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venerdì 27 dicembre 2019

"Atlas Ufo Robot: considerazioni problematiche psico pedagogiche sul successo dei fumetti televisivi fantascientifici", di Donato Marzano - "La vita scolastica - Rassegna quindicinale dell'istruzione primaria" 10 luglio 1978



Questo è l'unico articolo che ho della rivista "La vita scolastica", anche perché la pubblicazione non è
consultabile in nessuna emeroteca per il periodo temporale che mi interesserebbe (1978/1983)... un vero peccato perché, se la redazione trattò l'argomento animazione giapponese al suo esordio (luglio 1978), probabilmente vi si potranno trovare altri articoli nei numeri successivi.
Per questo sono conscio che la mia ricerca di articoli sui cartoni animati giapponesi resterà incompiuta ed infinita, troppe le testate di difficile o impossibile consultazione... troppo lacunose alcune annate nelle emeroteche... compito in alcuni casi reso arduo dalle stesse biblioteche, con archivi non consultabili, prenotazioni problematiche per chi ha un lavoro, indici online approssimativi o inesistenti, macchinari malfunzionanti o guasti...
Per esempio sul sito della Giunti, che pubblicava il periodico, sono presenti solo le annate dagli anni 2010 in poi, nessun archivio storico, anche a pagamento, sia chiaro, zero assoluto.
Detto ciò, l'articolo resta interessante perché "La vita scolastica" fu la prima (nella mia ricerca) pubblicazione inerente la scuola a trattare del cartone animati giapponese "Atlas Ufo Robot".
A dispetto del titolo, che pare subito da mal di testa, il contenuto è abbastanza normale e di buon senso, l'autore non lancia strali contro i disegnatori nipponici, ma parla del rapporto genitori/insegnati con i personaggi amati dai bambini.
Sarebbe interessante potersi sincerare se la redazione mantenne questa linea neutro verso gli anime, robotici in particolare, anche nei mesi ed anni successivi, in particolare nella primavera 1980, ma non potendo io consultarne altri numeri, mi resterà il dubbio...
Probabilmente l'autore faceva un po' di confusione riguardo ai personaggi citati, basta leggere che considera due entità separate Atlas e Goldrake, ma il solo fatto che si mise davanti alla televisione con il figlio per cercare di capire il programma che tanto successo aveva tra i bambini (e suoi scolari), è già un atto di apertura mentale che tantissimi esperti(?) dopo di lui neppure fecero.

mercoledì 25 dicembre 2019

Cofanetto DVD de "L'invincibile ninja Kamui": ovvero la mattanza del regno animale!



Un paio di mesi fa ho riprovato a vedere questa serie che da bambino mi affascinava molto, ma che per vari motivi (emittenti private che si vedevano male; altre serie concomitanti più belle), non riuscì mai a seguire regolarmente, e mai fino alla fine. In realtà questa visione da adulto l'avevo tentata più volte, ma a causa del disegno al risparmio e all'adattamento a caso, ogni volta la interrompevo, sbagliando assai.
La trama mi ha sorpreso (positivamente) più volte, non contiene solo combattimenti all'arma bianca, ma segue un racconto abbastanza lineare (nonostante le incongruenze dei dialoghi italici) sul destino solitario di Kamui, che deve diffidare di chiunque, e che non può trovare sollievo al suo isolamento neppure in un amico animale, che regolarmente gli viene ucciso... corollario: diventare l'animale da compagnia di Kamui implica la morte entro poche puntate...
Essere braccato continuamente porta Kamui a diventare fin paranoico, tanto che nel 14esimo episodio uccide sei persone completamente innocenti per timore che potessero ucciderlo o rivelare la sua posizione. Tra queste sei vittime ci sono due bambini (uno di questi è un infante) e la loro madre... in altre puntate, pur non uccidendo nessun innocente, non interviene per salvare persone aggredite da malfattori, decretando indirettamente la loro morte.
Kamui quindi si rivela, a differenza di quanto ho sempre creduto, chiaramente non un eroe, ma solo un fuggitivo, che fa qualunque cosa pur di non essere ucciso.
Questa recensione, però, non ha lo scopo di analizzare la serie, al massimo di consigliarne la visione, ma di approfondirne l'aspetto che mi ha colpito di più:
l'ecatombe animale che si svolge durante i 26 episodi!

E' normale che in una serie basata sui ninja vengano uccise delle persone: agricoltori, commercianti, vagabondi, samurai, altri ninja, persone comuni.
Il tutto ha lo scopo di mostrare quanto dura fosse la vita nel medioevo giapponese, quindi non ho preso nota delle morti umane, che tra l'altro sono ingenti...
E' altresì normale che durante ogni episodio ci siano scene di caccia o pesca, gli esseri umani, compreso Kamui, si devono pur cibare. Ergo non ho considerato neppure queste dipartite a scopo alimentativo.
Più curioso che in molte puntate vengano mostrate scene di caccia fra animali, in casi minoritari più tranquille scene bucoliche. Molto spesso, invece, vediamo serpenti che cacciano roditori, aquile che cacciano serpenti (nella medesima scena, tipo catena alimentare), lupi che inseguono cervi, insetti grandi che catturano insetti piccoli etc etc
Chiaro che gli autori volessero mostrare che in natura la vita non è più facile rispetto a quella degli umani, sopravvivere è arduo... c'è sempre chi è cacciato e chi è cacciatore. Indi per cui neppure questi decessi li ho presi in considerazione.
L'espediente narrativo che non mi aspettavo è stato quello del coinvolgimento diretto degli animali nelle battaglie o ad uso di semplici bersagli. Uccisioni spesso gratuite, senza alcuno scopo tattico/strategico, ma anche quando la morte dell'animale ha un senso durante lo scontro, a causa del modo in cui viene uccisa la bestia, del numero di esemplari sacrificati e della sua ripetizione continua, si rimane un po' basiti.
Evidentemente se la vita umana in "L'invincibile ninja Kamui" non conta nulla, nulla può contare quella animale... mentre oggi ci sono personaggi politici pronti a fare barricate (giustamente) in favore dei diritti degli animali, per poi fregarsene di essere umani morti in mare...
Essendo una serie prodotta nel 1969, la sensibilità ambientalista era ancora di là da venire, ma molto di là da venire... a cui va aggiunto il fatto che in Giappone son sempre stati un po' indietro rispetto agli occidentali su questi temi della salvaguardia ambientale. Inutile ricordare la caccia alle balene mascherata da ricerca scientifica... figuriamoci come erano messi 50 anni fa   >_<


Quindi la recensione si concentrerà su questa mattanza del mondo animale, che mi ha visto annotare le seguenti specie sacrificate: cane; rondine; civetta; aquila; falco; corvo; passero; lucertola; serpente; squalo; cavallo; topo; lepre; ape; lucciola; millepiedi; bue; orso, pipistrello; gatto; donnola...
Dimenticavo... viene vilmente ucciso anche un povero ed indifeso baco da seta...   T_T
Per un totale di 182 anime animali trapassate in 26 puntate!
Come spiegavo sopra questo elenco non contiene gli animali uccisi a scopo di caccia o pesca, sia da parte di umani che da parte di altri animali, ma solo quelli uccisi in uno scontro oppure per semplice "diletto".
Preciso che, per quanto io abbia guardato e riguardato le scene, usando lo slow motion e pure l'avanzamento fotogramma per fotogramma, in alcuni casi è stato difficile stimare il numero di decessi. Questo perché veniva modificato il punto di vista, non permettendo di comprendere se le povere salme fossero di nuovo conio o le medesime della scena prima, ma viste da un'altra angolazione. Oppure perché il disegno della scena non ne permetteva il conteggio, tipo i passerotti accatastati da Kamui nella prima puntata, che io ho stimato in una ventina, ma potevano essere 30 o 40...
Ci sono poi le armi con cui le povere bestie sono state sacrificate sull'altare della dea televisiva:
pugnale (kunai e tanto); arco e frecce; aghi (shirai); veleno; lancia; ascia; katana; shuriken; falce (kama); alabarda (naginata); fiocina; mani nude; bastone; "suicidate".

C'è un'altra arma, il morso.
Grande parte nella serie hanno i cani ninja, che oltre ad usare i pugnali kunai (che non ho capito dove li tenessero in così grande quantità...) utilizzavano nel corpo a corpo anche l'arma donata loro da madre nature: le fauci.
Entrando in scena i cani ninja ho considerato le loro vittime con il medesimo criterio, quindi non ho contato le salme che uccidevano per cibarsi, mentre se terminavano un altro animale in combattimento, le vittime entravano nel computo totale.
Ho avuto grossi dubbi esistenziali su come considerare la morte del cane ninja di Kamui, il potente ed intelligentissimo Aka. Essendo Aka trapassato per la rabbia, trasmessagli da un altro cane infettato ad arte dai ninja che inseguono Kamui, non sapevo se computarlo nelle morti naturali o meno... alla fine l'ho valutata morte da combattimento, quindi facente parte della tabella di cui sopra.
Si, ho varcato una nuova barriera di nerdaggine  ^_^



Ma la fantasia degli autori nipponici poteva limitarsi all'uso di una moltitudine di armi bianche?
Ben 5 anni prima che il Grande Mazinga usasse la combinazione Spada Diabolica e Doppio Fulmine, lo staff di "Ninpu Kamui gaiden" aveva anticipato Go Nagai!
Nell'episodio numero 25 il nostro eroe lancia la sua katana nel muso del pescecane mentre questi salta svariati metri fuori dall'acqua, anche se non è un'orca marina... di seguito un fulmine colpisce l'animale, che si inabissa...




... per poi ribalzare fuori (si nota che nel fotogramma ha ancora la katana conficcata nel muso), beccandosi un secondo fulmine (ergo il "Doppio Fulmine") ed esplode!
Uno squalo che esplode!!!  ^_^
THUNDER BREAK!!!

Seguono tutte le scene delle 26 puntate in cui un animale è stato ucciso con il criterio esposto per la tabella. Da notare che solo negli episodi 8, 11, 15 non vengono uccisi animali in combattimento, e solamente nella puntata n° 15 non viene ucciso neanche un umano (il tutto salvo mie sviste).

lunedì 23 dicembre 2019

Storia del Giappone, dallo splendore del passato all'oscuro del presente



TITOLO: Storia del Giappone, dallo splendore del passato all'oscuro del presente
AUTORE: Rossana Carne
CASA EDITRICE: Enigma Edizioni
PAGINE: 305
COSTO: 18 €
ANNO: 2019
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:9788899303815


E' questo un saggio un po' particolare sulla storia del Giappone, in quanto la tratta nella sua interezza, quindi dall'epoca Jomon fino alla fine dell'era Heisei (con la recente abdicazione di Akihito), ma lo fa in circa 80 pagine (vedere scan dell'indice). Dato l'esiguo numero di pagine dedicate alla descrizione storica degli avvenimenti, il libro lo si può considerare, più che un saggio storico, un "assaggio storico". Vi sono elencati i fatti più importanti, poi, nel caso, il lettore interessato potrà approfondire ciò che lo ha incuriosito di più.
Finita la parte storica generalista, ci sono una serie di focus sia storici che di vari argomenti inerenti il Giappone, tra cui una larga parte religiosa ed esoterica.
Il motivo che mi ha spinto ad acquistare il libro è dato dal fatto che non sono mai riuscito a leggere il primo saggio di Rossana Carne sull'Unità 731, quindi immaginavo che qui sarebbero stati riproposti gli stessi temi. Per fortuna la mia ipotesi era corretta, e tutta la parte (circa 40 pagine) di approfondimento storico sulle varie unità create dal colonnello Ishii Shiro l'ho trovata interessante.
Rossana Carne tratta anche la questione del massacro di Nanchino e delle Comfort Woman (ianfu), sebbene entrambe molto meno approfonditamente.
A questo punto è giusto premettere che io sono interessato ai temi religiosi solo come descrizione sociologica del Giappone, mentre non mi interessa per nulla l'esoterismo, di qualsiasi nazione sia.
Mi interessa ancor meno quando pare trasparire dalla lettura, non solo una descrizione di tali pratiche, ma un coinvolgimento ed una credenza (legittima) dell'autore (fatto confermato dalla biografia degli autori).
Per lo stesso motivo per cui non guardo le trasmissioni di Roberto Giacobbo (o similari) e recensisco in maniera ironica la collana "Il mondo dell'occulto", non mi sono garbati i capitoli sul "Shinrin Yoko" (il respiro degli alberi), il Reiki e Onmyodo (l'esoterismo giapponese).
Più accettabili, per la mia ristrettezza mentale, i paragrafi sulla mitologia shintoista e il folclore, il rapporto con i cadaveri e i defunti, le mummie giapponesi (miiro).
Il capitolo finale riguarda i "Misteri del Sol Levante", dove viene trattata la questione (che non conoscevo) delle rovine sommerse di Yonaguni, però anche qui l'approccio mi è parso un po' in stile "Il mondo dell'occulto" di cui sopra  ^_^
Quello che, invece, non mi è per nulla chiaro, è perché si sia inserito nel capitolo "Misteri del Sol Levante" la trattazione dell'etnia Ainu... la popolazione ainu è studiata fino da quando i primi missionari occidentali li videro in epoca medioevale, non comprendo cosa abbiano di misterioso.
Stesso discorso per il paragrafo sui pirati giapponesi Wokou, perché sarebbero un mistero? Mistero...
Il linguaggio dello scritto è molto colloquiale, comprensibilissimo nella parte storica, meno nella parte religiosa, ma ciò dipende da miei limiti.
In pratica il libro contiene tematiche varie, meglio leggere l'indice o sfogliare il libro per valutare quante di esse facciano parte dei propri interessi.



Per quanto concerne la parte che a me interessava di più, cioè sull'Unità 731, è presente una biografia del colonnello Ishii, le attività delle varie unità costituite in Cina (731, Togo, 673, 100, 1644), infine è spiegato come dopo la guerra il tutto venne messo a tacere sia dalle autorità nipponiche che dagli Usa, in cambio dei dati "scientifici" ottenuti con le sperimentazioni sugli esseri umani. E' spiegato anche come, man mano, la popolazione e i media giapponesi presero coscienza (chi voleva aprire gli occhi) delle attività del colonnello Ishii.
C'è poi l'aspetto, che oscilla tra l'inquietante e l'incredibile, riguardante il Pokemon 731 presente nella versione del videogioco Nintendo pubblicata a metà degli anni 90. Questa non è la prima fonte dove leggo di queste congetture, che se poi nel gioco esistono veramente quei frame digitali delle foto originali, non si tratta più di invenzioni, ma di follia pura...
Dato che in italiano non si trovano video sulla parte del videogame dove si entra nella città di Lavandonia, in cui ci sono/sarebbero le immagini della pagina scannerizzata sopra, metto una ricerca su Yuo Tube:
https://www.youtube.com/results?search_query=Lavender+Town++731

L'indice del saggio

sabato 21 dicembre 2019

Shalanda, il magico nell'animazione giapponese




TITOLO: Shalanda, il magico nell'animazione giapponese
AUTORE: Valeria Arnaldi
CASA EDITRICE: Ultra
PAGINE: 222
COSTO: 23,5 €
ANNO: 2019
FORMATO: 25 cm X 17 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:9788867766482


Alcune premesse d'obbligo.
Non sono un esperto del genere majokko/maghette, quindi posso non essermi reso conto di errori, che per altri lettori esperti del genere potrebbero essere macroscopici.
Fare una divisione netta per generi nell'animazione giapponese è arduo, ma comunque non impossibile.
Sono abbastanza prevenuto verso i libri della collana "Ultra Shibuya".
Il perché io sia diffidente verso i contenuti della collana li ho scritti più volte nelle altre 9 recensioni:
Ultra Shibuya

Brevemente li riesporrò: quantità strabordante di inutili immagini (senza didascalie); poco scritto; informazioni prese dal web (wikipediate); assenza di bibliografia e sitografia; autori che non paio esperti o appassionati di animazione giapponese; lunghe frasi ad effetto supercazzola; rapporto prezzo/contenuto assai scarso.

Questa volta non ho avuto la forza di andare a cercarmi ogni singola wikipediata, le ho date per scontate leggendo il testo, si notano rileggendo poi Wikipedia  ^_^
Una volta tanto parto subito con l'aspetto positivo del libro, una miglioria innegabile:
sono aumentate le pagine con scritto!

Delle 222 pagine totali "solo" 42 hanno immagini a piena pagina, ergo scritto pari a zero.
Altre 104 pagine ospitano una immagine di varia grandezza, che può occupare anche gran parte della pagina.
Sono 33 le pagine scritte interamente, mentre le restanti, fatte le debite sottrazioni, non contengono immagini, ma non riempiono completamente la pagina.
Per un qualsiasi altro saggio sarebbe un ben magro numero di pagine scritte, ma per un libro della "Ultra Shibuya" è praticamente quasi un record. Per comprendere il mio sarcasmo è necessario andarsi a leggere le recensioni delle altre 9 uscite  ^_^
Inoltre sono state inserite alcune didascalie, solo per le immagini di opere d'arte, per quelle degli anime zero... resta la prassi di inserire un'immagine che non ha nessun nesso con quello che stai leggendo nella pagina, creando una certa confusione.
Come premettevo sopra non sono un esperto delle serie sulle maghette, vidi qualche puntata a caso di alcune serie, però il bello di questo libro che non tratta solo il magico delle serie majokko, ma il magico in generale, di quasi qualunque serie.
A questo punto entra in gioco l'altra mia premessa, cioè che non è facile decretare nettamente a quale genere una serie appartenga, sappiamo che molto spesso ci sono tratti di più generi, però un minimo di ordine lo si può stabilire.
In un libro che tratta della magia nell'animazione giapponese ha senso inserire "Hela Supergirl", "Cutie Honey", "Cybernella" e "Kimagure Orange Road"?
Ma se i "superpoteri" del protagonista non li conferisce una entità magica, ma invece fanno parte del proprio codice genetico ("Hela Supergirl" e "KOR") oppure hanno matrice scientifica/fantascientifica, perché i relativi titoli vengono inseriti nel libro?
In "Kimagure Orange Road" la famiglia del protagonista ha poteri paranormali, va bene che in Italia venne affibbiato alla serie l'assurdo titolo "E' quasi magia Johnny!", ma, appunto, pure alla Fininvest si resero conto che era "quasi magia", ergo non era magia   ^_^
Come mi ha fatto notare un'amica (grazie Susy), se il criterio di scelta della serie è così labile, allora ci si poteva mettere dentro anche Barbapapà!
E cosa ne diciamo della trasformazione dei Getta Robot? Essa non è magia pura?
E in Starzinger la regina Aurora non ha poteri magici?
Ma quando vedi che ci hanno cacciato in un capitolo anche la povera Lamù, dove nel titolo italiano si specificava fosse la "ragazza dello spazio" e in quello giapponese fossero "i tizi della stella Uru", e non la "ragazza magica dello spazio" o "i tizi magici della stella Uru", capisci che allora vale tutto   ^_^


Dal breve scritto evidenziato qui sopra di pagina 133 si può comprendere la mia diffidenza verso questa collana.
Forse sarò un po' settario, ma penso che uno scritto di saggistica debba nascere, obbligatoriamente, da una passione, dal far parte di una "setta" di appassionati di qualcosa.
A me nulla interessa di fitness, quindi, se mai ci scrivessi un saggio, mi limiterei a prendere informazioni dal web o da altri libri, mischiarle un po', commettendo qualche svista, e pubblicherei il tutto.

venerdì 20 dicembre 2019

Enciclopedia Diecast – Parte quarta: Bullmark, Ark, Nomura e Nakajima



TITOLO: Enciclopedia Diecast – Parte quarta: Bullmark, Ark, Nomura e Nakajima
AUTORE: Alain Bernardi
CASA EDITRICE: Edizioni Centroffset
PAGINE: 252
COSTO: 19,90 €
ANNO: 2019
FORMATO: 22 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line robotvintage.com
CODICE ISBN:9788897998112

Quarto volume della "Enciclopedia Diecast" di Alain Bernardi, se nei primi tre volumi erano stati mostrati i modellini della Popy, questa volta tocca ai bellissimi giocattoli delle ditte Bullmark, Ark (una divisione della Bullmark), Nomura e Nakajima.
Come ho già scritto sovente, io non sono un collezionista di modellini, la Go Nagi Robot Collection è stata un (rovinoso) incidente di percorso, però mi attirano questo genere di libri, in cui sono descritti, in questo caso estrema dovizia di particolari, questi giocattoli che riproducono i personaggi dei cartoni animati giapponesi.
Il libro non è solo una guida, come per gli altri tre volumi sono presenti consigli per intraprendere la lunga e perigliosa via del collezionismo robotico, ma sono presenti notizie sulle aziende, le serie e varie curiosità.
Tutti i volumi li ho trovati ben impostati graficamente, scritto sempre ben leggibile, riquadri molto chiari, tabelle esemplificative, forse le immagini più piccole risultano un poco sacrificate, ma la causa è data dal formato non grandissimo del libro: in totale un ottimo prodotto, frutto di una grande passione.
In questo quarto volume ho ritrovano alcuni modellini che ebbi da bambino, non presenti negli altri volumi, ed è stato un piacere leggerne e vederne la storia.
Le 252 pagine del libro sono strapiene di immagini a colori, ad un prezzo di soli 20 euro.
Un giorno qualcuno mi spiegherà come pubblicazioni "amatoriali" (nel senso che non passano da case editrici) come questa riescano a mettere in vendita libri con un fracasso di immagini a colori a prezzi contenuti, mentre per le case editrici i costi sono troppo alti, tanto che virano sulle immagini in bianco e nero.


I quattro volumi usciti fino ad oggi, e da quello che ho capito dall'introduzione dell'autore ne usciranno altri:
Enciclopedia Diecast – Parte prima: Popy GA e PA dal 1973 al 1979
Enciclopedia Diecast – Parte seconda: Popy GB e PB dal 1977 al 1983
Enciclopedia Diecast – Parte terza: Popy GC e PC dal 1980 al 1986
Enciclopedia Diecast – Parte quarta: Bullmark, Ark, Nomura e Nakajima

domenica 15 dicembre 2019

"Apocalittici e Integrati: è opportuno censurare Goldrake?", di Giorgio Bini - "LG Argomenti" gennaio/giugno 1981


Proseguo con gli articoli della pubblicazione genovese "LG Argomenti", dopo "Non soltanto i giapponesi si servono del computer", scritto un po' delirante di fine 1987, ne posto uno dell'inizio 1981.
Dell'autore dell'articolo ho in tutto cinque scritti, compreso questo, gli altri quattro furono pubblicati tutti su "l'Unità", e non furono particolarmente pro cartoni animati giapponesi, fino ad oggi ne ho già postati tre:
Lettere dei lettori pro e contro Goldrake e soci - l'Unità e Radiocorriere TV 1979/80 (ad inizio post)

Goldrake torna in tv (secondi 25 episodi: 12-12-1978/ 12-01-1979), articoli di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, l'Unità (a fine post)

"Lacrime giapponesi" - articoli de La Stampa (1979 e 1980), l'Unità (1981) e Il Giorno (1979) (a fine post)

Quindi si può affermare tranquillamente che Giorgio Bini, in modo del tutto legittimo, non apprezzava l'animazione seriale giapponese, e non lo nasconde neppure su "LG Argomenti", ma l'approccio interessante dell'articolo verte sulle due fazioni pro e versus i programmi televisivi per bambini. Quindi il soggetto non sono, per una volta i diseducativi anime, che comunque per il giornalista sono delle "porcherie", ma gli adulti che si schieravano a favore o contro la libertà dei bambini di guardare ciò che gli garbava.
Le due fazioni sarebbero quelle degli "Apocalittici", totalmente contrari a far guardare la tv ai bambini, e quelle degli "Integrati", totalmente favorevoli a lasciare il libero arbitrio ai figli, ovviamente per programmi adatti alla loro fascia di età.
L'idea di questo articolo nasce dal, a quanto pare, caloroso dibattito che avvenne in una biblioteca in occasione della presentazione del saggio "Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi ", che invece di concentrarsi sull'editoria per ragazzi (tema del saggio), virò sui programmi televisivi per ragazzi, con conseguenti polemiche sulla pericolosità mortale dei cartoni animati giapponesi.
Mi permetto di anticipare le conclusione del giornalista:
"P.S.  Per caso ciò significa censurare Goldrake? 
Dovrebbe significare prima di tutto che alcuni signori che spendono i quattrini del popolo sovrano (della Rai) a far compere in Giappone dovrebbero essere licenziati o trasferiti in portineria a viale Mazzini. Quanto alla censura, diciamo che ci vorrebbe una politica culturale seria (politica: cioè comportamenti pubblici, controllabili) e maggior rispetto per l'infanzia.".

Stante che, alla fine, non ho ben compreso se Giorgio Bini, che scriveva regolarmente su "l'Unità" fosse a favore o meno della censura sui programmi per bambini, il dilemma neppure si sarebbe posto, perché Heidi e Goldrake (i primi anime ad arrivare sui canali Rai) non si dovevano neppure comprare, ergo non li avremmo mai visti   ^_^
La censura non andava fatta a valle, cioè censura televisiva, ma a monte, censura di acquisti... non solo, i colpevoli di questo scempio, cioè Nicoletta Artom, Sergio Trinchero, Paola De Benedetti, Massimo Gusberti e Massimo Fichera dovevano essere licenziati in tronco   ^_^
Meno male che Giorgio Bini non lavorava alla Rai 2!
Nell'articolo si possono leggere un sacco di ragionamenti colti, si tirano fuori citazioni dotte, ma lo scopo ultimo era la censura... pare proprio che una larga fetta degli adulti di allora non si rendesse conto di quanto smorti fossero i programmi per bambini e ragazzi prima dell'avvento dei cartoni animati giapponesi.
Buona lettura.

sabato 14 dicembre 2019

"Non soltanto i giapponesi si servono del computer", di Piero Zanotto - "LG Argomenti" novembre/dicembre 1987


Se si consulta l'indice dell'Emeroteca Anime si noterà che questo articolo è l'ultimo che metto in lista, oltre ad essere uno dei pochi (solo 6) dell'annata 1987.
Questo non vuol dire che dagli anni 1984 in poi i giornalisti avessero smesso di occuparsi di animazione giapponese, benché l'attenzione era ormai scemata rispetto al delirante quinquennio 1978/82, ma semplicemente io non ricerco sistematicamente articoli dopo il 1982, vi incappo casualmente, ergo il loro numero crolla.
La mia attenzione si pone regolarmente fino al 1982, con il 1983 e 1984 come annate limite, poi capita di trovare qualche articolo che va oltre, come questo di fine 1987, che risulta essere per di più assai interessante.
Bisogna prima, però, spendere due righe sulla testata "LG Argomenti", che, come si legge in copertina, era la rivista del centro studi letteratura giovanile delle biblioteche del comune di Genova.
Non di facile reperimento in tutte le sue annate neppure nelle emeroteche, è però una importante fonte informativa, non tanto per gli articoli che dedicò all'animazione giapponese, visto che fino ad oggi ne ho trovati solo cinque, ma per i sommari di articoli sulla carta stampata.
In pratica dal 1982 in poi (se non rammento male) c'era una rubrica che dava conto di ciò che scrivevano quotidiani e riviste su argomenti che avessero attinenza con il mondo dell'intrattenimento giovanile, dai fumetti ai libri, dai film ai programmi televisivi, il tutto diviso per genere.
Una rubrica molto esaustiva e precisa, che mi ha permesso di recuperare non solo singoli articoli caduti nel dimenticatoio, ma intere testate completamente sconosciute, in cui ho scoperto altri articoli e così via. Un effetto domino impressionante.
Dall'indice della copertina qui sopra si può notare quanto eterogenei fossero i temi toccati dalla redazione, e a pagina 70 c'era la rubrica "Dalle altre riviste", che è quella che mi ha permesso di trovare un sacco di materiale.
Nella emeroteca in cui ho potuto consultare questo numero non era possibile fare fotocopie, e dato che io sono un signor nessun, mi son limitato a fare delle fotografie, senza portarmi a casa i volumi della rivista per scannerizzarli con calma, quindi le immagini non sono sempre nitidissime  ^_^



Questo articolo è interessante per un numero inusitato di motivi, principalmente perché tratta della bufala dei cartoni animati giapponesi fatti al computer, raggiungendo inusitate vette di assurdità...
Già il titolo ci avverte che non erano più solo i giapponesi ad usare il computer per fare animazione, quindi non erano più solo loro a commettere questo indicibile peccato mortale, dando per assodato e non contestabile che per gli autori nipponici l'uso del calcolatore elettronico era ormai la prassi, cosa, ovviamente, assolutamente falsa...
L'autore dell'articolo, Piero Zanotto, se non si tratta di un caso di omonimia, era un esperto di fumetti, quindi avrebbe potuto, forse, trovare le corrette fonti informative, specialmente nel 1987, quasi 1988.
Altro tema interessante è, appunto, la data dell'articolo, il novembre/dicembre 1987, non l'aprile del 1978... forse nel quasi 1988 il tema animazione giapponese non era più coperto dal mistero, qualche possibilità di trovare informazioni corrette esisteva.
Lo scritto parte subito abbastanza maluccio, visto che Heidi non venne trasmesso nel 1976 e non veniva programmato nemmeno con cadenza giornaliera (solo martedì, mercoledì e giovedì):
La prima puntata di Heidi - 7 febbraio 1978 (non 1976) 

Devo dire che non avrei mai pensato che il post sulla prima trasmissione di Heidi mi sarebbe tornato utile così tante volte  ^_^
La fonte erronea di Piero Zanotto fu "If, speciale Orfani e Robot 1963/1983", in cui si dava già la data sbagliata della prima trasmissione di Heidi, ma gli equivoci non erano solo sulla pastorella svizzera. Nel numero speciale di "If" si faceva un po' di confusione anche sull'uso del computer da parte degli autori giapponesi, in parte si smentiva, in parte si suffragava questa totale invenzione italica.



Piero Zanotto scelse di ribadire quasi nel 1988 la fake news che le serie animate giapponesi degli anni 70 erano fatte al computer per risparmiare sui costi di produzione:
"Quell'animazione parziale è voluta per un risparmio consistente dei costi di produzione e ottenuta attraverso un uso, che diventerò sempre più sofisticato, dell'uso del computer."

Quindi pare di capire che per il giornalista fin dalla produzione di Heidi, cioè il 1974 (data che scrive corretta), in Giappone esisteva un hardware ed un software, e perciò anche dei programmatori e degli utilizzatori, che permettevano di fare i disegni animati con il computer...
Finché leggi questi articoli datati dal 1978 al 1982, rimani perplesso (più che perplesso...), ma cerchi di sforzarti di comprendere che in quel periodo le informazioni non erano reperibili come oggi, ma alla fine del 1987 queste cose non si possono scrivere...
Secondo me non si può prendere come oro colato una fonte  datata dicembre 1983, cioè ben cinque anni prima, si sarebbe dovuto fare uno sforzo e cercare anche qualcosa di più recente.
Quando poi la balla degli anime fatti al computer te la confida pure il Walt Disney italico Bruno Bozzetto si va a nozze!  ^_^
"I giapponesi con il computer riescono a realizzare 25 minuti di animazione in una settimana di lavoro. Io lo stesso lavoro lo posso fare al massimo in un anno!"

Con tanto di punto esclamativo finale!!!

venerdì 13 dicembre 2019

"Hanna & Barbera Show" - Album figurine Panini 1978


Prima dello sbarco sul suolo terrestre italico di Goldrake & company, l'album di "Hanna & Barbera Show" era il mio preferito in assoluto, visto che conteneva i personaggi che allietavano i nostri pomeriggi televisivi
Le figurine totali sono 263 (salvo un mio errore di conteggio), e quindi non "quasi 300" come ci dicono Hanna e Barbera in seconda pagina, però considerando che il formato dell'album è da 10 cm x 26 cm, con 32 pagine disponibili per attaccare figurine, ogni singola pagina era ben piena.
Sono presenti sia i singoli personaggi nella classica figurina rettangolare, tipo campionato di calcio, che le figurine di "porzioni di scenari", che erano quelle che un po' detestavo, in quanto, se posizionate male, rendevano la tavola assai brutta.
L'album non contiene trame di episodi come avverrà con i cartoni animati giapponesi, ma vi sono presentati i personaggi di ben 32 serie della casa di produzione hollywoodiana.
Tra i personaggi dell'album sono presenti alcuni comprimari che penso di non aver mai visto, tipo Eufrasia(...) in "Ginxi, Pixi e Dixi", ma c'è pure qualche intera serie che non rammento, come "Tornado Kid".
La presenza di questi personaggi secondari, come la doppia pagina per i "Figli degli Antenati", che non mi pare da noi godessero di grande fama e repliche televisive, mi fa sorgere il dubbio che l'album possa essere una riproposizione in chiave italica di una versione statunitense, ma con il testo sotto la figurina che tenga conto del doppiaggio italiano.
Infatti per Napo Orso Capo si può leggere:
"Con il suo inconfondibile accento partenopeo maschera la volontà di emergere come capo".



Yoghi e Bubu, i figli degli Antenati, i Pronipoti e Wachy Races (chiamata "Le corse pazze") hanno una doppia pagina, come doppia è il bello scenario della pagina centrale di una domenica a Bedrock.
Questo sopra è un esempio di quello che io intendo per pagina con figurine di "porzioni di scenari".
Dovevi far combaciare tutti i lati della figurina con il contesto disegnato, sperando che le proporzioni fossero corrette, infatti capitava, non di rado, che da una parte i margini combaciassero, e da un altro lato no... assai frustante... anche perché, una volta appoggiata la figurina, rischiavi non ti si staccasse più, oppure rovinasse la carte della pagina... brutti ricordi   ^_^




Difficile, anzi, quasi impossibile stilare una classifica dei personaggi Hanna & Barbera preferiti, ma basandomi solo su quelli di questo album, posso almeno declamare quello che non mi garbava per nulla: Braccobaldo...
Eppure era il testimonial della casa di produzione...
La mia top five, tra quelli qui presentati, non può altro che essere:
Lupo de Lupis (che mi ha ispirato nelle fregature della vita...);
gli Antenati (Wilma dammi la clava!);
Dastardly e Muttley (medaglia medaglia medaglia);
Napo Orso Capo (un orso partenopeo con la capigliatura afro: irraggiungibile);
Wachy Races 

Menzione speciale per Svicolone  ^_^

martedì 10 dicembre 2019

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 17



E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

L'infinito "Il Giappone moderno" pare non finire mai... in questo 17esimo capitolo De Riseis decide di illustrarci i monumenti religiosi. Dato che, come fa notare l'autore stesso, i monumenti religiosi non possono essere disgiunti dal fermento religioso che alberga in un popolo, ci parla anche della coesistenza tra shintoismo e buddismo. Ad onor del vero De Riseis chiarisce che il popolo giapponese era ben poco religioso, ergo l'architettura sacra era già da tempo in decadenza.
A pagina 482 si può leggere che il cristianesimo giunse in Giappone "qualche anno dopo" il buddismo... non contento di ciò si sofferma sulle ingiustizie subite dalla nostra religione nella terra degli shogun... a parte queste esternazioni filocristiane, il resto del capitolo resta interessante.
Buona lettura  ;)



lunedì 9 dicembre 2019

Megaloman (1979) - puntata 12



Puntata assai movimentata e con tanti scontri corpo a corpo a colpi di napalm...
Penso che in questo episodio si sia raggiunto un altro record di tentativi di omicidio intenzionale...
Nella recensione del saggio "Tokusatsu", Nicora racconta di un incidente in moto al primo attore di Kamen Raiden accaduto durante le riprese, non ero sorpreso nel leggerlo, mentre sono stupefatto che nessuno ci abbia lasciato mai le penne in decine di anni di serie tokusatsu...
In questa puntata le scene con deflagrazioni in vicinanza degli attori o stuntman sono più di una!
Sarebbe bastato un errore di calcolo nell'attivare le cariche esplosive, oppure che un detrito venisse scagliato verso gli attori, o, infine, che una ventata improvvisa dirigesse le fiamme dalla parte sbagliata, per trasformare una ripresa in dramma.
Evidentemente lo stellone non è solo una caratteristica italica, ma pure nipponica  :]
Il fattore più importante della trama è che finalmente capiremo a cosa cacchio servivano le pile, forse...  >_<


Delle numerose scene con detonazioni, che si possono vedere scorrendo la recensione, ho scelto a paradigma del disprezzo per l'incolumità degli attori da parte della produzione, quella in cui Ran ed Ippei sono coinvolti in ben tre consecutive (manca la terza).
Quando la ragazza protegge il bambino con il suo corpo non lo fa, a mio avviso, per seguire il copione, ma semplicemente per proteggere un ampiamente minorenne...
A me non sembra che siano controfigure, mi paiono proprio Madoka Sugi e Koji Hasamichi, ma comunque non cambierebbe molto, al loro posto ci sarebbero altri due poveri cristi...

domenica 8 dicembre 2019

Tokusatsu, i telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni ottanta



TITOLO: Tokusatsu, i telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni ottanta
AUTORE: Massimo Nicora
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 363
COSTO: 22,5 €
ANNO: 2019
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:9788896133415


La saggistica su anime e manga ormai non manca, poi bisogna valutarne il grado di approfondimento, che varia dal mero ricordo nostalgico (in senso buon) all'analisi dei contenuti, passando per le simil guide.
Mentre non esisteva un saggio sui "telefilm giapponesi con effetti speciali", tecnicamente chiamati "tokusatsu".
Ad un primo avviso si potrebbe pensare che questo saggio sia indirizzato alla nicchia della nicchia degli appassionati di animazione giapponese, mentre ritengo che sia un tassello fondamentale per capire l'evoluzione degli anime, sia in Giappone sia nello scenario italiano al loro esordio.
Manga, anime e tokusatsu si sono influenzati a vicenda, ognuno prendeva qualcosa dagli altri o dal medesimo gruppo, lo rimixava, ci aggiungeva un pizzico di novità, e alla fine gli autori mandavano in onda una serie (oppure pubblicavano un manga) sperando che fosse ben accolto dal pubblico.
Ma se, a chi vuol cercare di capire meglio questo mondo dello spettacolo nipponico, manca la tessera dei tokusatsu, come è possibile che riesca a comprenderne il contesto globale?
Salvo qualche mia svista numerica, che comunque lo sarebbe per difetto, il saggio contiene la sinossi, gli autori ed attori, l'analisi della trama e la storia della produzione di ben 77 serie tokusatsu, a cui vanno aggiunte 10 serie di telefilm inglesi con marionette più 4 serie di telefilm giapponesi con marionette, per un totale di 91 serie.
Ovviamente non a tutte è dato il medesimo spazio, alcune meritano un maggiore approfondimento, altre un breve citazione a titolo informativo, ma visionando l'indice (più sotto) si potrà notare a quante sia stato riservato un paragrafo intero (non poche).
Estremamente interessante la parte finale in cui, prima di illustrare i tokusatsu con marionette, si introduce l'argomento raccontando l'imprescindibile storia dei telefilm inglesi con marionette creati da Gerry Anderson. E' stata la prima volta che ho letto un tale approfondimento, e l'ho trovato molto appagante.
Il genere tokusatsu si può dividere a sua volta in alcuni sottogeneri, che comunque non escludono contaminazioni in una medesima serie, che può contenere più di un aspetto di questi:
Kyodai heroes;
Henshin heroes;
Mecha;
Kids shows;
Sentai
Super sentai;
Marionette.

giovedì 5 dicembre 2019

"Punta su Montanelli l'ultima rivale della Rai-TV", di Gastone De Luca - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 14 al 20 marzo 1976



Con questo articolo di "TV Sorrisi e Canzoni" del marzo 1976 (numero dal 14 al 20 marzo) penso di chiudere questo mini trittico su Telemontecarlo (tutto attaccato):
Unboxing vintage di "Paroliamo, il famoso gioco di Telemontecarlo" - Socoge/Adica Pongo versione pocket (primi anni 80)

"Lea Pericoli rivale di Mike Bongiorno a TV Monte Carlo", di Gherardo Gentili - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 25 settembre al 1 ottobre 1977

Come si può evincere dal titolo la rete monegasca Telemontecarlo era, assieme all tv della Svizzera italiana (non considero TV Koper Capodistria), considerata una competitor sia sul versante degli ascolti che sulla raccolta pubblicitaria, in quanto il suo segnale (come quello delle altre due) veniva irradiato in gran parte del territorio nazionale. Questo non valeva, ovviamente, per le tv locali private, che nel 1976, seppur erodessero costantemente il bacino di telespettatori della Rai, non erano ancora così forti, né come programmi né, conseguentemente, come raccolta pubblicitaria.
Su questo aspetto doppio aspetto di odiens/raccolta pubblicitaria devo avere da qualche parte un interessante articolo di una testata di settore.
Gastone De Luca fece un po' di luce sulla struttura di TMC, dalla proprietà e la sede produttiva, fino ai programmi e i personaggi televisivi che vi lavoravano.
Da quando ho memoria io, Jocelyn ha sempre parlato italiano, mentre scopro che nel 1976 era coadiuvato da una conduttrice milanese che traduceva per lui.
Per chi è anche di poco più giovane dello scrivente, e quindi nato già con le tv locali private ben presenti in pianta stabile nelle abitudini televisive famigliari, penso che sia arduo immaginare cosa rappresentò TMC (assieme alla Svizzera italiana).
Benché le trasmissioni coprissero solo una piccola parte della giornata, davano la possibilità di variare non poco i programmi che erano disponibili.
A tal proposito posso portare un piccolo ricordo del palazzo popolare in cui abitavo da bambino:
il nostro era un enorme palazzone con quattro numeri civici da 8 piani, nonostante ciò TMC, la Svizzera e Capodistria dal nostro palazzo non si riuscivano a captare, mentre dal palazzo di fianco, di solo tre piani, invece si... non ho mai capito il perché... Perciò, quando ancora le antenne su balcone non era usuale metterle ed il desiderio di vedere queste tv estere era tanto forte, si decise, tramite colletta, di effettuare un collegamento col palazzo vicino, con relativo mini scavo sulla strada confinante in cui passava il cavo d'antenna di connessione.
Poter vedere TMC e la Svizzera italiana era considerato così importante che, in un caseggiato popolare, quindi senza amministratore condominiale, una parte dei condomini si autotassò per svolgere tutti questi lavori.
Piccola ulteriore chiosa: quel solco venne usato per anni come mezzeria per le partitelle di tennisball tra noi bambini, e rimase lì per decenni fino ad una asfaltatura di qualche anno fa.
Nella didascalia della pagina di destra è riportato che TMC iniziò la trasmissione in lingua italiana il 5 agosto precedente, ergo nel 1975.


       


La sigla di TMC presente nel fotogramma sopra in bianco e nero, la si può ammirare a colori nel video qui sopra, grande ritmo e sincronia con le immagini!  ^_^
Mi piaceva un sacco questa sigla di apertura.


Benché l'articolo di De Luca fosse spalmato in più pagine, l'ho reso leggibile mettendolo tutto di seguito, poi seguono le immagini e gli interessanti box informativi.
Come al solito mi scuso per le immagini un po' ballerine, ma in quella emeroteca dove ho consultato la rivista si possono solo fare foto, niente fotocopie... ed ovviamente io non faccio come Borghezio che si portava a casa i volumi per scannerizzarli con calma... altrimenti a me davano l'ergastolo...

mercoledì 4 dicembre 2019

"Lea Pericoli rivale di Mike Bongiorno a TV Monte Carlo", di Gherardo Gentili - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 25 settembre al 1 ottobre 1977



Con il precedente post sul gioco in scatola di "Paroliamo", questo con l'articolo sulla trasmissione a quiz condotta da Lea Pericoli ed un paio di altri successivi, vorrei fare una piccola panoramica su quanto fu importante, a livello televisivo, l'emittente monegasca Telemontecarlo.
Inizialmente volevo postare solo l'articolo su Lea Pericoli, ma mi sono reso conto che questo numero di "TV Sorrisi e Canzoni" contiene più spunti interessanti, nonostante abbia omessi alcuni articoli di programmi ormai dimenticati.
Intanto numerose pubblicità (molte come sempre di alcolici), tra cui una inquietante e delinquenziale su come fosse "nato il fumare intelligente: si prende il piacere; si riducono i problemi"... Riducono?!?!  T_T
Altro che pubblicità ingannevole...
Poi c'è un articolo sulle cicatrici del nazismo, dove si riporta che nel 1977 c'era un revival di Hitler... beh... avrebbero dovuto vedere come siamo messi oggi... articolo di Paolo Cucco, che prima di Goldrake si occupava anche di cose serie  ^_^
Ecco un suo passo riguardante i turisti del nazismo da standing ovation:
"Accade che ai bunker (edificati dai nazisti) si accostino spesso strani turisti, giovani e vecchi. Quando se ne vanno rimangono tracce visibili del loro passaggio: svastiche e slogan dipinti sul cemento. Sono rigurgiti malefici di una malattia che il mondo non riesce ancora a debellare".

Oggi siamo ben oltre il rigurgito...
Interessante l'inchiesta sul senso del pudore degli italiani nel 1977, specialmente se messo a confronto con la nostra quotidianità vissuta e social.
Nei programmi tv Rai spicca la prima puntata del telefilm statunitense "Mamma 4 ruote", che io adoravo, purtroppo non reperibile in italiano...




"Paroliamo" fu una vera eccezione nel panorama dei quiz televisivi, a dire il vero pochi in generale, proposti al pubblico italico, intanto andava in onda tutti i santi giorni, nessun riposo. I quiz televisivi nel 1977 ed anche dopo erano tutti settimanali, ovviamente di durata maggiore, mentre "Paroliamo" si concludeva in 20 minuti circa.
Grazie a questa sua brevità, ma soprattutto grazie alla pacatezza di Lea Pericoli, le bubbole, così predominanti oggi, erano ridotte al minimo.
Lo scopo era far giocare anche i telespettatori, e ricordo bene io e mia madre che facevamo a gare a chi trovava la parola più lunga. Il problema era che spesso il concorrente anticipava la risposta, non permettendoti di usare tutto il tempo disponibile  :]
Leggendo l'articolo mi son ricordato la leggerezza con cui Lea Pericoli conduceva la trasmissione, peccato che non si trovino video di queste puntate.
La conduttrice lasciava spazio al gioco, non conquistava la scena come fanno i conduttori di quiz di oggi, che vogliono diventare loro stessi i protagonisti della trasmissione, facendo commenti superflui, dando suggerimenti contro il regolamento, parlando di cose a caso.

martedì 3 dicembre 2019

Unboxing vintage di "Paroliamo, il famoso gioco di Telemontecarlo" - Socoge/Adica Pongo versione pocket (primi anni 80)


"Paroliamo" del 1977/79 vuol dire Lea Pericoli.
Ho controllato sui miei "TV Sorrisi e Canzoni", la mia prima traccia di "Paroliamo" è del settembre 1977, ma lo ritrovo anche negli anni successivi, fino al 1979, poi ho smesso di cercare.
Mentre nei cataloghi di giocattoli trovo sempre e solo la versione grande della scatola, mai questa piccola, quindi presumo fosse dei primissimi anni 80, visto che comunque il logo di TMC è quello originario.
L'ex tennista conduttrice di TMC è, per quelli della mia età, indissolubilmente legata ad uno dei primissimi quiz televisivi giornalieri della storia della tv italiana. Posso sbagliare ma in quel periodo i quiz televisivi erano settimanali, ed erano programmi non consueti, che poi si parlava solo dei programmi di Mike Bongiorno e poco altro.
Ma sulla trasmissione a quiz condotta da Lea Pericoli farò un post apposito, tornando al gioco in scatola di "Paroliamo" che presento qui, era questa la versione da viaggio, quando ancora i "mini giochi" non erano consueti.
Ovviamente la dotazione del gioco in scatola è minima, altrimenti la confezione non misurerebbe solo 16 cm x 26 cm.
Non so come sia potuto capitare, ma qualche anno fa ad un mercatino dell'usato ho trovato questa confezione ancora incelofanata praticamente regalata, e pur non sapendo il perché, me la sono accattata subito   ^_^
Approfitto, perciò, di ripostare, dopo un po' di tempo, un nuovo "Unboxing vintage", sempre più rari dopo quattro decenni dalla messa in vendita di questi prodotti.




sabato 30 novembre 2019

Console di videogiochi "TV Game Color Tenko", "TV Game Color Novex", "TV Game Color Elbex" + varia elettronica di consumo - "Electronic Market" autunno/inverno 1980/81



Questo era il catalogo "Postal Market" dell'elettronica non patinata, infatti, pur essendoci prodotti e pubblicità della Sony, per il resto delle 320 pagine della pubblicazione ci sono quasi interamente prodotti poco noti. Lo si può constatare dai nomi delle marche in prima pagina, che, oltre a Sony, annoverava la Bandrige, Unitronic, Goldatex e Geloso.
Probabilmente queste erano marche importanti per un appassionato di alta fedeltà audio, ma per il comune consumatore italico erano brand(...) sconosciuti.
Più sotto riporto l'indice del catalogo, da cui si comprende il target della pubblicazione e gli articoli offerti:
materiale per hi-fi; radioamatori; componenti elettronici sfusi; utensili e strumenti per l'elettronica; antifurto; antenne tv e radio.
Ci sono anche un paio di pagine per la telefonia mobile paleolitica  :]
In queste pagine si possono trovare metal detector, radio, orologi, calcolatrici; televisori, effetti luminosi da discoteca, computer e... console di videogiochi!
E' improponibile mettere tutti gli articoli disponibili, però qualcuno più curioso e che ci ricorda prodotti ormai scomparsi, risulta numericamente accettabile come numero di scan   ^_^
Ovviamente per quel che interessa questo blog metto per prime le immagini, comprensive di breve scheda informativa, riguardanti le console di videogiochi:
TV Game Color Tenko; TV Game Color Novex; TV Game Tenko (per tv in bianco e nero); TV Game Color Elbex.
Ci sono poi tre videogiochi portatili:
Calcio e Guerra Spaziale; Brigthee; Multisport Elettronico.

Ho fato una breve (e magari disattenta) ricerca, e non ho trovato nessun riscontro certo né per le console che per i videogiochi portatili.
Le console potrebbero derivare dalla "Color TV Game" della Nintendo, ma la mia è solo una ipotesi basata più che altro sull'assonanza del nome.
Molto probabilmente, come capitava sovente in quel periodo, veniva modificato l'hardware esterno di una console ormai un po' vetusta, cambiandogli nome e tentando di ingannare il povero bambino...
Oggi, con tutta l'informazione professionale disponibile sul mondo dei videogiochi, operazioni del genere non sarebbero proponibili, ma nel 1980 non sapevamo nulla... vedevamo la scritta "TV Game Color" e rimanevamo fregati  ^_^
Comunque sono pubblicizzati anche il "Sinclair ZX80" ed un computer professionale della Commodore.
A parte i videogiochi, uno degli articoli che mi ha più commosso è stato il metal detector... ho messo due pubblicità di quelli più professionali, e mi chiedo quello che mi chiedevo ai tempi: Ma poi uno, una volta che il metal detector segnalava qualcosa, si metteva a scavare ?  O_O





Oggi anche le "femmine" (per fortuna e finalmente) giocano abitualmente ai videogiochi, ma non era cosi nel 1980, lo si può notare dall'immagine che vede la ragazzina giocare con una sola mano, quando, invece, il fratellino ne sta usando due per prendere il pulsante rosso, mentre la sorellona usa la destra per reggersi la testa...   ^_^





In questa seconda pagina altre tre console.
Qui sotto ingrandisco le immagini singole.

giovedì 28 novembre 2019

Super Giocattoli La Giraffa 1976


I cataloghi facenti capo ad aziende di distribuzione come la GDG (la CID, la DAG o la Baravelli) contenevano, oltre ad alcune marche note, anche articoli di aziende di giocattoli poco conosciute, oppure articoli importati dall'estero. Questa caratteristica permette di riesumare, assieme ai classici del periodo, giocattoli che non andavano per la maggiore, esemplari che son caduti nell'oblio totale perché non inseriti nei cataloghi della Standa e dell'Upim.
Ovviamente, per ammirare questi giocattoli poco noti, conta anche l'annata del catalogo, nel 1976 non c'erano ancora i videogiochi in pianta stabile né i millemila articoli nati dal merchandising legato ai cartoni animati giapponesi.
Per esempio in terza pagina è pubblicizzata la linea di giocattoli Puzzletown creata da Richard Scarry, che viene evidenziata in neretto come "Novità assoluta per l'Italia".
A pagine 5 ci sono degli articoli dei Peanuts con le scritte in inglese sulla confezione, come a pagina 10 altri giocattoli riportano diciture in spagnolo e francese.
Alle pagine 12 e 13, assieme alla simil Barbie (che non manca neppure stavolta...) di epoca ottocentesca dal nome Jody, c'è una serie di giochetti tascabili ispirati a vari sport, i Pocketeers.

           


Consiglio di vedere il video linkato qui sotto per capire meglio in cosa consistessero:
https://www.youtube.com/watch?v=EhFNb56Kl_Y)

Comunque gli articoli chiaramente non italici si sprecano, e questa particolarità avvicina il catalogo a quello della Baravelli, che importava in particolare dalle aziende anglosassoni, ma anche nipponiche.
Nel 1976 Big Jim (pagina 51) non era l'unico personaggio snodabile per bambini (mi rifiuto di usare il termine dispregiativo "bambolotto"...), a pagina 21 ci sono gli articoli in stile western della Marx Toys, a pagina 23 i personaggi di Spazio 1999(!), dove le navicelle spaziali Aquila sono ancora denominate Eagle, c'è una doppia pagina per i Gijoe, che io ho sempre schifato, infine (a pagina 67) gli Action Man della Polistil.
Per quanto riguarda i giochi in scatola, a cui io dedico sempre una certa attenzione (link), oltre la doppia scatola coi classici giochi che potevamo vedere in cortile, a pagina 26 c'è la recensione di tre giochi strategici: Midway; Afrika Korps; D-Day.
Erano questi degli articoli completamente nuovi per il mercato italico, i cui giochi di società erano solo per bambini/e, mentre questi erano dedicati ad adolescenti e adulti, chissà se le istruzioni erano tradotte in italiano...



Avevo già postato un altro catalogo de La Giraffa, di qualche anno successivo, si potranno notare le differenze:
"Super Giocattoli GDG La Giraffa 1979/80"

martedì 26 novembre 2019

"Ralph Bakshi:il nuovo Disney del cinema d'animazione", intervista a Ralph Bakshi di Andrea Ferrari e Sergio Giuffrida - "Cinema & Superotto" giugno 1979



Una qual certa tendenza del giornalismo dello spettacolo (ma non solo) ad esagerare (e spesso ad esasperare) le notizie non doveva essere una prassi esclusiva delle grandi testate, l'ho notato con gli articoli dell'Emeroteca Anime.
Capitava con qualsiasi pubblicazione, anche l'Araldo di Cazzago usava toni apocalittici e faceva previsioni campate in aria, e la nuova (nel 1979) piccola rivista "Cinema & Superotto" non fu da meno quando battezzò Ralph Bakshi come il nuovo Disney dell'animazione...
Sia chiaro, a me il film del regista newyorchese piacque, ma paragonarlo a Disney, manco fosse Osamu Tezuka, mi è parso, seppure con il facile senno di poi di 40 anni dopo, un pelino esagerato...
Alla fine, prima de "Il Signore degli Anelli", il regista girò solo altre quattro produzioni animate, e a voler fare i pignoli, molte scene animate del film furono girate con la tecnica del rotoscope, che non è animazione al 100%.
Gli infamati autori nipponici facevano, al contrario, tutti i loro cartoni animati giapponesi a mano, ma erano ormai bollati di usare il fantomatico computer mai esistito.
Detto ciò, l'articolo qui presente risulta interessante perché riporta l'intervista telefonica di Andrea Ferrari e Sergio Giuffrida proprio al "nuovo Disney dell'animazione"  ^_^
Non che io sia un bakshiologo, però questa è la prima intervista ad italiani in italiano che ho trovato tra tutte le millemila riviste che ho sfogliato in questi anni, magari salta fuori che è una chicca unica nel suo genere, magari  :]
Buona breve lettura.



Domanda:
"Immaginiamo che il restante della trilogia sarà comunque trasposto prossimamente:
Naturalmente. Il seguito di "The Lord of the Rings" part II è già in fase di programmazione e speriamo di poterlo ultimare entro il prossimo anno" (cioè il 1980)

Si si, ho visto come è stato programmato ed ultimato bene, sto ancora aspettando   ^_^



lunedì 25 novembre 2019

"Tocca all'Italia far festa con i Muppets", di Tiziana Casetti Cerusico - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 4 al 10 dicembre 1977 + esordio del 29 novembre



Negli anni 1976 e 1977 non sempre per "TV Sorrisi e Canzoni" l'articolo di presentazione di un programma veniva pubblicato prima o in concomitanza con la sua trasmissione, mi è capitato di notare che in più di un'occasione questo avveniva successivamente.
Magari veniva messo in stampa una sola settimana dopo la prima puntata, ma comunque l'articolo non lo si poteva spesso considerare una anteprima, in quanto il pubblico aveva già potuto farsene una idea propria.
Chissà come mai capitava questa situazione, forse per mancanze o prassi della redazione?
Mi pare più arduo pensare che fosse responsabilità della Rai, che programmava il palinsesto mesi o settimane prima.
Premesso ciò, nel numero del 4/10 dicembre 1977 la giornalista Tiziana Casetti Cerusico ci spiegava cosa fossero i Muppets, che avevano esordito sulla Rete 2 della Rai martedì 29 novembre alle 19,10
L'articolo non contiene chissà quali notizie, ed è pure breve, ma bisogna sempre rammentare che ai tempi si tendeva ad essere più parchi nel dare questo tipo di informazioni, proprio perché spesso mancavano alla fonte.
Io adoravo il "Muppets Show", anche dopo che arriveranno Goldrake e soci, l'unico aspetto che non mi garbava era proprio l'ospite umano famoso... in primis perché sovente non lo conoscevo, e qui interveniva mia madre a spiegarmi chi esso/a fosse, inoltre queste guest star sovente si esibivano in canzoni, che non conoscevo o non mi piacevano, ergo consideravo la loro presenza allo stesso modo di come considererò in seguito la presenza dei robot in stile Boss Robot:
personaggi fastidiosi che rubavano tempo alla parte che più mi piaceva...
A riprova di ciò, a otto anni, potevo mai saper chi cacchio fosse Juliet Prowse che partecipò alla prima puntata messa in onda dalla Rai?!




Il riquadro della settimana precedente all'articolo presenta la dicitura "Telefilm"... non era un telefilm... vabbè...
Il classico quadrifoglio verde con l'incontestabile scritta "Novità" indica che questa fu la prima puntata  ^_^
Quella di inserire questo simbolo, che saltava immediatamente all'occhio, per evidenziare un nuovo programma merita un encomio postumo verso chi ne fu l'ideatore/ideatrice.
Per chi, come me, ricerca spesso la prima messa in onda di un vecchio programma, telefilm o cartone animato, la piccola invenzione grafica della redazione di "TV Sorrisi e Canzoni" evita superflui dubbi.
Piccolo avviso:
L'articolo l'ho potuto solo fotografare in biblioteca, quindi mi scuso per l'immagine non perfetta, mentre i riquadri dei palinsesti sono di un mio "TV Sorrisi e Canzoni", che ho scannerizzato.
Qui sotto l'articolo più le altre tre pagine dei programmi con le prima quattro puntate.

domenica 24 novembre 2019

L'animazione giapponese in DVD che ho accumulato in 20 anni: cosiderazioni personali



Premessa: rifuggo i post di elucubrazioni personali su questioni opinabili con filosofie un tanto al chilo, preferisco mostrare un "qualcosa di tangibile", che magari risulterà poco o per nulla interessante, ma possa, prima o poi, tornare utile a qualcuno.
Farò in questo caso una piccola eccezione.
Questo post nasce casualmente, e preciso che non ha, nel caso potesse sembrarlo, lo scopo di ostentare alcunché.
Nasce per caso perché originariamente volevo ri-ri-riprovare a vedere tutta la serie del "Ninja Kamui", che da bambino vidi solo a sprazzi e volevo saggiare completamente, ma che tutte le volte che ho iniziato a vedere, l'ho droppata causa disegno vetusto e dialoghi farneticanti.
Cercavo il cofanetto, comprato nell'ormai sperduto 2003, ma non lo trovavo più, ergo ho dovuto tirar fuori tutto il comprato in "Digital Versatile Disc"... per fortuna/sfortuna era proprio tra le ultime serie immagazzinate, e quando ho visto in toto l'emerso, sono rimasto un po' sorpreso... non pensavo di aver comprato così tanto materiale.
Il post non vuole essere neanche una mera esibizione di soldi spesi, in quanto gran parte dei DVD non li ho comprati al momento della messi in vendita, perché troppo costosi, ma in periodi successivi, talvolta lustri o anche più.
Si potrà notare che per quanto riguarda le serie, queste sono nella quasi totalità facenti parte di quelle che vidi da bambino, quindi "vecchie serie animate", mentre per i film d'animazione risulta l'esatto opposto, quasi tutti film nuovi.
Non sapendo quale copertina dei DVD mostrare prima, ho scelto il criterio oggettivo cronologico dell'anno di messa in vendita (salvo qualche errore che avrò di certo commesso, in quanto nella confezione la data non sempre è riportata).
In realtà questo post sarebbe dovuto essere successivo ad uno sulle VHS originali degli anime, ma essendo stipate (e ben imbottite) in luoghi diversi, ho preferito virare sul materiale che avevo in casa.
Alcune serie robotiche le ho in VHS originali, che poi non ho più preso in DVD perché non valevano la spesa di essere ricomprate per vari motivi (Gaiking, Gackeen, Baldios).

Parto con le mie elucubrazioni mentali.
Capita spesso che mi permetta di fare critiche a testi di saggi oppure vecchi articoli in cui sono presenti errori di trama o di analisi sui personaggi, volevo così mostrare che una gran parte di queste vecchi serie sono nella mia disponibilità. Ergo, non mi baso sulla mia memoria, ma ho un minimo di database personale.
C'è poi la questione della pirateria...


Perché ho messo come prime due immagini del post il cofanetto giapponese di "Neon Genesis Evangelio: Deat & Rebirth the end of Evangelion - 2 movie box set"?
Primo perché è l'unico in cui non è riportato l'anno... e per secondo perché volevo mostrare che si era disposti pure a comprare una versione in lingua originale con sottotitoli in italiano, pur di vedere qualcosa che il mercato italico ufficiale non ti rendeva disponibile.
La digitalizzazione dell'animazione nipponica ha permesso il boom della pirateria, in precedenza potevi, al massimo, acquistare alle fiere del fumetto le VHS registrate dalla tv di serie non presenti sul mercato. Io lo feci con Jeeg, Ken Falco, Gundam e qualche altra serie che non rammento, 10 mila lire a videocassetta, la cui qualità variava dall'osceno al decente... poi le ho avute in vari formati digitali (video-cd, dvix, dvd), ma appena qualcuno si è degnato di metterle in vendita (complete ed ultimate, sia chiaro...), me le sono accattate subito.
Poco più sotto, nell'annata 2001, si potrà vedere il cofanetto giapponese (o forse taiwanese, non l'ho mai capito) del Gundam, con sottotitoli in italiano, ma pur di vedermi decentemente i primi mobil suit di Tomino, dopo essermi preso la versione VHS registrata dalla tv, la versione dvix, la versione dvd pezzotta, mi comprai anche questo cofanetto... e poi, finalmente nel 2007 grazie a Dynit, la versione ridoppiata con audio originale e sottotitoli fedeli al parlato nipponico.
"Conan il ragazzo del futuro" della Yamato Video è, invece, un buon esempio di quanti DVD originali le case di produzione avrebbero potuto vendere se avessero reso disponibile ai fan una serie in DVD.
Di Conan non ho versioni "pezzotte", in quanto mi comprai prima le VHS, sempre della Yamato Video, e poi i DVD appena uscirono.
E poi mi sono ricomprato la serie di Hayao Miyazaki anche nella versione Dynit del 2009!

lunedì 18 novembre 2019

"Ricordando gli Atlas Ufo Robot" - "Settimana TV" dal 28 maggio al 3 giugno 1978


Questo articolo fa parte di quelli che ho potuto solo fotografare in biblioteca, ergo mi scuso se l'immagine non è proprio in squadra  ^_^
Sempre dalle pagine di "Settimana TV" avevo già postato un articolo di Nicoletta Artom che presentava la nuova serie animata giapponese:
"Tutti i Superman dei telefilm", di Nicoletta Artom - "Settimana TV" dal 9 al 15 aprile 1978 

La prima tranche di "Atlas Ufo Robot" era terminata il 6 maggio, e la redazione coglieva l'occasione per esaudire i desideri dei giovani lettori e ricordare il successo della prima serie robotica giapponese giunta sui teleschermi italici, inserendo a centro pagina uno stupendo poster!
Il cartone animato giapponese aveva avuto così tanto successo che i telespettatori richiedevano qualcosa da poter venerare  ^_^
Se lo avessi saputo ai tempi, avrei di certo chiesto di comprarmi questo numero di "Settimana TV" :]
E' presente anche un breve articolo, in cui viene di nuovo scorporato il nome "Atlas" da "Ufo Robot", non è la prima volta che la rivista si concedeva questa licenza poetica:
"Settimana TV, il settimanale della televisione" dal 16 al 22 aprile 1978 - "Gli Atlas, Ufo e Robot"

Tralasciando il sacrilegio di considerare Goldrake meno di successo del telefilm statunitense "La famiglia Partridge" e di quello australiano "Le isole perdute", mentre posso soprassedere sull'inserimento di "Happy Days", non è che ci sia molto da commentare dello scritto, a parte che viene riportato l'anno 1977 come creazione della serie, quando fu il 1975, nel 1977 terminò la sua trasmissione in Giappone.



Oggigiorno un poster del genere potrà sembrare ben poca misera cosa, con la possibilità che abbiamo di vedere, possedere e replicare fino all'infinito le immagini dei nuovi idoli mediatici, ma nel 1978 era un piccolo tesoro da conservare con cura   ^_^
Non mi è stato possibile fare una foto migliore in quanto, oltre ad avere sole due mani, e quindi mancandomene una per tenere disteso il volume rilegato in cui c'era la rivista, lo stesso spessore non rendeva possibile vedere del tutto il poster.
L'immagine è sempre quella che si vedeva sovente in tanti articoli cartacei, in cui fa capolino il Grande Mazinga, che non sapevamo ancora chi fosse.

Qui sotto il breve scritto.

domenica 17 novembre 2019

Lotta per la sopravvivenza, la guerra della Cina contro il Giappone 1937-1945




TITOLO: Lotta per la sopravvivenza, la guerra della Cina contro il Giappone 1937-1945
AUTORE: Rana Mitter
CASA EDITRICE: Einaudi
PAGINE: 471
COSTO: 34€
ANNO: 2019
FORMATO: 22 cm X 14 cm
REPERIBILITA': reperibile a Milano
CODICE ISBN: 9788806242404

Prima che arrivasse in Europa e negli Usa, la guerra mondiale era già esplosa in Cina nel 1937 con l'apertura delle ostilità da parte dell'impero giapponese.
Il saggio ripercorre gli eventi di quegli anni di guerra dal 1937 al 1945, che vide la Cina opporsi al Giappone praticamente sola per quattro anni fino all'entrata in guerra degli Usa e della Gran Bretagna.
Se pensiamo che i morti statunitensi e britannici della seconda guerra mondiale ammontano a circa 400 mila, quelli sovietici a 20 milioni e quelli cinesi a 14 milioni (con 80 milioni di profughi, per difetto), si fa in fretta a comprendere quanto devastante fu il conflitto e quanto distruttivi furono i "fratelli" giapponesi. Nel freddo computo totale dei caduti bisogna mettere in conto che una parte di questi furono causati dalle scelte tattiche di Chiang kai-Shek, come la distruzione delle dighe sul Fiume Giallo per rallentare l'avanzata nipponica, che causarono circa 500 mila morti tra i cinesi.
Considerando il genere di saggistica che recensisco in questo blog, cioè gran parte di quello che viene pubblicato sul Giappone, non potevo saltare questo libro, ma quando l'ho acquistato non ho preso in considerazione il fatto che, essendo incentrato sulla Cina che subiva l'attacco giapponese, il Giappone non era il soggetto dello scritto.
Non per nulla nel titolo si specifica "guerra della Cina contro il Giappone", non viceversa, ergo ci potevo arrivare da solo   ^_^
A dire il vero il paese del Sol Levante non lo si può considerare neppure il secondo soggetto, perché in gran parte, del tutto correttamente, sono raccontate le dinamiche storiche fra le tre anime della Cina: i nazionalisti del Kuomintang di Chiang kai-Shek; i comunisti di Mao; i collaborazionisti di Wang Jinguwei.

Sia chiaro, il Giappone ha largo spazio nel saggio, ma quanto ne hanno statunitensi, britannici e sovietici, gli altri protagonisti storici dello scenario bellico asiatico e cinese.
Il libro mi è piaciuto, ho approfondito molte questioni che conoscevo solo superficialmente e ne ho scoperte molte di nuove, ma non è incentrato su come agirono i giapponesi in Cina.
Per esempio c'è, ovviamente, un capitolo sul massacro di Nanchino, ma mi è parso poco coinvolgente, solo 23 pagine.
Ho trovato, invece, sbalorditivo che non sia mai trattato l'argomento dell'Unita 731, e mai citato il nome del suo creatore, Ishii Shiro... sfogliavo pagina dopo pagina e mi dicevo che prima o poi se ne sarebbe dovuto parlare, ma il libro è finito senza che ve ne sia stata traccia.
Questo fatto mi ha fatto rivedere il giudizio positivo sul saggio, non si può non raccontare degli esperimenti che i giapponesi fecero sui cinesi...

Dei 19 capitoli più l'epilogo finale alcuni non trattano l'operato dei giapponesi sul suolo cinese, altri ne raccontano le gesta belliche, ma solo per dare conto delle contromosse e delle beghe interne cinesi.
I capitoli in cui si può leggere maggiormente di cosa fece l'esercito imperiale giapponese in Cina e di quali rapporti c'erano tra il governo nipponico e quello cinese sono i seguenti:
3°; 4°; 5°; 6°; 7°; 8°; 9°; 10°; 11°; 17°; 19°; 20°.

Ma comunque, ribadisco, in molti di questi capitoli il soggetto resta come si difese la Cina, spesso con la ricostruzione storica, un po' tediosa per me, dei dibattiti interni cinesi.
Infatti avevo preso, come sempre, appunti su ogni capitolo, ma man mano mi sono reso conto che avrei scritto quasi esclusivamente di fatti inerenti la Cina, quindi ho preferito scrivere questa recensione di avvertimento:
se vi interessa leggere della Cina durante il conflietto col Giappone, questo è il libro che fa per voi, altrimenti sfogliatelo bene prima di acquistarlo.

Piccola lamentela per l'editore, le poche cartine presenti, non sono leggibili... troppo piccoli i caratteri scritti ed il tratto dei confini: non si capisce niente...