CERCA NEL BLOG

domenica 16 settembre 2018

"Processo a Mazinga", di Donata Aphel ed Emilio Servadio (intervista a Kikuro Takagi) - "Il Tempo" 21 aprile 1980


Altro articolo che nasce dallo tsunami mediatico scatenato dai 600 genitori di Imola nel mese di aprile 1980 (post relativo), durante il quale praticamente tutti gli organi di stampa si occuparono di cartoni animati giapponesi, evento che penso non si sia mai più ripetuto in tutto il resto della travagliata storia d'Italia... e nel 1980 i problemi non mancavano mica...
Questo dimostra che la tendenza del giornalismo italico a farsi prendere dall'isterismo collettivo, non riuscendo (tranne qualche caso isolato) ad analizzare un problema in maniera un minimo razionale, non è una piaga causata dalla superficialità dei social-media, ma è sempre stata insita nel sistema, e che il web ha solo amplificato.
In pratica siamo sempre stati un paese di peracottari, a tutti i livelli, e non siamo mai migliorati...
Il quotidiano "Il Tempo" era di posizioni conservatrici, non per nulla in questo periodo lo dirigeva Letta zio. Non che i giornali di sinistra trattassero meglio Goldrake e Mazinga, vigeva un certo compromesso storico su questo argomento, lo specifico a beneficio di eventuali lettori più giovani.
Indipendentemente dall'inclinazione politica de "Il Tempo" l'articolo è interessante sia per il suo contenuto che per la sua ubicazione nel quotidiano, cioè la terza pagina. Quindi, almeno in via teorica, non un articolo "usa e getta", scritto tanto per riempire delle colonne vuote, ma un approfondimento culturale.
Un processo a Mazinga, e come ogni buon processo c'era l'accusa e la difesa.
Io mi son sempre chiesto perché nessun direttore, caporedattore o un singolo giornalista non avesse avuto l'elementare iniziativa di interpellare un giapponese per avere qualche informazione di prima mano su questi "cartoni animati giapponesi", sarebbe dovuta essere una scelta consequenziale alle critiche. Visto che era un argomento sconosciutissimo a tutti, e tutti ne scrivevano a vanvera lo sesso, perché non sentire, non dico un mangaka o un regista di anime, ma almeno un cittadino del Sol Levante a cui fare uno straccio di domande?
Alla fine nella redazione de "Il Tempo" qualcuno ci arrivò, e venne interpellato il giornalista nipponico (corrispondente a Roma), appassionato di fumetti: tal Kikuro Takaghi.
Ecco, non è che si parta bene, perché oso immaginare che il cognome non fosse Takaghi, ma Takagi.
Ho trovato sul web un documento della Presidenza della Repubblica del luglio 1980:
https://archivio.quirinale.it/diari-pdf/1980_07_16-07_30-PE.pdf




Appunto... il giornalista giapponese si chiamava Kikuro Takagi, pronunciato "Tagaghi", ergo Donata Aphel non si pose il problema di riportarlo nella sua forma corretta, ma lo scrisse come lo sentiva pronunciare    >_<
Il corrispondente a Roma lavorava per lo Yomiuri Shimbun, ed evidentemente non si vergognava di essere un lettore di "fumettologia giapponese"... "fumettologia giapponese"  T_T
Io mi rifiuto di credere che durante il colloquio tra i due colleghi, quello nipponico non abbia neppure una volta pronunciato il termine "manga", impossibile... per la giornalista sarebbe stato un piccolo scoop poter informare il pubblico sul corretto nome che avevano i fumetti giapponesi, ma probabilmente era chiedere troppo.
Sul web si trova qualche info su Kikuro Takagi, ma nessuna foto:
http://www.eric-goldscheider.com/id89.html (verso la fine del post)

"One of the people most interested in Kades' comments was Kikuro Takagi, a senior editor of Yomiuri Shimbun--the largest circulating newspaper in the world. Takagi lives in New York City and he is among those who trekked to Heath to seek a comment of the new draft constitution his newspaper is promoting. Kades refused to even read it in his presence".





 Come difensori, oltre a Kikuro Takagi, venne assoldato Vanni Angeli, direttore dell'emittente "Quinta Rete" di Roma, che non lesinava i cartoni animati giapponesi nel suo palinsesto.
L'accusa, invece, oltre allo scritto di Emilio Servadio ("Ossessione meccanica"), poteva contare sul tono non amichevole di Donata Aphel, che mi pare di intuire non digerisse molto gli anime.



Questa la si può considerare un'altra occasione persa, la giornalista avrebbe potuto, nel momento di maggiore virulenza della polemica, stroncare la balla degli anime fatti al computer, oppure dell'invenzione che i giapponesi creavano questi cartoni animati per venderli in Europa.
Magari poteva rivelare che in Giappone ogni anime aveva un target di età ben specifico, per evitare di impressionare i piccoli telespettatori, e che tante delle polemiche italiche si sarebbero potute evitare rispettando il medesimo principio.
"Mazinga, lo sai che ci sono bambini ansiosi di svitarsi polpacci e lanciarli su orridi nemici lunari dalla facce di cedro spremuto?".

Volevo tranquillizzare Mazinga, l'idea esposta dalla giornalista non mi ha mai neppure sfiorato...
E questa era colei che doveva perorare la difesa!!!   ^_^
Da notare che non viene citata la testata per cui lavorava Kikuro Takagi, "un quotidiano di Tokio", peccato che lo Yomiuri Shimbun probabilmente vendesse più copie di tutti i quotidiani italici messi assieme...
Hai per le mani qualcuno che conosce la materia della "fumettologia giapponese" animata e gli poni tre domande in croce?!   >_<
Comunque un minimo il giornalista nipponico qualche informazione riesce a darla, ma proprio per caso... chissà quanto di quello che disse venne pubblicato.
Si toglie spazio ad un esperto del settore, proveniente dalla patria del contendere, per concederlo ad uno che, legittimamente, pensava solo a vendere un prodotto che gli faceva fruttare soldi, senza saperne nulla in concreto   ^_^




Mentre la difesa, cioè il giornalista dello Yomiuri Shimbun, ha potuto contare solo su tre domande, per un totale di circa di una colonna e mezza su tre. All'accusa, impersonata dallo psicologo Emilio Servadio, venivano lasciate disponibili a suo piacimento tutte e tre le colonne!
Par condicio!!!
Il bello è che per metà del suo scritto Emilio Servadio assolve Mazinga sia dall'essere violento, non più delle fiabe o di Topolino, ed anche dall'accusa di spaventare i bambini!
Cosa rimane?
La lunga esposizione dei bambini ai cartoni animati giapponesi, ma giustamente lo psicologo fa notare che sarebbe bastato mettere un limite al tempo dedicato a questi programmi di provenienza nipponica da parte dei genitori.
Come critiche restavano la ripetitività delle scene e la disumanizzazione dei personaggi.
Con la rassicurazione finale che "non è il caso di fare un dramma delle trasmissioni televisive in discorso"   ^_^
In pratica, alla fine, è stata più tranquillizzante l'accusa che la difesa!
Un processo kafkiano?  :]


14 commenti:

  1. La verità è che spaventavano le anime perché portavano una certa aria di rinnovamento rispetto ai tradizionali programmi Rai degli anni 70 fatti di programmi scarni e di sceneggiati e varietà per famiglie tutti puliti e lindi. Poi nella seconda metà degli anni 70, con l'avvento delle TV locali le cose sono incominciate a cambiare, con i primi film per adulti, i primi strip tease. Quel che credo e che il terrore fosse collettivo ma non per attaccare specificatamente i vari Atlas UFO robot, Mazinga, jeeg e quant'altro ma la paura era proprio per il cambiamento del costume italico. Del resto si stava venendo fuori dal terrorismo politico, con le varie stragi ferroviarie dell'eversione di destra e proprio nel 1978 il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. Dicendo questo non è che voglia giustificare il moralismo di questi genitori bacchettoni, sia inteso... Sé vedo i programmi di adesso per genitori lobotomizzati tipo amici della De Filippi mi si accappona la pelle a leggere questi articoli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me, invece, nel mirino c'erano proprio gli anime perché, non essendo un prodotto statunitense, non godevano di alcuna protezione culturale/ideologica.
      Le telenovelans, pre esempio, prodotto in lingua portoghese o spagnola (ergo europea) non è che fossero meno criticabili degli anime, ma non fu mai dedicato loro tanto spazio, né tante polemiche.
      Neppure la pornografia, come ricordi tu, sulle tv locali private suscitò altrettanto scandalo degli anime.
      Che si stesse venendo fuori dal terrorismo non so, neppure 4 mesi dopo questo articolo ci fu la strage della stazione di Bologna, un anno dopo la P2 etc etc

      Elimina
    2. Intendevo che il decennio 70 col terrorismo stava cessando. La strage di Bologna e poi gli ultimi episodi alla luce del sole furono proprio nel 1980. Vabbè poi i poteri occulti si sa che sono sempre esistiti ed esisteranno sempre, gladio e vaticano per dirne qualcuno. Per le telenovelas sinceramente non so, quel poco che so è su anche i ricchi piangono, e sentieri. Tutto ciò perché mia mamma era appassionata di queste due soap opera e abitando in un appartamento di 40 mq volente o nolente me le dovevo sorbire. Riguardo gli strip confesso che sé avevo l'occasione li guardavo volentieri, credo sia la naturale curiosità adolescenziale di scoprire come è fatta una signorina. Purtroppo nella fine anni 70 l'educazione sessuale non veniva insegnata nelle scuole, chissà poi perché in Italia il sesso è stato visto come un taboo diseducativo e roba da depravati. Comunque non per attaccarti ma mi stupisce che a distanza di anni tu te la prenda ancora a male per certi articoli, voglio dire uno va' avanti per la sua strada... sé ti piacevano e ti piacciono le anime non penso che a dispetto degli articoli ti abbia impedito qualcuno di guardarli in TV? Almeno nella mia famiglia che era composta solo da me e da mia mamma funzionava così. Non è che mia mamma se scopriva che guardavo Goldrake o Mazinga mi spegneva il televisore. Magari si incazzava perché invece di dedicare il tempo a fare i compiti mi mettevo a guardare la tele e sicuramente per quello aveva sacrosanta ragione.

      Elimina
    3. Però tra un cartone animato, e la pornografia (non gli spogliarelli) direttamente in casa, penso che avrebbe avuto più senso fare casino per la seconda, che per la prima, o almeno lo stesso casino. Non fu così.
      In realtà qualcuno ci provò ad impedirmelo: Tortora, Corvisieri, una quantità inusitata di giornalisti etc etc e sulla Rai riuscirono a bloccare gli anime robotici.
      Mia madre non me li vietava, loro si :]
      Non è che me la prendo, resto sorpreso delle argomentazioni contro gli anime. Pur conoscendo il livello del giornalisto attuale, non pensavo fosse così superficiale anche in quel periodo.

      Elimina
  2. ciao Stengo, la Yamato Video su Fb ha pubblicato: "
    Yamato Video

    14 settembre alle ore 14:16 · ...

    Dal 20 settembre torna in edicola la Go Nagai Robot Collection!

    Jeeg Robot, UFO Robot Goldrake, Great Mazinger, Mazinger Z...Tutti gli eroi d’acciaio delle mitiche serie TV ti aspettano in un’imperdibile collezione di modellini.
    La prima uscita in edicola con Ufo Robot Goldrake (Grendizer) a soli € 5.99
    Ti risulta sia una ristampa della I serie?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, non so.
      Me lo ha detto l'edicolante, che voleva sapere se la rifacevo ^_^
      Vecchia, nuova, seminuova o semivecchia, per me possono anche esplodere :]

      Elimina
  3. dal sito di gazzetta store sembra siano ancora gli stessi pupazzini. Che senso ha? Forse puo' essere utile solo per chi ha perso dei numeri della serie precedente andati esauriti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Magari qualcuno sul web non ha letto questo blog e non sa cosa lo aspetti :]

      Elimina
  4. Io ripeterò sempre che l'odio degli adulti verso gli anime erano douti a due cose: la prima è che invasero letteralemtne i palinsesti a tutte le ore, e me li immagino, i "grandi" che vogliono vedersi lo sport o qualche altro tipo di programma, girare canale di continuo rotenando come pazzi la manopola della TV e vedere solo cartoni, cartoni, cartoni!
    SEnza contare i figli che rompevano i cosidetti perché volevano i costosissimi modellini di robot, bambole, 45 giri , figurine ecc... ti credo che li odiassero!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di certo sarà anche stata una delle cause, ma penso che tra quelle più motivanti ci fu altro.
      L'ignoranza, nel senso di non conoscere nè il prodotto in sé, né la questione del target.
      Inoltre gli anime non godevano della "protezione" culturale del grande fratello statunitense. Se pensi che anche un comunista come Michele Serra, sull'Unità si schierava con Topolino contro gli anime:
      https://imagorecensio.blogspot.com/2014/02/michele-serra-vs-i-cartoni-animati.html

      Ovviamente l'età anagrafica dei giornalisti faceva la loro parte, solo quelli mentalmente più aperti, non si fecero condizionare dai propri ricordi, tanto doversi da questo nuovo prodotto nipponico.
      Infine, più di tutto, c'è la malafede, la volgia di sbattere il mostro in prima pagina...

      Elimina
  5. Non vorrei dire , ma alla fine tutta la guerra contro i cartoni giapponesi sulla RAI, l'hanno vinta quelli contro. E solo le tv private, li hanno mandati in onda. O sbaglio? Sarebbe bello vedere anche articoli su "La Notte", sempre che ne esistano, e sempre restando dalla parte di quotidiani conservatori ;D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vinsero la battaglia contro i robottoni giapponesi, ma non cotro gli altri generi, che vennero mandati in onda lo stesso e continuativamente ;)

      Appena potrò andrò in emeroteca, quando potrò...

      Elimina
    2. Già, questo è vero.

      In emeroteca si trovano tranquillamente tutti i quotidiani? Questo non sapevo.

      Elimina
    3. Dipende dalla emeroteca, meglio informarsi prima ;)

      Elimina