CERCA NEL BLOG

Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query otaku. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query otaku. Ordina per data Mostra tutti i post

domenica 2 giugno 2013

Generazione Otaku, uno studio della postmodernità


TITOLO: Generazione Otaku, uno studio della postmodernità
AUTORE: Hiroki Azuma
CASA EDITRICE: Jaca Book
PAGINE: 184
COSTO: 19€
ANNO: 2010
FORMATO: 23 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788816409200

Questa recensione sarà limitata dalle mie scarse conoscenze in materia di filosofia e sociologia. Probabilmente alcuni parte sono abbastanza ostiche per chi non ha studiato tali materie, specialmente filosofia moderna. Il saggio fu scritto nel 2001, descrive il mondo otaku degli anni 90, che non c'è più, rimane comunque molto interessante, almeno le parti che ho compreso.
La prefazione è di Marco Pellitteri, e alcune note al saggio sono sempre sue, l'edizione italiana è stata aggiornata e arricchita di spiegazioni aggiuntive per far meglio comprendere alcune problematiche tipicamente giapponesi. 

martedì 10 ottobre 2023

Vita da Otaku - Manga, anime, videogiochi e cosplay



TITOLO: Vita da Otaku - Manga, anime, videogiochi e cosplay
AUTORE: Giovanni Valenti
CASA EDITRICE: nuinui
PAGINE: 143
COSTO: 19,90 
ANNO: 2023
FORMATO: 27 cm x 20 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9782889751594



Li avrei un paio di libri sul Giappone belli ed impegnativi (uno dei due è un tomo...) da leggere, solo che sono in una fase in cui mi abbiocco appena giro una pagina    ^_^
Ergo mi rifugio in qualcosa di più semplice e veloce, in questo caso elementare e velocissimo.
Non è il primo libro (definirlo saggio sarebbe un tantino esagerato) che ha nel titolo il termine "Otaku", probabilmente è il più basilare:

Non è il primo libro della casa editrice "nuinui" che acquisto, quindi immaginavo cosa mi aspettasse, tanti disegni e poco scritto, solo che stavolta lo scritto è pressoché nullo e i disegni onnipresenti... colpa mia che l'ho ordinato in libreria senza sfogliarlo prima.
Questa recensione serve anche come avviso per eventuali interessati, mi sacrifico per il prossimo  T_T
L'unica parte che ho trovato meritoria di essere appena appena citata è quella in cui si elencano con mini spiegazione le varie tipologie di otaku:
figure moe zoku;
gemu otaku;
anime otaku;
wota otaku;
akiba kei;
fashion otaku;
itacha otaku;
pasokon otaku;
robot otaku.

Nel titolo è riportato anche il termine "cosplay", solo che mi deve essere sfuggito come argomento trattato...
Il libro ha la copertina rigida, molto bello, peccato che è stato stampato in Polonia, immagino con costi minori, e con margine di guadagno maggiore.



A destra la pagina più scritta del libro, nel totale, su 143 pagine lo scritto, mettendo assieme tutte le righe qua e là, ammonterà, stando veramente larghi, a 20 pagine, su 143!   T_T
La collana "Ultra Shibuya" è stata surclassata...

Qui sotto l'indice del libro.

lunedì 3 giugno 2013

Giappominchia, studio semiserio sul fanatismo nippofilo


TITOLO: Giappominchia, studio semiserio sul fanatismo nippofilo
AUTORE: Giulia Marino
CASA EDITRICE: Kappa Edizioni
PAGINE: 94
COSTO: 9 €
ANNO: 2011
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788874714261

Il libro è divertente, brevissimo (l'ho letto durante la tratta in treno Firenze-Milano, di ritorno dal Lucca Comics and Games 2011, dove l'ho acquistato), ma divertente.
Il rapporto tra prezzo e pagine scritte è molto basso, su 94 pagine del libro solo 44 sono scritte, le altre sono pagine bianche o disegnate (le vignette sono anche carine), forse qualche pagina in più scritta o qualche euro in meno sul prezzo sarebbe stato auspicabile.
L'autrice precisa più volte che il tono del suo libretto è semiserio, e il soggetto del suo lavoro, il/la “giappominchia”, non deve offendersi per ciò che lei scrive, anzi, il tutto potrebbe farlo/a uscire dal suo status “giappominchioso”.
Diciamo che ci si arrabbierà per gradi, anzi, per categorie, mi spiego. L'autrice individua 3 categorie di appassionati del Giappone: 

domenica 15 maggio 2022

Japan Dreams, il fascino otaku del Giappone in 450 posti imperdibili per chi ama i manga


TITOLO: Japan Dreams, il fascino otaku del Giappone in 450 posti imperdibili per chi ama i manga
AUTORE: Gianni Simone
CASA EDITRICE: Mondadori
PAGINE: 272
COSTO: 24,90 
ANNO: 2022
FORMATO: 25 cm x 18 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 97888891835093


Perché ho comprato una guida per visitare il Giappone da fan di manga, anime e videogiochi pur sapendo che non ci andrò mai?
Mi piace immaginare cosa mi perdo   T_T
Un po' masochistico...
E' questo il secondo libro con otaku nel titolo pubblicato dalla Mondadori nell'arco di meno di tre mesi:

La mia ipotesi avanzata nella recensione di cui sopra che la casa editrice, che vende pacchi e pacchi di manga nelle sue librerie, stia cercando di coltivare il boom di manga ed anime tra i più giovani, pare si stia confermando. Vedremo se ne pubblicheranno un terzo.
Intanto è giusto precisare che questo libro è la traduzione italica di uno scritto dell'anno prima:

Qualche anno fa Alessandro Apreda pubblicò quella che credo sia stata la prima guida per viaggiare a Tokyo da nerd/otaku:

La differenze tra questi due libri sono varie e direi che nel totale si integrano bene.
Chiaramente il libro di Gianni Simone è più recente, spazia su varie località del Giappone, basta vedere l'indice, ed è più strettamente una guida turistica.
Quello di Apreda si concentra solo su Tokyo, contiene più commenti e lo trovo maggiormente in linea col mio punto di vista di appassionato.
Simone è del 1964, quindi un po' più grande di me, il 4 aprile 1978 rimase anche lui folgorato da Goldrake ma probabilmente non seguì tutte le serie succedute alla primigenia, come io inizia a non seguire più anime verso il 1983/84.
Non conosco il livello di otakunaggine di Simone, ma dire che dal suo blog non sia altissima:

Apreda si è recato numerose volte in Giappone, e da questa esperienza sul campo ha scritto la guida, mentre Simone in Giappone ci vive (sposato con prole), quindi ha dalla sua parte la conoscenza della lingua e più tempo per visitare i luoghi descritti.



Come si vede dalla spiegazione su come si usa la guida questo libro è più una guida rispetto a "Tokyo la guida nerd".
Sono presenti, oltre ai negozi, anche le manifestazioni di cosplay, le biblioteche, i musei, in pratica si spazia su tutto lo scenario otaku possibile ed immaginabile.



Ogni manifestazione, negozio o museo indicato è commentata, è presente l'indirizzo e l'orario di apertura, oppure il sito, in molti casi c'è anche il costo del biglietto in caso di manifestazioni a pagamento.
Lo scrissi per già per la recensione di "Tokyo la guida nerd", ma ribadisco che io in una Mandarake ci dovrei stare almeno una settimana!
Il monolite nero degli otaku!   ^_^

lunedì 10 luglio 2017

A come Ateotaku, ateismo e animazione giapponese



TITOLO: A come Ateotaku, ateismo e animazione giapponese
AUTORE: 
Francesco Avella
CASA EDITRICE:
Youcanprint
PAGINE: 100
COSTO: 8,9 €
ANNO: 2015
FORMATO: 21 cm x 14 cm 
REPERIBILITA': Reperibile sul web
 
CODICE ISBN: 9788891175298


Sono un otaku?
Sono ateo?
Potrei essere otaku e non ateo?
Potrei essere otaku ed agnostico?
Ma perché mi devo porre queste domande?
Per l'autore gli appassionati di anime e manga, cioè gli otaku, se vogliono essere coerenti con la propria religione monoteista (nel nostro caso la cattolica), non possono vedere anime e leggere manga.
Questo non perché lo vieti l'autore, ma la religione cattolica, che, se professata alla lettera, impedisce di seguire anime e manga per i loro contenuti satanici.
L'unico modo di essere otaku e restare coerenti con se stessi, è diventare atei.
L'approccio alla problematica sarebbe anche interessante, senonché, dal mio punto di vista, non l'ho mai considerato un problema. Pur essendo cattolico di nascita, non lo sono per frequentazione ed adempimenti religiosi, e quindi mi guardo gli anime senza nessun problema. Riguardo, invece, la decisione di diventare ateo, la rimando sempre ad un prossimo futuro, anche perché non è che mi cambierebbe la vita.
Ribadisco che lo scritto di Avella può essere anche interessante, però quando si entra nel terreno religioso si entra in un campo minato.
Mi pongo questa domanda: ma se proprio decidessi di fare il grande passo, certificando in pubblico il mio essere ateo, dovrei farlo in quanto mi ritengo otaku?
Non ci sarebbero altre millemila motivazioni valide?
A questo punto si potrebbe affermare che il 4 aprile 1978, cioè la data di trasmissione della prima puntata di Goldrake, in Italia fu il giorno in cui l'ateismo contaminò i bambini?
Avrebbe un senso?
A mio avviso, chi ti dice che per essere coerente con la propria religione devi abbandonare anime e manga, come fa l'autore a pagina 16, commette lo stesso errore di chi fa il ragionamento opposto.
Dico, abbiamo già tanti problemi, bisogna crearsi pure questo?
Diciamo che ho digerito male l'introduzione dell'autore, troppo impositiva, vuole convincere il lettore a diventare ateo, ergo metterei da parte i suoi intenti educativi per concentrarmi, invece, sulle censure religiose subite dagli anime.
Dato che il libro è mancante dell'indice, lo inserisco io:
Introduzione: Ateotaku

sabato 1 giugno 2013

Otaku World, il mondo dei manga e degli anime


TITOLO: Otaku World, il mondo dei manga e degli anime
AUTORE: Davide Castellazzi
CASA EDITRICE: Cartoon Club
PAGINE: 48
COSTO: 7€ (variabile)
ANNO: 1998
FORMATO: 22 cm X 24 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: ?

Questo è un supplemento al numero 59 di Fumo di China del luglio 1998. Non è propriamente un saggio sugli otaku, anche per la sua brevità, ma un serie di informazioni sul fenomeno giapponese, ed in parte sulle differenze con quello italiano, ma prevalentemente sull'otaku jappo. Le immagini (in bianco e nero) sono numerose, tanto da ridurre al minimo la parte scritta.

sabato 1 giugno 2024

Il paese incantato, i giardini segreti di Hayao Miyazaki


TITOLO: Il paese incantato, i giardini segreti di Hayao Miyazaki
AUTORE: Lidia Zitara
CASA EDITRICE: Pendragon
PAGINE: 318
COSTO: 22
ANNO: 2024
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788833645766


Parto che le solite premesse d'obbligo, per cercare di evitare equivoci, che sul web non mancano mai  ^_^
Non capisco nulla di giardinaggio, in casa non ho neppure una piantina e neppure la voglio.
Non capisco nulla di paesaggistica, architettura, tecniche di disegno animato e colorazione.
Per questi motivi, oltre a cercare di illustrare il contenuto del saggio con il mio scritto, ho inserito alcune scan (quasi tutte del capitolo su "Porco Rosso"), così da evitare di scrivere castronerie su tematiche a me ignote.
Ho apprezzato il saggio in quanto affronta i film di Miyazaki da punti di vista differenti dal solito, in particolar luogo quello dei giardini, di cui l'autrice è un'esperta, trattando la tematica come professione.
Ribadendo che consiglio la lettura del libro, mi permetterò di fare qualche critica, anche perché la stessa autrice non ne lesina verso i giornalisti italici, la saggistica di settore (anime e manga), i doppiaggi nostrani dei film di Miyazaki e tante ed altre varie.
Si può dire che scriva in maniera schietta, occasionalmente un po' astrusa, almeno per il mio livello culturale, ma comunque, nella totalità del libro, comprensibile.
La lettura del libro mi ha fatto venire voglia di rivedere i film, tanto per capire se ho compreso qualcosa in più dell'apparato grafico e dei fondali.
E' importante specificare che nel saggio non c'è la sinossi precisa dei film e delle serie, ci sono solo accenni a parti, non essendo il tema del saggio, quindi chi non li ha visti non comprenderà i riferimenti descritti.
Nell'introduzione l'autrice spiega che il libro si occuperà dei "paesaggi di Miyazaki", però non nel senso generale di come l'artista espone le proprie storie ed idee, ma proprio nel senso letterale del termine "paesaggistico", comprensivo di fondali, tecniche di disegno animato e coloritura dei cell. In qualche saggio è stato proposto un approccio simile, ma non mi pare fosse una delle basi dello scritto, come è invece in questo.
Sempre nell'introduzione viene riportato che il libro "non prenderà in esame aspetti psicologici, concettuali o tecnici, già affrontati altrove con grande capacità". Solo che "l'altrove" nel libro non è del tutto chiaramente esplicitato, perché totalmente assente la bibliografia e la sitografia. Il problema è che, se nell'introduzioni si muovono critiche alla saggistica in lingua italiana (su cui posso anche concordare, basta pensare alla collana "Ultra Shibuya"), motivo per il quale si è attinto a quella anglosassone e poi non viene inserita la bibliografia, mi pare che si crei un corto circuito logico. C'è da dire che di norma è la casa editrice a decidere di non inserire le pagine di bibliografia e sitografia, non chi scrive il libro. Qualche informazione è comunque presente, in quanto nelle note a piè di pagina ci sono vari titoli di libri e siti, ma leggere la bibliografia e la sitografia sarebbe stato meglio.
Stante che il saggio si sarebbe dovuto occupare di paesaggio, architetture, fondali, tecniche di disegno animato, colorazione e giardini, non mancano gli off topic in tema animazione giapponese, che vanno pure bene, bastava non scrivere nell'introduzione l'opposto.
Ci sono, poi, occasionali off topic degli off topic, politica, politica estera, valutazioni su gruppi come gli otaku, maschilismo ed altro, che forse si potevano evitare. E' vero che pure io qui sul blog ogni tanto butto lì qualche battuta di attualità, ma qui non paga nessuno, pagare un libro su Miyazaki e leggere certe valutazioni descritte, risolte e sentenziate in due righe, mi ha parzialmente distolto da una lettura rilassata del libro, ma ci tornerò più sotto.
Il primo capitolo funge da spiegazione al lettore di come l'autrice venne a contatto con l'animazione giapponese, cioè in televisione. Non mi è chiara la sua età, quindi ipotizzo, da quello che scrive, sia più giovane di me, infatti a pagina 19 sposta "Lupin III" negli anni 80, mentre il ladro nipponico arrivò sia in televisione che al cinema nel 1979, fine 1979, ma sempre 1979:



Per l'autrice il colpo di fulmine fu il giorno della Befana 1987 con la trasmissione del film "Nausicaa" su "Rai 1" (link). In questo passo viene scritto che "per la prima volta nelle nostre vite un cartone animato si presentava come un film". Non mi è chiaro se il "nelle nostre vite" sia riferito a lei e alla sorella (con cui vide il film) o "nostre" di bambini italiani. Immagino sia la prima interpretazione, anche perché "noi" vedemmo un vero film animato in televisione quando veniva trasmesso dalle tv private locali l'Hols/Valiant di Isao Takahata, che benché contenesse qualche canzoncina (comunque triste), aveva toni seri ed adulti.

Il secondo capitolo prende in esame i fondali e i paesaggi delle prime serie tv a cui Miyazaki partecipò (con la regia di Takahata). Stante che ognuno ha i suoi gusti, il giudizio su Heidi mi vede agli antipodi, e lo trovo pure un pelino offensivo, visto quello che la pastorella svizzero nipponica ha fatto in Italia per gli anime:
"In verità - come per molti dei prodotti per la TV che ho visto da giovanissima - se oggi mi chiedeste di rivederlo preferirei un calcio nella rotula"...

Quindi l'autrice ha scritto un paragrafo sulle parti di Heidi disegnate da Miyazaki senza rivedere la serie?
Io Heidi l'avrò rivisto nei decenni una decina di volte, ed ogni volta l'ho trovo sempre più bello... forse il giudizio si poteva omettere o almeno evitare la confessione di non aver più rivisto la serie.
Piccola nota sulle battuta del "calcio alla rotula", non è l'unica e vi sono riportate anche battute del web, a mio avviso son cose che possono andare bene su un blog o sui social, non in un saggio.
Mia opinione  :]
Ad Anna, anche sul versante dei giardini, è dedicato un po' più spazio, spero che l'autrice abbia rivisto la serie senza doversi tirare un calcio nella rotula  ^_^
"Conan il ragazzo del futuro" ha un numero di pagine maggiore rispetto alle altre serie tv, e lo si esamina dal punto di vista del layout, fondali e tecniche di disegno, che poi è lo scopo finale del saggio.

mercoledì 29 maggio 2013

Otaku, i giovani perduti del Sol Levante


TITOLO: Otaku, i giovani perduti del Sol Levante
AUTORE: Griner e Fùrnari
CASA EDITRICE: Castelvecchi
PAGINE: 147
COSTO: 18000 Lire
ANNO: 1999
FORMATO: 19 cm X 11 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788882100995

Penso che il titolo renda l’idea del tema trattato. Sembrerebbe che il saggio sia scritto con lo stile “sbattiamo il mostro in prima pagina”, tipo TG4, ma non è così. Principalmente perché la Castelvecchi ha pubblicato parecchi titoli sui costumi giapponesi. Secondariamente perché punta l’obbiettivo, volontariamente e senza accanimento, solo sugli aspetti marcatamente più esagerati degli otaku.
Ammetto che quando lo lessi rimasi abbastanza colpito, non essendoci ancora il web, certe consuetudini (o meno) sociali giapponesi mi erano totalmente sconosciute. Il saggio, uno dei primi su questi aspetti, meriterebbe una seconda lettura. Per migliorare questa recensione inserisco, almeno, l'indice del libro:

Sol Mutante, mode, giovani e umori nel Giappone contemporaneo


TITOLO: Sol Mutante, mode, giovani e umori nel Giappone contemporaneo
AUTORE: Gomarasca e Valtorta
CASA EDITRICE: Costa & Nolan
PAGINE: 212
COSTO: 26000 Lire
ANNO: 1999
FORMATO: 22 cm X 12 cm
REPERIBILITA': Esiste una nuova edizione
CODICE ISBN: 9788876482380

I temi trattati sono simili a quelli di “La bambola e il robottone”, non per nulla uno dei due autori è lo stesso. Anche questo , secondo me, è un bel libro. L’unica pecca è che, ormai, traccia una mappa sulla società giapponese un po’ datata, sono passati parecchi anni dalla pubblicazione. Tenendo conto che alcuni fenomeni, tipo gli otaku e la cultura del kawaii, sono ancora attuali, vale ancora la pena di leggerlo. Molto bello l’ultimo capitolo sugli otaku milanesi/italiani.
Saggio che dovrei rileggere, questa recensione non lo valorizza abbastanza. Per rimediare inserisco l'indice del libro:

martedì 28 maggio 2013

Vite Animate, i manga e gli anime come esperienza di vita


TITOLO: Vite Animate, i manga e gli anime come esperienza di vita
AUTORE: Filippi e Di Tulio
CASA EDITRICE: KingComics
PAGINE: 246
COSTO: 12 €
ANNO: 2002
FORMATO: 23 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788888678009

Altro bel saggio. In particolare viene analizzato non l’anime, ma il fruitore/trice, cioè noi.
Dall’otaku in generale, sia in Giappone che in Italia, alle fiere e ai cosplay. Tema raramente toccato nei saggi, specialmente perché tratta del cosplay in Italia. Infine una parte dedicata a noi appassionati, dove vengono riportati molti scritti di ragazzi tratti da lettere alla posta dei manga o da siti internet. Ci troverete le cose che di solito andiamo affermando durante le chiacchierate tra “otaku”.
Saggio che meriterebbe una rilettura allo scopo di recensirlo meglio.
Di seguito i titoli dei capitoli.

lunedì 6 agosto 2018

Guida ai super e real robot, l'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999



TITOLO: Guida ai super e real robot, l'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999
AUTORE: Jacopo Mistè
CASA EDITRICE: Odoya
PAGINE: 399
COSTO: 22 €
ANNO: 2018
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Ancora reperibile a Milano
CODICE ISBN: 9788862884723

In questo saggio Jacopo Mistè affronta l'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999, per la medesima casa editrice (Odoya) nel 2017 uscì un'altra pubblicazione, ad opera di Jacopo Nacci, che si occupò degli anime robotici da 1972 al 1980:

Non so quanto la cosa sia programmata, ma comunque il risultato finale è che i due autori coprono un arco temporale dal 1972 al 1999, dando nel complesso una esaustiva panoramica delle serie robotiche nipponiche, con annessa analisi dettagliata dei contenuti e delle trame.
Il saggio si differenzia dal precedente perché analizza i “Real Robot”, cioè quelli che, dall'avvento del Gundam in poi, mettevano da parte i fantasiosi robottoni gonagaiani et similia, per concentrarsi su trame e scene più realistiche.
Nell'introduzione l'autore specifica che lui non fa parte della “Generazione Goldrake”, (nato nel 1987) e che non apprezza per nulla i vecchi robottoni, preferendo i “Real Robot”. In pratica è un “purista”, preferendo sempre i nomi, titoli e sigle originali. Nei vecchi forum capitava spesso di vedere le guerre tra i puristi ed i nostalgici (in senso buono), ho sempre trovato entrambe le posizioni esageratamente estremistiche. Mi sembra più equilibrato, mio punto di vista, seguire anche il nuovo, ma apprezzando ciò che ha permesso a questo nuovo di esistere.
Premetto che conosco poco le serie robotiche dal 1980, comunque molto meno di quelle dal 1972 al 1980, di cui si occupò Nacci. Quindi, mentre la mia recensione del saggio di Nacci fu parecchio pignola, questa nel saggio di Mistè sarà più generale, non perché abbia sottovalutato lo scritto, ma perché non posso chiosare su qualcosa che non conosco o conosco poco
Mistè prende in esame ben 38 “Real Robot”, con relative serie e/o film. Di questi 38 io ne ho visti 9, avendoli visti solo una volta anni fa, non posso più di tanto valutare le analisi dell'autore, perché in gran parte li ho dimenticati...
Farò dei paragoni tra i due saggi solo dal punto di vista editoriale.
Il primo conteneva 15 pagine di foto a colori, questo no. Entrambi sono mancanti della bibliografia. Entrambi hanno le note a fine saggio, solo che per leggere quelle di Mistè ci vuole il microscopio... Questo secondo saggio è di circa 100 pagine più lungo rispetto a quello di Nacci, a fronte di un costo maggiore di 2 euro, considerando che sono passati circa due anni dalle due pubblicazioni, è un aumento che ci può stare.
In questo saggio sono presenti delle schede tecniche in cui l'autore descrive, per ogni anime analizzato, chi si occupò di cosa ed in quali episodi. Un elenco veramente dettagliato!





Parto subito con una critica di impostazione generale, che riguarda il primo capitolo:
“Da Tetsujin 28 a Evangelion. Una panoramica”.

Il capitolo, di 50 pagine, si occupa di un riepilogo generale delle serie robotiche da Tetsujin 28 (1969) ad Evangelion (1995). Perché vengono presi in esame i vecchi robottoni anni 70?
Capisco che si possa aver sentito la necessità di dare al lettore una, appunto, “panoramica” generale, però, viste anche le premesse dell'autore sul non apprezzamento delle serie ante 1980, e considerando che di questi anime si era occupato più che esaurientemente il saggio di Nacci, mi è sembrato un capitolo in parte off topic, come si diceva nei forum.
Visto il titolo del saggio, “L'animazione robotica giapponese dal 1980 al 1999”, sarebbe stato più coerente iniziare dal 1980, saltando tutto il pregresso. Inoltre posso ipotizzare che questo saggio verrà acquistato da un fan delle serie robotiche, che quindi potrebbe far anche a meno della panoramica che parte dal 1969, anche perché avrà di certo già letto il succitato saggio che copre dal 1972 al 1980.
Quindi, perché inserire queste 4 serie anni 70?
Reideen 1975
Zambot 3 1977
Daitarn 3 1978
Gundam 1978

Come ho accennato sopra l'autore nell'introduzione spiega perché non apprezza i vecchi anime robotici, perché, allora, ribadirlo nel capitolo?



Che utilità ha quel “fino allo sfinimento”?

lunedì 27 novembre 2017

"Shin Godzilla" (2017) - Focus sulle tematiche secondarie



Il film sarei voluto tanto andarlo a vedere al cinema, ma questi che organizzano le serate infrasettimanali in una unica proiezione, non hanno ben capito che c'è gente che fa i turni... esistiamo anche noi... grazie della comprensione   >_<
Ergo ho dovuto aspettare l'uscita del DVD, e mi son pentito ancor di più di non averlo visto al cinema.
A dire il vero era un po' dubbioso su questo "Shin Godzilla". Dopo che alcuni anni fa (ormai tanti anni fa) vidi il film di Kyashan, ho sempre il terrore che mi aspettino otto ore di seghe mentali giapponesi all'ennesima potenza con 2 minuti di azione...  ed invece, pur non mancando le seghe mentali nipponiche, l'azione non manca, e pure le loro menate psicologiche hanno comunque un senso.
Il film di Hideaki Anno è un ottimo mix di rispetto del Godzilla originale di Ishiro Honda, incarnato dal suo vocione godzillesco e dalla presenza dei brani principali della colonna sonora di Akira Ifukube, e di modernizzazione, con una spruzzata di Evangelion, specialmente musicale  :]
Se negli anni 50, per spiegare l'apparizione di un lucertolone radioattivo, bastava la cattiva energia atomica statunitense, mentre l'energia atomica nipponica era buona e pacifica, negli anni 2010 bisognava inventarsi qualcosa di più elaborato, accompagnato da delle reazioni verosimili.
Quello che resta convincente, in un film di "mostri" (kaiju), è tutto quello che ruota attorno a Godzilla, in particolare la reazione dei politici e della burocrazia, su cui Anno si dilunga moltissimo, forse in alcuni punti un po' troppo, specialmente per un occidentale.
Anno utilizza degli onnipresenti cartelli sia per indicare il nome ed il ruolo di chi sta parlando, come i biglietti da visita usati dai giapponesi per rendere subito chiara la propria posizione nel gruppo/società, che per identificare i luoghi e in quale contesto si svolgono le riunioni e le discussioni. Il tutto rende il film molto "ufficiale", le scene sono da documentario, da inchiesta giornalistica, sono coinvolti i burocrati e i ministeri, mica Mazinga e Goldrake! 
Questa recensione non sarà sul film nella sua totalità, che è già stato recensito ampiamente e meglio di quanto potrei mai fare io, ma sulle tematiche secondarie o apparentemente secondarie:
l'importanza ed i limiti della burocrazia; il rapporto tra burocrati e politici; una spruzzata di antiamericanismo; un accenno di nazionalismo.
Metto un paio di trailers tanto per introdurre i fatti  ;)


        


         

L'andatura, il barcollare e la potenza di Shin Godzilla sono le stesse del Godzilla di Honda, e con la musica di Ifukube, mi pare di essere tornato nell'oratorio in cui vidi il primo film di Godzilla e di tutti i mostri giapponesi   ^_^

venerdì 31 maggio 2013

Un geek in Giappone, diario tecnologico di un europeo nel paese del sol levante


TITOLO: Un geek in Giappone, diario tecnologico di un europeo nel paese del sol levante
AUTORE: Hèctor Garcia
CASA EDITRICE: Panini Comics
PAGINE: 152
COSTO: 15€
ANNO: 2009
FORMATO: 26 cm X 17 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788863463118

L'autore vive in Giappone da 4 anni per lavoro, inizialmente scriveva le sue esperienze in un blog spagnolo, da questo blog nasce il libro. Questo libro consta di sole 152 pagine, 152 pagine per spiegare/raccontare una nazione e la sua cultura/storia. Ovviamente ci sono molte semplificazioni, ed ovviamente gli argomenti sono trattati superficialmente. Ognuno potrà, nel caso, approfondire i temi che ritiene più interessanti, però nel libro ci sono grossolani errori e talvolta è approssimativo, troppo. Va da sé che io non sono un tuttologo sul/del Giappone, quindi alcune cose le ho notate, ma altre magari no, argomenti che non conosco tipo la j-pop, la religione, l'economia, la vita di tutti i giorni in Giappone. Ecco, forse la parte più interessante è quest'ultima, quella che l'autore vive e che riporta, dando anche molti consigli ai futuri viaggiatori. Quando, invece, si lancia in spiegazioni sulla società giapponese o la storia gli capita di prendere delle belle cantonate.
Esempi a caso.

mercoledì 3 maggio 2023

Pop, come la cultura giapponese ha conquistato il mondo




TITOLO: Pop, come la cultura giapponese ha conquistato il mondo
AUTORE: Matt Alt
CASA EDITRICE: add editore
PAGINE: 432
COSTO: 22 
ANNO: 2023
FORMATO: 21 cm x 15 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788867834099



Il seguente saggio è freschissimo di stampa in Italia , questo aprile, mentre la versione originale è del 2020, con narrazione dei fatti che arriva fino al 2020, quindi attuale, cosa ormai non comune.
Il libro me lo sono fatto arrivare al buio in libreria, una pessima abitudine da cui non riesco ad affrancarmi, e quando mi è stato consegnato sono rimasto piacevolmente sorpreso dal cospicuo numero di pagine.
Non è finita qui:
NON CONTIENE NEPPURE UNA IMMAGINE!!!   ^_^
Quasi mi stavo commuovendo...
Allora si possono scrivere ancora dei saggi senza il comparto iconografico, come scriverebbero quelli che ne capiscono. 
In fondo tutti abbiamo uno smartphone, quando il testo riporta un qualcosa che non si conosce o si ricorda poco, basta interrompere la lettura e fare una breve ricerca, magari trovi pure un video che ti spiega ancor meglio il soggetto della trattazione.
The last but no the least, sono ancora così euforico per aver letto un saggio senza manco un'immagine che mi butto anche in inglesismi a caso, la lettura è piacevolissima e scorrevolissima, penso per merito del traduttore.
Non che tutti gli argomenti siano nuovi, per esempio sulla Nintendo avevo già letto qualcosa in altra saggistica sui videogiochi, ma l'analisi in generale si tiene tutta assieme per la premessa che fa l'autore inerente i "congegni trasmetti-fantasie", come lui li ha battezzati.
Perché il karaoke, manga, anime e videogiochi fanno parte di questi  "congegni trasmetti-fantasie" e la Honda Civic no?
Un prodotto deve soddisfare contemporaneamente i tre "in":
inessenzialità;
ineluttabilità;
influenza.

Per evitare di scrivere cose a caso riporto la pagina e mezzo in cui l'autore spiega il concetto di cui sopra.




Matt Alt lavora da quasi venti anni come "localizzatore", è inserito nel complesso pop-culturale giapponese, traducendo in inglese videogiochi, fumetti e testi promozionali per giocattoli destinati all'estero.
Quindi le considerazioni svolte, oltre a tantissimi aneddoti interessanti, nascono da una conoscenza diretta del settore.

Parte 1
Capitolo 1 (periodo temporale dopoguerra)
Dopo una interessante introduzione storica e sociale sul ruolo del giocattolo in Giappone, si narrano i fatti inerenti Kosuge Matsuzo, nato nel 1899, che dopo la guerra fece rinascere l'industria del giocattolo nipponico grazie al modellino in latta della Jeep militare Usa, i cui primi esemplari vennero costruiti con latta recuperata dalla spazzatura e vennero messi in vendita nel dicembre 1945.
Partendo dalla Jeep di Kosuge viene raccontato il successo mondiale dei giocattoli giapponesi nel dopoguerra. L'autore, come per tutto il saggio, non si focalizza solo sul soggetto del capitolo, ma spazia nel contesto sociale del periodo, quindi racconta sia del successivo modellino di successo mondiale di Kosuge, cioè la Cadillac, che delle proteste in piazza contro l'approvazione del trattato ANPO, con annesse posizioni destrorse dell'ex criminale di guerra (si può mai essere un EX criminale di guerra?) Kishi Nobosuke, in quel periodo Primi Ministro.

Capitolo 2 (periodo temporale 1963)
Da Osamu Tezuka e i suoi manga innovativi, compreso il primo anime trasmesso in tv "Tetsuwan Atom", al manga di genere gekiga con Sanpei Shirato tra gli autori di punta.
Anche il manga di "Ashita non Joe" fa parte di questa rassegna, ovviamente nel caso di questo manga l'autore narra tutti gli aspetti sociali legati alle proteste di piazza e al terrorismo di sinistra.

Capitolo 3 (periodo temporale 1971)
Un intero capitolo sulla storia del karaoke, in cui si narrano le vicende personali, economiche e sociali dei vari inventori di questo macchinario, che alla fine ha colonizzato il mondo, benché oggi sia un po' passato di moda.
Il karaoke ha avuto più padri in diverse nazioni, in Giappone sono due i personaggi su cui l'autore si focalizza: 
Negishi Shigeichi (intervistato), che nel 1967 inventò la "Sparko Box";
Inoue Daisuke, che nel 1971 inventò il "8Juke".

mercoledì 29 maggio 2013

La bambola e il robottone


TITOLO: La bambola e il robottone
AUTORE: Einaudi
CASA EDITRICE:
PAGINE: 342
COSTO: 15,49 €
ANNO: 2001
FORMATO: 20 cm X 12 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788806159597

Scritto apposta per cercare di spiegare alcuni aspetti della società e dei costumi giapponesi. Nel libro si trattano vari argomenti in forma di saggio :
La cultura del Kawaii
Il fenomeno kogyaru
Le ragazze ganguru-gyaru
Gli otaku
I Robottoni
I Pokemon
I film horror
Gli “otaku” a Milano
Le ragazze “otaku” in Italia
Anche questo saggio fa parte si quel gruppo tra i più interessanti/belli che dovrei rileggere, benché ormai un po' vetusto, meriterebbe comunque una recensione migliore.

lunedì 6 novembre 2017

Cina e Giappone, le atrocità giapponesi in terra cinese dal 1937 al 1945 tra passato e futuro



TITOLO: Cina e Giappone, le atrocità giapponesi in terra cinese dal 1937 al 1945 tra passato e futuro
AUTORE:  Fabiana Marchioro
CASA EDITRICE: Enigma Edizioni
PAGINE: 457
COSTO: 18,9 €
ANNO: 2017
FORMATO: 21 cm x 15 cm 
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN: 9788899303280


Dalle mie letture e da quello che scrivo si questo blog, per quello che possono valere entrambe le cose, si capisce che non ho potuto che apprezzare tantissimo questo saggio di Fabiana Marchioro, sia per il resoconto dettagliato dei crimini giapponesi in Cina, sia per l'analisi sui rapporti sino-giapponesi a causa dei dissensi su come viene trattata la questione storica nelle relative nazioni.
Quindi il presente scritto non si limita a rinvangare il passato, opera indispensabile, viste le carenze di memoria storica in Italia, ma lancia uno sguardo al presente ed al futuro dei rapporti tra Cina e Giappone.
Mi pare importante sottolineare che l'autrice non dimostra di essere una fan della Cina, in quanto spiega bene come il regime comunista abbia sfruttato i crimini di guerra giapponesi solo dagli anni 80 in poi, quando ne aveva bisogno per scopi di coesione interna. Quindi ho scoperto che sono le nuove generazioni cinesi ad essere più ostili verso il Giappone, grazie ad un'opera pianificata di propaganda nazionalista nata nei primi ani 80, che prosegue fino ad oggi grazie al web, e che in più occasioni ha messo in difficoltà lo stesso governo cinese, in quanto è difficile per il PCC stroncare i giovani “patrioti” senza correre il rischio di essere accusati di scarso patriottismo!
Ovviamente questo carico d'odio dei cinesi, strumentalizzato dal regime comunista(?), nasce dall'incapacità giapponese di fare i conti con il passato. Le continue revisioni e censure dei libri storici, le visite ufficiali o semi ufficiali al Tempio Yasukuni, il non riuscire a fare delle scuse ufficiali chiare e scritte, verso cui nessun personaggio pubblico esprima dei distinguo, non fa altro che fomentare la propaganda cinese.
Forse basterebbe un atto di grande coraggio dell'imperatore Akihito, figlio del criminale imperatore Hirohito, che facesse esso stesso le scuse alle nazioni asiatiche invase dal Giappone imperiale (mia opinione).
Il saggio è diviso in quattro capitoli, che sono preceduti da una lunghissima (46 pagine!) prefazione scritta da Federico Divino. Questa prefazione fiume ha un senso, perché riepiloga la storia del Giappone dalla caduta del Bakufu alla fine della seconda guerra mondiale. Giocoforza la prefazione riassume molto alcuni passaggi storici, altrimenti sarebbe stata di 200 pagine, l'unica pecca che vi ho trovato sono i numerosissimi refusi di stampa, che toccano anche alcune date storiche. I refusi li si trova anche nel saggio, ma molto più di rado.
Altra questione che proprio non mi è piaciuta è ciò che Federico Divino scrive a a pagine 9:
… ( Takeo Doi è universalmente noto per aver trattato il fenomeno degli otaku e degli hikikomori, malattie sociali del tutto giapponesi).

Tralasciando che, almeno in Italia, l'unico saggio di Takeo Doi è "Anatomia della dipendenza, un’interpretazione del comportamento sociale dei giapponesi", e non mi pare tratti né il fenomeno hikikomori e neppure gli otaku, ma non ho capito da quando gli “otaku” siano diventati una malattia sociale... vabbè...
Torno al saggio per illustrarne sommariamente il contenuto, che consiglio vivamente di leggere, visto anche il prezzo più che onesto.
Nel primo capitolo ci si concentra sulla “guerra di resistenza contro il Giappone”, o “seconda guerra sino-giapponese”, in base da quale parte ci si ponga, che durò dal 7 luglio 1937 al 15 agosto 1945. Viene dato conto degli sviluppi più importanti della guerra sul campo, che portò alla morte di 35 milioni di cinesi (in sette anni).
Con il loro comportamento efferato i giapponesi riuscirono a cambiare il punto di vista cinese sui soldati, culturalmente, infatti, questi non erano visti positivamente dalla popolazione. Fare il soldato non era l'attività a cui doveva aspirare il vero uomo cinese, ma grazie ai giapponesi, i soldati cinesi divennero degli eroi.
In Cina l'esercito giapponese attuava una strategia ben chiarita da Lord Russel (link libro):
Obbiettivo dei giapponesi era di condurre la guerra con una barbarie tale da spezzare la volontà di combattere e di difendere le proprie case e il proprio paese.”.

L'esercito imperiale attuava sistematicamente i “Tre-Tutto”: saccheggiare tutto; uccidere tutti; bruciare tutto.

lunedì 27 maggio 2013

Jyose-e, le ragazze perdute del So Levante


TITOLO: Jyose-e, le ragazze perdute del So Levante
AUTORE: Rosa Isabella Furnari
CASA EDITRICE: Armando Editore
PAGINE: 126
COSTO: 12 €
ANNO: 2005
FORMATO: 21 cm X 13 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788883586606

Libro quasi speculare ad Otaku, la Fornari è la medesima coautrice. Si analizzano vari fenomeni che toccano le ragazze e le giovani donne, come le bande di liceali, l’Enjyo kosai e la vita delle donne in carriera. Breve, ma valido.
Fa parte di quel gruppo di libri, vista la sua validità, che dovrei rileggere per proporre una recensione più esauriente.
Per ora inserirò l'indice dei capitoli:

venerdì 20 novembre 2015

Hikikomori Syndrome e disagio scolastico



TITOLO: Hikikomori Syndrome e disagio scolastico
AUTORE: Giustina Iadecola 
CASA EDITRICE: Edizioni Il Campano
PAGINE: 70
COSTO: 9 €
ANNO: 2012
FORMATO: 20 cm X 12 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788865281529

Ho scoperto un po' in ritardo questo piccolo saggio sugli hikikomori del tutto casualmente girovagando nello sterminato web, infatti risale al 2012, e non mi è stato facile reperirlo, In questo devo ringraziare la casa editrice che ne ha recuperata una copia, visto che era fuori catalogo.
Ne è valsa la pena?
Ni.
Si, perché, nonostante la tematica sia trattata sul versante psicoterapeutico, lo scritto risulta essere più che comprensibile, a parte alcune parti lasciate in inglese(...).
No, perché a mio avviso non aggiunge molto a ciò che è stato già scritto fino al 2012. In quanto mi pare di aver capito che l'autrice non ha svolto sue ricerche direttamente in Giappone, che sarebbe la fonte primaria per chi si vuole occupare del fenomeno hikikomori. Infatti le fonti a cui attinge l'autrice sono in gran parte i libri recensiti su questo blog.
E' di certo una lettura utile per chi si vuole informare per la prima volta sugli hikikomori, anche grazie alla comprensibilità del testo.
Per chi, invece, ricerca informazioni più recenti bisognerà attendere pubblicazioni più recenti che non facciano capo a saggi più vecchi.
In generale quello che mi ha convinto poco è l'aver trattato il fenomeno hikikomori in Giappone assieme al disagio scolastico in Italia (che porta al rifiuto di recarsi a scuola). Ovviamente ci sono delle analogie, ma le due società sono troppo differenti, e differenti sono le dinamiche della famiglia italiana e giapponese.
Non per nulla in Giappone fanno hikikomori anche persone adulte, che a causa di ciò abbandonano il lavoro.
Il libro è diviso in tre capitoli.
Nel primo si fa un riassuntone del fenomeno hikikomori in Giappone.
Nel trattare il rapporto tra hikikomori ed internet non viene dato conto che una fetta dei soggetti non ne fa nessun uso, in quanto totalmente apatici. Alla fine parrebbe quasi che tutti gli hikikomori usino parzialmente o massicciamente il web.
Assai curioso, inoltre, l'accenno agli otaku come ad una categoria quasi psicopatologica, affetti da una qualche ossessione. Di certo ci sarà una fetta degli otaku nipponici che per i nostri canoni sarebbe da curare, visto ciò che leggo sui libri e vedo sul web, ma di solito gli “otaku” sono identificati come super fan un po' troppo fissati con anime/manga/videogiochi. Forse l'autrice non è appassionata d anime e manga?
Magari ho interpretato male il senso delle sue parole scritte, ergo ho scannerizzato le poche righe incriminate ;)



venerdì 3 novembre 2023

Caratteristiche della nuova saggistica su manga, anime e Giappone


In questo ultimo anno e mezzo, ed in particolare in queste ultime settimane, sono stati pubblicati numerosi libri su manga, anime e Giappone, a dimostrazione di quanto l'interesse per il paese del Sol Levante sia cresciuto. Il tutto ha un volano, che è il numero inusitato di manga venduti in Italia, che a cascata ha portato anche le case editrici più importanti ad occuparsi di questa tematica.
L'immagine qui sopra l'ho trovata emblematica di cosa si può vedere oggi in libreria, per esempio in una Mondadori, dove ho scattato le tre foto dei tre libri esposti a poca distanza tra di loro in mezzo ad una moltitudine di fumetti, manga e graphic novel. 
Una scena che fino ad un paio di anni addietro era ancora impensabile, che mi fa estremamente piacere e che spero duri il più possibile   ^_^
Fino a qualche anno fa noi fan di anime e manga ci si sentiva a proprio agio solo in fumetteria e al Lucca Comics, oggi entri in libreria e trovi pareti tappezzate di manga.

Anni fa postai un riepilogo della saggistica su anime, manga, cosplay e modellismo pubblicati dal 1980 al 2016. Per l'anno 2016 mi lagnavo delle poco uscite editoriali a tema, le cose sono cambiate parecchio:





Alla Feltrinelli di piazza del Duomo qui a Milano, oltre allo spazio enorme dedicato ai manga, hanno allestito una paretina a tema "Studio Ghibli", con tanto di CD e LP con le colonne sonore!
Tralasciando che ci hanno cacciato dentro un po' a forza anche Heidi, resta un bel vedere, specialmente se si pensa che fino a qualche anno fa quando in una Feltrinelli chiedevi un DVD dello "Studio Ghibli" ti guardavano spaesati...
L'euforia per questo interesse verso i manga, e di riflesso anche verso gli anime e la cultura giapponese attuale e passata, però, non mi distrae dal valutare quanto le case editrici si stiano impegnando a pubblicare libri che non siano solo un modo per cavalcare l'onda editoriale nipponica.
A grandi linee la saggistica su anime e manga era pubblicata da tre tipologie di case editrici:
quella specializzata, tipo "Società Editrice La Torre" o la Tunuè;
piccole case editrici che una tantum pubblicavano un libro più o meno approfondito;
le case editrici legate alla pubblicazioni di manga o graphic novel.

Le case editrici importanti ed affermate praticamente ignoravano manga ed anime, fa eccezione, per esempio, la Mimesis, che non è tra le più grandi, ma che ogni tanto pubblicava qualcosa a tema.
Quello che è cambiato è che si sono buttate contemporaneamente nel mercato più case editrici che mai si erano interessate a manga ed anime, inoltre alcune di queste hanno una certa importanza: 
Mondadori, Salani, il Mulino, Giunti, Bur Rizzoli.

Il problema, secondo me, è che alcune di queste case editrici e i loro editor non sempre si impegnano al massimo per fornire al lettore un libro con un minimo di spessore, che non faccia sorgere il dubbio che sia stato pubblicato solo per raggranellare qualche soldino, alla ricerca del minimo sforzo/costo ed il massimo guadagno.
Premetto che il seguito di questo post non vuole essere una pagella di più o meno promossi, e le valutazioni si basano sul mio gusto di lettore di saggistica su manga ed anime, che iniziai a comprare appena questa venne pubblicata, cioè nel 1999 con "Animeland, viaggio tra i cartoni made in Japan" e, soprattutto, "Mazinga Nostalgia" (prima edizione).
Questa "nuova saggistica" ha delle caratteristiche abbastanza peculiari, non riscontrabili, per esempio, in altri tre saggi pubblicati in questo stesso periodo:

Le caratteristiche di questa "nuova saggistica" sono le seguenti:
case editrici che mai si erano occupate di manga ed anime; autore/autrice al primo libro; approfondimento medio basso; autore/autrice proveniente dai social; immagini molto presenti; scritto sacrificato; bibliografia e/o sitografia assenti.

Sia chiaro, mi rendo conto che se la casa editrice più di tanto non vuole e/o non ha le conoscenze per aiutare l'autore/autrice a pubblicare un libro più approfondito, la persona che si ritrova il nome sulla copertina più di tanto non può fare.
Resta che il lettore spende dei soldini per comprare un libro, e sarebbe auspicabile che dalla lettura si ottenesse un plus di informazioni, analisi e anche emozioni.

venerdì 6 maggio 2022

Sistema Media Mix, cinema e sottoculture giovanili del Giappone contemporaneo



TITOLO: Sistema Media Mix, cinema e sottoculture giovanili del Giappone contemporaneo
AUTORE: Stefano Locati
CASA EDITRICE: Mimesis
PAGINE: 371
COSTO: 28 
ANNO: 2022
FORMATO: 21 cm x 14 cm
REPERIBILITA': disponibile nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 97888857587424


Di norma non leggo la saggistica sul cinema giapponese, argomento troppo vasto e che richiederebbe una cultura filmica a me sconosciuta, ho fatto un'eccezione perché nel titolo si parla di "sottoculture giovanili del Giappone contemporaneo", quindi ipotizzavo che contenesse anche parti più sociologiche.
Non ho sbagliato, un intero capitolo è sugli otaku e molte parti trattano della società giovanile giapponese.
Pensavo di trovare anche i lungometraggi animati, dove sono più ferrato rispetto ai film live, ma qui ho sbagliato previsione, infatti già dall'introduzione viene subito spiegato che il saggio tratterà principalmente il cinema dal vivo.
Il saggio è in buona parte scritto con una terminologia un po' tecnica, forse si poteva fare uno sforzo maggiore verso la divulgazione, molti concetti mi sono parsi esageratamente arzigogolati.
In questi casi, però, resta sempre il dubbio se sia colpa dell'autore che non ha fatto lo sforzo di scrivere meno difficile (stiamo parlando di cinema e della società giapponese, non di buchi neri...) oppure del lettore (in questo caso io), che non ha le conoscenze sufficienti per comprendere appieno lo scritto.
Il media mix in campo cinematografico è il continuo influenzare o essere influenzati dagli altri media, come anime, manga, videogiochi romanzi, serie tv e merchandising. Ormai un'opera si fruisce su più livelli, e questa particolarità è preminente in Giappone.
Ovviamente le parti del libro che trattavano di animazione, che conosco di più, le ho potute apprezzare maggiormente rispetto alle parti che analizzavano lungometraggi dal vivo a me sconosciuti.
Prima di partire con la mia recensione e magari sparare troppe cavolate, lascio leggere cosa scrive l'autore per descrivere gli intenti del saggio.



Il saggio è diviso in due parti, nei primi quattro capitoli viene svolta un'analisi storica dell'industria cinematografica giapponese in rapporto agli altri media e al media mix, nei capitoli dal quinto all'ottavo si individuano alcuni temi considerati più importanti.

Nel primo capitolo viene fornita una spiegazione generale del "Program Picture", cioè la programmazione di film a basso budget affiancati a film più importanti. 
Da questi "B kyu eiga" (B movie) nasce il filone di Godzilla e soci, il filone dei "mostri giganti", i cui effetti vediamo ancora oggi.
In realtà il capitolo ignora il lucertolone radioattivo, concentrandosi su altre saghe cinematografiche degli anni 50/60/70. Per esempio i film con protagonista Ishihara Yujiro, ma soprattutto i 47 film di Tora-san.
Non conoscevo la figura di Tora-san e i suoi film, ma cercando qualche video sul web mi sono reso conto che il suo personaggio è stato riproposto anche negli anime, per esempio l'allenatore di Rocky Joe, Danpei Tange.
Comunque il capitolo l'ho trovato molto interessante.

Il secondo capitolo tratta nel primo paragrafo dell'animazione seriale giapponese, citando lungamente il saggio "Anime System, il successo polimediale dell'animazione giapponese", i cui temi sono similari a quelli di questo libro, ed anche Astroboy (il soggetto del saggio linkato).
Nel secondo paragrafo ci si concentra sul genere tokusatsu dagli anni 50 agli anni 80. In questa trattazione l'autore sostiene che le tecniche di animazione ridotta e il media mix furono presenti anche nelle serie live di tokusatsu.
In pratica l'autore non concorda con Marc Steinberg ("Anime System") sul fatto che il media mix nacque con Astroboy, anticipando il fenomeno al cinema dal vivo e alle serie di tokusatsu.
Ho notato che nella bibliografia e nelle note a fondo pagina la quasi totalità è di saggistica non italiana, anche se per alcuni temi sono presenti analisi in italiano, inoltre il saggio di Steinberg viene citato nella versione in inglese, mai (mi pare) nell'edizione italiana della Tunuè.

Il terzo capitolo inizia temporalmente nell'autunno 1976, quando viene proiettato il film "The Inugami family", che rappresentò le nuove pratiche del media mix, l'era di "Kadokawa Pictures"
Il sistema dei decenni passati con tanti film a basso costo era andato in crisi, La Kadokawa iniziò a produrre meno film, ma Blockbuster, per richiamare più pubblico nelle sale. 
La casa editrice nipponica introduce in Giappone lo sfruttamento del media mix romanzo-film-colonna sonora. Il capitolo analizza numerosi film della Kadokawa e altre case cinematografiche che producevano lungometraggi per il target degli adolescenti e dei giovani in generale.
Durante la lettura delle analisi dei film ho cercato i trailers di questi film, sono titoli anomali, ma che ben si collegano all'immaginario di manga ed anime del periodo.
Anche "Anime System" (linkato poco sopra) ha un capitolo dedicato ai film della casa editrice Kadokawa, che ben si integra con questo capitolo, ma di nuovo l'autore non concorda con le conclusioni di Steinberg.