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sabato 14 novembre 2020

I cartoni animati degli anni 70 e 80 - Bia, Creamy, Heidy e le altre eroine





TITOLO: I cartoni animati degli anni 70 e 80  Bia, Creamy, Heidy e le altre eroine 
AUTORE: Syrius
CASA EDITRICE: Senso Inverso Edizioni
PAGINE: 179
COSTO: 15 €
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm X 16 cm
REPERIBILITA': on line 
CODICE ISBN:9788867934713


Ho fatto fatica ad inquadrare questo libro, anzi, non ci sono riuscito, per vari motivi.
Intanto si concentra solo su otto anime più per femminucce che per maschietti (per quello che può valere la divisione per sesso):
Bia la sfida della magia; L'incantevole Creamy; Magica Emy; I bon bon magici di Lilly;
C'era una volta Pollon; Heidi; Charlotte; Hello Sandybelle.

Di queste ne conosco solo una bene, Heidi, le altre mi sono abbastanza sconosciute nel dettaglio della trama di ogni puntata e dei personaggi, dato che non le ho mai seguite fino all'ultimo episodio, alcune non le ho proprio mai viste.
Di Bia e Lilly vidi un po' di puntate un po' random, ma mai il finale.
Pollon la seguì veramente a sprazzi, nel corso di questi decenni.
Charlotte la detestavo a morte... in primis la nenia iniziale, cioè la sigla...
Creamy, Emy e Sandybelle le conosco, ma non le ho mai seguite.
Heidi la adoro, basta cliccare sul link: la pastorella svizzera

Mi è parso giusto precisarlo, tanto per far comprendere che una valutazione sulla validità dello scritto la posso dare solo per Heidi. Chiaramente non sono andato a riguardarmi ogni singola puntata della serie, ma dato che l'avrò vista una decina di volte (completa), posso dire che le brevi sinossi di ogni puntata sono corrette.
Ecco, da super fan della serie creata da Isao Takahata, avrei preferito delle sinossi un po' meno striminzite. Un'altra questione riguarda gli autori giapponesi delle serie analizzate, che non sono mai citati, sembra quasi che non esistano. In un caso è citato erroneamente Takeo Watanabe, l'autore delle musiche di Heidi. Erroneamente non perché non fu lui a comporle, ma perché noi non ascoltammo le sue BGM né l'opening, ma ci torno più sotto.
In un libro che si intitola "I cartoni animati degli anni 70 e 80" e che tratta otto anime, manca una parola: "giapponesi". 

Questa assenza dell'animazione giapponese come genere è presente in tutti i capitoli, ogni tanto salta fuori un accenno, ma sembra quasi un caso che tutti e otto fossero produzioni nipponiche. Capisco che l'autore si sia iper concentrato solo sulle serie, estraniandosi quasi completamente (quasi) dal resto, ma non menzionare mai un Osamu Tezuka, un Isao Takahata oppure una delle case di produzioni, mi pare un po' lacunoso.
Dalla quarta di copertina (su cui torno a fine post) apprendiamo che l'autore ha scoperto queste serie in età adolescenziale, nel 2006, quindi non fa parte della generazione Goldrake, ma neppure di quella Dragon Ball (1988/89), visto che dovrebbe essere nato nei primi anni 90. Potrebbe quindi essere "etichettato" come un "post-nostalgico" (sempre in senso buono) oppure un "nostalgico di ritorno". Cioè un appassionato che vide queste serie non nella loro prima trasmissione televisiva e non da bambino. Non trovo nulla di male nella giovane età dell'autore, il problema che ho incontrato nel leggere il libro è che pare che prima di questo scritto non esista nulla, altra saggistica, riviste, fandom, siti web. Niente bibliografia o sitografia.
C'è Syrius che ci riassume queste otto serie, fine. 
Poi è giusto menzionare il fatto che penso che alcune di queste sia la prima volta che vengono proposte in un libro con una sinossi di ogni puntata, ma ad altre sono stati dedicati capitoli e capitoli di saggi e pure interi libri. 
Talvolta (forse un po' più che talvolta) l'autore se ne esce con dei commenti che non ho ben compreso il nesso che avessero con la serie, forse erano semplici battute, ma che mi sono sembrate "off topic", più sotto inserisco un commento su Heidi.
Ogni capitolo è strutturato più o meno del medesimo modo:
introduzione generale alla serie; qualche curiosità; l'ambientazione; quando è ambientata; la trama; i personaggi; la recensione; la sinossi degli episodi; la censura che subì la serie in Italia (nulla per Heidi); un commento finale sugli errori più grossolani della serie. 

giovedì 12 novembre 2020

Enciclopedia Diecast – Parte quinta: Tokatoku Toys


TITOLO: Enciclopedia Diecast – Parte quinta: Tokatoku Toys
AUTORE: Alain Bernardi
CASA EDITRICE: Edizioni Centroffset
PAGINE: 533
COSTO: 28,90 €
ANNO: 2020
FORMATO: 22 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line robotvintage.com
CODICE ISBN:9788897998112


Quinto volume da 533 pagine dell'Enciclopedia Diecast, dico, ben 533 pagine, tutte a colori, con un prezzo di 29€, che per una pubblicazione di un privato, è un costo assolutamente accettabile.
In questo volume si passano in rassegna i modellini dell'azienda "Tokatoku Toys" prodotti dal 1974 al 1984, inizialmente di serie minori, fino a conquistare i diritti di serie importanti, come Macross.
Nel libro, per esempio, sono presenti tutti i modellini delle "Time Bokan" prodotti dalla "Tokatoku Toys".
Come ribadito più volte io non sono un collezionista di questo genere di articoli, la "Go Nagai Robot Collection" è stata un incidente di percorso, ma trovo le immagini di questi modellini di una bellezza assoluta, oltre al fatto che è l'unico modo per una persona delle mie capacità economiche di averli tutti al mio cospetto, cioè in 2D   ^_^
Anche in questo volume ci sono alcuni modellini che ebbi da bambino, ma che non sono riuscito a conservare, almeno in questo formato li posso riammirare.


I cinque volumi affiancati arrivano a sommare ben 1800 pagine e passa, tutte sui modellini di anime e tokusatsu, un patrimonio iconografico di riguardo:


Questo sopra non fu l'unico modellino prodotto dalla "Tokatoku Toys" su Megaloman, ma il più giocattoloso, e pensare che c'è un blog che sta recensendo tutta la serie!

martedì 10 novembre 2020

Manga Academica vol. 13, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese



TITOLO: Manga Academica vol. 13, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 145
COSTO: 14,5€
ANNO: 2020
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 9788896133521


In concomitanza con il "Lucca Comics and Games" esce ogni anno il nuovo numero di "Manga Academica", quest'anno la kermesse lucchese non si è celebrata, ma la rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese è stata pubblicata ugualmente, arrivando all'encomiabile numero 13.
Direi che a parte qualche pubblicazione della Tunuè e di qualche altra casa editrice un po' random, la "Società Editrice La Torre" è rimasta l'unica a mandare in stampa serie analisi su manga, anime e la società giapponese.
Ovviamente la collana "Ultra Shibuya" non la considero del medesimo valore saggistico, anzi, direi che le due case editrici si pongono agli estremi in quanto a contenuti.
In questi 13 anni nei "Manga Academica" si son potuti leggere 68 contributi di più di 50 differenti autori, i temi trattati sono stati tantissimi, ovviamente alcuni li ho apprezzati e capiti, altri meno, taluni mi sono rimasti oscuri  ^_^

In questo numero di "Manga Academica" ci sono cinque contributi:
uno scritto sull'architetto Antonio Sant'Elia e le città futuristiche presenti in Metropolis ed Akira;
una analisi sul film di Makoto Shinkai "5 cm al secondo";
uno spaccato di come i giapponesi e gli occidentali vedevano gli Ainu tramite dipinti antichi e manga moderni;
un saggio sulla visione realistica delle opere di Isao Takahata;
infine un identikit sulla serie animata di "Carletto il principe dei mostri" e come era vista la figura del mostro nel tardo novecento.

Devo ringraziare Riccardo Rosati che mi ha fatto conoscere l'esistenza dell'architetto italiano Antonio Sant'Elia, quando ho visto la sua "Città Nuova" a pagina 11 ho capito quale nesso l'autore volesse illustrare con Metropolis (anche il lungometraggio animato) e Akira. Effettivamente quella "Città Nuova" l'avrò vista, seppur in forme sempre diverse, una moltitudine di volte in film, telefilm ed anime di fantascienza, ma non sapevo che l'ispirazione iniziale proveniva dall'architetto italiano deceduto nel 1916! Per esempio lui fu il primo a proporre di posizionare gli ascensori esternamente ai palazzi.
Il bello di leggere contributi come questo è che apprendi sfaccettature di un discorso magari più ampio a cui da solo non saresti mai arrivato. Poi, chiaramente, non avendo le nozioni necessarie, lo scritto non l'ho potuto apprezzare del tutto.

Edit dell'11 novembre 2020 su "5 cm al secondo":
Per scrupolo mi sono rivisto il film su Netlfix, dura solo un'ora, ma forse era un'ora luce  ^_^
Graficamente sempre molto bello, considerando che sono passati 13 anni dalla sua realizzazione, però, a costo di sembrare blasfemo, mi sono frantumato un po' i maroni  :]
Forse sarebbe stato meglio non rivederlo, così potevo serbare il ricordo che il film mi fosse piaciuto, e forse fu così la prima volta. Evidentemente non è uno di quei film che io riesco a rivedere apprezzandolo di nuovo, tipo Kiki o Ponyo.

Il secondo contributo è sul film "5 cm al secondo", un bel film che, se non ricordo male, vidi in giapponese sottotitolato in italiano e poi in italiano. Quindi solo due volte, il che non fa di me un tale esperto da porre obiezioni all'analisi dell'autore, l'unica appunto che muovo è sul come è scritto questo contributo. 
A pagina 35, quindi nella sua prima pagina, mi si è attorcigliato il cervello in questa frase:
"Successivamente mostreremo come esso solidarizzi con un'estetica sino-nipponica basata sul distacco contemplativo buddistico e l'unitaria armonia del Tao compensate da una spinta vitale di matrice shintoistica; elementi questi, veicolati da un approccio ozuiano."

domenica 8 novembre 2020

Anna dai capelli rossi - Album figurine Panini 1980

Pochi adulti, tra esperti e giornalisti, ai tempi si resero conto che alcune serie animate giapponesi, che loro avevano tacciato come esteticamente brutte, ripetitive e lacrimose (leggere gli articoli dell'Emeroteca Anime), sarebbero sopravvissute per decenni e decenni. 
Aggiungo una mia previsione/profezia, la settimana prima di crepare di anzianità (spero in buona salute e lucido...) accenderò la mia televisione "super mega ultra HD in 3D uaifai web connessa smart touch screen" e vedrò che trasmettono ancora tre anime: Heidi, l'ape Maia e Anna dai capelli rossi  ^_^

Guarda caso due di questi tre anime furono opera di Isao Takahata, che riuscì ad adattare per il piccolo schermo e a beneficio di milioni (forse miliardi, se si sommano gli anni e tutte le nazioni in cui furono trasmessi) di bambini due romanzi di fine 800 ed inizio 900, a cui penso praticamente nessuno di noi si sarebbe interessato.
La serie di "Anna dai capelli rossi" è semplicemente un piccolo capolavoro, adatto a maschi e femmine, grandi e piccini, poi... se uno vuole spaccare i maroni e dire che non è semplicemente stupenda, libero di farlo   ^_^

Personalmente io divido gli album della Panini sulle serie animate giapponesi in due gruppi, quelli che non danno conto del finale, mettendo episodi un po' a caso, e quelli, invece, che pur facendo un mega riassunto, inseriscono anche l'ultima puntata.
Questo album di Anna fa parte della seconda categoria, e quindi, come nell'anime, vedremo Anna diventare adulta.

Piccola chiosa sulla disonestà in cui ci si imbatte alle fiere del fumetto. 
Questo album non fa parte dei miei ricordi personali, ma l'ho acquistato in qualche fiera quando ancora i prezzi di questo tipo di materiale erano accessibili. 
Il problema degli album di figurine è che devi dare fiducia al venditore, perché controllare ogni singola figurina è pressoché impossibile.
Io diedi fiducia al venditore e così ora mi ritrovo con un album spacciatomi per "completo" che lo è solo usando il criterio che tutte le caselle contengono figurine appiccicate, ma non "completo" nel senso che ci sono tutte le figurine che ci dovrebbero essere...
Come si può notare sopra lo spazio della figu n° 202 è stato occupato dalla figu n° 120... poi io sono un allocco, perché forse mi sarebbe bastato controllare un po' meglio, visto che è uno spazio con doppia figurina, per rendermi conto che l'album non era "completo"... 
Poi magari neppure il venditore se ne rese conto della magagna, chissà... ma i miei soldi erano "completi", l'album no   ^_^
Nello sfogliare l'album in questo preciso momento ho scoperto un altra figurina appicciata in maniera fraudolenta... manca la numero 31 ed hanno usato la n° 8... uno può essere un errore, ma due...
Che brutta cosa dover ingannare il prossimo per guadagnare 30 euro...

Inserisco la pagina centrale in cui la Panini mise "le imprese di Anna", tra cui la lavagnetta spaccata in testa a Gilbert   ^_^

Chiedo venia se qualche scan sacrifica i bordi della pagina, ma il mio scanner A4 ha dei limiti materiali, dovrei lanciare una sottoscrizione tra i tantissimi lettori del blog per farmi comprare uno scanner di formato più grande   :]

giovedì 5 novembre 2020

"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" - gennaio/febbraio 1941

Ho scoperto un'altra rivista che negli anni del fascismo si occupava di informare gli italiani della politica, le vicende di guerra, la cultura e i costumi giapponesi: 
"Asiatica, bollettino dell'Istituto Italiano per il Medio Oriente ed Estremo Oriente" 

Questa pubblicazione, a differenza di "Yamato, mensile italo giapponese", non si dedicava in toto al paese del Sol Levante, ma a tutta l'Asia, ma questo numero era di carattere monografico nipponico. 
Negli altri numeri in mio possesso gli articoli sul Giappone non coprono tutto l'indice del numero. 
Dalle scan ho omesso solo le notizie di cronaca sulle altre nazioni, i libri in lingua straniera e sulle altre nazioni. Infatti una caratteristica della rivista erano le due rubriche "Recensioni Libri" e "Cronaca", nella prima erano inserite le recensioni di libri inerenti i paesi asiatici, anche in lingua non italiana, la seconda rubrica era una specie di notiziario dall'Asia.
La "Cronaca" merita di essere spulciata a fondo, si trovano piccoli accenni a chicche propagandistiche non da poco  ^_^
Oltre al Giappone ho inserito le notizie sul "Man Chou Kuo", che era lo stato fantoccio giapponese in Cina, mi ha fatto ridere leggere come noi alleati italiani, dopo che inizialmente non lo avevamo neppure riconosciuto (volendo difendere l'integrità territoriale cinese), ne divenimmo un nume tutelare...
Penso che la rubrica "Recensioni Libri" potrebbe tornare utile a chi dovesse fare delle ricerche bibliografiche sul Giappone degli anni 30 e 40, infatti "Asiatica" nasce nel 1936 e prosegue la sua vita fino al 1943. Purtroppo i numeri sono di difficile reperimento, bisognerebbe indirizzarsi ad una emeroteca, ma con il Covid...
Mi è parso che gli scritti presenti su "Asiatica" siano più tecnici rispetto a "Yamato", probabilmente la rivista sul Giappone, seppur dedicata ad una fascia molto colta della popolazione italica, voleva comunque essere una pubblicazione di svago, mentre "Asiatica" era una rivista di studi accademici.
Per questo motivo mi asterrò dal commentare argomenti troppo tecnici o colti per il sottoscritto  :]


Quando leggo questi articoli scritti da persone con una cultura così approfondita, ma che non riuscivano a scrivere senza fare della propaganda, mi chiedo a cosa serve studiare tanto... capisco bene che l'autore non è che potesse scrivere che l'Italia e il Giappone fossero due dittature, ma leggere che, invece, lo erano gli Stati Uniti d'America, con tutti i suoi difetti del periodo (tipo il segregazionismo), mi pare un pelino esagerato...

martedì 3 novembre 2020

I riquadri informativi sui cartoni animati giapponesi del quotidiano "L'Occhio" - dal 19 febbraio 1980 al 18 novembre 1981 (21 trafiletti)


Un enorme serbatoio di articoli per il mio indice dell'Emeroteca Anime è stato il compiantissimo (sotto questo specifico aspetto) quotidiano diretto da Maurizio Costanzo "L'Occhio", che nella sua breve vita editoriale dedicò larghissimo spazio ai cartoni animati giapponesi. "L'Occhio" restò in edicola per poco più di due anni, che se con l'esigua quantità di copie vendute attualmente dalla carta stampata pare quasi un successo, ai tempi fu un bel flop. "L'Occhio", in qualità di quotidiano super nazional popolare, dava molto spazio agli articoli sugli spettacoli televisivi, e la posizione sull'animazione giapponese oscillava tra lo scandalistico e il mediamente informativo, considerando a posteriori la line editoriale del quotidiano, ci si poteva aspettare ben di peggio   ^_^
Oltre ai numerosissimi articoli, ogni tanto la redazione confezionava, all'interno della pagina che presentava i programmi delle televisioni private locali, un riquadro in cui lanciava un cartone animato giapponese:
titolo;
quasi sempre l'immagine della serie;
ogni tanto la didascalia;
due colonnine di sinossi e giudizio.

Sia chiaro, nulla di trascendentale, ma quando mi sono accorto che di questa specifica tipologia grafico/informativa di trafiletto ne avevo addirittura 21, ho pensato di riunirli in un unico post, anche perché è un buon esempio di come l'animazione era vista e di quanto cambiò la sua percezione dal primo riquadro (19 febbraio 1980) all'ultimo (18 novembre 1981). Inoltre posso immaginare che, nelle famiglie che acquistavano questo quotidiano, qualche bambino potesse sfogliarlo ed avere informazioni sulla nuova serie da seguire sull'emittente privata locale.
Presento i riquadri in rigoroso ordine cronologico, con la data posta sotto ognuno di essi.

19 febbraio 1980
Sono presenti ben due informazioni sui cartoni animati giapponesi. La prima è sul Gaiking, che si prende anche l'immagine e il titolo, trasmesso da "Antenna Nord", la seconda è su Ryu, immagino "il ragazzo delle caverne" trasmesso da Telemilano.
Uno degli aspetti che mi incuriosisce sempre sono talune informazioni che le redazioni pubblicavano, se da un versante spesso parevano non sapere veramente nulla di anime, c'erano poi notizie che non capisci da quale fonte provenissero, come quella secondo cui il Gaiking sarebbe stata realizzata su "base scientifica con l'aiuto dell'ingegneria aereonautica e astronautica"!!!
No, Gaiking non superò Goldrake in celebrità e gradimento presso il giovane pubblico televisivo, anche perché non venne mai importato fino all'ultimo episodio...
Sul versante opposto, invece la notizia inerente Ryu e il suo creatore, Shotaro Ishimori, che oltre ad essere scritto correttamente, era effettivamente "celebre" in Giappone.


29 febbraio 1980
Nel riquadro del 19 febbraio si accennava a Ryu, in questo si avvisa il giovane pubblico che la serie sta per terminare. 
Mi pare abbastanza palese che l'autore del trafiletto non colse, probabilmente perché non ne vide mai neppure due minuti, che la caratteristica  peculiare della serie non era la vita preistorica dei protagonisti, ma l'antirazzismo. Dove il bianco Ryu viveva in un mondo in cui non solo faceva parte di una esigua minoranza dominata da esseri umani di colore, ma era considerato pure una iattura ambulante. Forse sarebbe da ritrasmettere in prima serata...

lunedì 2 novembre 2020

TV, che fare per i bambini?

 


TITOLO: TV, che fare per i bambini? 
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Editrice Nuova Eri
PAGINE: 392
COSTO: 5€
ANNO: 1989
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': online
CODICE ISBN: 

Anche questo studio fa parte della mia ricerca di pre-saggistica sugli anime pubblicata prima che si iniziasse a fare veri studi sull'animazione giapponese e sugli effetti che queste serie animate giapponesi ebbero in Italia.
Ho trovato molto curioso il lungo sottotitolo:
"Genitori, attenti ai bambini davanti alla TV" "Papà aiutami, affogo nella Tv" "Il piccolo schermo è la mamma in metà delle famiglie italiane".

In pratica la Rai denunciava se stessa... certo, c'erano sempre le tv private nazionali (Fininvest) e locali che facevano peggio e a cui si poteva dare colpa di molte reali nefandezze, ma leggere questi virgolettati sulla copertina di un libro edito dalla Rai stessa, mi ha fatto un pochino sorridere  ^_^
Alla fine Goldrake ed Heidi, i primi due successi nazionali di anime in Italia, li trasmisero loro...
Il seguente saggio è interessante sotto molteplici aspetti, in primis per il suo contenuto, che io non ho letto in toto, ma che illustra quale fosse il panorama dei programmi per bambini/ragazzi trasmessi dalla Rai alla fine degli anni 80. Chiunque fosse interessato ad approfondire questa tematica dovrebbe recuperare il libro, in fondo alla recensione inserisco le pagine dell'indice, tanto per comprendere i temi trattati.
Ribadisco che non ho letto tutto il saggio, mi son limitato a cercare i punti in cui erano citati gli anime, anche perché i contenuti sono abbastanza per esperti del settore.
Ho trovato ancor di più interessante lo scritto se messo a confronto con un precedente studio del "Servizio Opinioni Rai" del 1980, il cui soggetto primario erano proprio i cartoni animati giapponesi:


Se nell'aprile del 1980 la Rai si concentrò parecchio sugli effetti che i cartoni animati giapponesi ebbero su noi giovani telespettatori, in questa nuova edizione del 1989 gli anime paiono quasi scomparsi.
E qui bisogna capire se l'allarme denunciato nel 1980 era esagerato, anche complice la assoluta novità di questi prodotti televisivi nipponici e la sua massiva presenza in tv, oppure se nel 1989 gli studiosi non si ressero conto che i cartoni animati giapponesi, seppur non più nuovi e misteriosi, erano ancora trasmessi regolarmente da tutte le tv nazionali e locali, quindi averli pressoché ignorati fu un errore.
Vai a capirli gli "esperti" di televisione e bambini, hanno sempre ragione loro  ^_^



Di certo è un po' superficiale da parte mia inserire e commentare poche pagine di un libro di 392 in totale, ma io mi concentro sull'animazione giapponese, quindi ho inserito anche la pagina prima del punto in cui sono citati gli anime, tanto per cercare di contestualizzare un minimo il commento. 
Nel 1989, anno di pubblicazione di questo libro (gli studi citati risalgono all'anno prima, più o meno), chi vide Goldrake e company da bambino oscillava tra l'adolescenza ed il servizio militare (in caso di maschietti), quindi gli autori si domandarono, giustamente, come questi ex bambini ricordavano i loro cartoni animati. Solo che le tabelle 3.1 e 3.2 (poco più sotto) riportano i dati del punto di vista dei genitori, quindi degli ex bambini un po' più ex di quelli che eravamo noi a fine anni 70 e primi anni 80.
Ovviamente per la regola aurea secondo cui le cose che hai vissuto in prima persona sono meglio di quelle arrivate dopo, chi vedeva la tv dei ragazzi Rai tra gli anni 60 e i primi anni 70 riteneva che i propri programmi fossero più "sani"... e poi si considera positivamente Rintintin e Lassie... due telefilm sui cani... un milione di volte meglio Goldrake!  ^_^
Io cerco sempre di sfuggire a questa regola del "a miei tempi era tutto più bello", magari non sempre ci riesco, ma ci provo, chiaramente fa eccezione Peppa-Pig... che è orrendo   :]


Per fortuna due righe sono dedicate alla Goldrake e Candy Candy generation!
Molto lungimirante l'auspicio degli autori di attendere del tempo per valutare come questi ex bambini avrebbero introiettato i cartoni animati giapponesi. 
Alla fine nacque la generazione di saggisti italiani sull'animazione giapponese: Saggistica anime

domenica 1 novembre 2020

"TV Ehon": i libri illustrati giapponesi per la tv dei cartoni animati giapponesi

 


I 1600 e rotti post presenti in questo blog sono tutti farina del mio sacco, povero o ricco che sia, nella quasi totalità nascono da materiale in mio possesso. A memoria in un caso avevo linkato un documentario su "Lupin III" (tra l'altro il video non si vede più...):

Documentario "Lupin III - Tutta la Storia" (versione lunga, 2015)

Il precedente post è stato su un "TV Ehon" della serie del Daiapolon, l'ex proprietario di questo materiale mi ha spiegato via messaggistica un po' di cose su questo micro mondo editoriale nipponico, per quanto il testo sia di carattere colloquiale, il contenuto mi è parso parecchio interessante. Sul web non si trovano informazioni come queste, di certo non in italiano, e queste conoscenze nascono dalla sua esperienza sul campo di collezionismo. Io ho cercato invano il nome nipponico di questi "libretti illustrati per bambini", ma alla fine ho chiesto sempre a lui. Per questi motivi mi è parso sensato inserire la sua spiegazione via uazzap con annesse le immagini inserite nel medesimo punto del testo.

Io ho aggiunto qualche maiuscola, magari dove none era necessaria e le virgolette per i nomi giapponesi degli oggetti, inoltre ho inserito qualche mio link a post che si ricollegano allo scritto.

Buona lettura.


Questi "Ehon" si dividono in due categorie

Gli "Ehon" veri e propri e gli "Utaehon" o "koe no ehon", che sono quelli con il disco.

Il disco che contengono in genere è un cosiddetto sonosheet.

Il sonosheet è il disco in vinile morbido, che si può anche piegare. Credo girassero anche qui in Italia ma non sono sicuro....

In Giappone in genere il sonosheet è di colore rosso.

Insomma gli "Utaehon" somigliano più o meno a quelli che erano i nostri Candy Candy col disco, per capirci.

Negli "Uta no Ehon" in genere c'è una parte con la o le sigle e una parte recitata in genere tratta dal cartone stesso, 
come i Candy Candy col disco insomma.

Ci sono poi i "Tobidasu Ehon" o "Pop Up Ehon" che sono quei libriccini 'tridimensionali' che si spiegano quando apri la pagina:  "Pop-up anime"

Al giorno d'oggi se ne fanno pochi....l'ultimo che ho visto à se non sbaglio di Gridman.....quindi parliamo degli anni 90.

Invece negli anni 70 e 80 andavano forte, la ditta che li produceva era la Banso, che tra l'altro doveva essere uno degli sponsor per l'anime di Mazinga Z, ma si tirò indietro poco prima della messa in onda.

La Bansou produceva anche degli "Uta no ehon", che sono oggi molto ricercati. Suoi erano per esempio quelli dei Gatchaman.

Oltre alla Banso, a produrre gli "Uta no ehon" c'erano poi la "Hikari no Kuni", la "Asahi Sonorama" e la "Eikousha", di queste sopravvive solo la "Hikari no Kuni", che però oggi come oggi non si occupa più di programmi televisivi ma continua a pubblicare comunque libri illustrati per l'infanzia.

Mentre la Asahi credo si occupi solo di quotidiani, il famoso Asahi Shimnbun: "Asahi Shimbun - The foremost newspaper in Japan" (brochure del 1970 in inglese)

La "Hikari no Kuni" produsse i "Koe no Ehon" circa fino al 1974 credo, dopodiché si dedicò solo agli "Ehon" veri e propri.


Così si presentava un "Koe no Ehon" della "Hikari no Kumi".

Dico fino al 1974 perché da quel periodo in poi non ne ho più trovati, quindi può darsi che avesse continuato ancora per un po'.

La "Asahi Sonorama" e la "Eikousha" invece continuarono fino a metà anni 80 e la "Asahi" probabilmente andò anche oltre.

I libriccini della "Asahi" si presentavano cosi fino ai primi anni 70.

mercoledì 28 ottobre 2020

"UFO Soldier Daiapolon TV ehon" - 1976 (libro illustrato TV)

Ringrazio Andrea e Valentina per avermi fatto dono di questa (ed altro materiale del medesimo tipo) pubblicazione per bambini.
Alle fiere del fumetto sono incappato più volte in questi libricini super solidi con la copertina e le pagine in cartoncino rigido e spesso sulle serie animate giapponesi. Si vede che gli editori giapponesi non erano proprio stupidi, visto che i bambini spaccano tutto, non tutti, ma molti (io ero fra questi...), pensarono bene di mettere un commercio questi libri illustrati a prova di scalmanato. 
Riflettendoci un po' mi sono reso che conto che anche in Italia esistevano pubblicazioni simili, cioè in cartoncino rigido, ma le ricordo di formato molto più piccolo e di pochissime pagine, di solito erano dedicate a bambini non ancora in grado di leggere, con immagini o storie elementari con poco scritto. 
In Giappone decisero, invece, di usare lo stesso genere di pubblicazione per un target di bambini già scolarizzati che seguivano, ovviamente, le serie animate televisive, in questo caso robotiche.
Il risultato finale sono dei libri illustrati recanti i disegni e le storie dei propri eroi che, grazie alla resistenza del materiale con cui vennero prodotte, sono arrivate fino a noi in ottime condizioni.
Questo pezzo in particolare sembra messo in vendita ieri  ^_^


Il libro illustrato l'ho datato 1976, cioè l'anno di uscita dell'anime in Giappone, purtroppo non sono riuscito a capire se è presente la data dell'anno imperiale inerente all'era Showa (Hirohito). 
Teoricamente ci sarebbe dovuto essere da qualche parte l'ideogramma dell'era Showa (昭和時代)  seguito dal numero cinquanta, visto che dall'anno della salita al trono di Hirohito (1926) all'anno in cui fu trasmesso il Daiapolon, intercorsero 50 anni. Il numero "50" non c'è di certo, l'ideogramma non mi pare.


E' previso per il 15 dicembre l'uscita del cofanetto edito dalla "Yamato Video" di "UFO Soldier Daiapolon", uno degli ormai non tantissimi robottoni che mancavano in formato ufficiale, quindi ho pensato di "festeggiare" questo prossimo avvenimento con il seguente post.
Per quanto mi riguarda da bambino non vidi molti episodi del Daiapolon, un po' perché era trasmesso da una emittente locale che non si vedeva bene, un po' perché, per quanto non mancassi di fantasia, non comprendevo perché un robot alieno vestisse come un giocatore di football americano.... 

martedì 27 ottobre 2020

"La biondina dal cuore di cartone", di Alfredo Boccioletti - "Il Resto del Carlino 30 agosto 1981


Premessa: io Candy Candy la seguì assiduamente fino a quando diventa infermiera, poi mi spaccai i maroni ad assistere alle sue sfighe a ciclo continuo... quindi non mi si può considerare un suo fan.
Il quotidiano "Il Resto del Carlino" prese una posizione del tutto anti cartoni animati giapponesi, specialmente quando iniziarono le prime polemiche sulla loro nocività educativa. Questo articolo pubblicato a metà del 1981, quindi un anno dopo lo tsunami mediatico versus gli anime della primavera 1980, è molto sarcastico verso Candy Candy e l'animazione televisiva giapponese in generale, non che la signorina tutta lentiggini non si meritasse un po' di pesante ironia, ma il giornalista riesce a confezionare uno scritto che, letto oggi, si presta esso stesso al medesimo gioco   ^_^
Vediamo una parte di termini, anche se paiono più epiteti, appioppati a Candy:
"malefico incantesimo", "Terence emerito imbecille", "immorale mischiare il sakè (gli anime) all'acquasanta (Disney)", "gelidi computers", "scempio della fantasia", "deleterie influenze sulle giovani generazioni", "falsità di fondo", "plagiare anche le ragazze in età da marito", "rischio di nevrastenia", "candynite".
Il tutto si conclude con l'auspicio che la "Candida di educazione giapponese" possa essere omaggiata con dei crisantemi.
Da capire se "candida" con la "C" maiuscola intendesse alludere all'infezione "candida albicans"...
In sole cinque colonnine si possono leggere un numero inusitato di giudizi negativi, chissà le reazioni se oggi venisse scritto un articolo simile con Masha di "Masha ed orso" come soggetto, Putin invierebbe i Mig   ^_^


Io non sono un sostenitore assoluto del "politically correct", trovo che in generale permetta di affrontare le discussioni in maniera più civile, ma trovo lecito anche fare delle eccezioni se il soggetto del tema è uso non applicarlo.
Negli anni 70 ed 80 il "politically correct" non esisteva, bastava l'educazione di base impartita ad ognuno, e chi si occupava di media non usava quasi mai toni scalmanati (cosa ormai di prassi oggi...). Considerando che Candy Candy è un personaggio inventato, ci sta che si calchi la mano, comunque lei non si sarà di certo offesa, però non mi pare molto simpatico evocare la morte per radiazioni dovuta alla bomba atomica di Hiroshima, altresì stereotipico l'accenno al kamikaze.
Quindi una madre giapponese sarà contaminata dalle radiazioni ed un padre giapponese sarà disposto a schiantarsi con il proprio caccia zero.
Le 150 puntate citate/minacciate nel titolo sono presenti anche nello scritto, difficile capire se fosse un'informazione vera, seppur errata (visto che sono in tutto 115!), oppure altro semplice sarcasmo.
Una delle accuse classiche a questo genere di serie animate giapponesi era l'eccessiva inclinazione al pianto dei suoi protagonisti, mentre Dumbo e Bambi erano molto allegri...
Simpatica l'idea di riunire personaggi della Disney con quelli degli anime, senonché il mix sarebbe quanto di più immorale esistesse, cioè mischiare il sakè all'acquasanta.
Walt Disney santo subito, anche se come persona non è che fosse il massimo, consiglio la lettura di "Walt Disney il principe nero di Hollywood" di Marc Eliot (Bompiani).

venerdì 23 ottobre 2020

"La prima spedizione italiana nell'interno del Giappone e nei centri sericoli" - Pietro Savio (1869) - parte 5

 


A metà del 1800 l'Italia ed il Giappone avevano un interesse commerciale in comune, la  sericoltura.
Pietro Savio fece parte di una spedizione commerciale per studiare l'allevamento del baco da seta in Giappone e per stipulare accordi commerciali. Durante questo viaggio di lavoro prese nota di tutto ciò riguardava l'industria del baco da seta giapponese e lo pubblicò in questo libro. A dire il vero, come mi capitò per "Il Giappone Moderno" di Giovanni De Riseis, io non ho ancora letto nulla di questo libro, quindi non sono certo che vi siano riportati anche aneddoti di vita sociale del periodo.
Il lunghissimo libro di De Riesis venne pubblicato nel 1900, ma raccontava di un viaggio del 1895, lo scritto di Pietro Savio venne pubblicato nel 1873, però il viaggio è datato giugno 1869!
Ben 26 anni prima, quindi l'autore si recò in un Giappone ancora poco occidentalizzato, mi auguro che l'autore non vi abbia riportato solo le tecniche di sericoltura.
L'epoca Meiji iniziò nel 1868, cioè pochi mesi prima di questo viaggio
Confido nel titolo, in cui si parla di "prima spedizione italiana nell'interno del Giappone", e solo in carattere più piccolo si accenna a i centri sericoli.
Come per il libro di De Riesis, sono molto belle le incisioni, più piccole in quanto il formato del libro è quello di un quaderno.

Penultimo appuntamento con la cronaca del viaggio compiuto da Pietro Savio nel 1869, cento anni prima dell'approdo umano sulla Luna.

A dire il vero, rispetto a "Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895), questo libricino è assai  meno interessante. Descrive di certo degli scorci di un Giappone poco influenzato dagli occidentali, ma lascia largo spazio alla sericoltura, fatto corretto visto il suo titolo, ma di nessun interesse per una persona che lo rilegge oggi, sempre che non si occupi di sericultura  ^_^


lunedì 19 ottobre 2020

Megaloman (1979) - puntata 20


Se alla fine della puntata precedente avevo temuto che non terminasse, cosa che poi non è successa, questa volta il cospicuo contenuto dell'episodio ha reso ineluttabile la divisione in due parti della storia.
Quindi questa è la seconda volta, fino a questa ventesimo episodio, in cui una puntata è divisa in due parti. 
Quando ai tempi ciò capitava, ti prendeva l'ansia... niente streaming, niente videoregistratore, nessuna possibilità di fruire una seconda volta di un contenuto... se il giorno dopo, alla medesima ora, non ti fosse stato possibile essere davanti alla televisione, sarebbe stato molto possibile che per decenni tu non avresti mai saputo come finiva quella singola puntata (o serie!).
Esisteva anche la variabile impazzita della ricezione dell'emittente... i segnali UHF e VHF potevano essere molto labili, specialmente se (come nel mio caso) la ricezione non era dovuta ad un impianto condominiale professionale, ma alla classica antenna posta sul balcone. Caratteristica tipica di quel periodo sui tutti i balconi della città dove abito, l'antenna sul balcone faceva parte del panorama cittadino come, alcuni decenni dopo, sarebbe toccato all'antenna parabolica per la ricezione satellitare (fino a quando i condomini non la gestirono in blocco).
In pratica, se abitavi ad un piano alto, magari con spazio libero di fronte, avevi più possibilità di vedere i canali senza interferenze, e di vederne di più, se eri relegato ai paini bassi, dovevi incrociare le dita   ^_^
Esistono intere serie che ho rivisto solo da adulto, perché il canale che le trasmetteva nella mia zona si vedeva male... per esempio "Guerra fra galassie".
Certo, di norma le tv locali facevano una replica in orario diverso il giorno successivo, ma, appunto, l'orario magari non era quello che ti permetteva di vederla. 
Senza contare che la programmazione cronologica di prime visioni e repliche lasciava spesso molto a desiderare:


Questa volta il tiolo della puntata è proprio ciò che promette: una grande invasione di kaiju!

"Bambini e bambine venghino venghino, nel 20esimo episodio non vedrete un kaiju, neppure due kaiju, maccheddico, neanche tre mostri spaziali! 
Quattro? 
Ma scherziamo?!
Bambine e bambini, in questa puntata ci saranno ben CINQUE, e dico, cari giovani telespettatori, CINQUE kaiju contemporaneamente!!!"

La puntata vede l'esordio di un personaggio dei cattivi che avevo dimenticato, il perfido scienziato cattivo: Bairok!

Da bambino quel trucco sul viso, che ne amplificava il ghigno malefico, mi inquietava assai... che poi di alieno aveva il rossetto nero sulle labbra, un puntino rosso fatto a pennarello ed un mantello dal colore improponibile con un fiocco da prima elementare   ^_^
Avendo la televisione in bianco e nero, il vedevo solo un grigio chiaro come colore del mantello,  e sinceramente era meglio immaginarselo grigio chiaro che turchese...

Tornano le devastazioni delle città modellino e rifanno la loro comparsa, dopo alcune puntate, le esplosioni che mettono a repentaglio la vita del cast di attori, tra cui un bambinetto!
Al minuto 13 e 55 secondi si vedono i nostri eroi correre, c'è poco più di un fotogramma senza esplosione, poi c'è la deflagrazione, nel medesimo 55esimo secondo.
I ragazzi continuano a correre verso il fuoco, Takashi lo salta al 57esimo secondo (2 secondi dopo l'esplosione!), mentre Ippei vi passa di lato al 58esimo secondo (3 secondi dopo l'esplosione), non lo salta perché è un nano, altrimenti sarebbe rimasto arrostito.
Ho riguardato la scena più volte e non si tratta di controfigure, sono sempre gli attori.
Se pensiamo alla simpatica tutina indossata dagli attori, bisognerebbe sapere di quale materiale fosse, perché alcuni di questi tessuti sono altamente infiammabili. 
Indipendentemente dall'infiammabilità della tutina, resta il calore, le bruciature, ma, soprattutto, il rischio che prendano fuoco i capelli!!!

Sinceramente pensavo che la produzione si fosse data una calmata, visto che negli ultimi episodi non si vedevano più scene come questa, ma qui siamo al tentato omicidio colposo...