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giovedì 5 marzo 2026

Pagine pubblicitarie all'interno de "Il Giornalino" - Dal 1 gennaio (n°1) al 18 giugno (n° 25) 1978 - parte 1 di 2


(forse da qualche parte ho salvato una di queste monete, forse...)

Ripassando in rassegna "Il Giornalino" 1978 per cercare eventuali info sulla mascotte "Omega Tilt", mi son ricordato quanto fossero belle, e quindi più facili da ricordare nel tempo, molte delle pagine pubblicitarie presenti all'interno della rivista.
Mi è parso il caso di mostrare ogni prima apparizione di una pubblicità, non solo di giocattoli, ma di qualsiasi articolo.
Mentre le pubblicità nei "Topolino" sono spesso mostrate sul web, quelle de "Il Giornalino" non mi pare abbiano molto spazio. La differenza sostanziale tra le due testate, oltre dal numero inferiore di pubblicità presenti ne "Il Giornalino" (ergo più facili da postare), è il formato più grande de "Il Giornalino" e la pagina patinata, che ne aumentano la qualità.
In questo post ho inserito 134 scan, da cui vanno sottratte le 25 copertine de "Il Giornalino" (sempre come ultima scan della serie), inserite per poter datare la presenza della prima pubblicità, quindi dal n° 1 al n° 25 (metà anno) mostro 109 pagine pubblicitarie. 
Ribadisco, ho selezionato solo la prima volta che una determinata pubblicità è stata mostrata (non il numero totale), se il medesimo articolo è pubblicizzato in varie versioni, l'ho inserito ogni volta.
Facendo qualche percentuale a spanne, si ottiene:
cibi (merendine/caramelle/gelati) = 25%;
fumetti/libri = 5,5%;
bambole = 12%;
sport = 4%;
igiene = 6,5% (solo il dentifricio "Paperino's");
cartoleria = 4,5%;
giocattoli vari = 16,5%;
Big Jim = 12%
Barbie = 5,5%;
Mupi = 2%;
giochi in scatola = 4,5%;
musica = 1%

L'azienda che più investiva in pubblicità all'interno de "Il Giornalino" era la "Mattel", con il 23% di prime pubblicità qui mostrate, segue la "Sebino", con il 13%.
Per quanto riguarda i cibi tenevano banco le creme da spalmare:
Nutella con 4 prime pubblicità;
Ergo Spalma con 3 prime pubblicità (la prima qui sopra);
Ciocovella con 2 prime pubblicità;
Ciao Crem con una prima pubblicità;

La prima apparizione di una pubblicità con il testimonial di un anime è "Heidi", nel numero 17 del 23 aprile 1978 con tre articoli differenti (due della medesima azienda):
il budino della Danone, che regalava le figurine dell'album Panini;
il "Cinevisor", sempre della "Mupi".

In altri due post ho mostrato le pubblicità della rivista "Candy Candy", ma solo il merchandising di "Candy Candy":




La copertina indica che le immagini (prima pubblicità presente nell'annata 1978) precedenti erano in questo numero.

martedì 17 febbraio 2026

Mini indice dei "Cartoni animati giapponesi fatti al computer!"


Era già da parecchio che volevo riorganizzare qualche "etichetta" (tag) del blog in modo da poter reperire informazioni più facilmente su alcuni argomenti, per esempio tutti i post dove veniva veicolata la fantasmagorica bufala che i cartoni animati giapponesi degli anni 60, 70 e primi anni 80 fossero fatti col computer/elaboratore elettronico/calcolatore elettronico etc. etc.
Tra le tante nefandezze che venivano appioppate agli anime, questa, oltre ad essere la più assurda, era quella che dava la misura della non conoscenza dell'argomento animazione giapponese, ma anche del livello tecnologico raggiunto dall'umanità tra la fine degli anni 70 e gli anni 80...
Sempre considerando e in parte giustificando chi scriveva, in quanto eravamo in una epoca in cui le informazioni non si trovavano con un semplice click, bisognava alzare il sedere o il telefono ed andare a cercarsele.
Quindi ho ripassato in rassegna più di 2000 miei post, per individuare quelli che toccavano l'argomento "Cartoni animati giapponesi fatti al computer!"

In alcuni casi i post linkati raggruppano più articoli, bisognerà scorrere il post per leggersi quello specificato.

Non ci sono solo gli articoli dell'Emeroteca Anime, ma anche qualche libro della "Pre-saggistica sugli anime dal 1978 ai primi anni 90".
E non ci sono esclusivamente scritti che appioppano ai produttori nipponici l'uso di un fantascientifico computer per creare gli anime, ma ho inserito, con la medesima etichetta, anche le poche fonti (solo 7) che smentivano questa fake news ante litteram.
Ovviamente ho inserito in questo mini indice solo i post già pubblicati, non il materiale in mio possesso non ancora postato che tocca questo argomento, in modo che si possa consultare il tutto subito.
Anche per agevolare riviste e future bibliografie di saggistica, ho già fatto tutto, basta fare copia ed incolla   ^_^

Non escludo che qualcuno dei miei post mi sia sfuggito, ma a grandi linee penso di aver inserito tutti i miei post in cui mostro fonti (la gran parte scovate solo da me e da per per primo) che affermavano che i cartoni animati giapponesi fossero fatti al computer.
La cosa interessante è che, essendo una totale ed assoluta invenzione, ognuno ci aggiungeva qualcosa a caso.
Quindi delle volte il computer nipponico creava la sceneggiatura, altre volte i personaggi, in altri casi direttamente i disegni, gli effetti grafici, i colori e i movimenti, talvolta tutto assieme.
Solo che queste persone pagate per scrivere su testate o libri a pagamento (ai tempi non esistevano corrispettivi di blog o forum gratuiti...) non si limitavano a veicolare questa falsa informazione, ma entravano nel dettaglio spiegando un processo tecnologico che non esisteva!
Inizialmente la cosa non era vista neppure come negativa, ma veniva valutato come un plus del cartone animato, in quanto giapponese, quindi nuovo in Italia. E' solo con il susseguirsi delle polemiche contro l'animazione seriale nipponica che vedevamo in televisione, che "l'essere fatti al computer" divenne un'onta.
Il paragone era con l'animazione disneyana, fatta tutta a mano, mentre quella giapponese era fatta al computer! Scempio! Sacrilegio! 
Da notare che quando, negli anni 90, sarà la Disney a mettere in commercio i primi film animati con parti fatte al computer, la stampa si sperticherà in complimenti ed ovazioni  :]
La bufala non era presente solo in articoli dei quotidiani, che erano scritti con più fretta, dovendo essere pubblicati ogni giorno, ma pure in settimanali, mensili e saggistica, quindi si trattava di totale pigrizia, praticamente nessuno si prendeva la briga di controllare se questa informazione fosse vera. Si limitavano alla ripetizione a modo di pappagallo, in pratica quello che oggi capita con i social...
La frottola non era veicolata esclusivamente da giornalisti generalisti o del settore dello spettacolo, ma anche da quelli più specializzati in fumetti o animazione.

Leggendo questi articoli mi è sorta la curiosità di cercare di capire la fonte originaria di questa assurdità galattica, perché qualcuno l'avrà pur scritto per primo/a, per essere poi rilanciato all'infinito!
Ci sono due fonti molto conosciute e già mostrate prima che lo facessi io su questo blog, cioè il "TV Sorrisi e Canzoni" del 2/8 aprile 1978, in cui Paolo Cucco pare essere il "paziente zero" di questa pandemia di mala informazione, e il "Topolino" numero 1181 del 18 luglio 1978.
Poco prima di Paolo Cucco su "TV Sorrisi" esiste un breve trafiletto pubblicato dal quotidiano "Libertà" il 30 marzo 1978, che è l'attuale "paziente zero", peccato che non venne riportato il nome dell'estensore dello scritto... 
Forse fu lo stesso Paolo Cucco che collaborava con il quotidiano "Libertà"?
Io non ho trovato sui scritti su "Libertà", ma potrei aver cercato male.
Mentre l'articolo su "Libertà" riporta chiaramente, e per la PRIMA volta, che "Atlas Ufo Robot" fosse "realizzato con la collaborazione di un cervello elettronico" (con tanto di dettagli), l'altra fonte che io ritengo possa aver ispirato questa bubbola è un saggio sull'animazione.
L'altra fonte che mi ha fatto sorgere il dubbio è stata "Topolino e poi" di Giannalberto Bendazzi, il cui libro viene citato nell'articolo di Paolo Cucco nel "TV Sorrisi" del 2/8 aprile 1978.
Nel saggio di Bendazzi non si afferma mai che gli anime fossero fatti al computer, ma si parla di animazione computerizzata (degli anni 70), vuoi vedere che Paolo Cucco fece uno più uno ed immaginò che i tecnologicamente avanzati giapponesi usassero il computer per i loro cartoni animati?
Questa è una mia elucubrazione, e la spiego meglio nel post linkato qui sotto.
Resta che il 6 aprile 1979 la rubrica giornalistica "Tam Tam" del "TG1" mandò in onda una speciale sui cartoni animati giapponesi, dove veniva spiegato che tutta questa animazione era fatta a mano, non esisteva nessun super elaboratore elettronico di cui neppure la Nasa era in possesso... ma a quanto pare i colleghi di Giuseppe Breveglieri non videro il suo servizio...
Bisognerà attendere (in base ai post da me pubblicati fino ad oggi) il giugno e settembre 1982 per leggere di nuovo che i cartoni animati giapponesi NON erano fatti al computer!
La notizie grandemente errata la si ritrova ancora fino al 1988 in un saggio su televisione e bambini/ragazzi.


Di seguito gli scritti a tema "Cartoni animati giapponesi fatti al computer!" ed in qualche caso "Cartoni animati giapponesi NON FATTI AL COMPUTER!"


1978






domenica 16 novembre 2025

Enciclopedia degli Anime - volume 1 1963/1979



TITOLO: Enciclopedia degli Anime - volume 1 1963/1979
AUTORE: 
CASA EDITRICE: Kappalab
PAGINE: 112
COSTO: 18
ANNO: 2025
FORMATO: 27 cm X 19 cm
REPERIBILITA': disponibile nella librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788885457768


Faccio un premessone  :]
Nei film hollywoodiani a tema processo/giustizia (legal drama), talvolta si vede l'avvocato (sia della difesa che dell'accusa) chiedere al giudice di poter trattare il teste in maniera più rude, in quanto si sta dimostrando reticente/ostile.
Ecco, questa mia recensione sarà un po' rude  :]
Da dove comincio?  >_<
Se questa libro fosse stato pubblicato da qualsivoglia altra casa editrice italiana, avrei avuto da eccepire solo sulle lacune del volume, ma essendo la casa editrice la "Kappalab", si sommano alcune ulteriori lagnanze.
Stante che i "Kappa Boys" vanno solo encomiati per la lor opera divulgativa che perdura da decenni, compresi gli anni in cui non esisteva il comodo web né decine di libri in italiano sugli anime, mi pare che oggi si potrebbe scherzosamente storpiare il loro nome in "Kappà Boìs", con accenti alla francese, visto che traducono in gran parte libri pubblicati in Francia... con tutto il rispetto per i cugini, ma a me che baguette me ne importa di come i francesi vedono gli anime? Quanto mi interessa?
Quando leggo la saggistica nostrana noto nomi di studiosi stranieri che si ripetono spesso, tipo quello di Sharon Kinsella, mi piacerebbe che qualcuno traducesse qualcosa di suo, non libretti in francese.
I "Kappa Boys" sono gli autori, nel lontanissimo 1994, di una delle pietre miliari dei titoli sugli anime, l'unica fonte esistente in italiano prima di internet: 

Sempre i "Kappa Boys" nel settembre 2021 pubblicarono l'edizione riveduta ed ampliata, in un primo volume:

Siamo a novembre 2025 e del secondo volume non ho trovato traccia sul web (è anche vero che io non ho accesso ai social...), quando verrà pubblicato?
Sul sito della "Kappalab", però, il primo volume è ancora in vendita ( link ), quindi presumo che il progetto di un secondo volume sia ancora in lavorazione, altrimenti sarebbe un po' antipatico vendere un primo volume di un secondo non più previsto (almeno avvisare l'acquirente).
E qui nasce una delle mie lagnanze: 
ha senso per una casa editrice mettersi a pubblicare una serie di volumi "enciclopedici"(?) francesi sugli anime così poco approfonditi e con varie lacune, quando si sta portando avanti la pubblicazione di una "Guida sull'animazione" italiana, al contrario, estremamente dettagliata?

Secondo me, no, almeno lascia assai spiazzati i lettori/acquirenti, o almeno ha lasciato interdetto il sottoscritto...
In Francia questa "enciclopedia degli anime" ("enciclopedia", termine ormai stra abusato...) è giunta al sesto volume, con periodo temporale fino al 2007:

Tra l'altro, per chi mastica il francese, sul sito linkato sopra c'è l'offerta di tutti e sei i volumi a soli 49 euro!  ^_^
Stante questo mio personale punto di partenza, ed essedo le due pubblicazioni della medesima casa editrice, la mia recensione le metterà anche a confronto:
Enciclopedia degli Anime volume 1 63/79  VS  Anime, guida al cinema d'animazione 58/69

Intanto in questa "enciclopedia" francese, rispetto alla "guida" nostrana, si parte dal 1963, invece che dal 1958.
E il 1958, 1959, 1960, 1961 e 1962?
La "guida" nostrana per gli anni dal 1958 al 1962 riporta 15 dettagliate schede, che non paiono molte, ma che occupano ben 25 pagine di approfondimento!
Paragoniamo, ora, lo spazio numerico (assolutamente non il numero di righe di approfondimento) dedicato alle schede nel periodo temporale in cui i due volumi si sovrappongono temporalmente, cioè dal 1963 al 1969:
ENICICLOPEDIA FRANCESE                                           GUIDA NOSTRANA
1963 = 10 schede                                                                   1963 = 12 schede 
1964 = 5 schede                                                                     1964 = 18 schede
1965 = 16 schede                                                                   1965 = 33 schede
1966 = 10 schede                                                                   1966 = 20 schede
1967 = 28 schede                                                                   1967 = 30 schede
1968 = 18 schede                                                                   1968 = 30 schede
1969 = 21 schede                                                                   1969 = 36 schede
TOTALE = 108 schede                                                          TOTALE = 179 schede

Vostro onore ho terminato... anzi no... le schede della "enciclopedia" non sono sempre in ordine cronologico, magari dopo tot schede di un anno specifico, te ne trovi una di un anno antecedente, l'ho notato tre volte... come se si fossero accorti dopo della dimenticanza e l'avessero aggiunta, oppure... oppure c'è un refuso... un refuso dell'anno... un refuso dell'anno di produzione in una pubblicazione che si fregia di essere enciclopedica...

venerdì 12 settembre 2025

Rivista "Mediabook: sintesi trimestrale di prezzi, formati e dati di lettura ed ascolto dei principali mezzi pubblicitari" - n° 1 ottobre 1982 (solo parte dedicata alla televisione)


Nel precedente post mi ero rammaricato che una testata come "Andersen il mondo dell'infanzia" non fosse stata pubblicata dal 1978, visto che avrebbe potuto renderci molte più informazioni sull'avvento animazione in Italia, ma almeno la si può consultare in emeroteca.
Stavolta il rammarico è doppio, in quanto la testata "Mediabook" iniziò le pubblicazioni con questo numero di ottobre 1982, quindi lasciando senza analisi dei dati tutto il periodo precedente e in più non è assolutamente consultabile in nessuna emeroteca, se non per numeri sporadici.
Io ho comprato questo primo numero completamente a caso, senza sapere manco cosa fosse... sul web non si trova pressoché nulla... un vero peccato.
Pure la tanto osannata IA, che pare onnisciente ti risponde, se cerchi "Mediabook rivista"...
"Mediabook rivista" non sembra riferirsi a una rivista specifica, ma più probabilmente all'azienda Mediabook srl con sede a Castelnovo di Sotto (Reggio Emilia), che è attiva nel settore dei libri e potrebbe pubblicare materiale o essere associata a pubblicazioni.

Chiaramente era una rivista di settore, a beneficio delle aziende pubblicitarie, ma dopo quattro decenni i dati ivi contenuti, specialmente per chi ha le conoscenze per valutarli al meglio, sono di un valore assoluto.
Praticamente in questo numero c'è una mini radiografia dei network televisivi appena pre monopolio Fininvest.


Qui sopra ciò che scrisse il lungimirante editore e ideatore di "Mediabook", Gian Marco Bragadin.


Il primo numero prese in esame tutti i media su cui si poteva fare pubblicità: quotidiani; settimanali; mensili; televisioni; radio; cinema; affissioni.

Visto lo scopo del blog, inserisco solo la parte riguardante le televisioni, a parte un paio di pagine introduttive.

lunedì 23 giugno 2025

Promozione e pianificazione di spot televisivi e pagine pubblicitarie di giocattoli sulle riviste su "VG Vendogiocattoli" e "Il Giornale dei Giocattoli"


Tra il tantissimo materiale presente sulle testate "Il Giornale dei Giocattoli" e "VG Vendogiocattoli" (che avrei dovuto fotografare in toto) c'erano un certo numero di pagine promozionali che mostravano come e quanto si volesse pianificare una campagna pubblicitaria per una o più tipologie di giocattoli in uscita nelle settimane o mesi successivi.
Quindi, per esempio, la "Ceppi Ratti" o la "Clementoni" spiegavano ai negozianti/grossisti che l'articolo da loro promosso sarebbe stato pubblicizzato in televisione e/o sulle riviste per bambini/ragazzi un tot numero di volte. Garantendo, perciò, un numero alto di vendite, visto che noi eravamo dei minus habens che si facevano comprare qualsiasi cosa pubblicizzata...  T_T
Alcune di queste pagine le ho già mostrate nei relativi post su "Il Giornale dei Giocattoli" e "VG Vendogiocattoli", ma ha un senso riproporli in questo dove mostro quelle che avevo lasciato in sospeso:




Nel post ho inserito anche delle ripetizioni, questo perché la stessa pagina promozionale riguardante una specifica campagna pubblicitaria poteva essere stata inserita sia in "Il Giornale dei Giocattoli" che "VG Vendogiocattoli", tanto per capire quale testata, eventualmente, la inserì per prima.
Chiaramente qui non si parla solo di giocattoli dei cartoni animati giapponesi, ma di giocattoli in generale.
Alla fine inserisco ogni volta la copertina della testata, per confermare la datazione di ciò che mostro prima.

Quella sopra (come si può vedere dalla copertina qui sotto) è la pagina promozionale della "Ricordi Giochi Divisione Arti Grafiche Ricordi" presente in "VG Vendgiocattoli" del febbraio 1980, è' la prima che ho trovato (oppure che ho fotografato...) dal 1978 (anche per "Il Giornale dei Giocattoli").

"... riderete voi e piangeranno i vostri concorrenti"

Infatti la "Ricordi" prometteva ben oltre 100 annunci stampa ed oltre 200 spot televisivi tra febbraio e dicembre 1980, il tutto diviso per tre media:
periodici (per bambini/ragazzi);
riviste del settore;
televisione.

Gli spot televisivi era concentranti nei mesi di ottobre (32 spot), novembre (124 spot) e dicembre (62 spot), mentre quelli sulla carta stampata coprivano bimestralmente tutto l'anno da febbraio a dicembre.

sabato 3 maggio 2025

Cappuccetto a pois


Quando si era bambini, prima dell'avvento delle tv locali private, ma anche negli anni successivi, la televisione della "Svizzera Italiana" era l'unica emittente oltre alla Rai che trasmettesse programmi per noi. Oltre all'inimitabile "Scacciapensieri", contenitore di cartoni animati statunitensi ed europei, trasmesso il sabato nel tardo secondo pomeriggio, non mancavano altre produzioni per i più piccoli.
Non è la prima volta che mi rifaccio ai programmi della RSI:







Tra le produzioni della RSI dedicate ai bambini/ragazzi, di certo tra i ricordi più piacevoli, c'era "Cappuccetto a pois" di Maria Perego, la medesima creatrice di Topo Gigio.
Il primo episodio risale al 6 gennaio 1969, ritengo che, nonostante i decenni passati, resti ancora un prodotto più che guardabile, vista la minuziosità con cui vennero create le scene in cui si muovevano i personaggi, ovviamente il target è per i più piccini, ma penso che io lo guardassi anche verso la fine delle elementari.
Chiaramente io lo vidi in successive repliche, penso sempre sulla "Svizzera Italiana", ma "Cappuccetto a pois" venne trasmesso anche da Telemontecarlo e da Capodistria (ho controllato, niente ricordi fumosi che poi uno ricorda male e deve rettificare lo scritto...), non ho trovato riscontri sulla Rai, ma ho fatto una ricerca approssimativa.
Quella sopra è la scan dell'unico, a mia conoscenza, DVD in vendita, che contiene qualche pagina di commento e solo tre episodi.




Sul sito della TSI "Cappuccetto a pois" è stato messo per intero, un gran bel regalo:

Mi son riguardato qualche episodio, e preferivo Lupone rispetto a Cappuccetto, un po' carognetta, talvolta... è vero che Lupone aveva la funzione del birbante, ma non gli riusciva mai una furbata, inoltre era sempre manovrato da altri, in quanto molto credulone.
Risentire le voci, ma anche i motivetti delle canzoncine, è stato un bel tuffo al cuore   ^_^


Ho fatto più ricerche, ma non ho trovato neppure un articolo di commento al programma per bambini, neanche sulla carta stampata della Svizzera italiana da me consultabile. Ai tempi i programmi televisivi per bambini erano pressoché ignorati, pare che non meritassero alcun approfondimento.

Qui sotto il cofanetto in DVD.

sabato 8 febbraio 2025

Milano 2 una città per vivere - focus su Telemilano via cavo nel 1976




TITOLO: Milano 2 una città per vivere 
AUTORE: 
CASA EDITRICE: 
PAGINE: 220
COSTO: 5€
ANNO: 1976
FORMATO: 31 cm x 22 cm
REPERIBILITA': ardua...
CODICE ISBN: 


Volume recuperato fortuitamente ad un mercatino, mi attirò la scritta sulla costa del volume, "Milano 2 una città per vivere", una volta sfogliato era da prendere per forza, specialmente per il prezzo  :]
La parte che interessa questo blog sono le due paginette inerenti la tv via cavo del centro residenziale (per benestanti) "Milano 2" a Segrate.
Per parte mia ho anche un piccolo aneddoto di ricordo personale:
una nipote di mia nonna, quindi cugina di mia madre, andò ad abitare a "Milano 2" appena inaugurato (a memoria), io andavo ancora alle elementari, comunque.
Un pomeriggio ci invitò in questa sua nuova casa in questo nuovo quartiere (ci andammo in taxi, o almeno l'ultimo tratto fu un taxi per problemi di mancanza di mezzi).
Era tutto stupendo e gigantesco!
Io bambino dei quartieri popolari che entra in un luogo con appartamenti enormi (forse addirittura a due piani, ricordo una scala interna), viali alberati spaziosi, prati ben tenuti, palazzi di pochi piani, niente bordello   ^_^
Mi pareva di essere su un altro pianeta sociale  :]

Tornando al volume, ho trovato assai interessante sia le informazioni rilasciate per la tv via cavo Telemilano sia lo spazio che la Edilnord diede a questo tema:
due sole pagine!

Oggi, molto spesso, viene enfatizzata la lungimiranza di aver creato quella tv via cavo, e fu veramente lungimirante, ma da queste stesse pagine, pensate e pubblicate da chi progettò "Milano 2" e Telemilano, si capisce che era un aspetto minoritario del progetto generale.
Basti pensare al fatto che le pagine dedicate ad illustrare l'impianto centralizzato di riscaldamento sono ben sei, quelle su Telemilano due.
Sia chiaro, nel 1976, ma direi anche oggi, il riscaldamento di una casa è più importante dell'impianto televisivo, ma nel volume non ci sono accenni al futuro di questa tv via cavo, i programmi sono illustrati moooolto genericamente e non si ha l'impressione che la direzione ci puntasse molto.
Più che altro era comodo che il segnale televisivo arrivasse via cavo, niente più orrende antenne su balconi e palazzi...



Qui sopra le uniche due paginette dedicate a Telemilano nel 1976, poco sotto rendo il breve scritto più leggibile.
Da notare lo "studio televisivo", assai minimal.
La presentatrice non mi pare Fiorella Pierobon ^_^
A "Milano 2" non c'era solo la tv via cavo, ma anche la stampa di quartiere, immagino quanto venissero pubblicate le lettere di protesta e critica di eventuali disservizi   :]

"Telemilano, la tv via cavo di Milano 2:
... riceveranno un programma in più, Telemilano, la prima tv via cavo con un regolare programma di trasmissioni televisive nel capoluogo lombardo.
Gli studi di produzione hanno sede a Milano 2 e sono dotati di telecamere fisse e mobili, di sale di registrazione e di regia, di un sistema completo di missaggio, videocinema e videoregistrazione.
Fina dai primi mesi di vita Telemilano ha registrato una attiva partecipazione dei residenti alla elaborazione e alla realizzazione dei programmi. Sono state mese a punto trasmissioni dedicate alle scuole con la visualizzazione delle ricerche gestite dagli alunni e la proiezione di documentari.
...
Telemilano trasmette inoltre una serie di programmi per la donna (moda, cucina, cosmesi ecc.) e per i bambini.
Rubriche di carattere generale sull'educazione sanitaria - in collaborazione con l'equipe universitaria del vicino ospedale S, Raffaele - e particolari inchieste sui principali problemi della metropoli...
I programmi della durata di circa tre ore al giorno comprendono infine film e documentari di interesse artistico, culturale e ricreativo".

Non ho copiato in toto lo scritto su Telemilano, ma da queste poche righe si evince (ipotizza?), ammesso che quello che venne pubblicato fosse la realtà (il gruppo non è famosissimo per riportare i fatti fedelmente), visto che alla fine questo era un volume pubblicitario, che la tv trasmetteva programmi autoprodotti a gratis dai residenti, ma anche dell'intrattenimento comprato da altri.
Quali film?
Quali documentari?
Quali programmi per bambini?
Da notare i programmi "per le donne"...   ^_^
Sempre che non salti fuori qualche registrazione di un condomino del 1976 di Milano 2, resterà un mistero cosa venisse realmente trasmesso  :]

mercoledì 17 aprile 2024

"I Mostri (The Munster)" - Cofanetti DVD prima (1964/65) e seconda (1965/66) stagione - Ovvero "Vai! Goldrake Vai!

Tutti conoscono e si ricordano della "Famiglia Addams", pochi conoscono ed ancor in meno ricordano "I Mostri"... Ovviamente io adoro gli Addams, ma per i Munster ho sempre avuto un debole e li considero parte di quell'immaginario collegato ai primi telefilm che vedevo sulle tv private. 
A memoria la mia prima visione del telefilm fu su Telereporter, ma potrebbe essere stato anche TMC (Telemontecarlo).
Nel booklet allegato al cofanetto della prima stagione viene riportato che la prima visione italica fu Rai 3 con una datazione generica "anni 80"... senza controllare da alcuna parte posso affermare che è completamente errato... 
La prima tv assoluta in Italia avvenne, di nuovo, grazie ad una emittente straniera che irradiava il suo segnale oltralpe, la "Televisione della Svizzera Italiana", che trasmise il primo episodio il 22 gennaio 1968!



Tra l'altro sarebbe da avvisare Wikipedia, che riporta un ventennale "anni 60/70" con emittente Rai:

Il doppiaggio svizzero italico era il medesimo di quello presente in questi cofanetti DVD, che è lo stresso che ricordo di aver seguito io da bambino in tv?
Non credo proprio
Lo ipotizzo perché nelle 70 puntate delle due stagione ho trovato una chicca che immagino nessuno ricordasse più, che colloca il doppiaggio, almeno del 22esimo episodio della seconda stagione, dopo il 4 aprile 1978  ^_^

Ho trovato una seconda trasmissione del telefilm dal primo ottobre 1977 su "Telemontecarlo" (TMC), cosa che tornerebbe con i miei ricordi, ma anche in questo caso si tratterebbe, al massimo della prima stagione, non del 22esimo episodio della seconda stagione?
Perché?
Perché il nonno, incitando Herman, grida:
"VAI! GOLDRAKE VAI!"    ^_^


          


Queste sono le scoperte senza alcun reale valore che mi mandano in sollucchero   :]
Qui ci sarebbe da fare tutto un ragionamento, che va ben oltre le mie capacità, sul fatto che un bambino del post aprile 1978 guardasse un telefilm statunitense del 1966 in cui veniva citato un robottone giapponese del 1975.
Il massimo del massimo del fuori contesto   ^_^
C'è un altro aspetto che mi ha impressionato e che assolutamente non ricordavo, le parolacce inserite dall'adattamento italico in un telefilm per bambini/ragazzini!
Non saranno numericamente molte, ma sono sorprendenti per essere totalmente incongruenti con i dialoghi, parrebbero quasi uno scherzo dei doppiatori fatto di nascosto dalla produzione.
Ogni parolaccia si poteva sostituire con una parola normale che esprimesse il medesimo concetto, cioè quello che, tranne in una occasione (mi pare). è riportato nei sottotitoli.
Quello delle parolacce è un aspetto assai curioso che non troverà mai spiegazione, visto che siamo nel 2024 e probabilmente tutte le persone che si occuparono di quel doppiaggio non ci sono più...


sabato 6 aprile 2024

Prima trasmissione in Italia di Star Trek a marzo 1973 sulla Televisione Maltese



Non so bene perché ci sia questa fissa di datare la prima trasmissione di un film,  telefilm o una serie animata passati in televisione, ma stante che questa tipologia di disagio cronologico televisivo esiste, mi adeguo, di nuovo  ^_^
Stavolta non tocca al Danguard oppure a Jeeg e men che meno a "Kimba il leone bianco", ma a "Star Trek".
E' graniticamente acquisito che la prima trasmissione della serie classica di "Star Trek" sia avvenuta in Italia grazie a "Teelemontecarlo" (detta anche TMC), che la mise in onda martedì primo maggio 1979 con il titolo un po' fuorviante di "Destinazione Cosmo". 
Tanto che è riportato su Wikipedia, come si può vedere nell'immagine qui sopra e cliccare qui sotto:


L'indispensabile "Radiocorriere TV" ci viene come sempre in aiuto, confermando che martedì 24 aprile 1979 su "Telemontecarlo" alle 22:30 non era trasmesso Star Trek, mentre la settimana successiva martedì primo maggio al medesimo orario c'è "Destinazione Cosmo". Nel caso ci fossero dubbi su quale fosse il titolo corretto di questo telefilm, basta leggere il palinsesto della settimana successiva martedì 8 maggio, per trovarci che uno degli attori era William Shatner.
Nel caso in cui qualcuno (più giovane) dubiti che il "Destinazione Cosmo" trasmesso da "TMC" fosse "Star Trek, più sotto inserisco due scan di due differenti "Telesette" in cui oltre al titolo del telefilm e all'emittente, ci sono le immagini degli attori.

Scrivo spesso che "cercando cose, si trovano altre cose" ed anche questa volta la regola mi viene confermata. Infatti facendo ulteriori ricerche sul quotidiano "La Sicilia" inerenti i cartoni animati giapponesi, ho provato ad allargare il periodo temporale, trovando qualche articolo in più sugli anime, ma anche questa piccola grande informazione su "Star Trek".


Come nel nord Italia si captavano le emittenti straniere della "Svizzera Italiana", di "Kopper Capodistria" ed ovviamente di "Telemontecarlo", che prima dell'avvento delle tv private locali erano le uniche alternative ai due canali Rai, in Sicilia si captava un'altra emittente straniera, quella di Malta.
Se sono valide le trasmissioni extra italiche a nord, penso che valgano anche quelle extra italiche a sud, in fondo si passerebbe dalla prima trasmissione di "Star Trek" da una emittente straniera nel 1979 ad un'altra emittente straniera nel 1973.
Solo che sei (!) anni di anticipo non sono pochi!
Si può inoltre notare che la "televisione maltese" trasmise "Star Trek" con il suo titolo corretto e ad un orario più accessibile, inoltre l'unico titolo dell'episodio da me riesumato è più o meno quello di una puntata reale della serie:
"Le avventure di Miri", che in originale era solo "Miri".

giovedì 18 gennaio 2024

Anime Cult - Immagini, ricordi e collezioni dal Sol Levante (n° 15)


Ormai la lettura dell'editoriale del Ceo è per me un piacere nel piacere della lettura della rivista, perché riesce a sorprendersi per argomenti che dovrebbero essere acquisiti, eleggendo a primato mondiale, anzi galattico, della sua testata tematiche trattate da decenni  ^_^
La prima metà del suo editoriale è incentrata sui palinsesti di serie animate nipponiche sulle tv locali, dove butta lì un certo numero di considerazioni che mi hanno spiazzato, o magari ho capito male il senso del suo discorso.
A quanto pare l'idea di dedicare spazio ai cartoni animati giapponesi trasmessi dalle tv locali private è stata del Ceo, cosa che lui considerava addirittura una "mission impossible"!
Peccato che su questo blog ne tratto da poco più di un decennio in maniera il più organica possibile, senza contare che il tema fu trattato per primissimi da Alfredo Castelli e Gianni Bono nello speciale di "if" "Orfani e Robot 1963/1983" del dicembre 1983. Seguirono rubriche come quella di "Scripta Manent" sulla rivista Yamato e successive versioni editoriali, poi è entrata in scena la saggistica con Marco Pellitteri e Massimo Nicora, senza contare vari appassionati che sul web hanno fatto nel tempo la loro buona parte.
Riguardo alla scritto si può leggere, sempre da parte del Ceo:
"L'articolo non è esaustivo e non ha la pretesa di esserlo, ma semplicemente vuole parlare, PER LA PRIMA VOLTA IN MANIERA STRUTTURATA, di un fenomeno tipicamente italiano di cui tutt'oggi nessuno ha una visione davvero panoramica a 360 gradi."

Ma come "PER LA PRIMA VOLTA IN MANIERA STRUTTURATA"?!  
Sul blog ho inserito:

Non so... se non è "strutturata" una esposizione del genere di un numero così altro di palinsesti, in alcuni casi pure di più settimane consecutive di una medesima zona, mi chiedo chi altri l'abbia "strutturata" di più.
Nell'ultima parte dedicata a questo argomento il Ceo spiega il perché sia difficile dare una panoramica "strutturata", in primis perché ci sono "pochissime fonti"... 
No, le fonti ci sono, ho tonnellate di riviste, basta comprarsele oppure armarsi di santa pazienza e passione e recarsi nelle emeroteche italiche a consultarle.
C'è poi il passo finale che forse non ho compreso:
"I settimanali televisivi del tempo ("TV Sorrisi e Canzoni in testa, ma anche le guide come "Tele Sette" e "Guida TV")  riportavano la programmazione SOLO dei circuiti principali, perché sarebbe stato impossibile dare informazioni sulle reti regionali di tutta Italia".

Non è così... tralasciando che vengono dimenticate altre testate televisive, ognuna di queste aveva il suo bel inserto con i programmi delle tv locali private, alcuni erano fatti meglio, altri più essenziali, ma questi inserti li avevano tutte le riviste. Quindi non corrisponde al vero che le riviste avessero SOLO i programmi dei circuiti principali, anche perché dal 1977 al 1980 non esistono vere e proprio syndacation televisive, quindi venivano pubblicati i palinsesti di tutte le emittenti, anche le più scrause... 
La vera ed unica impossibilità a tracciare la trasmissione dei cartoni animati giapponesi sulle tv locali sta nel fatto che dal 1977 fino almeno al 1980 le tv locali non si premuravano di segnalare il titolo della serie animata trasmessa, quindi leggevi solo un "disegni animati" o cartoni animati". 
Affermo che la colpa fu delle tv locali e non delle redazioni delle riviste, perché nelle stesse riviste le varie redazione si lamentavano degli errori di comunicazione e delle mancanze da parte delle reti televisive.



Interrompo il tono un po' polemico, forse perché è un tema che mi interessa, per tornare al numero di gennaio nel suo insieme, che ospita il solito nutrito ed interessante gruppo di interviste a personaggi italici (anche stavolta niente autori nipponici):
Rosalinda Galli (doppiatrice di Vichy il vichingo e Lamù!);
Marco Albiero (disegnatore);
Francesco Nicodemo (traduttore ed adattatore);
Cip Bacellini (Merak Film e Denab);
Bruno Tibaldi (autore di sigle).

C'è poi lo speciale sul Gundam, con il meritorio tentativo di prendere l'argomento da nuove angolazioni, cosa sempre più ardua.





Il numero 15 è aperto dall'articolo di MikiMoz Capuano sugli anime trasmessi dalle tv locali, a cui il Ceo faceva ampiamente riferimento nel suo editoriale. Preciso che le critiche mosse all'editoriale non vanno considerate estese anche all'articolo, riguardano il "come" è stato commentato dal Ceo.
Intanto ringrazio Mikimoz Capuano per avermi citato riguardo alla mia ricerca sulla prima trasmissione del Danguard (che procede), a cui, per esempio, ho affiancato anche quella su "Kimba il leone bianco" e Jeeg, trattati nell'articolo.

domenica 9 luglio 2023

Yoshiyuki Tomino & Gundam, il grande affresco animato dello Universal Century - Volume 1



TITOLO: Yoshiyuki Tomino & Gundam, il grande affresco animato dello Universal Century - Volume 1
AUTORE: Jacopo Mistè
CASA EDITRICE: Nippon Shock Edizioni
PAGINE: 387
COSTO: 27,90 
ANNO: 2023
FORMATO: 24 cm x 17 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788897286752


Trovo giusto in primis illustrare il mio punto di vista:
esiste un solo Gundam, il primo, quello che vidi su Telemontecarlo all'inizio del 1980, ma trovo legittimo che ci siano esseri umani che si appassionino anche a storie sviluppate su vari media che con il primo ed unico Gundam ne condividono il nome  ^_^
Affermare che il saggio è approfondito è dir poco, fin maniacale (nel senso buono), non solo sono presentate le sinossi di tutte le incarnazioni (anime, manga, romanzi, cortometraggi, videogiochi) gundamiche dal 1979 al film "G-Saviour", ma ognuna di questa presenta una sua analisi approfondita.  
Poi si può o meno concordare con Jacopo Mistè sulle singole valutazioni, e le sue prese di posizioni talvolta un po' estreme tendono a renderlo difficile, specialmente in alcuni frangenti e per taluni punti di vista, ma è indubbio che lo sforzo di analizzare il fenomeno Gundam a 360 gradi è stato fatto e direi più che raggiunto. Non mancano le critiche dell'autore a numerosi aspetti, trame e decisioni editoriali riguardanti il mondo di Gundam, per questo in certi punti ho avuto il dubbio di uno sdoppiamento della personalità dell'autore, si passa da "il Gundam è il top" a stroncature feroci.
E questo è solo il primo volume! (pare quasi una minaccia...)
Ritorno un momento sulle sinossi.
Non è semplice riportare le sinossi di così tanti accadimenti e di una quantità così spropositata di personaggi, si rischia di rendere la lettura impossibile. Mentre le sinossi presentate scorrono via abbastanza facilmente, e se restano un po' ostiche è solo perché sono astruse già alla fonte. 
Io conosco approfonditamente solo il primo Gundam, per averlo visto una moltitudine di volte in vari decenni, in seguito ho visto altra serie e film, quindi non sono del tutto a digiuno del mondo Gundam oltre al primo Gundam. Ovviamente posso valutare la sinossi solo della prima serie, che mi è parsa quasi sempre lineare e corretta, ma ci torneò più avanti.
Preciso che non ho letto il 100% del saggio, ho letto sempre le sinossi degli anime e dei film, ho saltato i romanzi e i manga, sia perché hanno per me un interesse pari a zero sia perché rischiavo veramente di finire nel marasma più completo con tutte queste trame che si intersecano più e meno correttamente o più o meno a caso.
E qui entra in scena il capitolo della "continuity", che Mistè propone come uno dei capolavori tominiani gundamici rispetto alle vecchie serie robotiche (altro tema che toccherò più sotto), per poi venire a scoprire man mano che poi tutta questa "continuity" non c'è.
L'autore spiega che molto materiale informativo non è disponibile per gli occidentali, le informazioni sul mondo di Gundam sono spezzettate in tanti rivoli sviluppatisi nei decenni, da qui l'impegno nel cercare di mettere assieme tutti i tasselli sparsi per serie animate, OAV, film, videogiochi, romanzi, foglietti esplicativi dei Gunpla(!), etc. etc. etc.
Senza contare i numerosi stralci di interviste agli autori, che illustrano vari aspetti delle produzioni e delle trame, tra cui in primis quelle a Tomino, che assieme al Gundam è il protagonista del libro.
Però, forse, sarebbe il caso che io cominciassi dall'inizio, cioè dall'introduzione:
"lavoro mastodontico"; "il più autorevole saggio mai pubblicato fuori dal Giappone"; "finalità del testo sono titaniche"; "testo fondamentale".

Ecco, magari sarebbero apprezzamenti che dovrebbero scrivere gli altri, non l'autore, ma è un mio punto di vista, e anche scrivere di se stessi in terza persona forse si poteva evitare.
Un altro aspetto che si poteva evitare, magari con l'aiuto dell'editore, sono le parolacce. Lungi da me fare o fingere di fare la persona che parla pulito, ma in un saggio non ha molto senso leggere termini poco saggistici...
Pagina 11 approccio Sunrise paraculo
Pagina 74 ancora più incazzato di prima
Pagina 96 Katz Kobayashi incazzoso
Pagina 101 è un ragazzo incazzato col mondo
Pagina 102 donne con i controcoglioni
Pagina 140 adulti stronzi
Pagina 143 anche nell'arco narrativo finale... le cazzate non mancano mai
Pagina 248 fugge via incazzato
Pagina 289 Tomino è incazzato 
Pagina 289 (Tomino) prendendoli per il culo (alla Sunrise)
Pagina 290 stronze represse 

E' probabile che qualche turpiloquio mi sia sfuggito, visto che qualche parte del libro l'ho saltata.
Nella parte ancora introduttiva viene ribadita la difficoltà a considerare valida la "continuity" ufficiale di Sunrise/Bandai, portando ad esempio l'intoccabilità di "Star Wars".
Tralasciando l'appunto che sarebbe "Guerre Stellari" e non "Star Wars", non è che la "continuity" sia poi così ferrea, sia quando la gestiva Lucas e ancor di più da quando è arrivata la Disney ad inventarsi cose da inserire in mezzo a storie già scritte... secondo me è un termine di paragone errato.
Dalla spiegazione dell'autore sulla non-continuity gundamiana si capisce quanto la Sunrise/Bandai abbiano fatto un sacco di casini.
Più volte nello scritto è riportato quanto Tomino fosse a disagio a lavorare di nuovo alle serie del Gundam, obbligato da Sunrise/Bandai, cosa che lo portò fino alla depressione.
Con il primo capitolo (che ho letto in toto) si parte, ovviamente, con il Gundam RX-78 pilotato da Peter... ah no... pilotato da Amuro Rey   ^_^

martedì 9 agosto 2022

Il libro di Star Trek, strani nuovi mondi coraggiosamente raccontati



TITOLO: Il libro di Star Trek, strani nuovi mondi coraggiosamente raccontati
AUTORE: Paul Ruditis, Sanford Galden, Simon Hugo
CASA EDITRICE: Edizioni LSWR
PAGINE: 336
COSTO: 29,90 
ANNO: 2018
FORMATO: 24 cm x 20 cm
REPERIBILITA': disponibile on line
CODICE ISBN: 9788868955830


Avevo notato questo libro on line quando uscì, ma non potendolo sfogliare e visto il costo lo avevo bypassato, trovato in una libreria a metà prezzo, me lo sono accattato subito.
Veramente bello.
Il libro cerca di mettere un po' di ordine in tutte le serie e i film usciti fino al 2016, anno di pubblicazione negli USA, quindi non c'è la serie Netflix di "Star Trek Discovery".
L'unica serie che non ho visto, a parte qualche puntata a caso, è la "Next Generation" (compresi gran parte dei film), troppi episodi in un orario in cui lavoravo sempre. Prima o poi dovrò mettermi sotto a guardarla. Per il resto almeno una volta ho visto tutto, la serie classica tante e tante volte, quindi mi ritengo far parte del segmento dei fan più fedeli, oltre di quelli ORIGINALI che videro Star Trek su Telemontecarlo quando era intitolata "Destinazione Cosmo"  ^_^
Ho inserito le quattro pagine dell'introduzione più il solito indice per rendere l'idea di come è strutturato il libro.
Il primo capitolo è un riepilogo generale di tutto l'universo di Star Trek e, come tutti gli altri capitoli, prende spunto da tutte le serie e i film (sempre fino al 2016).
Il secondo capitolo è quello che ho trovato più piacevole, anche dal punto di vista affettivo (per quando riguarda gli attori della serie primigenia), ogni personaggio ha una sua scheda, ma una scheda hanno anche le varie astronavi Enterprise.
Il terzo capitolo si concentra sugli amici e sui nemici della Federazione, forse questa sezione sarebbe dovuta essere più corposa. Probabilmente per inserire tutti i popoli pro e contro la Federazione ci sarebbe voluto un libro a parte.
Nel quinto capitolo si illustrano le tecnologie dell'universo di Star Trek, tanti strumenti inventati ma che a noi fan paiono quasi reali, e forse qualcuno di questi un pochino si è realizzato o si realizzerà.
L'ultimo capitolo è un po' un mix di specie aliene che immagino non rientravano nel terzo capitolo.
Il libro contiene un glossario minimale, solo quattro pagine, ma comunque con termini ben spiegati.
Infine l'elenco delle serie tv, con i titoli di ogni episodio divisi per stagioni, e tutti i film (compresi i tre nuovi).
Per fortuna non esisterà mai un libro finale totale globale su Star Trek, perché l'opera spaziale creata da Gene Roddenberry sarà eterna. Questo libro mette un punto fino al 2016, poi si vedrà  ^_^


Delle tante schede che potevo inserire mi è parso giusto mettere quella del tenente Uhura, scomparsa da poco   T_T
Forse, chissà, oltre all'educazione impartitami da mia madre e mia nonna, se non sono diventato un razzista, può essere che il suo personaggio abbia contribuito, come tutta la prima serie di Star Trek.
Infatti mi chiedo spesso come miei coetanei (politici e persone comuni), nonostante da bambini siano stati esposti ai medesimi contenuti che ho visto io, possano essere, invece, cresciuti con questo disprezzo per "gli altri". Disprezzo per Uhura, disprezzo per Spock, disprezzo per Sulu, disprezzo per Chekov (che mai avrebbe invaso l'Ucraina).



lunedì 20 settembre 2021

"Che baby-sitter modello! Ha 26 pollici e 100 canali", di Luciana Sauli - Grand Hotel 8 febbraio 1981


La rivista "Grand Hotel" conteneva fotoromanzi e pettegolezzi, questi ultimi per lo più di matrice televisiva, quindi uno dei temi che le permetteva di vendere copie era anche poter commentare cosa la era trasmesso in tv. Ne consegue che l'argomento "televisione come baby-sitter" era un classico, all'interno di questo filone la sottocategoria della pericolosità di pubblicità e cartoni animati giapponesi era il passo successivo. 
Specialmente perché tramite gli anime ci vendettero obiettivamente la qualsiasi...
In verità i giornalisti e gli esperti avrebbero potuto far notare che la consuetudine "programma di successo" = "vendere prodotti ai bambini/ragazzi" iniziò ad essere commercialmente pianificata dal Sandokan della Rai in poi, ma dare addosso a dei cartoni stranieri non statunitensi era più facile.
Il titolo dell'articolo è un po' fuorviante, perché se è vero che numericamente i canali disponibili su un nuovo televisore a colori del periodo erano 100 (in realtà 99, visto che c'erano solo due display, ma loro contavano anche lo zero!), nella realtà le emittenti private ricevibili saranno state una ventina circa (in città grandi come Milano), indipendentemente dalla qualità del segnale. Non poche, ma se poi ci si concentrava su quelle con una ricezione decente, forse si scendeva ad una decina o poco più, a cui sommare i due canali Rai, Telemontecarlo, la Svizzera Italiana e Capodistria (inguardabile...). 
Quindi non è che chi aveva una tv con il telecomando passava il pomeriggio a fare dal canale 1 al 99 e poi ricominciava...
Io avevo un Grundig (o era Telefunken?) con i tasti a tocco (era una specie di touch screen ante litteram), ed erano 9 tasti, poi dovevi girare le rotelline per cercare le altre frequenze, che magari un giorno erano captabili ed un altro ti mostravano solo nebbia. 
Tutta questa enfasi sui bambini che saltavano da un canale altro, se non dotati di telecomando, era una bufala...
Piccola chiosa sul Remi a colori che si vede nella pagina di sinistra: 
mi pare un po' lontano dalle pretese di full HD, 5K, BR etc etc che si hanno oggi su una qualsiasi serie animata giapponese degli anni 70 messa in vendita. 
Remi lo si guardava a colori, se uno era fortunato, e già pareva il top, lo schermo era così curvato che se se ti posizionavi troppo di lato, non vedevi cosa succedeva sull'altro lato  ^_^

Rifacendomi al trafiletto a sinistra posso tranquillamente ammettere che per colpa della pubblicità molti giocattoli entrarono in casa mia, ma non ricordo avessi questa passione per gli spot, anzi, tendevo a cambiare canale per evitare la pubblicità, ostacolato dall'assenza di un televisore con il telecomando, che mi obbligava ad alzare le chiappe per cambiare canale. 
Al titolo dell'articolo e ai temi trattati basterebbe sostituire i cartoni animati giapponesi e la pubblicità con i videogiochi, You Tube, Twich, i social e i device utilizzati (smartphone, tablet etc), per a vere un articolo da pubblicare oggi.
Non è cambiato nulla, se non il soggetto della lamentela (anche legittima) da parte degli adulti, che si sono dimenticati che da bambini gli veniva rinfacciata la medesima cosa per altri strumenti/programmi. 
La giornalista se la prende anche con la pubblicità, ma poi di pubblicità campavano anche le riviste, quindi alla fine dell'articolo raddrizza un po' il tiro, ricordandone l'importanza come fonte economica per la carta stampata (e quindi anche per le televisioni private, aggiungo io) e mezzo per creare commercio e lavoro.
Ovvio che i catoni animati giapponesi non svolgevano neppure questa opera meritoria  :]


Vorrei tanto sapere com'è cresciuta questa mia coetanea, da come la immortalarono, direi che sarà diventata una serie killer oppure un politico che un giorno vota contro il green pass e il giorno dopo a favore, pretendendo di aver ragione entrambe le volte.
In fondo chi erano i suoi eroi?
Harlock e Goldrake, poveraccia   :]

lunedì 24 maggio 2021

"La TV del... Ticino è sempre più verde", di Maurizio Seymandi - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 28 marzo al 3 aprile 1976


Ad integrazione del post precedente, in cui ho mostrato le scan di un libro poco reperibile sulla storia del tv locali, "L'emittenza privata in Italia dal 1956 a oggi", dove si può leggere anche come "Telemontecarlo" e la "Svizzera" si espansero nell'etere del territorio italiano, aggiungo questo articolo, che fa il paio con quest'altro:

Ai tempi non è che ci fosse molto da fare zapping... la Rete 1, la Rete 2, Telemontecarlo e la Svizzera, seguiva "Koper Capodistria", ma quest'ultima non aveva questa gran programmazione.
Ricordo bene che le due emittenti estere arrivarono sull'unico schermo in bianco e nero di casa mia prima delle tv locali, e fu già una piccola rivoluzione televisiva.
Chiaramente "TV Sorrisi" non si faceva scappare queste modifiche dell'assetto televisivo nazionale, e vi dedicò interessanti articoli, questo in particolare è anche a firma Maurizio Seymandi!
Nello scritto si racconta del trasloco dell'emittente elvetica nel nuovo centro di produzione, all'avanguardia tecnologica dei tempi, nella colonna di destra si può vedere fin dove arrivasse il segnale.
La Svizzera era ed è ancora oggi (ho amici comaschi da cui mi capta di poterla vedere, pre-pandemia...) un bel canale, da cui la Rai avrebbe solo da imparare.

A Milano captavamo il segnale senza problemi, la conquista del resto d'Italia la si può leggere nel libro di cui sopra.