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giovedì 19 settembre 2019

Dizionario dei giochi di società (prima edizione)



TITOLO: Dizionario dei giochi di società
AUTORE: Enrico De Luca
CASA EDITRICE: Lulu
PAGINE: 162
COSTO: 10€
ANNO: 2007
FORMATO: 23 cm X 15 cm
REPERIBILITA':
CODICE ISBN:

Quando devo fare una recensione di un gioco in scatola le prime, e spesso uniche, informazioni a cui attingo sono quelle presenti in questo libro/dizionario. Al suo interno sono presenti le schede dei giochi di società dal 1950 al 2005, in totale quasi 1000 schede. Tralasciando qualche occasionale lacuna (non credo sia possibile recuperare tutti gli articoli di in un arco di tempo tanto ampio), per ogni titolo viene citato quasi sempre l'anno di messa in vendita (se non presente il semplice decennio), l'azienda, l'autore (se disponibile), il numero dei giocatori, una breve descrizione dello scopo del gioco, infine la dotazione della scatola.
Nelle schede non sempre sono presenti tutti questi dati, specialmente per i giochi in scatola più datati, pur essendo l'autore un collezionista, evidentemente non era al momento della pubblicazione del libro in possesso (lui o altri colleghi collezionisti) di tutti gli articoli presentati.
In ogni scheda viene anche data un valutazione dell'autore sulla difficoltà di reperimento di un gioco in scatola tramite l'uso di asterischi, maggiori essi sono, più arduo sarà recuperare il soggetto completo (5 asterischi individuano i santi Graal dei giochi di società).
Preciso che il costo di 10 euro è dovuto al fatto che lo trovai in una bancarella del Lucca Comics del 2010 che ne vendeva uno stock, tutte copie nuove, non saprei dire quale fosse il prezzo originale.
Ho sfruttato questo dizionario per riepilogare le recensioni dei giochi in scatola pubblicate fino ad oggi, esclusa quella di "Petrol" della Clementoni, perché nel libro non c'è (oppure mi è incredibilmente sfuggita).

Edit del 3 febbraio 2020:
Dizionario dei giochi da tavolo (seconda edizione) 



Anna dai capelli rossi - Clementoni 1980
"L'Apemaia" - Clementoni 1980
"Atlas Ufo Robot - Goldrake all'attacco" - Giochi Mattel 1978
Auto Market (tutti uomini d'affari con...) - Elyart Italiana (fine anni 60?)


venerdì 11 agosto 2017

Editrice Giochi catalogo generale 1976/77


E' sempre un po' arduo indicare una data corretta a questi cataloghi, a parte quando questa campeggia sulla copertina, e non è il caso in questione. Quindi non  resta che fare una stima in base agli articoli pubblicizzati, e considerando il Monopoli del 40esimo anno, più alcuni giochi in scatola tratti da telefilm o trasmissioni televisive, il catalogo non può essere antecedente al 1976/77.
In pratica questa pubblicazione, che misura 30 cm x 21 cm, è una versione deluxe del cataloghino che avevo già recensito qualche mese fa, e che si trovava all'interno delle confezioni.
Il formato più grande permette di apprezzare maggiormente tutte quelle stupende confezioni di giochi in scatola, che fanno subito tornare in mente tanti pomeriggi passati a scannarsi amichevolmente attorno ad un tabellone di gioco.
Come avevo già scritto nella recensione linkata, dove mi ero dilungato un po' su qualche ricordo cortilesco, noi giocavamo ai giochi in scatola sia in inverno che in estate, era una attività messa in campo per 12 mesi all'anno, ma questa attività ludica la si svolgeva quasi esclusivamente nel pomeriggio. Ovviamente la mattina c'era la scuola (uffi...), ma anche nei periodi di vacanza, oppure il sabato o la domenica, i giochi in scatola erano riservati al pomeriggio. In mattinata era tassativa una bella partita a pallone o a "tedesca" (su cui prima o poi dovrò fare un post...), ma nel pomeriggio, dopo un'altra partita a pallone (o a "tedesca"), era il turno del gioco in scatola del periodo.
Probabilmente la motivazione era dovuta al tempo disponibile per allestire (e/o spiegare) e giocare al gioco in scatola scelto, anche scendendo tutti alle 9 del mattino, a mezzogiorno si doveva iniziare a risalire per il pranzo, mentre nel pomeriggio si disponeva di un arco temporale più ampio.
Il mio quest a ritroso nel tempo sui giochi in scatola, nasce proprio dal volere recuperare tutti quegli articoli che ci regalarono così tante ore di divertimento (quasi sempre, ma non sempre...) in compagnia. Per me, poi, che sono figlio unico, quelle partite acquistavano un valore molto particolare, di condivisione e di confronto, anche se talvolta il confronto sfociava nello scontro  :]
E lo scontro, sempre che non si spostasse sul piano fisico(...), era il sale del divertimento, che nasceva da un agonismo assolutamente NON decubertiano, perché a nessuno fregava nulla di partecipare, ognuno voleva annichilire gli avversari!  ^_^
A dire il vero, quando mi capita di rigiocare con gli stessi amici con cui giocavo da bambino (o con persone che ho conosciuto da adulto), benché tutti si sia ormai vicini alla soglia dei 50 anni, e qualcuno li ha pure superati, il desiderio di annientare gli avversari alberga ancora in ognuno dei nostri cuori... e porca miseria cercano ancora di fregarti sulle regole anche se sono adulti, con famiglia e prole   >_<

Rispetto al cataloghino pieghevole, in questo sono presenti più giochi, alcuni a me sconosciuti, molti sono della MB, e distribuiti dalla Editrice Giochi.
"Città Verde" l'ho recuperato, devo solo recensirlo, mentre Taxi non mi è mai capitato di trovarlo.



Dei due giochi in scatola del Corsaro Nero, questo della Editrice giochi e di certo il meno bello:
Il Corsaro Nero - Editrice Giochi - 1977 
Mentre è di gran lunga più bello il Corsaro Nero Clementoni.

"Scommettiamo?"

mercoledì 23 novembre 2016

Cataloghino pieghevole Editrice Giochi - 1976/78


AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.



I cataloghini pieghevoli come questo erano solitamente inseriti direttamente nel gioco in scatola che avevi comprato, e ti permettevano di desiderare immediatamente un altro gioco di società, praticamente una droga  :]
Mi pare che occasionalmente il negozio di giocattoli della nostra città, che lavorava quasi in condizioni di monopolio, spacciava qualcuno di questi pieghevoli, non solo della Editrice Giochi, ma anche della Clementoni, tanto per mantenere vivo il livello di pretese di noi bambini.
Giocare ai giochi da tavolo per noi era una consuetudine, e non solo invernale, infatti noi li prediligevamo anche in piena estate, magari dopo una interminabile sfida a pallone, a scopo defaticante  ^_^
Con il gioco in scatola era nostra simpatica consuetudine occupare alcuni punti strategici del cortile, tipo sotto i balconi dei piani rialzati, fatto che leggitimamente non rendeva molto ilari gli abitanti degli appartamenti sovrastanti.
Ricordo ancora un poveraccio che faceva il metronotte al secondo piano, e che il pomeriggio voleva solo cercare di riposare... lo capisco solo oggi  T_T
Ci piazzavamo anche in un paio di stradine pedonali che erano della giusta larghezza per permettere di sederci a terra in 4/6 giocatori, più un numero indefinito di spettatori. Già, perchè oltre ai giocatori attivi, c'erano sovente gli aiutanti, i commentatori, i tifosi ed i semplici spettatori.
Queste stradine erano poste strategicamente all'ombra, altra scelta che non rendeva particolarmente contente le persone che, di nuovo leggitimamente, avevano la pretesa di trovare quelle vie sgombre da vocianti bambini intenti ad attività a loro ignote.
Nelle giornate piovose, ergo specialmente in autunno ed inverno, occupavamo, del tutto abusivamente, i pianerottoli delle scale dei nostri palazzoni popolari. Anche questa usanza non era particolarmente apprezzata, sia da quegli adulti che avevano la incomprensibile, per noi, pretesa di fare le scale senza doverci saltare (usate l'ascensore!!!), sia dagli sfortunati abitanti degli appartamenti limitrofi al pianerottolo che, complice una certa tendenza della tromba delle scale ad amplificare i suoni, si lamentavano del leggerissimo casino da noi operato...
Ma valli a capire sti adulti... se me lo facessoro oggi li scuoierei vivi sti mocciosi...
Accennavo poco sopra che, oltre ai giocatori attivi, intorno alla mappa di gioco stazionavano varie tipologie di bambini.
Gli aiutanti erano quelli che si prestavano, nel caso il gioco lo prevedesse, a fare da banca, oppure dispensavano i carrarmatini del Risko, tanto per fare un esempio concreto.
Tendenzialmente erano esentati dal dover prendere parte alle diatribe, non ho mai capito il gusto che provassero a "quasi giocare"  O_o
I commentatori erano quelli che, più che darti un suggerimento, cosa che a grandi linee era vista assai male da chi stava giocando (e fatti i caxxi tuoi!!!), e che poteva portare a grossi rischi di incolumità fisica, davano giudizi a posteriori sugll'errori che avevi commesso. In pratica erano come quelli che DOPO che ha vinto Trump, ti hanno spiegato perchè ha vinto... mavvaffan....brodo...  >_<
I tifosi si limitavano ad appoggiare il loro migliore amico, in piena modalità obbiettività alla Brunetta, gli davano ragione su tutto... mai sopportati...
Infine c'erano i semplici spettatori. Io, per esempio, mi divertivo un sacco a vedere i miei amici a giocare al gioco del "Giro d'Italia di Big Jim", avrò partecipato un paio di volte, per il resto ho sempre fatto da spettatore.
A dire il vero c'era un'ultima infida categoria, quelli che aspettavano il momento giusto per fregarti qualche pezzo del gioco in scatola... li chiamerei ladri, piccoli ladri, ma sempre ladri erano  :(

Questa era a grandi linee la situazione ambientale e di compagnia in cui operavamo, che si riuniva attorno ai giochi in scatola che i bambini del cortile potevano riunire, ed erano veramente tanti. C'erano i classici intramontabili, come il Risiko, a cui si giocava ininterrottamente tutto l'anno, e poi c'erano i giochi che andavano forte per un certo numero di mesi, e poi venivano rimpiazati da altri, per poi essere riscoperti a distanza di qualche tempo.
Ovviamente ci si ritrovava a giocare anche in casa, in base all'accondiscendeza dei vari genitori, e pure in base a chi era invitato. Alcuni partecipanti erano mediamente ben accetti (io, per fortuna, ero uno di questi), ed i genitori non avevano obiezioni, altri compagni di giochi erano più ostici da far accettare, e, alla fine, avevano ragione i genitori. Il clima delle partite era assai differente tra location in cortile e location in casa, specialmente se era presente qualche parente (mamme, papà, nonne e nonni). In cortile il clima poteva diventare abbastanza infuocato, alcune volte finiva pure a botte... in casa si era più pacati, mediamente, anche perchè meglio rifocillati  :]
Alcuni di questi sono presenti in questo pieghevole, che ho datato 1976/78 in quanto, nonostante nella prima paginetta sia presente l'edizione per il quarantennale del Monopoli (e quindi la datazione sarebbe 1975), tra i giochi presentati c'è "Scommettiamo?", la cui trasmissione a quiz di Mike Bongiorno andò in onda a fine 1976.

Il Corsaro Nero - Editrice Giochi - 1977
Risiko



domenica 10 luglio 2022

Risk, lo scontro tra grandi potenze - Parker Brothers (1982?)

Nel maggio 2016 avevo messo a confronto il Risiko edizione della "Giochiclub" del 1968 con il classico Risiko della "Editrice Giochi" fine anni 70:

Stavolta mi sono imbattuto sulla versione dei "Parker Brothers" del 1982, che lo misero in vendita con il nome di "Risk", cioè il loro nome originale con cui lo vendevano nel resto nel mondo.
Su Wikipedia c'è una pagina in italiano su "Risk", ma il bello è che questa versione del 1982 non è citata  ^_^


Ho scoperto che la differenza principale nella modalità di gioco tra le versione "Giochiclub" e "Editrice Giochi" del link sopra rispetto a quella anglosassone della "Parker Brothers" era il numero di dadi.
Nelle versioni italiche i dadi erano tre sia per l'attacco che per la difesa, nella versione della perfida Albione chi difendeva (cioè i dadi blu" ne aveva solo due... ed effettivamente torna con quello che riporta il link di Wikipedia.
Per il resto il regolamento differisce da quello della "Editrice Giochi" con l'inserimento dell'armata neutrale in caso di soli due giocatori e mi pare per quanto riguarda la gestione un po' più complessa delle carte.
Alla fine, mettendo a confronto le tre diverse edizioni ("Giochiclub", "Editrice Giochi", "Parker Brothers"), quella con cui giocavamo da bambini a fine anni 70 era la più elementare...
Sarebbe interessante capire come mai la "Parker Brothers" mise in commercio in Italia il suo Risiko usando il nome anglosassone, e se questo convisse nei negozi con il Risiko della "Editrice Giochi" oppure lo soppiantò perché l'azienda milanese ne perse per il 1982 i diritti di commercializzazione.
Di certo nel 1981 nei cataloghi di giocattoli il Risiko della "Editrice Giochi" era ancora presente, vedere al link sotto verso fine post:

Mentre nel catalogo "GiocaDag" del 1982 c'è, quindi, a quanto pare, nel medesimo anno si poteva acquistare sia il Risiko della "Editrice Giochi" che il Risk della "Parker Brothers".
Io, però, son partito dal presupposto che in Italia venne messo in commercio nel 1982, e forse potrebbe essere un errore, in quanto nella parte inferiore della scatola è presente il codice a barre... potrebbe essere successivo...
Ho trovato on line il libro "La storia di Risiko e l'anello mancante", ma non mi pare si faccia cenno a questa edizione italiane del Risk.
Magari poi salta fuori che questa confezione è degli anni 90 e quindi off topic rispetto a tutto il resto del materiale mostrato nel blog!   ^_^



Le armate non sono più i mitici carrarmatini, ma forme geometriche a caso...


Il tabellone è più piccolo, essendo la confezione più piccola, per il resto cambiano i nomi di pochi territori, rispetto all'edizione della "Editrice Giochi".
Per esempio in America del nord ci sono gli "Stati dell'Ovest" e gli "Stati dell'Est" al posto degli "Stati Uniti Occidentali" e degli "Stati Uniti Orientali" della versione "Editrice Giochi£ fine anni 70.

venerdì 7 luglio 2023

Vento forza 6, Corsari in vista! - Giochiclub (metà anni 70?)


Una volta si identificava l'Italia come un paese di santi(?), poeti e navigatori, ma tra questi ultimi ci sono anche i pirati e i corsari, e di certo questa attività predatoria a spese nel prossimo pare sia rimasta l'unica di quelle enunciate ad essere ancora ben presente sul suolo italico, in ambiti diversi, però...
Comunque la tematica era di certo abbastanza utilizzata nei giochi in scatola degli anni 60 e 70, visto che pirati e corsari li si ritrovano in più confezioni:




Ci sarebbe anche il gioco in scatola "La sfida dei corsari" (link ) della "Alma Giochi", ma ha prezzi esagerati, magari prima o poi lo troverò in qualche mercatino a poco, come tutti gli altri   ^_^
Poi, volendo, ci sarebbe il gioco in scatola "Capitan Harlock, il pirata dello spazio" della  "Editrice Giochi" del 1978, ma poi nella realtà ludica lo ambientarono a terra, non nello spazio...
Da non collezionista di giochi in scatola, ma solo "riesumatore" di giochi in scatola, non pensavo che i pirati e i corsari avessero dato vita a così tante varianti, trovare queste confezioni complete (come in questo caso), seppur magari un pelino usurate (come in questo caso), è una piccola soddisfazione.
La cosa che si nota subito confrontando i vari regolamenti di questi cinque giochi in scatola è che i più vecchi erano più complessi, nel tempo le modalità di spostamento e combattimento vennero semplificate.
Ammetto che in questo caso non ho avuto la costanza di cercare di comprendere appieno le modalità di movimento e scontro presenti nelle regole, ma da una lettura non approfondita non paiono semplicissime.
Probabilmente i giochi in scatola dalla fine degli anni 60 ai primi anni 70 erano indirizzati ad un pubblico più di grandicelli, e poi in seguito il target di età si abbassò, rendendo necessario la semplificazione di vari aspetti.
E' anche interessante vedere le scelte delle aziende riguardo i velieri, alcuni minimali, come in Sandokan, alcuni più belli da manovrare, nel caso de "La conquista del tesoro" in cartoncino.


La dotazione della confezione non è molto corposa, ma poi conta la giocabilità   ^_^


Abbastanza esteso il tabellone di gioco, l'unica pecca mi pare presente nelle due di pieghe del cartone, dove non sono consecutive le linee di movimento dei velieri, errore non da poco, a mio avviso.
Leggendo il regolamento si apprende che si poteva scegliere per una durata lunga e meno lunga del gioco, nel primo caso si doveva partire da uno dei due lati, arrivare sull'altra sponda e poi tornare al porto di partenza. Nella modalità di svolgimento più veloce il ritorno era abolito.
Al centro del tabellone i porti neutrali.
Nella parte centrale del tabellone è presente un perno di metallo, dentro cui andava inserita la "rosa dei venti", che stabiliva da che parte soffiasse il vento in ogni turno, un sistema abbastanza ingegnoso per simulare la navigazione nei sette mari.
Il gioco in scatola della "Giochiclub" non era prodotto da loro, ma un adattamento di una azienda tedesca, la "FX Schmid -Monaco" e si chiamava "Seeschlacht":

Visto che il gioco originale teutonico era del 1975, la versione italica non può che essere antecedente:

Mentre direi che la "Giochiclub" lo migliorò esteticamente di molto:

sabato 20 agosto 2022

Prendi un taxi (con movimento a vibrazione elettronica) - "Editrice Giochi" (1976)


Questo gioco in scatola fa parte di quelli a cui non giocai mai, ma che mi capitava di vedere sui Topolino o nei negozi, penso che mi incuriosisse il disegno sulla confezione. Chissà se l'illustratore, già nel 1976, avesse voluto fare dell'ironia sulla difficoltà di trovare un taxi, senza considerare il costo proibitivo della corsa  T_T
Facendo queste recensioni archeologiche di giochi in scatola ho scoperto che la "Editrice Giochi" spesso adattava per il mercato italiano articoli stranieri, in questo caso il gioco originale era della "Milton Bradley" con il nome "Hey taxi!", e venne messo in commercio l'anno prima rispetto a noi:

Praticamente la "Editrice Giochi" cambio l'illustrazione ed il "movimento a vibrazione elettronica" (sui cui torno più sotto), per il resto il gioco è il medesimo (quasi uguale la plancia di gioco, solo tradotta). 
La differenza con la "Clementoni" risalta parecchio, visto che l'azienda di Recanati li creava internamente i propri giochi in scatola, salvo qualche articolo di cui mi sia sfuggita la paternità estera. Alla fine "l'autarchia" inventiva della Clementoni li ha mantenuti un'azienda italiana ancora sul mercato, della "Editrice Giochi" penso sia rimasto solo il marchio.
Devo dire che la meccanica di gioco era abbastanza singolare, oltre che casuale, visto che si basava molto sull'incertezza posizionale dei segnalini dovuta al periodo di tempo in cui si attivava la vibrazione.



Annoto che il "Garage" di cui si legge nel regolamento è posto dove sono allocate le quattro macchinine segnaposto. Infatti la parola "Garage" è impressa sul fondo del vano (ho dimenticato di fotografarla).
Una piccola (o grande) modifica fu fatta dalla "Editrice Giochi" inserendo nella plancia quattro divisori di plastica sugli angoli, forse per non far ammassare le macchinine ed indirizzarle meglio verso i lati.
In pratica tutto il gioco si basava sul movimento autonomo dei piccoli taxi colorati, questo movimento è casuale, ma non è causale il momento in cui i giocatori decidono di arrestarlo. Ovviamente il fermo avveniva quando il proprio taxi sostava in una casella a sé favorevole.
A mio avviso la stessa meccanica di gioco portava a discussioni abbastanza accese, sia perché il taxi che si fermava a cavallo di due caselle non poteva eseguire l'ordine scritto (positivo o negativo che fosse), sia perché c'era lotta nello spegnere la "vibrazione elettronica" quando tornava più utile.



A metà degli anni 70 bastava un motorino e due batterie da 1,5 volt per poter denominare un gioco come "elettronico", già allora il termine corretto penso sarebbe stato "elettromeccanico", ma tanto i bambini li potevi turlupinare senza problemi, e pure gli adulti   ^_^

domenica 2 gennaio 2022

Remigio, lungo viaggio alla ricerca della mamma" - Editrice Giochi (1979)


E' questo un gradito regalo che mi è stato donato per questo Natale, intonso e prezioso.
Intonso perché mai usato, nuovo, immacolato.
Prezioso perché mi ha permesso di elucubrare alcune considerazioni sulla corsa all'acquisizione dei diritti di sfruttamento delle serie di animate giapponesi, quando, tra il 1978 ed il 1980, qualsiasi articolo portasse il loro nome vendeva a più non posso.
E' importante premettere che, per quanto riguarda i giochi in scatola, la Clementoni arrivò per prima:


Questi due giochi in scatola erano tratti direttamente dalla serie animata della "Tokyo Movie Shinsha" prodotta nel 1977 e mandata in onda dalla Rete Uno della Rai dall'ottobre del 1979.
E la "Editrice Giochi"?
L'azienda milanese si trovò scoperta, senza poter sfruttare quello che si preannunciava (e così sarebbe stato) il nuovo successo commerciale del momento, ma il problema non riguardava solo la "Editrice Giochi", quindi si pensò bene di riesumare dai magazzini un film d'animazione Toei del 1970 avente come protagonista Remi:

In questo modo si raddoppiarono i Remi disponibili e quindi il potenziale giro d'affari, chiaramente a nessuno importava che il Remi della Toei, che si chiamava pure Remigio,  non era quello della "Tokyo Movie Shinsha" che si vedeva in televisione, l'importante era che fosse animato e giapponese, in modo da turlupinare i piccoli beoti telespettatori e le lori famiglie.
Come accadde per Heidi, Goldrake e Capitan Harlock, venimmo invasi dal merchandising del tragico Remi, con annesso scalpore mediatico (link), ma grazie al Remigio targato Toei anche la "Editrice Giochi" poté ritagliarsi una sua fettina del mercato.
Sulla confezione del gioco in scatola e sulla plancia di gioco è riportato "Toei Company", quindi ne consegue che la "Editrice Giochi" fece parte di quelle aziende che sfruttarono il Remigio del 1970, quello un po' farlocco.
La cosa abbastanza comica è che nel gioco in scatola non solo non si fa cenno ai personaggio del lungometraggio Toei del 1970, ma in più sono presenti i personaggi del romanzo originale mai visibili nel film!
Ne consegue che la "Editrice Giochi" pagò una licenza per poi non usarla in nessun modo, ma dovendo comunque apporre il logo Toei sulla scatola!
Tra l'altro disegnarono un Remigio assai bruttino, che a me pare più un pastorello che un suonatore ambulante, accompagnato da un cane che pare più una pecora, di primo acchito mi ricorda più Peter di Heidi che Remi...



Alcuni anni fa ho consultato la pubblicazione "Il giornale dei giocattoli", in cui le aziende tenevano informati i venditori sui nuovi articoli disponibili.
Nel numero dell'ottobre 1979 ho trovato la pubblicità qui sopra, che attesta come alcune aziende avessero iniziato fin da subito ad usare il Remigio Toei per vendere un po' di articoli sfruttando l'hype del Remi della Rai..
Non ho trovato in nessuno dei miei cataloghi e neppure sul web una pubblicità del gioco in scatola della Editrice Giochi", ma è verosimile ipotizzare che venne messo in vendita assieme alla serie animata, quindi nel 1979, al più tardi nei primi mesi del 1980.
Sul versante editoriale il film Toei di Remigio fu sfruttato parecchio:



Nel 2018 la Dynit ha messo in vendita tutti i DVD dei film Toei proiettati al cinema negli anni 60/70 e ritrasmessi tantissime volte sulle tv locali private tra la fine degli anni 70 e gli anni 80:

Riguardando il film si capisce che la "Editrice Giochi" non trasse alcuna ispirazione dal lungometraggio Toei, non solo per inventare le dinamiche di gioco, ma neppure per riproporre il character dei  personaggi.
Per esempio il Barberin della Toei ha una gamba di legno e il cognato della signora Milligan ha un aspetto assai mefistofelico, le immagini di questi personaggi presenti nel gioco nulla hanno a che vedere con quelli Toei.
Nel gioco in scatola si parla di "zio Milligan", ma nel film Toei il personaggio viene chiamato "il fratello del defunto marito della signora Milligan", mai zio.
Inoltre nel gioco sono presenti i personaggi del "crudele signor Garofoli", del "farabutto mister Driscoll" e di Bob (il clown), tutti personaggi del romanzo anch'essi non presenti nel film Toei del 1970 (non saprei dire se presenti nella serie animata trasmessa dalla Rai).
Dalle immagini qui sotto si può vedere come i personaggi del Remigio Toei non furono in nessun modo prese come spunto estetico per il gioco in scatola della "Editrice Giochi".

lunedì 9 maggio 2016

"Risiko Giochiclub (1968") vs "Risiko Editrice Giochi Milano (fine anni 70)"



Tra i giochi in scatola che ho recensito fino ad ora mancava un must della mia, ma non solo mia, generazione: il Risiko!
Sinceramente non l'avevo ancora mai recensito perchè è uno di quei giochi, assieme al Monopoli, che tutti conoscono, grandi e piccini, giovani e... ehm... anziani  T_T
Poi ho trovato una stupenda versione del 1968, della Giochiclub, penso la prima o tra le prime in assoluto, ergo mi è sembrato interessante mostrare le differenze con la versione con cui giocavo da bambino, quella della "Editrice Giochi Milano".
Infatti ho girato qualche foto della versione più vintage ad alcuni amici, che nell'invecchiare (tiè) hanno mantenuto intatta la loro passione per i giochi in scatola, e tutti sono rimasti sorpresi da questa edizione del 1968, io per primo.
La prima la posso datare con precisione perchè l'anno è presente sul libretto di istruzioni, mentre la mia vecchia confezione non riporta alcuna data, ma è della fine degli anni 70, dal 77 al 79.
La prima differenza salta subito all'occhio: la dimensione della scatola.
La versione della Giochiclub misura 44 cn x 37 cm, mentre l'edizione della "Editrice Giochi Milano" è da 46 cm x 36 cm, inoltre la prima pesa molto di più della seconda, perchè?
Perchè i carrarmatini non sono in plastica, ed in realtà non ci sono neppure i carrarmatini, ma solo in legno, e sono dei semplici parallelepipedi colorati!




Ma le differenze non si limitano ad una mera questione materiale e grafica, cambia anche il regolamento, in primis nella versione del 1968 mancavano gli "Obiettivi"!
Lo scopo del gioco era solo di disintegrare tutte le altre armate, fino ad occupare tutto il planisfero, quindi una partita terminava, ipotizzo, per sfinimento degli avversari, oppure con le madri che trascinavano via i poveri bambini per farli cenare...
Cambia la grafica del planisfero, ma, soprattuto, cambiano i nomi dei territori, non più un singolo nome per ogni territorio, come nella versione della "Editrice Giochi Milano", ma più nomi della regione interessata, con un effetto, a mio avviso, più da mappa di guerra, molto più realistico.
Non essendo io un mega esperto di Risiko, che ormai trovo abbastanza noioso, non mi metterò a fare le pulci ai due regolamenti, che si differenziano per vari aspetti, fin l'uso delle carte, chi vorrà potrà notare le differenze. Comunque il regolamente del 1968, a parte l'assenza degli obiettivi, che ne riduce la varietà strategica, pare molto più professionale. Nell'edizione di fini anni 70 devono aver semplificato un po' le regole, per renderlo più scorrevole, evidentemente i bambini di fine anni 70 erano considerati meno svegli di quelli di fine anni 60  T_T
C'è però un'altra possibilità: all'inizio del regolamento della versione Giochiclub, si chiede al novello giocatore di inviare una lettera alla casa editrice per avvertirli di eventuali varianti di gioco, non escludo che, anche su suggerimento dei giocatori, siano state inserite alcune regole (tipo gli "Obiettivi"), e tolte altre (facilitando, per esempio, la gestione delle carte).
Riparto dall edizione del 1968 della "Giochiclub".

domenica 6 luglio 2025

"Alta Finanza" - "Alma Giochi" (1968)


Dopo i due cataloghi della "Alma Giochi" ed il gioco in scatola del 1967 della "Alma Giochi", tocca al gioco in scatola della "Alma Giochi" del 1968:



Mi sa che metterò di seguito tutte e quattro le confezioni in mio possesso   :]
Come per "Guardie e ladri", neppure ad "Alta Finanza" ho mai giocato, quindi non posso dare una valutazione ludica dei tempi, mi pare, valutandolo oggi, un bel "gioco di società", come veniva specificato sulla confezione.
"Alta Finanza" fu il quarto gioco inventato e messo in vendita dai proprietari della "Alma Giochi", per delle informazioni di prima mano sulla "Alma Giochi" si faccia riferimento al link qui sotto:

Di giochi di società a carattere economico ne vennero messi in commercio parecchi, a parte il più famoso, "Monopoly", che non ho recensito perché lo conoscono tutti, nel tempo ne ho postati altri:












La confezione è abbastanza pesantuccia, in quanto sia il tabellone che gli scomparti furono fatti in cartoncino rigido e spesso.
La dotazione è corposa, come spesso capitava per i giochi in scatola fino ai primi anni 80.



Il tabellone di gioco, oltre al classico percorso esterno quadrato (a fine post le foto dettagliate), presenta sei indicatori della quotazione delle azioni: elettriche; petrolifere; navali; meccaniche; chimiche; automobilistiche.

Le azioni sono di quando ancora avevamo un'industria e la ricchezza era data da produzioni materiali, non da prodotti immateriali.

domenica 8 dicembre 2013

Guerre Stellari - Il grande gioco di fantascienza - Editrice Giochi 1977



AVVISO DEL 2026:

QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.

HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.

MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).

IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


Quando hai 8 anni e sei stato folgorato dal film di fantascienza più bello di sempre, cosa fai quando vedi il gioco in scatola del medesimo film?
Rompi i maroni per fartelo regalare, e quando alla fine ci riesci ti accorgi che è un brutto gioco, ma proprio brutto, tanto che non ci vuole giocare nessuno, neppure tu che lo hai tanto voluto... questi sono shock da cui non ci si riprende...
Ma perchè è così brutto questo gioco in scatola?
Intanto è il classico gioco dell'oca un po' modificato.
A quanto pare quando la Editrice Giochi (ma non solo loro) aveva i diritti per lo sfruttamento di un brand di successo non si sbatteva più di tanto ad inventarsi un gioco divertente. Tanto gli stupidi bambini lo avrebbero fatto comprare lo stesso ai propri genitori.
Cara Editrice Giochi, e cari "chi studiò questo gioco", vi ringrazio con 35 anni di ritardo per il vostro impegno...
E non è finita!
Apri il tabellone e ti ritrovi nomi a caso, ma con tutto il successo che ebbe il film possibile che non ci fosse uno della Editrice Giochi che lo avesse visto?!


                                   


martedì 25 dicembre 2018

"CID Giocattoli Natale 1979" - prima parte



Ieri ho postato un catalogo del Subbuteo 85/86 ed oggi la prima parte di questo stupendo catalogo natalizio Cid del 1979. Di norma cerco di alternare un po' gli argomenti, però ieri era la vigilia di Natale, ed oggi è Natale, quindi i post giocattolosi ci stanno alla grande   ;)
Diciamo che è il mio modo di fare gli auguri  ^_^
Dato che il catalogo è assai corposo, ben 127 pagine, lo dividerò probabilmente in tre parti, anche perché è veramente strapieno degli articoli che fecero sognare quella generazione di bambini.
Essendo la CID una azienda che si occupava di distribuire giocattoli ci sono quasi tutte le marche di giocattoli del periodo, magari di alcune case c'è un solo gioco, mentre di altre più pagine, ma il panorama è assai appagante:
Sebino; Furga; Fiba; Italo Cremona; Effe; Raffetto; Sevi; Grazioli; Reve; Harbert; La Nuova Faro; Berchet; Giochi Adriano; Trudi; Canova; Bero; Ampatoys; Lego; Plastic City; Bral; Mupi; Polistil; Lima; Ellegi; Reel; Rico; Edison Giocattoli; MB Italy; Editrice Giochi; Clementoni; Invicta; Italo Trade; Bontempi; Supermatic; Flippy; GV; Dulcop; Arcofalc.

Le marche sopra riportate sono solo quelle chiaramente descritte sul catalogo, perché in numerose pagine viene solo riportato "CID selezione", a cui segue l'immagine del gioco, sovente senza la marca che lo identifichi. Per esempio il Subbuteo è nominato come tale (n° 785 e 786), ma non c'è neppure un articolo della Atlantic, magari è presente con qualche altro articolo che non ho notato.
Queste lacune nella descrizione dei giocattoli sono un vero peccato, evidentemente esisteva un secondo catalogo, forse coi prezzi, che permetteva al negoziante di collegare il numero dell'immagine con la marca/distributore/nome dell'articolo.
Non ci sono articoli della Mattel, che aveva suoi cataloghi esclusivi.
Si può notare, come per tutti i cataloghi del periodo, che i vari articoli avevano una vita abbastanza lunga, non venivano sostituiti ogni anno con giochi nuovi. Per esempio c'è ancora la console di videogiochi della Reel, che era di un paio di anni prima. Probabilmente furono proprio gli articoli legati agli anime a dare al mercato dei giocattoli italico la prima sonora sberla innovativa, assieme ai videogiochi portatili.
Ovviamente non mancano i giocattoli degli eroi animati giapponesi, l'invasione/innovazione era ormai giunta sugli scaffali dei negozi, e per qualche tempo i giocattoli nostrani dovranno soffrire un po' la concorrenza nipponica.
Ammetto che nello scansionare il catalogo non ho proceduto rispettando l'ordine delle pagine, ma ho saltato un po' qui un po' là, omettendo tutte le bambole e i giochi per i più piccini, e concentrandomi sui giochi più belli per i maschietti.
Chiedo venia alle eventuali lettrici coetanee che leggeranno questo post, ma per i loro giochi dovranno attendere la seconda parte.
In questa prima non potevo non mettere le immagini del "guerriero spaziale altezza cm 60", del "guerriero spaziale in metallo pressofuso" e del "veicolo spaziale in metallo pressofuso", che permetteva al guerriero spaziale di cui sopra di poter essere pilotato.
Ma quale sarà mai il nome di questo guerriero spaziale?  ^_^



Il Daitarn III!!!
Immagino che il catalogo con le stupende immagini dei due modelli di Daitarn III e con la Mach Patrol furono messi in vendita un pelino prima della messa in onda del cartone animato sulle tv locali, ergo la CID non si preoccupò di dargli un nome.
Quindi anche il Jumbo Daitarn III poteva trasformarsi?
Una figata colossale!



Io avevo (ed ho ancora, seppur un po' sverniciato) il modello in metallo pressofuso: stupendamente trasformabile in tutte le versione del cartone!




Questa pagina farà sbavare un sacco di gente, di certo ne conosco almeno una (ahahahahahah).
Per il resto, buona visione e buon Natale  ;)

domenica 2 ottobre 2022

The Muppet Show - "Editrice Giochi" (1978)


Questo gioco in scatola era onnipresente nei negozi di giocattoli e alla Standa/Upim, cioè i luoghi dediti agli acquisti ludici tra gli ani 70 e i primi anni 80. 
Da mega fan del cast teatrale del "Muppet Show" era tra gli articoli sempre nel mirino della richiesta come regalo, ma probabilmente l'avvento dei cartoni animati giapponesi lo fece slittare in secondo piano.
Ho già recensito il gioco in scatola poco divertente di "Sesamo Apriti", che era dedicato ad un target più infantile rispetto a questo, mentre "The Muppet Show" parrebbe essere stato meritorio di giocarci. Infatti coniugava delle regole semplici, un obiettivo finale elementare con una buona dose di bastardaggine   ^_^
Lo scopo era quello di portare i tuoi due attori del cast dai camerini al proscenio, in modo che Kermit potesse sollevare il sipario, ma si poteva ostacolare gli spostamenti degli avversari, cosa che immagino avrà reso il gioco un buon motivo di risentimento ludico   :]
Come già sottolineato in vari post la "Editrice Giochi" tendeva molto spesso a rieditare per il mercato nostrano giochi in scatola statunitensi, ed in questo caso si superò... 
Passi il titolo del gioco in inglese, a parte il "The", sia "Muppet" che "Show" erano il nome del programma Rai, quindi non italianizzabili, ma la Editrice Giochi lasciò tutto il sottotitolo sulla confezione in inglese...
"It's a GAME!
Directed by KERMIT the Frog.
Produced by Parker Brothers.
Starring Jim Henson's Muppats.
Age 7 to 14
2 to 4 Players."

Il bello è che il bordo del coperchio riportava che il gioco era "da 2 a 4 giocatori", quindi una parte della confezione l'avevano tradotta. Chissà perché non tutta...
Come si può vedere dal link qui sotto la "Editrice Giochi" si limitò a tradurre in italiano nomi e regole, tranne che sulla confezione:


Dotazione della confezione abbastanza minimale, come quasi sempre capitava per i giochi in scatola della "Editrice Giochi", che poi era la dotazione originale statunitense, quindi fu chiaramente colpa della "Parker Brothers"   ^_^
Si noterà che il gioco è abbastanza vissuto, specialmente per quando riguarda i segnalini ed il regolamento, questo perché per spostare i personaggi sul tabellone ci si doveva andare a leggere ogni volta cosa prescrivesse il regolamento, che quindi si sgualciva.
La doppia roulette ti permetteva di individuare a "ATTO" e "SCENA" bisognasse fare riferimento per individuare il proprio movimento e quello della valigia.


Inutile dire che io avrei scelto i due caustici critici teatrali, i miei preferito di tutto il cast, se ne stavano lassù a sparare a zero su tutte le scenette, li adoravo   ^_^
Probabilmente il mio diletto a fare del sarcasmo (magari a buon mercato) mi fu inculcato da quei due vecchietti di spugna.
Le valige erano gli oggetti che si potevano spostare per ostacolare il movimento dei personaggi avversari.
L'unico dubbio che ho è quello sulla durata di un partita, in quanto il numero delle caselle di spostamento ad ogni turno non era molte, inoltre si poteva muovere solo un attore alla volta, e sommandoci i vari impedimenti arrivare a "dama" nel proscenio temo potesse essere un po' frustrante. Questo perché oltre ai tuoi due attori dovevi, alla fine, portare al proprio posto anche la valigia del medesimo colore.
Non avendoci mai giocato è solo una mia elucubrazione  :]

mercoledì 1 dicembre 2021

"Zaxxon, da un classico videogame un entusiasmante gioco da tavolo" - MB Giochi (1983)


Oggigiorno è usuale che un videogame venga trasposto in boardgame (gioco in scatola), non era così all'alba dei videogiochi tra la fine degli anni 70 ed i primissimi anni 80, ma la "MB Giochi"  (penso per prima) attorno al 1983 tradusse per il mercato italiano una serie di giochi in scatola tratti da videogame arcade a cui avevamo giocato ai cabinati dei bar o sulla console Atari:
Pacman; Defender; Frogger; Berzerk; Donkey Kong; Turbo Centipede; Zaxxon 


Quindi prima giocavi ad un videogioco inventato e prodotto da degli stranieri, buttando decine di monetine dentro una fessurina con scritto "INSERT COIN" oppure ti compravano una costosissima console, poi gli stessi stranieri ti vendevano il gioco in scatola... diabolici... 
Per fortuna non erano cartoni animati giapponesi (anche se alcuni di questi articoli erano comunque di matrice nipponica), ergo gli adulti non ebbero nulla da ridire sulla provenienza statunitense della "Milton Bradley". 
Tutto ok, in questo caso il bambino non era trattato da mero consumatore seriale.
Ad un mercatino dell'usato ho recuperato come nuovo proprio uno di questi otto giochi in scatola del filone videogiochi prodotti dalla "MB Giochi": Zaxxon!



Piccolo passo indietro per contestualizzare Zaxxon.
Capii che non sarei mai stato un fenomeno ai videogiochi quando mi resi conto che non riuscivo a manovrare la navicella in Zaxxon, in quanto, oltre ai classici comandi destra, sinistra, avanti ed indietro quei maledetti programmatori avevano previsto anche il su ed il giù... un disastro... 
L'immagine in basso a destra è l'uscita dal primo schermo, sinceramente non ricordo di averla mai raggiunta... magari sarà anche capitato, ma le astronavi nemiche nello spazio profondo disposte su altezze differenti proprio non le ricordavo... 
Basta solo rivelare che ho capito solo adesso che Zaxxon era il boss finale... chi ci è mai arrivato?  ^_^
Nonostante la mia incapacità cronica a proseguire i quadri e il mio frantumarmi contro i muri, perché erravo la valutazione altimetrica del velivolo (ricordo bene il crash...), ci giocai regolarmente, fino a quando il bar che lo ospitava non lo sostituì con un altro cabinato, mi pare "Moon Patrol".
Fu per me quasi un sollievo, non dovevo più subire l'onta di sfracellarmi con Zaxxon, ora potevo esplodere con "Moon Patrol"...    T_T


           

L'audio in sottofondo è logicamente quello del videogioco da bar  :]
Ho letto il regolamento, e sinceramente non risulta chiarissimo, per fortuna non ci debbo giocare  :]
E' scritto/tradotto maluccio, troppo succinto, qualche riga in più non avrebbe fatto male, i disegni, invece, aiutano ad arrivare dove lo scritto fallisce.
Nella confezione, oltre ad essere tutto intonso ed ancora nuovo, c'era anche cataloghino pieghevole della "MB Giochi, che non mostrava giochi particolarmente desiderabili, fatta eccezione per il Simon (che non è un gioco in scatola). 
Non per nulla dei 66 giochi in scatola che ho recensito fino ad oggi questo è il primo della "MB Giochi", anche se ci sarebbe il Batman della "Editrice Giochi" che sulla confezione riporta anche il marchio "MB".
Nei 67 giochi in scatola totali primeggia la "Clementoni" con 23 articoli, 
segue la "Editrice Giochi" con 21, 
poi la "Mondadori Giochi" con 7, 
"Giochi Mattel" con 6, 
"Giochi Club" con 3, 
infine con un gioco di società a testa la "Elyart Italiana", "Editoys", "Edizioni Salani", "Adica Pongo", "Edizioni Cicogna", "Gaf".


giovedì 28 novembre 2019

Super Giocattoli La Giraffa 1976


I cataloghi facenti capo ad aziende di distribuzione come la GDG (la CID, la DAG o la Baravelli) contenevano, oltre ad alcune marche note, anche articoli di aziende di giocattoli poco conosciute, oppure articoli importati dall'estero. Questa caratteristica permette di riesumare, assieme ai classici del periodo, giocattoli che non andavano per la maggiore, esemplari che son caduti nell'oblio totale perché non inseriti nei cataloghi della Standa e dell'Upim.
Ovviamente, per ammirare questi giocattoli poco noti, conta anche l'annata del catalogo, nel 1976 non c'erano ancora i videogiochi in pianta stabile né i millemila articoli nati dal merchandising legato ai cartoni animati giapponesi.
Per esempio in terza pagina è pubblicizzata la linea di giocattoli Puzzletown creata da Richard Scarry, che viene evidenziata in neretto come "Novità assoluta per l'Italia".
A pagine 5 ci sono degli articoli dei Peanuts con le scritte in inglese sulla confezione, come a pagina 10 altri giocattoli riportano diciture in spagnolo e francese.
Alle pagine 12 e 13, assieme alla simil Barbie (che non manca neppure stavolta...) di epoca ottocentesca dal nome Jody, c'è una serie di giochetti tascabili ispirati a vari sport, i Pocketeers.

           


Consiglio di vedere il video linkato qui sotto per capire meglio in cosa consistessero:
https://www.youtube.com/watch?v=EhFNb56Kl_Y)

Comunque gli articoli chiaramente non italici si sprecano, e questa particolarità avvicina il catalogo a quello della Baravelli, che importava in particolare dalle aziende anglosassoni, ma anche nipponiche.
Nel 1976 Big Jim (pagina 51) non era l'unico personaggio snodabile per bambini (mi rifiuto di usare il termine dispregiativo "bambolotto"...), a pagina 21 ci sono gli articoli in stile western della Marx Toys, a pagina 23 i personaggi di Spazio 1999(!), dove le navicelle spaziali Aquila sono ancora denominate Eagle, c'è una doppia pagina per i Gijoe, che io ho sempre schifato, infine (a pagina 67) gli Action Man della Polistil.
Per quanto riguarda i giochi in scatola, a cui io dedico sempre una certa attenzione (link), oltre la doppia scatola coi classici giochi che potevamo vedere in cortile, a pagina 26 c'è la recensione di tre giochi strategici: Midway; Afrika Korps; D-Day.
Erano questi degli articoli completamente nuovi per il mercato italico, i cui giochi di società erano solo per bambini/e, mentre questi erano dedicati ad adolescenti e adulti, chissà se le istruzioni erano tradotte in italiano...



Avevo già postato un altro catalogo de La Giraffa, di qualche anno successivo, si potranno notare le differenze:
"Super Giocattoli GDG La Giraffa 1979/80"

martedì 15 novembre 2016

"Il gioco del west (a 3 dimensioni)" - Editrice Giochi (1974)



Questo era il mio gioco in scatola preferito, a parimerito con "Il gioco dello scudetto", guarda caso del medesimo anno.
Non ricordo bene l'anno in cui ne venni in possesso, ma non era di certo il 1974, ero troppo piccolo, direi dal '77 al '79, approssimativamente. Quando, crescendo, arrivò il fatidico momento in cui ci si sbarazza dei giochi da bambino, faticai a disfarmi de "Il gioco del west", perché vi ero molto affezionato, tenni duro su altri giochi di società, ma tradì lo sceriffo   T_T
Finalmente, dopo eoni di senso di colpa, sono riuscito a recuperare una confezione completa e assolutamete integra, ad un prezzo non da trapianto di rene (20€!), come capita di vedere su Ebay...
I mercatini dell'usato sono ancora una manna per i collezionisti di qualsiasi cosa  :]
L'unica delusione è stata l'aver appreso che la Editrice Giochi non inventò "Il gioco del west", ma si limitò ad un restyling all'italiana, perchè è un gioco di società statunitense, il cui nome originale è "The fastest gun"  della "Denys Fisher Toys", pubblicato nel 1973.
Spesso l'ignoranza permette di mantenere vive quelle che sono solo delle illusioni.
Rispetto alla versione statunitense la Editrice Giochi rese il gioco maggiormente infantile, spostando l'attenzione dal duello fra cowboys (vedi il titolo in inglese) alla modalità monopoli, inserendo dei disegni con personaggi più buffi, che ho sempre trovato divertentissimi.
Queste mie considerazioni sono basate sull'osservazione delle immagini del link sopra  ;)
L'accenno al "3D" del gioco è dato dalle due costruzioni in cartoncino ai fianchi dei duellanti, ai tempi le 3 dimensioni si ottenevano con poco.
Chissà se qualcuno riconosce la base audio  ^_^


     

Comunque il punto forte del gioco sono i duelli, che si risolvono come da video sopra.
Mi rendo conto che oggi possa sembrare una cosa da poco, ma vedere il tuo pistoleros atterrato, magari causandoti l'eliminazione, era un vero tutffo al cuore  T_T
In primis il regolamento, scritto bene, senza possibilità di interpretazioni strane, che per dei bambini è la cosa più importante  ;)
A dispetto delle immagini buffe, la sopravvivenza era la prima regola, infatti i casi in cui si poteva essere eliminati dal gioco erano molteplici, dalla mancanza di denaro e/o beni, al morte cruenta in duello. Quest'ultima possibilità accadeva quando non si poteva assoldare un pistoleros causa scarsità di fondi, ergo si era obbligati a schierare il proprio segnalino sulla plancia, e se si moriva, si veniva eliminati.
L'insegnamento era che chi ha i soldi manda a morire il prossimo e sopravvive, mentre chi non li ha...

mercoledì 5 febbraio 2025

"Battaglia nella Galassia" - "Editrice Giochi" (1978)


Il film "Battaglie nella Galassia" (Galactica) non ebbe in Italia molto merchandising, ma venne messo in vendita il gioco in scatola, che se mai avessi visto in qualche negozio, penso avrei chiesto mi venisse comprato. 
Sbagliando alla grande!
Non avendo mai giocato a "Battaglie nella Galassia" non ho ben idea di quale valore ludico reale avesse da bambini, leggendo il regolamento parrebbe anche bellino, il problema è che non ha alcun nesso con la trama del lungometraggio di fantascienza...
Purtroppo questa maledizione di bruttezza ludica o non attinenza con la trama dei giochi in scatola ispirati da film, telefilm, trasmissioni televisive, fumetti e cartoni animati (giapponesi) mi pare una costante di quel periodo.
Basterà scorrere tutte le recensioni dei giochi in scatola per appurare che quasi sempre il nome famoso veniva usato solo ed esclusivamente come specchietto per le allodole ai danni di noi bambini creduloni, il tutto in maniera assai truffaldina.
Personalmente, l'emblema della delusione ludica nel giocare ad un gioco in scatola di un media di cui ero fan scatenato, è quello di "Guerre Stellari - Il grande gioco di fantascienza", guarda caso sempre della "Editrice Giochi"  >_<
Senza dimenticare "L'Uomo Ragno e i Fantastici 4!", sempre "Editrice Giochi"...
Tanto per par condicio, inserirò, in questa galleria degli orrori ludici, il "Jeeg Robot" - Clementoni.

        


Come scrivevo poco sopra, potrebbe anche essere che il gioco in scatola fosse giocabile o molto divertente, solo che giocandoci non rivivevi in alcun modo ciò che eri andato a vedere al cinema.
Come scrivo sempre per questo film, andai a vederlo accompagnato da mia nonna al "Dal Verme" di Milano, non era "Guerre Stellari", ma c'erano i combattimenti fra astronavi e gli stupendi spietati ciclopici robot Cyloni.
Nel gioco non ci sono i Cyloni, non c'è la fuga delle astronavi, non ci sono i personaggi del film, ma solo la caccia ad un relitto... ma perché si dovrebbe gareggiare per recuperare un relitto?!
La cosa tragicomica è che i quattro Viper disponibili nel gioco si devo affrontare e spararsi allo scopo di conquistare questo relitto... benché nell'incipit del regolamento venga precisato che "In questa missione i piloti sono stati istruiti affinché possano usare le proprie armi di bordo non per distruggersi a vicenda, ma solo per impedire agli avversari di catturare il Relitto", il tutto pare abbastanza ridicolo.
Tanto ridicolo che hanno dovuto specificare nell'incipit che non era una idiozia   ^_^
I Cyloni hanno sterminato gran parte dell'umanità, stanno dando una caccia senza quartiere alle poche astronavi delle colonie sopravvissute, e i piloti dei Viper (mai chiamati con loro nome) si devo sparare vicendevolmente addosso?!  O_o
Non che fosse colpa della "Editrice Giochi", in quanto il gioco in scatola è la mera riproposizione di quello statunitense della "Parker Brothers", però l'insensatezza delle regole restano.


Più sotto inserisco le tre colonne separate con le regole.
Forse l'espediente dei buchi neri per saltare da un punto all'altro dello scarno tabellone di gioco, poteva essere anche divertente, peccato che i buchi neri non siano presenti nel film  ^_^
Magari si potevano inventare che nel Relitto ci fosse una mappa spaziale per raggiungere la perduta colonia Terrestre, oppure che contenesse un'arma per distruggere i Cyloni. Sarebbe restata l'assurdità di vedere quattro piloti di Viper ostacolarsi a vicenda per portare alla Galactica il Relitto, ma almeno un minimo di connessione con la trama del film ci sarebbe stata.
A me sorge il dubbio che alla "Parker Brothers" avessero in archivio un gioco in scatola con queste regole e vi appiccicarono le immagini del film.