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martedì 15 gennaio 2019

Prototipi Sorpresine Kinder "Folletti della foresta" + " Gioia dei coboldi" 2009 (MPG DE001/DE006)




In un post dell'ottobre 2016 avevo mostrato un video abbastanza unico inerente uno speciale sui 30 anni delle Sorpresine Kinder:
Ecco come sono progettate e prodotte le sorpresine degli Ovetti Kinder - Video della Ferrero per il trentennale (2004/2005)

Chiaramente nel video si fa riferimento ad un articolo differente, ma la modalità di creazione della Sorpresina era identica, ergo valse anche per gli articoli "MPG DE001/DE006".
In questo post, invece, mostrerò alcuni prototipi necessari alla creazione degli stampi delle Sorpresine Kinder.
In particolare cinque prototipi in scala 3 a 1 dei "Folletti della foresta" e " Gioia dei coboldi" dell'annata 2009, e un calco in resina del folletto "DE005".
Una caratteristica di questi pezzi era data dalle loro proprietà fotoluminescenti, in pratica andavano esposti ad una fonte luminosa, e poi al buio emettevano luce. Il bel effetto ottico è generato dal colorante (master) aggiunto alla materia plastica (in questo caso polipropilene), senza cui i folletti non avrebbero emesso fotoni, non più di Mazinga Z   :]
La procedura descritta nel video era attuale nei primi anni 2000, probabilmente oggi è obsoleta, ma comunque tutte le Sorpresina Kinder precedenti erano progettate in questo modo.
Quindi, prima il video, poi i prototipi mostrati in questo post, possono essere, per gli appassionati del mondo Kinder, un simpatica curiosità da apprendere  ;)
Visto che oggi in televisione vanno di moda le trasmissioni che ci dicono come sono prodotti negli Stai Uniti d'America i cibi, almeno ora si può capire come erano prodotte le Sorpresine Kinder   ^_^


I due foglietti illustrativi del set presentavano tutti i personaggi disponibili (dalla scan sopra risultano un po' rimpiccioliti...), io qui mostro solo quelli di cui ho i prototipi, mettere la Sorpresina, senza prototipo, mi pareva avesse poco interesse.
Ovviamente ammesso che questo post possa generare interesse  ^_^



Ho messo assieme le scan fronte retro di ogni pezzo, affiancandolo all'articolo finale in plastica, che è mancante della serigrafia in quanto prelevato appena dopo lo stampaggio ad iniezione.
Ovviamente a sinistra c'è la Sorpresina Kinder del Folletto, a destra il prototipo in scala 3 a 1.
Scopo del prototipo era quello di valutare le eventuali problematiche di processo del pezzo, oltre a provare il suo inserimento nel barilotto giallo. In questo caso il pezzo è unico, a cui andava sommato il foglietto, ma nell'eventualità che si trattasse di un articolo montabile, la scomposizione di un prototipo più grande permetteva di valutare se sarebbe entrato nel barilotto.

lunedì 14 gennaio 2019

Megaloman (1979) - puntata 2




Ci sono vecchie serie che non hanno retto al passare dei decenni, sono praticamente inguardabili da adulti, tipo "Arrivano i Superboys". Mentre una minoranza di serie resta eterna, com Heidi o "Conan il ragazzo del futuro". Infine c'è una nutrita serie di titoli che si riesce anche a riguardare, magari perché vi si è particolarmente affezionati, benché contenga un certo numero di bambinate.
Beh... in fondo erano dedicate ai bambini!  ^_^
Direi che Megaloman si attesta nella terza categoria, resta, a mio avviso, un buon prodotto, anche per quanto riguarda gli "effetti speciali", ma contiene un certo numero di ingenuità, probabilmente in parte dovute all'adattamento italico.
Come scrivevo nella recensione della prima puntata, uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere Megaloman è stata anche la speranza di cogliere qualche piccolo spunto sulla società giapponese del periodo.
Un telefilm è più realistico di un cartone, quindi un bambino/a italiano sarà stato portato a ritenere che ciò che mostrava fosse la vita in Giappone. Oppure, all'opposto, in quali casi Megaloman ci mostrò situazioni che ci indussero in valutazioni erronee sulla società giapponese?
Sia chiaro, il tutto stante che non è che io guardassi Megaloman a 11 anni per approfondire le dinamiche della società giapponese, e che da un telefilm per ragazzini non è che ci si possa aspettare chissà quali analisi sociologiche  ^_^
Per esempio, in questa seconda puntata, dopo essere stato scoperto da Ran, Takeshi racconta agli amici la sua vera storia.:
"Sono arrivato tre anni fa dalla Stella di Rosetta, che è molto lontana dalla Terra. Mia madre..."

Lo interrompe la madre, che prosegue il racconto:
"Rosemari, della tribù di ...(?) della Stella di Rosetta. Suo padre era un giapponese..."

Quindi apprendiamo che Takashi è in Giappone da soli tre anni!
A quanto pare il ragazzo si è perfettamente integrato nella società nipponica, tralasciando che conosce benissimo la lingua, ma si potrebbe ipotizzare che gliela abbia insegnata il padre, è arduo credere che il ragazzo sia riuscito ad inserirsi in un meccanismo sociale che necessità di lunghi anni di apprendimento, che inizia fin dalla prima infanzia.
Tutta le pagine che ho letto inerenti la società giapponese concordano sul fatto che se non nasci IN Giappone, non sarai mai parte del "gruppo "dei giapponesi", sarai sempre e comunque un "gaijin". Addirittura i nati in Giappone, che in seguito vivono per un lungo periodo all'estero, quando tornano in patria, si sentono a disagio, in quanto hanno assimilato altri modi di vivere.
E Takashi non lo ha mai assimilato il "modo di vivere alla giapponese"!
Però gli amici di Takashi della palestra di arti marziali, lo considerano come facente parte a tutti gli effetti del "gruppo".
A tutto questo andrebbe aggiunto che Takashi è solo un "mezzo giapponese"!
Ok, la madre è una aliena simil giapponese, parla il giapponese perfettamente e conosce a menadito le usanze giapponesi, ma nel momento in cui viene rivelata ai quattro ragazzi la verità, Takashi  dovrebbe "scivolare" nella categoria "mezzo giapponese" (tipo Jun Hono), e la madre nella categoria gaijin aliena  ^_^
C'è da dire che, a memoria, Takashi non lo si vede interagire in altri contesti che non siano quelli del gruppo della palestra, non mi pare che lo si veda mai andare a scuola, però potrei sbagliare. Nel qual caso sarà interessante vedere come vivesse il rapporto coi compagni di scuola, conosciuti solo tre anni prima.
Piccola chiosa: Takashi è un altro rifugiato proveniente da una guerra.
I giapponesi ospitavano tutti i rifugiati di anime e telefilm, poi ovvio che non avevano più posto per quelli veri...



Mi pare abbastanza chiaro dal titolo che il segreto di Takashi non dura nemmeno due puntate...
Certo, se ti trasformi in mezzo ad un parco pubblico, può capitare che qualcuno ti veda...  >_<
Il messaggio della puntata è quello classico giapponese:
l'eroe non può nulla da solo, ha bisogno del gruppo!

sabato 12 gennaio 2019

"Videogiochi" - di Marino Mariani "Almanacco Fotografare" n° 29 dicembre 1983



Come premessa devo ammettere che non mi è ben chiaro come venisse datata questa rivista  trimestrale. Sulla costina è presenta la dicitura "1 - 1984", ma all'interno la data riporta dicembre 1983... ma era l'ultimo numero del 1983 o il primo del 1984?  O_O
Vabbè... indipendentemente da questo mio superfluo dubbio, devo dire che l'articolo di Marino Mariani e della "Federazione Italiana Giochi per Computer" (come si può leggere in alto a destra a pagina 98), fu parecchio lungimirante. Oltre  ad analizzare lo stato dei videogiochi, anzi, "video", staccato, "giochi", cerca di spingersi ad immaginare come potrà evolversi il futuro tecnologico del home entertainment elettronico. Come scrivono gli autori nel 1983 i videogiochi da casa avevano una storia brevissima, erano ancora molto limitati in quanto a grafica, suono, varietà di genere etc etc, ma sia i più avanzati cabinati da bar, che le più statiche console casalinghe, avevano avuto un successo clamoroso.
L'articolo consta di ben 26 pagine, quasi tutte scritte, parecchie le immagini, che oggi acquistano un'aura di magia videoludica, benché penso che nessuno di noi si azzarderebbe a poggiare più i polpastrelli su videogiochi tanto vetusti... beh... no... forse una bella partita ad un cabinato che monti Pengo ce la farei ancora ^_^
Mi piace precisare sovente che non sono un esperto in qualcosa di particolare, e non lo sono neppure in videogiochi, vintage o meno che siano, quindi, esesndo questo un articolo abbastanza tecnico, alcune sue parti le ho lette senza aver avuto le relative console, ma ho apprezzato la visione di insieme che ebbe la redazione.
Per esempio si ipotizzava che in futuro, cioè oggi, il videogiocatore avrebbe potuto intervenire nell'architettura di gioco, aggiungendo o cancellando figure, oggetti o personaggi, modificando addirittura le regole. Sinceramente non saprei dire se tutte queste possibilità siano presenti in uno o più videogiochi moderni o di qualche anno fa, però qualcuna di esse direi di si.
Questa descritta sopra è solo una delle innovazioni citate nell'approfondimento, ed o trovato assai interessante che si prospettasse questo avanzamento tecnologico e videoludico per il decennio successivo, ed infatti nel 1996 nascerà la prima PlayStation, che non solo "sdoganerà" il videogiocare e i suoi nerd, ma credo che attuerà alcune delle speranze della redazione.
Si spiega bene che le allora console casalinghe fossero assai limitate, specialmente se paragonate agli arcade game, cioè i cabinati da bar, ma si avanzano anche richieste/proposte agli ingegneri e ai programmatori per imboccare la strada del miglioramento videoludico.




Come tutti gli articoli del settore, oltre alla parte informativa e di approfondimento, che ribadisco di  aver trovato assai valida, ci sono quelle che potrebbero sembrare mezzi spot pubblicitari di questa o quella console, ma penso che faccia parte del meccanismo. Dubito che gli autori si potessero permettere di stroncare una console, le presentavano tutte, poi stava al ragazzo scegliere.
Oggi tutti i nuovi giovani nerd sanno tutto di videogiochi, anche di quelli a cui non hanno mai giocato(...), ma nel 1983 leggere come questi venissero realizzati era assai interessante, ed a questo argomento è dedicato uno specifico box informativo di due pagine: "Come nasce un gioco".
Si parla di hardware, di software, di espansioni, di accessori, di cartucce di memoria ed ovviamente di videogiochi, sinceramente non pensavo che nel 1983 ci fosse già tutta questa scelta, probabilmente non tutto era disponibile per l'Italia.
Unica pecca dell'articolo che non si sofferma mai sula seconda patria dei videogiochi, il Giappone, è un articolo americano-centrico.
Per il resto non posso altro che augurare una buona lettura, con 35 anni di ritardo  ^_^

venerdì 11 gennaio 2019

Normografo "Fernseh-Star Heidi" (della Magneto) - "Stella della televisione Heidi" (1977)



Heidi fu uno dei non tantissimi cartoni animati giapponesi trasmessi anche in Germania Ovest, visto che mi pare di aver capito che gli anime robotici furono esclusi per i contenuti violenti.
Immagino uno dei tanti emigranti italici in terra teutonica (emigranti italiani? Veramente?!) che intorno al 1978 tornava al paesello per le vacanze natalizie o estive, e portava ai parenti più piccini questo bel normografo di Heidi.
Non mi pare di aver mai visto un prodotto simile in Italia, ergo, quando mi ci sono imbattuto, visto anche l'esiguo costo, e nonostante  siano mancanti i pennarelli, non potevo farmi scappare questo articolo della nostra amata pastorella nippo-svizzera  ^_^
Tra l'altro la confezione è tenuta benissimo, praticamente intonsa,






La descrizione completa in tedesco è un po' prolissa:
"Fernseh-Star Heidi
Zeichenspiel mit Schablonen, Farbstiften und Zeichenpapier. 
Viel Beschaftigung fur jedes Alter von 4-80"

Grazie al traduttore di Google ne ho compreso il significato:
"Stella della telelvisione Heidi
Gioco di disegno con Stencil, matite colorate e carta da disegno
Un sacco di lavoro per tutte le età da 4-80"

Personalmente, al posto del termine "lavoro", avrei messo "divertimento":
"Un sacco di divertimento per tutte le età".

Ma si vede che per i bambini tedeschi (dell'Ovest), come per  gli adulti tedeschi (dell'Ovest), il lavoro aveva la priorità rispetto al divertimento, mentre noi bambini italici eravamo più fannulloni, come tutti i pizzamafiamandolino maggiorenni  :]
Penso che anch'io avrei gradito un sacco un articolo del genere, mi piaceva Heidi, mi piaceva disegnare, ergo la bambina che ricevette questo dono dovette essere assai contenta.
Desumo fosse una bimba dai suoi disegni presenti nella confezione (vedi più sotto), mentre sono certo fosse italiana perché scriveva in italiano  :]
Chissà, magari lei troverà questo post e potrà rivedere i suoi omaggi ad Heidi.



C'è da dire che la bimba fu assai accorta nell'uso di questo articolo, in quanto i due normografi sono perfetti, nessuna rottura o incrinatura della plastica.

giovedì 10 gennaio 2019

"3 - 2 - 1 Giochi senza frontiere" - Programma commemorativo della RSI (Radiotelevisione della Svizzera Italiana)



Un'amica mi ha informato che la Televisione della Svizzera Italiana il 29 dicembre scorso avrebbe trasmesso una speciale su "Giochi Senza Frontiere": Grazie Susy!  ^_^

Per fortuna sul sito della TSI è visibile tutto il programma:

3 - 2 - 1 Giochi senza frontiere

Purtroppo non c'è la possibilità di mettere il video direttamente sui blog, solo FB e Twitter... lo speciale dura un'ora e un quarto, scorre via leggero. Ovviamente, essendo l'emittente Svizzera, si ricorda la stupenda trasmissione dal loro punto di vista, ciò non toglie che si possono vedere un sacco di minuti delle vecchie puntate anni 70, compresi scorci italici.
La conduttrice della trasmissione è Mascia Cantoni, il cui nome sinceramente non diceva molto, ma la cui voce, invece, ricordavo benissimo, infatti fu una delle conduttrici degli anni 70.
Da bambino la Svizzera la vedevamo normalmente, e mi pare di ricordare che loro (gli sfizzeri) dessero più spazio a GSF rispetto alla Rai, quindi mi capitava sovente di guardala sulla RSI rispetto alla Rai.
La mia attenzione si è concentrata sul racconto della storia di GSF narrata in studio, in cui si alternano alcuni ospiti, ma in particolar modo sugli spezzoni delle puntate degli anni 70 fino al 1982.
La storia di GSF si può dividere in due parti: la prima dalla sua nascita (9 giugno 1965) fino al 1982, poi ci fu una interruzione fino al 1988.
Sinceramente le puntate dal 1988 in poi non le ho mai viste, ma quelle degli anni 70 erano un appuntamento estivo imperdibile!



E quando sentivi la sigla, piantavi tutto e ti attaccavi al televisore!
Questo ben prima che arrivasse Goldrake, ma se a calamitare la tua attenzione era GSF, nessuno si scandalizzava  ^_^


Avendo fatto questo post mi pare ovvio che io consigli a tutti di vedersi questa trasmissione sul sito della TSI, ne vale veramente la pena.
Noterete anche che il modo di fare televisione degli svizzeri è restato genuino, niente sceneggiate inutili, baggianate da circo, buffonate imbarazzanti... c'è la conduttrice che racconta la storia di GSF.
Piacerebbe vedere la Rai fare una trasmissione uguale, pura utopia?

mercoledì 9 gennaio 2019

"Associazioni: il gioco delle parti (Anti; Filet; Fiel; Fred; Arci)" - Millecanali n° 51 marzo 1979




Avviso subito che questo post potrebbe essere un po' barboso... ehm... mi correggo... questo post potrebbe risultare più barboso della media dei post barbosi di questo blog   :]
Con la scoperta di riviste come Millecanali ho potuto avere delle fonti informative più specialistiche su uno degli argomenti correlati ai cartoni animati giapponesi, cioè lo sviluppo dell'emittenza privata in Italia dal 1977 ai primissimi anni 80. Il mio arco temporale termina intorno al 1982/83 perché in quel periodo la Fininvest iniziò a fagocitare (a forza di debiti...) tutte le tv locali private più piccole, e si venne così a perdere quella "biodiversità" televisiva che fu la caratteristica del periodo pionieristico televisivo privato italiota. Con Canale 5, Italia 1 e Rete 4 nacque l'era dei netwok all'italiana. "All'italiana" perché questi tre agglomerati di piccole e medie tv locali finirono con il confluire in un mega network unico, con tutto ciò che comporterà nei decenni successivi...
Millecanali è veramente una fonte infinita di informazioni e curiosità, per esempio nel numero del marzo 1979 è presente una inchiesta sulle associazioni di tv e radio private, la cui battaglia principale era, oltre a tutelare gli interessi di categoria, promuovere una legge sull'emittenza privata che facesse uscire l'Italia dal far west radio-televisivo.
In queste riviste è continua l'attenzione sulla sempre prossima ventura legge di riordino dell'emittenza privata (ne si trovano sovente accenni anche sulle riviste televisive come "TV Sorrisi e Canzoni"), ogni politico intervistato prometteva che la nuova leggere sarebbe stata approvata a breve. Ogni responsabile delle emittenti pubbliche e private esprimeva opinioni sulla legge che era in discussione in quel momento. Ed anche in questo articolo si commenta il dispositivo legislativo che era in discussione in quel periodo, la legge Gullotti, ovviamente mai approvata definitivamente...
Una qualsiasi legge avrebbe modificato lo scenario televisivo italiano, sposato miliardi di offerta pubblicitaria, modificato l'assetto democratico futuro della nazione.
Alcuni una legge la volevano, altri (chissà chi?) preferivano andare avanti con il far west.
Comunque sia andata a finire (cioè male), la legge sulla regolamentazione del sistema radiotelevisivo vide la luce solo nel 1990, con la "Legge Mammì", compreso il caos politico che ne conseguì.
Guarda caso anche queste associazioni erano di chiara matrice politica: DC, PSI, PCI.
I vertici di una di queste era addirittura costituita interamente da parlamentari democristiani.
Questa premessa ha lo scopo contestualizzare l'articolo di Millecanali, per chi, magari, non seguì molto l'argomento, e per chi avrà il coraggio di leggere il post  :]





A dire il vero avevo qualche dubbio se inserire o meno un articolo tanto di nicchia, ma poi ho trovato il saggio "Capire la TV", in cui, seppur solo come accenno, si parla di queste associazioni:
Anti; Filet; Fiel; Fred; Arci

Quindi mi è parso sensato integrare quella singola pagina con questo articolo, rendendo disponibile questo non breve approfondimento. Infatti la redazione di Millecanali trattava questi argomenti con grande dovizia di particolari, in primis intervistando i protagonisti, cioè i presidenti delle varie associazioni.
Quella sopra è sola la pagina del saggio "Capire la TV" in cui si accenna alle associazioni delle tv e radio locali.



L'articolo consta di ben 21 pagine, quindi non so quanti avranno il coraggio di leggerlo tutto  ^_^
Oltre ad avere una panoramica sul dibattito politico del periodo sulla regolamentazione televisiva, si scoprirà che tra le 5 associazioni non correva buon sangue.
Ho trovato molto istruttiva tutta la parte in cui queste associazioni si battevano contro il pagamento dei diritti d'autore alla Siae.
Oggi se metti mezza immagine (non a scopo di lucro) di qualsivoglia argomento quasi ti mandano la finanza in casa... ai tempi era legittima la battaglia politica e giudiziaria per non pagare i diritti d'autore alla Siae... come cambiano i tempi...   ^_^

lunedì 7 gennaio 2019

"La Notte" scende in campo - 3 articoli del'aprile/maggio 1980


Lo scorso ottobre, nei commenti ad un post (link), mi era stato suggerito di ricercare articoli de "La Notte". Li ho cercati, ne ho trovato qualcuno, infine li posto  ^_^
Il periodo è sempre quello della massima isteria collettiva contro i cartoni animati, cioè la primavera 1980, in cui i giornalisti pare facessero a gara a scrivere le peggio assurdità, anche se poi c'era qualcuno che riusciva a mantenere un minimo di raziocinio...
Il taglio degli articoli non rispecchia quello della testata, che per quello che ricordo di aver visto in edicola (ricordo confermato dalla consultazione dei microfilm) potrebbe essere equiparato al primo "Studio Aperto" di Italia 1, che poi ha fatto purtroppo assai tendenza, mentre "La Notte" era un quotidiano unico nel suo genere.
I tre articoli sono un buon esempio di come si sviluppo quella polemica d'aprile:
denuncia dei 600 genitori di Imola ---> 
difesa dei bambini verso i loro eroi  --->
presentazione dello studio Rai/Mesomark che confermava agli adulti la pericolosità di Goldrake.

Lo studio della Mesomark è citato sempre negli articoli di questo periodo, ed in parte causò, a mio avviso, un ulteriore recrudescenza della polemica contro gli anime.
Erano gli scienziati a decretare che Goldrake fosse nocivo!
O comunque i professori universitari non assolvevano Goldrake e soci dall'accusa di essere nocivi per la mente dei piccoli telespettatori, e tanto bastava ai giornalisti per considerarla una colpa senza appello  ^_^
Non mi è dato sapere quanti giornalisti lessero veramente le 134 pagine elaborate sotto la guida del professor Renzo Carli (titolare della cattedra di Psicologia dell'età evolutiva alla Facoltà di Roma), mi sorge il forte dubbio che molti si limitarono agli appunti presi durante la conferenza stampa di presentazione...
Sarebbe bello poter consultare quelle 134 pagine... anzi... meglio togliere il condizionale, visto che ho trovato lo studio Rai/Mesomark e lo posterò prossimamente  ;)



Il primo articolo prende spunto direttamente dalla lettera di denuncia dei 600 genitori di Imola, è datato 10 aprile (1980), ed il giornalista, che si firma solo con le iniziali (L.B.) pare non essere poi così tanto ostile verso il nuovo spauracchio della carta stampata.
L.B. riporta le critiche e le preoccupazioni dei genitori, ma, leggendo la prima metà dell'articolo, mi pare che lo faccia con una buona dose di ironia verso gli adulti, che usano i cartoni come baby sitter, per poi lagnarsi dei figli che riportano le storie raccontate dalla nuova dipendente elettronica non stipendiata.

domenica 6 gennaio 2019

Capire la TV



TITOLO: Capire la TV
AUTORE: Pier Mario Mignone
CASA EDITRICE: Gribaudo
PAGINE: 100
COSTO: 5 €
ANNO: 1981
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN:


Nella mia ricerca (pare infinita...) di "vecchiume" informativo sui cartoni animati giapponesi, penso di aver scovato il primo saggio che cercò di occuparsi con un minimo di approfondimento del successo degli anime giunti in Italia dal 1978 in poi:
"Capire la TV" di Pier Mario Mignone.

Altri titoli, alcuni dei quali antecedenti a questo, che è del 1981, già trattarono l'argomento, ma ritengo che lo fecero in maniera meno articolata:
Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)

Dei 4 saggi sopra linkati il primo è una storia dell'animazione mondiale, in cui sugli anime ci si limita ad accenni. Ho trovato interessante il saggio solo perché potrebbe essere la fonte (travisata) della panzana sull'uso del computer nei cartoni animati giapponesi.
Il secondo contiene "Goldrake" praticamente solo nel titolo, mentre al suo interno l'argomento anime quasi non è trattato, dato che si parla di editoria per ragazzi.
Il terzo è lo scritto di Gianni Rodari in cui si difendevano Goldrake e soci.
Il quarto cerca di fare un minimo di analisi, ma comunque tratta l'argomento anime in maniera assai superficiale.
Il quinto è la traduzione italica di uno scritto francese sui piccoli telespettatori d'oltralpe, quindi non concernente la nostra esperienza.

Poi ci sarebbe un quinto saggio che accenna agli anime, ma è meritorio di citazione in quanto è uno dei primi (o il primo) saggio sui videogiochi:
Le macchine simulanti: calcolatori, videogiochi, micro e personal computer, telematica (1980)

In pratica parrebbe che Mignone fu il primo a dedicare una analisi ragionata sul successo dei cartoni animati giapponesi in Italia in un saggio.
Non che lo scritto dedichi decine di pagine all'argomento, in realtà ne tratta per sole otto pagine, più un paio di accenni in altre parti dello scritto, ma è presente un ben definito paragrafo che se ne occupa. Da considerare anche che il saggio del professor Mignone ha come tema portante la comprensione dei messaggi veicolati dalla televisione, e contiene approfondimenti sia sulla Rai che sulle emittenti locali, sia sulla storia della televisione in Italia e nel mondo che analisi sui programmi mandati in onda in Italia e nel mondo (vedere l'indice alla fine della rece). Infine si occupa dell'organizzazione interna dei canali televisivi e della politica e tv. In questo contesto assai articolato l'autore considerò essenziale dedicare un paragrafo all'animazione giapponese in Italia, a dimostrazione di quanto devastante fu il suo impatto anche per gli adulti, tanto da inserire ben tre eroi animati giapponesi tra i personaggi (11) scelti per illustrare la tv del 1981.
E' interessante leggere quale tipo di formazione aveva Pier Mario Mignone: Docente di Tecnica e Linguaggio del Cinema e della Televisione presso il Biennio Superiore di Comunicazioni Sociali di Torino, e si occupava di formazione e di corsi per strutture scolastiche.
Quindi una di quelle persone, magari meno note rispetto ai giornalisti ed esperti (in qualsiasi argomento), che però influenzava studenti e professori.
Preciso che non ho letto tutto il saggio di Mignone, parecchi capitoli sono ormai totalmente superati (come la parte tecnologica), mentre mi sono concentrato su quelli inerenti ai temi che tratto in questo blog, cioè animazione giapponese e televisione in generale.
Ma l'analisi sugli anime era valida?
Ni

L'autore pare dimostrare di conoscere almeno un minimo le trame degli anime di cui si occupa ed il ruolo dei personaggi protagonisti delle relative serie, fatto che potrebbe sembrare ovvio, ma avendo letto gli articoli del periodo, assicuro che non era affatto scontato.
Ho trovato le singole analisi delle serie trattate (Goldrake, Capitan Harlock, ape Maia, Heidi e Remi) anche corrette, con considerazioni assai avanti dell'autore rispetto a tante analisi superficiali che si potevano leggere sulla carta stampata. Per quanto riguarda l'animazione giapponese in generale, ci sono le solite clamorose topiche, tra cui il classico dei classici: l'uso del computer per creare cartoni animati degli anni 60 e 70...




sabato 5 gennaio 2019

" Wrestling Guide" (aprile 1975) e "Inside Wrestling" (settembre 1975) - articoli su: Andrè the Giant; Baba; Abdullah the Butcher



Mi sono imbattuto in alcuni numeri di riviste statunitensi sul wreslting degli anni 70, ho preso tutto in blocco senza sfogliare alcunché, nella speranza di trovare qualcosa sul catch. In effetti qualcosina c'era, solo accenni, seppur curiosi, su André the Gianta, Baba e Abdullah the Butcher.
Purtroppo il mio stentato inglese non mi permetterà di fare una valutazione sugli articoli inerenti i personaggi del Catch, che ognuno si potrà leggere in santa pace senza doversi sorbire le mie elucubrazioni.
Di queste riviste mi ha colpito il target legato alla violenza delle fotografie, ma soprattutto il target in relazione alle pubblicità...
Infatti in un servizio di "Inside Wrestiling" si sponsorizzano gli "amici di penna", mettendo le foto dei lettori, e questi sono tutti bambini... poi la rivista sarà anche stata letta da 16/25enni, ma visto che la redazione evidentemente sapeva che i suoi lettori erano anche ragazzini, mi ha lasciato basito il materiale presente... di norma sono il primo a considerare negativamente le censure per un prodotto che è considerato violento per i bambini, ma queste riviste mi hanno veramente impressionato... Rammento che sono pubblicazioni del 1975!
Tralasciando il sangue (metto solo un articolo dei tanti presenti), che comunque era lo stesso che i giovani telespettatori statunitensi vedevano in televisione, quindi non avrebbe avuto molto senso censurarlo in una rivista. Sangue che vedemmo anche noi negli incontri di catch giapponese trasmessi dalle emittenti locali nei primi anni 80. L'aspetto di queste riviste che mi lasciato basito sono le pubblicità...
Altro che le nostre scimmie di mare o gli occhialini ai raggi x per vedere sotto i vestiti delle ragazze (e gli occhialini ci sono anche in queste riviste!), ma qui pubblicizzavano armi da taglio, repliche fedeli di armi da fuoco, proiettori per vedere film osè, ed infine articoli ad alto contenuto sessuale.
Come bisogna considerare, per esempio, articoli dal nome "Joy Girls", "Sex Mates", "Love Doll", "Great Vibs"?
Poi ci sono vari manuali per avere successo con le donne, per diventare straricchi, per avere dei super muscoli, per trasformarsi in campioni di karaté e kung fu.



Nelle pagine dedicate alle lettere si parla di André the Giant, le cui gesta vennero esaltate nelle telecronache in "diretta" di Tony Fusaro, mentre il gigante Baba lo abbiamo conosciuto solo indirettamente grazie alla prime serie dell'Uomo Tigre.


venerdì 28 dicembre 2018

La storia di Alien - Nello spazio profondo nessuno vi sentirà gridare...



TITOLO: La storia di Alien - Nello spazio profondo nessuno vi sentirà gridare...
AUTORE: Paul Scanlon e Michael Gross
CASA EDITRICE: Mursia
PAGINE: 112
COSTO: 15/30 €
ANNO: 1983
FORMATO: 27 cm X 21 cm
REPEPRIBILITA': on line
CODICE ISBN:

Quando credi che ormai hai più o meno trovato tutto quello che era trovabile, scopri subito qualcosa che non sapevi esistesse   ^_^
Ed è quello che mi è capitato quando ho potuto sfogliare questo bel librone sul primo film di Alien, a dimostrazione che il territorio da esplorare del materiale editoriale anni 70/80 è ancora vasto.
Venne pubblicato nel dicembre del 1979 (supplemento n° 27 ai "Tascabili Mursia"), e per il mercato editoriale italiano era, a mio avviso, qualcosa di abbastanza unico. Per esempio non fu mai pubblicato qualcosa di simile su "Guerre Stellari", e non mi pare che venne replicato questo esperimento con i successivi film di fantascienza (nel caso mi sbagliassi fatemelo sapere senza problemi!).
Oggi questo librone potrebbe anche essere chiamato "art-book", in quanto sono presenti i disegni preparatori dei personaggi, le foto con le scenografie in cui si vedono i cast mentre vi lavorano, i dietro le quinte degli effetti speciali.
C'è anche una buona parte scritta, benché le immagini siano piacevolmente preponderanti, in cui gli autori ripercorrono la creazione e produzione del film. Probabilmente oggi le informazioni ivi contenute non saranno più tanto uniche, ma nel 1979 lo erano di sicuro.
Di articoli su Alien la stampa italiana ne scrisse molti, durante il mio pellegrinaggio di ricerca sugli anime ne ho trovati assai, a dimostrazione che il film non passò di certo inosservato, né al cinema né su quotidiani e riviste. Purtroppo gli articoli erano sovente abbastanza superficiali, e veicolavano più o meno sempre i medesimi argomenti, mentre questa pubblicazione Mursia dava delle informazioni più dettagliate, soprattutto sul lavoro di preparazione del film.




In origine era un prodotto francese dal titolo "Historie d'Alien", ma non sono riuscito a reperire alcuna immagine del capostipite transalpino, che a sua volta proveniva dalla pubblicazione statunitense "The book of Alien".





Metto solo la prima pagine dello scritto, e consiglio di recuperare il librone, merita veramente, se non altro per le immagini  ;)

mercoledì 26 dicembre 2018

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 7




E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

Il settimo capitolo ci illustra la vita a Tokyo, anzi, Tokio, alla fine del 1800. Ovviamente il tutto dal punto di vista di De Riseis, quindi il capitolo, come tutto il resto del libro, procede un po' confusamente da un argomento all'altro. Peccato che in questo capitolo non ci siano molte incisione da ammirare.
Divertente il fatto che De Riseis inizia a far compere pensando di aver strappato prezzi irrisori ai venditori ambulanti nipponici, si sorprende e non capisce il perché tutta quella gente non facesse altro che ridere durante le contrattazioni. Arrivato in albergo scopre che la medesima merce, nuova ed impacchettata, l'avrebbe potuta acquistare ad un prezzo assai minore di quello che credeva fosse un affarone. Una volta tanto lo speculatore occidentale fu speculato a sua volta dai "selvaggi"...
Probabilmente le parti più interessanti sono quelle in cui vengono descritti i bagni pubblici giapponesi e i quotidiani, è presente anche un accenno al tempio di Yasukuni, istituito da poco.

martedì 25 dicembre 2018

"CID Giocattoli Natale 1979" - prima parte



Ieri ho postato un catalogo del Subbuteo 85/86 ed oggi la prima parte di questo stupendo catalogo natalizio Cid del 1979. Di norma cerco di alternare un po' gli argomenti, però ieri era la vigilia di Natale, ed oggi è Natale, quindi i post giocattolosi ci stanno alla grande   ;)
Diciamo che è il mio modo di fare gli auguri  ^_^
Dato che il catalogo è assai corposo, ben 127 pagine, lo dividerò probabilmente in tre parti, anche perché è veramente strapieno degli articoli che fecero sognare quella generazione di bambini.
Essendo la CID una azienda che si occupava di distribuire giocattoli ci sono quasi tutte le marche di giocattoli del periodo, magari di alcune case c'è un solo gioco, mentre di altre più pagine, ma il panorama è assai appagante:
Sebino; Furga; Fiba; Italo Cremona; Effe; Raffetto; Sevi; Grazioli; Reve; Harbert; La Nuova Faro; Berchet; Giochi Adriano; Trudi; Canova; Bero; Ampatoys; Lego; Plastic City; Bral; Mupi; Polistil; Lima; Ellegi; Reel; Rico; Edison Giocattoli; MB Italy; Editrice Giochi; Clementoni; Invicta; Italo Trade; Bontempi; Supermatic; Flippy; GV; Dulcop; Arcofalc.

Le marche sopra riportate sono solo quelle chiaramente descritte sul catalogo, perché in numerose pagine viene solo riportato "CID selezione", a cui segue l'immagine del gioco, sovente senza la marca che lo identifichi. Per esempio il Subbuteo è nominato come tale (n° 785 e 786), ma non c'è neppure un articolo della Atlantic, magari è presente con qualche altro articolo che non ho notato.
Queste lacune nella descrizione dei giocattoli sono un vero peccato, evidentemente esisteva un secondo catalogo, forse coi prezzi, che permetteva al negoziante di collegare il numero dell'immagine con la marca/distributore/nome dell'articolo.
Non ci sono articoli della Mattel, che aveva suoi cataloghi esclusivi.
Si può notare, come per tutti i cataloghi del periodo, che i vari articoli avevano una vita abbastanza lunga, non venivano sostituiti ogni anno con giochi nuovi. Per esempio c'è ancora la console di videogiochi della Reel, che era di un paio di anni prima. Probabilmente furono proprio gli articoli legati agli anime a dare al mercato dei giocattoli italico la prima sonora sberla innovativa, assieme ai videogiochi portatili.
Ovviamente non mancano i giocattoli degli eroi animati giapponesi, l'invasione/innovazione era ormai giunta sugli scaffali dei negozi, e per qualche tempo i giocattoli nostrani dovranno soffrire un po' la concorrenza nipponica.
Ammetto che nello scansionare il catalogo non ho proceduto rispettando l'ordine delle pagine, ma ho saltato un po' qui un po' là, omettendo tutte le bambole e i giochi per i più piccini, e concentrandomi sui giochi più belli per i maschietti.
Chiedo venia alle eventuali lettrici coetanee che leggeranno questo post, ma per i loro giochi dovranno attendere la seconda parte.
In questa prima non potevo non mettere le immagini del "guerriero spaziale altezza cm 60", del "guerriero spaziale in metallo pressofuso" e del "veicolo spaziale in metallo pressofuso", che permetteva al guerriero spaziale di cui sopra di poter essere pilotato.
Ma quale sarà mai il nome di questo guerriero spaziale?  ^_^



Il Daitarn III!!!
Immagino che il catalogo con le stupende immagini dei due modelli di Daitarn III e con la Mach Patrol furono messi in vendita un pelino prima della messa in onda del cartone animato sulle tv locali, ergo la CID non si preoccupò di dargli un nome.
Quindi anche il Jumbo Daitarn III poteva trasformarsi?
Una figata colossale!



Io avevo (ed ho ancora, seppur un po' sverniciato) il modello in metallo pressofuso: stupendamente trasformabile in tutte le versione del cartone!




Questa pagina farà sbavare un sacco di gente, di certo ne conosco almeno una (ahahahahahah).
Per il resto, buona visione e buon Natale  ;)

lunedì 24 dicembre 2018

Catalogo Subbuteo 1985/1986



Nel 1985/86 non giocavo più al Subbuteo da un pezzo, quindi, visto che di norma posto materiale che giocavo (o comunque coevo al periodo della fanciullezza), questo catalogo sarebbe un pelino fuori target, però mi incuriosiva capire come proseguì la storia italica del calcio in punta di dito dopo che me ne distaccai per motivi anagrafici.
Se per un verso si può apprezzare quanto diffuso fosse il Subbuteo, leggendo dei numerosi tornei in giro per l'Italia e l'Europa, e che i partecipanti non erano affatto solo ragazzini, ma anche adolescenti, mi ha sorpreso che alcune parti del catalogo siano identiche a quelle del catalogo 1978...
Tipo le regole base, con le medesime quattro foto in croce consultabili nel 1978.
Non sarebbe stato più sensato incrementare queste pagine di spiegazione del gioco inserendo nuove immagini?
E' però presente una mini storia del Subbuteo, con tanto di spiegazione del nome, che negli altri cataloghi non era contemplata.
Per quanto riguarda gli accessori, mi pare di aver notato una tendenza al conservatorismo, non mancano alcuni articoli nuovi, magari legati al prossimo venturo mondiale messicano, però i pezzi più importanti restavano immutati dai precedenti cataloghi. Per esempio i riflettori o le tribune, ma lo stesso valeva per alcune miniature supplementari (panchinari, fotografi, polizia, battitori di angoli e falli laterali etc etc).
Probabilmente oggi il marketing legato ad articoli come questi avrebbe imposto nuovi articoli ogni anno e pure l'aggiornamento di quelli vecchi, in modo da mantenere vivo l'interesse degli appassionati, e, nel contempo, spillare più soldi possibile alle famiglie...



Andrea Piccaluga restava l'eroe del Subbuteo anche nel 1985/86, quando ormai le sue vittorie erano passate: il primo campione non si scorda mai!

domenica 23 dicembre 2018

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941



Mi sono reso conto che ho pubblicato molti meno Yamato di quelli che avrei voluto e che pensavo di aver recensito, solo sei, tra l'altro tutti del 1942:

Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

Quindi colmo la lacuna del 1941 con questo numero di ottobre, che in ultima pagina reca la pubblicità di una marca nipponica oggi assai sconosciuta, compreso il suo marchio coi tre rombi:




Mitsubishi shoji kaisha Ltd - importatori, esportatori e armatori, nonché un pelino sterminatori...ma a loro insaputa!!!
Metà delle filiali elencate saranno entro poche settimane parte dell'Impero nipponico, mentre quelle nelle nazioni occidentali anti tripartito saranno chiuse, ma la Mitsubishi arriverà in Italia lo stesso!


           

"Mitsubishi, mi stupisci!"
Mi stupisci un sacco che tu te la sia cavata senza pagare dazio...



Come ogni numero di Yamato, se si riesce a mettere da parte la retorica nazionalista e le leccate di sedere fasciste, si riescono a trovare informazioni assai interessanti, per esempio il primo articolo, quello sul tempio Yasukuni. C'è poi l'articolo sui "tonarigumi", le associazioni di quartiere, che erano la prima sentinella del regime per controllare il popolo, argomento trattato nel saggio di Francesco Gatti:
Il fascismo giapponese

Interessantissimo l'articolo sulla stampa nipponica, specialmente se si è letto il saggio di Marco del Bene:
Mass media e consenso nel Giappone prebellico

Nell'articolo sono riportate anche due vignette del periodo, debitamente tradotte.
Segue una parte di carattere religioso, che a me interessa meno, e sulla pesca, la rivista si conclude su quanto fossero da imitare le donne nipponiche   ^_^

sabato 22 dicembre 2018

"Dossier TV: Ufo Robot in fuga, arrivano i Puffi", di autori vari - Famiglia TV n° 44 dal 7 al 13 novembre 1982



La copertina di "Famiglia TV" è inequivocabile: tutti contro Danguard, preso a simbolo dei robottoni giapponesi.
Devo dire che il collage dei quattro personaggi occidentali versus il quinto nipponico è anche abbastanza cruento, alla faccia di chi accusava gli anime di esserlo...
Dopo aver versato oceani di parole (a caso) contro i cartoni animati giapponesi brutti, sporchi e cattivi, proprio il settimanale televisivo di Famiglia Cristiana metteva in scena i robottoni al rogo...
Nel particolar si può ammirare:
I Puffi in armi guidati da Asterix;
Topolino che accende una fiamma sotto al Danguard;
Braccio di Ferro che sferra al robottone di Leiji Matsumoto un poderoso cazzotto.

Poi fa fin tristezza che, dopo poco più di quattro anni dall'esordio di Goldrake, i giornalisti ancora usassero il termine "Ufo Robot" per indicare gli anime di genere robotico... quando "Ufo Robot" corrisponderebbe solo alla serie "Atlas Ufo Robot". Probabilmente sono io ad essere eccessivamente critico, pretendendo dalla carta stampata quella precisione che evidentemente in Italia è sempre scarseggiata abbastanza.
Il motivo per cui io nella mia (penso infinita) ricerca di articoli giornalistici sugli anime tendo a fermarmi al 1982, con occasionali sconfinamenti negli anni successivi, è dato dal sottotitolo della copertina:
Nell'inserto "dossier comunicare" le nuove tendenze dei cartoni animati.

Se anche i giornalisti e le loro redazioni si erano resi conto che ormai l'interesse verso gli anime robotici (ed in generale verso tutti gli anime) stava scemando, un po' perché avevamo avuto realmente una iperdose di animazione giapponese robotica/fantascientifica in un arco temporale di soli tre anni, un po' perché i vertici delle televisioni preferivano evitare ulteriori polemiche non riempiendo più i palinsesti con gli eroi animati del Sol Levante, vuol proprio dire che l'epoca d'oro dei robottoni in Italia era terminata.
Sia chiaro, ormai gli anime erano entrati nei palinsesti televisivi italiani, e, seppur con alti e bassi, non ne sarebbero più usciti, però quel momento magico dal 1978 al 1981 era terminato (e solo noi che lo vivemmo possiamo capire di cosa parlo = tiè ai fan degli anime nati dopo)  ^_^
L'altro aspetto che mi ha colpito è un po' di confusione presente in questo dossier, tra l'altro pessima idea l'averlo chiamato in questo modo... in quel periodo l'Italia era piena di "dossier" su chiunque...
Si mettono alla berlina gli anime robotici, ma si salvano gli altri cartoni animati giapponesi, quando magari avevano le medesime tematiche dei primi, ma senza le battaglie a colpi di alabarda spaziale.
Non mi è chiaro poi, se il tema erano i cartoni animati, quale senso abbia l'articolo sui fumetti... se non a dimostrare che l'Italia non ha mai avuto dei prodotti di intrattenimento a cartoni animati come quelli giapponesi. Ergo i prodotti nipponici sfondarono in un mercato dove non esisteva concorrenza. Non mi pare si possa affermare che i giapponesi scacciarono i cartoni animati italiani dalla televisione, visto che a parte due o tre serie (sempre molto brevi ed autoconclusive), guardavamo solo animazione statunitense e qualcosina di francese (serie brevi ed autoconclusive).
Si nota ancora una certa ossessione verso Mazinga e soci, chiamati in causa all'inizio di tre articoli sui sette di cui è composto il dossier, oltre alla copertina che vede Danguard sconfitto.

Per quanto riguarda i contenuti di questo "Famiglia TV" ho messo solo un paio di articoli e le pagine con le news varie sullo spettacolo.
Per quanto riguarda i palinsesti televisivi la rivista non disponeva di redazioni locali, ma erano inserite alcune emittenti di tutte le regioni. Con il chiaro svantaggio che i programmi sono molto approssimativi, ad esclusione dei tre nascenti network privati: Canale 5; Italia 1; Rete 4.



 Farò la figura del poco reattivo, ma non ben capito l'incipit del primo articolo... il titolo declama che gli ufo robot sono in fuga, allontanati dai Puffi, e poi si esordisce dichiarando il contrario   >_<
C'è poi quel "... non si sono accorti dell'invasione degli Ufo robot, e che, nel frattempo, erano stati inventati televisione e computer", nel senso che gli anime erano fatti con l'ausilio del calcolatore elettronico?
E perché tirare fuori gli anarchici e le rapine a mano armata in banca?  O_O
La cosa bella è che il dossier propone che i cartoni vengano disegnati in Italia, ma poi ammette che a parte Carosello, defunto prima dell'arrivo degli anime, i Pagot e Bruno Bozzetto, non esisteva una tradizione di animazione televisiva. Quindi di cosa mai si lagnava il giornalismo italiano?
Poi si passa ad elencare l'editoria per ragazzi, ma l'articolo non è sui cartoni animati?



La cosa comica è che delle 6 immagini di cartoni animati proposti in questo secondo articolo (vedi anche la pagina sotto), ben 4 sono di anime...