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domenica 22 novembre 2020

Megaloman (1979) - puntata 21

L'episodio precedente è stato il più adrenalinico di tutti quelli visto fino ad ora, il povero Megaloman si è dovuto scontrare addirittura contro cinque kaiju, alla fine è finito letteralmente in croce ed ad un passo, anzi, un "pulsante" dalla morte...

Capitan Delitto deve solo premere un pulsante, la cosa più semplice del mondo, anche alieno, una leggera pressione e addio Megaloman, la Terra è conquistata, la serie terminata, la recensione finita... ma non voglio spoilerare il proseguo della trama  ^_^

Senza rivelare nulla ci sono un altro paio di aspetti interessanti della puntata, per esempio il fatto che l'assenza di Seiji si è dimostrata molto pesante, pesante per lui... essere stato estromesso da questo epico episodio, sempre che non sia stato a causa di problemi di salute, fu proprio il preludio ad una sua estromissione dalla produzione.

Sul versante dei cattivi l'ingresso di Bairok, il capo degli scienziati alieni, ha inserito un ottimo villain da contrapporre a Takashi, direi fin migliore della figura di Capitan Delitto. Bairok, rispetto ad un Capitan Delitto lontano nello spazio perché realmente nello spazio del sistema solare, è una presenza tangibile durante i combattimenti, mentre i becchini che avevamo visto fino ad ora erano personaggi tutti uguali ed anonimi. In particolare vanno ammirate le sue espressione di stupore, rabbia e gaudio, direi diretta emanazione del teatro giapponese. 

Anche in questa puntata non mancano le mega esplosione che mettono a repentaglio la sicurezza degli attori dentro i costumi dei Kaiju. Gli attori, invece, questa volta sono stati esentati da rischiare la vita, anche perché la puntata li relega un po' a spettatori delle vicende incentrate su Megaloman/Takashi/Mari.

Ci sono, infine, due scene un po' imbarazzanti per il nostro eroe dalla argentea criniera...

Ma si sono mai visti Goldrake, Mazinga o Gundam presi a calcio nel deretano?
Addirittura per due volte in una puntata!!!
Umiliante...
Poi capisco anche che dentro qui costumi dove si moriva dal caldo, non si vedeva quasi nulla e i movimenti erano assai limitati, facevi quello che potevi al momento per rendere la scena di combattimento attiva, ed un calcio era l'azione più semplice e diretta, il problema, in questo caso, è dove il piede termina la sua corsa... 

In cosa consisterà l'eroismo di Mari?
In fondo Mari è la mamma di Megaloman, e la mamma è sempre la mamma, ed un bravo figliolo vuole sempre bene alla mamma   ^_^
Larghi tratti della puntata sono dedicati al rapporto madre figlio, Takashi/Megaloman e Mari. 
Considerando l'Italia dei figli maschi un po' mammoni e il rapporto madre/figlio presente in Giappone, direi che le due nazioni dimostrano delle similitudini su questo aspetto, per questo penso che ai tempi l'episodio sia piaciuto ad eventuali mamme e nonne.
Magari in altre nazioni alcune scene, dove si vede un uomo ormai adulto invocare la mamma come un bambinetto, saranno sembrate ridicole, non da noi e pare non in Giappone    :]

Ma quindi, dove eravamo rimasti?
Ah si, Capitan Delittto deve solo premere un pulsante!

mercoledì 18 novembre 2020

Lotto di squadre del Subbuteo - parte 1 (anni 70)


A fine agosto in un mercatino ho visto questa stupenda confezione del Subbuteo di metà anni 70, pensavo che dentro ci fosse la classica dotazione, cioè due squadre, le porte, il campo in panno verde etc. etc., invece no!
La apro e scopro un tesoro!!!
L'ex bambino proprietario l'aveva svuotata della sua dotazione e l'aveva ingolfata di squadre ed accessori!
Io da bambino non avevo una confezione del Subbuteo, ma avevo preso prima il singolo panno verde/campo da gioco  e un po' alla volta le squadre. Il tutto, che non era neppure poco come equipaggiamento (avevo anche i riflettori!), lo stivavo in una scatola anonima. 
Ergo, tutte le volte che vedo una confezione del Subbuteo, sono tentato di comprarla per avere quella "vera" che non ho mai avuto. 
Ma il contenuto di questa scatola era mille volte meglio di quella originale!
Io ho iniziato la mia epopea con il Subbuteo nel 1978, con il primo catalogo avuto tra le mani, ma gli articoli stipati in questa scatola erano antecedenti, direi di 3 o 4 anni prima. 
Parrà poco, ma sono eoni per un bambino e lo sono anche per il Subbuteo.


Si capisce che il bambino ex proprietario era veramente un appassionato, ed anche un meticoloso cultore del gioco, visto il tipo di accessori e la perfezione con cui vennero conservati.
Quando l'ho scoperchiata sono rimasto senza fiato  O_O
Il venditore non voleva poco, ma neppure moltissimo, ed io, pur non essendo esperto sul valore di ogni singolo articolo ho deciso di aprire il portafoglio e portarmela a casa.
Sinceramente non l'ho comprata per specularci, ma era troppo bella, e 12 squadre di metà anni 70 più vari accessori valevano di certo più del orezzo richiestomi.
Cercando su Ebay, per quel che valgono le "quotazioni di Ebay", solo la Romania vale più di quanto l'ho pagata, ed alcune squadre neppure si trovano, per esempio la Fiorentina.
Inoltre nel set c'era anche il campo montato su un'asse, che era ciò che avrei sempre voluto fare io da bambino, ma non fu mai possibile. 
Il dover allestire il campo da gioco era una bella seccatura: 
stirare il panno dalle pieghe (quindi chiedere alla mamma il permesso di usare il ferro da stiro o aspettare che lei lo usasse); 
creare uno spazio in casa per poter stendere il campo;
fissare campo e porte con lo scoth(...);
dover rismontare tutto dopo poco.
Ho due amici (fratelli) che avevano (ed hanno) il campo montato su un'asse, e bastava mettere il tutto sul pavimento per iniziare le partite, non paragonabile alla trafila di cui sopra.
Il bello è che ora anch'io ho un campo già allestito, con tanto di fermi originali made in Subbuteo per le porte, solo che è più vintage del loro !   (tiè!!!)    ^_^
In questo post ho inserito tutte le squadre presenti in questa confezione comprata, quindi non mie fin da bambino.
Ho schierato gli undici sul panno verde montato sull'asse e dietro la squadra ho messo la prima versione del tabellone in simil legno (anch'esso presente nella confezione), ho quindi scattato altre due foto, quella con la scatola e un primo piano (talvolta un po' sfuocato...) delle miniature in posizione anteriore e posteriore.
Dato che ho notato che il tabellone non sempre permetteva di leggere il nome della formazione, l'ho riportato in grande nel collage delle tre foto.


Che bellezza!!!
Sorge una domanda: che squadra italiana tifava l'ex bambino proprietario della confezione?
Considerando che ci sono tre squadre italiane (Internazionale, Genoa, Fiorentina), mi concentrerei su una delle tre  ;)

lunedì 16 novembre 2020

I figli della TV


TITOLO: I figli della TV  
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: La Nuova Italia
PAGINE: 241
COSTO: 5 €
ANNO: 1988
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN:


Quando in copertina di un saggio ci sono i fotogrammi della sigla di apertura (in bianco e nero) di "Judo Boy", ne consegue che l'argomento deve essere i cartoni animati giapponesi. 
E' da parecchio che ho scovato questo saggio del 1988, ma non lo postavo per pigrizia, causa le molte pagina che trattano gli anime, ergo molte scan...
In realtà lo studio si focalizza sui programmi televisivi che vedevano i bambini dai 2 ai 7 anni nel 1986, in questo contesto non citare i cartoni animati anche giapponesi era impossibile, ma si parla anche di telefilm, film, attualità etc. etc. 
Nell'introduzione è spiegato che questo studio è l'evoluzione di uno effettuato nel 1976, da cui nacque il saggio "I bambini e la tv, la prima ricerca sull'esperienza televisiva dai 3 ai 6 anni", nel mezzo erano passati 12 anni e vi era stato l'avvento in Italia dell'animazione giapponese. Il metodo di analisi è stato il medesimo, aggiornato allo sviluppo tecnologico, l'età del campione uguale, quindi a chi avesse studi in merito e l'interesse di approfondire l'argomento, consiglio mdi reperire entrambi per fare le debite differenze su come e quanto cambiò l'effetto della televisione su quel target di età.
Non potendo postare per intero il libro, 120 scan di 240 pagine paiono troppe pure a me... mi sono limitato alle pagine che trattano l'animazione giapponese, anche se molto spesso gli autori si riferiscono ad essa non con i titoli singoli delle serie, ma con la classificazione "cartoni animati affettivi" (Candy Candy e socie) e "cartoni animati aggressivi" (robottoni ed avventura).
Dal "first impact" sono passati 12 anni, gli anime trasmessi sono cambiati, ma non sempre, nel libro sono citate sparpagliate nel libro le seguenti serie nipponiche come visibili in televisione nel 1986:
Memole; Candy Candy; Mila e Shiro; Kiss me Licia; Occhi di gatto; Voltron; L'uomo Tigre.

E' vero che i tempi erano cambiati, e che i robottoni e la fantascienza animata non andava più per la maggiore, ma mi pare comunque un po' sovrastimata la presenza dei "cartoni animati affettivi", rispetto a quelli "aggressivi", benché, per esempio, "Occhi di gatto" è inserito nel secondo gruppo. 

Edit del 18 novembre 2020:
Leggendo un comento di Gianluca mi son reso conto che tutto lo studio del saggio era basato su un errore di fondo, cioè che non puoi far vedere a dei bambini di fascia d'età dai 2 a 7 anni i seguenti anime:
Candy Candy; Mila e Shiro; Kiss me Licia; Occhi di gatto; Voltron; L'uomo Tigre.

Facevano eccezione Memole e i Puffi, tutto il resto era assolutamente fuori target!
Purtroppo i ricercatori e gli esperti italiani del periodo non sapevano che le serie animate nipponiche erano molto targettizzate per età e sesso, quindi considerarono inadatti alla visione degli anime che il campione dello studio non avrebbe dovuto guardare!

Ho cercato di mantenere un minimo di sequenza delle pagine e delle tabelle (molto interessanti), non pretendo di esserci riuscito, vale il consiglio di cui sopra, nel caso reperire il libro   ^_^

Beh... non c'è dubbio, è "Kurenai Sanshiro", alias "Judo Boy", una delle tante serie che seguivo e di cui non ho mai visto il finale. Comprai pure il cofanetto, ma i disegni sono così vecchi, il doppiaggio così approssimativo, che la curiosità di scoprire chi fosse l'uomo senza un occhio non è stata superiore alla ripulsione estetico/audio a seguire la seconda puntata...

Lo scrivo ogni volta, ma sinceramente, quando ho iniziato a cercare nella saggistica sui programmi televisivi e i bambini del periodo tra il 1978 e i primi anni 90 tracce di citazioni sui cartoni animati giapponesi, non pensavo di riesumare ben 24 titoli (con questo), ovviamente con gradi differenti di trattazione del tema:



E pare che comunque la mia ricerca non sia terminata, il problema è solo riuscire a trovare altri titoli che pare non abbia più nessuno, né le biblioteche né il web.

Preciso che le sottolineature visibili nel testo scritto non sono mie, non le ho cancellate per timore di strappare le pagine.
Consiglio di controllare il numero della pagina per verificare se siano consecutive.



Nel post inserisco per prima l'analisi di Roberto Farnè sui 10 anni trascorsi dopo la prima trasmissione di Goldrake, che nel saggio fu inserita dopo lo studio, ma trovo che sia così interessante che meriti la precedenza, oltre al fatto che di questa inserisco tutte le pagine, mentre lo studio è molto spezzettato.

sabato 14 novembre 2020

I cartoni animati degli anni 70 e 80 - Bia, Creamy, Heidy e le altre eroine





TITOLO: I cartoni animati degli anni 70 e 80  Bia, Creamy, Heidy e le altre eroine 
AUTORE: Syrius
CASA EDITRICE: Senso Inverso Edizioni
PAGINE: 179
COSTO: 15 €
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm X 16 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN:9788867934713


Ho fatto fatica ad inquadrare questo libro, anzi, non ci sono riuscito, per vari motivi.
Intanto si concentra solo su otto anime più per femminucce che per maschietti (per quello che può valere la divisione per sesso):
Bia la sfida della magia; L'incantevole Creamy; Magica Emy; I bon bon magici di Lilly;
C'era una volta Pollon; Heidi; Charlotte; Hello Sandybelle.

Di queste ne conosco solo una bene, Heidi, le altre mi sono abbastanza sconosciute nel dettaglio della trama di ogni puntata e dei personaggi, dato che non le ho mai seguite fino all'ultimo episodio, alcune non le ho proprio mai viste.
Di Bia e Lilly vidi un po' di puntate un po' random, ma mai il finale.
Pollon la seguì veramente a sprazzi, nel corso di questi decenni.
Charlotte la detestavo a morte... in primis la nenia iniziale, cioè la sigla...
Creamy, Emy e Sandybelle le conosco, ma non le ho mai seguite.
Heidi la adoro, basta cliccare sul link: la pastorella svizzera

Mi è parso giusto precisarlo, tanto per far comprendere che una valutazione sulla validità dello scritto la posso dare solo per Heidi. Chiaramente non sono andato a riguardarmi ogni singola puntata della serie, ma dato che l'avrò vista una decina di volte (completa), posso dire che le brevi sinossi di ogni puntata sono corrette.
Ecco, da super fan della serie creata da Isao Takahata, avrei preferito delle sinossi un po' meno striminzite. Un'altra questione riguarda gli autori giapponesi delle serie analizzate, che non sono mai citati, sembra quasi che non esistano. In un caso è citato erroneamente Takeo Watanabe, l'autore delle musiche di Heidi. Erroneamente non perché non fu lui a comporle, ma perché noi non ascoltammo le sue BGM né l'opening, ma ci torno più sotto.
In un libro che si intitola "I cartoni animati degli anni 70 e 80" e che tratta otto anime, manca una parola: "giapponesi". 

Questa assenza dell'animazione giapponese come genere è presente in tutti i capitoli, ogni tanto salta fuori un accenno, ma sembra quasi un caso che tutti e otto fossero produzioni nipponiche. Capisco che l'autore si sia iper concentrato solo sulle serie, estraniandosi quasi completamente (quasi) dal resto, ma non menzionare mai un Osamu Tezuka, un Isao Takahata oppure una delle case di produzioni, mi pare un po' lacunoso.
Dalla quarta di copertina (su cui torno a fine post) apprendiamo che l'autore ha scoperto queste serie in età adolescenziale, nel 2006, quindi non fa parte della generazione Goldrake, ma neppure di quella Dragon Ball (1988/89), visto che dovrebbe essere nato nei primi anni 90. Potrebbe quindi essere "etichettato" come un "post-nostalgico" (sempre in senso buono) oppure un "nostalgico di ritorno". Cioè un appassionato che vide queste serie non nella loro prima trasmissione televisiva e non da bambino. Non trovo nulla di male nella giovane età dell'autore, il problema che ho incontrato nel leggere il libro è che pare che prima di questo scritto non esista nulla, altra saggistica, riviste, fandom, siti web. Niente bibliografia o sitografia.
C'è Syrius che ci riassume queste otto serie, fine. 
Poi è giusto menzionare il fatto che penso che alcune di queste sia la prima volta che vengono proposte in un libro con una sinossi di ogni puntata, ma ad altre sono stati dedicati capitoli e capitoli di saggi e pure interi libri. 
Talvolta (forse un po' più che talvolta) l'autore se ne esce con dei commenti che non ho ben compreso il nesso che avessero con la serie, forse erano semplici battute, ma che mi sono sembrate "off topic", più sotto inserisco un commento su Heidi.
Ogni capitolo è strutturato più o meno del medesimo modo:
introduzione generale alla serie; qualche curiosità; l'ambientazione; quando è ambientata; la trama; i personaggi; la recensione; la sinossi degli episodi; la censura che subì la serie in Italia (nulla per Heidi); un commento finale sugli errori più grossolani della serie. 

giovedì 12 novembre 2020

Enciclopedia Diecast – Parte quinta: Tokatoku Toys


TITOLO: Enciclopedia Diecast – Parte quinta: Tokatoku Toys
AUTORE: Alain Bernardi
CASA EDITRICE: Edizioni Centroffset
PAGINE: 533
COSTO: 28,90 €
ANNO: 2020
FORMATO: 22 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line robotvintage.com
CODICE ISBN:9788897998112


Quinto volume da 533 pagine dell'Enciclopedia Diecast, dico, ben 533 pagine, tutte a colori, con un prezzo di 29€, che per una pubblicazione di un privato, è un costo assolutamente accettabile.
In questo volume si passano in rassegna i modellini dell'azienda "Tokatoku Toys" prodotti dal 1974 al 1984, inizialmente di serie minori, fino a conquistare i diritti di serie importanti, come Macross.
Nel libro, per esempio, sono presenti tutti i modellini delle "Time Bokan" prodotti dalla "Tokatoku Toys".
Come ribadito più volte io non sono un collezionista di questo genere di articoli, la "Go Nagai Robot Collection" è stata un incidente di percorso, ma trovo le immagini di questi modellini di una bellezza assoluta, oltre al fatto che è l'unico modo per una persona delle mie capacità economiche di averli tutti al mio cospetto, cioè in 2D   ^_^
Anche in questo volume ci sono alcuni modellini che ebbi da bambino, ma che non sono riuscito a conservare, almeno in questo formato li posso riammirare.


I cinque volumi affiancati arrivano a sommare ben 1800 pagine e passa, tutte sui modellini di anime e tokusatsu, un patrimonio iconografico di riguardo:


Questo sopra non fu l'unico modellino prodotto dalla "Tokatoku Toys" su Megaloman, ma il più giocattoloso, e pensare che c'è un blog che sta recensendo tutta la serie!

martedì 10 novembre 2020

Manga Academica vol. 13, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese



TITOLO: Manga Academica vol. 13, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 145
COSTO: 14,5
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788896133521


In concomitanza con il "Lucca Comics and Games" esce ogni anno il nuovo numero di "Manga Academica", quest'anno la kermesse lucchese non si è celebrata, ma la rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese è stata pubblicata ugualmente, arrivando all'encomiabile numero 13.
Direi che a parte qualche pubblicazione della Tunuè e di qualche altra casa editrice un po' random, la "Società Editrice La Torre" è rimasta l'unica a mandare in stampa serie analisi su manga, anime e la società giapponese.
Ovviamente la collana "Ultra Shibuya" non la considero del medesimo valore saggistico, anzi, direi che le due case editrici si pongono agli estremi in quanto a contenuti.
In questi 13 anni nei "Manga Academica" si son potuti leggere 68 contributi di più di 50 differenti autori, i temi trattati sono stati tantissimi, ovviamente alcuni li ho apprezzati e capiti, altri meno, taluni mi sono rimasti oscuri  ^_^

In questo numero di "Manga Academica" ci sono cinque contributi:
uno scritto sull'architetto Antonio Sant'Elia e le città futuristiche presenti in Metropolis ed Akira;
una analisi sul film di Makoto Shinkai "5 cm al secondo";
uno spaccato di come i giapponesi e gli occidentali vedevano gli Ainu tramite dipinti antichi e manga moderni;
un saggio sulla visione realistica delle opere di Isao Takahata;
infine un identikit sulla serie animata di "Carletto il principe dei mostri" e come era vista la figura del mostro nel tardo novecento.

Devo ringraziare Riccardo Rosati che mi ha fatto conoscere l'esistenza dell'architetto italiano Antonio Sant'Elia, quando ho visto la sua "Città Nuova" a pagina 11 ho capito quale nesso l'autore volesse illustrare con Metropolis (anche il lungometraggio animato) e Akira. Effettivamente quella "Città Nuova" l'avrò vista, seppur in forme sempre diverse, una moltitudine di volte in film, telefilm ed anime di fantascienza, ma non sapevo che l'ispirazione iniziale proveniva dall'architetto italiano deceduto nel 1916! Per esempio lui fu il primo a proporre di posizionare gli ascensori esternamente ai palazzi.
Il bello di leggere contributi come questo è che apprendi sfaccettature di un discorso magari più ampio a cui da solo non saresti mai arrivato. Poi, chiaramente, non avendo le nozioni necessarie, lo scritto non l'ho potuto apprezzare del tutto.

Edit dell'11 novembre 2020 su "5 cm al secondo":
Per scrupolo mi sono rivisto il film su Netlfix, dura solo un'ora, ma forse era un'ora luce  ^_^
Graficamente sempre molto bello, considerando che sono passati 13 anni dalla sua realizzazione, però, a costo di sembrare blasfemo, mi sono frantumato un po' i maroni  :]
Forse sarebbe stato meglio non rivederlo, così potevo serbare il ricordo che il film mi fosse piaciuto, e forse fu così la prima volta. Evidentemente non è uno di quei film che io riesco a rivedere apprezzandolo di nuovo, tipo Kiki o Ponyo.

Il secondo contributo è sul film "5 cm al secondo", un bel film che, se non ricordo male, vidi in giapponese sottotitolato in italiano e poi in italiano. Quindi solo due volte, il che non fa di me un tale esperto da porre obiezioni all'analisi dell'autore, l'unica appunto che muovo è sul come è scritto questo contributo. 
A pagina 35, quindi nella sua prima pagina, mi si è attorcigliato il cervello in questa frase:
"Successivamente mostreremo come esso solidarizzi con un'estetica sino-nipponica basata sul distacco contemplativo buddistico e l'unitaria armonia del Tao compensate da una spinta vitale di matrice shintoistica; elementi questi, veicolati da un approccio ozuiano."

domenica 8 novembre 2020

Anna dai capelli rossi - Album figurine Panini 1980

Pochi adulti, tra esperti e giornalisti, ai tempi si resero conto che alcune serie animate giapponesi, che loro avevano tacciato come esteticamente brutte, ripetitive e lacrimose (leggere gli articoli dell'Emeroteca Anime), sarebbero sopravvissute per decenni e decenni. 
Aggiungo una mia previsione/profezia, la settimana prima di crepare di anzianità (spero in buona salute e lucido...) accenderò la mia televisione "super mega ultra HD in 3D uaifai web connessa smart touch screen" e vedrò che trasmettono ancora tre anime: Heidi, l'ape Maia e Anna dai capelli rossi  ^_^

Guarda caso due di questi tre anime furono opera di Isao Takahata, che riuscì ad adattare per il piccolo schermo e a beneficio di milioni (forse miliardi, se si sommano gli anni e tutte le nazioni in cui furono trasmessi) di bambini due romanzi di fine 800 ed inizio 900, a cui penso praticamente nessuno di noi si sarebbe interessato.
La serie di "Anna dai capelli rossi" è semplicemente un piccolo capolavoro, adatto a maschi e femmine, grandi e piccini, poi... se uno vuole spaccare i maroni e dire che non è semplicemente stupenda, libero di farlo   ^_^

Personalmente io divido gli album della Panini sulle serie animate giapponesi in due gruppi, quelli che non danno conto del finale, mettendo episodi un po' a caso, e quelli, invece, che pur facendo un mega riassunto, inseriscono anche l'ultima puntata.
Questo album di Anna fa parte della seconda categoria, e quindi, come nell'anime, vedremo Anna diventare adulta.

Piccola chiosa sulla disonestà in cui ci si imbatte alle fiere del fumetto. 
Questo album non fa parte dei miei ricordi personali, ma l'ho acquistato in qualche fiera quando ancora i prezzi di questo tipo di materiale erano accessibili. 
Il problema degli album di figurine è che devi dare fiducia al venditore, perché controllare ogni singola figurina è pressoché impossibile.
Io diedi fiducia al venditore e così ora mi ritrovo con un album spacciatomi per "completo" che lo è solo usando il criterio che tutte le caselle contengono figurine appiccicate, ma non "completo" nel senso che ci sono tutte le figurine che ci dovrebbero essere...
Come si può notare sopra lo spazio della figu n° 202 è stato occupato dalla figu n° 120... poi io sono un allocco, perché forse mi sarebbe bastato controllare un po' meglio, visto che è uno spazio con doppia figurina, per rendermi conto che l'album non era "completo"... 
Poi magari neppure il venditore se ne rese conto della magagna, chissà... ma i miei soldi erano "completi", l'album no   ^_^
Nello sfogliare l'album in questo preciso momento ho scoperto un altra figurina appicciata in maniera fraudolenta... manca la numero 31 ed hanno usato la n° 8... uno può essere un errore, ma due...
Che brutta cosa dover ingannare il prossimo per guadagnare 30 euro...

Inserisco la pagina centrale in cui la Panini mise "le imprese di Anna", tra cui la lavagnetta spaccata in testa a Gilbert   ^_^

Chiedo venia se qualche scan sacrifica i bordi della pagina, ma il mio scanner A4 ha dei limiti materiali, dovrei lanciare una sottoscrizione tra i tantissimi lettori del blog per farmi comprare uno scanner di formato più grande   :]

giovedì 5 novembre 2020

"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" - gennaio/febbraio 1941

Ho scoperto un'altra rivista che negli anni del fascismo si occupava di informare gli italiani della politica, le vicende di guerra, la cultura e i costumi giapponesi: 
"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" 

Questa pubblicazione, a differenza di "Yamato, mensile italo giapponese", non si dedicava in toto al paese del Sol Levante, ma a tutta l'Asia, ma questo numero era di carattere monografico nipponico. 
Negli altri numeri in mio possesso gli articoli sul Giappone non coprono tutto l'indice del numero. 
Dalle scan ho omesso solo le notizie di cronaca sulle altre nazioni, i libri in lingua straniera e sulle altre nazioni. Infatti una caratteristica della rivista erano le due rubriche "Recensioni Libri" e "Cronaca", nella prima erano inserite le recensioni di libri inerenti i paesi asiatici, anche in lingua non italiana, la seconda rubrica era una specie di notiziario dall'Asia.
La "Cronaca" merita di essere spulciata a fondo, si trovano piccoli accenni a chicche propagandistiche non da poco  ^_^
Oltre al Giappone ho inserito le notizie sul "Man Chou Kuo", che era lo stato fantoccio giapponese in Cina, mi ha fatto ridere leggere come noi alleati italiani, dopo che inizialmente non lo avevamo neppure riconosciuto (volendo difendere l'integrità territoriale cinese), ne divenimmo un nume tutelare...
Penso che la rubrica "Recensioni Libri" potrebbe tornare utile a chi dovesse fare delle ricerche bibliografiche sul Giappone degli anni 30 e 40, infatti "Asiatica" nasce nel 1936 e prosegue la sua vita fino al 1943. Purtroppo i numeri sono di difficile reperimento, bisognerebbe indirizzarsi ad una emeroteca, ma con il Covid...
Mi è parso che gli scritti presenti su "Asiatica" siano più tecnici rispetto a "Yamato", probabilmente la rivista sul Giappone, seppur dedicata ad una fascia molto colta della popolazione italica, voleva comunque essere una pubblicazione di svago, mentre "Asiatica" era una rivista di studi accademici.
Per questo motivo mi asterrò dal commentare argomenti troppo tecnici o colti per il sottoscritto  :]


Quando leggo questi articoli scritti da persone con una cultura così approfondita, ma che non riuscivano a scrivere senza fare della propaganda, mi chiedo a cosa serve studiare tanto... capisco bene che l'autore non è che potesse scrivere che l'Italia e il Giappone fossero due dittature, ma leggere che, invece, lo erano gli Stati Uniti d'America, con tutti i suoi difetti del periodo (tipo il segregazionismo), mi pare un pelino esagerato...

martedì 3 novembre 2020

I riquadri informativi sui cartoni animati giapponesi del quotidiano "L'Occhio" - dal 19 febbraio 1980 al 18 novembre 1981 (21 trafiletti)


Un enorme serbatoio di articoli per il mio indice dell'Emeroteca Anime è stato il compiantissimo (sotto questo specifico aspetto) quotidiano diretto da Maurizio Costanzo "L'Occhio", che nella sua breve vita editoriale dedicò larghissimo spazio ai cartoni animati giapponesi. "L'Occhio" restò in edicola per poco più di due anni, che se con l'esigua quantità di copie vendute attualmente dalla carta stampata pare quasi un successo, ai tempi fu un bel flop. "L'Occhio", in qualità di quotidiano super nazional popolare, dava molto spazio agli articoli sugli spettacoli televisivi, e la posizione sull'animazione giapponese oscillava tra lo scandalistico e il mediamente informativo, considerando a posteriori la line editoriale del quotidiano, ci si poteva aspettare ben di peggio   ^_^
Oltre ai numerosissimi articoli, ogni tanto la redazione confezionava, all'interno della pagina che presentava i programmi delle televisioni private locali, un riquadro in cui lanciava un cartone animato giapponese:
titolo;
quasi sempre l'immagine della serie;
ogni tanto la didascalia;
due colonnine di sinossi e giudizio.

Sia chiaro, nulla di trascendentale, ma quando mi sono accorto che di questa specifica tipologia grafico/informativa di trafiletto ne avevo addirittura 21, ho pensato di riunirli in un unico post, anche perché è un buon esempio di come l'animazione era vista e di quanto cambiò la sua percezione dal primo riquadro (19 febbraio 1980) all'ultimo (18 novembre 1981). Inoltre posso immaginare che, nelle famiglie che acquistavano questo quotidiano, qualche bambino potesse sfogliarlo ed avere informazioni sulla nuova serie da seguire sull'emittente privata locale.
Presento i riquadri in rigoroso ordine cronologico, con la data posta sotto ognuno di essi.

19 febbraio 1980
Sono presenti ben due informazioni sui cartoni animati giapponesi. La prima è sul Gaiking, che si prende anche l'immagine e il titolo, trasmesso da "Antenna Nord", la seconda è su Ryu, immagino "il ragazzo delle caverne" trasmesso da Telemilano.
Uno degli aspetti che mi incuriosisce sempre sono talune informazioni che le redazioni pubblicavano, se da un versante spesso parevano non sapere veramente nulla di anime, c'erano poi notizie che non capisci da quale fonte provenissero, come quella secondo cui il Gaiking sarebbe stata realizzata su "base scientifica con l'aiuto dell'ingegneria aereonautica e astronautica"!!!
No, Gaiking non superò Goldrake in celebrità e gradimento presso il giovane pubblico televisivo, anche perché non venne mai importato fino all'ultimo episodio...
Sul versante opposto, invece la notizia inerente Ryu e il suo creatore, Shotaro Ishimori, che oltre ad essere scritto correttamente, era effettivamente "celebre" in Giappone.


29 febbraio 1980
Nel riquadro del 19 febbraio si accennava a Ryu, in questo si avvisa il giovane pubblico che la serie sta per terminare. 
Mi pare abbastanza palese che l'autore del trafiletto non colse, probabilmente perché non ne vide mai neppure due minuti, che la caratteristica  peculiare della serie non era la vita preistorica dei protagonisti, ma l'antirazzismo. Dove il bianco Ryu viveva in un mondo in cui non solo faceva parte di una esigua minoranza dominata da esseri umani di colore, ma era considerato pure una iattura ambulante. Forse sarebbe da ritrasmettere in prima serata...

lunedì 2 novembre 2020

TV, che fare per i bambini?

 


TITOLO: TV, che fare per i bambini? 
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Editrice Nuova Eri
PAGINE: 392
COSTO: 5
ANNO: 1989
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 

Anche questo studio fa parte della mia ricerca di pre-saggistica sugli anime pubblicata prima che si iniziasse a fare veri studi sull'animazione giapponese e sugli effetti che queste serie animate giapponesi ebbero in Italia.
Ho trovato molto curioso il lungo sottotitolo:
"Genitori, attenti ai bambini davanti alla TV" "Papà aiutami, affogo nella Tv" "Il piccolo schermo è la mamma in metà delle famiglie italiane".

In pratica la Rai denunciava se stessa... certo, c'erano sempre le tv private nazionali (Fininvest) e locali che facevano peggio e a cui si poteva dare colpa di molte reali nefandezze, ma leggere questi virgolettati sulla copertina di un libro edito dalla Rai stessa, mi ha fatto un pochino sorridere  ^_^
Alla fine Goldrake ed Heidi, i primi due successi nazionali di anime in Italia, li trasmisero loro...
Il seguente saggio è interessante sotto molteplici aspetti, in primis per il suo contenuto, che io non ho letto in toto, ma che illustra quale fosse il panorama dei programmi per bambini/ragazzi trasmessi dalla Rai alla fine degli anni 80. Chiunque fosse interessato ad approfondire questa tematica dovrebbe recuperare il libro, in fondo alla recensione inserisco le pagine dell'indice, tanto per comprendere i temi trattati.
Ribadisco che non ho letto tutto il saggio, mi son limitato a cercare i punti in cui erano citati gli anime, anche perché i contenuti sono abbastanza per esperti del settore.
Ho trovato ancor di più interessante lo scritto se messo a confronto con un precedente studio del "Servizio Opinioni Rai" del 1980, il cui soggetto primario erano proprio i cartoni animati giapponesi:


Se nell'aprile del 1980 la Rai si concentrò parecchio sugli effetti che i cartoni animati giapponesi ebbero su noi giovani telespettatori, in questa nuova edizione del 1989 gli anime paiono quasi scomparsi.
E qui bisogna capire se l'allarme denunciato nel 1980 era esagerato, anche complice la assoluta novità di questi prodotti televisivi nipponici e la sua massiva presenza in tv, oppure se nel 1989 gli studiosi non si ressero conto che i cartoni animati giapponesi, seppur non più nuovi e misteriosi, erano ancora trasmessi regolarmente da tutte le tv nazionali e locali, quindi averli pressoché ignorati fu un errore.
Vai a capirli gli "esperti" di televisione e bambini, hanno sempre ragione loro  ^_^



Di certo è un po' superficiale da parte mia inserire e commentare poche pagine di un libro di 392 in totale, ma io mi concentro sull'animazione giapponese, quindi ho inserito anche la pagina prima del punto in cui sono citati gli anime, tanto per cercare di contestualizzare un minimo il commento. 
Nel 1989, anno di pubblicazione di questo libro (gli studi citati risalgono all'anno prima, più o meno), chi vide Goldrake e company da bambino oscillava tra l'adolescenza ed il servizio militare (in caso di maschietti), quindi gli autori si domandarono, giustamente, come questi ex bambini ricordavano i loro cartoni animati. Solo che le tabelle 3.1 e 3.2 (poco più sotto) riportano i dati del punto di vista dei genitori, quindi degli ex bambini un po' più ex di quelli che eravamo noi a fine anni 70 e primi anni 80.
Ovviamente per la regola aurea secondo cui le cose che hai vissuto in prima persona sono meglio di quelle arrivate dopo, chi vedeva la tv dei ragazzi Rai tra gli anni 60 e i primi anni 70 riteneva che i propri programmi fossero più "sani"... e poi si considera positivamente Rintintin e Lassie... due telefilm sui cani... un milione di volte meglio Goldrake!  ^_^
Io cerco sempre di sfuggire a questa regola del "a miei tempi era tutto più bello", magari non sempre ci riesco, ma ci provo, chiaramente fa eccezione Peppa-Pig... che è orrendo   :]


Per fortuna due righe sono dedicate alla Goldrake e Candy Candy generation!
Molto lungimirante l'auspicio degli autori di attendere del tempo per valutare come questi ex bambini avrebbero introiettato i cartoni animati giapponesi. 
Alla fine nacque la generazione di saggisti italiani sull'animazione giapponese: Saggistica anime

domenica 1 novembre 2020

"TV Ehon": i libri illustrati giapponesi per la tv dei cartoni animati giapponesi

 


I 1600 e rotti post presenti in questo blog sono tutti farina del mio sacco, povero o ricco che sia, nella quasi totalità nascono da materiale in mio possesso. A memoria in un caso avevo linkato un documentario su "Lupin III" (tra l'altro il video non si vede più...):

Documentario "Lupin III - Tutta la Storia" (versione lunga, 2015)

Il precedente post è stato su un "TV Ehon" della serie del Daiapolon, l'ex proprietario di questo materiale mi ha spiegato via messaggistica un po' di cose su questo micro mondo editoriale nipponico, per quanto il testo sia di carattere colloquiale, il contenuto mi è parso parecchio interessante. Sul web non si trovano informazioni come queste, di certo non in italiano, e queste conoscenze nascono dalla sua esperienza sul campo di collezionismo. Io ho cercato invano il nome nipponico di questi "libretti illustrati per bambini", ma alla fine ho chiesto sempre a lui. Per questi motivi mi è parso sensato inserire la sua spiegazione via uazzap con annesse le immagini inserite nel medesimo punto del testo.

Io ho aggiunto qualche maiuscola, magari dove none era necessaria e le virgolette per i nomi giapponesi degli oggetti, inoltre ho inserito qualche mio link a post che si ricollegano allo scritto.

Buona lettura.


Questi "Ehon" si dividono in due categorie

Gli "Ehon" veri e propri e gli "Utaehon" o "koe no ehon", che sono quelli con il disco.

Il disco che contengono in genere è un cosiddetto sonosheet.

Il sonosheet è il disco in vinile morbido, che si può anche piegare. Credo girassero anche qui in Italia ma non sono sicuro....

In Giappone in genere il sonosheet è di colore rosso.

Insomma gli "Utaehon" somigliano più o meno a quelli che erano i nostri Candy Candy col disco, per capirci.

Negli "Uta no Ehon" in genere c'è una parte con la o le sigle e una parte recitata in genere tratta dal cartone stesso, 
come i Candy Candy col disco insomma.

Ci sono poi i "Tobidasu Ehon" o "Pop Up Ehon" che sono quei libriccini 'tridimensionali' che si spiegano quando apri la pagina:  "Pop-up anime"

Al giorno d'oggi se ne fanno pochi....l'ultimo che ho visto à se non sbaglio di Gridman.....quindi parliamo degli anni 90.

Invece negli anni 70 e 80 andavano forte, la ditta che li produceva era la Banso, che tra l'altro doveva essere uno degli sponsor per l'anime di Mazinga Z, ma si tirò indietro poco prima della messa in onda.

La Bansou produceva anche degli "Uta no ehon", che sono oggi molto ricercati. Suoi erano per esempio quelli dei Gatchaman.

Oltre alla Banso, a produrre gli "Uta no ehon" c'erano poi la "Hikari no Kuni", la "Asahi Sonorama" e la "Eikousha", di queste sopravvive solo la "Hikari no Kuni", che però oggi come oggi non si occupa più di programmi televisivi ma continua a pubblicare comunque libri illustrati per l'infanzia.

Mentre la Asahi credo si occupi solo di quotidiani, il famoso Asahi Shimnbun: "Asahi Shimbun - The foremost newspaper in Japan" (brochure del 1970 in inglese)

La "Hikari no Kuni" produsse i "Koe no Ehon" circa fino al 1974 credo, dopodiché si dedicò solo agli "Ehon" veri e propri.


Così si presentava un "Koe no Ehon" della "Hikari no Kumi".

Dico fino al 1974 perché da quel periodo in poi non ne ho più trovati, quindi può darsi che avesse continuato ancora per un po'.

La "Asahi Sonorama" e la "Eikousha" invece continuarono fino a metà anni 80 e la "Asahi" probabilmente andò anche oltre.

I libriccini della "Asahi" si presentavano cosi fino ai primi anni 70.

mercoledì 28 ottobre 2020

"UFO Soldier Daiapolon TV ehon" - 1976 (libro illustrato TV)

Ringrazio Andrea e Valentina per avermi fatto dono di questa (ed altro materiale del medesimo tipo) pubblicazione per bambini.
Alle fiere del fumetto sono incappato più volte in questi libricini super solidi con la copertina e le pagine in cartoncino rigido e spesso sulle serie animate giapponesi. Si vede che gli editori giapponesi non erano proprio stupidi, visto che i bambini spaccano tutto, non tutti, ma molti (io ero fra questi...), pensarono bene di mettere un commercio questi libri illustrati a prova di scalmanato. 
Riflettendoci un po' mi sono reso che conto che anche in Italia esistevano pubblicazioni simili, cioè in cartoncino rigido, ma le ricordo di formato molto più piccolo e di pochissime pagine, di solito erano dedicate a bambini non ancora in grado di leggere, con immagini o storie elementari con poco scritto. 
In Giappone decisero, invece, di usare lo stesso genere di pubblicazione per un target di bambini già scolarizzati che seguivano, ovviamente, le serie animate televisive, in questo caso robotiche.
Il risultato finale sono dei libri illustrati recanti i disegni e le storie dei propri eroi che, grazie alla resistenza del materiale con cui vennero prodotte, sono arrivate fino a noi in ottime condizioni.
Questo pezzo in particolare sembra messo in vendita ieri  ^_^


Il libro illustrato l'ho datato 1976, cioè l'anno di uscita dell'anime in Giappone, purtroppo non sono riuscito a capire se è presente la data dell'anno imperiale inerente all'era Showa (Hirohito). 
Teoricamente ci sarebbe dovuto essere da qualche parte l'ideogramma dell'era Showa (昭和時代)  seguito dal numero cinquanta, visto che dall'anno della salita al trono di Hirohito (1926) all'anno in cui fu trasmesso il Daiapolon, intercorsero 50 anni. Il numero "50" non c'è di certo, l'ideogramma non mi pare.


E' previso per il 15 dicembre l'uscita del cofanetto edito dalla "Yamato Video" di "UFO Soldier Daiapolon", uno degli ormai non tantissimi robottoni che mancavano in formato ufficiale, quindi ho pensato di "festeggiare" questo prossimo avvenimento con il seguente post.
Per quanto mi riguarda da bambino non vidi molti episodi del Daiapolon, un po' perché era trasmesso da una emittente locale che non si vedeva bene, un po' perché, per quanto non mancassi di fantasia, non comprendevo perché un robot alieno vestisse come un giocatore di football americano....