Tra le due o tre cose che posso permettermi di accreditarmi come scoperta, penso ci siano gli articoli sulla proiezione del lungometraggio (di montaggio) "Space Cruise Yamato" nel luglio 1978 al "XVI° Festival Internazionale del film di fantascienza".
Forse anche la proiezione stessa di questo film dovrei averla riesumata io dal totale oblio, ma potei sbagliare, in quanto non ho in mente tutto quello che ho letto e/o è stato scritto dagli anni 90 in poi ^_^
Nel tempo ho postato più articoli su questa proiezione di questa versione della pellicola che credo nessuno vedrà mai più, chissà dove sarà finita quella copra del film....
In molti di questi scritti il lungometraggio "Toei" è solo brevemente citato, più per il successo dei suoi due cugini televisivi "Heidi" e "Goldrake" che per il film in sé stesso. Non mancano anche recensioni del film, ma in articoli specifici, quando l'argomento sono i film proiettati quel giorno al festival di Trieste, "Space Cruiser Yamato" racimola poche righe.
Anche in questo caso il giornalista Attilio Giovannini de "La Notte" non si dilungò molto, dovendo dare contro anche degli altri film in concorso.
"Nel film giapponese proiettato domenica, "Incrociatore spaziale Yamato", tale situazione è completamente invertita: sono i terrestri che, grazie all'eroismo degli astronauti della Yamato, si liberano dal pericolo di contaminazione incombente su di loro.
Il film, interamente a disegni animati, è opera della stessa equipe che ha realizzato Heidi, la serie televisiva programmata anche dalla Rai TV con notevole successo nella rubrica dedicata ai ragazzi. Pure questo lungometraggio si rivolge ai ragazzi: d'altronde i suoi eroi spaziali hanno gli stessi occhi tondi e biricchini, la stessa espressione stupida della bambina svizzera che amava tanto le sue montagne."
Ecco, secondo me, tralasciando l'aver appioppato alla povera Heidi della stupida, il giornalista il film non lo vide, in quanto l'unico commento sulla trama è errato, visto che la contaminazione non incombeva sulla Terra, ma il nostro pianeta era stato così tanto devastato dalle bombe radioattive che i pochi sopravvissuti si erano rifugiato nel sottosuolo.
La cosa la si può anche capire, magari venivano proiettati due film al medesimo orario e il giornalista era da solo a doverne darne conto, però magari poteva sentire qualche collega per capire meglio la trama e trattarla un po' più appronditamente.


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