO: 1980
FORMATO: 18 cm X 11 cm
REPERIBILITA': mercatini oppure on line
CODICE ISBN:


Come per quotidiani e periodici, dove trovavi articoli sui cartoni animati giapponesi in testate che mai e poi mai avresti pensato se ne sarebbero occupate, e che negli anni a venire mai più la avrebbero fatto, anche per quanto riguarda la saggistica gli anime erano analizzati in titoli in cui non te lo saresti aspettato.
Ne è un buon esempio questo saggio della Feltrinelli (una casa editrice importante) scritto dal due Anna Casu e Bruna Miorelli, in cui il tema portante era lo sfruttamento commerciale del rapporto madre/figlio.
Penso sia inutile spiegarne la dinamica, visto che noi stessi ai tempi la usammo indiscriminatamente, che funzionasse e quante volte funzionasse, non ne inficia il meccanismo.
Il saggio consta di ben 272 pagine, in cui sono trattati non solo i giocattoli, come io immaginavo sfogliando il libro, ma un largo numero di settori in cui l'influenza del figlio/a verso la madre poteva essere sfruttato dalle aziende per piazzare in casa delle famiglie italiane i loro prodotti. Infatti (vedi l'indice) i nove capitoli spaziano dal latte in polvere e gli alimenti, ai farmaci e ai prodotti sanitari, passando per l'abbigliamento, l'arredamento ed, infine, il giocattolo e la pubblicità.
In mezzo a questo esauriente percorso, che ho letto solo a grandi linee e che ho trovato parecchio sensato (visto che la prassi si è poi perfezionata nei decenni...), poteva mancare un capitolo sulla televisione e i cartoni animati?
E di quali cartoni animati si sarà mai trattato? 
Ma di quelli giapponesi!!!  ^_^
Il saggio fu pubblicato nel 1980, quindi in piena tempesta mediatica contro gli anime, è abbastanza ovvio che vi si riportassero i clamori (o clangori...) della stampa.
E poteva mancare per la miliardesima volta la bufale dei cartoni animati giapponesi fatti al computer?
C'è bisogno che dia una risposta?  :]



Il capitolo parte lancia in resta con la petizione dei 600 genitori di Imola, seguono gli stralci di una serie di articoli che ho in parte postato pure io qui sul blog:
"Discutendo con i bambini di Mazinga e di fantasia", di Lella Longoni - "La Repubblica" 26 luglio 1980

mercoledì 3 luglio 2019

TV e cinema: Quale educazione?



TITOLO: TV e cinema: Quale educazione?
AUTORE: Roberto Farnè
CASA EDITRICE: Cappelli Editore
PAGINE: 135
COSTO: 
ANNO: 1982
FORMATO: 19 cm X 13 cm
REPERIBILITA': biblioteca
CODICE ISBN:


La casa editrice Cappelli Editore aveva una collana il cui titolo denotava inequivocabilmente chi ne fossero i beneficiari:
"Il mestiere del genitore".

Ho trovato vari titoli inseriti in questa collana, per quello che ho letto spaziava su una vasta gamma di argomenti, dall'alimentazione dei bambini all'educazione sessuale, passando per la scuola di ogni ordine e grado, l'abbigliamento, lo sport i giocattoli etc etc...
Potevano mancare la televisione ed il cinema?
Ovviamente no  ^_^
Per fortuna fu pubblicato nel 1981, quindi potevano mancare indicazioni sull'animazione giapponese?
Ovviamente no ^_^
Sia chiaro, nulla di scandaloso, gran parte delle considerazioni sono più che condivisibili, anche perché si argomenta più che altro sul medium (televisione e cinema) piuttosto che sul messaggio veicolato, quello che conta è l'autorevolezza del messaggio.
Il libro era una guida, un manuale, un aiuto ai genitori che si sentivano spiazzati dai cambiamenti incessanti della società moderna di allora, figuriamoci oggi...
Sono quattro i punti in cui si accenna ai cartoni animati giapponesi, in alcuni casi il discorso è un po' più approfondito in altri è solo un richiamo a scopo di esempio, in quanto ormai per gli adulti (e per i figli) del 1981 gli anime erano un chiaro simbolo di un certo tipo di animazione.
Roberto Farnè non considerava l'animazione un prodotto solo per bambini, come purtroppo era valutata ai tempi in Italia (e per alcuni è così anche oggi), visto che i cartoni animati venivano identificati nei prodotto Disney, ergo per bambini.
Oltre a ciò bisogna dar atto a Farnè che non diede la colpa solo ai cartoni animati giapponesi dello sfruttamento commerciale dei giovani telespettatori, dato che i primi a farlo furono gli studi della Disney, seguiti dalle altre case di produzione statunitensi. Oggi parrà una conclusione quasi ovvia, ma in quel periodo per molti giornalisti ed esperti sembrava che solo gli anime vendessero merchandising.
Ma poteva mancare l'accusa verso i cartoni animati giapponesi di essere fatti con il computer?
Domanda retorica  ^_^
"I prodotti della Toei Animation si avvalgono di una catena di produzione mastodontica e capillarmente organizzata, e di un disegnatore tutto particolare: il computer, che permette di riutilizzare in continuazione gli stessi moduli figurativi, indipendentemente dai soggetti, in un lavoro seriale di grandi proporzioni." (pag. 96).

Come già letto in altri saggi del periodo, non solo si propagandava un balla colossale, quella dell'uso del computer per fare gli anime, ma si inventava di sana pianta tutto un processo produttivo totalmente inesistente!
Ed ancora:
"... i cartoni animati giapponesi trasmettono in realtà, come unico contenuto al di là di storie e personaggi particolari, <<l'estetica del computer>>.
In un ritmo tanto travolgente quanto meccanico, volti, espressioni e movimenti hanno la freddezza, l'asetticità e la perfezione tecnica della macchina che li ha partoriti.
Da un altro punto di vista,  l'opera di quei disegnatori (programmatori)..."

"L'estetica del computer"!!!
I grandi animatori nipponici diventano "programmatori", niente arte, solo tecnologia...
Parole a caso  ^_^




La posizione dell'autore verso i cartoni animati giapponesi mi è parsa abbastanza negativa, anche se in certi punti ci tiene a sottolineare che i genitori non dovevano vietare ai figli di guardare Goldrake e soci, però poi li descrive come "metastasi televisiva dei cartoon giapponesi" (pagina 41), prendendosela con Gianni Rondolino che aveva una posizione poco invasiva.
"Metastasi televisiva" è nuovo come giudizio negativo, me lo devo segnare.

domenica 30 giugno 2019

Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione



TITOLO: Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione
AUTORE: Valeriana Maspero
CASA EDITRICE: Ottaviano
PAGINE: 140
COSTO: 
ANNO: 1982
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPEPRIBILITA': biblioteca
CODICE ISBN:

"Un testo rivolto agli educatori ma leggibile anche dal cineamatore, dal semplice curioso a dagli stessi ragazzi, nato dall'esperienza pluriennale di una giovane insegnante di scuola media e dei suoi allievi. Un'illustratissima guida alla realizzazione, scolastica e casalinga di film in super8 a disegni animati, con carta ritagliata, con pupazzi, con plastilina e con altre tecniche di grande effetto e, tutto sommato, più semplici di quanto si pensi.
Nel momento in cui si va manifestando nella scuola un sempre più crescente interesse verso le nuove forme di comunicazione d'espressione artistica, questo libro, con le illustrazioni che lo corredano, senza concessioni gratuite ai linguaggi troppo tecnici né invidie per i sofisticati strumenti degli studi professionali introduce all'uso attivo del cinema in una delle sue possibilità più fantasiose ed entusiasmanti."

Questo è quanto recita la quarta di copertina, quindi il libro voleva essere una guida, un manuale, come riportato addirittura nel titolo, per poter creare dei disegni animati a scuola.
Di conseguenza ne veniva fatto risaltare il valore educativo, non per nulla nel titolo risalta il termine "didattico", uno scritto indirizzato principalmente agli insegnati, per guidarli, assieme agli alunni, alla scoperta "del cinema in una delle sue possibilità più fantasiose ed entusiasmanti".
Oggi esistono tanti manuali per disegnare, in particolare nello stile manga, non saprei dire se vengano ancora pubblicati libri per fare il cinema d'animazione a scuola, quello che mi interessava era far notare l'unicità di questo libro nel 1982 e il suo indirizzo pedagogico, la stessa autrice era un'insegnante delle medie.
Ma perché scrivo un post su questo libro?
Perché, ovviamente, vi si citano i cartoni animati giapponesi  ^_^
Non è mia intenzione, in quanto non ne avrei le competenze, giudicare il resto dello scritto, cioè il manuale/guida sul come fare animazione in super8, mi limiterò a mostrare le poche righe che tirano in ballo gli anime.
Più sotto inserisco tutte le pagine nel paragrafo incriminato (solo tre pagine), l'indice (per avere un'idea del contenuto totale), infine la prima pagine dell'introduzione, in maniera da comprenderne lo spirito.


A pagina 17 sono mostrate quattro pellicole di animazione, tre sono di film della scuola cecoslovacca, il quarto (a destra) pare assomigliare a qualcuno di conosciuto...  è un classico disegno animato giapponese!  ^_^




"Il Giappone ha lanciato nei mass media (specie nella tv) il disegno animato a reciclaggio continuo, con produzioni numerosissime, a puntate, e l'introduzione massiccia del computer, non a livello di sperimentazione, ma con intenti puramente commerciali."

Se nel 1982 un insegnante avesse voluto accompagnare i propri alunni nel mondo dell'animazione, molto probabilmente si sarebbe indirizzato verso questo manuale didattico, lo avrebbe letto ed in seguito lo avrebbero letto anche i suoi studenti, ragazzi e ragazze che vedevano tutti i giorni in televisione i cartoni animati giapponesi.
E cosa avrebbero appreso su Goldrake, Conan, Heidi, Mazinga, Candy, Lady Oscar etc etc etc?
Che tutte queste serie erano fatte con l'ausilio del computer... si sarebbe potuto contestare ciò che riportava un manuale didattico?
Ovviamente no.
Eppure era una bufala mediatica...
Come ho fatto notare nei post dell'Emeroteca anime, non solo ci si inventò questa fantasia che le produzioni seriali animate giapponesi fossero fatte con il computer, ma i vari propagatori della bubbola si inventavano anche i processi produttivi utilizzati dai giapponesi!!!

"In questo tipo di disegno animato ogni azione (e ogni personaggio) è, per così dire, schedato: praticamente, una volta ideati, gli schemi delle azioni e delle inquadrature dei personaggi vengono archiviati e ritirati fuori ad ogni occasione: gli elementi di disegno di una storia valgono per comporne altre infinite seguenti: si cambiano soltanto i particolari e i colori."

Sia chiaro, non voglio con 37 anni di ritardo, scagliarmi contro la disinformazione veicolata da questo libro, e neppure mancare di rispetto all'autrice, ma solo far comprendere, una volta di più, quanto incredibilmente radicata fosse quella fake news.
Per la professoressa Valeriana Maspero il fantomatico mega-computer giapponese schedava ed archiviava tutte le azioni, i personaggi e le inquadrature di una serie animata, in seguito le "ritirava fuori"(?) per comporne altre, in una catena di montaggio infinita. Le uniche cose che venivano modificate erano i particllari e i colori, immagino di con Paint e Photoshop...
Il tutto per cartoni animai prodotti dagli anni 60 fino al 1980...

giovedì 27 giugno 2019

Megaloman (1979) - puntata 7



Devo ammettere che recensire la serie di Megaloman mi sta un po' deludendo, non pretendevo che raggiungesse le vette irreali dei Superboys, ma speravo in qualcosa di più commentabile... anche se in questa settima puntata ci sono un paio di chicche simpatiche.
Una riguarda l'identità segreta di Takashi, benché ci sia da dire che il ragazzo non indossa alcuna maschera, ergo non tiene riservato più di tanto l'essere un mezzosangue alieno che si trasforma in un gigante combattente.
Ovviamente Takashi si è sempre trasformato all'aperto, l'alternativa sarebbe stato un capannone col soffitto molto alto, ma comunque in luoghi appartati, in questa puntata lo vedremo gridare "Magalooo-man!" con sullo sfondo camion, auto e biciclette... mancavano giusto un paio di passanti col gelato in mano   ^_^
Almeno Superman usava la cabina telefonica e gran parte dei supereroi Marvel si appartava un minimo, si vede che non riuscirono a girare le scene in esterni ad un orario con poco traffico   :]


L'altra non è propriamente una chicca, ma un conferma.
Ho più volte sottolineato il coraggio degli stunt-man che, nonostante indossassero costumi non propriamente ignifughi, girassero scene con mega esplosioni in stile napalm. A cui va aggiunta la bassa propensione alla sicurezza della produzione verso gli attori protagonisti, compreso un bambinetto di 7/8 anni... Lo si nota nelle scene di combattimento, in cui ad Ippei fanno fare mosse ardite in ambienti non sicuri.
Questa volta, però, la produzione superò ampiamente se stessa, arrivando al livello "omicidio colposo"...
La scena è quella che mostro qua sopra:
i quattro amici vengono attaccati dal mostro della Tribù dal sangue nero, che fa esplodere nelle loro vicinanze delle vero e proprie bombe Molotov!
Non si tratta di un singolo evento deflagratorio, ma più esplosioni, alcune delle quali ad una distanza veramente minima dagli attori e da un bambino delle elementari!
Una esplosione del genere, oltre al rischio di essere investiti dalle fiamme in base a come soffia il vento, può comportare la proiezione delle pietre del terreno, inoltre la vampata di calore non sarà stata scarsa.
Chiunque ha dovuto spegnere un piccolo fuoco (controllato) nelle esercitazioni antincendio, potrà immaginare quale vampata di calore potrà aver dato luogo una esplosione del genere.
L'unico giudizio che posso dare dopo aver visto queste scene è: follia pura!  ^_^



 Preciso che non ho compreso quale nesso intercorra tra il titolo dell'episodio e la sua trama...

lunedì 24 giugno 2019

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 12



E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

In questo dodicesimo capitolo De Riseis vira sul diario di viaggio, da Yokohama al montagnoso nord, anche se vengono fatte delle curiose deviazioni isolane... vabbè, penso che l'autore avesse il diritto di andarsene un po' dove gli aggradava.
Aggradava... aggrdava... ecco, direi che l'italiano con cui è scritto questo libro del 1895 (124 anni fa!) è più intelligibile del ridoppiaggio di Evangelion... in tutto il libro non ricordo neppure un "recalcitrante" oppure  un"fluido ematico", a distanza di 124 anni debbo ringraziare De Riseis per non avermi procurato alcun "ingente incomodo dato nel frangente" della lettura   ^_^



domenica 23 giugno 2019

Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento




TITOLO: Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento
AUTORE: Leonardo Trisciuzzi e Simonetta Ulivieri
CASA EDITRICE: Editori Riuniti
PAGINE: 244
COSTO: 
ANNO: 1993
FORMATO: 19 cm X 14 cm
REPEPRIBILITA': biblioteca
CODICE ISBN:

Non sapevo se postare questo saggio, visto che non è prettamente sugli anime, ed essendo stato pubblicato nel 1993 non potrebbe neppure rientrare nella mia ricerca di saggistica sull'animazione/televisione che trattò il tema dei cartoni animati giapponesi nel periodo della loro prima messa in onda, quindi dal 1978 al 1985:
nel post al link ci sono gli altri titoli di questa tipologia

Ho però notato che, dal punto di vista cronologico, anticipò tutta la saggistica degli anni 90 del settore anime/manga, tranne "Il mondo dei manga, introduzione al fumetto giapponese" di Thierry Groensteen, che venne tradotto in Italia nel 1992.
I due autori (un autore ed una autrice)di questo "Il bambino televisivo" toccarono solo marginalmente l'argomento anime, un po' come fecero quelli del primo link di cui sopra, però cercarono di fare una analisi un minimo approfondita del fenomeno (paragrafo 1.4 "Una prima analisi del fenomeno").
Questo saggio si pone un po' in un limbo, successivo di un decennio al primo anime boom, anticipatore di qualche anno della saggistica del settore, basti pensare che "Anime, guida al cinema d’animazione contemporaneo" arrivò l'anno dopo.
Tra l'altro il saggio contiene un bibliografia molto dettagliata, professionale, da studiosi, che mi ha permesso di risalire ad altri titoli che potrebbero dimostrarsi interessanti.
Il saggio non l'ho letto tutto, mi sono concentrato solo sulle parti nipponiche, ma non ho, per fortuna, riscontrato nulla sulla balla dei cartoni animati giapponesi fatti al computer  ^_^
Gli autori cercano anche di riepilogare la storia dell'avvento dei cartoni animati giapponesi in Italia, commettono qualche errore di date, però nel 1993 non era facile trovare certe informazioni, specialmente per non esperti del settore.




I due studiosi, penso senza avere conoscenze sull'animazione giapponese, notarono, forse tra i primi, alcune caratteristiche visive degli anime: la dilatazione del tempo; la modifica dello spazio; l'uso di viso ed occhi per trasmettere le emozioni; la presenza di generi differenti (sportivo, sentimentale, fantascientifico etc); la targhettizzazione delle serie per sesso ed età.

giovedì 20 giugno 2019

Catalogo giocattoli Mattel - Natale 1978


Con questo catalogo natalizio della Mattel giungo a postare 5 annate consecutive, salto il 1981 (che pare recuperabile solo a prezzi da rata del mutuo casa), per riprendere con il 1982:

Mattel Natale 1976
Mattel Natale 1977
Mattel Natale 1979
Mattel Natale 1980
Mattel Natale 1982

Oltre a poter apprezzare come e quanto cambiarono in cinque anni i gusti ludici dei maschietti, perché per le femminucce le opzioni restavano abbastanza statiche, ci si potrà ricordare quale significato avesse il concetto "inflazione monetaria", visto che la Mattel inseriva i prezzi "consigliati" dei suoi articoli.
In un periodo in cui parte del popolo invoca il ritorno alla possente liretta, dimenticandosi cosa essa significasse in decurtamento del reddito, vediamo quanto i genitori dovettero sborsare ogni anno per la Roulotte di Barbie:
1976 = 13 mila lire
1977 = 16500 lire
1978 = 16500 lire
1979 = 18500 lire
1980 = 25 mila lire

Nell'arco di soli cinque anni il suo prezzo praticamente raddoppiò!
In pratica avrebbe avuto senso comprarne una decina di confezioni nel 1976 e rivenderle al mercato nero di Barbie nel 1980  ^_^
Nel 1982 la Roulotte costava 39500 lire, il triplo.
Mentre la casa di Barbie mantiene il costo di 25 mila lire dal 1976 al 1978, per salire a 29900 lire nel 1979, fino a giungere a 40 mila lire nel 1980!
Nel 1982 era salita a 55 mila lire, più del doppio rispetto al 1976.
Probabilmente la casa di Barbie, essendo il top degli accessori disponibili, aveva in partenza un costa già alto, che alla Mattel preferirono calmierare un po'.

Ok, questo non è il sito di https://www.lavoce.info/ ... torno ai giocattoli   :]



Nel 1978 Big Jim andava alla grande, forse la sua annata migliore, gli vennero dedicate  ben 23 pagine. C'è ancora molto spazio per i Big Jim western, che già dal 1979 disporranno solo di un paio di pagine, c'è il Big Jim in stile pirati dei Caraibi e proseguono i set safari/campeggio ed agente segreto.



E poi fanno il loro esordio due tipologie abbastanza importanti:
i videogiochi portatili (calcio corsa di auto );
i robottoni!

I secondi scompariranno già nel 1982, non saprei se fossero presenti nel catalogo 1981 che non è in mio possesso, ma i videogiochi vi resteranno in pianta stabile.
Da notare il povero Grande Mazinga etichettato come "Atlas Ufo Robot"... mentre per quello che resterà sempre sconosciuto, il nome venne messo corretto.
Nella descrizione degli accessori si parla espressamente di "2 potenti alabarde spaziali", ma erano 2 spade diaboliche...  >_<
Vabbè, tanto eravamo dei bimbiminkia...

mercoledì 19 giugno 2019

"Struttura semiologica ed effetti psicologici dei nippocartoons", di Maria Villa - "ikon ricerche sulla comunicazione rivista dell'Istituto A. Gemelli" n° 6 1983



"Può un contenuto violento (cioè i cartoni animati giapponesi) produrre una reazione aggressiva tale da stimolare o da bloccare il pensiero, oppure non produce alcun effetto se non una scarsa partecipazione?
E  ancora, è opportuno generalizzare il discorso considerando tutti i cartoons come messaggi violenti, o non è possibile, a parità di contenuto narrativo, effettuare delle differenziazioni strutturali tali da indurre effetti diversi?"

Furono questi i quesiti che si posero gli studiosi che fecero nel 1983 uno studio sulla violenza dei "nippocartoons".
Come si potrà leggere dall'indice sopra riportato l'analisi è abbastanza complessa, non alla portata di tutti, non alla mia, che al massimo posso comprenderne la premessa e le conclusioni, ma non lo sviluppo.
Le tabelle ivi contenute sono per me totalmente incomprensibili, e gran parte della spiegazione introduttiva sulle varie teorie inerenti l'influenza della violenza televisiva sui bambini presuppongono una conoscenza minima di psicopedagogia.
Detto tutto ciò, lo scritto è una interessante fotografia di cosa pensavano gli studiosi nel 1983, quindi ancora in periodo di anime boom (verso la fine), specialmente perché le conclusioni finali sorpresero gli stessi cattedratici, che arrivarono a discolpare, almeno parzialmente, gli anime dall'accusa di renderci tutti dei potenziali serial killer o futuri ministri dell'interno...
Il campione era di ben 180 bambini, diviso equamente in tre fasce di età (60 soggetti di 5 anni, 60 di 7 anni, 60 di 10 anni), a cui vennero sottoposte tre differenti puntate di serie robotiche:

Mazinga Z "Le conseguenze di un litigio" (puntata n° 47 della numerazione Rai, n° 52 originale);
Grande Mazinga "La campana suona per gli eroi" (puntata n° 56, l'ultima);
Astrorobot "C'è una spia tra di noi" (puntata n° 17).

Dopo la visione di ogni puntata venivano effettuate le domande ed i vari test scientifici per valutare il livello di aggressività dei bambini e quanto avessero compreso la trama.
Stante che non mi permetto di commentare la metodologia, le analisi e le conclusioni, mi chiedo se gli studiosi valutarono se i bambini più grandi (il gruppo di 10 anni) avessero già visto una o più delle tre serie presentate.
Cambia molto vedere qualcosa che si conosce da qualcosa di completamente ignoto.
Inoltre mi pare poco sensato far vedere puntate di una serie già iniziata, nel caso del Grande Mazinga addirittura l'ultima stupenda puntata!
Ammesso che nessuno dei 180 soggetti non avessero mai visto una sola puntata delle tre serie, come facevano a comprendere la trama generale da una puntata buttata lì a caso?
A mio avviso avrebbe avuto più senso far vedere la prima puntata delle tre serie, sarebbe stata una scelta più uniforme.



Le prime 17 pagine sono introduttive, ed illustrano l'influsso sui bambini delle immagini violente veicolate dalla televisione, la terminologia è molto tecnica, rimandando a teorie e nomi di esperti del settore.
Nelle restanti 16 pagine sono presentati gli obiettivi della ricerca, il campione, la metodologia, l'analisi strutturale dei "nippocartoons", l'analisi della ricerca e le conclusioni finali.
L'analisi strutturale dei nippocartoons è un pelino breve, solo tre pagine, e non mi è chiaro se gli autori avessero per loro conto visionato più puntate delle tre serie, in modo da farsi un'idea più precisa delle dinamiche tra i personaggi.

Magari a qualcuno con le conoscenze adatte questo articolo potrà tornare utile.


lunedì 17 giugno 2019

"Lotta di classe" - Mondadori Giochi (1979)



Purtroppo non ho mai giocato a "Lotta di classe", un vero peccato, perché il gioco pare veramente bello e divertente.
Bello perché, tanto per fare un esempio, non si sceglieva la "classe" con cui giocare/appartenere, ma era la sorte a sceglierla tramite il tiro dei dadi, in pratica l'unica volta nella vita in cui il tuo stato sociale non era predeterminato dalla nascita...
Bello anche perché, altro esempio, il gioco poteva semplicemente terminare senza vincitori né vinti.
Divertente essenzialmente per il testo delle caselle e, soprattutto, delle carte Probabilità, anche se forse da bambini non si riusciva ad apprezzare l'ironia intrinseca di quelle poche righe.
Ecco qualche carta Probabilità dei Lavoratori:
"Ieri hai stretto la mano al Senatore Pallino e gli hai creduto quando ha affermato di essere il candidato della classe lavoratrice. Sei troppo ingenuo. Perdi un vantaggio"

E cosa dire dello stupendo "Se, nell'ultima settimana, non hai lavato i piatti né cucinato, retrocedi di due caselle. (La discriminazione tra i sessi va a vantaggio della Classe Capitalista)". 

Da notare la contro-carta Probabilità per i Capitalisti:
"Se non hai lavato i piatti o preparata la cena questa settimana, avanza di 2 caselle. "La divisione dei sessi va a beneficio della classe Capitalista).

Potrei continuare per altre 62 frasi, visto che in tutto ci sono 64 carte Probabilità (32 per i Capitalisti e 32 per i Lavoratori), eccone altre dei Lavoratori:

"Sei appena stato messo in cassa integrazione. Se dai la colpa a te stesso, o alla concorrenza straniera, retrocedi di due caselle. Se dai la colpa ai Capitalisti, avanzi di due caselle".  ^_^

Dalla lettura di queste carte si capisce veramente quanto poco questo paese sia cambiato nelle sue problematiche di base:
"Rimborso tasse: visto che le tasse vengono trattenute ogni dalla vostra busta paga, voi operai siete gli unici che non posso barare con le tasse. Il Governo rimedia a questa eccezione raggirando i Lavoratori, tassandoli troppo e concedendo loro troppo poco, anche in materia di rimborso tasse. Prendi 2 vantaggi".

Da notare che non scrissero "evadere", ma "barare"   ^_^


Bellissima la carta autoreferenziale:
"Hanno appena licenziato un'insegnante di sinistra per aver giocato a "Lotta di Classe" con i suoi allievi. Tu aiuti la comunità ad organizzarsi per far riavere il posto all'insegnante, e guadagni 2 Vantaggi per la tua dimostrazione di solidarietà".

E cosa dire dell'utopico "I Lavoratori finalmente comprendono che il socialismo nel nostro paese, data la storia e le tradizioni, sarà ben diverso dal socialismo russo o cinese. In altre parole "lo spauracchio russo non ci fa più paura". Bel colpo. Vale 5 Vantaggi.".

Dalla lettura delle carte parrebbe che gli autori fossero un po' a favore dei Lavoratori, in senso filosofico, non di vantaggi di gioco, ecco una delle carte Probabilità dei Capitalisti:
"Le grandi imprese incamerano gran parte dei contributi del Governo. Mentre scateni un putiferio per la piccola parte che spetta ai poveri, che ne hanno veramente bisogno, approfittane ancora un po' sotto forma di 2 vantaggi."

E poi questa fu incredibilmente profetica!
"Si pubblica una foto che mostra un noto capitalista che fa le corna in pubblico. Non è saggio far sapere ai Lavoratori quello che i Capitalisti veramente pensano di essi. Salta un  turno ai dadi mentre escogiti altri modi per ingannare i Lavoratori".

Profetici e realisti!
"La Mafia ti fa una proposta che non puoi rifiutare: per 2 Vantaggi farà in modo che i Lavoratori saltino 2 turni ai dadi"."

Più realisti del Re!
"Produci deliberatamente delle auto che si sfasceranno prima del tempo al fine di sostenere la domanda di auto nuove. Questo è un buon modo di pensare da Capitalista: avanza alla successiva casella Probabilità".

Sarei curioso di capire se nella versione statunitense il tono delle carte Probabilità Capitalisti fosse il medesimo :
"Sciagura mineraria causata dall'assenza di dispositivi di sicurezza che non hai voluto installare perché, come dicevi, erano troppo costosi. Retrocedi 3 caselle finché non si calma lo sdegno dell'opinione pubblica".

Essendo io limitato alla sola lettura del regolarmente e delle carte per valutare il gioco della Mondadori posso, ovviamente, solo ipotizzare che fosse giocabile, dovrei chiedere conferma a qualcuno che ci giocava da bambino  ^_^



La dotazione della scatola non era neppure esagerata, abbastanza minimalista, ma se è pensato bene, non serve avere millemila pezzi nel gioco.




La plancia da gioco era semplicemente un gioco dell'oca, qui sotto ho "srotolato" le caselle mettendole in fila, in modo che tutti le possano leggere.