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giovedì 5 dicembre 2019

"Punta su Montanelli l'ultima rivale della Rai-TV", di Gastone De Luca - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 14 al 20 marzo 1976



Con questo articolo di "TV Sorrisi e Canzoni" del marzo 1976 (numero dal 14 al 20 marzo) penso di chiudere questo mini trittico su Telemontecarlo (tutto attaccato):
Unboxing vintage di "Paroliamo, il famoso gioco di Telemontecarlo" - Socoge/Adica Pongo versione pocket (primi anni 80)

"Lea Pericoli rivale di Mike Bongiorno a TV Monte Carlo", di Gherardo Gentili - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 25 settembre al 1 ottobre 1977

Come si può evincere dal titolo la rete monegasca Telemontecarlo era, assieme all tv della Svizzera italiana (non considero TV Koper Capodistria), considerata una competitor sia sul versante degli ascolti che sulla raccolta pubblicitaria, in quanto il suo segnale (come quello delle altre due) veniva irradiato in gran parte del territorio nazionale. Questo non valeva, ovviamente, per le tv locali private, che nel 1976, seppur erodessero costantemente il bacino di telespettatori della Rai, non erano ancora così forti, né come programmi né, conseguentemente, come raccolta pubblicitaria.
Su questo aspetto doppio aspetto di odiens/raccolta pubblicitaria devo avere da qualche parte un interessante articolo di una testata di settore.
Gastone De Luca fece un po' di luce sulla struttura di TMC, dalla proprietà e la sede produttiva, fino ai programmi e i personaggi televisivi che vi lavoravano.
Da quando ho memoria io, Jocelyn ha sempre parlato italiano, mentre scopro che nel 1976 era coadiuvato da una conduttrice milanese che traduceva per lui.
Per chi è anche di poco più giovane dello scrivente, e quindi nato già con le tv locali private ben presenti in pianta stabile nelle abitudini televisive famigliari, penso che sia arduo immaginare cosa rappresentò TMC (assieme alla Svizzera italiana).
Benché le trasmissioni coprissero solo una piccola parte della giornata, davano la possibilità di variare non poco i programmi che erano disponibili.
A tal proposito posso portare un piccolo ricordo del palazzo popolare in cui abitavo da bambino:
il nostro era un enorme palazzone con quattro numeri civici da 8 piani, nonostante ciò TMC, la Svizzera e Capodistria dal nostro palazzo non si riuscivano a captare, mentre dal palazzo di fianco, di solo tre piani, invece si... non ho mai capito il perché... Perciò, quando ancora le antenne su balcone non era usuale metterle ed il desiderio di vedere queste tv estere era tanto forte, si decise, tramite colletta, di effettuare un collegamento col palazzo vicino, con relativo mini scavo sulla strada confinante in cui passava il cavo d'antenna di connessione.
Poter vedere TMC e la Svizzera italiana era considerato così importante che, in un caseggiato popolare, quindi senza amministratore condominiale, una parte dei condomini si autotassò per svolgere tutti questi lavori.
Piccola ulteriore chiosa: quel solco venne usato per anni come mezzeria per le partitelle di tennisball tra noi bambini, e rimase lì per decenni fino ad una asfaltatura di qualche anno fa.
Nella didascalia della pagina di destra è riportato che TMC iniziò la trasmissione in lingua italiana il 5 agosto precedente, ergo nel 1975.


       


La sigla di TMC presente nel fotogramma sopra in bianco e nero, la si può ammirare a colori nel video qui sopra, grande ritmo e sincronia con le immagini!  ^_^
Mi piaceva un sacco questa sigla di apertura.


Benché l'articolo di De Luca fosse spalmato in più pagine, l'ho reso leggibile mettendolo tutto di seguito, poi seguono le immagini e gli interessanti box informativi.
Come al solito mi scuso per le immagini un po' ballerine, ma in quella emeroteca dove ho consultato la rivista si possono solo fare foto, niente fotocopie... ed ovviamente io non faccio come Borghezio che si portava a casa i volumi per scannerizzarli con calma... altrimenti a me davano l'ergastolo...

mercoledì 4 dicembre 2019

"Lea Pericoli rivale di Mike Bongiorno a TV Monte Carlo", di Gherardo Gentili - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 25 settembre al 1 ottobre 1977



Con il precedente post sul gioco in scatola di "Paroliamo", questo con l'articolo sulla trasmissione a quiz condotta da Lea Pericoli ed un paio di altri successivi, vorrei fare una piccola panoramica su quanto fu importante, a livello televisivo, l'emittente monegasca Telemontecarlo.
Inizialmente volevo postare solo l'articolo su Lea Pericoli, ma mi sono reso conto che questo numero di "TV Sorrisi e Canzoni" contiene più spunti interessanti, nonostante abbia omessi alcuni articoli di programmi ormai dimenticati.
Intanto numerose pubblicità (molte come sempre di alcolici), tra cui una inquietante e delinquenziale su come fosse "nato il fumare intelligente: si prende il piacere; si riducono i problemi"... Riducono?!?!  T_T
Altro che pubblicità ingannevole...
Poi c'è un articolo sulle cicatrici del nazismo, dove si riporta che nel 1977 c'era un revival di Hitler... beh... avrebbero dovuto vedere come siamo messi oggi... articolo di Paolo Cucco, che prima di Goldrake si occupava anche di cose serie  ^_^
Ecco un suo passo riguardante i turisti del nazismo da standing ovation:
"Accade che ai bunker (edificati dai nazisti) si accostino spesso strani turisti, giovani e vecchi. Quando se ne vanno rimangono tracce visibili del loro passaggio: svastiche e slogan dipinti sul cemento. Sono rigurgiti malefici di una malattia che il mondo non riesce ancora a debellare".

Oggi siamo ben oltre il rigurgito...
Interessante l'inchiesta sul senso del pudore degli italiani nel 1977, specialmente se messo a confronto con la nostra quotidianità vissuta e social.
Nei programmi tv Rai spicca la prima puntata del telefilm statunitense "Mamma 4 ruote", che io adoravo, purtroppo non reperibile in italiano...




"Paroliamo" fu una vera eccezione nel panorama dei quiz televisivi, a dire il vero pochi in generale, proposti al pubblico italico, intanto andava in onda tutti i santi giorni, nessun riposo. I quiz televisivi nel 1977 ed anche dopo erano tutti settimanali, ovviamente di durata maggiore, mentre "Paroliamo" si concludeva in 20 minuti circa.
Grazie a questa sua brevità, ma soprattutto grazie alla pacatezza di Lea Pericoli, le bubbole, così predominanti oggi, erano ridotte al minimo.
Lo scopo era far giocare anche i telespettatori, e ricordo bene io e mia madre che facevamo a gare a chi trovava la parola più lunga. Il problema era che spesso il concorrente anticipava la risposta, non permettendoti di usare tutto il tempo disponibile  :]
Leggendo l'articolo mi son ricordato la leggerezza con cui Lea Pericoli conduceva la trasmissione, peccato che non si trovino video di queste puntate.
La conduttrice lasciava spazio al gioco, non conquistava la scena come fanno i conduttori di quiz di oggi, che vogliono diventare loro stessi i protagonisti della trasmissione, facendo commenti superflui, dando suggerimenti contro il regolamento, parlando di cose a caso.

martedì 3 dicembre 2019

Unboxing vintage di "Paroliamo, il famoso gioco di Telemontecarlo" - Socoge/Adica Pongo versione pocket (primi anni 80)


"Paroliamo" del 1977/79 vuol dire Lea Pericoli.
Ho controllato sui miei "TV Sorrisi e Canzoni", la mia prima traccia di "Paroliamo" è del settembre 1977, ma lo ritrovo anche negli anni successivi, fino al 1979, poi ho smesso di cercare.
Mentre nei cataloghi di giocattoli trovo sempre e solo la versione grande della scatola, mai questa piccola, quindi presumo fosse dei primissimi anni 80, visto che comunque il logo di TMC è quello originario.
L'ex tennista conduttrice di TMC è, per quelli della mia età, indissolubilmente legata ad uno dei primissimi quiz televisivi giornalieri della storia della tv italiana. Posso sbagliare ma in quel periodo i quiz televisivi erano settimanali, ed erano programmi non consueti, che poi si parlava solo dei programmi di Mike Bongiorno e poco altro.
Ma sulla trasmissione a quiz condotta da Lea Pericoli farò un post apposito, tornando al gioco in scatola di "Paroliamo" che presento qui, era questa la versione da viaggio, quando ancora i "mini giochi" non erano consueti.
Ovviamente la dotazione del gioco in scatola è minima, altrimenti la confezione non misurerebbe solo 16 cm x 26 cm.
Non so come sia potuto capitare, ma qualche anno fa ad un mercatino dell'usato ho trovato questa confezione ancora incelofanata praticamente regalata, e pur non sapendo il perché, me la sono accattata subito   ^_^
Approfitto, perciò, di ripostare, dopo un po' di tempo, un nuovo "Unboxing vintage", sempre più rari dopo quattro decenni dalla messa in vendita di questi prodotti.




sabato 30 novembre 2019

Console di videogiochi "TV Game Color Tenko", "TV Game Color Novex", "TV Game Color Elbex" + varia elettronica di consumo - "Electronic Market" autunno/inverno 1980/81



Questo era il catalogo "Postal Market" dell'elettronica non patinata, infatti, pur essendoci prodotti e pubblicità della Sony, per il resto delle 320 pagine della pubblicazione ci sono quasi interamente prodotti poco noti. Lo si può constatare dai nomi delle marche in prima pagina, che, oltre a Sony, annoverava la Bandrige, Unitronic, Goldatex e Geloso.
Probabilmente queste erano marche importanti per un appassionato di alta fedeltà audio, ma per il comune consumatore italico erano brand(...) sconosciuti.
Più sotto riporto l'indice del catalogo, da cui si comprende il target della pubblicazione e gli articoli offerti:
materiale per hi-fi; radioamatori; componenti elettronici sfusi; utensili e strumenti per l'elettronica; antifurto; antenne tv e radio.
Ci sono anche un paio di pagine per la telefonia mobile paleolitica  :]
In queste pagine si possono trovare metal detector, radio, orologi, calcolatrici; televisori, effetti luminosi da discoteca, computer e... console di videogiochi!
E' improponibile mettere tutti gli articoli disponibili, però qualcuno più curioso e che ci ricorda prodotti ormai scomparsi, risulta numericamente accettabile come numero di scan   ^_^
Ovviamente per quel che interessa questo blog metto per prime le immagini, comprensive di breve scheda informativa, riguardanti le console di videogiochi:
TV Game Color Tenko; TV Game Color Novex; TV Game Tenko (per tv in bianco e nero); TV Game Color Elbex.
Ci sono poi tre videogiochi portatili:
Calcio e Guerra Spaziale; Brigthee; Multisport Elettronico.

Ho fato una breve (e magari disattenta) ricerca, e non ho trovato nessun riscontro certo né per le console che per i videogiochi portatili.
Le console potrebbero derivare dalla "Color TV Game" della Nintendo, ma la mia è solo una ipotesi basata più che altro sull'assonanza del nome.
Molto probabilmente, come capitava sovente in quel periodo, veniva modificato l'hardware esterno di una console ormai un po' vetusta, cambiandogli nome e tentando di ingannare il povero bambino...
Oggi, con tutta l'informazione professionale disponibile sul mondo dei videogiochi, operazioni del genere non sarebbero proponibili, ma nel 1980 non sapevamo nulla... vedevamo la scritta "TV Game Color" e rimanevamo fregati  ^_^
Comunque sono pubblicizzati anche il "Sinclair ZX80" ed un computer professionale della Commodore.
A parte i videogiochi, uno degli articoli che mi ha più commosso è stato il metal detector... ho messo due pubblicità di quelli più professionali, e mi chiedo quello che mi chiedevo ai tempi: Ma poi uno, una volta che il metal detector segnalava qualcosa, si metteva a scavare ?  O_O





Oggi anche le "femmine" (per fortuna e finalmente) giocano abitualmente ai videogiochi, ma non era cosi nel 1980, lo si può notare dall'immagine che vede la ragazzina giocare con una sola mano, quando, invece, il fratellino ne sta usando due per prendere il pulsante rosso, mentre la sorellona usa la destra per reggersi la testa...   ^_^





In questa seconda pagina altre tre console.
Qui sotto ingrandisco le immagini singole.

giovedì 28 novembre 2019

Super Giocattoli La Giraffa 1976


I cataloghi facenti capo ad aziende di distribuzione come la GDG (la CID, la DAG o la Baravelli) contenevano, oltre ad alcune marche note, anche articoli di aziende di giocattoli poco conosciute, oppure articoli importati dall'estero. Questa caratteristica permette di riesumare, assieme ai classici del periodo, giocattoli che non andavano per la maggiore, esemplari che son caduti nell'oblio totale perché non inseriti nei cataloghi della Standa e dell'Upim.
Ovviamente, per ammirare questi giocattoli poco noti, conta anche l'annata del catalogo, nel 1976 non c'erano ancora i videogiochi in pianta stabile né i millemila articoli nati dal merchandising legato ai cartoni animati giapponesi.
Per esempio in terza pagina è pubblicizzata la linea di giocattoli Puzzletown creata da Richard Scarry, che viene evidenziata in neretto come "Novità assoluta per l'Italia".
A pagine 5 ci sono degli articoli dei Peanuts con le scritte in inglese sulla confezione, come a pagina 10 altri giocattoli riportano diciture in spagnolo e francese.
Alle pagine 12 e 13, assieme alla simil Barbie (che non manca neppure stavolta...) di epoca ottocentesca dal nome Jody, c'è una serie di giochetti tascabili ispirati a vari sport, i Pocketeers.

           


Consiglio di vedere il video linkato qui sotto per capire meglio in cosa consistessero:
https://www.youtube.com/watch?v=EhFNb56Kl_Y)

Comunque gli articoli chiaramente non italici si sprecano, e questa particolarità avvicina il catalogo a quello della Baravelli, che importava in particolare dalle aziende anglosassoni, ma anche nipponiche.
Nel 1976 Big Jim (pagina 51) non era l'unico personaggio snodabile per bambini (mi rifiuto di usare il termine dispregiativo "bambolotto"...), a pagina 21 ci sono gli articoli in stile western della Marx Toys, a pagina 23 i personaggi di Spazio 1999(!), dove le navicelle spaziali Aquila sono ancora denominate Eagle, c'è una doppia pagina per i Gijoe, che io ho sempre schifato, infine (a pagina 67) gli Action Man della Polistil.
Per quanto riguarda i giochi in scatola, a cui io dedico sempre una certa attenzione (link), oltre la doppia scatola coi classici giochi che potevamo vedere in cortile, a pagina 26 c'è la recensione di tre giochi strategici: Midway; Afrika Korps; D-Day.
Erano questi degli articoli completamente nuovi per il mercato italico, i cui giochi di società erano solo per bambini/e, mentre questi erano dedicati ad adolescenti e adulti, chissà se le istruzioni erano tradotte in italiano...



Avevo già postato un altro catalogo de La Giraffa, di qualche anno successivo, si potranno notare le differenze:
"Super Giocattoli GDG La Giraffa 1979/80"

martedì 26 novembre 2019

"Ralph Bakshi:il nuovo Disney del cinema d'animazione", intervista a Ralph Bakshi di Andrea Ferrari e Sergio Giuffrida - "Cinema & Superotto" giugno 1979



Una qual certa tendenza del giornalismo dello spettacolo (ma non solo) ad esagerare (e spesso ad esasperare) le notizie non doveva essere una prassi esclusiva delle grandi testate, l'ho notato con gli articoli dell'Emeroteca Anime.
Capitava con qualsiasi pubblicazione, anche l'Araldo di Cazzago usava toni apocalittici e faceva previsioni campate in aria, e la nuova (nel 1979) piccola rivista "Cinema & Superotto" non fu da meno quando battezzò Ralph Bakshi come il nuovo Disney dell'animazione...
Sia chiaro, a me il film del regista newyorchese piacque, ma paragonarlo a Disney, manco fosse Osamu Tezuka, mi è parso, seppure con il facile senno di poi di 40 anni dopo, un pelino esagerato...
Alla fine, prima de "Il Signore degli Anelli", il regista girò solo altre quattro produzioni animate, e a voler fare i pignoli, molte scene animate del film furono girate con la tecnica del rotoscope, che non è animazione al 100%.
Gli infamati autori nipponici facevano, al contrario, tutti i loro cartoni animati giapponesi a mano, ma erano ormai bollati di usare il fantomatico computer mai esistito.
Detto ciò, l'articolo qui presente risulta interessante perché riporta l'intervista telefonica di Andrea Ferrari e Sergio Giuffrida proprio al "nuovo Disney dell'animazione"  ^_^
Non che io sia un bakshiologo, però questa è la prima intervista ad italiani in italiano che ho trovato tra tutte le millemila riviste che ho sfogliato in questi anni, magari salta fuori che è una chicca unica nel suo genere, magari  :]
Buona breve lettura.



Domanda:
"Immaginiamo che il restante della trilogia sarà comunque trasposto prossimamente:
Naturalmente. Il seguito di "The Lord of the Rings" part II è già in fase di programmazione e speriamo di poterlo ultimare entro il prossimo anno" (cioè il 1980)

Si si, ho visto come è stato programmato ed ultimato bene, sto ancora aspettando   ^_^



lunedì 25 novembre 2019

"Tocca all'Italia far festa con i Muppets", di Tiziana Casetti Cerusico - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 4 al 10 dicembre 1977 + esordio del 29 novembre



Negli anni 1976 e 1977 non sempre per "TV Sorrisi e Canzoni" l'articolo di presentazione di un programma veniva pubblicato prima o in concomitanza con la sua trasmissione, mi è capitato di notare che in più di un'occasione questo avveniva successivamente.
Magari veniva messo in stampa una sola settimana dopo la prima puntata, ma comunque l'articolo non lo si poteva spesso considerare una anteprima, in quanto il pubblico aveva già potuto farsene una idea propria.
Chissà come mai capitava questa situazione, forse per mancanze o prassi della redazione?
Mi pare più arduo pensare che fosse responsabilità della Rai, che programmava il palinsesto mesi o settimane prima.
Premesso ciò, nel numero del 4/10 dicembre 1977 la giornalista Tiziana Casetti Cerusico ci spiegava cosa fossero i Muppets, che avevano esordito sulla Rete 2 della Rai martedì 29 novembre alle 19,10
L'articolo non contiene chissà quali notizie, ed è pure breve, ma bisogna sempre rammentare che ai tempi si tendeva ad essere più parchi nel dare questo tipo di informazioni, proprio perché spesso mancavano alla fonte.
Io adoravo il "Muppets Show", anche dopo che arriveranno Goldrake e soci, l'unico aspetto che non mi garbava era proprio l'ospite umano famoso... in primis perché sovente non lo conoscevo, e qui interveniva mia madre a spiegarmi chi esso/a fosse, inoltre queste guest star sovente si esibivano in canzoni, che non conoscevo o non mi piacevano, ergo consideravo la loro presenza allo stesso modo di come considererò in seguito la presenza dei robot in stile Boss Robot:
personaggi fastidiosi che rubavano tempo alla parte che più mi piaceva...
A riprova di ciò, a otto anni, potevo mai saper chi cacchio fosse Juliet Prowse che partecipò alla prima puntata messa in onda dalla Rai?!




Il riquadro della settimana precedente all'articolo presenta la dicitura "Telefilm"... non era un telefilm... vabbè...
Il classico quadrifoglio verde con l'incontestabile scritta "Novità" indica che questa fu la prima puntata  ^_^
Quella di inserire questo simbolo, che saltava immediatamente all'occhio, per evidenziare un nuovo programma merita un encomio postumo verso chi ne fu l'ideatore/ideatrice.
Per chi, come me, ricerca spesso la prima messa in onda di un vecchio programma, telefilm o cartone animato, la piccola invenzione grafica della redazione di "TV Sorrisi e Canzoni" evita superflui dubbi.
Piccolo avviso:
L'articolo l'ho potuto solo fotografare in biblioteca, quindi mi scuso per l'immagine non perfetta, mentre i riquadri dei palinsesti sono di un mio "TV Sorrisi e Canzoni", che ho scannerizzato.
Qui sotto l'articolo più le altre tre pagine dei programmi con le prima quattro puntate.

domenica 24 novembre 2019

L'animazione giapponese in DVD che ho accumulato in 20 anni: cosiderazioni personali



Premessa: rifuggo i post di elucubrazioni personali su questioni opinabili con filosofie un tanto al chilo, preferisco mostrare un "qualcosa di tangibile", che magari risulterà poco o per nulla interessante, ma possa, prima o poi, tornare utile a qualcuno.
Farò in questo caso una piccola eccezione.
Questo post nasce casualmente, e preciso che non ha, nel caso potesse sembrarlo, lo scopo di ostentare alcunché.
Nasce per caso perché originariamente volevo ri-ri-riprovare a vedere tutta la serie del "Ninja Kamui", che da bambino vidi solo a sprazzi e volevo saggiare completamente, ma che tutte le volte che ho iniziato a vedere, l'ho droppata causa disegno vetusto e dialoghi farneticanti.
Cercavo il cofanetto, comprato nell'ormai sperduto 2003, ma non lo trovavo più, ergo ho dovuto tirar fuori tutto il comprato in "Digital Versatile Disc"... per fortuna/sfortuna era proprio tra le ultime serie immagazzinate, e quando ho visto in toto l'emerso, sono rimasto un po' sorpreso... non pensavo di aver comprato così tanto materiale.
Il post non vuole essere neanche una mera esibizione di soldi spesi, in quanto gran parte dei DVD non li ho comprati al momento della messi in vendita, perché troppo costosi, ma in periodi successivi, talvolta lustri o anche più.
Si potrà notare che per quanto riguarda le serie, queste sono nella quasi totalità facenti parte di quelle che vidi da bambino, quindi "vecchie serie animate", mentre per i film d'animazione risulta l'esatto opposto, quasi tutti film nuovi.
Non sapendo quale copertina dei DVD mostrare prima, ho scelto il criterio oggettivo cronologico dell'anno di messa in vendita (salvo qualche errore che avrò di certo commesso, in quanto nella confezione la data non sempre è riportata).
In realtà questo post sarebbe dovuto essere successivo ad uno sulle VHS originali degli anime, ma essendo stipate (e ben imbottite) in luoghi diversi, ho preferito virare sul materiale che avevo in casa.
Alcune serie robotiche le ho in VHS originali, che poi non ho più preso in DVD perché non valevano la spesa di essere ricomprate per vari motivi (Gaiking, Gackeen, Baldios).

Parto con le mie elucubrazioni mentali.
Capita spesso che mi permetta di fare critiche a testi di saggi oppure vecchi articoli in cui sono presenti errori di trama o di analisi sui personaggi, volevo così mostrare che una gran parte di queste vecchi serie sono nella mia disponibilità. Ergo, non mi baso sulla mia memoria, ma ho un minimo di database personale.
C'è poi la questione della pirateria...


Perché ho messo come prime due immagini del post il cofanetto giapponese di "Neon Genesis Evangelio: Deat & Rebirth the end of Evangelion - 2 movie box set"?
Primo perché è l'unico in cui non è riportato l'anno... e per secondo perché volevo mostrare che si era disposti pure a comprare una versione in lingua originale con sottotitoli in italiano, pur di vedere qualcosa che il mercato italico ufficiale non ti rendeva disponibile.
La digitalizzazione dell'animazione nipponica ha permesso il boom della pirateria, in precedenza potevi, al massimo, acquistare alle fiere del fumetto le VHS registrate dalla tv di serie non presenti sul mercato. Io lo feci con Jeeg, Ken Falco, Gundam e qualche altra serie che non rammento, 10 mila lire a videocassetta, la cui qualità variava dall'osceno al decente... poi le ho avute in vari formati digitali (video-cd, dvix, dvd), ma appena qualcuno si è degnato di metterle in vendita (complete ed ultimate, sia chiaro...), me le sono accattate subito.
Poco più sotto, nell'annata 2001, si potrà vedere il cofanetto giapponese (o forse taiwanese, non l'ho mai capito) del Gundam, con sottotitoli in italiano, ma pur di vedermi decentemente i primi mobil suit di Tomino, dopo essermi preso la versione VHS registrata dalla tv, la versione dvix, la versione dvd pezzotta, mi comprai anche questo cofanetto... e poi, finalmente nel 2007 grazie a Dynit, la versione ridoppiata con audio originale e sottotitoli fedeli al parlato nipponico.
"Conan il ragazzo del futuro" della Yamato Video è, invece, un buon esempio di quanti DVD originali le case di produzione avrebbero potuto vendere se avessero reso disponibile ai fan una serie in DVD.
Di Conan non ho versioni "pezzotte", in quanto mi comprai prima le VHS, sempre della Yamato Video, e poi i DVD appena uscirono.
E poi mi sono ricomprato la serie di Hayao Miyazaki anche nella versione Dynit del 2009!

lunedì 18 novembre 2019

"Ricordando gli Atlas Ufo Robot" - "Settimana TV" dal 28 maggio al 3 giugno 1978


Questo articolo fa parte di quelli che ho potuto solo fotografare in biblioteca, ergo mi scuso se l'immagine non è proprio in squadra  ^_^
Sempre dalle pagine di "Settimana TV" avevo già postato un articolo di Nicoletta Artom che presentava la nuova serie animata giapponese:
"Tutti i Superman dei telefilm", di Nicoletta Artom - "Settimana TV" dal 9 al 15 aprile 1978 

La prima tranche di "Atlas Ufo Robot" era terminata il 6 maggio, e la redazione coglieva l'occasione per esaudire i desideri dei giovani lettori e ricordare il successo della prima serie robotica giapponese giunta sui teleschermi italici, inserendo a centro pagina uno stupendo poster!
Il cartone animato giapponese aveva avuto così tanto successo che i telespettatori richiedevano qualcosa da poter venerare  ^_^
Se lo avessi saputo ai tempi, avrei di certo chiesto di comprarmi questo numero di "Settimana TV" :]
E' presente anche un breve articolo, in cui viene di nuovo scorporato il nome "Atlas" da "Ufo Robot", non è la prima volta che la rivista si concedeva questa licenza poetica:
"Settimana TV, il settimanale della televisione" dal 16 al 22 aprile 1978 - "Gli Atlas, Ufo e Robot"

Tralasciando il sacrilegio di considerare Goldrake meno di successo del telefilm statunitense "La famiglia Partridge" e di quello australiano "Le isole perdute", mentre posso soprassedere sull'inserimento di "Happy Days", non è che ci sia molto da commentare dello scritto, a parte che viene riportato l'anno 1977 come creazione della serie, quando fu il 1975, nel 1977 terminò la sua trasmissione in Giappone.



Oggigiorno un poster del genere potrà sembrare ben poca misera cosa, con la possibilità che abbiamo di vedere, possedere e replicare fino all'infinito le immagini dei nuovi idoli mediatici, ma nel 1978 era un piccolo tesoro da conservare con cura   ^_^
Non mi è stato possibile fare una foto migliore in quanto, oltre ad avere sole due mani, e quindi mancandomene una per tenere disteso il volume rilegato in cui c'era la rivista, lo stesso spessore non rendeva possibile vedere del tutto il poster.
L'immagine è sempre quella che si vedeva sovente in tanti articoli cartacei, in cui fa capolino il Grande Mazinga, che non sapevamo ancora chi fosse.

Qui sotto il breve scritto.

domenica 17 novembre 2019

Lotta per la sopravvivenza, la guerra della Cina contro il Giappone 1937-1945




TITOLO: Lotta per la sopravvivenza, la guerra della Cina contro il Giappone 1937-1945
AUTORE: Rana Mitter
CASA EDITRICE: Einaudi
PAGINE: 471
COSTO: 34€
ANNO: 2019
FORMATO: 22 cm X 14 cm
REPERIBILITA': reperibile a Milano
CODICE ISBN: 9788806242404

Prima che arrivasse in Europa e negli Usa, la guerra mondiale era già esplosa in Cina nel 1937 con l'apertura delle ostilità da parte dell'impero giapponese.
Il saggio ripercorre gli eventi di quegli anni di guerra dal 1937 al 1945, che vide la Cina opporsi al Giappone praticamente sola per quattro anni fino all'entrata in guerra degli Usa e della Gran Bretagna.
Se pensiamo che i morti statunitensi e britannici della seconda guerra mondiale ammontano a circa 400 mila, quelli sovietici a 20 milioni e quelli cinesi a 14 milioni (con 80 milioni di profughi, per difetto), si fa in fretta a comprendere quanto devastante fu il conflitto e quanto distruttivi furono i "fratelli" giapponesi. Nel freddo computo totale dei caduti bisogna mettere in conto che una parte di questi furono causati dalle scelte tattiche di Chiang kai-Shek, come la distruzione delle dighe sul Fiume Giallo per rallentare l'avanzata nipponica, che causarono circa 500 mila morti tra i cinesi.
Considerando il genere di saggistica che recensisco in questo blog, cioè gran parte di quello che viene pubblicato sul Giappone, non potevo saltare questo libro, ma quando l'ho acquistato non ho preso in considerazione il fatto che, essendo incentrato sulla Cina che subiva l'attacco giapponese, il Giappone non era il soggetto dello scritto.
Non per nulla nel titolo si specifica "guerra della Cina contro il Giappone", non viceversa, ergo ci potevo arrivare da solo   ^_^
A dire il vero il paese del Sol Levante non lo si può considerare neppure il secondo soggetto, perché in gran parte, del tutto correttamente, sono raccontate le dinamiche storiche fra le tre anime della Cina: i nazionalisti del Kuomintang di Chiang kai-Shek; i comunisti di Mao; i collaborazionisti di Wang Jinguwei.

Sia chiaro, il Giappone ha largo spazio nel saggio, ma quanto ne hanno statunitensi, britannici e sovietici, gli altri protagonisti storici dello scenario bellico asiatico e cinese.
Il libro mi è piaciuto, ho approfondito molte questioni che conoscevo solo superficialmente e ne ho scoperte molte di nuove, ma non è incentrato su come agirono i giapponesi in Cina.
Per esempio c'è, ovviamente, un capitolo sul massacro di Nanchino, ma mi è parso poco coinvolgente, solo 23 pagine.
Ho trovato, invece, sbalorditivo che non sia mai trattato l'argomento dell'Unita 731, e mai citato il nome del suo creatore, Ishii Shiro... sfogliavo pagina dopo pagina e mi dicevo che prima o poi se ne sarebbe dovuto parlare, ma il libro è finito senza che ve ne sia stata traccia.
Questo fatto mi ha fatto rivedere il giudizio positivo sul saggio, non si può non raccontare degli esperimenti che i giapponesi fecero sui cinesi...

Dei 19 capitoli più l'epilogo finale alcuni non trattano l'operato dei giapponesi sul suolo cinese, altri ne raccontano le gesta belliche, ma solo per dare conto delle contromosse e delle beghe interne cinesi.
I capitoli in cui si può leggere maggiormente di cosa fece l'esercito imperiale giapponese in Cina e di quali rapporti c'erano tra il governo nipponico e quello cinese sono i seguenti:
3°; 4°; 5°; 6°; 7°; 8°; 9°; 10°; 11°; 17°; 19°; 20°.

Ma comunque, ribadisco, in molti di questi capitoli il soggetto resta come si difese la Cina, spesso con la ricostruzione storica, un po' tediosa per me, dei dibattiti interni cinesi.
Infatti avevo preso, come sempre, appunti su ogni capitolo, ma man mano mi sono reso conto che avrei scritto quasi esclusivamente di fatti inerenti la Cina, quindi ho preferito scrivere questa recensione di avvertimento:
se vi interessa leggere della Cina durante il conflietto col Giappone, questo è il libro che fa per voi, altrimenti sfogliatelo bene prima di acquistarlo.

Piccola lamentela per l'editore, le poche cartine presenti, non sono leggibili... troppo piccoli i caratteri scritti ed il tratto dei confini: non si capisce niente...

sabato 16 novembre 2019

Manga Academica vol. 12, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese



TITOLO: Manga Academica 12, rivista di studi sul fumetto e sul cinema di animazione giapponese
AUTORE: autori vari
CASA EDITRICE: Società Editrice La Torre
PAGINE: 159
COSTO: 14,5€
ANNO: 2019
FORMATO: 21 cm X 15 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN: 9788896133408

E sono dodici.
Dodici numeri, dodici anni.
In questo dodicesimo numero di Manga Academica sono presenti quattro saggi:
Uno scritto di Marco Pellitteri il cui titolo e la premessa accademica mi hanno spaventato a morte, ma che poi sono riuscito anche a capire  ^_^
Una analisi dell'anime "Lo strano mondo della signora Minù" di Gianluca Sorrentino;
Un approfondimento sul manga "Tokyo Ghoul" di Valeria Paolini;
Infine Jacopo Mistè si occupa delle serie animate giapponesi che costituirono le versioni statunitensi di Voltron e Robotech.

Marco Pellitteri vuole fornire "non teorie generali ma una spiegazione storicamente attendibile e teoricamente fondata dei meccanismi che fecero" arrivare in Italia e Francia il primo anime robotico, Goldrake.
Essendo i contatti e contratti per l'acquisto di Goldrake tra i primi in assoluto, in un mercato allora inesistente, vengono spiegate quali furono le parti dei vari soggetti e le dinamiche tra le parti.
Quindi, oltre a riproporre la storia dell'arrivo di Goldrake in Francia e in Italia, si analizza il ruolo sociologico/mediatico/commerciale/economico delle varie figure professionali che vi presero parte, che in seguito, pur con nomi differenti, si sarebbero riproposte per gli acquisti degli altri anime.
La figura centrale analizzata è quella del "broker" di "cartoni animati giapponesi", nato proprio grazie a Goldrake. Queste persone, che si occupavano di altro, ebbero l'intuizione che gli anime potessero essere un ottimo affare, ma fu difficile convincere le controparti televisive dei tempi.



Qualche volta mi capita di scrivere, specialmente nei post dell'Emeroteca Anime, che le serie animate di quel periodo non vennero create per essere distribuite all'estero, cosa che, invece, i giornalisti dell'epoca affermavano spesso. I cartoni animati giapponesi vennero venduti con sommo gaudio ai compratori italiani ed europei, ma era il dato di ascolto sulle televisioni giapponesi che ne decretava il successo. Il mio punto di vista, che ribadisco, non sempre è accettato, ma a pagina 49 Pellitteri traduce (in virgolettato) uno scritto del saggio "Broking anime: How to create a Japanese animation business bridge between Lapan and India" di R. Mihara (link).

Il secondo scritto vuole mostrare, tramite l'anime "Lo strano mondo della signora Minù", come alcuni registi giapponesi volessero riaffermare l'identità classica giapponese negli anni 80. Considerando che non ho mai seguito la serie in questione, oltre non mi spingo.
Nel terzo scritto si vuole far risaltare il ruolo della letteratura presente nel manga "Tokyo Ghoul", considerando che io ho visto solo il film live e che non ho mai letto neppure una delle opere letterarie citate, oltre non mi spingo.
Ammetto, invece, una leggera delusione inerente l'ultimo contributo. Leggendo il titolo pensavo (mia aspettativa personale) che venisse spiegata la storia (e i retroscena) di come gli statunitensi generarono il Frankestein animato di Voltron e Robotech, mentre in pratica sono presente le recensioni delle singole serie animate nipponiche che vennero usate per generare i due mostri d'oltreoceano. Si parla anche della genesi di Voltron e Robotech, ma non è il fulcro dello scritto. Magari l'autore potrebbe scrivere qualcosa per l'anno prossimo  :]




domenica 10 novembre 2019

"Thumbelina" ("Sekai Meisaku Douwa: Oyayubi Hime") - "Cinema & Superotto" febbraio 1979




Questa testata "Cinema & Superotto", nonostante le mie infinite ricerche online e nelle emeroteche, non la conoscevo, l'ho scoperta ad un mercatino dell'usato, bella imbustata a neppure un euro. Sono poi riuscito a consultare tutta l'annata 1979 in una biblioteca, purtroppo il 1980 pare essere introvabile, mentre su Ebay qualche numero del 1979 compare.
All'inizio del post precedente è presente la pubblicità di questo secondo numero (anno I), quindi ho pensato di inserirlo quasi in toto:
"Onda TV" dall'11 al 17 febbraio 1979

La copertina è dedicata al primo film di Superman, che sarebbe arrivato nelle sale cinematografiche italiane proprio nel febbraio 1979, quindi l'articolo è una simil anteprima un po' striminzita. Forse avrebbero posticipare la copertina a marzo e fare un articolo sul film nella versione doppiata in italiano.
Sono presenti un paio di pubblicità di pellicole in superotto di Goldrake (e di altri film), che fanno sempre la loro bella figura, ho quindi preso spunto da ciò per inserire la nuova etichetta "Superotto", visto che ho qualcosina d'altro in merito.
Essendo la rivista dedicata al cinema e al superotto, sono presenti le nuove uscite disponibili, un po' come succederà in seguito con le VHS.
Mi ha sorpreso vedere a centro pagina le immagini di otto film nella medesima modalità di quando, nelle riviste sulle VHS, si renderanno disponibili le copertine da applicare alla custodie delle cassette registrate da tv. In seguito sul web verrano prodotte le copertine dei DVD pezzotti di vari anime, visto che in commercio non esistevano.
La consuetudine pare nascere da questa rivista!
Non manca qualche pubblicità di prodotti tecnologici per la cineproiezione casalinga, che ai tempi non penso avesse avuto costi contenuti o comunque popolari.



Nella rubrica "Il Tuttofilm", dove c'è la recensione di "Superman", è presente quella di un film d'animazione della Toei abbastanza dimenticato in Italia, di cui non sono riuscito a trovare traccia nelle pagine dei programmi cinematografici dei quotidiani del periodo:
"Thumbelina" ("Sekai Meisaku Douwa: Oyayubi Hime")

Anche on line si trova pochino:
https://www.youtube.com/watch?v=bKwvm7ugDeY
https://www.youtube.com/watch?v=qauyKoMfUHg&lc=z13lsbfgzuazw3cr204chjjygpfbg5thgkk0k

L'unico libro in mio possesso che ne tratta, seppur per poche righe, è il saggio di Rumor:
Toei Animation, i primi passi del cinema animato giapponese

Mi pare di capire che ebbe più successo nelle nazioni di lingua ispanica, visto che molte di queste versioni sono in spagnolo.
In realtà nella recensione del film di Tezuka non c'è la sinossi della trama, e neppure qualche giudizio sui suoi contenuti, si parla in generale dell'animazione giapponese. Si vede che non fu un film di animazione proiettato da molte sale ed agevole da andare a vedere.
Il giudizio sull'animazione giapponese non molto positivo, veicolata con invadenza dalla televisione, e bollata come quasi esclusivamente commerciale... cioè... mentre Disney?
Ma la cosa sempre sorprendente di questi articoli, articoli e trafiletti è che da qualche parte la minkiata la trovi scritta  ^_^
"Ma il nome di Tezuka, ex disegnatore di fumetti..."

Nel febbraio 1979 si poteva affermare che Osamu Tezuka fosse un ex mangaka?  O_O

venerdì 8 novembre 2019

"Onda TV" dall'11 al 17 febbraio 1979


Questo numero di "Onda TV" non contiene articoli sull'animazione giapponese, anzi, contiene un solo articolo, su "Tele Milano", più un trafiletto sui nuovi telefilm di "Antenna Nord".
Perché lo posto?
Perché è il numero più vecchio in mio possesso e di questa rivista avevo messo ad oggi solo due numeri.
"Onda TV" era una pubblicazione prettamente nordica, quindi ottima per indagare i primi palinsesti delle tv locali private milanesi (per quanto mi riguarda), purtroppo sul versante cartoni animati giapponesi aveva la desolante consuetudine di non riportare il titolo della serie, vi si può leggere solo una lunga serie di "cartoni animati" o "disegni animati". Inoltre la scaletta dei programmi partiva sovente dal pomeriggio, in alcuni casi pomeriggio inoltrato, ergo veniva tagliata fuori tutta la programmazione che vedevamo quando tornavamo a casa da scuola.
Fa eccezione il solito "Kimba il leone bianco", che fu la prima seria animata giapponese seriale ad essere trasmessa in Italia dalle tv private, il cui titolo possiamo leggere su "Antenna Nord" alle ore 20,00 dal lunedì e su Telereporter alle 18,30 dal martedì.
Il fatto che nella stessa settimana la medesima seria animata nipponica venisse trasmessa da due emittenti differenti, crea quella difficoltà di risalire alla prima messa in onda italiana di un anime quando ci si basa solo sulla propria memoria. Chi la seguiva su un canale non concorderà mai con chi la seguiva su un altro canale, ed in questo specifico caso io captavo entrambe le emittenti, generando caos mnemonico in buona fede.
C'erano poi i cartoni animati non giapponesi, come il polacco "Bolek and Lolek", che mi ha flashato quando l'ho rivisto su You Tube, lo avevo rimosso!


           


Resto sempre più basito quando penso al fatto che gli adulti di allora furono sorpresi dal successo dei cartoni animati giapponesi, ma ci si rendeva conto di quali programmi venissero propinati ai bambini?
Manco c'erano i dialoghi in questa animazione dell'est Europa!
Attenzione, io adoravo il "Professor Baltazar" e la talpa, mentre Gustavo un po' mi deprimeva, ma tutta questa animazione non giapponese aveva disegni più belli, colori più belli, musica più bella e trama più bella degli anime?
"Onda TV" mi pare che puntasse molto sull'informazione inerente i film in programmazione, spesso sono presenti brevi sinossi, vi si trovano anche un certo numero di film di fantascienza giapponesi degli anni 60 e 70.
Se mancano i titoli dei cartoni animati, non vennero omessi, invece, i programmi di intrattenimento autoprodotti da ogni emittente locale, di alcuni a vaghi ricordi, visto che siamo all'inizio del 1979.



Resta interessante l'articolo su "Tele Milano", pre "Canale 5", molto prima di "Canale 5".

giovedì 7 novembre 2019

Megaloman (1979) - puntata 11




I punti salienti della trama ordita dagli sceneggiatori nipponici mi sono parsi cinque:
L'ultimazione dell'inserimento delle pile energetiche nel sottosuolo giapponese, il cui scopo reale resta, a causa dell'adattamento italico, ancora oggi un bel mistero...
Il dilemma etico di Ippei, che deve mentire ai propri genitori per salvare la Terra;
Il sistema di avanzamento gerarchico della Tribù dal Sangue Nero;
La Stella di Rosetta sta per subire un disastro ambientale in stile Vega;
L'arrivo del Pianeta Fortezza comandato da Capitan Delitto verso la Terra.

Nella puntata si dice che queste benedette pile energetiche servirebbero per appropriarsi dell'energia solare terrestre, poi dell'energia del "sistema solare", che io intendo come "sistema planetario".
Ma non potevano piazzare dei pannelli solari sulla Luna per avere dell'energia solare?
Ma poi, sulla Stella di Rosetta, non hanno un sole?
Non possono prendersi la LORO energia solare, kemminkia vogliono dalla nostra?
Infine, questa fantomatica energia del "sistema solare", in base a quale legge scientifica risiederebbe sul territorio giapponese?
Ippei è un bravo bambinetto, aiuta addirittura i genitori nella trattoria di famiglia, però, quando necessita di uscire in missione, deve mentire loro, la qual cosa lo turba non poco. Si vede che gli sceneggiatori si posero il problema di spiegare ai giovani telespettatori che non si deve mentire ai genitori, ed in questa puntata Ippei sarà sincero.



Il titolo dell'episodio è "Disputa per il comando", ma la disputa dura veramente poco...
In questa puntata Capitan Delitto viene promosso a capo delle operazioni di conquista della Terra, il metodo è assai curioso... Capitan Delitto uccide il proprio superiore diretto, che si era permesso di redarguirlo, ne indossa il casco dorato e si autonomina capo.
Ottimo sistema meritocratico  ^_^
Prima di defungere, casco d'oro ci mette al corrente che sul loro pianeta, a causa degli effetti nefasti di un'arma che stavano elaborando, si sta scatenando un disastro ambientale. Uguale uguale a tante serie animate del periodo.
La puntata si chiude con Capitan, o Generale Delitto, che parte per la conquista della Terra a bordo del Pianeta Fortezza, creando così una grande attesa per il dodicesimo episodio.



Prima di iniziare la recensione della puntata mi vorrei soffermare su una breve scena in cui si scoprono gli altarini degli "effetti speciali" inerenti il volo di Takashi.
Quando il nostro eroe si tuffa in picchiata verso il terreno, vengono mostrati dei supporti laterali che immagino servissero come imbracatura atta a far ruotare l'attore.

domenica 3 novembre 2019

"Il Giappone Moderno" - Giovanni De Riseis (1895) - Capitolo 16



E' già qualche anno che mi ripropongo di leggere questo libro antico (dal mio punto di vista) che narra del viaggio del nobile, poi Senatore, infine podestà(...) di Napoli, Giovanni De Riseis, ma a forza di rimandare rischio che diventi più che antico, direi vetusto...
Sono due le problematiche che mi hanno frenato, in primis il numero di pagine, quasi 600, che non saprei bene come riassumere, in quanto ogni descrizione di un Giappone tanto trapassato può risultare interessante, riportarne un aneddoto, per tralasciarne un secondo, ha ben poco senso.
Inoltre le pagine sono veramente delicate, molto leggere, tanto che nello sfogliarlo c'è sempre il rischio che si rompano, senza contare che alcune parte interne al libro si sgretolano, lo si nota pure dalle scan. Mentre la rilegatura regge ancora bene, considerando che lo scritto, risalente al 1895, fu pubblicato del 1900, ergo 118 anni fa!
Quindi, alla fine, ho pensato che aveva molto più senso scannerizzare per intero lo scritto, ovviamente diviso in più post, in questo modo ognuno potrà fruire di questo documento storico senza dover pendere dal mio punto di vista.

De Riseis ha terminato di raccontare (un po' caoticamente) il suo viaggio in Giappone, ma ora si dedica a delle appendici su vari argomenti, nel 16esimo capitolo si concentra sull'arte giapponese.
In considerazione del fatto che tra le mie enorme lacune culturali, risalta quella artistica, farò ancor meno commenti del solito. Fine dei commenti  ^_^
Spero che lo scritto possa tornare interessante a chi sia in possesso delle conoscenze adatte.
Buona lettura  ;)


sabato 2 novembre 2019

Vita col fumetto



 TITOLO: Vita col fumetto
AUTORE: Sergio Trinchero
CASA EDITRICE: L'Oasi Editoriale
PAGINE: 205
COSTO: 5€
ANNO: 1983
FORMATO: 21 cm X 13 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:


Questo libro è la fonte originale, ergo stramega conosciuta, della scoperta da parte di Nicoletta Artom di "Atlas Ufo Robot", che telefonò a Sergio Trinchero per informarlo:
"Sergio, ho visto dei cartoni animati giapponesi... incredibili... una cosa nuovissima... mai vista... non si può dire nemmeno che siano di fantascienza! E' un mondo di robot, pilotati da esseri umani. Che si trasformano. Volano. Uomini che diventano macchine... si dividono in due...".

Le pagine che contengono questo testo ed il conseguente ricordo di Trinchero sono solo due, la 166 e la 167, ed interessano direttamente le ricerche che porto avanti in questo blog, visto che oltre agli articoli dell'Emeroteca Anime, negli ultimi mesi sto seguendo la traccia dei cartoni animati giapponesi nella saggistica del periodo:

Topolino e poi, cinema d'animazione dal 1888 ai nostri giorni (1978)
Da Cuore a Goldrake, esperienze e problemi intorno al libro per ragazzi (1980)
La Televisione - Come si producono come si guardano le trasmissioni tv in Italia e nel nel mondo, le reti pubbliche e private (1980)
Mamma, me lo compri? Come orientarsi tra i prodotti per bambini (1980)
Dacci questo veleno! Fiabe fumetti feuilletons bambine (1980)
Capire la TV (1981) 
Il ragazzo e il libro: corso di aggiornamento (1981)
L'alluvione cine-televisiva, una sfida alla famiglia alla scuola alla chiesa (1981)
Età evolutiva e televisione - Livelli di analisi e dimensioni della fruizione
TV e cinema: Quale educazione? (1982)
Fare i disegni animati - Manuale didattico di cinema d'animazione (1982)
La camera dei bambini – Cinema, mass media, fumetti, educazione (1983)
Guida al cinema di animazione - Fantasie e tecniche da Walt Disney all'elettronica (1983)
Il bambino e la televisione, a cinque anni solo con Goldrake (1985)
Il libro nella pancia del video - Il bambino lettore nell'era dell'informatica (1986)
Ombre Rosa - Le bambine tra libri, fumetti e altri media (1987)
Fantascienza e Educazione (1989)
Il bambino televisivo, infanzia e tv tra apprendimento e condizionamento (1993)





Queste due pagine sono state citate innumerevoli volte sui saggi inerenti l'arrivo della prima animazione giapponese in Italia nel 1978, senza contare i post su altrettanti blog, a cui si aggiunge, buon ultimo, anche il mio.
Avrei postato la recensione del libro di Trinchero lo stesso, per i motivi di cui sopra (ai link), ma dopo aver letto un recentissimo saggio sull'animazione giapponese robotica, mi è sembrato il caso ricordare un fatto storico che pensavo fosse ormai acquisito, e cioè che fu Nicoletta Artom a scoprire Goldrake:
Anime di robot, la guida completa da Goldrake a Gurren Lagann

In "Vita col fumetto", però, l'autore tocca, ripercorrendo il suo rapporto coi fumetti, anche altri argomenti, che possono essere fonte di alcune considerazioni.
Per esempio come certe dinamiche non siano cambiate, oppure qualche piccolo accenno ai primissimi "Lucca Comics", con annessa partecipazione di Stan Lee e consorte, infine la nascita di "Supergulp!".
Trinchero fa notare che il mondo della cultura italiano del periodo considerava (tranne per qualche esponente che faceva eccezione) il fumetto una roba per bambini. Per questo motivo mi sorprendo ancora di più quando mi rendo conto che l'animazione giapponese veniva ignorata anche (tranne di nuovo qualche eccezione) dalle stesse persone che erano "ghettizzate" per la loro passione per i fumetti. Sarebbero dovuti essere proprio i colleghi di Trinchero fan dei fumetti a dare ai cartoni animati giapponesi almeno il beneficio del dubbio, magari ospitando qualche mangaka o qualche animatore nipponico a Lucca (se ciò successe, per ora non ne ho trovato traccia). Magari per chiedere direttamente a loro informazioni sul mondo di manga ed anime, magari per chiedere loro sei i cartoni animati giapponesi fossero fatti al computer.
Nulla di tutto ciò, a quanto pare a Lucca si discettava di qualsiasi autore di fumetti ed animazione del globo, tranne dei cartoni animati giapponesi che imperversavano in televisione dal 1978 ai primissimi anni 80.


Leggendo il primo capitolo in cui Trichero racconta di come, da adulto, rinacque la passione per i fumetti che leggeva da bambino, mi è sembrato di rivedere, pur con strumenti differenti, come grazie al computer, venne mantenuta viva la passione per i cartoni animati giapponesi.
Alla fine non c'è mai nulla di nuovo   ^_^

venerdì 1 novembre 2019

Lucca Comics (non ancora Games) in 2 articoli de "La Gazzetta del Mezzogiorno" marzo e ottobre 1982 (Lucca 15)


Come è mia consuetudine, in occasione del "Lucca Comics and Games", posto qualche testimonianza di quando la manifestazione era riservata ai "vecchi"... tanti oggi criticano l'happening monstre che è diventata la ex fiera del fumetto lucchese (le uniche critiche comprensibili sono quelli degli autoctoni), ma ora la manifestazione è piena di ragazzi e ragazze, è viva!
Ai tempi, sui giornali, perché ovviamente non vi partecipai mai, si leggeva solo di espertoni che dilettavano su un argomento che la stampa italica considerava da mentecatti, cioè il fumetto... le cosa sono cambiate, e di molto, per fortuna.
In altri due post la panoramica che avevo mostrato era molto più estesa cronologicamente, questa volta sono solo due articoli del 1982, però è la conferma che di cartoni animati giapponesi, nonostante il successo travolgente che ebbero in quei 5 anni, nessuna traccia:
Lucca Comics (non ancora Games) in articoli dal 1971 al 1986 su "La Stampa" + Radiocorriere TV (Lucca vs la TV)

Lucca Comics (non ancora Games) in articoli dal 1971 al 1982 sul "Corriere della Sera"

Il primo articolo è del 3 marzo (1982) e verte quasi del tutto sul fumetto di "Pecos Bill", allora... con tutto il rispetto per questo personaggio dei fumetti che mi è sconosciuto, ma con tutti i personaggi moderni su cui si poteva puntare l'attenzione nel 1982, il giornalista doveva scegliere proprio una roba del 1949 ?!
Sarebbe come se nella fiera di Lucca di oggi ci fossero conferenze, saggi, mostre e quant'altro su Goldrake e soci!
... ah no... come non detto...   ^_^
Il secondo articolo, del 20 ottobre (1982), è più corto ma più interessante, perché redne una panoramica del programma della manifestazione, che si svolgeva dal 31 ottobre al 7 novembre, il sogno per gli organizzatori di questa "Lucca Comics and Games" (meno per gli autoctoni)!
I paesi partecipanti erano 33, tra cui si segnalava l'esordio della Cina, nessuna citazione per il Giappone, neppure quando si parla di animazione... mah...

P.S. doloroso
Neppure quest'anno andrò a Lucca, un po' di invidia per chi potrà godersela: buon divertimento  ;)


"Scorridori italiani a Lucca: Pecos Bill" 3 marzo 1982 "La Gazzetta del Mezzogiorno"


lunedì 28 ottobre 2019

Inserto con programmi radio private aprile 1982 della Lombardia (e Piemonte) - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 4 al 10 aprile 1982



Non ricordo più da parte di chi e in quale post mi fu chiesto di inserire, oltre ai palinsesti delle televisioni, quelli delle radio locali private, un po' in ritardo colmo la lacuna   ^_^
Qualche giorno fa, scartabellando l'annata 1982 in emeroteca, mi sono imbattuto in questo inserto mensile di "TV Sorrisi e Canzoni", che direi dovesse essere il primo del genere, in quanto nei tre mesi precedenti del 1982 non era presente.
In copertina ci sono i primi conduttori radiofonici della neonata milanesissima Radio DJ, che a parte Cecchetto sinceramente non riesco a mettere in collegamento coi nomi presenti a sinistra.
L'inserto venne pubblicato una volta al mese per un certo numero di mesi, poi eliminato, non ho avuto l'accortezza di prendere nota da quando scomparve, però alcuni numeri furono consecutivi.
Le emittenti radiofoniche erano diverse per provincia.
Milano:
Radio Studio 105; Radio DJ; Radio Montestella; Press Panda All News; Gamma Radio; Radio Popolare; Radio City; Radio Studio Milano; Radio Stramilano; Radio Milano Ticinese; Radio Milano International; Studio Elle GBR; Radio Peter Flowers; Radio Superstar RGB Inter; MI-Radio; 1-Radio Citta-2; Break Station; Onda Radio; Radio Mediolanum; Novaradio

Cinisello Balsamo: Radio Kelly Milano
Cologno Monzese: RTD
Desio: Radio Nord Milano 22
Cusano Milanino: Studio 1 Lombardia
Corsico: Superradio
Cesano Madermo: Radio Lombardia
Cernusco sul Naviglio: Radio Martesana
Melzo: Via Radio
Corbetta: Delta Radio
Cesano Boscone: Radio Tangenziale Ovest
Lentate sul Seveso: Radio Base Lombarda
Lodi: T. R. Lodi
Vimercate: Erreviradio
Sesto San Giovanni: Radio Capital Milano
Varese: Radio Valceresio Malnate; Radio Telenove; Radio Cinque; Radio Stazione Uno; Teleradio 3; Radio Europa; Radio Sound Varese
Pavia: Radio Più 93; Sigma Radio Oltrepò; Pavia Radio City; Radio Voghera; Radio Vigevano
Lecco: TVR Lecco
Como: Como Radio City
Bergamo: Radio Alta; RTL; Megaradio; Radio Beta; Radio Luna Bergamo
Brescia: Radio Zenith; Radio Studio Più; Radio Brescia il Leone; Radio Voce; Radio Bresciasette; Antenna G1 Italradio; Free Radio Lombardia; Radio Spazio Zero; Radio Orzinuovi
Crema: International Radio
Cremona: Cremona TRP Stereo; Studioradio; Caporadio; Radio Cremona
Mantova: Radio Alfa
Piemonte: Radio Gold International; Radio BBSI; Mela Radio 91; Radio Tele Libera; Errenove; Radio Onda; Radio Studio 91; Radio City Vercelli; Radio Studio Pezzana.
Roma: GBR Antenna Italia
Radio Estere: Radio Montecarlo; Radio Capodistria; Radio Monteceneri (Svizzera)

La cosa curiosa che ho notato è che era pieno di radio con "International" nel nome, e poi trasmettevano in un'area di pochi chilometri quadrati  ^_^




Il fascicolino è identico a quello delle tv locali prima che i programmi venissero spostati nelle pagine finali della rivista, per essere messi assieme alla Rai e alle tv nazionali private. Stesso formato, medesima carta, identico colore rosastro.
Ovviamente, essendo uno spillato (come quello delle tv locali), si poteva staccare e consultare per tutto il mese.
Per mera cronaca l'inserto delle tv locali era scomparso dal numero n° 11 del 15/21 marzo 1981:
TV Sorrisi e Canzoni n° 11 dal 15 al 21 marzo 1981


Avendo potuto fare solo fotografie (la biblioteca non ha una fotocopiatrice...), per rendere più fruibile il testo ho scattato una foto per ogni due colonne della pagina.
Il palinsesto era unico per tutta la giornata e per ogni giorno della settimana, in caso di variazioni è presente il giorno con la modifica della scaletta.

Buona consultazione  ;)

domenica 27 ottobre 2019

Anime di robot, la guida completa da Goldrake a Gurren Lagann



TITOLO: Anime di robot, la guida completa da Goldrake a Gurren Lagann
AUTORE: Andrea Paltrinieri
CASA EDITRICE: Nicomp L-E.
PAGINE: 274
COSTO: 19€
ANNO: 2019
FORMATO: 24 cm X 17 cm
REPERIBILITA': on line
CODICE ISBN:9788894989243

Era un po che non usciva un bel saggione sui robottoni.
Premetto subito che il libro mi è piaciuto (dal terzo all'ultimo capitolo), tra l'altro è scritto in maniera comprensibilissima, detto ciò...    ^_^
A pagina due è presente un piccolo avviso per il lettore:
"Realizzare un libro, e in particolare una guida, è un'operazione molto complessa, mai scevra di errori od omissioni. Perciò l'autore e l'editore riceveranno con piacere eventuali segnalazioni dai lettori."

Oh, me lo avete chiesto voi di segnalarvi gli errori, ok? Poi non fate che vi offendete  :]

Sia chiaro, ci sono errori trascurabili, come aver scritto che Doppler suonava il pianoforte, quando, invece, era un organo: https://www.youtube.com/watch?v=tvvA7gT-ZS0&t=15s
Oppure errori opinabili, come aver scritto che Boss, Nuke e Mucha rappresentano, assieme ad Alcor/Koji, i personaggi che danno continuità alla saga gonagaiana fin da Mazinga Z, quando in Goldrake li si vede, se non rammento male, in sole due puntate su 74.
Poi ci sono errori gravi, tipo il secondo capitolo... che sono solo sei pagine, ma le prime tre sono da rimanere un pelino basiti... ci torno più sotto.
A mio avviso il primo errore è stato quello di aver denominato questo libro come una "guida", per di più "completa", che inizia il suo excursus addirittura da ben prima di Goldrake (dal 1963 con Tetsujin 28 Go) fino a Gurren Lagann (2009), quindi 45 anni di animazione robotica.
Sarebbe stato più prudente non usare l'aggettivo "completa".
"Guida ragionata"?
Oppure bastava omettere la descrizione "la guida completa", lasciando solo "da Goldrake a Gurren Lagann".
E' possibile in 274 pagine stilare una "guida completa" dell'animazione robotica giapponese?
Secondo me, no.
Nell'introduzione l'autore spiega che:
"Per ragioni di organicità e coerenza interna, nonché di spazio, l'indagine si concentrerà sulle produzioni edite in Italia attraverso tutti i canali di diffusione disponibili: cinema, televisione, home video, internet ecc".

Ma allora perché si analizzano i primissimi anime robotici in bianco e nero degli anni 60?
Non mi pare siano mai arrivati in Italia, neppure subbati.
Però il problema è un altro, quando si inserisce il "canale di diffusione internet", praticamente si inserisce tutta l'animazione, in questo caso robotica, perché in streaming, subbati in inglese o italiano, sono arrivati una enormità di anime robotici, quindi nel saggio ci dovrebbe essere tutto quello arrivato sul web, in quanto questa vuole essere una "guida completa".
Il primo capitolo è la storia dell'animazione robotica, non per nulla si intitola "Mezzo secolo di robot", purtroppo consta di poco meno di 60 pagine.
E' possibile raccontare 50 anni di cartoni animati robotici in meno di 60 pagine?
Secondo me, di nuovo no.
Un appassionato potrebbe trovare questo "riassunto" poco approfondito, un non appassionato un semplice susseguirsi di nomi giapponesi e di date.
Nel secondo capitolo l'autore vuole illustrarci come venne accolta l'animazione robotica giapponese in Italia. E' possibile far ciò in sei pagine?
Assolutamente no... specialmente se il racconto di questo approdo sui teleschermi italici contiene gravi errori.
Errori che, considerando la saggistica pubblicata e le informazioni presenti sul web (come in questo blog), si potevano e si dovevano evitare.
Il capitolo parte subito male.
Per l'autore il genere Meisaku fu creato "per incontrare il gusto del pubblico occidentale":
"...realizzando fedeli riduzioni di romanzi europei e americani per ragazzi".
A questi primi anime del "World Masterpiece Theater" seguiranno "storie originali con sfondi storico-sociali europei come Lady Oscar e Candy Candy"...
Quindi la bevanda giapponese Calpis sponsorizzò l'anime Heidi per venderlo in occidente?
Gli anime dovevano catturare il pubblico giapponese, mica quello occidentale... se una serie non aveva abbastanza ascolti, veniva ridotta e poi tagliata per sempre.
Il genere Meisaku nasce per dare ai bambini nipponici storie formative di gusto esotico (che per i giapponesi è l'occidente), che in seguito furono ben accolte anche dai giovani telespettatori occidentali, ma non furono create per noi!
Il fatto di aver condensato così tanto i temi di questo secondo capitolo, può aver portato a degli equivoci, ci sono, però, anche gli errori, e quelli sono poco contestabili.



Gli errori si moltiplicano quando si modifica la storia dei cartoni animati giapponesi arrivati in Italia.
E' possibile scrivere nel 2019 che Heidi esordì nell'estate del 1976?
La prima puntata di Heidi - 7 febbraio 1978 (non 1976)

Per la cronaca io ho passato in rassegna tutti i "Tv Sorrisi e Canzoni" del 1976 (e pure del 1977) e ovviamente non c'è alcuna traccia di una trasmissione di Heidi nell'estate di quell'anno, che, invece, avvenne il 7 febbraio (inverno) 1978!
Quindi Heidi non arrivò "quasi due anni prima" di Goldrake, ma due mesi prima... e dalla storia dell'arrivo di Goldrake in Italia scompare incredibilmente Nicoletta Artom... che scoprì "Atlas Ufo Robot" durante il Mifed di Milano dell'autunno 1977.
Paola De Benedetti e Massimo Gusberti erano i funzionari Rai a cui la Artom sottopose l'idea di acquistare i diritti di "Ufo Robot Grendizer"!
Il bello è che, sia nelle note a questo capitolo che nella bibliografia, l'autore cita il saggio di Massimo Nicora, che però pare non sia stato letto molto bene:
C'era una volta Goldrake, la vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la tv italiana

Ma non è finita qui.

giovedì 24 ottobre 2019

"Per capire il tv color: i video giochi", di Paolo Nuti - "Guida all'acquisto di un TV color (supplemento al n° 82 di Suono)" maggio 1979


Questo supplemento alla rivista "Suono"consta di ben 258 pagine, vi è contenuto un mare di informazioni interessanti, ed in parte commoventi  ^_^
Essendo il focus della pubblicazione una guida per l'acquisto di un televisore a colori, che molte famiglie del periodo non avevano (compresa la mia...), le due paginette sui "video giochi" (notare che le due parole sono separate) non le si può considerare un mero inserto pubblicitario, in quanto vi sono esposti critiche e consigli tecnici.
Paolo Nuti cercò di spiegare al lettore presumibilmente adulto, che nel 1979 era del tutto a digiuno di console domestiche, quali fossero gli articoli da scegliere, i loro pro e i loro contro.
Questo articolo è tra i primissimi che ho scovato fino ad ora, anticipa addirittura l'articolino sulla console Mesaton presente in un "Onda TV" del dicembre 1979:
Console videogiochi Mesaton - Articolo su "Onda TV" del dicembre 1979

Questo post andrebbe letto assieme a quello che scrissi nel gennaio 2018, sulle prime pubblicità di console di videogiochi, visto che vengono proposti gli articoli citati:
Le prime pubblicità delle console di videogiochi (anni 1975/79) + 2 articoli giornalistici del 1978

I sistemi Grunding e Saba si possono ampiamente ammirare nel link qua sopra.








Più sotto inserisco le singole immagini dell console più ingrandite  ;)




Paolo Nuti ci informa che se i negozi di giocattoli avessero avuto sufficienti scorte, il boom delle console domestiche di videogiochi sarebbe esploso nel Natale 1977, direi che l'esplosione ci sarà solo dai primissimi anni 80.
Come accennavo all'inizio del post di solito gli articoli sui videogiochi erano preamboli per piazzare una bella immagine a doppia pagina di una o due console, magari sotto il periodo natalizio.
In questo modo la rivista univa il dilettevole, cioè un articolo che poteva interessare il lettore, all'utile, un inserzionista contento   ^_^
La seconda opzione era un articolo che lanciava strali sulla pericolosità dei videogiochi, che sostituiranno i cartoni animati giapponesi come "bau bau" degli adulti/esperti...
L'autore di questo articolo, invece, si mantiene distante da entrambe le impostazioni, semplicemente fa informazione su un prodotto che era disponibile sia a prezzi accessibili che a prezzi alti, spiegando la differenza di costo.

lunedì 21 ottobre 2019

"Impariamo a giocare coi miliardi degli sciecchi", di Paolo Cucco - "TV Sorrisi e Canzoni" dal 28 novembre al 4 dicembre 1976


Nell'ormai lontano luglio del 2013 postai la recensione del gioco di società Petropolis, uno dei miei preferiti da bambino, mentre a fine settembre ho trovato questo sorprendete articolo su "TV Sorrisi e Canzoni". A dire il vero, più che un articolo, mi è parsa una pubblicità occulta pre-natalizia, ma forse fu proprio grazie a Paolo Cucco che appresi dell'esistenza di Petropolis.

Petropolis - Editrice Giochi (1976)

La recensione del gioco in scatola è un pelino scarna dal punto di vista del commento scritto, ma valgono le immagini, come sempre, più di mille parole o petrodollari  ^_^



Grazie a Paolo Cucco, che dall'aprile del 1978 si occuperà spesso dei cartoni animati giapponesi, apprendo solo oggi addirittura il nome dell'inventore del gioco, un nobile francese!

Arnaud de Rosnay

http://www.arnaudderosnay.com/index.php/inventeur/le-petropolis

Disse de Rosnay.
"Se Monopoli è nato dopo la grande crisi economica del 1929, e rispecchiava la situazione mondiale di 40 anni fa, il mio gioco deve essere attualissimo per avere successo.".

Non che ci volesse un genio per rendersi conto che Petropolis fosse un clone di Monopoli, però la mia intuizione nella recensione del gioco in scatola è corroborata da ciò che scrive sia Paolo Cucco e il nobile francese.
Ai tempi esisteva sia il campionato italiano che quello mondiale di Petropolis!
L'articolo si divide in due parti, il commenti di Cucco sulle regole di Petropolis, a cui segue un box informativo sul torneo nazionale e mondiale.
Il primo campione italiano di Petropolis fu l'udinese Paolo Fontana, ho provato a cercare info sul web, ma non ne esistono, parrebbe.
Non ho recuperato notizie neppure su chi vinse il campionato mondiale, che si svolse a Montecarlo dal 26 al 28 novembre 1976.