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lunedì 14 settembre 2026

"E come amici Mazinga e Astrorobot", di Carla Curina - "Fatti e Notizie" n° 5 maggio 1981


Queste sono le piccoli chicche che adoro   ^_^
Giri pagina e ti trovi il "Grande Mazinga" ad "Ali Diaboliche" spiegate che sfreccia verso di te sulla prima pagina di "Fatti e Notizie"   ^_____^
Ok, la testata non era il "Corsera" o "La Repubblica", ma il periodico per i dipendenti della "Pirelli", neppure venduto nelle edicole, ma resta molto impattante graficamente.
Aggiungendoci anche il perentorio titolo "Sotto processo Mazinga e Ufo Robot", l'ennesima criminalizzazione dei cartoni animati giapponesi era disponibile anche per i dipendenti "Pirelli".
Poi magari gli operai erano a contatto con sostanze cancerogene e/o il tasso di infortuni in azienda non era basso, ma il problema per i bambini erano "Mazinga", "Ufo Robot" e gli "Astrorobot", non di certo avere il papà o la mamma infortunati a lavoro o con una malattia professionale...


Le due pagina interne dedicate agli anime sono ancor più soddisfacenti, con il titolo "E come amici Mazinga e Astrorobot", che sottintende che noi bambini del maggio 1981 vivessimo in solitudine...
Belle anche le tante immagini dei personaggi animati, peccato fossero in bianco e nero, come tutta la testata.
Mi resta il dubbio su un titolo ed articolo del genere nel maggio 1981, quando, invece, la polemica avvenne nel aprile/maggio 1980, con gli anime sotto processo, studi di settore e sentenze inappellabili.
Forse la giornalista ripescò qualche vecchia notizia oppure venne pubblicata qualche altra ricerca sulla fruizione dei programmi tv da parte dei bambini, solo che altre notizie del genere nella primavera del 1981 non ne son presenti.
Chissà come mai saltò furi di botto questa notizie sul periodico della "Pirelli".

"E come amici Mazinga e Astrorobot"

Ma non era vero!
Eravamo pieni di amici (compagni di giochi), tra cortile e scuola non mancava certo la compagnia, se poi paragoniamo i numeri dei bambini con cui interagivamo ai tempi, con quelli con cui interagiscono oggi i bambini, non c'è proprio storia...
Eppure per Carla Curina i nostri solo amici erano i personaggi dei cartoni animati giapponesi...


"81 bambini su cento guardano la televisione ogni giorno", in base all'indagine statistica del "Servizio Opinioni Rai", a me sorge il dubbio che fosse la ricerca dell'anno prima:


Si prende in considerazione il best-seller di Mary Winn "La droga televisiva", con vari dati italici ed esteri, non mancando di terrorizzare il genitore dipendente "Pirelli" con la notizia che recentemente a "New York" un dodicenne venne assolto di aver ucciso una vicina perché intossicato dalla violenza televisiva...

sabato 11 aprile 2026

"Pomeriggi TVS, parte Danguard arriva Daytar - "Il Secolo XIX" 5 marzo 1980 + "TVS, stasera: L'ora di Daitarn" - "Il Secolo XIX" 11 marzo 1980


Non voglio certo replicare la ricerca sulla prima presenza/prima trasmissione del "Danguard" anche per "Daitarn III":


Anche per evitare altre guerre di religione  :]
Detto ciò, il precedente post sulla cronologia degli episodio di "Daitarn III" trasmessi da "Antenna Sicilia" e presentati dal quotidiano "La Sicilia", mi ha fatto venire la curiosità di ricercare, tra le tonnellate di materiale da me ricercato, altri riscontri sulla prima tv di Aran Banjo  ^_^
Questi due trafiletti che mostro da "Il Secolo XIX" fanno parte di una delle primissime mie missioni in emeroteca, avranno circa 10 anni, ma poi, essendo brevi scritti, finiscono sempre soppiantati da materiale più corposo e/o interessante.
Forse questo era il momento giusto per inserirli.
L'annuncio qui sopra è di lunedì 5 marzo 1980, cosa che conferma che l'esordio italico di "Daitarn III" lo si può attestare al marzo 1980, seppur con il nome un po' storpiato.
"Temple e Tamtam" era presente anche nei palinsesti de "La Sicilia" con "Daitarn III", mostrati al link qui sopra, quindi si può ipotizzare che arrivò prima del robot marziano.

La domenica successiva, 11 marzo 1980, il quotidiano genovese pubblicizzava di nuovo "Daitarn", con il nome corretto, ma con sempre l'errata individuazione del protagonista, Joe Tempesta, invece del nostro mitico Haran Banjo  ^_^

mercoledì 8 aprile 2026

"Mazinga ha un fratello" - "La Sicilia" 11 marzo 1980 + "Daitarn III" su "Antenna Sicilia" dal 12 marzo al 17 ottobre 1980


Non è il primo post in cui mostro come un'emittente privata locale annunciò la trasmissione giornaliera di una serie animata giapponese su un quotidiano, lo avevo già fatto per "Jeeg" e "Space/Getta Robot":


La caratteristica che accomuna i quotidiani "Libertà" e "La Sicilia" con le emittenti "Telelibertà" ed "Antenna Sicilia" è la proprietà. Entrambi gli editori erano proprietari sia del quotidiano che della tv privata, ergo erano più motivati, rispetto ad un "Corriere della Sera", ad informare sulla trasmissione dei loro programmi, compresi i cartoni animati giapponesi.
Quindi, quando "Antenna Sicilia" iniziò a trasmettere "Daitarn III", non solo venne inserito il nome della serie nei programmi de "La Sicilia", ma anche i titoli dei singoli episodi.
Grazie a ciò, a distanza di più di 45 anni, si può apprezzare come l'anime venne trasmesso su "Antenna Sicilia", con quale frequenza e quanto cronologicamente corretto.
Preciso che salvai i palinsesti circa cinque anni fa, e in quell'occasione, visto che lo scopo era riportare i titoli delle singole puntate, non considerai valida la semplice presenza di "Daitarn III" senza il titolo della puntata.
Per questo motivo mostro lo sviluppo solo dei casi in cui il quotidiano "La Sicilia" inserì il titolo della singola puntata, ne consegue che quando c'è un salto di puntata ed anche un salto di uno o più giorni, in mezzo probabilmente venne trasmesso l'episodio non titolato.
In generale la programmazione di "Daitarn III" rispettò il corretto ordine cronologico della serie.
L'11 marzo la redazione avvisava il giovane telespettatore che dall'indomani avrebbe potuto vedere il fratello di "Mazinga". Interessante l'annotazione che venne rimandata di qualche settimana la trasmissione del già programmato "Judo Boy" per far vedere "Daitarn III".
Resta, come spesso accadeva i quel periodo, l'equivoco sul nome del protagonista di "Daitarn III", cioè Joe Tempesta e non Haran Banjo.

Dopo i calendari dei mesi da marzo ad ottobre (non agosto perché "Daitarn III" si prese le ferie) inserisco anche ogni singolo palinsesto di "Antenna Sicilia" presente in "La Sicilia" con i titoli delle puntate di "Daitarn III", così chiunque potrà sincerarsi dei titoli corretti.

Mercoledì 12 marzo (1980) è presente solo il titolo della serie, cioè "Daitarn III", con riportato "PRIMO EPISODIO", ma senza il titolo.
Venerdì 14 marzo c'é il titolo del primo episodio, "Arriva Haran Banvo".
Inizialmente l'appuntamento con "Daitarn III" era per il mercoledì ed il venerdì, visto che le puntate 2 e 3, 4 e 5, sono inserite nei successivi mercoledì (19 e 26 marzo) e venerdì (21 e 28 marzo).



Ad aprile il numero di episodi titolati aumentato e sono abbastanza regolari ed in ordine cronologico, il lunedì, mercoledì e venerdì.
Mercoledì 11 aprile inserisco il primo caso in cui venne riportato solo "Daitarn III", senza titolo (in seguito non lo farò più), probabilmente venne trasmessa l'11esima puntata, visto che prima c'era la decima e poi la dodicesima.
In qualche occasione i titoli hanno una parola differente, immagino per un errore di scrittura (che nelle repliche venne corretto), l'unico caso di titolo diverso (anche nelle repliche) è quello del 15esimo episodio, che su "Antenna Sicilia" venne chiamato "Zenoia contro Coros" (l'ho scritto in rosso), mentre il titolo sarebbe stato "Il castello di Zenoya".
Un'altra curiosità riguarda la presenza dal 16esimo episodio (23 aprile) in poi della dicitura tra parentesi "HORVAT GIOCATTOLI" o solo "HORVAT".

sabato 31 gennaio 2026

The Complete Guide to Pirate Manga Worldwide - 世界海賊版マンガ大全: パクリ&無版権コミック・アーカイブ (世界マンガ読本)


Ringrazio Massimo Nicora che mi ha edotto dell'esistenza di questo volume, che ho quindi acquistato (pagato, cacciato la pecunia) immantinente  ^_^

Mi è capitato spesso di chiedermi quanto fosse l'interesse in Giappone sul successo degli anime in Italia (o nel resto dell'Europa), questo volume mi toglie qualche dubbio.
Il volume si occupa (occuperebbe teoricamente) dei fumetti, ispirati agli anime, pubblicati in Cina (capitolo 1), Corea (capitolo 2) Thailandia (capitolo 3), Italia (capitolo 4) ed infine un ultimo capitolo su varie nazioni.
Ovviamente io mi sono focalizzato unicamente sul versante nostrano.
Queste pubblicazioni vengono etichettate tutte come "pirata", ma per quanto riguarda i fumetti pubblicati in Italia, l'accezione negativa potrebbe essere dovuta a qualche incomprensione legislativa italiana o dalla non conoscenza dei contratti che venivano stilati dal 1978 ai primi anni 80 con le case di produzione giapponesi?

Faccio le solite premesse a caso.

Una prima stesura di questo post l'ho fatta usando il traduttore di Google, ma il risultato non mi era parso molto comprensibile (forse anche per miei errori di copia incollatura del testo), quindi ho dovuto rifare tutto con una app presente nel mio smartphone.
Mi sembra che il risultato sia migliore, ma resta il dubbio che non sempre il senso di quello che l'autore volesse riportare sia stato tradotto correttamente.
Un dubbio che ho ancora riguarda l'autore, se sia uno solo o se siano due... in alcuni siti sono riportati due nomi, in altri uno. Questo per far capire la difficoltà ad avere traduzioni valide senza appoggiarsi a qualcuno che sappia leggere il giapponese.
Immagino me stesso impegnato in una ricerca sui manga, basandomi su materiale tradotto dal giapponese, sarebbe un impegno gravoso e probabilmente l'errore sarebbe sempre dietro l'angolo.
Tutto questo per specificare che le mie valutazioni potrebbero essere fuorviate da una erronea traduzione dello scritto, inoltre apprezzo l'impegno generale dell'autore.
Una forte critica che mi permetto di muovere al volume, che va oltre eventuali errori più o meno grandi, è che spesso nel capitolo che sarebbe dedicato alle pubblicazioni italiane si leggano continue informazioni su altre nazioni.
La cosa non è occasionale, tanto che in alcuni punti la parte che riguarda l'Italia è minimale.
Nei forum lo si chiamerebbe "off-topic", ed il volume ne soffre moltissimo, almeno nella parte che ho tradotto inerente l'Italia.
Inoltre, se le immagini propongono sempre i fumetti pubblicati in Italia, il testo si riferisce nella quasi totalità, per quel poco che è presente sull'Italia, alla trasmissione degli anime e delle sigle... altro off-topic, a mio avviso, visto il titolo del volume.
Un altro appunto è dovuto al titolo, che riporta "The Complete Guide", ecco... non saprei valutare le altre nazioni presenti nel volume, ma nelle pagina italiane mancano un sacco di fumetti ispirati agli anime, che fossero pirata o meno.
Questo è il problema quando si pretende di stilare guide definitive e/o complete.
Nel volume non sono riportati i "cartonati", ma solo le testate dei fumetti pubblicati a scadenza regolare.


Questo sopra è un esempio della traduzione della medesima app dello smartphone del medesimo titolo:

"L'enciclopedia completa dei fumetti pirata - Manga pirata - Archivio di fumetti imitati e non autorizzati"

"L'enciclopedia completa dei fumetti pirata - Manga pirata - Archivio di fumetti di plagio senza licenza"

Si noti anche il cambio della traduzione dell'autore/i...

Tutti i fumetti italici mostrati nel volume a me pare che fossero licenziatari dei diritti, che fossero la "Sacis" della "Rai" oppure altre aziende private, i fumetti venivano pubblicati su concessione.
Perché l'autore li inserisce tutti come fumetti pirata, plagi, senza licenza e non autorizzati?
Forse non è stato valutato che tra il 1978 e i primi anni 80 in Italia la regolamentazione del diritto d'autore non era la medesima di quella odierna o di quella che vigeva ai tempi in Giappone?
Forse l'autore, non potendo accedere ad informazioni italiane, non è a conoscenza dei contratti stipulati tra le aziende italiane e le case di produzione nipponiche?
Nella prefazione c'è una parte che mi pare cerchi spiegare la cosa, ma non sono certo che la traduzione sia chiara, quindi evito di riportarla.
Resta interessante che per l'autore giapponese tutto quello che venne pubblicato in Italia tra il 1978 e i primi anni 80 è materiale pirata... anche la "Candy Candy" della "Fabbri Editore", che mi pare avesse firmato un contratto con la Kodansha.
Pure la testata "TV Junior" viene inserita tra i fumetti pirata. Solo che era pubblicata dalla "Eri Rai", su concessioni anche della "Sacis", quindi gruppi editoriali dello Stato Italiano.




Il capitolo sui fumetti italici inizia a pagina 130, e fino a pagina 135 l'autore riepiloga la situazione televisiva ed editoriale italiana per il lettore nipponico.

Preciso che ho "ripulito" tutte le traduzioni da parti incomprensibili, parole o lettere a caso, e di seguito propongo quello che ne risulta, in qualche occasione ci sono ancora parti monche, ma non posso interpretare cosa volesse tradurre la app dello smartphone   ^_^
Dato che lo scritto inerente l'Italia è spesso scarno, nonostante questo sia il capitolo "Italia", ho evidenziato in grassetto queste parti.

Pag 130

In Italia, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, vennero pubblicate numerose riviste manga piratate, ma prima di entrare nei dettagli di questa situazione, vorrei spiegare le innovazioni nel settore televisivo avvenute in Italia negli anni '70. In Italia, negli anni '70, la Radiotelevisione Italiana (comunemente nota come RAI), gestita dallo Stato e controllata dalla Democrazia Cristiana, monopolizzava il settore radiotelevisivo, ma allo stesso tempo le emittenti televisive private via cavo gestivano piccoli canali a diffusione regionale.

martedì 27 gennaio 2026

Album di figurine, la guida alle raccolte di figurine pubblicate in Italia - Volume Settimo Speciale Panini 1981/1993



TITOLO: Album di figurine, la guida alle raccolte di figurine pubblicate in Italia - Volume Settimo Speciale Panini 1981/1993
AUTORE: Bruno Carpanetto e Marco Maria Valtolina
CASA EDITRICE: Mencaroni Editore
PAGINE: 195
COSTO: 35€
ANNO: 2017
FORMATO: 22 cm X 22 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788899397098


Quando ad inizio mese ho postato l'album di figurine di "Daitarn III" della "Panini", mi era sorto il dubbio sull'anno di pubblicazione.
L'anime venne trasmesso in Italia nel 1980, ma l'album venne pubblicato nel 1982.
Solo che mi sono accorto che mi ero perso (dimenticato) la pubblicazione del volume della "Mencaroni Editore" relativo al periodo, mentre avevo gli altri:



Avevo preso gli altri tre volumi, ma quello dal 1981 in poi no... dimenticanza o scelta voluta? 
Non rammento  :]
Quindi, con circa 7 anni di ritardo, ho messo mano al portafoglio (virtuale) è mi sono accattato pure questo.
In fondo, se devi scrivere qualcosa cercando di non riportare castronerie, non puoi affidarti solo alle informazioni del web... qualche tua fonte cartacea la devi pur avere, anche se non scrivo su testate a pagamento, ma solo su uno sperduto blog     ^_^


Come negli altri tre volumi è presente la spiegazione di ogni voce inserita nella pagina di ogni album mostrato.


Il mio dubbio sulla datazione dell'album di "Daitarn III" era superfluo, venne pubblicato nel 1982.
Resta (per me) un mistero il motivo che spinse la "Panini" a pubblicare un album ben più di un anno dopo l'uscita televisiva della serie.

venerdì 2 gennaio 2026

Daitarn III - Album figurine Panini 1982


Ringrazio Guido e Susy per avermi prestato questo stupendo album "Panini" di "Daitarn III"  ^_^

Il 95% dei post di questo blog contiene materiale da me comprato/ricercato, questa è una delle eccezioni, anche perché è una bella rarità, specialmente tenuto in queste condizioni!
L'album di figurine, ovviamente completo e tenuto bene, ha dei prezzi da espianto di rene... a quanto pare ai tempi ne furono stampate poche copie e quindi furono pochi i bambini che ebbero la costanza e/o fortuna di completarlo.
Probabilmente il fatto che la serie animata di "Daitarn III" esordisse sulle tv private locali italiane nel 1980, mentre questo album è datato 1982, non ne incentivò l'acquisto... fosse uscito in edicola nel 1980, con Banjo e soci in auge, lo avremmo voluto tutti.
Nel 1982 c'era "Lady Oscar" e i robottoni avevano un po' esaurito la loro onda lunga televisiva, erano sempre ben presenti nei palinsesti delle tv private locali o nelle sindacation private nazionali, ma non erano più la novità di due o tre anni prima.
Per scrivere qualcosa di un po' più informato ho provato a sfogliarmi vari numeri di "Anime Cult", perché ricordavo una serie di redazionali sugli album di figurine.
Infatti nel numero 8 di "AC" ci sono gli album in uscita nel 1980, ed è inserito questo album "Panini" di "Daitarn III", peccato che sia nell'annata sbagliata, visto che la sua data di uscita è il 1982... ed infatti nel numero 10 di "AC", dove sono riportati gli album del 1982, questo del "Daitarn III" non c'è.
Ai tempi non vi feci caso, un po' perché gli album di figurine li inserisco sul blog per un piacere visivo, ma soprattutto perché non lo avevo mai avuto fra le mani.
Si vede che in "AC" fecero il ragionamento "Daitarn III in tv nel 1980" = "album uscito in edicola nel 1980".
Immagino che nessuno ne avesse una copia disponibile, benché nei costosi annunci Ebay dell'album è spesso ben visibile la data.


La "Panini" inseriva sempre una introduzione per la serie protagonista dell'album, i cui scritti restano interessanti, in quanto talvolta son presenti commenti che rivelano le notizie disponibili ai tempi o confermano le polemiche contro i cartoni animati giapponesi.
Non fanno eccezione queste poche righe:
"Ancora robot giapponesi?
Ormai lo spazio si sta sovraffollando di tali personaggi e, visto che diventa sempre più difficile sorprendere il giovane pubblico di questi cartoni animati, c'è da chiedersi quale sia il segreto del successo della nuova fortunata serie televisiva "Daitarn III".
Una spiegazione probabile è forse nell'ironia con la quale sono visti storie e personaggi. C'è, infatti, nel mondo fantastico di Daitarn III, qualcosa di più del consueto serraglio di creature tecnologiche sfornate dall'immaginazione sfrenata dei cartoonist giapponesi: i robot sono così "perfezionati" da avere acquisito anche tutti i... piccoli difetti umani!
Essi arrossiscono, ridono, piangono, sono vanitosi, irascibili, dispettosi, romantici... Finalmente, dunque, degli eroiche non prendono le cose troppo sul serio, che non dimenticano di terminare lo spuntino prima della battaglia o che non trascurano di... controllare il trucco prima di entrare in scena!
E non dimentichiamo poi, che nonostante le apocalittiche scazzottate spaziali, l'unico sangue che si sparge e sempre e solo quello, profumato al petrolio, dei robot!"

Questo incipit è fenomenale!
Intanto penso sia un fatto più unico che raro che si lanci un prodotto soffermandosi sulla sua ripetitività... ma il motivo è quello che accennavo sopra, un album mandato in edicola circa due anni dopo l'esordio televisivo, non può certo considerarsi sull'onda del successo...
Il bello è che l'estensore della "Panini" annotava che era arduo sorprendere i bambini... beh... certo... se me lo pubblicavi appena uscito il cartone, magari...   ^_^
Senza contare che "Daitarn III" viene definita la "nuova fortunata serie televisiva", nuova?!
Mi sorge il dubbio che alla "Panini" sbagliarono a stampare le date su tutti gli album mandati in commercio  :]
Che l'anime fosse ironico non c'è dubbio, ma il dramma non mancava, visto che i Meganoidi uccisi erano si dei robot, ma in principio erano umani, quindi ci sarebbe pure il dramma della perdita di umanità, non sempre fatta su base volontaria.
Il sangue dei Meganoidi era stato versato prima, non nel momento della loro morte.
L'ultima parte dello scritto, a mio avviso, venne scritta di nuovo per tranquillizzare il compratore adulto sul basso livello di violenza della serie, viste le polemiche ancora presenti contro i cartoni animati giapponesi e il loro alto livello diseducativo.

Si noti in baso a sinistra la data di pubblicazione, visibile anche a fine post in altre due scan.



Direi che cannarono il nome de padre di Banjo, ma sinceramente non ricordo come venne chiamato nell'adattamento italico.
In ogni album era sempre presente la prima puntata dell'anime, ma non sempre c'era l'ultima, in questo si  ^_^

"Daitarn III" in questi anni l'ho rivisto un paio di volte, ma non abbastanza per ricordarmi tutti i particolari, quindi a grandi linee lascerò le scan parlare da sole  :]
Mi pare di notare che vennero scelti gli episodi in cui si svela qualcosa sul pregresso di Banjo quando viveva su Marte. 

mercoledì 19 novembre 2025

Nippon Shock Magazine - La rivista 100% dedicata a manga e intrattenimento giapponese - n° 28 ottobre 2025


Con una quindicina di giorni di ritardo rispetto a quando mi è arrivato, faccio questa tardiva recensione.
In fondo il concetto di ritardo e "Nippon Shock Magazine" sono un po' sinonimi  ^_^
E' un numero monografico su "Daitarn III", direi più che soddisfacente, come sempre c'è la parte di analisi sulla trama, sui contenuti, poi le schede sui vari autori, il mecha, il manga, il merchandising, modellini, etc., ma quello che ho trovato più premiante è il gruppo di contenuti, presi tutti assieme, sulla parte musicale, dalle BGM alla sigla italiana.
Il numero è aperto dagli scritti di Jacopo Mistè, sempre dettagliati, e che non risparmia critiche, assieme agli encomi, ad una serie da "vecchio super robottone" (ergo non "real robottone"). 
Il fulcro della sua critica mi è ormai abbastanza chiara, spesso ribadito, magari potrebbe concentrarsi di più sugli anime robotici che apprezza maggiormente, serie più realistiche   :]
Spesso ho letto che Haran Banjo viene considerato vendicativo e senza scrupoli quando si tratta di combattere i Meganoidi, ma cosa avrebbe dovuto fare?
Se uno decide di diventare Meganoide è pur sempre una scelta libera, ma quando rapisci delle persone per trasformarle in androidi, glielo si può lasciar fare?
Qualcuno che lo impedisca con le cattive o con le molto cattive, direi che sia necessario.
In una parte dello scritto viene effettuata una mini seduta psichiatrica a Banjo, secondo me sono slanci un po' troppo fantasiosi.
Come un po' fantasiosa e forse off topic mi è parsa l'analisi del "direttùr" sull'ideologia dei Meganoidi e la situazione politica mondiale moderna. 
Nel caso, forse, preferisco comprarmi Limes, se devo leggere di geopolitica  :]
Interessante la parte riguardo alle fonti nipponiche di cui si è persa traccia, in cui ci sarebbero svelate le origini di Don Zauker, Koros e dello stesso Daitarn 3. Peccato che manchi la fonte a cui far riferimento.
Averlo scritto potrebbe essere uno stimolo verso chi conosce il giapponese per scartabellare vecchie riviste alla ricerca di queste fanzine nipponiche, in cui Tomino rivelerebbe queste informazioni mai più riportate/dichiarate in seguito.
C'è da dire che a pagine 37, un altro articolista. specifica che l'identità di Don Zauker sia sconosciuta.
Interessante anche la parte su Kunio Okawara e il mecha di "Daitarn III", in cui sono riportati vari stralci di interviste.
Nell'articolo "Due nomi per un solo eroe" viene spiegato (ipotizzato?) il perché ai tempi Haran Banjo venne fatto passare per Joe Tempesta nelle brochure ufficiali della "Doro TV", a me è parsa una spiegazione ragionevole.
Sono presenti le interviste a Vince Tempera e ai fratelli Balestra, tutte molto piacevoli da leggere.

domenica 16 novembre 2025

Enciclopedia degli Anime - volume 1 1963/1979



TITOLO: Enciclopedia degli Anime - volume 1 1963/1979
AUTORE: 
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 112
COSTO: 18
ANNO: 2025
FORMATO: 27 cm X 19 cm
REPERIBILITA': disponibile nella librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788885457768


Faccio un premessone  :]
Nei film hollywoodiani a tema processo/giustizia (legal drama), talvolta si vede l'avvocato (sia della difesa che dell'accusa) chiedere al giudice di poter trattare il teste in maniera più rude, in quanto si sta dimostrando reticente/ostile.
Ecco, questa mia recensione sarà un po' rude  :]
Da dove comincio?  >_<
Se questa libro fosse stato pubblicato da qualsivoglia altra casa editrice italiana, avrei avuto da eccepire solo sulle lacune del volume, ma essendo la casa editrice la "Kappalab", si sommano alcune ulteriori lagnanze.
Stante che i "Kappa Boys" vanno solo encomiati per la lor opera divulgativa che perdura da decenni, compresi gli anni in cui non esisteva il comodo web né decine di libri in italiano sugli anime, mi pare che oggi si potrebbe scherzosamente storpiare il loro nome in "Kappà Boìs", con accenti alla francese, visto che traducono in gran parte libri pubblicati in Francia... con tutto il rispetto per i cugini, ma a me che baguette me ne importa di come i francesi vedono gli anime? Quanto mi interessa?
Quando leggo la saggistica nostrana noto nomi di studiosi stranieri che si ripetono spesso, tipo quello di Sharon Kinsella, mi piacerebbe che qualcuno traducesse qualcosa di suo, non libretti in francese.
I "Kappa Boys" sono gli autori, nel lontanissimo 1994, di una delle pietre miliari dei titoli sugli anime, l'unica fonte esistente in italiano prima di internet: 

Sempre i "Kappa Boys" nel settembre 2021 pubblicarono l'edizione riveduta ed ampliata, in un primo volume:

Siamo a novembre 2025 e del secondo volume non ho trovato traccia sul web (è anche vero che io non ho accesso ai social...), quando verrà pubblicato?
Sul sito della "Kappalab", però, il primo volume è ancora in vendita ( link ), quindi presumo che il progetto di un secondo volume sia ancora in lavorazione, altrimenti sarebbe un po' antipatico vendere un primo volume di un secondo non più previsto (almeno avvisare l'acquirente).
E qui nasce una delle mie lagnanze: 
ha senso per una casa editrice mettersi a pubblicare una serie di volumi "enciclopedici"(?) francesi sugli anime così poco approfonditi e con varie lacune, quando si sta portando avanti la pubblicazione di una "Guida sull'animazione" italiana, al contrario, estremamente dettagliata?

Secondo me, no, almeno lascia assai spiazzati i lettori/acquirenti, o almeno ha lasciato interdetto il sottoscritto...
In Francia questa "enciclopedia degli anime" ("enciclopedia", termine ormai stra abusato...) è giunta al sesto volume, con periodo temporale fino al 2007:

Tra l'altro, per chi mastica il francese, sul sito linkato sopra c'è l'offerta di tutti e sei i volumi a soli 49 euro!  ^_^
Stante questo mio personale punto di partenza, ed essedo le due pubblicazioni della medesima casa editrice, la mia recensione le metterà anche a confronto:
Enciclopedia degli Anime volume 1 63/79  VS  Anime, guida al cinema d'animazione 58/69

Intanto in questa "enciclopedia" francese, rispetto alla "guida" nostrana, si parte dal 1963, invece che dal 1958.
E il 1958, 1959, 1960, 1961 e 1962?
La "guida" nostrana per gli anni dal 1958 al 1962 riporta 15 dettagliate schede, che non paiono molte, ma che occupano ben 25 pagine di approfondimento!
Paragoniamo, ora, lo spazio numerico (assolutamente non il numero di righe di approfondimento) dedicato alle schede nel periodo temporale in cui i due volumi si sovrappongono temporalmente, cioè dal 1963 al 1969:
ENICICLOPEDIA FRANCESE                                           GUIDA NOSTRANA
1963 = 10 schede                                                                   1963 = 12 schede 
1964 = 5 schede                                                                     1964 = 18 schede
1965 = 16 schede                                                                   1965 = 33 schede
1966 = 10 schede                                                                   1966 = 20 schede
1967 = 28 schede                                                                   1967 = 30 schede
1968 = 18 schede                                                                   1968 = 30 schede
1969 = 21 schede                                                                   1969 = 36 schede
TOTALE = 108 schede                                                          TOTALE = 179 schede

Vostro onore ho terminato... anzi no... le schede della "enciclopedia" non sono sempre in ordine cronologico, magari dopo tot schede di un anno specifico, te ne trovi una di un anno antecedente, l'ho notato tre volte... come se si fossero accorti dopo della dimenticanza e l'avessero aggiunta, oppure... oppure c'è un refuso... un refuso dell'anno... un refuso dell'anno di produzione in una pubblicazione che si fregia di essere enciclopedica...

martedì 26 agosto 2025

Telepiù dal 31 gennaio al 6 febbraio 1981 n° 5 - "Candy Candy si deve sposare" + 4 "Teleproteste"


Nel precedente post ho recensito un saggio su "Candy Candy", in cui viene trattata la questione del cambio di finale in Italia, in cui Candy viene buttata tra le braccia di Terence per un futuro matrimonio, mentre il finale nipponico resta aperto, senza alcun vincolo sentimentale certo per la biondina tuttalentiggini:

Ma perché e come in Italia il finale venne modificato in modo da far credere alle giovani telespettatrici e giovani telespettatori che Candy e Terence potevano rimettersi assieme?

Nelle settimane precedenti la redazione di "Telepiù" aveva indetto un concorso per far scrivere il proprio finale preferito alle appassionate e agli appassionati della serie, con questo numero di fine gennaio ed inizio febbraio venivano pubblicate alcune lettere e le vincitrici/vincitori del concorso.
Ci metto anche il maschile, perché anche i maschietti scrissero le proprie lettere con il finale alternativo/preferito (io non ne avrei mai avuto il coraggio...).
In un primo momento volevo inserire solo l'articolo su Candy e il suo matrimonio, ma poi mi è sembrato più interessante postare tutto il numero di "Telepiù", comprese quattro "Teleproteste" inerenti la programmazione televisiva dei cartoni animati giapponesi.
Il numero in questione presenta vari articoli, tra cui uno sul telefilm "Dallas" ancora alla "Rai", uno su una trasmissione "Rai" condotta da Pippo Baudo e Barbara D'Urso, un'intervista alla coppia Vianello e Mondaini, infine un paio di articoli su trasmissioni delle tv private locali, tra cui uno sulle sigle televisive disegnate dai bambini.



La rubrica "Teleproteste" aveva lo scopo di esprimere il proprio dissenso rispetto ai palinsesti delle tv private e della Rai, nel numero ne sono presenti ben quattro:
Cara, crudele mamma Rai...
Liti in famiglia
Daitarn III a grande richiesta
Ufo Robot in estinzione?

Il primo dimostra che alla fine, per quanto non fosse facilissimo da seguire in quanto a trama e ritmo, Capitan Harlock aveva un suo zoccolo duro di appassionati, una bambina, tra l'altro.
Il secondo ci ricorda che lo streaming è una manna, come lo è stato il videoregistratore prima e le VHS/DVD dopo. Chi non c'era davanti alla televisione non può capire le scelte drammatiche che ci trovavamo a fare ogni santo giorno
Il terzo mi fa sorgere un dubbio sul tasso di natalità di Belvedere nel mantovano, 100 ragazzi in un paesello di 700 anime?
L'ultimo dimostra che pure noi ci eravamo accorti che la Rai, all'inizio del 1981, aveva un po' molato le serie robotiche. Molto bello il disegnino   :]


Parafrasando Manzoni: "Questo matrimonio s'ha da fare!"  ^_^

Chissà se il secondo lungometraggio italico di "Candy Candy", con il finale che vira sul legame affettivo tra Candy e Terence, venne approntato ed impacchetto a causa di queste lettere/desideri:


Si noti che il primo è un maschietto, è anche l'unico tra quelli presenti.

mercoledì 6 agosto 2025

"Shogun Warriors - Invincible Guardians of World Freedom!" Marvel Comic Group n° 7, 8 e 9 (agosto, settembre, ottobre 1979)



Terzo post sul fumetto Marvel con protagonisti tre robottoni nipponici, i due precedenti:


Ricordo che i robot sono stati assegnati in base alle abilità psicofisiche dei piloti, grazie ad un computer che analizza le loro capacità:
il Raydeen viene affidato a Richaird Carson;
il Combatra a Genji Odashu;
il Dangard a Ilongo Savage.

Essendo il mio inglese grandemente deficitario (alla fine non ha tutti i torti chi mi taccia di essere ignorante...) ed iniziando la trama ad essere esageratamente verbosa, come tutti i fumetti Marvel (siano lodati i manga!), eviterò troppi commenti, che sarebbero veramente a caso.
Lascio il fumetto a beneficio di chi lo possa leggere correttamente in modo che possa tornare utile per qualche analisi più seria di quella che potrei mai fare io, sperando, almeno, che se si sarà letto su questo blog, ci si ricordi di un minimo di citazione   ^_^ 


Lo posso scrivere?
Posso?
Gli artisti Marvel erano bravissimi ad ideare astronavi, esplosioni, figure umane ed umanoidi, costumi di tutte le forge, ma con i robot giganti erano un po' delle pippe...
Sto Cerberus è inguardabile...   T_T


Il settino numero comincia, però, con quello che mi è parso un qualche tipo di spiegone sull'amuleto/ciondolo che i tre piloti portano al collo.

sabato 21 giugno 2025

"Il Giornale dei Giocattoli" (Organo ufficiale dell'Assogiocattoli) - Pubblicità giocattoli cartoni animati giapponesi anni 1981 e 1982


Occasionalmente sono accusato di avere enormi lacune e scrivere di cose che non conosco (a fine post e nei commenti), a mio avviso è un pelino ingiusto come giudizio, di certo mi rendo spesso conto che, mancandomi una memoria dei particolari (cosa che per fortuna ho nel lavoro...), non sempre lego tra di loro informazioni presenti nei miei stessi post. 
A parziale mia discolpa ci sarebbe da ammettere (da parte dei criticatori seriali) che su questo sperduto blog ho inserito una quantità mostruosa di informazioni prese dalle testate del periodo, è arduo ricollocarle in ordine cronologico ogni volta che ripropongo un argomento... per esempio quello sul merchandising dei giocattoli dei cartoni animati giapponesi.
Nel marzo 2019 avevo postato le pubblicità dei giocattoli delle serie animate nipponiche presenti sulla testata della "Assogiocattoli" "Il Giornale dei Giocattoli" delle annate 1978, 1979 e 1980:

Non avevo avuto il tempo materiale per fare le foto delle annate 1981 e 1982, purtroppo in seguito la testata è rimasta inaccessibile per un lungo periodo. Ho rimediato alla lacuna qualche mese addietro, ed ora posto la conclusione della panoramica con le annate 1981 e 1982.
Nel frattempo, però, avevo consultato una seconda rivista di settore, "VG Vendogiocattoli", per le annate 1979, 190, 1981 e 1982 (il 1979 è il primo anno di pubblicazione):

Chi avrà la voglia di consultare questi tre post, ed avendo un bagaglio di conoscenze che magari a me mancano, potrà forse elucubrare qualche valida considerazione che a me è sfuggita, in quanto "ignorante", nel senso che "ignoro"   ^_^

L'aspetto interessante di queste pubblicità promozionali indirizzate ai negozianti, oltre alla bellezza delle immagini, è che si può capire quanto prima della trasmissione televisiva la concessione per una serie era stata resa disponile per il settore dei giocattoli.
Inoltre ci sono i casi di articoli presentati come di imminente presenza in televisione, ma mai andati in onda oppure andati in onda molto dopo queste pubblicità.
Immagino il negoziante o il fornitore che si sarà comprato qualche centinaio di confezioni del robot "Diogia" perché nel numero di gennaio 1982 era pubblicizzato come "IN TV", per poi mai vedercelo... 

Quella sopra è la copertina di gennaio 1981, qui sotto le tantissime(!) pagine di quel numero contenenti pubblicità di giocattoli derivate da animazione giapponese.
In pochi casi inserirò immagini non di materiale nipponico, ma sono solo piccole curiosità.
E' ovvio che, come negli altri due post sopra linkati, inserirò sempre la prima apparizione di una pagina pubblicitaria, non le reiterazioni.


"Candy Candy" vendeva sempre   ^_^



E per vendere ancor di più "Candy Candy", alla "Polistil" si inventarono "Baby Candy".

martedì 18 marzo 2025

"VG Vendogiocattoli" - Pubblicità giocattoli cartoni animati giapponesi anni 1979/80/81/82


Ormai sono numerosi i post nati dalla mia escursione in emeroteca del luglio 2024 per consultare la rivista "VG Vendogiocattoli", vi ho trovato numerosi articoli sia sul giocattolo in generale che su quello legato all'animazione giapponese, ma anche sugli ascolti televisivi:






E molti altri ne potrò fare, in quanto quella testata è una vera miniera d'oro di informazioni (a volerla leggere).
E molti altri ne avrei potuti fare se non mi fossi dovuto porre un limite al numero delle fotografia da fare per mancanza materiale di tempo.
Detto tutto ciò, stavolta farò un post gemello a quello che avevo fatto per "Il Giornale dei Giocattoli", quando misi tutte le pubblicità inerenti gli articoli degli anime:

Si noterà che in alcuni casi, anche abbastanza ovviamente, le immagini pubblicitarie si ripeteranno, perché comunque una campagna di stampa per i venditori del settore andava fatta su entrambe le testate.
Mentre in quel post avevo iniziato con l'annata 1978, stavolta si inizia dal numero di gennaio 1979, per il semplice motivo che "VG Vendogiocattoli" venne inaugurata a gennaio 1979. Di contro, la carrellata di immagini, che per "Il Giornale dei Giocattoli" si fermava al 1980, per "VG Vendogiocattoli" prosegue anche per il 1981 e 1982.
Come già avvistato in uno dei primi post inerente "VG Vendogiocattoli", neppure in emeroteca erano presenti tutti i numeri, quindi ci sono un certo numero di lacune, alcune pesanti, in quanto sono del periodo natalizio, ma purtroppo questo c'è   ^_^
Nel post procedo in ordine cronologico, inserendo solo i numeri con pubblicità di giocattoli ispirati all'animazione giapponese, unica eccezione è questo inizio, in cui mi è sembrato più premiante inserire il numero di ottobre 1980, che presenta un mini catalogo spillato di quattro pagine della "Popy Bandai"!


Io non sono un esperto di questi articoli di importazione, non saprei dire se questo spillato della "Popy Bandai" sia in assoluto il primo ad essere pubblicato in Italia, seppur per una platea ristretta di rivenditori, ma immagino che ci penserà qualche redazione di qualche rivista o qualche saggista in cerca di materiale a risolvere il dilemma, io mi limito a fare il lavoro sporco, ad altri spetta di farci utili  :]
Tra l'altro queste immagini non sono le uniche della "Popy Bandai"  ;)
La copertina ci mostra i modellini di "Guerra fra galassie", ma poi all'interno c'è....    ^_^

martedì 21 gennaio 2025

Ricordi Animati


TITOLO: Ricordi Animati
AUTORE: Vadime Elisseeff Pamela Mamusi 
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 692
COSTO: 35,50 €
ANNO: 2025
FORMATO: 23 cm x 16 cm
REPERIBILITA': disponibile online
CODICE ISBN: 9791222716008



Ho acquistato questo libro senza poterlo sfogliare, quello che mi ha convinto ad acquistarlo son state le pagine, ben 692, ho immaginato che dovesse aver pur qualche contenuto in 692 pagine  :]
Altra questione il prezzo, ben 35 euro e 50 centesimi, ho immaginato che dovesse aver pur qualche contenuto per 35 euro e 50 centesimi   :]
Quello che ho scoperto sfogliandolo è ciò che si può veder qui sotto...


In una pagina sono esposte, diciamo così, una o più serie, presentando l'anno di trasmissione in Italia, una sinossi di pochissime righe, un'immagine della serie, qualche riga della sigla.
Dalla scheda di "Capitan Futuro", visibile qui sopra, scopriamo che venne trasmessa in Italia nel 1978, anticipandola di circa tre anni:

Il libro tratta tutta l'animazione non solo quella nipponica, ma io, ovviamente, son più portato per le informazioni sugli anime, e se ne trovano di errori... comunque ho controllato al volo solo le schede sugli anime dal 1978 al 1983, non oltre e non gli statunitensi ed europei.
Quindi ho pagato 35 euro e 50 centesimi per non leggere praticamente nulla e trovare informazioni errate oppure confuse, in quanto in due righe è difficile (impossibile) riassumere una serie animata o un film.
Non mancano foto sbagliate e refusi, per esempio per il Baldios i protagonisti diventano "Marin, Oliver Jack, Raita, Hokuto, Jamie Hoshino". La virgola galeotta tra i nomi Raita e Hokuto genera un nuovo personaggio.
Riepilogo sommariamente un po' a caso:
Ylli, Yinta, Yanosh e Yshida uniscono i loro robot e diventano Astrorobot;
Bem, Bero e Bera nascono in seguito ad un esperimento genetico;
A Makoto Kusaka il padre consegna le "chiavi" per entrare nel sottomarino Blue Noah;
Conan è abile con la lancia, sarebbe un arpione...
Haran Banjo è un carismatico agente segreto e pilota del Daitarn 3.




Capitan Jet f u trasmesso in Italia dal 1977;
I protagonisti del Gundam sono cinque giovani piloti;
Takeshi si trasforma in Hurricane Polimar grazie ad un casco magico;
Tetsuya/Kyashan è figlio di uno "scientifico";
L'anime di "Lady Oscar" è ispirato a "Maria Antonietta, una vita involontariamente eroica" scritto da Stefan Zweig, pensavo che il manga fosse ispirato al libro, mentre l'anime nascesse dal manga;
Mazinga, manca la "Z", ma la sigla e l'immagine sono dello Zeta, venne trasmesso in Italia dal 1979;
"Supergulp!" venne trasmesso nel 1972, no, quello era Gulp, ed erano solo immagini statiche, di nuovo no, c'erano anche cartoni animati;
Tekkaman, trasmesso in Italia nel 1979, combatteva contro il generale Rambos, e l'Imperatore Dobrai?
Zambot 3 doveva vedersela contro il razzismo del popolo terrestre, e Gaizok?

Ribadisco che non mi son messo a controllare tutte le informazioni, molte sono un po' confuse in quanto troppo stringate, queste son solo quelle che mi son saltate all'occhio subito solo dei vecchi anime.

Son più povero di 35 euro e 50 centesimi   ^_^

lunedì 7 ottobre 2024

TV Sorrisi e Canzoni n° 22 dal 31 maggio al 6 giugno 1981 - Seconda parte inchiesta sulle tv private + 1° episodio di Dallas su "Canale 5"

E' la prima volta che inserisco a raffica i "TV Sorrisi", ma come ho già scritto nel precedente post i tre numeri in questione sono legati fra di loro, sparpagliarli troppo nel tempo ne avrebbe fatto perdere il senso.
Il tutto nasce dall'aver postato il "TV Sorrisi" con il primo articolo sul Dallas trasmesso dalla Rai:

Per poter inserire quello che sto postando ora, però, dovevo prima postare la prima parte dell'inchiesta sulle TV private:

Infine nel prossimo post metterò il numero 23 di "TV Sorrisi" con il primo articolo sul Dallas trasmesso da "Canale 5".
Come sempre ho dovuto omettere qualche articolo per non far esplodere il mio povero scanner... per esempio ho saltato l'intervista alla campionessa del quiz "Flash", quella all'attore Giovanni Vettorazzo, l'articolo su Ugo Tognazzi e le donne (Tognazzi non mi è mai piaciuto come attore), il servizio sul film scandalo di Cannes, il gruppo musicale "Banco".


Nel precedente post/"TV Sorrisi" avevo immortalato la splendida mini recensione su "Astroganga", il cui autore in poche righe era riuscito a commettere le solite topiche sui cartoni animati giapponesi.
Stavolta si possono leggere ben tre recensioni sugli anime, a cui ho aggiunto due telefilm cult: Batman e "Star Trek".

"Candy è un'orfanella ingiustamente accusata di furto dalla famiglia adottiva. Ma nonostante le disavventure e il destino avverso, ha conservato la sua bontà e può contare su molti amici"

Leggendo queste poche righe parrebbe di intuire che tutta la serie si basi sull'ingiusta accusa di furto da parte della famiglia (Legan) adottiva verso Candy. Ovviamente sappiamo che non è così, la trama contemplava ben altre ingiustizie subite dall'orfanella tutte lentiggini. Ci sarebbe anche da contestare che gli accusatori non erano proprio la famiglia adottiva al 100%, visto che mi pare sia lo zio William a farla adottare, ma potrei sbagliare.

"Più legato alla tradizione dei samurai degli altri cartoni animati giapponesi, Daitarn III è un gigantesco servomeccanismo guidato dall'agente Joe Tempesta, che lo pilota nello spazio per combattere i Meganoidi"

Non molto chiaro il perché "Daitarn III" dovrebbe essere legato di più alla tradizione dei samurai rispetto ad altre serie. Il nome errato del pilota, Joe Tempesta al posto dell'ovvio Haran Banjo, mi pare sia dovuto alle brochure informative che venivano distribuite alle tv private, in cui compariva erroneamente Joe Tempesta. Poi, volendo, sarebbe bastato guardarsi 5 minuti dell'anime o chiedere ad un qualsiasi bambino per conoscere il nome corretto del pilota, anche in considerazione del fatto che la serie venne trasmessa per la prima volta nei primi mesi del 1980, quindi a maggio/giugno 1981 era già circa un anno che imperversava sulle emittenti private locali... sarebbe stato anche bello dimostrare al pubblico che sapevano cosa trasmettevano...

"Un orfano vola per i cieli per distruggere il generale Dark e il suo esercito di rozzi combattenti. Tetsuya e i suoi amici entusiasti lottano per la pace nel mondo, con molti problemi"

Il Grande Mazinga è tra le primissime serie robotiche trasmesse dalle tv private locali, nei primi mesi del 1979, ne consegue che a maggio/giugno del 1981 era in televisione da poco più di due anni!
Capisco tutto, ma mezza puntata la si poteva pure guardare prima di scrivere generale Dark invece che generale Nero. Senza contare che proprio non si può leggere che Tetsuya  e i suoi amici fossero "entusiasti" di combattere. Inoltre i nemici non erano l'esercito del generale Dark/Nero, ma dell'Imperatore delle Tenebre, e di certo non si potevano definire "rozzi combattenti"... ruttavano?


Direi che l'autore dell'inchiesta non solo illustrò bene il panorama del periodo, ma riuscì sia a spiegarlo che a fare delle previsioni corrette su come si sarebbe evoluto mondo delle tv private. Solo che fu ottimista, immaginava che ci sarebbero state più emittenti grandi ad inglobare quelle piccole ed anche vari distributori pubblicitari. Alla fine restò praticamente tutto in mano ad uno...

Questa è una tematica che ho già trattato più volte sul blog, a titolo di esempio inserisco i post qui sotto, dove ci sono vari altri link da consultare:


domenica 8 settembre 2024

Campioni Animati, icone sportive nell'animazione



TITOLO: Campioni Animati, icone sportive nell'animazione
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra Shibuya
PAGINE: 196
COSTO: 16,50 €
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788892783232

Capisco che l'obiezione che mi verrà mossa ha un senso: 
perché continui a comprare e recensire i libri della casa editrice Ultra dedicati all'animazione giapponese se il tuo giudizio è sempre pessimo?

Masochismo?
Speranza in un mondo migliore?
Mi sento investito dalla missione divina di leggere e recensire tutti i libri in italiano scritti sull'animazione giapponese?

Lascio all'eventuale utenza dare una risposta, anche perché io non l'ho capito...
Un precedente libro di Valeria Arnaldi dal titolo "Gattoni Animati, icone feline nell'animazione" l'avevo sfogliato e saltato a piè pari, ma stavolta ho dovuto comprarlo per la tematica assai nipponica, anche se aveva solo due parole diverse dall'altro... 
"Campioni Animati, icone sportive nell'animazione" vs "Gattoni Animati, icone feline nell'animazione".
Temo in un nuovo terrificante format... "Soldati Animati, icone guerresche nell'animazione", "Palazzi Animati, icone architettoniche nell'animazione", "Dottori Animati, icone mediche nell'animazione"...
Noto ed annoto che non ci sono più le pagine con le immagini a colori, tutto in bianco e nero, ed il numero si è ridotto. Resta non basso, perché 40 pagine con immagini (tra immagine che occupa tutta la pagina e immagini a mezza pagina sommate) sono un quinto del libro.
E' stata inserita la bibliografia, ben (ironico) una pagina e mezzo (la inserisco a fine post), in cui NON compare neppure un titolo italiano sull'animazione (uno non sull'animazione). Ergo l'autrice per la stesura di questo libro non ha letto neppure uno dei saggi di Pellitteri, che sugli anime sportivi ha scritto parecchio, e neppure "Anime e Sport" di Fabio Bartoli, ma si può scrivere un libro che tratta soprattutto delle serie animate sportive nipponiche senza citare in bibliografia "Anime e Sport"?
A quanto pare per la casa editrice "Ultra" si, dato che in "Mondi animati, mondi interiori" sempre della "Ultra", che tratta anche i film di Isao Takahata, non è in bibliografia "The art of emotion, il cinema d’animazione di Isao Takahata".
Manca totalmente la sitografia, ergo non è stato usato il web per trarre informazioni  ^_^
Il libro procede come tutti gli altri libri della casa editrice: informazioni ammassate, supercazzole per aumentare il numero di pagine, tematiche off topic per lo stesso motivo, wikipediate evidenti seppur mai citate, errori evitabili.
Il grosso peso di leggere questi scritti è che ti devi trasformare nel tenente Colombo oppure, vista le tematiche pressoché nipponiche, nell'ispettore Zenigata.. ma leggere un libro con questo spirito è devastante... non ti fidi di quello che leggi in nessuna delle righe presenti, e quanto non trovi errori o wikipediate evidenti, ti assale il dubbio che semplicemente non te ne sei accorto per ignoranza del tema (serie) trattato.
Nel primo capitolo si aprono le danze con il bushido, spiegando che la sua storia nasce nel 660 A.C., ma è citato per la prima volta nel 1616 nel "Kōyō Gunkan". Io ricordavo che il bushido fosse un costrutto creato ad arte per mitizzare la figura del samurai quando questi ormai non combatteva più, lo scopo finale era generare fedeltà all'Imperatore:
Bushido, l'anima del Giappone (questo è l'unico libro in italiano inserito in bibliografia, io l'ho letto, magari non l'ho capito).
Quindi l'autrice (come molti altri prima di lei) collega il bushido al sacrificio presente negli anime sportivi, ma allora perché nel libro ci sono anche i cartoni animati made in Usa?
Che senso ha inserire i cartoni statunitensi se all'inizio mi fai tutta la supercazzola sul bushido e i samurai?
Nella "filosofia del sacrificio" si butta nel calderone il bushido, José Ortega y Gasset, Shakespeare, Robin Williams in "L'attimo fuggente", Giovenale, il Pippo di Disney, Disney stesso, gli anime sportivi, le Streghe" della pallavolo femminile di Tokyo 1964, si mischia tutto freneticamente per ottenere la più classiche delle pietanze "Ultra Shibuya". Alla fine resti stordito ed accetto tutto   :]
Il secondo capitolo è sulla via del guerriero, altro minestrone di quattro pagine su Nitobe Inazo (vedi link sopra). A mio avviso è totalmente fuorviante citarlo con questa enfasi per dei cartoni animati, visto il suo ruolo nel generare l'ideologia che imperò in Giappone fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Mia opinione.
Il terzo capitolo è sullo sci. Dopo tutto questo panegirico sull'etica dei samurai, il bushido, il Giappone guerriero e del giapponese che si sacrifica, il capitolo è sulla Disney   ^_^


Il quarto capitolo è sullo "Spokon" (gli anime sportivi) e l'addestramento. 
Scopriamo subito che "E' il 1928 l'anno cui generalmente si fa risalire la nascita dello spokon"... ma non è così... è vero che nel 1928 venne prodotto "Dōbutsu Orimupikku Taikai", ma il genere "Spokon" nasce con le serie televisive degli anni 60... a mio avviso non si può fornire ad una persona non appassionata di animazione giapponese un'informazione buttata così...
Qui sotto una pagina di  "Anime e Sport" di Fabio Bartoli in cui viene proposta la fase inziale del genere Spokon, ma dato che l'autrice non lo ha letto, non essendo in bibliografia, avrà avuto altre fonti in inglese che ascrivono al cortometraggio del 1928 la nascita dello Spokon.