Si dice "meglio tardi che mai", quindi l'articolo di Fernando Rotondo è una piccola, seppur grandemente tardiva, opera di verità, che magari sarebbe dovuta essere stata scritta nel 1979.
Perché scrivo nel 1979?
Perché, a distanza di un solo anno dalla prima trasmissione di Goldrake ed Heidi, la stessa Rai aveva dato a tutta la stampa e a tutti i giornalisti ed esperti un documento per poter valutare più correttamente i cartoni animati giapponesi:
Nello speciale di "Tam Tam" non solo c'erano le informazioni essenziali per non proporre le semplificazioni che si son lette (prima) dopo, ma volendo anche gli strumenti per ricercarle, cioè la sede della Toei. Sarebbe bastato che una qualsiasi altra testata li contattasse, non dico andando fino a Tokyo, ma magari cercasse informazioni tramite qualche giapponese che lavorava in Italia o direttamente ai consolati nipponici.
Sarebbe stato bello leggere un articoli che riproponesse i concetti espressi da Giuseppe Breveglieri sulle pagine di un grande quotidiano nazionale.
Detto che tutto ciò non capitò praticamente mai, arriviamo addirittura a giugno 1984 per leggere il perché degli occhi rotondeggianti dei personaggi animati nipponici ed altre spiegazioni.
La "rivelazione" nasce, però, dalla lettura di altri due contenuti ad opera dei medesimi autori:
Peccato che anche l'articolo di Fernando Rotondo non ebbe una grande eco sul resto della stampa generalista, però, almeno, lui ci provò.
Considerando la testata su cui venne pubblicato, "Riforma della Scuola", quindi indirizzato a docenti e genitori, la parte finale acquista un certo valore:
"Se è vero che i giapponesi sono alfabetizzati al 100% e sono anche i maggiori consumatori di giornali e contemporaneamente di mana, e in certa misura di cartoons, allora dobbiamo rivedere un po' le nostre idee sulla presunta incompatibilità esistente tra lettura e fumetti e anche tra lettura e Tv. Forse è questione di pedagogia della lettura, di modalità di fruizione, di organizzazione della cultura."
L'articolo si conclude con una giusta osservazione sul numero mostruoso di serie arrivate in Italia in un brevissimo lasso di tempo, anche se gli anni, al giugno 1984 non erano quattro, ma sei. Visto che il punto zero lo si può far partire da Heidi (febbraio 1978) o Goldrake (aprile 1978).
P.S.
Ho cercato il libro "L'affondamento del Giappone", citato tra le opere che spiegherebbero i temi dell'animazione giapponese, ma non ho trovato nulla.
Forse il titolo era diverso?
Qui sotto le foto della copertina e del sommario del numero in questione.



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