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lunedì 8 dicembre 2014
Catalogo Polistil 1980
La Polistil è una delle tante gloriose aziende italiane di giocattoli che è scomprasa dal mercato, tanti posti di lavoro persi e tante professionalità smarrite. Ci restano i suoi giocattoli e tanti bei ricordi. Ogni bambino degli anni 70 e 80 aveva per forza qualcosa della Polistil in casa, che fosse la classica pista elettrica o le macchinine, oppure i giochi elettronici o qualche robottone farlocco.
Il catalogo che qui presento è veramente sterminato, ben 168 pagine (con un formato 30 cm x 21 cm), che si focalizzano in particolare sulle macchinine e sulle piste elettriche, con una piccola propaggine nei giochi eelttronici e nei robot simil Mazinga/Goldrake. Una delle infinite prove di quanto Goldrake e soci cambiarono l'immaginario dei bambini di quella generazione è data dai giocattoli Polistil che imitavano i robottoni gonagaiani. Anche i giocattoli vennero influenzati da quella invasione nipponica, e le aziende che non riuscivano a seguire i desideri dei bambini subivano grosse perdite: Giocattoli italiani in crisi e cartoni animati giapponesi - 5 articoli tra il 1978 e il 1980.
Per rendere l'idea del contenuto del catalogo metto qui sotto l'indice, ho comunque eseguito 80 scan delle 168 pagine totali, ma restano fuori molti modellini di automobili e moto, e molte pagine sulle piste elettriche.
Meglio lasciare, come sempre, spazio alle immagini.
mercoledì 6 gennaio 2016
Memoquiz Polistil base memoria e libro domande dal N° 2 al n° 6 - 1979/80 - Ovvero il computer non sbaglia mai?
AVVISO DEL 2026:
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.
Memoquiz Polistil 1979 - base memoria e libro domande n° 1
Quello del link sopra era il set che veniva venduto con il gioco, ed è quello che ho conservato fin da bambino. Qualche mese fa, invece, ho trovato ad un mercatino le espansioni, se si può chiamarle così, dal numero 2 al numero 6, con tanto di confezioni e libri delle domande, tra l'altro quasi regalate.
Ovviamente non me le sono fatte scappare, e devo dire che l'acquisto compulsivo, questa volta, è stato premiato.
Intanto le basi di memoria sono tutte funzionanti, cosa non scontata visto che sono passati 35 anni dalla loro produzione, ed i libri sono intonsi.
Inoltre alcune domande riportano delle risposte tra cui è difficile scegliere quella corretta.
Ovviamente la mia attenzione si è rivolta subito alle tematiche più confacenti a questo blog (ergo solo cavolate), ed in particolare a quelle inerenti film di fantascienza, fumetti Marvel e cartoni animati giapponesi. Quindi, se tra le 5000 restanti domande dei 5 libri, ci fossero altri errori, io non lo saprei dire perchè non le ho lette, ma anche se lo avessi fatto, le materie mi sono così oscure che non me ne sarei mai accorto.
Nei primi anni 80 la frase "lo dice il computer" o "è riportato sul computer" era un mantra ancora incontestabile della burocrazia, l'evidenza non contava, se il computer diceva che eri diventato ugandese bisognava accettarlo. Probabilmente il fascino di un gioco come il Memoquiz era che il computer non poteva sbagliare, ergo le risposte memorizzate erano quelle giuste, ma allora forse non ci era ancora chiaro che un computer viene comunque programmato da uno o più umani, e se questi non sanno nulla di cartoni animati robotici...
Presumo che molti frequentatori e frequentatrici, anche occasionali, di questo blog si ritengano, a torto o ragione, degli esperti nelle serie animate andate in onda tra il 1978 ed i primi anni 80, come lo pretendo io :]
A tutti questi fans un po' saccenti pongo le seguenti domande del Memoquiz ^_^
Dalla base di memoria e libro numero 2 la domanda 243, pronti?
Allora?
Quale tra Mentor, Actarus, Godzilla e Mazinga è uno dei nemici di Goldrake?
Suvvia... vi vantate da anni di sapere tutto su Atlas Ufo Robot e non sapete questa risposta? T_T
Va bene, non si dica poi che non sono un blogger magnanimo :]
Dalla base di memoria e libro numero 6 la domanda 853, pronti?
Cacchio... non sapete quale tra Gaiking, Jeeg Robot, Danguard e Space Robot non è un robot spaziale?
Vabbè, le domande con le negazioni sono sempre un po' ostiche...
Dalla base di memoria e libro numero 6 la domanda 889, pronti?
Certo, non è ben specificato se si tratti della base del Grande Mazinger o dell'inutile Mazinger, però chi ne sia a capo mi pare semplice :]
Dottor Rindel, specializzato in purganti.
Dottor Caputo, di chiara origine partenopea.
Dotto Kiro, un chiropratico.
Dottor Yasaki, del famoso studio Yasaki e soci.
Visto che mi pare proprio non siate poi tanto in gamba ecco le risposte, per evitare incredulità le ho riprese, anche perché non ci credevo neppure io :]
Risposta alla domanda 243, dalla base di memoria e libro numero 2.
Chi lo avrebbe mai detto che tra Mentor, Actarus, Godzilla e Mazinga, il cattivo di Goldrake fosse Mazinga... questi della Polistil avranno visto il manifesto cinematografico di "Mazinga contro Goldrake" in qualche piazza, e si sono convinti dell'inconcepibile.
mercoledì 24 dicembre 2014
Tyco Super Turbo Formula 1 - Le auto più veloci del mondo
Visto che è Natale (ed è cominciato veramente bene...) mi pare giusto inserire una rece di un must degli anni 70 e 80: la pista delle macchinine.
Personalmente non conoscevo la Tyco, che ipotizzo in Italia venisse ditribuita dalla Arcofalc, ho sempre giocato solo con piste Polistil, questo articolo mi è stato regalato, proprio per questo Natale, da un amico che l'aveva in box: ed è veramente bellissima.
Si vede che è un articolo molto più professionale delle controparte Polistil, la scala delle macchinine è più piccola, ma la velocità sulla pista rispetto alla casa italiana mi pare, a memoria, più alta, ed anche la tenuta sulla pista è maggiore.
La lunghezza totale è smisurata, questo modello prevedeva uno sviluppo di 12 metri, un vero spettacolo per gli occhi, senza contare il divertimento a montarla.
Sulla Tyco Toys non ho trovato notizie in italiano, solo in lingua inglese: Wikipedia.
Pur con il mio limitato inglese non ho trovato notizie della collaborazione Tyco/Arcofalc, ho solo scovato un sito di un appassionato che presenta questo stesso articolo, http://www.trackhobbies.com (lo si trova verso la fine), ma senza nessuna informazione aggiuntiva, mentre è più dettagliata la parte riguardante le macchinine: http://www.trackhobbies.com/Tyco .
Nei cataloghi di giocattoli in mio possesso non ho nessuna pista elettrica della Arcofalc o della Tyco, quindi ipotizzo che la pista fosse stata messa in commercio non prima del 1983, visto che sulla confezione è riportata una legge sui giocattoli del 1983.
La scatola misura 78 cm per 56 cm, e quando la si apre il contenuto si dimostra molto sostanzioso, contenuto che risulta completo.
Ma la pista fungica?
mercoledì 29 maggio 2019
"Sfida al Memo Quiz" Polistil (1982)
Il Memoquiz faceva parte di quei giochi elettronici, non ancora propriamente dei videogiochi, che puntavano ad essere educativi, ergo pallosi ^_^
Alla prima versione del Memoquiz annata 1979 si poteva giocare solo singolarmente, poi con un po' di fantasia le sfide in gruppo si potevano fare lo stesso, ma il combinato disposto di gioco in solitaria ed educativo, lo rendeva di una noia pazzesca...
Il basso appeal ludico restò tale (a mio avviso) anche quando nel 1980 vennero messe in vendita le espansioni contenenti altre domande:
Memoquiz Polistil base memoria e libro domande dal N° 2 al n° 6 - 1979/80 - Ovvero il computer non sbaglia mai?
Tra l'altro nel campo dell'animazione giapponese non mancano grossolani errori, ma comunque un gioco noioso resta noioso anche se moltiplichi le domande per 6000.
Nel 1982 la Polistil mise in commercio "Sfida al Memo Quiz", che permetteva di sfidarsi contemporaneamente in quattro, e devo dire che questa versione risulta assai più giocabile, o perlomeno ci si annoiai in quattro invece che da soli, ci si fa un po' di compagnia ^_^
C'è un piccolo problema che risulta essere un pelino ostativo al divertimento, le spiegazioni sul retro della scatola sono grandemente deficitarie... e mettetecele due paginette scritte decentemente con 4 disegni in croce...
Intanto non sono esplicitate le due modalità di gioco, sono descritte sulla confezione ("2 possibilità di gioco"), ma non c'è mezza parola che illustri che con il selettore sulla posizione 1 si attiva la versione "Abilità", mentre con il selettore sul 2 la versione "Riflessi", o almeno credo... >_<
Non finisce qui, non sono sempre riuscito a capire dopo quante partite il gioco termini, perché il computo finale è a discrezione del computer, che si mette a suonare e a far lampeggiare i led rossi.
In alcuni casi è chiaro che alla quarta domanda giusta il gioco finisce, e viene decretato vincitore chi vi giunge prima, ma in altre modalità il processo decisionale non l'ho capito, di certo per mio scarso acume... però mettetecele due paginette scritte decentemente con 4 disegni in croce...
Il problema fondamentale è che per divertirsi ci deve essere competizione, ergo quattro partecipanti che abbiano le medesime conoscenze, altrimenti alcuni premeranno i tasti a caso...tipo il sottoscritto.
La doppia pagina qua sopra proviene dal catalogo Polistil del 1982, in cui "Sfida al Memo-Quiz"
(VG30) era considerata una novità assoluta.
Il mio pezzo ha però una particolarità che mi ha permesso di scoprire che la Polistil non inventò questo gioco elettronico, ma italianizzò la versione statunitense della Coleco, che negli Usa si chiamava "Quiz Wiz Challenger".
Nell'immagine sopra si può notare che la struttura riporta la serigrafia con scritto "Sfida al Memo Quiz", inoltre sotto al pulsante quadrato più grande è ben visibile la scritta "Via".
Non si presenta allo stesso modo l'articolo in mio possesso.
Il mio è in inglese! ^_^
Chissà se il mio pezzo in versione statunitense fu un errore di inscatolamento oppure dovuto ad una scarsità di pezzi in versione italica.
Una volta acceso bisognava identificare con quale colore giocava ogni partecipante, quindi in un minuscolo display numerico compariva il numero della domanda (che all'occorrenza si poteva cambiare), si premeva "GO" (o "VIA") e partiva il timer sonoro e a led. Terminate le quattro risposte, il computer emetteva una semi pernacchia se erano tutte errate, oppure faceva accendere il led sul numero 1 a chi la avesse azzeccata.
Si proseguiva fino a quando qualcuno non dava quattro risposte corrette, seguivano varie note festose con annessi led lampeggianti.
venerdì 20 febbraio 2026
Super Giocattoli 1982 GDG (La Giraffa)


giovedì 30 luglio 2015
Catalogo Polistil 1983
Già nel catalogo "Polistil 1980" l'azienda italiana aveva dovuto differenziare la sua offerta di giocattoli, non limitandosi più ad autopiste elettriche e macchinine, ed inserendo dei simil robottoni e alcuni "videogiochi" per accontentare noi mocciosi, ma è in questo catalogo del 1983 che l'effetto anime e videogames si nota di più. I simil robottoni e le simil astronavi sono sostituiti dalle nuove eroine (proprio nel senso di droghe pesanti...) delle bambine:
Candy Candy e Monciccì ("la fortuna è ammazzarti qui").
I videogiochi, a parte lo stoico Memoquiz, sono meno sui generis rispetto al catalogo del 1980, provenendo direttamente dalle sale giochi, con titoli come Galaga (più o meno), Pacman e Donkey Kong.
Ormai la Polistil doveva affidarsi a tematiche e personaggi televisivi che non erano i suoi abituali, le macchinine e le piste interessavano di meno, tutto per cercare di restare sul mercato. Purtroppo il tentativo alla lunga non ha pagato.
Che senso aveva comprare una pista elettrica quando potevi avere un videogioco di corse?
Il catalogo consta di 155 pagine per un formato A4, io mi sono limitato a 120 scan. Tagliando gran parte delle macchinine in favore di Candy Candy, Baby Candy e Monciccì T_T
Ecco un esempio degli articoli (proposti più dettagliatamente nel proseguo del post) che si trovano in questo sontuoso catalogo Polistil.
domenica 1 dicembre 2013
Memoquiz Polistil base memoria e libro domande dal N° 1 - 1979
AVVISO DEL 2026:
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Ovviamente il Memoquiz Polistil non lo si può considerare un videogioco a tutti gli effetti, ma sarebbe più corretto il termine "gioco elettronico". Una specie di Sapientino più evoluto, che trasformava una tediosa lezione scolastica in una tediosa lezione scolastica con l'elettronica al posto del maestro...
Sarebbe stata anche una bella idea se le domande avessero riguardato solo cartoni animati, fumetti e sport, purtroppo c'erano anche le materie scolastiche, non ultima la geometria e la matematica, proprio un bel divertimento!
Le regole del gioco erano semplici: si leggeva la domanda sul libricino, si sceglieva una delle quattro opzioni, si digitava il codice della domanda e la risposta scelta (A;B;C;D) e si riceveva un segnale verde con suono acuto per il SI, e un segnale rosso con una pernacchia per il NO.
Secondo me il suo solo valore attuale risiede solo ed esclusivamente nel libricino con le domande. In primo luogo perchè ci permette di capire ciò che gli adulti di allora pensavano che noi bambini e bambine avremmo dovuto sapere (e che io non sapevo).
In un certo senso anticipò i tanti test e quiz che gli alunni di oggi sono obbligati a fare, e non per gioco.
Inoltre tante domande delle sezioni meno seriose riportano ai ricordi personaggi ormai dimenticati.
Forse ai tempi il suo fascino poteva risiedere nel fatto che la domanda non te la poneva un palloso adulto, ma un "computer", lo stesso che da bambini iniziavamo a vedere nei film di fantascienza americani o sui fumetti.
Ecco la pubblicità di un catalogo della Polistil del 1980.
Edit del 6 gennaio 2016
Rece delle successive espansioni:
Memoquiz Polistil 1979/80 base memoria e libro domande dal N° 2 al n° 6
mercoledì 14 agosto 2019
"Questa sera la passo con il videogioco", di Salvatore Gajas - Europeo 27 dicembre 1982
Nel 1982 gli articoli sui videogiochi erano ancora una rarità, specialmente se volevano essere un approfondimento, come queste sei pagine sull'Europeo.
Per gli adulti di allora passare una serata con i videogiochi, come recita il titolo dell'articolo, era inconcepibile, anche per il solo fatto che per far ciò non si sarebbero potuti guardare i programmi televisivi.
Senza contare che, è giusto sempre ricordarlo, per collegare una console le operazioni non erano molto semplici:
Per eseguire le operazioni di cui sotto era necessario spesso movimentare un televisore a tubo catodico, ergo di una pesantezza non paragonabile alle tv LCD di oggi, ergo c'era bisogno di un adulto.
Bisognava distaccare il cavo dell'antenna, visto che non esistevano prese scart o cavetti HDMI;
Collegare la console;
Ricercare tramite il sintonizzatore manuale la frequenza dove era ospitato il segnale della console medesima.
L'ultima operazione implicava, chiaramente, che si perdeva la sintonizzazione del canale originario, quindi, dopo aver terminato l'ipotetica serata ai videogiochi, ci si sarebbe dovuti di nuovo risintonizzare sul canale Rai iniziale.
Infatti, altro ostacolo, di solito la frequenza dove era ospitato il segnale della console era quello della banda VHF, proprio quello di mamma Rai... mentre le tv locali provate trasmettevano in UHF.
Oggi pare una questione da poco, ma i genitori erano assai restii ad effettuare questa non breve operazione, visto che allora queste apparecchiature erano per molti di loro completamente oscure, mentre oggi più o meno tutti ci sappiamo districare tra cavetti e segnali in input ed output.
Console Reel - 4 giochi TV (1977/78)
Tutta questa premessa per rammentare che il titolo, anche se oggi non pare tale, era una assoluta provocazione con lo scopo di attirare l'attenzione dell'adulto che girava la pagina della rivista.
Ma l'articolo era interessante?
Direi di si, oltre ad una analisi più che accettabile, sono riportati una serie di dati di una certa importanza, che dimostrano l'arretratezza tecnoclogica italica. L'industria italiana del giocattolo rimase ancorata a trenini e bambole, senza comprendere che i videogiochi erano la nuova frontiera ludica dei bambini. Infatti oggi non produciamo quasi più i giocattoli vecchio stile per motivi concorrenziali, e ne eravamo leader a livello mondiale, ma non abbiamo neppure un'industria videoludica...
Intanto l'articolo ci rivela una notizia che oggi è ormai da decenni una realtà a qualsiasi latitudine planetaria, cioè che negli Stati Uniti i bambini erano a grandissimo loro agio con i computer e le console di videogiochi, tanto da essere soprannominati "microkids":
"Non ancora capaci, in molti casi, di leggere e scrivere, i microkids dialogano alla perfezione con il computer, sfoderando elasticità mentale e fantasia proibite agli adulti".
Ma non è la medesima cosa che si dice oggigiorno sull'abilità dei bambini, anche i più piccini, di smanettare sugli schermi touchscreen di smartphone e tablet?
In quegli anni negli Stati Uniti era stata calcolata come la metà delle case americane la percentuale di saturazione dei videogiochi. Direi che oggi siamo al 99%, e non solo negli Usa! ^_^
venerdì 4 marzo 2016
Catalogo giocattoli Standa - Natale 1978
Devo ammettere che questo catalogo natalizio 1978 della Standa non è particolarmente appariscente o memorabile, non contiene linee di giocattoli o articoli che ti lasciano a bocca aperta.
Non mostra neppure un giocattolo di Goldrake!
Nonostante l'era goldrakkiana fosse iniziata il precedente 4 aprile, otto mesi prima, e che sulla Rete 2 la Rai stava mandando in onda la seconda serie di Goldrake.
Si vede che la Standa in quel primo Natale dell'avvento di Goldrake snobbò un po' il suo successo televisivo, oppure furono le aziende che non avevano ancora colto il filone d'oro dei robottoni. Tant'è che l'unico segno dell'arrivo dei"cartoni animati giapponesi" sono un paio di puzle di Heidi ed il suo gioco in scatola, poi più nulla. Bisognerà aspettare il Natale successivo per vedere il cambio di rotta della Standa, che metterà Goldrake addirittura in copertina!
Catalogo giocattoli Standa Natale 1979
Sono comunque presentati tanti piccoli giocattoli che erano nelle case di gran parte delle famiglie del periodo, alcuni di marche importanti, molti altri senza neppure un marchio a distinguerli, però l'ex bambino e bambina coglieranno immediatamente quel articolo che gli/le strizza l'occhio, sussurrando: "Ti ricordi di me?" ^_^
Io ne ho individuati almeno tre o quattro, in quanto mia madre e mia nonna mi vestivano alla Standa e all'Upim, ergo spesso ci scappava un salto nel reparto giocattoli, che poi era uno dei pochi metodi per farmi accettare di dovermi provare pantaloni/maglioni/magliette etc etc... cosa che detestavo... e detesto tutt'ora :]
Questo catalogo del 1978, assieme a quello linkato sopra del 1979, e a quello sempre della Standa del 1980, formano un trittico che illustra bene come si modificarono i gusti dei bambini in quel periodo. Un po' meno i gusti delle bambine, in quanto i loro giochi restano più ancorati alla bambola, che poco aveva a che fare con i robottoni o i videogiochi.
Poi c'erano un sacco di bambine che svenivano per Actarus, ma le aziende di giocattoli non mettevano in commercio relativi articoli per farle divertire :]
Non mi è chiaro il motivo per cui quasi tutti i cataloghi di giocattoli cominciano con le pallosissime bambole :]
In basso a sinistra due personaggi dei Muppet, anzi, di "Sesamo Apriti".
lunedì 1 giugno 2015
Children's Advertising in the Showa Era 2 1970/1974 - Pubblicità di giocattoli (ed altro)
Dopo un annetto ecco il secondo volume ( PRIMO VOLUME ) di questo catalogo pieno zeppo di pubblictà di giocattoli, abbigliamento, cibarie, elettronica, cartoleria e chi più ne ha più ne metta. Un vero campionario di cosa era nella disponibilità (forse non di tutte le fasce sociali) dei bambini e ragazzi giapponesi dal 1970 al 1974. Ciò che mi ha impressionato in entrambi i volumi è la varietà, e spesso la complessità dei giocattoli, ma anche degli altri articoli, secondo me non ugualmente riscontrabili nei cataloghi di giocattoli del medesimo periodo in Italia. Per sincerarsene basta consultare i cataloghi del periodo che ho già postato:
Corriere dei giocattoli, catalogo Natale 1970 del Corriere dei Piccoli e Upim;
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - PRIMA PARTE ;
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - SECONDA PARTE ;
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - TERZA ED ULTIMA PARTE
Ai produttori di giocattoli e ai pubblicitari giapponesi non mancava certo la fantasia, e la capacità di creare bisogni nuovi nei giovani consumatori nipponici. Articoli che da noi sarebbero giunti con anni o decenni di distanza, tipo la moda per ragazzi, che divenne imperante solo dalla fine degli anni 80.
Probabilmente, rispetto al primo volume, ci sono meno articoli legati a personaggi dei manga, ma più articoli sponsorizzati dagli anime. Pur restando, mi è parso, inferiori di numero a quelli del primo volume, molto più legati a manga ed anime.
C'è qualche curiosità italica, tipo una marca dal nome parzialmente conosciuto, Politoys, ma dal logo chiaramente italico, Polistil, che pubblicizzava della macchinine simili a degli articoli presentati per il mercato italiano nel 1975.
Come per il primo volume ho scannerizzato entrambe le pagine del volume, che quasi sempre riguardano due articoli differenti, ma in alcuni casi si riferiscono al medesimo soggetto.
Ognuno/a ci vedrà qualcosa di diverso, io ho notato il largo spazio dato agli articoli alimentari e per bambine/ragazze, in particolare abbigliamento femminile e bambole, con un numero di giocattoli forse inferiore al primo volume.
Non saprei quando le aziende nipponiche cominciarono a produrre gashapon, ho capito, invece, che furono preceduti da un'industria che aveva un mercato fiorente di modellini in miniatura. Penso di poter affermare che i gashapon si svilupparono grazie ad un knowhow industriale molto radicato ed avanzato.
L'Italia aveva in quegli anni una florida industria di giocattoli, che vene praticamente spazzata via nei decenni successivi, il crollo iniziò con l'arrivo dei robot giapponesi e dei videogiochi, che iniziarono a modificare i nostri gusti. Non c'è dubbio, a mio avviso, che i produttori giapponesi di giocattoli avevano una fantasia ed una capacità di innovazione maggiore di quelli italiani.
E questi due volumi ne sono una prova quasi incontestabile.
La pubblicità di destra potrebbe essere di bamboline per giocare al piccolo passeggero di Boing?
Oppure bamboline da tutte le nazioni? Mistero :]
domenica 29 giugno 2014
Catalogo giocattoli Standa - Natale 1979
I vecchi cataloghi di giocattoli sono a mio avviso un buon modo per ripercorrere il cambiamento che subì l'immaginario dei bambini nel periodo tra la fine degli anni 70 ai primi anni dell'80, anche in virtù della scossa che i "cartoni animati giapponesi" diedero all'industria del giocattolo nostrana. In realtà, più che una scossa, la florida industria italiana del giocattolo subì un vero tracollo. I nuovi giocattoli ispirati agli eroi nipponici e i primi videogiochi elettronici colsero gli imprenditori italiani alla sprovvista, e molte gloriose aziende iniziarono una lenta china verso il fallimento, il cui emblema fu, a mio parere, quello della lombarda Atlantic.
Altro motivo che mi spinge a collezionari questi cataloghi è che costa molto meno che reperire anche solo in minima parte i giocattoli veri ivi mostrati.
E poi il "questo ce l'avevo anch'io!" è sempre un bel ricordo che riaffiora con piacere.
Nel Natale del 1979 eravamo in pieno boom Goldrake, ed a fianco dei classici bambolotti e macchinine si vedevano i primi giochi ispirati agli eroi degli anime, qualche volta in anticipo rispetto alla serie che ancora non era neppure trasmessa in televisione. Questo perchè bisognava sfruttare in fretta la nuova gallina nipponica dalle uova d'oro, infatti sono numerosi gli articoli riguardanti i "cartoni animati giapponesi", non solo Goldrake, ma anche Capitan Harlock, Remì e l'intramontabile Heidi.
Più commovente di tutto il resto è il prezzo di ogni giocattolo, diligentemente riportato per ogni articolo, e se una statuina del Presepe costava intorno alle mille lire, un robottone arrivava a 20 mila lire, quindi un prezzo non economicissimo. Per fortuna a pagina tre del catalogo, come è riportato nell'angolino inferiore destro, ci sono due buoni sconto da 1000 e da 5000 lire T_T
venerdì 8 maggio 2015
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - SECONDA PARTE
Seconda parte ( qui la prima parte ) dello stupendo catalogo DAG del 1975, che inizia da un articolo che ai tempi era un classico, mentre oggi mi pare sia un po' tramontato: le armi giocattolo (pagina 30 dell'indice qui sotto).
Il catalogo della DAG misura 34 cm X 24 cm, consta di ben 80 pagine, è rilegato, ha la copertina rigida ed è, come si può notare dalla scan, ricoperto in tessuto!
Il tessuto della copertina è leggermente macchiato dal tempo, comunque integro, ma l'interno è nuovo di pacca, le immagini sono pulite, la carta liscissima e lucida.
Quasi ogni pagine è dedicata ad una marca singola, in alcuni casi non è specificata nessuna marca perchè ipotizzo fossero di produttori differenti o di piccole aziende.
Le marche presenti sono tantissime, in gran parte italiane:
La Fustellatrice; Carl Original; Ledraplastic; Heros; Harbert; Lego; Vi.Pa.; Bral; I.G.C. Giocattoli Max; Editrice Giochi; Clementoni; Isat; Rico; Reel; M5Toy; Mam; Uz; EG Edison; Ginpel; Cromoplasto; Dulcop; La Capanna; Arcofalc; Bontempi; Giordani; Canova; Co-Ma; Mupi; Polistil; Baravelli; Mattel; Sebino; Furga; Fiba; Italo Cremona; Grazioli; Rève; Favit; Frade; Belloni; AM Bologna; Victor Products; La Nuova Faro; S.U.C.I; Jacobucci.
Come per la prima parte ho fatto una grandinata di scan, anche perchè le foto, essendo di grandi dimensioni, permettono un buon ingrandimento, ed i giocattoli presentati sono veramente delle chicche.
Negli anni 70 c'erano relativamente poche guerre regionali, ma imperava il terrorismo (di destra e di sinistra), e noi giocavamo alla guerra. Oggi siamo strapieni di guerre regionali, di conflitti etnici, di esportazioni della democrazia, di terrorismo religioso, e i bambini non giocano più alla guerra. Forse perchè la fanno tramite i videogiochi, che furono disponibili solo dalla fine degli anni 70.
Quello che impressiona di queste armi giocattolo è che molti di questi articoli erano identici agli originali, non venivano prodotte solo grossolane armi giocattolo, ma anche gli AK42!
Oggi la cosa che più si avvicina alla verosimiglianza di quelle armi giocattolo è il softair, con la differenza, non da poco, che è svolto da persone adulte o, comunque, non da bambini.
Forse un buon sociologo potrebbe elucubrare qualche spiegazione valida, io mi limito a postare le scan di queste, pur belle, armi giocattolo ^_^
domenica 23 agosto 2015
"I Nuovi Giocattoli - Guida pratica nel paese dei balocchi" inserto catalogo di giocattoli in Oggi del dicembre 1978
Purtroppo questo catalogo è in bianco e nero, avendolo fotocopiato in emeroteca, però ha in più un corposo testo ad opera del professor Antonio Miotto, che immagino fosse uno psicologo.
Il professore spiegava ai genitori, cioè quelli che cacciavano il grano, che i "nuovi giocattoli" erano praticamente uguali ai vecchi giocattoli, tranne per i videogiochi, sui quali, però, lo psicologo non scrive nulla.
Parola di esperto!
Una classica opera di disinformazia sovietica :]
Il Natale 1978 fu il primo che dovette subire l'affondo di Goldrake e Heidi (che, pur essendolo, non dava l'impressione di essere giapponese), ma fu dal Natale 1979 che i giocattolai italici subirono il colpo (economico):
Giocattoli italiani in crisi e cartoni animati giapponesi - 5 articoli tra il 1978 e il 1980
Cosa c'è di meglio dell'opinione di un esperto per piazzare un botto di giocattoli?
A casa mia non si leggeva Oggi, altrimenti avrei ringraziato con 35 anni e passa di ritardo il professore, perchè alcuni di quei giocattoli li avevo anch'io.
Il catalogo in se non è tra i più ricchi di immagini (che sarebbero state comunque in bianco e nero...), però, a mio avviso, è la parte scritta dell'esperto che lo impreziosisce.
"Ecco com'è fatto il giocattolo ideale" è il titolo del pistolotto psico-pedagogico. A mio avviso il giocattolo ideale era quello che mi divertiva (se adatto alla mia età), mentre quello che non mi divertiva, pur essendo magari "il giocattolo ideale", mi faceva schifo :]
Non posso sapere il motivo per il quale il settimanale Oggi chiese l'opinione di uno psicologo, e non mi permetto di contestare i suoi punti di vista professionali, però, a mio modo, ai tempi ero un esperto anch'io di giocattoli.
E ti possono regalare il gioco più pedagogico del mondo, ma se tu vorresti Goldrake, qualsiasi altra cosa che ti regalano ti farà storcere il naso. Il continuo ribadire dello psicologo di non cedere alla richieste dei bambini "obbedendo a mode fasulle", io lo leggo come un no a Goldrake ed un si ai trenini.
venerdì 27 dicembre 2013
Catalogo giocattoli Standa allegato a Topolino - Natale 1980
AVVISO DEL 2026:
QUESTO POST HA SUBITO LA CANCELLAZIONE DELLE IMMAGINI DA PARTE DI GOOGLE/BLOGGER NEL 2026.
HO QUINDI DOVUTO RICARICARE SINGOLARMENTE OGNI IMMAGINE, POTREBBE CAPITARE CHE NON COLLIMINO PIU' CON IL TESTO.
MI SCUSO SE IL POST COSI' AGGIUSTATO RISULTERA' MENO FRUIBILE IN QUANTO AD INFORMAZIONI, MA NON POTEVO FAR COLLIMARE IMMAGINE E TESTO DOPO TUTTI QUESTI ANNI, AVREBBE AUMENTATO A DISMISURA IL TEMPO IMPIEGATO PER RICARICARE TUTTE LE IMMAGINI DEL BLOG (CIRCA 500 POST ROVINATI...).
IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.
Quale periodo migliore per un catalogo di giocattoli se non quello natalizio?
Quindi ecco i regali che avremmo voluto allora, e che se ci avessero regalato oggi non ci avrebbero di certo schifato.
Il catalogo riportava nella parte superiore una storia a fumetti dal titolo "Zio Paperone e il castello del commodoro", l'ho eliminata per rendere più chiare le scan.
Al catalogo era abbinato un concorso a premi di Topolino, la cui scadenza (6 gennaio 1981) permette di identificarne precisamente il periodo natalizio a cui fa riferimento.
Per partecipare al concorso bisognava comprare giocattoli alla Standa per un valore minimo di 15000 lire T_T
venerdì 3 luglio 2015
Catalogo DAG (Distribuzione Associata Giocattoli) 1975 - TERZA ED ULTIMA PARTE
Terza ed ultima parte dello stupendo (misura 34 cm X 24 cm) catalogo DAG del 1975, la prima e la seconda parte ai link sotto:
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
Personalmente considero questa ultima parte la meno interessante delle tre, non fosse altro perchè è piena di bambole, bambolotti ed articoli per femminucce...
Quasi ogni pagine è dedicata ad una marca singola, in alcuni casi non è specificata nessuna marca perchè ipotizzo fossero di produttori differenti o di piccole aziende.
Le marche presenti sono tantissime, in gran parte italiane:
La Fustellatrice; Carl Original; Ledraplastic; Heros; Harbert; Lego; Vi.Pa.; Bral; I.G.C. Giocattoli Max; Editrice Giochi; Clementoni; Isat; Rico; Reel; M5Toy; Mam; Uz; EG Edison; Ginpel; Cromoplasto; Dulcop; La Capanna; Arcofalc; Bontempi; Giordani; Canova; Co-Ma; Mupi; Polistil; Baravelli; Mattel; Sebino; Furga; Fiba; Italo Cremona; Grazioli; Rève; Favit; Frade; Belloni; AM Bologna; Victor Products; La Nuova Faro; S.U.C.I; Jacobucci.
Come per la prima parte ho fatto una grandinata di scan, anche perchè le foto, essendo di grandi dimensioni, permettono un buon ingrandimento, ed i giocattoli presentati sono veramente delle chicche.
La seconda parte era terminata appena prima delle pagine dedicate a Big Jim e Barbie.
Gli articoli di Big Jim mostrati mi sono particolarmente cari, in quanto ne avevo alcuni, e furono tra i giocattoli che utilizzai di più in assoluto, fino al loro pensionamento.
Per la cronaca l'articolo dell'immagine 5 consisteva in una canna di bambù, ovviamente di plastica, che sotto i colpi di karate si spezzava.
sabato 12 gennaio 2019
"Videogiochi" - di Marino Mariani "Almanacco Fotografare" n° 29 dicembre 1983
Come premessa devo ammettere che non mi è ben chiaro come venisse datata questa rivista trimestrale. Sulla costina è presenta la dicitura "1 - 1984", ma all'interno la data riporta dicembre 1983... ma era l'ultimo numero del 1983 o il primo del 1984? O_O
Vabbè... indipendentemente da questo mio superfluo dubbio, devo dire che l'articolo di Marino Mariani e della "Federazione Italiana Giochi per Computer" (come si può leggere in alto a destra a pagina 98), fu parecchio lungimirante. Oltre ad analizzare lo stato dei videogiochi, anzi, "video", staccato, "giochi", cerca di spingersi ad immaginare come potrà evolversi il futuro tecnologico del home entertainment elettronico. Come scrivono gli autori nel 1983 i videogiochi da casa avevano una storia brevissima, erano ancora molto limitati in quanto a grafica, suono, varietà di genere etc etc, ma sia i più avanzati cabinati da bar, che le più statiche console casalinghe, avevano avuto un successo clamoroso.
L'articolo consta di ben 26 pagine, quasi tutte scritte, parecchie le immagini, che oggi acquistano un'aura di magia videoludica, benché penso che nessuno di noi si azzarderebbe a poggiare più i polpastrelli su videogiochi tanto vetusti... beh... no... forse una bella partita ad un cabinato che monti Pengo ce la farei ancora ^_^
Mi piace precisare sovente che non sono un esperto in qualcosa di particolare, e non lo sono neppure in videogiochi, vintage o meno che siano, quindi, esesndo questo un articolo abbastanza tecnico, alcune sue parti le ho lette senza aver avuto le relative console, ma ho apprezzato la visione di insieme che ebbe la redazione.
Per esempio si ipotizzava che in futuro, cioè oggi, il videogiocatore avrebbe potuto intervenire nell'architettura di gioco, aggiungendo o cancellando figure, oggetti o personaggi, modificando addirittura le regole. Sinceramente non saprei dire se tutte queste possibilità siano presenti in uno o più videogiochi moderni o di qualche anno fa, però qualcuna di esse direi di si.
Questa descritta sopra è solo una delle innovazioni citate nell'approfondimento, ed o trovato assai interessante che si prospettasse questo avanzamento tecnologico e videoludico per il decennio successivo, ed infatti nel 1996 nascerà la prima PlayStation, che non solo "sdoganerà" il videogiocare e i suoi nerd, ma credo che attuerà alcune delle speranze della redazione.
Si spiega bene che le allora console casalinghe fossero assai limitate, specialmente se paragonate agli arcade game, cioè i cabinati da bar, ma si avanzano anche richieste/proposte agli ingegneri e ai programmatori per imboccare la strada del miglioramento videoludico.
Come tutti gli articoli del settore, oltre alla parte informativa e di approfondimento, che ribadisco di aver trovato assai valida, ci sono quelle che potrebbero sembrare mezzi spot pubblicitari di questa o quella console, ma penso che faccia parte del meccanismo. Dubito che gli autori si potessero permettere di stroncare una console, le presentavano tutte, poi stava al ragazzo scegliere.
Oggi tutti i nuovi giovani nerd sanno tutto di videogiochi, anche di quelli a cui non hanno mai giocato(...), ma nel 1983 leggere come questi venissero realizzati era assai interessante, ed a questo argomento è dedicato uno specifico box informativo di due pagine: "Come nasce un gioco".
Si parla di hardware, di software, di espansioni, di accessori, di cartucce di memoria ed ovviamente di videogiochi, sinceramente non pensavo che nel 1983 ci fosse già tutta questa scelta, probabilmente non tutto era disponibile per l'Italia.
Unica pecca dell'articolo che non si sofferma mai sula seconda patria dei videogiochi, il Giappone, è un articolo americano-centrico.
Per il resto non posso altro che augurare una buona lettura, con 35 anni di ritardo ^_^
lunedì 30 maggio 2016
Catalogo giocattoli Upim - Natale 1981
Mi son reso conto che dei vari cataloghi natalizi presentati mancava quello dell'annata 1981, ergo rimedio con questo dell'Upim. A dire il vero non è il presente catalogo contenga chissà quale meraviglia, quasi assenti anche gli articoli legati agli anime, però è sempre una questione soggettiva, magari qualcuno/a ritroverà il "suo" giocattolo preferito :]
Rimane sempre bella la location da 25 dicembre delle foto, lucine da albero di Natale, pacchettini infiocchettati e addobbi vari.
Comunque ci sono un paio di articoli che, a mio avviso, pur facendo parte del panorama anime/nipponico, non sono stati citati nella maniera corretta nelle didascalie. Per esempio già a pagina 3 (qui sotto) mi pare di notare che l'articolo numero 3 sia un Monciccì, ma viene identificato solo come "Scimmia e Orso vestiti". Mentre a pagina 4 c'è una "Lulù con il magico amuleto", che dal vestito non parrebbe la stessa dell'anime, ed invece è proprio lei. Per trovare ancora qualcosa legato ai "cartoni animati giapponesi" bisogna andare fino a pagina 24, con il Visore V35 della Mupi di Candy Candy, la cui notorietà continuava imperterrita... fine.
Si vede che l'onda lunga della mega invasione dei giocattoli giapponesi, che aveva spaventato così tanto gli adulti un paio di anni prima, si era già trasformata in bassa marea, anche se poi nello stesso dicembre del 1981 si poteva leggere un allarmante articolo sulla pericolosità dei giocattoli importati:
"Fermate Mazinga!", di Stella Pende - Panorama 14 dicembre 1981
Forse l'Upim scelse di non mettere in vendita i giocattoli dei robottoni, ma mi pare strano che ci si privi di una fonte di guadagno certa per evitare di indispettire i genitori. Probabilmente i vari Goldrake e Mazinga avevano già fatto il loro tempo tra i bambini, solo che i giornalisti italici sono sempre un po' in ritardo sulla notizia :]
Il vestitno non mi pare sia quello classico di Lulù, c'è da dire che non credo di averne mai visto una puntata intera, magari si cambiava di abito, non come Shiro Kabuto... su un sito inerente proprio a Lulù ho trovato la medesima bambolina, con un abito simile, era un articolo della Polistil. Eppure nel catalogo c'è una pagina apposita della Polistil, probabilmente dedicata solo a noi maschietti.
mercoledì 31 gennaio 2018
Le prime pubblicità delle console di videogiochi (anni 1975/79) + 2 articoli giornalistici del 1978
Durante la mia interminabile ricerca di articoli giornalistici sui cartoni animati giapponesi, ogni tanto mi è capitato di imbattermi in pubblicità delle prime console di videogiochi. Immagini di oggetti che ai tempi erano assai misteriosi, che promettevano ore ed ore di svago innovativo ed altamente ludico, anzi, videoludico.
Poi, a dire il vero, giocare da soli con quelle console era una attività che stufava in tempi medio brevi, esageratamente ripetitivo... mentre se potevi sfidare un coetaneo, l'esperienza videoludica era più appagante.
Vedere quei quatto pixel messi in croce che vagavano, spesso a caso, sullo schermo, spesso in bianco e nero, dei televisori, sempre e solo a tubo catodico, è qualcosa che suscita una emozione che possono comprendere solo coloro che la vissero dal vivo.
Certo, sono belli i video su Youtube, dove 20/30enni, che manco erano nati negli anni 70, ci recensiscono queste piattaforme elettroniche... spiegazioni asettiche di chi racconta qualcosa che ha letto da qualche parte.
E' indubbio, invece, che queste pubblicità, provenienti sia da riviste, cataloghi di giocattoli e cataloghi di tv ed hifi, emanino un fascino unico.
Esteticamente quelle console sono, a mio avviso, il non plus ultra del vintage, con il loro hardware plasticoso, spesso dai colori improbabili. Il contesto delle immagini pubblicitarie è in pieno stile anni 70, dall'arredamento delle case, all'abbigliamento, passando per il look dei videogiocatori.
Un capitolo a parte merita la descrizione delle caratteristiche tecniche e ludiche delle console, che ti facevano immaginare, ma solo immaginare, infinite partite a tennis o a pallone, con una grafica, che quando mi capita di giocare a Pes con la Play4, mi viene da piangere ripensando al calcio di questi videogiochi T_T
Ecco, in rigoroso ordine cronologico di data della pubblicità, quello che, fino ad oggi, ho trovato:
Ping-o-tronic Zanussi (1975);
Tele-Giochi Grunding (1977);
Giochi TV Reel (1977);
Conic TV Sport Euronova (1978);
Videoplay Saba (1978);
Videogame Polistil (1978);
Telegioca Match 1 (1979);
TV Sport Elettronico Euronova (1979);
Giochi TV Reel "seconda versione" (1979);
Mesaton (1979).
Questo post non vuole identificare in assoluto le "prime" console vendute in Italia, ma solo le prime console pubblicizzate, ergo mi sono fermato al 1979, perché dal 1980 in poi ci sarà un certo incremento dell'offerta, e pure della tecnologia.
Sicuramente ci saranno stati anche altri videogiochi televisivi messi in vendita, ma magari poco o nulla pubblicizzate, anche perché ai tempi le réclame di articoli come questi non erano usuali.
Per esperienza personale conoscevo l'esistenza di più di una console con i quattro classici giochi base (calcio, tennis, squash e pelota), ma non sapevo che esistessero già in commercio in Italia anche quelle a cassette (Videoplay Saba), e, addirittura, televisori al cui interno era già integrata la scheda dei videogiochi, come il "Tele-Giochi Grunding" che si può ammirare nella copertina qua sotto, del catalogo 1977.
Tra l'altro la "Tele-Giochi Grunding" metteva a disposizione ben 40 giochi!!!
La Grunding non fu l'unica grande azienda di tv color che puntò sui videogiochi, anche la Saba progettò la sua console ("Videoplay"), ma, in questo caso, non integrata alla tv, ma esterna.
Potevano, i giornalisti, non notare il nascente mercato dei videogiochi casalinghi?
Ovviamente no.
In questo post presento solo due articoli, scelti sia perché trattano espressamente della televisione trasformata in "gioco", sia perché sono i due più vecchi che ho scovato.
Il primo, "A che video giochiamo", di Luca Visintin su "La Domenica del Corriere" del 30 novembre 1978.
Il secondo, "Il televisore diventa gioco", di Giancarla Ghisi su "Il Corriere della Sera" del 10 gennaio 1978.
Quindi uno ad inizio 1978, l'altro verso la fine dell'anno.
Dei due, quello che riesce a dare più soddisfazione è quello a firma Luca Visintin, anche perché è più lungo, ergo non mancato le perlate :]
Il giornalista parte subito con una previsione, che sarebbe dei rivenditori, quindi più che altro un auspicio, ma Visintin la fa propria, ergo...
Entro un anno in Italia capiterà cioè che negli Usa è già realtà, la sera gli amici si ritroveranno tutti assieme, incerti se andare al ristorante, al cinema, in discoteca oppure giocare alla Videoplay.
Direi previsione corretta, ma un pelino ottimistica ed in anticipo, tipo 20 o 30 anni...
Ma cos'è la Videoplay?
















































