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martedì 6 gennaio 2015

Nagasaki per scelta o per forza, il racconto inedito del pilota italo-americano che sganciò la seconda bomba atomica


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TITOLO: Nagasaki per scelta o per forza, il racconto inedito del pilota italo-americano che sganciò la seconda bomba atomica
AUTORE: Fred Olivi
CASA EDITRICE: FBE Edizioni
PAGINE: 240
COSTO: 14€
ANNO: 2007
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788889160589

L'italoamericano Fred Olivi racconta la sua parte nella missione su Nagasaki, fu uno dei copiloti. A dire il vero trovo un po' erroneo il titolo, in quanto Fred Olivi non pilotava in quel momento il B29, e non sganciò neppure Fat Man. Ergo non capisco a cosa si riferisca la frase “il racconto inedito del pilota italo-americano che sganciò la seconda bomba atomica”, sarà stato anche un racconto inedito, ma sarebbe stato più corretto scrivere “che partecipò alla missione su Nagasaki”. Considerando il fatto che ad un certo punto fu anche escluso dall'equipaggio ufficiale, dovendo dare il suo posto ad un superiore, infine venne riammesso senza compiti specifici, come pilota supplementare.
Detto ciò per le prime 70 pagine, la prima parte del libro,Olivi racconta la sua storia e quella della sua famiglia, immigrati in Usa negli anni 20. Storia che, per quanto non sia connessa ai fatti di Nagasaki, resta piacevole da leggersi, grazie allo stile di scrittura, oppure al traduttore italiano del libro (Paolo Gussoni). 
Il libro contiene numerose foto del periodo, personali di Olivi, dell'addestramento, dei momenti di svago e dei commilitoni, della missione su Nagasaki.
Intorno alla 70esima pagina, seconda parte del libro, Olivi inizia a raccontare del suo addestramento nello Utah per poter volare su un B29, fino ad allora lui era abilitato solo ai B24. A quel punto era già stato informato che era stato selezionato con altri piloti e tecnici per una missione segretissima, lo sgancio di un ordigno che da solo poteva distruggere un'intera città. In quella sede, e nelle esercitazioni future, veniva loro impartito l'addestramento per ridurre al massimo il consumo di carburante, a bombardare e in seguito, ancora più importante, eseguire la particolare manovra per allontanarsi il più velocemente, viste le onde d'urto che il B29 avrebbe subito, oltre alle radiazioni.
Nelle esercitazioni di sgancio della “zucca”, così avevano soprannominato quella segretissima strana bomba, ci si rese conto che i primi prototipi non precipitavano in maniera corretta, finendo fuori del bersaglio. I tecnici di Los Alamos risolsero il problema modificando la coda della bomba. Le esercitazioni di sgancio erano necessarie anche per insegnare ai piloti a gestire il sobbalzo del B29 nel momento in cui si alleggeriva dei 4500 kg del suo peso.

lunedì 5 gennaio 2015

"I nostri eroi made in Japan" - di Lello Greco e Giuseppe Di Bianco - Il Mattino Illustrato 25 agosto 1979


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IN QUESTO SPECIFICO POST SONO RIUSCITO A RISISTEMARE CORRETTAMENTE LE IMMAGINI IN BASE AL TESTO CHE SCRISSI AI TEMPI.


In realtà gli articoli pubblicati in questo numero de "Il Mattino Illustrato", come si può vedere dalle scan sopra, furono due. Nel primo viene fatta una mini anteprima delle serie che la Rai manderà in onda tre settembre 1979 a gennaio 1980, sia repliche (Heidi e Capitan Harlock) che nuove serie, Mazinga (Z), l'Ape Maia, Remì e Goldrake, per quest'ultimo con la seconda parte, invocata a furor di popolo minorenne dopo il mega successo di aprile.
Questo primo articolo spicca per la sua comicità involontaria(?) riguardo alle trame di due dei tre anime nuovi, Mazinga (Z) e l'Ape Maia, per la serie "piutost che nient l'e mei piutost". Nel senso che il giornalista Lello Greco, piuttosto di ammettere che non consoceva nulla della trame dei due nuovi anime, se le inventa di sana pianta... "tanto chi vuoi che andrà mai a controllare quello che ho scritto?", eccomi, son passati 35 anni, però qualcuno ha notato le immani castronerie.
Riguardo a Remì il giornalista se la cava perchè la storia è tratta da un romanzo, però annuncia che il cartone sarà trasmesso in 3D.
Il secondo articolo di Giuseppe Di Bianco dovrebbe essere l'approfondimento dopo le anteprime, però, quando si vuole approfondire un tema che non si conosce, si rischia di essere inutilmente criptici, oltre di sparar grandi cavolate. In pratica gran parte del suo articolo è una enorme supercazzola renziana, in parte riabilitata dalla testimonianza diretta di Gian Paolo Cresci, il presidente della Sacis, che per la Rai commercializzava i programmi Rai, tra cui gli anime.
Da notare che, nonostante il mega successo di Goldrake, la didascalia alle immagini del secondo articolo (una è quella sopra con Mazinga Z e Afrodite A), invece di riportare il nome di Mazinga (Z),  contiene quello di Goldrake... almeno Harlock lo azzeccarono.



Riparto dal primo articolo.

domenica 4 gennaio 2015

Goldrake, la storia di un mito


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TITOLO: Goldrake, la storia di un mito
AUTORE: Jurij Gianluca Ricotti
CASA EDITRICE: Minerva Edizioni
PAGINE: 240
COSTO: 16,90 €
ANNO: 2014
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano
CODICE ISBN: 9788873817123

Come? 
“Un altro libro su Goldrake...”, state sospirando? 
Si, un altro libro su Goldrake. 
Un po' diverso, però, dagli altri libri su Goldrake. Infatti, oltre alle classiche informazioni sul suo atterraggio alla Rete 2 della Rai, parte che comunque contiene alcuni spunti nuovi, lo scritto di Jurij Gianluca Ricotti si basa su due argomenti poco o nulla approfonditi fino ad oggi in pubblicazioni cartacee:
gli articoli giornalistici del periodo; i giocattoli italiani e non.
Per quanto riguarda l'inserimento gli articoli pubblicati dai quotidiani dal 1978 in poi non posso che approvarne la scelta, dato che nel mio piccolo sto facendo la medesima cosa qui sul blog (Emeroteca anime). L'autore ritiene, ed io concordo totalmente, che solo tramite lo scalpore che Goldrake e soci suscitarono nei giornalisti si possa avere la misura del suo successo, e di quanto il nostro amato robottone modificò la percezione del mondo in noi bambini e bambine dell'epoca. Parlare di Goldrake senza citare le polemiche giornalistiche sulla sua “violenza annientatrice” (on. Silverio Corvisieri docet) non permetterebbe al lettore di contestualizzarne il successo, e di farci capire che in quel periodo vedere Goldrake era per un bambino fare qualcosa che molti adulti consideravano da non farsi, ergo sovversivo, in qualche modo. Motivo per il quale gli articoli servono anche, a mio avviso, per comprendere meglio l'effetto “nostalgia” per i “cartoni animati giapponesi” scatenatosi a scoppio ritardato solo con l'avvento del web.
Comunque non è la prima volta in assoluto che un libro che tratta degli anime in Italia citi questi articoli giornalistici, il primo fu “Mazinga Nostalgia” di Marco Pellitteri nel 1999, senza contare la rubrica “Scripta manent” della rivista Yamato.
Per quanto riguarda i giocattoli italici e stranieri su Goldrake l'autore mostra la sua personale collezione (e forse pezzi di altre collezione, non sempre ciò è specificato), comprensiva di esaurienti dettagli e tante curiosità, in pratica la storia di quei giocattoli nelle varie versioni Goldrake/Goldorak/Grendizer. Non mancano numerosissime foto a colori di questi articoli, ben 60 pagine.
Espletata la parte simpatica coi complimenti, passo alla breve parte antipatica con le critiche, una per gli articoli ed una per i giocattoli.
Non sempre gli articoli permettono di comprenderne la data di pubblicazione, la testata, l'autore e il quotidiano. Forse si sarebbe dovuto procedere semplicemente in maniera cronologica ed un po' più schematica. In alcuni casi le immagini degli articoli non collimano con l'articolo presentato nella pagina, generando una certa confusione. Infine avrei gradito maggiori interventi dell'autore a commento degli articoli, e il materiale da lui scovato avrebbe meritato parecchi commenti.
EDIT 5/01/2015:
Un lettore (Alessandro) nei commenti mi ha posto una domanda sulla critica che ho esposto qua sopra, e ammetto che ho sottovalutato la questione della lacunosità dei dati inerenti gli articoli. Prendendo nota della data, testata, autore e titoli di tutti gli articoli proposti nel libro mi son reso conto che troppo spesso sono incompleti. 
Mancando un indice finale degli  articoli ho pensato di inserirlo, lo si può trovare alla fine della recensione. Alcuni articoli avrei potuto datarli, ma ho preferito lasciare le informazioni presenti nel libro (salvo qualche eventuale mio errore o non comprensione del testo).

L'unico appunto che mi sento di muovere sulla corposa parte inerente le foto dei giocattoli di Goldrake in realtà non credo sia ascrivibile all'autore, infatti è dovuta alla grandezza delle immagini, che a causa del formato del libro (21 cm X 14 cm) risultano spesso piccole, se non microscopiche. L'autore anticipa che è in programma la pubblicazione di un secondo libro, più incentrato sui giocattoli, spero che venga pubblicato in un formato da catalogo, altrimenti si riproporrebbe il medesimo difetto di questo.
Il libro manca dell'indice, cosa assai strana, e contiene qualche refuso di troppo, per l'indice cerco di rimediare nel proseguo della recensione, per i refusi nulla posso fare.

sabato 3 gennaio 2015

Go Nagai Robot Collection 50 Brain Condor


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A MALINCUORE NON HO POTUTO FAR COLLIMARE IMMAGINI E COMMENTO IN TUTTA LA GNRC, I POST CON LE IMMAGINI CANCELLATE ERANO TROPPI...



Fino ad ora ho sempre cercato di variare un po' i post del blog, tranne all'inizio quando di botto ho inserito qualche centinaio di recensioni dei libri, purtroppo sia i ritardi nelle consegne che qualche mio giorno di vacanza, più il terzo numero speciale, hanno causato un accavallamento della GNRC. Quindi mi tocca mettere la terza recensione consecutiva, il numero 50, che una volta sarebbe stata l'ultima delle uscite normali, mentre ora non più...
Vabbè, tornando alla GNRC... che voi lo chiamaste Braian, Brian, Brain, Brein o come cacchio la pronunciavate, ecco il "Cervello Condor" di Tetsuya Tsurugi:
essenziale, aereodinamico, velocissimo, manovrabile, impermeabile, molto rosso (anche se io lo vedevo grigio...) ed ancor più resistente (vista la velocità con cui si agganciava nel Grande Mazinga).
Insomma, un gran passo avanti rispetto a quella mezza palla volante che era l'Aliante Slittante di Koji Kabuto, il cui unico pregio era il bellissimo nome donatogli dagli adattatori italiani, altrimenti faceva schifo pure il nome originale...
Questa è la prima uscita di un mezzo dei buoni facente parte della triade Mazinga Z/Grande Mazinga/Goldrake, in precedenza dei buoni era uscito solo il Big Shooter per Jeeg. Ovviamente non si può parlare di pose del modellino, ma solo della sua scala e della colorazione, oltre all'ovvio fatto se assomigli o meno all'originale.
E' largo 8 cm (da punta dell'ala destra a punta dell'ala sinistra), lungo 11 cm (dalla punta anteriore a quella posteriore della coda), alto poco più di 4 cm.




venerdì 2 gennaio 2015

Go Nagai Robot Collection - Uscita speciale 3 Generale Birdler


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A MALINCUORE NON HO POTUTO FAR COLLIMARE IMMAGINI E COMMENTO IN TUTTA LA GNRC, I POST CON LE IMMAGINI CANCELLATE ERANO TROPPI...


I tanto agognati generali di Mikenes si stanno completando, con la terza uscita speciale Birdler siamo al penultimo, e devo dire che, sempre ricordando che non sono un collezionista di modellini robotici, è venuto fuori proprio bene.
Ok, le sbavature non mancano (vedi il polso destro...), però resta, a mio avviso, un bel pezzo, del prezzo, però, di 17 euro (16,99€).
Come ho già scritto le scan dei modellini ne fanno risaltare i difetti di colorazione, che si notano talvolta anche da lontano.
La posa è da parata di fronte al Generale Nero, quasi sugli attenti, quella classica mentre i generali si beccano l'ennesima rampogna per l'ulteriore sconfitta impartita loro dal Grande Mazinga.





Vista la superfice ampia delle ali mi pare giusto una scan posteriore.



Go Nagai Robot Collection 49 Soldati Haniwa


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A MALINCUORE NON HO POTUTO FAR COLLIMARE IMMAGINI E COMMENTO IN TUTTA LA GNRC, I POST CON LE IMMAGINI CANCELLATE ERANO TROPPI...


Ex penultima uscita della GNRC, i soldati Haniwa della regina Himika. Tra tutte le truppe dei cattivi nelle serie robotiche del periodo i soldati Haniwa erano tra i miei preferiti, principalmente per il loro potere di attraversare la roccia, per il resto fungevano regolarmente come carne da cannone.
Ancora una volta noto che il modellino non è quello del manga (specialmente nel viso), che doveva essere il punto di riferimento della GNRC, ma il personaggio dell'anime. Un giorno qualcuno spiegherà il perché si siano autolimitati a descrivere i personaggi dei manga di Go Nagai, per poi pubblicare i modellini dei personaggi degli anime...
La posa del modellino ci può stare, la colorazione è nella media, anzi, superiore alla media.





giovedì 1 gennaio 2015

"Giappone, dai samurai a Mazinga" - Treviso, Casa dei Carraresi - fino al 31 maggio 2015



Alla Casa dei Carraresi si può ammirare un mix tra la storia e la cultura del Giappone, gli anime (robotici e fantascientifici) e i giocattoli degli anni 70 e 80.
Forse in altre nazioni europee e nel nord america, per non parlare della madre patria nipponica, appuntamenti culturali come quello di Treviso sono all'ordine del giorno, ma in Italia, purtroppo, sono una rarità.
Personalmente questa è la terza mostra dedicata all'animazione giapponese che visito, la prima nel 2009 a Torino ("Manga Impact"), la seconda a Milano nel 2013 (Milano Manga Festival").
La mostra di Torino era incenrata sugli anime e sui giocattoli a loro ispirati, e si potevano ammirare una quantità mostruosa di giocattoli, molto superiore a quelli presentati a Treviso.
A Milano, invece, il fulcro della mostra era il manga, con qualche raro giocattolo del periodo. Entrambe le due passate manifestazioni hanno avuto in comune l'assurda e masochistica assenza di un catalogo della mostra. In occasione del "Milano Manga Festival, nonostante il catalogo fosse stato annunciato, nulla è stato pubblicato, a cui va aggiunto l'idiota divieto (specialmente in ottica della mancata pubblicazione del catalogo) di scattare fotografie da parte dei visitatori. Per quanto riguarda la mostra "Manga Impact", quando l'ho visitata, non era disponibile alcun catalogo (e per quello che posso sapere io neppure in seguito), però, almeno, si potevano scattare liberamente tutte le foto che si voleva.
Mentre a questa "Giappone, dai samurai a Mazinga" non solo è possibile scattare tutte le foto che si vuole, previo pagamento di un costo aggiuntivo sul biglietto di due euro (il "foto-free"), ma sono disponibili ben due cataloghi!
Uno incentrato solo sui giocattoli presentati nella mostra, pubblicato in formato di libro e contenente tutte le foto dei pezzi. Il secondo sul totale della mostra (compresi, di nuovo, i giocattoli), nel formato del classico catalogo delle mostre, quindi carta patinata, copertina rigida, dimensione da 33 cm x 25 cm, infine tantissime e bellissime foto.
Successivamente posterò due recensioni distinte dei due cataloghi, in questa sede mi concentrerò solo sulla mostra, che, a mio avviso, ogni appassionato di anime robotici o del Giappone in generale, compresa la sua storia, deve obbligatoriamente visitare.
Il bello della mostra, grazie a numerose spiegazioni presenti sul suo percorso e ad un video finale, è che può essere fruita da varie tipologie di appasionati. Chi predilige la cultura e la storia del Giappone si concentrerà sui manufatti originali presenti nella mostra, il fan dell'animazione o il collezionista godrà a dismisura dei giocattoli esposti, se poi qualcuno avrà delle conoscenze in entrambi i campi il piacere sarà doppio.
Il biglietto d'ingresso ammonta a 12 euro (più sotto ho scannerizzato la brochure informativa), che è un prezzo assai basso per una mostra che personalmente ho impiegato 2 ore e mezzo a girare, anche se ho fatto una valanga di foto, e che ha un'atmosfera coinvolgente che le altre due mostre non avevano.
Per quanto riguarda la spiegazione della mostra rimando alle scan della brochure, che di certo riusciranno ad essere più illuminanti di quello che potrei mai fare io, mentre per illustrarne il suo contenuto ho inserito un po' di foto (170 circa...) e tre brevissimi video, che, comunque, non rendono minimamente la bellezza dell'esposizione, e che non mostrano tantissimi altri pezzi da collezione.
Sulla qualità delle foto e dei video spero si stenda un velo pietoso, in quanto, tra le tante cose che non sono capace di fare c'è anche il fotografo :]
Parto con il video della sala che a mio giudizio personale è la più bella, quella con le armature dei samurai e i giocattoli robotici, che fa parte del percorso "Hasshin! Il grande viaggio nell'universo dei super robots", esposta verso la fine della mostra.


          



All'ingresso della mostra si viene accolti da un gigantesco Mazinga Z.



sabato 27 dicembre 2014

"...ma mica è vero che guardare Mazinga fa così male ai bambini" - di Gianni Palma - l'Unità 23 luglio 1983



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Il quotidiano comunista l'Unità ha quasi sempre avuto un giudizio critico sui "cartoni animati giapponesi", o meglio, i giornalisti de l'Unità non sopportavano Goldrake, Mazinga e Candy Candy.
Eccone un esempio:
Una lacrima transistor;
Michele Serra vs i cartoni animati giapponesi;
Nick Carter vs l'odiato Mazinga;
Dario Fo vs Goldrake

C'erano comunque delle eccezioni, come Omar Calabrese, e Gianni Palma. Quest'ultimo, pur non apprezzando nè i programmi tv in generale nè gli anime, e neppure l'elettrodomestico televisivo, cercava di capire il perché delle sue preoccupazioni, comprendendo che, alla fine, non erano Mazinga e Candy Candy ad avere colpe, ma la televisione in se, specialmente se si lasciava il bambino da solo a guardarla.
Il giornalista racconta le sue (legittime) paure di padre, avendo l'accortezza, però, prima di sparare l'ennesimo anatema contro i "cartoni animati giapponesi", di rivolgersi anche ad altri per avere opinioni maggiormente ferrate in materia.
Ovviamente tutto dipendeva da come la pensava l'esperto/a di turno, se avevano un minimo di apertura mentale, ed un minimo di fiducia nei bambini, scattava la rassicurazione, altrimenti ripartiva la condanna senza appello. In questo caso, per fortuna, il giornalista incontra due esperti più aperti, che evitano di addossare agli anime colpe che non avevano.


venerdì 26 dicembre 2014

Giapponesi poverini! Il sistema nipponico ovvero la ricetta della infelicità


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TITOLO: Giapponesi poverini! Il sistema nipponico ovvero la ricetta della infelicità
AUTORE: Lio Giallini
CASA EDITRICE: Youcanprint
PAGINE: 422
COSTO: 22,90 €
ANNO: 2012
FORMATO: 22 cm X 16 cm
REPERIBILITA': Reperibile su internet
CODICE ISBN: 9788866187509


Da che parte stia il libro di Lio Giallini è chiaro sia dal titolo che dal sottotitolo, critica la società giapponese e i suoi cittadini che sottostanno alle sue regole, che l'autore considera la causa dell'infelicità della popolazione.
Ho scoperto questo libro dopo due anni dalla sua pubblicazione, e nel tentativo di informarmi se valeva la pena acquistarlo, anche in considerazione del prezzo non basso (da considerare, però, che è rilegato con una copertina rigida), ho letto una moltitudine di giudizi negativi. Mi son deciso d'acquistarlo, nonostante le stroncature dei lettori, perché conosco per esperienza diretta (sui forum) che c'è una larga fetta di appassionati del Giappone totalmente incapaci di accettare qualsivoglia critica sulla loro nazione preferita. Non che tutte le critiche al libro siano campate in aria, alcune le farò anch'io nella recensione, ma semplicemente ho pensato che una persona che vive e lavora in Giappone dal 1995 avrà pur accumulato un minimo di esperienza in loco. Esiste sempre la possibilità che abbia inventato tutte queste storie solo con lo scopo di rendere più interessante e vendibile il libro, ma avrebbe ottenuto un risultato migliore scrivendo che il Giappone è il paese più felice del mondo, senza prendersi gli insulti dei nippofanatici.
Comunque l'autore non lesina i complimenti per altri aspetti positivi della società giapponese, e non dimentica mai di ricordare le cattive abitudini italiche o di altri paesi, però non c'è dubbio che i giudizi negativi sulla società giapponese sono prevalenti. Critiche che, in ogni caso, collimano con tanti altri libri più scientifici di questo, che non ha pretesa di esserlo, visto che l'autore ci tiene a specificare che lui ha riportato solo casi da lui vissuti o che gli sono stati raccontati nell'arco della sua vita giapponese. Infatti il fine di Lio Giallini non è spiegare il perché certe dinamiche sociali accadano in Giappone, né da dove nascano storicamente, si limita a raccontarle, non facendo mancare mai un suo commento al fatto. I fatti narrati sono reali, mentre le identità delle persone, il periodo e i luoghi sono stati modificati per preservare la privacy delle persone.

mercoledì 24 dicembre 2014

Tyco Super Turbo Formula 1 - Le auto più veloci del mondo



Visto che è Natale (ed è cominciato veramente bene...) mi pare giusto inserire una rece di un must degli anni 70 e 80: la pista delle macchinine.
Personalmente non conoscevo la Tyco, che ipotizzo in Italia venisse ditribuita dalla Arcofalc, ho sempre giocato solo con piste Polistil, questo articolo mi è stato regalato, proprio per questo Natale, da un amico che l'aveva in box: ed è veramente bellissima.
Si vede che è un articolo molto più professionale delle controparte Polistil, la scala delle macchinine è più piccola, ma la velocità sulla pista rispetto alla casa italiana mi pare, a memoria, più alta, ed anche la tenuta sulla pista è maggiore.
La lunghezza totale è smisurata, questo modello prevedeva uno sviluppo di 12 metri, un vero spettacolo per gli occhi, senza contare il divertimento a montarla.
Sulla Tyco Toys non ho trovato notizie in italiano, solo in lingua inglese: Wikipedia.
Pur con il mio limitato inglese non ho trovato notizie della collaborazione Tyco/Arcofalc, ho solo scovato un sito di un appassionato che presenta questo stesso articolo, http://www.trackhobbies.com (lo si trova verso la fine), ma senza nessuna informazione aggiuntiva, mentre è più dettagliata la parte riguardante le macchinine: http://www.trackhobbies.com/Tyco .
Nei cataloghi di giocattoli in mio possesso non ho nessuna pista elettrica della Arcofalc o della Tyco, quindi ipotizzo che la pista fosse stata messa in commercio non prima del 1983, visto che sulla confezione è riportata una legge sui giocattoli del 1983.
La scatola misura 78 cm per 56 cm, e quando la si apre il contenuto si dimostra molto sostanzioso, contenuto che risulta completo.




Ma la pista fungica?


      

martedì 23 dicembre 2014

Go Nagai Robot Collection 48 Minerva X


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A MALINCUORE NON HO POTUTO FAR COLLIMARE IMMAGINI E COMMENTO IN TUTTA LA GNRC, I POST CON LE IMMAGINI CANCELLATE ERANO TROPPI...


Con Minerva X si completano i robot femminili (una scan di gruppo è più sotto), che io mi son permesso di soprannominare, viste le pose osè dei disegni presenti nel fascicolino-ino-ino, le "robattone"...
Dato che Minerva X mi è totalmente sconosciuta, mi sono andato a cercare la puntata numero 38 della serie tv di Mazinga Z, tanto per capire chi avevo fra le mani. Vedere per la prima volta da adulto una puntata del genere non è, ovviamente, come vederla da bambino, infatti mi ha lasciato assai perplesso. A parte tutte le incongruenze logiche della puntata, vedere un robottone pilotato da un umano (ammesso che Koji Kabuto abbia qualcosa di umano) flirtare con un robot meccanico ha dell'assurdo ben oltre la soglia della sospensione della incredulità.
La posa del modellino mi è parsa da cecità momentanea, pare quasi brancoli nel buio.
Nel ventre ha la gemma di comando in modalità "amica di Mazinga Z", cioè di colore blu (mentre se è gialla è comandata dal Dottor Inferno), questo l'ho appreso vedendo la 38esima puntata.





domenica 21 dicembre 2014

"Dramma al Luna Park" - L'Incredibile Hulk N° 1 aprile 1980


Hulk non è mai stato tra i miei supereroi Marvel preferiti, quando, dopo aver partecipato alla sua costituzione, uscì dai Vendicatori già al secondo numero, non versai neppure una lacrima.
In questo primo numero della nuova testata "L'incredibile Hulk" non c'è nessuno scontro epico, nessuno nemico con iper poteri, Hulk si scontra con la cattiveria umana, una storia molto simile alle puntate del telefilm di Hulk con Lou Ferrigno.
La morale della storia è abbastanza edificante, penso di conforto a tutti quei bambini che lessero il fumetto e subivano delle violenze: non si picchiano i bambini!
Oddio, magari un paio di scapaccioni ogni tanto, ma certo non le cinghiate e i cazzotti...
Infatti il povero bambino co-protagonista della storia ne subisce un po' di tutti i colori un po' da chiunque... e la colpa iniziale è proprio di Hulk.
La trama in breve è la seguente: Todd si reca al Luna Park/circo che è ancora in allestimento, peccato che nel contempo ci passi anche Hulk, che involontariamente appica un incendio, di cui poi ovviamente si disinterssa. La colpa viene addossata al piccolo Todd, che inizia a prendere legnate a caso...
Bruce Banner, non più Hulk, incontra il bambino e capisce di avergli creato un pelino di problemi. Poco dopo lo scienziato viene assunto come forza lavoro al Luna Park, e per farsi perdonare invita Todd all'apertura. Solo che il proprietario riconosce il giovane innocente piromane, lo mena di nuovo, e questo scatena Bruce Banner: "Hulk spacca!".
A questo punto, come ogni buon americano che si rispetti, il proprietario del Luna Park/circo fiuta l'affare di usare Hulk come fenomeno da baraccone. Chiede quindi a Todd di essergli complice, per intrappolare il bestione verde, ma il bambino si rifiuta, prendendo altre botte, che riscatenano Hulk. Finale con lieto fine, in cui Hulk fa capire cortesemente al padre di Todd che non si azzardi più a prenderlo a cinghiate, non so perché, ma risulta assai convincente.
In seconda pagina è presenta una interesante nota informativa sulle tematiche del fumetto di Hulk, informazioni preziose nel 1980, quando la Marvel non era così famosa in Italia, ed eravamo ben i pochi noi suoi fan ;)
Piccola nota finale, in ultima pagina c'è un mini poster dell'Hulk televisivo, la didascalia recita:
"Billy Bixby l'Hulk televisivo e cinematografico".
Quando, in realtà, era Lou Ferrigno ad impersonare Hulk, Billy Bixby faceva solo Bruce Banner.