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domenica 18 novembre 2018

Tv Sorrisi e Canzoni n° 51 dal 17 al 23 dicembre 1978 - "Atlas Ufo Robot Goldrake", di Paolo Cucco + 50 anni di Topolino





Questo numero di Tv Sorrisi e Canzoni con Actarus in copertina non è una novità, sul web lo si è già visto, però, considerando che i contenuti su internet hanno la brutta abitudine di non essere eterni, qualche fonte in più non credo faccia male.
E poi una copertina con Actarus che si trasforma in Goldrake fa la sua bella figura sempre   ^_^
Tra l'altro stanno uscendo proprio in questi giorni i primi cofanetti DVD/BR di "Ufo Robot Goldrake" (sono passati solo 40 anni, quasi una prima visione!), e benché sia stato anche giustamente eliminato il controverso ed errato "Atlas" dal titolo, per noi resterà sempre e comunque "Atlas Ufo Robot Goldrake", per quanto la Toei o chi per loro potrà mai fingere che non sia così:
"Atlas Ufo Robot: dal Giappone le nuove avventure spaziali di Actarus e del suo ufo robot"

In questo numero si festeggiava anche il 50esimo compleanno di Topolino, come quest'anno è il 90esimo (corsi e ricorsi storici), ma Goldrake ebbe la potenza di oscurare il diabolico topo a stelle e strisce!
Questo è un aspetto della curva di notorietà della serie robotica nipponica che non bisogna dimenticare, in quanto, in pochi mesi, Goldrake riuscì a monopolizzare l'attenzione di tutta una generazione (e qualcosa in più), tanto da relegare un articolo sul compleanno di Topolino a mero scritto riempitivo della rivista. Uno smacco che i fan adulti della Disney si sarebbero legati al dito...
Curioso l'articolo con Don Lurio e Delia Scala per la trasmissione "Che Combinazione!", che esordiva proprio domenica 17 dicembre, il cui scopo era quello di premiare gli abbonati Rai, estraendone un certo numero. Inutile dire che la mia famiglia non fu mai tra gli estratti... la parte curiosa riguarda la presenza della foto del "Libretto di iscrizione alla televisione", cioè il canone Rai.
Come di consueto non ho inserito nel post tutte le pagine della rivista, cassando le parti che a mio avviso risultano meno interessanti.





L'articolo sulla seconda parte di "Atlas Ufo Robot" è, come al solito, a firma Paolo Cucco, colui a cui, a mio avviso, si può ascrivere in toto l'invenzione della panzana dei cartoni animati giapponesi fatti al computer. Ed infatti, anche in queste poche righe, possiamo rileggere questa paolocuccata :]
Per il resto l'articolo sarebbe anche preciso, con tanto di una citazione di un saggio su Topolino in cui si parlava dell'animazione giapponese, c'è una qualche anticipazione sulla nuova serie (i combattimenti in acqua), qualche giudizio di Paolo Cucco sui personaggi, peccato per quel solito finale di fake news sugli anime creati con l'auto dell'elettronica...
Scivolone anche per la notizia terroristica secondo cui, con le 26 puntate di questa seconda tranche, sarebbe terminata la serie... che a uno poi il 12 di gennaio 1979 veniva un colpo:
Goldrake torna in tv (secondi 25 episodi: 12-12-1978/ 12-01-1979), articoli di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, l'Unità 

Ancora mi chiedo come mai usarono i bruttissimi disegni dell'album Edierre, invece che dei fotogrammi dell'anime... boh...




"La supremazia del cinema d'animazione giapponese che ha introdotto l'elettronica nel movimento"...

Lo sguuub (detto alla Biscardi) sarebbe scoprire quale fosse la fonte di Paolo Cucco, un animatore della Toei?
Un mangaka tradito?
Uno sceneggiatore licenziato?
Il programmatore del magico software che animava il movimento degli anime?

sabato 17 novembre 2018

Le religioni giapponesi nella società globale: buddhismo, shintoismo e nuovi movimenti religiosi




TITOLO: Le religioni giapponesi nella società globale: buddhismo, shintoismo e nuovi movimenti religiosi
AUTORE: Ugo Dessì
CASA EDITRICE: Guida Editori
PAGINE: 347
COSTO: 16 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPEPRIBILITA': disponibile nelle librerie a Milano
CODICE ISBN: 9788868664305


Il saggio analizza il ruolo che la globalizzazione culturale ha avuto nell'influenzare le religioni giapponesi. Per quanto mi riguarda a me interessava leggere qualcosa di recente sul panorama religioso nipponico, in particolare sulle numerosissime sette, che hanno un ruolo importante per una fetta non irrilevante della popolazione.
Personalmente speravo anche di leggere qualcosina sulla setta Aum Shinrikyo, visto che in italiano c'è disponibile ben poco, purtroppo la mia è rimasta una speranza.
Essendo un saggio indirizzato, a mio avviso, ai colleghi universitari dell'autore, oltre alla terminologia tecnica, sono di continuo citati altri studi e concetti a me sconosciuti. Questo fattore rende la lettura un po' ostica per larga parte del libro.
Per questo motivo, dopo la mia recensione a spanne, mi sono permesso di inserire le due pagine dell'introduzione in cui l'autore spiega il senso di ogni capitolo, nel caso che chi arrivi su questo blog abbia la necessità di avere informazioni più tecniche sul suo contenuto.
Mi ha sempre impressionato leggere della tantissimi sette religiose che in Giappone sono nate al di fuori delle chiese ufficiali di buddismo e shintoismo, ho preso nota dei loro nomi, solo delle sette, non delle varie "branchie" buddiste:
Soka Gakkai; Sekai Kyuseikyo; GLA (God Light Association; Kofuku-no-kagaku; Seicho-no-ie; Rissho Koseikai; Omoto; Sukyo Mahikari; Nipponzan Myohoji; Ittoene; Konkokyo Izuo Kyokai; Sohonzan Shitennoji; Tamamitsu Jinja; Tendaishu; Tenrikyo; Jodo Shinshu; Jodoshu; Shinyoen; Shingoshu.

Magari avrò equivocato, e qualcuno di questi gruppi non è una setta, ma una qualche scuola buddista, però nel saggio solo solo citate occasionalmente per altri scopi, non se ne parla direttamente, ergo non se ne capisce bene l'inquadramento.

giovedì 15 novembre 2018

"Il nuovo Portobello - Il mercatino del venerdì" - Clementoni (1978)



Ai primi di dicembre la Rai ha riesumato (anche) Portobello, affidandolo ad Antonella Clerici. Dopo "Che Tempo che fa" e "Rischiatutto", anche l'amato programma di Enzo Tortora è tornato nei palinsesti degli anni 2000 e passa. Non è mia intenzione fare un raffronto tra le due trasmissioni, sono passati troppi decenni, così tanti che mi pare di aver letto le proteste degli animalisti per il fatto che il pappagallo era legato al trespolo... negli anni 70 non lo si considerava un problema.
L'unica cosa che noto, è che la Rai, tra i format importati dall'estero e le trasmissioni riprese dal dimenticatoio, dimostra veramente poco fantasia produttiva, ma contenti loro, contenti tutti (ed io pago!)   ^_^
Comunque, dopo aver fatto qualche ricerca su YouTube mi sono reso conto che la trasmissione di Tortora, assieme a momenti divertenti (tipo quello del tizio che voleva eliminare la nebbia nella pianura Padana spianando il Turchino), conteneva quella che mi è parsa essere la pre-tv del dolore. Certo, i toni non erano drammatici come quelli di oggi, però si cercava la lacrima: racconti di tragedie mancate e non, persone che si incontravano dopo decenni, gente che andava in televisione per ridicolizzarsi.
Il tutto era fatto con il garbo e l'educazione di Enzo Tortora, però il meccanismo mi è parso il medesimo, quindi non me la sento di tirare la croce addosso alla Clerici, visto che ormai la tv è tutta un pianto...
Detto ciò, vedere che il logo di Portobello era tornato in auge, mi ha ricordato che da qualche parte dovevo avere la seconda versione del gioco in scatola della Clementoni, quella del 1978, mentre la prima è del 1977, e le due confezioni differiscono solo per le cabine di gioco.


                               


Premetto che ai tempi non ho mai giocato a questo gioco in scatola, ergo non posso riportare quanto giocabile fosse. Leggendo il regolamento mi è sembrato abbastanza originale, in quanto la vittoria finale è data dalla somma dei soldi ottenuti dalla vincita di più prove.
Ho trovato scomodo il montaggio delle cabine telefoniche, che per fortuna nella mia confezione sono praticamente nuove, perché penso che non avrebbero retto ad una decina di montaggi e smontaggi da parte di bambini, troppo fragili.
Come al solito la dotazione dei giochi in scatola anni 70 targati Clementoni era corposa, manca il tabellone di gioco (non previsto dal regolamento), ma ci sono le sei cabine telefoniche e il telefono, senza contare i tanti tipi di carte.
Una nota dolente, invece, viene proprio dal regolamento, che mi è parso un poco confusionario, nonostante io non abbia più 10 anni e lo abbia riletto un paio di volte... ci sono punti che mi lasciano un po' perplesso sul come sarebbero stati applicati in una partita con sei bambini/e impegnati a primeggiare.
Lo scopo del gioco era formato da cinque opzioni diverse:
A) acquistare le carte degli "oggetti" al minor prezzo possibile, per poi inserirle nel montepremi personale;
B) completare una o più collezioni, a cui sarebbe stato dato un valore;
C) risolvere il gioco del "Dove Sei";
D) riuscire a far parlare quello strxxxo del pappagallo!
E) avere più soldi in contenti grazie agli scambi.



Dato che la trasmissione di Tortora si basava sulle telefonate, oltre alle sei cabine, c'è anche un telefono, il cui meccanismo di funzionamento mi è parso il punto debole del gioco. Infatti solo se si trovava libera la linea, finestrella verde (col rosso era occupata), si poteva contrattare un articolo con gli altri giocatori. Immagino la frustrazione di dovere ruotare di continuo il disco telefonico  e non vedere mai il verde.
Comunque, dato che, come ho accennato sopra, da bambino non ci ho mai giocato, non posso essere certo che il telefono fosse un Duplex  ^_^  (questa la capiranno in pochi).

martedì 13 novembre 2018

Manga Academica 11, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese




TITOLO: Manga Academica 11, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 164
COSTO: 14,5 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPEPRIBILITA': sul sito della casa editrice
CODICE ISBN: 978889613354


E sono undici.
Undici numeri di Manga Academica.
Undici anni in cui la casa editrice Società Editrice La Torre ci propone ai primi di novembre questa rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese composta dai contributi di svariati esperti del settore. 
Mi sono preso la briga di andarmi a vedere quanti autori abbiano dato il loro apporto a Manga Academica (non incluse le recensioni ai libri/siti), e ne ho contati 48 (salvo errori), per un totale complessivo di 59 articoli (sempre senza le recensioni di libri/siti).
Direi decisamente non male per una iniziativa editoriale che quando lessi “Manga Academica 1”, mi venne subito il dubbio se sarebbe arriva al 2, visto lo scarso interesse che la saggistica pare incontri in noi appassionati di manga ed anime... ed invece in quel di Caserta hanno mantenuto l'impegno: 
si possono far loro solo complimenti.
Poi va da sé che dei 59 scritti non tutti io li abbia capiti, ed alcuni non mi saranno piaciuti, però è indubbio l'impegno nella divulgazione ed analisi su manga e anime.
In questo undicesimo numero sono presenti cinque contributi, per un totale di 164 pagine, il prezzo è restato immutato.





Goldrake nel dibattito politico italiano degli anni Ottanta. Silverio Corvisieri, il Movimento Sociale Italiano e la Democrazia Cristiana
Devo fare una premessa, senza la quale il mio giudizio sull'analisi di Massimo Nicora potrebbe sembrare sbilanciato a suo favore.
Io ho sempre letto molto di politica, quella della cronaca dei quotidiani dal 1987 ad oggi (anche se attualmente uso il web), e quella antecedente grazie alla saggistica sui tanti aspetti oscuri della vita politica italiana. Poi sono un appassionato di anime, come si può intuire da questo blog. Quindi lo scritto di Nicora, che mette assieme politica e cartoni animati giapponesi, non poteva che interessarmi.
Direi che Nicora ha scritto qualcosa che avrei voluto scrivere io se ne fossi stato capace ^_^
Benché questo primo contributo occupi 65 pagine su 164 totali, avrei gradito fosse ancor di più approfondito, perché gli spunti su questo versante politico/cartoni animati giapponesi non mancano.
Rimando all'indice per leggere quali aspetti sono stati analizzati dall'autore nei nove paragrafi del suo contributo.

Hideko Mizuno e le origini dell'ongaku manga.
Matteo Giacchè ci fa scoprire la mangaka Hideko Mizuno, ed in particolare il suo manga “Fire!”, in cui venne raccontata in uno shojo manga la storia di una rockstar, con delle tematiche assai adulte per un fumetto della fine degli anni 60, tanto adulte che, se non ho capito male, venne pure interrotto.

domenica 11 novembre 2018

"La mano sinistra della violenza" (The new one-armed swordman) - aprile 1973 (in Italia)


Prima dei cartoni animati giapponesi arrivò in Italia un'ondata di arti marziali orientali grazie ai film asiatici, non solo il mitico Bruce Lee, ma anche una miriade di lungometraggi "minori", ma assai spettacolari.
Questi film, passati nelle sale cinematografiche italiane nei primi anni 70, tornarono utili alle televisioni private locali per rimpinguare i loro palinsesti televisivi dal 1977 in poi.
Ed è in questo contesto televisivo che venni a contatto con il fantasmagorico "La mano sinistra della violenza", che, assieme a "Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo", sono i due film di arti marziali che preferisco, molto di più dei film di Bruce Lee, che mi sembravano "più convenzionali".
Solo grazie al web potei rivedere questo capolavoro, nella versione che che vedevo in televisione da bambino. Appena venne reso disponibile il DVD di "La mano sinistra della violenza" non me lo sono fatto scappare, ma quando ho iniziai a vederlo fui preso da un profondo sconforto... certo la qualità video non era paragonabile ad una registrazione televisiva scaricata dal web, però era stato ridoppiato... non solo, la bella colonna sonora originale era stata sostituita con delle immonde (mi scuso con chi le ha composte) musiche elettroniche... infine i dialoghi furono rifatti ex novo, facendo perdere completamente l'epica del film.
Non mi considero un fissato dei vecchi doppiaggi, apprezzo anche i ridoppiaggi, se fatti bene e se presente anche la vecchia traccia audio, ma la recitazione per questo DVD è abbastanza penosa, senza contare che chi ha adattato i dialoghi temo non vi abbia prestato molta attenzione.
Intanto mi basta dire che il co-protagonista buono, lo spadaccino Fung, in origine era doppiato da Romano Malaspina, ergo, chiunque altro lo abbia sostituito, non ha potuto doppiarlo al suo livello.
Tutto il nuovo doppiaggio lo posso definire semplicemente senza calore, asettico.
Terribile la scelta di alcuni vocaboli, che non hanno senso per il contesto storico del film, per esempio la base dei cattivi, in cui si svolgeranno dei combattimenti epici, è stata ribattezzata "Villa della Tigre"... quando nel vecchio adattamento era "Castello della Tigre". E' ovvio che, non essendo il film un spot della Tecnocasa, non la si può chiamare "villa"... ma solo castello...
Sulle nuove musiche preferisco stendere un velo pietoso, da delle coinvolgenti composizioni orchestrali si è passati a della musica elettronica, che non sarebbe stata qualitativamente accettabile neppure per un videogioco degli anni 80...
Sul giudizio del nuovo comparto audio del DVD preferisco fermarmi qui... resta il film, un capolavoro unico nel suo genere!   ^_^



I più fortunati poterono vederlo in una sala cinematografica dalla primavera del 1973, noi più piccini dovremo aspettare la fine degli anni 70 per godercelo in televisione.





Il film è spettacolare sia per le stupende scene di combattimento con armi inimmaginabili, che per alcune trovate assolutamente illogiche, ma che restano nella memoria di chi vide il film da bambino o ragazzino.
Quella sopra è una scena che si può ammirare all'inizio del film, quando lo spadaccino Lei Li, il nostro eroe, arriva nella finta foresta allestita in uno studio interno, in cui si svolgeranno ben due scontri all'arma bianca.
Nel bosco si è appena consumato l'assalto ad un carico di oro, i banditi, comandati nell'ombra dallo stimato Maestro Lung, hanno trucidato la scorta. La cosa esilarante è che i trapassati, sia nel senso di deceduti che nel senso di trafitti dalle spade, sono rimasti come ibernati nella posizione in cui sono defunti!!!    ^_^
Il fatto curioso che non la si può ammirare nella sua interezza, ma ci viene mostra con una veloce carrellata, solo qualche secondo dopo se ne può vedere solo una parte da un po' più lontano.
La domanda nasce spontanea:
quale mistero spazio-temporale-gravitazionale poteva giustificare un risultato del genere?

martedì 6 novembre 2018

Catalogo Gig Import 1979 - seconda parte




Seconda (ed ultima) parte del catalogo "Gig Import 1979" che, rispetto alla prima parte, contiene articoli molto più generici, inoltre il target è dedicato più alle femminucce e ai piccini. Quindi, per quanto mi riguarda, non ho moltissimo da commentare, se non per la tipologia di alcuni singoli giocattoli che ricordo di aver posseduto, probabilmente di altre marche. Per esempio i dinosauri, insetti ed animali in gomma, vari tipi di aeroplani da far volare, gli omini col paracadute, le pistole ad acqua, le biglie in vetro(!).
Poi ci sono degli articoli abbastanza curiosi, specialmente sul versante femminile, tipo le "Kola Kid(...), le bamboline in bottiglia, le bamboline Nuvoletta, vari inutili ed insensati portafortuna(...) e le "Bimba Bon Bon". Queste ultime presentavano una bella confezione in metallo completamente coperta di scritte con il logo Gig, il cui gruppo penso completo su Ebay lo si trova a 150€! 
Non mancano alcuni articoli di diretta importazione nipponica, come una macchinina radio comandata (non comune in quel periodo in cui c'erano ancora in commercio quelle filo comandate), i fischietti in metallo, ma soprattutto il Pachinko!



Ho estrapolato 4 articoli che mi hanno incuriosito.
In primis il "Disco volante a pila" che reca la scritta "Ufotab Glider", che assomiglia non poco allo Spacer di Goldrake, e per giunta ha proprio la testa di Goldrake, però non si chiama Goldrake  ^_^
Oggi tutti stanno a farti le pulci se hai o meno i diritti per qualcosa che mostri, benché uno non abbia ritorni economici né danneggi alcuno, ma c'era un tempo in cui la sensibilità era assai minore, con annesso aumento del fatturato.
Poi c'è l'elicottero dei Chips, dove sarebbe stato più sensato vendere le motociclette, se non fosse che il telefilm arrivò, almeno qui a Milano, nella primavera del 1981!
Quindi, come era già capitato coi giocattoli, l'articolo per i bambini anticipava la serie tv, ma in questo caso di più di un anno.
C'è la pistola dei supereroi Marvel, quando solo il Cap ha mai usato un'arma da fuoco, seppure durante la sua epopea nella seconda guerra mondiale.
Infine il Pachinko, che penso sia il primo caso in cui venne stato usato il nome del flipper giapponese. Posso sbagliare, ma nel 1979/80 non rammento anime in cui si vedeva chiaramente giocare al Pachinko.



Una scan parziale del TV Sorrisi e Canzoni del maggio 1981 che mostra il palinsesto di Milano Tv con il telefilm dei Chips. Non ho controllato a tappeto tutte le riviste tv del 1979 ed 80, ma direi che questa è la prima apparizione dei Chips, almeno a Milano.

domenica 4 novembre 2018

Le macchine simulanti: calcolatori, videogiochi, micro e personal computer, telematica (citati Mazinga e Goldrake!)




TITOLO: Le macchine simulanti: calcolatori, videogiochi, micro e personal computer, telematica
AUTORE: Giuseppe Perrella e Raffaele Strino
CASA EDITRICE: Theorema Edizioni
PAGINE: 160
COSTO: 18€
ANNO: 1980
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPEPRIBILITA': Reperibile sul web
CODICE ISBN:


Nello sfogliare vecchie riviste e quotidiani mi sono imbattuto in un articolino che recensiva l'uscita di questo saggio (anche) sui videogiochi nell'ottobre del 1980, ergo sono riuscito a recuperarlo, visto che parrebbe essere il primo scritto che analizzava seriamente i nascenti videogiochi, compresi i cabinati da bar.
Purtroppo, causa la mia ignoranza di base, ho fatto mooooolta fatica a comprenderne i contenuti... sia perché gli scritti fanno spesso riferimento a saggi antecedenti a me totalmente sconosciuti, sia perché è proprio scritto difficile... voto in divulgazione: zero spaccato...
Fa eccezione il contributo Enrico Ghezzi che, a differenza del Ghezzi che ascoltavo a "Fuori Orario", è decisamente comprensibile. La sua analisi ("Il giocatore incantato") è incentrata proprio sui videogiochi da bar, i cabinati, sul rapporto tra videogiocatore e macchina. Non credo che Ghezzi videogiocasse, si limitò ad osservare chi faceva le partite in sala giochi, comunque si possono leggere delle valutazioni, considerando che parliamo dell'alba dei videogiochi in Italia, abbastanza interessanti.
Ho quindi inserito per intero il suo contributo, che consta di sole 9 pagine.
Durante la lettura del libro mi sono imbattuto in due citazioni riguardanti Mazinga e Goldrake, e se il secondo è nominato proprio en passant, il primo è citato in quanto rappresentante dell'animazione giapponese.
Mi pare di notare che gli autori furono abbastanza influenzati dal giudizio negativo della stampa sugli anime.
Mazinga è citato nel contributo di Alessandro Cappabianca e Michele Mancini (appena antecedente a quello di Ghezzi), dal titolo "Scollamenti, pratiche base, servomeccanismi, reverie: i supporti del nuovo standard".
Ammetto che non ho capito neppure il titolo... figuriamoci il suo contenuto... mi son dovuto andare a cercare cosa significasse "reverie"   T_T
Mi pare che Mazinga venga tirato in ballo in senso negativo, però, non ne sono sicuro del tutto.



Inserisco tutto il contributo di Alessandro Cappabianca e Michele Mancini in quanto molto breve, anche per contestualizzare la citazione di Mazinga.




Nel punto in cui si sta trattando dell'animazione, dopo aver parlato della Disney, si può leggere:
"Situazione ribaltata, questa, da quando Mazinga e altri robot irrompono sulla scena dei cartoons, se è vero che una certa rigidezza e discontinuità di movimenti rappresentano proprio la naturalezza del robot, la sua paradossale verosimiglianza. Ecco allora che se qualche lapsus ancora può registrarsi, a livello di rappresentazione, sarà proprio laddove il robot appaia incongruamente umano, piangendo magari lacrime pietrificate... 
Forte della referenza di questi personaggi imbarazzanti, che sembrano dunque trarre la loro maggior vitalità e fascinazione prima che dall'antropomorfismo, soprattutto da un morfismo prevalentemente meccanico (giunture, leve, sganciamenti, prolungamenti, perdite e proliferazione di pezzi e accessori...), il modo di produzione del cartoon si trova finalmente a non dover inseguire la mole e la meticolosità del lavoro che doveva svolgersi alla silenziosa catena dei tavoli da disegno disneyani, ma può sfidare impunemente, con maggiore possibilità di successo di altri cartoons, proprio il rimosso disneyano: la stasi imbarazzante, lo scarto brusco - il altre parole: il risparmio produttivo...
... E dunque, su queste basi e su questi scollamenti, esibiti e addirittura valorizzati, sembra si supporti - problematicamente per noi e per tutti - un nuovo costituendo standard."

Mi pare si stia trattando della fluidità dell'animazione, di quanto fossero fluidi i cartoons disneyani, e di quanto poco lo fossero gli anime, che crearono un "nuovo standard", che dagli autori mi pare fosse poco apprezzato.
Non ho mai visto un Mazinga (né lo zeta né il guretto) "piangere lacrime pietrificate", ma forse gli autori facevano riferimento alle pantomime del Daitarn III  ^_^
Per fortuna, mi pare, non si faccia allusioni ai cartoni animati giaponesi fatti al computer (vista il tema del libro), ma i concetti sono per me così astrusi che magari mi sbaglio  :]
Se avessi compreso male il senso dell'analisi, me lo si faccia notare pure, non mi offenderei  ^_^

sabato 3 novembre 2018

8 articoli di "Paese Sera" (1978/79/80), un quotidiano non avverso ai cartoni animati giapponesi



Il quotidiano "Paese Sera", a differenza di altri quotidiani (o riviste) di sinistra, non si dimostrò per nulla ostile verso i cartoni animati giapponesi, anzi, vi si potevano leggere anche articoli sostanzialmente positivi.
Presento in questo posto otto articoli che vanno dal dicembre 1978 al maggio 1980:
"Gatto Silvestro viene dallo spazio" 11 dicembre 1978;
"Robot è bello" 27 dicembre 1978;
"Pappagone sfida Goldrake per il massimo ascolto"12 dicembre 1979;
"Incontro con Piero Angela tra Mazinga e la scienza"16 aprile 1980;
"Violenza? La colpa non è mia" 16 aprile 1980
"Figlioli mie televisivi spettatori immaginari" 30 aprile 1980;
"E' un terribile strumento di potere ma anche pedagogico (suo malgrado)" 30 aprile 1980;
"Peggiore di Grimm il robot Mazinga?" 7 maggio 1980

In questa panoramica si può vede come inizialmente i giudizi fossero addirittura positivi, sia riguardo al comparto tecnico degli anime (colori, musica, inquadrature) che per le ambientazioni innovative. Si citava anche la questione della violenza, ma era messa in secondo piano, in quanto chiaramente di carattere fantastico, non abbastanza realistica da poter influenzare le giovani menti italiche.
Quando, passando i mesi, le polemiche iniziarono a diventare incandescenti, a "Paese Sera" preferirono puntare l'indice contro l'uso che veniva fatto della televisione (come baby-sitter), piuttosto che accusare i cartoni animati giapponesi di tutti i mali della società italiana presente e futura.
Non così si comporterà la stragrande maggioranza dei giornalisti, che, anche nei casi in cui inizialmente non ravvisarono alcuna pericolosità negli anime, si gettarono a capofitto nello sport nazionale del "tutti contro uno". Attività ludica in cui gli organi informativi del Bel Paese eccellono, specialmente quando "l'uno", in questo caso i nipponici anime, non aveva santi in paradiso   ^_^
"Paese Sera" si accorge di Goldrake nel dicembre del 1978, durante la trasmissione della seconda tranche degli episodi di Atlas Ufo Robot, con due articoli dell'11 (appena sotto) e 27 (sopra), in cui i giornalisti in poche parole riescono a spiegare il grande successo del cartone animati, successo che coinvolgeva ben 3 milioni e mezzo di telespettatori adulti!
Scrive Fausto Cipriani:
"Straordinaria è la fantasia dei disegnatori giapponesi...", la fantasia, pochi adulti notarono questo semplice aspetto che ci catturò tutti. Il giornalista comprese anche che Rigel e Mizar avevano il ruolo di abbassare la tensione, generando siparietti comici. Facile scriverlo oggi, ma ai tempi ci arrivarono in pochi. A quanto pare Cipriani non si limitò a scrivere qualche riga a caso, ma si guardò qualche puntata per comprenderne le dinamiche.




"La serie di questi filmetti animati viene dal Giappone. Il disegno è abbastanza originale, basato com'è sull'uso di un colore violento e su un'animazione frenetica, soprattutto nelle scene, del resto assai frequenti, di battaglie più o meno intergalattiche. La violenza viene elargita a piene mani, ma, trattandosi di una violenza spaziale, è talmente esasperata da apparire ai più parodistica".

L'articolo qua sopra è datato 11 dicembre 1979, ergo il giorno prima dell'inizio della seconda serie di puntate di Goldrake. A mio avviso quel "colore violento" scritto da Alfredo Dondi non voleva essere un giudizio negativo, ma una descrizione di una tecnica di animazione. Oltre al giudizio positivo su cartone animato, il giornalista fa notare che l'invasione del merchandising non era prerogativa di questa serie, ma ormai una consuetudine commerciale.



giovedì 1 novembre 2018

Il fotolibro de "Il ritorno dello Jedi" (novembre 1983) - Differenze con il film



Con questo post termino la presentazione dei tre cartonati che la Sperling & Kupfer dedicò nell'arco di 5 anni alla saga di "Guerre Stellari", qui sotto i primi due:
Il fotolibro di Guerre Stellari (marzo 1978) - Differenze con il film
Il fotolibro de "L'Impero colpisce ancora" (settembre 1980) - Differenze con il film

Rispetto agli altri due ci sono meno foto curiose, cioè non presenti nei film, resta la storia un po' modificata, in fondo si tratta sempre di un adattamento di un film per un cartonato per bambini  :]
A mio avviso la traduzione, come per i due precedenti libri, non colse lo spirito della saga, usando termini abbastanza insensati. Tipo come all'inizio del racconto, dove si può leggere "Molto tempo fa, in una galassia lontana. i dirigenti dell'Alleanza Ribelle..."... DIRIGENTI?!
Cos'era, un sindacato?  >_<
ARI: Alleanza Ribelle Intergalattica, per i neo iscritti la penna e l'agenda in omaggio!

Nel fotolibro già si parla dei Sith, mentre nei primi 3 film non erano mai menzionati, immagino che ciò avrà creato qualche perplessità nel giovane lettore del 1983.
Questo succede quando si traduce un testo senza legarlo al film visto nelle sale, e grazie al quale il bambino richiese questo cartonato...
Rispetto al fotolibro de "L'Impero colpisce ancora" c'è stato un passo indietro rispetto alla presentazione dei personaggi, che di fianco ai nomi originali statunitensi, riportava tra parentesi i nomi dell'adattamento italiano, infatti per l'ultimo cartonato hanno tolto i nomi italiani nelle parentesi, tornando all'impostazione del fotolibro di "Guerre Stellari".
Poi scopro nomi di personaggi che pesnavo fossero anonimi, tipo il servitore di Jabba, che pare si chiamasse Bib Fortuna... italoamericano?
Quello che ho notato, invece, è un finale del cartonato un po' frettoloso, in cui mancano molte immagini fondamentali, tipo quando Anakin scaglia l'Imperatore giù dalla torre per salvare il figlio, come si può non mettere una scena del genere?   >_<
Senza contare che manca la scena di Darth Vader in cui si toglie la maschere e parla col figlio.
Se si può fare una c ritica al cartonato, dal punto di vista qualitativo, è sulle immagini, che non mi paiono il massimo...






martedì 30 ottobre 2018

Tredici Volte Lucca (1980)


Siamo alla vigilia del "Lucca Comics and Games 2018" (a cui non parteciperò T_T), per omaggiare questo stupendo festival pop incastonato in una location unica al mondo, ecco un catalogo del 1980, che aveva lo scopo di riepilogare lo sviluppo della manifestazione lucchese sul fumetto.
Per ogni annata sono proposti alcuni articoli sui temi portanti della manifestazione, per un totale di ben 220 pagine. In questa recensione ho inserito un solo articolo, perché sarebbe stato per me arduo fare delle scelte, vista la mia non eccelsa conoscenza del fumetto, specialmente quello trattato in quegli articoli. L'unico articolo che posto è quello del "Lucca 8" (1972) sull'unico giapponese presente nelle 220 pagine del catalogo: Yoji Kuri.

Quello che spicca in questo catalogo, come in quello per il "Lucca 14" (Comics n° 74 suppl. ottobre 1980 ) è l'assenza dell'animazione giapponese e dei manga... le ultime tre scan del post sono quelle dell'indice del catalogo, e nella prima pagina di questo indice c'è la voce "animazione", a cui seguono un sacco di nazioni, tranne il Giappone...




E' possibile che l'animazione iraniana meritasse un articolo e quella nipponica no?
Poi, chissà, durante tutte le manifestazioni dal 1965 al 1980 si sarà anche parlato di anime e manga, ma nei due cataloghi che ho mostrato non vi è alcuna traccia del Giappone, che aveva una tradizione non inferiore all'Estonia, credo...
E pensare che oggi al "Lucca Comics and Games" c'è una intera città Giapponese!




Chiunque sia stato a Lucca negli ultimi 3 anni sa bene quanto la manifestazione si sia giustamente estesa nella città, sia per motivi di sicurezza, che per far guadagnare un po' tutti i negozianti, ma nel 1980 il "Lucca Comics" era quello del cerchiolino giallino   ^_^

E' interessante leggere i temi dei dibattiti, Giappone zero, pare che in Italia nessuno conoscesse nulla di anime e manga per un intero decennio e più...
Fa eccezione il Lucca 12, in cui si trova scritto "Yan Katsuo, un nuovo fumetto".
Quello sotto è l'unico articolo su un artista giapponese, presente per il Lucca 8 del 1972.
Secondo me gli organizzatori furono assai poco lungimiranti, basandomi su questo catalogo, ovviamente.

lunedì 29 ottobre 2018

Lost TV, i telefilm perduti degli anni '70



TITOLO: Lost TV, i telefilm perduti degli anni '70
AUTORE: Cult TV Italia
CASA EDITRICE: Phasar Edizioni
PAGINE: 201
COSTO: 15€
ANNO: 2017
FORMATO: 20 cm X 13 cm
REPEPRIBILITA': Reperibile sul web
CODICE ISBN: 9788863584547


Ho scoperto questo libro grazie al modulo di contatto con cui gli autori mi avevano sottoposto l'uscita del libro nel dicembre del 2017, ma avendo letto le mail accumulatesi solo ultimamente...
Tempo di comprare il libro on line, ed ecco la rece  ^_^
Nell'introduzione viene specificato che il libro non vuole essere né un'opera saggistica e neppure un dizionario, ma una raccolta guidata di alcuni telefilm andati in onda nel decennio 1970.
Nello scegliere quali telefilm trattare è stato deciso un criterio che è giusto esplicitare:
solo serie che vennero prodotte in un'unica stagione, i "single-season" (o "short-lived").
Altra decisione degli autori è stata quella di stilare delle schede abbastanza stringate: trama, curiosità, info varie sugli attori e le guest-star che vi comparivano.
In pratica delle schede simili a quelle che si potrebbero trovare su un sito web, non per nulla il libro nasce, se non ho capito male, dalla pagina "FaceBook " "Cult TV Italia ".
Personalmente preferisco i siti o i blog, e non digerisco per nulla FB, gusto personale.
Ovviamente quando qualcuno sceglie alcune serie piuttosto che altre, il lettore potrà avere a che ridere su qualche singola scelta, ma è, di nuovo, un punto di vista dettato dai gusti personali.
Per quanto mi riguarda mi ha sorpreso l'assenza di "Zaffiro e Acciaio" ed "Ufo Shado".
Se per la prima si può anche giustamente argomentare che la serie durò più di una stagione, benché le puntate furono solo 6, divise in varie parti, ho trovato assai sbalorditiva l'assenza di "Ufo Shado", anche perché gli autori inseriscono altre due serie degli Anderson con le marionette.
Perché saltare il colonnello Ed Straker?
Un altro telefilm che si sarebbe potuto inserire, tanto per non avere solo serie in lingua inglese, sarebbe stato "Emil di Lonneberga", su cui si trovano pochissime informazioni in italiano. 
Una nota di merito per aver recensito "Mamma a quattro ruote""Amore in soffitta", "Tony e il professore"Le rocambolesche avventure di Robin Hood contro l'odioso sceriffo.

C'è, a mio avviso, una sola grossa pecca del libro, che riguarda proprio l'aspetto di riscoperta mnemonica che gli autori vogliono portare avanti, la totale assenza di immagini dei telefilm scelti...
E' stato inserito solamente il titolo della serie dentro all'immagine di un vecchio televisore, tra l'altro il titolo originale in inglese, a cui segue quello in italiano... ma uno si ricorda più facilmente delle immagini. Non dico che avrebbero dovuto inserire millemila immagini, anche una singola, ma una andava messa.



Ho pensato che la scelta fosse dovuta ad una questione di diritti, però all'inizio di ogni capitolo, che divide i generi, c'è l'immagine di una serie, che, come nel caso sopra, neppure è presente nel libro. Quindi si all'immagine di un telefilm non recensito, e no alle immagini delle serie prese in considerazione?
Certo, forse gli autori hanno dato per scontato che il lettore andrà sulla loro pagina FB, ma io ho pagato il libro, non FB  ^_^

L'indice del libro con le serie presenti.

giovedì 25 ottobre 2018

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 5



E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

In questo capitolo non c'è solo una minuziosa descrizione della Tokyo che visitò De Riseis, ma alcune considerazioni sulla formazione dell'esercito imperiale, che tanto disonore arrecherà al popolo giapponese finché la memoria dei popoli asiatici assoggettati resterà viva.
Sono nominati quartieri, parchi, musei, templi. Chissà se esistono ancora.
Come sempre, essendo questo un racconto di viaggio, l'autore tende a non seguire un filo logico e neppure, purtroppo, ad approfondire alcuni spunti che potrebbero essere più interessanti. Salta un po' di palo in frasca... comunque il tutto resta lo stesso interessante.

Buona lettura  ^_^


lunedì 22 ottobre 2018

Documentario "Lupin III - Tutta la Storia" (versione lunga, 2015)



Documentario "Lupin III - Tutta la Storia" (versione lunga, 2015) from Luca Martera on Vimeo.


Nei 1300 e passa post di questo blog ho sempre messo qualcosa di mio, al massimo, in qualche raro caso, del materiale di amici, cercando di evitare, benché non ci sia nulla di male, di far ciò che capitava nei forum, cioè inserire semplicemente un video o un link da commentare.
Faccio la prima eccezione per il documentario "Lupin III - Tutta la Storia", da cui venne tratto lo speciale di 30 minuti mandato in onda da Italia 1 in occasione della messa in programmazione di "Lupin III - L'avventura italiana".
Questa versione lunga dura più di 90 minuti, con un finale contenente alcuni curiosi extra.
Ho scoperto il video grazie ad Animeclick:
Guarda il documentario "Lupin III - L'Avventura Italiana" disponibile nella versione completa

Della serie del 2015 avevo visto le prime 3 o 4 puntate, poi, se non ricordo male, a causa dei continui cambiamenti di orari decisi da Italia 1, ne interruppi la visione. Il mio giudizio su questa nuova serie, da appassionato cresciuto con il Lupin III con la giacca verde (gli altri Lupin con le altre giacche non esistono), non era negativo, ma neppure eccessivamente positivo, diciamo che mi riservavo di valutarla meglio nel proseguo, ma non mi è stato possibile.
Il documentario, oltre a numerosi stralci di una intervista con Monkey Punch e ad altri autori nipponici, contiene gli interventi di vari autori di saggi sull'animazione giapponese (i cui titoli troverete su questo blog), tra cui: Luca Raffaelli; Marco Pellitteri; Massimo Soumaré.
Il documentario è molto esauriente, per esempio è spiegato che il nome Fujiko Mine non ha nessun nesso con il suo seno prosperoso ed il monte Fuji, lo dice direttamente Monkey Punch.
Il filo conduttore del documentario è ovviamente Lupin III, ma vengono ben spiegate alcune dinamiche della messa in onda dei primi cartoni animati giapponesi.
Nel totale l'ho trovato un bel documento.
Ci sono poi i contributi di altri esperti di vari settori, tra cui: Lorenzo Nutini  (di Radioanimati);
Andrea Dentuto; Mario Verger; Orlando Leone; Alessandro Bioletti.
Una citazione a parte riguarda il lungo intervento di Alessandra Valeri Manera, che ho visto "di persona" in questo documentario per la prima volta, in cui la ex dirigente Fininveste/Mediaset cerca di spiegare perché censurassero gli anime, compreso Lupin III.
Questa donna me la sono sempre immaginata come una terribile omona dispotica, ed invece è una signora molto esile, con una voce delicata e gentile.
Ho ascoltato con attenzione la sua esposizione, le sue giustificazioni, e non mi hanno convinto per nulla... passi togliere qualche secondo in cui veniva frustato a sangue Goemon, passi un nudo ammiccante (ma non un nudo in un onsen!!!), ma perché tagliare (in altre serie) intere porzioni di una puntata? Perché eliminare i riferimenti al Giappone di una storia che si svolge in Giappone?
Il perché lo spiega lei, peccato che sia sbagliata la filosofia di fondo.
Ho trovato irritante quando si spiega che tutti quei tagli costarono un sacco di soldi a Mediaset!
Poverini!   ^_^




Segnalo l'extra presente dopo un'ora 24 minuti e 50 secondi, dove si mostra una clip del programma Rai "Trentaminuti" del 1979, in cui si annuncia il lungometraggio di Lupin III!
La ragazza, oltre ad essere assai impacciata, annuncia che il film sarà nelle sale per il Natale 1979 (tipico film natalizio...), e legge il solito vaneggiamento sui cartoni animati fatti al computer!
Da notare che siamo nell'autunno o inverno (la data della clip non è specificata) del 1979, e la fake news sui cartoni animati fatti al computer è già così radicata da essere detta tranquillamente in un programma Rai...
"La tecnica usata per creare le azioni del personaggio e l'ambiente intorno a lui, è frutto di un complicatissimo computer, che farà un effetto schermografico mai conosciuto, e che mai conosceremo, perché i produttori di questo film sono talmente gelosi di questo segreto, che non ce lo faranno sapere"

Un complicatissimo computer!!!
Perché, ci sono anche i semplicissimi computer? Un Vic 20?
E non sapremo mai nulla su questo segreto tecnologico perché i giapponesi sono gelosi!  T_T
Oppure perché non esisteva?

sabato 20 ottobre 2018

"Playgulp 6 e 7: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy maggio e giugno 1981



E' arduo fare un commento su questo microfumetto di Bonvi, a mio avviso bisogna prenderlo con la formula "visto e piaciuto", anche se ci sono punti in cui potrebbe non piacere  >_<
Da ricordare che la rivista in cui era ospitato era Playboy, che correva l'anno 1981, che il linguaggio era assai non politicamente corretto (anche perché la filosofia politica correlata a questo termine non esisteva ancora), che Bonvi non amava molto i cartoni animati giapponesi, e che comunque non si faceva problemi a dissacrare neppure i suoi personaggi, figuriamoci quelli degli altri  ^_^

I tre post precedenti:
"Playgulp 1: arrivano i pornofumetti di Playboy"- 14 numeri dal dicembre 1980 al febbraio 1982 - "Benvenuto Bonvi", di Giovanna Tettamanzi - Playboy dicembre 1980

"Playgulp 2 e 3: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy gennaio e febbraio 1981 

"Playgulp 4 e 5: arrivano i pornofumetti di Playboy"- Playboy marzo e aprile 1981


PlayGulp 6:

giovedì 18 ottobre 2018

Georgie - Album figurine Panini 1984


Non ho mai seguito l'adamitica scandalosa post-censurata Georgie, però sono conscio che la sua serie appassionò nel 1984 gli spettatori un po' più piccoli di me, e che negli anni successivi scatenò un sacco di polemiche per le situazioni un po' scabrose che vedevano protagoniste la bionda australiana.
Mi pare di aver letto più volte che nelle prime trasmissioni su Italia 1 non ci furono censure, che arrivarono solo negli anni 90 grazie alla filosofia Fininvest secondo cui nei cartoni animati per bambini non ci dovessero essere accenni al sesso e/o nudità e/o para-incesti e/o suicidi e/o etc etc... peccato che Georgie in Giappone non era stato pensato per un target di bambini  :]
Quindi, dopo aver letto l'album direi, ma potrei errare, che le figurine non vennero censurate.
Per esempio si legge di Abel (figurina n° 24), che 3 figurine prima era stato identificato come adolescente, bere alcol e svagarsi con Jessica e conseguente bacio. Altro bacio nella figu n° 48, che poco prima poteva essere preceduto dal primo bacio saffico della storia dell'animazione. Nelle figu 58 e 59 c'è la rissa dei due fratelli per Georgie, a cui segue (figu n° 60) la dichiarazione di disprezzo della madre verso la ragazza. Appassionati baci nelle figu 65 e 66 tra le coppie Georgie/Lowell e Abel/Jessica. Non c'è, però, il caloroso abbraccio fraterno di Arthur verso una intirizzita e svenuta Georgie. Si vede la morte della madre (109/110), ed anche un fotogramma della sua tomba, che in seguito verrà censurato nell'anime.
Nelle figurine 134/138 non si vede Lowell nudo, ma comunque Georgie semi svestita assieme al malaticcio ragazzo sono assieme, segue il bacio della figu 140, che in seguito verrà censurato, come tutta la scena. Nella figurina 187 si vedono Georgie e Lowell che dormono assieme vicino al fuoco di un caminetto.
Ci sono addirittura le scene del tentativo di suicidio di Arthur, figurine 204/207!
Una caratteristica dell'album è che viene descritta tutta la trama, fino all'ultima puntata, fatto inusuale, e grazie a questo mi sono fatto pure un'idea del perché appassionò tanto le giovani telespettatrici e telespettatori: in confronto a Georgie l'infermierina Candy era una dilettante!




Anno dell'album 1984, considerando che la serie venne trasmessa in Italia nello stesso anno, ed in Giappone nel 1982, fu praticamente un passaggio diretto dal Sol Levante.



La Panini inseriva quasi sempre un incipit fatto assai bene, che speigava in modo diretto cosa fosse raccpntato nell'album.
Devo dire che quando anni ed anni orsono acquistai questo album, quando ancora i prezzi erano sensati, non ero molto convinto della mia decisione, in quanto l'anime non faceva parte del mio vissuto, però devo ammetere che l'ho trovatto tra i più esaurienti in assoluto. A quanto pare molto più esauriente delle versioni censurate Fininvest degli anni 90 in poi...