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sabato 19 marzo 2022

Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1943


E' più di un anno che non posto numeri della rivista "Yamato", talvolta mi perdo dei filoni che meriterebbero di essere proseguiti.
Ad oggi ho postato dieci numeri del mensile italo giapponese:



Quello di oggi è il secondo numero del 1943 che posto, e contiene numerosi spunti interessanti, per esempio un lungo articolo a firma dell'addetto militare dell'ambasciata nipponica a Roma, il generale Moriakira Shimizu, che esaltava lo spirito dei soldati italiani e giapponesi contro "le difficoltà costituite dalla potenza materiale"... 
In pratica i due eserciti erano tecnologicamente inferiori, chi stava al fronte si impegnava in gesta eroiche per non crepare, non riuscendoci neppure a sopravvivere...
Il privilegio di leggere questi articoli è che si può conoscere, a dispetto dei lettori del periodo, tutta la vita di chi scriveva, e da quello che si può intuire dal link di Wikipedia di cui sopra, parrebbe che questo esaltatore del sacrificio altrui in battaglia, la battaglia non la vide mai... e mandiamoceli un po' di generali al fronte (tipo Ucraina), che magari qualcuno capisce come vanno le cose...
Ovviamente il generale Shimizu campò fino al 1979, i soldati che lui ammirava per il loro spirito indomito di sacrificio non furono così fortunati...
Il secondo articolo (Spiriti e volontà) è la cronaca della conquista giapponese di Singapore, ad opera del generale Yamashita... bella personcina...
Il terzo articolo l'ho anticipato qui sotto.
Il quarto articolo racconta la vita della contadina giapponese, che non doveva essere comoda, come in qualunque altra nazione del mondo.
Il quinto articolo è sul teatro giapponese, necessita di una certa conoscenza dell'argomento, ma immagino sia assai interessante.
Torno, quindi, al terzo articolo, che mi ha ricordato molto le atmosfere pseudo storico-scientifiche del Gaiking:
"Ipotesi sulla geogenesi dell'arcipelago  nipponico"


Prima curiosità, ormai il termine "geogenesi" non esiste più.
Lo scritto si divide in due parti, c'è quella scientifica ad opera del colonnello Nerio Brunetti, e poi quella mitologica di T, penso Giuseppe Tucci, dal titolo "Il trascinamento del paese e il territorio Mu".
E' importante chiarire che l'argomento scientifico della deriva dei continenti troverà una teoria scientifica unanimemente riconosciuta solo alla fine degli anni 50, quindi è logico che Brunetti si rifaccia alle teorie considerate più in voga in quel periodo:

Ma quando sulla mappa si legge "Territorio Mu", già vedo il Gaiking partire in missione, ma anche Capitan Harlock alla ricerca delle mazoniane in fondo all'oceano.
Non ho mai visto il Raideen, ma questo robottone era proprio stato creato dalla civiltà Mu!
Quindi tutto torna!  
Kolosimo e la Sunrise avevano ragione! ^_^
In special modo l'articolo di "T.", con la spiegazione della scrittura "Kohau Rongo Rongo" dell'isola di Pasqua, è veramente una sceneggiatura di un episodio del Gaiking!

lunedì 8 febbraio 2021

Yamato, mensile italo giapponese - Luglio 1943



Dell'annata 1943 non avevo ancora messo numeri di "Yamato", rimedio con quello del luglio, che mi pare, rispetto al modo di scrivere del 1941, mostri una terminologia maggiormente guerresca. Vengono enfatizzati i racconti di battaglie, come nel primo scritto, facendo passare una sconfitta nipponica in una eroica resistenza... in cui il comandante giapponese rifiutò addirittura rifornimenti e rinforzi, riuscendo a ritardare la vittoria statunitense grazie al sacrificio di tutti i suoi uomini. Forse si voleva far capire al lettore italiano di questa testata, che di certo per stato sociale non rischiava di finire al fronte, che il suicidio in guerra contro il nemico era cosa buona e giusta...





La propaganda è la propaganda, poco da commentare, ma al link di Wikipedia si possono leggere i morti statunitensi, 500, non 6000, comunque tanti, ma un dodicesimo di quello sbandierato su Yamato...


L'autore dell'articolo fu Giuseppe Tucci, che fu esentato dagli obblighi militari... inneggiava al sacrificio dei soldati nipponici per una roccia sperduta nell'oceano, ma al riparo dal rischio che gli venisse richiesto il medesimo sacrificio.:
Armiamoci e partite!

domenica 19 gennaio 2020

Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1941



La precedente rivista Yamato che avevo postato era il numero uno del primo anno di pubblicazione (il 1941), ora tocca al numero due, e prossimamente inserirò almeno un numero del 1943, annata di cui ho pochi numeri.

Yamato, mensile italo giapponese - Gennaio 1941 (primo numero della rivista)
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941
Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

Controllando l'indice di questo numero si noterà che ho omesso solo un articolo, quello su un racconto intitolato "Separazioni" di Sakae Tuboi (Sakae Tsuboi), per il resto ho scannerizzato tutto, come al solito, visto il grande formato della rivista, ho dovuto "parcellizzare" le pagine.
Ho trovato particolarmente interessante più di un articolo, partendo dal primo, in cui la propaganda fascista italica arriva, a mio parere, a travisare completamente i fatti di politica interna giapponese.
Senza contare che si illustra il conflitto sino-giapponese come se i cinesi combattessero per conto degli inglesi, e non per mantenere libera la propria terra dagli invasori nipponici.
Per fortuna ci sono gli articoli meno colpiti dalla propaganda, come quello sul teatro No, sulla lingua giapponese, oppure quello che si potrebbe considerare un aspetto banale, cioè le scarpe giapponesi, gli zoccoli "geta".
Capita poi di imbattersi in una pubblicità che neppure avrei notato senza aver visto il film di Hayao Miyazaki "Si alza il vento", quella della "Compagnia Commerciale Caproni" con il modello Ca.313 (al link il 310).



Mi piacerebbe avere le capacità per analizzare il fatto che un fan di animazione giapponese vede una pubblicità di una compagnia aerea italiana su una rivista del 1941, e la riconosce per aver visto i film di un regista giapponese, la cui famiglia aveva un'azienda che produceva materiale per l'aviazione durante la seconda guerra mondiale, il quale, una volta divenuto adulto, ha mantenuto la passione per gli aerei, tanto da citare nel suo ultimo film proprio lo stesso costruttore italiano di aeroplani della pubblicità iniziale   ^_^

Riparto dall'indice della rivista.

mercoledì 17 aprile 2019

Yamato 1941-1943, l'anima del Giappone nelle pagine della rivista



TITOLO: Yamato 1941-1943, l'anima del Giappone nelle pagine della rivista
AUTORE: Ernesto Zucconi
CASA EDITRICE: Novantico Editrice
PAGINE: 271
COSTO: 30€
ANNO: 2012
FORMATO: 25 cm X 21 cm
REPEPRIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788898996483

In questi ultimi anni sto cercando di recuperare i numeri della rivista "Yamato, mensile italo giapponese", che venne pubblicata tra il 1941 e il 1943.
La ricerca non è agevole, sovente il costo per una singola rivista, specialmente se tenuta bene, non è basso, almeno dal mio punti di vista, però la pubblicazione è estremamente interessante.
Certo, bisogna cercare di decontaminare gli articoli dalla retorica patriottico-fascista del tempo, sia italica che nipponica, ma, una volta contestualizzati taluni vaneggiamenti da "razza superiore", vi si possono leggere tante informazioni che ci restituiscono un Giappone ormai estinto (fortunatamente, per certi versi...).
Comunque sono da considerare importanti testimonianze anche gli articoli più fanaticamente schierati, in quanto lo scritto resta, ed in un mondo che dimentica sempre più velocemente le lezioni del passato, una bella rinfrescata storica non fa mai male.
Fino ad oggi ho recensito sette numeri della rivista di yamatologia:

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941
Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

 Ergo, quando ho scoperto che nell'ormai abbastanza lontano 2012 era stata pubblicata una raccolta degli articoli presenti nelle tre annate della rivista, me lo sono accattato subito   ^_^
Preciso che il libro non è un saggio sulla rivista "Yamato, mensile italo giapponese", ma una selezione di articoli di ogni numero pubblicato. Quindi, tanto per essere preciso, non sono presenti tutti gli articoli di ogni numero, ma, appunto, una rassegna scelta dal curatore dell'opera, Ernesto Zucconi.
L'unica cosa che ho notato di strano è che per l'annata 1943 in indice sono presentati il numero 1 ed il numero 5 della rivista, mancano il 2,3 e 4.
Alla fine del libro sono presenti le immagini di tutte le copertine della rivista.



La prima pagina della prefazione scritta da curatore dell'opera, che spiega il bene il senso della stessa.

Le scan dell'indice presentano per ogni numero gli articoli che sono stati selezionati.

domenica 23 dicembre 2018

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1941



Mi sono reso conto che ho pubblicato molti meno Yamato di quelli che avrei voluto e che pensavo di aver recensito, solo sei, tra l'altro tutti del 1942:

Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Aprile 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Giugno 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942
Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942

Quindi colmo la lacuna del 1941 con questo numero di ottobre, che in ultima pagina reca la pubblicità di una marca nipponica oggi assai conosciuta, compreso il suo marchio coi tre rombi:




Mitsubishi shoji kaisha Ltd - importatori, esportatori e armatori, nonché un pelino sterminatori...ma a loro insaputa!!!
Metà delle filiali elencate saranno entro poche settimane parte dell'Impero nipponico, mentre quelle nelle nazioni occidentali anti tripartito saranno chiuse, ma la Mitsubishi arriverà in Italia lo stesso!


           

"Mitsubishi, mi stupisci!"
Mi stupisci un sacco che tu te la sia cavata senza pagare dazio...



Come ogni numero di Yamato, se si riesce a mettere da parte la retorica nazionalista e le leccate di sedere fasciste, si riescono a trovare informazioni assai interessanti, per esempio il primo articolo, quello sul tempio Yasukuni. C'è poi l'articolo sui "tonarigumi", le associazioni di quartiere, che erano la prima sentinella del regime per controllare il popolo, argomento trattato nel saggio di Francesco Gatti:
Il fascismo giapponese

Interessantissimo l'articolo sulla stampa nipponica, specialmente se si è letto il saggio di Marco del Bene:
Mass media e consenso nel Giappone prebellico

Nell'articolo sono riportate anche due vignette del periodo, debitamente tradotte.
Segue una parte di carattere religioso, che a me interessa meno, e sulla pesca, la rivista si conclude su quanto fossero da imitare le donne nipponiche   ^_^

mercoledì 7 dicembre 2016

Yamato, mensile italo giapponese - Settembre 1942


Sono riuscito a recuperare altri tre numeri della rivista italo giapponese "Yamato", purtroppo non quasi gratuitamente con il primo numero che ho postato ( Yamato, mensile italo giapponese - Febbraio 1942 ), ergo ho dovuto scegliere i numeri con gli articoli che mi sembravano più interessanti. Quello che ho adocchiato immediatamente è stato questo, per un incredibile articolo dal fantascientifico titolo "Umanità del soldato giapponese"!!!
Ovviamente non mi permetto di affermare che tutti i soldati, i sottufficiali e gli ufficiali nipponici fossero dei massacratori abituali, ma purtroppo la cronaca storica riguardo il trattamento riservato ai civili e ai prigionieri non depone a favore dell'umanità dell'esercito imperiale.
Si replicherà che questa era una rivista propagandistica, vero, ma lo stupro di Nanchino venne commesso alla fine del 1937, voler far passare il soldato nipponico come buono e servizievole, manco fosse Lupo de Lupis, è addirittura grottesco...
Oltre a questa perla sono presenti altri articoli interessanti, uno che dimostra quanto i giapponesi (e non solo) considerassero importante l'India e le nazioni vicine come ulteriore fronte di guerra, sperando in sommosse popolari contro i colonizzatori inglesi. Un articolo a doppia pagina con molte immagini sui torii, presente anche i copertina. Un altro scritto inerente i fanti giapponesi al fronte, tratto dai diari dei soldati. Due articoli di carattere agricolo-ittico, entrambi interessanti. La rivista si conclude con un breve articolo sul "più potente degli esplosivi", che per l'autore era lo spirito combattivo nipponico, purtroppo saranno gli stessi giapponesi a sperimentare che sarà un esplosivo totalmente scientifico a spazzare via la "forza ideale" del popolo giapponese.
Parto con il sommario della rivista, la numero 9 del settembre 1942.



L'articolo sull'umanità del soldato giapponese sarebbe circa a metà rivista, ma è così fantasioso che merità d'essere mostrato per primo.
Non solo non venivano citati i casi di massacri compiuti verso le popolazioni inermi, e questo si può anche comprendere vista la natura propagandistica della pubblicazione, ma addirittura si raccontava di quanto l'esercito nipponico corresse in aiuto della popolazione sofferente!!!


domenica 8 settembre 2019

Yamato, mensile italo giapponese - Gennaio 1941 (primo numero della rivista)



Ho recuperato il numero uno di "Yamato, mensile italo giapponese", penso la prima pubblicazione che si occupò di informare il cittadino italiano delle usanze nipponiche. Come ho già ribadito più volte, purtroppo la rivista era intrisa di propaganda, nazionalismo all'italiana e alla giapponese, tematiche che mi fanno venire l'orticaria... e che risultano oggi anche assai ridicole, ma se si riesce a leggerle contestualizzando lo scritto, restano documenti interessanti.
Ovviamente il target della mensile non era il popolano qualsiasi, che aveva altri problemi, ma penso fosse quella dell'elite del regime, o comunque una classe sociale altolocata e ben istruita. Inutile rammentare che, a differenza dei giapponesi, l'analfabetismo degli italiani del 1941 non era un problema marginale (del 1931 era al 21% della popolazione).
Essendo il numero 1 non potevano mancare i saluti dei potenti nell'ambito della rivista, cioè il ministro degli esteri Ciano, il ministro del Minculpop(...) e l'ambasciatore giapponese in Italia Zembei Horikiri. Di quest'ultimo è presente anche la lettera in ideogrammi, magari qualche appassionato potrà cimentarsi nella sua lettura.
La propaganda.
Tutti siamo vittime della propaganda, scopo del gioco globale informativo, secondo me, è quello di farsi fregare il meno possibile.
In quei tempi il lettore aveva possibilità assai limitate di attingere a fonti con punti di vista differenti, si "abbeverava" alla fonte nazionale, che nel nostro caso non brillava per libertà informativa.
Se posso capire, ma non giustificare, che le dotte persone che scrivevano su questa rivista dovessero accondiscendere a qualche sviolinata verso i potenti e fare propria la retorica del momento, non comprendo perché sovente spingessero oltre.
Specialmente quando si facevano passare concetti chiaramente ridicoli come l'ininterrotta dinastia imperiale giapponese... ancor meno che si scrivesse che Hirohito discendesse addirittura dalla dea Amaterasu.
Ok, lo scritto che inneggia ai 2600 anni di regno della famiglia imperiale giapponese fu scritto da un consigliere dell'ambasciata giapponese a Roma, ma il concetto venne ribadito anche in altri articoli scritti da italiani.
Interessante anche lo scritto dell'ammiraglio Gino Ducci, che analizzava lo scenario bellico marino tra Stati Uniti e Giappone. Tra le righe si nota una certa invidia per "le enormi somme di miliardi di dollari messe a disposizione delle forse armate americane" dal Congresso per riarmare la flotta, l'autore evidentemente conosceva il livello dell'armamento nazionale...
L'apoteosi della propaganda la si aveva negli articoli militari in cui si inneggiava alla guerra giapponese di liberazione della Cina... ok, di nuovo l'autore era un giapponese (l'addetto militare dell'ambasciata), ma qualcuno lo invitò a scrivere l'articolo, era ovvio che non nominasse mai, per esempio Nanchino, ma è possibile che nessuno degli eruditi redattori della rivista avesse udito voci in merito?
Comunque, tralasciando il mio opinabile punto di vista, ognuno potrò farsi il proprio leggendo gli articoli di questo numero uno, da cui ho omesso solo il racconto di Ryunosuke Akutagawa dal titolo "Il filo di ragno".
Purtroppo la redazione di "Yamato" non immaginò l'avvento di tecnologie come lo scanner, ergo impaginarono la loro rivista in un modo che oggi pare quasi fatto apposta per renderla il più problematica possibile con uno scanner A4. Quindi talvolta ho dovuto scannerizzare le pagine in più parti per rendere leggibile lo scritto, in altri casi sono riuscito a farlo entrare in una sola scan, spero si leggano le parole...


sabato 15 settembre 2018

Yamato, mensile italo giapponese - Ottobre 1942



E' questo il sesto post in cui presento un numero di "Yamato, mensile italo giapponese".
Ovviamente gli scritti risentono, pesantemente, della propaganda fascista del periodo, ma comunque, specialmente quando gli articoli trattano della vita comune in Giappone o delle sue tradizioni, si possono leggere cose interessanti. In questo numero, per esempio, ci sono articoli sul pittore Utamaro, sulla cerimonia nuziale giapponese, sulle difficoltà di comprendere i sentimenti veri di un giapponese.
A me reste il dubbio, ogni volta che sfoglio questa rivista, se io, in quel contesto storico, sarei mai potuto arrivare a scrivere le stesse assurdità fanatiche sul trionfo delle potenze (o almeno 2 su 3...) dell'Asse.
Oggi ci si lagna, giustamente, delle stron*****te che si leggono sui social, del populismo facilone che sposta milioni di elettori, mettendo a rischio la stabilità dell'Europa (poi bisognerebbe capire perché, chi aveva amministrato fino a ieri, abbia inanellato così tanti errori da arrivare a questo punto...).
Anche giustamente si fa notare che grazie al web qualsiasi cretino/a può far sentire la sua voce ad una quantità immane di persone, influenzandole in peggio.
Strilloni del web che, magari, hanno un basso livello di scolarità e che non sono informate su nulla, eppure, nonostante ciò, vomitano le loro idee(?) su ogni argomento.
Trovo grandemente corrette queste considerazioni, però, poi, leggo la rivista Yamato, in cui scrivevano solo persone con un livello culturale molto alto, alto anche rispetto ai canoni di oggi, figuriamoci all'istruzione media degli anni 30 e 40, e cosa leggo?
Fanatismo, razzismo, ignoranza, agiografie dei personaggi potenti... poi c'era tanta cultura inerente il Giappone, ma perché queste persone tanto colte non riuscirono a frenarsi sugli altri aspetti?
E se i social fossero esistiti in quel periodo storico, quale massa di oscenità avremmo letto?
Per fortuna ai tempi una persona qualsiasi non poteva scrivere sulla carta stampata, c'erano numerosi filtri economico-sociali (non democratici) ad impedirlo.



Rimangono questi articoli delle persone istruite, in cui si esalta, tanto per citare l'articolo introduttivo a questo numero, le operazioni congiunte di sommergibili dell'Asse nell'Oceano Indiano... come se la guerra si poteva vincere in India... illudendo il lettore, che magari aveva un figlio al fronte, che i giapponesi sarebbero potuti venire in nostro soccorso, giungendo dall'altra parte del pianeta... oppure che 210 milioni di abitanti dell'Asse potessero battere le popolazioni di Usa, Gran Bretagna (più le colonie), URSS e Cina...

lunedì 15 ottobre 2018

Nuovo Mondo vol 1 n° 12 - 27 agosto 1945



Mentre la rivista "Yamato, mensile italo-giapponese" era incentrato solo sul Giappone e soffriva della propaganda fascista del ventennio, la rivista "Nuovo Mondo" conteneva articoli su tutte le nazioni che avevano preso parte all'appena terminato conflitto mondiale ed era diretta emanazione dell'Ufficio Informazioni degli Stati Uniti d'America.
Sono in mio possesso due numeri di una testata simile, "Victory", che addirittura recava il prezzo in centesimi di dollaro (10 cent.).
"Nuovo Mondo" non la conoscevo, venne pubblicata dagli americani con la seguente motivazione, che riporto interamente da un altro numero:
"Rivista pubblicata a cura del governo degli Stati Uniti per il periodo provvisorio in ci non era possibile agli editori italiani far giungere al pubblico le loro riviste, cesserà le pubblicazioni con numero 16 del 15 ottobre p.v. Il Servizio Informazioni degli Stati Uniti d'America ritiene che la rivista abbia pienamente assolto il suo compito."

Benché sia "Yamato, mensile italo-giapponese" che "Nuovo Mondo" fossero espressione di propagande, seppur opposte, a distanza di tanti decenni le informazioni contenute acquistano un valore storico.
Nel caso di "Nuovo Mondo" veniva raccontato il Giappone che stava per crollare o che era appena crollato, dal punto di vista del vincitore americano.
In questo numero sono due gli articoli dedicati al Giappone.
Il primo, dopo una breve introduzione scritta, è formato da 29 fotografie che illustrano l'ascesa ed il crollo dell'Impero del Sol Levante.
Il secondo è un approfondimento di 5 pagine dal titolo: "I giapponesi di Okinawa".
In copertina il simpatico Tojo, che fece tutto di testa sua, senza avere mai l'avallo del buon pacifista Hirohito...



La cornice in rosso l'ho messa per sottolineare che la rivista non nascondeva d'essere un organo d'informazione degli Usa.





Ottimi buoni propositi, tutti da sottoscrivere, bastava seguirli anche nel proseguo...
Le foto hanno un valore storico, noto che non è stato considerato degno di nota il massacro di Nanchino, mentre l'ingresso a Shangai delle truppe nipponiche si.

martedì 7 febbraio 2023

"Emakimono, sei storie giapponesi dell'XI° e del XIV° secolo in pitture su rotoli" (1959) - prima parte




TITOLO: Emakimono, sei storie giapponesi dell'XI° e del XIV° secolo in pitture su rotoli
AUTORE: Akihisa Hasé e Dietrich Seckel
CASA EDITRICE: Il Saggiatore
PAGINE: 251
COSTO: 15€
ANNO: 1959
FORMATO: 30 cm x 24 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 




Sul versante della saggistica inerente i manga più di un autore ha considerato l'Emakimono come l'antesignano del fumetto giapponese o di uno storyboard di un anime. Di certo nella mia saggistica altri autori hanno trattato la tematica "Emakimono", ma non avendo io scritto la parola "Emakimono" nella recensione, non mi compaiono altri titoli oltre a quelli qui sotto:






Mi riservo di fare una ricerca più approfondita tra i mei libri   ;)
Annoto che in nessuno dei casi sopra citati il saggio de "Il Saggiatore" datato 1959 è citato come fonte, forse perché, oltre ad essere un titolo un po' vecchio, ha un taglio essenzialmente di carattere di critica artistica.
Ho anche recensito un numero della rivista "Yamato" in cui si commentano gli Emakimono:

Ad un mercatino ho trovato una copia in perfette condizioni, ma l'ho comprata solo perché avevo appena letto il 15esimo volume di "Manga Academica", quindi ero incuriosito da un saggio che trattasse l'argomento "Emakimono" prima di una qualsiasi "contaminazione" da parte di manga ed anime.
In una piccola misura speravo che gli autori avessero citato i fumetti giapponesi come evoluzione diretta dell'Emakimono, questo aspetto non è presente nel testo, sebbene, pur considerando i mei limiti di comprensione di un saggio molto tecnico come questo, la rappresentazione espressa è quella che porta ai manga e agli anime.
Ho quindi pensato di rendere fruibile questo testo per chi possa cogliere aspetti a me non comprensibili, magari legati al punto di vista artistico di manga ed anime.
Ovviamente dividerò in più parti il testo, inserendo anche illustrazioni degli Emakimono analizzati, quindi il tutto andrà valutato quando si avranno disponibili tutti i tasselli della pubblicazione.
Mi asterrò da qualsiasi commento in quanto totalmente ignorante in materia artistica e della storia dell'arte nipponica.
Mi auguro che a qualcuno possa interessare abbastanza lo scritto per recuperarlo on line oppure a qualche mercatino per contenerne i costi   ;)

venerdì 8 settembre 2023

"Emakimono, sei storie giapponesi dell'XI° e del XIV° secolo in pitture su rotoli" (1959) - seconda parte





TITOLO: Emakimono, sei storie giapponesi dell'XI° e del XIV° secolo in pitture su rotoli
AUTORE: Akihisa Hasé e Dietrich Seckel
CASA EDITRICE: Il Saggiatore
PAGINE: 251
COSTO: 15€
ANNO: 1959
FORMATO: 30 cm x 24 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 


Mi ero dimenticato del librone sugli Emakimono, rimedio, seconda parte.
La prima parte postata a febbraio:


Sul versante della saggistica inerente i manga più di un autore ha considerato l'Emakimono come l'antesignano del fumetto giapponese o di uno storyboard di un anime. Di certo nella mia saggistica altri autori hanno trattato la tematica "Emakimono", ma non avendo io scritto la parola "Emakimono" nella recensione, non mi compaiono altri titoli oltre a quelli qui sotto:






Annoto che in nessuno dei casi sopra citati il saggio de "Il Saggiatore" datato 1959 è citato come fonte, forse perché, oltre ad essere un titolo un po' vecchio, ha un taglio essenzialmente di carattere di critica artistica.
Ho anche recensito un numero della rivista "Yamato" in cui si commentano gli Emakimono:

Ad un mercatino ho trovato una copia in perfette condizioni, ma l'ho comprata solo perché avevo appena letto il 15esimo volume di "Manga Academica", quindi ero incuriosito da un saggio che trattasse l'argomento "Emakimono" prima di una qualsiasi "contaminazione" da parte di manga ed anime.
In una piccola misura speravo che gli autori avessero citato i fumetti giapponesi come evoluzione diretta dell'Emakimono, questo aspetto non è presente nel testo, sebbene, pur considerando i mei limiti di comprensione di un saggio molto tecnico come questo, la rappresentazione espressa è quella che porta ai manga e agli anime.
Ho quindi pensato di rendere fruibile questo testo per chi possa cogliere aspetti a me non comprensibili, magari legati al punto di vista artistico di manga ed anime.
Ovviamente dividerò in più parti il testo, inserendo anche illustrazioni degli Emakimono analizzati, quindi il tutto andrà valutato quando si avranno disponibili tutti i tasselli della pubblicazione.
Mi asterrò da qualsiasi commento in quanto totalmente ignorante in materia artistica e della storia dell'arte nipponica.
Mi auguro che a qualcuno possa interessare abbastanza lo scritto per recuperarlo on line oppure a qualche mercatino per contenerne i costi   ;)




domenica 7 marzo 2021

Il Giappone in guerra - "Storia ieri e oggi" 15/30 novembre 1941 (prima parte)

Ho scovato un'altra pubblicazione pre o appena post seconda guerra mondiale che si occupò quasi completamente del Giappone, viene trattata anche la Cina, specialmente come paese invaso/emancipato(...), e in generale lo scenario asiatico: "Storia di ieri e oggi"
Chiaramente "la storia" distorta dalla lente del ventennio, ma lo è spesso anche da altri punti di vista, solo che in quel periodo non potevi scrivere concetti diversi se non quelli dittatoriali, altrimenti finivi male, forse sarebbe stato più saggio astenersi...
Alla fine, tralasciando "Yamato, mensile italo giapponese", che era incentrato al 100% sul paese del Sol Levante, ed "Asiatica", che si occupava del medio ed estremo Oriente, le altre riviste non avevano come tema il Giappone, lo trattarono con vari speciali, a dimostrazione che nel target non popolano di queste pubblicazioni, l'argomento nipponico aveva un qualche interesse:

La rivista consta di quasi 50 pagine, ho quindi dovuto dividere in due parti (almeno) , ed in questa prima mostrerò solo tre articoli:
"La strada del Giappone" di Silvio Platen
"La guerra russo-giapponese" di Carlo Scarfoglio (spero che il link non riguardi un omonimo)
"Dieci anni di guerra in Cina 1931-1941" di Domenico Bartoli (spero che il link non riguardi un omonimo)
Come per tutte queste pubblicazioni ho avuto il problema di scannerizzare decentemente ogni pagina, purtroppo tra il formato della rivista maggiore della scannerizzazione A4, il carattere piccolo dello scritto e l'impaginazione a dir poco caotica, ho dovuto sminuzzare ogni pagina in più scan.
Si può ben vedere sopra che le quattro colonne presenti in quelle due pagine non solo solo distanti tra di loro, ma di grandezze differenti una dall'altra, pare non esistesse un qualche standard editoriale. Ficcavano lo scritto dove c'era spazio tra una foto e l'altra, immagini di grandezza differente... e tutta la rivista è così   T_T
Quindi ho deciso di fare opera di taglia e cuci per mettere tutto lo scritto di un articolo all'inizio, seguito da tutte le immagini inerenti quell'articolo.
Sfortunatamente, operando in questo modo, delle volte mancano le didascalie di alcune foto, in quanto spesso c'era una singola didascalia per più immagini, ma non ho trovato un modo migliore per rendere fruibile le pagine.
L'alternativa sarebbe lanciare un crowdfunding per l'acquisto di uno scanner formato A3, tanti blogger o gestori du pagine FB lo fanno... 
Ne ho visto uno di ultima generazione da 100 mila euro, non so, io la butto lì   ^_^



Noto che nel denunciare veementemente i trattati diseguali estorti al Giappone Tokugawa da parte dei protervi paesi Occidentali , l'autore pare dimenticarsi l'alleata italica del patto tripartito   :]

1931: inizio del conflitto in Cina.
Un modo gentile di affermare che il Giappone invase la Cina...

La guerra scoppiata l'8 dicembre 1941 contro Usa ed Inghilterra:
Un modo gentile di affermare che il Giappone attacco di sorpresa gli Usa...

L'articolo ripercorre l'espansione industriale della potenza nipponica, prima importò i prodotti occidentali, poi li copiò, quindi li produsse per soddisfare la domanda interna ed infine li esportò verso i paesi da cui prima li importava. E' la storia economica industriale che si ripete da sempre, ne abbiamo beneficiato anche noi.
L'autore ci azzeccò sul fatto che la sconfitta contro gli Usa avrebbe posto fine all'Impero nipponico, inoltre non sottace i punti deboli economici del Giappone e il motivo per cui invase Formosa, Corea, Manciuria e le guerre con Cina e Mongolia, poi la propaganda deve prevalere.

lunedì 17 aprile 2017

Yamato, mensile italo giapponese - Marzo 1942



Stante che trovo interessanti tutti i numeri della rivista "Yamato", questo del marzo 1942 lo è particolarmente per l'articolo iniziale che descrive l'amore per la pace del popolo, ma anche del soldato, giapponese, e per uno speciale sul decennale della fondazione dello stato (fantoccio) del Manciukuò. Questo inserto, visto che era posto al centro della rivista e si sarebbe dovuto staccare, lo mostro per ultimo.
E' presente anche un articolo sul rapporto economico tra Giappone e Filippine antecedente la conquista nipponica, ed uno sulle metropolitane di Tokyo ed Osaka, quando noi avevamo al massimo il tram... infine uno sul rapporto madre/figlio-a.
Ognuno/a valuterà ciò che più consono alla curiosità personale.
Le scan non sono sempre diritte, ma la responsabilità non è dello scannerizzatore  >_<  la rivista è impaginata leggermente storta.


A riprova dell'amore nipponico per la pace e la vita, viene mostrata la foto di una pagina perforata da un proiettile, in cui un soldato scrisse la sua ultima frase:
" Muoio di una morte gloriosa. Viva la Maestà dell'Imperatore".

Secondo me il soldato italiano avrebbe scritto "mi avete mandato a morire e voi siete rimasti a casa col kulo parato, spero crepiate pure voi...", o almeno è quello che avrei scritto io.



Non mancano mai testimonianze fotografiche dell'amore del soldato nipponico verso i popoli assoggettati, poi, sia chiaro, probabilmente quello specifico soldato era pure amorevole, ma in media...

giovedì 5 novembre 2020

"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" - gennaio/febbraio 1941

Ho scoperto un'altra rivista che negli anni del fascismo si occupava di informare gli italiani della politica, le vicende di guerra, la cultura e i costumi giapponesi: 
"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" 

Questa pubblicazione, a differenza di "Yamato, mensile italo giapponese", non si dedicava in toto al paese del Sol Levante, ma a tutta l'Asia, ma questo numero era di carattere monografico nipponico. 
Negli altri numeri in mio possesso gli articoli sul Giappone non coprono tutto l'indice del numero. 
Dalle scan ho omesso solo le notizie di cronaca sulle altre nazioni, i libri in lingua straniera e sulle altre nazioni. Infatti una caratteristica della rivista erano le due rubriche "Recensioni Libri" e "Cronaca", nella prima erano inserite le recensioni di libri inerenti i paesi asiatici, anche in lingua non italiana, la seconda rubrica era una specie di notiziario dall'Asia.
La "Cronaca" merita di essere spulciata a fondo, si trovano piccoli accenni a chicche propagandistiche non da poco  ^_^
Oltre al Giappone ho inserito le notizie sul "Man Chou Kuo", che era lo stato fantoccio giapponese in Cina, mi ha fatto ridere leggere come noi alleati italiani, dopo che inizialmente non lo avevamo neppure riconosciuto (volendo difendere l'integrità territoriale cinese), ne divenimmo un nume tutelare...
Penso che la rubrica "Recensioni Libri" potrebbe tornare utile a chi dovesse fare delle ricerche bibliografiche sul Giappone degli anni 30 e 40, infatti "Asiatica" nasce nel 1936 e prosegue la sua vita fino al 1943. Purtroppo i numeri sono di difficile reperimento, bisognerebbe indirizzarsi ad una emeroteca, ma con il Covid...
Mi è parso che gli scritti presenti su "Asiatica" siano più tecnici rispetto a "Yamato", probabilmente la rivista sul Giappone, seppur dedicata ad una fascia molto colta della popolazione italica, voleva comunque essere una pubblicazione di svago, mentre "Asiatica" era una rivista di studi accademici.
Per questo motivo mi asterrò dal commentare argomenti troppo tecnici o colti per il sottoscritto  :]


Quando leggo questi articoli scritti da persone con una cultura così approfondita, ma che non riuscivano a scrivere senza fare della propaganda, mi chiedo a cosa serve studiare tanto... capisco bene che l'autore non è che potesse scrivere che l'Italia e il Giappone fossero due dittature, ma leggere che, invece, lo erano gli Stati Uniti d'America, con tutti i suoi difetti del periodo (tipo il segregazionismo), mi pare un pelino esagerato...

domenica 8 marzo 2026

Nippon Shock Magazine - La rivista 100% dedicata a manga e intrattenimento giapponese - n° 32 febbraio 2026


Arrivatomi in edicola martedì' 3 marzo, ritirato venerdì 6 marzo, tanto ormai lo recensisco sempre con un mese di ritardo  :]
Stante che mandare in stampa 32 numeri di una rivista che tratta "vecchia" animazione giapponese e qualche volta un po' più recente non è facile, in quanto prima o poi le tematiche da sviscerare tendono ad esaurirsi, questo numero mi è parso un po' deboluccio, specialmente nel focus sul Gaiking.
La mia memoria in merito al drago robotico è abbastanza fresca, in quanto qualche mese addietro è stata pubblicato un libro proprio sul Gaiking:

Il punto forte dello speciale sul Gaiking è l'intervista ad uno (italiano) dei componenti del gruppo "Ganymed", che compose il brano che poi venne usato per la sigla italica, il resto degli scritti mi è parso un po' leggerino.
Il numero contiene anche un'altra semi intervista, a Ricardo Zara sulla sigla di "Cuore", che in realtà mi pare sia una proposizione di alcuni brani della sua biografia:

Non so... capisco il senso di invogliare il lettore all'acquisto del libro edito dalla medesima casa editrice, ma io la biografia l'ho già comprata e letta   ^_^

Come al solito inserisco scan e commento solo di qualche scritto, non vuol dire che gli altri non meritino, mia scelta.
Il sommario a fine post, tanto per farsi un'idea sul contenuto totale indipendentemente dalle mie elucubrazioni.


Come scrivevo sopra, l'approfondimento mi è parso un po' minimale, considerando che è arduo trovare nuovi spunti dopo tutti questi decenni su una serie che non è stata di primaria importanza in Italia (anche perché trasmessa incompiuta...)..
Nel tempo qualche post l'ho dedicato pure io al Gaiking, magari solo per una citazione veloce, comprese le teorie paleo storiche (ne linko qualcuno a caso):









domenica 20 agosto 2023

Servizio di Anna Praderio al TG5 ore 20,00 del 19 agosto 2023 su "Si alza il vento" e Hayao Miyazaki - Bene, ma non benissimo...


Dato che non guardo più la televisione, questo servizio mi sarebbe sfuggito se ieri sera non fossi stato a cena da amici con l'audio della tv in sottofondo, cosa che mi ha permesso di notare che in coda al telegiornale si parlasse di Hayao Miyazaki e del film "Si alza il vento".
Premessa, son ben contento che durante l'edizione serale di un telegiornale nazionale tanto seguito ci sia un servizio sull'animazione giapponese, infatti ho zittito subito le conversazioni a tavola per sentire bene cosa venisse detto in proposito:
Ecco... bene, ma non benissimo   ^_^

La giornalista Cesara Buonamici introduce il servizio con toni un po' trionfalistici, descrivendo il film "Si alza il vento" "IL PIU' GRANDE FILM D'ANIMAZIONE CHE SIA MAI STATO FATTO"!!!

Per l'amor del cielo, son belle parole, ma mi paiono un po' esagerate, se non fosse per il semplice fatto che è un film del 2013, e forse in questi 10 anni qualcosa di altrettanto bello lo avranno pur prodotto, no?
Ma anche se in questi 10 anni tutti gli autori nipponici avessero creato solo ciofeche, esisterebbe anche il pre 2013 e i film di Miyazaki prima di "Si alza il vento".
Certo che alla Buonamici quelle due righe le avrà pur scritte qualcuno, spero non parlasse a braccio, bisognerebbe che la giornalista chiedesse conto dell'esagerazione.
Vabbè che al TG5 saranno abituati ad esagerare i toni dei trionfi governativi, un trionfo in più, uno meno  :]


Infatti Anna Praderio, autrice del servizio, ridimensiona un po' l'entusiasmo della più anziana collega e  forse meno avvezza all'animazione nipponica, descrivendo "Si alza il vento" come "uno dei capolavori di Hayao Miyazaki, uno dei film di animazione più belli di sempre".

Ecco, "uno dei capolavori di Hayao Miyazaki " e "uno dei film di animazione più belli di sempre" è già un giudizio più equilibrato, anche perché "Si alza il vento" non è assolutamente, per quanto mi riguarda, "il più grande film d'animazione che sia mai stato fatto", per affermarlo vuol dire che si sono visti pochi film d'animazione nipponici e solo quel film di Miyazaki.

Anna Praderio si occupa dei servizi su cinema e spettacoli, ovviamente mica si può pretendere che abbia visto tutto e si ricordi tutto di quello che ha visto, però, proprio perché vai in onda nell'edizione serale del TG5, magari ci possono essere più possibilità che un qualche fissato pignolo di anime stia seguendo il tuo servizio   ^_^
Possibile che nella redazione del TG5 non ci sia qualcuno, o l'amico di qualcuno, o il parente di qualcuno che conosca un pochino di più i film di Hayao Miyazaki a cui chiedere?
Evidentemente no  :]
Controllare qualche fonte sul web?
Preciso che il servizio, per quanto vago, è sostanzialmente corretto, solo che quando si descrive un po' nel dettaglio il film "Si alza il vento", viene commesso un ingiustificabile errore.

Viene giustamente annotato che ebbe successo al festival di Venezia del 2013, ma non vinse nulla, cosa che invece avvenne per "La città incantata", che si aggiudicò l'Oscar e pure l'Orso d'Oro al festival di Berlino. 
Non che abbiano valore solo i film che vincono premi, però se il criterio di valutazione è quello di essere acclamato ad un festival del cinema, "La città Incantata" venne acclamato di più e in più festival.